Archive for Introitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium

Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – 1

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Monday, October 24, 2016 by Captain NEMO

Piccolo prologo:

Ora, lege, lege, lege, relege, labora et invenies

La pratica – ripeto: pratica – alchemica prevede obbligatoriamente lo studio profondo dei testi; i quali, pur talvolta poco comprensibili, costituiscono l’asse di fondazione di qualsiasi sperimentazione di laboratorio. Inoltre, come è noto, il risultato della sperimentazione del laboratorio alchemico obbliga il Cercatore onesto a ritornare sui testi migliori e confrontare/ri-trovare il risultato ottenuto – sia esso parziale o finale – con la solida teoria alchemica, racchiusa solo in quei testi migliori. Senza l’elaborazione di un modello teorico serio e canonico la sperimentazione in un laboratorio alchemico porta a risultati che paiono mirabili e/o canonici, ma che sono totalmente avulsi dalla unica verità indicata con chiarezza estrema dalla Scienza e dall’Arte alchemica. Non è un caso fortuito o altro che possa condurre l’essere umano verso la Conoscenza, ma unicamente lo studio tenace e umile, l’apprendere le basi della Philosophia Naturale prima sui testi e poi nel Laboratorio, e l’impegno solido nel processo del Conoscere studiando e praticando. Questo è il cambiamento – imprescindibile – del famoso ‘mantello gettato alle ortiche‘ da Fulcanelli, Scienziato ed Artista a tutto tondo.

Indipendentemente dal giudizio, o dal pre-giudizio, o dal pre-concetto della mente umana, che ignora la realtà vera ma “Coelata” dell’Alchimia, è bene chiarire che il cuore della Scienza e dell’Arte è stato, è, e sarà la CONOSCENZA, esatta, descritta come φυσικὰ καὶ μυστικά dagli antichi, molti secoli dopo studiata e rinnovellata da Sir Isaac Newton come Prisca Sapientia. Tale Conoscenza deriva precisamente dallo studio incessante dei testi migliori e dalla pratica ugualmente incessante del laboratorio alchemico (il quale, ça-va-sans-dire, nulla ha a che fare con quello chimico o fisico): questa possibilità – ovviamente di difficile accettazione per l’ignorante o il pigro o l’arrogante – giace perenne nel cuore della Natura, che la offre liberamente ad ogni essere libero dal giudizio, dal pre-giudizio, o dal pre-concetto. Questa triade costituisce l’Onestà del cercatore, nulla di più, nulla di meno.

Dico questo al solo vantaggio di chi inizia il viaggio, ma anche di coloro i quali si avventurano nel Bosco Incantato da tempo…

L’amico ‘caso’ mi ha portato a consultare – e poi studiare – un testo curioso, certo bizzarro, del quale pour-le-moment tacerò il titolo e l’autore, come in un gioco per bambini onesti – e che contiene alcune piccole perle; il testo, del 1871 –  è francese e proviene da quella terra orgogliosamente Celtica che è la Bretagna; a detta di alcuni chercheurs Francesi l’autore era piuttosto in confidenza con Fulcanelli, forse qualcosa di più che ‘en confidence‘. Certo, leggedolo e studiandolo, molte cose mostrano la base dello stile e della allure magistrale di Fulcanelli. E molto, molto altro del cammino di studi e pratica di Fulcanelli. Inizio questa piccola collana di perle con l’incipit del capitolo ‘Physique Hermètique‘. Eccone la mia traduzione:

Il Filosofo Ermetico modella le operazioni della sua opera su quelle della Natura, deve dunque prima di ogni cosa conoscere quest’ultima. Lo studio della Fisica fornisce questa conoscenza.

Dio parlò e tutto venne fatto, dice Mosé, nel libro del Genesi; … il suo racconto chiaro e preciso è quello di un uomo ispirato, di un grande Filosofo, di un vero Fisico. Se ci si allontana dai suoi dati si sragiona, e se vi si appoggia ci si trova sempre nella verità.

Nulla di più semplice della Fisica. Il suo scopo, per quanto molto composito agli occhi degli ignoranti, non ha che un solo principio, ma diviso in parti, le une più sottili delle altre. Le differenti proporzioni utilizzate nella miscela, la riunione e la combinazione delle parti più sottili con quelle che lo sono meno, formano tutti gli individui della Natura. E siccome queste combinazioni sono pressoché infinite, anche il numero dei misti è tale.

Dio è un essere eterno, una unità infinita, principio radicale di ogni cosa. … Nella Creazione fa emergere questa grande opera che aveva concepito da tutta l’eternità. Si sviluppa attraverso una estensione manifesta di sé stesso, e rende attualmente materiale questo mondo ideale, come se avesse voluto rendere palpabile l’Immagine della sua Divinità. Si tratta di ciò che Hermès ha voluto farci intendere quando dice che Dio cambia forma; che allora il mondo fu manifestato e cambiato in Luce. Sembra probabile che gli Antichi intendessero qualcosa di simile [parlando] della nascita di Pallade uscita dal cervello di Giove attraverso l’aiuto di Vulcano o della Luce. … il Creatore ha messo un così bell’ordine nella massa organica dell’Universo, in modo tale che le cose superiori sono mescolate senza confusione con quelle inferiori e divengono simili attraverso una certa analogia. Gli estremi si trovano legati molto strettamente attraverso un mezzo insensibile, o attraverso un nodo segreto di questo ammirevole operaio, in modo tale che tutto obbedisce di concerto alla direzione del moderatore supremo senza che il legame delle parti differenti possa essere rotto se non attraverso ciò che ne ha fatto l’assemblaggio. Hermès dunque aveva ragione …

Il passo, che ovviamente appare innocuo e banale, sebbene vi si adotti la consueta onesta perfidia, racchiude in sé alcuni assunti di primaria importanza per chi cerca, e che sono naturalmente identici – fatta salva la semantica – con la Tradizione vera; della quale avevo parlato, qualche mese fa, a proposito di Philalethe, qui, qui, qui e qui; ma che si ritrova anche in alcuni testi molto poco conosciuti di Sendivogius (ma che a mio avviso provengono da Sethon). Questa Tradizione, naturalmente, non ha nulla a che fare con la tradizione di cui tanto si sente parlare anche ai nostri giorni, frutto di un grave misunderstanding da parte di tanti addetti-ai-lavori, dal medioevo ai giorni nostri.

Una precisazione finale: un frammento della φυσικὰ καὶ μυστικά – che si attribuisce allo Pseudo-Democrito – recita l’insegnamento ricevuto dal Persiano Ostane:

ἡ φύσις τῇ φύσει τέρπεται, καὶ ἡ φύσις τὴν φύσιν νικᾷ, καὶ ἡ φύσις τὴν φύσιν κρατεῖ

La natura si rallegra della natura, la natura vince la natura, la natura domina la natura

Oltre la bellezza poetica evidente dell’Imago, si deve notare che questo è l’Assioma generale della Fisica fondamentale della Manifestazione, di ogni manifestazone, hinc&nunc; ed ha un esatto connotato di Scienza, con un preciso riflesso nella sperimentazione alchemica. Ritengo utile sottolineare che questa è la prima base di quella conoscenza pratica (vale a dire ‘Fisica’, nel senso antico e veritiero) che è l’Alchimia; l’ottimo Nicolas Valois lo ricorda bene a chi si abbassa a studiare il suo splendido testo. Per poi procedere con il Laboratorio, a lungo, in un processo di Studio&Pratica continua e continuata. Come purtroppo pochissimi hanno fatto, oggi come ieri.

Così è, se vi pare …

Presentazione del Libro “Philalethe Reveal’d” – Pavia

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , , , on Sunday, May 15, 2016 by Captain NEMO

Domenica 5 Giugno, alle ore 16.00, Captain NEMO & Fra’ Cercone presenteranno a Travacò Siccomario (Pavia) presso la (Non) Scuola di Omeopatia Hahnemanniana il loro libro:

Philalethe Reveal’d

The Masterpiece of an English Adept, fully uncovered

Ecco la Locandina dell’incontro:

Philalethe Reveal'd

Philalethe Reveal’d – Pavia

Il libro – in lingua Inglese – è autopubblicato su Lulu, per un totale di 1500 pagine, in formato 21.59 x 27.94 cm, ed è disponibile in due Edizioni :

  • Copertina Morbida, Bianco&Nero, tre Volumi
  • Copertina Rigida, Colori, due Volumi

Chi fosse interessato potrà acquistare i Volumi OnLine (a Colori o In B/W), qui.

Per maggiori informazioni visitare le seguenti pagine Facebook:

Philalethe Reveal’d – (The Book)

Philalethe Reveal’d – Public Page

Vi aspettiamo!

Captain NEMO

‘Era dal nulla uscito il tenebroso caos…’ – 4

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie with tags , , , , , , , , , on Tuesday, May 3, 2016 by Captain NEMO

And what great one is this that is so wise, as to gather from these things, that a new King is born more powerful than all the rest, a Redeemer of his Brethen from original Defilements? for ‘twas expedient that he died to be exalted aloft, that he might give his Flesh and Blood for the Life of the World. Good God! How wonderful are these thy Works? ‘Tis thy doing and it seems miraculous in our eyes. Father I thank thee, that thou hast hidden these things from the Wise, and revealed to Babes.

“E quanto grande è colui che è così sapiente, da ricavare da queste cose, che un nuovo Re è nato più potente che tutto il resto, un Redentore della sua Fratellanza dalla sordidezza originale? Poiché era espediente che morisse per essere esaltato in alto, affinché potesse dare la propria Carne e Sangue per la Vita del Mondo. Buon Dio! Quanto meravigliose sono queste tue opere? É opera tua e pare miracoloso ai nostri occhi. Padre ti ringrazio, che tu abbia nascosto queste cose al Sapiente, e rivelato esse ai Bimbi.

Così si conclude il Capitolo V del Secrets Reveal’d, nel quale Philalethe ricorre alla retorica di carattere religioso, da buon Cristiano come era, e come era opportuno per sottolineare l’importanza del discorso che precede. Del resto, il parallelismo con l’operatività alchemica è attestato: la ‘nascita’ di un nuovo corpo, più nobile dei suoi genitori, calza a meraviglia con il racconto del miracolo della Redenzione. E senza nulla togliere allo stupore ed all’estasi contemplativa che rapirà il cuore dell’Innamorato all’effettivo apparire della sostanza tanto ricercata, sembra di scorgere nei termini di questa edizione (quasi certamente la Princeps) alcune peculiarità.

Gather‘ indica il ‘raccolto‘, il ‘raccogliere‘, come giustamente Paolo traduce il latino ‘colligat‘; viene dall’Old English ‘gadrian, gædrian‘, con il senso per l’appunto di ‘unire, assemblare, collazionare, immagazzinare‘; la radice è l’Indo-Europeo ‘*ghedh-‘, per ‘unire, legare assieme‘. Ancora una volta, pare una perfetta fotografia di un atto esiziale nel corso dei lavori alchemici.

Brethren‘ è ovviamente ‘Fratellanza‘: e mentre – nel contesto Cristiano – si riferisce naturalmente all’umanità di cui il Cristo è il Redentore, nell’ottica della pratica alchemica è la compagine minerale che il Dissolvente Universale potrà – eventualmente – ‘redimere‘. Ma altri significati sono sottesi. Curioso che ‘Redeemer‘ sia ‘un‘, e non ‘il‘; una precisione da parte di Philalethe per indicare l’ambito operativo cui intende riferirsi.

original Defilements‘: se la versione Latina di Modena parla di ‘labe originali‘, ad indicare il ‘peccato originale‘, il termine Inglese vale senza dubbio ‘ciò che è sordido, deturpante, sporco, corrotto, inquinato‘, una scoria legata all’ Origo, insomma. Si tratta dell’identico termine usato da Philalethe nel Capitolo III: “… there shalt thou see a fair Infant by removing the defilements, …”

L’explicit del Capitolo – in corsivo nell’originale Inglese – si può leggere su due livelli: il primo è quello del rapporto profondo che lega l’uomo al suo Creatore ; l’altro è quello dell’operativo stupefatto dalla magnificenza di Madre Natura, unica vera artefice di ogni processo alchemico. E l’ultima frase suona come un severo monito ai tanti ‘saggi‘ che non potranno mai accedere a ciò che i ‘parvuli‘ possono vedere, con innocenza e gioia. La seriosità conduce a straordinari vicoli ciechi, e l’allegria ed il sorriso dei Bimbi rendono la vita ben più armonica. Tanto più in Alchimia.

