Una Materia Verde…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts with tags , , , , , , , , , , on Sunday, January 3, 2010 by Captain NEMO

Debbo ad una segnalazione di un Filosofo della Natura di origine Belga la rilettura di un piccolo trattato che giaceva sepolto nella mia biblioteca:

Louis Grassot - La Lumière Tirée du Chaos

Louis Grassot - La Lumière Tirée du Chaos

Si tratta di La Lumière Tirée du Chaos, di Louis Grassot, dottore in Medicina all’Università di Montpellier, edito originariamente nel 1784 ad Amsterdam. L’edizione qui riprodotta è quella del 1930 di Chacornac, da cui poi Bailly ha tratto l’edizione che oggi si può consultare in ristampa. Non si ha, ovviamente, alcuna notizia su questo alchimista (Ferguson non ne dà notizia), che appare tuttavia legato a quel misterioso movimento degli Illuminati d’Avignone, cui – forse – un altro misterioso iniziato, Kerdanec de Pornic, apparteneva assieme ad alcuni altri. Proprio alcune sere fa, rileggendo le Opere di Thomas Vaughan, mi ha colpito che Didier Kahn proponesse nella sua Introduzione un curioso parallelismo tra alcune opere alchemiche apparse in quegli anni, apparentemente legate tra di loro dal riproporsi di un carattere tipografico particolare usato nel frontespizio, che fu poi ripreso in ambito massonico.

Sia come sia, il trattatello è molto interessante, anche se – tutto sommato – piuttosto ‘classico’. A titolo di curiosità di inizio dell’anno, riporto l’incipit:

Clef de la Nature – De toute chose matérielle il se fait de la cendre, de la cendre on fait du sel, du sel on sépare l’eau et le mercure, du mercure on compose un elixir ou une quintessence; les corps se met en cendre pour etre nettoyé de ses parties combustibles, en sel pour etre separè de ses terrestréités, en eau pour pourrir et se putrefier, et en esprit pour devenir quintessence.

Les sels sont donc les clés de l’art et de la nature; sans leur connaissance, il est impossibile de l’imiter dans leur opérations; il faut  savoir leur sympathie et leur antipatie avec les métaux et avec eux-memes: il n’y a proprement qu’un sel de nature, mais il se divise en trois sortes pour former les principes des corps; ces trois sont les nitre, le tartre et le vitriol, tous les autres en sont composes.

Chiave della Natura – Da ogni cosa materiale si fa la cenere, dalla cenere si fa il sale, dal sale si separa l’acqua e il mercurio, dal mercurio si compone un elisir o una quintessenza; il corpo si mette in cenere per essere pulito delle sue parti combustibili, in sale per essere separato delle sue terrestrità, in acqua per marcire e putrefarsi, e in spirito per divenire quintessenza.

I Sali sono dunque le chiavi dell’arte e della natura; senza la loro conoscenza è impossibile imitarla nelle loro operazioni; occorre conoscere le loro simpatie e le loro antipatie con i metalli e tra di loro: non vi è propriamente che un sale di natura, ma si divide in tre tipi per formare i principi dei corpi; questi tre sono il nitro, il tartaro e il vetriolo, tutti gli altri ne sono composti.

E’ una bella descrizione della semplicità di Madre Natura e, per estensione, dell’Opera: la progressione corpo-cenere-sale-acqua e mercurio, e poi elisir, è perfetta e indica con precisione adamantina il percorso cui ogni artista è chiamato in Laboratorio. Grassot spiega anche quei semplici ‘perché’, che dovrebbero aprire molte riflessioni per ogni étudiant, utili quando si leggono trattati più complessi e famosi. Quanto all’affermazione su quel Sale unico di Natura, che è evidentemente assimilabile al Primum Ens dei Sali, di cui ho parlato in altro Post, è perentoria e indicativa del contenuto Sacrale dell’Opera, vero ostacolo ad ogni razionale comprensione umana. Che poi tutti i Sali siano composti di ‘quei’ tre Sali di cui si parla nel passo è cosa certamente vera, anche se consiglio di astenersi da qualunque conclusione troppo ovvia; sono i Principia che vengono indicati, non le forme.

Grassot si dedica anche, ovviamente, alla sua descrizione della Materia Prima, da lui chiamata Materia Primitiva; eccola:

…si vous voulez réussir, cherchez en son nom, et vous trouverez une matière, fille du Soleil et de la Lune, qui contient en elle les quatre Elements, ainsi que les trois règnes de la Nature par qui tout esiste. Cette matière n’a point de forme déterminée, sinon qu’elle est plate, verte, membraneuse, gélatineuse, sans racine, ni branche; en un mot, sa forme et sa manière de naitre, ainsi que son essence, lui fait donner le nom de Spermaterre, Flos Coeli ou Nostoc; en effet, elle ressemble à une sperme vert qui est répandue sur la terre en parcelle plus ou moins grande. Elle se trouve dans les terrains qui ne sont point cultivés et un peu humides et mousseux, et plus abondamment le long des chemins et des endroits pierreux et sablonneux, et près de montagnes; en un mot, elle se trouve partout.

…se volete riuscire, cercate nel suo nome [quello del ‘Grand Architect de l’Univers, auteur de la Nature’, dove è divertente pensare al ‘progettista dell’Uni-verso’, un ‘autore’ che direziona il verso della manifestazione], e troverete una materia figlia del Sole e della Luna, che contiene in sé i quattro elementi, oltre ai tre regni della Natura per cui tutto esiste. Questa materia non ha alcuna forma determinata, se non che essa è piatta, verde, membranosa, gelatinosa, senza radici, né rami; in una parola, la sua forma ed il suo modo di nascere, così come la sua essenza, le hanno fatto dare il nome di Spermaterre, Flos Coeli o Nostoc; in effetti, assomiglia ad uno sperma verde che è sparso sulla terra in particelle più o meno grandi. Essa si trova nei terreni che non sono affatto coltivati ed un po’ umidi e schiumeggianti, e più abbondantemente lungo i sentieri e nei luoghi pietrosi e sabbiosi, e vicino alle montagne; in una parola, essa si trova ovunque.

Paul Chacornac inserisce una nota sul Nostoc: “Il Nostoc è un’alga che appare sulla terra, dopo le piogge, sotto forma di una membrana trasparente, dispersa, pieghettata irregolarmente, gelatinosa, verdastra, racchiudente una moltitudine di piccoli filamenti simili a dei rosari, e di cui l’ultimo anello è ordinariamente più grande degli altri.

Fulcanelli e Canseliet hanno ben chiarito il perché si sia scelto, tra i tanti, il nome Nostoc per descrivere la Materia su cui operare, ma questo non ha impedito che molti vadano in giro per i prati dopo la pioggia alla ricerca dell’alga miracolosa! Segnalo che la parola ‘mousseux’ è tipica del vino, ad indicare le bollicine che i sudditi dell’Impero indicano per caratterizzare gli ‘sparkling wines’. Del resto, Grassot, nel più puro stile degli autori ermetici che si divertono a parlare a chi già sa, dice con chiarezza che questa materia benedetta è figlia del Sole e della Luna, che si trova in terreni mai coltivati, lungo luoghi ‘pietrosi’ e ‘sabbiosi’ e – se qualcuno non avesse ancora ben capito – vicino alle montagne !…

Non so chi fosse Louis Grassot, ma mi è decisamente simpatico!…c’è chi dice che il suo sia una pseudonimo, leggendo il suo nome come ot-Grass, cioè acqua-Grazia!…o anche acqua-grassa…et pourquoi-pas?

Adeste Fideles

Posted in Alchemy, Various Stuff with tags , , , , , , on Friday, December 25, 2009 by Captain NEMO

Oggi, oggi, oggi…è Dies Natalis!

'Natività' - Ghirlandaio, 1485

'Natività' - Ghirlandaio, 1485

Sin da bambino questa melodia mi colpiva: non saprei dire esattamente perché, ma era un canto quasi angelico, forse mi immaginavo l’Angelo che annunicava la nascita del Piccolo Re, ed esortava gli uomini, ignari, all’adorazione . Poi, più grande, ho scoperto il testo, e la meraviglia, la dolcezza, lo stupore si sono sommati.

Adeste Fideles è un’emozione antica, ispirata, e che muove il Cuore, al di là di ogni credo o non credo religioso. Sembra sia opera di John Francis Wade, composta attorno alla metà del XVII secolo…la storia è come sempre appassionante: i curiosi troveranno qui una possibile pista storica (con gli spartiti dell’epoca), che sembrerebbe legata – e qui il mio stupore è aumentato ancora – all’ambiente Giacobita che ruotava attorno a Bonnie Prince Charlie.

James Francis Edward Stuart, Bonnie Prince Charlie

James Francis Edward Stuart, Bonnie Prince Charlie

Il Prof. Bennett Zon, a capo del Dipartimento di Musica della Durham University, sostiene – addirittura – che il testo nascondesse una facile cabala fonetica: una sorta di inno per chiamare a raccolta gli Scoti ‘fideles‘ attorno allo Young Pretender (qui, un articolo della BBC con all’interno un audio del Prof. Bennett), dove il Regem Angelorum diventa il Regem Anglorum…!

Sia come sia – e gli Stuart erano molto legati all’Antica Tradizione, alla Prisca Sapientia di cui poi si innamorò Sir Isaac Newton – ecco qui una versione molto bella, interpretata da Andrea Bocelli:

Adeste fideles læti triumphantes
Venite venite in Bethlem.
Natum videte Regem Angelorum,
Venite adoremus, venite adoremus,
Venite adoremus Dominum.
En grege relicto, humiles ad cunas,
Vocati pastores adproperant:
Et nos ovanti gradu festinemus,
Venite adoremus, venite adoremus,
Venite adoremus Dominum.
Æterni Parentis splendorem æternum,
Velatum sub carne videbimus:
Deum infantem, pannis involutum:
Venite adoremus, venite adoremus,
Venite adoremus Dominum.
Pro nobis egenum et foeno cubantem,
Piis faveamus amplixibus:
Sic nos amantem, quis non redamaret?
Venite adoremus, venite adoremus,
Venite adoremus Dominum.
Ergo qui natus die hodierna,
Jesu, tibi sit gloria,
Patris æterni, Verbum caro Factum est.
Venite adoremus, venite adoremus,
Venite adoremus Dominum.

Pare che vi siano state diverse mani che si sono susseguite nell’elaborazione del testo, che potrà quantomeno incuriosire l’appassionato dell’Arte; vi sarebbe anche un’altra strofa, di chiaro stampo Biblico e probabilmente destinata alla celebrazione dell’Epifania, ma anch’essa intrigante:

Stella duce, Magi Christum adorantes,
aurum, thus, et myrrham dant munera.
Jesu infanti corda praebemus:
venite, adoremus Dominum.

Un’interpretazione come al solito eretica potrebbe essere la seguente:

Siate presenti, ‘fedeli’, lieti e trionfanti venite, venite, alla Casa della Pietra, ammirate il nato Re degli Angeli.
Ecco, lasciato il gregge,  si avvicinano all’umile nido i pastori ‘chiamati’, e noi ci affrettiamo pian piano esultanti. Vedremo l’eterno splendore dell’ origine eterna nascosto dentro il corpo, il Dio Infante oscurato nei cenci.

Lascio a chi vuole ogni possibile riflessione sul versante alchemico di questo canto emozionante: è Natale, ed oggi ognuno si raccoglie nella propria famiglia. Talvolta anche un semplice canto fa venire qualche lacrima agli occhi…!

Oíche chiúin…Buon Natale !

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Various Stuff with tags , , , , , , , , on Tuesday, December 22, 2009 by Captain NEMO

Tra poco sarà di nuovo Natale, e tutti ci sentiremo più buoni. Sarebbe davvero più bello che tutti riuscissimo a vivere sempre, ogni giorno dell’anno, questa bontà d’animo. Mi è sempre parso un po’ strano che – finite le Feste – tutti improvvisamente ritorniamo a perdere il contatto con i buoni sentimenti: l’amore, la pace, la tolleranza, la dolcezza, la serenità, la sincerità, la fratellanza, l’innocenza…dieci giorni di ‘bontà’, e poi si getta via tutto. Per questo ho sempre trovato il ‘Buon Non-Compleanno‘ del Cappellaio Matto un augurio molto più veritiero delle solite usanze.

Comunque il ricordo del Natale è legato all’atmosfera che si viveva in famiglia, leggera e magica. E silente, prima dell’arrivo dei regali…e nel Nord Europa, forse perchè il clima è più freddo, e la neve una compagna deliziosa,(“…ah, les neiges d’antan!“, diceva un amico) e la Natura rurale più densa, la Tradizione natalizia è antica quanto quella nostra. Enya, irlandese di nascita ed appartenenza, mi ha sempre colpito per la qualità della voce, capace di evocare nell’animo piccoli movimenti antichi e soffusi, dolci. Qui vi propongo un pezzo che trovo meraviglioso, un classico: Silent Night, che in Gaelico è Oíche Chiún. Provate a lasciarvi andare al suono di una lingua per noi sconosciuta, ma la cui armonia, la cui bellezza, la cui vibrazione parla al Cuore…

Oíche chiúin, oíche Mhic Dé,
Cách ‘na suan dís araon,
Dís is dílse ‘faire le spies
Naoín beag gnaoigheal
ceananntais caomh
Críost, ‘na chodhladh go séimh.
Críost, ‘na chodhladh go séimh.
Oíche chiúin, oíche Mhic Dé,
Aoirí ar dtús chuala ‘n scéal;
Allelúia aingeal ag glaoch
Cantain suairc i ngar is i gcéin
Críost an Slánaitheoir Féin.
Críost an Slánaitheoir Féin.
Oíche chiúin, oíche Mhic Dé,
Cách ‘na suan dís araon,
Dís is dílse ‘faire le spies
Naoín beag gnaoigheal
ceananntais caomh
Críost, ‘na chodhladh go séimh.
Críost, ‘na chodhladh go séimh.
Silent night, night of God’s son.
Soundly in slumber, the pair together
The pair and love, watching with affection
The small bright beautiful child,
darling little one
Christ, calmly asleep.
Christ, calmly asleep.
Silent night, night of God’s son
Shepherds first heard the tale
The angels crying out Alleluia.
Lovely chanting near and far.]
Christ, the saviour himself.
Christ, the saviour himself.
Silent night, night of God’s son.
Soundly in slumber, the pair together
The pair and love, watching with affection
The small bright beautiful child,
darling little one
Christ, calmly asleep.
Christ, calmly asleep.

Mentre ascoltatiamo questa melodia struggente, proviamo a ritornare a ‘Casa’, al senso profondo dell’evento che si celebra. Una Vergine, un miracolo, un Bimbo, una Stella. Tutti gli Innamorati della Gran Dama conoscono bene il perfetto parallelismo dei Simboli del Natale e dell’Arte: per questo vi ripropongo un piccolo passo di Fulcanelli, in cui il Maestro si lascia andare ad una delle sue straordinarie letture a doppio senso; l’ho ritrovata, trascritta a mano,  sul primo foglio del mio primo quaderno d’appunti:

“Prosternez-vous, mages de l’Orient, et vous, docteurs de la Loi ; courbez le front, princes souverains des Perses, des Arabes et de l’Inde ! Regardez, adorez et taisez-vous, car vous ne sauriez comprendre. C’est là l’OEuvre divin, surnaturel, ineffable, dont jamais aucun mortel ne pénétrera le mystère. Au firmament nocturne, silencieux et profond, brille une seule étoile, astre immense, resplendissant, composé de toutes les étoiles célestes, votre guide lumineux et le flambeau de l’universelle Sagesse. Voyez : la Vierge et Jésus reposent calmes et sereins, sous le palmier d’Egypte. Un nouveau soleil irradie au centre du berceau d’osier, corbeille mystique que portaient jadis les cystophores de Bacchus, les prêtresses d’Isis ; nouveau soleil qui est aussi l’Ichtus des Catacombes chrétiennes. L’antique prophétie s’est enfin réalisée. O miracle ! Dieu, maître de l’Univers, s’incarne pour le salut du monde et naît, sur la terre des hommes, sous la forme frêle d’un tout petit enfant.”

(Fulcanelli, Les Deméures Philosophales, Tome I, p. 469 – J.J. Pauvert)

Con questa magica Oíche chiúin…Auguro a tutti un sereno, dolce, forte, vivo, sentimento di Felice Natale…!

Perchè sia sempre

Natale !

Brevima Dies, aka Solstizio d’Inverno…

Posted in Various Stuff with tags , , , on Monday, December 21, 2009 by Captain NEMO

Oggi è il Solstizio d’Inverno: presi come siamo dagli affanni della vita, belli o brutti che siano, dimentichiamo che Terra si muove con ciclica periodicità attorno alla sua stella. Inizia l’Inverno, ed il giorno più corto, con la notte più lunga (nel nostro emisfero boreale), segna il punto dell’inversione della curva della luce visibile. Si va verso la Primavera.

Solstizio d'Inverno

Terra è inclinata di circa 23,5° (declinazione) rispetto al piano dell’Equatore Celeste, e questo provoca il fenomeno invernale. Siccome siamo ad uno dei due giri di boa più estremi dell’orbita attorno al Sole (quest’anno il perielio sarà il 4 Gennaio), il Sole – per qualche giorno – appare quasi fermo nella sua posizione sull’orizzonte; poi lo si vedrà invertirte il percorso. “Sol” e “sistere”: il sole sta. Ma come, si sa, ‘…eppur si muove‘!

Giano, guardiano delle Porte, arriva, e chiude il ‘vecchio’ ed apre ‘il nuovo’: sul piano stagionale, dalla massima oscurità nasce – di nuovo – la Luce. Oggi la Porta degli Dei è aperta. Ma tutto si muove, secondo periodicità che non sono solo terrestri o pertinenti al nostro sistema solare. I cicli piccoli si muovono all’interno dei cicli più grandi.

E’ la Danza.

Ho sorriso e trepidato quando, passeggiando per il bosco mi sono accorto che il castagno ha già le gemme…anche i cicli si muovono. E’ il tempo dell’Attesa, è il tempo delle silenti preparazioni.

Buon inizio delle preparazioni a chi vuole prepararsi. Il miracolo, dolcemente, continua…

StoneHenge - Winter Solstice

StoneHenge - Alban Arthuan

Il Mistero dell’Esprit Universel

Posted in Alchemy, Alchemy Texts with tags , , , , , , , , , , , , , , , on Saturday, December 12, 2009 by Captain NEMO

La corporificazione di questo Spirito è da sempre lo scopo ultimo delle fatiche alchemiche. Il risultato, convenientemente preparato, ha tradizionalmente il nome di Pietra Filosofale. L’insieme delle operazioni necessarie per giungervi, si chiama Grande Opera.

(da L’Anima del Mondo, 1986)

Paolo Lucarelli è un Maestro decisamente chiaro: l’essenza dell’Alchimia è tutta qui. Si tratta di dare un ‘corpo’ allo Spirito Universale. E naturalmente questo corpo deve essere adatto ad ospitare e trattenere, fisso, questo Spirito. Trattandosi di uno Spirito che ha le caratteristiche di universalità, forse è bene porsi qualche domanda.

Dal racconto del Genesi apprendiamo che:

  1. Ab initio, Dio creò il Cielo e la Terra.
  2. Ma la Terra era inane e senza forma; e le tenebre erano sulla faccia dell’abisso. E lo Spirito di Dio si muoveva sulle acque.
  3. E Dio disse: Fiat Lux; e Luce fu.
  4. E Dio vide la Luce, e che era buona: e Dio divise la Luce dalle tenebre.

Abbiamo dunque due dimensioni primeve: una alta, il Cielo, ed una bassa, la Terra. E’ curioso notare come del Cielo non si parli molto in questo incipit, ma che della Terra si dica della sua inutilità e della sua assenza di ‘forma’. Si parla poi di un’immagine piuttosto sinistra, dove le tenebre avvolgono, sovrastandolo,  l’abisso.  Dopo il riferimento all’Aria ed alla Terra, create ab initio, il Fuoco e l’Acqua completano l’apparizione dei Princìpi dei quattro Elementi: dico Princìpi e non Elementi veri e propri perché manca, ancora, l’evento che scatena la manifestazione. Quell’evento è costituito da quell’ineffabile Mistero che è dato dal Verbo che pronuncia e lancia la Creazione della manifestazione vera e propria tramite la Luce. Stiamo parlando, con grossolana approssimazione, di un evento di portata gigantesca e davvero poco rappresentabile per noi poveri umani:  il Divino pronuncia ‘Lux‘ ed essa appare: ovunque e per sempre. Questo è il cardine principale di tutta la Creazione. Luce.

