La Joie, nel cuore …


È sempre più agevole non pensare con la propria testa. Trovare una piccola, sicura gerarchia, e accomodarsi all’interno di essa. Non cambiare nulla, non rischiare la disapprovazione, non mettere in agitazione i colleghi. È sempre più facile lasciarsi governare.

Ursula K. Le Guin, I Reietti dell’altro Pianeta (Dispossed: An ambiguous Utopia), 1974

Abbiamo l’impressione/illusione di vivere su questo nostro ‘Terzo Pianeta”, ma meglio sarebbe chiamarla mera sopravvivenza. Il risultato di questa postura scialba è sotto gli occhi di tutti: tutto va come va, in modo pessimo, e alimentando sempre più non soltanto la fisica sofferenza, ma soprattutto la speranza di raggiungere – tutti – almeno il ‘buon senso’. É bene mettersi in testa che questa pigrissima postura è sempre stata la ‘firma’ di questa nostra specie di arroganti cialtroni: abbiamo nei secoli creato ed alimentato l’Imperium che costringe, affligge e configge – e continuiamo a farlo, in barba ai vari ‘credo’ libertari, sempre acclamati perchè ‘vai-avanti-tu, che …io poi ti raggiungo‘ -, in un evidentemente maledetto circolo vizioso; nel quale tuttavia, in mezzo alle lamentazioni di Geremia, nulla facciamo per cambiare la rotta e la prospettiva. E lo dovremmo fare, se non altro per chi viene e verrà dopo di noi …

Chi si prendesse la briga di studiare sul serio la Storia, e non leggere per criticare e/o filosofeggiare, facilmente si renderebbe conto di quanto sia surreale e colpevole la scelta di sopravvivere e di al contempo lamentarsi della sofferenza. Gli autori di questa inaudita sofferenza siamo noi tutti, da sempre: persino chi sfoggia saggezza, sia essa conclamata o l’etichetta concessa del consensus accademico – ogni accademia è stata e sarà sempre fonte di guai, o prima o poi; sono i subdoli focolai della ‘malattia del pianeta uomo’ -, ieri come oggi o domani, è correo di questo scempio.

Bene: in questo scenario, che senso ha la lamentazione, il pianto, la disperazione, il rantolo, l’additare l’altro come il colpevole del guasto? A cosa serve? La risposta è facilissima: a nulla; ma l’Imperium ingrassa. E la fila per entrare in quei ranghi di controllo e potere si ingrossa sempre, mentre la bellezza della vita vissuta con impegno luminoso viene calpestata, spazzata via, in pochi attimi di ‘scarponi chiodati’ marca ‘Io solo, sono‘.

Sempre in quella Storia nostra secolare, si vede facilmente che l’Imperium è contrastato talvolta dai romantici Ribelli; Reietti, per l’appunto, scalcinati, folli, fuori dagli schemi; ma ribelli; per prima cosa ribelli al pensiero inoculato con cura che ‘… nulla si può, abbiamo perso tutto, ah, mio Dio … guarda che strazio, guarda come si sono allontanati dalla retta via, guarda come hanno tradito i sacri canoni della legge (in taluni casi la si scrive con la maiuscola: in talaltri con la minuscola; ma sempre ‘sacra’ ha da essere, così fa effetto)’. Ancor più si ribellano, quei Reietti coraggiosi, alla solita trita litania “… Ah, grande Ciaparche Verde, io solo sono l’ultimo vero custode della legge (vide supra), proteggi me che ti voglio bene, e stermina lui che si fa beffe del sacro…!“; e via dicendo.

Chi avesse studiato con efficacia le basi fondanti dell’Alchimia, troverà nei testi una vis poco presente in altre dottrine: l’Alchimista è un Ribelle, è il Foux, per definizione; egli esce dal gregge per scelta consapevole, e combatte la visio che il consensus inculca e vende (e non v’è peggior consensus di quello ammantato dagli ieratici crismi pseudo ermetici; ma c’è di peggio…). Senza dubbio, egli paga il fio di questa scelta, come ogni Ribelle sa. La posta in gioco non è la Pietra Filosofale, non è né possesso, né controllo; la posta è Sophia, l’accesso alla via di fuga dalla vita sciaba e sciupata. E tutti sanno che sono pochissimi quelli che vi siano davvero riusciti. Pochissimi.

