Archive for Recreations Hermetiques

Il ‘Cantique’ di Vauquelin…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , on Thursday, June 6, 2013 by Captain NEMO

Nel tempo, il Cantico dei Cantici è stato variamente interpretato e quale che sia il senso che gli si voglia attribuire, resta un emozionante inno d’amore: che sia tra Dio e la sua Ecclesia, o tra Salomone e la sensuale Sulamita, la sua lettura lascia sempre un po’ sgomenti.

Per gli alchimisti, rappresenta una sorta di racconto dell’amore tra i due sposi ermetici; e probabilmente il suo versetto più famoso è quel ‘Nigra sum sed formosa’ che viene citato a più riprese in molti trattati.

Visto che il Post in cui se ne è parlato è uno dei più letti del mio Blog (qui), ho pensato di esplorare meglio qualche aspetto.

Prima di tutto, una precisazione: molto probabilmente quel ‘sed’ è il frutto di un adattamento o di una cattiva traduzione. Il testo greco, al versetto 1:5, suona come segue:

‘μέλαινα ειμί και καλή θυγατέρες Ιερουσαλήμ ως σκηνώματα Κηδάρ ως δέρρεις Σολομώντος’

‘Nera sono e bella, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come la pelle [che nasconde] Salomone.

‘και’ significa ‘e’ e non ‘ma’; tuttavia, forse perché gli interpreti –  ecclesiastici o meno – ritenevano che una donna di colore scuro potesse essere associata con la bruttezza […poteva mai Re Salomone unirsi ad una ‘brutta‘?], quella congiunzione è diventata una specificazione più rassicurante. D’altro canto, un alchimista non dovrebbe essere sorpreso che il nero sia in realtà il sinonimo del ‘bello’, ancorché – naturalmente – nascosto. Eppure anche nei testi alchemici quel ‘ma’ è restato.

E’ il caso, per esempio, di Messire Jean Vauquelin des Yveteaux, alchimista normanno della fine del XVII secolo; si tratta di un singolare personaggio, la cui vita certo curiosa – per quel po’ che se ne conosce – ho tentato di riassumere nell’Introduzione storica alle Récréations Hermétiques (il libro lo trovate qui).

Oltre a varie opere, da noi poco conosciute, Vauquelin ha affrontato una sua personale interpretazione del Cantico: Le Cantique des Cantiques de Salomon, interprété dans le sens Physique, par des Yveteaus. L’opera ha ricevuto un apparato critico di tutto rispetto da parte di Sylvain Matton in Documents oubliés sur l’alchimie, la kabbale et Guillaume Postel: offerts, à l’occasion de son 90e anniversaire, à François Secret par ses élèves et amis. Issue 353 of Travaux d’Humanisme et Renaissance.

Il trattatello di Vauquelin des Yveteaux offre poco a chi cerca segreti d’Alchimia, ma ne riporterò alcuni estratti: si vedrà così – ed è quel che mi preme mostrare a quegli stessi che cercano, o che dicono di cercare – che la Teoria alchemica è sempre una, identica a sé stessa da secoli, chiara, semplice ed al tempo stesso serenamente ermetica, perfino per un alchimista normanno di quei tempi.

Vauquelin des Yveteaux sa bene che l’argomento del Cantico è un terreno scivoloso, tanto più a quei tempi; ed allora, dopo aver chiarito che non si sogna nemmeno di metter in dubbio l’autorità dei Padri, dichiara che ‘…esaminerà soltanto con qualche attenzione leggera come i naturalisti giudichino che sotto le stesse espressioni si sia celebrato il mistero della pietra benedetta.

‘…sotto il nome dello sposo e della sposa sua sorella, usciti dalla stessa madre o dallo stesso padre…la quale sposa sospira ai suoi baci senza numero, senza i quali non crederebbe di avere il pegno, né essere assicurata del sigillo che costituisce il legame e la pace di tutte le creature; ed è attraverso un’alleanza che accade che ella non è animata che dallo spirito del suo sposo, attraverso il quale viene liberata dalla corruzione che il serpente aveva introdotto in lei; di modo che corporificatosi questo spirito in lei, non furono più che un identico soggetto o materia spiritualizzata, o il medesimo spirito corporificato, unica materia dei filosofi che qualificano con il nome di loro mercurio, e del quale – in questo stato – dicono: est in mercurio quidquid quaerunt sapientes.’

‘Sotto il nome di sposo e sposa, sono intesi lo spirito luminoso, o il fuoco fissato nella terra vergine, che è la sposa; e per sposa si intende lo spirito vitale luminoso invisibile, fuoco naturale contenuto nella natura umida, inviato dal cielo in qualità di spirito universale, che vivifica e anima tutta la natura.’

Fatta questa premessa luminosa, ecco quel che racconta Vauquelin a proposito della famosa frase di cui sopra [l’autore scrive in francese dell’epoca, con alcuni inserimenti in latino]:

Nigra sum,  sed formosa, Filiae Jerusalem, sicut tabernacula Cedar, sicut pelles Salomonis.

Je suis noire mais je suis belle, o filles de Jerusalem, comme les tentes de Cedar, comme les pavillons de Salomon.

I Filosofi chiamano nero tutto ciò che non è affatto luminoso e che nasconde la luce che racchiude, e la sposa si rivolge alle figlie di Gerusalemme per attirare la loro attenzione… Le tende di Cedar sono quelle degli Arabi, nere all’esterno e tessute di pelo di capra morta, bruciate e arrostite dal sole, esposte alle ingiurie del tempo… Lo sposo ama la dimora della sua sposa come se essa fosse altrettanto superba e scintillante, come i così ricchi e così splendidi padiglioni che Salomone faceva costruire, ed è lo sposo stesso che ne costituisce la parure e l’ornamento. Si cruenta si tetra mundabo. [Nota di Vauquelin: ‘Aqua aqua sunt omnia, aqua lavat, aqua clarificat, et illustrat omnia’].

Questa sposa è nera del fumo elementare e mondano, a causa del suo risiedervi, e per la sua propria miseria da cui essa è avvolta. Ma essa diviene bella e purificata atraverso lo spirito del suo sposo, praemittitur nigredo, et augetur decor.

Aronne e Maria sua sorella mormoravano  del fatto che Mosé (che appariva così raggiante di luce) aevsse preso una Etiope come [sua] donna. Sed Aethiopem lavavit.

La regina <di> Saba [Nota di Vauquelin: ‘Saba secondo saint Jerosme significa Ritorno’] venne a vedere e se ne ritornò tutta illuminata dalla gloria di Salomone, foelix nigredo quae mentis candorem parit, lumen scientiae, conscientiae puritatem, nec quod nigrum sustinere confusa, nec quomodo formosum est imitari pigra. Queste sono le lodi più grandi che si possano fare a una sposa che trae tutto il suo lustro dal suo sposo, il quale attraverso la sua unione e le sue frequenti visite imbianca e illumina la terra vergine che prima aveva un’apparenza sporca, difforme, oscura e così annerita dal fumo e dall’azione del fuoco che aveva preparato.

Il fuoco è il sole del filosofo, vicario di quello celeste, la cui eccitazione esterna non cessa di eccitare e animare il fuoco interno della materia, che è qui vista come la sposa annerita al sole a cui è stata esposta allo scoperto nel suo [di lei] più grande ardore.’

Già su questo passo c’è da riflettere, e non poco. Vauquelin parla esattamente come parla un alchimista, questo è ovvio: tuttavia, alcune singolarità appaiono evidenti nella sua esposizione; ne sottolineo una: se la sposa è ‘formosa’, anche lo sposo è ‘formoso’.

Poi, Vauquelin prosegue:

Nolite me considerare quod fusca sim, quia decoloravit me sol. Filii matris meae pugnaverunt contra me; posuerunt me custodem in vineis; vineam meam non custodivi.

Ne consideré pas que je suis devenue brune, car c’est le soleil qui m’a osté ma couleur. Les enfans de ma mere se sont élévez contre moy, ils m’ont fait gardienne des vignes : je n’ay point gardé ma vigne.

<È> il soggetto dell’arte o la seconda materia dei filosofi esposta all’ardore del sole [Nota di Vauquelin: Si può chiamare sua giovinezza la prima preparazione, che è l’inizio dell’opera filosofica secondo Rhenanus. E in questo senso la calcinazione le fa provare tutto l’ardore del vicario del sole di cui il filosofo fa uso] sin dalla sua gioventù, poiché nella sua origine e nella sua purezza senza mescolanza essa non era nera. Ma essendo stata corporificata, essa è stata bruciata dal sole. Perché la semenza caduta tra le pietre di cui si parla nel Vangelo fu bruciata e calcinata dal sole, ciò che le impedisce di dar frutto per mancanza d’umidità… Questo sole ha annerito la sposa nelle materie differenti e specificate, e nella meno determinata essa appare nera in presenza del sole il cui splendore eclissa ciò che essa ha di luminoso [Nota di Vauquelin: R. Lullo, Codicill….dice che uno spirito di luce lo conduceva a disporre i corpi ad una naturale e segreta decozione, per mezzo della quale attraverso un ordine retrogrado con una lancia toccante (nel testo: poignante) tutta la sua natura fu di colpo dissolta in pura nerezza]. … Poiché l’acqua purga la solforosità escrementizia che il fuoco fa apparire nella calcinazione. Sem (quod nomen vel virtus) et Japhet (quod pulchritudo) cooperiunt retrocedendo quod Cham (calor) detexit et separavit prebens inde occasionem irridendi Noe quod semen mundi. L’Acqua piena di efficacia ripara la sporcizia prodotta dal fuoco di calcinazione.’

Come si vede, Vauquelin cammina sulle orme della Dama: si riconosce senza dubbio la consistenza delle sue note con la Tradizione classica dell’Alchimia, in modo molto chiaro. Naturalmente, avverto, occorre adottare le solite precauzioni. Il racconto’ dell’opera è questo, ma prendere tutto alla lettera è come sempre un azzardo.

Sono certo, comunque, che molti in questi tempi tristi e disperati – dove chi ‘dice’ di cercare vuol ‘trovare’ in quattro e quattr’otto il ‘come si fa’ e ‘cosa si mette nel crogiolo’ – correranno nei vicoli ciechi che li attendono, perdendo di vista alcune sfumature curiose, ma ben nascoste, che Vauquelin ha voluto inserire qua e là. Non posso indicarle, né intendo indicarle; già mi par troppo aver ripreso questo sconosciuto trattato.

Concludo, citando il Cantico:

Ego flos campi, et lilium convallium’.

Probabilmente qualcuno sorriderà.

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Quattro Incontri su FISICA & ALCHIMIA…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Pietra Filosofale, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on Monday, April 22, 2013 by Captain NEMO

Per chi fosse interessato, segnalo che a partire dal 4 Maggio si terranno a Roma quattro incontri introduttivi su Fisica & Alchimia; il periodo storico di riferimento va dal Cinquecento al Novecento. Gli Incontri programmati per Sabato avranno una durata di circa due ore e mezza, mentre quelli per Domenica dureranno circa tre ore.

Quattro Incontri su FISICA & ALCHIMIA -Roma

Quattro Incontri su FISICA & ALCHIMIA -Roma

Questi primi quattro Incontri saranno l’occasione per un rapido ‘volo d’angelo‘ sulla storia dell’indagine Naturale da parte dei maggiori personaggi che ci hanno lasciato testimonianze di opere, teorie e proposte. Fisica e Alchimia non erano due realtà così precisamente distinte, per metodo e scopi, così come lo sono al giorno d’oggi. E’ alla fine del Seicento, come è noto, che si consuma la Grande Separazione: il meraviglioso e l’immaginazione da una parte, e il positivismo e il razionalismo dall’altra. E poichè ci sembra che una delle cause del disagio di oggi sia proprio quella Separazione, il nostro vuole essere un semplice tentativo – con uno spirito quasi omeopatico – per raccontare quel che è successo: magari qulacuno potrà decidere di ritrovare le radici di una ricerca personale, individuale, privata, chissà…

Il programma (di massima) degli Incontri è il seguente:

Il Cinquecento

La visione unica del mondo antico.
Jabir, Artephius, Arnaldo da Villanova, Bernardo Trevisano, Raimondo Lullo, Roberto Grossatesta, Nicholas Flamel, Pietro Bono da Ferrara, Ruggero Bacone, Cipriano Piccolpassi, il monaco Ferrarius, Lacinius, Johannes Pontanus, Nicolas Valois.
Le Arti: Palestrina, Monteverdi, Josquin Des Prez, Vermeer, Van Dick, Botticelli, Lotto.
Paracelso: La rivoluzione della visione medica
Cardano: La rivoluzione della visione meccanica
Brahe, Copernico, Galilei, Campanella, Bruno: La rivoluzione della visione cosmologica.
John Dee: Propedeumata, Monade Geroglifica.
Salomon Trismosin.
Il mistero di Basilio Valentino.

Il Seicento

Le Grand Siècle: l’eredità scomoda di Paracelso.
Movimento Rosacroce.
Riforma e Controriforma.
La colonizzazione del nuovo mondo.
La Guerra dei Trent’Anni.
I transfughi protestanti: Samuel Hartlib. I libertini francesi. La Regina Cristina di Svezia a Roma.
The Invisible College. La Royal Society e la nascita delle Accademie: Accademia dei Lincei, Académie de France , Accademia di Berlino, Accademia di Mosca.
Lambsprink.
Germania: Kassel, Landgravio Moritz, Von Suchten.
Eglin: Protestanti contro Gesuiti.
Michael Mayer, Francis Bacon, Sendivogius, Jean d’Espagnet, Robert Fludd, Eireneus Philalethe, J.B. Van Helmont, Robert Boyle, Isaac Newton, Gottfried Leibnitz.

Il Settecento e l’Ottocento
L’immersione dell’Alchimia.
La nascita dell’Illuminismo.
Nascita della Massoneria.
L’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert: la ragione come unico strumento d’indagine.
Federico Gualdi e il Principe di Hultazob, Raimondo di Sangro Principe di San Severo, Cyliani, Cambriel, Les Récréations Hermétiques, Amedeo Avogadro, M.E. Chevreul, Michael Faraday, James C. Maxwell.

Il Novecento
Fulcanelli, Pierre Curie, Nikolas Tesla, Guglielmo Marconi, Thomas Edison.
Werner Heisenberg, Ettore Majorana, Albert Einstein, Enrico Fermi: la nascita della Fisica Atomica.
Il Progetto Manhattan: la nascita della Fisica Nucleare; Hiroshima e Nagasaki.
Wolfgang Pauli, Niels Bohr, Satyendra Bose, Paul Dirac.
Carl G. Jung: la nascita della Psicoanalisi.
Elémire Zolla, Francesco Severi, Francesco Pannaria.
Henry Coton-Alvart, Eugéne Canseliet, Paolo Lucarelli.

Se, come speriamo, questa iniziativa riscuoterà una buona accoglienza…si pensa di preparare per l’Autunno-Inverno una serie di Seminari più specifici (e ben più numerosi) per approfondire meglio i contenuti che lo meriteranno.

Se son rose…fioriranno!

Full Moon rising…per i bimbi

Posted in Alchemy, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , , , on Saturday, February 2, 2013 by Captain NEMO

“Ho detto che la luce era la sorgente comune non soltanto degli Elementi ma anche di tutto ciò che esiste, e che è ad essa, come al suo principio, che tutto si deve rapportare. Il Sole e le Stelle fisse che ce la inviano con tanta profusione ne sono come i generatori; ma la Luna, posta come intermediaria, temprandola con la propria umidità, le comunica una virtù generativa per mezzo della quale ogni cosa si rigenera qui in basso.

Tutti sanno al giorno d’oggi che la luce che ci invia la luna non è che un’improntadi quella del Sole, alla quale viene a mescolarsi quella degli altri astri. La Luna è di conseguenza il ricettacolo o il focolare comune di cui tutti i filosofi hanno inteso parlare: essa è la sorgente della loro acqua viva. Se dunque volete ridurre in acqua i raggi del Sole, scegliete il momento nel quale la luna ce li trasmette in abbondanza, vale a dire quando è piena o quando si avvicina alla sua plenitudine: avrete in questo modo l’acqua ignea dei raggi del Sole e della Luna nella sua più grande forza.” 

[Da Récréations Hermétiques]

Natura è sempre lì, giorno dopo giorno…con dolcissima Poesia. Anche questa è Alchimia.

Emozione.

C’è gente che va e che viene: una coppia, qualche curioso, dei bambini, due amici rilassati, un ragazzo con lo zaino…poi si torna alle varie occupazioni…e Luna sorge e Luna tramonta, senza chieder nulla e illuminando le nostre notti di una Luce che non vediamo.

Tutto accade e si muove con un senso a noi sempre più nascosto.

Piccola novità…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , , , on Tuesday, April 5, 2011 by Captain NEMO

Ho finalmente concluso la traduzione delle Récréations Hermétiques; il libro è acquistabile OnLine su Lulu seguendo il Link qui, oppure sulla vetrina di Lulu. Il testo è ricco di preziosi insegnamenti e mi auguro che gli appassionati d’Alchimia vi possano trovare nuovi stimoli e spunti di riflessione. Dimenticavo…nel corso delle ricerche, sono incappato in un curioso manoscritto e l’ho inserito in questo libro…

A chi vorrà, auguro…Buona lettura !

Il Mistero dell’Esprit Universel

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , , , , , , , , , , on Saturday, December 12, 2009 by Captain NEMO

La corporificazione di questo Spirito è da sempre lo scopo ultimo delle fatiche alchemiche. Il risultato, convenientemente preparato, ha tradizionalmente il nome di Pietra Filosofale. L’insieme delle operazioni necessarie per giungervi, si chiama Grande Opera.

(da L’Anima del Mondo, 1986)

Paolo Lucarelli è un Maestro decisamente chiaro: l’essenza dell’Alchimia è tutta qui. Si tratta di dare un ‘corpo’ allo Spirito Universale. E naturalmente questo corpo deve essere adatto ad ospitare e trattenere, fisso, questo Spirito. Trattandosi di uno Spirito che ha le caratteristiche di universalità, forse è bene porsi qualche domanda.

Dal racconto del Genesi apprendiamo che:

  1. Ab initio, Dio creò il Cielo e la Terra.
  2. Ma la Terra era inane e senza forma; e le tenebre erano sulla faccia dell’abisso. E lo Spirito di Dio si muoveva sulle acque.
  3. E Dio disse: Fiat Lux; e Luce fu.
  4. E Dio vide la Luce, e che era buona: e Dio divise la Luce dalle tenebre.

Abbiamo dunque due dimensioni primeve: una alta, il Cielo, ed una bassa, la Terra. E’ curioso notare come del Cielo non si parli molto in questo incipit, ma che della Terra si dica della sua inutilità e della sua assenza di ‘forma’. Si parla poi di un’immagine piuttosto sinistra, dove le tenebre avvolgono, sovrastandolo,  l’abisso.  Dopo il riferimento all’Aria ed alla Terra, create ab initio, il Fuoco e l’Acqua completano l’apparizione dei Princìpi dei quattro Elementi: dico Princìpi e non Elementi veri e propri perché manca, ancora, l’evento che scatena la manifestazione. Quell’evento è costituito da quell’ineffabile Mistero che è dato dal Verbo che pronuncia e lancia la Creazione della manifestazione vera e propria tramite la Luce. Stiamo parlando, con grossolana approssimazione, di un evento di portata gigantesca e davvero poco rappresentabile per noi poveri umani:  il Divino pronuncia ‘Lux‘ ed essa appare: ovunque e per sempre. Questo è il cardine principale di tutta la Creazione. Luce.

Credo sia utile segnalare che la Luce di cui si parla, non è visibile da noi umani; per l’appunto, nessuna creatura vivente era ancora presente in quel momento. E’ detto, infatti, che solo Dio ‘vide’ la Luce. E noi umani possiamo percepire solo l’apparenza di una parte del fenomeno universale (lo chiamiamo curiosamente ma giustamente lo spettro visibile): pochissima cosa, ed è ciò che noi chiamiamo luce, peraltro per noi indispensabile, rispetto alla totalità della ‘radianza’ di quella Lux primeva ed eterna. La Luce attiva dunque le ‘forme’ e le rende manifeste. Istantaneamente: è da quell’istante formidabile che nasce ciò che chiamiamo Tempo. La Lux è da considerarsi la causa agente della manifestazione, la prima essendo  Dio.

A questo punto la Luce, quella Lux, “è” all’interno della manifestazione, la Creazione è fatta, la materia assume le caratteristiche di sostanzialità. E poichè la Creazione è un evento che ha le caratteristiche di un continuum, avviene cioé sempre ed ovunque, anche in questo preciso momento, la Luce si muove all’interno degli Universi grazie ad un ‘corpo’ molto speciale, molto sui generis: lo Spirito Universale. I Filosofi antichi, che studiavano per conoscere piuttosto che per usare, ne avevano compreso perfettamente le caratteristiche: tra i tanti Platone, nel Timeo, presuppone un’Intelligenza in questa azione vivificante dell’Anima Mundi, come scopre, prima o poi, ogni onesto étudiant dell’Arte. Tralascio qui di approfondire la complessa ed affascinante descrizione della ‘compositione‘ dell’Anima Mundi, che naturalmente è ancora molto dibattuta (uno schema interessante è qui, per chi volesse farsene un’idea), ma non posso non riportare questo passo tratto dal Capitolo VIII del Timeo, in cui Platone ci parla di come Dio ‘fece’ l’Anima Mundi:

“Della indivisibile essenza, la quale è medesima eternalmente, e di quella la quale nei corpi generasi divisibile, egli contemperò una terza specie di essenza, la quale sta nel mezzo di quelle due, partecipe della natura del medesimo e di quella dell’ altro; e nel mezzo di quelle due sí la pose. E, pigliate che ebbele tutt’e tre, le meschiò in una specie; contemperando per forza la natura dell’ altro, indocile a meschianza, con quella del medesimo. E, meschiato queste due nature con la essenza (cioè con la natura che media è fra quelle); e di tre fattone una, tutto questo egli divise novamente in tante parti, quante si convenne; sí che ciascuna fosse temperata della natura del medesimo, di quella dell’ altro, e di quella essenza che è nel mezzo.”

Anche se di difficile lettura, il passo si rivela come una possibile fonte delle tre ‘parti’ che costituiranno la triade alchemica per eccellenza nel Medioevo: una essenza indivisibile, una divisibile ed una mediana. Senza addentrarci troppo nella faccenda, credo sia importante sottolineare che lo Spirito Universale, l’Anima Mundi, appare costituito da due parti tenute assieme da un mediatore. Questo Spirito Universale, proprio per queste caratteristiche di Creazione, ha le proprietà di un’Energheia, un vigor rerum, come riferisce Guillaume di Conches in una delle sue Glosae super Platonem, composta attorno all’anno mille all’ombra della Cattedrale di Chartres:

“Anima mundi est naturalis vigor rerum quo quedam res habent tantum moveri, quedam crescere, quedam sentire, quedam discernere. … Sed quit sit ille vigor queritur. Sed, ut mihi videtur, ille vigor naturalis est Spiritus Sanctus, id est divina et benigna concordia que est id a quo omnia habent esse, moveri, crescere, sentire, vivere, discernere.”

Ovviamente un religioso non poteva non percepire come Sanctus uno Spirito di Divina ‘fattura’, anche se sembra che addirittura Bernardo di Clairvaux, mentore e primo protettore dei Cavalieri dal Bianco Mantello, rifiutasse questo attributo di santità a quello Spiritus. Avrà avuto le sue buone ragioni. Sia come sia, santo o non santo, nel mondo antico la presenza e l’azione dello Spirito Universale era considerata elemento di prassi consolidata, non soltanto teologicamente, ma soprattutto a livello di cultura popolare e conoscenza quotidiana; per i dotti, a livello di Gnosi. Oggi questo concetto naturale parrà balzano a molti, eppure allora nessuno protestava; era naturale, perchè esattamente insito nell’opera visibile di Madre Natura, l’idea che questo Spirito fosse il vero e proprio motore dell’essere, del movimento, della crescita, del sentimento, della vita e del discernimento di ogni corpo manifesto, e ciò si sposava perfettamente con le esperienze pratiche di quel manipolo di pazzi innamorati che, da molti secoli, si erano messi alla ricerca della Prima Materia e delle vie di Madre Natura. Gli alchimisti avevano da tempo scoperto che alla base della materia manifesta vi era qualcosa di sottile, di estremamente sfuggente, ma estremamente attivo e palpabile, che consentiva ai corpi opportunamente lavorati, in accordo con quanto narrato nel mito della Creazione, di acquisire proprietà davvero straordinarie, fuori del comune. La possibilità di trasmutare un metallo vile in metallo perfetto dipendeva proprio dalla capacità di poter disporre – semplicemente – di un Chaos materico originario fecondato dalla Luce, quella Lux, portata generosamente dallo Spirito Universale. Tutto quello che era richiesto era un po’ di materie tutto sommato comuni, un semplice fuoco e lo studio serio ed approfondito della Natura. In questo silente, umile ed incessante ‘lavoro’ di replica della Creazione, l’alchimista accedeva pian piano al regno del Sacrum ed il solo fatto di poter toccare con le mani corpi così ‘originari’ impose obbligatoriamente la pratica del segreto, secondo le Leggi della Tradizione ermetica più antica. Certo, molti, moltissimi si misero in cammino per poter fare oro…ma altri, senza troppo clamore, scoprirono altro: non solo corpi nuovi da cui poi la chimica posteriore avrebbe tratto, arrogandosene addirittura un copyright, tecniche ed applicazioni di indubbia utilità sociale, quanto piuttosto orizzonti nascosti e dalle caratteristiche peculiari, ma individuali. Lucarelli vi fa accenno quando parla delle ‘infinite applicazioni’.

Lo Spirito Universale è insomma il veicolo per eccellenza di un ente di natura divina, naturalmente sopraterrena, che è investito del ruolo di portatore della capacità di vita, di attività di un qualunque corpo: dalla potenza porta in atto, secondo un Progetto ovviamente a noi del tutto nascosto, sconosciuto: ne vediamo gli effetti, ma non conosciamo l’esatto ‘come’ e – soprattutto – il vero ‘perché’. E’ dato solo, talvolta, poterlo supporre. Il velo che separa Dio dalla sua creatura amata, così come viene insegnato dalla dottrina Sufi, ha una sua precisa funzione, che resta tale in ogni momento ed impeto d’Amore e di conoscenza.

Chi pensasse che lo Spirito sia solo una rappresentazione fumosa e approssimata di una nostra mera necessità intellettuale, dovrebbe considerare che sin dall’antichità gli umani avevano compiuto un’operazione di scoperta precisa e molto luminosa; oggi, a seguito della rivoluzione Illuministica (…che paradosso, il linguaggio!), abbiamo perduto il legame ed il significato di tali scoperte. Leggiamo Shaykh Asha’i:

“…gli Spiriti sono luce-essere allo stato fluido (nur wujudi dha’ib), mentre i corpi sono luce-essere, ma allo stato solido (nur wujudi jamid). La differenza tra i due è come la differenza tra l’acqua e la neve…”

(Teosofia del Trono, 1278)

La chiarezza di una tale affermazione dovrebbe far riflettere molti, soprattutto chi studia Alchimia. Si afferma qui che lo Spirito Universale ha una affinità elettiva, per nascita comune, con la Lux, e lo si afferma con una modalità di rivelazione; questo collide spesso con ciò che la nostra mente classifica come ‘vero’, verificabile, soltanto perché abbiamo ‘senso’ visivo e tattile di un corpo; in verità Spirito e Luce sono la stessa cosa, sotto aspetti, forme, solo temporaneamente diverse. Accidentalmente diverse. Se si comprende questo si comprende che il Verbo divino è esattamente un’ “azione” che, grazie alla conseguente ed istantanea ‘apparizione’ della Lux, genera un moto; e siccome ogni moto genera un calore, il Fuoco, elemento motore della materia manifesta, è – sempre – la controparte per così dire ‘bassa’ della sua parte ‘alta’: Lux, Calor, Ignis sono valori di riferimento del flusso eterno che lega ogni materia, materica e spirituale, al suo Creatore. Il veicolo di questo flusso, un altro continuum spazio temporale, è proprio lo Spirito Universale, così caro agli alchimisti di ogni tempo.

Questo ritrovamento ‘rivelato’ dello Spirito creativo, o meglio vitale,  nella manifestazione permette agli autori d’Alchimia di utilizzare nel linguaggio ogni sorta di nome, astruso o allegorico, visto che lo Spirito Universale è esattamente  la vera Materia Prima degli alchimisti. Naturalmente occorre comprendere come si sta parlando. A seconda di quando e dove e come questa Materia viene osservata, narrata, spiegata, insegnata, questo Spirito assumerà mille identità. A chi entra nel labirinto dell’Arte vengono offerte continue contraddizioni di termini, di simboli, di immagini, di dettagli, che sfidano ogni logica e desiderio di catalogazione. In realtà, è tutto molto semplice. Il misterioso Bruno de Lansac, per esempio, così si compiace di scrivere:

“Gli elementi hanno un Centrum Centri che alcun occhio può percepire; ed hanno in più un Centrum Comune cui i pretesi sapienti non osano avvicinarsi, per paura di svelare le loro turpitudini. E’ la Luce.

Questo calore caustico accompagnato dalla luce che chiamiamo comunemente fuoco non è l’elemento che porta questo nome di cui i Saggi hanno voluto parlare. Si prendono in questa circostanza gli effetti per la causa, e ci si spinge più in là dei retori, che prendono almeno la parte per il tutto.

Il Fuoco è un fluido eminentemente sottile, che procede direttamente dalla Luce, che chiamiamo talvolta elettrico, talvolta galvanico o magnetico, a seconda delle sue diverse modificazioni, o piuttosto è la Luce stessa derivata dalla sua sorgente e da cui essa resta distaccata. Non è né freddo né caldo, ed il calore o il freddo  non sono dei corpi, nonostante ciò che dice M. Azais, ma dei semplici effetti del movimento o del riposo.

Solo il movimento produce il calore con tutte le sue conseguenze, buone o cattive, di cui ognuno è in grado di farne applicazione, ed il fuoco, a ragione della sua più grande sottigliezza è anche il più adatto a ricevere l ‘impulso ed a comunicarlo agli altri corpi. L’Aria, l’Acqua e la Terra non sono che le conseguenze immediate, e successive, della formazione del Fuoco. La Luce, staccata dal suo focolare, accumulata per perdita di movimento e sospinta da una nuova e continuata emissione di sostanza si è data da sé stessa differenti forme…”

(Récréations Hermétiques, 1765)

Mentre consiglio vivamente ad ogni appassionato di leggere questo meraviglioso trattatello, scritto da un alchimista che aveva un approccio all’Arte certo straordinario per la sua epoca, credo utile, a questo punto, offrire un altro punto di riflessione; è nota a tutti la famosa sentenza: “Il vento l’ha portato nel suo ventre“, che è l’espressione verbale più identificativa dello Spirito Universale, in centinaia di trattati. Si tratta del Mercurio, quello Celeste, quel Mercurio assolutamente indispensabile che ogni artista deve riuscire ad attrarre tramite il magnete appropriato. Nonostante le raccomandazioni dei Maestri che indicano di non prendere mai alla lettera ciò che viene comunicato, la nostra razionalità ama incasellare, catalogare, classificare, ogni cosa; di fatto incasellando ed imprigionando non solo il senso vero degli insegnamenti, ma le stesse probabilità di venire a capo della enorme mole di dati che si accumulano via via nel corso del proprio cammino di studi. Fulcanelli ripete all’infinito che ‘la lettera uccide, solo lo spirito vivifica‘. E si pensa sia una cosa scontata. Ci si sente sempre in sintonia, e non è così: perché è difficilissimo liberarsi delle nostre abitudini razionali. Ma così è, sembra, e così deve essere. In questo caso ‘ventoso’ e ‘spiritoso’, si pensa sempre che lo Spirito Universale sia – de facto – proprio un Mercurio. E che Mercurio!….chiarisco subito che è proprio così. Tuttavia, ogni affermazione deve sempre essere presa cum grano salis. Si sta studiando Alchimia, la più antica delle Scienze. E non c’è spazio per la cruda, arida, logica. Serve Cuore ed emozione. Dunque, ferme restando le veridicità delle affermazioni sulla natura Mercuriale dello Spirito Universale attestate dai Maestri d’ogni epoca e contrada, varrebbe forse la pena ricordare quel bizzarro discorso sulla ‘compositione‘ dell’Anima Mundi, di cui sopra. A questo scopo, come possibile spunto di riflessione, leggiamo la pagina del Discorso I° di Michael Maier, tratta dal suo Atalanta Fugiens (1617):

Portavit eum ventus in ventre suo

Portavit eum ventus in ventre suo

Il vento l'ha portato nel suo ventre

Il vento l'ha portato nel suo ventre

Ho evidenziato una notula, in cui viene detto – citando Lullo – che lo zolfo è portato nell’argento vivo, e che la Pietra è portata nel ventre dell’Aria. Il latino di Maier è molto facile, e spero che tutti apprezzeranno quel suo interrogarsi ironico sulla natura di quell’ “ILLE” (inizio pagina): chi, si domanda il furbo medico di Rodolfo II, chi è quell’ “ILLE” portato nel ventre del vento?…dice Maier: “Ci si chiede tuttavia, chi sia QUELLO, che deve essere portato dal vento. Rispondo: Chimicamente, è lo zolfo, che viene portato dal mercurio.” Domanda facile, risposta semplice. Ma l’affermazione potrebbe destare sorpresa. Lascio a chi ama studiare Alchimia l’approfondire il punto, anche a livello operativo. Inoltre, ho evidenziato anche questo interessante passaggio: “Ogni Mercurio è composto dai fumi, cioé da Acqua che solleva con sé la Terra nella rarefazione dell’Aria, e da Terra che costringe l’Aria a ritornare in Terra acquea o Acqua terrosa.” E’ lo schema classico di una ‘circolatio’; il fatto che questa perfetta ed esatta descrizione venga attribuita al Mercurio, ad ogni Mercurio, e dunque anche al Mercurio dello Spirito Universale, merita a mio avviso ogni serena attenzione. E se si rileggono, come al solito molte volte, testi come la Lux Obnubilata o le Récréations Hermétiques – a solo titolo di esempio utile in questo specifico contesto – forse l’intricato Fil Rouge che tutti cerchiamo di ritrovare potrebbe iniziare a dipanarsi.

Siamo partiti dalla Creazione e siamo arrivati dentro un Laboratorio: l’evento è identico, solo su scala diversa. Ma il Mistero, magnifico e parlante, efficace e immutabile, è lì…davanti gli occhi di tutti noi. Dal Cielo alla Terra, dalla Terra al Cielo; l’ultima parte è il titolo di un bellissimo romanzo d’avventure di Jules Verne, ma è anche la dolce, segreta speranza di ogni innamorato della Gran Dama.

Dom Pernety:  “C’est proprement le nitre répandu dans l’air, imprégné de la vertu des astres, et qui, animé par le feu de la Nature, fait sentir son action dans tous les êtres sublunaires. Il est leur aliment, il leur donne la vie, et les entretient dans cet état autant de temps que son action n’est point empêchée par le défaut des organes, ou par la désunion des parties qui les composent.

(Dictionnaire Mytho Hermetique, alla voce Esprit Universel,  1758)

Dicevano i Saggi : Qui habet aures audiendi, audiat…

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