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Le Voyage d’Eugène Canseliet…and the Gulliver’s Travels.

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on Sunday, December 16, 2012 by Captain NEMO

Amo rileggere i libri che mi sono piaciuti, perché il passare del tempo apre spazi nuovi e inaspettati; tanto più quando si pensa di aver già ricavato il massimo da un’opera. In effetti – e forse è un piccolo miracolo – un libro, quando si ‘accorge‘ di essere ripreso in mano, si adopera per produrre un nuovo succo, una nuova piccola linfa: potrei dire che ai buoni libri piace essere studiati di nuovo.

Ho riletto ultimamente un libro di Eugène Canseliet, probabilmente tra i meno noti e famosi, e che viene generalmente menzionato dagli studiosi come un saggio sulla Cabala Fonetica: L’hermétisme dans la vie de Swift et dans ses voyages. Si tratta in origine di un articolo apparso nel n° 344 dei Chaiers du Sud, nel 1957: senza dubbio si tratta di un testo magnifico in cui il buon Maitre de Savignies propone alcune mirabili interpretazioni fonetiche su alcuni termini tratti dal bellissimo I Viaggi di Gulliver, di Jonathan Swift. Canseliet riprenderà più tardi questo tema nel capitolo ‘Langage et Cabale hermétiques‘ del suo preziosissimo L’Alchimie Expliquée sur ses Textes Classiques. E l’articolo originale verrà ristampato nel 1983 con una serie di illustrazioni da parte di Jorge Camacho (1934-2011), nella collana Hermés, edito da Fata Morgana (e nel 1998, nella sua ‘edition definitive‘), qui.

Jorge Camacho

Il libro merita, a mio avviso, un posto d’onore sugli scaffali di ogni studente d’Alchimia. Canseliet si prodiga in un crescendo di allusioni e calembours, alla sua maniera: non farò un esame dei tanti passaggi che meriterebbero ognuno un Post, ma credo possa essere di una qualche utilità accennare a due aspetti che mi hanno colpito nel corso di quest’ultima rilettura.

Il primo: chi ne conosce l’opera infaticabile di divulgazione, sa che Eugène Canseliet ha vissuto una vita dedicata alla Dama; studiando i suoi testi, qualcuno avrà forse delineato lo sviluppo del percorso filosofico e operativo di un uomo che ha camminato con amore, con tenacia, con passione totale, lungo i sentieri più noti e nascosti dell’Alchimia antica: il più vecchio étudiant di Francia, come amava definirsi, ha iniziato in giovane età la propria ricerca ed ha lasciato questo mondo nel 1982; ogni volta che si parla di questo nobilissimo alchimista, pare che nessuno riesca ad evitare il ‘commentino‘ finale, che si può riassumere nella frasetta ‘è stato un grande, ma…nonostante tutto, non è riuscito a raggiungere la Pietra Filosofale…‘.

Non starò qui a spiegare perché sono convinto che il tagliente e trito ‘commentino‘ sia non solo un tantinello acido e banale, ma persino risibile; dobbiamo a Canseliet ogni rispetto ed ogni lode, e per l’aiuto amorevole e per la profondità del suo insegnamento. Ma, a mio avviso, c’è molto altro. La storia alchemica vissuta da Canseliet è un esempio straordinario per ogni studente, e ritengo – per di più – che pochi abbiano veramente percepito il senso delle sue riflessioni alchemiche, specialmente quelle legate ai suoi ultimi anni. Anche soltanto leggendo l’evoluzione filosofica – e di conseguenza operativa – compiuta da Canseliet, qualcuno si sarà reso conto che Canseliet ha sperimentato tutto l’arco del cammino di laboratorio. Nell’intervista rilasciata a J. Chancel (qui), nel 1978, il Maestro ‘confessa‘ di non aver ancora raggiunto il Donum Dei, ma di sperare sempre di poterlo raggiungere. Certo, il suo cuore doveva essere ricolmo di emozioni di ogni tipo: ma ritengo – ed è beninteso una mia personale opinione – che qualcosa di unico sia poi accaduto; qualcosa di risolutivo e capitale, che ha portato quell’uomo straordinario a ripercorrere la propria strada operativa, fino a ritrovare ciò che cercava. Non ho dati, né certezze su quando questo evento sia potuto accadere; ma forse – ed è il motivo di questo mio Post di oggi – molte tracce erano nell’aria di alcuni suoi passaggi precedenti, mirati – all’epoca della loro scrittura – a quanto allora sperimentato. Filosofia & Pratica costituiscono un luogo di continua evoluzione, e capita talvolta di vivere una rivoluzione.

Eugène Canseliet

Come in una favola, amo immaginare che forse lo stesso Canseliet abbia potuto rileggere le sue stesse parole di un tempo, e scoprire la possibilità di un nuovo significato di ciò che aveva già scritto. Avrà sobbalzato, sorriso, imprecato?…Non lo so, ma immagino che un’intuizione lo abbia riportato nel proprio amatissimo laboratorio. Chissà…

Il secondo: il libro è uscito nel 1983, un anno dopo la sua partenza per il Pardesh dei Maestri. E contiene una serie di illustrazioni di Camacho, un artista prolifico e dai molti interessi, appartenente alla scuola surrealista; partito dalla nativa Cuba, Camacho conobbe Breton a Parigi nel 1959, e in seguito Canseliet. Il suo interesse per l’Alchimia è notevole, visto le opere che pubblica più tardi (ringrazio l’amico Archer per il suo bel Post su Camacho, qui). L’estroso pittore conserva un ricordo affettuosissimo per Canseliet (qui, una sua intervista), che gli farà da prefatore per L’Héraldique Alchimique Nouvelle (1978). Ebbene, per ritornare ad res, le sue illustrazioni sono non soltanto belle, ma rivelano una curiosa e sottile ‘ri-cor-danza & con-cor-danza‘, tanto per giocare un po’ con le parole. Senza dubbio, Camacho sarà stato ispirato dal Maestro, ma – a mio avviso – alcune immagini sono sorprendentemete ‘parlanti‘, e non soltanto allusive. In ogni caso, pur mute, valgono la riflessione del lettore. Eccone alcune:

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Dal bel libro di Canseliet traggo un paio di passaggi che illustrano bene i giochi Cabalistici dei poveri Foux:

L’important est d’avoir connaissance de l’agent essentiel, générateur des phénomènes naturels que chante généreusement le Romanz de la Rose.

Où l’art d’Amors est toute enclose.

De Cyrano Bergerac avait cherché ce moteur dans la rosée, tandis que le vieil Hélie, qu’il rencontre sur la Lune, lui confie qu’il le tira de l’aimant ‘purgé, précipité et dissous’. Ce meme minéral, sans doute, que dépeignit Eyrenée Philalèthe, un demi-siècle avant que le Doyen de Saint-Patrick le choisit à son tour pour son ile volante…l’ile volante ou flottante qui reste le domaine du Roi de Laputa, est exactement circulaire, – is exactly circular, – et elle est un plateau de diamant uni et régulier, – is one even regular plate of adamant. Ce disque monte, descend et se déplace par le moyen de l’aimant naturel, – by means of the loadstone, – abrité au centre de l’ile, sous un grand dome qui est par conséquent appelé Flandona Gagnole, ou la Cave des Astronomes, selon que Jonathan explique son jeu de langage, cette fois d’une naiveté tellement bouffonne, nonobstant la constance dans l’esprit philosophique, que nous préférons en réserver l’amusante solution.

Mia rapida traduzione:

L’importante è conoscere l’agente essenziale, generatore dei fenomeni naturali che canta generosamente il Romanz de la Rose.

Où l’art d’Amors est toute enclose.

De Cyrano Bergerac aveva cercato questo motore nella rugiada, fin quando il vecchio Elia, che incontra sulla Luna, gli confida che lo estrae dall’aimant ‘purgato, precipitato e dissolto’. Questo stesso minerale, senza dubbio, che descrive Eireneo Philalethe, mezzo secolo prima che il Decano di Saint-Patrick lo scegliesse a sua volta per la sua isola volante…l’isola volante o galleggiante che resta il dominio del Re di Laputa, è esattamente circolare, – is exactly circular, – ed è un piatto di diamante unito e regolare, – is one even regular plate of adamant. Questo disco sale, scende e si muove per mezzo dell’aimant naturale, – by means of the loadstone, – protetto nel centro dell’isola, sotto una grande cupola che è di conseguenza chiamata Flandona Gagnole, o la Grotta degli Astronomi, come Jonathan spiega il suo gioco di parole, questa volta di una naiveté talmente buffona, nonostante la consistenza nello spirito filosofico, che preferiamo riservarne la divertente soluzione.

E ancora:

Citons encore, d’une très savante Introduction à la Vraie Physique, traduite et imprimée dans l’Isle des Sages, en 1760, ces quelques lignes en si troublant rapport avec la description du satellite Laputien:

‘Je décrirai en deux mots, autant qu’il est permis, le siège principal, le plus certain et le plus spécifique du Sel de nature.

Il est dans le Règne du Milieu. Je l’appelle une Caverne au séjour de tristesse et de joie. L’habitant de cette demeure l’appelle son Aimant, son Chaos, son Hyle ou premier Etre

Mia rapida traduzione:

Citiamo ancora, da una sapientissima Introduction à la Vraie Physique, tradotta e stampata nell’Isola dei Saggi, nel 1760, queste poche linee in relazione così stupefacente con la descrizione del satellite Laputiano:

‘Descriverò in due parole, per quanto è permesso, il luogo principale, il più certo e il più specifico del Sal di natura.

E’ nel Regno di Mezzo. Lo chiamo una Caverna dove soggiorna tristezza e gioia. L’abitante di questa dimora lo chiama il suo Aimant, il suo Chaos, il suo Hyle o primo Essere

Il buon Maitre de Savignies cita qui un testo quasi sconosciuto ai più, sul quale – quando lessi il libro la prima volta – non potei fare alcuna ricerca. Oggi, l’ho ritrovato: si tratta dell’ INTROITUS in veram atque Inauditam PHYSICAM, Epistola ex India Orientali in Europam ad Celeberrimam Sacri Romani Imperii Academiam Naturae Curiosorum transmissa, apertus (Heidelberg, 1680); l’autore è una tale Johannis Ottones Helbigius, Filosofo & Dottore in Medicina, della Turingia. Il passo in questione recita:

Digito tamen os comprimens paucis praecipuam, proximam, & specificam SALIS NATURAE sedem, quod licet, penna indicabo.

Haec est in regno medio; nomino illam SPELUNCAM, DOMUM TRISTITIAE & LAETITIAE. Incola suus magnes, Chaos, ac Hyle audit, tantaque SALIS NATURAE fertilitate, quanta nullum in toto mundo corpus, gaudet

Lascio agli appassionati la facile traduzione, non tralasciando, però, di sottolineare che Helbigius (cioé il Barone Johann Otto von Hellwig) era un dotto medico che scrisse alcuni trattatelli medico-alchemico-spagirici; ma il testo in questione è degno di un certo interesse, se non altro perché – curiosamente – è indirizzato alla Fratellanza Rosacroce, trattando – con il linguaggio ed il tono enfatico dell’epoca – di una cosa ‘surreale’ da lui chiamata ‘TESSA‘, che possiederebbe una ‘Vis Aliena‘!…Per chi fosse interessato a consultarlo, il testo è OnLine qui.

Sia come sia, ho riscoperto un testo che avevo letto come un essay sulla famosa Cabala Fonetica; vi ho trovato, oggi, anche altro. Ogni pellegrino sa che prima o poi, ritroverà le proprie orme. E talvolta le orme sono sovrapposte, mescolate, a quelle di altri pellegrini. C’è da sorridere sempre, perché la Tristitia & la Laetitia sono i segni della stessa Luce che tutti cerchiamo, da sempre ben nascosta nella Caverna: lo spirito vive nel cuore intimo della materia. A questo proposito, Canseliet ricorda che Cristo non è affatto nato in una stalla, ma in un ‘luogo sotterraneo‘. Questo, per quanto possa suonare singolare per molti, è il magnifico Mysterium del Natale.

Auguro a tutti, dunque, di ri-trovare Natale, sentendo nel cuore il richiamo del merveilleux; la Cabale è un mezzo per l’appunto meraviglioso per rompere gli schemi della logica, pur essendo certo un gioco. Ed è lo stesso Canseliet che ricorda una frase tratta dall’Amphitheatrum Sapientiae Aeternae:

Fons est illimis SOPHIAE: DIVINA CABALA.

Quamque tenent MAGI, redolentes thura Sabaei.

Cuique dedit VIRIDE, & tacitum SAL fusile nomen

Auguri di un sereno e dolce Natale !!!

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Primavera 2010

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , , on Sunday, March 21, 2010 by Captain NEMO

Nascita di Venere - Botticelli

Nascita di Venere - Botticelli

Primavera è arrivata, anche se le gemme ed i fiori quest’anno sono in leggero ritardo. Terra inizia il suo cammino nella Luce sottile e un gruppetto di Foux sta accendendo, trepidando, la fiamma della prima dolcezza. Piccole lucciole solitarie, ma piene di attesa e di speranze, sparse e silenti, chiamano il Cielo.

La notte è dolce e foriera di auspici: Luna sorride e le stelle confortano il Cuore di chi, come ogni anno, mette le dita nella terra alla ricerca della piccola étincelle dimenticata. Che ogni pellegrino, ogni cercatore, ogni compagno, ogni Maestro sorrida al miracolo rinnovato dello Spirito Universale.

Les corps n’ont point d’action les uns sur les autres ; l’esprit, seul, est actif et agissant.

C’est pourquoi les Sages, sachant que le sang minéral dont ils avaient besoin pour animer le corps fixe et inerte de l’or n’était qu’une condensation de l’esprit universel, âme de toute chose ; que cette condensation sous la forme humide, capable de pénétrer et rendre végétatifs les mixtes sublunaires, ne s’accomplissait que la nuit, à la faveur des ténèbres, du ciel pur et de l’air calme ; qu’enfin la saison pendant laquelle elle se manifestait avec le plus d’activité et d’abondance correspondait au printemps terrestre, les Sages, pour ces raisons combinées, lui donnèrent le nom de Rosée de Mai.

(Fulcanelli – Le Mystère des Cathédrales)

Cina - Maestro e discepolo

Cina - Maestro e discepolo

Auguro di cuore a tutti ogni dolce felicità.

Sydera Veneris et Corniculatae Dianae tibi propitiae sunto.

La Rugiada del Mutus Liber

Posted in Alchemy Texts with tags , , , , , , , , , , on Saturday, December 27, 2008 by Captain NEMO

Sono certo che ogni studente dell’Arte si sarà imbattuto – presto o tardi – in una delle opere più famose, curiose ed enigmatiche d’Alchimia: sto parlando del Mutus Liber, il cui autore parrebbe essere Jacob Sulat, alias Altus, Seigneur des Maréez, che costituisce una sorta di pietra d’inciampo quasi obbligatoria, per quanto provvida e proficua negli anni, per tutti coloro che sono in cammino.

Come quasi tutti i migliori libri d’Alchimia, anche il Mutus Liber richiede moltissime, pazienti letture e riletture. Si dovrebbe parlare, piuttosto, di osservazioni, o forse contemplazioni, per arrivare – forse – a qualche piccola visione. E’ solo da una visione che si può trarre qualche possibile ispirazione, l’ho sostenuto molte volte; ma immagino che qualcuno avrà certamente affrontato l’opera di Altus con un occhio attento alla decodifica, alla ricerca di sequenze, indizi e suggerimenti. E’ inevitabile, d’altro canto. Trattandosi di un libro fatto di sole immagini, molti commentatori hanno offerto, più o meno caritatevolmente, la loro interpretazione. I più famosi ed illustri sono stati Pierre Dujols, alias Magophon, con il suo straordinario Hypotypose, dal titolo evocativo; poi Eugéne Canseliet, con il suo preziosissimo L’Alchimie et son Livre Muet, e poi Jean Laplace, il quale riuscì con i suoi commenti ad una supposta edizione colorata dell’opera di Altus, ed alcuni articoli a stampa, a destare l’ira del suo stesso Maitre (il quale, dopo un po’, benevolmente, lo perdonò).

A chi desiderasse addentrarsi in questa parte di bosco affascinante, costituita dall’enigmaticità magnetica del Mutus Liber, consiglio in ogni caso l’attenta lettura dei tre Commenti. Esistono anche altre edizioni, italiane e straniere, ma si tratta decisamente di cose lontane dalla Tradizione antica.

Leggendo i tre commentatori si noterà che Dujols è chiuso e quasi ieratico, pur mostrando la solidità adamantina della esegesi ermetica più profonda e degna – in ogni caso – di ogni meditazione; Canseliet, che talvolta critica l’invidia mostrata da Dujols, appare apertissimo, cristallino, quasi scolastico (e ricordo sorridendo quanto Lucarelli definisse ‘perfido ed estremamente cabalistico‘ il commento al Mutus Liber da parte del suo Maitre); Laplace è sintetico, ficcante e sbadatamente… distratto. Ognuno, come sempre, trarrà le proprie personali conclusioni.

D’altro canto la particolarità del Mutus Liber è proprio quella di poter permettere al lettore ogni ipotesi; ed è tale la suggestione provocata in ogni animo che ogni commentatore – a sua volta – prende spunto da un piccolo particolare per offrire assonanze, connessioni e notule, a loro volta sempre connesse. E’ uno scenario tipico di ogni buon libro d’Alchimia, dove si inizia a cercare una cosa e si finisce spesso per trovare altro. Ma è questa la via dei Maestri, ed a noi tocca camminare servendoci – come meglio possiamo – di questi curiosi quanto illogici punti di riferimento, che appaiono e scompaiono, come fiori magici lungo i bordi del sentiero.

Poiché in questi giorni sto rileggendo il Mutus Liber commentato da Canseliet (Pauvert, Paris, 1967), mi sono imbattuto – more solito – in una mole impressionante di novità, di piccole perline di saggezza, che già avevo letto molte volte, ma su cui mai avevo meditato più di tanto: come ho scritto più volte, è sempre così. Più si va avanti e più ci si accorge di quante cantonate si sono prese in precedenza e di quanto le cose fossero in realtà proprio sotto gli occhi, in bella evidenza; ma ovviamente non viste con il cuore aperto.

Tra le tante curiosità in cui si dilunga il caritatevole ma perfido Maitre di Savignies, ho pensato di presentarne una, che ho trovato divertente.

 

