Archive for Limojon de Saint Didier

De Calcinatione Philosophica: question mark.

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , on Thursday, October 13, 2011 by Captain NEMO

Chissà se qualcuno si è accorto di quanto sia cambiata l’estate: Madre Natura sta mutando il suo ritmo e qualcosa dovrebbe armonicamente mutare anche nel nostro camminare lungo i sentieri del mondo. Ma questo è un discorso che rischierebbe di portar troppo lontano, e di parlare di cose di cui l’uomo adora discutere dottamente e/o a vuoto, dimenticando che senza il semplice ma fattivo mutamento delle proprie azioni quotidiane, persino spicce, mai riuscirà a ritrovar  la strada della Stella.

La Terra ha bisogno di Spirito per generare, e viene alla mente una delle operazioni su cui ogni alchimista e studioso d’Alchimia si è speso a lungo, spesso perdendo di vista l’enorme differenza che esiste tra un’operazione spagirica ed una Filosofica. Tanto per solleticare l’immaginazione di chi ama camminare lungo i sentieri del Bosco Incantato, proporrei di rileggere, con tutta calma, quanto ci viene narrato nel suo Liber duodecimum Portarum (ca. fine del 1400) da quel mattacchione del Canonico di Bridlington – George Ripley – a proposito della Calcinazione Filosofica:

Calcinatio I

Calcinatio I

La Calcinazione è la purgazione della nostra pietra,

restaurandole il suo proprio calore naturale,

nulla perdendo dell’umido radicale,

e che induce la soluzione in primo luogo necessaria alla nostra pietra.

Vi ammonisco ad imitare così i Filosofi,

di non voler operare secondo il costume volgare

tramite gli Zolfi, o i Sali preparati in vari modi.

Ricordo che Ripley venne tenuto in gran considerazione da alcuni grandi alchimisti operativi posteriori, e credo per ottimi motivi. Tralasciando alcune ben singolari traduzioni apparse in stampa o sul Web, una prima riflessione si impone: generalmente, e lo si vedrà bene consultando qualche trattatello di chimica antiquaria, la calcinazione viene descritta come una tecnica che opera il disseccamento di un qualche corpo attraverso l’azione del calore del fuoco, sia diretto o indiretto, fino ad ottenere una polvere secca, priva di ogni traccia d’umidità. Ripley, in accordo con tutti i buoni Maestri ne riferisce in modo decisamente diverso: la Calcinazione dei Filosofi è un’operazione indispensabile che serve a purgare un qualche corpo senza distruggere l’umido radicale nascosto, così da far accadere – per ‘induzione’ – una solutio naturale: questa soluzione è necessaria ‘in primis’. Sarà grazie a questa soluzione naturale che il corpo potrà arrivare alla Putrefazione, ugualmente indispensabile. Prima di proseguire, val la pena di riflettere sul quel ‘restaurans’: c’è qualcosa che, evidentemente, restaura, o forse meglio ‘restituisce’ al corpo ‘il suo proprio calore naturale’. Domanda: si sta parlando di dar fuoco al corpo, o si sta parlando d’altro?

Dopo il solito caveat sull’uso di acque ardenti, corrosivi e quant’altro, proseguiamo nella lettura:

Calcinatio 3

Calcinatio 3

Infatti con questi tipi di Calcinazione, che diminuiscono l’umidità della nostra pietra, i corpi vengono distrutti. Infatti quando i corpi vengono ridotti in polvere, seccano come la cenere, o come ossa combuste. Non vogliamo affatto una calce di questo tipo, infatti moltiplichiamo l’umido radicale Calcinando, & nulla diminuendo di questo.

La ‘bella differenza’ appare  evidente, ma c’è di più: Ripley dice che il Calcinare (dei Filosofi) moltiplica l’umido radicale!..trovo che ci sia da riflettere, e non poco. Si potrebbe/dovrebbe fare un salto sulla sedia…

Poco più avanti, l’autore dichiara come si fa:

Calcinatio 5

Calcinatio 5

Congiungi genere a genere, & specie con specie,

Infatti un qualsivoglia germe risponde al suo proprio seme,

uomo genera uomo, il bruto porta bruto.

