Natale 2017: “…End?… And beyond, the far green country, …


Hogmanay: oggi, il ciclo di luce&tenebra apparente si inverte; ma è Lux – in continuum – la sorgente di ogni manifestazione. Alchimia 1, le basi.

Da millenni, ci ripetiamo angosciati che “…tutto è perduto, non vedi che è tutti-contro-tutti?“. Comoda stolidità di chi ha distolto lo sguardo dalla Natura per coltivare il possesso ed il controllo del proprio orticello. La solita commedia, vecchia-vecchia.

Non c’è fine, mai … e  – – c’è molto altro, da fare.

Pippin: “I didn’t think it would end this way.” Gandalf: “End? No, the journey doesn’t end here. Death is just another path. One that we all must take…The gray rain curtain of this world rolls back, and all turns to silver glass. And then you see it.” Pippin: “What, Gandalf? See what?” Gandalf: “White shores. And beyond, the far green country, under a swift sunrise.” Pippin: “Well, that isn’t so bad.” Gandalf: “No. No, it isn’t.

Sul palco della medesima commedia, in questo  peculiare giorno di rivoluzione ci si augura sempre un Buon Natale, ma nulla – mai – cambia veramente: … perché esser buoni solo a Natale?

Così, val meglio forse il consiglio del Cappelaio Matto per i prossimi 364 giorni, ammantati di Lux: serenità, pace vera, uguaglianza, comunanza, fratellanza. E la Joie! … tanta!

Buon Non-Natale a voi tutti!

… nessuna buona azione resta impunita!

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6 Responses to “Natale 2017: “…End?… And beyond, the far green country, …“”

  1. Caro Capitano,
    accedo per caricare i miei ‘auguri di Natale’ ed ovviamente mi ha preceduto. Il nostro sentire, come leggerà, e soprattutto ascolterà, è molto consonante. Ma, anche nell’ora più buia, anzi proprio allora, rifulgerà la Lux. Buon Natale e Buon Solstizio!

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  2. Carissimo Captain Nemo,

    Userò le stesse parole con cui sento di condividere la Gioia che contradistingue gli innamorati di Natura, e che ho usato per salutare un’altro nostro Fratello.
    Serenità e pace ai cuori gentili, la Lux risplende sempre in essi, perche son puri.
    Buon Natale dunque, e Felici e lieti siano i giorni di festa, sempre, con sincero Amore e stima ti abbraccio forte e abbraccio tutti gli altri Fratelli, tutti!

    Flegreus.

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  3. Caro Capitano,
    oggi è la Vigilia di Natale…quanto stupore, quanta speranza, quanto Amore nei cuori dei Cercatori, pronti al nuovo anno, alle nuove esperienze, alle nuove scoperte. Faccio rimbalzare anche qui una frase che lei apprezza e “sente” particolarmente, così come il prezioso Fra’ Cercone: “We few, we happy few, we Band of Brothers”. La sentiamo anche noi, sparuto manipolo di Innamorati.
    I miei Omaggi
    Compos Stellae

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  4. Tanti Auguri  di buon sereno Natale a tutti.

    Il Natale in modo del tutto naturale ci pone di fronte ad uno specchio e ci interroga personalmente sul nostro operato.
    Sarà il preambolo dello specchio dell’arte?
    Il mio Augurio è che possiamo ricevere in regalo uno  specchio, dove si vede tutta la Natura allo scoperto.

    Auguri
    Gianni

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  5. Caro Capitano,

    la seguo davvero da tanti anni (dai tempi del forum della Montesion dove interveniva anche Paolo).

    Ultimamente mi arrovello sul tema, da Lei continuamente sottolineato che l’alchimia non può essere una “ricetta per cuocere i fagioli”, aggiungendo che se lo fosse, visto come sono fatti gli uomini, sarebbe già da millenni trapelata al vasto pubblico.

    Percepisco “a pelle” la profonda verità di questa affermazione.

    Eppure non riesco a figurarmi come applicarla in laboratorio. Mi vengono in mente solo due possibili scenari: 1. che l’operatore prepari una data sostanza e che Natura decida se e quando farvi germinare il Mercurio comune. Ma si ricadrebbe comunque nella “ricetta”, non crede? Oppure 2. Che il Mercurio comune si possa manifestare in diversi materiali, a partire da una data operazione.

    Mi rendo conto che è forse un dubbio ingenuo, eppure se davvero l’alchimia è qualcosa di completamente diverso o alieno alla chimica non dovrebbe forse riferirsi al secondo caso? Non deve per forza trattarsi della manifestazione di qualcosa che va contro le leggi della chimica?

    Abbia pazienza per i dubbi farragginosi di uno studente. La prego di essere caritatevole e aiutarmi a fare un po’ di luce in questo intrico, magari come regalo per questo Natale…

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    • Caro Signor Corzino,

      mi perdoni se rispondo con qualche ritardo; capisco la sua perplessità, e temo che i suoi due possbili scenari siano – forse – razionalmente accettabili, ma incompleti; voglio dire che ve ne potrebbero essere altri. Come si sa, il Laboratorio alchemico è il Locus sperimentale di Alchimia, Scienza ed allo stsso tempo Arte, che attiene ai fenomeni prodotti da Natura nei processi della Creazione. Tali processi caratterizzano l’apparire e il divenire di ogni Materia in ogni Universo. Per meglio comprendersi, pur non essendo ciò che segue una esatta e/o completa definizione, Alchimia mette in opera tutte le ‘trasformazioni’ con cui la Materia – per Legge di Natura – è ‘operata’. I processi della Creazione sono – nel loro intimo – in continuum, metre nel loro ‘apparire’ all’osservazione sono quantizzati. In ogni caso, quei processi sono i marks del divenire della Materia attraverso lo spazio e nel corso del tempo .

      Ora, alla base della Creazione vi è una cosa di una semplicità assoluta, ma molto difficile da accettare da parte della nostra mente: la Materia di ogni cosa, in ogni Universo, è una sola, unica; tutte le sue declinazioni, siano esse osservate/classificate sotto forma di nomi, specificazioni, aggregazioni, e quant’altro, sono in verità le ‘funzionalità’ adottate da quella Materia a seconda di quel che occore nel contesto in cui essa entra in Scena, e con cui compie il proprio divenire. Ciò significa che Materia – quella Materia unica – possiede per Natura … Intellligenza, e ben superiore alla nostra. L’origine di quelle ‘funzionalità’ da cui scaturisce tanto l’apparire che il divenire di quella Materia non è sempre percepibile, essendo tale corredo di ‘funzione’ ospitato – mi passi il termine – nella realtà del continuum e non certo nel quantizzato, il quale – semmai – è solo l’ultimo ‘risultato’ – parziale spazialmente e momentaneo temporalmente – di quelle ‘funzionalità’ entrate in ‘actio‘, in ‘azione’.
      L’uomo su Terra è in ogni caso anch’esso Materia, sebbene organizzato in modo enormemente più complesso di una particella elementare (non sto parlando di Quantistica o di Fisica delle Particelle); ergo, in un Laboratorio alchemico anche l’artista si trasforma, e partecipa del Campo di Creazione in atto durante tutte le operazioni sperimentali; il Laboratorio alchemico è un luogo decisamente singolare, dove l’integrazione – meglio sarebbe dire la ‘risonanza’ – delle trasformazioni attuate dalle ‘funzionalità’ della Materia immersa nel Campo costituisce – nei fatti – ciò che i Fisici classici hanno chiamato una ‘singolarità’; quest’ultimo termine esprimerebbe, nelle loro parole, il ‘luogo’ dove le nostre leggi della Fisica non agiscono. A mio avviso è molto evidente che qualcosa manca in un tale approccio, che ha più il sapore di un ‘metterci una pezza’ che di una considerazione sperimentale; ma la mia opinione non conta affatto.

      Se fossi riuscito a spiegare qualcosa in questa breve e parzialissima risposta – ove mancano diverse cose, ed alcune anche notevoli -, le potrebbe apparir chiaro che quei due scenari sono assolutamente non adatti a rappresentare l’insieme dei processi in atto in quel Laboratorio alchemico. Una delle riposte più trite alla questione della famosa ‘ricetta fagiolesca’ è – per esempio – che nessuna ricetta potrebbe mai esistere per raccomandare cosa dovrebbe ‘fare’ l’operatoe … con la sua stessa Materia, tanto in apparenza che in funzione. Fa sorridere chi raccomandasse una qualsiasi ‘postura’ – interna o esterna – per meglio integrare nella ‘ricetta’ l’Artista, non crede? Egli, nei fatti, è uno dei fagioli. Siamo agiti, se sono riuscito a spiegarmi, e non ‘agiamo’, tanto più in un Laboratorio alchemico dove le Materie con cui si opera – sin dalla primissima operazione canonica – iniziano a ‘trasformarsi’ sulla base di ‘funzioni’ che attegono a quella sovrana Intelligenza, mai alla nostra; fatalismo? … direi proprio di no, sa? Sostituirei quel termine così di moda con Fratellanza antica, scritta con la maiuscola. E non parlo di quella che comunemente si intende o di cui si parla. L’artista è uno dei Fuochi dell’Opera, come tutti sanno. Il punto è l’abbandono totale dell’ego – perché di nessuna rilevanza – e il ritorno verso la comunanza antica di ogni Creazione. Quest’ultimo stato – contesto operativo di ogni vita creata – è oggi estremamente difficile da concepire e da accedere (figurarsi da accettare e da vivere), e spesso malamente recitato. Ed è questo stato di Comunanza intima, nelle opportune condizioni, che permette l’operare alchemico. Non v’e spazio per magia, mistica, o spiritualità-da-bancarella, o altro. Occorre vivere una “cosa” preziosa, fondante, perduta, dimenticata, mal compresa e per di più , ovemai vissuta, spesso impiegata per ottenere controllo. Forse questo caratterizza ancor meglio l’abissale differenza tra chimica e Alchimia: in questo senso, dunque, lo Spirito, è vita.

      Nei fatti (e non solo nelle belle parole), siamo fratelli di ogni cosa in ogni cosa, ma per comiciare, se non si dismettono patenti e vestitini – buffi o ieratici, ma anche personali o sociali che siano -, se i pre-giudizi non vengono gettati per sempre alle ortiche, et alia … non lo si potrà mai “essere”. La semplicità, direbbe Yoda “…facile non è“.

      Spero di esserle stato in qualche modo utile.
      Sempre di buon cuore,
      Captain NEMO

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