Archive for the Various Stuff Category

Epifania: … spigolature nella calza del 2018.

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Philosophia Naturalis, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , on Saturday, January 6, 2018 by Captain NEMO

L’antica festa di precetto fissata al 6 Gennaio nel nostro calendario dista 12 giorni dal Dies Nativitatis, posto dalla Chiesa a sostituire il giorno dedicato alla celebrazione del Sol Invictus.

Come si sa, il termine greco ἐπιφαίνω (‘mi rendo manifesto‘) indica la manifestazione della presenza divina, e – nel culto – è caratterizzata da tre signa: l’Adorazione dei Magi, il Battesimo (nell’acqua!), e il primo miracolo (la trasmutazione dell’acqua in vino durante le nozze di Cana [Giovanni, 2, 1-11]).

Il popolino la celebra come la ‘discesa nel camino della vecchia che viaggia sulla “Saronìs“”, i cui dona prima contenuti in un vecchio sacco, cadono poi sui carboni ardenti (da cui, l’usanza di appendere una calza, nella speranza che l’astuta vecchietta la riempisse).

Il culto Mitriaco – cui gli Imperatores ed i loro soldati si dedicavano più o meno segretamente – è ormai ben conosciuto; il famoso Banchetto Mitriaco è raffigurato in questo bassorilievo presente nel Foro Romano:

Mythraic Banquet - Rome

Mitra è  il Sol Invictus (è quello a destra, in alto), accanto a Sol, che riceve una coppa contenente il sangue del Toro da parte di Cautes; a destra Cautopates punta il fiammante Caduceo alla base di un’ara su cui è raffigurato il Serpente.

Il culto romano avveniva in templi sotterranei, ed al termine del rito appropriato i patecipanti prendevano parte ad una banchetto.

Da una cultura più antica e precedente (forse originariamente Accadica), ecco un bel bassorilievo conservato al Louvre, dove vediamo  raffigurati Aglibol (signore della Luna), Baalshamin, e Malakbel (signore del Sole); Ba’al Šamem (generalmente tradotto come Signore dei Cieli) è qui raffigurato al centro, accompagnato da Sol e Luna (entrambi divinità con ‘aspetto’  maschile); manca qui Bel, la sua controparte.

Nella calza di quest’anno trovo che il termine Saronide era presente anche nell’antico Celtico: il Saronyddion o Seryddion indicava un Druido Astronomo, dal Cimmerico ‘ser‘, ‘seren‘ per ‘stella’ e ‘heni‘ per ‘rendere manifesto’.

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διαλέγομαι – Lo Spirito

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, διαλέγομαι, Philosophia Naturalis, Various Stuff on Wednesday, January 3, 2018 by Captain NEMO

Ho ricevuto da parte di Claudio Cardella un suo scritto, intitolato ‘Lo Spirito‘; era nato, mi dice, come una sua riflessione/commento/risposta al mio Post ‘Serendipity Two … in Enker Grene‘ (qui), ma si tratta a mio avviso di un piccolo gioiello, che mi pare meriti molto più di un ringraziamento; e utile, mi auguro, a tutti i semplici di spirito, a chi cerca con onestà priva di qualsiasi pre-giudizio; é naturalmente un ‘pezzo’ molto denso, e ricco di suggestioni e di spunti estremamente interessanti.

Dato che si tratta di cosa donata e rara – e quindi preziosa – ho pensato di inserirla in una nuova sezione: “διαλέγομαι“; spero che l’autore vorrà accettare qualche mia riflessione, in forma di allegro pas-de-deux

 

Natale 2017: “…End?… And beyond, the far green country, …

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, Philosophia Naturalis, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , on Friday, December 22, 2017 by Captain NEMO

Hogmanay: oggi, il ciclo di luce&tenebra apparente si inverte; ma è Lux – in continuum – la sorgente di ogni manifestazione. Alchimia 1, le basi.

Da millenni, ci ripetiamo angosciati che “…tutto è perduto, non vedi che è tutti-contro-tutti?“. Comoda stolidità di chi ha distolto lo sguardo dalla Natura per coltivare il possesso ed il controllo del proprio orticello. La solita commedia, vecchia-vecchia.

Non c’è fine, mai … e  – – c’è molto altro, da fare.

Pippin: “I didn’t think it would end this way.” Gandalf: “End? No, the journey doesn’t end here. Death is just another path. One that we all must take…The gray rain curtain of this world rolls back, and all turns to silver glass. And then you see it.” Pippin: “What, Gandalf? See what?” Gandalf: “White shores. And beyond, the far green country, under a swift sunrise.” Pippin: “Well, that isn’t so bad.” Gandalf: “No. No, it isn’t.

Sul palco della medesima commedia, in questo  peculiare giorno di rivoluzione ci si augura sempre un Buon Natale, ma nulla – mai – cambia veramente: … perché esser buoni solo a Natale?

Così, val meglio forse il consiglio del Cappelaio Matto per i prossimi 364 giorni, ammantati di Lux: serenità, pace vera, uguaglianza, comunanza, fratellanza. E la Joie! … tanta!

Buon Non-Natale a voi tutti!

… nessuna buona azione resta impunita!

Serendipity One

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Philosophia Naturalis, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Monday, August 28, 2017 by Captain NEMO

Pare di gran moda propagandare un mantra, secondo un marketing-pseudoermetico da quattro soldi: “I libri non servono in Alchimia…“. Mi pare – questa – una bizzarra postura scimmiottata da qualche zelante zelota, dimenticando egli che se non vi fossero stati i libri, nessuno – oggidì – avrebbe mai potuto conoscere la semplice esistenza non soltanto dell’Alchimia, quanto soprattutto di un cammino di Conoscenza  ben più antico della nostra civiltà.

Però, siccome la polemica è per sua stessa natura sterile, non c’è da perder tempo con coloro i quali vogliono adeguarsi al rito abominevole che Fahrenheit 451 ricordò, qualche tempo fa.

Sul finir dell’estate, provo ad offrire stavolta, oltre a poche immagini, piccoli brani che potrebbero essere utili a chi studia & pratica l’Arte antica, espressione sperimentale precisa della Phylosophia Naturalis;  quest’ultima, pur negletta persino da chi dovrebbe conoscerla a menadito, ed amarla, è la modalità che Natura dipana per creare Corpi (materiali & spirituali) in ogni ‘verso‘, in perenne donazione disinteressata, in ogni dove ed in ogni quando. Senza nulla chiedere, né obbligando il cercatore ad abbracciare fedi o dogmi di alcun tipo.

La Tradizione è la trasmissione dell’idea dell’essere nella sua perfezione massima, dunque di una gerarchia tra gli esseri relativi e storici fondata sul loro grado di distanza da quel punto o unità. Essa è talvolta trasmessa non da uomo a uomo, bensì dall’alto; è una teofania. Essa si concreta in una serie di mezzi: sacramenti, simboli, riti, definizioni discorsive il cui fine è di sviluppare nell’uomo quella parte o facoltà o potenza o vocazione che si voglia dire, la quale pone in contatto con il massimo di essere che gli sia consentito, ponendo in cima alla sua costituzione corporea o psichica lo spirito o intuizione intellettuale.

Elémire Zolla, in Che cos’è la Tradizione, 1971

Il nostro intelletto, nell’incessante ma vano tentativo di afferrare per intero quella prima ed ultima realtà, non sa far di meglio che costruirsi una rappresentazione logica del mondo, ossia un luogo mentale dove ricercare una spiegazione alla continua mutevolezza delle cose percepite dai sensi. Ma proprio nel corso di questa operazione perde ogni possibilità di abbracciare il mondo in una visione unitaria ed allora, per farsene un’idea, o meglio per formulare qualunque idea, è sempre costretto a separarle. É dunque l’incapacità di accedere direttamente alla sorgente delle idee che ci induce a vagheggiare senza tregua immagini mentali illusorie e prive di veritiera realtà; tale incapacità è la misura più evidente del progressivo degrado del nostro intelletto. É il fio che ancor oggi l’uomo deve continuare a pagare per l’esilio di Adamo dal Paradiso Terrestre. Ne era ben consapevole San Tommaso quando scriveva: «intellectus noster secundum statum praesentem, nihil intellegit sine phantasmate», il nostro intelletto alla stato attuale, non intende nulla senza fantasticare. L’inciso messo in contro corsivo indica chiaramente che non fu sempre così: in epoche remote e ormai dimenticate l’intelligenza ebbe accesso diretto alle idee innate, ma non seppe evidentemente farne buon uso. Le ingiurie inferte dai nostri lontani progenitori alla stessa natura umana, dovettero essere così gravi e profonde da provocare l’ottundimento genetico e la successiva scomparsa di quella prerogativa.

La materia universale è l’unità dalla quale procede, per successive differenziazioni, ogni corpo fisico, nella stessa maniera in cui tutti i numeri, e in particolare i primi quattro, procedono dal numero uno; pur essendo la radice del mondo fisico, la materia universale, in quanto unità, è per sua natura metafisica, e implica in sé i quattro elementi solo in potenza. Gli elementi non possono perciò sussistere ciascuno per sé, ma è necessario che concorrano sempre tutti insieme alla costituzione di ogni corpo- Tuttavia, nel primo composto, nella prima particella elementare, é prevalente la funzione di uno solo di essi, esattamente come nel primo solido geometrico, la piramide a quattro facce triangolari, solo uno dei quattro punti può far funzione di vertice, mentre gli altri tre ne costituiscono la base, e forniscono il necessario supporto. Affinché ciascun elemento possa esprimere la propria funzione, è allora necessario che quattro siano i primo composti, ossia le prime particelle elementari costitutive dei corpi più complessi, e che ciascuna di esse, per immergersi nel flusso della continua mutabilità del mondo fisico, cioè più semplicemente, per interagire, sussista in un rapporto di reciproco scambio elementare con le altre tre.

Claudio Cardella, Stefano Costa, in Il Sogno dei Filosofi, 2017

The side of the Great Pyramid at Giza had an original height of 280 cubits and a width of base of 440 cubits. What was the length z of an edge of the pyramid (from a corner to the top)?

Since half of the base would be 220 cubits, we can verify that the seqed or ukullû  [***] of the side of the pyramid would have been 220:280, which gives indeed the famous value of View the MathML source, or 5 palms and 2 fingers per cubit. But to get at the edge of the pyramid, we must use a triangle of height 280 and approximate base View the MathML source.

From an OB [OB = Old Babylonian, NdR] perspective, the right triangle formed by the corner, the center of the base, and the top of the pyramid ought to be considered to have a short side of  b=280 and a long side of l, which by the Diagonal rule in the horizontal isosceles triangle of side length 220 satisfies  View the MathML source. Putting these values into the Diagonal rule now in the vertical triangle, the square of the diagonal is then  View the MathML source and hence you get a square ratio of

View the MathML source

The relevant row of P322(CR-Decimal8) is row 5 which is

Full-size image (3 K)

and from which we can then use the integral values of  b5=65 and  d5=97 to compare ratios

View the MathML source

and so  z≃417.8461.

A more accurate modern answer correct to 8 decimal places is 418.56899073, so we see that the OB table is again the clear winner as far as accuracy is concerned. Note that the OB solution has avoided mention of any irrationalities, and it shows also that the mysterious column I allows access to the table in a variety of important situations coming from the Diagonal rule, as it is a squared quantity! This solution also notably exhibits the utility of the entries b and d  from columns II and III, as the integers 65 and 97 there are both more accurate and generally easier to work with than the decimal numbers 0.90277 and 1.34722 in columns I and II.

… Hence we see that within P322 there is a powerful alternative view of trigonometry based not on angles but on ratios of sides and squared quantities going back to OB times. No subsequent table, from Hipparchus to Madhava to al-Kashi to Rheticus to the monumental 18th century French Cadastre, can compete with P322 with regards to precision – P322 is unique as it contains the world’s only exact trigonometric table.”

Daniel F. Mansfield, N.J. Wildberger. Plimpton 322 is Babylonian exact sexagesimal trigonometry, in Historia Mathematica, 2017

[***: Ratio-based measurements are also found in ancient Egypt, where the term seqed, or sqd, refers to the reciprocal of the slope of an inclined side in Egyptian architecture. This was a prominent measurement used to describe pyramids. According to Gillings (1982, 212):

The seked of a right pyramid is the inclination of any one of the four triangular faces to the horizontal plane of its base, and is measured as so many horizontal units per one vertical unit rise. It is thus a measure equivalent to our modern cotangent of the angle of slope. In general, the seked of a pyramid is a kind of fraction, given as so many palms horizontally for each cubit vertically, where 7 palms equals one cubit.]

 

L’obélisque de Dammartin-sous-Tigeaux (Seine-et-Marne) est l’image sensible, expressive, absolument conforme à la tradition, de la double calamité terrestre, de l’embrasement et du déluge, au jour terrible du dernier Jugement (pl. XLV).

Erigé sur un tertre, au point culminant de la forêt de Crécy (altitude: 134 mètres), l’obélisque  domine les environs, et, par la trouée des voies forestières, s’aperçoit de très loin. Son emplacement fut d’ailleurs admirablement choisi. Il occupe le centre d’un carrefour géométriquement régulier, formé par l’intersection de trois routes qui lui donnent l’aspect rayonnant d’une étoile à six branches. Ainsi ce monument apparaît-il édifié sur le plan de l’hexagramme antique; figure composée du triangle de l’eau et de celui du feu, laquelle sert de signature au Grand Œuvre physique et à son résultat, la Pierre Philosophale.

L’ouvrage, de belle allure, se compose de trois parties distinctes : un socle robuste, oblong, à section carrée et angles arrondis ; un fût constitué par une pyramide quadrangulaire aux arêtes chanfreinées ; enfin, un amortissement dans lequel se trouve concentré tout l’intérêt de la construction. Il montre, en effet, le globe terrestre livré aux forces réunies de l’eau et du feu. Reposant sur les vagues de la mer en furie, la sphère du monde, frappée au pôle supérieur, par le soleil dans son retournement hélicoïdal, s’embrase et projette des éclairs et des foudres. C’est là, nous l’avons dit, la figuration saisissante de l’incendie et de l’inondation immenses, également purificateurs et justiciers.

Deux faces de la pyramide sont orientées exactement selon l’axe nord-sud de la route nationale. Sur le côté méridional, on remarque l’image d’un vieux chêne sculpté en bas-relief. D’après M. Pignard-Péguet, ce chêne surmontait «une inscription latine» aujourd’hui martelée. Les autres faces portaient, gravées en creux, un sceptre sur l’une, une main de justice sur l’autre, un médaillon aux armes du roi sur la dernière.”

Fulcanelli, L’Embrasement, in Les Demeures Philosophales, Vol. 2, 1960

 

La prima materia dei metalli è duplice, ma l’una senza l’altra non crea il metallo. La prima e principale è un umido mescolato al calore dell’aria; questa i Filosofi la chiamarono Mercurio, che è governato nel mare filosofico grazie ai raggi del Sole e della Luna. La seconda è il secco calore della terra che chiamarono Solfo. Ma poiché tutti i veri Filosofi l’hanno accuratamente occultata, noi la spiegheremo un po’ più chiaramente, specialmente il peso, ignorato il quale tutto si distrugge. Da cui avviene che molti da una cosa buona producano un aborto; vi sono infatti alcuni che assumono come materia o seme o sperma tutto il corpo, altri una parte; e tutti questi deviano dal retto sentiero. Per esempio se qualcuno prendesse il piede di un uomo e la mano di una donna e volesse creare un uomo da questa commistione, non sarebbe possibile.

V’è infatti in qualsivoglia corpo un centro e un luogo, cioè il punto del seme o sperma; sempre l’ottomiladuecentesima parte, anche nello stesso seme di grano; e ciò non può essere altrimenti. Infatti non tutto il grano o corpo è convertito in seme, ma nel corpo vi è soltanto una certa scintilla necessaria, che è protetta dal suo corpo da ogni eccesso di caldo o di freddo etc. Se hai orecchie e sensi, bada a questo e sarai al sicuro, non soltanto da quelli che ignorano il luogo dello sperma, e si sforzano di ridurre l’intero grano in seme, ma anche da tutti quelli che si dedicano alla vana soluzione dei metalli e vogliono sciogliere totalmente i metalli per poi, dalla loro mutua mescolanza, creare un nuovo metallo.

Ma questi, se considerassero il procedimento della Natura, vedrebbero che la cosa è ben diversa. Infatti nessun metallo è così puro, da non procedere anche dalle sue impurità, l’uno tuttavia meno o più dell’altro. Ma tu, o amico lettore, prima osserverai il punto della Natura, come si è detto sopra, e ne avrai a sufficienza; ma abbi questa cautela, di non cercare quel punto nei metalli del volgo, nei quali non c’è. Infatti questi metalli, specialmente l’oro del volgo, sono morti; ma sono vivi, aventi spirito, i nostri, che sono da prendere: sappi infatti che la vita dei metalli è il fuoco, finché sono ancora nelle loro miniere, e anche la morte è il fuoco, cioè quello della fusione.

Invero la prima materia dei metalli è una umidità mista a un’aria calda, ed è in forma di acqua pingue che aderisce a qualunque cosa, pura o impura; tuttavia in un luogo più abbondantemente che in un altro, il che avviene perché la terra, avente forza attrattiva, in un luogo è più aperta e porosa che in un altro. Talvolta viene fuori da sé, avendo indossato una qualche veste, specialmente nei luoghi dove non ha qualcosa cui aderire; così si riconosce, perché ogni cosa è composta dai tre principî. Ma nella materia dei metalli soltanto è unica senza congiunzione, eccettuata la sua veste o ombra, cioè il solfo, etc.

Cosmopolita – Trattato Terzo, Della vera prima Materia dei metalli, in Novum Lumen Chymicum, 1608  – Traduzione di Paolo Lucarelli

Non farò commenti; così – forse – qualcuno potrebbe intravedere un fil-rouge piuttosto ‘matto‘ in questi brani, e tentare – studiandoli – di pensare e riflettere, e poi mettersi al lavoro: l’Arte è Scienza sperimentale di Natura, nella cui teoria&pratica occorre avere il coraggio della libertà, tanto nell’errare che nel riuscire. Fidatevi sempre dell’Intuizione e non date retta a nessuno, tanto meno al sottoscritto: ma leggete, studiate e praticate. Viaggerete, vi divertirete e scoprirete piccole meraviglie, le quali – chissà – ravviveranno il Cuore e l’Anima.

Non è necessario ricordare che la Conoscenza è un cammino che conduce alla Contemplazione, e che v’è enorme differenza tra il sapiente Bernard Guy ed  il saggio Francesco: uno giudica secondo ‘ordo‘, l’altro ama secondo ‘chaos‘.

In forma d’Epilogo, a voi il serpente aperto&chiuso, l’elefante, e il montone del ‘petit bonhomme‘:

«Vous imaginez ma surprise, au lever du jour, quand une drôle de petite voix m’a réveillé. Elle disait:

– S’il vous plaît… dessine-moi un mouton !

– Hein!

– Dessine-moi un mouton…

J’ai sauté sur mes pieds comme si j’avais été frappé par la foudre. J’ai bien frotté mes yeux. J’ai bien regardé. Et j’ai vu un petit bonhomme tout à fait extraordinaire qui me considérait gravement. Voilà le meilleur portrait que, plus tard, j’ai réussi à faire de lui.  Mais mon dessin, bien sûr, est beaucoup moins ravissant que le modèle. Ce n’est pas ma faute. J’avais été découragé dans ma carrière de peintre par les grandes personnes, à l’âge de six ans, et je n’avais rien appris à dessiner, sauf les boas fermés et les boas ouverts.

Je regardai donc cette apparition avec des yeux tout ronds d’étonnement. N’oubliez pas que je me trouvais à mille milles de toute région habitée. Or mon petit bonhomme ne me semblait ni égaré, ni mort de fatigue, ni mort de faim, ni mort de soif, ni mort de peur. Il n’avait en rien l’apparence d’un enfant perdu au milieu du désert, à mille milles de toute région habitée. Quand je réussis enfin à parler, je lui dis:

– Mais… qu’est-ce que tu fais là ?

Et il me répéta alors, tout doucement, comme une chose très sérieuse:

S’il vous plaît… dessine-moi un mouton…

Quand le mystère est trop impressionnant, on n’ose pas désobéir. Aussi absurde que cela me semblât à mille milles de tous les endroits habités et en danger de mort, je sortis de ma poche une feuille de papier et un stylographe. Mais je me rappelai alors que j’avais surtout étudié la géographie, l’histoire, le calcul et la grammaire et je dis au petit bonhomme (avec un peu de mauvaise humeur) que je ne savais pas dessiner. Il me répondit:

– Ça ne fait rien. Dessine-moi un mouton.

Comme je n’avais jamais dessiné un mouton je refis, pour lui, l’un des deux seuls dessins dont j’étais capable. Celui du boa fermé. Et je fus stupéfait d’entendre le petit bonhomme me répondre:

– Non! Non! Je ne veux pas d’un éléphant dans un boa. Un boa c’est très dangereux, et un éléphant c’est très encombrant. Chez moi c’est tout petit. J’ai besoin d’un mouton. Dessine-moi un mouton.

Alors j’ai dessiné.

Il regarda attentivement, puis:

– Non! Celui-là est déjà très malade. Fais-en un autre.

Je dessinai.

Mon ami sourit gentilment, avec indulgence:

– Tu vois bien… ce n’est pas un mouton, c’est un bélier. Il a des cornes...

Je refis donc encore mon dessin. Mais il fut refusé, comme les précédents:

Celui-là est trop vieux. Je veux un mouton qui vive longtemps.

Alors, faute de patience, comme j’avais hâte de commencer le démontage de mon moteur, je griffonnai ce dessin-ci.

Et je lançai:

– Ça c’est la caisse. Le mouton que tu veux est dedans.

Mais je fus bien surpris de voir s’illuminer le visage de mon jeune juge:

– C’est tout à fait comme ça que je le voulais ! Crois-tu qu’il faille beaucoup d’herbe à ce mouton ?

– Pourquoi ?

– Parce que chez moi c’est tout petit…

– Ça suffira sûrement. Je t’ai donné un tout petit mouton.

Il pencha la tête vers le dessin:

– Pas si petit que ça… Tiens ! Il s’est endormi…

Et c’est ainsi que je fis la connaissance du petit Prince.»

Riflessioni sul Tempus dell’Unus Versus …

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, Philosophia Naturalis, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , on Monday, April 3, 2017 by Captain NEMO

Ci si lamenta tutti – e continuamente – dei tempi difficili che viviamo; quasi che il senso di incertezza e di sofferenza che permea il nostro passare attraverso il ‘nostro’ tempo fosse cosa nuova, e tragica, e terribile, e rara. La storia umana conosciuta, in verità, racconta sempre del medesimo lamento, sia essa narrata dagli antichi o dai moderni. La triste locuzione – “mala tempora currunt” – è una delle tante nostre scuse: siamo noi che generiamo tale mal-essere, associati come siamo nella generazione e propagazione di un’onda anti-naturale al flusso del divenire: se i ‘tempora‘ corrono, noi corriamo esattamente … contro-tempo.

Corriamo, fra l’altro, completamente contro il Piano di Madre Natura. É in atto da molti anni un abile piano teso al rapidissimo e progressivo livellamento verso lo zero dell’importanza della Conoscenza nelle vite umane, qualunque fosse la cosiddetta Via che l’individuo scegliesse per il proprio percorso: ormai tutto si gioca sul digitale, il quale  – nella sua ‘fascinosa’ facilità di ‘consumo-ready-made‘ – è ormai del tutto controllato e programmato ad assicurare che nessuno osi solo pensare e/o – addirittura – fare qualcosa di seriamente indirizzato verso Sophia, ed in particolare allo studio faticoso ed alla pratica paziente legati alla ricerca delle innumerevoli Meraviglie della Natura. Tutte le Arti antiche, tutte, sono ormai state inoculate, con scientifica strategia, di un efficientissimo virus, per sopire e presto annullare il canto d’Amor della creatura per Lux. Non è un ‘gomblotto’, sia ben chiaro: trattasi di pura azione, sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole. Il ciarpame fai-da-te & credi-a-me si è sposato ormai con una sapientia di educata facciata, ancor più votata all’oscurantismo scadente, dozzinale. Sapientia, in questi mala tempora periodici, non indica alcuna Sagesse; Harmonia è svilita, spogliata e dileggiata. Ma questo sarebbe un discorso troppo lungo, e temo noioso alquanto. Forse è tempo di dialogar di tempo, a tempo.

Chiarisco subito che il tempo, come tale, non esiste: quel che noi chiamiamo ‘tempo’ è in realtà soltanto la misura di una scansione di eventi; essa è locale, può in taluni casi esser considerata come ‘relativa’, ma non possiamo apprezzare un tal ‘tempo’ se non attraverso l’osservazione del mutamento cui i corpi – tutti i corpi – sono sottoposti per Legge Naturale.

Nel mundus fisico – ripeto: fisico, vale a dire sostanziale, il mondo della materia pura, continua ed isotropa – non esiste tempo, piuttosto il non-tempo. Il ‘nostro’ tempo, quello degli orologi nostri, nasce (meglio: appare) nel momento in cui un corpo ‘entra’ in manifestazione. Questa ‘apparizione’ è, per l’appunto, semplicemente limitata dalla eventuale scansione da parte della mente umana della sequenza di micro eventi (passatemi il termine) con i quali osserviamo il corpo che scorre – e dunque che si  ‘muove – nel divenire locale e via via – allargando l’orizzonte degli eventi percettibili – nel sempre più generale flusso di eventi. Questo può chiamarsi anche ‘tempo fluente’, a patto di concordare su alcuni dettagli legati al moto; ad una actio segue un motus, cui segue sempre un calor. Manca l’actor, ma ne abbiamo già parlato a iosa in altri post, e può godere in effetti di molti nomina.

Il tempo di cui parlo qui è quello che si chiamerebbe – secondo Severi – tempo naturale:

Il tempo naturale è in continuo divenire; è una specie di assoluto, che però non può giammai diventare tale, perché non se ne consegue mai una fase definitiva, che segnerebbe la conquista di tutte le verità.“.

Chiosa Pannaria:

Il tempo e lo spazio, sullo sfondo di un assoluto, sono relativi per i divenimenti della natura e non per la loro stessa natura. Così Aristotele notò per primo che il tempo è connesso con le mutazioni dei corpi ed al costituirsi delle individualità di ciascun corpo. Se non ci fosse il discontinuo della materia combinata, e se la materia incombinata non divenisse combinata nei suoi elementi, e non ci fossero le mutazioni di questi elementi di ciascuna discontinuità materiale, non comparirebbe il tempo e non ci sarebbe il fluire del tempo, ma lo stare in un eterno presente del non-tempo. …Cosicché, come non è concepibile un discontinuo della materia combinata senza un continuo della materia prima e incombinata nei suoi elementi, così non è concepibile il tempo senza il non-tempo e così è incomprensibile una relatività fisica senza un assoluto parimenti fisico e di antitetica fisicità.

[da Mutazione Fisica, Reazione Chimica e Relatività, in F. Pannaria, Memorie Scelte (qui)- a cura di Claudio Cardella, 2016, p. 368, p. 387]

Nonostante l’apparente complessità del linguaggio, questi statements sono essenziali, indispensabili, per afferrare alla radice il falso problema della umana lamentazione: il tempo non potrebbe mai essere realmente ‘buono’ o ‘cattivo’; al contario, come è noto, siamo noi a scegliere di esser ‘buoni’ o ‘cattivi’; e nel tentativo di meglio chiarire il punto è bene ricordare – sempre – che ogni corpo che è in manifestazione (meglio: in qualsivoglia manifestazione) è agito da un moto, continuo ed ‘invisibile’ ai nostri sensi. Tale moto attiene alle ‘forme’ costituenti i corpi (anche ciò che chiamiamo Spiritus è corpo), che scambiano le proprie particelle (ed anti-particelle) – funzionali all’oggettivo ‘apparire’ nel mondo fisico sensibile – con il mundus della materia prima soggiacente al mondo fisico sensibile. Questo Scambio è il responsabile – locale e generale, in quanto locato alla cerniera dei due mondi – del mutamento del corpo, del suo fluire, del suo divenire, della sua ‘vita’. Nulla è fermo; mai. Anche ciò che la fisica di oggi definisce come ‘stato di quiete‘ – una non felice locuzione a mio modo di vedere, quanto meno inaccurata – è in verità uno stato di moto, ove vige – perenne – lo Scambio. Il moto è alla base di ogni manifestazione, ancorché del tutto impercettibile dai nostri sensi. Questo ‘fondo’ di continua e meravigliosa ‘attività motoria‘ dei componenti base dei corpi è la caratteristica fondante degli Uni-versi, ove il termine esprime d’altro canto il moto di riversamento delle particelle, contemporaneamente sia dal corpo al Campo, sia dal Campo al corpo (sia esso in stasi o in moto relativo).

Non è questo il luogo per approfondire meglio la portata e le conseguenze del Sistema Naturale in acto; è però importante non dimenticare che ogni costituente di un corpo qualsivoglia – sia esso chiamato Particella, Quark, Zolfo, Mercurio, & Pippo&Pluto&Paperino – è per Legge Naturale in continuo motus; esso, così, “vive.

Si dice: ma questo, che c’entra con Alchimia?

Si risponde: questo è l’esatto Regno di Madre Natura, e l’Alchimia è la prova sperimentale, tangibile, praticabile, della Sophia che presiede ad ogni Creazione, qui&altrove, ora&sempre.

In ogni Laboratorio alchemico, operato con grazia, perizia e gioioso rispetto per la grandezza di Madre Natura – sia esso allestito da un neofita che abbia studiato secondo regola e tradizione, o da un esperto praticante l’Arte del Fuoco secondo regola e tradizione – sin dalla primissima banale operazione, seppur obbligatoriamente ‘canonica’, la Materia ‘muta’; non tanto e soltanto a livello visuale, olfattivo et alia, quanto a livello di sub-stantia. Chi non tenesse conto del fatto che i mutamenti che occorrono nel Laboratorio alchemico sono in ogni momento la conseguenza di un moto preciso di particelle costituenti (e, … no: non si tratta delle particelle della fisica; ça-va-sans-dire) scandite in luoghi fisici caratterizzati da tempo/non-tempo/tempo (in quest’ordine, e con periodicità esatta stabilita dalla Natura) perderebbe – temo – tanto l’Oriens che l’Occidens, e dunque la propria rotta, quantomeno quella ‘naturale’. L’alchimista cammina a ritroso nel tempo ‘locale’ proprio e delle Materie in opera, per accedere – se e quando fosse permesso – al non-tempo. Come, quando, dove e perché questo evento possa accadere non sono quesiti cui si possa rispondere qui: tali quesiti attengono soltanto all’intimo del pellegrino, al chercheur. Parlarne con un amico fidato potrebbe essere bello di fronte al caminetto, ma le eventuali risposte/ipotesi sono, credo, riservate al silenzio delle proprie stanze.

Torniamo al processo Naturale, che è osservabile – per chi è accorto al cuore delle Materie in opera – durante tutto il processo alchemico ‘canonico’ (per chiarezza: il ‘canone’ non è mio, tuo, suo, delle Fate – che pure esistono – o degli elusivi Elfi antichi; il ‘canone’ viene joué da un artista innamorato, ma non ” è ” sua proprietà. In Alchimia esso è, semplicemente, di proprietà della Natura, che lo offre con generosità a coloro che osservano senza pre-giudizi e pre-concetti delle umane menti, la Natura all’opera. L’artista necessita dunque di ispirazione, di intuizione, secondo le poche regole usata da Madre Natura in ogni processo armonico. Basta un bel bosco, alle prime luci dell’alba, lontani dal frastuono della nostra civiltà). Tuttavia non basta, temo, guardare, ma è necessario imparare ‘da zero’ ad osservare il flusso degli eventi; e considerare ciò che accade: tutto cambia di sostanza in un Laboratorio alchemico, e la danza dello Zolfo e del Mercurio, meravigliosa da ammirare, è del tutto aliena alla logica della nostra mente. Eppure è lì, e le opportunità vanno colte per seguir meglio le orme lasciate dalla Dama lungo il cammino antico. Tutto ‘cangia’, ogni cosa muta. Se si trascura il senso profondo del mutamento, e delle materie e dell’operatore, si rischia di perdersi in un ginepraio di ipotesi balzane. Ciò che è importante è comprendere che dietro ogni mutamento NON si cela il frutto di una reazione chimica, quanto una Scambio di parti costituenti – dategli il nomen che volete – tra una dimensione fisica dove ‘appare’ una cosa che chiamiamo tempo, ed una realtà fisica dove ” é ” non-tempo. Quelle parti costituenti sono le stesse per ogni corpo in manifestazione. Già questo dovrebbe/potrebbe far accendere l’attenzione. Non serve darsi la pena di scrivere equazioni in Alchimia: serve scendere nella semplicità profonda con cui Madre Natura opera. Il processo di scambio, di quello scambio naturale, è un flusso continuo, di corpi agiti tramite il supporto formidabile di un altro corpo peculiare che chiamiamo Spiritus. L’attore di questo Scambio – in ogni corpo – è la Massa, la quale – val la pena di ribadirlo ancora una volta, assieme a Newton – NON è la Materia. Al contrario, la Massa ‘scambia’ Materia e/o Energia tramite il proprio Campo, anche quando il corpo non fosse in moto locale, relativo. Questo fenomeno Naturale, alla base di ogni Creazione in ogni Universo, dà conto di cosa sia in realtà il Calor, sia esso osservato come Qualitas che come Quantitas: nel primo caso esprime la ‘funzione’ di ‘focosità’ (intrinseca ed estrinseca, a seconda della definizione del sistema di osservazione con il quale si desiderasse cogliere tale ‘aspetto’), nel secondo caso come ‘misura’ del fenomeno di radianza calorica. Questo Calor è evidentemente fenomeno locale, attinente cioè la “vita” del corpo e le sue eventuali interazioni, sia con il Campo Unico che con i Campi locali di altri corpi.

Questo Calor, fenomeno chiave della “vita” di ogni corpo, quando viene misurato esprime la presenza – qualitativa e quantitativa – di una Frequenza, funzione con cui il corpo ‘scambia’ più o meno velocemente i propri ‘quanta’ con il Campo. Ergo, è evidente che – se si volesse davvero comprendere cosa sia un ‘mutamento’, che in Alchimia è ‘mutazione’ – l’accordo di frequenza è imprescindibile. Per il Fisico ed il Chimico, potrebbe forse esser sufficiente sintonizzare alla miglior bisogna la frequenza dello strumento di indagine: in tal modo si ha una ‘misura’ del calore (cioè, una Temperatura viene assegnata), e tutti sono contenti. L’Alchimista, ed ancor più il Filosofo Naturale, ha di fronte a sé un processo di sintonizzazione non più banalmente strumentale, bensì “vitale”, sia in termini fisiologici che di senso dell’operatività alchemica. O prima, o poi, dovrà farci i conti.

L’alchimiste doit être au diapason de ses matériaux.

Il monito famoso di Canseliet, oltre al portato magistrale, suona alla perfezione. Il diapason, tutti lo sanno, è un oggetto che permette l’accordatura degli strumenti dei musici che debbono jouer la musique; ne esistono diversi.  In Alchimia, l’artista è strumento come le Materie: non si tratta di escogitare o provare a caso o approssimarsi ad una frequenza sonora, quanto di  “pulire” il nostro corpo, aggregato complicatissimo di complessi e numerosissimi ‘corpi’, sino a portarlo – in modo Naturale –  in prossimità del range di frequenze di base delle Materie. Un’operazione in tal senso tramite la volontà è del tutto inutile, impossibile e risibile. Ma quando le frequenze fossero ‘giuste’ i processi accadono, in modo spontaneo, naturale; in alcuni casi, si avrà ‘risonanza’. La difficoltà di questa operazione di progressiva accordatura del nostro personale Campo di frequenze (biologiche et alia) consiste nell’accorgersi che una parte indispensabile dei lavori alchemici è di fatto lo status interno, intimo, dell’artista: sin dalle primissime operazioni, il rapporto con le materie in Opera deve essere ‘accordato’ (alla Lux): le Materie, trattate alchemicamente, sanno farlo con assoluta naturalezza: esse sono in Naturale frequenza con il grande Progetto di Madre Natura, essendo enormemente meno complesse di un essere umano. Noi tutti, al contrario, siamo estremamente lontani dal poter ‘risuonare’ con l’onda base (o, in taluni casi, il pacchetto d’onda) della Creazione; per di più, ed è ciò che forse è più grave, tutti gli umani sono ammaliati (ma sarebbe più corretto riconoscerli come ‘ammalati’) dal desiderio di potere e di controllo. Qui, esattamente, si pone la scelta da parte nostra tra ‘bontà’ e ‘cattiveria’. Sono entrambe possibili, e drammaticamente antitetiche.

When you look at the dark side, careful you must be. For the dark side looks back.

Un animale, una pianta, un sasso non rispondono a questo triste stimolo, devastante. Questo è il motivo per il quale si dice che l’Alchimia è difficile: reincrudare un umano è terribilmente complesso; il cammino è lungo, difficile e pieno di auto-trappole. Spegnere il cervello e riempire il ventre di Spirito Universale era una delle immagini proposte da Paolo: la raccomandazione è perfetta.

Così difficile è il raggiungimento di questa accordatura ‘in Natura‘, che si è inteso sostituire allo studio ed alla pratica operativa soluzioni bizzarre e bislacche: alchimia spirituale, simbolica alchemica, vie sessuali e quant’altro; persino  la mistica e i sempre-utili ‘misteria‘ sono somministrati  in varie salse e declinazioni. Pur di salvare la propria ragione, il proprio ego, i propri convincimenti, le proprie debolezze, le proprie maldestre mancanze, la propria ‘fede’, tutto viene travisato al fine di poter dire ‘… sono un alchimista‘. Un gran peccato, ma questo è l’uomo, oggi come ieri: tutto ruota intorno all’ego, come se Alchimia – che è per nascita e funzione un Universale – potesse mai essere fenomeno locale, proprietà di uno o di pochi, strumento di selezione e controllo di una salvezza, un po’ come una fede ridotta per di più a marketing esoterico, d’élite. Per carità, ognuno è sempre libero di credere quel che vuole, ma Stelle, Galassie, Clusters, Universi e Materie (nel piccolo e nell’immenso) non necessitano di fede alcuna per esistere. Stelle, Galassie, Clusters, Universi e Materie sono esistite miliardi di eoni PRIMA della nostra bizzarra civiltà terrestre: la Creazione dei corpi ” É ” una actio perenne, senza inizio e senza fine, che si svolge in modo preciso e perfetto da un locus dove abita il non-tempo a beneficio di un locus dove ‘appare’ un tempo, ben meglio di quanto potremo mai fare noi poveri ammalati di potere&controllo: non sarebbe l’ora di smetter di dire la qualunque e di mettersi seriamente in cammino verso nuove terre, nei fatti e non nei ‘misterici ammiccamenti‘?

La realtà è tutta da scoprire, tutta da apprezzare, tutta da contemplare. Al di là delle chiacchere, gli Universi esistono ben prima delle nostre credenze, filosofie e religioni: ed ho sempre trovato molto pesante l’appiccicare l’etichetta di ‘mistero’, di ‘proibito’ al cammino verso la Conoscenza dei processi della Natura, specie se tale azione depistante viene fatta nel nomen di una filosofia o – quel che è peggio – di una qualsiasi religione. Lo ripeto: la Creazione è un tale accadimento di eventi meravigliosi, un tal profluvio di gioia e musica armonica, un dono continuo di bellezza ed Amor, che stento a giustificare le tetre ammonizioni da parte dei vari sapientes di turno a non commetere il “terribile peccato” nel volgere il Cuore alla Conoscenza di Madre Natura, nostra Madre… ed accade, ça-va-sans-dire, ancora oggi. Bah…

D’altro canto, l’illusione è la chiave di volta per apparir ‘salvi’ delle proprie insipienze, prima a sé stessi e poi al proprio prossimo, vicino o lontano; e chi avesse studiato a lungo le gesta degli alchimisti si sarà reso conto di quanti inganni siano stati ‘passati’ per ‘benevole dritte’ o ‘caritatevoli doni’, persino da parte di alcuni autori tra i più rispettati. Ogni alchimista appartiene al genere umano, una delle creature più arroganti – a voler essere gentili – che abitano Terra. Come procedere dunque? Non mi sogno di consigliare alcunché: la Via è solitaria, estremamente privata e individuale. Ognuno farà quel che sente.

Mi premeva però portare all’attenzione di chi studia e pratica, in silenzio e con dolce umiltà, che – indipendentemente dai vari ‘credo’ – le fondazioni della Philosophia Naturalis, la Grande Madre dell’Alchimia operativa, parlano – in ogni Tradizione, in ogni civiltà, in ogni epoca – di Frequenza: che essa sia nominata come suono, luce, o altro, che sia di bianco vestita, che abbia i capelli turchini, che sia la madre segreta del Grande Ciaparche Verde, che sia questo o quello, poco importa: i nomen sono adattamenti esplicativi ‘locali’, non generali. Ogni corpo vivente, in qualunque regno specificato, anche in quelli a noi ancora sconosciuti, ‘respira’ tramite Frequenza. Intendere tutto ciò come un portato di Chimica-Fisica è a dir poco inutile e riduttivo, quanto ingannevole: di Vita si parla qui, in ogni Creazione, al di là dei soliti pre-concetti; ed essa attiene, come signum inequivocabile del fenomeno del ‘vivente’, all’Alchimia. Ed ogni operazione alchemica agisce dal Generale verso il Locale, per ‘muovere’ – mutandoli – i corpi in Opera verso l’accordatura Armonica della Creazione: l’Alchimia operativa è la replica, in piccolo, del processo base in atto perenne in ogni manifestazione: essa è davanti agli occhi di tutti, e non è nascosta. Non osservare l’Opera di Madre Natura, per iniziare la propria personale Comprensione dell’Opera d’Amor, è perlomeno sciocco. Ciò che è occulto, si disvela una volta che tutti i corpi in Campo – Materie ed artista – siano in risonanza armonica, secondo quanto magnificamente apparecchiato da Madre Natura. Occorre cercare e viaggiare, e – bussando alle porte del Cielo – talvolta chiedere: qualcuno risponde. Sempre.

Certo, occorre avere il coraggio di studiare e praticare, e la difficillima semplicità di formulare la domanda giusta (Perceval docet): consci che dall’altra parte, da quel mundus primo, ben fisico ed esistente, popolato da un felice ed allegro mucchio di esseri nostri Fratelli, tutti leggono il cuor degli umani bussanti, siano essi neofiti o sapienti. Capriole ed avvitamenti, pur perfetti e paludati, causano solo malcelate risate.

In effetti, viaggiare verso Casa non può che causare una solida, soffusa, pervadente allegria: no ?

mad-hatter1

Buon non-compleanno, a tutti!

Primum Vere, 2017

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , on Tuesday, March 21, 2017 by Captain NEMO

Fromad cach bìd iar n-urd,

issed dlegair i n-Imbulc,

dfunnach laime is coissi is cinn,

is amlaid sin atberim

La Primavera Celtica – basata su un calendario ben più antico del nostro – era anticipata di  48 o 49 giorni rispetto all’Equinozio astronomico; cade, ancora oggi, il 1 Febbraio; è la festa di Imbolc, una delle 4 celebrazioni del Fuoco annuale. Coincide con la vigilia della  nostra Candelora, e non si può fare a meno di sorridere interessati, senza sorprendersi, di questa curiosa ‘sfasata’ coincidenza. Imbolc festeggia la lattazione degli ovini dopo la mungitura, ed è legata alla fecondità che segue l’inverno (Samain), 1 Novembre). Il nome ‘Imbolc‘ pare derivare proprio dalla quartina inserita nel MS. Rawlinson B. 512, f. 98 b,2 (Rolls Edition of the ‘Tripartite Life’), e l’etimologia più tradizionale suona come imb- (prefisso riflessivo) e folc (acquazzone). Oggi è imbevuta del sapore Cristiano della Candelora, ma nella tradizone antica, era la féil Brigde, come testimonia il Tain Bo Cualnge delllo Yellow Book of Lecan. Il Festival di Brigde, che poi diventerà Santa Brigida, celebrava i fasti della Dea Triplice (la ‘Maria dei Gaelici’) era la Brigde della poesia, la Brigde dell’arte medica e la Brigde dell’arte dei metalli. Nella Scozia Gaelica  il suo simbolo era il Cigno Bianco.

La profonda allegria dei convivi di quelle terre, in cui naturalmente l’Ale scorreva a fiumi, festeggiava le 4 feste del fuoco con indicazioni sia legate al cibo ed alle bevande collegate ai 4 cardini del’Anno, sia con i rituali di magia naturale richiesti. La quartina di Imbolc si traduce grosso modo così:

Assaggiare ogni cibo secondo l’ordine,

ecco ciò che si deve fare a Imbolc,

lavarsi la mano, il piede e la testa,

è così, dico

Il Mito Cristiano dei Ceri Verdi è dunque, a dar retta ai Celti, legato strettamente all’inizio della Primavera, e dovremmo forse intenderlo in tal senso anche operativamente (chissà!). D’altro canto non è un mistero per chi pratica alchimia constatare che l’attuale ciclo naturale delle stagioni è molto cambiato nel suo ritmo, quasi che l’orologio cosmico di Madre Natura si stia in qualche modo mirabilmente ‘ri-fasando’.

Sia come sia, tra poco il tempo del giorno sarà uguale al tempo della notte, e l’Ariete Celeste già irrora dal Cielo: il gioco più dolce e più misterioso e più genesiaco e più allegro chiama tutti i bambini.

Buona Primavera !

Della Reincrudazione…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Wednesday, March 15, 2017 by Captain NEMO

La Primavera è arrivata, ed il lavoro di preparazione è già iniziato;  a proposito della Reincrudazione, ci si chiede spesso in cosa consista, sia a livello teorico che operativo. Canseliet – nel suo Alchimie expliquée sur ses textes classiques, nell’edizione Italiana al Capitolo La Materia prossima e la sua preparazione, pp. 91-2 – scrive:

All’inizio dei lavori che Ercole compì, nei tempi mitologici, quale è l’operazione in un certo senso preliminare, sulla quale gli autori per lo più tacquero, o non parlarono se non analogicamente, e che sembra proprio che più di qualunque altra, non sia stata trasmessa se non da bocca ad orecchio?

Questa consiste nell’imperiosa necessità che il soggetto, minerale e d’elezione, il cui ruolo, più tardi sarà di ‘reincrudare’, sia ricondotto il più possibile vicino allo stato primordiale; quello che era il suo e di cui godeva, all’interno del suo domicilio minerario. Ecco perché faremo qui una confidenza affatto insolita, anche se può sembrare a tutta prima, sorprendentemente banale. In effetti, se non si trattasse dello sforzo richiesto dall’uso del mortaio  e del suo pestello, niente sembrerebbe più normale del fatto che l’alchimia riduca la sua materia in polvere fine.

È in questo stato di divisione fisica che l’individuo minerale si presenta in modo conveniente alla misteriosa ‘reincrudazione’. Fulcanelli in una nota a pie’ di pagina, fu il primo a spiegare questo sostantivo così come il verbo che lo genera:

‘Termine di tecnica ermetica che significa rendere crudo, cioè rimettere in uno stato anteriore a quello che caratterizza la maturità; retrocedere verso l’origine ed il principio’.

È necessario che la materia acquisisca al più alto grado, questa qualità genesiaca, per il momento delle operazioni, quando diventerà, secondo l’ ‘antichissimo filosofo’ Artefio, ‘l’unico agente, per quest’arte, nel mondo tutto intero, che, manifestamente, può risolvere e reincrudare i corpi metallici, con la conservazione della loro specie’: unicum agens in toto mondo in hac arte quod videlicet potest resolvere et reincrudare corpora metallica sub conservatione suæ specie.”.

Nella sua mai troppo lodata edizione/traduzione de Il Mistero delle Cattedrali, in una nota famosa a p. 236, Paolo Lucarelli spiega:

È necessario un chiarimento su questo punto di dottrina spesso travisato. Qualcuno intende la rincrudazione come un’operazione che riconduce un metallo morto alla vita, cioè al suo stato primitivo in cui si trovava quando evolveva liberamente all’interno della sua miniera. In realtà un’operazione di questo genere è impossibile, come non sarebbe possibile passare da un pezzo di pane al frumento da cui deriva. Quello che si intende è l’estrazione dello zolfo, che si mantiene sempre vivo anche dopo che il metallo sia passato per il fuoco più ardente. L’agente, cioè il nostro dissolvente, dissocia e distrugge il metallo estraendone lo zolfo. In questo consiste la rincrudazione. Lo zolfo, unito al mercurio, sarà allora considerato un metallo ringiovanito, l’oro bambino di certi testi.”.

I due Maestri stanno parlando della stessa cosa? Ma certo: c’è un ‘reincrudatore’, che è l’agente, il dissolvente; e c’è il ‘reincrudato’, che è il corpo metallico. È bene tener presente, però, che nessuno dei due protagonisti – l’agente ed il paziente – potrebbe mai essere davanti agli occhi dell’alchimista se non grazie alla necessaria presenza – per entrambi – di un loro proprio zolfo e di un loro proprio mercurio, intesi come Principia originari che permettono l’esistenza oggettiva di ogni corpo in manifestazione. Dunque, se da un lato lo studio approfondito della Philosophia Naturalis fornisce le chiavi per la comprensione esatta del processo ‘a ritroso’ che l’artista deve far accadere nel proprio Laboratorio, dall’altro occorre non dimenticare che – con due sostanze in opera – vi sono due zolfi e due mercuri. La loro relazione, la loro funzione, deve essere colta nel vivo dell’operatività.

Alchemical-and-Rosicrucian-Compendium

Les deux Chevaliers…

Senza il successo di questa operazione – strettamente alchemica, di nessuna attinenza con la Chimica – non si va da nessuna parte; a titolo di maggior informazione – ma soprattutto di riflessione – propongo alcuni passi che mi paiono in qualche modo utili alla bisogna, sia per un ulteriore studio&approfondimento, sia come spunti per una sperimentazione continuata in Laboratorio.

Partiamo da Fulcanelli nelle Dimore: come abbiamo visto in alcuni Post precedenti, l’affaire sulla nascita, lo sviluppo e la pubblicazione delle due opere di Fulcanelli, portate avanti per parecchi decenni, l’autorship del libro è senza dubbio attribuibile ad un gruppo di persone, sotto l’egida esperta di Fulcanelli:

La plupart des hermétistes pensent qu’il faut entendre, par le terme de réincrudation, le retour du métal à son état primitif, ils se fondent sur la signification du mot même, qui exprime l’action de rendre cru, de rétrograder. Cette conception est fausse. Il est impossible à la nature, et plus encore à l’art, de détruire l’effet d’un travail séculaire. … Ici encore l’analogie et la possibilité de nature sont les meilleurs et les plus sûrs guides. Or, il n’existe, de par le monde, aucun exemple de régression.

D’autres chercheurs croient qu’il suffit de baigner le métal dans la substance primitive et mercurielle qui, par maturation lente et coagulation progressive, lui a donné naissance. Ce raisonnement est plus spécieux que véritable. En supposant même qu’ils connussent cette première matière, et qu’ils sussent où la prendre, – ce que les plus grands maitres ignorent, – ils ne pourraient obtenir, en définitive, qu’une augmentation de l’or employé, et non un corps nouveau, de puissance supérieure à celle du métal précieux. L’opération, ainsi comprise, se résume au mélange d’un même corps pris à deux états différents de son évolution, l’un liquide, l’autre solide… (une telle entreprise)  est, d’ailleurs, en opposition formelle avec l’axiome philosophique que nous avons souvent énoncé: les corps n’ont point d’action sur le corps; seuls, les esprits sont actifs et agissants. Nous devons donc entendre, sous l’expression: Remettre l’or dans sa première matière, l’animation du métal, réalisée par l’emploi de cet agent vital dont nous avons parlé. C’est lui l’esprit qui s’est enfui du corps lors de sa manifestation sur la plan physique; c’est lui l’âme métallique, ou cette matière première qu’on n’a point voulu désigner autrement, et qui fait sa résidence dans le sein de la Vierge sans tache.”

[Les Demeures Philosophales, Paris, Pauvert – 1979, Tome I, pp. 272-3]

E ancora:

… Le sujet des sages lui-même, qualifiée première matière de l’art, est fort éloigné de la simplicité inhérente à celle du second Adam. Ce sujet est cependant, et proprement la mère de l’Œuvre, comme Eve est la mère des hommes. C’est elle qui dispense aux corps qu’elle enfante, ou plus exactement qu’elle réincrude, la vitalité, la végétabilité, la possibilité de mutation. Nous irons plus loin et dirons, a l’adresse de ceux qui ont déjà quelque teinture de science, que la mère commune des métaux alchimiques n’entre point en substance dans le Grand Œuvre, bien qu’il soit impossible, sans elle, de rien produire ni de rien entreprendre. C’est, en effet, par son entremise que les métaux vulgaires, véritables et seuls agents de la pierre, se changent en métaux philosophiques, c’est par elle qu’ils sont dissous et purifiés, c’est en elle qu’ils retrouvent et reprennent leur activité perdue, et, de morts qu’ils étaient, redeviennent vivants; c’est elle la terre qui les nourrit, les fait croitre, fructifier, et leur permettre de se multiplier; c’est enfin, en retournant dans le sein maternel qui les avait jadis formés et mis au jour, qu’ils renaissent et recouvrent les facultés primitives dont l’industrie humaine les avait privées. Eve et Bacchus sont les symboles de cette substance philosophale et naturelle, – non cependant première dans le sens de l’unité ou de l’universalité, – communément appelée du nom d’Hermès ou de Mercure. … On comprend mieux ainsi la nature spéciale de son action, et pourquoi il ne demeure pas avec les corps qu’il a dilués, purgés, et animés. Et l’on saisit de même dans quel sens il convient d’entendre Basile Valentin, lorsqu’il assure que les métaux sont des créatures deux fois nées du mercure, enfants d’une seule mère, produits et régénérés par elle. Et l’on conçoit mieux, d’autre part, où git cette pierre d’achoppement que les philosophes ont jetée à travers le chemin, lorsqu’ils affirment, d’un commun accord, que le mercure est l’unique matière de l’Œuvre, alors que les réactions nécessaires sont seulement provoquées par lui, ce qu’ils ont dit soit par métaphore, soit en le considérant d’un point de vue particulier…”

[Les Demeures Philosophales, Paris, Pauvert – 1979, Tome I, pp. 309-10]

Dopo questi robusti brani del ‘900, di stampo francese, facciamo un passo indietro e leggiamo un passo del buon Marchese Santinelli (ma, più probabilmente, il misterioso ‘auctore innominato‘ era Gualdi), nel 1666:

Nell’opera Fisica vengono descritte dagli autori tre soluzioni: la prima è del corpo metallico, & crudo, nei suoi principia, per l’appunto zolfo e argento vivo. La seconda è del corpo Fisico. La terza è della terra Minerale; … La prima soluzione deve essere compiuta con cura, quando prendiamo il nostro corpo metallico, & lo dividiamo in Mercurio, e poi in Zolfo. Per cui il lavoro è di estrarre dal nostro soggetto, grazie ad una dedicata industriosità, & al nostro fuoco occulto artificiale, il Mercurio, cioè quel vapore degli elementi; e nell’estrazione, purificare; in seguito, con il medesimo & naturale ordine liberare dalle carceri lo zolfo, cioè l’essenza dello zolfo. Ma tutte questo per mezzo della soluzione & della corruzione, la quale devi conoscere ottimamente. Il segno di questa corruzione è la nigredo, vale a dire l’apparire di una specie di fumo nero nel suo vetro. Questa trae origine dall’umidità corrompente del tuo menstruo naturale, attraverso la quale umidità, nella commozione degli elementi, sale questo vapore; perciò, se vedrai questa vaporosa nigredo, sii certo di star percorrendo la retta via, e che hai trovato l’ordine giusto. La seconda è quando il corpo Fisico, assieme a queste due sostanze, viene dissolto, & in questa soluzione tutte le cose vengono purificate, & raggiungono la purissima natura celeste; così, tutti gli elementi sottilizzati procurano il fondamento di una nuova generazione, [questo fondamento è] allora il vero Chaos Filosofico, e la vera prima materia dei Filosofi, come insegna il Conte Bernardo; pertanto è soltanto dopo la congiunzione della femmina & del maschio, del Mercurio & dello Zolfo che essa deve essere chiamata prima materia, & non prima.

Questa soluzione è la vera reincrudazione, attraverso cui si ha un seme purissimo moltiplicato nella sua virtù; infatti se il grano giacesse nella terra, & la sostanza del grano non reincrudasse, invano l’Agricoltore attenderebbe il raccolto desiderato: tutti gli sperma sono inutili ai fini della moltiplicazione se non sono prima reincrudati: per cui occorre conoscere perfettamente questa reincrudazione, & riduzione in prima materia, solo attraverso la quale si può ottenere questa seconda soluzione del corpo Fisico. Per quel che attiene alla terza soluzione, si dice che sia l’umettazione di quella terra, o dello zolfo Fisico, & minerale, grazie alla quale l’infante comincia a crescere le forze, & viene accresciuto… “.

[Lux obnubilata, suaptè natura reffulgens. Vera de Lapide Philosophico Theorica, metro italico descripta et ab auctore innominato commenti gratia ampliata: pars prima, Venetia, Zatta – 1666, Canzone Terza, Cap. I, pp. 172-4; mia traduzione]

A titolo di ciliegina sulla torta, ma in perfetta sintonia con quanto sopra visto, ecco due brani di Philalethe, del 1669:

“… Hence the noble Sendivogius saith, The Fool (believe me) will not find our Stone, no not in Gold; but the Wiseman will find it in the Dung, That is to say, In Gold (which[1] is the of the Sophi) the tincture of Goldness lies hid. This[2] though it be a most digested body, yet is it incrudated and made raw[3], in one only thing, viz. Our Mercury[4], and receiveth from [5] the multiplication of its own Seed[6], not so much in weight[7] as in vertue.”

[Secrets Reveal’d, London – 1669, Chap. XIII, p. 41]

…even so it is with Gold, as long as it is in the form of a Ring, a Vessel or Mony, ‘tis the vulgar Gold, but as concerning its being cast into our water, ‘tis Philosophical. In the former respect it is called Dead because it would remain unchanged even to the Worlds end; in the latter respect it is said to be living, because it is so potentially; which power is capable of being brought into Art in a few daies, but then Gold will be no longer Gold, but the Chaos of the Sophi; therefore well may Philosophers say, That their philosophical Gold differeth from the vulgar Gold, Which difference consisteth in the Composition. For even as that Man is said to be dead, which hath already received the sentence of Death; so is Gold said to be alive when it is mixed in such a Composition, and put upon such a fire in which it will necessarily receive a germinative life, in a short time: yea, ‘twill demonstrate the actions of a life beginning, and that within a few daies[8]. Therefore the same Sophi that say their Gold is living, do bid thee (the Searcher of Art) to revive the dead, the which if thou knowest to do, and to prepare the Agent, and rightly to mix the Gold, it will soon become living; in which vivification thy living Menstruum will dye. Therefore the Magi command thee to revive the dead, and to kill the living; They do (at the first entrance) call their water living, and say that the death of one principle, with the death[9] of another, hath one and the same period. Thence ‘tis evident, That their Gold is to be taken dead and their water living; and by compounding these together, the seed-Gold, will (by a short decoction) vivifie or quicken, and the live will be killed, that is the spirit will be coagulated with the dissolved bodie, and both of them putrifie together, in the form of dirt or mud, until all the members of the Composition are rent or dispersed into Atoms[10]. Here therefore is the naturality of our Magistery. The Mistery which we so much hide, is to prepare the , truly so called[11], the which cannot be found upon the earth [12]ready prepared to our hands; and that for singular reasons known to the [13]Adeptists.”

[Secrets Reveal’d, London – 1669, Chap. XIII, p. 42-4]

Le note cui si fa riferimento nei due brani di Philalethe sono prese dal libro Philalethe Reveal’d, Vol. 1, edito dal sottoscritto e da Fra’ Cercone; GLO è l’acronimo per un ‘Glosser‘ anonimo che annotò fittamente una sua copia del Secrets Reveal’d nel 1690; queste sue glosse sono, oltre che curiose, di un certo interesse.

Bene: in ogni momento dell’operatività occorre mettere alla prova la propria comprensione dei principi base della antica Filosofia Naturale; non essendo affatto facili da comprendere alla luce della nostra logica moderna, peraltro molto limitata quando la si confronta con l’apparato immenso dei processi della Creazione, il mio invito è sempre quello di non smetter mai di confrontarsi con l’Imaginatio vera sed non phantastica, tra un segnalibro ed un pestello, tra un bizzarro ma buon testo d’alchimia e l’esame accorto delle materie in opera ‘a caldo’ ed ‘a freddo’, tra l’insegnamento scritto di chi ci ha preceduto e l’Intuizione ‘a mani sporche’ di una notte di buona Luna.


[1] Here GLO adds in a note: duely prepared.

[2] Here GLO adds in a note: common; not Sophoru(m).

[3] The incrudation is an alchemical operation through which a substance is returned to its primeval condition, that is to the raw state, also called their prima materia, the first matter. We read in one of the most reputed tracts of Alchemy: “Hæc solutio est vera reincrudatio, ut semen purissimum habeatur in sua virtute multiplicatum, si enim granum in terram iaceret, & substantia grani, non reincruderetur in hanc primam materiam, frustra Agricola, ex eo optatam messem expectaret. Omnia spermata nisi reincrudentur nihil valent in ordine multiplicationis: Unde hæc reincrudatio, & in primam materiam reductio, est per optime cognoscenda, qua sola hæc secunda corporis Phisici solutio acquiri potest. See, Francesco Maria Santinelli, Lux obnubilata suapte natura refulgens, Venetiis, 1666, Caput Primum, p. 174. Translation: “This solution is the true reincrudation, in order to obtain the multiplication in its virtue of the purest seed, in fact if the grain laid in the earth & the grain’s substance did not reincrudate into this first matter, the Peasant would expect in vain the desired harvest from it. All the sperms are worth nothing in order to the multiplication if they are not reincrudated: Thus this reincrudation & reduction into the first matter, has to be very well known, [since] this second solution of the Physical body can be achieved only through it.”.

[4] Here GLO adds in a note: which doth not happen, to of the Sophi: But to the Contrary, the is by the , maturated, fixed and perfected.

[5] Here GLO adds in a note: tamquam menstruo. (as from a menstruum)

[6] Here GLO adds in a note: which is; beeing incrudated.

[7] Here GLO adds in a note: which by reincrudation is diminished.

[8] Here GLO adds in a note: By its internal motion, and Solution.

[9] This is evidently a typo which should be read: the death of one principle, with the life of another, hath one and the same period, consistently with BPC and OOM.

[10]  Here GLO notes: but prittie bigg ones: grains in the beginning t(hen?) they at the End of the work become dust. This means that by the end of this putrefaction the Compound has thinned down to its minimum particles.

[11] Here GLO notes: because it is water which is all Essence.

[12] Here GLO notes: Because it lodges in the magnesia thence to be drawn. But the magnesia, its subject, is made to our hands, by the Avicula Hermetis, & is plenty he henough found everywhere and upon the Earth to.

[13] Here GLO notes: Because they must have the pure spirit without its … [an unreadable word here – EN] Impuritys.

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