Ogni spirito si fissa con la Calce del suo genere…

Questa antica e semplicissima raccomandazione, tipica dell’Alchimia e contraria alla chimica, è quella riassunta nella famosa massima: Natura gioisce di Natura, ma – in questo contesto operativo – la frase merita probabilmente qualche attenzione in più. Domanda: come vien fatta dunque questa Calcinazione Filosofica? Come si può calcinare, purgare, senza distruggere il prezioso umido radicale nascosto nel cuore della materia, ma addirittura moltiplicarlo? Di che si sta parlando?…

Una risposta elegante e molto chiara la darà – tra gli altri – Limojon de Saint Didier, al termine della sua Lettre aux vrais Disciples d’Hermés (1699):

C’est là tout ce que j’avois à vous dire, dans cette lettre; je n’ay pas voulu vous faire un discours fort estendu, tel que la matiere paroit le demander; mais aussi je ne vous ay rien dit que d’essentiel à nostre art; de sorte que si vous connoissez nostre pierre, qui est la seule matiere de nostre pierre, et si vous avez l’intelligence de nostre feu, qui est secret et naturel tout ensemble, vous avez les clefs de l’art, et vous pouvés calciner nostre pierre, non par la calcination ordinaire, qui se fait par la violence du feu; mais par une calcination Philosophique, qui est purement naturelle.

Remarquez encore cecy avec les plus éclairés Philosophes, qu’il y a cette difference, entre la calcination ordinaire, qui se fait à force de feu, et la calcination naturelle; que la premiere détruit le corps, et consume la plus grande partie de son humidité radicale; mais la seconde ne conserve pas seulement l’humidité du corps, en le calcinant; mais encore elle l’augmente considerablement.

L’experience vous fera connoistre dans la pratique cette grande verité; car vous trouverez en effet, que  cette calcination Philosophique, qui sublime, et distile la pierre en la calcinant, en augmente de beaucoup l’humidité: la raison est, que l’esprit igné du feu naturel se corporifie dans les substances qui lui sont analogues. Nostre pierre est un feu astral, qui sympatise avec le feu naturel, et qui comme une veritable salamandre prend naissance, se nourrit, et croit dans le feu Elementaire, qui lui est geometriquement proportionné. 

Semplice & chiaro: meraviglioso. Nessuno apprezza mai la portata di queste parole. Storditi come siamo dall’illusione di aver carpito il segreto della materia, passiamo inerti di fronte alle porte della verità. Sed de hoc satis

Ora, se è ben evidente di che cosa si stia parlando in questo passo, resto sempre piacevolmente sorpreso di quanto l’Alchimia vera, la sola, quella antica, sia rimasta perfettamente integra ed uguale a sé stessa – tanto nella teoria, come nella pratica – per secoli. Non sarebbe questo un buon motivo per trovar sicurezza in un mondo che alimentiamo ogni giorno con le nostre insicurezze, fino al punto da renderlo in qualche modo ancor più malato? Fino al punto che Madre Natura debba intervenire per ristabilire senso, armonia ed equità?

Last, but not least:…e se la raccomandazione di leggere, leggere, leggere fosse davvero un ottimo consiglio?…magari non arrestandosi all’inizio e leggendo bene…jusques au fond?

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La Joie du Printemps…

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , on Monday, March 21, 2011 by Captain NEMO

Arriva Primavera, e gli innamorati si apprestano trepidanti ai loro piccolo fuochi: ogni anno, senza gran clamore, il solito nugoletto di Foux mette le mani nelle proprie terre, con uno sguardo affidato alla bontà del Cielo. Sono Riti antichi, semplici, primordiali: e nonostante siano sempre quelli, ogni volta l’emozione è grande. “Grande grande“, direbbe un bambino.

Si avverte nel cuore la speranza di essere capaci di trovarsi adeguati all’incontro con lo Spirito Universale, all’incontro con la Dama. Più si cammina, meno si pensa: l’affidarsi al vento, al soffio impalpabile delle carezze della Luna, l’ascolto del silenzio, la gioia del colore che credi di conoscere e che muta ogni volta d’intensità e profumo, prende ogni secondo di questa benedetta stagione dell’Animo.

Auguro a tutti di nutrirsi della linfa preziosa primaverile, di ritrovare maggior senso nelle nostre vite, di saper essere semplici, e di ripercorrere le tracce nascoste della Dama, graziosa e misteriosa.

 

Printemps

Primum Vere

E che il Cielo protegga il cuore di quel piccolo nugolo di Foux che accenderanno, con gli occhi pieni dello scintillio dei bambini, il loro piccolo prospero per svegliare il Fuoco Celeste…cum Gratia!

“PYROPHILE:…En effet, peu de Personnes s’imaginoient que les Violettes & les Hyacinthes de d’Espagnet; & les Betes à cornes du Jardin des Hespérides; le Ventre et la Maison du Bélier du Cosmopolite, & de Philalethe; l’Isle de la Déesse Vénus, les deux Pasteurs, et le reste que vous venéz de m’expliquer, signifiassent la Saison du Printemps.”

“EUDOXE: Vous avéz raison en ce qu’on ne peut s’assurer d’entendre les Philosophes, à moins qu’on n’ait une entiere intelligence des moindres choses, qu’ils ont écrites. La connoissance de la Saison propre à travailler au commencement de l’Oeuvre, n’est pas de petite conséquence. En voicy la raison fondamentale. Comme le Sage entreprend de faire par nostre Art une chose, qui est au dessus des forces ordinaires de la nature, comme d’amolir une pierre, & de faire vegeter un Germe Metallique; il se trouve indispensablement obligé d’entrer par une profonde méditation dans le plus sécret intérieur de la Nature, & de se prévaloir des moyens simples, mais efficaces qu’elle luy en fournit; or vous ne devéz pas ignorer, que la Nature dés le commencement du Printemps, pour se renouveller, & mettre toutes les Semences, qui sont au sein de la Terre, dans le mouvement qui est propre à la végétation, impregne tout l’Air qui environne la Terre, d’un Esprit mobile, et fermentatif, qui tire son origine du Pére de la Nature; C’est proprement un Nitre subtil, qui fait la fecondité de la Terre et dont il est l’Ame, et que le Cosmopolite appelle le Sel-petre des Philosophes. C’est donc dans cette féconde saison que le Sage Artiste, pour faire germer sa Semence Métallique, la cultive, la rompt, l’humecte, l’arose de cette prolifique Rosée, et lui en donne à boire autant que le poids de la Nature le requiert; De cette sorte le Germe Philosophique concentrant cet Esprit dans son sein, en est animé & vivifié, & acquiert les propriétés, qui lui sont essentieles, pour devenir la Pierre végétable & multiplicative. J’espere que vous serés satisfait de ce raisonnement, qui est fondé sur les Loix, et sur les Principes de la Nature.”

(da Limojon de Sainct Disdier, Le Triomphe Hérmétique – 1699)

BUONA, DOLCE, PRIMAVERA !

La caccia all’Oro Filosofico

Posted in Alchemy, Alchemy Texts, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Tuesday, January 12, 2010 by Captain NEMO

Eugéne Canseliet, 1926

Eugéne Canseliet, 1926

1839 – nascita (stimata) di Fulcanelli

1862 – nascita di Pierre Dujols de Valois

1877 – nascita di Jean Julien Champagne

1887 – nascita di René Adolphe Schwaller

1899 – nascita di Eugéne Canseliet

1913 – primi incontri tra René Adolphe Schwaller e Jean Julien Champagne, a Parigi

1912 – Jean Julien Champagne viene presentato a Fulcanelli dai De Lesseps

1915 – primo incontro di Eugéne Canseliet con Fulcanelli, a Marsiglia

1916 – Fulcanelli presenta Jean Julien Champagne a Eugéne Canseliet, a Marsiglia.

1919 – Eugéne Canseliet torna a Parigi, dove Fulcanelli, anche lui a Parigi, lo introduce nei salotti della Ville Lumiére, tra cui spicca quello dei de Lesseps. Anche Jean Julien Champagne frequenta gli stessi ambienti.

1919 – René Adolphe Schwaller viene ‘nobilitato’ da Oscar Wenceslas de Lubicz-Milosz, Principe di Lusazia, conte di Lahunovo; nasce René Adolphe Schwaller de Lubicz

1920 – René Adolphe Schwaller de Lubicz fonda il gruppo Les Veilleurs

1920 – Pierre Dujols de Valois, nella dedica a Fulcanelli del suo Hypotypose (Mutus Liber), lo indica come ‘Philosophe-Adepte’

1922 – Eugéne Canseliet compie una trasmutazione di 120 gr. di piombo in oro nelle Officine a Gas di Sarcelles, utilizzando la polvere di proiezione di Fulcanelli, in presenza dello stesso Fulcanelli, di Jean Julien Champagne e di Gaston Sauvage

1923 – Fulcanelli fa recapitare a Eugéne Canseliet tre manoscritti (Il Mistero delle Cattedrali, Le Dimore Filosofali, Finis Gloriae Mundi) impacchettati e sigillati in cera verde, perché si occupi di farli pubblicare. Fulcanelli si allontana da Canseliet, ormai in grado – secondo lui – di affrontare da solo la Grande Opera.

1925 – Eugéne Canseliet e Jean Julien Champagne affittano due mansarde contigue a Parigi

1926 – Eugéne Canseliet pubblica per conto di Fulcanelli, presso J. Schemit, la prima edizione (300 esemplari) de Il Mistero delle Cattedrali, con le illustrazioni di Champagne.

1926 – morte di Pierre Dujols de Valois

1929 – René Adolphe Schwaller de Lubicz e la moglie Isha (Jeanne Germain Lamy) si stabiliscono a Plan de Grasse, in Provenza, in una proprietà ribattezzata Mas de Coucagno

1930 – dopo 19 anni di tentativi più o meno continuati, Schwaller de Lubicz e Jean Julien Champagne – chiusi nel laboratorio di Plan de Grasse – riescono a condurre a termine la produzione alchemica del rosso e del blu nella massa del vetro, ricreando la materia delle perdute vetrate delle Cattedrali Gotiche, grazie ad un libro del 1830 che Champagne aveva ‘trafugato’ da una libreria

1926 – Eugéne Canseliet pubblica per conto di Fulcanelli, presso J. Schemit, la prima edizione (500 esemplari) de Le Dimore Filosofali, con le illustrazioni di Champagne.

1932 – morte di Jean Julien Champagne

1938 – Eugéne Canseliet intraprende la ‘Grand Coction‘: è il famoso evento legato alla “rottura dell’uovo”, collegata con una vasta aurora boreale

1952 – Eugéne Canseliet, come lui stesso ripeterà molte volte, incontra nuovamente Fulcanelli, nei pressi di Siviglia

1957 – Eugéne Canseliet pubblica per conto di Fulcanelli, presso Lavritche, la seconda edizione (1000 esemplari) de Il Mistero delle Cattedrali, con le illustrazioni di Champagne.

1964 – Eugéne Canseliet pubblica per conto di Fulcanelli, presso Pauvert, la terza edizione de Il Mistero delle Cattedrali, con le foto di Pierre Jahan.

1965 – Eugéne Canseliet pubblica per conto di Fulcanelli, presso Pauvert, la terza edizione de Le Dimore Filosofali, con le foto di Pierre Jahan.

1982 – Eugéne Canseliet lascia questo mondo

Eugéne Canseliet...

Eugéne Canseliet...

Questa piccola cronologia potrebbe essere completata da altre date, da altri nomi e da altri eventi. L’intento, qui, non é la identificazione di Fulcanelli, bensì quello di fornire un tessuto temporale ad una particolare notazione che appare nella seconda Prefazione a Le Dimore Filosofali, scritta da Canseliet nel febbraio del 1958;  si tratta del famoso passo in cui il Maitre di Savignies ricorda che Fulcanelli passò venticinque anni alla ricerca dell’oro dei filosofi; eccola:

Allora il Maestro commentava, con il grave e nobile volto, incorniciato dalla massa dei lunghi capelli grigi, curvo sulla nostra spalla:

‘E così, l’oro filosofico, anche se pieno d’impurità, circondato da spesse tenebre, coperto dalla tristezza e dal lutto, dev’essere considerato come l’unica e vera materia prima dell’Opera; allo stesso modo in cui la vera e unica materia prima è il mercurio, da cui è nato quest’oro invisibile, miserabile e sconosciuto. Questa distinzione, che di solito non si fa, precisò poi, è d’importanza capitale; infatti facilita grandemente la comprensione dei testi e permette la soluzione delle prime difficoltà.’

[Fulcanelli, Le Dimore Filosofali, prefazione alla Seconda Edizione – Ed. Mediterranee]

L’edizione Italiana tradotta da F. Ledvinka è purtroppo piuttosto imprecisa; d’altro canto quel richiamo alla ‘distinzione‘ non è giustificato da quanto tradotto, ma nessuno – forse – ci fa gran caso: quale sarebbe la distinzione cui allude Fulcanelli nel testo così come è stato tradotto?…qualcosa non va. Vediamo allora lo stesso passo preso dall’originale, nella edizione Francese di Pauvert:

Le Maitre commentait alors, sa grave et noble figure noyée dans le longues cheveux gris et penchée sur notre épaule:

‘Ainsi, l’or philosophique, tout rempli d’impuretés, environné d’épaisses ténèbres, couvert de tristesse et de deuil, doit-il etre considéré néanmoins comme la véritable et unique première matière de l’Oeuvre, de meme qu’en est la veritable et unique matière première, le mercure, d’ou cet or invisible, miserable et méconnu a pris naissance. Cette distinction, qu’on n’a pas coutume de faire, précisait-il, est d’une importance capitale; elle facilite grandement la compréhension des textes et permet la résolution des premières difficultés‘”

[Fulcanelli, Les Demeures Philosophales, preface à la Deuexieme Edition – Ed. Pauvert]

Qui appare chiara quella ‘distinzione‘ che era di fatto incomprensibile nella traduzione italiana: Fulcanelli parla della première matière, attribuendola all’oro filosofico, e della matière première, attribuendola al mercurio. Il passo assume allora il suo vero significato:

Il Maestro commentava allora, il suo grave e nobile volto inondato dai lunghi capelli grigi e curvo sulla nostra spalla:

‘Così, l’oro filosofico, tutto pieno d’impurità, circondato di spesse tenebre, coperto di tristezza e di lutto, deve nondimeno essere considerato la prima materia dell’Opera, allo stesso modo in cui ne è la veritiera ed unica materia prima il mercurio, da cui quest’oro invisibile, miserabile e misconosciuto è nato. Questa disitinzione, che non siamo abituati a fare, precisava, è di un’importanza capitale; essa facilita grandemente la comprensione dei testi e permette la risoluzione delle prime difficoltà’

[Fulcanelli, Le Dimore Filosofali, prefazione alla Seconda Edizione – Ed. Mediterranee – mia personale traduzione]

La ‘distinzione’ tra prima materia e materia prima è molto importante a livello di Filosofia Naturale e, di conseguenza, a livello operativo. Pochi si soffermano a riflettere, pensando che siano la stessa cosa, il che in un certo senso un po’ grossolano è certo vero ma non veritiero, o ritenendo che si tratti di uno dei tanti sofismi che si attribuiscono, stoltamente, ai trattati alchemici. Secondo il senso comune di oggi un chimico ha sempre ragione e conosce la verità, mentre un alchimista ha sempre torto e non conosce come stanno le cose. Siamo abituati a frequentare luoghi comuni, perchè rassicuranti per la nostra esistenza incerta ed affannosa, e mai quelli veramente straordinari; quelli ‘veritieri‘, per dirla con Fulcanelli. A proposito: a mio avviso esiste una differenza tra ‘vero‘ e ‘veritiero‘, tra ‘vrai‘ e ‘veritable‘. Sottile, ma esiste: il veritiero è portatore del vero. Semplice, ma chi ama oggidì le cose semplici? Ma torniamo a quella ‘distinzione‘ sfuggita, che Canseliet aveva amorevolmente incluso nel suo scritto del 1958: la prima materia è qualcosa che attiene molto più all’origine della creazione, essendo di fatto il seme da cui tutti i corpi prendono forma sostanziale e manifesta; pur essendo un termine ‘spostato’ verso il mondo metafisico, è tuttavia uno stato della materia primo, che è alla base di ogni manifestazione. Ovviamente si tratta di trovare, ottenere, questa prima materia, vero primo passo dell’Opera. E’ l’oro dei filosofi. Ma attenzione: l’oro dei filosofi di cui si parla nel passo è ancora in potenza, nascosto, prigioniero, chiuso dalle impurità, dal lutto e dalle tenebre. E’ ovvio che lo scopo è quello di portarlo alla luce, di farlo nascere: quando sarà effettivamente nato potrà chiamarsi più propriamente Oro dei Filosofi.

La materia prima è invece il corpo principale, il protagonista ineludibile della Grande Opera, quello che ne giustifica l’esistenza stessa e ne permette il compimento. Se si legge il passo con attenzione, con calma, con serenità,  si comprende che questa materia prima contiene essa stessa quella prima materia: quello zolfo, che sarà l’Oro dei Filosofi, nasce “dal” mercurio e non soltanto “grazie al“. Molti Maestri l’hanno indicato chiaramente: e molti pensano che le affermazioni come “il vento l’ha portato nel suo ventre” siano solo delle curiose frasi su cui disquisire dottrinalmente, in genere per ore.  Dimenticando che l’Alchimia è una cosa reale, frutto di studi approfonditi, certo, ma che alla fine si compie con le mani , in un piccolo Laboratorio. Dunque questo mercurio di cui si parla è anch’esso un seme, ma di funzione diversa; si legge chiaramente che uno è il maschio, indicato in questo passo nel suo stato di ‘potenza’, nascosto ed occultato; l’altro è la femmina, quello che è in grado – reso manifesto dall’Arte – di portare all’atto quella potenza. Si tratta di una visione cruciale del funzionamento di Madre Natura, ovviamente ben diversa da quella della Chimica; non è una reazione quella che si cerca, anche se la nostra logica ci spinge a incasellarla in questo senso, quanto piuttosto un’azione primordiale e completamente naturale, essendo l’esatta replica di una Creazione.

E’ ovvio che questo processo, di difficile comprensione per la nostra logica, lo è anche a livello operativo. Anche se Madre Natura è di una semplicità disarmante, è per noi umani molto difficile realizzare con compiutezza questa ‘naturalità’. Siamo troppo distanti, per complessità biologica e dunque per funzionamento intellettuale, dalla semplicità originaria del mondo minerale, che fu il primo dei tre regni ad apparire nella manifestazione. E’ così importante riflettere sul termine ‘apparizione‘ che gli antichi, di ogni epoca e contrada, ci ricordano che Maya, l’illusione, è ciò che permea tutta la nostra cosiddetta realtà: la vera esistenza, l’ “essenza” è sempre nascosta, diversa: e questa essenza si manifesta grazie allo zolfo ed al mercurio di ogni corpo manifesto. Quelli sono ‘veritieri‘. Ma sono decisamente occulti, lontani dalla nostra possibilità ‘meccanica’ di percezione: ma sono essi gli attori unici, assieme a qualche altra cosa, della Grande Opera. E a causa di questa difficoltà percettiva, che si riflette immediatamente nella possibilità operativa di ogni artista, i Maestri indicano, con infinita pazienza e molto Amore, il sentiero dello studio assiduo, teso a sgretolare le nostre convinzioni logiche, e quello della pratica ad esso collegata, con identica assiduità, alla ricerca del vero attraverso l’identificazione del veritiero; ecco perché, molto spesso, la ricerca di questo zolfo così importante viene indirizzata in corpi adatti alla bisogna; e nascono le Vie, più o meno particolari. In questo modo, si spera (ma è certamente possibile, e più facile), si può ottenere quello zolfo da un corpo diverso, che tuttavia deve ovviamente essere ‘adatto’ alla femmina a disposizione. Ecco perchè ogni étudiant scopre presto di trovarsi in un vero labirinto di ipotesi, di lavorazioni e di corpi (ma non solo per questo; come si sa senza il Fuoco Segreto non si fa Alchimia); e qui, in soccorso amorevole allo smarrimento che prende il cuore di ogni cercatore, Paolo Lucarelli scrive in un passo della sua Introduzione a Il Mistero delle Cattedrali:

“Si tratta di aggiungere al mercurio comune uno zolfo vivo, definito metallico. È proprio in un metallo, o almeno in qualcosa che ne può assumere la definizione, che Fulcanelli ci invita a cercarlo. Si tratta di aprire questo metallo, il secondo libro chiuso, detto anche oro, oro filosofico, oro non volgare, e di estrarne la parte viva e attiva. Operazione – in realtà insieme di operazioni – detta anche rincrudazione, quella in cui si uccide il vivo per rianimare il morto, che non è evidentemente una vera rianimazione di un metallo morto, ma, come già detto, l’estrazione del suo zolfo e la sua unione con il mercurio.”

In questo caso, è evidente che occorre saper estrarre dal metallo il suo zolfo: una serie di operazioni permetterà di liberare il prigioniero e di rendere possibile quell’unione tra Principia di cui si parla ovunque in ogni testo alchemico. Si noti, tuttavia, come del resto è normale in Alchimia, che bisogna imparare a leggere!…

Ritornando a quanto scritto da Canseliet, a quel preciso ricordo del vecchio Maestro chino sul discepolo, un’immagine parlante che indica quanto fosse stato intenso quel particolare momento per il giovane discepolo, ci si potrebbe chiedere: ma quando è avvenuto tutto questo? Canseliet scrive nel 1958, ha 59 anni ed ha già fatto un bel pezzo del suo cammino, prima filosofico e poi operativo; Se dobbiamo leggere tra le date che ho riportato sopra, con tutte le cautele necessarie, si potrebbe dire che Fulcanelli era vicino alla felice conclusione dei suoi lavori. Siamo dunque attorno agli anni ’20, visto che Fulcanelli sarebbe ‘scomparso’ attorno al 1930. Canseliet potrebbe aver avuto un’età compresa tra i venti ed i trent’anni; ha ventiquattro anni all’epoca della famosa trasmutazione di Sarcelles, compiuta sotto gli occhi del Maestro e dei suoi due amici; in ogni caso, è molto giovane, sia anagraficamente che filosoficamente. C’è da ritenere che se nel 1958, in occasione della sua seconda Prefazione a Le Dimore Filosofali, a Savignies, decide di rendere nota quella così particolare raccomandazione da parte del Maestro, che era rimasto bloccato per venticinque anni alla ricerca dell’oro filosofico, debba essere stato per una ragione importante. Se si decide di dar fiducia ad Atorène, Canseliet sarebbe riuscito ad isolare lo zolfo filosofico nel 1936, ‘dopo sedici anni di pratica‘: il che ci porta a dire che Canseliet inizia il suo lavoro operativo per l’appunto negli anni ’20. Se poi si prende in considerazione il fatto che Fulcanelli avrebbe concluso la Grande Opera attorno al 1920 (o forse prima?), visto che è nel 1923 che Canseliet riceve i tre manoscritti di Fulcanelli, se ne dovrebbe dedurre che Fulcanelli avrebbe cominciato ad operare attorno al 1895, o forse prima. E’ dunque attorno agli anni ’20 che sembra di poter datare quel particolare colloquio tra Maestro e discepolo: Fulcanelli ha un’ottantina d’anni e Canseliet è un ventenne!

Ma il 4 Dicembre 1933, a 34 anni, Canseliet decide di scrivere una lettera a Schwaller de Lubicz; si tratta di un testo molto strano, in cui Canseliet di rivolge in modo estremamente deferente all’autore di Adam l’homme rouge: Champagne è morto tragicamente da un anno, dopo aver terminato i suoi lavori con Schwaller de Lubicz a Plan de Grasse, tenendo all’oscuro di qualcosa il compagno di studi che abitava nella mansarda accanto. E proprio da una nuova riflessione su una confidenza fatta dal suo compagno, che Canseliet cambia qualcosa nel suo piano di lavori; nella lettera dalla calligrafia caratteristica, riprodotta e riportata da G. Dubois nel suo Fulcanelli Dévoilé, si narra di questo cambio di passo; eccone una parziale riproduzione:

Lettera di Eugéne Canseliet a René Schwaller de Lubicz, 1933

Lettera di Eugéne Canseliet a René Schwaller de Lubicz, 1933 - tratta da 'Fulcanelli' di G. Dubois, Ed. Mediterranee - 1996

Sembra dunque di capire che Canseliet, nel 1958, proprio a causa di un suo errore giovanile, voglia dare testimonianza, ancora una volta, della bontà di quella caritatevole riflessione a voce alta di Fulcanelli, evidentemente incompresa sino al 1933; en passant, si può notare quanto poco fondate possano risultare quelle ipotesi che fanno di René Schwaller de Lubicz o di Jean Julien Champagne due possibili candidati per tentare di risolvere il grande giallo sull’identità di Fulcanelli.

Sempre nella stessa lettera, piena di amare considerazioni su Champagne, Canseliet riporta una piccola notula di Schwaller de Lubicz, che evidentemente condivideva sul piano operativo (click per ingrandire):

Lettera di Eugéne Canseliet a René Scwaller de Lubicz, 1933 (Notula) - riprodotta da 'Fulcanelli' di G. Dubois - Ed. Mediterranee, 1996

Lettera di Eugéne Canseliet a René Scwaller de Lubicz, 1933 (Notula) - riprodotta da 'Fulcanelli' di G. Dubois - Ed. Mediterranee, 1996

Come si vede, ogni alchimista è un essere umano e nel suo percorrere con passione immensa il cammino sulle tracce della Dama, può (e deve) compiere errori. D’altro canto il cammino è lungo e sempre pieno di ostacoli, nulla è mai scontato. Se veniamo informati dell’ipotesi che fu nel 1936 che Canseliet riuscì nella delicata operazione dell’isolamento dell’Oro dei Filosofi, sarà lo stesso Maitre ad ammettere in un’intervista nel 1978, soavemente e dolcemente, quasi ottantenne, di essere ancora in cammino…

In conclusione, riporto quanto Limojon de Sainct Disdier, nel suo Il Trionfo Ermetico, fa dire ad Eudossio in una famosa spiegazione:

…Essa (la Pietra) sostiene, invece, che è lei che nasconde nel suo seno il vero Oro dei Saggi, vale a dire i primi due tipi di Oro (quello Astrale e quello elementare) di cui ho appena parlato: poiché dovete sapere che la Pietra, essendo la più pura porzione degli elementi metallici, dopo la separazione e la purificazione che il Saggio ne ha fatto, è propriamente l’Oro della seconda specie. Quando questo Oro (l’Oro dei Saggi!) perfettamente calcinato ed esaltato sino alla purezza ed al biancore della neve, ha acquisito grazie al magistero una simpatia naturale con l’Oro Astrale, di cui è diventato visibilmente il vero magnete, egli attira e concentra i se stesso una così grande quantità di Oro Astrale e di particelle solari, che riceve dalla continua emanazione che se ne fa dal centro del Sole e della Luna, che si trova nella disposizione prossima ad essere l’Oro vivente dei Filosofi…

Come sempre, occorre leggere sforzandosi di comprendere, perchè la lettera uccide…a titolo di chicca finale in questa caccia all’Oro dei Filosofi, ecco una pagina molto chiara ed onesta, tratta dall’Introitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium di Ireneo Filalete, nella traduzione di Paolo Lucarelli per le Edizioni Mediterranee (Cap. XIII, pag. 53):

Filalete - l'Oro dei Filosofi

Filalete - l'Oro dei Filosofi

In questo caso, nel leggere, occorre il quadruplo delle precauzioni; Filalete è noto per la candida onestà e splendida chiarezza, ma non si deve credere – lo dichiara lui stesso – che non abbia preso le sue precauzioni, nello scrivere…

Proprio Paolo Lucarelli soleva ripetere – sempre sorridendo – che  “Il problema dell’ermetismo è che …è così ermetico!

Consiglio finale:…andare alla fonte, …porta acqua. Buona caccia!

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