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Nantes, βαφη à Bourges … puis Paris – 1

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Philosophia Naturalis, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , on Sunday, January 12, 2020 by Captain NEMO

De toutes choses materielles il se fait de la cendre, de la cendre on fait du sel, du sel on sépare l’eau et le mercure,, du mercure on compose un elixir ou une quintessence.“.

Da ogni cosa materiale si fa della cenere, dalla cenere si fa un sale, dal sale si separa l’acqua ed il mercurio, dal mercurio si fa un elisir o una quintessenza.”.

La semplicità dell’Opera scatena l’analisi logica – e la logica stessa – degli uomini che sono certi di tutto saper … eppure, direbbe qualcuno, scendere al livello della simplicitas dei bimbi è l’unica cosa che ci sarebbe da fare quando si cerca; ma resta la più difficile delle imprese da parte di chi affronta la Queste nel laboratorio alchemico, tentando di seguire le orme – e le impronte, che non sono orme – di Madre Natura. La logica, la mente, l’ascia della sua stessa ragione si abbatte sullo spirito dell’artista, preso com’è nella rete dell’inganno, della stolidità, e della fame di potere e controllo. Non v’è scampo per l’artista, che sia novizio e persino Magister Ludi: si segue il proprio indice, e non più Luna e la sua Lux, riflessa. Poco male, se non fosse che il giovane innocente, che fosse attratto per destino dalla Via del Bosco incantato, incontrerà non soltanto il rassicurante simulacro di sé stesso, ma addirittura le statue di sale di chi prima di lui ha ceduto il lignaggio per il solito piattino di lenticchie. Certo ammantate di mille ammiccamenti, offerte sul ritual piatto, confidate sotto un portico fidato, e varie amenità; inebrianti seduzioni, ma sempre lenticchie sono.

Il discrimine tra chi cerca e chi dice di cercare è solo uno, da che mondo è mondo: Amor e Conoscenza. In una delle narrazioni sulla genesi della specie umana, si narra che “…ed essi stabilirono il senso dell’uomo: e lo chiamarono Amore e Equità“. Ed è proprio per questa origine probabilmente diversa, non della nostra stessa specie, che noi tutti recitiamo sia amore che equità: ‘essi’ lo stabilirono, e gli uomini ‘stabiliti’, pare si siano un tantino de-stabilizzati… Il libero arbitrio è by definiton libero ed al contempo arbitrio. O no?

Conoscere non è mai facile, perché richiede il continuo abbandono delle proprie certezze, delle proprie convinzioni, siano esse profane o sacrali. Tanto più lungo la Via dell’Alchimia. Tutto deve esser gettato via quando si cammina verso Conoscenza con il solo scopo di Contemplarla. Il compito dell’alchimista – ovemai volesse ritrovar la via di Casa – è dunque sovrumano, perché troppo male siam fatti per scoprire e cogliere la simplicitas di Madre Natura all’opera.

La frase di cui sopra racchiude in sè l’indicazione per la direzione lungo la quale progredisce il mutamento della Materia nel Laboratorio alchemico: la frase è come sempre priva dei dettagli, che l’artista innamorato dovrà tentare di ritrovare nel suo Animus o in qualche raro libro scritto talvolta in Latino o Francese o Inglese (meglio: Old English), sia quando studia di giorno, sia quando lavora di notte. La Luna è una severa Maestra.

Quella frase sta scritta in un libricino stampato nel 1871, ed è l’incipit del capitolo Matière du Grand Oeuvre, alla pagina 119; è intitolato Clef des oeuvres de Saint Jean et de Michel de Nostredame, e l’autore è M.A. de Nantes, vale a dire Pierre Aristide Monnier, aliasAlcyon; di quest’uomo singolare ho già avuto modo di parlare qui; si tratta di una vicenda piuttosto complessa, un tantino scomoda per l’Académie alchimique, e ben poco conosciuta, ma ricca di profondità. Oltre alla parte storica (sorprendente), quella alchemica merita più attenzione, a mio avviso, di quanto si creda.

Continuando:

Le corps se met en cendres pour être nettoyé de ses parties combustibles, en sel pour être séparé de ses terrestréités, en eau pour pourrir et se putréfier, et en esprit pour devenit quintessence. Les sels sont donc les clefs de l’art et de la nature; il n’y a proprement qu’un sel de nature qui se divise en trois: le nitre, le tartre et le vitriol. De ces sels et de leurs vapeurs se fait le mercure que les anciens ont appelé semence minérale.”.

Il corpo si riduce in cenere per essere pulito delle sue parti combustibili, in sale per essere separato delle sue terrestrità, in acqua per marcire e putrefarsi, e in spirito per divenire quintessenza. I sali sono dunque le chiavi dell’arte e della natura: non vi è propriamente che un sale di natura, che si divide in tre: il nitro, il tartato e il vetriolo. Da questi sali e dai loro vapori nasce il mercurio che gli antichi hanno chiamato semenza minerale.”.

Il Bretone arguto non potrebbe essere più chiaro, tanto è Scientiatus (mi si passi il termine), e continua:

La materia prima è chiamata comunemente  zolfo e argento vivo. Raimondo Lullo li chiama i due estremi della pietra e di tutti i metalli. Altri dicono in generale che il sole è suo padre e la luna sua madre; che è maschio e femmina, che è composta di quattro, di tre, di due e di uno, e tutto questo per nasconderla. É certo che non v’è che un solo principio in tutta la natura, e che appartiene alla pietra come ad altre cose. Non v’è inoltre che un solo spirito fisso composto da un fuoco molto puro e incombustibile che ha dimora nell’umido radicale dei misti. É più perfetto nell’oro che in altre cose, e soltanto il mercurio filosofico ha la proprietà e la virtù di estrarlo dalla sua prigione, di corromperlo e di disporlo alla generazione. L’argento vivo è il principio di volatilità, della malleibilità e della mineralità, lo spirito fisso dell’oro non può nulla senza di esso. L’oro è umettato, reincrudato, volatilizzato e sottomesso alla putrefazione per opera del mercurio, e quest’ultimo viene digerito, cotto, inspessito, disseccato e fissato per opera dell’oro filosofico, che lo rende tramite ciò una tintura metallica.

L’uno e l’altro sono il mercurio e lo zolfo filosofico. Ma non è sufficiente che si faccia entrare nell’opera uno zolfo metallico come lievito; ne occorre anche uno come semenza di natura solforosa, per unirsi alla semenza di sostanza mercuriale. Questo zolfo e questo mercurio sono stati saggiamente rappresentati dagli antichi con due serpenti, uno maschio ed uno femmina, avvolti attorno alla verga d’oro di Mercurio. La verga d’oro è lo spirito fisso dove debbono essere fissati.

Questo zolfo è l’anima del corpo ed il principio dell’esuberanza della loro tintura; il mercurio volgare ne è privo, l’oro e l’argento non ne hanno che per sé stessi. Il mercurio proprio all’opera deve dunque per prima cosa essere impregnato di uno zolfo invisibile, affinché sia più disposto a ricevere la tintura visibile dei corpi perfetti e che possa in seguito comunicarla con usura.”.

Come sempre, il ‘vecchio‘ ed il ‘nuovo‘ vanno apprezzati cum Prudentia:

Tondo di Andrea della Robbia

Prudence è una delle quattro Gardes dei Duchi di Bretagna, di cui supra; e che assieme ad essa la Force scorra, sempre …. libera dai noiosi e inutili pregiudizi!

to be continued

La Prudence…una Virtù allo Specchio

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , , , , , , , on Monday, March 8, 2010 by Captain NEMO

La Prudentia è la prima delle quattro Virtù Cardinali, e senza la sua presenza non vi sarebbero le altre. Questa Virtus primaria indica, secondo Tommaso d’Aquino, la ‘retta norma d’azione‘ ed alcuni sostengono che derivi dalla Phronesis (φρόνησις) di Aristotele, intesa come la capacità di considerare il giusto modo per raggiungere il miglioramento di ciò che ci si è prefissi tramite Sophia. Si tratta dunque di un’azione, o una serie di azioni, condotte secondo discernimento; per compiere una cosa con Prudentia, dunque, è essenziale l’esperienza, basata sul passato, la corretta visione del presente e la capacità di saper guardare al futuro come il naturale frutto delle azioni passate e presenti. La Prudentia latina è una contrazione della parola Providentia, che indicherebbe il ‘veder prima‘ o il ‘veder a favore di‘. Questa Virtus tiene conto del passato, risiede nel presente e proietta gli eventuali frutti nel futuro: e non a caso gli attributi della Prudenza, nell’iconografia occidentale, sono lo Specchio ed il Compasso. In Alchimia, tuttavia, questo senso pratico di un’azione Sophica, diventa ancor più cogente: Prudenza parrebbe infatti indicare un corpo e le azioni, le operazioni, ad esso legate.

Fulcanelli lo indica bene nel famoso passo delle Dimore Filosofali, parlando della Prudenza,

La Prudence - J.J. Champagne

una delle quattro ‘Gardes du Corps‘ , così come scolpita da Michel Colombe (su progetto di Jehan Perréal) per la Tomba di Francesco II, Duca di Bretagna, nella Cattedrale di Nantés:

“Sa face antérieure offre la physionomie d’une femme au galbe très pur, et sa face postérieure est celle d’un vielliard dont le facies, plein de noblesse et de gravité, se prolonge dans les ondes soyeuses d’une barbe de fleuve…Debout, elle est représentée les épaules couvertes de l’ample manteau du philosophe, qui s’ouvre largement sur le corsage au chevron gaufré. Un simple fichu lui protège la nuque; formé en coiffe autour du visage sénile, il vient se nouer sur le devant, dégageant ainsi le cou agrémenté d’un collier de perles.

