Archive for Fuoco Segreto

Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – Interludio, Verde

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Thursday, November 10, 2016 by Captain NEMO

Molto inchiostro è colato nell’interpretazione dell’Ecusson final che apparve con la prima edizione del 1926 de Le Mystere des Cathedrales. Una lettura araldica canonica e di buon senso (da parte di Althea, alias Madame Elena Frasca Odorizzi) potrebbe essere: “Di rosso, all’Ippocampo d’oro, cimato da una spiga d’orzo dello stesso, attraversante su una campagna del secondo“. Paolo Lucarelli, che ebbe la benevolenza di parlarmene poco prima della pubblicazione della sua nuova traduzione ed edizione della prima opera di Fulcanelli (2005), canta il blasone comme-il-faut, tenendo anche conto dell’elmo, vale a dire dell’origine alchemica dell’ormai famoso blasone: “Troncato di rosso e d’oro, all’Ippocampo d’oro dell’uno all’altro accompagnato in capo da una spiga d’orzo, timbrato da elmo di cavaliere crociato ornato di due lambrecchini, con impresa d’anima che dice uber campa agna”. Paolo, per miglior aiuto, fece anche colorare, basandosi su questa lettura, il blasone di Fulcanelli, ponendolo in quarta di copertina.

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I Tre Ecussons

In reverente omaggio ai Frères Chevaliers d’Heliopolis, ho pensato di giustapporre il blasone originale (del 1926), a quelli di Eugène Canseliet e Jean Laplace; trovo infatti che vi sia da riflettere. Ricordo anche che Paolo mi riferì di esser rimasto molto turbato dal fatto di non aver avuto notizie da Jean durante l’ultimo periodo della sua vita terrena. Come è noto, erano due stretti amici. Se tutti conosciamo il rivoluzionario contributo di Paolo alla corretta direzione da dare dell’operatività alchemica stretta, pochi – temo – hanno voluto consultare le opere di Jean.

L’unico colore ‘araldico’ nell’Ecusson di Fulcanelli è il rosso, il quale ne specifica con chiarezza cristallina il senso, cioé l’Initium, vale a dire il risultato della ‘prima operazione’: “Questa dunque è la prima operazione di alchimia, come diceva Canseliet, alla fine della quale deve manifestarsi quel rosso tanto misterioso e importante da essere definito arcano maggiore dell’Arte, che sovrasterà l’oro, o meglio un’acqua dorata, più o meno nelle proporzioni che qui si vedono.”.

Nell’Ecusson di Jean appaiono tre  colori: dall’esterno all’interno il nero, il bianco, il verde; fino al centro, rappresentato dal Sol, d’oro (il quale, in araldica,  è metallo e non colore). Da un suo saggio apparso ne La Tourbe des Philosphes, numero 31, titolato Aperçus Vitriolique, sottopongo un passo:

“« Aujourd’hui clair de lune

Il fera demain clair de l’autre. »

De Cyrano Bergerac : Le pédant joué

La séparation est de telle importance qu’elle influence, de façon décisive, l’aspect des matériaux à la fin du premier oeuvre. Eugène Canseliet, unique disciple de Fulcanelli, disait souvent que le vitriol véritable n’est pas nécessairement atteint lorsqu’on obtient un sel vert lors des purifications du mercure. Chacun pourra en juger à présent, en prenant connaissance de la description exacte du composé que nous avons pu élaborer et que voici :

L’étoile, qui est un synonyme philosophique du sel dont nous parlons, est générée à partir des seuls matériaux réservés à l’oeuvre lorsqu’ils sont travaillés selon la technique sans envie décrite au chapitre conjonction et séparation de « L’alchimie expliquée ». Le vitriol est insoluble quel que soit le solvant employé depuis l’eau, le chloroforme, l’acétone jusqu’à l’alcool le plus subtil, voir même l’acide chlorhydrique. On peut donc le considérer comme un émail de la meilleure qualité, certains le comparent même à l’or. Par-dessus tout, il est transparent comme du cristal de Bohême teinté du plus beau vert. Cette transparence est le signe le plus certain d’une exacte préparation si l’odeur de l’encens accompagne les opérations de purification. Sa couleur est fixe. Le vitriol, coulé puis refroidi à la surface du mercure, se brise en mailles de filet. Les veines de ces brisures deviennent, à l’air ambiant, autant de lignes opaques hérissées d’une multitude de poils blancs dont la structure ressemble à l’amiante. Toutefois, cette « oxydation » se limite aux seules fêlures de la masse compacte qui reste, elle, exempte de toute dégradation. Les fumeroles qui s’insèrent lors de la solidification sont la cause la plus plausible de ces apparitions poilues.

Cela dit, il est assuré qu’il sera impossible d’opérer aux sublimations avec un vitriol qui soit opaque dans sa masse, à cause d’une mauvaise séparation ou d’une purification mal conduite. Au stade du second oeuvre, le pur désire habiter avec le pur c’est pourquoi il change de lieu pour monter à la surface où se trouve le vitriol. Ce phénomène magnétique ne s’accomplira que si l’émeraude philosophique a les qualités requises, afin que le semblable s’unisse au semblable.“.

Il passo è del 1988 ed è di facile traduzione. Segnalo che Jean lasciò questa manifestazione nel 1996, e che il passo si riferisce al ‘verde‘. Come ricorda Canseliet, e Jean lo sottolinea, “… il vitriolo veritiero (‘véritable‘, e non ‘vrai‘) non è necessariamente raggiunto allorché otteniamo un sale verde durante le purificazioni del mercurio“. Sembra di poter/dover intendere, così, che vi siano diversi ‘verdi’ durante l’Opera (ma vi sono anche diversi ‘rossi’, per non parlare dei ‘neri’ e dei ‘bianchi’).  Ora, non intendo certo dare delle indicazioni operative, per ovvi motivi tradizionali; come sempre, è il caso di porsi domande utili all’operatività, soprattuto nel dove&quando; mi limito tuttavia a segnalare che non mi meraviglio affatto di questa affermazione, soprattutto se si è ben compreso, prima, cosa è in Physica un colore. Specifico che la versione corrente proposta dalla fisica, non è completa, né tanto meno veritiera. Mancano alla fisica molti ‘pezzi’, tutti peraltro ben presenti all’interno della Physica. Per chi ama studiare praticando, questo è un terreno che riserva frutti, utili – a mio modesto avviso – durante l’operatività alchemica.

Ora, se nelle lingue latine ‘véritè‘, ‘véritable‘ indicano – i F.C.H docent – la Force legata alla crescita indispensabile nell’Opera pratica, segno cioè di una fissata capacità di nuova vita, le lingue nordiche suonano in modo più perentorio: il ‘green‘ inglese, così come il ‘grün‘ tedesco provengono dal radicale Proto Indo Europeo ‘ghre‘, che indicava per l’appunto il momento della crescita di una pianta. Il fonema originario ‘ghros‘, da cui ‘grass‘ – l’erba – informava l’ascoltatore del  ‘giovane germoglio‘ (“shoot“), del ‘pollone‘ (“sprout“). Vi è in questa modalità sonora più di un senso utile alla bisogna. Si parlerà, lo so, di aspetti intellettuali, marginali. E sorrido, di conseguenza.