‘Era dal nulla uscito il tenebroso caos…’ – 3

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , on Sunday, April 24, 2016 by Captain NEMO

The Earth is an heavy body, the Matrix of Minerals, because it keeps them occultly in it self, although it brings to light Trees and Animals. It is the Heaven wherein the great Lights together are rowled about and it sendeth down its virtues through the Air, unto inferior things; but in the Beginning all being confounded together, made a Chaos. Behold, I have just opened to them the truth; for our Chaos is as ‘twere a Mineral Earth in respect of its own coagulation; and yet notwithstanding is indeed volatile Air, within which the Heaven of the Philosophers is, in its Centre; which Centre is truly Astral, shining upon Earth with its Beams, even to the very superficies.

La matrice – la Mater – di ogni minerale in manifestazione è dunque, a sentir Philalethe, Terra; essa ‘porta alla luce‘ le specie Vegetali ed Animali, e tiene ‘occulti‘ al suo interno i minerali. Per questo, è naturalmente un ‘corpo pesante‘, nel senso che ha massa (sia in termini di Fisica che di Alchimia: cosa sia la ‘massa’ – ben diversa dal ‘peso’ – lo ha ben spiegato Newton all’inizio dei suoi magnifici Principia, sebbene con delle sottigliezze alquanto ermetiche che – lo dico con rispetto – sfuggono persino agli alchimisti più navigati ed esperti. Dimenticano, costoro, che Newton era un alchimista appassionato della Prisca Sapientia, l’unica fonte per una pratica alchemica avanzata come la sua; e forse ignorano che del suo secondo periodo alchemico, durato una decina d’anni spesi chiuso in laboratorio, non si sa quasi nulla. Ma di questo ho già parlato a iosa).

A tal ‘corpo pesante‘ – Terra – fa da naturale contraltare Cielo, nel quale sono ‘in revolutio’ i grandi Luminari, i quali ‘inviano in basso‘ le sue virtù, la vis, la forza (del Cielo, si noti, please …) attraverso Aria. Così, il sistema è costituito da Cielo sopra (con i Luminari, in moto: delle meraviglie del moto in Natura parlerò magari in un altro momento), Aria nel mezzo e Terra sotto. Manca Fuoco, pare: ma no, se ne è parlato nel Post precedente a sufficienza. Philalethe è un perfetto Scienziato di Natura, ed il suo metodo di trasmissione tradizionale è straordinario. Infatti, ora torna al protagonista di questo Capitolo: il Chaos; esso, lo ha già detto parafrasando in modo ammiccante le parole del Genesi, è costituito dai tre Elementi ‘confusi assieme‘. La ‘forma‘ del Chaos, di questo Chaos, è ovviamente determinata da quelle dei suoi componenti: il ‘nostro Chaos‘ – dunque ci si sta spostando sul tavolo del Laboratorio – è ‘come se fosse una Terra Minerale‘. Ma non è esattamente una ‘terra’, si tratta di qualcosa di diverso, pur simile nelle apparenze. Se il ‘nostro Chaos‘ appare come ‘terra’ a causa della sua coagulazione, nonostante questo è davvero Aria volatile, ‘all’interno del quale‘ (del Chaos) sta il Cielo dei Filosofi. Dove? … ovviamente, nel Centro. Ora è chiaro, per ciò che è stato sin qui comunicato da parte di Philalethe, che siccome il Cielo contiene i grandi Luminari (Sol e Luna) ‘in moto’, quel centro nascosto è ‘Astrale‘, assimilabile dunque al potere di radianza delle stelle (Astrum indica sia la dispersione spaziale, quanto la capacità di ‘dardeggiare’): per questa possanza, sempre secondo Natura, quel centro irradia Terra (quella terra ci sui sopra) con i suoi raggi, persino sino alla ‘vera e propria‘ superficie.

Paolo aggiunge qui una nota, più che preziosa: “Canseliet notava a questo proposito: ‘… il caos dei Filosofi è una terra minerale, più esattamente un solfuro, ma ciò che Fulcanelli non dice è che occorre rendere a questa materia bruta lo spirito di vita indispensabile e latente che possedeva nella miniera quando il Grande Principio la spingeva dal centro alla periferia.'”.

Beh, se su questo punto essenziale Fulcanelli ha taciuto, pare che Philalethe abbia parlato chiarissimo, seppur nel modo tradizionale: si può ‘intuire’ facilmente di cosa si tratti, ma in questo caso basta abbassarsi a leggere e studiare. Senza paraocchi, senza pre-giudizi. Con Joie.

Paradiso_Canto_31

ma già volgeva il mio disio e il velle,
sì come rota ch’ugualmente è mossa,
l’Amor che move il sole e l’altre stelle.

[Dante, Paradiso, Canto XXXIII, vv. 143-5]

‘Era dal nulla uscito il tenebroso caos…’ – 2

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , on Sunday, April 17, 2016 by Captain NEMO

Therefore, In the Beginning God created the Heaven and the Earth, and the Earth was void and empty, and Darkness were upon the face of the Deep; and the Spirit of the Lord was carried upon the face of the Waters, and God said, Let there be Light, and there was Light. These words are sufficient for a Son of Art, for the Heaven ought to be conjoined with the Earth upon the bed of Friendship and Love: so shall he honourably Reign all his Life.“.

Perciò, All’Inizio Dio creò il Cielo e la Terra, e la Terra era vuota e cava, e le Tenebre erano sopra il volto dell’Abisso; e lo Spirito del Signore era portato sopra il volto delle Acque, e Dio disse, Che sia Luce, e vi fu Luce. Queste parole sono sufficienti per un Figlio dell’Arte, poiché il Cielo deve essere congiunto con la Terra sul letto dell’Amicizia e dell’Amore: così egli Regnerà onorevolmente per tutta la sua Vita.“.

Bene, bene: apprendiamo così che ‘nel Principio’ Cielo e Terra erano già stati creati; ma che Terra era vuota e cava, e che le Tenebre – l’oscurità, vale a dire la totale assenza di Luce – stavano sopra il volto dell’Abisso, del Profondo.

Qualche notula a questo proposito:

A) ‘nel Principio‘ non pare indicare esattamente un atto preciso di ‘partenza’; Canseliet in L’Alchimie expliquée sur ses textes classiques, Capitolo ‘La Matière prochaine et sa préparation‘ sottolinea che il Latino ‘In Principio‘ o il greco ‘ν ρχ‘ del Prologo del Vangelo di San Giovanni non debbano esser tradotti con ‘All’inizio‘ – che indica una temporalità – quanto come ‘Dans le Principe‘, ‘Nel Principio‘; uno ‘stare‘. Ove il Principio vale come ‘Origo‘, ‘Origine; nel contesto suggestivo utilizzato da Philalethe, l’osservazione di Canseliet vale tanto oro quanto pesa: la cosiddetta ‘Creazione’ di Cielo e Terra è già avvenuta, e risiede – dall’eternità – all’interno del Principio Creante. Provo a dirlo meglio: la Creazione di Cielo e Terra, che evidentemente non valgono qui come elementi filosofici, bensì come Entes originati e fondanti, è continuamente in atto, e risiede e agisce al’interno del Principio Creante. Chiamiamolo Verbo, chiamiamolo Logos … è qualcosa di ben preciso, e universale. Vale cioè come base materiale e spirituale per ogni atto creativo, al di fuori dello spazio e del tempo, i quali hanno valore soltanto locale, specifico dell’universo in manifestazione.

B) Tutti sappiamo che ‘la Terra era inane e vacua‘. Che cosa diamine può voler significare? ‘Inanis‘, oltre a ‘vuoto‘ significa ‘privo di mezzi‘, ‘esanime‘, ‘privo di vita‘, ‘mancante di‘, ‘vano‘; e pare provenire, in una variante, da ‘In-ac-nem‘, con il senso di ‘inetto a raggiungere un fine‘. E ‘vacuus‘, d’altro canto, indica ‘il vuoto‘ cioè qualcosa che non è occupato da alcuna materia. Paolo traduce l’inciso come ‘cava e vuota‘, quasi a fotografare quella Terra.

C) Oscurità, Tenebra stavano sul ‘volto‘ del Profondo; Canseliet – nella sua lectio dice ‘… et les ténèbres ètaient sur l’extérieur de l’abîme;‘. Parrebbe insomma di capire che quel ‘cavo’ di cui sopra fosse avvolto dalle Tenebre: come abbiamo visto, il ‘cavo mancava di vita’; l’assenza di Luce (quale?) è Oscurità, assenza di ‘vita’, intesa come vitalità e – credo molto importante per chi studia e pratica Alchimia – come capacità di vivificare.

D) Non è questo il luogo per approfondire il tema dell’apparire dell’Acqua; fiumi di inchiostro sono stati scritti in proposito. Il punto è che l’acqua pare non ‘creata’. Nel Genesi Acqua fa la sua apparizione come il locus sull’esterno del quale lo Spirito si muove. Ancora una volta si parla di ‘esterno’; ergo, è lapalissiano che esiste un ‘interno’. Acqua e Spirito sono dunque intimamente legati, interconnessi. Il soffio di Dio – Ruach – aleggia sull’Acqua. Paolo legge ‘…lo Spirito di Dio poggiava sull’orlo dell’acqua‘. Ancora una volta, una precisa fotografia; ‘orlo’ è ‘il margine’, ‘il confine’, che in Greco è ‘Ωρος’ – da cui il nostro ‘Orizzonte’, ‘Oriente’ – ma forse anche il Latino ‘os‘, ‘bocca’.

Una scuola di pensiero sostiene che Cielo e Terra siano derivati dalla separazione compiuta da Dio tra Acque superiori ed acque inferiori: il confine tra le due acque è chiamato ‘firmamento‘, vale a dire ciò che fornisce ‘stabilità‘. Il che significherebbe che quel Principio abbia come sostanza su cui agire … un’Acqua. Che non ha nulla a che fare con l’acqua cui siamo abituati: la sua morfologia, dovuta al Locus del Principio, è ineffabile. Il che non significa che non esista. Anzi.

Insomma, in quest’ottica, Cielo e Terra sono il risultato di una precedente Separatio delle Acque. Terra è però ‘inane e cava’, perché manca ancora il Principio vitale: lo Spirito, che in quanto ‘alitato’, ‘soffiato’, porta in evidenza l’Elemento classico dell’Aria. Finora, abbiamo così tre degli Elementi degli antichi: Acqua, Terra, Aria.

E) Ed eccoci al ‘Fiat Lux‘, che traduciamo sempre con ‘Che la luce sia‘. Eppure si tratta di Lux e non della luce che conosciamo. Lux non si vede, eppure causa l’effetto luminoso. Cardano e Grosseteste ne hanno parlato perfettamente: i loro testi sono indispensabili a chi voglia prima studiare di che si tratta e poi praticare in laboratorio (e di nuovo, ritornare sui testi). Tornando al testo del Genesi, nella lectio di Philalethe, si nota che al comando di Dio seguì Lux. Tutto è compiuto. Se nel racconto delle Scrittura ora appare la vita grazie all’azione extra-ordinaria di Lux (Lux produce istantaneamente lo spazio, che è ‘pieno’ della sua sostanza invisibile), per ‘un figlio dell’Arte‘ – come dice Philalethe – l’insegnamento è completo: Lux – forse ‘agendo’ assieme allo Spirito poggiato sul confine dell’acqua, forse su quel ‘firmamento’?) – è Fuoco. Le quattro Qualitas ora hanno “vita” (meglio “vis”?) nella Quantitas.

F) Così, il Cielo (‘ciò che è celato‘, perché sono le Acque superiori, separate dalle inferiori – le nostre – dal ‘firmamento’, ciò che ‘stabilizza’) va unito alla Terra, cava e vuota, ma ora ‘viva’, fecondata da Lux. L’unione è compiuta sul letto dell’Amicizia e dell’Amore. Amicizia e Amore, merce rarissima nel nostro povero mondo che ‘veste’ questi termini, ignorandone completamente l’essenza e la funzione. Che cosa ha voluto dire l’Adepto Britannico con questi due termini? Non ne bastava uno?

Per oggi mi fermo qui, a riflettere: il Chaos di cui parla Philalethe è ben chiaro, ben ‘illuminato’, a testimonianza della raccomandazione di d’Espagnet: pochi libri, ma buoni. E studiare, e poi pedalare in laboratorio. Avanti ed indietro.

Il Chaos è legato ad una cosa che è ‘acqua’: il risultato felice di chi riuscisse a risalire al Chaos originario, per gradi, e poi lavorarlo alchemicamente secondo le leggi di Madre Natura è ovviamente un’acqua che – qui – è secca e che – come è noto – non bagna le mani. Acqua divina.

Mentre contemplo la bellezza dell’Arte e delle sue semplici, poche, leggi, mi sento di consigliare a latere la lettura ponderata delle due opere di d’Espagnet, bellissime; due trattati di Fisica della Natura che ben si sposano con l’opera preziosa di Philalethe. Ci vorrà tempo, perché lo studio richiede sacrificio non facile. Ma la melodia dell’Alchimia permea in profondità il testo, e investe l’anima.

Non la mente, il nostro cuore.

