Archive for Imbolc

Primum Vere, 2017

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, Various Stuff with tags , , , , , , on Tuesday, March 21, 2017 by Captain NEMO

Fromad cach bìd iar n-urd,

issed dlegair i n-Imbulc,

dfunnach laime is coissi is cinn,

is amlaid sin atberim

La Primavera Celtica – basata su un calendario ben più antico del nostro – era anticipata di  48 o 49 giorni rispetto all’Equinozio astronomico; cade, ancora oggi, il 1 Febbraio; è la festa di Imbolc, una delle 4 celebrazioni del Fuoco annuale. Coincide con la vigilia della  nostra Candelora, e non si può fare a meno di sorridere interessati, senza sorprendersi, di questa curiosa ‘sfasata’ coincidenza. Imbolc festeggia la lattazione degli ovini dopo la mungitura, ed è legata alla fecondità che segue l’inverno (Samain), 1 Novembre). Il nome ‘Imbolc‘ pare derivare proprio dalla quartina inserita nel MS. Rawlinson B. 512, f. 98 b,2 (Rolls Edition of the ‘Tripartite Life’), e l’etimologia più tradizionale suona come imb- (prefisso riflessivo) e folc (acquazzone). Oggi è imbevuta del sapore Cristiano della Candelora, ma nella tradizone antica, era la féil Brigde, come testimonia il Tain Bo Cualnge delllo Yellow Book of Lecan. Il Festival di Brigde, che poi diventerà Santa Brigida, celebrava i fasti della Dea Triplice (la ‘Maria dei Gaelici’) era la Brigde della poesia, la Brigde dell’arte medica e la Brigde dell’arte dei metalli. Nella Scozia Gaelica  il suo simbolo era il Cigno Bianco.

La profonda allegria dei convivi di quelle terre, in cui naturalmente l’Ale scorreva a fiumi, festeggiava le 4 feste del fuoco con indicazioni sia legate al cibo ed alle bevande collegate ai 4 cardini del’Anno, sia con i rituali di magia naturale richiesti. La quartina di Imbolc si traduce grosso modo così:

Assaggiare ogni cibo secondo l’ordine,

ecco ciò che si deve fare a Imbolc,

lavarsi la mano, il piede e la testa,

è così, dico

Il Mito Cristiano dei Ceri Verdi è dunque, a dar retta ai Celti, legato strettamente all’inizio della Primavera, e dovremmo forse intenderlo in tal senso anche operativamente (chissà!). D’altro canto non è un mistero per chi pratica alchimia constatare che l’attuale ciclo naturale delle stagioni è molto cambiato nel suo ritmo, quasi che l’orologio cosmico di Madre Natura si stia in qualche modo mirabilmente ‘ri-fasando’.

Sia come sia, tra poco il tempo del giorno sarà uguale al tempo della notte, e l’Ariete Celeste già irrora dal Cielo: il gioco più dolce e più misterioso e più genesiaco e più allegro chiama tutti i bambini.

Buona Primavera !

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Nigra sum sed formosa…

Posted in Alchemy with tags , , , , , , , , , , on Wednesday, October 22, 2008 by Captain NEMO

Moltissimo si potrebbe dire a proposito del Vespro della Beata Vergine, pubblicato nel 1610 da Claudio Giovanni Monteverdi. Magari con l’aiuto di qualche amico musico riuscirò un giorno a mostrar meglio la bellezza di quest’opera musicale, tanto amata dagli alchimisti; Eugène Canseliet sosteneva amabilmente che Monteverdi fosse soltanto divinamente ispirato quando compose il Vespro; ma l’interesse del compositore per l’Arte pare testimoniato da una serie di lettere (23 Agosto 1623 – 28 Marzo 1626), in cui Monteverdi – che stava lasciando la corte del suo mecenate Don Vincenzo Gonzaga, Duca di Mantova, per divenire Maestro di Cappella della Basilica di San Marco a Venezia – si diceva interessato a praticare l’Alchimia. Anche in alcune lettere successive indirizzate all’amico Ercole Marigliani si parla di acquisto di storte e palloni dalla manifattura di Murano, di piccole partite di mercurio e di un accender il foco proprio il 28 Marzo 1626. Certo è poco per farne un alchimista serio: d’altro canto sembra che Monteverdi fosse afflitto da un malanno quasi cronico, dovuto all’assunzione di un catartico a base di mercurio sublimato (era figlio di un farmacista); forse anche per questo si dilettava d’Alchimia, come molti altri a quel tempo, del resto, alla ricerca della panacea universale. Sia come sia, ci resta in ogni caso una mole di composizioni straordinarie, in cui il Vespro emerge come un affresco musicale estremamente evocativo.