Mutus Liber, Tavola IV

Mutus Liber, Tavola IV

Nel commento alla Tavola IV, celeberrima immagine in cui i due protagonisti del Mutus Liber torcono il telo intriso di rugiada, Canseliet si lancia ad un certo punto nell’inevitabile citazione del Nostoc (tratta da Fulcanelli, ovviamente), per indicare in verità “la fonte e la natura dell’agente cosmico e universale, del quale gli antichi alchimisti dichiarano che fosse la loro materia prima“. Dallo Spirito Universale è immediato il passaggio alla “Magnesia che assorbe lo spirito Universale, come la calamita attira il ferro, cioè il verde, dal punto di vista cabalistico” (Fer, Vert). Seguono due citazioni – immancabili anch’esse –  di Filalete sull’ Acciaio dall’ Introitus (“Qeumadmodum Chalybs ad Magnetem trahitur, Magnesque sponte se ad Chalybem convertit, sic & Magnes Sophorum, trait illorum Chalybem“) , una di Cyrano de Bergerac che narra di come gli riuscì di elevarsi alto nel Cielo grazie ad una quantità di fiale riempite di rugiada che si era legato alla cintura (Les Estats et Empires de la Lune); poi, con un colpetto sulla spalla del lettore, Canseliet ricorda sornione che i membri della Rose-Croix si chiamavano fra loro fratelli della Rosée-Cuite; con sussiego, tira fuori dal cilindro un articoletto tratto dal Journal des Sçavans, quasi a confermare che la rugiada celeste sia fortemente impregnata di un fuoco fisso e di sale solare….e poi – senza preavviso alcuno – cita un passo tratto dalla parte finale dell’Hortulus Sacer:

…des trois Médecines non vulgaires (Triplex Medicina non Vulgaris), le Sophique vert de l’air donne la première qui, en elle, a ses feux – Dat primam Sophicum viride aeris…in se prima suos ignes habet-; que la deuxieme tire à soi les vertus du ciel, à l’exemple de l’aimant – altera virtute Coeli, magnetis adinstar attrahit-; que la troisième enfin:

Et du Ciel et del Terre conjoint les forces,
En arrosant, de la rosée du Ciel, le sel de la mer.

Et coeli et Terrae conjungit tertia vires :
Aequoreum, Coeli rore, rigando salem

L’Hortulus Sacer è un’opera scritta nel 1732 da un Adepto anonimo – così lo definisce Canseliet – di cui nulla si sa, salvo che il suo nome potesse essere Douzetemps o Dauzedan. Si tratta di una raccolta di canoni a tenore religioso, in cui però si intravedono scintille piuttosto curiose ed interessanti per chi studia Alchimia. Si deve credere che l’autore amasse dilettarsi di crittografia, visto che nell’edizione originale la data del 1732 viene indicata in questo modo:

Chara CrVX, Mlhl DVX

Riporto qui il canone LIII, con il suo titolo:

La Médecine est triple, et n’est pas la Vulgaire

Le Vert-de-Gris des Sages  donne la première; l’aimable Vénus donne la seconde; la troisième est issue du Ciel et de la Mer. La première a en elle ses feux; cependant l’oeuvre exige un second et différent feu pour réussir. La deuxième attire les vertus du Ciel à la manière d’un aimant; la coction seule suffit au reste. Et la troisième conjoint les forces du Ciel et de la Terre en imprégnant le sel marin de la rosée du Ciel.

Trovo intrigante e degno di una qualche riflessione questo piccolo testo, se non altro per chiedersi perché mai Canseliet lo abbia inserito alla conclusione del suo excursus. La conclusione più naturale è che si voglia parlare proprio del sale della rugiada raccolta sui prati in Primavera. Direi che è il primo livello di lettura. Ve ne sono, a mio avviso, altri. A questo scopo, è bene ricordare che – come si sarà accorto chiunque abbia letto la raccolta di articoli di Canseliet pubblicati dalla nipote Sylvaine l’anno scorso –  ogni Maestro è stato obbligatoriamente un etudiant

Senza tralasciare di far notare a chi legge che Canseliet conclude la pagina 89 del suo Commentaire con una precisa indicazione sul ‘sujet initial‘, proprio dopo la citazione del curioso brano dell’Hortulus Sacer, lascio ai cercatori l’allegro compito di dare uno sguardo nei dintorni di questo pezzo di sentiero delineato dal Maitre di Savignies; se ci si desse la pena di cercare, forse si capirebbe il motivo per il quale nell’edizione francese dell’opera di Douzetemps, accanto al ‘Le Vert-de-Gris des Sages‘, compaia il rimando ad una nota che recita così:

La note du texte nous reporte au Chap. XIII du Traité.

Il Filo di Arianna è da raccogliere e dipanare.

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