Archive for Primavera

Primum Vere, 2017

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , on Tuesday, March 21, 2017 by Captain NEMO

Fromad cach bìd iar n-urd,

issed dlegair i n-Imbulc,

dfunnach laime is coissi is cinn,

is amlaid sin atberim

La Primavera Celtica – basata su un calendario ben più antico del nostro – era anticipata di  48 o 49 giorni rispetto all’Equinozio astronomico; cade, ancora oggi, il 1 Febbraio; è la festa di Imbolc, una delle 4 celebrazioni del Fuoco annuale. Coincide con la vigilia della  nostra Candelora, e non si può fare a meno di sorridere interessati, senza sorprendersi, di questa curiosa ‘sfasata’ coincidenza. Imbolc festeggia la lattazione degli ovini dopo la mungitura, ed è legata alla fecondità che segue l’inverno (Samain), 1 Novembre). Il nome ‘Imbolc‘ pare derivare proprio dalla quartina inserita nel MS. Rawlinson B. 512, f. 98 b,2 (Rolls Edition of the ‘Tripartite Life’), e l’etimologia più tradizionale suona come imb- (prefisso riflessivo) e folc (acquazzone). Oggi è imbevuta del sapore Cristiano della Candelora, ma nella tradizone antica, era la féil Brigde, come testimonia il Tain Bo Cualnge delllo Yellow Book of Lecan. Il Festival di Brigde, che poi diventerà Santa Brigida, celebrava i fasti della Dea Triplice (la ‘Maria dei Gaelici’) era la Brigde della poesia, la Brigde dell’arte medica e la Brigde dell’arte dei metalli. Nella Scozia Gaelica  il suo simbolo era il Cigno Bianco.

La profonda allegria dei convivi di quelle terre, in cui naturalmente l’Ale scorreva a fiumi, festeggiava le 4 feste del fuoco con indicazioni sia legate al cibo ed alle bevande collegate ai 4 cardini del’Anno, sia con i rituali di magia naturale richiesti. La quartina di Imbolc si traduce grosso modo così:

Assaggiare ogni cibo secondo l’ordine,

ecco ciò che si deve fare a Imbolc,

lavarsi la mano, il piede e la testa,

è così, dico

Il Mito Cristiano dei Ceri Verdi è dunque, a dar retta ai Celti, legato strettamente all’inizio della Primavera, e dovremmo forse intenderlo in tal senso anche operativamente (chissà!). D’altro canto non è un mistero per chi pratica alchimia constatare che l’attuale ciclo naturale delle stagioni è molto cambiato nel suo ritmo, quasi che l’orologio cosmico di Madre Natura si stia in qualche modo mirabilmente ‘ri-fasando’.

Sia come sia, tra poco il tempo del giorno sarà uguale al tempo della notte, e l’Ariete Celeste già irrora dal Cielo: il gioco più dolce e più misterioso e più genesiaco e più allegro chiama tutti i bambini.

Buona Primavera !

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Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – 2

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Monday, October 31, 2016 by Captain NEMO

Il Bretone di cui ho parlato in precedenza era un tipo che studiava, certo, ma che traeva ispirazione da un piccolo gruppo di autori, che evidentemente amava e stimava: Dom Pernety (debbo ad Offerus la tempestiva segnalazione; thank you, much obliged…), a Maier, a Basilio Valentino ed al Presidente d’Espagnet, autore quest’ultimo, come si sa, di due trattati di Physica, entrambi magistrali. A questo proposito ho tuttora due curiosità: la scelta precisa di questi autori, che appare quasi come una filiazione (mi riprometto di parlarne presto, sto verificando alcuni materiali); e il fatto che le citazioni, riproposte quasi di peso, sono però leggermente corrette, con qualche espuntazione qua e là. Val la pena di notare che Fulcanelli – il quale, lo ripeto, conosceva con certezza il Bretone suo contemporaneo, senza peralto mai citarlo – mostra di condividere molto quella impostazione classica&alchemica.

Proseguo nel riportare alcuni passaggi più squisitamente alchemici, che di fatto sono riassunti e adattazioni (un po’ di cut&paste, ante-litteram) di brani di Dom Pernety (Les fables égyptiennes et grecques, dévoilées & réduites au même principe: avec une explication des hiéroglyphes, et de la guerre de Troye – 1758)

Materia della Grande Opera

Di ogni cosa materiale si fa la cenere, della cenere si fa il sale, del sale si separa l’acqua e il mercurio, del mercurio si compone una quintessenza o un elixir. Il corpo si riduce in cenere per essere pulito delle sue parti combustibili, in sale per essere separato dalle sue terrestreità, in acqua per marcire e putrefare,   e in spirito per diventare quintessenza. I sali sono dunque le chiavi dell’arte e della Natura; propriamente non vi è che un sale di Natura, il quale si divide in tre: il nitro, il tartaro e il vetriolo. Di questi sali e dei loro vapori si fa il mercurio che gli antichi hanno chiamato Semenza Minerale. Di questo mercurio e dello zolfo, sia puro che impuro, sono fatti tutti i metalli nelle viscere della terra e sulla sua superfice.

La prima materia è chiamata comunemente zolfo e argento vivo. Raimondo Lullo li chiama i due estremi della pietra e di tutti i metalli. Altri dicono in generale che il sole è suo padre e la luna sua madre; che essa è maschio e femmina, che è composta di quattro, di tre, di due e di uno, e tutto ciò al fine di nasconderla. É certo che non vi è che un solo principio in tutta la Natura, e che lo è tanto della pietra che delle altre cose. Non vi è così che un solo spirito fisso composto di un fuoco purissimo e incombustibile che fa sua dimora nell’umido radicale dei misti. É più perfetto nell’oro che in ogni altra cosa, e il solo Mercurio dei Filosofi ha la proprietà di estrarlo dalla sua prigione, di corromperlo e di disporlo alla generazione. L’argento vivo  è il principio della volatilità, della malleabilità e della mineralità, lo spirito fisso dell’oro non può nulla senza di esso. L’oro è umettato, reincrudato, volatilizzato e sottoposto alla putrefazione attraverso l’opera del mercurio, e quest’ultimo è digerito, cotto, inspessito, disseccato e fissato attraverso l’opera dell’oro filosofico, che lo rende con questo mezzo una tintura metallica.

L’uno e l’altro sono il mercurio e lo zolfo filosofici. Ma non è sufficiente che si faccia entrare nell’opera uno zolfo come lievito; ve ne serve anche uno come semenza di natura sulfurea, per riunirsi alla semenza di sostanza mercuriale. Questo zolfo e questo mercurio sono stati saggiamente rappresentati dagli antichi da due serpenti, l’uno maschio e l’altro femmina, attorcigliati sulla verga d’oro di Mercurio. La verga d’oro è lo spirito fisso sul quale debbono essere attaccati. … Il mercurio proprio all’opera deve dunque per prima cosa essere impregnato di uno zolfo invisibile, affinché sia più disposto a ricevere la tintura visibile dei corpi perfetti, e che possa in seguito comunicarla con usura.

Rapimento di Proserpina

I poeti hanno aggiunto alla favola di Proserpina che ella ebbe un figlio che aveva la forma di un toro; e che Giove, per avere commercio con lei, si era metamorfizzato in dragone. Dicono anche che il toro era il padre di questo dragone; di modo che essi erano il padre l’uno dell’altro, il che sembra un paradosso. La spiegazione di questa parentela consiste nel sapere che vi è un’unica materia del magistero, ciononostante composta di fisso e di volatile. Il dragone alato e la femmina indicano il volatile, ed il dragone senz’ali ed il toro sono i simboli del fisso. Il Mercurio Filosofico o dissolvente universale si compone di questa materia, che i filosofi dicono essere il principio dell’oro. L’oro dei saggi nasce da questa materia; essa è di conseguenza sua madre: nelle operazioni dell’opera occorre mescolare il figlio con la madre, allora il figlio che era fisso e designato come il dragone senz’ali, fissa anche sua madre, e da questa unione nasce un terzo fisso o il toro. Ecco il dragone padre del toro. Che si faccia di nuovo la mescolanza di questa nuovo nato con la femmina, o la parte volatile dalla quale è stato estratto, allora ne risulterà il dragone senz’ali, che diventerà il figlio di quello che lo ha generato; poiché la materia cruda viene chiamata dragone prima della sua preparazione e nel tempo di ogni disposizione o operazione dell’opera

In una parola, l’oro si dissolve nel dissolvente volatile dei filosofi da cui è stato estratto; allora è la madre che uccide suo figlio. Quest’oro, nel fissarsi, fissa sua madre con lui; ecco che il figlio genera sua madre e che allo stesso tempo la uccide, perché da volatile che essa era, la genera in fissità; e fissare il volatile significa ucciderlo. Ecco svelato il mistero di questo paradosso.

Il Becco

Tutte le nazioni si sono accordate nel considerare il becco [il capro – NdC] come il simbolo della fecondità; era quello di Pan o il principio fecondante della Natura, vale a dire il fuoco innato, principio di vita e di generazione. <Quando i sacerdoti volevano – dice Eusebio – rappresentare la fecondità della primavera e l’abbondanza di cui è la fonte, dipingevano un bambino seduto su di becco e girato verso Mercurio.> Bisogna, con i sacerdoti, vederci piuttosto l’analogia del Sole con Mercurio e la fecondità di cui la materia dei filosofi è il principio in tutti gli esseri. É questa materia, spirito universale corporificato, principio di vegetabilità, che diviene olio nell’oliva, vino nell’uva, gomma, resina negli alberi, etc. Se il Sole attraverso il suo calore è un principio di vegetabilità, non lo è se non eccitando il fuoco assopito nelle semenze dove è come intorpidito sin quando venga risvegliato e animato da un agente esterno. Così, nell’operazione ermetica, il mercurio lavora la materia fissa dove dorme il fuoco innato; la sviluppa rompendo i suoi legami e lo pone nello stato di agire per condurre l’opera alla sua perfezione. Ecco questo bambino seduto su di un becco ed allo stesso tempo la ragione per cui si gira verso Mercurio; Osiride, essendo questo fuoco innato, non differisce da Pan; di conseguenza, il becco era consacrato all’uno e all’altro. Per la stessa ragione, era uno degli attributi di Bacco.

Prometeo liberato

Prometeo aveva come padre Japeth figlio del cielo e fratello di Saturno; sua madre si chiamava Clymene, figlia dell’Oceano; conoscendo quel che era Saturno, si sa cosa occorre intendere per Japeth, che viene da ίαίνω, dissolvere, rammollire, versare, e πεταω, aprire, sviluppare, perché nella putrefazione nella quale la materia è pervenuta al nero, chiamato Saturno dai filosofi, la materia si apre, si sviluppa e si dissolve; è per questo che Clymene, figlia dell’Oceano, è chiamata sua moglie, perché le parti volatili si elevano dall’Oceano o mare filosofico, e sono una delle principali cause efficienti della dissoluzione. Queste parti volatili o l’acqua mercuriale sono la madre di Prometeo che è lo zolfo filosofico, o la pietra dei filosofi. … Un’alluvione desolava tutta la parte d’Egitto dove comandava Prometeo; è la pietra dei filosofi perfetta che si trova sommersa nel fondo del vaso. Occorse il consulto di Ercole andando a prelevare i pomi d’oro del giardino delle Esperidi, perché prima di arrivare alla fine dell’opera o all’elixir perfetto che sono questi pomi d’oro, occorre necessariamente fare e servirsi  della pietra del magistero, significata da Prometeo. Il fuoco del cielo che ruba, è questa pietra tutta di fuoco, una vera miniera di fuoco celeste. Attraverso la prima operazione, quella attraverso la quale si fa lo zolfo o la pietra, si ottiene Prometeo ed il fuoco celeste che ha preso grazie all’aiuto di Minerva, e per la seconda, quella che fa l’elixir  o la perfezione dell’opera, l’artista prende i pomi d’oro dal giardino delle Esperidi.

In quest’ultimo brano, Dom Pernety cita d’Espagnet (Canone 121), ma il Bretone, che in altri passaggi lo cita espressamente, ne toglie l’attribuzione nel suo volume…

Insomma, si può affermare che il Bretone copia le parti salienti dell’opera di Dom Pernety (ma senza citarlo espressamente), ma riorganizza il testo con un ‘montaggio’ diverso, usando anche d’Espagnet (un po’ citandolo ed un po’ non citandolo, e via dicendo). In ogni caso, i passi ‘prelevati’ sono molto ben selezionati dalla mole di argomenti esposti da Dom Pernety, cercando di evitare le cortine fumogene usuali delle Fables e di altri testi. Domanda: perché?

Se si tiene bene a mente che il materiale delle Fables è de facto originato dall’Arcana Arcanissima di Maier (pubblicata a Londra, nel 1614), la domanda si fa più importante. Sembra quasi che il Bretone abbia inteso togliere li versi strani e proporre una visione quasi in chiaro (naturalmente, sempre sotto le regole della Tradizione) della dottrina alchemica in corso in quei tempi, in un’operazione di riproposta decisamente nuova, specie durante la fine del secolo che si stava avviando verso il funesto occultismo. Se a questo si aggiunge che Fulcanelli lo frequentava, e che la formazione del circolo di Avenue Montaigne è ancora da venire, e che Fulcanelli sposa questa linea didattica – pur restituendo a Cesare quel che è di Cesare per ciò che concerne le citazioni e le authorships – e che il filone parte da Maier, con un’opera pubblicata durante l’unica visita fatta presso la corte Giacobita, in pieno Furor Rosacrucianus … forse, forse,  si comprende meglio il profondo imprinting originario dell’Alchimia proposta sin qui da questa sorta di filiazione. La scelta degli autori, tutti, di indicare con malcelata precisione come asse portante dell’Alchimia una Physica precisa, antica ma solida, concreta, sfrondata dalla nebbia di misticismo-da-quattro-soldi e para-sacralità (Fulcanelli docet; è un uomo di Scienza, Accademico, e il suo approccio – pur perfetto nella Tradizione alchemica classica – è persino più ‘scientifico’ di uno scienziato del giorno d’oggi) deve far riflettere.

Voglio precisare: non si sta parlando solo di una eventuale storia dell’Alchimia moderna, o di una banale operazione intellettuale pour épater le bourgeois, quanto di un discrimine essenziale nello studio dell’Alchimia, ove il senso e la portata dell’Arte sono indicati in modo netto e consapevole: Alchimia non è certo chimica, né fisica, tantomeno loro parente; si tratta d’altro, di ben altro, di ben più fondante: Conoscenza, attraverso studio&pratica. La Metafisica Sperimentale di Canseliet – oltre ad essere felicissima espressione – sembra d’altro canto suonare ed alludere a questa vera e propria Armonia. La ‘langue-des-oiseaux‘, così cara a Fulcanelli e Canseliet, così ben spiegata e studiata da Grasset d’Orcet, indicherebbe – pare – la fonte nascosta dell’Arte, la Prisca Sapientia di Newton. En passant, Grasset d’Orcet, il Bretone, Fulcanelli et alia … si conoscevano molto bene. Molto.

To be continued …

Primum Vere – 2016

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie with tags , , , , , , , , , , on Monday, March 21, 2016 by Captain NEMO

Hita, Oita, Giappone - Un uccellino si è posato sul ramo di Ciliegio in fiore, fiume  Kukurigawa - 7 Marzo , 2016.

Hita, Oita, Giappone – Un uccellino si è posato sul ramo di Ciliegio in fiore, fiume Kukurigawa – 7 Marzo , 2016.

Quest’anno l’Equinozio è arrivato ieri (esattamente il 20 Marzo, alle 5:30 del mattino, ora italiana); astronomicamente non c’è da stupirsi: in effetti, fino al 2020 l’allineamento equinoziale si verificherà il 20 di Marzo, e solo nel 2102 ritornerà al 21 Marzo. D’altro canto, per chi ama guardarsi attorno senza i paraocchi dei comodi dogmi, Primavera è già iniziata da lunga pezza. Il ritmo della danza segreta della Forza è mutato drasticamente, ed ogni appassionato di Laboratorio Alchemico deve ritrovare il Fil Rouge di Dama Natura. Questo porterà probabilmente un certo scompiglio, visto che alcuni risultati saranno senza dubbo influenzati dalle Condizioni esterne. E chi dimenticasse o trascurasse il fatto (specifico: è un fatto, non un’opinione esoterica) che Alchimia è Scienza della Natura che richiede un purissimo spirito di ricerca, troverà certo qualcosa di concreto: probabilmente non quel che sta alla base del processo della Creazione. Ma tant’è, questi sono i tempi, e l’uomo è sempre uguale: potere e controllo.

Riporto qualche notula tratta dagli Aforismi Basiliani, opera attribuita a quell’incredibile personaggio che fu Raphael Eglinus Iconius (Marpurgh, 1609):

“2 – Vis vegetans in natura Mercurii volantis, instar nivis candidi, concreti, non vulgaris inest ; qui tam majoris, quam minoris mundi quidam Spirutus est, unde naturae ipsius humanae, secundum animam rationalem, pendet mobilitas, atque fluxibilitas.

La forza vegetante nella natura del Mercurio volante, candido a guisa di neve, [è] del concreto [anche: coagulato], non del volgare; questo è in qualche modo lo Spirito tanto del mondo maggiore che del minore, da cui dipendono la mobilità e la fluidità della stessa natura umana, secondo l’anima razionale.

3  – Animans autem vis, tanquam Mundi glutinum, inter Spiritum atque corpus medium est, atque utriusque vinculum, in Sulphure nimirum rubentis atque transparentis olei cujusdam, veluti Soli in Majore Mundo et cor Microcosmi.

La forza animante, d’altra parte, in quanto glutine del mondo, è  il mezzo tra lo Spirito ed il corpo e vincolo per entrambi, si trova nello Zolfo di un certo olio rosseggiante e trasparente, simile al Sole nel Mondo Maggiore ed è cuore del Microcosmo.

4 – Mineralitas denique tanquam corpus instar Salis obtinet, mirabilis virtutis et odoris, ubi sal a scoria terrae separatum fuerit, a Mercurio non nisi corporis crassitie, et consistentia terrae distans.

La mineralità, infine, serba un corpo quasi a guisa di Sale, di mirabile virtù e odore, quando il sale sarà stato separato dalle scorie della terra, non distante dal Mercurio se non per la pinguedine del corpo e la consistenza della terra.“.

Auguro a tutti un sereno Primum vere.

 

Buona Primavera…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , , , , , on Tuesday, March 24, 2015 by Captain NEMO

Ed i piccoli fuochi si sono accesi, di nuovo, nascosti, in silenzio, lontano dal clamore…ogni anno vivo con emozione profonda quei pochi attimi che precedono l’accendersi del primo fuoco di Primavera: il mio pensiero va a chi ha illuminato la Via come pochi hanno avuto il permesso di fare; ed agli uomini semplici, buoni e leali, che pur avanti nel loro personale cammino, su quella stessa Via dimenticata, perenne e solitaria, tendono la mano e spingono con risoluta fermezza al fare ‘esperientia‘.

Questa notte il fiammifero mi ha indicato un passaggio famoso, e forse poco notato:

Fulcanelli_Tav_XIII

Il Mistero delle Cattedrali – Tav. XIII, Congiunzione dello zolfo e del mercurio

Nel cerchio seguente si vede iscritto un grifone. Il mostro mitologico, che ha testa e petto d’aquila mentre prende dal leone il resto del corpo, inizia lo studioso alle qualità contrarie che è necessario riunire nella materia filosofale. Troviamo in questa immagine il geroglifico della prima congiunzione

[Fulcanelli, Il Mistero delle Cattedrali, Ed. Mediterranee, p. 145]

Naturalmente, Fulcanelli parla a chi ha già almeno percorso una buona parte di quella Via solitaria e dimenticata…e, sempre naturalmente, il lettore seguirà alla lettera l’indicazione che completa la frase. Eppure…

Comunque sia, la Conjunctio – su cui si sono more solito sparsi fiumi d’inchiostro e di chiacchere meravigliose, è quella ‘cosa’ indispensabile senza la quale ….quel che deve nascere, non nasce.

Il che mi porta a sfogliare il mio archivio e a segnalare un’immagine molto bella e parlante:

Aurora_Conjunctio

Aurora Consurgens Ms. Rh 172

Il bellissimo trattato, attribuito addirittura a Tommaso d’Aquino, non è di facile consultazione e sarebbe bello disporre di una trascrizione del codice (Ms. Rh. 172)…

Per la cronaca, il titolo “Aurora Consurgens” (anche conosciuta come l’Aurea Hora) proviene dal Cantico dei Cantici (Vulgata, Cantico di Salomone, 6, 10):

1 dilectus meus descendit in hortum suum ad areolam aromatis ut pascatur in hortis et lilia colligat
2 ego dilecto meo et dilectus meus mihi qui pascitur inter lilia
3 pulchra es amica mea suavis et decora sicut Hierusalem terribilis ut castrorum acies ordinata
4 averte oculos tuos a me quia ipsi me avolare fecerunt capilli tui sicut grex caprarum quae apparuerunt de Galaad
5 dentes tui sicut grex ovium quae ascenderunt de lavacro omnes gemellis fetibus et sterilis non est in eis
6 sicut cortex mali punici genae tuae absque occultis tuis
7 sexaginta sunt reginae et octoginta concubinae et adulescentularum non est numerus
8 una est columba mea perfecta mea una est matris suae electa genetrici suae viderunt illam filiae et beatissimam praedicaverunt reginae et concubinae et laudaverunt eam
9 quae est ista quae progreditur quasi aurora consurgens pulchra ut luna electa ut sol terribilis ut acies ordinata
10 descendi ad hortum nucum ut viderem poma convallis ut inspicerem si floruisset vinea et germinassent mala punica
11 nescivi anima mea conturbavit me propter quadrigas Aminadab
12 revertere revertere Sulamitis revertere revertere ut intueamur te“.

E attorno alla metà del 1500 Vincenzo Ugolini musicò il “Quae est ista” così:
Ecco, mi pare che questa Primavera si apra in modo piuttosto ‘gratioso‘, non vi pare?
Auguri di Buon Primum Vere, a tutti !

Nos Galan, per danzare assieme…

Posted in Various Stuff with tags , , , , , , on Sunday, January 4, 2015 by Captain NEMO

Ho un ricordo nel cuore di qualche passeggiata nell’inverno natalizio Scozzese, quando il vento gelido taglia la faccia, con la neve abbagliante che copriva con una coperta bianca il rosso autunnale dell’erica: da qualche parte, da qualche angolo, da qualche casa o bottega, emergeva una melodia dolce ed allegra, che accompagnava il rumore degli scarponi nella neve; Nos Galan viaggiava nel vento, e ancora oggi le sue note danzano dentro, naturalmente a Natale. Il vecchio canto – ma è una Carol, cioé una Carola – è antico, pare risalga a prima del ‘600. Oggi, il ritornello ‘Fa la la la la, la la la la‘ è conosciuto in tutto il mondo AngloSassone come Deck the Hall, ed il vecchio testo tradizionale è stato adattato allo spirito del Natale moderno. Ecco Nos Galan in Gaelico (Gallese), seguito dall’Inglese Deck the Hall:

Il testo si traduce più o meno così:

Freddo è l’uomo che non ama
Fa la la la la, la la la la,
le vecchie montagne dell’amato Galles,
Fa la la la la, la la la la,
a lui ed ai suoi più caldi amici
Fa la la la la, la la la la,
una festa gioiosa il prossimo anno,
Fa la la la la, la la la la,

Agghiaccianti sono i conti
Fa la la la la, la la la la,
che arrivano durante le Vacanze,
Fa la la la la, la la la la,
Ascolta la lezione in un verso:
Fa la la la la, la la la la,
non spender mai più di quel che guadagni,
Fa la la la la, la la la la,

Fredda è la neve sul Monte Snowdon,
Fa la la la la, la la la la,
anche se sulla cima c’è una coperta di lana.
Fa la la la la, la la la la,
fredde sono le persone che non si preoccupano
Fa la la la la, la la la la,
di incontrarsi assieme alla Vigilia dell’Anno Nuovo,
Fa la la la la, la la la la.

Per chi vuole seguire lo spartito, ecco un gioioso arrangiamentodi Deck the Hall  di John Rutter:

In origine, la Carola veniva danzata attorno al fuoco a YuleTide (il Solstizio d’Inverno), e nel mondo Celtico segnava il momento di massima festa perché l’ autre monde era in quei giorni spazialmente più a portata di mano: si bruciava il tronco di quercia, si compivano sacrifici e si festeggiava l’inversione del percorso della Luce; dal culmine della tenebra, dal cuore dell’inverno rappresentato dal ceppo di quercia, si poteva ora risalire verso la Primavera…dal rosso dell’erica coperto dal bianco della neve sarebbe nato il verde dei prati; la neve delle montagne sarebbe diventata l’acqua cristallina degli streams e dei brooks

Nos Galan – oggi Deck the Hall – è una di quelle melodie così semplici che ti entrano dentro come il bianco della neve nel bosco, una melodia per bambini, che evoca l’allegria e lo spirito di compagnonaggio perduto: oggi non danziamo più davanti al fuoco dell’Inverno, non ci prendiamo per mano allegri e felici, sul serio.

Più che ai regali ed ai banchetti, la festa antica era quella della rinascita della Luce, e questo faceva ‘Fratelli‘ tutti gli uomini del villaggio. Vecchie tradizioni…

Una danza davanti al Fuoco, stretti per mano, felici di riveder la Luce nascosta brillare – come le ‘monachine‘ – nel ceppo di Yule, il vecchio Odino/Wotan.

Ecco, per concludere, una versione strumentale Irlandese: dopo l’inizio tradizionale, a metà assume il tempo e la movenza di una tipica danza Celtica; anzi, quasi una Taranta

Buon Anno ancora, un po’ Celtico stavolta…!

Primavera 2014

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , on Friday, March 21, 2014 by Captain NEMO

Il verdeggiare porta speranza: con Imaginatio vera, dunque, ci si accinge alla stagione tradizionale.

Nei boschi, verdi, abita Diana:

Diana Cacciatrice

Diana Cacciatrice

…et ces Colombes de Diane, autre énigme désespérante, sous laquelle la spiritualisation et la sublimation du mercure philosophal sont cachées.

Avviluppate negli eterni abbracci di Venere, dice Philalethe, solo le Colombe possono ammansire la rabbia del Cane…

…On peut donc envisager les Colombes de Diane comme deux parties de mercure dissolvant -les deux pointes du croissant lunaire- contre une de Vénus, laquelle doit tenir étroitement embrassées ses colombes favorites. La correspondance se trouve confirmée… par la matière même d’où provient le mercure, terre rocailleuse, chaotique, stérile sur laquelle les colombes se reposent.

Mi capita talvolta di sorridere in silenzio, quando leggo passaggi ‘classici’ come questi: ‘si riposano‘. La ridda di nomi e di indicazioni porta ad una ridda di ipotesi. E l’Immagine, quell’Immaginatio vera, l’Immagine unica, da cui sola scaturisce l’evento creativo e il miracolo della Primavera, si perde. E il gioco degli alchimisti continua, dei Maestri che hanno percorso per anni e anni la solitudine, la pazienza e la ricerca.

Uomini semplici, ma serenamente assidui: è Arte. Ammirevoli.

Certo, a ben vedere, il Primum Vere porta con sè molti accadimenti; e riflessioni nuove; e dirigere i propri passi verso luoghi. Sempre confidano nella benevola Provvidenza.

Major Gruber Door

Buona Primavera, a tutti.

(…anche da parte del silenzioso Major Gruber…)

Primavera 2013…

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , on Thursday, March 21, 2013 by Captain NEMO

Incurante delle vicende che più o meno paiono accadere catturando la nostra attenzione, Dama Primavera è entrata anche quest’anno nei cuori di ogni Alchimista.

Nel Silentium della Notte. E si accendono piccoli Fuochi su Terra…

Candle

Lumen de Lumine

I miei auguri più dolci e sinceri a tutti coloro
che amano il Bosco Incantato, alla ricerca della Luce vera.

Che il Cielo protegga sempre i passi dei Cercatori innamorati.

Buona serena VERDE Primavera a Voi tutti  !

Captain NEMO

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