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La Force

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Tuesday, December 6, 2016 by Captain NEMO

Uno dei Capitoli più belli e famosi de Les Demeures Philosophales è quello dedicato a “Le Guardie del Corpo di Francesco II, Duca di Bretagna“.

Tombeau des Ducs de Bretagne - Nantes

Tombeau des Ducs de Bretagne – Nantes

Il monumento sepolcrale dei Duchi più amati dai Bretoni è oggi ospitato nella Cattedrale di Nantes, ma prima della Rivoluzione era stato edificato nella Chiesa del Carmine; nel 1499 Anna Di Bretagna, Regina di Francia e seconda sposa di Louis XII d’Orléans (dinastia Valois),

Devise de Louis XII et de Anne de Bretagne

Devise de Louis XII et de Anne de Bretagne

decise di onorare la memoria dei genitori – François II Duc de Bretagne e Marguerite de Foix; il progetto è affidato a Jehan Perréal, e realizzato da Michel Colombe. Francesco II é inumato assieme alla prima moglie Marguerite de Bretagne, ma in seguito verranno aggiunte le spoglie di Marguerite de Foix, madre della Regina Anna. Alla sua morte, nel 1544, la Regina verrà sepolta a Saint-Denis (che a Parigi ospita i monarchi Capetingi): ma il suo cuore verrà trasportato in solenne processione fino a Nantes, deposto in un prezioso scrigno in oro e posto nella tomba originaria di famiglia. L’esistenza dell’oggetto – ancora oggi venerato e considerato patrimonio della storia della orgogliosa ‘nazione Bretone’ – viene ricordato da Fulcanelli in una Nota:

M. il Canonico G. Durville, alla cui opera dobbiamo questi dettagli ha gentilmente voluto inviarci un’immagine di quest’oggetto curioso, priva, ahinoi!, del suo contenuto, che fa parte delle collezioni del museo Th. Dobrée, a Nantes, di cui è il conservatore. «Vi invio, ci scrisse, una piccola fotografia di questo prezioso reliquario. L’ho posta un momento nel luogo preciso dove era il cuore della Regina Anna, pensando che questa circostanza vi avrebbe legato con maggior interesse a questo piccolo ricordo.»”

Coeur d'Anne de Bretagne

Coeur d’Anne de Bretagne

Coeur d'Anne de Bretagne

Coeur d’Anne de Bretagne

Oltre ad essere il Conservatore e Bibliotecario del museo Dobrée dal 1924 al 1947, Georges Durville (1853-1943) era anche il vice-presidente della Société archéologique de Nantes, e promosse una serie estesa di scavi nei terreni del Vescovato di Nantes, riportando alla luce 3 piscine battesimali databili al IV secolo AC (ritrovamenti pubblicati in Les Fouilles de l’évêché de Nantes (1910-1913). Oltre a citare Etudes sur le vieux Nantes di Durville, Fulcanelli ringrazia un po’ più che formalmente l’archeologo Bretone, suo contemporaneo:

Preghiamo M. il canonico Durville di qui voler ben gradire l’espressione dei nostri vivi ringraziamenti per la sua pia sollecitudine e la sua delicata attenzione.“.

L’interesse di Fulcanelli per la foto del reliquario che aveva contenuto il coeur di Anna di Bretagna, forse, poteva essere un po’ più che solo alchemico.

Jehan Perréal, come ricorda lui stesso in una lettera al segretario di Margherita d’Asburgo, Arciduchessa d’Austria e Princesse de Bourgogne (Perrèal partecipava al progetto di costruzione del mausoleo di Filiberto di Savoia a Notre-Dame de Brou, sotto gli auspici della Princesse sua moglie), aveva assunto Michel Colombe per la realizzazione del monumento funerario a Nantes:

Monseigneur, je vous ay envoyé le patron de la sépulture du duc de Bretaigne tout ainsy qu’elle est faite, sans y adjouter ni diminuer. Les Vertus ont VI pieds et demy. Ledit patron j’ay fait juste; j’ay été toujours quand on le faisait ou le plus de temps. Je l’ay posé en ce lieu, comme autrefois vous ay conté. Quand au marbre on la fet venir de Gênes. Michel Coulombe besongnait au mois et avait pour mois vingt ecuz l’espace de sinc ans; il y avait deux tailleurs de maçonnerie antique Italiens qui avaient chaqun 8 écuz pour mois. On paiait tous fers asserés, tous outilz. Finalement la chose a été si bien achevée que j’y posé au lieu désiré par la dite Dame (i.e., Anne de Bretagne) et cousta à poser, tant pour faire la voute, pour mettre les corps que pour les engins pour l’enrichir d’un peu d’or, la somme de 560 livres, car j’en ai tenu le compte.“.

"La complainte de Nature à l'alchimiste errant"Perréal – pittore della casa reale di Francia – disegna, e Colombe realizza le sculture; Perréal – la cui vita è ricchissima di episodi ed incontri, ma sempre vissuta con un basso profilo – è conosciuto da chi studia Alchimia per esser stato l’ editor de La Complainte de Nature à l’alchimiste errant (attribuito a Jean de Meung, 1516), la cui miniatura è ben nota:

Chiudo questo piccolo preambolo storico con Colombe: se Fulcanelli lo fa nascere a Saint-Pol-de-Léon nel 1460 (ancora in Bretagna), si pensa oggi che sia nativo di Bourges; Bourges, la cui bellissima Cattedrale manca all’interno de Le Mystère des Cathédrales, fu attorno al ‘500 il centro di una sorta di ‘associazione artistica’: gli scultori Jean e Michel Colombe, lo stampatore e calligrafo Geoffrey Tory e il pittore Jean Perréal. La loro attività si svolge attorno ai Valois/Bourbon, prestando la loro opera alle Dames importanti di questo partito dinastico: Madame du Plessis-Bourré, Madame du Beaujeu (per la quale, nel 1497, Perréal compirà una delicata opera di recupero dei diamanti che Madame de Beaujeu aveva affidato a Madame du Plessis-Bourré), la Regina  Anne de Bretagne, la Regina Charlotte de Savoie. Perréal – pare, ogni prudenza è d’obbligo – fosse fra l’altro il Gardien di un ordine piuttosto antico che sarebbe sfociato a metà ‘800 nei F.C.H., anch’essi basati a Bourges.

Pur essendo Les Demeures Philosophales in qualche modo destinato ad illustrare i contenuti esoterici ed alchemici di alcune ‘Demeures’, Fulcanelli dedica alla tomba dei Duchi di Bretagna uno dei Capitoli più belli; quasi un segnalibro Bretone, come pegno di un amore profondo per la terra e la storia di Breizh, il Capitolo è dedicato all’esame rigoroso delle quattro Gardes du Corps, personificazioni delle quattro Virtù Cardinali; l’espressione originarie delle Virtus sono naturalmente les forces che debbono essere utilizzate da ogni essere umano lungo il proprio cammino terreno: Justice, Force, Temperance, Prudence.

