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La Force

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Tuesday, December 6, 2016 by Captain NEMO

Uno dei Capitoli più belli e famosi de Les Demeures Philosophales è quello dedicato a “Le Guardie del Corpo di Francesco II, Duca di Bretagna“.

Tombeau des Ducs de Bretagne - Nantes

Tombeau des Ducs de Bretagne – Nantes

Il monumento sepolcrale dei Duchi più amati dai Bretoni è oggi ospitato nella Cattedrale di Nantes, ma prima della Rivoluzione era stato edificato nella Chiesa del Carmine; nel 1499 Anna Di Bretagna, Regina di Francia e seconda sposa di Louis XII d’Orléans (dinastia Valois),

Devise de Louis XII et de Anne de Bretagne

Devise de Louis XII et de Anne de Bretagne

decise di onorare la memoria dei genitori – François II Duc de Bretagne e Marguerite de Foix; il progetto è affidato a Jehan Perréal, e realizzato da Michel Colombe. Francesco II é inumato assieme alla prima moglie Marguerite de Bretagne, ma in seguito verranno aggiunte le spoglie di Marguerite de Foix, madre della Regina Anna. Alla sua morte, nel 1544, la Regina verrà sepolta a Saint-Denis (che a Parigi ospita i monarchi Capetingi): ma il suo cuore verrà trasportato in solenne processione fino a Nantes, deposto in un prezioso scrigno in oro e posto nella tomba originaria di famiglia. L’esistenza dell’oggetto – ancora oggi venerato e considerato patrimonio della storia della orgogliosa ‘nazione Bretone’ – viene ricordato da Fulcanelli in una Nota:

M. il Canonico G. Durville, alla cui opera dobbiamo questi dettagli ha gentilmente voluto inviarci un’immagine di quest’oggetto curioso, priva, ahinoi!, del suo contenuto, che fa parte delle collezioni del museo Th. Dobrée, a Nantes, di cui è il conservatore. «Vi invio, ci scrisse, una piccola fotografia di questo prezioso reliquario. L’ho posta un momento nel luogo preciso dove era il cuore della Regina Anna, pensando che questa circostanza vi avrebbe legato con maggior interesse a questo piccolo ricordo.»”

Coeur d'Anne de Bretagne

Coeur d’Anne de Bretagne

Coeur d'Anne de Bretagne

Coeur d’Anne de Bretagne

Oltre ad essere il Conservatore e Bibliotecario del museo Dobrée dal 1924 al 1947, Georges Durville (1853-1943) era anche il vice-presidente della Société archéologique de Nantes, e promosse una serie estesa di scavi nei terreni del Vescovato di Nantes, riportando alla luce 3 piscine battesimali databili al IV secolo AC (ritrovamenti pubblicati in Les Fouilles de l’évêché de Nantes (1910-1913). Oltre a citare Etudes sur le vieux Nantes di Durville, Fulcanelli ringrazia un po’ più che formalmente l’archeologo Bretone, suo contemporaneo:

Preghiamo M. il canonico Durville di qui voler ben gradire l’espressione dei nostri vivi ringraziamenti per la sua pia sollecitudine e la sua delicata attenzione.“.

L’interesse di Fulcanelli per la foto del reliquario che aveva contenuto il coeur di Anna di Bretagna, forse, poteva essere un po’ più che solo alchemico.

Jehan Perréal, come ricorda lui stesso in una lettera al segretario di Margherita d’Asburgo, Arciduchessa d’Austria e Princesse de Bourgogne (Perrèal partecipava al progetto di costruzione del mausoleo di Filiberto di Savoia a Notre-Dame de Brou, sotto gli auspici della Princesse sua moglie), aveva assunto Michel Colombe per la realizzazione del monumento funerario a Nantes:

Monseigneur, je vous ay envoyé le patron de la sépulture du duc de Bretaigne tout ainsy qu’elle est faite, sans y adjouter ni diminuer. Les Vertus ont VI pieds et demy. Ledit patron j’ay fait juste; j’ay été toujours quand on le faisait ou le plus de temps. Je l’ay posé en ce lieu, comme autrefois vous ay conté. Quand au marbre on la fet venir de Gênes. Michel Coulombe besongnait au mois et avait pour mois vingt ecuz l’espace de sinc ans; il y avait deux tailleurs de maçonnerie antique Italiens qui avaient chaqun 8 écuz pour mois. On paiait tous fers asserés, tous outilz. Finalement la chose a été si bien achevée que j’y posé au lieu désiré par la dite Dame (i.e., Anne de Bretagne) et cousta à poser, tant pour faire la voute, pour mettre les corps que pour les engins pour l’enrichir d’un peu d’or, la somme de 560 livres, car j’en ai tenu le compte.“.

"La complainte de Nature à l'alchimiste errant"Perréal – pittore della casa reale di Francia – disegna, e Colombe realizza le sculture; Perréal – la cui vita è ricchissima di episodi ed incontri, ma sempre vissuta con un basso profilo – è conosciuto da chi studia Alchimia per esser stato l’ editor de La Complainte de Nature à l’alchimiste errant (attribuito a Jean de Meung, 1516), la cui miniatura è ben nota:

Chiudo questo piccolo preambolo storico con Colombe: se Fulcanelli lo fa nascere a Saint-Pol-de-Léon nel 1460 (ancora in Bretagna), si pensa oggi che sia nativo di Bourges; Bourges, la cui bellissima Cattedrale manca all’interno de Le Mystère des Cathédrales, fu attorno al ‘500 il centro di una sorta di ‘associazione artistica’: gli scultori Jean e Michel Colombe, lo stampatore e calligrafo Geoffrey Tory e il pittore Jean Perréal. La loro attività si svolge attorno ai Valois/Bourbon, prestando la loro opera alle Dames importanti di questo partito dinastico: Madame du Plessis-Bourré, Madame du Beaujeu (per la quale, nel 1497, Perréal compirà una delicata opera di recupero dei diamanti che Madame de Beaujeu aveva affidato a Madame du Plessis-Bourré), la Regina  Anne de Bretagne, la Regina Charlotte de Savoie. Perréal – pare, ogni prudenza è d’obbligo – fosse fra l’altro il Gardien di un ordine piuttosto antico che sarebbe sfociato a metà ‘800 nei F.C.H., anch’essi basati a Bourges.

Pur essendo Les Demeures Philosophales in qualche modo destinato ad illustrare i contenuti esoterici ed alchemici di alcune ‘Demeures’, Fulcanelli dedica alla tomba dei Duchi di Bretagna uno dei Capitoli più belli; quasi un segnalibro Bretone, come pegno di un amore profondo per la terra e la storia di Breizh, il Capitolo è dedicato all’esame rigoroso delle quattro Gardes du Corps, personificazioni delle quattro Virtù Cardinali; l’espressione originarie delle Virtus sono naturalmente les forces che debbono essere utilizzate da ogni essere umano lungo il proprio cammino terreno: Justice, Force, Temperance, Prudence.