Credo sia utile segnalare che la Luce di cui si parla, non è visibile da noi umani; per l’appunto, nessuna creatura vivente era ancora presente in quel momento. E’ detto, infatti, che solo Dio ‘vide’ la Luce. E noi umani possiamo percepire solo l’apparenza di una parte del fenomeno universale (lo chiamiamo curiosamente ma giustamente lo spettro visibile): pochissima cosa, ed è ciò che noi chiamiamo luce, peraltro per noi indispensabile, rispetto alla totalità della ‘radianza’ di quella Lux primeva ed eterna. La Luce attiva dunque le ‘forme’ e le rende manifeste. Istantaneamente: è da quell’istante formidabile che nasce ciò che chiamiamo Tempo. La Lux è da considerarsi la causa agente della manifestazione, la prima essendo  Dio.

A questo punto la Luce, quella Lux, “è” all’interno della manifestazione, la Creazione è fatta, la materia assume le caratteristiche di sostanzialità. E poichè la Creazione è un evento che ha le caratteristiche di un continuum, avviene cioé sempre ed ovunque, anche in questo preciso momento, la Luce si muove all’interno degli Universi grazie ad un ‘corpo’ molto speciale, molto sui generis: lo Spirito Universale. I Filosofi antichi, che studiavano per conoscere piuttosto che per usare, ne avevano compreso perfettamente le caratteristiche: tra i tanti Platone, nel Timeo, presuppone un’Intelligenza in questa azione vivificante dell’Anima Mundi, come scopre, prima o poi, ogni onesto étudiant dell’Arte. Tralascio qui di approfondire la complessa ed affascinante descrizione della ‘compositione‘ dell’Anima Mundi, che naturalmente è ancora molto dibattuta (uno schema interessante è qui, per chi volesse farsene un’idea), ma non posso non riportare questo passo tratto dal Capitolo VIII del Timeo, in cui Platone ci parla di come Dio ‘fece’ l’Anima Mundi:

“Della indivisibile essenza, la quale è medesima eternalmente, e di quella la quale nei corpi generasi divisibile, egli contemperò una terza specie di essenza, la quale sta nel mezzo di quelle due, partecipe della natura del medesimo e di quella dell’ altro; e nel mezzo di quelle due sí la pose. E, pigliate che ebbele tutt’e tre, le meschiò in una specie; contemperando per forza la natura dell’ altro, indocile a meschianza, con quella del medesimo. E, meschiato queste due nature con la essenza (cioè con la natura che media è fra quelle); e di tre fattone una, tutto questo egli divise novamente in tante parti, quante si convenne; sí che ciascuna fosse temperata della natura del medesimo, di quella dell’ altro, e di quella essenza che è nel mezzo.”

Anche se di difficile lettura, il passo si rivela come una possibile fonte delle tre ‘parti’ che costituiranno la triade alchemica per eccellenza nel Medioevo: una essenza indivisibile, una divisibile ed una mediana. Senza addentrarci troppo nella faccenda, credo sia importante sottolineare che lo Spirito Universale, l’Anima Mundi, appare costituito da due parti tenute assieme da un mediatore. Questo Spirito Universale, proprio per queste caratteristiche di Creazione, ha le proprietà di un’Energheia, un vigor rerum, come riferisce Guillaume di Conches in una delle sue Glosae super Platonem, composta attorno all’anno mille all’ombra della Cattedrale di Chartres:

“Anima mundi est naturalis vigor rerum quo quedam res habent tantum moveri, quedam crescere, quedam sentire, quedam discernere. … Sed quit sit ille vigor queritur. Sed, ut mihi videtur, ille vigor naturalis est Spiritus Sanctus, id est divina et benigna concordia que est id a quo omnia habent esse, moveri, crescere, sentire, vivere, discernere.”

Ovviamente un religioso non poteva non percepire come Sanctus uno Spirito di Divina ‘fattura’, anche se sembra che addirittura Bernardo di Clairvaux, mentore e primo protettore dei Cavalieri dal Bianco Mantello, rifiutasse questo attributo di santità a quello Spiritus. Avrà avuto le sue buone ragioni. Sia come sia, santo o non santo, nel mondo antico la presenza e l’azione dello Spirito Universale era considerata elemento di prassi consolidata, non soltanto teologicamente, ma soprattutto a livello di cultura popolare e conoscenza quotidiana; per i dotti, a livello di Gnosi. Oggi questo concetto naturale parrà balzano a molti, eppure allora nessuno protestava; era naturale, perchè esattamente insito nell’opera visibile di Madre Natura, l’idea che questo Spirito fosse il vero e proprio motore dell’essere, del movimento, della crescita, del sentimento, della vita e del discernimento di ogni corpo manifesto, e ciò si sposava perfettamente con le esperienze pratiche di quel manipolo di pazzi innamorati che, da molti secoli, si erano messi alla ricerca della Prima Materia e delle vie di Madre Natura. Gli alchimisti avevano da tempo scoperto che alla base della materia manifesta vi era qualcosa di sottile, di estremamente sfuggente, ma estremamente attivo e palpabile, che consentiva ai corpi opportunamente lavorati, in accordo con quanto narrato nel mito della Creazione, di acquisire proprietà davvero straordinarie, fuori del comune. La possibilità di trasmutare un metallo vile in metallo perfetto dipendeva proprio dalla capacità di poter disporre – semplicemente – di un Chaos materico originario fecondato dalla Luce, quella Lux, portata generosamente dallo Spirito Universale. Tutto quello che era richiesto era un po’ di materie tutto sommato comuni, un semplice fuoco e lo studio serio ed approfondito della Natura. In questo silente, umile ed incessante ‘lavoro’ di replica della Creazione, l’alchimista accedeva pian piano al regno del Sacrum ed il solo fatto di poter toccare con le mani corpi così ‘originari’ impose obbligatoriamente la pratica del segreto, secondo le Leggi della Tradizione ermetica più antica. Certo, molti, moltissimi si misero in cammino per poter fare oro…ma altri, senza troppo clamore, scoprirono altro: non solo corpi nuovi da cui poi la chimica posteriore avrebbe tratto, arrogandosene addirittura un copyright, tecniche ed applicazioni di indubbia utilità sociale, quanto piuttosto orizzonti nascosti e dalle caratteristiche peculiari, ma individuali. Lucarelli vi fa accenno quando parla delle ‘infinite applicazioni’.

Lo Spirito Universale è insomma il veicolo per eccellenza di un ente di natura divina, naturalmente sopraterrena, che è investito del ruolo di portatore della capacità di vita, di attività di un qualunque corpo: dalla potenza porta in atto, secondo un Progetto ovviamente a noi del tutto nascosto, sconosciuto: ne vediamo gli effetti, ma non conosciamo l’esatto ‘come’ e – soprattutto – il vero ‘perché’. E’ dato solo, talvolta, poterlo supporre. Il velo che separa Dio dalla sua creatura amata, così come viene insegnato dalla dottrina Sufi, ha una sua precisa funzione, che resta tale in ogni momento ed impeto d’Amore e di conoscenza.

Chi pensasse che lo Spirito sia solo una rappresentazione fumosa e approssimata di una nostra mera necessità intellettuale, dovrebbe considerare che sin dall’antichità gli umani avevano compiuto un’operazione di scoperta precisa e molto luminosa; oggi, a seguito della rivoluzione Illuministica (…che paradosso, il linguaggio!), abbiamo perduto il legame ed il significato di tali scoperte. Leggiamo Shaykh Asha’i:

“…gli Spiriti sono luce-essere allo stato fluido (nur wujudi dha’ib), mentre i corpi sono luce-essere, ma allo stato solido (nur wujudi jamid). La differenza tra i due è come la differenza tra l’acqua e la neve…”

(Teosofia del Trono, 1278)

La chiarezza di una tale affermazione dovrebbe far riflettere molti, soprattutto chi studia Alchimia. Si afferma qui che lo Spirito Universale ha una affinità elettiva, per nascita comune, con la Lux, e lo si afferma con una modalità di rivelazione; questo collide spesso con ciò che la nostra mente classifica come ‘vero’, verificabile, soltanto perché abbiamo ’senso’ visivo e tattile di un corpo; in verità Spirito e Luce sono la stessa cosa, sotto aspetti, forme, solo temporaneamente diverse. Accidentalmente diverse. Se si comprende questo si comprende che il Verbo divino è esattamente un’ “azione” che, grazie alla conseguente ed istantanea ‘apparizione’ della Lux, genera un moto; e siccome ogni moto genera un calore, il Fuoco, elemento motore della materia manifesta, è – sempre – la controparte per così dire ‘bassa’ della sua parte ‘alta’: Lux, Calor, Ignis sono valori di riferimento del flusso eterno che lega ogni materia, materica e spirituale, al suo Creatore. Il veicolo di questo flusso, un altro continuum spazio temporale, è proprio lo Spirito Universale, così caro agli alchimisti di ogni tempo.

Questo ritrovamento ‘rivelato’ dello Spirito creativo, o meglio vitale,  nella manifestazione permette agli autori d’Alchimia di utilizzare nel linguaggio ogni sorta di nome, astruso o allegorico, visto che lo Spirito Universale è esattamente  la vera Materia Prima degli alchimisti. Naturalmente occorre comprendere come si sta parlando. A seconda di quando e dove e come questa Materia viene osservata, narrata, spiegata, insegnata, questo Spirito assumerà mille identità. A chi entra nel labirinto dell’Arte vengono offerte continue contraddizioni di termini, di simboli, di immagini, di dettagli, che sfidano ogni logica e desiderio di catalogazione. In realtà, è tutto molto semplice. Il misterioso Bruno de Lansac, per esempio, così si compiace di scrivere:

“Gli elementi hanno un Centrum Centri che alcun occhio può percepire; ed hanno in più un Centrum Comune cui i pretesi sapienti non osano avvicinarsi, per paura di svelare le loro turpitudini. E’ la Luce.

Questo calore caustico accompagnato dalla luce che chiamiamo comunemente fuoco non è l’elemento che porta questo nome di cui i Saggi hanno voluto parlare. Si prendono in questa circostanza gli effetti per la causa, e ci si spinge più in là dei retori, che prendono almeno la parte per il tutto.

Il Fuoco è un fluido eminentemente sottile, che procede direttamente dalla Luce, che chiamiamo talvolta elettrico, talvolta galvanico o magnetico, a seconda delle sue diverse modificazioni, o piuttosto è la Luce stessa derivata dalla sua sorgente e da cui essa resta distaccata. Non è né freddo né caldo, ed il calore o il freddo  non sono dei corpi, nonostante ciò che dice M. Azais, ma dei semplici effetti del movimento o del riposo.