Definita da Fulcanelli come ‘le chef-d’œuvre de Michel Colombe‘, La Force offre una raffigurazione di una allegoria estremamente apparentabile all’operatività alchemica: un Dragone strangolato dalla mano della Garde, che lo ‘estrae‘ con forza aggraziata ma decisa da una fenditura di una Torre.

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[Debbo ringraziare due amici francesi, Archer ed Ibrahim: il primo per la riproduzione della tavola originale di Champagne, il secondo per le magnifiche foto di Nantes. La loro passione ed il loro impegno nei confronti della Gran Dama sono, da anni, un serio punto di riferimento per gli studiosi dell’Arte. Merci bien, Monsieurs !…]

Le chef couvert d’un morion plat, au mufle de lion en tête, le buste revêtu du harcelet finement ciselé, la Force soutient une tour de la main gauche et, de la droite, en arrache, — non un serpent comme le portent la plupart des descriptions, — mais un dragon ailé, qu’elle étrangle en lui serrant le col. Une ample draperie aux longues franges, dont les replis portent sur les avant-bras, forme une boucle dans laquelle passe l’une de ses extrémités. Cette draperie, qui, dans l’esprit du statuaire, devait recouvrir l’emblématique Vertu, vient confirmer ce que nous avons dit précédemment. De même que la Justice, la Force apparaît dévoilée.

Il capo coperto da un morione piatto, al musello di leone sul davanti, il busto rivestito dalla cotta finemente cesellata, la Forza regge una torre con la mano sinistra e, con la destra, svelle – non un serpente come riportato dalla maggior parte delle descrizioni, – ma un dragone alato, che strangola serrandogli il collo. Un ampio drappeggio dalle lunghe frange, i cui risvolti poggiano sugli avambracci, forma un cappio nel quale passa una delle sue estremità. Questo drappeggio, che, nell’intento dello scultore, doveva ricoprire l’emblematica Virtù, viene a confermare ciò che abbiamo detto in precedenza. Come la Giustizia, la Forza appare senza velo.

Il Morione era il casco tipico delle fanterie europee del ‘500: il ‘morro‘ spagnolo indica la parte tondeggiante a protezione della testa, forse ispirato dal copricapo usato dai Mori in battaglia. D’altro canto, il Celtico ‘mawr‘ indica per l’appunto ‘testa‘, ma anche ‘mor‘, il ‘cumulo di pietre‘, il monticello del Gallese ‘mur‘. Morione è anche il nome di una varietà di quarzo nero. La Force indossa un Morione piatto, magnificamente decorato sui due lati con un altorilievo a spirale a tre balze: ricorda il Nautilus, ed evoca un ciclo armonico naturale, basato come è noto sulla serie di Fibonacci. La parte anteriore è scolpita come muso di leone a mo’ di celata: sotto il naso, Colombe ha inciso un simbolo ‘a ghianda‘, forse una sorta di marchio d’atelier. Il Copricapo è completato sulla nuca da un paracolpi loricato a cerniera.

Sotto il Morione, si intravede un copricapo in tessuto, da cui spuntano sui lati le ‘tresses‘, intrecciate con eleganza e raggruppate anch’esse a spirale, commentate da Fulcanelli così:

La tresse, nommée en grec σειρα (seira), est adoptée pour figurer l’énergie vibratoire, parce que, chez les anciens peuples hellénique, le soleil s’appelait σειρ (seir).

Nantes, La Force - la 'Tresse'

Nantes, La Force – la ‘Tresse’

Segue poi l’explication di Fulcanelli sul corsetto cesellato in forma di corazza leggera:

Le scaglie interconnesse sulla piccola gorgiera della cotta sono quelle del serpente, altro emblema del soggetto mercuriale e replica del dragone, anch’esso scaglioso. Delle squame di pesce, disposte a semicerchio, decorano l’addome ed evocano la saldatura, al corpo umano, di una coda di sirena. Ora, la sirena, mostro favoloso e simbolo ermetico, serve a caratterizzare l’unione dello zolfo nascente, che è il nostro pesce, e del mercurio comune, chiamato vergine, nel mercurio filosofico o sale di saggezza. L’identico senso è fornito dalla galletta dei re, alla quale i Greci davano lo stesso nome della lunaσεληνμ (seléné); Questa parola, formata dalle radici σελας (selas), éclat, e ελμ (elé), luce solare, era stata scelta dagli iniziati per mostrare che il mercurio filosofico deriva il suo éclat dallo zolfo, come la luna riceve la sua luce dal sole. Una ragione analoga fece attribuire il nome di σειρμν (seirén), sirena, al mostro mitico risultante dall’unione di una donna e di un pesce; σειρμν (seirén), termine contratto da σειρ (seir), sole, e da μηνη (méné), luna, indica ugualmente la materia lunare combinata alla sostanza sulfurea solare. É dunque una traduzione identica a quella della focaccia dei re, rivestito del segno della luce e della spiritualità – la croce, –  testimonianza dell’incarnazione reale del raggio solare, emanato dal padre universale, nella materia grave, matrice di tutte le cose, e terra inanis et vacua della Scrittura.

Questo passo, in apparenza complesso, è – more solito – un paradigma completo della Grande Opera; fatte salve le apparenze per così dire ‘classiche’ dell’operatività, Fulcanelli indica con precisione il come&perché. Posso solo sottolineare la precisa risonanza con le fondamenta della Philosophia Naturale, di quella stessa, unica, Physica che anima Alchimia. Naturalmente, occorre prima averla studiata, meditata e, nel tempo, afferrata. Non vi affatto casualità nella pratica di laboratorio, bensì l’identica causalità mostrata in chiaro da Madre Natura nel processo continuo della Creazione. Si può far finta di niente e scrollar le spalle, certo, e pensare che tutto si debba ad una attesa fideistica, miracolosa (si trascura spesso che il ‘miracolo’ esprime il senso di ‘una cosa da osservare‘). Nel rileggere questo passo, resto convinto che Alchimia è Scientia & Ars, niente di più, niente di meno. La allegra Cabala fonetica utilizzata da Fulcanelli vela la funzione dei componenti dell’Actio con cui la Materia viene in essere nella manifestazione: quella ‘energia vibratoria‘ è l’effetto – e simultaneamente la causa, ma in un piano speculare riservato, e peculiare – della materializzazione, attraverso Lux, della Forma soggiacente il corpo; questo processo può essere condotto e portato ‘ad terminem‘ soltanto dalla Force, quella di Madre Natura, non certo la nostra. Le Creature non posseggono, non dominano questa Force, che ne è piuttosto la loro origine. Siamo così orgogliosamente affardellati dall’antropomorfismo, che diamo credito di esistenza solo a ciò che possa ricadere sotto i nostri sensi; ma sulla scena del teatro delle apparenze prendiamo spesso lucciole per lanterne, scambiando l’effetto per la causa; chiamiamo ad esempio luce l’emissione del Lumen, pensando che Lux sia solo una deliziosa figura retorica, certo utile per ‘filosofeggiare’. Ma è Lux l’Agente di Natura perenne, che del Campo  – unico – è Signore e proprietario: Lux irradia in continuum, senza frontiere di spazio e tempo (entrambi, sono percepibili dalle creature, ma sono ‘locali’), e l’interazione tra la Materia che deve prender ‘forma’ ed il ‘campo luminoso’, per quanto ai nostri sensi oscuro, avviene secondo un piano perfetto per gradi e attraverso proporzioni: il gioco della liberazione del Mercurio e dello Zolfo – corpi materiali puri in cui albergano i due Principia – richiede all’artista che si dia dispositio alla materia: nel macroscopico essa è espressa dal peso, nel microscopico per quanti. Di quest’ultimo aspetto – che è il dominio esatto d’Alchimia – gli antichi parlano di ‘per minima‘.

Con precisione Fulcanelli evoca questo aspetto: la materia grave, che pesa, la matrice di tutte le cose, è quella terra inane del Genesi; Sol e Luna sono ovviamente già presenti nell’intimo di quella terra, e necessitano di Lux ed Esprit per iniziare il corso di  specificazione del corpo. Sed de hoc satis.

Un ultimo commento, suggerito dalle immagini del magnifico monumento: i due Gisants – poggiati su morbidi cuscini approntati da tre angelots – sono protetti dai due animali simbolici: il Leone per il maschio mostra l’ecu couronné con le armi di Bretagna, mentre il Levriero per la femmina porta il collare dell’ Ordre de la Cordelière (creato da Anna) e mostra le sue armi coronate (partito, a destra di Bretagna e a sinistra di Foix-Béarn-Navarre, ereditato dai genitori di Marguerite ). Entrambe le armoiries mostrano in campo lo smalto d’Hermine, di bianco inseminato di trifoglio di nero e codetta spartita in tre dello stesso.

L’Armellino è stato sempre usato nelle armi di Bretagna, che lo ha sempre anteposto in ordine di importanza tanto all’oro e all’azzurro (colori della Francia): il piccolo mustelide porta la pelliccia bianca d’inverno, e d’estate bruna rossastra sul dorso e bianca sulla pancia. La coda, peraltro, è sempre nera.

Sant Malo - Armes de Bretagne

Sant Malo – Armes de Bretagne

Il Motto recita: “Potius mori quam faœdari” (“Piuttosto morire che macchiarsi“), la stessa devise raffigurata in uno dei cassoni del Palazzo Lallemant, a Bourges: naturalmente, Fulcanelli nel suo commento al Cassone VIII di Dampierre si ricollega alla Bretagna ed alla sua amata Regina Anna, essendo l’ermellino chiuso nel suo recinto il simbolo del mercurio filosofico:

Dampierre-sur-Boutonne, Caisson VIII

Dampierre-sur-Boutonne, Caisson VIII

“L’hermine pure et blanche apparaît ainsi comme un emblème expressif du mercure commun uni au soufre-poisson dans la substance du mercure philosophique.”

Come si vede l’allegoria permette all’alchimista di parlare sempre con precisione della medesima operatività, pur usando fonemi diversi: se si confronta l’explication data per la Force, si conclude che la sirena corrisponde all’ermellino, e che la vergine è il dragone, e che lo zolfo è il pesce. Certo, a seconda di alcuni contesti – verificabili solo nella pratica di laboratorio – vi sono apprezzamenti più coerenti; ma ci si deve arrendere all’evidenza del Grand Jeu: il paradosso in Alchimia mostra la verità, purché si cammini nello studio e nella pratica.

Concludo invitando a riflettere: la Virtù de la Force, Cardinale, non indica solo una forza umana, una terrena volontà, una determinazione da usare per raggiungere uno scopo, sia esso violento o dolce; in verità, la Force di cui si parla in Alchimia è “il” Flusso dell’Actio di Madre Natura; questo Flusso non è una figura retorica, bensì la componente fondamentale del processo di Creazione di Madre Natura, ed attiene alla Physica, in bella evidenza. Non richiede una fede, né un credo. Essendo il modus operandi di Madre Natura, essa – semplicemente – “è”. Un eventuale consenso o dissenso da parte dell’intelletto umano davvero non conta nulla sul piano Universale.

Yes, a Jedi’s strength flows from the Force. But beware of the dark side. Anger, fear, aggression; the dark side of the Force are they. Easily they flow, quick to join you in a fight. If once you start down the dark path, forever will it dominate your destiny, consume you it will, as it did Obi-Wan’s apprentice.

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Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – Interludio, Verde

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Thursday, November 10, 2016 by Captain NEMO

Molto inchiostro è colato nell’interpretazione dell’Ecusson final che apparve con la prima edizione del 1926 de Le Mystere des Cathedrales. Una lettura araldica canonica e di buon senso (da parte di Althea, alias Madame Elena Frasca Odorizzi) potrebbe essere: “Di rosso, all’Ippocampo d’oro, cimato da una spiga d’orzo dello stesso, attraversante su una campagna del secondo“. Paolo Lucarelli, che ebbe la benevolenza di parlarmene poco prima della pubblicazione della sua nuova traduzione ed edizione della prima opera di Fulcanelli (2005), canta il blasone comme-il-faut, tenendo anche conto dell’elmo, vale a dire dell’origine alchemica dell’ormai famoso blasone: “Troncato di rosso e d’oro, all’Ippocampo d’oro dell’uno all’altro accompagnato in capo da una spiga d’orzo, timbrato da elmo di cavaliere crociato ornato di due lambrecchini, con impresa d’anima che dice uber campa agna”. Paolo, per miglior aiuto, fece anche colorare, basandosi su questa lettura, il blasone di Fulcanelli, ponendolo in quarta di copertina.

fulcanelli_ecu1926-copy

I Tre Ecussons

In reverente omaggio ai Frères Chevaliers d’Heliopolis, ho pensato di giustapporre il blasone originale (del 1926), a quelli di Eugène Canseliet e Jean Laplace; trovo infatti che vi sia da riflettere. Ricordo anche che Paolo mi riferì di esser rimasto molto turbato dal fatto di non aver avuto notizie da Jean durante l’ultimo periodo della sua vita terrena. Come è noto, erano due stretti amici. Se tutti conosciamo il rivoluzionario contributo di Paolo alla corretta direzione da dare dell’operatività alchemica stretta, pochi – temo – hanno voluto consultare le opere di Jean.

L’unico colore ‘araldico’ nell’Ecusson di Fulcanelli è il rosso, il quale ne specifica con chiarezza cristallina il senso, cioé l’Initium, vale a dire il risultato della ‘prima operazione’: “Questa dunque è la prima operazione di alchimia, come diceva Canseliet, alla fine della quale deve manifestarsi quel rosso tanto misterioso e importante da essere definito arcano maggiore dell’Arte, che sovrasterà l’oro, o meglio un’acqua dorata, più o meno nelle proporzioni che qui si vedono.”.

Nell’Ecusson di Jean appaiono tre  colori: dall’esterno all’interno il nero, il bianco, il verde; fino al centro, rappresentato dal Sol, d’oro (il quale, in araldica,  è metallo e non colore). Da un suo saggio apparso ne La Tourbe des Philosphes, numero 31, titolato Aperçus Vitriolique, sottopongo un passo:

“« Aujourd’hui clair de lune

Il fera demain clair de l’autre. »

De Cyrano Bergerac : Le pédant joué

La séparation est de telle importance qu’elle influence, de façon décisive, l’aspect des matériaux à la fin du premier oeuvre. Eugène Canseliet, unique disciple de Fulcanelli, disait souvent que le vitriol véritable n’est pas nécessairement atteint lorsqu’on obtient un sel vert lors des purifications du mercure. Chacun pourra en juger à présent, en prenant connaissance de la description exacte du composé que nous avons pu élaborer et que voici :

L’étoile, qui est un synonyme philosophique du sel dont nous parlons, est générée à partir des seuls matériaux réservés à l’oeuvre lorsqu’ils sont travaillés selon la technique sans envie décrite au chapitre conjonction et séparation de « L’alchimie expliquée ». Le vitriol est insoluble quel que soit le solvant employé depuis l’eau, le chloroforme, l’acétone jusqu’à l’alcool le plus subtil, voir même l’acide chlorhydrique. On peut donc le considérer comme un émail de la meilleure qualité, certains le comparent même à l’or. Par-dessus tout, il est transparent comme du cristal de Bohême teinté du plus beau vert. Cette transparence est le signe le plus certain d’une exacte préparation si l’odeur de l’encens accompagne les opérations de purification. Sa couleur est fixe. Le vitriol, coulé puis refroidi à la surface du mercure, se brise en mailles de filet. Les veines de ces brisures deviennent, à l’air ambiant, autant de lignes opaques hérissées d’une multitude de poils blancs dont la structure ressemble à l’amiante. Toutefois, cette « oxydation » se limite aux seules fêlures de la masse compacte qui reste, elle, exempte de toute dégradation. Les fumeroles qui s’insèrent lors de la solidification sont la cause la plus plausible de ces apparitions poilues.

Cela dit, il est assuré qu’il sera impossible d’opérer aux sublimations avec un vitriol qui soit opaque dans sa masse, à cause d’une mauvaise séparation ou d’une purification mal conduite. Au stade du second oeuvre, le pur désire habiter avec le pur c’est pourquoi il change de lieu pour monter à la surface où se trouve le vitriol. Ce phénomène magnétique ne s’accomplira que si l’émeraude philosophique a les qualités requises, afin que le semblable s’unisse au semblable.“.

Il passo è del 1988 ed è di facile traduzione. Segnalo che Jean lasciò questa manifestazione nel 1996, e che il passo si riferisce al ‘verde‘. Come ricorda Canseliet, e Jean lo sottolinea, “… il vitriolo veritiero (‘véritable‘, e non ‘vrai‘) non è necessariamente raggiunto allorché otteniamo un sale verde durante le purificazioni del mercurio“. Sembra di poter/dover intendere, così, che vi siano diversi ‘verdi’ durante l’Opera (ma vi sono anche diversi ‘rossi’, per non parlare dei ‘neri’ e dei ‘bianchi’).  Ora, non intendo certo dare delle indicazioni operative, per ovvi motivi tradizionali; come sempre, è il caso di porsi domande utili all’operatività, soprattuto nel dove&quando; mi limito tuttavia a segnalare che non mi meraviglio affatto di questa affermazione, soprattutto se si è ben compreso, prima, cosa è in Physica un colore. Specifico che la versione corrente proposta dalla fisica, non è completa, né tanto meno veritiera. Mancano alla fisica molti ‘pezzi’, tutti peraltro ben presenti all’interno della Physica. Per chi ama studiare praticando, questo è un terreno che riserva frutti, utili – a mio modesto avviso – durante l’operatività alchemica.

Ora, se nelle lingue latine ‘véritè‘, ‘véritable‘ indicano – i F.C.H docent – la Force legata alla crescita indispensabile nell’Opera pratica, segno cioè di una fissata capacità di nuova vita, le lingue nordiche suonano in modo più perentorio: il ‘green‘ inglese, così come il ‘grün‘ tedesco provengono dal radicale Proto Indo Europeo ‘ghre‘, che indicava per l’appunto il momento della crescita di una pianta. Il fonema originario ‘ghros‘, da cui ‘grass‘ – l’erba – informava l’ascoltatore del  ‘giovane germoglio‘ (“shoot“), del ‘pollone‘ (“sprout“). Vi è in questa modalità sonora più di un senso utile alla bisogna. Si parlerà, lo so, di aspetti intellettuali, marginali. E sorrido, di conseguenza.

In verità, ogni materia che cresce ha un suono distintivo, tipico dell’animale, del minerale e del vegetale. Il che è naturale, meglio: Naturale. Se qualcuno/qualcosa ‘entra’ in una stanza chiusa, produce necessariamente un suono: ogni materia che ‘entra’ in Manifestazione si comporta in modo identico. Ogni materia vibra, oscilla; è la sua signature, la firma. Quella vibrazione propria dell’organizzazione cristallina, matrice della nuova materia – la Matta Reah di Heliopolis antica – interagisce con il Campo unico. L’allineamento della vibrazione cristallina che punta, per gradi, alla Risonanza con il Campo, produce un’onda che ha una caratteristica sonora precisa, tradotta in una frequenza sonora delicata, secca, esatta e che riverbera – per un fenomeno elettrico&magnetico ovvio – nell’esaltazione di micro-particelle ‘profumate’ e ‘colorate’. L’occhio percepisce il colore, l’orecchio il suono, il naso il profumo.

Vi sono così, più ‘verdi‘ (e più ‘colori’). L’alchimia antica precisa che vi sono più mercuri e più zolfi. Il “Pensare”, d’altro canto, genera onde, e Madre Natura risponde, con assoluta precisione. L’Entanglement ha una caratteristica di merveilleux, ma racchiude in sé anche l’assoluta incertezza del fenomeno ‘veritable‘. Occorre dunque un supporto per discernere ciò che si cerca, prima teorico (Physica) e poi pratico (Alchimia).

Detto questo, si comprenderà forse meglio il florilegio di achievements capitati ai numerosi alchimisti che sono arrivati nei dintorni di questa zona di Force, meglio: di questo Campo di Forza. Essendo inevitabile che l’artista innamorato è parte interagente di questo Campo, e delle Risonanze in corso d’Opera, è essenziale la frequenza (Canseliet parlava, più che correttamente, del famoso Dyapason). Pregare, meditare, è senza alcun dubbio una postura essenziale e dovuta di fronte a Madre Natura all’Opera, quando fa nascere una nuova vita in un Cristallo. Noi non siamo nulla di fronte alla Madre, di fronte alla Materia, soprattutto a quella Matta Reah. Ma la possibilità di consapevolezza di alcune frequenza base della Creazione può essere esiziale nel non prendere lucciole per lanterne, nella speranza timida ed umile di saper come orientarsi durante quel rapidissimo canto profumato.

Il Desiderio di Arjuna è la forza di nascita dell’Entanglement, e non v’è scampo: Connaitre richiede una dispositio sia della Materia che dello Spirito dell’Artista. Il senso allegorico della Veille del futuro, eventuale, Chevalier – solitaria, nella notte, di fronte alle proprie armes posate di fronte al fuoco della Lux – è questo, e non si compie pour chance, ma attraverso una scelta consapevole di Risuonare con la Creazione. Occorre tempo, molto tempo, studio, molto studio, pratica, molta pratica. Ed essere, naturalmente, véritables.

 

Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – 3

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Saturday, November 5, 2016 by Captain NEMO

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Pierre Aristide Monnier, alias Alcyon

Pierre Aristide Monnier è l’autore di quel curioso libro (“La Clef des Ouvres de Saint Jean et Michel de Nostredame”), pubblicato nell’Agosto del 1871 sotto il nickname di M.A. de Nantes. Alcuni leggono ‘M.A.‘ come ‘Maitre Anonyme‘, altri come ‘Maitre Artiste‘, altri ancora come ‘Maitre Alcyon‘; il Pays de Nantes, d’altro canto è l’arrondissement dove viveva, al confine tra la Bretagne e l’Anjou…”Pierre Monnier, abitante in rue de la Pierre de Bretagne, comune di Montrelais, la cui chiesa è sotto l’invocazione di Saint Pierre … La mia casa fa parte di un gruppo di case situate sul confine tra Bretagna e Anjou. É completamente cintata da alte mura come una cittadella, e, per penetrarvi, si è obbligati a varcare una porta monumentale in mattoni affiancati che è come la torre di questa cittadella.“.

La Pierre de Bretagne era un grosso blocco di granito che marcava la frontiera tra Bretagne e Anjou[i], secondo l’accordo dell’851 tra Carlo il Calvo, Re dei Franchi, e Nominoë, Re dei Bretoni. Monnier è un personaggio figlio della sua terra fiera, fervente cattolico e fortissimamente realista (e legittimista, sostenitore della linea di sangue del Comte di Chambord, Henry V, della Casata di Bourbon[ii]). Notaio di professione, Monnier è allevato ed educato in un territorio la cui storia affonda nella tradizione Celtica antica[iii], in un connubio tra educazione ‘classica’, Celtismo e spiritualismo Cristiano-Cattolico: un conservatore ad ogni costo. Lo Studio dell’ermetismo e dell’Alchimia ‘classica’ costituiranno la radice – neanche troppo celata – dei suoi pochi scritti, e soprattutto delle sue attività extra-professionali. Sarebbe troppo lungo affrontare qui un esame della sua vita – per quel che finora se ne sa -, resta il fatto che Monnier ben conosceva Fulcanelli. Come si sa, in Francia il fervore per l’indagine storiografica sull’identità di Fulcanelli è esploso a più riprese: il più grande ed importante alchimista del secolo scorso, cui tutti oggi dobbiamo la passione per la Scienza e l’Arte della Natura, era Francese, ed è dunque naturale che i Francesi si sentano in qualche modo ‘chiamati’ a questa indagine; se da un lato ciò è comprensibile, personalmente ritengo che sia la portata dei suoi scritti a costituire il maggior tesoro, e non l’esattezza del suo status anagrafico. In ogni caso, dopo un nugolo di candidature sulla cui fondatezza si sono esercitati fior di esperti, l’ipotesi di identità oggi più accettata è quella dell’ingegner Paul Decoeur, che è stata corroborata da diverse prove.

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Paul Decoeur, Natale 1874

Docteru Miracle

Edouard TALLIEN DE CABARRUS

Si tratterebbe di un figlio del Docteur Cabarrus, il Docteur Miracle, famosissimo omeopata della Parigi che conta;  ma è un figlio scomodo, perché nato fuori-del-matrimonio (il 9 Febbraio 1839); e dato che la sposa di Cabarrus si chiama Adelaide de Lesseps, sorella maggiore del famosissimo e ricchissimo  Ferdinand de Lesseps, eroe di Francia e patron del Canale di Suez …

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Famiglia De Lesseps

la famiglia interviene a difesa dell’onore di Adelaide, allontanando il piccolo Paul dal padre ‘tombeur-des-femmes‘, per affidarlo alle amorevoli cure – lontano dalle luci della ribalta parigina – di persone legate ai de Lesseps (fra cui, i ricchi Duchi De Broglie). Una ulteriore conferma – che mi pare importante – proviene da una lettera del libraio Pierre Dujolspierre_dujols , dell’11 Aprile 1911, indirizzata a Paul Decoeur (resa pubblica da Filosténe Junior, un serio alchimista belga):

 

Mio caro Paul,

da qualche giorno le mie gambe mi fanno soffrire sempre più senza una pausa veramente ristoratrice. Per aiutarmi, ho per fortuna il sostegno di M. Samuel Cohen Lidiakos, inviatomi da parte del Barone di Sarachaga per sbrigare la posta e occuparsi della mia corrispondenza di giorno in giorno. Sono molto contento dei suoi servigi e così ringrazio il Creatore di avermene dato il supporto che recentemente mi ha fatto difetto.