In verità, ogni materia che cresce ha un suono distintivo, tipico dell’animale, del minerale e del vegetale. Il che è naturale, meglio: Naturale. Se qualcuno/qualcosa ‘entra’ in una stanza chiusa, produce necessariamente un suono: ogni materia che ‘entra’ in Manifestazione si comporta in modo identico. Ogni materia vibra, oscilla; è la sua signature, la firma. Quella vibrazione propria dell’organizzazione cristallina, matrice della nuova materia – la Matta Reah di Heliopolis antica – interagisce con il Campo unico. L’allineamento della vibrazione cristallina che punta, per gradi, alla Risonanza con il Campo, produce un’onda che ha una caratteristica sonora precisa, tradotta in una frequenza sonora delicata, secca, esatta e che riverbera – per un fenomeno elettrico&magnetico ovvio – nell’esaltazione di micro-particelle ‘profumate’ e ‘colorate’. L’occhio percepisce il colore, l’orecchio il suono, il naso il profumo.

Vi sono così, più ‘verdi‘ (e più ‘colori’). L’alchimia antica precisa che vi sono più mercuri e più zolfi. Il “Pensare”, d’altro canto, genera onde, e Madre Natura risponde, con assoluta precisione. L’Entanglement ha una caratteristica di merveilleux, ma racchiude in sé anche l’assoluta incertezza del fenomeno ‘veritable‘. Occorre dunque un supporto per discernere ciò che si cerca, prima teorico (Physica) e poi pratico (Alchimia).

Detto questo, si comprenderà forse meglio il florilegio di achievements capitati ai numerosi alchimisti che sono arrivati nei dintorni di questa zona di Force, meglio: di questo Campo di Forza. Essendo inevitabile che l’artista innamorato è parte interagente di questo Campo, e delle Risonanze in corso d’Opera, è essenziale la frequenza (Canseliet parlava, più che correttamente, del famoso Dyapason). Pregare, meditare, è senza alcun dubbio una postura essenziale e dovuta di fronte a Madre Natura all’Opera, quando fa nascere una nuova vita in un Cristallo. Noi non siamo nulla di fronte alla Madre, di fronte alla Materia, soprattutto a quella Matta Reah. Ma la possibilità di consapevolezza di alcune frequenza base della Creazione può essere esiziale nel non prendere lucciole per lanterne, nella speranza timida ed umile di saper come orientarsi durante quel rapidissimo canto profumato.

Il Desiderio di Arjuna è la forza di nascita dell’Entanglement, e non v’è scampo: Connaitre richiede una dispositio sia della Materia che dello Spirito dell’Artista. Il senso allegorico della Veille del futuro, eventuale, Chevalier – solitaria, nella notte, di fronte alle proprie armes posate di fronte al fuoco della Lux – è questo, e non si compie pour chance, ma attraverso una scelta consapevole di Risuonare con la Creazione. Occorre tempo, molto tempo, studio, molto studio, pratica, molta pratica. Ed essere, naturalmente, véritables.

 

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Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – 2

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Monday, October 31, 2016 by Captain NEMO

Il Bretone di cui ho parlato in precedenza era un tipo che studiava, certo, ma che traeva ispirazione da un piccolo gruppo di autori, che evidentemente amava e stimava: Dom Pernety (debbo ad Offerus la tempestiva segnalazione; thank you, much obliged…), a Maier, a Basilio Valentino ed al Presidente d’Espagnet, autore quest’ultimo, come si sa, di due trattati di Physica, entrambi magistrali. A questo proposito ho tuttora due curiosità: la scelta precisa di questi autori, che appare quasi come una filiazione (mi riprometto di parlarne presto, sto verificando alcuni materiali); e il fatto che le citazioni, riproposte quasi di peso, sono però leggermente corrette, con qualche espuntazione qua e là. Val la pena di notare che Fulcanelli – il quale, lo ripeto, conosceva con certezza il Bretone suo contemporaneo, senza peralto mai citarlo – mostra di condividere molto quella impostazione classica&alchemica.

Proseguo nel riportare alcuni passaggi più squisitamente alchemici, che di fatto sono riassunti e adattazioni (un po’ di cut&paste, ante-litteram) di brani di Dom Pernety (Les fables égyptiennes et grecques, dévoilées & réduites au même principe: avec une explication des hiéroglyphes, et de la guerre de Troye – 1758)

Materia della Grande Opera

Di ogni cosa materiale si fa la cenere, della cenere si fa il sale, del sale si separa l’acqua e il mercurio, del mercurio si compone una quintessenza o un elixir. Il corpo si riduce in cenere per essere pulito delle sue parti combustibili, in sale per essere separato dalle sue terrestreità, in acqua per marcire e putrefare,   e in spirito per diventare quintessenza. I sali sono dunque le chiavi dell’arte e della Natura; propriamente non vi è che un sale di Natura, il quale si divide in tre: il nitro, il tartaro e il vetriolo. Di questi sali e dei loro vapori si fa il mercurio che gli antichi hanno chiamato Semenza Minerale. Di questo mercurio e dello zolfo, sia puro che impuro, sono fatti tutti i metalli nelle viscere della terra e sulla sua superfice.

La prima materia è chiamata comunemente zolfo e argento vivo. Raimondo Lullo li chiama i due estremi della pietra e di tutti i metalli. Altri dicono in generale che il sole è suo padre e la luna sua madre; che essa è maschio e femmina, che è composta di quattro, di tre, di due e di uno, e tutto ciò al fine di nasconderla. É certo che non vi è che un solo principio in tutta la Natura, e che lo è tanto della pietra che delle altre cose. Non vi è così che un solo spirito fisso composto di un fuoco purissimo e incombustibile che fa sua dimora nell’umido radicale dei misti. É più perfetto nell’oro che in ogni altra cosa, e il solo Mercurio dei Filosofi ha la proprietà di estrarlo dalla sua prigione, di corromperlo e di disporlo alla generazione. L’argento vivo  è il principio della volatilità, della malleabilità e della mineralità, lo spirito fisso dell’oro non può nulla senza di esso. L’oro è umettato, reincrudato, volatilizzato e sottoposto alla putrefazione attraverso l’opera del mercurio, e quest’ultimo è digerito, cotto, inspessito, disseccato e fissato attraverso l’opera dell’oro filosofico, che lo rende con questo mezzo una tintura metallica.

L’uno e l’altro sono il mercurio e lo zolfo filosofici. Ma non è sufficiente che si faccia entrare nell’opera uno zolfo come lievito; ve ne serve anche uno come semenza di natura sulfurea, per riunirsi alla semenza di sostanza mercuriale. Questo zolfo e questo mercurio sono stati saggiamente rappresentati dagli antichi da due serpenti, l’uno maschio e l’altro femmina, attorcigliati sulla verga d’oro di Mercurio. La verga d’oro è lo spirito fisso sul quale debbono essere attaccati. … Il mercurio proprio all’opera deve dunque per prima cosa essere impregnato di uno zolfo invisibile, affinché sia più disposto a ricevere la tintura visibile dei corpi perfetti, e che possa in seguito comunicarla con usura.

Rapimento di Proserpina

I poeti hanno aggiunto alla favola di Proserpina che ella ebbe un figlio che aveva la forma di un toro; e che Giove, per avere commercio con lei, si era metamorfizzato in dragone. Dicono anche che il toro era il padre di questo dragone; di modo che essi erano il padre l’uno dell’altro, il che sembra un paradosso. La spiegazione di questa parentela consiste nel sapere che vi è un’unica materia del magistero, ciononostante composta di fisso e di volatile. Il dragone alato e la femmina indicano il volatile, ed il dragone senz’ali ed il toro sono i simboli del fisso. Il Mercurio Filosofico o dissolvente universale si compone di questa materia, che i filosofi dicono essere il principio dell’oro. L’oro dei saggi nasce da questa materia; essa è di conseguenza sua madre: nelle operazioni dell’opera occorre mescolare il figlio con la madre, allora il figlio che era fisso e designato come il dragone senz’ali, fissa anche sua madre, e da questa unione nasce un terzo fisso o il toro. Ecco il dragone padre del toro. Che si faccia di nuovo la mescolanza di questa nuovo nato con la femmina, o la parte volatile dalla quale è stato estratto, allora ne risulterà il dragone senz’ali, che diventerà il figlio di quello che lo ha generato; poiché la materia cruda viene chiamata dragone prima della sua preparazione e nel tempo di ogni disposizione o operazione dell’opera

In una parola, l’oro si dissolve nel dissolvente volatile dei filosofi da cui è stato estratto; allora è la madre che uccide suo figlio. Quest’oro, nel fissarsi, fissa sua madre con lui; ecco che il figlio genera sua madre e che allo stesso tempo la uccide, perché da volatile che essa era, la genera in fissità; e fissare il volatile significa ucciderlo. Ecco svelato il mistero di questo paradosso.

Il Becco

Tutte le nazioni si sono accordate nel considerare il becco [il capro – NdC] come il simbolo della fecondità; era quello di Pan o il principio fecondante della Natura, vale a dire il fuoco innato, principio di vita e di generazione. <Quando i sacerdoti volevano – dice Eusebio – rappresentare la fecondità della primavera e l’abbondanza di cui è la fonte, dipingevano un bambino seduto su di becco e girato verso Mercurio.> Bisogna, con i sacerdoti, vederci piuttosto l’analogia del Sole con Mercurio e la fecondità di cui la materia dei filosofi è il principio in tutti gli esseri. É questa materia, spirito universale corporificato, principio di vegetabilità, che diviene olio nell’oliva, vino nell’uva, gomma, resina negli alberi, etc. Se il Sole attraverso il suo calore è un principio di vegetabilità, non lo è se non eccitando il fuoco assopito nelle semenze dove è come intorpidito sin quando venga risvegliato e animato da un agente esterno. Così, nell’operazione ermetica, il mercurio lavora la materia fissa dove dorme il fuoco innato; la sviluppa rompendo i suoi legami e lo pone nello stato di agire per condurre l’opera alla sua perfezione. Ecco questo bambino seduto su di un becco ed allo stesso tempo la ragione per cui si gira verso Mercurio; Osiride, essendo questo fuoco innato, non differisce da Pan; di conseguenza, il becco era consacrato all’uno e all’altro. Per la stessa ragione, era uno degli attributi di Bacco.

Prometeo liberato

Prometeo aveva come padre Japeth figlio del cielo e fratello di Saturno; sua madre si chiamava Clymene, figlia dell’Oceano; conoscendo quel che era Saturno, si sa cosa occorre intendere per Japeth, che viene da ίαίνω, dissolvere, rammollire, versare, e πεταω, aprire, sviluppare, perché nella putrefazione nella quale la materia è pervenuta al nero, chiamato Saturno dai filosofi, la materia si apre, si sviluppa e si dissolve; è per questo che Clymene, figlia dell’Oceano, è chiamata sua moglie, perché le parti volatili si elevano dall’Oceano o mare filosofico, e sono una delle principali cause efficienti della dissoluzione. Queste parti volatili o l’acqua mercuriale sono la madre di Prometeo che è lo zolfo filosofico, o la pietra dei filosofi. … Un’alluvione desolava tutta la parte d’Egitto dove comandava Prometeo; è la pietra dei filosofi perfetta che si trova sommersa nel fondo del vaso. Occorse il consulto di Ercole andando a prelevare i pomi d’oro del giardino delle Esperidi, perché prima di arrivare alla fine dell’opera o all’elixir perfetto che sono questi pomi d’oro, occorre necessariamente fare e servirsi  della pietra del magistero, significata da Prometeo. Il fuoco del cielo che ruba, è questa pietra tutta di fuoco, una vera miniera di fuoco celeste. Attraverso la prima operazione, quella attraverso la quale si fa lo zolfo o la pietra, si ottiene Prometeo ed il fuoco celeste che ha preso grazie all’aiuto di Minerva, e per la seconda, quella che fa l’elixir  o la perfezione dell’opera, l’artista prende i pomi d’oro dal giardino delle Esperidi.

In quest’ultimo brano, Dom Pernety cita d’Espagnet (Canone 121), ma il Bretone, che in altri passaggi lo cita espressamente, ne toglie l’attribuzione nel suo volume…

Insomma, si può affermare che il Bretone copia le parti salienti dell’opera di Dom Pernety (ma senza citarlo espressamente), ma riorganizza il testo con un ‘montaggio’ diverso, usando anche d’Espagnet (un po’ citandolo ed un po’ non citandolo, e via dicendo). In ogni caso, i passi ‘prelevati’ sono molto ben selezionati dalla mole di argomenti esposti da Dom Pernety, cercando di evitare le cortine fumogene usuali delle Fables e di altri testi. Domanda: perché?

Se si tiene bene a mente che il materiale delle Fables è de facto originato dall’Arcana Arcanissima di Maier (pubblicata a Londra, nel 1614), la domanda si fa più importante. Sembra quasi che il Bretone abbia inteso togliere li versi strani e proporre una visione quasi in chiaro (naturalmente, sempre sotto le regole della Tradizione) della dottrina alchemica in corso in quei tempi, in un’operazione di riproposta decisamente nuova, specie durante la fine del secolo che si stava avviando verso il funesto occultismo. Se a questo si aggiunge che Fulcanelli lo frequentava, e che la formazione del circolo di Avenue Montaigne è ancora da venire, e che Fulcanelli sposa questa linea didattica – pur restituendo a Cesare quel che è di Cesare per ciò che concerne le citazioni e le authorships – e che il filone parte da Maier, con un’opera pubblicata durante l’unica visita fatta presso la corte Giacobita, in pieno Furor Rosacrucianus … forse, forse,  si comprende meglio il profondo imprinting originario dell’Alchimia proposta sin qui da questa sorta di filiazione. La scelta degli autori, tutti, di indicare con malcelata precisione come asse portante dell’Alchimia una Physica precisa, antica ma solida, concreta, sfrondata dalla nebbia di misticismo-da-quattro-soldi e para-sacralità (Fulcanelli docet; è un uomo di Scienza, Accademico, e il suo approccio – pur perfetto nella Tradizione alchemica classica – è persino più ‘scientifico’ di uno scienziato del giorno d’oggi) deve far riflettere.

Voglio precisare: non si sta parlando solo di una eventuale storia dell’Alchimia moderna, o di una banale operazione intellettuale pour épater le bourgeois, quanto di un discrimine essenziale nello studio dell’Alchimia, ove il senso e la portata dell’Arte sono indicati in modo netto e consapevole: Alchimia non è certo chimica, né fisica, tantomeno loro parente; si tratta d’altro, di ben altro, di ben più fondante: Conoscenza, attraverso studio&pratica. La Metafisica Sperimentale di Canseliet – oltre ad essere felicissima espressione – sembra d’altro canto suonare ed alludere a questa vera e propria Armonia. La ‘langue-des-oiseaux‘, così cara a Fulcanelli e Canseliet, così ben spiegata e studiata da Grasset d’Orcet, indicherebbe – pare – la fonte nascosta dell’Arte, la Prisca Sapientia di Newton. En passant, Grasset d’Orcet, il Bretone, Fulcanelli et alia … si conoscevano molto bene. Molto.

To be continued …

Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – 1bis

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , on Thursday, October 27, 2016 by Captain NEMO

Oggi è una giornata maravigliosa

Provo a spiegar perché:

  1. A) dopo una notte di terremoto, all’aperto, con tanta acqua giù dal Cielo occlusus e firmus, magna cum caliditade, mentre Terra tremans a causa dell’Igne che l’agiva ex profunditate, con tremores devastantes in superficiem… stamane l’Aer del Nord ha pulito il Coelum da ogni nube, e il panorama fino al mare – mozzafiato – mostrava le linee-allineate dei montes e dei monticulos; nei campi, anch’essi mossi in campa dagli agricoltores sapienti, le linee degli aratri disegnavano una rete altra, ad vim sistendum ex aquae rore. Il verde ed il fulvo, sotto un magnifico coelestes che sfumava al blancum. Entusiasmo nel cuore, spettacolo maestoso e vivificante: “La natura si rallegra della natura, la natura vince la natura, la natura domina la natura“.
  2. B) Obviously, “… ‘o terremoto ha scassato internette… “: le lucciole verdi del Router, l’instradator-che-spacchetta-e-impacchetta i dati – portati dagli elettroni lungo i cavi, secondo la fisica di oggi – si accendevano e poi si spegnevano, in fastidioso ciclo; niente lucciole stabili, niente da fare. Chiamo la Tele-Assistenza, e mi si racconta che l’emergenza notturna ha generato situazioni di precarietà nelle centrali di zona, ma che si sta naturalmente provvedendo alla bisogna, con nugoli di tecniche camionette che corrono di qua e di là… memore di un accidente simile, decido di fare a-modo-mio: scendo alla scatoletta dove entra il doppino, lo sfilo dai contatti, mi umetto due dita, le passo sul metallo, e lo rimetto al suo posto. Voilà, le lucciole diventano Lanterne, verdi e stabili. Los Electrones – chiunque essi fossero/sono/saranno – si erano “intasati” (non sto a dilungarmi ora sul perché, ma c’è un perché…); ed ora, accarezzato il metalluccio con un po’ di liquido per lui quasi amniotico (vedo le facce vostre assumere la ben nota grimasse che significa “…chist’è pazz“, ma non fa niente), essi scorazzano liberi. More solito. Chiedo, da decenni: cosa è l’elettrone?
  3. C) Ora che il network è di nuovo accessibile, trovo nella mia casella di posta virtuale uno scritto ricevuto da parte di un frater-in-alma-et-in-armas. Uno scritto ormai anzianotto, del 1995: “Divagazioni Ermetiche” Apro e leggo: fantastico. Allora, ri-leggo: maraviglioso. Sorrido, mi viene una risata irrefrenabile, allegra, gioiosa, dal profondo, incontrollabile. Sincronicity.
  4. D) Domando: “Come stai?“, che sarebbe “How are you?” … risposta: “Bene” = “Beota, esitante, nevrotico ed emotivo“, che in lingua Britannica è “Fine” = “Freaked out, Insecure, Neurotic and Emotional“. É il “Foux“. Perfetto, allora.

Condivido dunque – nella corrente bordata “Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica“, al capo 1bis – lo scritto in questione – titolato “Divagazioni Ermetiche“. Consiglio una lettura disincantata, libera, festosa, ma non per questo superficiale; esso pesa tanto come una piuma dell’ Oiseau d’Hermès.

Oiseau d'Hermès, dal Ripley's Scroll - Add MS 5025, f 4r

Oiseau d’Hermès, dal Ripley’s Scroll – Add MS 5025, f 4r

Consiglio altresì la sua assunzione ogni santo giorno, per intero, da sciogliere sotto la lingua, omeopaticamente. Cosa cura? … la disperante tristezza in cui è stata affogata oggidì l’Arte&Scienza più bella, gioiosa, allegra, nutriente che mai sia stata offerta alla stolida umanità in eterna sofferenza. Sì, perché oggi – in Italia, ma non solo – si spaccia per alchimia (con la minuscola) un “sensus” che nulla ha a che fare con Alchimia (con la maiuscola). Quest’ultima, non è certo mia, o dell’estensore dello scritto nominato; Dama Alchimia non è possesso di alcuno, by definition. Essa “É”. Punto.

L’orgoglio, la sete di possesso maldestro e malandrino, la presupponenza, l’alterigia, l’indifferenza, la fratellanza malintesa e via dicendo con cui si condivide un’Arte&Scienza senza possibili possessori, ammanta oggi il panorama della “crisi”, di valori prima e di altro dopo. Si dimentica, per colpevole ignoranza, che il nostro mondo è sempre in crisi, da sempre. E che Dama Alchimia percorre sempre il Campo-delle-infinite-possibilità, con Creanza, Fratellanza, Bellezza, Brillanza e tanta Vis, ma così tanta, così tanta, così tanta (tre volte) … che chi cerca troverà … il sorriso amorevole di Madre Natura, in alma et substantia.

Tale è la mia gratitudine per questa inattesa ‘trovata’ mattutina, in perfetta Sincronicity, che – dopo aver ovviamente chiesto ed ottenuto ‘permesso’ a chi sta “là” e “più in là” – pubblico con gioia ed allegria lo scritto ricevuto in dono. Lo si troverà qui, in una pagina appositamente dedicata.

Mentre a chi cerca auguro, sempre-di-buon-cuore, di bearsi, esitarsi, nevrotizzarsi ed emozionarsi nel leggerlo&studiarlo, ma per apprendere il metodo con cui i “Foux” debbono percorrere il loro privato cammino nel Bosco Incantato, non posso mancare di esprimere il mio GRAZIE, tre volte, per aver avuto la gioia di abbracciare – ancora una volta – la Vis viva, l’Esprit ficcante, la Profunditas sposata alla Charis, di un Cercatore onesto, tagliato al fuoco della Conoscenza, tanto teorica che pratica, un uomo per-Bene, un Fratello, a me estremamente caro. Cum furtiva lacrima, sono commosso della sua amicizia.

A voi, Compagni di cerca … to be continued.

L’Alchimia svelata dal mito – Un incontro a Roma…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Pietra Filosofale with tags , , , , , , , , , on Thursday, April 16, 2015 by Captain NEMO

Il sacrificio di Odino è un tema caro all’Alchimia. Il processo di apprendimento dell’operatore dell’Arte Regale lo porterà all’autoiniziazione: l’alchimista comincerà il suo percorso avvalendosi di una <formula> utile ma falsa, che gli servirà per estendere la propria sperimentazione a trecentosessanta gradi. Non troverà alcun aiuto da parte dei fratelli maggiori se non sul piano dell’esperienza psicofisica, nell’ambito del simbolo e dell’allegoria e nell’indicazione di testi utili. Nessuno che faccia parte di questa manifestazione potrà mai aiutarlo davvero.

Quando lavora al forno, l’alchimista chiede aiuto ad un’energia che non è di questo mondo. Ogni operatore deve far sua quell’immagine, poiché è solo in questa manifestazione e riceverà l’aiuto di cui necessita da un altro mondo, quello in cui regna l’energia intelligente idifferenziata, o Spirito universale o essenza della luce.

La materia iniziale che utilizza l’alchimista è da sempre paragonata ad un drago. L’operatore ermetico dovrà trafiggerlo con la sua lancia e impegnarsi in una lotta mortale per ottenere la parte del drago suscettibile di trasmutazione, che è la bava rilasciata nell’agonia dalla bocca aperta del mostro, prima della sua morte. É questo il primo lavoro operativo di una certa importanza che l’alchimista è chiamato a compiere. La sua preparazione deciderà l’esito dell’incontro.

Il drago non è uno sprovveduto, e conosce ogni deboleza del suo nemico. Il cavaliere alchimista si è preparato all’uso della lancia e della spada, e rimanendo saldo in sella nel condurre il suo destriero avrà qualche probabilità di riuscita. In seguito, quando non avrà più a disposizione armi per difendersi dovrà escogitare una nuova strategia fondata sulla perseveranza e sull’abbandono al Progetto della Natura.

Le tre divinità rappresentano le tre materie dell’alchimia: Brahma è lo zolfo che dà forma al mondo, Vishnu il mercurio nelle sue molteplici incarnazioni, Shiva il risultato delle manipolazioni delle materie precedenti. É distruttore, procreatore, asceta dal cui capo sgorga l’acqua – Canseliet direbbe che si tratta della bava del drago appena ucciso – energia del cosmo allo stato puro, rappresentata dai movimenti sinusoidali continui dei serpenti che lo avvolgono.

Ho atteso a lungo prima di recensire quest’ultima opera di Gratianus: ho voluto rileggerla più volte, con tutta calma. Il contenuto è come sempre straordinario: nei tempi confusi in cui viviamo, nel triste bailamme di ‘scuole alchemiche’ ammantate di patenti e Maestrie di ogni tipo, il libro è la testimonianza chiara della presenza della Tradizione alchemica più antica.

Il Silenzio che parla a chi ha orecchie per ascoltare.

Lo stile è diretto, senza fronzoli ed arzigogoli, privo di sovrastrutture, ricchissimo di indicazioni. Gratianus ci ha regalato un’altra perla davvero preziosa, come sempre ‘in bella evidenza‘ per chi vuol studiare seriamente, per chi vul stare lontano dal clamore e dalla umana stupidità. I brani che ho scelto parlano da soli: l’insegnamento è cristallino. Naturalmente, molti neanche si accorgeranno del valore prezioso di questo testo: in Alchimia tutti cercano la soluzione del ‘mistero’ nel simbolismo, nel dotto discutere, nel ‘parolare‘ per apparir sapienti. Il processo operativo alchemico è qui descritto in modo ben più che esauriente: occorre evidentemente sgomberare il campo dalle proprie presunzioni, ed accostarsi con semplicità e tanta umiltà (merce rarissima al giorno d’oggi) al più bel dono che il Cielo può – se vuole – riservare all’alchimista innamorato.

Gratianus presenterà il libro a Roma il prossimo 9 Maggio, alle ore 18:

 

Un’altra preziosa occasione per incontrare un alchimista vero, gentile, generoso e risolutamente operativo.

Da parte mia – sempre un po’ commosso – non posso che ringraziare Gratianus per il suo tender la mano a chi cerca e a chi lavora, da vero Fratello pellegrino.

 

L’oratoire de ce bijou de la Renaissance…à ses débuts.

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , , , , , , , , , on Wednesday, May 15, 2013 by Captain NEMO

Primo: “Nell’oratorio di questo gioiello architettonico del Rinascimento nei suoi inizi, si nota, su uno dei compartimenti del soffitto, una sfera armillare che sembra posta nel seno di lunghe fiamme che si elevano da un focolare unico e gigantesco… Il fuoco che avviluppa così la sfera di Tolomeo, nella sua metà inferiore, ci appare al tempo stesso celeste e magnetico, poiché, privo di combustibile apparente, esso emana da un punto invisibile dell’Universo esterno.

Palazzo Lallemant, Cassone 5

Palazzo Lallemant, Cassone 5

Secondo: “Da ciascun lato sono due bambini, alati e paffuti, portatori dello stesso fluido giustiziere che quello di destra, che si apparenta ad uno degli angeli dell’Apocalisse, soffia e ravviva, al suono della sua tromba. Piccoli Eros, che incarnano anche il principio vitale e creatore, il cui arco infallibile, privo della sua corda staccata e incrociata a X con un filatterio, proclama, sul cassone vicino, che la loro funzione sovrana sarà sospesa per un tempo.

Palazzo Lallemant, Cassone 4

Palazzo Lallemant, Cassone 4

Palazzo Lallemant, Cassone 6

Palazzo Lallemant, Cassone 6

Palazzo Lallemant, Cassone 3

Palazzo Lallemant, Cassone 3

Terzo: “Grazie alle note del Maestro che ci restano…grazie a queste note, sappiamo che l’emisfero boreale subirà l’arrostimento, mentre l’altro sarà sottomesso all’inondazione. Di conseguenza, non potremmo comprendere che Jean Lallemant ci abbia mostrato il polo australe del Mondo esposto al braciere universale, se ignorassimo che egli volle tradurre in immagine la portata cabalistica del vocabolo topico in questo luogo. Questo non si applica affatto al doppio cataclisma in sé, come si potrebbe credere, ma alla causa che lo provoca e che costituisce la terribile convulsione geologica. In effetti, il bouleversement è il versement de la boule, esattamente il capovolgimento delle due estremità dell’asse o la capriola dei poli, dei quali l’uno prende bruscamente il posto dell’altro.

Quarto: “Nei due cassoni che seguono, l’Adepto espresse, con i punti di vista alchemico e ciclico, l’associazione dei due elementi antagonisti per un’azione simultanea: è ancora un angioletto, non meno grassoccio dei precedenti, che mantiene, al centro di un focolare irradiante come un sole, una conchiglia di San Giacomo, ricettacolo consacrato dell’acqua alchemica: poi un aspersorio, agganciato sotto una banderuola, che lascia cadere delle gocce enormi sulle fiamme identiche, sempre prodotte senza corpo di combustione.

Palazzo Lallemant, Cassone 2

Palazzo Lallemant, Cassone 2

Palazzo Lallemant, Cassone 1

Palazzo Lallemant, Cassone 1

Questi passi (e le belle immagini, di cui debbo ringraziare l’ami J.) sono tratti dalla seconda Prefazione di Eugéne Canseliet a Les Demeures Philosophales; e seguono dappresso altri famosi passi a proposito dello zolfo nero, l’oro filosofico di Philalethe e curiose note cabalistiche, che tralascio per non essere troppo lungo. Magari qualcuno, più volenteroso, le vorrà rileggere…

Ma un commento di Fulcanelli mi pare sottolinei meglio di che cosa si stia parlando:

Così, l’oro filosofico, tutto pieno di impurità,, avvolto da tenebre spesse, coperto di tristezza e di lutto, deve nondimeno essere considerato come la vera e unica prima materia dell’Opera, così come ne è la la vera e unica materia prima, il mercurio, da cui quest’oro invisibile, miserabile e sconosciuto ha preso la nascita. Questa distinzione, che non si è soliti fare, è di un’importanza capitale; essa facilita grandemente la comprensione dei testi e permette la risoluzione delle prime difficoltà.

Come si sa, Fulcanelli commentò brevemente solo diciassette dei trenta cassettoni del Palazzo Lallemant, soffermandosi su quelli che riteneva più interessanti; in questa Prefazione, Canseliet punta la sua attenzione – in modo quantomeno curioso – sui famosi angioletti, sempre indaffarati e giocosi. Il suo riferimento al terribile Bouleversement, ricordato da Fulcanelli in chiusura della sua seconda opera, è ben noto e Jean Laplace lo sottolineò a sua volta in seguito (ne ho parlato qui); ebbene, senza dimenticare le gravi considerazioni a proposito di quest’evento catastrofico che minaccia il nostro povero pianeta, credo che si possa tentare anche una lettura  – per così dire – più ‘disincantata‘. Naturalmente, il Major Grubert sorride sempre in questi casi e mi ricorda che Paolo Lucarelli spesso ripeteva quanto Canseliet amasse essere cabalistico. Lo sarà stato anche in questo caso?

Da parte mia non posso che sottoporvi la mia traduzione personale di questi passi, visto che quella italiana disponibile è piuttosto ‘freddina‘, se non talvolta imprecisa; certo, il ritmo del fraseggio così flamboyante del buon Maitre di Savignies si perde in italiano, ma ho preferito una traduzione piuttosto letterale. Di ‘poli‘, lo ricorderanno i Compagni di Viaggio, spesso ha parlato l’onestissimo e perfidissimo Philalethe; e la lettura calma di questa Préface – nell’originale francese – credo che sarà utile: Canseliet ricorda, infatti, che Les Demeures Philosophales si aprono con in frontespizio ‘La Salamandre de Lisieux‘ e si chiudono con il ‘Sundial di Holyrood Palace‘ in quarta di copertina (nell’edizione originale del 1930), a significare l’evoluzione ‘…della stessa sostanza, il cui studio approfondito… è l’espressione meticolosa della pena enorme che essa inflisse al nostro Maestro per la sua invention, degli sforzi inauditi che essa gli aveva richiesto per la sua perfetta preparazione‘. E’ da ricordare che questa Prefazione porta la data del Febbraio 1958. Ma, secondo il Major Grubert, ‘…a date is a date‘, vale a dire che ‘…una data è un appuntamento‘!

COSI’ * SI VA * ALLE * STELLE

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SIC * ITUR * AD * ASTRA

Quante volte avremo letto o ascoltato questo vecchio detto; quante volte a scuola ci avevano ripetuto la pedante precisazione ‘Per Aspera ad Astra‘.

Sia il noioso professore quanto lo studente annoiato erano entrambi inconsapevoli che in uno dei tanti Chateaux della Terra Di Francia qualcuno aveva utilizzato il famoso motto per indicare qualcos’altro.

In effetti, un Foux aveva commissionato ad un valente scalpellino la realizzazione di un bizzarro Livre-de-Pierre: cosi come accadrà per il Mutus Liber pubblicato a La Rochélle templare, il soffitto a cassettoni della loggia alta del castello di Dampierre-sur-Boutonne costituisce uno dei testi parlanti che Fulcanelli – nella sua infinita, amorevole e temibilissima cura – sottopone a chiunque scelga di sedersi sui banchi della Nuova Scuola di Filosofia Naturale.

A quel che pare, non si sa chi fosse quel tal Foux che progettò l’edizione di un tal libro; rileggendo Les Demures Philosophales, Vol. II, trovo un passo che mi fa sorridere, e non poco; è posto nelle primissime pagine, dove l’autore rifiuta di accettare la veramente stupida ipotesi che una giovane di soli venticinque anni possa mai esser stata la sapientissima commissionaria:

Ora, non vi è nulla di più difficile, più scoraggiante, che di perseguire, durante lunghi anni, una serie di esperienze, di prove, di tentativi che richiedono una assiduità costante, l’abbandono di ogni occupazione, di ogni relazione, di ogni preoccupazione esteriore. La reclusione volontaria, la rinuncia al mondo sono indispensabili da osservare se si vuole ottenere, assieme alle conoscenze pratiche, le nozioni di questa scienza simbolica, ancor più segreta, che le ricoprono e le dissimulano al volgo. Jeanne de Vivonne si sottomise alle esigenze di una maestra ammirevole, prodiga d’infiniti tesori, ma intransigente e dispotica, che vuole essere amata esclusivamente per se stessa e che impone ai suoi adoratori un’obbedienza cieca, una fedeltà a tutta prova?

Quanti di coloro che leggono un decina di libri d’Alchimia si rendono conto, nel proprio intimo, di quanto durissimo sia il lungo, lungo, lungo cammino che il caso ha fatto lor balenar davanti per qualche mese o anno?

Quanti si rendono conto di quanto finale e senza ritorno possa essere una tal scelta? …quanto ‘Amor ch’a Nulla Amato Amar Perdona‘ deve sorgere dal profondo? Quanti hanno compreso il senso di quel che chiamiamo amabilmente ‘caso‘? Quanti sapranno camminare in silenzio?

Noto che Fulcanelli dichiara che le conoscenze pratiche sono coperte, dissimulate da una scienza simbolica. Questo è uno degli inciampi più tipici e topici dell’Alchimia: dato che  la scienza del simbolo è intellettualmente affascinante e ci rende partecipi di un sogno, ci si innamora subito del Simbolo e delle sue infinite interpretazioni, dimenticando sempre che il Simbolo – come tale – non ha altro valore se non quello di occultare, volutamente, l’indicazione pratica. Fra l’altro, pare che la scienza simbolica di cui si parla, sia ‘ancor più segreta‘: dunque non si tratta affatto del comune simbolismo, ma di qualcosa di ben più nascosto, poco conosciuto. Direi, se me lo permettete, quasi ‘settario‘. Insomma, alchemico. che è un simbolismo un tantinello diverso da quello cui siamo abituati e che tanto affascina.

Mi auguro di venir perdonato per questa piccola divagazione: sento tuttavia che è sempre utile ricordarlo…

Dampierre-sur-Boutonne, Caisson 3, VI

Dampierre-sur-Boutonne, Caisson 3, VI

Tornando al magnifico Chateau di Dampierre-sur-Boutonne, proverò a entrare ed uscire – alla moda del Maggiore Grubert; meglio, visto che siamo nelle terre Gauloises, a la façon du Major Grubert (che peraltro è very British!) – dal Caisson n° 3 della Serie VI:

Fulcanelli usa l’immagine dell’Athanor per parlare del Fuoco Naturale e Segreto.

Di quel che si vede scolpito, non parla affatto: eppure vi sono un mucchio di bizzarri dettagli. Scelta voluta, da parte dell’argutissimo Maitre; senza dubbio. Forse occorre occuparsene…

Facciamo un rapido esame visuale:

Un Athanor, di base esagonale con sei facce in mattoncini, con apparentemente una dozzina di étages.

Ma è un non-forno: non vi sono aperture di sorta (sportello, ceneriera, bocchette per l’aria), a parte due aperture laterali alte, contrapposte, di forma circulaire. Decorate con due piccole guirlandes.

Attraverso le due aperture superiori, o giù di lì, passa il cartiglio.

Filatterio: ‘SIC * ITUR * AD * ASTRA‘, letteralmente ‘COSI’ * SI VA * ALLE * STELLE‘.

Poi: Trois Livres, fermé,…clos…ahi, ahi, ahi. Par di sentir gridare qualcuno che patisce. Il Fancese !?…no, une Cabale. Facile. I libri sono ‘fermati‘, fissati, da due corregge ognuno, alla moda del tempo. Bei tempi…qualcuno vedrà in questi libri le aperture che mancano al forno. Grubert: ‘…obviously…’; nel frattempo, aggrottando solo un sopracciglio, si prepara una tartina al salmone selvaggio di Scozia…

A seguire: al centro dei Trois, c’è un quarto: una Couronne. Royale?…ah, sembra aver quatre Fleurs. Quattro più tre, sette…un settenario settario.

A côté, bas: a sinistra una bella cotta di maglia; ovviamente di metallo. Mancano le maniche, anche se siamo ‘a manca‘. Uno Chevalier così sciocco da aver le braccia allo scoperto !?…ma dove son finite les manches? A destra: un serto d’alloro, pare; ma forse è anche un’altra couronne, de laurier, con un vezzoso lacciuolo. Insomma, una guirlande. La Madre delle guirlandes… !?

Centre, haut: Un bell’elmo, sinistro, anch’esso fermé. Uhm…con il piumetto/lambrecchino à trois Fleurs.

Pausa: il tutto è disposto in un modo decisamente singolare; quando mai si poggiano le cose su un forno? A meno che non siano humides…e la disposizione – se saprete ben guardare, rilassati – è lampante…

Fumetto del Major Grubert: “…ma questo tizio gioca il mio gioco. Il modulo è quello. Cara, devo assentarmi. Starò via qualche tempo.“. E si avviò verso la porta della smoking-room, che si apriva all’interno di una enorme costruzione piramidale, a sei facce…la porta si chiude; all’interno, il vuoto, il silenzio. Nell’oscurità, al centro, ardeva un fuoco perenne, ma non era fiamma. Grubert: “…stoè ORKEO“. Voce fuori campo: “Lux obnubilata“. Grubert si fissò e sorrise leggermente sotto i perfetti baffi britannici…(continua, forse)

Ripresa, a côté, haut: accanto all’elmo, due bei guantoni da battaglia, dei gantelets…mancano sempre le maniche.

Centre, haut: una piccolo parallepipedo, verticale; un petit-livre?…o altro?

Sommité, plus haut: un bouchon?…un gateau?…un paniere? se si guarda meglio, lo scalpellino (un altro pazzo, davvero) non ha inserito il motivo ‘a mattoncini’ sulla parte inferiore di questo ‘tappone’, la quale si adatta perfettamente alla forma conica della piramide esagonale.

Il mistero ha raggiunto l’apice.

E Fulcanelli tace.

La scena si presta tuttavia alla sua perfetta esposizione del mistero del Fuoco Segreto; eccone la conclusione:

Così la materia distrutta, mortificata poi ricomposta in un corpo nuovo, grazie al fuoco segreto che eccita quello del forno, si eleva gradualmente per mezzo delle moltiplicazioni, fino alla perfezione del fuoco puro, velato sotto la figura dell’immortale Fenice: sic itur ad astra. Allo stesso modo l’operaio, fedele servitore della natura, acquisisce, con la conoscenza sublime, l’alto titolo di cavaliere, la stima dei suoi pari, la riconoscenza dei suoi fratelli e l’onore, più invidiabile di ogni gloria mondana, di figurare tra i discepoli d’Elia.”

Decisamente un explicit flamboyant. Ma Grubert, nel leggerlo, aveva sollevato l’altro sopracciglio…per poi ricomporsi nel suo silenziossimo sorriso.

Osservazione: …dentro Chevalier c’è Helia.

Osservazione 2: il fuoco puro è feu pur. [Ringrazio, en passant, chi ha voluto far apparire un errore nel suo testo, indicando in verità …una verità].

Finale: l’apparenza araldica e cavalleresca, per quanto corretta e sensata, è del tutto surreale per il Major Grubert. Ed anche per me. Sulla stessa linea annunciata qualche tempo fa, anche quest’immagine – fornita, ma misteriosamente non discussa da Fulcanelli – parla strettamente operativo. E’ un piccolo capolavoro di sintesi didattica.

L’immortalità di cui si parla è riferita ad altro. E ritengo che il miglior titolo per quest’immagine straordinaria sia Così si va alle Stelle. Aggiungerei un sottotitolo, se mi fosse permesso: …per le Stelle.

Champagne, SIC*ITUR*AD*ASTRA

Champagne, SIC*ITUR*AD*ASTRA

E poiché, in effetti, nel libro l’illustrazione è piccolina, ho pensato fosse intrigante proporla all’esame di coloro che saranno eventualmente così pazzi da affrontare con totale sprezzo della logica – avendo preso chiara visione del caveat iniziale posto da Fulcanelli all’entrée del Castello di Dama Pietra – il magnifico cammino sulle orme di Dama Alchimia.

Grubert: “…and would you like a cup of Tea, Sir !?

Epifania pratica…

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La leggenda cristiana racconta che tre gran Re vennero dall’Oriente per adorare Gesù nella mangiatoia. Uno era bianco e portava l’incenso, l’altro era biondo e portava l’oro, l’altro era nero e portava la mirra. Questi tre magi rappresentano le tre materie dell’opera, le quali concorrono, attraverso la loro unione, alla nascita dell’infante divino…“.

Cathedrale d'Autun - Le Sommeil des Mages

Cathedrale d’Autun – Le Sommeil des Mages

Questa è l’opinione di Pierre Dujols a proposito della ‘composizione‘ necessaria per la ‘nascita‘; e tutti sanno che in Alchimia la nascita – ma attenzione: anche il concepimento ! – è contrassegnata dalla Stella. La Maris Stella di Fulcanelli:

…una vetrata molto curiosa, che si trovava vicino alla sacrestia nell’antica chiesa di Saint-Jean a Rouen, oggi distrutta. Questa vetrata raffigurava il Concepimento di san Romano. ‘Suo padre Benedetto, consigliere di Clotario II, e sua madre Felicita, erano sdraiati su un letto interamente nudi, secondo l’uso che durò sino alla metà del XVI secolo. Il concepimento era rappresentato da una stella che brillava sopra la coperta a contatto col ventre della donna…la cornice di questa vetrata, già singolare per il suo motivo principale, era ornata da medaglioni nei quali si distinguevano, non senza sorpresa, le figure di Marte, Giove, Venere, etc., e perché non si avessero dubbi sulla loro identità, la figura di ogni divinità era accompagnata dal nome.‘”. [Il Mistero delle Cattedrali]

Una vetrata, distrutta. Vicino alla Sacrestia, nella vecchia ecclesia di san Giovanni  a Rotomagus (nella Gallia Lugdunensis, cioé facente capo a  Lugdun – che dopo diventerà Lyon -, che in Celtico è il ‘dun‘ del dio Lùg, il ‘monte protetto della Luce’; Rotomagus è il ‘luogo, la piana della ruota’, ed è la seconda civitas della provincia romana con ‘a capo’ Lugdunum, per i Romani l’oppidum di Lug). Nei pressi di questa sacrestia – cioè il luogo del sagrestano, in antico francese sacrestein, che è colui che conserva la Pietra-Sacra – della vecchia chiesa, distrutta, c’era una vitrail. Raffigurava Benoit & Félicité, nudi…senza vestiti. Una coppia, senza abiti. La Stella è sur la couverture, en contact avec le ventre de la femme. Sur la Bordure, il bordo della vitrail, dei médaillonsnomen est omen.

