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Le Bouleversement…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts with tags , , , , , , , , , , , on Wednesday, November 18, 2009 by Captain NEMO

Dopo aver letto le eleganti pagine de Il Mistero delle Cattedrali, in cui Fulcanelli insegna tutto ciò che è necessario apprendere – secondo Tradizione – si apre, poco prima della fine, un capitolo tutto sommato differente, sia per contenuto che per intento: la Croce Ciclica di Hendaye.

Si tratta di un testo aggiunto da Canseliet solo nel 1960, dopo le prime due edizioni francesi, che ricavò da un manoscritto che era allegato al famoso ‘pacchetto’ del terzo libro, il Finis Gloriae Mundi, che l’Adepto ‘ritirò’ dalle mani del Maitre di Savignies nel 1929.

Del resto, lo si può constatare dal ‘cambio di passo’ della prosa, priva delle consuete allegorie cui Fulcanelli ci ha abituato, colmandoci di stupore e meraviglia, qualcosa appare differente anche al lettore meno esperto. Ma anche in questo caso lo spunto per le sue riflessioni viene da un monumento in pietra, certo meno famoso delle Cattedrali gotiche o delle Dimore di qualche Filosofo della Natura: forse nessuno cercherebbe su una carta geografica Hendaye, a parte qualche turista in viaggio dai Pirenei verso il Golfo di Biscaglia!

Qui, e lo dice lo stesso Fulcanelli, si trova questa bizzarra colonna con la famosa iscrizione: “OCRUXAVES PESUNICA“, il cui piedistallo quadrangolare è adornato da singolari bassorilievi.

Fulcanelli ne parla, in modo decisamente in chiaro, come di una sorta di avviso apocalittico, ad indicare – grazie ad un parallelismo astronomico con il movimento ciclico compiuto dall’asse terrestre che causa la precessione degli equinozi – che ci sarà un punto, un momento, in cui qualcosa accadrà al nostro pianeta; questo evento catastrofico verrà interpretato da Canseliet come il famoso ‘bouleversement‘, in cui l’emisfero boreale verrà distrutto dal fuoco e quello australe dall’acqua, a seguito di un cambio repentino dell’inclinazione dell’asse terrestre.

Fulcanelli indica – con un tipico uso della Lingua degli Uccelli – che:

IL EST ECRIT QUE LA VIE SE REFUGIE EN UN SEUL ESPACE

Insomma, a qualcuno toccherà aspettare, ancora una volta, la discesa delle acque:

“Car les élus, enfants d’Elie, seront sauvés selon la parole de l’Ecriture. Parce que leur foi profonde, leur inlassable persévérance dans l’effort leur auront méerité d’etre éléves au rang des disciples du Christ-Lumiére. Ils en porteront le signe e recevront de lui la mission de renouer a l’humanité régénerée la chaine des traditions de l’umanité disparue.”

Il contenuto di questo malinconico capitolo è decisamente escatologico, finale; l’alchimista ha concluso il suo lavoro e raggiunge la condizione rarissima dell’Adepto; nessuno sa cosa accada, né come, né perché. Oltre alla capacità di trasmutare la materia di questo mondo e di poter – eventualmente – prolungare la vita, riceve ciò che viene chiamata tradizionalmente la Conoscenza vera, per ‘infusione’. Si tratta di un evento di portata decisamente radicale. Ricordo che Canseliet descrive l’Adeptato come una vita su un altro piano, spirituale ma assolutamente reale, in cui la visione del corso temporale e spaziale non conosce più i limiti comuni, come ciò che chiamiamo passato e futuro: l’Adepto vive costantemente nel presente.

Ed è a mio avviso solo per questa straordianria consapevolezza che Fulcanelli decise di includere questo ennesimo monumento, da tutti ignorato, nel suo discorso destinato al famoso terzo libro. Jean Laplace, quando Canseliet ritornò a Casa, prese visione di un appunto del suo Maitre in cui era riportata la sinossi del libro ritirato, che pubblicò nel n° 31 de La Tourbe des Philosophes, nel 1988, e che credo valga una attenta rilettura:

FINIS GLORIAE MUNDI

La décadence de notre civilisation et la déchéance des sociétés humaines.
Incrédulité religieuse et crédulité mystique.
Effets néfastes de l’enseignement officiel.
Abus des plaisirs par la crainte de l’avenir.
Fétichisme à notre époque.
Symboles plus puissants qu’autrefois dans la conception matérialiste.
Incertitude du lendemain.
Méfiance et défiance généralisées.
La mode et ses caprices révelateurs.
Les initiés inconnus gouvernent seuls.
Le mystère pèse sur les consciences.

II°

Témoignages terrestres de la fin du monde.
Les quatre ages.
Les cycles successifs scellés dans les couches géologiques.
Fossiles.
Flore et faune disparues.
Squelettes humains.
L’Asiatide.
Monuments de l’humanité dite préhistorique.
Cromlechs.
Chandelier des trois croix.

III°

Les causes cosmiques du bouleversement.
Le système de Ptolémée.
L’almageste.
Erreur du système de Copernic démontrée par l’etoile polaire.
Précession des équinoxes.
Inclinaison de l’écliptique.
Variations inexplicables du pôle magnétique.
Ascension solaire au zénith du pôle et retour en sens contrire provoquant le renversement de l’axe, le déluge et la fusion à la surface du globe.

E’ evidente, mi pare, che Fulcanelli possedeva una solida cultura, che spaziava dalla Storia antica all’Astronomia: ed è decisamente singolare che il terzo capitolo del libro mai apparso fosse dedicato esclusivamente al ‘bouleversement‘. Ci si potrebbe chiedere: “…e l’Alchimia?

La risposta non è univoca, ma è indubbio che qualcosa di decisivo deve essere accaduto nella visione del nuovo Adepto. E torniamo alla Croce di Hendaye…

Come era da aspettarsi, l’apparizione del testo di Fulcanelli ha generato una valanga di interventi, commenti ed interpretazioni di stampo millenaristico e apocalittico. Li tralascio, perché francamente mi interessano poco. Credo più interessante proporre le immagini di Julien Champagne e le foto del basamento:

Disegno di J. Champagne

Il basamento della Croce di Hendaye - Julien Champagne

Foto dei bassorilievi del basamento

Come si vede c’è un Sole (per la verità, con un sorriso piuttosto simile ad alcune rappresentazioni delle civiltà precolombiane), una Luna (cui Champagne ha tolto un ‘oculo’), una Stella ed un Ovale quadripartito con quattro lettere ‘A’ (piuttosto ‘compassate’).

In un altro articolo di Jean Laplace, dedicato all’obelisco solare di Dammartin-sous-Tige, si parla del movimento elicolidale del Sole, indicato dalla strana serpentina in metallo che adorna la sommità del monumento; senza voler entrare in un altro argomento astronomico (il sole, naturalmente, ha un suo movimento di traslazione complesso, dato dalla posizione del nostro sistema nella galassia e dal movimento della galassia stessa), ricordo che anche Fulcanelli, nelle Dimore Filosofali, parla del ‘retournement hélicoidal‘ del Sole.

E sempre nelle Dimore Filosofali, parlando dello strano Quadrante Solare di Holyrood, si sostiene che sarebbe ‘…un monument élevé au Vitriol Philosophique‘.

Jean Laplace ricorda giustamente che:

“Les but des sublimations est de porter le soleil de l’oeuvre au pole des materiaux afin qu’il rende manifeste ses virtues cachées, cela dans le meme temps où s’effectue l’entière purification de la terre philosophale.”

Ogni innamorato dell’Arte sa che lo scopo delle operazioni che vanno sotto il nome di Sublimazioni è quello di purificare al meglio qualcosa di peculiare: al di là della tecnica manuale, che ovviamente non posso affrontare qui, è chiaro che il Sole e la Luna sono arrivati, al termine della Prima Opera, ad un primo livello di purezza; attraverso la sublimazione, la purificazione viene spinta ancora; si tratta di rendere volatile una cosa secca fissandola (so che sembra paradossale…!), e di raccoglierla nel modo proprio. E’ da ricordare che non si tratta certo di una sublimazione chimica, che è una semplice separazione, bensì di una operazione alchemica della massima importanza; direi, quasi, che tutta l’Opera è, nei fatti, una perfetta sublimazione. Ma anche una circolazione. Dipende da cosa guardiamo e cosa vogliamo raccontare. Sublimare viene da ‘sub‘ e ‘limes‘, cioé ‘sotto‘ e ‘porta‘: dunque portare qualcosa sotto l’architrave di un ingresso, di un passaggio, per elevazione; significa insomma portare ‘in alto ciò che sta in basso‘, attraverso una sublime-azione; la parte spirituale nascosta al centro delle materie deve essere portata alla Luce, e fissata. Ovviamente, qualcosa dovrà morire, anche qui. E qualcosa vivrà. E ci sarà una nuova vita, dotata di qualità nuove, migliori e pure: alla fine delle sublimazioni si otterrà il Mercurio dei Filosofi, per dirla con Fulcanelli.

“De mème voyons nous, dans l’Oeuvre, la nécéssité de rendre manifeste ce feu interne, cette lumière ou cette ame, invisible sous la dure écorce de la matière grave.

L’Opération qui servit aux vieux philosophes à realiser ce dessein, futnommée par eux SUBLIMATION, bien qu’elle n’offre qu’un rapport éloigné avec la sublimation ordinaire des spagyristes. Car l’esprit, prompt à se dégager dès qu’on lui en fournit les moyens, ne peut, toutefois, abandonner complètement le corps mais il se fait un vétement plus proche de sa nature, plus souple à sa volonté, des particules nettes et mondées qu’il peut récolter autour de soi, afin de s’en servir comme véhicule nouveau.

Il gagne alors la surface externe de la substance brassée et continue de SE MOUVOIR SUR LES EAUX, ainsi qu’il est dit dans la Genese (I,2) jusqu’à ce que la lumière paraisse. C’est alors qu’il prend, en se coagulant, une couleur blanche éclatante, et que sa séparation de la masse en est rendue très facile, puisque la lumière s’est, d’elle -meme, placée sur le boisseau, laissant à l’artiste le soin de la recueillir.

Apprenons encore, pour que l’étudiant ne puisse rien ignorer de la pratique, que cette séparation, ou sublimation du corps et manifestation de l’esprit doit se faire progressivement et qu’il faut la réitérer autant de fois qu’on le jugera expédient. Chacune de ces réiterations prend le nom d’AIGLE. FAIRE VOLER L’AIGLE, suivant l’éxpression hermetique, c’est faire briller la lumière en la découvrant de son enveloppe obscure et en la portant à la surface.

Mais nous ajouterons que, contrairement à la sublimation chimique, l’esprit étant en petite quantité par rapport au corps, notre opération fournit peu du principe vivifiant et organisateur dont nous avons besoin.

Ainsi l’artiste prudent devra s’efforcer de rendre l’occulte manifeste, et de faire que “ce qui est dessous soit dessus” s’il désire voir la lumière métallique interne irradier à l’exterieur.”

La simbologia alchemica classica rappresenta questa tediosa ed esiziale operazione con le Aquile, che sono le uniche che riescono a volare alto ed a poter guardare il Sole con gli occhi aperti,. Qualcuno sostiene che l’aquila è l’unica in grado di fissare il Sole. E tutti sanno che il numero delle Aquile non è inferiore a sette; meglio, Philalete docet, se undici. Il motivo è facile da intuire.

Dunque, Sole con quattro stelle, Luna Oculata, una Stella, e quattro ‘A’; però, però…siccome siamo dei ‘foux’, e siccome sappiamo bene quale deve essere la Luna ‘giusta’…forse, visto che la sublimazione è molto legata al ‘bouleversement‘, bisognerebbe ‘speculare’ il tutto: e magari uno resterebbe stupito nel vedere quelle quattro ‘A’, così abilmente compassate, divenire qualcosa che nei manuali alchemici corrisponde al simbolo…della terra!…o – addirittura – del ‘vitrum’!…

Il Mercurio, per mirabile azione, sublime, attrae la parte pura dello Zolfo e la porta con sè, in alto; poi tutto discende, trasformato e fissato. E’ a questo movimento di ascesa e discesa che forse si fa riferimento in questo ben strano capitolo. Non mi sorprenderei se fosse davvero elicoidale. Affatto.

Fulcanelli, nelle sue infinite riletture, riserva sempre sorprese; riporto l’incipit del passo in questione:

Petite ville frontière du pays basque, Hendaye groupe ses maisonnettes au pied des premiers contreforts pyrénéens. L’océan vert, la Bidassoa large, brillante et rapide, les monts herbeux l’encadrent. L’impression première, au contact de ce sol âpre et rude, est assez pénible, presque hostile. A l’horizon marin, la pointe que Fontarabie, ocrée sous la lumière crue, enfonce dans les eaux glauques et miroitantes du golfe, rompt à peine l’austérité naturelle d’un site farouche. Sauf le caractère espagnol de ses maisons, le type et l’idiome de ses habitants, l’attraction toute spéciale d’une plage récente, hérissée d’orgueilleux palaces, Hendaye n’a rien qui puisse retenir l’attention du touriste, de l’archéologue ou de l’artiste.

En quittant la station, un chemin agreste longe la voie ferrée et conduit à l’église paroissiale, située au centre de la ville. Ses murs nus, flanqués d’une tour massive, quadrangulaire et tronquée, se dressent sur un parvis exhaussé de quelques marches et bordé d’arbres aux épaisses frondaisons. Edifice vulgaire, lourd, remanié, sans intérêt. Près du transept méridional, cependant, une humble croix de pierre, aussi simple que curieuse, se dissimule sous les masses vertes du parvis.”

No, non c’è nulla che possa trattenere l’attenzione…

Tutti sanno che le cose migliori sono quelle riservate a pochi.

E rifletto sulla portata vertiginosa della visione dell’Adepto Fulcanelli, sulla sua capacità di coniugare Conoscenza di Madre Natura, e di avvisare ‘in chiaro‘ coloro i quali avranno, eventualmente, orecchie per intendere, e di indicare, con semplicità ed Amore e quel pizzico di nonchalance, la Via degli antichi.

A ben guardare, dunque, assieme all’indubbio valore escatologico, questo passo estratto dal vero Finis Gloriae Mundi da parte di Canseliet, rivela un modello di insegnamento, ancora una volta, straordinario. Che varrebbe la pena di approfondire. Infatti…

IL EST ECRIT QUE LA VIE SE REFUGIE EN UN SEUL ESPACE

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