Caro amico, come sono lontani i tempi nei quali conversavamo sui filosofi che ci resistevano a causa delle loro parole così circospette! Avevate ragione: la pubblicità ed il chiasso non aiutano in nulla nel cammino del carbonchio. Ne misuro la difficoltà nel quotidiano. Durante le pause mi rimetto volentieri al lavoro. Ma l’opera si allontana. Al contrario di voi, che – presto saranno due anni – avete trionfato su tutti gli ostacoli che sbarravano l’entrata al nido della Fenice. Il suo uovo fu il vostro! Vi ha posto al grado supremo dell’iniziazione. Definitivamente, quanto il cenacolo si è meravigliato della vostra buona fortuna! Avete definitivamente meritato il titolo di “Vulcain Solaire”, l’araldo dei Filosofi ermetici dei nostri tempi.

Quanta gioia nel cuore nel ricordarmi il precedente successo, quello del nostro buon vecchio Maestro, vero Chouan[iv] e discepolo bretone degli antichi druidi di cui non debbo certo darmi la pena di citarvi il nome che voi ben conoscete! Quale fu la nostra emozione alla vista della sua ‘scoperta’, a tanti lustri di distanza. E quale fu la vostra sorpresa, voi che lo frequentavate da più tempo di me.

Ho dato/restituito a Champagne i quindici fogli su Chartres, ignoro se intende ispirarvisi per il testo da pubblicarsi su questa cattedrale. Vedrete voi se l’utilità di questa bozza è reale o semplicemente a vocazione artistica.

Domenica prossima temo di dover passare la mia Pasqua nella mia camera. La mia sposa è davvero coraggiosa nell’assistermi in tutti i miei spostamenti. Spero di ricevere prossimamente vostre felici nuove.

Il vostro devoto Pierre Dujols

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Lettera Dujols-Decoeur – 1911, f. 0

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Lettera Dujols-Decoeur – 1911, f. 1

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Lettera Dujols-Decoeur – 1911, f. 2

 

Da questo documento si deve annotare che:

1) Paul Decoeur era conosciuto come ‘Vulcain Solaire‘.

2) Pierre Dujols, alias ‘Magophon‘ attesta che Paul Decoeur, alias ‘Fulcanelli‘, conclude la sua Opera nella primavera del 1909.

3) Esisteva un ‘cenacolo‘, di cui tanto Dujols che Decoeur facevano parte.

4) Entrambi conoscevano il loro ‘bon vieux Maitre‘ bretone, che era più che probabilmente Pierre Aristide Monnier, aliasAlcyon

5) Monnier ha compiuto l’opera ‘a plusiers lustres‘ prima del 1911.

6) Fulcanelli aveva conosciuto Monnier prima di Dujols.

7) Dujols ha dato/restituito a Julien Champagne quindici fogli di testo sulla Cattedrale di Chartres, dai quali il disegnatore&alchimista avrebbe potuto trarre ispirazione per illustrare il testo di prossima pubblicazione. La decisione se il lavoro (si deve pensare tanto al testo che alle illustrazioni) potesse essere approvato per la pubblicazione finale spettava a Fulcanelli.

Il 7 Maggio 1906, cinque anni prima – e dunque tre anni prima che Fulcanelli concludesse la sua Opera – Dujols aveva scritto una missiva a Raymond Roussel, famoso scrittore ed autore sia de La Poussière de Soleil che del Locus Solus; eccone una mia traduzione:

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Raymond Roussel

Caro Monsieur Roussel,

in risposta alla vostra stimata lettera del 22 Aprile scorso, prendiamo atto della vostra decisione di rinunciare al progetto di scrivere sull’alchimia. Questo progetto al quale Mr. Decoeur tiene particolarmente sarà dunque ripreso a nostra cura.

Il nostro amico ha deciso di riprendere anche i suoi disegni dei dettagli dei medaglioni che ornano le cinque cattedrali coinvolte. Egli conta – per questa parte grafica – di affidarsi ai talenti di Julien Champagne, dell’atelier di Mr. Prinet. Questo artista appassionato d’Alchimia, ci riferisce di avere l’onore di conoscervi già.

Paul Decoeur mi incarica di chiedere il vostro parere a proposito del titolo globale dell’opera le cui precedenti/antiche note, vecchie di nove anni, voi avete messo a punto. Ha pensato a: ‘I motivi lapidari delle cattedrali ed altre dimore nel loro rapporto con il simbolismo della Grande Opera Alchemica’. Non è troppo lungo?

Si scusa di non potervi scrivere di persona, ma voi non ignorate il terribile lutto che lo affligge da qualche giorno.

Il decesso inopinato di Pierre Curie ha sconvolto molte persone ed i funerali hanno aggravato la costernazione generale.

Similmente, l’annuncio tragico ci ha immerso di nuovo nel pensare a Montpellier dove abbiamo seguito a suo tempo il corso di cristallografia dispensato da Mr. Jaques Curie, fratello del defunto, al quale abbiamo inviato le nostre più sincere condoglianze.

A proposito del suo amico Pierre, Mr. Decoeur ci ha confidato di essere stato turbato della sua recente conversione spirituale. Non può impedirsi di rivedere nello spirito il cerimoniale dei Druidi praticato nei bacini della Miniera a Guyancourt nei pressi di Versailles.

Per di più, i due amici progettavano di pubblicare una memoria sulla crescita cristallina in omaggio al Professor Hautefeuille: ecco un bel progetto che non vedrà più la luce.

Potete farci addebitare le spese di spedizione dei documenti?

Vi restituisco, con la presente comunicazione, l’interessante racconto dei Sette Ippocampi e ringraziate molto Mr. de Campagna a questo proposito.

Nel ringraziarvi in anticipo della vostra benevola collaborazione, vogliate gradire Monsieur Roussel, i nostri devoti sentimenti

Dujols

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Lettera Dujols-Roussel – 1906, f. 1

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Lettera Dujols-Roussel – 1906, f. 2

Da questo documento si deve annotare che:

1) Raymond Roussel rinuncia a scrivere (o a partecipare) ad un progetto sull’Alchimia.

2) Dal 1906 il progetto in questione – cui Paul Decoeur ‘tiene molto‘ – viene portato avanti da Dujols.

3) Decoeur richiede anche la restituzione degli schizzi da lui effettuati dei medaglioni che ornano le 5 Cattedrali prese in considerazione nell’ambito di tale progetto. Decoeur affiderà la realizzazione ‘in bella‘ dei suoi schizzi a Julien Champagne, ‘artista appassionato d’Alchimia‘. Champagne conosceva Roussel.

4) Roussel ha ‘messo a punto‘  le note precedenti del progetto, già ‘vecchie di nove anni, vale a dire risalenti a prima del 1897.

5) Decoeur, tramite Dujols, chiede a Roussel un’opinione sul titolo dell’opera ‘globale’, che è basata sull’esame del simbolismo alchemico di ‘cattedrali ed altre dimore‘.

6) La morte tragica di Pierre Curie (19 Aprile 1906)[v] getta nello sconforto il suo amico Decoeur; il quale – a proposito dell’interesse (ai fini scientifici) da parte di Pierre per alcuni fenomeni ‘spirituali’ – ripensa al ‘cerimoniale dei Druidi‘ praticato nei Bacini della Miniera[vi] di Guyancourt.

7) Dujols ha seguito un corso di Cristallografia tenuto da Jacques Curie, fratello di Pierre, a Montpellier.

8) Paul Decoeur e Pierre Curie avevano intenzione di scrivere una memoria sulla ‘crescita cristallina‘ come omaggio a Paul Hautefeuille[vii].

9) Roussel aveva evidentemente in precedenza inviato una nota a proposito dei Sette Ippocampi; e Dujols lo prega di ringraziare Monsieur de Campagna[viii].

A titolo di ulteriore riflessione occorre notare che è quantomeno curioso che Fulcanelli/Decoeur e Curie – due personaggi, per di più Accademici, di formazione e pratica indubbiamente “scientifica” – potessero in qualche modo interessarsi al Druidismo, se non per motivi ben precisi e delineati, liberati cioè dalla coltre di ciarpame che da secoli ha avvolto, sporcandola, la naturale Conoscenza della Natura (perdonate la apparente tautologia, indispensabile in questo caso) di cui i Druidi erano gli studiosi e praticanti. Tale interesse, nel caso di Fulcanelli, può essere maturato quasi certamente dalla lunga frequentazione con il Bretone Pierre Aristide Monnier (1824 – 1899), profondo conoscitore, seppur iper-cattolico, del valore rivoluzionario di quella antica scienza pagana.

Inoltre, l’importanza della relazione tra Decoeur e Roussel non deve essere trascurata: il lettore di Locus Solus non può che rimanere stupefatto, dopo una prima inevitabile reazione di stizza di fronte alla fantasia folle dell’autore, della singolarità non soltanto dell’intera opera, quanto dell’arguzia – davvero astuta – e del linguaggio utilizzato dal genio ‘foux‘ di Roussel. Dei sette capitoli di Locus Solus, il terzo descrive – come ricordato da Dujols – una corsa fantastica e bizzarra di Sette Ippocampi attorno ad un ancor più sorprendente cristallo – in forma di Diamante – immerso in una vasca piena di aqua-micans … per ora, non voglio commentare oltre; magari, mi riprometto di proporre una mia traduzione del passo in questione, dato che – more solito – il pur bravo traduttore dell’edizione italiana non ha colto la sottigliezza del merveilleux infusa dal visionario Roussel nel suo lavoro.

Il Bretone Monnier è il padre putativo di un ‘cenacolo’ di personaggi legati da interessi ermetici, tradizionali e ‘scientifici’, ove l’Alchimia – intesa come Physica, alla d’Espagnet, per intenderci – indica la direzione dello sviluppo della umana Conoscenza, prima a livello teorico e poi pratico.

Questo excursus – lo preciso – non intende celebrare, approvare o disapprovare una possibile identità di Fulcanelli; la vicenda – ricchissima fra l’altro di un mucchio di aneddoti e personaggi famosi  ad essa connessi – è certo interessante ed appassionante, ma ciò che è davvero importante è osservare che:

Il fil-rouge alchemico che sfocerà nell’opera di Fulcanelli ha una matrice alchemica solidissima, antica e molto ‘classica’, come vedremo meglio in seguito.

Questo fil-rouge si dipana attraverso personaggi che hanno una visione ed un approccio molto pragmatico, e che appartengono ad un ambiente senza dubbio “scientifico”, guidati da uno spirito di ricerca puro, privo di pre-giudizi e/o stereotipi. Il ‘cenacolo’ di cui si parla è fatto di uomini di Scientia e di Ars, che si muovono ovviamente nel loro tempo, in mezzo a vicende difficili per il loro paese e che appaiono – nei loro pregi e nei loro difetti – umani. Pur nella loro emportance, nella loro caratura, si tratta di uomini che fanno della Conoscenza, e della Ricerca connessa, il loro pane quotidiano ed extra-quotidiano.

Inoltre, e non ultimo, inizia ad apparire un progetto di diffusione di uno scritto che ha una storia lunga, una gestazione di decenni, e che passa per le mani di un certo numero di persone: Il Mistero delle Cattedrali e Le Dimore Filosofali[ix] sono il risultato di sforzi di appassionata didattica e divulgazione – nei limiti della Tradizione – ma nello spirito di una ricerca seria, continuata, affiancata a ciò che la chimica-fisica del tempo andava sperimentando e trovando, e sposata con magistrale bellezza alla Physica antica. Quegli uomini, con i loro pregi ed i loro difetti, hanno progettato – ed a lungo – un lavoro di grandissimo valore teso a ridare all’Alchimia lustro e pulizia, nutrendolo sin dall’inizio dello scopo mai taciuto dell’Alchimia: Conoscenza.

Attraverso un libro certo di difficile comprensione, ma precisamente scientifico, dato che il suo terreno d’origine ed il fine sono – de facto – i processi che presiedono alla entrata in manifestazione della Materia, secondo le leggi di Madre Natura, in ogni Universum. Scienziati ed Artisti. Non altro.

Dopo la scomparsa di Monnier, Fulcanelli guida questo progetto, sia a livello dottrinale che di pratica alchemica: tale progetto include un numero considerevole di testi e referenze, evidentemente selezionati non casualmente nell’enorme mole di testi alchemici. L’invito a studiare e praticare è chiaro e perentorio, ovviamente con tenace passione, serietà e dedizione totale. Nelle Dimore Filosofali il famoso capitolo Alchimie et Spagyrie dimostra con semplice chiarezza la perfetta conoscenza da parte dell’autore delle correnti pratiche di laboratorio chimico-fisico, tipica di un uomo che ne conosce sia la tecnica che i limiti; é un uomo della scienza di quel tempo che scrive ed indica ‘cosa-manca‘ e ‘cosa-fa-la-differenza‘. Allo stesso tempo, è il Filosofo della Natura che indica ‘dove-cercare‘ ed in quali libri ‘trovare‘. Si dice sempre che i libri sono scritti per chi già ‘sa’. Vero. Ma anche falso. Se si studia e si pratica, apprendendo il metodo di ricerca impiegato ed indicato da Fulcanelli – che evidentemente lo ha percorso sia attraverso l’elaborazione di un suo modello teorico, sia a livello di sperimentazione nel laboratorio alchemico – si dispone degli strumenti utili alla bisogna: il successo, il risultato, non ha alcuna importanza. Ciò che conta è il procedere lungo il percorso, con metodo, amore ed umiltà.

Sempre nelle Dimore Filosofali, l’ultimo Capitolo della prima Edizione è dedicato a Le Cadran Solaire du Palais Holyrood d’Edimbourg:

C’est plutôt un cristal érigé, une gemme élevée sur un support … il se compose essentiellement d’un bloc géométrique, taillé en icosaèdre régulier, aux faces creusées d’hémisphères et de cavités à parois rectilignes, lequel est supporté par un piédestal dressé sur une base pentagonale formée de trois degrés plans. … Arachne, où les heures étaient, dit-on, gravées à l’extrémité de fils ténus, ce qui lui donnait l’aspect d’une araignée … Le mot grec уνωμων, qui s’est intégralement transmis aux langues latine et française (gnomon), possède un autre sens que celui de l’aiguille chargée  d’indiquer, par l’ombre projetée sur un plan, la marche du soleil. Γνωμων désigne aussi celui qui prend connaissance, qui s’instruit; il définit le prudent, le sensé, l’éclairé. Ce mot a pour racine γιγνωσχω, que l’on écrit encore γινωσχω, double forme orthographique dont le sens est connaître, savoir, comprendre, penser, résoudre. De là provient Γνωσισ, connaissance, érudition, doctrine, d’où notre mot français Gnose, doctrine des Gnostiques et philosophie des Mages. … Mais la racine grecque d’où proviennent уνωμων et уνωσις, a également formé уνωμη, correspondant à notre mot gnome, avec la signification d’esprit, d’intelligence. …

L’icosaèdre gnomonique d’Edimbourg est donc bien, en dehors de sa destination effective, une traduction cachée de l’OEuvre gnostique, ou Grand OEuvre des philosophes. Pour nous, ce petit monument n’a pas simplement et uniquement pour objet d’indiquer l’heure diurne, mais encore la marche du soleil des sages dans l’ouvrage philosophal. Et cette marche est réglée par l’icosaèdre, qui est ce cristal inconnu, le Sel de Sapience, esprit ou feu incarné, le gnome familier et serviable, ami des bons artistes, lequel assure à l’homme l’accession aux suprêmes connaissances de la Gnose antique.

Il capitolo in questione – oltre a questa inequivocabile indicazione sul senso e sulla direttrice cui punta la Science e l’Art d’Alchimia – offre una messe di riferimenti preziosi per l’operatività. Ed altro …

To be continued …

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Note

[i] Sull’Anjou sarebbe troppo lungo dissertarne in questo contesto: è sufficiente ricordare il ruolo assolutamente importante della Casata i cui discendenti – diffusi in tutte le Genealogie dei maggiori Regni d’Europa – saranno protagonisti di gesta e ‘orientamenti’  determinanti, che influenzeranno profondamente lo sviluppo dell’Europa. Non va dimenticato, inoltre, il ruolo ugualmente esiziale dell’Aquitanie: in estrema sintesi storica, tutta la parte occidentale della terra di Francia è la depositaria della più antica tradizione Celtica.

[ii] Henri Charles Ferdinand Marie Dieudonné d’Artois, duc de Bordeaux, Comte de Chambord fu Re (contestato) dal 2 al 9 Agosto 1830, e non venne mai proclamato Re; a partire dal 1844 al 1883 fu il Pretendente Legittimo alla Corona, e fu l’ultimo Re di Francia.

[iii] L’attuale Bretagna (Breizh) nasce da un’emigrazione  di varie tribù di Britanni, un fiero popolo Celtico che abitava la parte centrale e meridionale della attuale Inghilterra: attorno al 380, sotto la spinta degli invasori Sassoni, un considerevole numero di  Britanni, guidati dal Dux Britanniae Magnus Maximus – in gallese: Maxen Wledig -, varcarono il Canale per approdare nella parte occidentale dell’Armorica Romana e negli attuali Paesi Baschi, ove si stanziarono. Breizh fu sempre Regno – e poi Ducato – totalmente indipendente dal Regno di Francia; solo nel 1532 venne unita – e non annessa – al Regno di Francia come Provincia, e governata come nazione separata.

[iv] Si tratta di un soprannome dato ai partigiani realisti dell’Ovest francese, che insorsero contro La Republique: a sua volta, il termine viene dal soprannome di Jean Cottereau, che radunava i suoi compagni insorti al grido di ‘chat-huant‘, che è anche il nome dell’Allocco (il rapace notturno).  La pronuncia in vecchio francese e nei dialetti suona come ‘Savant‘, ‘Sapiente‘. Ma vi è anche un’altra Cabala Fonetica, una delle passioni condivise dai due amici.

[v]  Pierre Curie (1859 – 1906) grandissimo fisico, padre della cristallografia, studioso del magnetismo, scopritore dell’effetto piezoelettrico e della radioattività; ricevette il premio Nobel in Fisica nel 1903, assieme alla moglie Marie e a Becquerel “per gli straordinari servizi resi dalle loro ricerche congiunte sui fenomeni radioattivi scoperti dal Professor Henry Becquerel“.

[vi] Gli ‘Stagni della Miniera‘ facevano parte di una serie di imponenti lavori diretti da J.B. Colbert tesi ad assicurare il rifornimento di acqua (Riviére du Roi Soleil) per l’enorme parco di Versailles (8000 ettari), e risalgono al 1668. Pierre Curie adorava quella zona boscosa e ricca d’acqua: ” Sì, mi ricorderò sempre con riconoscenza del bosco della Miniera! Di tutti i posti che ho visto, è quello che più ho amato e dove sono stato più felice. Spesso partivo di sera, e risalivo la vallata, ritornavo con venti idee in testa…“.

[vii] Paul Hautefeuille (1836 – 1902), emerito mineralogista e  chimico, membro dell’Académie des Sciences dal 1895; famoso per aver scoperto la sintesi di molti cristalli grazie all’azione di catalizzatori.

[viii] Si tratta di Vincent de Campagna (che non ha nulla a che fare – temo – con Julien Champagne), che compare sia nell’agenda personale di Roussel (78, Avenue de Wagram – Paris 8me, e anche La Rivière Thibouville, Nassandres) che come destinatario di una dedica autografa da parte di Roussel di una copia de La Poussière de Soleil: “Et de ces millions de Soleils chacun est le pivot de quelque univers!“.

[ix] Il progetto iniziale pare essere stato costituito dall’esame in chiave ermetica ed alchemica sia delle maggiori Cattedrali che di alcune Dimore di Francia. Considerando l’impianto del lavoro originale, è davvero curioso notare che le 5 Cattedrali previste diventano nell’edizione finale solo 2 (spicca l’assenza di Chartres e Bourges); ed alla luce di quanto esposto, l’inserimento ne Les Demeures Philosophales del magnifico capitolo Les Gardes du Corps de François II, Duc de Bretagne (a Nantes) indica ancor meglio il legame intercorso tra Monnier/Alcyon e Decoeur/Fulcanelli.

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