Archive for Maria l’Ebrea

Un Balneum Mariae…sine aqua!

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , on Friday, May 6, 2011 by Captain NEMO

Ho sempre trovato curioso che per fare un buon dolce al cioccolato lo si debba far fondere lentamente a BagnoMaria…il Xocolatl, un termine azteco che indicherebbe ‘acqua sbattuta‘, era considerata la bevanda degli Dei, rubata al Cielo da parte di Quetzalcoatl e donata agli uomini. Poi arrivarono gli europei, e oltre l’oro i galeoni portarono nel nostro continente anche il Cacao, che ebbe un gran successo in Europa. Linneo lo classificò come TheoBroma: per l’appunto, il nettare degli Dei. La fava del Cacao viene torrefatta e triturata finemente, e poi – attraverso altre accurate lavorazioni – arriva nella forma solida che comunemente degustiamo: il cioccolato. E per fare un buon dolce, lo si deve riportare ad uno stato precedente, così libera il suo aroma delizioso ed inconfondibile; per far questo, per l’appunto, lo si scioglie con la tecnica del BagnoMaria. Ma presi come siamo dal desiderio di gustare quel dolce goloso, magari si tralascia di osservare cosa sta succedendo sul fornello. E’ la semplicità che può donare qualche lume su quel che sta accadendo: il fuoco comune porta ad ebollizione dell’acqua, il cui vapore scalda un contenitore sovrastante:…ed il xocolatl si scioglie, senza bruciare. Perché altrimenti, sul fuoco diretto, il principio mercuriale del xocolatl se ne va, ed il suo zolfo adustibile brucia e carbonizza in un attimo. Cosa che ogni innamorato del buon cioccolato vorrà evitare.

Ma, al di là di questa riflessione pratica e culinaria, credo che la tecnica di cottura attribuita a Maria la Profetessa meriti qualche migliore attenzione. Come sempre, ciò che appare evidente nasconde ciò che è utile studiare.

Per prima cosa occorre ricordare che il testo greco, ma di epoca medioevale, parla di ‘Kaminòs Mariòs‘, il forno di Maria. E’ un forno, dunque, e di acqua non si parla. Di Maria, a parte la leggenda che la vuole identificare con Miriam, sorella di Mosè, non si sa nulla: ma è a lei che viene attribuita l’invenzione del Balneum Mariae, che evidentemente era un procedimento legato all’Alchimia. Anticamente questo forno era chiamato Kerotakis:

Kerotakis

Kerotakis

si trattava di un tubo cilindrico nel cui fondo veniva messo del fuoco di carbone; ad una certa altezza vi era un contenitore che poteva ospitare del mercurio metallico o dello zolfo, che veniva così scaldato senza contatto diretto; il mercurio, o lo zolfo, emetteva vapori che salivano nel cilindro fino a raggiungere una capsula con fori sottili in cui era posta la sostanza che doveva ricevere i fumi. Il tutto era chiuso da una cupoletta, in cui avveniva la condensazione, per circolazione. (Avvertenza: evitare di replicare l’esperimento; i vapori del mercurio metallico sono letali !). In questo modo si tentava di fornire ad un metallo volgare il principio mercuriale o sulfureo, nel tentativo di trasformarlo in un metallo nobile. Ovviamente, quel che si otteneva in realtà – e se le cose andavano per il verso giusto – era un’illusione, visto che si utilizzavano corpi già specificati e dunque privi delle qualità d’ingresso indispensabili per questa operazione di stampo metallurgico. Ma, visti i tempi, era un’idea geniale…

Questa tecnica di cottura, che sfrutta il principio della sublimazione, diede più tardi origine alla distillazione, dove però la capsula con i fori viene eliminata e si procede alla semplice condensazione dei fumi emessi da una sostanza scaldata lentamente. Ciò che viene raccolto è un liquido.

Mattioli - Bagno di Maria - 1585

Mattioli - Bagno di Maria - 1585

Credo che la tecnica del kerotakis sia senza dubbio più astuta e più utile alla riflessione alchemica.

Tutti pensano, dunque, che il Balneum Mariae fosse semplicemente una tecnica di cottura ‘morbida‘. Ma, forse, vi è di più e di meglio. Come ogni étudiant sa dai buoni libri, il calore volgare scalda – ma solo in certe condizioni su cui non mi dilungherò – il fuoco interno della materia, per risvegliarlo; per l’alchimista quest’ultimo è il vero e solo fuoco utile alla bisogna. Ed è questo gioco dei vapori, probabilmente più essenze che forme, che costituisce il segreto nascosto nel Balneum Mariae, o il forno di Maria. Il vero balneum è fatto di queste essenze e non da liquidi. Pare, insomma, che la misteriosa Maria volesse suggerire più un bagno di Spiriti che di altro. Tutti ricordano certo la famosa immagine di Micahel Maier, dove Maria indica silenziosamente una ben strana figura: due coppe, una celeste ed una terrestre, convogliano due fumi, i cui nomi dovrebbero essere noti, a racchiudere in un’Amande quattro fiori che sorgono da un monticello (qui). Il testo attribuito a Maria, che si dice potesse sbiancare la Pietra in un giorno,  afferma che in quei fumi è racchiuso uno dei segreti dell’Alchimia. Ma occorre aver compreso di cosa si stia parlando e di alcuni perché, come al solito.

Se non rendi incorporei i corpi e non rendi corporee le cose prive di corpo, il risultato atteso non ci sarà

Uno diventa due, due diventa tre, e mediante il terzo e il quarto compie l’unità: così due sono uno

Mentre torno al mio cioccolato, prezioso nettare divino, vi sottopongo questa piccola immagine scovata sul Web, dove le coppe sono diventate crogioli, e dove l’artigiano ha ben chiarito una delle conditio sine qua non della faccenda:

Buone meditazioni al xocolatl, con Luna evidentemente crescente…!

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I due fumi della Profetessa…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on Wednesday, April 7, 2010 by Captain NEMO

Uno dei testi più curiosi e famosi in Alchimia è quello attribuito a Maria l’Ebrea, detta anche la Profetessa. La leggenda vuole che la prima alchimista fosse addirittura la sorella di Mosé e Aronne, anche se è del tutto improbabile. Si tratta di un testo – il Dialogo di Maria ed Aros sul Magistero d’Alchimia – le cui origini si perdono nell’antichità, e delle quali – come per altri testi coevi (ca. IV° secolo) – temo che sarà impossibile saperne di più.

Il testo deve la sua fama alla sua concisione ed alla semplicità dell’esposizione, in forma di dialogo tra Maria ed un tale Aros (che secondo le solite improbabili leggende sarebbe Horus!); ma è ricordato da tutti soprattutto a causa di tre strani nomi che compaiono nella ricettina di Maria: Kibrist, Zubech ed Elzarog (con diverse varianti)! Visto l’esotismo dei termini, di probabile origine ebraica con una spruzzata di greco, il testo è diventato un classico di cui molti si sono divertiti a darne le più svariate interpretazioni. Pare anche che alla prima alchimista si debba la tecnica, ormai migrata addirittura in cucina, del ‘bagnomaria’, che per un alchimista è meglio chiamare Balneum Mariae!

E’ un’opera cui sono affezionato, perché fu una delle prime che andai a tradurmi dal francese presso la Biblioteca Nazionale: nel mio primo quaderno di studi fa ancora la sua figura, accanto al Re Kalid e a Giovanni dei Poveri.

La versione francese si può trovare in Bibliothèque des Philosophes Chimiques, di Jean Mangin de Richebourg (1740), quella latina in Theatrum Chemicum (1661), ma anche in Artis Aurifera, quam Chemiam vocant (1610); ne è stata fatta una traduzione italiana da Sabina e Rosario Piccolini in Il Filo d’Arianna – 42 trattati alchemici (2001).

La cosa interessante è il fatto che Maria afferma che l’Opera di imbiancamento si possa fare in un’ora!…E qui ogni étudiant dovrà riflettere bene: come si sa moltissimi libri d’Alchimia fanno iniziare l’Opera dove meglio piaceva all’autore, senza contare le molte, possibili, interpolazioni posteriori, specie per un testo così antico. Ma già la sola parola imbiancare dovrebbe dare un primo punto di repere per orientarsi meglio.

Riporto qui il passo famoso della ricetta di Maria, secondo le varie letture:

“ Marie – Prenez donc de l’alum, de la gomme blanche et de la gomme rouge, qui est le kibric des philosophes, leur or, et leur plus grande Teinture, et joignez par un véritable mariage la gomme blanche avec la rouge. Je ne sais si vous m’entendez.

Oui Madame, dit Aros, j’entends et je comprends ce que vous dites.

Réduisez tout cela en eau coulante, poursuivit Marie, et purifiez sur le corps fixe cette eau véritablement divine, tirée des deux soufres , et faites que cette composition devienne liquide, par le secret des natures, dans le vaisseau de philosophie. M’entendez vous, Aros ?

Oui, Madame, répondit Aros, je vous entends fort bien.”

(Versione francese Bibliothéque des Philosophes Chimiques, 1761)

“Maria – Prendete dunque Allume, Gomma Bianca e Gomma rossa, che è il Kibrich dei Filosofi, il loro oro e la loro più grande tintura, e congiungete tramite un vero matrimonio la Gomma bianca con quella rossa. Non so se mi avete capito.

Sì Signora – disse Aros – sento e comprendo ciò che dite.

Riducete tutto ciò in Acqua che scorre – proseguì Maria – e purificate sul Corpo fisso quest’Acqua veramente divina, estratta dai due Zolfi, e fate che questa Composizione divenga liquida, grazie al segreto delle nature, nel vaso di Filosofia. Mi comprendete , Aros?

Sì Signora – rispose Aros – vi capisco benissimo.”

(Versione italiana, Il Filo d’Arianna, 2001)

“Maria – Prendete dunque dell’Allume (Alum), della Gomma Bianca e della Gomma rossa, che è il Kibric dei Filosofi, il loro oro e la loro più grande tintura, ed unite attraverso un vero matrimonio la Gomma bianca con quella rossa. Non so se mi capite.

Sì, Signora – disse Aros – vi intendo e comprendo quello che dite.

Riducete tutto questo in Acqua colante – proseguì Maria – e purificate sul Corpo fisso quest’Acqua veramente divina, tirata dai due Zolfi, e fate che questa composizione divenga liquida, attraverso il Segreto delle Nature, nel vaso della Filosofia. Mi intendete , Aros?

Sì, Signora – rispose Aros – vi capisco molto bene.”

(Mia versione, 1978)

“Maria – Recipe alumen de Hispania, gummi album, & gummi rubeum, quod est kibric Philosophorum, & eorum Sol & tintura maior, & matrimonifica gummi cum gummi vero matrimonio. Inquit Maria: Intellexisti Aros? Utique domina: Dixit Maria: fac illa sicut aquam currentem, & vetrifica hanc aquam diem laboratam ex duobus zubech super corpus fixum, & liquefac illa per secretum naturarum in vase Philosophiae. Intellexisti nos, o domina.”

(Versione Artis Aurifera, quam Chemiam vocant…, 1610)

“Maria – Accipe gummi album, & gummi rubeum, quod est Kybric Philosophorum & eorum aurum, & matrimonifica gummi cum gummi vero matrimonio, hoc est: Fac ipsa sicut aquam currentem, & vitrifica hanc aquam divine laboratam ex duobus Zaybech super corpus fixum, & liquefac illa per secretum naturae in vase philosophiae.”

(Versione Theatrum Chemicum, 1661)

Come si vede, esistono piccole differenze; ma sembra di capire che il Kibric è un composto fatto da due o tre corpi: una cosa rossa, una bianca e – forse – da un ‘alum’ (che l’Artis Aurifera qualifica come un sale di Spagna. Lascio a chi legge il riflettere sulla cabala e la geografia e su chi ne ha parlato). Da questo composto si fa un’acqua corrente, un Mercurio, ricavata dai due Zaybech, cioè i due Zolfi, il bianco ed il rosso. Quest’acqua si fa prima vetrificare, poi la si fa liquefare sul corpo fisso, evidentemente uno zolfo, grazie al secretum naturae, nel Vaso della Filosofia. Al di là di un superficiale ermetismo, l’operazione indicata da Maria è davvero semplicissima, ed è indicativa di come nell’antichità la via seguita fosse quella della Natura, probabilmente ricavata dall’osservazione delle tecniche metallurgiche.

La cosa su cui riflettere è quella ‘vitrificatione’ ed il ‘secretum’. Se è facile poter comprendere il processo di vitrificazione, in uso sin dall’antico Egitto, in cui una polvere terrosa veniva portata sino alla calcinazione e fusa con l’aiuto di un fondente (ed eventualmente colorato grazie ad una ‘tintura’), più complesso e degno di riflessione è quel ‘secretum’ che può sia indicare un vero e proprio segreto, sia una vera e propria secrezione di una materia, grazie ad un abile artificio. Quanto al Vaso della Filosofia, chi studia Alchimia si sarà trovato molte volte, anche in testi di autori più tardi, di fronte all’apparente enigma del Vaso, che è legato – a mio avviso – proprio alla tecnica di lavorazione descritta da Maria.

L’affermazione con cui viene detto che l’acqua corrente è figlia della lavorazione di due zolfi, la gomma bianca e quella rossa, i due Zaybech, può essere interpretata in vari modi: più che pensare a due metalli diversi, cosa d’altro canto possibile se si legge la ricetta in senso squisitamente metallurgico, è bene ricordare che sia Sole che Luna hanno i loro zolfi propri, cosa che spesso viene tralasciata in nome della nostra logica moderna che è analitica e non sincretica. E da questo nasce l’interesse di questo testo, che sembra additare – in modo certo sibillino ma decisamente intrigante – un procedimento semplice quanto antico, di cui poco si parla nell’Alchimia moderna, se non ricordando la misteriosa Via caratterizzata dal misterioso adagio che recita ‘Una Via, Una Res, Una Dispositione’. Stando a questo assioma la Materia è una sola, portatrice in re ipsa, di Sole e Luna. Se si accetta questa proposizione, diventa facile capire come oggi si potrebbe chiamare quell’acqua corrente indicata da Maria e – riflettendo a fondo – del ‘come’ e del possibile ‘perché’ siano nate in seguito le varie Vie e procedimenti che sono conosciute in Alchimia operativa.

L’Elzarog, poi, è un’altra gomma, capace di fissare i due fumi: in Theatrum Chemicum (Vol. VI) il testo di Maria viene presentato in forma riassunta, ma è seguito da un piccolo capolavoro di Orthelius, Orthelii Explicatio verborum Mariae Prophetissae, che consiglio vivamente ad ogni étudiant: ricco di suggerimenti, anch’essi da interpretare correttamente, vi si riferisce che l’Elzarog, termine evidentemente arabo, è l’ “acua Saturni’, che ovviamente non ha nulla a che fare con il piombo: è un’ “acqua” capace di fissare un’aria, e dunque può essere più probabilmente accostata ad un sale dei moderni. Ma non voglio togliere ai curiosi il piacere di un’ utile lettura…

A titolo di ulteriore curiosità, riporto un altro passo di Maria:

“Recipe herbam albam claram inhonoratam optimam, existentem super monticulis, & tere ipsam recentem sicut est in hora sua nativitate, & illa est corpus verum fixum, non fugiens ab igne.”

Lo si confronti con un famoso passo tratto dal Cap. XIX dell’Introitus Apertus ad Regis Occlusum Palatium, di Filalete:

“Est tamen unum in Regno metallico, Originis mirae, in quo Sol noster propinquus est, quam in Sole e Luna vulgi, si in hora sua nativitatis eum quaeras, qui in Mercurio nostro liquescit, sic, ut glacies in aqua tepida & tamen Auro quodamodo assimilatur.”

Si direbbe proprio che Filalete conoscesse ciò di cui andava parlando Maria l’Ebrea, visto che anche lui narra – definendolo come un ‘segreto’ – di un ‘erbetta detta Saturnia’, da seppellire …proprio sotto un monte, con l’aiuto di Vulcano! A chiudere il cerchio ci pensa sempre Filalete, il quale in Fons Chemicae Philosophiae, conclude così (traduzione – in corsivo – di Paolo Lucarelli):

“Questo spirito è la forza ignea che si mescola all’acqua e vi risiede, mentre l’acqua a cui lo hai mescolato è il tuo vincolo, cioè il vaso o forno. Lo spirito della Saturnia è il fumo imbiancante, il vapore del monte è il fuoco e tutte queste cose sono il mercurio.

Avrai così l’erba Saturnia Vegetale, Regale e Minerale da cui, con carne grassa, si fa un brodo che non gli può essere paragonato nessun cibo al mondo.”

E Maria, la Profetessa:

“Radices huius operis sunt praedicti duo fumis & calx humida. Sed corpus fixum est de corde Saturni comprehndificans Tincturam. Et compar eius est corpus album et clarum de monticulis. Vas Hermetis quod Philosophi occultaverunt, non est vas nigromanticum, sed est mensura ignis tui.”

Maria l'Ebrea, la Profetessa - Symbola Aureae Mensae, M. Maier

Maria l'Ebrea, la Profetessa - Symbola Aureae Mensae, M. Maier

Kibrich, Zaybech, Elzarog, Herba, Saturnus, Vas Hermetis…non nigromanticum, sed mensura ignis tui!

Molti secoli dividono Maria da Filalete…ma l’Arte è sempre la stessa. Ermetica, certo, ma quanto deliziosa!

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