‘Era dal nulla uscito il tenebroso caos…’ – 1

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , , , , on Tuesday, April 12, 2016 by Captain NEMO

The Chaos of the Sophi.

“Let the Son of the Philosophers hearken to the Sophi unanimously concluding, that this Work is to be likened to the Creation of the Universe.”.

Il Chaos dei Sapienti

“Che il Figlio dei Filosofi presti attenzione ai Sapienti che concludono unanimemente, che quest’Opera è da paragonarsi alla Creazione dell’Universo.”.

L’eterno dibattito  tra creazionisti ed evoluzionisti, con il consueto, noioso, scontro di pensiero tra Scienza e Religione trova in questa frase semplice e pulita, la prova della sua innata inutilità, della protervia dei Balanzoni vari, siano essi dotti, ignoranti, santi, saggi o ignavi.

Due note:

A) ‘Hearken‘ (oggi sintetizzato in ‘Harken‘) significa ‘prestare attenzione‘, ‘dare ascolto‘: il senso antico viene dall’Old English ‘heorcnian‘, il drizzar le orecchie dei segugi quando il cacciatore ‘abbaia’ ai cani perché ritrovino la pista perduta.

B) ‘likened‘ indica il nostro ‘paragone‘ e proviene dall’Old English ‘gelik‘, a sua volta originato dall’Old Saxon ‘gilik‘ (‘ga-‘ = ‘con‘ + ‘*lik‘ = ‘corpo, forma‘); in Latino è il nostro ‘conforme‘, che racchiude il senso originario legato alla ‘forma‘.

Da qui, per chi fosse interessato a meglio prepararsi tanto nello studio&ricerca come nella pratica indispensabile, l’avvertimento di Philalethe è inequivocabile: l’Opera Alchemica non è la Creazione di un Universo, bensì una serie di operazioni che utilizzano la medesima ‘forma‘ con cui ogni cosa entra in manifestazione. Il fatto che questa frase così precisa, diremmo noi ‘scientifica‘, venga posta come incipit del Capitolo V dell’Introitus costituisce il punto di repere per la esatta comprensione di cosa sia/possa essere Alchimia; e – soprattutto – di qual fatta debba essere l’attitudine dell’Artista veritiero. Non c’è trucco, né inganno: Philalethe – mentre offre un sontuoso argomento (la ‘Creazione dell’Universo’) a chi cerca belle parole che si usano nei salotti buoni – parla ammiccando di una ‘forma‘, di un ‘corpo‘ che è alla base di quel sontuoso argomento; il ‘conforme‘ non è soltanto ‘simile‘ (e potrebbe non esserlo in taluni stati, Hahnemann lo aveva ben percepito), bensì è della medesima appartenenza della sostanza che caratterizza l’entrata in manifestazione della Materia; in termini più vicini a noi e meglio – con buona pace dei punti di singolarità ed altre amenità della Fisica di oggi, che tenta di scalare la propria immagine riflessa in uno specchio con i ramponi –  si parla delle ‘forme’, dei ‘corpi‘ con cui Materia Pura si ‘addensa’ in Manifestazione, sotto forma di Materia Combinata (si veda il modello offerto da Pannaria e Severi). Ripeto: l’alchimista non creauniversi‘, ma ne studia l’origine attraverso la ‘forma‘ utilizzata da Madre Natura, ne indaga la funzione, ne ipotizza la modalità di azione ed elabora un protocollo sperimentale – fatto di operazioni semplici e ‘basiche’ – che dovrà sottoporre alla propria, privata, verifica sperimentale. Paolo Lucarelli lo sottolineò immediatamente, e la sua nota 12 (Opere, Ed. Mediterranee, 2001 – p. 35) è esemplare: “Il Filosofo ermetico … avrebbe nelle sue mani il mondo delle cause, degli Archetipi e potrebbe perciò esercitare la sua curiosità in una vera e propria metafisica sperimentale.“.

Temo che pochi, molto pochi, si domandino perché abbia voluto usare il tempo condizionale; temo che ancora meno che pochi abbiano l’onestà intellettuale di Paolo per rispondere a tal domanda, senza contare – per sovrappiù – l’umile capacità di accettare il senso positivo, allegro e felice della curiositas, che forma i bimbi e i Bambi. D’altro canto, il carattere della Scienza e dell’Arte è proprio la curiosità fine, intemerata e sorridente, non altre cianfrusaglie che oscurano la bellezza della Queste.

Philalethe Reveal’d

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Pietra Filosofale, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , on Saturday, December 12, 2015 by Captain NEMO

C’è voluto un po’ di tempo per concludere il lavoro di creazione degli Indici per l’edizione Hardcover a Colori, ma per chi sceglie l’autopubblicazione è una cosa che fa parte del gioco.

Ecco dunque finalmente completata la pubblicazione dei due Volumi Hardcover a Colori, in lingua Inglese. Questa è la copertina del Volume 2:

Front_Cover_FINAL_04

Chi fosse interessato potrà acquistare il Volume 2 OnLine sul sito di Lulu, qui.

Mentre  il Volume 1 (768 pagine, con un ricco corredo di immagini, tra cui alcune poco conosciute) è dedicato all’analisi critica ed al confronto delle tre prime edizioni del trattato di Eireneo Philalethe (Secrets Reveal’d in Inglese – 1669, Introitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium in Latino – 1667, L’Entrée Ouverte au Palais Fermé du Roi in Francese – 1672) – cui è annesso un Capitolo sulla Filosofia Naturale, il Volume 2 (750 pagine, con un numero maggiore di immagini, che riteniamo interessanti) ha un taglio diverso: nel corso delle ricerche condotte sull’origine del Secrets Reveal’d in Inglese – che sia io che Fra’ Cercone consideriamo l’edizione più fedele dell’opera di Philaethe – ci siamo via via imbattuti in uno scenario storico straordinario, in cui l’Alchimia tradizionale e non è stata l’indiscussa protagonista di un ultimo, possente tentativo per donare all’umanità una visione ‘scientifica’ esatta dell’ordine Naturale e delle leggi della Creazione, ancora oggi sconosciute tanto alla Fisica che  – probabilmente – a chi si interessa alla pratica alchemica. Il secolo XVII ha visto alcune tra le maggiori figure alchemiche (Seton, Sendivogius, Basilio Valentino, Maier, Eugenius Philalethe e molti altri), infiammate dal Furor Rosacrociano, percorrere l’Europa dilaniata dallla sanguinosa Guerra dei Trent’Anni nel tentativo di condividere e diffondere la Dottrina alchemica come strumento di vera Conoscenza, sia a livello teorico/filosofico che sperimentale. Nel bel mezzo di un confronto religioso drammatico che spaccherà l’Europa, in una condizione sociale, politica ed economica estremamente precaria, la fioritura di trattati alchemici è impressionante. L’Alchimia è studiata e praticata ovunque: si cerca la Pietra Flosofale, ma vi sono moltissime opere che parlano, più o meno velatamente di altre mete, di altre opportunità, celate.

Un gruppo di learned men, capeggiati da Samuel Hartlib, costituirà un incredibile e capillare network informativo internazionale e raccoglierà, nel tempo, una mole enorme di manoscritti, di inventions e scoperte, con lo scopo manifesto di fondare un nuovo modello di Società, basato sulla Prisca Sapientia. Il giovane John Wintrhop Jr. verrà conivolto – più o meno consapevolmente – in questo progetto ambizioso che lo vedrà diventare – sul piano pubblico – uno dei primo Founding Fathers dei futuri Stati Uniti, come primo Governatore del Connecticut; sul piano personale, diventerà uno dei maggiori alchimisti di ogni tempo.

Poi, il sogno di farsi guidare da Madre Natura si infrangerà contro gli interessi di chi, al contrario, vede l’opportunità dello sfruttamento della Natura e di una economia basata dull’industria e sulla futura tecnologia. L’uomo abbandonerà la Filosofia Naturale, vera scienza, e svilupperà l’illusione di una conoscenza paradigmatica e dogmatica, che chiamerà – con deliziosa ironia – ‘metodo scientifico‘. Pochi, pochissimi, resteranno fedeli al sogno. Uno di questi sarà Eireneo Philalethe che affiderà al tempo un trattato alchemico di grandissimo valore.

I capitoli del Volume 2 sono questi: The Alchemical Context, The Elias Artista’ century, The Rosicrucian Forerunners, Four Men under the Lens, e Alchemical Lab & Chemical Lab: two worlds apart; concludono il Volume 19 Appendici dedicate ad alcuni documenti e nostre ipotesi legati alla incredibile storia del Secrets Reveal’d, e una Bibliografia completa delle opere cui facciamo riferimento in questo volume.

Philalethe Reveal’d è nato dallo studio dell’Introitus Apertus tradotto e commentato da Paolo Lucarelli, pubblicato nel 2001 dalle Edizioni Mediterranee; Paolo scelse come opera di riferimento l’edizione di Modena del 1695, in Latino. Studiandola con attenzione ci siamo resi conto – ancora una volta – che le note da lui accluse alla traduzione erano magistrali, ma anche suggestive, affascinanti. Ed è anche per questo che decidemmo – ormai otto anni fa – di proporre il nostro studio in Inglese nella speranza di far conoscere anche all’estero il nome e l’opera straordinaria di Paolo Lucarelli.

Il nostro libro non ha alcuno scopo, né pretesa, se non quello di tentare di fornire uno strumento che ci auguriamo possa essere utile a chi fosse davvero interessato all’Alchimia del XVII secolo ed allo studio del testo di Philalethe. Niente di più, niente di meno.

Come detto in altro Post, oggi io e Fra’ Cercone presenteremo Philalethe Reveal’d a Roma.

Presto, inoltre, completeremo l’Edizione in Bianco&Nero (Paperback, più economica), pubblicando a breve il Volume 2 ed il Volune 3 (il contenuto è naturalmente identico all’edizione a Colori, ma con una paginazione diversa per motivi legati al tipo di rilegatura da parte di Lulu).

Presentazione del Libro “Philalethe Reveal’d”

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , , on Wednesday, November 18, 2015 by Captain NEMO

Sabato 12 Dicembre, alle ore 18.30, Captain NEMO & Fra’ Cercone presenteranno a Roma presso l’Accademia delle Arti Erboristiche il loro libro:

Philalethe Reveal’d

The Masterpiece of an English Adept, fully uncovered

Ecco la Locandina dell’incontro:

Locandina

Il libro – in lingua Inglese – è autopubblicato su Lulu, per un totale di 1500 pagine, in formato 21.59 x 27.94 cm, ed è disponibile in due Edizioni :

  • Copertina Morbida, Bianco&Nero, tre Volumi
  • Copertina Rigida, Colori, due Volumi

Chi fosse interessato potrà acquistare il Volume 1 OnLine, qui.

Per maggiori informazioni visitare le seguenti pagine Facebook:

Philalethe Reveal’d – (The Book)

Philalethe Reveal’d – Public Page

Vi aspettiamo!

Captain NEMO

In memoria di Paolo Lucarelli

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Pietra Filosofale, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , on Tuesday, October 6, 2015 by Captain NEMO

Alcuni allievi ed amici di Paolo Lucarelli hanno scritto quattro Libri per ricordarne la preziosa opera di alchimista e studioso dell’Arte Sacra.

CopertineGiovedì 22 Ottobre – alle 17.30 a Milano, presso lo Spazio Eventi US49 – Via Ettore Ponti, 49 – si terrà la presentazione delle quattro opere:

GratianusLa Grande Opera Alchemica, Mimesis Edizioni, Milano – Udine 2015.

MarwanIl Risveglio di Ermete, Marcelin Berthelot e le origini dell’alchimia, Mimesis Edizioni, Milano – Udine 2015.

Daniele RuinettiAlchimia e Cabala: la Maravigliosa visione del riminese Pacifico Stivivi, Un cammino francescano, Mimesis Edizioni, Milano – Udine 2015.

Captain NEMO e Fra’ CerconePhilalethe Reveal’d. The Masterpiece of an English Adept, Nautilus Editions & Alla Via Jacobea Editions, 2015

Saranno presenti gli autori.

Inoltre, il 29 Ottobre i quattro libri verranno presentati ad Asti, alle 20.30, presso il Centro Sociologico Italiano (CSI) – sede di Asti, Via Verdi 34; saranno presenti Marwan e Gratianus.

Poichè nel corso del 2015 e del 2016 si terranno altre presentazioni dedicate alle quattro opere, presto sarà disponibile una pagina separata (non un Post) con il Calendario degli eventi che verrà di volta in volta aggiornato.

Vi aspettiamo!

Captain NEMO

Paolo…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , on Monday, July 13, 2015 by Captain NEMO

Dieci anni fa, in queste ore, sei tornato a Casa.

Hai lasciato molte cose qui, e molti conoscenti. Pochissimi veri amici, fedeli compagni della stessa Queste che hai intrapreso. Hai aperto la Via come nessuno aveva fatto. Ancora meno che pochissimi si sono davvero accorti di quale rivoluzione hai portato lungo il Sacro cammino della Belle Dame sans Merci.

Mi manchi, molto. Ma ti sento, sempre.

Grazie per tutto quel che hai voluto regalare ai poveri Foux di questo mondo profondamente malato. Spero di riabbracciarti presto, così come abbiamo fatto quella magica notte in cui mi hai indicato la Via del Fuoco, quella antica e solitaria.

Se arriverò all’appuntamento…dipenderà da me, e dalla ‘manina dal Cielo‘.
Con grande Amore, e riconoscenza. Profonda.

Captain NEMO

Quattro Incontri su FISICA & ALCHIMIA…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Pietra Filosofale, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on Monday, April 22, 2013 by Captain NEMO

Per chi fosse interessato, segnalo che a partire dal 4 Maggio si terranno a Roma quattro incontri introduttivi su Fisica & Alchimia; il periodo storico di riferimento va dal Cinquecento al Novecento. Gli Incontri programmati per Sabato avranno una durata di circa due ore e mezza, mentre quelli per Domenica dureranno circa tre ore.

Quattro Incontri su FISICA & ALCHIMIA -Roma

Quattro Incontri su FISICA & ALCHIMIA -Roma

Questi primi quattro Incontri saranno l’occasione per un rapido ‘volo d’angelo‘ sulla storia dell’indagine Naturale da parte dei maggiori personaggi che ci hanno lasciato testimonianze di opere, teorie e proposte. Fisica e Alchimia non erano due realtà così precisamente distinte, per metodo e scopi, così come lo sono al giorno d’oggi. E’ alla fine del Seicento, come è noto, che si consuma la Grande Separazione: il meraviglioso e l’immaginazione da una parte, e il positivismo e il razionalismo dall’altra. E poichè ci sembra che una delle cause del disagio di oggi sia proprio quella Separazione, il nostro vuole essere un semplice tentativo – con uno spirito quasi omeopatico – per raccontare quel che è successo: magari qulacuno potrà decidere di ritrovare le radici di una ricerca personale, individuale, privata, chissà…

Il programma (di massima) degli Incontri è il seguente:

Il Cinquecento

La visione unica del mondo antico.
Jabir, Artephius, Arnaldo da Villanova, Bernardo Trevisano, Raimondo Lullo, Roberto Grossatesta, Nicholas Flamel, Pietro Bono da Ferrara, Ruggero Bacone, Cipriano Piccolpassi, il monaco Ferrarius, Lacinius, Johannes Pontanus, Nicolas Valois.
Le Arti: Palestrina, Monteverdi, Josquin Des Prez, Vermeer, Van Dick, Botticelli, Lotto.
Paracelso: La rivoluzione della visione medica
Cardano: La rivoluzione della visione meccanica
Brahe, Copernico, Galilei, Campanella, Bruno: La rivoluzione della visione cosmologica.
John Dee: Propedeumata, Monade Geroglifica.
Salomon Trismosin.
Il mistero di Basilio Valentino.

Il Seicento

Le Grand Siècle: l’eredità scomoda di Paracelso.
Movimento Rosacroce.
Riforma e Controriforma.
La colonizzazione del nuovo mondo.
La Guerra dei Trent’Anni.
I transfughi protestanti: Samuel Hartlib. I libertini francesi. La Regina Cristina di Svezia a Roma.
The Invisible College. La Royal Society e la nascita delle Accademie: Accademia dei Lincei, Académie de France , Accademia di Berlino, Accademia di Mosca.
Lambsprink.
Germania: Kassel, Landgravio Moritz, Von Suchten.
Eglin: Protestanti contro Gesuiti.
Michael Mayer, Francis Bacon, Sendivogius, Jean d’Espagnet, Robert Fludd, Eireneus Philalethe, J.B. Van Helmont, Robert Boyle, Isaac Newton, Gottfried Leibnitz.

Il Settecento e l’Ottocento
L’immersione dell’Alchimia.
La nascita dell’Illuminismo.
Nascita della Massoneria.
L’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert: la ragione come unico strumento d’indagine.
Federico Gualdi e il Principe di Hultazob, Raimondo di Sangro Principe di San Severo, Cyliani, Cambriel, Les Récréations Hermétiques, Amedeo Avogadro, M.E. Chevreul, Michael Faraday, James C. Maxwell.

Il Novecento
Fulcanelli, Pierre Curie, Nikolas Tesla, Guglielmo Marconi, Thomas Edison.
Werner Heisenberg, Ettore Majorana, Albert Einstein, Enrico Fermi: la nascita della Fisica Atomica.
Il Progetto Manhattan: la nascita della Fisica Nucleare; Hiroshima e Nagasaki.
Wolfgang Pauli, Niels Bohr, Satyendra Bose, Paul Dirac.
Carl G. Jung: la nascita della Psicoanalisi.
Elémire Zolla, Francesco Severi, Francesco Pannaria.
Henry Coton-Alvart, Eugéne Canseliet, Paolo Lucarelli.

Se, come speriamo, questa iniziativa riscuoterà una buona accoglienza…si pensa di preparare per l’Autunno-Inverno una serie di Seminari più specifici (e ben più numerosi) per approfondire meglio i contenuti che lo meriteranno.

Se son rose…fioriranno!

Une Fontaine… pas trop Indécente

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on Friday, April 22, 2011 by Captain NEMO

Il nostro vecchio continente è pieno di Castelli ed uno dei più belli e famosi è probabilmente quello di Le Plessis-Bourré, nel Pays de la Loire, in terra di Francia.

Chateau Le Plessis-Bourré

Chateau Le Plessis-Bourré

Fu naturalmente Eugène Canseliet a renderlo ancor più caro agli studiosi d’Alchimia, grazie ad un attento rendiconto interpretativo dei cassoni in legno dipinto che adornano il soffitto della bella Salle des Gardes.

Jean Bourré

Jean Bourré

Marguerite de Feschal

Marguerite de Feschal

Il proprietario di questa sontuosa dimora del XV secolo fu Jean Bourré, tesoriere del Re di Francia, che vi abitò assieme alla moglie Marguerite de Feschal. Con l’incarico di Grand Argentier del Re di Francia, succeduto a Jacques Coeur, un altro personaggio legato all’Alchimia, condusse una vita discreta e lontano dai fasti, nonostante l’incarico di enorme prestigio. Di lui, a parte qualche piccolo dato biografico, poco si sa…ed anche lui, come Jacques Coeur, affidò a delle curiose immagini allegoriche il suo segreto amore per l’Arte; un segreto che forse il Re Luigi avrebbe conosciuto, secondo quanto sostiene Canseliet:

“Mons. Del Plessiz, vi invio ciò che Mons. De Crussol domanda. Andate domani a Parigi e voi e Mons. il Presidente trovate del denaro nella Boete a l’Enchanteur per quel che sarà necessario e che non manchi. Scritto al Puyset, questo venerdì, XVIII giorno di gennaio”

Sia come sia, credo interessante esaminare più da vicino il testo di Canseliet relativo ad uno dei cassoni, chiamato La Fontaine Indécente (in Deux Logis Alchimiques). Poiché dietro l’apparente singolarità del testo si nasconde forse un doppio senso, soprattutto legato ad una particolare operazione, proverò a estrarre alcuni passaggi, nel bel francese del Maitre di Savignies giustapposti alla fedele traduzione italiana di Paolo Lucarelli:

“In un bacino a sei lati, pieno di una specie di magma ribollente, si erge una specie di elegante balaustro in cima al quale sta seduto un leone che tiene con le zampe anteriori uno scudo dal blasone incerto. Questo animale dall’aspetto araldico proietta dalle fauci un liquido sulfureo e igneo che un uomo, interamente nudo, assorbe bevendo golosamente a garganella. Il bevitore si appoggia al bordo con una discreta contorsione, nello sforzo di vincere la grande difficoltà della sua ingurgitazione così poco comune…a sinistra e in primo piano, un secondo personaggio altrettanto svestito e con lo sguardo ispirato porge il proprio cappello nel gesto del mendicante, e vi riceve l’urina che una bionda pulzella piscia gagliardamente. Ha rialzata la gonna sino alla cintura e si è installata risolutamente di tre quarti perché si percepisse perfettamente il suo sesso senza tosone e non sfuggisse nulla di una tale funzione che resta naturale ma che, questa volta, è qui molto diversa dalla posizione femminile abituale, richiesta sia dalla comodità che dalla decenza”

“Dans un bassin à six còtés, rempli d’une sorte de bouillonnant magma, se dresse un élégant balustre au sommet du quel un lion est assis, qui tient, de ses deux pattes antérieures, un écu au meuble incertain. Cet animal, à l’allure héraldique, projette, pas sa gueule, le liquide sulfureux et igné qu’un homme, entièrement nu, absorbe goulùment, comme à la régalade. Le buveur s’appuise sur le bord et s’y contorsionne passablement, dans son effort à vaincre la grande difficulté de sa peu courante ingurgitation… à gauche, et au premier plan, un second personnage, tout paréillement dévétu, le regard inspiré, avance son chapeau, dans le geste du mendiant, et y reçoit l’urine qu’une blonde pucelle pisse gaillardement. Elle a retroussé sa jupe jusqu’à la ceinture, et, résolutement, s’est installée de trois quarts, afin qu’on aperçut parfaitement son sexe sans toison et que rien n’échappat d’une fonction qui reste naturelle, mais, cette fois, fort différente de la position féminine, habituelle et autant réclamée par la commodité que par la bienséance”

La Fontaine Indécente

La Fontaine Indécente

Sotto il velo della indecenza, che spesso viene compensata da una risata di apparente complicità da parte dei benpensanti, ci si dovrebbe chiedere perché mai Canseliet sottolinei che la bionda pulzella sia di tre quarti, perché mai la mancanza del toison possa toglierci il dubbio sul sesso della pulzella, e perché mai l’autore insista sul fatto che la ‘funzione resta naturale‘, senza contare che tale posizione all’impiedi, oltre che poco acconcia alla ‘bienséance‘, è in genere quella utilizzata dai maschietti.

“La scena va osservata con attenzione. Il nostro artista vi rappresenta, col suo congenere, le due parti di un tutto che sono imbevute, largamente e differentemente, con l’acqua indispensabile. Questa, che appare pesante nel bacino, diventa leggera, chiara e spumeggiante per il cappello. Questa è l’immagine della preziosa terra nera, raccolta durante la prima opera e la sua separazione”

“On regarderà la scène avec attention. Notre artiste y figure, avec son congénère, les deux parties d’un tout, lesquelles sont abbreuvées, largement et différemment, de l’eau indispensable. Celle-ci, paraissant lourde dans le bassin, devient légère, claire et mousseuse par le chapeau qui, lui, est l’image de la terre noire, précieuse et recuillie lors de la premier oeuvre et de sa séparation”

Ad una prima lettura, non ci si accorge di quanto abbia voluto esser chiaro l’autore: e l’indicazione, mi pare, non è così comune nei testi d’Alchimia. L’acqua nel ‘bacino‘ viene detta essere pesante e diventa leggera, chiara e spumeggiante ‘per il cappello‘. Non solo: i due ometti nudi, l’uno ‘contorto‘ e l’altro ‘mendicante‘, essendo congeneri, indicano ‘due parti di un tutto’. E qui mi debbo fermare…

Ritorniamo per un attimo alla gagliarda pulzella bionda: è lo stesso Canseliet a ricordare l’immagine del Palazzo Lallemant, a Bourges, dove un tenero angioletto inpertinente compie anch’egli quel che deve compiere, aprendo la propria tunica talaris:

Palais Lallemant, Bourges - Angelo & Sabot

Palais Lallemant, Bourges - Angelo & Sabot

Provvista di due ali, come si conviene, l’infante celeste sta comunque ben piantata sulle gambe in modo da aprire come un sipario la veste che la ricopre. Dirige così abilmente in uno zoccolo di legno il getto obliquo e teso della sua pipì verginale

Pourvue de ses deux ailes, comme il se doit, l’enfant céleste ne s’en tient pas moins campée sur ses deux jambes, afin d’ouvrir, tel un rideau, le vetement qui la recouvre. Ainsi dirige-t-elle, dans un sabot de bois, habilment, malgré son attitude, à la fois verticale et difficultueuse, le jet oblique et roide de son virginal pipi

Si noti che l’angioletto è detto essere curiosamente femmina, anche se il voler conoscere il sesso degli angeli sia in genere considerato ardua impresa…ed anche in questo caso, Canseliet bada bene a sottolineare che la posizione non è delle più comuni (l’edizione italiana, non riporta l’inciso che appare in quella francese di Pauvert, 1979). Ancora, per l’immagine di Bourré si parla di una pucelle e qui di una ‘angioletta‘, a sottolineare la qualità femminile e virginea del soggetto dell’azione. Comunemente, in molte conversazioni a proposito di queste immagini, la memoria va alla ben più famosa fontana di Bruxelles, al Manneken Pis:

Bruxelles, Fontaine Manneken Pis

Bruxelles, Fontaine Manneken Pis

In effetti, qui si tratta di un ragazzino, senza alcun dubbio un maschio; in queste raffigurazioni tanto intime quanto naturali le femmine portano vesti, i maschietti no…curioso che possa sembrare, si tratta di una cosa diversa, pur se l’acqua, l’urina, è ovviamente simile. Ma una differenza deve esistere, altrimenti non si parlerebbe in Alchimie del giovane colerico e della fanciulla vergine. Parlare d’urina fa scattare automaticamente in tutti noi una qualche sorta di blocco, e si tende in genere a portare immediatamente l’attenzione su particolari più piacevoli e meno nauseabondi. E l’indicazione sfugge: ma Canseliet insiste, e ricorda al lettore l’immagine dello Speculum Veritatis, attribuito a Eireneo Filalete, in cui – nella seconda tavola – si vede il ‘piccolo atleta saturnino‘ far pipì dall’alto della sua nuvoletta a cancellare il simbolo di una misteriosa semi-stella nera…”dirige le triple jet de sa liqueur d’harmonie“. Il rimando al brano inserito in Alchimie è il seguente: “…Le symbole de Saturne s’y constitue par fragments, dans la sphère du petit Monde des Sages, tandis que s’efface l’étoile noire, d’abord d’une moitiè, ensuit de trois quarts, sous le triple jet de l’alcali celeste, dont l’émetteur juvenile et nu, debout sur son nuage – Manneken-Pis d’une autre genre – et, d’autre part, présentateur du meme signe saturnien, proclame, avec le terrestre, la parfaite identitè“.