Dimenticavo: Lùg, era diventato per i Romani Mercurius Artaios, cioé il ‘protettore dell’orso’. Ci sono due Orse in Cielo, la Maggiore e la Minore, l’una l’inverso dell’altra, e la meno grande indica sempre il Nord. La stella Arcturus appartiene alla costellazione di Boote, il Bifolco, colui che spinge l’aratro, racchiuso tra la Chioma di Berenice e la Corona Boreale. Boote, che spinge il bue a trainare l’aratro nel campo, per qualcuno spinge un gallo; ma non è un Gallicus.

I trois rois Mages seguono la stella, evidentemente da Oriente a Occidente, dove è stato concepito ed è nato un giovane Re. Gli offrono tre strani doni, che tutti prendono per i ben noti Symbola: potere, divinità e guarigione. Marco Polo riporta (Il Milione) una storia: i tre Magi sono tre Re di origine iranica, e provengono da ‘Sava’, dove il veneziano ha visitato il loro sepolcro; i loro corpi sono intatti, con tanto di barba e capelli. A tre giorni di viaggio, Marco trova un castello, ‘Cala Ataperistan‘; significa ‘Castello degli adoratori del fuoco‘. Gli abitanti del castello gli raccontano una strana storia dei Re Magi: i tre re erano partiti da quella provincia per rendere visita a un ‘profeta che era nato’, portando i tre famosi doni. Una volta giunti, i tre si presentano singolarmente a Gesù bambino: il più giovane dei re trova che il bimbo ha la sua stessa età. Entra il secondo, Gesù ha la sua età; idem per il terzo. Stupefatti, i tre si raccontano l’un l’altro lo strano avvenimento, e decidono di entrare tutti assieme: stavolta Gesù è un bimbo tal quale era ‘poiché non aveva che tredici giorni di vita‘. Ricevuti i tre doni dai Re, Gesù consegna ai tre un cofanetto, chiuso. Ripartiti verso il loro paese, i Magi vollero vedere cosa contenesse: lo aprirono e restarono delusi, perché conteneva una pietra. Allora la gettarono in un pozzo: ed immediatamente dal cielo discese un ‘fuoco ardente che entrò completamente nel pozzo‘. I Re, accortisi della natura divina del prodigio, ‘presero di quel fuoco‘ e lo portarono con sè in patria, lo posero in una ‘chiesa‘ molto bella e ‘da allora lo fanno ardere continuamente‘.

Secondo gli studiosi, uno dei tre Re – Gaspare, il più giovane – sarebbe stato identificato come Gondophares, il primo re indo-parto (I° sec. DC). Il suo nome significherebbe ‘il conquistatore del ‘Pharn‘, cioé del Farr in persiano. Alcune monete attribuite al suo regno lo raffigurano nelle vesti di cavaliere sul recto, e di Giove volto a destra con la mano destra alzata sul verso; accanto il simbolo di Mercurio.

Gondophares - Moneta

Gondophares – Moneta

Gondophares - altra Moneta

Gondophares – altra Moneta

Chi ha imparato a camminare nel meraviglioso, potrebbe restar stupefatto, non credete?

Jheronimus Bosch dipinge un giorno il suo famoso ‘Trittico dell’Adorazione dei Magi‘ (fine del ‘400):

Bosch - Trittico Adorazione dei Magi

Bosch – Trittico Adorazione dei Magi

Gaspare è il nero avvolto da un bianco mantello, curiosamente spinoso in alcuni punti e dalla bordura che mostra degli esseri alati; tiene tra le mani il suo dono, la myrrhe: una ‘boule‘ con un’incisione a rilievo dell’Offerta dell’acqua al re David da parte dei tre Forti; sopra la boule uno strano rettile alato pare intento a combinare qualcosa; dietro di lui c’è un servitore di ben minor statura, in rosso, con un curioso copricapo, che stringe al petto una sorta di contenitore istoriato (ma forse è il ‘cappello’ del suo padrone). Melchiorre, vestito un po’ all’occidentale, ha un mantello blu con collare di metallo e mantellina istoriata, dove è raffigurata la Visita della Regina di Saba a Salomone (La regina era ‘nera’ e Salomone era il figlio di David), e offre l’or su un piatto; Baldassarre, il più vecchio dei tre, ha un manto rosso: deposta la tiara ai piedi della Vergine, le ha appena offerto il suo dono, l’encense, sotto forma di scultura che raffigura il Sacrificio di Isacco; la Vergine ha il suo mantello blu scuro, sopra una veste scura che lascia intravedere una tunica bianca.

Chi sarà lo strano personaggio sul retro, mezzo nudo e mezzo addobbato come un re?…in testa ha una corona metallica e irta di aculei, nella sinistra regge un’altra tiara (forse il cappello di Melchiorre?)…

Bene: Anche in questo caso, vi sono molte precise indicazioni operative. Se poi qualcuno vuol trarre da questo festivo calembour la convinzione che l’Alchimia sia speculativa, interna, spirituale o quant’altro…è liberissimo di farlo. Magari, un altro giorno, in occasione di un’altra Epifania, potrebbe domandarsi di nuovo se un Symbolon possa esser altro che una figura intellettuale. Se non addirittura un po’ retorico.

Dimenticavo Dujols, che conclude:

La riunione di questi tre elementi nel grano fisso costituisce il ternario magico, il trinum magicum, figura rudimentale della grande trinità universale che regge il mondo. Questo grano fisso formato dalle tre materie sopradette è il mercurio; è racchiuso in  un gateau metallico. E’ a questo riguardo che si distribuisce il gateau des Rois tra Natale e la purificazione, dove si trovano nascosti una fava, oppure un fagiolo, o un bebè di porcellana che viene chiamato il ‘baigneur(il bagnante, che ha evidentemente un doppio senso…), traduzione incompresa di un gioco di parole in greco, βαλανευσ, baigneur, per βαλανοσ che significa ‘le gland, la gale et la truffe du chene‘ (la ghianda, la galla e il tartufo (meglio: il fungo) della quercia). Questo rito è fondato sulla scienza ermetica, al punto che non può essere spiegato senza di essa. Colui al quale viene consegnata la parte che contiene la fava o il bebè ha estratto il re, e viene proclamato re…”.

Con l’augurio di trovar lavoro da fare,  a tutti una

Buona Epifania…!!!

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