Solo il movimento produce il calore con tutte le sue conseguenze, buone o cattive, di cui ognuno è in grado di farne applicazione, ed il fuoco, a ragione della sua più grande sottigliezza è anche il più adatto a ricevere l ‘impulso ed a comunicarlo agli altri corpi. L’Aria, l’Acqua e la Terra non sono che le conseguenze immediate, e successive, della formazione del Fuoco. La Luce, staccata dal suo focolare, accumulata per perdita di movimento e sospinta da una nuova e continuata emissione di sostanza si è data da sé stessa differenti forme…”

(Récréations Hermétiques, 1765)

Mentre consiglio vivamente ad ogni appassionato di leggere questo meraviglioso trattatello, scritto da un alchimista che aveva un approccio all’Arte certo straordinario per la sua epoca, credo utile, a questo punto, offrire un altro punto di riflessione; è nota a tutti la famosa sentenza: “Il vento l’ha portato nel suo ventre“, che è l’espressione verbale più identificativa dello Spirito Universale, in centinaia di trattati. Si tratta del Mercurio, quello Celeste, quel Mercurio assolutamente indispensabile che ogni artista deve riuscire ad attrarre tramite il magnete appropriato. Nonostante le raccomandazioni dei Maestri che indicano di non prendere mai alla lettera ciò che viene comunicato, la nostra razionalità ama incasellare, catalogare, classificare, ogni cosa; di fatto incasellando ed imprigionando non solo il senso vero degli insegnamenti, ma le stesse probabilità di venire a capo della enorme mole di dati che si accumulano via via nel corso del proprio cammino di studi. Fulcanelli ripete all’infinito che ‘la lettera uccide, solo lo spirito vivifica‘. E si pensa sia una cosa scontata. Ci si sente sempre in sintonia, e non è così: perché è difficilissimo liberarsi delle nostre abitudini razionali. Ma così è, sembra, e così deve essere. In questo caso ‘ventoso’ e ’spiritoso’, si pensa sempre che lo Spirito Universale sia - de facto – proprio un Mercurio. E che Mercurio!….chiarisco subito che è proprio così. Tuttavia, ogni affermazione deve sempre essere presa cum grano salis. Si sta studiando Alchimia, la più antica delle Scienze. E non c’è spazio per la cruda, arida, logica. Serve Cuore ed emozione. Dunque, ferme restando le veridicità delle affermazioni sulla natura Mercuriale dello Spirito Universale attestate dai Maestri d’ogni epoca e contrada, varrebbe forse la pena ricordare quel bizzarro discorso sulla ‘compositione‘ dell’Anima Mundi, di cui sopra. A questo scopo, come possibile spunto di riflessione, leggiamo la pagina del Discorso I° di Michael Maier, tratta dal suo Atalanta Fugiens (1617):

Portavit eum ventus in ventre suo

Portavit eum ventus in ventre suo

Il vento l'ha portato nel suo ventre

Il vento l'ha portato nel suo ventre

Ho evidenziato una notula, in cui viene detto – citando Lullo – che lo zolfo è portato nell’argento vivo, e che la Pietra è portata nel ventre dell’Aria. Il latino di Maier è molto facile, e spero che tutti apprezzeranno quel suo interrogarsi ironico sulla natura di quell’ “ILLE” (inizio pagina): chi, si domanda il furbo medico di Rodolfo II, chi è quell’ “ILLE” portato nel ventre del vento?…dice Maier: “Ci si chiede tuttavia, chi sia QUELLO, che deve essere portato dal vento. Rispondo: Chimicamente, è lo zolfo, che viene portato dal mercurio.” Domanda facile, risposta semplice. Ma l’affermazione potrebbe destare sorpresa. Lascio a chi ama studiare Alchimia l’approfondire il punto, anche a livello operativo. Inoltre, ho evidenziato anche questo interessante passaggio: “Ogni Mercurio è composto dai fumi, cioé da Acqua che solleva con sé la Terra nella rarefazione dell’Aria, e da Terra che costringe l’Aria a ritornare in Terra acquea o Acqua terrosa.” E’ lo schema classico di una ‘circolatio’; il fatto che questa perfetta ed esatta descrizione venga attribuita al Mercurio, ad ogni Mercurio, e dunque anche al Mercurio dello Spirito Universale, merita a mio avviso ogni serena attenzione. E se si rileggono, come al solito molte volte, testi come la Lux Obnubilata o le Récréations Hermétiques – a solo titolo di esempio utile in questo specifico contesto – forse l’intricato Fil Rouge che tutti cerchiamo di ritrovare potrebbe iniziare a dipanarsi.

Siamo partiti dalla Creazione e siamo arrivati dentro un Laboratorio: l’evento è identico, solo su scala diversa. Ma il Mistero, magnifico e parlante, efficace e immutabile, è lì…davanti gli occhi di tutti noi. Dal Cielo alla Terra, dalla Terra al Cielo; l’ultima parte è il titolo di un bellissimo romanzo d’avventure di Jules Verne, ma è anche la dolce, segreta speranza di ogni innamorato della Gran Dama.

Dom Pernety:  “C’est proprement le nitre répandu dans l’air, imprégné de la vertu des astres, et qui, animé par le feu de la Nature, fait sentir son action dans tous les êtres sublunaires. Il est leur aliment, il leur donne la vie, et les entretient dans cet état autant de temps que son action n’est point empêchée par le défaut des organes, ou par la désunion des parties qui les composent.

(Dictionnaire Mytho Hermetique, alla voce Esprit Universel,  1758)

Dicevano i Saggi : Qui habet aures audiendi, audiat…

St. Andrew’s Day

Posted in Alchemy, Various Stuff with tags , , , , , , on Monday, November 30, 2009 by Captain NEMO

Il 30 Novembre si celebra la festa di Sant’Andrea martire, patrono di Scozia, ma anche patrono degli alchimisti.

Sant'Andrea Apostolo

La croce su cui si fece crocifiggere porta il suo nome ed è conosciuta in Araldica come Croce Decussata, che orna di bianco in campo d’azzurro la bandiera Scota. Questa stessa croce divenne per i Cristiani, forse a causa della famosa visione di Costantino a Ponte Milvio – Τούτω Νίκα! – ma più probabilmente dalle iniziali di Χριστός,  il simbolo dell’Unto, il Crismon:

Chi Ro

Ma due lettere possono essere ‘lette’ anche in altro modo: pare che gli scribi greci apponessero le due lettere a margine di un passaggio particolare di un testo per indicare chrēston, ‘buono’…

Ed è Fulcanelli che asserisce – nelle Dimore Filosofali, al capitolo dedicato al Quadrante Solare del Palazzo di Holyrood di Edimburgo (l’altro capitolo ‘aggiunto’ da Canseliet dal pacchetto contenente il Finis Gloriae Mundi) – che:

Les alchimistes grecs avaient coutume, dans leurs formules, de traduire le dissolvant hermétique par l’indication de sa couleur. Ils assemblaient, pour réaliser leur symbole, deux consonnes du mot CLOROS, vert, le X et le P juxtaposés. Or, ce chiffre typique reproduit exactement le monogramme grec du Christ, extrait de son nom CRISTOS. Devons-nous voir, en cette similitude, l’effet d’une simple coïncidence, ou celui d’une volonté raisonnée ? Le mercure philosophique naît d’une substance pure, Jésus naît d’une mère sans tache; le Fils de l’Homme et l’enfant d’Hermès mènent tous deux la vie des pèlerins; tous deux meurent prématurément, en martyrs, l’un sur la croix, l’autre dans le creuset; ils ressuscitent de même, l’un et l’autre, le troisième jour… Voilà de curieuses correspondances, certes, mais nous ne saurions affirmer que les hermétistes grecs les aient connues ni qu’ils les aient utilisées.

E’ dunque un simbolo decisamente importante e che racchiude al suo interno l’intero senso della Grande Opera; come sempre, tutto non è detto e sta all’innamorato osservare e cercare di comprendere perché questo monogramma così conosciuto per ragioni storiche e religiose è diventato, par un gruppo ristretto di foux, l’inizio e la fine di una cerca lunga, segreta e riservata agli umili.

Auguri a tutti coloro che cercano…!

http://img31.imageshack.us/img31/6845/1981502211261396.jpg

Sant'Andrea Apostolo

Le Bouleversement…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts with tags , , , , , , , , , , , on Wednesday, November 18, 2009 by Captain NEMO

Dopo aver letto le eleganti pagine de Il Mistero delle Cattedrali, in cui Fulcanelli insegna tutto ciò che è necessario apprendere – secondo Tradizione – si apre, poco prima della fine, un capitolo tutto sommato differente, sia per contenuto che per intento: la Croce Ciclica di Hendaye.

Si tratta di un testo aggiunto da Canseliet solo nel 1960, dopo le prime due edizioni francesi, che ricavò da un manoscritto che era allegato al famoso ‘pacchetto’ del terzo libro, il Finis Gloriae Mundi, che l’Adepto ‘ritirò’ dalle mani del Maitre di Savignies nel 1929.

Del resto, lo si può constatare dal ‘cambio di passo’ della prosa, priva delle consuete allegorie cui Fulcanelli ci ha abituato, colmandoci di stupore e meraviglia, qualcosa appare differente anche al lettore meno esperto. Ma anche in questo caso lo spunto per le sue riflessioni viene da un monumento in pietra, certo meno famoso delle Cattedrali gotiche o delle Dimore di qualche Filosofo della Natura: forse nessuno cercherebbe su una carta geografica Hendaye, a parte qualche turista in viaggio dai Pirenei verso il Golfo di Biscaglia!

Qui, e lo dice lo stesso Fulcanelli, si trova questa bizzarra colonna con la famosa iscrizione: “OCRUXAVES PESUNICA“, il cui piedistallo quadrangolare è adornato da singolari bassorilievi.

Fulcanelli ne parla, in modo decisamente in chiaro, come di una sorta di avviso apocalittico, ad indicare – grazie ad un parallelismo astronomico con il movimento ciclico compiuto dall’asse terrestre che causa la precessione degli equinozi – che ci sarà un punto, un momento, in cui qualcosa accadrà al nostro pianeta; questo evento catastrofico verrà interpretato da Canseliet come il famoso ‘bouleversement‘, in cui l’emisfero boreale verrà distrutto dal fuoco e quello australe dall’acqua, a seguito di un cambio repentino dell’inclinazione dell’asse terrestre.

Fulcanelli indica – con un tipico uso della Lingua degli Uccelli – che:

IL EST ECRIT QUE LA VIE SE REFUGIE EN UN SEUL ESPACE

Insomma, a qualcuno toccherà aspettare, ancora una volta, la discesa delle acque:

“Car les élus, enfants d’Elie, seront sauvés selon la parole de l’Ecriture. Parce que leur foi profonde, leur inlassable persévérance dans l’effort leur auront méerité d’etre éléves au rang des disciples du Christ-Lumiére. Ils en porteront le signe e recevront de lui la mission de renouer a l’humanité régénerée la chaine des traditions de l’umanité disparue.”

Il contenuto di questo malinconico capitolo è decisamente escatologico, finale; l’alchimista ha concluso il suo lavoro e raggiunge la condizione rarissima dell’Adepto; nessuno sa cosa accada, né come, né perché. Oltre alla capacità di trasmutare la materia di questo mondo e di poter – eventualmente – prolungare la vita, riceve ciò che viene chiamata tradizionalmente la Conoscenza vera, per ‘infusione’. Si tratta di un evento di portata decisamente radicale. Ricordo che Canseliet descrive l’Adeptato come una vita su un altro piano, spirituale ma assolutamente reale, in cui la visione del corso temporale e spaziale non conosce più i limiti comuni, come ciò che chiamiamo passato e futuro: l’Adepto vive costantemente nel presente.

Ed è a mio avviso solo per questa straordianria consapevolezza che Fulcanelli decise di includere questo ennesimo monumento, da tutti ignorato, nel suo discorso destinato al famoso terzo libro. Jean Laplace, quando Canseliet ritornò a Casa, prese visione di un appunto del suo Maitre in cui era riportata la sinossi del libro ritirato, che pubblicò nel n° 31 de La Tourbe des Philosophes, nel 1988, e che credo valga una attenta rilettura:

FINIS GLORIAE MUNDI

La décadence de notre civilisation et la déchéance des sociétés humaines.
Incrédulité religieuse et crédulité mystique.
Effets néfastes de l’enseignement officiel.
Abus des plaisirs par la crainte de l’avenir.
Fétichisme à notre époque.
Symboles plus puissants qu’autrefois dans la conception matérialiste.
Incertitude du lendemain.
Méfiance et défiance généralisées.
La mode et ses caprices révelateurs.
Les initiés inconnus gouvernent seuls.
Le mystère pèse sur les consciences.

II°

Témoignages terrestres de la fin du monde.
Les quatre ages.
Les cycles successifs scellés dans les couches géologiques.
Fossiles.
Flore et faune disparues.
Squelettes humains.
L’Asiatide.
Monuments de l’humanité dite préhistorique.
Cromlechs.
Chandelier des trois croix.

III°

Les causes cosmiques du bouleversement.
Le système de Ptolémée.
L’almageste.
Erreur du système de Copernic démontrée par l’etoile polaire.
Précession des équinoxes.
Inclinaison de l’écliptique.
Variations inexplicables du pôle magnétique.
Ascension solaire au zénith du pôle et retour en sens contrire provoquant le renversement de l’axe, le déluge et la fusion à la surface du globe.

E’ evidente, mi pare, che Fulcanelli possedeva una solida cultura, che spaziava dalla Storia antica all’Astronomia: ed è decisamente singolare che il terzo capitolo del libro mai apparso fosse dedicato esclusivamente al ‘bouleversement‘. Ci si potrebbe chiedere: “…e l’Alchimia?

La risposta non è univoca, ma è indubbio che qualcosa di decisivo deve essere accaduto nella visione del nuovo Adepto. E torniamo alla Croce di Hendaye…

Come era da aspettarsi, l’apparizione del testo di Fulcanelli ha generato una valanga di interventi, commenti ed interpretazioni di stampo millenaristico e apocalittico. Li tralascio, perché francamente mi interessano poco. Credo più interessante proporre le immagini di Julien Champagne e le foto del basamento:

Disegno di J. Champagne

Il basamento della Croce di Hendaye - Julien Champagne

Foto dei bassorilievi del basamento

Come si vede c’è un Sole (per la verità, con un sorriso piuttosto simile ad alcune rappresentazioni delle civiltà precolombiane), una Luna (cui Champagne ha tolto un ‘oculo’), una Stella ed un Ovale quadripartito con quattro lettere ‘A’ (piuttosto ‘compassate’).

In un altro articolo di Jean Laplace, dedicato all’obelisco solare di Dammartin-sous-Tige, si parla del movimento elicolidale del Sole, indicato dalla strana serpentina in metallo che adorna la sommità del monumento; senza voler entrare in un altro argomento astronomico (il sole, naturalmente, ha un suo movimento di traslazione complesso, dato dalla posizione del nostro sistema nella galassia e dal movimento della galassia stessa), ricordo che anche Fulcanelli, nelle Dimore Filosofali, parla del ‘retournement hélicoidal‘ del Sole.

E sempre nelle Dimore Filosofali, parlando dello strano Quadrante Solare di Holyrood, si sostiene che sarebbe ‘…un monument élevé au Vitriol Philosophique‘.

Jean Laplace ricorda giustamente che:

“Les but des sublimations est de porter le soleil de l’oeuvre au pole des materiaux afin qu’il rende manifeste ses virtues cachées, cela dans le meme temps où s’effectue l’entière purification de la terre philosophale.”

Ogni innamorato dell’Arte sa che lo scopo delle operazioni che vanno sotto il nome di Sublimazioni è quello di purificare al meglio qualcosa di peculiare: al di là della tecnica manuale, che ovviamente non posso affrontare qui, è chiaro che il Sole e la Luna sono arrivati, al termine della Prima Opera, ad un primo livello di purezza; attraverso la sublimazione, la purificazione viene spinta ancora; si tratta di rendere volatile una cosa secca fissandola (so che sembra paradossale…!), e di raccoglierla nel modo proprio. E’ da ricordare che non si tratta certo di una sublimazione chimica, che è una semplice separazione, bensì di una operazione alchemica della massima importanza; direi, quasi, che tutta l’Opera è, nei fatti, una perfetta sublimazione. Ma anche una circolazione. Dipende da cosa guardiamo e cosa vogliamo raccontare. Sublimare viene da ‘sub‘ e ‘limes‘, cioé ‘sotto‘ e ‘porta‘: dunque portare qualcosa sotto l’architrave di un ingresso, di un passaggio, per elevazione; significa insomma portare ‘in alto ciò che sta in basso‘, attraverso una sublime-azione; la parte spirituale nascosta al centro delle materie deve essere portata alla Luce, e fissata. Ovviamente, qualcosa dovrà morire, anche qui. E qualcosa vivrà. E ci sarà una nuova vita, dotata di qualità nuove, migliori e pure: alla fine delle sublimazioni si otterrà il Mercurio dei Filosofi, per dirla con Fulcanelli.

“De mème voyons nous, dans l’Oeuvre, la nécéssité de rendre manifeste ce feu interne, cette lumière ou cette ame, invisible sous la dure écorce de la matière grave.

L’Opération qui servit aux vieux philosophes à realiser ce dessein, futnommée par eux SUBLIMATION, bien qu’elle n’offre qu’un rapport éloigné avec la sublimation ordinaire des spagyristes. Car l’esprit, prompt à se dégager dès qu’on lui en fournit les moyens, ne peut, toutefois, abandonner complètement le corps mais il se fait un vétement plus proche de sa nature, plus souple à sa volonté, des particules nettes et mondées qu’il peut récolter autour de soi, afin de s’en servir comme véhicule nouveau.

Il gagne alors la surface externe de la substance brassée et continue de SE MOUVOIR SUR LES EAUX, ainsi qu’il est dit dans la Genese (I,2) jusqu’à ce que la lumière paraisse. C’est alors qu’il prend, en se coagulant, une couleur blanche éclatante, et que sa séparation de la masse en est rendue très facile, puisque la lumière s’est, d’elle -meme, placée sur le boisseau, laissant à l’artiste le soin de la recueillir.

Apprenons encore, pour que l’étudiant ne puisse rien ignorer de la pratique, que cette séparation, ou sublimation du corps et manifestation de l’esprit doit se faire progressivement et qu’il faut la réitérer autant de fois qu’on le jugera expédient. Chacune de ces réiterations prend le nom d’AIGLE. FAIRE VOLER L’AIGLE, suivant l’éxpression hermetique, c’est faire briller la lumière en la découvrant de son enveloppe obscure et en la portant à la surface.

Mais nous ajouterons que, contrairement à la sublimation chimique, l’esprit étant en petite quantité par rapport au corps, notre opération fournit peu du principe vivifiant et organisateur dont nous avons besoin.

Ainsi l’artiste prudent devra s’efforcer de rendre l’occulte manifeste, et de faire que “ce qui est dessous soit dessus” s’il désire voir la lumière métallique interne irradier à l’exterieur.”

La simbologia alchemica classica rappresenta questa tediosa ed esiziale operazione con le Aquile, che sono le uniche che riescono a volare alto ed a poter guardare il Sole con gli occhi aperti,. Qualcuno sostiene che l’aquila è l’unica in grado di fissare il Sole. E tutti sanno che il numero delle Aquile non è inferiore a sette; meglio, Philalete docet, se undici. Il motivo è facile da intuire.

Dunque, Sole con quattro stelle, Luna Oculata, una Stella, e quattro ‘A’; però, però…siccome siamo dei ‘foux’, e siccome sappiamo bene quale deve essere la Luna ‘giusta’…forse, visto che la sublimazione è molto legata al ‘bouleversement‘, bisognerebbe ’speculare’ il tutto: e magari uno resterebbe stupito nel vedere quelle quattro ‘A’, così abilmente compassate, divenire qualcosa che nei manuali alchemici corrisponde al simbolo…della terra!…o – addirittura – del ‘vitrum’!…

Il Mercurio, per mirabile azione, sublime, attrae la parte pura dello Zolfo e la porta con sè, in alto; poi tutto discende, trasformato e fissato. E’ a questo movimento di ascesa e discesa che forse si fa riferimento in questo ben strano capitolo. Non mi sorprenderei se fosse davvero elicoidale. Affatto.

Fulcanelli, nelle sue infinite riletture, riserva sempre sorprese; riporto l’incipit del passo in questione:

Petite ville frontière du pays basque, Hendaye groupe ses maisonnettes au pied des premiers contreforts pyrénéens. L’océan vert, la Bidassoa large, brillante et rapide, les monts herbeux l’encadrent. L’impression première, au contact de ce sol âpre et rude, est assez pénible, presque hostile. A l’horizon marin, la pointe que Fontarabie, ocrée sous la lumière crue, enfonce dans les eaux glauques et miroitantes du golfe, rompt à peine l’austérité naturelle d’un site farouche. Sauf le caractère espagnol de ses maisons, le type et l’idiome de ses habitants, l’attraction toute spéciale d’une plage récente, hérissée d’orgueilleux palaces, Hendaye n’a rien qui puisse retenir l’attention du touriste, de l’archéologue ou de l’artiste.

En quittant la station, un chemin agreste longe la voie ferrée et conduit à l’église paroissiale, située au centre de la ville. Ses murs nus, flanqués d’une tour massive, quadrangulaire et tronquée, se dressent sur un parvis exhaussé de quelques marches et bordé d’arbres aux épaisses frondaisons. Edifice vulgaire, lourd, remanié, sans intérêt. Près du transept méridional, cependant, une humble croix de pierre, aussi simple que curieuse, se dissimule sous les masses vertes du parvis.”

No, non c’è nulla che possa trattenere l’attenzione…

Tutti sanno che le cose migliori sono quelle riservate a pochi.

E rifletto sulla portata vertiginosa della visione dell’Adepto Fulcanelli, sulla sua capacità di coniugare Conoscenza di Madre Natura, e di avvisare ‘in chiaro‘ coloro i quali avranno, eventualmente, orecchie per intendere, e di indicare, con semplicità ed Amore e quel pizzico di nonchalance, la Via degli antichi.

A ben guardare, dunque, assieme all’indubbio valore escatologico, questo passo estratto dal vero Finis Gloriae Mundi da parte di Canseliet, rivela un modello di insegnamento, ancora una volta, straordinario. Che varrebbe la pena di approfondire. Infatti…

IL EST ECRIT QUE LA VIE SE REFUGIE EN UN SEUL ESPACE

Meglio mettere la spazzatura sotto il tappeto…

Posted in Alchemy, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , on Monday, November 9, 2009 by Captain NEMO

Leggo ora – ma in Francia se ne parla da tempo – che a Bure si sta costruendo un sito dove verranno sepellite le scorie radioattive prodotte dalle centrali nucleari francesi. A cinquecento metri sotto terra. Sotto la terra di Champagne.

Il 90% dei rifiuti nucleari ha una vita radioattiva pari a circa 30 anni. Meno del 5% ha una vita semieterna: 300.000 anni…! Entro il 2020 si stima che per produrre energia dall’atomo in Francia si produrranno 1.800.000 metri cubi di scorie nucleari. Di queste, solo lo 0,2% è altamente pericoloso, ma – da solo – rappresenta il 95% della radioattività totale. Fanno 3600 metri cubi. Che verranno sepelliti in fusti di circa 60 centimetri l’uno, in acciaio rivestito di vetro. Un cimitero, un tempio oscuro, piuttosto infernale, di materia ancora attiva, molto ‘furiosa’ per essere stata violentata, secondo me: “attiva” per 3000 secoli! Gli esperti dicono che è la migliore soluzione praticabile, oggi. Se lo dicono loro…

La riflessione mia non ha alcun intento politico, sia ben chiaro… E’ solo una riflessione su Madre Natura e ciò che l’uomo fa. Ciò che Le facciamo. E’ il buon senso e l’umiltà che manca. Roba antica, che non riusciamo più a praticare. Ricordo di aver visto una mappa di altri tipi di Templi in Francia: le Cattedrali gotiche, che talvolta venivano erette su qualche antico luogo dove una Fonte sgorgava dalle viscere della terra, dove talvolta venivano poste – chissà da chi – delle statue di Vergine Nere…, simboli di una promessa, di un patto, di un sogno, di un anelito al Cielo:

Mappa delle Cattedrali in Terra di Francia

Le Cattedrali in Francia

Questa invece è una mappa più moderna…le Croci Rosse a quattro braccia sono diventate nere, a tre braccia…

Mappa della Francia Nucleare

La Francia Nucleare

E ripenso a ciò che uno strano tipo disse a Jacques Bergier, nel 1937:

Il signor Andrè Helbronner, di cui voi siete, credo, l’assistente, si dedica alla ricerca dell’energia nucleare. Il signor Helbronner ha voluto tenermi al corrente di alcuni risultati ottenuti e in particolare dell’apparizione della radioattività dovuta al polonio, quando un filo di bismuto è volatilizzato da una scarica elettrica nel deuterio ad alta pressione. Voi siete molto vicini alla riuscita, come d’altronde altri scienziati contemporanei. Posso permettermi di mettervi in guardia? Gli studi ai quali vi dedicate, voi e i vostri simili, sono terribilmente pericolosi. Essi mettono in pericolo non soltanto voi. Sono temibili per l’intera umanità. La liberazione dell’energia nucleare è più facile di quanto non pensiate. E la radioattività artificiale prodotta può avvelenare l’atmosfera del pianeta in pochi anni. Inoltre, esplosivi atomici possono essere fabbricati con pochi grammi di metallo, e radere al suolo città intere. Ve lo dico nettamente: gli alchimisti lo sanno da molto tempo.

…So cosa state per dirmi, ma è senza interesse. Gli alchimisti non conoscevano la struttura del nucleo, non conoscevano l’elettricità, non avevano alcun mezzo di scoperta. Essi dunque non hanno potuto operare nessuna trasmutazione, non hanno dunque mai potuto liberare l’energia nucleare. Io non tenterò di darvi le prove di ciò che ora vi dichiarerò, ma vi prego di ripeterlo al signor Helbronner: combinazioni geometriche di materiali estremamente puri bastano per scatenare le forze atomiche, senza che ci sia bisogno di utilizzare l’elettricità o la tecnica del vuoto.

L. Pauwels, J. Bergier – Il Mattino dei Maghi – Mondadori

Chissà…300.000 anni. 3000 secoli. Non è curioso che si sia scelto lo Champagne?…non è surreale aver visto, da qualche parte, quell’ “Uber Campa Agna“?…mah…vi sono così tante lingue, così tanta confusione.

Chissà se quando accenderemo la lavatrice, o il televisore o una semplice lampadina qualcuno penserà mai che lo 0,2% delle ’scorie’ di un combustibile usato irradieranno le viscere della terra per qualche migliaio di secoli. E che sarà mai?…Le radiazioni esistono, sono naturali. Ma ve ne sono di buone, e di cattive. E’ facile riconoscerle: sono quelle prodotte ‘per ars diabolica‘.

Il Mistero delle Cattedrali

Ah, Monsieur Fulcanellimercì…mercì…mercì !

Les Feux du President…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts with tags , , , , , on Friday, October 23, 2009 by Captain NEMO

Molte volte ci si chiede se esista una sorta di meccanismo nell’Opera. Risponderei che – propriamente – non vi è assolutamente nulla di veramente meccanico, almeno per come conosciamo noi la meccanica…Tuttavia, a ben guardare, l’azione del Fuoco, descritta a iosa in ogni buon trattato d’Alchimia, si presta meglio a questo nostro modo, peraltro comune e pure necessario, di vedere le cose attorno a noi.

Tra i vari autori emeriti che ci hanno lasciato le loro indicazioni al riguardo, spicca per semplicità e chiarezza meccaniche il Presidente D’Espagnet, le cui due opere sono a mio avviso due piccole perle di saggezza. Ed estremamente semplici, e magistralmente modellate ad educare la nostra percezione dei misteriosi fenomeni di Madre Natura. Chiunque abbia studiato un po’, avrà forse tentato di schematizzare i tipi di fuoco (usualmente tre o quattro) descritti da Frate Basilio Valentino (con la preziosa nota di Canseliet), da Frà Marcantonio Crassellame, da Artephius, da Filalete, dal Trevisano et alia.

Talvolta i nomi e le descrizioni appaiono in leggero disaccordo: eppure, visto che descrivono una cosa unica, la concordanza deve esistere e può essere trovata. Certo occorre riflettere bene e saper comprendere, essendone prima disposti, di che cosa si stia parlando. Penso dunque che la grande cura del Presidente D’Espagnet nel parlare dell’Arte per canoni possa aiutare a chiarire al meglio quell’ipotetico schema. La confusione potrebbe scomparire.

Probabilemte questo Post potrebbe risultare un po’ noioso, vista la lunghezza, ma non ho saputo evitarlo: il Presidente è molto, molto chiaro e conosceva perfettamente ciò di cui andava parlando. Certo, in un paio di punti è stato quasi obbligato ad un po’ di amorevole perfidia, ma – tutto sommato – chi studia sa che c’è di molto peggio!

Trovo il Canone 93 poetico ed illuminante: e continuando nella lettura vi si dovrà tornare spesso. E’ un meccanismo poetico quello che viene descritto, ma la cui efficacia, in termini di azione sulla vita della materia minerale, è imprescindibile.

Ho tradotto questi canoni dell’ Arcanum Hermeticae Philosophiae Opus in modo rapido e ovviamente personale, cercando di evitare fronzoli ed interpretazioni: io credo che non siano necessari miei commenti, tanto è luminoso ciò che vien detto. Lo ripeto: se si mettono a confronto i vari autori, l’enigma si trasformerà in una serena consapevolezza. Almeno, lo auguro e lo spero!

___________________________________________________________

93

Le nom de feu est homonyme parmi les philosophes, car il se prend quelquefois par métonymie pour chaleur, et ainsi il y a autant de feux que de chaleurs. Dans la génération des métaux et des végétaux la nature reconnaît un triple feu, à savoir le céleste, le terrestre et le greffé. Le premier coule du Soleil comme de sa source dans le sein de la terre : il émeut les fumées ou vapeurs du mercure et du soufre, desquelles sont créés les métaux, et se mêle à elles ; il excite le feu greffé dans les semences des végétaux, où il dort, et lui ajoute de petits feux pareils à des éperons, pour développer la végétation. Le second feu est caché dans les entrailles de la terre : par son impulsion et son action, les vapeurs souterraines sont poussées en haut par des pores et de petits tuyaux, et chassées du centre vers la surface du sol, aussi bien pour la composition des métaux là où la terre est comme enflée, que pour la production des végétaux, en putréfiant, en amollissant, et en préparant pour la génération leurs semences. Quant au troisième, qui est engendré du premier, c’est-à-dire du feu solaire, dans la fumée vaporeuse des métaux, s’étant mêlé dans leur menstrue, il forme une concrétion avec cette matière humide et y demeure comme retenu prisonnier par force, ou plutôt il y est attaché comme la forme du mixte. Il demeure là enté dans les semences des végétaux, jusqu’à ce qu’étant sollicité et ému par les rayons paternels, il agite et informe la matière intérieure, et devienne ainsi le sculpteur et l’économe du mixte tout entier. Mais dans la génération des animaux, le feu céleste coopère aussi insensiblement avec l’animal, car il est le premier agent dans la nature. La chaleur de la femelle répond à la chaleur terrestre, lorsqu’elle putréfie, fomente et prépare la semence : mais le feu enté dans la semence est le fils du Soleil, qui dispose la matière, et l’ayant disposée, l’informe.

 ”Il nome fuoco è omonimo tra i filosofi, poiché si intende per metonimia talvolta come calore, e così vi sono tanti fuochi quanti calori. Nella generazione dei metalli e dei vegetali la natura riconosce un fuoco triplo, cioè il celeste, il terrestre e l’innestato [1]. Il primo fluisce dal Sole, come sua sorgente, nel seno della terra: esso emette i fumi o vapori di mercurio e di zolfo, dai quali sono creati i metalli, e si mescola ad essi [2]; esso eccita il fuoco innestato nelle semenze dei vegetali, dove dorme, e gli aggiunge dei piccoli fuochi simili a speroni per sviluppare la vegetazione. Il secondo fuoco è nascosto nelle viscere della terra: attraverso il suo impulso e azione, i vapori sotterranei sono spinti in alto attraverso dei pori e dei piccoli canali, e cacciati dal centro verso la superfice del suolo, sia per la composizione dei metalli là dove la terra è come gonfiata, sia per la produzione dei vegetali, purificandoli, rendendoli molli, e preparandoli per la generazione delle loro semenze. Quanto al terzo fuoco, il quale è generato dal primo, cioè dal fuoco solare, nel fumo vaporoso dei metalli, essendosi mescolato nel loro mestruo, esso forma una concrezione con questa materia umida e vi dimora come se fosse trattenuto prigioniero con la forza, o piuttosto vi è attaccato come la forma del misto. Esso dimora là , unito, nelle semenze dei vegetali, sino a che, sollecitato e emozionato [3] dai raggi paterni, agita e informa la materia interna, e diviene così lo scultore e l’economo del misto tutto intero. Ma nella generazione degli animali, il fuoco celeste coopera altrettanto insensibilmente con l’animale, poiché è il primo agente nella natura. Il calore della femmina risponde al calore terrestre, quando essa putrefà, fomenta e prepara la semenza: ma il fuoco unito nella semenza è il figlio del Sole, che dispone la materia, ed avendola disposta, l’informa.”

94 – Le Triple Feu

Les Philosophes ont observé un triple feu dans la matière de leur Œuvre : le feu naturel, le non naturel, et le contre nature. Ils appellent feu naturel cet esprit de feu tout céleste qui est enté et gardé dans la profondeur de la matière, et qui lui est très étroitement attaché : à cause de la force du métal il devient hébété et inerte, jusqu’à ce qu’excité par l’artifice philosophique et une chaleur externe, il obtienne sa liberté et recouvre en même temps la faculté de se mouvoir. Car alors, en pénétrant, en dilatant et en congelant, il informe enfin la matière humide. Or, dans quelque mixte que ce soit où ce feu naturel soit mêlé, il y est le principe de la chaleur et du mouvement. Ils appellent feu non naturel celui qui, attiré d’ailleurs et survenant du dehors, a été introduit dans la matière par un artifice admirable, de sorte qu’il augmente et multiplie les forces du feu naturel. Mais ils appellent feu contre nature celui qui putréfie les corps composés, et qui corrompt le tempérament de la Nature. Celui-ci est imparfait, parce que trop faible et insuffisant pour la génération, il ne peut pas franchir les bornes de la corruption. Tel est le feu, ou la chaleur, du menstrue : néanmoins, c’est de manière impropre qu’on lui donne le nom de feu contre nature, puisqu’il est plutôt en quelque sorte conforme à la nature, après la forme spécifique : il corrompt en effet la matière, mais de telle sorte qu’elle soit disposée à la génération.

 « I Filosofi hanno osservato un fuoco triplo nella materia della loro Opera ; il fuoco naturale, il non naturale, ed il contro natura. Essi chiamano fuoco naturale questo spirito di fuoco tutto celeste che è unito e protetto nella profondità [4] della materia, e che le è strettamente attaccato: a causa della forza del metallo diviene ebete ed inerte, sino a quando, eccitato grazie[5] all’artificio filosofico ed un calore esterno, ottiene la sua libertà e  riscopre allo stesso tempo la facoltà di muoversi. Poiché allora, penetrandola, dilatandola e congelandola, informa infine la materia umida. Ora, in qualunque misto a cui questo fuoco naturale sia mescolato, ne è il principio di calore e movimento. Essi chiamano fuoco non naturale quello che, attirato d’altrove e sopravvenendo da fuori, è stato introdotto nella materia grazie ad un artificio ammirevole, in modo che aumenta e moltiplica le forze del fuoco naturale. Ma essi chiamano fuoco contro natura quello che putrefà i corpi composti, e che corrompe il temperamento della Natura. Questo è imperfetto, perché troppo debole e insufficiente per la generazione, (e) non può superare i limiti della corruzione. Tale è il fuoco, o il calore, del mestruo; nondimeno, è in modo improprio che lo si chiama con il nome di fuoco contro natura, poiché esso è piuttosto in qualche modo conforme alla natura,  grazie alla forma specifica: esso corrompe in effetti la materia, ma in un modo tale che essa viene resa disposta alla generazione.”

95

Cependant il est croyable que le feu corrupteur, qu’on appelle contre nature, ne soit autre que le feu naturel, mais seulement au premier degré de sa chaleur, car l’ordre de la nature requiert que la corruption précède la génération. Le feu naturel donc, conformément aux lois de la nature, fait l’une et l’autre, en excitant deux sortes de mouvements tour à tour dans la matière. Le premier est un mouvement lent de corruption, suscité par une chaleur débile, pour amollir et préparer le corps. L’autre mouvement est celui de la génération, plus vigoureux et plus fort, excité par une chaleur plus violente, afin d’animer et d’informer pleinement le corps déjà disposé par le premier. Deux sortes de mouvements se font donc, à deux degrés différents de chaleur, du même feu. Et il ne faut pas penser pour autant qu’il y ait deux sortes de feu, mais avec beaucoup plus de raison, il faut donner le nom de feu contre nature à celui qui détruit par la violence.

 « Tuttavia è credibile che il fuoco corruttore, che si chiama contro natura, non sia altro che il fuoco naturale, ma soltanto al primo grado del suo calore, poiché l’ordine della natura richiede che la corruzione preceda la generazione. Il Fuoco naturale, dunque, conformemente alle leggi della natura, fa l’uno e l’altro, eccitando via via due tipi di movimenti nella materia. Il primo è un movimento lento di corruzione, suscitato da un calore flebile, per rammollire e preparare il corpo. L’altro movimento è quello della generazione, più vigoroso e più forte, eccitato da un calore più violento, al fine di animare e d’informare pienamente il corpo già disposto dal primo. Si fanno dunque due tipi di movimento, a due diversi gradi di calore, da parte dello stesso fuoco. E non bisogna pensare tuttavia che vi siano due tipi di fuoco, ma con molta più ragione, bisogna dare il nome di fuoco contro natura a quello che distrugge attraverso la violenza.”

96

Le feu non naturel se convertit par des degrés successifs de digestion en le feu naturel, qu’il augmente et multiplie. Tout le secret consiste en la multiplication du feu naturel, qui ne peut seul, par ses propres forces, ni agir ni communiquer une teinture parfaite aux corps imparfaits ; car il se suffit seulement à lui-même, et n’a pas de quoi donner du sien. Mais, multiplié par le feu non naturel qui abonde merveilleusement en vertu de multiplier, il agite avec beaucoup plus de force et s’étend bien au-delà des bornes de la nature, teignant et perfectionnant les corps étrangers et imparfaits, par le moyen de la teinture qu’il a sucée, et de ce feu précieux qui lui a été ajouté.

 « Il fuoco non naturale si converte per gradi successivi di digestione in fuoco naturale, che aumenta e moltiplica. Tutto il segreto consiste nella moltiplicazione del fuoco naturale, il quale non può, da solo, con le sue proprie forze, né agire né comunicare una tintura perfetta ai corpi imperfetti; poiché è sufficiente soltanto a sé stesso, e non ha di che donare di suo. Ma, moltiplicato grazie al fuoco non naturale che abbonda meravigliosamente in virtù moltiplicativa, agita con molta più forza e si estende ben al di là dei limiti della natura, tingendo e perfezionando i corpi estranei e imperfetti, per mezzo della tintura che ha succhiato [6], e di questo fuoco prezioso che gli è stato aggiunto.”

97

Les philosophes appellent aussi leur eau un feu, parce qu’elle est souverainement chaude et pleine d’un esprit de feu : aussi la nomment-ils encore eau de feu : car elle brûle et consume les corps des métaux parfaits plus que le feu ordinaire. Cette eau les dissout parfaitement, alors même qu’ils résistent à notre feu, sans pouvoir aucunement être dissous par lui : pour cette raison, elle est aussi appelée eau ardente. Or ce feu de teinture est caché dans la racine et dans le centre de l’eau, où il se manifeste par deux sortes d’effet, à savoir par la dissolution du corps et par la multiplication.

 « I Filosofi chiamano fuoco anche la loro acqua, poiché essa è sovranamente calda e piena di uno spirito di fuoco: così la chiamano pure acqua di fuoco: poiché essa brucia e consuma i corpi dei metalli imperfetti più che il fuoco ordinario. Quest’acqua li dissolve perfettamente, mentre essi resistono al nostro fuoco, senza poter essere in alcun modo dissolti da esso: per questa ragione, essa è chiamata anche acqua ardente. Ora questo fuoco di tintura è nascosto nella radice e nel centro dell’acqua, dove si manifesta attraverso due tipi di effetti, cioè la dissoluzione del corpo e la moltiplicazione.”

98

La nature se sert de deux sortes de feu dans l’ouvrage de la génération, d’un interne et d’un autre externe. Le premier, ou feu naturel, qui gît dans les semences des choses et dans les mixtes, est caché dans leur centre, d’où il meut et vivifie le corps, en tant que principe du mouvement et de la vie. Mais l’autre, ou feu étranger, soit qu’il vienne du ciel, soit qu’il parte de la terre, réveille le premier, qui est comme enseveli dans le sommeil, et le pousse à agir ; car les petits feux vitaux qui sont empreints dans les semences, ont besoin d’un moteur externe afin de pouvoir eux-mêmes se mouvoir et agir.

 «  La natura si serve di due tipi di fuoco nell’opera della generazione, di uno interno e di un altro esterno. Il primo, o fuoco naturale, che risiede nelle semenze delle cose e nei misti, è nascosto nel loro centro, da dove muove e vivifica il corpo, come principio di movimento e della vita. Ma l’altro, o fuoco estraneo, sia che venga dal cielo, sia che parta dalla terra, risveglia il primo, che è come sepolto nel sonno, e lo spinge ad agire; poiché i piccoli fuochi vitali che sono impressi nelle semenze hanno bisogno di un motore esterno al fine di poter muoversi e agire essi stessi.”

99

Il en va de même dans l’ouvrage philosophique ; car la matière de la pierre possède son feu intérieur et naturel, qui est en partie augmenté et accru d’un feu externe et étranger, grâce à la science philosophique. Ces deux feux s’unissent et s’allient fort bien intérieurement, d’autant qu’ils sont conformes et homogènes : l’interne a besoin de l’externe, que le philosophe lui ajoute selon les préceptes de l’art et de la nature, celui-ci provoque celui-là au mouvement. Ces feux sont comme deux roues, dont celle qui est cachée se meut plus vite ou plus lentement, selon la manière dont elle est poussée et incitée par celle qui est manifeste. Et ainsi l’art vient au secours de la nature.

 « Accade la stessa cosa nell’opera filosofica ; poiché la materia della pietra possiede il suo fuoco interno e naturale, che è in parte aumentato ed accresciuto da un fuoco esterno ed estraneo, grazie alla scienza filosofica. Questi due fuochi si uniscono e si alleano molto bene interiormente, visto che sono conformi ed omogenei: l’interno ha bisogno dell’esterno, che il filosofo gli aggiunge secondo i precetti dell’arte e della natura, questo provoca quello al movimento. Questi due fuochi sono come due ruote, delle quali quella che è nascosta si muove più svelta o più lentamente a seconda del modo con cui essa viene spinta ed incitata da quella che è manifesta. E così l’arte viene al soccorso della natura.”

100

Le feu interne tient le milieu entre le feu externe, son moteur et sa matière : de là vient que, de même qu’il est mû par celui-là, il meut pareillement celle-ci, et que s’il en est poussé avec véhémence ou avec modération, il opère de la même manière dans sa matière. Enfin, l’information de tout l’ouvrage dépend de la mesure du feu externe.

 « Il fuoco interno è il mezzo tra il fuoco esterno, suo motore, e la sua materia : per questo accade che, mentre viene mosso attraverso quello, esso muove ugualmente questa, e che se ne viene spinto con veemenza o con moderazione, opera allo stesso modo nella usa materia. Infine, l’informazione di tutta l’opera dipende dalla misura del fuoco esterno.”


[1] Generalmente viene detto ‘innato’, ma – come si legge – l’immagine dell’innesto rende molto meglio l’idea di questa particolare azione celeste.

[2] Si mescola ai vapori, non ai metalli.

[3] Potrebbe anche tradursi con ‘mosso’, ma mi piace di più quell’ “emozionarsi” del figlio grazie ai raggi del padre.

[4] La ‘profondeur’. In proposito, vide Canseliet…

[5] Questa eccitazione avviene grazie a due cose: l’artificio indispensabile ed il calore.

[6] C’è da chiedersi da ‘cosa’ abbia succhiato la tintura…ma la risposta non dovrebbe essere difficile.

__________________________________________________________

Jean d’Espagnet, Presidente del Tribunale di Bordeaux, si firmava con due frasette:

Penes Nos Unda Tagi

e

Spes Mea est in Agno

Ogni commento è lecito e gradito!

Primum Ens

Posted in Alchemy, Alchemy Texts with tags , , , , , , , , , on Friday, October 9, 2009 by Captain NEMO

Ogni tanto si ritorna sui testi più amati e più belli; e rileggendoli riappaiono, intatte, alcune perle preziose lasciate dai Maestri lungo i bordi del sentiero.

E’ il caso, per esempio, di un curioso inciso nel Capitolo XI dell’ Entrata Aperta al Palazzo Chiuso del Re, di Ireneo Filalete. In questa sezione, intitolata “Scoperta del Magistero Perfetto“, l’Adepto narra in modo mirabile il processo sperimentale grazie al quale, dopo mille tentativi più o meno fruttuosi, i Filosofi si resero conto della assoluta ed imprescindibile necessità nell’Opera alchemica del Mercurio, inteso come corpo portatore del suo omonimo Principio. E’ un capitolo molto bello, in cui Filalete racconta, con dovizia di particolari, il percorso che nel tempo, si potrebbe dire – con termine moderno – per trials&errors , ha portato gli artisti innamorati a comprendere che senza il Mercurio, in ogni sua forma e idea, nulla di sensato si poteva compiere lungo il cammino dell’Opera.

In apertura del capitolo, si chiarisce che all’inizio – quando ancora non si disponeva di ‘libri‘, si operò necessariamente su corpi imperfetti che potevano soltanto essere ‘esaltati’, ma che mai raggiungevano la più-che-perfezione, tanto agognata.

Questo chiarisce bene che è senza dubbio possibile seguire molte vie operative – in verità, non molto numerose – che portano a delle pietre trasmutatorie, dalle qualità diverse per potenza, capacità e campo di applicazione. Si trattava – come qualcun altro ha confermato più tardi – di corpi certo più elevati rispetto ai corpi imperfetti di partenza…ma lontani da quell’origine universale di cui, anche in antichità, alcuni parlavano.

Insomma, se uno vuol fare una pietra ha a disposizione diverse possibilità, anche interessanti dal punto di vista meramente ‘di scena’. Sono pietre che trasmutano…ma…lontane dall’idea originale della suprema perfezione.

Ebbene, senza alcuna ragione, improvvisamente – pare – Filalete apre una ‘parentesi’ e propone al lettore una frasetta che era destinata a restare infissa nei cuori e nelle menti di ogni cercatore. Eccola:

“…Salia cuncta repudiarunt, uno Sale excepto, qui est Salium Ens primum, qui quodvis Metallum dissolvit, eademque opera Mercurium coagulat; at hoc non nisi Via violenta. Quare Agens istius modi integro Pondere & Viribus a Rebus iterum separatur.”

(Ireneo FilaleteIntroitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium, Cap XI – 1667)

Paolo Lucarelli, nel suo bel commento al testo di Filalete, (Opere di Ireneo Filalete, pag. 45 – Ed. Mediterranee, Roma 2001), traduce:

“…rigettarono tutti i sali, eccettuato un unico sale, che è il primo ente dei sali, che dissolve qualsiasi metallo, e con la stessa operazione coagula il Mercurio, ma solo per una via violenta. Per cui un agente di questo tipo si separa dalle cose mantenendo integri peso ed energia.”

Se si ha dimestichezza con il metodo che Filalete decise di utilizzare per proporre il suo insegnamento, questa strana parentesi si può certo accoppiare con un’altra celebre frase, tratta dal Capitolo IV, pag. 34, che tratta ovviamente de ‘Il Magnete dei Saggi“:

“Aggiungo che il nostro magnete ha un centro occulto abbondante di sale, e questo sale è un menstruo nella sfera della Luna, capace di calcinare il nostro oro.”

Insomma si sta parlando, come lo stesso Lucarelli notava nel 1986, della corretta via per ottenere il nostro Magnete.

Se l’indicazione è chiara, val la pena – forse – di riflettere su alcuni punti, che paiono quasi gettati lì, con sospetta non-chalance, in quella frase un po’ bizzarra.

  • I Filosofi rigettarono tutti i sali.
  • Eccettuato uno, che nel latino dell’autore è “uno Sale excepto
  • Questo sale è in verità il Primum Ens dei sali; se è il Primo Ente, è una cosa di importanza esiziale; si tratterebbe dell’ “idea” stessa, la primigenia ed originaria della ‘salinitas‘, di tutte le ’salinitates’ terrene; è da quell’idea, che si deve ritenere inserita nel Progetto stesso di Madre Natura, che prendono vita e nascita i vari sali di cui è ricca la manifestazione. Se ci si ricorda che il sale dell’alchimista non è certo il sale del chimico, ci si dovrebbe rendere conto di quanto rispetto e di quanta umiltà necessiti l’alchimista che scopre questo Primum Ens, e decide di mettersi in cammino, con la necessaria sintonia e con grande trepidazione nel cuore, verso l’ottenimento di ‘quel‘ Sale.
  • Ovviamente, visto che siamo qui, su Terra, questo Ens necessita di una forma, di un corpo. Gli indizi Filalete li ha certo lasciati, ma – more solito – non si poteva dire di più.
  • Questo benedetto sale ha la capacità di dissolvere ogni metallo e – nella stessa operazione – coagula il Mercurio: anche in questo caso, val la pena di riflettere attentamente su quello che viene detto. Leggendo senza riflettere si corre il rischio di trascurare l’enormità di ciò che viene scritto. Stando a ciò che viene detto qui, questo sale compie una cosa che ha – letteralmente – del miracoloso: mentre scioglie uno, coagula l’altro. Punto. Un mio amico, a questo proposito, diceva: “…ecco il senso misterioso e sacro del Vescovo…“.
  • …ma solo per una via violenta. Questo è un indizio, ma pericoloso. Si possono prendere lucciole per lanterne. Ma la lucciola, c’è.
  • E proprio per queste ragioni, cioè per quella capacità miracolosa di cui sopra, questo ‘ens’ è ‘agente. Quante volte si sente ripetere che al paziente serve un solo ed unico agente. Anche Fulcanelli lo ricorderà, et maintes fois …!
  • E sempre per quei motivi, esso ’si separa’ senza perdita di peso e forza. Dal punto di vista alchemico, questa è un’affermazione di estrema importanza. Non si può dir tutto, ma leggendo e rileggendo, testo e traduzione…forse qualche lucciola nuova potrebbe apparire in queste notti meravigliose, che sono lo specchio della Primavera.

Forse ci sarà una ragione naturale, ma a noi preclusa, sempre, per cui ogni ‘primum vere‘ ci si mette alla ricerca di questo benedetto ‘primum ens‘…

Origine, universale, primum ens…quante poche, semplici parole per ’sentire’ Alchimia. E quanto separata è la nostra nullità di fronte alla semplice possanza di Madre Natura…

E ripenso, quasi frastornato, al Sacro in Alchimia. Non sempre ci si rende conto delle cose…anzi, quasi mai.

Sia chiaro: non pretendo di affermare nulla di certo….è soltanto il tentare di comunicare un’emozione, rileggendo, per la centesima volte, una strana, bizzarra, …parentesi di un grande Maestro. Il Palazzo è chiuso, ma qualcuno ha tentato di lasciare qualche porticina aperta…