Tutti conoscono senza dubbio l’apertura maestosa (Cantico & Responsorio: Deus in adiutorium) del Vespro; ma il mottetto Nigra sum sed formosa – tratto dal Cantico dei Cantici – è una piccola perlina; fate clik su  Play per ascoltare il brano di Monteverdi:

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Nigra sum sed formosa filia Ierusalem.
Ideo dilexit me Rex, et introduxit [me]
in cubiculum suum et dixit mihi:
Surge, amica mea, et veni.
Iam hiems transiit, imber abiit et recessit,
flores apparuerunt in terra nostra;
tempus putationis advenit.

Credo che non si possa fare a meno di restare stupefatti di fronte alle tante allusioni – neanche tanto ermetiche, per la verità – di questo splendido Canto d’Amore, che svela in bellissima evidenza molte cose. Come dicevo nel Post precedente, relativo alle Fiabe, occorre sapersi meravigliare, saper mirare e lasciarsi cadere, rapiti, nell’abbraccio del suono e dell’immagine, entrambi meravigliosi.

Naturalmente uno degli accostamenti più immediati è quello con la Vergine Nera di cui parla Fulcanelli:

Julien Champagne - Vierge Noire
Julien Champagne – Vierge Noire

che ne parla così ne Le Mystère des Cathédrales:

Notre Dame de Confession, célèbre Vierge noire des cryptes saint Victor, à Marseille, nous offre un beau spécimen de statuaire ancienne, souple, large et grasse. Cette figure, pleine de noblesse, tient un sceptre de la main droite et a le front ceint d’une couronne à triple fleuron.

La storia locale lega la statua alla Leggenda dei Ceri Verdi, a cui Fulcanelli si riferisce in questo modo ne Les Demeures Philophales:

Cette légende contient, derrière le voile allégorique, la description du travail que doit effectuer l’alchimiste pour extraire, du minéral grossier, l’esprit vivant et lumineux, le feu secret qu’il renferme, sous forme de cristal translucide, vert, fusible comme de la cire, et que les sages nomment leur vitriol“.

Si sta parlando, insomma, di una indicazione che lega la materia nera e vergine all’ottenimento del Fuoco Segreto. Sempre giocando con la gaia scienza, forse ci si renderà conto del perchè la materia nigra sia davvero formosa: essa contiene, infatti, una forma in cui prende ricettacolo lo Spirito Universale, unico vero attore della Grande Opera. La leggenda è ben conosciuta, e Fulcanelli la riassume pefettamente per chi sa intendere. Ma, se non fosse sufficiente, trovo giusto segnalare un bell’articolo sulla Leggenda dei Ceri Verdi apparso sul Blog del mio amico Archer, qui. Il 2 Febbraio si celebra la festa della  Candelora (‘…dall’inverno semo fora ! ‘; non è divertente che la nostra nigra proclami ‘Iam hiems transiit’ ??), che celebra il rito della purificazione delle candele, a richiamare probabilmente quello più antico delle Lucerne romane; inoltre, nel Levitico 12,2-4, si dice che:

Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione“.

E siamo a quaranta giorni; il che non guasta, no?

Nel calendario celtico la Candelora è in corrispondenza con il giorno di Imbolc (1 Febbraio), che significa per l’appunto nel grembo, tanto per sottolineare come la Sapienza sia sempre una, indipendentemente da ogni luogo e tempo. In quel giorno, e magari ne riparleremo quel giorno, Terra è astronomicamente equidistante dal punto di solstizio d’Inverno e da quello dell’equinozio di Primavera; e dunque si tratta di un momento davvero peculiare, in cui si esce da un ciclo oscuro per entrare in un ciclo di Luce, visto che la vergine nera dovrà partorire un figlio luminoso; e per questa ragione si compie un rito di Luce, legato alla benedizione delle candele verdi, colore simbolo della vita nascente, rappresentato nell’iconografia alchemica dal vetriolo cui accennava quel perfido ma amorevole Maestro che era Fulcanelli.

Dimenticavo: Imbolc suona molto come Oimelc, che significa latte ovino (da cui l’inglese ovine milk): è infatti subito dopo Imbolc, che nascono gli agnelli, ai quali – per gli alchimisti accorti, naturalmente – era destinato …il latte della Vergine!

E così, da un mottetto sapido su una formosa nera, musicato da Monteverdi, siamo passati per l’appunto al verde, per finire con Champagne all‘Uber Campa Agnas !

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