Archive for Giano

La Prudence…una Virtù allo Specchio

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , , , , , , , on Monday, March 8, 2010 by Captain NEMO

La Prudentia è la prima delle quattro Virtù Cardinali, e senza la sua presenza non vi sarebbero le altre. Questa Virtus primaria indica, secondo Tommaso d’Aquino, la ‘retta norma d’azione‘ ed alcuni sostengono che derivi dalla Phronesis (φρόνησις) di Aristotele, intesa come la capacità di considerare il giusto modo per raggiungere il miglioramento di ciò che ci si è prefissi tramite Sophia. Si tratta dunque di un’azione, o una serie di azioni, condotte secondo discernimento; per compiere una cosa con Prudentia, dunque, è essenziale l’esperienza, basata sul passato, la corretta visione del presente e la capacità di saper guardare al futuro come il naturale frutto delle azioni passate e presenti. La Prudentia latina è una contrazione della parola Providentia, che indicherebbe il ‘veder prima‘ o il ‘veder a favore di‘. Questa Virtus tiene conto del passato, risiede nel presente e proietta gli eventuali frutti nel futuro: e non a caso gli attributi della Prudenza, nell’iconografia occidentale, sono lo Specchio ed il Compasso. In Alchimia, tuttavia, questo senso pratico di un’azione Sophica, diventa ancor più cogente: Prudenza parrebbe infatti indicare un corpo e le azioni, le operazioni, ad esso legate.

Fulcanelli lo indica bene nel famoso passo delle Dimore Filosofali, parlando della Prudenza,

La Prudence - J. J. Champagne

La Prudence - J. J. Champagne

una delle quattro ‘Gardes du Corps‘ , così come scolpita da Michel Colombe (su progetto di Jehan Perréal) per la Tomba di Francesco II, Duca di Bretagna, nella Cattedrale di Nantés:

“Sa face antérieure offre la physionomie d’une femme au galbe très pur, et sa face postérieure est celle d’un vielliard dont le facies, plein de noblesse et de gravité, se prolonge dans les ondes soyeuses d’une barbe de fleuve…Debout, elle est représentée les épaules couvertes de l’ample manteau du philosophe, qui s’ouvre largement sur le corsage au chevron gaufré. Un simple fichu lui protège la nuque; formé en coiffe autour du visage sénile, il vient se nouer sur le devant, dégageant ainsi le cou agrémenté d’un collier de perles.

La jupe, aux plis larges, est maintenue par une cordelière à glands, d’aspect lourd, mais de caractère monacal.

Sa main gauche embrasse le pied d’un miroir convexe, dans lequel elle semble éprouver quelque plaisir à voir son image, tandis que la main droite tient écartées les branches d’un compas à pointes sèches.

Un serpent, dont le corps apparaît ramassé sur lui-même, expire à ses pieds.”

La Prudence - Cathédrale Saint Pierre de Nantes

La Prudence - Cathédrale Saint Pierre de Nantes

Questo doppio viso – addirittura un vecchio maschio ed una giovane femmina – colpisce l’osservatore e deve indurre riflessioni in ogni ‘étudiant‘; la Prudence, femminile, guarda nello specchio sè stessa; ma, naturalmente, può osservare soltanto il riflesso di sé stessa, essendo il suo viso, quello nascosto, il precedente, ma non letteralmente posteriore, quello di un vecchio canuto. E’ l’esatto contrario del sogno di ogni donna normale, che cerca nello specchio il segno della futura vecchiaia assieme al sogno della passata giovinezza. Nel nostro caso, Prudenza mira alla Virtus futura, più possente e giovane e pura; si potrebbe dire che il corso delle azioni alchemiche, su questo corpo particolare, portino ad un ‘ringiovanimento‘, nel senso contrario al corso normale dei corpi terreni. L’azione straordinaria, l’operazione alchemica in questione, pare essere strettamente legata al significato del Compasso, che deve indicare, evidentemente, i termini dell’azione: che deve essere ‘compassata‘, secondo un passo uguale e proporzionato, e che – giocando con la Cabala della Gaia Scienza – potrebbe indicare sia ‘ con passione‘ che ‘con il passato‘, ‘grazie al passato‘. Questa femminile Prudenza sembra dunque rifarsi al doppio volto di Giano, ancora una volta; ma lascio ogni possibile riflessione in questo campo a chi si sentisse veramente ‘foux‘…!

Il senso di questa allegoria viene descritto da Fulcanelli in questi termini:

“Cette noble figure est pour nous une émouvante et suggestive personnification de la Nature, simple, féconde, multiple et variée sous les dehors harmonieux, l’élégance et la perfection des formes dont elle pare jusqu’à ses plus humbles productions.

Son miroir, qui est celui de la Vérité, fut toujours considéré par les auteurs classiques comme l’hiéroglyphe de la matière universelle, et particulièrement reconnu entre eux pour le signe de la substance propre au Grand OEuvre…

La vérité…semble liée au positivisme alchimique des attributs de notre Vertu cardinale. Il est généralement recommandé d’unir ‘un vieillard sain et vigoureux avec une jeune et belle vierge‘…Le serpent demeure l’hiéroglyphe du mercure commun, pur et mondé, extrait du corps de la Magnésie ou matière première…

Pour parachever l’étude de la Prudence et des attributs symboliques de notre science, il nous reste à parler du compas que la belle statue de Michel Colombe tient de la main droite. Nous le ferons brièvement. Déjà le miroir nous a renseigné sur le sujet de l’art; la double figure, sur l’alliance nécessaire du sujet avec le métal choisi; le serpent, sur la mort fatale et la glorieuse résurrection du corps issu de cette union.

A son tour, le compas nous fournira les indications complémentaires indispensables, qui sont celles des proportions. Sans leur connaissance, il serait impossible de conduire et parfaire l’OEuvre de façon normale, régulière et précise.

C’est ce qu’exprime le compas, dont les branches servent non seulement à la mesure proportionnelle des distances entre elles ainsi qu’à leur comparaison, mais encore au tracé géométrique parfait de la circonférence, image du cycle hermétique et de l’OEuvre accompli.”

Pur essendo dunque uno degli ‘Ingegni‘ fondamentali per ogni artista avveduto, – che deve imparare a leggere ogni autore d’Alchimia con la massima prudenza, per l’appunto – la Prudenza degli alchimisti indica a mio avviso qualcosa di preciso, tangibile: un corpo che va considerato nell’interezza del suo percorso  di sviluppo operativo; e occorre usare – ancor più naturalmente – ogni prudenza quando ci si imbattesse nella parola ‘Prudenza’ nei testi dei Maestri: come si sa, dietro parole apparentemente innocue, o scontate, si cela – talvolta – qualche precisa indicazione, un ammiccamento, un suggerimento, lasciato lì non per caso, ma con accortissima abilità.

Termino, segnalando questo curioso Emblema di Andrea Alciato, del 1584, dove si parla del vino che – bontà sua – accresce…la Prudenza!

"Vino prudentiam augeri" - Andrea Alciato, Emblemata

"Vino prudentiam augeri" - Andrea Alciato, Emblemata

“Haec Bacchus pater, & Pallas communiter ambo
Templa tenent, soboles utraque vera Iovis.
Haec caput, ille femur solvit: huic usus olivi
Debitus, invenit primus at ille merum.
Iunguntur meritò: quod si qui abstemius odit
Vina, Deae nullum sentiet auxilium.”

E’ il caso d’esser prudenti, pare!….magari usando una ‘doppia prudenza‘!

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Nimrod, il Ribelle della terra di Shinar

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , on Monday, February 22, 2010 by Captain NEMO

Mi è capitato recentemente di imbattermi sul Web in una curiosa tesi – come un ‘sasso nello stagno’ – a proposito di Nimrod, il quale – tutti lo sanno – è l’archetipo del ‘ribelle’, del malvagio, di colui che osò sfidare Dio (Genesi X, 8-12):

8 porro Chus genuit Nemrod ipse coepit esse potens in terra 9 et erat robustus venator coram Domino ab hoc exivit proverbium quasi Nemrod robustus venator coram Domino 10 fuit autem principium regni eius Babylon et Arach et Archad et Chalanne in terra Sennaar 11 de terra illa egressus est Assur et aedificavit Nineven et plateas civitatis et Chale 12 Resen quoque inter Nineven et Chale haec est civitas magna”

[Nota: riporto qui la versione della Vulgata Latina]

Non essendo un esperto di lingua Ebraica, non mi avventurerò nella lettura o nell’interpretazione del Libro; tuttavia la tesi proposta era grosso modo questa: Nimrod, pronipote di Noè, era un gigante, un uomo potente che propose agli uomini l’adorazione del Fuoco, trasmettendo – in qualche modo – agli uomini l’arte della cottura; insomma, un precursore dell’Alchima, se non addirittura uno dei primi ‘insegnanti’ dell’Arte.

Questa tesi è evidentemente molto eretica e fonte di immani controversie, dalle quali però vorrei star fuori. Ma cercando tra le pieghe del mito e curiosando in giro, ho trovato qualcosa e non posso non restare sorpreso nel constatare alcune cose singolari. Trattandosi di cose lontanissime nel tempo – stiamo parlando con buona probabilità di almeno 4000 anni prima di Cristo – non c’è alcuna pretesa di oggettività in quanto riporterò, né di stabilire una verità; ma – al contrario – di allineare sul tavolo alcune strane casualità:

Nimrod fu un Re estremamente potente, di probabile origine Assira.

Oltre ad una possibile corrispondenza con il Dio Marduk, si ipotizza che potesse essere quel Re nominato da Giustinus (in Trogus Pompeius, Hist. Rom. Script., Vol. II) e da Diodoro Siculo (in Bibliotheca, Lib. II): Ninus.

Ninus significa ‘il figlio’; e di chi è figlio Ninus?…secondo la storia il padre di Ninus sarebbe Bel o Balus, il ‘fondatore’ di Babel. Ma se Ninus fosse realmente stato Nimrod, il ‘costruttore’ di Babilonia, suo padre – secondo la Bibbia – è Cush, figlio di Cham, il maledetto da Noè. Cham aveva visto la nudità del padre Noè, caduto senza conoscenza dopo una eccessiva bevuta di vino (la prima della storia!). Dunque, Cush è questo Bal. Ora, un tal Reverendo Alexander Hilsop, scozzese di Arbroath, scrisse nel 1862 un’opera molto discussa, ma molto curiosa. A me pare tutto sommato molto erudita, anche se piuttosto “arrampicata”: “The Two Babylons, being the Papal worship proved to be the worship of Nimrod and his wife…”. (qui)

Si tratta di una puntigliosa ‘dimostrazione’ di come – a suo dire – la religione Cattolica Romana sia de facto una sorta di copia di antichissimi riti di origine Assira!…senza voler per forza condividere le sue tesi, mi ha molto incuriosito questo passo:

“If Ninus was Nimrod, who was the historical Bel? He must have been Cush; for ‘Cush begat Nimrod’ (Gen. X, 8); and Cush is generally represented as having been a ringleader in the great apostacy. But again, Cush, as the son of Ham, was Her-mes or Mercury; for Hermes is just an Egyptian synonym for the ‘son of Ham’.

“Se Ninus è Nimrod, chi era il Bel storico? Deve essere stato Cush; poiché ‘Cush generò Nimrod’ (Gen. X,8); e Cush viene generalmente rappresentato come colui che era il capo nella grande apostasia. Ma, ancora, Cush come figlio di Ham, era Her-mes o Mercurio; poiché Hermes è proprio un sinonimo egizio per il ‘figlio di Ham’”.

A sostegno di questa incredibile affermazione, il prode Reverendo Hilsop aggiunge una erudita nota, che traduco direttamente:

“La composizione di Her-mes è – prima di tutto – da ‘Her’, che, in Caldeo, è sinonimo di Ham, o Khem, ‘Ciò che è bruciato’. Poiché anche ‘Her’, come ‘Ham’, significava ‘ciò che è caldo o bruciante’, questo nome ha formato il fondamento per identificare segretamente Ham con il ‘Sole’, così deificando il grande patriarca, dal cui nome la terra d’Egitto venne chiamata, in connessione con il sole. Khem, o Ham, veniva apertamente adorato con questo nome nella terra di Ham in epoca tarda (Bunsen, vol. i, p 373); ma questo sarebbe stato osare troppo, in un primo momento. Attraverso ‘Her’, il sinonimo, tuttavia, la via era aperta per questo scopo. ‘Her’ è il nome di Horus, che è identificato con il sole (Bunsen, vol. i, p. 505), che mostra che la vera etimologia del nome è il verbo al quale sono risalito. Poi, in secondo luogo, ‘Mes’ proviene da ‘Mesheh’, o, (senza l’ultimo radicale, che si può omettere, vide Parkhurst, sub voce, p. 146), Mesh, ‘estrarre’. In Egiziano, abbiamo Ms nel senso di ‘portare fuori’, (Bunsen, Hieroglyphical Signs, Append., b. 42, p. 640), che è evidentemente una forma diversa della stessa parola. Si trova, anche, Ms usata in senso passivo. (Bunsen, Vocabulary, Appendix i. p. 470, in fondo, &c, ‘Ms…nato’). Il significato radicale di Mesheh, in Stockii Lexicon, è dato in Latino con ‘Extraxit’, e la nostra parola inglese ‘extraction’, applicata alla nascita o genealogia, mostra che esiste una connessione tra il generico significato di questa parola e nascita. Questa derivazione potrà spiegare il significato dei nomi dei Re egiziani, Ra-messes e Thoth-mes, il primo essendo evidentemente ‘il figlio di Ra’, o del Sole; il secondo, in modo simile, è ‘Il figlio di Thot’. Per la stessa esatta ragione Her-mes è il ‘figlio di Her, o Ham’, il bruciato, cioè, Cush.”

Insomma, a credere al buon Reverendo Hilsop, Hermes sarebbe – addirittura – il padre di Nimrod, il ‘ribelle’, il ‘cattivo’!…Sempre seguendo il Reverendo scozzese si arriva a stabilire che Hermes – che è il noto ‘messaggero’ dell’Olimpo greco, in antichità l’ “interprete” – sarebbe colui che in verità avrebbe ‘diviso’ le lingue degli uomini (Caldeo ‘Peresh’ per ‘interpretare’, pronunciato dagli Egiziani e dai Greci come ‘peres’, ‘dividere’); dunque Cush/Hermes sarebbe colui che ha ‘diviso le lingue degli uomini’; e colui che gettò le fondamenta di Babele, essendo il figlio Nimrod colui che proseguì il lavoro, costruendo Babele. A Cush/Hermes veniva dato il titolo di Baal e di Bel, rispettivamente ‘il Signore’ e ‘il Confonditore’; e dato che il ‘Principium Deorum’ – in Ovidio, Fasti – dice di sé stesso che “Me Chaos antiqui, nam res sum prisca, vocabant”, il cerchio si chiuderebbe con la pronuncia di Cush in antico Caldeo, che suona come ‘Chaos’! (Nota del Rev. Hilsop: “Il nome Cush si scrive anche Khus, visto che ‘sh’ diventa frequentemente ‘s’ in Caldeo; e Khus, nella pronuncia, diviene legittimamente Khawos, o, senza il digamma, Khaos”)

Non pago di aver detto abbastanza, il Reverendo Hilsop continua attribuendo a Janus – Principium Deorum – l’uso della ‘mazza’ (Mephaitz), che spezza, che ‘disperde sulla faccia della terra’ (Hephaitz), parola che per i Greci diventerà ‘Hephaizt’, da cui Hephaistos, Efesto, il Vulcano dei Latini!…

Lascio – a chi volesse seguire questo bizzarro modo di raccontare come potrebbero essere andate le cose nella lontanissima antichità – la lettura dell’opera di Hilsop, estremamente ricca e stupefacente; e se se uno volesse restare ancor più confuso, potrebbe leggere – se proprio volesse scoprire quanto pazzo abbia potuto essere un emerito Professore oxoniense, decano del Merton College – anche Nimrod, a Discourse upon Certain Passages of History and Fable, di Algernon Herbert (qui).

Ma già con queste poche note, emerge una strana ipotesi, la quale pare in qualche modo fare il paio con quel ‘sasso nello stagno’ di cui sopra a proposito della strana figura di Nimrod:

Il padre del ‘ribelle’ Nimrod sarebbe colui che conosciamo in letteratura come Hermes, estratto dal Sole, il quale, nato ‘nero’ (Cush è originario delle terre d’Etiopia), è chiamato Chaos, ed è ‘bruciato’, ‘cotto’. Il figlio, Nimrod, è così legato a questa faccenda dei ‘mattoni’, del ‘bitume’ e della ‘malta’ di cui parla la Bibbia, da figurare, inerme e senza saperlo, persino in un antico documento della Massoneria Inglese (York Ms, n° 1), in questi termini: “At ye making of ye toure of Babell there was a Masonrie first much esteemed of, and the King of Babilon yt called Nimrod was a Mason himself and loved well Masons“.

Ancora, a titolo di curiosità, è singolare notare che Monsieur Marcel Aubert – esaminando quattro bassorilievi del Grand Portal di Notre Dame de Paris in Bulletin Monumental – Sociéte Française d’Archéologie, 1913 – sostiene che uno di questi rappresenti proprio il ‘cattivo’ Nemrod. Eccolo qui:

L'alchimista protegge l'Athanor - Il Mistero delle Cattedrali

L'alchimista protegge l'Athanor - Il Mistero delle Cattedrali

Insomma, si potrebbe immaginare che all’epoca fosse successo qualcosa di davvero singolare: un Chaos nero,  estratto dal Sole, maledetto dall’uomo e da Dio, genera un figlio che abita in una terra ‘del Fuoco’ (‘Shinar‘), che ne esce per conquistare una terra nuova, su cui continuare la costruzione di una ‘toure’ innalzata verso il Cielo. E varie altre amenità…ma temo che quella storia non possa essere mai raccontata. Il motivo è molto evidente: troppo eretica.

Gli alchimisti cercano il Chaos, perché è da lì che inizia l’Opera. E quell’immagine di Notre Dame, utilizzata da Fulcanelli per parlare della ‘cottura del compost filosofale’, ha sempre sollevato interrogativi: quel Cavaliere armato di lancia, si difende o sfida?

L’Artigiano

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , on Sunday, January 31, 2010 by Captain NEMO

Sono andato alla bottega – si fa per dire – del Fabbro: un capannone in campagna, pieno di manufatti giganteschi. Devo farmi fare un paio di grigliette per il mio forno. Entro e non vedo in giro l’uomo che, pochi anni fa, mi aveva fatto la griglia che è, ormai, ‘cotta’. Si avvicina un omone: “Chi cerchi tu?

…ma…cercavo G…non c’è?

Chi?…e chi è G?

…beh…qualche anno fa mi aveva fatto dei piccoli lavori…

non c’è più…è zompato…nun ce stà più…che ne sò n’do è annato…

Ah…ho capito…è che io avrei bisogno di un piccolo lavoretto…roba da poco…ma non so se per voi non sia di troppo disturbo…sa, vedo questi grandi cancelli, profilati, scatolati…magari non mi potete aiutare…

che devi fà?…

beh..avrei bisogno di una piccola griglietta in ferro…

…per il tombino?…

no, no…per un forno…una griglietta per cuocere…magari non vi conviene, è troppo piccola…

…(sospiro)…senti…oggi famo tutto….de ‘sti tempi serve tutto…altrimenti come m’o compro er ferrarino?

il ferrarino?…ah…beh…mi sa che troppe ne dovreste fare di grigliette…con una griglietta non vi comprate neppure una vite di una Ferrari

…manco ‘n gommino, s’è per questo!…ma si te serve, serve puro a me…allora, come ha da essere ‘sta grijetta?

beh…piccola…basta che sia un 16×16, in quadrotti del 10…con quattro piedi, alta 16…

…e che ce coci?…’na bistecca ce sciacqua…

oh…ma a me basta…sa, ogni tanto accendo il fuoco…e cuocio…

mah…16×16 dici?…va beh…vié de là, che famo un disegno e te dico quante te costa

(Lo seguo, prendo dalla macchina la mia vecchia griglia ‘cotta’ ed entro nel suo “Studio”, munito di computer, stereo, tecnigrafo, condizionatore e televisore acceso)

allora…quadrato, 16×16…va bene con 1 cm. de pieno e 1 de voto?…

…perfetto…come questa…

ammazza…e che j’hai fatto?….anvedi che svirgolata…ma quanta carne c’hai magnato?…sembra che te sei magnato er fero, no ‘na bistecca!…ma non ho mai visto un fero magnato così…è proprio sderenato

beh…quanto basta…sì, 1 cm di pieno e vuoto è perfetto…

va bbeh…allora…quando te serve?

oh,…una settimana?…

seee…e che je dico a quello der cancello…l’hai visto de fori, no?….prima devo finì er lavoro grosso…poi, si c’ho tempo…te faccio ‘a grijetta…ma vedi che svirgolata…

ah, ok…e quanto mi costa?

…mah…er materiale…er lavoro…che te devo dì…damme trenta euri…va bbene?

benissimo…

però… non è per te, eh?…t’ò dico cor core…m’hai da lassà ‘n’anticipo…dieci euri…sai…

ma certo…anzi …ecco qua…trenta euro…

paghi mò?…ammazza….mò me tocca fartela subbito…

no, no…con comodo

no, no…te va bbene tra du’ ggiorni?…

ma certo…due giorni…passo io…

ma senti…è tutta magnata, ‘sta grija…che c’hai fatto?

ma nulla…non so…me l’aveva fatta G…infatti mi chiedevo se la qualità del ferro…

seeeee, ancora…er fero è la robba più tenera che ce stà…me capisci?…è tenero come er core…

ah, sì?…ma visto che si rovina così…magari potete accertarvi che il ferro sia di buona qualità?…sa, deve andare sul fuoco…

senti…nun ce sta più er fero de ‘na vorta…noi lo compramo e lo pagamo per bbono…ma che ne so che è, da ‘ndò viene…ormai puro er fero è cinese…ce mescolano de tutto…poi ‘ò ricoprono de melamina d’acciaio, puro quella fatta co ‘n sacco d’artra robba….’na pasta chimica, per resiste’ all’aria…ma chi è che pensa di fà er fero pe’ er foco?…’io nun lo so, si er fero che pago per fero bbono, è fero vero…me capisci?….

ma…lei è un fabbro…se non lo conosce lei…

ancora!…er fabbro oggi è ‘n’assemblatore…noi mettemo assieme i pezzi…come er falegname…io nun ce capisco gnente, sur fero…’o compro un tanto ar quintale…m’o scaricano fori…che ne sò che ce stà dentro…

ma, è un peccato, no?….se l’artigiano non sa più cos…

l’artiggiano??…e ‘ndo stanno gli artiggiani?…se ne sò ‘ndati…via…nun ce stanno più…non ce possono più stà….chi ‘o vole l’artiggiano?…’na vorta, i cancelli se facevano tutti a mano, senza sardature…tutto co’ ‘e placche e ribbattute a cardo…’n lavoro che durava mesi…tutto ch ‘è mani….e chi lo sà fà più, mò?…l’artiggiano, quello sì ‘o conosceva er fero…ce parlava, lui…mi’ nonno ce lavorava ‘a notte, perché diceva che er fero quanno è pronto, ‘o devi da lavorà subito…e batteva, batteva…cor martello, ‘o piegava…co’ l’acqua e er foco…era n’omone grosso, co’ certe braccia e certe mani…lui se lo scallava piano piano…e quanno ‘o vedeva bianco…diceva che era pieno, era pronto…e je faceva pijà ‘a forma che diceva lui…ce parlava…e poi lo batteva, ‘o scardava…’na cosa lunga…un lavoro lungo…ma je piaceva, più de mi’ nonna, bonanima…ma faceva certe finestre, certe porte…pesavano n’accidente…perché er ferò era n’antro…mo’ è tutto cinese…’o senti quant’è leggero?…è voto…mi’ nonno direbbe che je manca l’anima…va beh…ma che t’o dico a fà…

no, no…lo capisco…ma, con tutto il rispetto per il suo lavoro…è un gran peccato che gli artigiani non ci siano più…quelli veri, intendo

…co’ s’ta società?…qui nessuno c’ha più la voja de sognà…e li sogni costano…più de ‘sta robba…io assemblo…e basta…quanto ‘o dovrei fà pagà ‘n cancello come quelli de mi’ nonno?…chi s’o potrebbe cumprà più…quello era un pezzo dell’arte sua…un pezzo dell’anima sua, me capisci?…oggi, chi lo capirebbe…tu?….magari tu, ma quanto te costerebbe?…no, nun se po’ più fà…damme retta…io nun ce capisco gnente, rispetto a mi’ nonno….io sò ‘n cane, de fronte a llui…ma guadambio dieci vorte de più…me tocca….come ‘a pago ‘a robba?…come m’o compro er ferari, sinnò?…ah, ma mi’ nonno era un artiggiano…’ma tu lo sai che vo’r dì ‘artiggiano’…ancora me lo ricordo: stava davanti ar foco de la fucina, un focone grosso, co ‘n cardo che te soffocava…se vorta e me fa…’artiggiano…è l’arte…è ‘na cosa tra te e er fero…n’arte…e c’ha du’ facce…come GGiano, er dio de roma antica…c’aveva du’ facce…una guardava devanti e una de dietro…una prima e una dopo…ce sta’ ‘na porta ‘n mezzo…e ce stà GGiano…e te ce passi co’ l’arte tua…e lui te manna da ‘na parte ‘a Maggia, e dall’artra ‘a Forza…e er fero, er fero…’o sente… se squajia, je se apre er core, e tu ‘o prenni…co’ le mani tue…e je dai ‘a forma…ma coll’arte, capito?…semo artiggiani, capito…’a robba nostra sente er foco…ma ce stai puro tu…e GGiano…è n’arte…’

beh…che bello, però…

…mah…è robba vecchia, nun serve più….io m’o ricordo, come fosse ieri…ma io nun ‘o sò fa, lui era ‘n romantico, ‘n ‘omone grande e grosso, ma romantico…nun ce capisco gnente, io…nun sò ‘n’artiggiano…faccio cancelli…e basta…ma la grijetta tua, passala a pijà tra du’ ggiorni…magari je dò n’a botta a ‘sto fero…ma ‘o sai che non l’avevo mai visto un fero così magnato?…ma tu che ce coci sopra?

Brevima Dies, aka Solstizio d’Inverno…

Posted in Various Stuff with tags , , , on Monday, December 21, 2009 by Captain NEMO

Oggi è il Solstizio d’Inverno: presi come siamo dagli affanni della vita, belli o brutti che siano, dimentichiamo che Terra si muove con ciclica periodicità attorno alla sua stella. Inizia l’Inverno, ed il giorno più corto, con la notte più lunga (nel nostro emisfero boreale), segna il punto dell’inversione della curva della luce visibile. Si va verso la Primavera.

Solstizio d'Inverno

Terra è inclinata di circa 23,5° (declinazione) rispetto al piano dell’Equatore Celeste, e questo provoca il fenomeno invernale. Siccome siamo ad uno dei due giri di boa più estremi dell’orbita attorno al Sole (quest’anno il perielio sarà il 4 Gennaio), il Sole – per qualche giorno – appare quasi fermo nella sua posizione sull’orizzonte; poi lo si vedrà invertirte il percorso. “Sol” e “sistere”: il sole sta. Ma come, si sa, ‘…eppur si muove‘!

Giano, guardiano delle Porte, arriva, e chiude il ‘vecchio’ ed apre ‘il nuovo’: sul piano stagionale, dalla massima oscurità nasce – di nuovo – la Luce. Oggi la Porta degli Dei è aperta. Ma tutto si muove, secondo periodicità che non sono solo terrestri o pertinenti al nostro sistema solare. I cicli piccoli si muovono all’interno dei cicli più grandi.

E’ la Danza.

Ho sorriso e trepidato quando, passeggiando per il bosco mi sono accorto che il castagno ha già le gemme…anche i cicli si muovono. E’ il tempo dell’Attesa, è il tempo delle silenti preparazioni.

Buon inizio delle preparazioni a chi vuole prepararsi. Il miracolo, dolcemente, continua…

StoneHenge - Winter Solstice

StoneHenge - Alban Arthuan

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