“Sufference is a lack of Knowledge”

Credo si debba chiarire che la Queste, l’avventura, non si esaurisce con la ‘fuga’ dal terzo pianeta e dalla sua specie arrogante e stolida: vi sono un mucchio di altre cose dopo, che dovranno essere – more solito – prima studiate e poi praticate. Un Universo ha luoghi immensi e tempi più-che-galattici. La Queste continuerà, con nuovi gradini di Sophia, et alia. Una meraviglia per il Ribelle davvero curioso, per chi fosse sul serio innamorato della Dama e curioso al punto di osare sollevare, nei modi consentiti da Natura, i lembi di quel velo …

Allora, il Ribelle che avesse abbracciato con Force il giusto sogno della Libertà dal brutale giogo dell’Imperium, chi avesse la forza grande del Sogno del Piccolo Principe, o la forza di Peau d’âne, e si impegnasse tanto nello studio che nella pratica, entrambi indefessi, … che se ne potrebbe mai fare delle lamentazioni, dei mugugni, delle ‘Geremiadi‘ che sorgono dai roghi della inevitabile Santa Inquisizione? Tanto più oggi in Alchimia, in cui di tutto avremmo bisogno, tranne che dell’inutile “ … siamo alla fine di un Ciclo. … É il tempo dei falsi maestri …“.

Ancora sorella Storia racconta che è sempre stato così, sempre si è parlato di Cicli che son-lì-lì-per-finire, con moniti apocalittici, e sempre abbiamo avuto i falsi maestri, persino tra i tanti Maestri, proclamati tali o dal consensus di cui sopra o per comodissima pigrizia della nostra arrogantissima specie, ammalata di disamore per Sophia. Anche qui: … non sarebbe tempo di mutare postura?

Non è la tristezza la divisa del Ribelle, sia esso Maitre o povero Ouvrier, non è un ipocondriaco lamento, non è l’invettiva contro tutto e tutti nel nome di un Divino sempre maldestramente adattato alla propria pigra insipienza, non sono patenti o tessere o paludamenti – risibili sciocchezza nel contesto della Force che anima la Creazione – che gli permetteranno di progredire nel cammino faticosissimo verso Lux, non sono le recriminazioni né le bizzarre scimmiottature di figure ieratiche a condurlo per mano, non sono la paura o la tenebra a proteggerlo dalla inevitabile reazione alla tentata fuga, non sono religioni o filosofie o scienze o tecniche avanzate che potranno sorreggerlo di fronte alla maestosità provvida di Madre Natura. Il Ribelle è solo, attorniato a volte da fidati Compagni di Queste. Soli con Madre Natura, tanto quando sono immersi nelle pagine di un buon testo d’Alchima, tanto quando sono indaffarati nei propri Laboratori alchemici, notte per notte, giorno per giorno. Unico punto di riferimento: la Materia alchemica in cottura, ed il proprio Fuoco. Una relazione d’Amore privatissima e sovrana.

La Fratellanza nasce dalla comunanza d’appartenenza: ma anche qui, more solito, non si sta parlando delle varie divertenti ‘parrocchiette’ che abbiamo allestito nei secoli come simulacri di ciò che abbiamo scelto di perdere. L’inganno che abbiamo tutti ordito (persino i Magistri), è più che subdolo, e conduce dritto dritto nelle prigioni dell’Imperium. Ogni ‘parrocchietta’, ogni congrega, sia essa santa o santificata o in odore di ineffabile e sublime santità, decorata dai Symbola abusati, garanzia di una protectio agognata, è la porta-trappola verso quelle lamentazioni, quei tristi e bui rantoli di chi non sa più cosa sia bellezza, letizia, giubilo e – sopra ogni cosa – la Joie.

La Joie della Fratellanza antica, quella che non necessita di alcun ornamento, alcun paludamento, alcuna obbedienza a regole etichettate con abuso tremendo del termine Sacro (è bene studiare, prima, durante, e dopo; cum practica, lo dico sempre), quella che lega ogni creatura in ogni Universo, quella ove Amor regna e mai tradisce, quella che sorregge Terra e i miliardi di luoghi animati dalla vita, quella che arde del Fuoco della Force, dove Natura Regna e non i finti dei di plastica, adattabili alla moda che meglio ci aggrada, quella semplice di un sorriso radioso qualunque cosa accada, persino di fronte a ciò che chiamiamo – stupidamente – ‘morte’, … quella Joie è il signum distintivo di un alchimista onesto, fosse egli un neofita o un esperto.

Quando vedrete Joie in Alchimia, sorridete e camminate.

La vita, in verità, è evento meraviglioso; ed una straordinaria opportunità, da non lasciar calpestare, o trascurare per ammantarsi di un gingillo del Club dei Custodi della tradizione (in questo caso, la minuscola minuscolissima è d’obbligo). Ancor più per chi sceglie di camminare lungo i sentieri della Gran Dama.

A chi mi ha dato questo bellissimo premio, grazie.  Sono in arrivo tempi duri, e avremo bisogno delle voci di scrittori capaci di vedere alternative al modo in cui viviamo ora, capaci di vedere, al di là di una società stretta dalla paura e dall’ossessione tecnologica, altri modi di essere, e immaginare persino nuove basi per la speranza. Abbiamo bisogno di scrittori che si ricordino la libertà. Poeti, visionari, realisti di una realtà più grande.” (Ursula K. Le Guin, 2014, discorso alla consegna a New York del National Book Award).

Si sostituisca, con rispetto, il termine ‘scrittori‘ con ‘alchimisti‘; ed accanto a ‘tecnologica‘, magari, ‘ed ermetica‘.

 

7 Responses to “La Joie, nel cuore …”

  1. Mon trés cher Captain,

    citazione per citazione, traggo da un libro di fantascienza -a mio avviso tanto esilarante quanto istruttivo (che Ella certamente avrà letto)- un paio di brani a parziale integrazione e commento del Suo meditabile scritto. Il libro in questione è: Kurt Vonnegut Jr., Le sirene di Titano. 1959 (sec. ed. italiana 1981, Ed. Nord).
    Devotamente Suo,
    FC

    ——————–
    «Ogni ora che passa porta il Sistema Solare quarantatremila miglia piú vicino all’Ammasso Globulare M 13 nella costellazione d’Ercole… eppure vi sono ancora certi incompetenti i quali insistono che il progresso non esiste». (Ransom K. Fern)
    ——————–
    «Credo che qualcuno lassù mi abbia in simpatia». (Malachi Constant)

    Ormai ciascuno sa come trovare dentro di sé il significato della vita.
    Ma l’umanità non è sempre stata così fortunata. Meno di un secolo fa gli uomini e le donne non avevano un facile accesso alle scatole di rompicapi che sono dentro di loro.
    Non sapevano nominare neppure uno dei cinquantatré portali dell’anima.
    E le religioni strane facevano grossi affari.
    L’umanità, ignorante delle verità che giacciono entro ogni essere umano, guardava verso l’esterno… premeva sempre verso l’esterno. Ciò che l’umanità sperava di imparare in quella spinta verso l’esterno era chi fosse realmente responsabile di tutta la creazione e che cosa significasse tutta la creazione.
    L’umanità lanciava sempre verso l’esterno, sempre verso l’esterno, i suoi agenti incaricati dell’avanzata. Alla fine li lanciò nello spazio, nel mare privo di colore, di sapore e di peso di un’esternità senza fine.
    Li lanciò come pietre.
    Quegli sfortunati agenti trovarono ciò che avevano già trovato in abbondanza sulla Terra… un incubo privo di significato, senza fine. I doni dello spazio, dell’infinita esternità, erano tre: eroismi inutili, commedie di scarso valore, e morte senza scopo.
    Alla fine l’esternità perse la sua immaginaria attrazione.
    Solo l’interiorità rimaneva da essere esplorata.
    Solo l’anima umana rimaneva terra incognita.
    Questo fu l’inizio della bontà e della saggezza. (op. cit. Cap. I)
    ….

    Era intenzione di Rumfoord che Marte perdesse la guerra… che Marte la perdesse stupidamente e orribilmente. Poiché vedeva il futuro, Rumfoord sapeva con certezza che sarebbe andata così… e ne era contento.
    Voleva cambiare il Mondo in meglio, per mezzo del grande, indimenticabile suicidio di Marte.

    Come afferma nella sua ‘Storia tascabile di Marte’: «Qualsiasi uomo che voglia cambiare il Mondo in modo significativo deve avere una grande abilità, una piacevole disposizione a versare il sangue altrui, e una nuova religione plausibile da introdurre durante il breve periodo di pentimento e di orrore che dì solito segue gli spargimenti dì sangue.
    «Tutti i fallimenti da parte dei condottieri terrestri si possono attribuire a una mancanza da parte dei condottieri stessi», dice Rumfoord, «almeno in una di queste tre cose.
    «Basta con questi fiaschi provocati dai condottieri, in cui milioni di persone sono morte per niente o anche per meno!», dice Rumfoord. «Tanto per cambiare, proviamo ad avere pochi esseri umani, guidati a perfezione, che muoiono per un grande scopo».
    Rumfoord aveva su Marte quei pochi esseri umani guidati a perfezione… ed era il loro condottiero.
    Aveva abilità.
    Era piacevolmente disposto a spargere il sangue altrui.
    Aveva una religione nuova e plausibile da introdurre alla fine della guerra.
    E aveva i metodi per prolungare il periodo di pentimento e di orrore che avrebbe seguito la guerra. Questi metodi erano variazioni su un unico tema: la gloriosa vittoria della Terra su Marte era stato un macello di pessimo gusto compiuto ai danni di santi virtualmente inermi, che avevano intrapreso una piccola guerra sulla Terra per legare i popoli di quel pianeta in una monolitica Fratellanza dell’Uomo. (Op. cit. Cap VII)

    Like

    • Caro Fra’ Cercone,

      naturalmente avevo letto a suo tempo “Le Sirene di Titano”. ed ancora oggi qualcuno pensa che la Fantascienza sia un genere letterario di basso livello. Ma non voglio tediare; e però ridacchio leggendo – tra le altre – la seconda citazione che si conclude con “Alla fine l’esternità perse la sua immaginaria attrazione. Solo l’interiorità rimaneva da essere esplorata. Solo l’anima umana rimaneva terra incognita. Questo fu l’inizio della bontà e della saggezza.”
      Chioso pertanto con gioia con il seguente passo, la seconda parte dell’ottava ‘Ala’ dello Schuo-Kua dell’Yi-Ching, che lei – son certo – ricorda perfettamente:

      “Un tempo, quando gli uomini santi costituirono lo Yi
      Essi si presero cura di seguire il flusso del naturale
      E del Principe del mandato celeste.
      In questo modo,
      Essi hanno determinato il Tao del cielo
      L’hanno chiamato coppia yin-yang.
      Essi hanno determinato il Tao della terra
      L’hanno chiamata coppia solido-tenero.
      Essi hanno determinato il Tao dell’uomo
      L’hanno chiamato coppia benevolenza-rettitudine.
      Essi hanno unito queste tre qualità naturali e le hanno raddoppiate
      In questo,
      Nello Yi sei linee e così l’esagramma è completo.
      Essi hanno distinto lo yin, hanno distinto lo yang,
      Essi hanno utilizzato alternativamente il solido e il tenero
      In questo,
      nello Yi, sei posizioni e così l’ordine è terminato”.

      Non conosco il Cinese, purtroppo, ma quel ‘benevolenza e rettitudine’ è spesso tradotto in occidente con “amore ed equità”, roba ormai desueta persino nei gran templi dell’uomo. Il testo trae le sue origini dalla notte del tempo, e non cessa mai il mio stupore nel constatare quanto sia singificativo, e quanta Conoscenza profonda sia stata sempre offerta con grazia e disponibilità. Il Tao, il Senso, la Via è la chiave di volta della Natura Naturans che presiede a tutte le Creazioni.
      …. e … mi saluti, quando può, il ‘Principe del mandato celeste’!

      Like

      • Si, ricordo perfettamente.
        Ho dipinto un solo quadro in vita mia, or son mill’anni, ma Lei lo vide, nella mia precedente turrita dimora. Era appeso al muro delle scale, tra il primo e il secondo piano. Ricorda?
        Era una scritta in rosso a olio su sfondo bianco e celeste e recitava: “Essi scoprirono il senso dell’uomo e lo chiamarono l’Amore e l’Equità”.

        Liked by 1 person

      • … esatto. … e, prima, era restato appeso per qualche tempo nella mia dimora ‘fucina’ dei tempi dell’inizio, en passant sul caminetto, a mo’ della sua d Lei testimonianza e pur di monito!
        C’est la vie, Monsieur …

        Liked by 1 person

  2. Carissimo Captain Nemo,
    E’ con emozione e tristezza che mi accodo anche io al suo dire. Sono tempi questi di pazzia negativa, di lamentele continue e di poca speranza e sogni.
    L’Alchimia purtroppo ha dei presunti “baluardi” che la mistificano e la reputano questo o quello dimenticandosi quanto essa sia semplice e gioiosa.
    In questi giorni, sono sicuro se ne sarà accorto, il risveglio c’è stato. Un risveglio forte e potente, non ancora “verdeggiante” ma sicuramente “salino”. Spero che tutti gli innamorati della Prisca Sapientia la vivino con gioia come merita, ma anche con assoluta umiltà e fratellanza, nel significato che lei dà al termine.
    Da parte mia ho smesso i lamenti, certo a volte la vita di tutti i giorni ci assilla, ma vedo con occhi di bambino il Mondo.
    Un abbraccio

    Liked by 2 people

    • Caro offerus,

      non si crucci più di tanto; resti saldo nella sua Joie, per l’appunto. Madre Natura sorregge sempre, munifica, chi percorre le sue vie. Tutto il brutto passa, sempre, ed il bello transita verso il prossimo ‘più bello’. Sempre. E’ Legge di Natura.
      Quanto al risveglio: vero. La Stagione si annuncia solida e propizia ai nostri allegri lavori!

      Un abbraccio,

      CN

      Liked by 1 person

  3. Avevo inizialmente approvato un bizzarro commento da parte del Signor “Il Cattvo”; poi, mi sono accorto che conteneva un riferimento in qualche modo “politico”. Così, l’ho eliminato. Vi sono senza dubbio altri spazi per questo tipo di tematiche. Grazie.

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d bloggers like this: