Archive for Efesto

Nimrod, il Ribelle della terra di Shinar

Posted in Alchemy, Alchimia, Alchimie, Fulcanelli, Various Stuff with tags , , , , , , , , , , , , , on Monday, February 22, 2010 by Captain NEMO

Mi è capitato recentemente di imbattermi sul Web in una curiosa tesi – come un ‘sasso nello stagno’ – a proposito di Nimrod, il quale – tutti lo sanno – è l’archetipo del ‘ribelle’, del malvagio, di colui che osò sfidare Dio (Genesi X, 8-12):

8 porro Chus genuit Nemrod ipse coepit esse potens in terra 9 et erat robustus venator coram Domino ab hoc exivit proverbium quasi Nemrod robustus venator coram Domino 10 fuit autem principium regni eius Babylon et Arach et Archad et Chalanne in terra Sennaar 11 de terra illa egressus est Assur et aedificavit Nineven et plateas civitatis et Chale 12 Resen quoque inter Nineven et Chale haec est civitas magna”

[Nota: riporto qui la versione della Vulgata Latina]

Non essendo un esperto di lingua Ebraica, non mi avventurerò nella lettura o nell’interpretazione del Libro; tuttavia la tesi proposta era grosso modo questa: Nimrod, pronipote di Noè, era un gigante, un uomo potente che propose agli uomini l’adorazione del Fuoco, trasmettendo – in qualche modo – agli uomini l’arte della cottura; insomma, un precursore dell’Alchima, se non addirittura uno dei primi ‘insegnanti’ dell’Arte.

Questa tesi è evidentemente molto eretica e fonte di immani controversie, dalle quali però vorrei star fuori. Ma cercando tra le pieghe del mito e curiosando in giro, ho trovato qualcosa e non posso non restare sorpreso nel constatare alcune cose singolari. Trattandosi di cose lontanissime nel tempo – stiamo parlando con buona probabilità di almeno 4000 anni prima di Cristo – non c’è alcuna pretesa di oggettività in quanto riporterò, né di stabilire una verità; ma – al contrario – di allineare sul tavolo alcune strane casualità:

Nimrod fu un Re estremamente potente, di probabile origine Assira.

Oltre ad una possibile corrispondenza con il Dio Marduk, si ipotizza che potesse essere quel Re nominato da Giustinus (in Trogus Pompeius, Hist. Rom. Script., Vol. II) e da Diodoro Siculo (in Bibliotheca, Lib. II): Ninus.

Ninus significa ‘il figlio’; e di chi è figlio Ninus?…secondo la storia il padre di Ninus sarebbe Bel o Balus, il ‘fondatore’ di Babel. Ma se Ninus fosse realmente stato Nimrod, il ‘costruttore’ di Babilonia, suo padre – secondo la Bibbia – è Cush, figlio di Cham, il maledetto da Noè. Cham aveva visto la nudità del padre Noè, caduto senza conoscenza dopo una eccessiva bevuta di vino (la prima della storia!). Dunque, Cush è questo Bal. Ora, un tal Reverendo Alexander Hilsop, scozzese di Arbroath, scrisse nel 1862 un’opera molto discussa, ma molto curiosa. A me pare tutto sommato molto erudita, anche se piuttosto “arrampicata”: “The Two Babylons, being the Papal worship proved to be the worship of Nimrod and his wife…”. (qui)

Si tratta di una puntigliosa ‘dimostrazione’ di come – a suo dire – la religione Cattolica Romana sia de facto una sorta di copia di antichissimi riti di origine Assira!…senza voler per forza condividere le sue tesi, mi ha molto incuriosito questo passo:

“If Ninus was Nimrod, who was the historical Bel? He must have been Cush; for ‘Cush begat Nimrod’ (Gen. X, 8); and Cush is generally represented as having been a ringleader in the great apostacy. But again, Cush, as the son of Ham, was Her-mes or Mercury; for Hermes is just an Egyptian synonym for the ‘son of Ham’.