La jupe, aux plis larges, est maintenue par une cordelière à glands, d’aspect lourd, mais de caractère monacal.

Sa main gauche embrasse le pied d’un miroir convexe, dans lequel elle semble éprouver quelque plaisir à voir son image, tandis que la main droite tient écartées les branches d’un compas à pointes sèches.

Un serpent, dont le corps apparaît ramassé sur lui-même, expire à ses pieds.”

Questo doppio viso – addirittura un vecchio maschio ed una giovane femmina – colpisce l’osservatore e deve indurre riflessioni in ogni ‘étudiant‘; la Prudence, femminile, guarda nello specchio sè stessa; ma, naturalmente, può osservare soltanto il riflesso di sé stessa, essendo il suo viso, quello nascosto, il precedente, ma non letteralmente posteriore, quello di un vecchio canuto. E’ l’esatto contrario del sogno di ogni donna normale, che cerca nello specchio il segno della futura vecchiaia assieme al sogno della passata giovinezza. Nel nostro caso, Prudenza mira alla Virtus futura, più possente e giovane e pura; si potrebbe dire che il corso delle azioni alchemiche, su questo corpo particolare, portino ad un ‘ringiovanimento‘, nel senso contrario al corso normale dei corpi terreni. L’azione straordinaria, l’operazione alchemica in questione, pare essere strettamente legata al significato del Compasso, che deve indicare, evidentemente, i termini dell’azione: che deve essere ‘compassata‘, secondo un passo uguale e proporzionato, e che – giocando con la Cabala della Gaia Scienza – potrebbe indicare sia ‘ con passione‘ che ‘con il passato‘, ‘grazie al passato‘. Questa femminile Prudenza sembra dunque rifarsi al doppio volto di Giano, ancora una volta; ma lascio ogni possibile riflessione in questo campo a chi si sentisse veramente ‘foux‘…!

Il senso di questa allegoria viene descritto da Fulcanelli in questi termini:

“Cette noble figure est pour nous une émouvante et suggestive personnification de la Nature, simple, féconde, multiple et variée sous les dehors harmonieux, l’élégance et la perfection des formes dont elle pare jusqu’à ses plus humbles productions.

Son miroir, qui est celui de la Vérité, fut toujours considéré par les auteurs classiques comme l’hiéroglyphe de la matière universelle, et particulièrement reconnu entre eux pour le signe de la substance propre au Grand OEuvre…

La vérité…semble liée au positivisme alchimique des attributs de notre Vertu cardinale. Il est généralement recommandé d’unir ‘un vieillard sain et vigoureux avec une jeune et belle vierge‘…Le serpent demeure l’hiéroglyphe du mercure commun, pur et mondé, extrait du corps de la Magnésie ou matière première…

Pour parachever l’étude de la Prudence et des attributs symboliques de notre science, il nous reste à parler du compas que la belle statue de Michel Colombe tient de la main droite. Nous le ferons brièvement. Déjà le miroir nous a renseigné sur le sujet de l’art; la double figure, sur l’alliance nécessaire du sujet avec le métal choisi; le serpent, sur la mort fatale et la glorieuse résurrection du corps issu de cette union.

A son tour, le compas nous fournira les indications complémentaires indispensables, qui sont celles des proportions. Sans leur connaissance, il serait impossible de conduire et parfaire l’OEuvre de façon normale, régulière et précise.

C’est ce qu’exprime le compas, dont les branches servent non seulement à la mesure proportionnelle des distances entre elles ainsi qu’à leur comparaison, mais encore au tracé géométrique parfait de la circonférence, image du cycle hermétique et de l’OEuvre accompli.”

Pur essendo dunque uno degli ‘Ingegni‘ fondamentali per ogni artista avveduto, – che deve imparare a leggere ogni autore d’Alchimia con la massima prudenza, per l’appunto – la Prudenza degli alchimisti indica a mio avviso qualcosa di preciso, tangibile: un corpo che va considerato nell’interezza del suo percorso  di sviluppo operativo; e occorre usare – ancor più naturalmente – ogni prudenza quando ci si imbattesse nella parola ‘Prudenza’ nei testi dei Maestri: come si sa, dietro parole apparentemente innocue, o scontate, si cela – talvolta – qualche precisa indicazione, un ammiccamento, un suggerimento, lasciato lì non per caso, ma con accortissima abilità.

Termino, segnalando questo curioso Emblema di Andrea Alciato, del 1584, dove si parla del vino che – bontà sua – accresce…la Prudenza!

“Haec Bacchus pater, & Pallas communiter ambo
Templa tenent, soboles utraque vera Iovis.
Haec caput, ille femur solvit: huic usus olivi
Debitus, invenit primus at ille merum.
Iunguntur meritò: quod si qui abstemius odit
Vina, Deae nullum sentiet auxilium.”

E’ il caso d’esser prudenti, pare!….magari usando una ‘doppia prudenza‘!

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