Definita da Fulcanelli come ‘le chef-d’œuvre de Michel Colombe‘, La Force offre una raffigurazione di una allegoria estremamente apparentabile all’operatività alchemica: un Dragone strangolato dalla mano della Garde, che lo ‘estrae‘ con forza aggraziata ma decisa da una fenditura di una Torre.

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[Debbo ringraziare due amici francesi, Archer ed Ibrahim: il primo per la riproduzione della tavola originale di Champagne, il secondo per le magnifiche foto di Nantes. La loro passione ed il loro impegno nei confronti della Gran Dama sono, da anni, un serio punto di riferimento per gli studiosi dell’Arte. Merci bien, Monsieurs !…]

Le chef couvert d’un morion plat, au mufle de lion en tête, le buste revêtu du harcelet finement ciselé, la Force soutient une tour de la main gauche et, de la droite, en arrache, — non un serpent comme le portent la plupart des descriptions, — mais un dragon ailé, qu’elle étrangle en lui serrant le col. Une ample draperie aux longues franges, dont les replis portent sur les avant-bras, forme une boucle dans laquelle passe l’une de ses extrémités. Cette draperie, qui, dans l’esprit du statuaire, devait recouvrir l’emblématique Vertu, vient confirmer ce que nous avons dit précédemment. De même que la Justice, la Force apparaît dévoilée.

Il capo coperto da un morione piatto, al musello di leone sul davanti, il busto rivestito dalla cotta finemente cesellata, la Forza regge una torre con la mano sinistra e, con la destra, svelle – non un serpente come riportato dalla maggior parte delle descrizioni, – ma un dragone alato, che strangola serrandogli il collo. Un ampio drappeggio dalle lunghe frange, i cui risvolti poggiano sugli avambracci, forma un cappio nel quale passa una delle sue estremità. Questo drappeggio, che, nell’intento dello scultore, doveva ricoprire l’emblematica Virtù, viene a confermare ciò che abbiamo detto in precedenza. Come la Giustizia, la Forza appare senza velo.

Il Morione era il casco tipico delle fanterie europee del ‘500: il ‘morro‘ spagnolo indica la parte tondeggiante a protezione della testa, forse ispirato dal copricapo usato dai Mori in battaglia. D’altro canto, il Celtico ‘mawr‘ indica per l’appunto ‘testa‘, ma anche ‘mor‘, il ‘cumulo di pietre‘, il monticello del Gallese ‘mur‘. Morione è anche il nome di una varietà di quarzo nero. La Force indossa un Morione piatto, magnificamente decorato sui due lati con un altorilievo a spirale a tre balze: ricorda il Nautilus, ed evoca un ciclo armonico naturale, basato come è noto sulla serie di Fibonacci. La parte anteriore è scolpita come muso di leone a mo’ di celata: sotto il naso, Colombe ha inciso un simbolo ‘a ghianda‘, forse una sorta di marchio d’atelier. Il Copricapo è completato sulla nuca da un paracolpi loricato a cerniera.

Sotto il Morione, si intravede un copricapo in tessuto, da cui spuntano sui lati le ‘tresses‘, intrecciate con eleganza e raggruppate anch’esse a spirale, commentate da Fulcanelli così:

La tresse, nommée en grec σειρα (seira), est adoptée pour figurer l’énergie vibratoire, parce que, chez les anciens peuples hellénique, le soleil s’appelait σειρ (seir).

Nantes, La Force - la 'Tresse'

Nantes, La Force – la ‘Tresse’

Segue poi l’explication di Fulcanelli sul corsetto cesellato in forma di corazza leggera:

Le scaglie interconnesse sulla piccola gorgiera della cotta sono quelle del serpente, altro emblema del soggetto mercuriale e replica del dragone, anch’esso scaglioso. Delle squame di pesce, disposte a semicerchio, decorano l’addome ed evocano la saldatura, al corpo umano, di una coda di sirena. Ora, la sirena, mostro favoloso e simbolo ermetico, serve a caratterizzare l’unione dello zolfo nascente, che è il nostro pesce, e del mercurio comune, chiamato vergine, nel mercurio filosofico o sale di saggezza. L’identico senso è fornito dalla galletta dei re, alla quale i Greci davano lo stesso nome della lunaσεληνμ (seléné); Questa parola, formata dalle radici σελας (selas), éclat, e ελμ (elé), luce solare, era stata scelta dagli iniziati per mostrare che il mercurio filosofico deriva il suo éclat dallo zolfo, come la luna riceve la sua luce dal sole. Una ragione analoga fece attribuire il nome di σειρμν (seirén), sirena, al mostro mitico risultante dall’unione di una donna e di un pesce; σειρμν (seirén), termine contratto da σειρ (seir), sole, e da μηνη (méné), luna, indica ugualmente la materia lunare combinata alla sostanza sulfurea solare. É dunque una traduzione identica a quella della focaccia dei re, rivestito del segno della luce e della spiritualità – la croce, –  testimonianza dell’incarnazione reale del raggio solare, emanato dal padre universale, nella materia grave, matrice di tutte le cose, e terra inanis et vacua della Scrittura.

Questo passo, in apparenza complesso, è – more solito – un paradigma completo della Grande Opera; fatte salve le apparenze per così dire ‘classiche’ dell’operatività, Fulcanelli indica con precisione il come&perché. Posso solo sottolineare la precisa risonanza con le fondamenta della Philosophia Naturale, di quella stessa, unica, Physica che anima Alchimia. Naturalmente, occorre prima averla studiata, meditata e, nel tempo, afferrata. Non vi affatto casualità nella pratica di laboratorio, bensì l’identica causalità mostrata in chiaro da Madre Natura nel processo continuo della Creazione. Si può far finta di niente e scrollar le spalle, certo, e pensare che tutto si debba ad una attesa fideistica, miracolosa (si trascura spesso che il ‘miracolo’ esprime il senso di ‘una cosa da osservare‘). Nel rileggere questo passo, resto convinto che Alchimia è Scientia & Ars, niente di più, niente di meno. La allegra Cabala fonetica utilizzata da Fulcanelli vela la funzione dei componenti dell’Actio con cui la Materia viene in essere nella manifestazione: quella ‘energia vibratoria‘ è l’effetto – e simultaneamente la causa, ma in un piano speculare riservato, e peculiare – della materializzazione, attraverso Lux, della Forma soggiacente il corpo; questo processo può essere condotto e portato ‘ad terminem‘ soltanto dalla Force, quella di Madre Natura, non certo la nostra. Le Creature non posseggono, non dominano questa Force, che ne è piuttosto la loro origine. Siamo così orgogliosamente affardellati dall’antropomorfismo, che diamo credito di esistenza solo a ciò che possa ricadere sotto i nostri sensi; ma sulla scena del teatro delle apparenze prendiamo spesso lucciole per lanterne, scambiando l’effetto per la causa; chiamiamo ad esempio luce l’emissione del Lumen, pensando che Lux sia solo una deliziosa figura retorica, certo utile per ‘filosofeggiare’. Ma è Lux l’Agente di Natura perenne, che del Campo  – unico – è Signore e proprietario: Lux irradia in continuum, senza frontiere di spazio e tempo (entrambi, sono percepibili dalle creature, ma sono ‘locali’), e l’interazione tra la Materia che deve prender ‘forma’ ed il ‘campo luminoso’, per quanto ai nostri sensi oscuro, avviene secondo un piano perfetto per gradi e attraverso proporzioni: il gioco della liberazione del Mercurio e dello Zolfo – corpi materiali puri in cui albergano i due Principia – richiede all’artista che si dia dispositio alla materia: nel macroscopico essa è espressa dal peso, nel microscopico per quanti. Di quest’ultimo aspetto – che è il dominio esatto d’Alchimia – gli antichi parlano di ‘per minima‘.

Con precisione Fulcanelli evoca questo aspetto: la materia grave, che pesa, la matrice di tutte le cose, è quella terra inane del Genesi; Sol e Luna sono ovviamente già presenti nell’intimo di quella terra, e necessitano di Lux ed Esprit per iniziare il corso di  specificazione del corpo. Sed de hoc satis.

Un ultimo commento, suggerito dalle immagini del magnifico monumento: i due Gisants – poggiati su morbidi cuscini approntati da tre angelots – sono protetti dai due animali simbolici: il Leone per il maschio mostra l’ecu couronné con le armi di Bretagna, mentre il Levriero per la femmina porta il collare dell’ Ordre de la Cordelière (creato da Anna) e mostra le sue armi coronate (partito, a destra di Bretagna e a sinistra di Foix-Béarn-Navarre, ereditato dai genitori di Marguerite ). Entrambe le armoiries mostrano in campo lo smalto d’Hermine, di bianco inseminato di trifoglio di nero e codetta spartita in tre dello stesso.

L’Armellino è stato sempre usato nelle armi di Bretagna, che lo ha sempre anteposto in ordine di importanza tanto all’oro e all’azzurro (colori della Francia): il piccolo mustelide porta la pelliccia bianca d’inverno, e d’estate bruna rossastra sul dorso e bianca sulla pancia. La coda, peraltro, è sempre nera.

Sant Malo - Armes de Bretagne

Sant Malo – Armes de Bretagne

Il Motto recita: “Potius mori quam faœdari” (“Piuttosto morire che macchiarsi“), la stessa devise raffigurata in uno dei cassoni del Palazzo Lallemant, a Bourges: naturalmente, Fulcanelli nel suo commento al Cassone VIII di Dampierre si ricollega alla Bretagna ed alla sua amata Regina Anna, essendo l’ermellino chiuso nel suo recinto il simbolo del mercurio filosofico:

Dampierre-sur-Boutonne, Caisson VIII

Dampierre-sur-Boutonne, Caisson VIII

“L’hermine pure et blanche apparaît ainsi comme un emblème expressif du mercure commun uni au soufre-poisson dans la substance du mercure philosophique.”

Come si vede l’allegoria permette all’alchimista di parlare sempre con precisione della medesima operatività, pur usando fonemi diversi: se si confronta l’explication data per la Force, si conclude che la sirena corrisponde all’ermellino, e che la vergine è il dragone, e che lo zolfo è il pesce. Certo, a seconda di alcuni contesti – verificabili solo nella pratica di laboratorio – vi sono apprezzamenti più coerenti; ma ci si deve arrendere all’evidenza del Grand Jeu: il paradosso in Alchimia mostra la verità, purché si cammini nello studio e nella pratica.

Concludo invitando a riflettere: la Virtù de la Force, Cardinale, non indica solo una forza umana, una terrena volontà, una determinazione da usare per raggiungere uno scopo, sia esso violento o dolce; in verità, la Force di cui si parla in Alchimia è “il” Flusso dell’Actio di Madre Natura; questo Flusso non è una figura retorica, bensì la componente fondamentale del processo di Creazione di Madre Natura, ed attiene alla Physica, in bella evidenza. Non richiede una fede, né un credo. Essendo il modus operandi di Madre Natura, essa – semplicemente – “è”. Un eventuale consenso o dissenso da parte dell’intelletto umano davvero non conta nulla sul piano Universale.

Yes, a Jedi’s strength flows from the Force. But beware of the dark side. Anger, fear, aggression; the dark side of the Force are they. Easily they flow, quick to join you in a fight. If once you start down the dark path, forever will it dominate your destiny, consume you it will, as it did Obi-Wan’s apprentice.

Epifania pratica…

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La leggenda cristiana racconta che tre gran Re vennero dall’Oriente per adorare Gesù nella mangiatoia. Uno era bianco e portava l’incenso, l’altro era biondo e portava l’oro, l’altro era nero e portava la mirra. Questi tre magi rappresentano le tre materie dell’opera, le quali concorrono, attraverso la loro unione, alla nascita dell’infante divino…“.

Cathedrale d'Autun - Le Sommeil des Mages

Cathedrale d’Autun – Le Sommeil des Mages

Questa è l’opinione di Pierre Dujols a proposito della ‘composizione‘ necessaria per la ‘nascita‘; e tutti sanno che in Alchimia la nascita – ma attenzione: anche il concepimento ! – è contrassegnata dalla Stella. La Maris Stella di Fulcanelli:

…una vetrata molto curiosa, che si trovava vicino alla sacrestia nell’antica chiesa di Saint-Jean a Rouen, oggi distrutta. Questa vetrata raffigurava il Concepimento di san Romano. ‘Suo padre Benedetto, consigliere di Clotario II, e sua madre Felicita, erano sdraiati su un letto interamente nudi, secondo l’uso che durò sino alla metà del XVI secolo. Il concepimento era rappresentato da una stella che brillava sopra la coperta a contatto col ventre della donna…la cornice di questa vetrata, già singolare per il suo motivo principale, era ornata da medaglioni nei quali si distinguevano, non senza sorpresa, le figure di Marte, Giove, Venere, etc., e perché non si avessero dubbi sulla loro identità, la figura di ogni divinità era accompagnata dal nome.‘”. [Il Mistero delle Cattedrali]

Una vetrata, distrutta. Vicino alla Sacrestia, nella vecchia ecclesia di san Giovanni  a Rotomagus (nella Gallia Lugdunensis, cioé facente capo a  Lugdun – che dopo diventerà Lyon -, che in Celtico è il ‘dun‘ del dio Lùg, il ‘monte protetto della Luce’; Rotomagus è il ‘luogo, la piana della ruota’, ed è la seconda civitas della provincia romana con ‘a capo’ Lugdunum, per i Romani l’oppidum di Lug). Nei pressi di questa sacrestia – cioè il luogo del sagrestano, in antico francese sacrestein, che è colui che conserva la Pietra-Sacra – della vecchia chiesa, distrutta, c’era una vitrail. Raffigurava Benoit & Félicité, nudi…senza vestiti. Una coppia, senza abiti. La Stella è sur la couverture, en contact avec le ventre de la femme. Sur la Bordure, il bordo della vitrail, dei médaillonsnomen est omen.

Dimenticavo: Lùg, era diventato per i Romani Mercurius Artaios, cioé il ‘protettore dell’orso’. Ci sono due Orse in Cielo, la Maggiore e la Minore, l’una l’inverso dell’altra, e la meno grande indica sempre il Nord. La stella Arcturus appartiene alla costellazione di Boote, il Bifolco, colui che spinge l’aratro, racchiuso tra la Chioma di Berenice e la Corona Boreale. Boote, che spinge il bue a trainare l’aratro nel campo, per qualcuno spinge un gallo; ma non è un Gallicus.

I trois rois Mages seguono la stella, evidentemente da Oriente a Occidente, dove è stato concepito ed è nato un giovane Re. Gli offrono tre strani doni, che tutti prendono per i ben noti Symbola: potere, divinità e guarigione. Marco Polo riporta (Il Milione) una storia: i tre Magi sono tre Re di origine iranica, e provengono da ‘Sava’, dove il veneziano ha visitato il loro sepolcro; i loro corpi sono intatti, con tanto di barba e capelli. A tre giorni di viaggio, Marco trova un castello, ‘Cala Ataperistan‘; significa ‘Castello degli adoratori del fuoco‘. Gli abitanti del castello gli raccontano una strana storia dei Re Magi: i tre re erano partiti da quella provincia per rendere visita a un ‘profeta che era nato’, portando i tre famosi doni. Una volta giunti, i tre si presentano singolarmente a Gesù bambino: il più giovane dei re trova che il bimbo ha la sua stessa età. Entra il secondo, Gesù ha la sua età; idem per il terzo. Stupefatti, i tre si raccontano l’un l’altro lo strano avvenimento, e decidono di entrare tutti assieme: stavolta Gesù è un bimbo tal quale era ‘poiché non aveva che tredici giorni di vita‘. Ricevuti i tre doni dai Re, Gesù consegna ai tre un cofanetto, chiuso. Ripartiti verso il loro paese, i Magi vollero vedere cosa contenesse: lo aprirono e restarono delusi, perché conteneva una pietra. Allora la gettarono in un pozzo: ed immediatamente dal cielo discese un ‘fuoco ardente che entrò completamente nel pozzo‘. I Re, accortisi della natura divina del prodigio, ‘presero di quel fuoco‘ e lo portarono con sè in patria, lo posero in una ‘chiesa‘ molto bella e ‘da allora lo fanno ardere continuamente‘.

Secondo gli studiosi, uno dei tre Re – Gaspare, il più giovane – sarebbe stato identificato come Gondophares, il primo re indo-parto (I° sec. DC). Il suo nome significherebbe ‘il conquistatore del ‘Pharn‘, cioé del Farr in persiano. Alcune monete attribuite al suo regno lo raffigurano nelle vesti di cavaliere sul recto, e di Giove volto a destra con la mano destra alzata sul verso; accanto il simbolo di Mercurio.

Gondophares - Moneta

Gondophares – Moneta

Gondophares - altra Moneta

Gondophares – altra Moneta

Chi ha imparato a camminare nel meraviglioso, potrebbe restar stupefatto, non credete?

Jheronimus Bosch dipinge un giorno il suo famoso ‘Trittico dell’Adorazione dei Magi‘ (fine del ‘400):

Bosch - Trittico Adorazione dei Magi

Bosch – Trittico Adorazione dei Magi

Gaspare è il nero avvolto da un bianco mantello, curiosamente spinoso in alcuni punti e dalla bordura che mostra degli esseri alati; tiene tra le mani il suo dono, la myrrhe: una ‘boule‘ con un’incisione a rilievo dell’Offerta dell’acqua al re David da parte dei tre Forti; sopra la boule uno strano rettile alato pare intento a combinare qualcosa; dietro di lui c’è un servitore di ben minor statura, in rosso, con un curioso copricapo, che stringe al petto una sorta di contenitore istoriato (ma forse è il ‘cappello’ del suo padrone). Melchiorre, vestito un po’ all’occidentale, ha un mantello blu con collare di metallo e mantellina istoriata, dove è raffigurata la Visita della Regina di Saba a Salomone (La regina era ‘nera’ e Salomone era il figlio di David), e offre l’or su un piatto; Baldassarre, il più vecchio dei tre, ha un manto rosso: deposta la tiara ai piedi della Vergine, le ha appena offerto il suo dono, l’encense, sotto forma di scultura che raffigura il Sacrificio di Isacco; la Vergine ha il suo mantello blu scuro, sopra una veste scura che lascia intravedere una tunica bianca.

Chi sarà lo strano personaggio sul retro, mezzo nudo e mezzo addobbato come un re?…in testa ha una corona metallica e irta di aculei, nella sinistra regge un’altra tiara (forse il cappello di Melchiorre?)…

Bene: Anche in questo caso, vi sono molte precise indicazioni operative. Se poi qualcuno vuol trarre da questo festivo calembour la convinzione che l’Alchimia sia speculativa, interna, spirituale o quant’altro…è liberissimo di farlo. Magari, un altro giorno, in occasione di un’altra Epifania, potrebbe domandarsi di nuovo se un Symbolon possa esser altro che una figura intellettuale. Se non addirittura un po’ retorico.

Dimenticavo Dujols, che conclude:

La riunione di questi tre elementi nel grano fisso costituisce il ternario magico, il trinum magicum, figura rudimentale della grande trinità universale che regge il mondo. Questo grano fisso formato dalle tre materie sopradette è il mercurio; è racchiuso in  un gateau metallico. E’ a questo riguardo che si distribuisce il gateau des Rois tra Natale e la purificazione, dove si trovano nascosti una fava, oppure un fagiolo, o un bebè di porcellana che viene chiamato il ‘baigneur(il bagnante, che ha evidentemente un doppio senso…), traduzione incompresa di un gioco di parole in greco, βαλανευσ, baigneur, per βαλανοσ che significa ‘le gland, la gale et la truffe du chene‘ (la ghianda, la galla e il tartufo (meglio: il fungo) della quercia). Questo rito è fondato sulla scienza ermetica, al punto che non può essere spiegato senza di essa. Colui al quale viene consegnata la parte che contiene la fava o il bebè ha estratto il re, e viene proclamato re…”.

Con l’augurio di trovar lavoro da fare,  a tutti una

Buona Epifania…!!!

Natale

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , on Thursday, December 22, 2011 by Captain NEMO

Arriva la notte più dolce di ogni anno: si dice che è Natale e stringe il cuore il ricordo incantato della piccola processione familiare che improvvisamente si snodava lungo le stanze di casa, cantando tutti assieme – con qualche lacrima, mano nella mano, una candela nella mano di mio fratello più piccolo – Tu scendi dalle Stelle; a mezzanotte, qualunque cosa si stesse facendo, mio padre guidava i nostri passi verso il presepe, dove – sotto la Stella – si posava il Bambino Divino sulla greppia, tra Maria adorante ed il forte Giuseppe, attorniati dal bue e l’asinello: sopra, appuntati con uno spillo, due Angioletti proclamavano la Gioia del miracolo del mondo, il ‘Gloria in Excelsis“.

Oggi, mi manca molto tutto questo e spero tanto che si possano ancora percorrere – magari separati, ma pur sempre assieme – quei pochi semplici passi da bambini, in cammino verso la meraviglia, lo stupore, affidandosi a quell’ineffabile e continuo miracolo, sentimenti sentiti e donati dal dentro, dall’interno luminoso di ogni animo: lo Spirito Divino, che gli alchimisti hanno sempre chiamato Spirito Universale, scende su questo nostro mondo, sempre povero e sempre smarrito, in un atto d’Amore che sempre dimentichiamo, e che mai viene percepito nella sua presenza straordinaria.

Eppure, pur conoscendo nei minimi dettagli la storia del Natale, nessuno pensa che il senso che aleggia in questo racconto sia lo stesso che rende possibile e tangibile l’Opera del Filosofo della Natura, alla ricerca del Mistero della Madre. Un miracolo, quello del Natale, cui si crede per mille ragioni; ma se si parla di quello dell’Alchimia, lo scetticismo, subito, impedisce di acconsentire a quel ‘crede mihi‘ che talvolta emerge in qualche testo antico dell’Arte.

Ma il miracolo più incomprensibile, pur verissimo e perenne, avviene nove mesi prima, quando l’Angelo Gabriele rassicura la Vergine con queste parole:

…et respondens angelus dixit ei Spiritus Sanctus superveniet in te et virtus Altissimi obumbrabit tibi ideoque et quod nascetur sanctum vocabitur Filius Dei.

Beato Angelico - Annunciazione, ca. 1430 - Madrid, Museo del Prado

Beato Angelico - Annunciazione, ca. 1430 - Madrid, Museo del Prado

Sembra ormai una cosa trascurabile, eppure quelle parole – superveniet e obumbrabit – sono forse il punto più alto e più semplice; è un intervento Celeste, segnato dal Divino, che proviene dall’esterno di questo mondo, ciò che rende possibile la nascita: e tale nascita, quella nascita, è per questa ragione l’unica vera chiave per liberarsi dalla prigione.

E tutti sappiamo come, a Natale, sia importante ‘essere buoni’. Ma, in realtà, occorre esserlo sempre, senza mai attendersi per forza una ricompensa. Altrimenti, che senso avrebbe cantare “Tu scendi dalle Stelle?

Auguro a tutti di vivere un dolce Natale,

pieno di serenità e Amore…senza dimenticare il Cielo, nostra provenienza e nostra destinazione.

Une Fontaine… pas trop Indécente

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on Friday, April 22, 2011 by Captain NEMO

Il nostro vecchio continente è pieno di Castelli ed uno dei più belli e famosi è probabilmente quello di Le Plessis-Bourré, nel Pays de la Loire, in terra di Francia.

Chateau Le Plessis-Bourré

Chateau Le Plessis-Bourré

Fu naturalmente Eugène Canseliet a renderlo ancor più caro agli studiosi d’Alchimia, grazie ad un attento rendiconto interpretativo dei cassoni in legno dipinto che adornano il soffitto della bella Salle des Gardes.

Jean Bourré

Jean Bourré

Marguerite de Feschal

Marguerite de Feschal

Il proprietario di questa sontuosa dimora del XV secolo fu Jean Bourré, tesoriere del Re di Francia, che vi abitò assieme alla moglie Marguerite de Feschal. Con l’incarico di Grand Argentier del Re di Francia, succeduto a Jacques Coeur, un altro personaggio legato all’Alchimia, condusse una vita discreta e lontano dai fasti, nonostante l’incarico di enorme prestigio. Di lui, a parte qualche piccolo dato biografico, poco si sa…ed anche lui, come Jacques Coeur, affidò a delle curiose immagini allegoriche il suo segreto amore per l’Arte; un segreto che forse il Re Luigi avrebbe conosciuto, secondo quanto sostiene Canseliet:

“Mons. Del Plessiz, vi invio ciò che Mons. De Crussol domanda. Andate domani a Parigi e voi e Mons. il Presidente trovate del denaro nella Boete a l’Enchanteur per quel che sarà necessario e che non manchi. Scritto al Puyset, questo venerdì, XVIII giorno di gennaio”

Sia come sia, credo interessante esaminare più da vicino il testo di Canseliet relativo ad uno dei cassoni, chiamato La Fontaine Indécente (in Deux Logis Alchimiques). Poiché dietro l’apparente singolarità del testo si nasconde forse un doppio senso, soprattutto legato ad una particolare operazione, proverò a estrarre alcuni passaggi, nel bel francese del Maitre di Savignies giustapposti alla fedele traduzione italiana di Paolo Lucarelli:

“In un bacino a sei lati, pieno di una specie di magma ribollente, si erge una specie di elegante balaustro in cima al quale sta seduto un leone che tiene con le zampe anteriori uno scudo dal blasone incerto. Questo animale dall’aspetto araldico proietta dalle fauci un liquido sulfureo e igneo che un uomo, interamente nudo, assorbe bevendo golosamente a garganella. Il bevitore si appoggia al bordo con una discreta contorsione, nello sforzo di vincere la grande difficoltà della sua ingurgitazione così poco comune…a sinistra e in primo piano, un secondo personaggio altrettanto svestito e con lo sguardo ispirato porge il proprio cappello nel gesto del mendicante, e vi riceve l’urina che una bionda pulzella piscia gagliardamente. Ha rialzata la gonna sino alla cintura e si è installata risolutamente di tre quarti perché si percepisse perfettamente il suo sesso senza tosone e non sfuggisse nulla di una tale funzione che resta naturale ma che, questa volta, è qui molto diversa dalla posizione femminile abituale, richiesta sia dalla comodità che dalla decenza”

“Dans un bassin à six còtés, rempli d’une sorte de bouillonnant magma, se dresse un élégant balustre au sommet du quel un lion est assis, qui tient, de ses deux pattes antérieures, un écu au meuble incertain. Cet animal, à l’allure héraldique, projette, pas sa gueule, le liquide sulfureux et igné qu’un homme, entièrement nu, absorbe goulùment, comme à la régalade. Le buveur s’appuise sur le bord et s’y contorsionne passablement, dans son effort à vaincre la grande difficulté de sa peu courante ingurgitation… à gauche, et au premier plan, un second personnage, tout paréillement dévétu, le regard inspiré, avance son chapeau, dans le geste du mendiant, et y reçoit l’urine qu’une blonde pucelle pisse gaillardement. Elle a retroussé sa jupe jusqu’à la ceinture, et, résolutement, s’est installée de trois quarts, afin qu’on aperçut parfaitement son sexe sans toison et que rien n’échappat d’une fonction qui reste naturelle, mais, cette fois, fort différente de la position féminine, habituelle et autant réclamée par la commodité que par la bienséance”

La Fontaine Indécente

La Fontaine Indécente

Sotto il velo della indecenza, che spesso viene compensata da una risata di apparente complicità da parte dei benpensanti, ci si dovrebbe chiedere perché mai Canseliet sottolinei che la bionda pulzella sia di tre quarti, perché mai la mancanza del toison possa toglierci il dubbio sul sesso della pulzella, e perché mai l’autore insista sul fatto che la ‘funzione resta naturale‘, senza contare che tale posizione all’impiedi, oltre che poco acconcia alla ‘bienséance‘, è in genere quella utilizzata dai maschietti.

“La scena va osservata con attenzione. Il nostro artista vi rappresenta, col suo congenere, le due parti di un tutto che sono imbevute, largamente e differentemente, con l’acqua indispensabile. Questa, che appare pesante nel bacino, diventa leggera, chiara e spumeggiante per il cappello. Questa è l’immagine della preziosa terra nera, raccolta durante la prima opera e la sua separazione”

“On regarderà la scène avec attention. Notre artiste y figure, avec son congénère, les deux parties d’un tout, lesquelles sont abbreuvées, largement et différemment, de l’eau indispensable. Celle-ci, paraissant lourde dans le bassin, devient légère, claire et mousseuse par le chapeau qui, lui, est l’image de la terre noire, précieuse et recuillie lors de la premier oeuvre et de sa séparation”

Ad una prima lettura, non ci si accorge di quanto abbia voluto esser chiaro l’autore: e l’indicazione, mi pare, non è così comune nei testi d’Alchimia. L’acqua nel ‘bacino‘ viene detta essere pesante e diventa leggera, chiara e spumeggiante ‘per il cappello‘. Non solo: i due ometti nudi, l’uno ‘contorto‘ e l’altro ‘mendicante‘, essendo congeneri, indicano ‘due parti di un tutto’. E qui mi debbo fermare…

Ritorniamo per un attimo alla gagliarda pulzella bionda: è lo stesso Canseliet a ricordare l’immagine del Palazzo Lallemant, a Bourges, dove un tenero angioletto inpertinente compie anch’egli quel che deve compiere, aprendo la propria tunica talaris:

Palais Lallemant, Bourges - Angelo & Sabot

Palais Lallemant, Bourges - Angelo & Sabot

Provvista di due ali, come si conviene, l’infante celeste sta comunque ben piantata sulle gambe in modo da aprire come un sipario la veste che la ricopre. Dirige così abilmente in uno zoccolo di legno il getto obliquo e teso della sua pipì verginale

Pourvue de ses deux ailes, comme il se doit, l’enfant céleste ne s’en tient pas moins campée sur ses deux jambes, afin d’ouvrir, tel un rideau, le vetement qui la recouvre. Ainsi dirige-t-elle, dans un sabot de bois, habilment, malgré son attitude, à la fois verticale et difficultueuse, le jet oblique et roide de son virginal pipi

Si noti che l’angioletto è detto essere curiosamente femmina, anche se il voler conoscere il sesso degli angeli sia in genere considerato ardua impresa…ed anche in questo caso, Canseliet bada bene a sottolineare che la posizione non è delle più comuni (l’edizione italiana, non riporta l’inciso che appare in quella francese di Pauvert, 1979). Ancora, per l’immagine di Bourré si parla di una pucelle e qui di una ‘angioletta‘, a sottolineare la qualità femminile e virginea del soggetto dell’azione. Comunemente, in molte conversazioni a proposito di queste immagini, la memoria va alla ben più famosa fontana di Bruxelles, al Manneken Pis:

Bruxelles, Fontaine Manneken Pis

Bruxelles, Fontaine Manneken Pis

In effetti, qui si tratta di un ragazzino, senza alcun dubbio un maschio; in queste raffigurazioni tanto intime quanto naturali le femmine portano vesti, i maschietti no…curioso che possa sembrare, si tratta di una cosa diversa, pur se l’acqua, l’urina, è ovviamente simile. Ma una differenza deve esistere, altrimenti non si parlerebbe in Alchimie del giovane colerico e della fanciulla vergine. Parlare d’urina fa scattare automaticamente in tutti noi una qualche sorta di blocco, e si tende in genere a portare immediatamente l’attenzione su particolari più piacevoli e meno nauseabondi. E l’indicazione sfugge: ma Canseliet insiste, e ricorda al lettore l’immagine dello Speculum Veritatis, attribuito a Eireneo Filalete, in cui – nella seconda tavola – si vede il ‘piccolo atleta saturnino‘ far pipì dall’alto della sua nuvoletta a cancellare il simbolo di una misteriosa semi-stella nera…”dirige le triple jet de sa liqueur d’harmonie“. Il rimando al brano inserito in Alchimie è il seguente: “…Le symbole de Saturne s’y constitue par fragments, dans la sphère du petit Monde des Sages, tandis que s’efface l’étoile noire, d’abord d’une moitiè, ensuit de trois quarts, sous le triple jet de l’alcali celeste, dont l’émetteur juvenile et nu, debout sur son nuage – Manneken-Pis d’une autre genre – et, d’autre part, présentateur du meme signe saturnien, proclame, avec le terrestre, la parfaite identitè“.

Speculum Veritatis

Speculum Veritatis

Paolo Lucarelli, nella sue edizione delle Opere di Filalete, ha fatto colorare l’urina del fanciullo in verde; la didascalia recita: “Purificazione della materia e riduzione del generato crudo in Generatore cotto, in modo che la sua Urina lavi il Mercurio“. La frase è ambigua quel tanto che ci vuole per destare l’attenzione: di chi è in questo caso la pipì? Il latino ci può esser d’aiuto: “Purgatio Materiae et reductio Geniti crudi in Genitorem coctum ut Vrina sua lavet Mercurium“.

Qui vediamo all’opera due fuochi: quello volgare del forno, con una evidente tripla ripetizione, e quello spirituale della colomba ad ali spiegate sopra il semi-caduceo del Filosofo di sinistra. Quello di destra, vestito in modo un po’ diverso,  brandisce un martello sull’incudine, indicando qualcosa (ma cosa?)…e forse anche la pipì che lava l’étoile ha una sua valenza ignea. Canseliet, per parte sua, chiude il cerchio per l’étudiant: in Alchimie commenta questa tavola così: “Combien révélateur se montre aussi le caisson du Plessis-Bourré, où une jeune femme, retroussée jusq’à l’ombelic, dirige, debout, un jet horizontal, qu’un homme. completement nu, reçoit dans son chapeau”. Par di dover concludere, insomma, che la pulzella ed il ragazzino faccian pipì allo stesso modo: ma, come abbiamo visto, questa differenza viene indicata…

Forse la soluzione potrebbe essere suggerita ancora un volta dal brano di Deux Logis Alchimiques: dopo aver fatto notare che il liquido della fontana, quello sulfureo che zampilla dalle fauci del leone verso la gueule dell’uomo nudo e contorsionnée, deve essere diverso da quello della pulzella, Canseliet aggiunge:

E’ evidente che la candida buontempona è ben lontana dal trasmettere il contenuto del serbatoio esagonale in seno al quale si costituisce l’invisibile unione degli elementi ostili. Questo matrimonio è sempre raffigurato con la sovrapposizione in senso contrario dei due trigoni equilateri che preannunciano il sale tanto promettente della stella a sei punte. Dopo questa mescolanza imperfetta, l’impudica Venere cede la sua acqua pontica acuita col sale detto harmoniaco, che conviene raccogliere con speranza, ora che ha ricevuto il seme del metallo maschile“.

Il est évident que le candide luronne est éloignée de trasmettre le contenu du réservoir hexagonal, au sein duquel s’établit l’invisible union des élements hostiles. Ce mariage est toujours figuré par la superposition, en sens contraire, des deux trigones équilatéraux qui amorcent alors le scel tant prometteur de l’étoile à six branches. Après cette mixtion première et imparfaite, l’impudique Vénus livre son eau pontique qui est acuée du sel dit harmoniac et qu’il convient de recuillir avec espoir, maintenant qu’elle a reçu la semence du métal male“.

Anche in questo caso, conviene leggere con grande attenzione: queste poche parole sono davvero molte!…Quanto a quell’acuée, credo utile ricordare una frase di Lucarelli, mentre – qualche anno fa – si commentava un’altra famosa immagine che raffigura il bimbo incontinente:

Cabala Mineralis

Cabala Mineralis

 “...Le tre reiterazioni indicate dai tre fiori celesti ci fanno ottenere questo mercurio, sale di pietra o sale armoniaco, che viene irrorato dalla rugiada e aguzzato dall’urina del fanciullo, il nostro ariete celeste. Otteniamo così l’acqua viva aguzzata e poi la stella dei saggi. Le aquile ci ricordano che questo in fondo è un processo di sublimazione“.

E ancora:

“...Mi sono reso conto che non ho detto … perchè “l’urina”. Mio Dio, è semplice, come al solito. E’ il nostro fuoco filosofico che libera il mercurio comune, il dissolvente, e gli si unisce per formare con lui l’acqua viva, che ne è appunto aguzzata (o acuita se preferite). Tra l’altro posso confermare che l’urina dell’ariete ha un fortissimo odore di ammoniaca, cioè di urina putrefatta.
I nomi usati dai maestri hanno sempre un senso molto banale e operativo“.

L’equivalenza tra il maschietto incontinente e l’Ariete Celeste è ben evidenziata, con una qualche sottigliezza in più, nella prima tavola dello Speculum Veritatis:

Speculum Veritatis

Speculum Veritatis

E’ la Casa dell’Ariete, allora, il luogo dove abita il fanciullo impertinente, e nel Le Mystere des Cathedrales Fulcanelli chiosa a questo proposito con un brano tratto da Les Préceptes du Père Abraham:

Il faut tirer cette eau primitive et céleste du corps où elle est, et qui s’exprime par sept lettres selon nous, signifiant la semence première de tous les êtres, et non spécifiée ni déterminée dans la maison d’Ariès pour engendrer son fils. C’est à cette eau que les Philosophes ont donné tant de noms, et c’est le dissolvant universel, la vie et la santé de toute chose. Les Philosophes disent que c’est dans cette eau que le soleil et la lune se baignent, et qu’ils se résolvent eux-mêmes en eau, leur première origine. C’est par cette résolution qu’il est dit qu’ils meurent, mais leurs esprits sont portés sur les eaux de cette mère où ils estoient ensevelis… Quoy qu’on dise, mon fils, qu’il y a d’autres manières de résoudre les corps en leur première matière, tiens-toi à celle que je te déclare, parce que je l’ay connuë par l’expérience et selon que nos Anciens nous l’ont transmis“.

In consonanza con l’insegamento dei Maestri, questo primo seme deve essere non specificato, né determinato: altrimenti non potrebbe essere utile allo scopo dei lavori dell’alchimista. Il perché ce lo spiega con adamantina chiarezza Eireneus Philalethe, nel suo Introitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium, al Cap. XI:

“...Perciò i Maghi cercando più lontano uno zolfo attivo, lo cercarono e lo trovarono nascosto molto profondamente nella Casa di Ariete. Questo è assorbito con grande avidità dalla prole di Saturno, che è una materia metallica purissima, tenerissima, vicinissima al primo ente metallico, del tutto priva di zolfo in atto, e tuttavia pronta a ricevere lo zolfo. Per cui lo attira a sè come un magnete, lo assorbe e lo nasconde nel suo ventre, e l’Onnipotente, per ornare sommamente quest’Opera, vi imprime il suo sigillo regale“.

In questo lungo percorso tra immagini e testi, si dipana tutto il Fil Rouge che conduce alla meta cercata; certo, me ne rendo conto, appare complesso. Non pretendo certo di averlo chiarito in ogni dettaglio, ma spero che il quadro generale possa essere percepito meglio. I punti fondamentali, su cui val la pena di riflettere ed interrogarsi, sono, grosso modo, questi:

  • L’Ariete Celeste e la sua Maison
  • I due angioletti, il maschietto e la femminuccia
  • La pulzella (ma sarà d’Orléans?…), vergine & impudique Vénus
  • Il Chapeau & il Sabot
  • …e l’Urina dei vari protagonisi!

Ovviamente, oltre ai soliti trucchi dei Maestri, indispensabili per confondere…le acque, non bisogna dimenticare il famoso Tour de Main, evocato, lo si è accennato in alcuni commenti al Post precedente, dalla postura contorta dell’uomo nudo che beve à la régalade il getto sulfureo del leone, seduto in cima alla Fontaine. Da parte mia, trovo veramente divertente che moltissimi siano stati tratti in inganno ed abbiano operato con emissioni umane di ogni tipo: l’uomo cerca sempre di ricondurre tutto a sè stesso, come fosse il centro del creato. In realtà, questo flusso celeste, che parte dal Cielo ed arriva alla Terra passando per arieti, angioletti e vergini sfacciate è il percorso naturale dello Spirito Universale, indicato e spiegato in ogni buon testo. A ben vedere, è forse l’estrema semplicità di questa funzionalità di Madre Natura che ha costretto gli alchimisti operativi, credo non senza qualche sorriso ed ammiccamento, al gioco delizioso delle allegorie e dei calembours sovrapposti: se la comprensione di una cosa semplicissima è cosa non facile per noi ‘logici‘, se non impossibile, la realizzazione pratica di quanto indicato resta un compito che può essere realizzato soltanto con il lavoro silenzioso nel Laboratorio, con l’aiuto sperato di una Grazia sempre impetrata. Non basta infatti la manualità del chimico, scettico o ispirato che sia, a costringere Madre Natura a svelare gli Arcana: questo connubio tra la materia minerale e l’alchimista innamorato non può essere realizzato senza la presenza trascendente ed accettata del Mistero meraviglioso per cui e con cui le cose accadono. Più si entra nel Bosco e meno possiamo esser certi di arrivare a quella Fontaine incantata. Ma si può camminare…senza farsi prendere da miraggi ed aspettative di alcuna sorta. Una di queste singolari coincidenze è quella che ho trovato consultando una carta del Cielo di queste notti di Primavera, in cui accadono cose:

Il Cielo...

Il Cielo...

 Ah, quanto è meravigliosa Madre Natura!

Le dolci emozioni di un’Arca d’Argento…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Pietra Filosofale with tags , , , , , , , , on Friday, April 15, 2011 by Captain NEMO

Ogni libro ha una sua storia ed un suo sentimento: ogni autore cerca e mostra quel che porta dentro. Ed ogni lettore cerca e trova quel che, dentro, lo accomuna all’autore. E’ una sorta di piccolo circuito quello che lega un autore ad un lettore, tanto più vero nel caso di un libro scritto da un alchimista operativo. Ho letto Verso l’Arca d’Argento (qui), una piccola perla che Gratianus ha posato con silenziosa delicatezza su un cuscino di sogni : potrei dire che si tratta di un libro bellissimo, di un’opera magistrale, di un testo immancabile nella libreria di ogni étudiant; ma mi preme sottolineare quel che ho trovato, dentro, non appena posato il libro, dopo l’ultima pagina…una delle più commoventi.

Gratianus - Verso l'Arca d'Argento

Gratianus - Verso lArca dArgento

La dolcezza senza frizzi & lazzi, la pacatezza, la semplicità e la gioia profonda nel ritrovare il carattere del Maestro dolce, pacato, semplice e gioioso, in ogni pagina. Mi sono ritrovato a sorridere, commosso ed emozionato, ma con un senso di calma e di condivisione fuor dell’ordinario. Lungo il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela, percorso attraverso ogni tappa in poco più di un mese, affiorano vivide le immagini della Natura che l’autore è andato cercando e riconoscendo: di fronte ad ogni bivio, Gratianus ha sempre scelto quello lontano dalla folla, dal frastuono della civiltà, lontano dagli uomini che costruiscono prigioni, attraverso boschi, prati verdi, deserti, distese di pietre calde, fiori dai colori variopinti, ruscelli, fiumi e torrenti. Il percorso più semplice ed il più difficile, anche se – quasi sempre – il meno scelto da parte dei Pellegrini.

Le soste negli ospizi di ogni tipo, il combattimento con la fatica tremenda, con il caldo e con il freddo, con la pioggia e con il vento, sorretta dalla fede nel senso nascosto della meta agognata, l’incontro con tanti viandanti, ognuno sempre sfiorato senza mai cadere nel vizio del giudizio, il mistero di un Angelo che si materializza nei punti meno attesi e che indica la lettura di simboli ed immagini incontrate in una chiesa, un tempio, una fontana, un crocefisso. E le Madonne: tante, tutte diverse nel loro suggerire, ma sempre le stesse, a sottolineare quanto sia indispensabile il contesto in cui una Vergine possa parlare al cuore del cercatore innamorato, eterno Pellegrino  verso la speranza della Gerusalemme Celeste. Il linguaggio piano, l’attitudine a costantemente imparare da Madre Natura, e dall’Angelo segreto, l’insegnamento racchiuso in ogni piccolo segno, manifesto o nascosto, che si incontra lungo il cammino faticoso, un cammino di cui nessuna ‘ratio‘ potrebbe mai dar contezza.

Nel dolce diario del viaggio verso Santiago, riconosco Gratianus, con il suo essere schivo, sensibile, semplice, ormai arrivato alla comprensione perfetta ed al compimento dell’Opera Grande: i cenni interpretativi, i caritatevoli indizi sono innumerevoli, davvero tanti, e tutti secondo l’antica Tradizione della Via Universale. Non ne parlerò qui, almeno per ora, per non privare i lettori della gioia e della sorpesa nel ritrovare le indicazioni di sempre, ma offerte con la fraterna semplicità di un viandante che condivide la propria acqua con chi ha sete. Però uno, tra i tanti, vale la pena che venga contemplato; perché non si potrebbe far altro, vista la impossibile logica del ‘signum‘ offerto dall’immagine di Daniele che accoglie il Pellegrino a Santiago, nel Pòrtico de la Gloria:

Santiago de Compostela - Daniele e il Tour de main

Santiago de Compostela - Daniele e il Tour de main

Il sorriso di Daniele, che srotola il suo cartiglio con una mano torta, innaturale ma naturale; Gratianus, assieme ad Angelo, afferma che si tratta dell’indicazione dell’indispensabile tour de main, non senza far notare il piede destro, raffigurato anch’esso in bella e strana evidenza.

La dolcezza disarmante del sorriso del Profeta gettato nella fossa dei leoni, che verrà ‘liberato‘ da Dio; la serenità del viaggio compiuto nel silenzio della propria fede interiore nella Via antica, alla riscoperta dell’universalità e dell’unicità dell’Arte d’Alchimia.

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la perla
nel fuoco nero
rendila lucida come cristallo
fissala
sul tuo anello
e al cielo mostrala

Così si chiude il primo viaggio, all’ultima pagina; ed un nuovo viaggio, verso la Gerusalemme Celeste, si prepara…Quante emozioni, stanotte; le emozioni sono il balsamo prezioso e struggente di ogni cuore. In silenzio, con gioia, si cammina lungo le orme dei padri…talvolta con qualche lacrima.

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