Speculum Veritatis

Speculum Veritatis

Paolo Lucarelli, nella sue edizione delle Opere di Filalete, ha fatto colorare l’urina del fanciullo in verde; la didascalia recita: “Purificazione della materia e riduzione del generato crudo in Generatore cotto, in modo che la sua Urina lavi il Mercurio“. La frase è ambigua quel tanto che ci vuole per destare l’attenzione: di chi è in questo caso la pipì? Il latino ci può esser d’aiuto: “Purgatio Materiae et reductio Geniti crudi in Genitorem coctum ut Vrina sua lavet Mercurium“.

Qui vediamo all’opera due fuochi: quello volgare del forno, con una evidente tripla ripetizione, e quello spirituale della colomba ad ali spiegate sopra il semi-caduceo del Filosofo di sinistra. Quello di destra, vestito in modo un po’ diverso,  brandisce un martello sull’incudine, indicando qualcosa (ma cosa?)…e forse anche la pipì che lava l’étoile ha una sua valenza ignea. Canseliet, per parte sua, chiude il cerchio per l’étudiant: in Alchimie commenta questa tavola così: “Combien révélateur se montre aussi le caisson du Plessis-Bourré, où une jeune femme, retroussée jusq’à l’ombelic, dirige, debout, un jet horizontal, qu’un homme. completement nu, reçoit dans son chapeau”. Par di dover concludere, insomma, che la pulzella ed il ragazzino faccian pipì allo stesso modo: ma, come abbiamo visto, questa differenza viene indicata…

Forse la soluzione potrebbe essere suggerita ancora un volta dal brano di Deux Logis Alchimiques: dopo aver fatto notare che il liquido della fontana, quello sulfureo che zampilla dalle fauci del leone verso la gueule dell’uomo nudo e contorsionnée, deve essere diverso da quello della pulzella, Canseliet aggiunge:

E’ evidente che la candida buontempona è ben lontana dal trasmettere il contenuto del serbatoio esagonale in seno al quale si costituisce l’invisibile unione degli elementi ostili. Questo matrimonio è sempre raffigurato con la sovrapposizione in senso contrario dei due trigoni equilateri che preannunciano il sale tanto promettente della stella a sei punte. Dopo questa mescolanza imperfetta, l’impudica Venere cede la sua acqua pontica acuita col sale detto harmoniaco, che conviene raccogliere con speranza, ora che ha ricevuto il seme del metallo maschile“.

Il est évident que le candide luronne est éloignée de trasmettre le contenu du réservoir hexagonal, au sein duquel s’établit l’invisible union des élements hostiles. Ce mariage est toujours figuré par la superposition, en sens contraire, des deux trigones équilatéraux qui amorcent alors le scel tant prometteur de l’étoile à six branches. Après cette mixtion première et imparfaite, l’impudique Vénus livre son eau pontique qui est acuée du sel dit harmoniac et qu’il convient de recuillir avec espoir, maintenant qu’elle a reçu la semence du métal male“.

Anche in questo caso, conviene leggere con grande attenzione: queste poche parole sono davvero molte!…Quanto a quell’acuée, credo utile ricordare una frase di Lucarelli, mentre – qualche anno fa – si commentava un’altra famosa immagine che raffigura il bimbo incontinente:

Cabala Mineralis

Cabala Mineralis

 “...Le tre reiterazioni indicate dai tre fiori celesti ci fanno ottenere questo mercurio, sale di pietra o sale armoniaco, che viene irrorato dalla rugiada e aguzzato dall’urina del fanciullo, il nostro ariete celeste. Otteniamo così l’acqua viva aguzzata e poi la stella dei saggi. Le aquile ci ricordano che questo in fondo è un processo di sublimazione“.

E ancora:

“...Mi sono reso conto che non ho detto … perchè “l’urina”. Mio Dio, è semplice, come al solito. E’ il nostro fuoco filosofico che libera il mercurio comune, il dissolvente, e gli si unisce per formare con lui l’acqua viva, che ne è appunto aguzzata (o acuita se preferite). Tra l’altro posso confermare che l’urina dell’ariete ha un fortissimo odore di ammoniaca, cioè di urina putrefatta.
I nomi usati dai maestri hanno sempre un senso molto banale e operativo“.

L’equivalenza tra il maschietto incontinente e l’Ariete Celeste è ben evidenziata, con una qualche sottigliezza in più, nella prima tavola dello Speculum Veritatis:

Speculum Veritatis

Speculum Veritatis

E’ la Casa dell’Ariete, allora, il luogo dove abita il fanciullo impertinente, e nel Le Mystere des Cathedrales Fulcanelli chiosa a questo proposito con un brano tratto da Les Préceptes du Père Abraham:

Il faut tirer cette eau primitive et céleste du corps où elle est, et qui s’exprime par sept lettres selon nous, signifiant la semence première de tous les êtres, et non spécifiée ni déterminée dans la maison d’Ariès pour engendrer son fils. C’est à cette eau que les Philosophes ont donné tant de noms, et c’est le dissolvant universel, la vie et la santé de toute chose. Les Philosophes disent que c’est dans cette eau que le soleil et la lune se baignent, et qu’ils se résolvent eux-mêmes en eau, leur première origine. C’est par cette résolution qu’il est dit qu’ils meurent, mais leurs esprits sont portés sur les eaux de cette mère où ils estoient ensevelis… Quoy qu’on dise, mon fils, qu’il y a d’autres manières de résoudre les corps en leur première matière, tiens-toi à celle que je te déclare, parce que je l’ay connuë par l’expérience et selon que nos Anciens nous l’ont transmis“.

In consonanza con l’insegamento dei Maestri, questo primo seme deve essere non specificato, né determinato: altrimenti non potrebbe essere utile allo scopo dei lavori dell’alchimista. Il perché ce lo spiega con adamantina chiarezza Eireneus Philalethe, nel suo Introitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium, al Cap. XI:

“...Perciò i Maghi cercando più lontano uno zolfo attivo, lo cercarono e lo trovarono nascosto molto profondamente nella Casa di Ariete. Questo è assorbito con grande avidità dalla prole di Saturno, che è una materia metallica purissima, tenerissima, vicinissima al primo ente metallico, del tutto priva di zolfo in atto, e tuttavia pronta a ricevere lo zolfo. Per cui lo attira a sè come un magnete, lo assorbe e lo nasconde nel suo ventre, e l’Onnipotente, per ornare sommamente quest’Opera, vi imprime il suo sigillo regale“.

In questo lungo percorso tra immagini e testi, si dipana tutto il Fil Rouge che conduce alla meta cercata; certo, me ne rendo conto, appare complesso. Non pretendo certo di averlo chiarito in ogni dettaglio, ma spero che il quadro generale possa essere percepito meglio. I punti fondamentali, su cui val la pena di riflettere ed interrogarsi, sono, grosso modo, questi:

  • L’Ariete Celeste e la sua Maison
  • I due angioletti, il maschietto e la femminuccia
  • La pulzella (ma sarà d’Orléans?…), vergine & impudique Vénus
  • Il Chapeau & il Sabot
  • …e l’Urina dei vari protagonisi!

Ovviamente, oltre ai soliti trucchi dei Maestri, indispensabili per confondere…le acque, non bisogna dimenticare il famoso Tour de Main, evocato, lo si è accennato in alcuni commenti al Post precedente, dalla postura contorta dell’uomo nudo che beve à la régalade il getto sulfureo del leone, seduto in cima alla Fontaine. Da parte mia, trovo veramente divertente che moltissimi siano stati tratti in inganno ed abbiano operato con emissioni umane di ogni tipo: l’uomo cerca sempre di ricondurre tutto a sè stesso, come fosse il centro del creato. In realtà, questo flusso celeste, che parte dal Cielo ed arriva alla Terra passando per arieti, angioletti e vergini sfacciate è il percorso naturale dello Spirito Universale, indicato e spiegato in ogni buon testo. A ben vedere, è forse l’estrema semplicità di questa funzionalità di Madre Natura che ha costretto gli alchimisti operativi, credo non senza qualche sorriso ed ammiccamento, al gioco delizioso delle allegorie e dei calembours sovrapposti: se la comprensione di una cosa semplicissima è cosa non facile per noi ‘logici‘, se non impossibile, la realizzazione pratica di quanto indicato resta un compito che può essere realizzato soltanto con il lavoro silenzioso nel Laboratorio, con l’aiuto sperato di una Grazia sempre impetrata. Non basta infatti la manualità del chimico, scettico o ispirato che sia, a costringere Madre Natura a svelare gli Arcana: questo connubio tra la materia minerale e l’alchimista innamorato non può essere realizzato senza la presenza trascendente ed accettata del Mistero meraviglioso per cui e con cui le cose accadono. Più si entra nel Bosco e meno possiamo esser certi di arrivare a quella Fontaine incantata. Ma si può camminare…senza farsi prendere da miraggi ed aspettative di alcuna sorta. Una di queste singolari coincidenze è quella che ho trovato consultando una carta del Cielo di queste notti di Primavera, in cui accadono cose:

Il Cielo...

Il Cielo...

 Ah, quanto è meravigliosa Madre Natura!

Dreams

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie with tags , , , , , , , on Monday, January 31, 2011 by Captain NEMO

Emozioni

Camminando nel Bosco si percepiscono emozioni; talvolta è gioia, talvolta è smarrimento.

Riprendo in mano un libretto amato e poco conosciuto dai più, ricco di indicazioni operative: l’autore, l’alchimista Gratianus, le offre per l’appunto con Grazia, intercalandole a sogni curiosi.

Ecco la pagina del sogno che la mano del caso ha aperto oggi:

Andai a letto molto presto quella sera ed ebbi un sogno non appena mi addormentai.

Mi trovavo su di un altopiano circondato da ogni lato da montagne con cime innevate. Percorrevo un sentiero in terra battuta pieno di massi e di buche. Intorno la vegetazione era scarsa: solo cespugli e qualche ciuffo d’erba.

Ciò che caratterizzava quel percorso era la presenza di statue di terracotta che si incontravano ai bordi o al centro della strada o poco lontano tra la bassa vegetazione: raffiguravano uomini e donne di tutte le età, appartenenti a varie epoche storiche e di molteplici nazioni.

Tutte quelle statue parevano costruite per rappresentare la vita quotidiana nelle più disparate situazioni: il loro aspetto era così vivo che non mi sarei meravigliato se improvvisamente si affiancassero a me per accompagnarmi lungo il percorso. Purtroppo gli mancava l’anima.

Assorto in queste considerazioni arrivai nel punto in cui il sentiero iniziava a scendere verso il basso. Stremato dal lungo cammino che avevo lasciato alle spalle, decisi di fare una sosta.

Da quel punto potei osservare la vallata sottostante nella quale sarei sceso di lì a poco. Notai che a metà del fondovalle convergevano nel sentiero principale – quello che stavo percorrendo – altri tratturi provenienti da direzioni diverse. Anche le statue in terracotta non mancavano ma erano molto più diradate rispetto a prima.

Ripresi il cammino verso il basso.

Quella breve sosta mi rese consapevole dello stato di prostrazione fisica in cui mi trovavo: avevo le piaghe ai piedi, facevo fatica a respirare, lo zaino era diventato troppo pesante e le sue cinghie mi tormentavano le spalle.

Rallentai sempre più il passo e mi sarei fermato nuovamente se non avessi visto un altro viaggiatore, non molto lontano da me, che stava percorrendo un sentiero parallelo al mio.

Aveva il viso contratto per lo sforzo ed era in preda, forse, ad allucinazioni: parlava ad alta voce sottolineando le parole con una gestualità eccessiva.

La lontananza non mi permetteva di udire cosa stesse dicendo, ma dalle rare parole che il vento portava sino a me compresi che aveva perduto la fiducia di sè, la speranza nella vita e la fede nel cielo. Quell’uomo, ad un tratto, iniziò a procedere sempre più lentamente sino a fermarsi al bordo del sentiero. Notai che, da quando s’era arrestato, pronunciava le parole con estrema lentezza e così anche i movimenti della sua gestualità rallentarono. Pochi istanti dopo lo vidi immobilizzarsi: si era trasformato in una statua di terracotta.

Spaventato ma deciso a non terminare il mio cammino in quel tratto di sentiero, reagii scattando in avanti, affrettando i passi. Raggiunsi il crocicchio dove si incontravano tutti i sentieri per fondersi in un’unica strada. Imboccai questo nuovo percorso senza prendermi una sosta per timore di trasformarmi in teracotta.

Accompagnato da tristi pensieri, cercai di usare con parsimonia le poche forze a disposizione. Ora procedevo con estrema lentezza, senza più guardarmi attorno e con lo sguardo fisso sul sentiero.

Avevo già percorso un centinaio di metri, quando sentii alle mie spalle un calpestio di passi.

Mi voltai. Due viaggiatori avanzavano rapidamente lungo la strada: avevano lo sguardo rivolto alle montagne.

Mi vennero vicini e mi sorpassarono senza accorgersi dei miei cenni di saluto e dei richiami a voce alta. Intenti come erano a descrivere con parole forbite la bellezza delle cime innevate, che non cessavano un istante di guardare, non si erano accorti di me.

Non tentai neppure di seguirli. Ero troppo spossato per farlo. Il mio procedere rallentò ulteriormente. Poco dopo, avvertii ancora dei passi. Mi voltai. Era un altro viaggiatore che procedeva solo. Questa volta mi fermai ed attesi. Non passò molto tempo e mi raggiunse. Dopo lo scambio di saluti, iniziammo a discutere di filosofia. Era estremamente colto ed aveva la capacità di scoprire in ogni pensiero filosofico aspetti che non avrei mai intuito. Parlatore instancabile, piacevole, ebbe il merito di distrarmi. Lo ascoltavo estasiato.

Fu così che arrivammo al termine di quella strada, che proseguiva immettendosi in uno stretto viottolo pietroso che terminava sul bordo di un precipizio.

Più avanti i due che mi avevano sorpassato stavano già percorrendo la stadicciola. Notai che il loro modo di procedere con lo sguardo rivolto alle vette innevate gli impediva di vedere il pericolo a cui andavano incontro.

La mia attenzione, ora, si era divisa tra le parole del mio amabile conversatore e l’osservazione dei due che si avvicinavano sempre di più al precipizio.

Cercai di comunicare al compagno di viaggio il pericolo che correvano quei due viaggiatori davanti a noi, ma senza alcun successo. Preso dal suo disquisire non sentì le mie parole.

I due erano orami a pochi metri dal precipizio e fu allora che con tutta la voce che avevo in corpo li chiamai per avvertirli del pericolo. Ottenni che si voltassero più volte nella mia direzione, ma avendo lo sguardo sempre rivolto verso le vette, non si accorsero di me e del mio compagno.

Radunando le ultime forze rimaste, mi lanciai in avanti correndo, gridando e sbracciandomi per attirare l’attenzione. Tutto questo fu inutile: poco dopo li vidi precipitare nell’abisso sottostante. Gli occhi mi si riempirono di pianto. Singhiozzai come un bimbo.

Quando il compagno di viaggio mi raggiunse compresi che non si era accorto della tragica sorte di chi ci precedeva. Il troppo impegno nel disquisire gli aveva impedito di vedere quel terribile incidente!

Arrivammo in prossimità del precipizio. Più volte avvisai ad alta voce il compagno del pericolo. Quando fummo in prossimità dell’abisso lo afferrai per gli abiti.

Infastidito per l’interruzione dei suoi ragionamenti, si voltò verso di me imprecando. Lo lasciai per evitare di essere colpito da un manrovescio. Riprese il suo cammino e un istante dopo, sull’orlo dell’abisso, mise un piede nel vuoto. Mentre cadeva ebbi il tempo di afferrarlo ancora una volta per gli abiti: pur essendo sospeso nel vuoto continuava a rincorrere le sue parole. Ancora una volta imprecò contro di me cercando di liberarsi dalle mie mani che lo tenevano sospeso nell’abisso. Dopo qualche istante l’abito si lacerò e lo sventurato precipitò senza averne la consapevolezza.

Ero disperato. Iniziai a piangere, rimproverandomi di non essere stato abbastanza convincente con quei tre viaggiatori.

Quando mi ripresi, notai poco lontano un altro viandante. Era un cieco che avanzava battendo il bastone sui sassi e le buche del sentiero. Mi precipitai verso di lui.

Il cieco, giunto sul ciglio del precipizio, battendo il bastone nel vuoto, cambiò direzione. Frenai la mia corsa e rimasi ad osservarlo. Quell’uomo, saggiando il terreno, procedette a fianco del precipizio con passo sicuro per un lungo tratto.

Fu allora che notai uno stretto sentiero intagliato nel fianco della roccia che portava in basso. Il non vedente con l’aiuto del bastone aveva individuato il percorso che mi avrebbe salvato. Poco dopo scendevo nella valle preceduto dal cieco.

La gioia di quel momento mi causò il risveglio.

(da Gratianus, “Incontri con il Maestro – Introduzione all’Alchimia operativa“, 2000 – Promolibri Magnanelli)

E, con lo stesso stupore di questo sogno così vivido, ripenso ad un incipit di un capitolo dell’ Introitus Apertus di Philalethe:

Somniant quidam chemicolae ignari totum opus à principio ad finem meram esse recreationem jucunditate plenam, laborem verò extra huius artificii cancellos ftatuunt; atqui sua tutò fententia fruantur. In opere, quod tam facile fibi affinxerunt, messe fané inanem ab otiosa sua operationem metent.

Se la edizione latina di Langius del 1667 è secca nella sua chiarezza, la versione inglese di Cooper del 1669 è leggermente più esplicita, per quanto singolare:

Some ignorant Chymists do Dream That the whole Work from the beginning to the end, is a meer Recreation, full of pleafantnefs; but the Labour they fet afide, without the bounds of this Art. But let them fafely enjoy their own Opinion in a Work which they have imagined to be so easie; certainly they will reap but an empty Harvest, from their idle Operation.

che potrebbe tradursi più o meno così:

Alcuni Chimici ignoranti sognano di fatto che l’intera Opera dall’inizio alla fine, sia una mera Ricreazione, piena di piacevolezza; ma mettono da parte il Lavoro, al di fuori dei limiti di quest’Arte. Ma lasciateli godere con sicurezza della loro Opinione in un’Opera che hanno immaginato essere così facile; certamente non raccoglieranno che un vuoto Raccolto, dalla loro inutile Operazione.

Per chi volesse esser più curioso, segnalo che ‘Labour‘ può indicare anche un ‘Travaglio‘, e che ‘idle‘ ha anche il senso di ‘non attivo‘: l’italiano lo traduce addirittura con ‘in folle‘! Ovviamente, pensando ad un motore senza l’innesco dato dal ‘cambio‘.

Penso che occorra imparare a Sognare, di nuovo: è un altro percepire, un altro vedere. C’è il sogno vero – che è uno stato a metà tra la veglia ed il sonno profondo – messaggero di verità nascoste, cui allude forse Gratianus, ed il sognare ad occhi aperti, con la testa ben accesa; è il sogno ingannevole indicato da Philalethe. Stessa parola, signa diversi…

 

Raffaello - Il Sogno del Cavaliere; ca. 1500, National Gallery, Londra

Raffaello - Il Sogno del Cavaliere; ca. 1500, National Gallery, Londra

A Python’s Looking-Glass…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie with tags , , , , , , , , , , , , , , on Sunday, October 3, 2010 by Captain NEMO

La rappresentazione prediletta dagli alchimisti della loro Materia Prima è il famoso Dragone, il custode del tesoro: e tanto più un tesoro è agognato, tanto più quel drago assume sembianze via via più terribili, per esprimere sia il pericolo del combattimento tra la bestia ed il cavaliere, sia l’aspetto ripugnante del corpo di cui è l’immagine figurata: scaglie, fiato velenoso, fiamme e fracasso, colorazione infernale, e via dicendo. L’immaginazione degli illustratori ha evidentemente trovato un terreno fertile, ispirandosi o alle fiabe o – talvolta – agli incubi dei sogni più spaventosi. Quest’ultima ipotesi pare essere stato il caso dell’anonimo illustratore di un manoscritto del XVII secolo di origine tedesca – qualcuno dice addirittura Rosa Croce – conservato alla Beinecke Library (ms. Mellon 110) :

Python

Python, Ms. Mellon 110 - courtesy Beinecke Library, Yale University

Decisamente, pur nel suo orrore, l’immagine colpisce molto: è evidentemente una rappresentazione che sottolinea la valenza mercuriale di quest’orrendo corpo, indicata dagli stivali rossi alati e dalle ali ugualmente rosse poste dietro le orecchie nere del volto dello spaventoso vegliardo. Ma questo mercurio pare ben racchiuso all’interno del mostro, pur essendone in qualche modo il padre ed il figlio; anche il Python, infatti, ha un paio d’ali, proprie, più grandi, e raffigurate come qualcosa di più essenziale, più spirituale rispetto all’aspetto ben ripugnante del mostro scaglioso. E’ curioso notare come l’artista abbia colorato di nero il petto che racchiude la testa, e di un colore rosato, quasi dorato, più gradevole agli occhi ed allo spirito, la lunga coda: questa si attorciglia in due nodi attorno al collo grigio ed al collo dorato, mentre pare tentare di allungarsi, senza riuscirvi, verso il becco da cicogna della terza testa, dal collo più scuro: la cicogna, si sa, porta i bimbi dal cielo, ed il futuro pargoletto è chiaramente indicato dal suo simbolo filosofale. Le tre teste, a parer di tutti, indicano lo Zolfo, il Mercurio ed il Sale. Si potrebbe commentare ancora a lungo quest’immagine, prendendo spunto da quel che si vede: ma è un utile esercizio che ogni studente può certo svolgere secondo le proprie idee e convinzioni.

Tuttavia, tanto per dare a Cesare quel che è di Cesare, occorre ricordare che l’immagine originale – naturalmente in bianco e nero – è tratta da un’incisione su legno proveniente da un’opera di scuola italiana, molto divertente e suggestiva; si tratta di Giovan Battista NazariIl metamorfosi metallico et humano di Gio. Bat. Na. Bre., nel quale si contengono quattro sogni, il primo de’ quali è della tramutatione sofistica de’ metalli; il secondo della tramutatione reale, o alchimica pur de’ metalli; il terzo della tramutatione fisica de corpi humani; et il quarto della tramutatione spirituale in Christo. Di nuovo dato in luce a utile & commodo d’ogni curioso ingegno, in 4°, in Brescia a Istanza di Francesco Marchetti, al Segno dell’Ancora, 1564 [qui].

Di Nazari non sappiamo praticamente nulla, se non che forse fosse Notaro in quel di Brescia e che scrisse diversi trattati di contenuto diverso dall’Alchimia; il volume del 1564 fu seguito dall’edizione del più famoso Della Tramutatione metallica sogni tre di Gio. Battista Nazari Bresciano; nel primo d’i quali si tratta della falsa tramutatione sofistica; nel secondo della utile tramutatione detta reale usuale; nel terzo della divina tramutatione detta reale Filosofica. Con un copioso Indice per ciascun sogno degl’Auttori, & Opre ch’anno sopra ciò trattato., pubblicata a Brescia nel 1572 per i tipi dei Fratelli Marchetti [qui]. Il testo, che i critici dicono essere in qualche modo ispirato alla Hypnerotomachia Poliphili, narra evidentemente del solito ‘sognar‘ dell’autore, dell’incontro con sapienti (probabilmente il conte Bernardo) e ninfe varie, che lo introducono in scenari estremamente allegorici allo scopo di indicargli la cattiva e la buona via: un classico tòpos alchemico. En passant, ci sarebbe da chiedersi da quale contesto alchemico Nazari avesse tratto ispirazione, fermo restando che alcune parti del trattato sono naturalmente rielaborazioni da opere precedenti e conosciute.

Tornando all’orrido Gallinaccio dipinto quasi due secoli più tardi nelle zone del basso Reno, credo sia utile leggere quel che ne scrisse Nazari in Della Tramutatione Metallica Sogni Tre (Click sulle immagini per ingrandire):

Il Gallinaccio

Della Tramutatione Metallica Sogni Tre, 1572 - Sogno Terzo

Il Gallinaccio

Della Tramutatione Metallica Sogni Tre, 1572 - Sogno Terzo

ll testo, come si vede, racconta – more solito – dell’origine, stato e possibilità di quel corpo immondo e senza valore che è spesso chiamato Chaos dei Saggi: l’amabile donzella, cui come sempre l’autore si rivolge per aver lumi, spiega che la Gallina, il Gallo e l’Uovo sono, pur disgiunti, un’unica cosa; questo mistero, che avvolge da sempre il cuore delle operazioni alchemiche, fa naturalmente a pugni con ogni possibile nostro ragionamento; eppure è a causa di questo mistero, che è di fatto la straordinaria qualità di un preciso corpo che si deve ottenere all’inizio dei lavori, con l’ausilio di Madre Natura, che l’Alchimia si stacca perentoriamente dalla chimica e dalla spagiria. Una preziosa indicazione, non comune nei testi più conosciuti, è quella fatta proprio dallo stesso mostruoso Gallinaccio:

“Il mio padre, & mia madre, mi hanno generato, & io di prima generai quelli. Io son padre, & figliuolo; io son madre, padre & figliuolo; io son invisibile quando volo, e impalpabile quando fuggo per aria: ma toccandomi son visibile, e palpabile: adunque conosci me & occidi me, & sappi che di spada, o d’altra arma non posso morire; ma presentandomi il risplendente specchio, per me stesso m’occido, onde poi se in foco mi nutrirai, per fina che sian prima i membri miei in altra forma mutati, & poi il corpo mio purificato dal mortale veleno; e poi quando il corpo, l’anima & il spirito insieme vedrai congiunti: allora sarai maggior del mondo. Chi mi ode, & non intende, consuma il viaggio, la fatica, & spende il tempo senza altro fine.”

La prima edizione (“Il metamorfosi…“) riporta con maggior chiarezza il seguito della frase evidenziata, proveniente dalla seconda edizione (“Della Tramutatione…“):

“…ma con il mio risplendente specchio per me stesso occiderai, & in fuoco mi nutrirai, per fina che li membri miei & corpo mio, saranno in altra forma formate, & il corpo mio purificato dal mortale veleno. Allora il corpo, l’anima & spirito insieme saranno congiunti…”

Pare insomma che il Dragone, o Gallinaccio che dir si voglia, avverta che la spada non l’uccide (e qui è d’uopo una calma riflessione sulla famosa allegoria di San Giorgio), ma dichiara che muore da sé stesso per mezzo del ‘risplendente specchio‘. Questo speculum viene ricordato e sottolineato dal commento da parte di Paolo Lucarelli all’Introitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium di Ireneo Filalete (vide Opere – Ed. Mediterranee, pp. 143), in cui – parlando della Vergine – si dice:

“Malgrado il suo aspetto e le sue caratteristiche di apparente laidezza e inutilità, questa materia disprezzabile e di nessun valore, sarebbe già la Pietra Filosofale, almeno in potenza. Una Vergine Nera che è anche Diavolo e Drago. Nel simbolismo usato dai filosofi di cultura cristiana, si mostra, dopo l’Annunciazione, penetrata dallo Spirito, bianca, la terra bianca fogliata, pudica dinanzi all’Arcangelo con la mano che poggia su un libro aperto.

L’apertura del libro, l’acqua che sgorga dalla roccia, l’uccisione del drago che libera la fanciulla prigioniera, sono tutte rappresentazioni simboliche dell’operazione che si deve compiere inizialmente su questa materia misteriosa, libro chiuso che diventa, per l’iniziato che riesce ad aprirlo, lo specchio in cui apprenderà tutti i segreti del macro e microcosmo.”

Ireneo Filalete, con la sua perfidia, terribilmente onesta e soavemente pericolosa, al Capitolo VII – Prima operazione. Preparazione del Mercurio Filosofico per mezzo delle aquile volanti – aveva fornito la sua ‘recipe‘:

Si prenda del nostro Drago igneo, che occulta nel suo ventre l’acciaio magico, quattro parti; del nostro magnete nove parti. Mescola insieme per mezzo del torrido Vulcano in forma di acqua minerale su cui galleggerà una schiuma che va rimossa. Getta l’involucro, scegli il nucleo, purga per tre volte per mezzo del fuoco e del sale; sarà facile se Saturno avrà visto la sua immagine nello specchio di Marte.

Nella edizione inglese, edita da William Cooper, questo specchio è chiamato Looking-Glass, ed è tradotto, correttamente nelle edizioni in latino, con la parola speculum. Ma talvolta dietro le parole apparentemente normali si celano piccoli segreti; non tutto può essere detto, ma tutti sanno che Lewis Carrol scrisse una straordinaria e sempre stupefacente fiaba, intitolata per l’appunto Through the Looking-Glass, and what Alice found there (qui). Si tratta del seguito della più famosa Alice’s Adventures in Wonderland (qui), in cui Alice entra – attraverso uno specchio appeso sul camino – in un mondo in cui tutto è speculare alla realtà della sua casa. Ma, si dice sempre, non tutto va sempre preso alla lettera…lo specchio mostra le cose in un modo semplice, ma con una caratteristica felicemente singolare: è un po’ l’idea proposta dal capitolo intitolato A Mad Tea Party, dove Alice pensa, erroneamente, che il Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina – senza dimenticare Dormeuse – stiano festeggiando il compleanno del Cappellaio; dopo un colloquio surreale, ma non per questo meno condivisibile, le viene rivelato che è decisamente molto meglio festeggiare il non-compleanno, l’un-birthday. Walt Disney, per parte sua, aggiunse la scena in cui il Cappellaio offre ad Alice la torta – ovviamente – del non-compleanno, una torta che è tratta dal suo magico cappello, e che indica con astuzia una possibile idea per iniziare a comprendere il delizioso enigma dello specchio. Ecco dunque, per concludere in allegria questo Post iniziato dall’orrendo Gallinaccio di Nazari, la scena memorabile:

Si sa, gli studenti d’Alchimia sono anche un po’ bambini, e spero vorrete perdonare questo mia piccola incursione nel magico mondo della fantasia. Fedele al gioco, non mi resta che augurare a tutti, da dietro un vecchio specchio inglese …

A Very Merry Unbirthday to You!

I due fumi della Profetessa…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on Wednesday, April 7, 2010 by Captain NEMO

Uno dei testi più curiosi e famosi in Alchimia è quello attribuito a Maria l’Ebrea, detta anche la Profetessa. La leggenda vuole che la prima alchimista fosse addirittura la sorella di Mosé e Aronne, anche se è del tutto improbabile. Si tratta di un testo – il Dialogo di Maria ed Aros sul Magistero d’Alchimia – le cui origini si perdono nell’antichità, e delle quali – come per altri testi coevi (ca. IV° secolo) – temo che sarà impossibile saperne di più.

Il testo deve la sua fama alla sua concisione ed alla semplicità dell’esposizione, in forma di dialogo tra Maria ed un tale Aros (che secondo le solite improbabili leggende sarebbe Horus!); ma è ricordato da tutti soprattutto a causa di tre strani nomi che compaiono nella ricettina di Maria: Kibrist, Zubech ed Elzarog (con diverse varianti)! Visto l’esotismo dei termini, di probabile origine ebraica con una spruzzata di greco, il testo è diventato un classico di cui molti si sono divertiti a darne le più svariate interpretazioni. Pare anche che alla prima alchimista si debba la tecnica, ormai migrata addirittura in cucina, del ‘bagnomaria’, che per un alchimista è meglio chiamare Balneum Mariae!

E’ un’opera cui sono affezionato, perché fu una delle prime che andai a tradurmi dal francese presso la Biblioteca Nazionale: nel mio primo quaderno di studi fa ancora la sua figura, accanto al Re Kalid e a Giovanni dei Poveri.

La versione francese si può trovare in Bibliothèque des Philosophes Chimiques, di Jean Mangin de Richebourg (1740), quella latina in Theatrum Chemicum (1661), ma anche in Artis Aurifera, quam Chemiam vocant (1610); ne è stata fatta una traduzione italiana da Sabina e Rosario Piccolini in Il Filo d’Arianna – 42 trattati alchemici (2001).

La cosa interessante è il fatto che Maria afferma che l’Opera di imbiancamento si possa fare in un’ora!…E qui ogni étudiant dovrà riflettere bene: come si sa moltissimi libri d’Alchimia fanno iniziare l’Opera dove meglio piaceva all’autore, senza contare le molte, possibili, interpolazioni posteriori, specie per un testo così antico. Ma già la sola parola imbiancare dovrebbe dare un primo punto di repere per orientarsi meglio.

Riporto qui il passo famoso della ricetta di Maria, secondo le varie letture:

“ Marie – Prenez donc de l’alum, de la gomme blanche et de la gomme rouge, qui est le kibric des philosophes, leur or, et leur plus grande Teinture, et joignez par un véritable mariage la gomme blanche avec la rouge. Je ne sais si vous m’entendez.

Oui Madame, dit Aros, j’entends et je comprends ce que vous dites.

Réduisez tout cela en eau coulante, poursuivit Marie, et purifiez sur le corps fixe cette eau véritablement divine, tirée des deux soufres , et faites que cette composition devienne liquide, par le secret des natures, dans le vaisseau de philosophie. M’entendez vous, Aros ?

Oui, Madame, répondit Aros, je vous entends fort bien.”

(Versione francese Bibliothéque des Philosophes Chimiques, 1761)

“Maria – Prendete dunque Allume, Gomma Bianca e Gomma rossa, che è il Kibrich dei Filosofi, il loro oro e la loro più grande tintura, e congiungete tramite un vero matrimonio la Gomma bianca con quella rossa. Non so se mi avete capito.

Sì Signora – disse Aros – sento e comprendo ciò che dite.

Riducete tutto ciò in Acqua che scorre – proseguì Maria – e purificate sul Corpo fisso quest’Acqua veramente divina, estratta dai due Zolfi, e fate che questa Composizione divenga liquida, grazie al segreto delle nature, nel vaso di Filosofia. Mi comprendete , Aros?

Sì Signora – rispose Aros – vi capisco benissimo.”

(Versione italiana, Il Filo d’Arianna, 2001)

“Maria – Prendete dunque dell’Allume (Alum), della Gomma Bianca e della Gomma rossa, che è il Kibric dei Filosofi, il loro oro e la loro più grande tintura, ed unite attraverso un vero matrimonio la Gomma bianca con quella rossa. Non so se mi capite.

Sì, Signora – disse Aros – vi intendo e comprendo quello che dite.

Riducete tutto questo in Acqua colante – proseguì Maria – e purificate sul Corpo fisso quest’Acqua veramente divina, tirata dai due Zolfi, e fate che questa composizione divenga liquida, attraverso il Segreto delle Nature, nel vaso della Filosofia. Mi intendete , Aros?

Sì, Signora – rispose Aros – vi capisco molto bene.”

(Mia versione, 1978)

“Maria – Recipe alumen de Hispania, gummi album, & gummi rubeum, quod est kibric Philosophorum, & eorum Sol & tintura maior, & matrimonifica gummi cum gummi vero matrimonio. Inquit Maria: Intellexisti Aros? Utique domina: Dixit Maria: fac illa sicut aquam currentem, & vetrifica hanc aquam diem laboratam ex duobus zubech super corpus fixum, & liquefac illa per secretum naturarum in vase Philosophiae. Intellexisti nos, o domina.”

(Versione Artis Aurifera, quam Chemiam vocant…, 1610)

“Maria – Accipe gummi album, & gummi rubeum, quod est Kybric Philosophorum & eorum aurum, & matrimonifica gummi cum gummi vero matrimonio, hoc est: Fac ipsa sicut aquam currentem, & vitrifica hanc aquam divine laboratam ex duobus Zaybech super corpus fixum, & liquefac illa per secretum naturae in vase philosophiae.”

(Versione Theatrum Chemicum, 1661)

Come si vede, esistono piccole differenze; ma sembra di capire che il Kibric è un composto fatto da due o tre corpi: una cosa rossa, una bianca e – forse – da un ‘alum’ (che l’Artis Aurifera qualifica come un sale di Spagna. Lascio a chi legge il riflettere sulla cabala e la geografia e su chi ne ha parlato). Da questo composto si fa un’acqua corrente, un Mercurio, ricavata dai due Zaybech, cioè i due Zolfi, il bianco ed il rosso. Quest’acqua si fa prima vetrificare, poi la si fa liquefare sul corpo fisso, evidentemente uno zolfo, grazie al secretum naturae, nel Vaso della Filosofia. Al di là di un superficiale ermetismo, l’operazione indicata da Maria è davvero semplicissima, ed è indicativa di come nell’antichità la via seguita fosse quella della Natura, probabilmente ricavata dall’osservazione delle tecniche metallurgiche.

La cosa su cui riflettere è quella ‘vitrificatione’ ed il ‘secretum’. Se è facile poter comprendere il processo di vitrificazione, in uso sin dall’antico Egitto, in cui una polvere terrosa veniva portata sino alla calcinazione e fusa con l’aiuto di un fondente (ed eventualmente colorato grazie ad una ‘tintura’), più complesso e degno di riflessione è quel ‘secretum’ che può sia indicare un vero e proprio segreto, sia una vera e propria secrezione di una materia, grazie ad un abile artificio. Quanto al Vaso della Filosofia, chi studia Alchimia si sarà trovato molte volte, anche in testi di autori più tardi, di fronte all’apparente enigma del Vaso, che è legato – a mio avviso – proprio alla tecnica di lavorazione descritta da Maria.

L’affermazione con cui viene detto che l’acqua corrente è figlia della lavorazione di due zolfi, la gomma bianca e quella rossa, i due Zaybech, può essere interpretata in vari modi: più che pensare a due metalli diversi, cosa d’altro canto possibile se si legge la ricetta in senso squisitamente metallurgico, è bene ricordare che sia Sole che Luna hanno i loro zolfi propri, cosa che spesso viene tralasciata in nome della nostra logica moderna che è analitica e non sincretica. E da questo nasce l’interesse di questo testo, che sembra additare – in modo certo sibillino ma decisamente intrigante – un procedimento semplice quanto antico, di cui poco si parla nell’Alchimia moderna, se non ricordando la misteriosa Via caratterizzata dal misterioso adagio che recita ‘Una Via, Una Res, Una Dispositione’. Stando a questo assioma la Materia è una sola, portatrice in re ipsa, di Sole e Luna. Se si accetta questa proposizione, diventa facile capire come oggi si potrebbe chiamare quell’acqua corrente indicata da Maria e – riflettendo a fondo – del ‘come’ e del possibile ‘perché’ siano nate in seguito le varie Vie e procedimenti che sono conosciute in Alchimia operativa.

L’Elzarog, poi, è un’altra gomma, capace di fissare i due fumi: in Theatrum Chemicum (Vol. VI) il testo di Maria viene presentato in forma riassunta, ma è seguito da un piccolo capolavoro di Orthelius, Orthelii Explicatio verborum Mariae Prophetissae, che consiglio vivamente ad ogni étudiant: ricco di suggerimenti, anch’essi da interpretare correttamente, vi si riferisce che l’Elzarog, termine evidentemente arabo, è l’ “acua Saturni’, che ovviamente non ha nulla a che fare con il piombo: è un’ “acqua” capace di fissare un’aria, e dunque può essere più probabilmente accostata ad un sale dei moderni. Ma non voglio togliere ai curiosi il piacere di un’ utile lettura…

A titolo di ulteriore curiosità, riporto un altro passo di Maria:

“Recipe herbam albam claram inhonoratam optimam, existentem super monticulis, & tere ipsam recentem sicut est in hora sua nativitate, & illa est corpus verum fixum, non fugiens ab igne.”

Lo si confronti con un famoso passo tratto dal Cap. XIX dell’Introitus Apertus ad Regis Occlusum Palatium, di Filalete:

“Est tamen unum in Regno metallico, Originis mirae, in quo Sol noster propinquus est, quam in Sole e Luna vulgi, si in hora sua nativitatis eum quaeras, qui in Mercurio nostro liquescit, sic, ut glacies in aqua tepida & tamen Auro quodamodo assimilatur.”

Si direbbe proprio che Filalete conoscesse ciò di cui andava parlando Maria l’Ebrea, visto che anche lui narra – definendolo come un ‘segreto’ – di un ‘erbetta detta Saturnia’, da seppellire …proprio sotto un monte, con l’aiuto di Vulcano! A chiudere il cerchio ci pensa sempre Filalete, il quale in Fons Chemicae Philosophiae, conclude così (traduzione – in corsivo – di Paolo Lucarelli):

“Questo spirito è la forza ignea che si mescola all’acqua e vi risiede, mentre l’acqua a cui lo hai mescolato è il tuo vincolo, cioè il vaso o forno. Lo spirito della Saturnia è il fumo imbiancante, il vapore del monte è il fuoco e tutte queste cose sono il mercurio.

Avrai così l’erba Saturnia Vegetale, Regale e Minerale da cui, con carne grassa, si fa un brodo che non gli può essere paragonato nessun cibo al mondo.”

E Maria, la Profetessa:

“Radices huius operis sunt praedicti duo fumis & calx humida. Sed corpus fixum est de corde Saturni comprehndificans Tincturam. Et compar eius est corpus album et clarum de monticulis. Vas Hermetis quod Philosophi occultaverunt, non est vas nigromanticum, sed est mensura ignis tui.”

Maria l'Ebrea, la Profetessa - Symbola Aureae Mensae, M. Maier

Maria l'Ebrea, la Profetessa - Symbola Aureae Mensae, M. Maier

Kibrich, Zaybech, Elzarog, Herba, Saturnus, Vas Hermetis…non nigromanticum, sed mensura ignis tui!

Molti secoli dividono Maria da Filalete…ma l’Arte è sempre la stessa. Ermetica, certo, ma quanto deliziosa!

Primum Ens

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie with tags , , , , , , , , , on Friday, October 9, 2009 by Captain NEMO

Ogni tanto si ritorna sui testi più amati e più belli; e rileggendoli riappaiono, intatte, alcune perle preziose lasciate dai Maestri lungo i bordi del sentiero.

E’ il caso, per esempio, di un curioso inciso nel Capitolo XI dell’ Entrata Aperta al Palazzo Chiuso del Re, di Ireneo Filalete. In questa sezione, intitolata “Scoperta del Magistero Perfetto“, l’Adepto narra in modo mirabile il processo sperimentale grazie al quale, dopo mille tentativi più o meno fruttuosi, i Filosofi si resero conto della assoluta ed imprescindibile necessità nell’Opera alchemica del Mercurio, inteso come corpo portatore del suo omonimo Principio. E’ un capitolo molto bello, in cui Filalete racconta, con dovizia di particolari, il percorso che nel tempo, si potrebbe dire – con termine moderno – per trials&errors , ha portato gli artisti innamorati a comprendere che senza il Mercurio, in ogni sua forma e idea, nulla di sensato si poteva compiere lungo il cammino dell’Opera.

In apertura del capitolo, si chiarisce che all’inizio – quando ancora non si disponeva di ‘libri‘, si operò necessariamente su corpi imperfetti che potevano soltanto essere ‘esaltati’, ma che mai raggiungevano la più-che-perfezione, tanto agognata.

Questo chiarisce bene che è senza dubbio possibile seguire molte vie operative – in verità, non molto numerose – che portano a delle pietre trasmutatorie, dalle qualità diverse per potenza, capacità e campo di applicazione. Si trattava – come qualcun altro ha confermato più tardi – di corpi certo più elevati rispetto ai corpi imperfetti di partenza…ma lontani da quell’origine universale di cui, anche in antichità, alcuni parlavano.

Insomma, se uno vuol fare una pietra ha a disposizione diverse possibilità, anche interessanti dal punto di vista meramente ‘di scena’. Sono pietre che trasmutano…ma…lontane dall’idea originale della suprema perfezione.

Ebbene, senza alcuna ragione, improvvisamente – pare – Filalete apre una ‘parentesi’ e propone al lettore una frasetta che era destinata a restare infissa nei cuori e nelle menti di ogni cercatore. Eccola:

“…Salia cuncta repudiarunt, uno Sale excepto, qui est Salium Ens primum, qui quodvis Metallum dissolvit, eademque opera Mercurium coagulat; at hoc non nisi Via violenta. Quare Agens istius modi integro Pondere & Viribus a Rebus iterum separatur.”

(Ireneo FilaleteIntroitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium, Cap XI – 1667)

Paolo Lucarelli, nel suo bel commento al testo di Filalete, (Opere di Ireneo Filalete, pag. 45 – Ed. Mediterranee, Roma 2001), traduce:

“…rigettarono tutti i sali, eccettuato un unico sale, che è il primo ente dei sali, che dissolve qualsiasi metallo, e con la stessa operazione coagula il Mercurio, ma solo per una via violenta. Per cui un agente di questo tipo si separa dalle cose mantenendo integri peso ed energia.”

Se si ha dimestichezza con il metodo che Filalete decise di utilizzare per proporre il suo insegnamento, questa strana parentesi si può certo accoppiare con un’altra celebre frase, tratta dal Capitolo IV, pag. 34, che tratta ovviamente de ‘Il Magnete dei Saggi“:

“Aggiungo che il nostro magnete ha un centro occulto abbondante di sale, e questo sale è un menstruo nella sfera della Luna, capace di calcinare il nostro oro.”

Insomma si sta parlando, come lo stesso Lucarelli notava nel 1986, della corretta via per ottenere il nostro Magnete.

Se l’indicazione è chiara, val la pena – forse – di riflettere su alcuni punti, che paiono quasi gettati lì, con sospetta non-chalance, in quella frase un po’ bizzarra.

  • I Filosofi rigettarono tutti i sali.
  • Eccettuato uno, che nel latino dell’autore è “uno Sale excepto
  • Questo sale è in verità il Primum Ens dei sali; se è il Primo Ente, è una cosa di importanza esiziale; si tratterebbe dell’ “idea” stessa, la primigenia ed originaria della ‘salinitas‘, di tutte le ‘salinitates’ terrene; è da quell’idea, che si deve ritenere inserita nel Progetto stesso di Madre Natura, che prendono vita e nascita i vari sali di cui è ricca la manifestazione. Se ci si ricorda che il sale dell’alchimista non è certo il sale del chimico, ci si dovrebbe rendere conto di quanto rispetto e di quanta umiltà necessiti l’alchimista che scopre questo Primum Ens, e decide di mettersi in cammino, con la necessaria sintonia e con grande trepidazione nel cuore, verso l’ottenimento di ‘quel‘ Sale.
  • Ovviamente, visto che siamo qui, su Terra, questo Ens necessita di una forma, di un corpo. Gli indizi Filalete li ha certo lasciati, ma – more solito – non si poteva dire di più.
  • Questo benedetto sale ha la capacità di dissolvere ogni metallo e – nella stessa operazione – coagula il Mercurio: anche in questo caso, val la pena di riflettere attentamente su quello che viene detto. Leggendo senza riflettere si corre il rischio di trascurare l’enormità di ciò che viene scritto. Stando a ciò che viene detto qui, questo sale compie una cosa che ha – letteralmente – del miracoloso: mentre scioglie uno, coagula l’altro. Punto. Un mio amico, a questo proposito, diceva: “…ecco il senso misterioso e sacro del Vescovo…“.
  • …ma solo per una via violenta. Questo è un indizio, ma pericoloso. Si possono prendere lucciole per lanterne. Ma la lucciola, c’è.
  • E proprio per queste ragioni, cioè per quella capacità miracolosa di cui sopra, questo ‘ens’ è ‘agente. Quante volte si sente ripetere che al paziente serve un solo ed unico agente. Anche Fulcanelli lo ricorderà, et maintes fois …!
  • E sempre per quei motivi, esso ‘si separa’ senza perdita di peso e forza. Dal punto di vista alchemico, questa è un’affermazione di estrema importanza. Non si può dir tutto, ma leggendo e rileggendo, testo e traduzione…forse qualche lucciola nuova potrebbe apparire in queste notti meravigliose, che sono lo specchio della Primavera.

Forse ci sarà una ragione naturale, ma a noi preclusa, sempre, per cui ogni ‘primum vere‘ ci si mette alla ricerca di questo benedetto ‘primum ens‘…

Origine, universale, primum ens…quante poche, semplici parole per ‘sentire’ Alchimia. E quanto separata è la nostra nullità di fronte alla semplice possanza di Madre Natura…

E ripenso, quasi frastornato, al Sacro in Alchimia. Non sempre ci si rende conto delle cose…anzi, quasi mai.

Sia chiaro: non pretendo di affermare nulla di certo….è soltanto il tentare di comunicare un’emozione, rileggendo, per la centesima volte, una strana, bizzarra, …parentesi di un grande Maestro. Il Palazzo è chiuso, ma qualcuno ha tentato di lasciare qualche porticina aperta…

%d bloggers like this: