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Efesto, lo zoppo indispensabile…

Posted in Alchemy with tags , , , , , , , , on Sunday, July 5, 2009 by Captain NEMO

Tra le numerose allegorie incontrate da ogni  étudiant d’Alchimia, una delle più interessanti riguarda Vulcano che sorprende il fratello Marte e la moglie Venere in un doppiamente fedifrago amplesso amoroso.

More solito, l’allegoria può essere letta in molti modi, e tutti si interrogano – giustamente – sul significato nascosto dalla rete con cui il Dio del Fuoco intrappola i focosi amanti.

Poichè si avvicina il gran caldo estivo e nel mese di Agosto si celebravano a Roma i Vulcanalia, forse è utile riflettere su questo curioso rappresentante del Fuoco tra gli dei del riottoso Olimpo greco.

Efesto, così si chiamava in greco il Vulcano romano, è uno degli dei primigeni, la cui nascita è per la verità piuttosto ambigua: potrebbe essere figlio di Zeus ed Era, ma il mito offre anche una variante in cui sarebbe il figlio autogenerato da Era stessa, invidiosa che Zeus avesse generato – anch’egli senza il consueto contributo dell’altro sesso – Atena. Si potrebbe dunque dire che Efesto abbia una doppia natura: una tutto sommato normale, quasi terrena ed una piuttosto singolare, strana, per noi aliena, di origine celeste. In effetti, in Alchimia, la natura del Fuoco, o almeno di questo fuoco che si cela dietro il velo dell’allegoria, è senza dubbio doppia: se tutti ammiccano immediatamente al solo pronunciare la parola ‘doppio’ quando si parla del Fuoco Segreto, penso sia molto meglio riflettere su alcune cose, prima di prendere possibili lucciole per lanterne !

La doppiezza di questo Fuoco è prima di tutto di origine e funzione: esiste il fuoco celeste, senza il quale nessun elemento fuoco potrebbe mai manifestarsi. Ed esiste, proprio per questa origine celeste, la sua controparte terrena. Un fuoco lassù…ed un fuoco quaggiù. Quest’ultimo è la sua rappresentazione speculare e funzionale, anche perché – in ogni manifestazione – occorre un corpo, una forma, un supporto che funga da portatore della parte originaria spirituale.

Tutti sanno che Efesto è sempre raffigurato come uno zoppo,un po’  come Saturno (…e questa è un’altra histoire!). C’è chi dice che fosse tale dalla nascita, ma nel mito si trovano due curiose informazioni, che fanno intravedere una delle proprietà di questa forma terrena così indispensabile nei lavori alchemici di Laboratorio: vi fu una prima caduta dall’Olimpo, quando Zeus – furibondo perchè Efesto aveva osato intervenire a favore della madre Era in occasione di un violento litigio con Zeus – afferrò Efesto per una gamba e lo gettò giù dall’Olimpo; il nostro Efesto cadde per un intero giorno, ma forse più a lungo, ed atterrò – al momento del tramonto – sull’isola di Lemnòs. La seconda accadde per causa della madre Era, furente per la bruttezza del figlio che aveva autogenerato: ma questa volta, Efesto ammarò e venne salvato ed accudito da Teti ed Eurinome.

Dunque si potrebbe annotare che il nostro Fuoco è di origine celeste, ma la sua manifestazione terrena è davvero singolare: è brutto e vilipeso, ha un carattere evidentemente focoso ed imprevedibile, ma si comporta talvolta come un mediatore, ed avrebbe addirittura una doppia zoppia: una provocata da un atterraggio per causa paterna ed una per un ammaraggio per causa materna !…senza dimenticare che senza il Fuoco, vero agente-attivatore di ogni cosa che diviene nel tempo, nulla vive…né in Cielo, né in Terra.

Forse a causa della sua importanza assolutamente ineludibile per il destino di ogni cosa, Zeus acconsente a dargli in moglie (ma si trattò del primo ‘matrimonio combinato’) addirittura la dea della Bellezza, Afrodite. Insomma, il più brutto sposa la più bella…ma la bella gli preferiva il fratello Ares, come abbiamo visto. E’ curioso notare che Efesto non ebbe figli da Afrodite; e che dalla relazione tra Afrodite ed Ares – scoperta ed esposta allo sguardo degli dei dell’Olimpo, i quali nemmeno si scomposero tanto – sarebbe nata…Armonia!

Marteen van Heemskerck, Vulcano mostra agli dei Marte e Venere nella rete, 1540.
Marteen van Heemskerck, Vulcano mostra agli dei Marte e Venere nella rete, 1540.

Ma, quanto al piano coniugale, il mito afferma che Efesto avrebbe avuto anche altre compagne: la seconda è Charis, una delle tre Grazie, anch’essa molto bella. Qualcuno ricorderà, forse, quanto Maitre Canseliet tenesse alla Charis, da lui chiamata ‘la profondeur‘. La terza è Cabiro, figlia di Proteo, da cui Efesto generò la razza dei Cabiri, misteriosi artigiani del fuoco, come notò Fulcanelli. La quarta è Gaia, fecondata ‘per errore‘ dal seme di Efesto caduto mentre tentava di avere un rapporto carnale con Atena!…

Se si volesse continuare nelle note strane, si potrebbe ricordare che Efesto è fortemente attratto, essendone l’opposto manifesto, dalla bellezza: è grazie alla sua misteriosa rete che ciò che è nascosto – l’accoppiamento tra Ares e Afrodite – viene alla luce. E’ forse grazie a questo trucco che l’artista potrà raccogliere il frutto di ciò che è rappresentato da Ares e di ciò che è rappresentato da Afrodite, dalla loro unione in sostanza e principio: cioè Armonia. Anche se non direttamente, in Alchimia operativa si potrebbe dire che Efesto è il …padre-agente di Armonia! Su Ares rimando gli étudiants innamorati alle splendide e misteriose pagine di Fulcanelli in Il Mistero delle Cattedrali, mentre su Afrodite – nata dalla schiuma del mare – qualche curioso più audace potrebbe trovare – tra i tanti riferimenti offerti da Fulcanelli – un ben noto passo, ma spesso dimenticato, di Maitre Canseliet in Le Dimore Filosofali…!

Certo è che questo Fuoco celeste e terrestre intrattiene rapporti fruttiferi con compagne che rappresentano bene gli altri elementi: a riprova che – come affermato da tutti i Maestri – il Fuoco è il vero agente di ogni movimento, conversione e mutazione. E ciò è tanto più vero, in Laboratorio, per il Fuoco Segreto, vera Chiave del Tempio dell’Arte.

Ed è questa doppia natura indispensabile, celeste e terrestre, che viene ricordata da Paolo Lucarelli: uno zoppo, in Alchimia, raffigura evidentemente qualcosa che è a cavallo tra due mondi, lo spirituale ed il materiale, ciò che rende la sua natura instabile e bisognosa di un appoggio, di un bastone. Questo appoggio appare evidente persino nella Tavola 5 del Mutus Liber che raffigura il famoso Vulcain Lunatique, dove il piede destro del misterioso personaggio poggia…su un piccolo montarozzo di terra!…e tanto per rendere più divertente la cosa, forse si potrebbe notare che fu Maitre Canseliet a sottolineare l’attributo di Vulcano indicato dal buon Limojon de Saint-Didier con l’aggettivo ‘lunatique‘, che significa probabilmente qualcosa di diverso da ‘lunaire‘. No ?

Il Vulcano Lunatico....zoppo!
Mutus Liber – Tavola 5 : Vulcain Lunatique

Non si parla forse di fuoco acquoso ed acqua ignea quando si parla del nostro Fuoco Segreto?

Efesto/Vulcano non è forse atterrato ed ammarato?…e una vecchia etimologia fa risalire Lemnòs a Lambano, che significa prendere, afferrare. E lemniskos è la rete per prendere i volatili. Forse…Efesto non cadde per caso a Lemnòs, piccola isola nel mare, no?…

Nell’Iliade si parla di Lemnos Amichthaloessa, che potrebbe significare oscurata dai fumi

Sento già qualcuno domandarsi: “…una rete?…quale rete?…fumi?…quali fumi?”

Ah, quant’è bella l’Alchimia…!

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