“Se Ninus è Nimrod, chi era il Bel storico? Deve essere stato Cush; poiché ‘Cush generò Nimrod’ (Gen. X,8); e Cush viene generalmente rappresentato come colui che era il capo nella grande apostasia. Ma, ancora, Cush come figlio di Ham, era Her-mes o Mercurio; poiché Hermes è proprio un sinonimo egizio per il ‘figlio di Ham’”.

A sostegno di questa incredibile affermazione, il prode Reverendo Hilsop aggiunge una erudita nota, che traduco direttamente:

“La composizione di Her-mes è – prima di tutto – da ‘Her’, che, in Caldeo, è sinonimo di Ham, o Khem, ‘Ciò che è bruciato’. Poiché anche ‘Her’, come ‘Ham’, significava ‘ciò che è caldo o bruciante’, questo nome ha formato il fondamento per identificare segretamente Ham con il ‘Sole’, così deificando il grande patriarca, dal cui nome la terra d’Egitto venne chiamata, in connessione con il sole. Khem, o Ham, veniva apertamente adorato con questo nome nella terra di Ham in epoca tarda (Bunsen, vol. i, p 373); ma questo sarebbe stato osare troppo, in un primo momento. Attraverso ‘Her’, il sinonimo, tuttavia, la via era aperta per questo scopo. ‘Her’ è il nome di Horus, che è identificato con il sole (Bunsen, vol. i, p. 505), che mostra che la vera etimologia del nome è il verbo al quale sono risalito. Poi, in secondo luogo, ‘Mes’ proviene da ‘Mesheh’, o, (senza l’ultimo radicale, che si può omettere, vide Parkhurst, sub voce, p. 146), Mesh, ‘estrarre’. In Egiziano, abbiamo Ms nel senso di ‘portare fuori’, (Bunsen, Hieroglyphical Signs, Append., b. 42, p. 640), che è evidentemente una forma diversa della stessa parola. Si trova, anche, Ms usata in senso passivo. (Bunsen, Vocabulary, Appendix i. p. 470, in fondo, &c, ‘Ms…nato’). Il significato radicale di Mesheh, in Stockii Lexicon, è dato in Latino con ‘Extraxit’, e la nostra parola inglese ‘extraction’, applicata alla nascita o genealogia, mostra che esiste una connessione tra il generico significato di questa parola e nascita. Questa derivazione potrà spiegare il significato dei nomi dei Re egiziani, Ra-messes e Thoth-mes, il primo essendo evidentemente ‘il figlio di Ra’, o del Sole; il secondo, in modo simile, è ‘Il figlio di Thot’. Per la stessa esatta ragione Her-mes è il ‘figlio di Her, o Ham’, il bruciato, cioè, Cush.”

Insomma, a credere al buon Reverendo Hilsop, Hermes sarebbe – addirittura – il padre di Nimrod, il ‘ribelle’, il ‘cattivo’!…Sempre seguendo il Reverendo scozzese si arriva a stabilire che Hermes – che è il noto ‘messaggero’ dell’Olimpo greco, in antichità l’ “interprete” – sarebbe colui che in verità avrebbe ‘diviso’ le lingue degli uomini (Caldeo ‘Peresh’ per ‘interpretare’, pronunciato dagli Egiziani e dai Greci come ‘peres’, ‘dividere’); dunque Cush/Hermes sarebbe colui che ha ‘diviso le lingue degli uomini’; e colui che gettò le fondamenta di Babele, essendo il figlio Nimrod colui che proseguì il lavoro, costruendo Babele. A Cush/Hermes veniva dato il titolo di Baal e di Bel, rispettivamente ‘il Signore’ e ‘il Confonditore’; e dato che il ‘Principium Deorum’ – in Ovidio, Fasti – dice di sé stesso che “Me Chaos antiqui, nam res sum prisca, vocabant”, il cerchio si chiuderebbe con la pronuncia di Cush in antico Caldeo, che suona come ‘Chaos’! (Nota del Rev. Hilsop: “Il nome Cush si scrive anche Khus, visto che ‘sh’ diventa frequentemente ‘s’ in Caldeo; e Khus, nella pronuncia, diviene legittimamente Khawos, o, senza il digamma, Khaos”)

Non pago di aver detto abbastanza, il Reverendo Hilsop continua attribuendo a Janus – Principium Deorum – l’uso della ‘mazza’ (Mephaitz), che spezza, che ‘disperde sulla faccia della terra’ (Hephaitz), parola che per i Greci diventerà ‘Hephaizt’, da cui Hephaistos, Efesto, il Vulcano dei Latini!…

Lascio – a chi volesse seguire questo bizzarro modo di raccontare come potrebbero essere andate le cose nella lontanissima antichità – la lettura dell’opera di Hilsop, estremamente ricca e stupefacente; e se se uno volesse restare ancor più confuso, potrebbe leggere – se proprio volesse scoprire quanto pazzo abbia potuto essere un emerito Professore oxoniense, decano del Merton College – anche Nimrod, a Discourse upon Certain Passages of History and Fable, di Algernon Herbert (qui).

Ma già con queste poche note, emerge una strana ipotesi, la quale pare in qualche modo fare il paio con quel ‘sasso nello stagno’ di cui sopra a proposito della strana figura di Nimrod:

Il padre del ‘ribelle’ Nimrod sarebbe colui che conosciamo in letteratura come Hermes, estratto dal Sole, il quale, nato ‘nero’ (Cush è originario delle terre d’Etiopia), è chiamato Chaos, ed è ‘bruciato’, ‘cotto’. Il figlio, Nimrod, è così legato a questa faccenda dei ‘mattoni’, del ‘bitume’ e della ‘malta’ di cui parla la Bibbia, da figurare, inerme e senza saperlo, persino in un antico documento della Massoneria Inglese (York Ms, n° 1), in questi termini: “At ye making of ye toure of Babell there was a Masonrie first much esteemed of, and the King of Babilon yt called Nimrod was a Mason himself and loved well Masons“.

Ancora, a titolo di curiosità, è singolare notare che Monsieur Marcel Aubert – esaminando quattro bassorilievi del Grand Portal di Notre Dame de Paris in Bulletin Monumental – Sociéte Française d’Archéologie, 1913 – sostiene che uno di questi rappresenti proprio il ‘cattivo’ Nemrod. Eccolo qui:

L'alchimista protegge l'Athanor - Il Mistero delle Cattedrali

L'alchimista protegge l'Athanor - Il Mistero delle Cattedrali

Insomma, si potrebbe immaginare che all’epoca fosse successo qualcosa di davvero singolare: un Chaos nero,  estratto dal Sole, maledetto dall’uomo e da Dio, genera un figlio che abita in una terra ‘del Fuoco’ (‘Shinar‘), che ne esce per conquistare una terra nuova, su cui continuare la costruzione di una ‘toure’ innalzata verso il Cielo. E varie altre amenità…ma temo che quella storia non possa essere mai raccontata. Il motivo è molto evidente: troppo eretica.

Gli alchimisti cercano il Chaos, perché è da lì che inizia l’Opera. E quell’immagine di Notre Dame, utilizzata da Fulcanelli per parlare della ‘cottura del compost filosofale’, ha sempre sollevato interrogativi: quel Cavaliere armato di lancia, si difende o sfida?

Advertisements

Efesto, lo zoppo indispensabile…

Posted in Alchemy with tags , , , , , , , , on Sunday, July 5, 2009 by Captain NEMO

Tra le numerose allegorie incontrate da ogni  étudiant d’Alchimia, una delle più interessanti riguarda Vulcano che sorprende il fratello Marte e la moglie Venere in un doppiamente fedifrago amplesso amoroso.

More solito, l’allegoria può essere letta in molti modi, e tutti si interrogano – giustamente – sul significato nascosto dalla rete con cui il Dio del Fuoco intrappola i focosi amanti.

Poichè si avvicina il gran caldo estivo e nel mese di Agosto si celebravano a Roma i Vulcanalia, forse è utile riflettere su questo curioso rappresentante del Fuoco tra gli dei del riottoso Olimpo greco.

Efesto, così si chiamava in greco il Vulcano romano, è uno degli dei primigeni, la cui nascita è per la verità piuttosto ambigua: potrebbe essere figlio di Zeus ed Era, ma il mito offre anche una variante in cui sarebbe il figlio autogenerato da Era stessa, invidiosa che Zeus avesse generato – anch’egli senza il consueto contributo dell’altro sesso – Atena. Si potrebbe dunque dire che Efesto abbia una doppia natura: una tutto sommato normale, quasi terrena ed una piuttosto singolare, strana, per noi aliena, di origine celeste. In effetti, in Alchimia, la natura del Fuoco, o almeno di questo fuoco che si cela dietro il velo dell’allegoria, è senza dubbio doppia: se tutti ammiccano immediatamente al solo pronunciare la parola ‘doppio’ quando si parla del Fuoco Segreto, penso sia molto meglio riflettere su alcune cose, prima di prendere possibili lucciole per lanterne !

La doppiezza di questo Fuoco è prima di tutto di origine e funzione: esiste il fuoco celeste, senza il quale nessun elemento fuoco potrebbe mai manifestarsi. Ed esiste, proprio per questa origine celeste, la sua controparte terrena. Un fuoco lassù…ed un fuoco quaggiù. Quest’ultimo è la sua rappresentazione speculare e funzionale, anche perché – in ogni manifestazione – occorre un corpo, una forma, un supporto che funga da portatore della parte originaria spirituale.

Tutti sanno che Efesto è sempre raffigurato come uno zoppo,un po’  come Saturno (…e questa è un’altra histoire!). C’è chi dice che fosse tale dalla nascita, ma nel mito si trovano due curiose informazioni, che fanno intravedere una delle proprietà di questa forma terrena così indispensabile nei lavori alchemici di Laboratorio: vi fu una prima caduta dall’Olimpo, quando Zeus – furibondo perchè Efesto aveva osato intervenire a favore della madre Era in occasione di un violento litigio con Zeus – afferrò Efesto per una gamba e lo gettò giù dall’Olimpo; il nostro Efesto cadde per un intero giorno, ma forse più a lungo, ed atterrò – al momento del tramonto – sull’isola di Lemnòs. La seconda accadde per causa della madre Era, furente per la bruttezza del figlio che aveva autogenerato: ma questa volta, Efesto ammarò e venne salvato ed accudito da Teti ed Eurinome.

Dunque si potrebbe annotare che il nostro Fuoco è di origine celeste, ma la sua manifestazione terrena è davvero singolare: è brutto e vilipeso, ha un carattere evidentemente focoso ed imprevedibile, ma si comporta talvolta come un mediatore, ed avrebbe addirittura una doppia zoppia: una provocata da un atterraggio per causa paterna ed una per un ammaraggio per causa materna !…senza dimenticare che senza il Fuoco, vero agente-attivatore di ogni cosa che diviene nel tempo, nulla vive…né in Cielo, né in Terra.

Forse a causa della sua importanza assolutamente ineludibile per il destino di ogni cosa, Zeus acconsente a dargli in moglie (ma si trattò del primo ‘matrimonio combinato’) addirittura la dea della Bellezza, Afrodite. Insomma, il più brutto sposa la più bella…ma la bella gli preferiva il fratello Ares, come abbiamo visto. E’ curioso notare che Efesto non ebbe figli da Afrodite; e che dalla relazione tra Afrodite ed Ares – scoperta ed esposta allo sguardo degli dei dell’Olimpo, i quali nemmeno si scomposero tanto – sarebbe nata…Armonia!

Marteen van Heemskerck, Vulcano mostra agli dei Marte e Venere nella rete, 1540.
Marteen van Heemskerck, Vulcano mostra agli dei Marte e Venere nella rete, 1540.

Ma, quanto al piano coniugale, il mito afferma che Efesto avrebbe avuto anche altre compagne: la seconda è Charis, una delle tre Grazie, anch’essa molto bella. Qualcuno ricorderà, forse, quanto Maitre Canseliet tenesse alla Charis, da lui chiamata ‘la profondeur‘. La terza è Cabiro, figlia di Proteo, da cui Efesto generò la razza dei Cabiri, misteriosi artigiani del fuoco, come notò Fulcanelli. La quarta è Gaia, fecondata ‘per errore‘ dal seme di Efesto caduto mentre tentava di avere un rapporto carnale con Atena!…

Se si volesse continuare nelle note strane, si potrebbe ricordare che Efesto è fortemente attratto, essendone l’opposto manifesto, dalla bellezza: è grazie alla sua misteriosa rete che ciò che è nascosto – l’accoppiamento tra Ares e Afrodite – viene alla luce. E’ forse grazie a questo trucco che l’artista potrà raccogliere il frutto di ciò che è rappresentato da Ares e di ciò che è rappresentato da Afrodite, dalla loro unione in sostanza e principio: cioè Armonia. Anche se non direttamente, in Alchimia operativa si potrebbe dire che Efesto è il …padre-agente di Armonia! Su Ares rimando gli étudiants innamorati alle splendide e misteriose pagine di Fulcanelli in Il Mistero delle Cattedrali, mentre su Afrodite – nata dalla schiuma del mare – qualche curioso più audace potrebbe trovare – tra i tanti riferimenti offerti da Fulcanelli – un ben noto passo, ma spesso dimenticato, di Maitre Canseliet in Le Dimore Filosofali…!

Certo è che questo Fuoco celeste e terrestre intrattiene rapporti fruttiferi con compagne che rappresentano bene gli altri elementi: a riprova che – come affermato da tutti i Maestri – il Fuoco è il vero agente di ogni movimento, conversione e mutazione. E ciò è tanto più vero, in Laboratorio, per il Fuoco Segreto, vera Chiave del Tempio dell’Arte.

Ed è questa doppia natura indispensabile, celeste e terrestre, che viene ricordata da Paolo Lucarelli: uno zoppo, in Alchimia, raffigura evidentemente qualcosa che è a cavallo tra due mondi, lo spirituale ed il materiale, ciò che rende la sua natura instabile e bisognosa di un appoggio, di un bastone. Questo appoggio appare evidente persino nella Tavola 5 del Mutus Liber che raffigura il famoso Vulcain Lunatique, dove il piede destro del misterioso personaggio poggia…su un piccolo montarozzo di terra!…e tanto per rendere più divertente la cosa, forse si potrebbe notare che fu Maitre Canseliet a sottolineare l’attributo di Vulcano indicato dal buon Limojon de Saint-Didier con l’aggettivo ‘lunatique‘, che significa probabilmente qualcosa di diverso da ‘lunaire‘. No ?

Il Vulcano Lunatico....zoppo!
Mutus Liber – Tavola 5 : Vulcain Lunatique

Non si parla forse di fuoco acquoso ed acqua ignea quando si parla del nostro Fuoco Segreto?

Efesto/Vulcano non è forse atterrato ed ammarato?…e una vecchia etimologia fa risalire Lemnòs a Lambano, che significa prendere, afferrare. E lemniskos è la rete per prendere i volatili. Forse…Efesto non cadde per caso a Lemnòs, piccola isola nel mare, no?…

Nell’Iliade si parla di Lemnos Amichthaloessa, che potrebbe significare oscurata dai fumi

Sento già qualcuno domandarsi: “…una rete?…quale rete?…fumi?…quali fumi?”

Ah, quant’è bella l’Alchimia…!

%d bloggers like this: