Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – Interludio, Verde

Molto inchiostro è colato nell’interpretazione dell’Ecusson final che apparve con la prima edizione del 1926 de Le Mystere des Cathedrales. Una lettura araldica canonica e di buon senso (da parte di Althea, alias Madame Elena Frasca Odorizzi) potrebbe essere: “Di rosso, all’Ippocampo d’oro, cimato da una spiga d’orzo dello stesso, attraversante su una campagna del secondo“. Paolo Lucarelli, che ebbe la benevolenza di parlarmene poco prima della pubblicazione della sua nuova traduzione ed edizione della prima opera di Fulcanelli (2005), canta il blasone comme-il-faut, tenendo anche conto dell’elmo, vale a dire dell’origine alchemica dell’ormai famoso blasone: “Troncato di rosso e d’oro, all’Ippocampo d’oro dell’uno all’altro accompagnato in capo da una spiga d’orzo, timbrato da elmo di cavaliere crociato ornato di due lambrecchini, con impresa d’anima che dice uber campa agna”. Paolo, per miglior aiuto, fece anche colorare, basandosi su questa lettura, il blasone di Fulcanelli, ponendolo in quarta di copertina.

fulcanelli_ecu1926-copy

I Tre Ecussons

In reverente omaggio ai Frères Chevaliers d’Heliopolis, ho pensato di giustapporre il blasone originale (del 1926), a quelli di Eugène Canseliet e Jean Laplace; trovo infatti che vi sia da riflettere. Ricordo anche che Paolo mi riferì di esser rimasto molto turbato dal fatto di non aver avuto notizie da Jean durante l’ultimo periodo della sua vita terrena. Come è noto, erano due stretti amici. Se tutti conosciamo il rivoluzionario contributo di Paolo alla corretta direzione da dare dell’operatività alchemica stretta, pochi – temo – hanno voluto consultare le opere di Jean.

L’unico colore ‘araldico’ nell’Ecusson di Fulcanelli è il rosso, il quale ne specifica con chiarezza cristallina il senso, cioé l’Initium, vale a dire il risultato della ‘prima operazione’: “Questa dunque è la prima operazione di alchimia, come diceva Canseliet, alla fine della quale deve manifestarsi quel rosso tanto misterioso e importante da essere definito arcano maggiore dell’Arte, che sovrasterà l’oro, o meglio un’acqua dorata, più o meno nelle proporzioni che qui si vedono.”.

Nell’Ecusson di Jean appaiono tre  colori: dall’esterno all’interno il nero, il bianco, il verde; fino al centro, rappresentato dal Sol, d’oro (il quale, in araldica,  è metallo e non colore). Da un suo saggio apparso ne La Tourbe des Philosphes, numero 31, titolato Aperçus Vitriolique, sottopongo un passo:

“« Aujourd’hui clair de lune

Il fera demain clair de l’autre. »

De Cyrano Bergerac : Le pédant joué

La séparation est de telle importance qu’elle influence, de façon décisive, l’aspect des matériaux à la fin du premier oeuvre. Eugène Canseliet, unique disciple de Fulcanelli, disait souvent que le vitriol véritable n’est pas nécessairement atteint lorsqu’on obtient un sel vert lors des purifications du mercure. Chacun pourra en juger à présent, en prenant connaissance de la description exacte du composé que nous avons pu élaborer et que voici :

L’étoile, qui est un synonyme philosophique du sel dont nous parlons, est générée à partir des seuls matériaux réservés à l’oeuvre lorsqu’ils sont travaillés selon la technique sans envie décrite au chapitre conjonction et séparation de « L’alchimie expliquée ». Le vitriol est insoluble quel que soit le solvant employé depuis l’eau, le chloroforme, l’acétone jusqu’à l’alcool le plus subtil, voir même l’acide chlorhydrique. On peut donc le considérer comme un émail de la meilleure qualité, certains le comparent même à l’or. Par-dessus tout, il est transparent comme du cristal de Bohême teinté du plus beau vert. Cette transparence est le signe le plus certain d’une exacte préparation si l’odeur de l’encens accompagne les opérations de purification. Sa couleur est fixe. Le vitriol, coulé puis refroidi à la surface du mercure, se brise en mailles de filet. Les veines de ces brisures deviennent, à l’air ambiant, autant de lignes opaques hérissées d’une multitude de poils blancs dont la structure ressemble à l’amiante. Toutefois, cette « oxydation » se limite aux seules fêlures de la masse compacte qui reste, elle, exempte de toute dégradation. Les fumeroles qui s’insèrent lors de la solidification sont la cause la plus plausible de ces apparitions poilues.

Cela dit, il est assuré qu’il sera impossible d’opérer aux sublimations avec un vitriol qui soit opaque dans sa masse, à cause d’une mauvaise séparation ou d’une purification mal conduite. Au stade du second oeuvre, le pur désire habiter avec le pur c’est pourquoi il change de lieu pour monter à la surface où se trouve le vitriol. Ce phénomène magnétique ne s’accomplira que si l’émeraude philosophique a les qualités requises, afin que le semblable s’unisse au semblable.“.

Il passo è del 1988 ed è di facile traduzione. Segnalo che Jean lasciò questa manifestazione nel 1996, e che il passo si riferisce al ‘verde‘. Come ricorda Canseliet, e Jean lo sottolinea, “… il vitriolo veritiero (‘véritable‘, e non ‘vrai‘) non è necessariamente raggiunto allorché otteniamo un sale verde durante le purificazioni del mercurio“. Sembra di poter/dover intendere, così, che vi siano diversi ‘verdi’ durante l’Opera (ma vi sono anche diversi ‘rossi’, per non parlare dei ‘neri’ e dei ‘bianchi’).  Ora, non intendo certo dare delle indicazioni operative, per ovvi motivi tradizionali; come sempre, è il caso di porsi domande utili all’operatività, soprattuto nel dove&quando; mi limito tuttavia a segnalare che non mi meraviglio affatto di questa affermazione, soprattutto se si è ben compreso, prima, cosa è in Physica un colore. Specifico che la versione corrente proposta dalla fisica, non è completa, né tanto meno veritiera. Mancano alla fisica molti ‘pezzi’, tutti peraltro ben presenti all’interno della Physica. Per chi ama studiare praticando, questo è un terreno che riserva frutti, utili – a mio modesto avviso – durante l’operatività alchemica.

Ora, se nelle lingue latine ‘véritè‘, ‘véritable‘ indicano – i F.C.H docent – la Force legata alla crescita indispensabile nell’Opera pratica, segno cioè di una fissata capacità di nuova vita, le lingue nordiche suonano in modo più perentorio: il ‘green‘ inglese, così come il ‘grün‘ tedesco provengono dal radicale Proto Indo Europeo ‘ghre‘, che indicava per l’appunto il momento della crescita di una pianta. Il fonema originario ‘ghros‘, da cui ‘grass‘ – l’erba – informava l’ascoltatore del  ‘giovane germoglio‘ (“shoot“), del ‘pollone‘ (“sprout“). Vi è in questa modalità sonora più di un senso utile alla bisogna. Si parlerà, lo so, di aspetti intellettuali, marginali. E sorrido, di conseguenza.

In verità, ogni materia che cresce ha un suono distintivo, tipico dell’animale, del minerale e del vegetale. Il che è naturale, meglio: Naturale. Se qualcuno/qualcosa ‘entra’ in una stanza chiusa, produce necessariamente un suono: ogni materia che ‘entra’ in Manifestazione si comporta in modo identico. Ogni materia vibra, oscilla; è la sua signature, la firma. Quella vibrazione propria dell’organizzazione cristallina, matrice della nuova materia – la Matta Reah di Heliopolis antica – interagisce con il Campo unico. L’allineamento della vibrazione cristallina che punta, per gradi, alla Risonanza con il Campo, produce un’onda che ha una caratteristica sonora precisa, tradotta in una frequenza sonora delicata, secca, esatta e che riverbera – per un fenomeno elettrico&magnetico ovvio – nell’esaltazione di micro-particelle ‘profumate’ e ‘colorate’. L’occhio percepisce il colore, l’orecchio il suono, il naso il profumo.

Vi sono così, più ‘verdi‘ (e più ‘colori’). L’alchimia antica precisa che vi sono più mercuri e più zolfi. Il “Pensare”, d’altro canto, genera onde, e Madre Natura risponde, con assoluta precisione. L’Entanglement ha una caratteristica di merveilleux, ma racchiude in sé anche l’assoluta incertezza del fenomeno ‘veritable‘. Occorre dunque un supporto per discernere ciò che si cerca, prima teorico (Physica) e poi pratico (Alchimia).

Detto questo, si comprenderà forse meglio il florilegio di achievements capitati ai numerosi alchimisti che sono arrivati nei dintorni di questa zona di Force, meglio: di questo Campo di Forza. Essendo inevitabile che l’artista innamorato è parte interagente di questo Campo, e delle Risonanze in corso d’Opera, è essenziale la frequenza (Canseliet parlava, più che correttamente, del famoso Dyapason). Pregare, meditare, è senza alcun dubbio una postura essenziale e dovuta di fronte a Madre Natura all’Opera, quando fa nascere una nuova vita in un Cristallo. Noi non siamo nulla di fronte alla Madre, di fronte alla Materia, soprattutto a quella Matta Reah. Ma la possibilità di consapevolezza di alcune frequenza base della Creazione può essere esiziale nel non prendere lucciole per lanterne, nella speranza timida ed umile di saper come orientarsi durante quel rapidissimo canto profumato.

Il Desiderio di Arjuna è la forza di nascita dell’Entanglement, e non v’è scampo: Connaitre richiede una dispositio sia della Materia che dello Spirito dell’Artista. Il senso allegorico della Veille del futuro, eventuale, Chevalier – solitaria, nella notte, di fronte alle proprie armes posate di fronte al fuoco della Lux – è questo, e non si compie pour chance, ma attraverso una scelta consapevole di Risuonare con la Creazione. Occorre tempo, molto tempo, studio, molto studio, pratica, molta pratica. Ed essere, naturalmente, véritables.

 

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6 Responses to “Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – Interludio, Verde

  1. Mon très cher Captain,

    E’ difficile commentare parole “alate” come quelle di questo scritto.
    Natura, musica, vibrazioni, risonanza, materia.
    Nella mia lingua madre, anzi paterna, -mio padre diceva di conoscere una sola lingua, il romanesco- che, vale la pena di ricordarlo, era l’idioma dell’aristocrazia nera romana, in quella lingua, -dicevo- sarebbe la Natura a esclamare: “Come me soni, così te ballo”. Pannaria, -il mio vecchio carissimo Pan-, sorrideva ai costruttori di quei marchingegni tanto abnormi quanto inutili: “ invece di violentare le povere particelle, suonategli la musica giusta ed esse danzeranno per voi ”.
    Gli alchimisti amano dire che l’alchimista è la “scimmia del Creatore” ed è vero, ma scordano di aggiungere che Natura -“sensorium Dei”-, nella sua incommensurabile sagacia, sa ben distinguere il Creatore dalla sua scimmia e così scimmiotta la scimmia a sua volta, beffandola a suo piacimento e -ovviamente- a insaputa di essa.
    E allora?
    E allora Alchimia è riuscire ad accordare la propria individua frequenza, -ovvero, suono, campo, odore, colore che dir si voglia, giacché sono tutti sinonimi- a quella di Natura, risonando con la Creazione.
    Ecco Alchimia, ecco il V.I.T.R.I.O.L.
    Non è facile visitare “interiora terrae”, il profondo della nostra terra, per trovare il centro fisso, l’“occultum lapidem” il “nostro” nucleo fisso “universale”, che non è una contraddizione in termini, ma è il paradosso di Alchimia.
    Per l’Alchimista (sì, maiuscolo) non c’è filiazione, non c’è scuola, non c’è né parrocchia né parrocchietta, non c’è maestro (né maiuscolo né minuscolo), non c’è congrega, confraternita, combriccola, non c’è iniziazione.
    L’Alchimista è un monaco, è solo, ricerca e ama la propria solitudine, ne è geloso. L’iniziazione, l’unica vera iniziazione, -e non sono parole mie- gliela dà la materia, il laboratorio, la pratica, lo studio, ma prima di tutto, innanzitutto, l’umiltà, che da “uomo” (da humus) lo renderà “vir” (da virtus).
    E allora non conoscerà, bensì sarà esso stesso “entanglement*”.

    FC

    *Da Wikipedia, alla voce “Entanglement”: “L’entanglement quantistico o correlazione quantistica è un fenomeno quantistico, privo di analogo classico, per cui in determinate condizioni lo stato quantico di un sistema fisico non può essere descritto singolarmente, ma solo come sovrapposizione di più sistemi. Da ciò consegue che la misura di un’osservabile di uno determina istantaneamente il valore anche per gli altri.”

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    • Mio caro Frate,

      talvolta – forse a causa di ignoti allineamenti sottili, fors’anche per atti e moti dell’Esprit in cui siamo continuamente immersi e da cui veniam ‘docciati‘ – accadono eventi che chiamiamo ‘coincidenti’. Ecco, questo suo intervento pare testimoniare questo curioso fenomeno; per cui, condivido parola per parola, lettera per lettera la beauté del suo pensiero. Non v’è piaggeria, né schieramento da parte mia; quanto – piuttosto – ammirazione per le sue ferme e cristalline conclusioni, così risonanti con l’Antica Sophia, la Tradizione unica. Lascio ai lettori ogni valutazione del suo piccolo capolavoro ‘informante’: o prima, o poi, qualcuno si accorgerà di quant’è magnifica Natura, di quanto utile è Alchimia ‘intuita’ (alla latina) e praticata sotto Lux, di quanto cambiamento nella vita spiccia sia necessario metter mano (e tempestivamente), di quanto vuote e cianfruglione sono spesso le parole con cui si tenta di ‘incartocciare’ l’Aqua Divina ed i suoi Émeraudes.

      Més compliments, Monsieur … di tutto cuore!

      Captain NEMO

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  2. Doctor Anthony Mystero Says:

    Egregio Capitano,

    su quel verde val la pena di udire la voce potente del Bardo Dylan (Thomas, non Bob):

    The FORCE that through the GREEN fuse drives the flower
    Drives my GREEN age; that blasts the roots of trees
    Is my destroyer.
    And I am dumb to tell the crooked rose
    My youth is bent by the same wintry fever.

    The force that drives the water through the rocks
    Drives my red blood; that dries the mouthing streams
    Turns mine to wax.
    And I am dumb to mouth unto my veins
    How at the mountain spring the same mouth sucks.

    The hand that whirls the water in the pool
    Stirs the quicksand; that ropes the blowing wind
    Hauls my shroud sail.
    And I am dumb to tell the hanging man
    How of my clay is made the hangman’s lime.

    The lips of time leech to the fountain head;
    Love drips and gathers, but the fallen blood
    Shall calm her sores.
    And I am dumb to tell a weather’s wind
    How time has ticked a heaven round the stars.

    And I am dumb to tell the lover’s tomb
    How at my sheet goes the same crooked worm.

    (le capitalizzazioni sono mie)

    Quella Forza e’ VERDE.

    E d’altra parte la Natura si chiama φύσις, dal verbo φύω, I grow….la Natura Naturans verdeggia, cresce e si accresce..

    Saludos Mystericos

    AM

    PS Sull’ Entanglement: la fisica quantistica ha ri-scoperto che le cose sono connesse, sono tangled up, anche in modo non-locale. Fatto sconcertante, se si immagina che esistano sistemi isolati che si “avviluppano” l’uno con l’altro.

    Ma la realta’ e’ diversa: non ci sono particelle, non ci sono sistemi isolati to begin with.

    Ci sono solo domande che formuliamo, interrogativi, e qualcuno o qualcosa che ci risponde.

    Se le domande sono stupide, riceveremo risposte-schiaffoni.

    La Natura, la Physis di cui sopra ci dice: caro mangia-torta, mi hai spezzata in varie porzioni, ed io ti faccio vedere che la torta e ancora li, compatta…:)

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    • Dearest Doctor Mistero,

      trovo la piéce poetica di Dylan Thomas formidabile; credo sia necessario NON tradurla, tale è la potenza del suono che erompe e dell’immagine che si para agli occhi sensoriali ed all’anima. Sono sempre sbalordito dalla forza che – talvolta – prorompe dalla poesia, emanazione dell’amore e del dolore del poeta-artista.

      The force that through the green fuse drives the flower
      drives my green age; that blasts the roots of trees
      is my destroyer.

      Quel suono ripetuto e sonante del clash dei ‘dr‘, dei ‘gr‘ e dei ‘tr‘ è evocativo dello sgorgar della possanza di una forza che origina dall’esterno di questa manifestazione; pro-rompente: è il suono del momento della nascita, della crescita… lo ‘sprout’ ha il potere di spaccar la pietra. Grazie, dunque, per solleticare con Dylan Thomas le finezze della percezione alchemica.

      Quanto all’Entanglement: oltre all’ovvio smarrimento dei fisici ricercatori alle prese con un fenomeno che squassa molti santi palazzi dogmatici della scienza, io credo che anche molti alchimisti dovrebbero ritornare sui banchi della scuola di Fulcanelliana memoria. Per singolare co-incidenza, viviamo in un’epoca in cui il nuovo chiama l’antico-antico; come a dire: molti assunti dell’alchimia (con minuscola), che tutti noi abbiamo letto, appreso, digerito e scambiato nell’esegesi alchemica, tanto nell’analisi di immagini che nell’analisi di testi ritenuti ‘sacri-e-intoccabili’ ricevono l’identico terremoto. Alla radice, si badi bene. Certo è scomodo dover ammettere che molti edifici scricchiolano, che molte pratiche sono par force ingannevoli, che molti ‘credo’ e molte ‘fedi’ sono di fatto assunti ‘locali’ e pas véritables, persino nel forno dell’alchimsta non accorto (meglio: non consapevole). Soltanto le Materie alchemiche, alchemicamente lavorate, sono quelle che possono indicare dove-bisogna-andare, mai l’artista, mai un uomo per quanto experito egli sia. Il punto è che la materia alchemica risponde come Natura fa in ogni istante secondo il Tangling-up, proprio perché essa opera nel cuore del manifesto, in un atto di Creazione. Si tratta di un fatto inevitabile, non di un’opinione. C’è del nuovo sotto il sole, caro Doc, ed è antico. Non è un paradosso. Occorre tenerne conto e procedere secondo una modalità “pulita” del rumore-di-fondo. Occorre escogitare come ‘sonare‘, come ricordava più sopra il buon Fra’ Cercone. Solo così, se cantiamo bene (secondo le leggi armoniche esatte di Madre Natura), essa produrrà (‘ballerà‘) ciò che abbiamo sempre chiamato ‘un miracolo‘. Non c’è ‘il caso‘. C’è Legge. Non la nostra. Ma se non la cerchi dove sta, non la studi, avremo sempre magnifiche Apparenze ed Illusioni. Questa è la Manifestzione, Le Grand Jeu.. La Philosopia della Natura, oggidì così misconosciuta, e dileggiata, e offesa, come un apparato intellettuale non utile alla pratica alchemica, ha sempre parlato con chiarezza. Quel che oggi la scienza etichetta come Entanglement è sempre stato scritto, sia sulla porta dei Templi antichi, sia sui libri buoni. Ma lo studio della Philosphia perenne, con motivazioni dotte ed ormai ieratiche da parte del consensus alchemico (mah… che dire), è relegata ad un accessorio per il té delle cinque (“… milk, ma’am? … Just a cloud, Anthony, please“). L’orgoglio e l’arroganza e l’indifferenza pervade come un virus la ricerca della Verité. Se – come dicono i dotti – essa non è di questo mondo (cosa verissima, d’altra parte), come si potrà mai invitare uno Spirito Universale non corporificato a prender dimora in uno Zolfo perfetto, … se – PRIMA – non si è almeno osservato e contemplato COME Madre Natura produce Apparenze ed Essenze? Come evitare l’automatico Tangling-up? Se, come nella famosa immagine inventata da Flammarion – quella del pellegrino-monaco che mette la testa fuori del lembo del Cielo a contemplar-le-rote-magne – non si ha il coraggio umile di esaminare la portata dirompente del fenomeno del Tangling-up in Alchimia operativa, … il deceivement è automatico, pre-visto dalla Natura, e prodotto. Voilà…(che significa ‘guarda là‘).

      Comunque, magari proverò a spiegar meglio le implicazioni di questo straordinario fenomeno. Chiarisco, ma questo lei lo sa, che si parla di fenomeno, non di teoria. Non è un modello elaborato dall’uomo, ma una serie verificata di eventi sperimentali.

      So, Thank you Sir Doc per aver segnalato il suono del Bardo; da bravo Scoto-d’adozione ricordo con nostalgia che i Bardi Celti potevano accedere a questo ruolo solo dopo una trentina d’anni di studio orale durissimo, mandando a memoria le gesta e le tradizioni popolari antiche; il loro ruolo era quello di cantare quel ricco patrimonio accompagnandosi con l’arpa, tanto davanti ai fuochi della casa come sulle rupi ventose che dominavano i campi di battaglia. Il suono è un potere. Ed il Bardo studiava tanto, prima di poter invitare l’Esprit a guidare gli eroi…

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  3. Caro Capitano e cari tutti,

    vorrei dare una lettura dello stemma di Jean Laplace, perché le pezze e le partizioni usate, la scelta dei colori, degli smalti e le loro posizioni sono curiose:

    D’argento, alla bordura di nero; in cuore (in abisso) uno scudetto di verde, caricato di un bisante d’oro“.

    D’argent, à la bordure de noir; en abyme (en coeur) un écusson de sinople, chargé d’un besant d’or

    In araldica Abisso e Cuore sono utilizzati come sinonimi, e indicano ciò che è posto al ‘centro’ (dello scudo). Non sempre ciò che è al centro è visibile e immediatamente percepibile, il più delle volte per ‘giungere al cuore del problema’ occorre scavare o inabissarsi senza timore della profondità né del fragore: “Abyssus abyssum invocat in voce cataractarum tuarum; omnes gurgites tui et fluctus tui super me transierunt…

    Le Sinople‘ in araldica fracese indica il verde, ma prima del XIV secolo indicava il rosso [ Sinope è una città turca e il colore ‘Sinople‘ prende il nome da una tipica terra rossa che qui si trovava in abbondanza].
    Il verde non è molto utilizzato in araldica occidentale, caratterizza più l’Oriente….ed è bello che nello scudo di Laplace il Sole (Oro) sorga da uno sfondo Verde che richiama l’Oriente, culla del Sole nascente.

    Ma sarebbe stato meglio, forse, blasonare quel Verde utilizzando l’antico termine araldico: “Prasine“, così descritto su Wikipedia:
    En grec ancien πρασώδης (prasodis, de πρασών, prason, poireau, ou πρασιον, prasion, vert-de-gris) est utilisé pour décrire entre autres une variété d’émeraude, ce qui n’a pas échappé à Rabelais qui invente un pourceau qui avait ‘ les oreilles vertes comme une émeraude prasine’ “…

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    • Cara Compos Stellae,

      davvero grazie per questo delizioso essai araldico. Trovo molto interessanti le sue note sull’abyssum‘ e sul ‘sinople‘ legato anche al ‘rosso‘ pre-cedente… tutto si concatena, come un piccolo quadro, da contemplare. L’araldica è affascinante, perchè è come una poesia: sintetica, diretta ed efficace. Del ‘prasine‘ non sapevo nulla, ed il genio sfrontato di Rabelais lo rende ancor più godibile.
      per quest’acqua” … Ah, Madame!

      A presto,

      Captain NEMO

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