Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – 3

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Pierre Aristide Monnier, alias Alcyon

Pierre Aristide Monnier è l’autore di quel curioso libro (“La Clef des Ouvres de Saint Jean et Michel de Nostredame”), pubblicato nell’Agosto del 1871 sotto il nickname di M.A. de Nantes. Alcuni leggono ‘M.A.‘ come ‘Maitre Anonyme‘, altri come ‘Maitre Artiste‘, altri ancora come ‘Maitre Alcyon‘; il Pays de Nantes, d’altro canto è l’arrondissement dove viveva, al confine tra la Bretagne e l’Anjou…”Pierre Monnier, abitante in rue de la Pierre de Bretagne, comune di Montrelais, la cui chiesa è sotto l’invocazione di Saint Pierre … La mia casa fa parte di un gruppo di case situate sul confine tra Bretagna e Anjou. É completamente cintata da alte mura come una cittadella, e, per penetrarvi, si è obbligati a varcare una porta monumentale in mattoni affiancati che è come la torre di questa cittadella.“.

La Pierre de Bretagne era un grosso blocco di granito che marcava la frontiera tra Bretagne e Anjou[i], secondo l’accordo dell’851 tra Carlo il Calvo, Re dei Franchi, e Nominoë, Re dei Bretoni. Monnier è un personaggio figlio della sua terra fiera, fervente cattolico e fortissimamente realista (e legittimista, sostenitore della linea di sangue del Comte di Chambord, Henry V, della Casata di Bourbon[ii]). Notaio di professione, Monnier è allevato ed educato in un territorio la cui storia affonda nella tradizione Celtica antica[iii], in un connubio tra educazione ‘classica’, Celtismo e spiritualismo Cristiano-Cattolico: un conservatore ad ogni costo. Lo Studio dell’ermetismo e dell’Alchimia ‘classica’ costituiranno la radice – neanche troppo celata – dei suoi pochi scritti, e soprattutto delle sue attività extra-professionali. Sarebbe troppo lungo affrontare qui un esame della sua vita – per quel che finora se ne sa -, resta il fatto che Monnier ben conosceva Fulcanelli. Come si sa, in Francia il fervore per l’indagine storiografica sull’identità di Fulcanelli è esploso a più riprese: il più grande ed importante alchimista del secolo scorso, cui tutti oggi dobbiamo la passione per la Scienza e l’Arte della Natura, era Francese, ed è dunque naturale che i Francesi si sentano in qualche modo ‘chiamati’ a questa indagine; se da un lato ciò è comprensibile, personalmente ritengo che sia la portata dei suoi scritti a costituire il maggior tesoro, e non l’esattezza del suo status anagrafico. In ogni caso, dopo un nugolo di candidature sulla cui fondatezza si sono esercitati fior di esperti, l’ipotesi di identità oggi più accettata è quella dell’ingegner Paul Decoeur, che è stata corroborata da diverse prove.

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Paul Decoeur, Natale 1874

Docteru Miracle

Edouard TALLIEN DE CABARRUS

Si tratterebbe di un figlio del Docteur Cabarrus, il Docteur Miracle, famosissimo omeopata della Parigi che conta;  ma è un figlio scomodo, perché nato fuori-del-matrimonio (il 9 Febbraio 1839); e dato che la sposa di Cabarrus si chiama Adelaide de Lesseps, sorella maggiore del famosissimo e ricchissimo  Ferdinand de Lesseps, eroe di Francia e patron del Canale di Suez …

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Famiglia De Lesseps

la famiglia interviene a difesa dell’onore di Adelaide, allontanando il piccolo Paul dal padre ‘tombeur-des-femmes‘, per affidarlo alle amorevoli cure – lontano dalle luci della ribalta parigina – di persone legate ai de Lesseps (fra cui, i ricchi Duchi De Broglie). Una ulteriore conferma – che mi pare importante – proviene da una lettera del libraio Pierre Dujolspierre_dujols , dell’11 Aprile 1911, indirizzata a Paul Decoeur (resa pubblica da Filosténe Junior, un serio alchimista belga):

 

Mio caro Paul,

da qualche giorno le mie gambe mi fanno soffrire sempre più senza una pausa veramente ristoratrice. Per aiutarmi, ho per fortuna il sostegno di M. Samuel Cohen Lidiakos, inviatomi da parte del Barone di Sarachaga per sbrigare la posta e occuparsi della mia corrispondenza di giorno in giorno. Sono molto contento dei suoi servigi e così ringrazio il Creatore di avermene dato il supporto che recentemente mi ha fatto difetto.

Caro amico, come sono lontani i tempi nei quali conversavamo sui filosofi che ci resistevano a causa delle loro parole così circospette! Avevate ragione: la pubblicità ed il chiasso non aiutano in nulla nel cammino del carbonchio. Ne misuro la difficoltà nel quotidiano. Durante le pause mi rimetto volentieri al lavoro. Ma l’opera si allontana. Al contrario di voi, che – presto saranno due anni – avete trionfato su tutti gli ostacoli che sbarravano l’entrata al nido della Fenice. Il suo uovo fu il vostro! Vi ha posto al grado supremo dell’iniziazione. Definitivamente, quanto il cenacolo si è meravigliato della vostra buona fortuna! Avete definitivamente meritato il titolo di “Vulcain Solaire”, l’araldo dei Filosofi ermetici dei nostri tempi.

Quanta gioia nel cuore nel ricordarmi il precedente successo, quello del nostro buon vecchio Maestro, vero Chouan[iv] e discepolo bretone degli antichi druidi di cui non debbo certo darmi la pena di citarvi il nome che voi ben conoscete! Quale fu la nostra emozione alla vista della sua ‘scoperta’, a tanti lustri di distanza. E quale fu la vostra sorpresa, voi che lo frequentavate da più tempo di me.

Ho dato/restituito a Champagne i quindici fogli su Chartres, ignoro se intende ispirarvisi per il testo da pubblicarsi su questa cattedrale. Vedrete voi se l’utilità di questa bozza è reale o semplicemente a vocazione artistica.

Domenica prossima temo di dover passare la mia Pasqua nella mia camera. La mia sposa è davvero coraggiosa nell’assistermi in tutti i miei spostamenti. Spero di ricevere prossimamente vostre felici nuove.

Il vostro devoto Pierre Dujols

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Lettera Dujols-Decoeur – 1911, f. 0

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Lettera Dujols-Decoeur – 1911, f. 1

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Lettera Dujols-Decoeur – 1911, f. 2

 

Da questo documento si deve annotare che:

1) Paul Decoeur era conosciuto come ‘Vulcain Solaire‘.

2) Pierre Dujols, alias ‘Magophon‘ attesta che Paul Decoeur, alias ‘Fulcanelli‘, conclude la sua Opera nella primavera del 1909.

3) Esisteva un ‘cenacolo‘, di cui tanto Dujols che Decoeur facevano parte.

4) Entrambi conoscevano il loro ‘bon vieux Maitre‘ bretone, che era più che probabilmente Pierre Aristide Monnier, aliasAlcyon

5) Monnier ha compiuto l’opera ‘a plusiers lustres‘ prima del 1911.

6) Fulcanelli aveva conosciuto Monnier prima di Dujols.

7) Dujols ha dato/restituito a Julien Champagne quindici fogli di testo sulla Cattedrale di Chartres, dai quali il disegnatore&alchimista avrebbe potuto trarre ispirazione per illustrare il testo di prossima pubblicazione. La decisione se il lavoro (si deve pensare tanto al testo che alle illustrazioni) potesse essere approvato per la pubblicazione finale spettava a Fulcanelli.

Il 7 Maggio 1906, cinque anni prima – e dunque tre anni prima che Fulcanelli concludesse la sua Opera – Dujols aveva scritto una missiva a Raymond Roussel, famoso scrittore ed autore sia de La Poussière de Soleil che del Locus Solus; eccone una mia traduzione:

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Raymond Roussel

Caro Monsieur Roussel,

in risposta alla vostra stimata lettera del 22 Aprile scorso, prendiamo atto della vostra decisione di rinunciare al progetto di scrivere sull’alchimia. Questo progetto al quale Mr. Decoeur tiene particolarmente sarà dunque ripreso a nostra cura.

Il nostro amico ha deciso di riprendere anche i suoi disegni dei dettagli dei medaglioni che ornano le cinque cattedrali coinvolte. Egli conta – per questa parte grafica – di affidarsi ai talenti di Julien Champagne, dell’atelier di Mr. Prinet. Questo artista appassionato d’Alchimia, ci riferisce di avere l’onore di conoscervi già.

Paul Decoeur mi incarica di chiedere il vostro parere a proposito del titolo globale dell’opera le cui precedenti/antiche note, vecchie di nove anni, voi avete messo a punto. Ha pensato a: ‘I motivi lapidari delle cattedrali ed altre dimore nel loro rapporto con il simbolismo della Grande Opera Alchemica’. Non è troppo lungo?

Si scusa di non potervi scrivere di persona, ma voi non ignorate il terribile lutto che lo affligge da qualche giorno.

Il decesso inopinato di Pierre Curie ha sconvolto molte persone ed i funerali hanno aggravato la costernazione generale.

Similmente, l’annuncio tragico ci ha immerso di nuovo nel pensare a Montpellier dove abbiamo seguito a suo tempo il corso di cristallografia dispensato da Mr. Jaques Curie, fratello del defunto, al quale abbiamo inviato le nostre più sincere condoglianze.

A proposito del suo amico Pierre, Mr. Decoeur ci ha confidato di essere stato turbato della sua recente conversione spirituale. Non può impedirsi di rivedere nello spirito il cerimoniale dei Druidi praticato nei bacini della Miniera a Guyancourt nei pressi di Versailles.

Per di più, i due amici progettavano di pubblicare una memoria sulla crescita cristallina in omaggio al Professor Hautefeuille: ecco un bel progetto che non vedrà più la luce.

Potete farci addebitare le spese di spedizione dei documenti?

Vi restituisco, con la presente comunicazione, l’interessante racconto dei Sette Ippocampi e ringraziate molto Mr. de Campagna a questo proposito.

Nel ringraziarvi in anticipo della vostra benevola collaborazione, vogliate gradire Monsieur Roussel, i nostri devoti sentimenti

Dujols

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Lettera Dujols-Roussel – 1906, f. 1

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Lettera Dujols-Roussel – 1906, f. 2

Da questo documento si deve annotare che:

1) Raymond Roussel rinuncia a scrivere (o a partecipare) ad un progetto sull’Alchimia.

2) Dal 1906 il progetto in questione – cui Paul Decoeur ‘tiene molto‘ – viene portato avanti da Dujols.

3) Decoeur richiede anche la restituzione degli schizzi da lui effettuati dei medaglioni che ornano le 5 Cattedrali prese in considerazione nell’ambito di tale progetto. Decoeur affiderà la realizzazione ‘in bella‘ dei suoi schizzi a Julien Champagne, ‘artista appassionato d’Alchimia‘. Champagne conosceva Roussel.

4) Roussel ha ‘messo a punto‘  le note precedenti del progetto, già ‘vecchie di nove anni, vale a dire risalenti a prima del 1897.

5) Decoeur, tramite Dujols, chiede a Roussel un’opinione sul titolo dell’opera ‘globale’, che è basata sull’esame del simbolismo alchemico di ‘cattedrali ed altre dimore‘.

6) La morte tragica di Pierre Curie (19 Aprile 1906)[v] getta nello sconforto il suo amico Decoeur; il quale – a proposito dell’interesse (ai fini scientifici) da parte di Pierre per alcuni fenomeni ‘spirituali’ – ripensa al ‘cerimoniale dei Druidi‘ praticato nei Bacini della Miniera[vi] di Guyancourt.

7) Dujols ha seguito un corso di Cristallografia tenuto da Jacques Curie, fratello di Pierre, a Montpellier.

8) Paul Decoeur e Pierre Curie avevano intenzione di scrivere una memoria sulla ‘crescita cristallina‘ come omaggio a Paul Hautefeuille[vii].

9) Roussel aveva evidentemente in precedenza inviato una nota a proposito dei Sette Ippocampi; e Dujols lo prega di ringraziare Monsieur de Campagna[viii].

A titolo di ulteriore riflessione occorre notare che è quantomeno curioso che Fulcanelli/Decoeur e Curie – due personaggi, per di più Accademici, di formazione e pratica indubbiamente “scientifica” – potessero in qualche modo interessarsi al Druidismo, se non per motivi ben precisi e delineati, liberati cioè dalla coltre di ciarpame che da secoli ha avvolto, sporcandola, la naturale Conoscenza della Natura (perdonate la apparente tautologia, indispensabile in questo caso) di cui i Druidi erano gli studiosi e praticanti. Tale interesse, nel caso di Fulcanelli, può essere maturato quasi certamente dalla lunga frequentazione con il Bretone Pierre Aristide Monnier (1824 – 1899), profondo conoscitore, seppur iper-cattolico, del valore rivoluzionario di quella antica scienza pagana.

Inoltre, l’importanza della relazione tra Decoeur e Roussel non deve essere trascurata: il lettore di Locus Solus non può che rimanere stupefatto, dopo una prima inevitabile reazione di stizza di fronte alla fantasia folle dell’autore, della singolarità non soltanto dell’intera opera, quanto dell’arguzia – davvero astuta – e del linguaggio utilizzato dal genio ‘foux‘ di Roussel. Dei sette capitoli di Locus Solus, il terzo descrive – come ricordato da Dujols – una corsa fantastica e bizzarra di Sette Ippocampi attorno ad un ancor più sorprendente cristallo – in forma di Diamante – immerso in una vasca piena di aqua-micans … per ora, non voglio commentare oltre; magari, mi riprometto di proporre una mia traduzione del passo in questione, dato che – more solito – il pur bravo traduttore dell’edizione italiana non ha colto la sottigliezza del merveilleux infusa dal visionario Roussel nel suo lavoro.

Il Bretone Monnier è il padre putativo di un ‘cenacolo’ di personaggi legati da interessi ermetici, tradizionali e ‘scientifici’, ove l’Alchimia – intesa come Physica, alla d’Espagnet, per intenderci – indica la direzione dello sviluppo della umana Conoscenza, prima a livello teorico e poi pratico.

Questo excursus – lo preciso – non intende celebrare, approvare o disapprovare una possibile identità di Fulcanelli; la vicenda – ricchissima fra l’altro di un mucchio di aneddoti e personaggi famosi  ad essa connessi – è certo interessante ed appassionante, ma ciò che è davvero importante è osservare che:

Il fil-rouge alchemico che sfocerà nell’opera di Fulcanelli ha una matrice alchemica solidissima, antica e molto ‘classica’, come vedremo meglio in seguito.

Questo fil-rouge si dipana attraverso personaggi che hanno una visione ed un approccio molto pragmatico, e che appartengono ad un ambiente senza dubbio “scientifico”, guidati da uno spirito di ricerca puro, privo di pre-giudizi e/o stereotipi. Il ‘cenacolo’ di cui si parla è fatto di uomini di Scientia e di Ars, che si muovono ovviamente nel loro tempo, in mezzo a vicende difficili per il loro paese e che appaiono – nei loro pregi e nei loro difetti – umani. Pur nella loro emportance, nella loro caratura, si tratta di uomini che fanno della Conoscenza, e della Ricerca connessa, il loro pane quotidiano ed extra-quotidiano.

Inoltre, e non ultimo, inizia ad apparire un progetto di diffusione di uno scritto che ha una storia lunga, una gestazione di decenni, e che passa per le mani di un certo numero di persone: Il Mistero delle Cattedrali e Le Dimore Filosofali[ix] sono il risultato di sforzi di appassionata didattica e divulgazione – nei limiti della Tradizione – ma nello spirito di una ricerca seria, continuata, affiancata a ciò che la chimica-fisica del tempo andava sperimentando e trovando, e sposata con magistrale bellezza alla Physica antica. Quegli uomini, con i loro pregi ed i loro difetti, hanno progettato – ed a lungo – un lavoro di grandissimo valore teso a ridare all’Alchimia lustro e pulizia, nutrendolo sin dall’inizio dello scopo mai taciuto dell’Alchimia: Conoscenza.

Attraverso un libro certo di difficile comprensione, ma precisamente scientifico, dato che il suo terreno d’origine ed il fine sono – de facto – i processi che presiedono alla entrata in manifestazione della Materia, secondo le leggi di Madre Natura, in ogni Universum. Scienziati ed Artisti. Non altro.

Dopo la scomparsa di Monnier, Fulcanelli guida questo progetto, sia a livello dottrinale che di pratica alchemica: tale progetto include un numero considerevole di testi e referenze, evidentemente selezionati non casualmente nell’enorme mole di testi alchemici. L’invito a studiare e praticare è chiaro e perentorio, ovviamente con tenace passione, serietà e dedizione totale. Nelle Dimore Filosofali il famoso capitolo Alchimie et Spagyrie dimostra con semplice chiarezza la perfetta conoscenza da parte dell’autore delle correnti pratiche di laboratorio chimico-fisico, tipica di un uomo che ne conosce sia la tecnica che i limiti; é un uomo della scienza di quel tempo che scrive ed indica ‘cosa-manca‘ e ‘cosa-fa-la-differenza‘. Allo stesso tempo, è il Filosofo della Natura che indica ‘dove-cercare‘ ed in quali libri ‘trovare‘. Si dice sempre che i libri sono scritti per chi già ‘sa’. Vero. Ma anche falso. Se si studia e si pratica, apprendendo il metodo di ricerca impiegato ed indicato da Fulcanelli – che evidentemente lo ha percorso sia attraverso l’elaborazione di un suo modello teorico, sia a livello di sperimentazione nel laboratorio alchemico – si dispone degli strumenti utili alla bisogna: il successo, il risultato, non ha alcuna importanza. Ciò che conta è il procedere lungo il percorso, con metodo, amore ed umiltà.

Sempre nelle Dimore Filosofali, l’ultimo Capitolo della prima Edizione è dedicato a Le Cadran Solaire du Palais Holyrood d’Edimbourg:

C’est plutôt un cristal érigé, une gemme élevée sur un support … il se compose essentiellement d’un bloc géométrique, taillé en icosaèdre régulier, aux faces creusées d’hémisphères et de cavités à parois rectilignes, lequel est supporté par un piédestal dressé sur une base pentagonale formée de trois degrés plans. … Arachne, où les heures étaient, dit-on, gravées à l’extrémité de fils ténus, ce qui lui donnait l’aspect d’une araignée … Le mot grec уνωμων, qui s’est intégralement transmis aux langues latine et française (gnomon), possède un autre sens que celui de l’aiguille chargée  d’indiquer, par l’ombre projetée sur un plan, la marche du soleil. Γνωμων désigne aussi celui qui prend connaissance, qui s’instruit; il définit le prudent, le sensé, l’éclairé. Ce mot a pour racine γιγνωσχω, que l’on écrit encore γινωσχω, double forme orthographique dont le sens est connaître, savoir, comprendre, penser, résoudre. De là provient Γνωσισ, connaissance, érudition, doctrine, d’où notre mot français Gnose, doctrine des Gnostiques et philosophie des Mages. … Mais la racine grecque d’où proviennent уνωμων et уνωσις, a également formé уνωμη, correspondant à notre mot gnome, avec la signification d’esprit, d’intelligence. …

L’icosaèdre gnomonique d’Edimbourg est donc bien, en dehors de sa destination effective, une traduction cachée de l’OEuvre gnostique, ou Grand OEuvre des philosophes. Pour nous, ce petit monument n’a pas simplement et uniquement pour objet d’indiquer l’heure diurne, mais encore la marche du soleil des sages dans l’ouvrage philosophal. Et cette marche est réglée par l’icosaèdre, qui est ce cristal inconnu, le Sel de Sapience, esprit ou feu incarné, le gnome familier et serviable, ami des bons artistes, lequel assure à l’homme l’accession aux suprêmes connaissances de la Gnose antique.

Il capitolo in questione – oltre a questa inequivocabile indicazione sul senso e sulla direttrice cui punta la Science e l’Art d’Alchimia – offre una messe di riferimenti preziosi per l’operatività. Ed altro …

To be continued …

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Note

[i] Sull’Anjou sarebbe troppo lungo dissertarne in questo contesto: è sufficiente ricordare il ruolo assolutamente importante della Casata i cui discendenti – diffusi in tutte le Genealogie dei maggiori Regni d’Europa – saranno protagonisti di gesta e ‘orientamenti’  determinanti, che influenzeranno profondamente lo sviluppo dell’Europa. Non va dimenticato, inoltre, il ruolo ugualmente esiziale dell’Aquitanie: in estrema sintesi storica, tutta la parte occidentale della terra di Francia è la depositaria della più antica tradizione Celtica.

[ii] Henri Charles Ferdinand Marie Dieudonné d’Artois, duc de Bordeaux, Comte de Chambord fu Re (contestato) dal 2 al 9 Agosto 1830, e non venne mai proclamato Re; a partire dal 1844 al 1883 fu il Pretendente Legittimo alla Corona, e fu l’ultimo Re di Francia.

[iii] L’attuale Bretagna (Breizh) nasce da un’emigrazione  di varie tribù di Britanni, un fiero popolo Celtico che abitava la parte centrale e meridionale della attuale Inghilterra: attorno al 380, sotto la spinta degli invasori Sassoni, un considerevole numero di  Britanni, guidati dal Dux Britanniae Magnus Maximus – in gallese: Maxen Wledig -, varcarono il Canale per approdare nella parte occidentale dell’Armorica Romana e negli attuali Paesi Baschi, ove si stanziarono. Breizh fu sempre Regno – e poi Ducato – totalmente indipendente dal Regno di Francia; solo nel 1532 venne unita – e non annessa – al Regno di Francia come Provincia, e governata come nazione separata.

[iv] Si tratta di un soprannome dato ai partigiani realisti dell’Ovest francese, che insorsero contro La Republique: a sua volta, il termine viene dal soprannome di Jean Cottereau, che radunava i suoi compagni insorti al grido di ‘chat-huant‘, che è anche il nome dell’Allocco (il rapace notturno).  La pronuncia in vecchio francese e nei dialetti suona come ‘Savant‘, ‘Sapiente‘. Ma vi è anche un’altra Cabala Fonetica, una delle passioni condivise dai due amici.

[v]  Pierre Curie (1859 – 1906) grandissimo fisico, padre della cristallografia, studioso del magnetismo, scopritore dell’effetto piezoelettrico e della radioattività; ricevette il premio Nobel in Fisica nel 1903, assieme alla moglie Marie e a Becquerel “per gli straordinari servizi resi dalle loro ricerche congiunte sui fenomeni radioattivi scoperti dal Professor Henry Becquerel“.

[vi] Gli ‘Stagni della Miniera‘ facevano parte di una serie di imponenti lavori diretti da J.B. Colbert tesi ad assicurare il rifornimento di acqua (Riviére du Roi Soleil) per l’enorme parco di Versailles (8000 ettari), e risalgono al 1668. Pierre Curie adorava quella zona boscosa e ricca d’acqua: ” Sì, mi ricorderò sempre con riconoscenza del bosco della Miniera! Di tutti i posti che ho visto, è quello che più ho amato e dove sono stato più felice. Spesso partivo di sera, e risalivo la vallata, ritornavo con venti idee in testa…“.

[vii] Paul Hautefeuille (1836 – 1902), emerito mineralogista e  chimico, membro dell’Académie des Sciences dal 1895; famoso per aver scoperto la sintesi di molti cristalli grazie all’azione di catalizzatori.

[viii] Si tratta di Vincent de Campagna (che non ha nulla a che fare – temo – con Julien Champagne), che compare sia nell’agenda personale di Roussel (78, Avenue de Wagram – Paris 8me, e anche La Rivière Thibouville, Nassandres) che come destinatario di una dedica autografa da parte di Roussel di una copia de La Poussière de Soleil: “Et de ces millions de Soleils chacun est le pivot de quelque univers!“.

[ix] Il progetto iniziale pare essere stato costituito dall’esame in chiave ermetica ed alchemica sia delle maggiori Cattedrali che di alcune Dimore di Francia. Considerando l’impianto del lavoro originale, è davvero curioso notare che le 5 Cattedrali previste diventano nell’edizione finale solo 2 (spicca l’assenza di Chartres e Bourges); ed alla luce di quanto esposto, l’inserimento ne Les Demeures Philosophales del magnifico capitolo Les Gardes du Corps de François II, Duc de Bretagne (a Nantes) indica ancor meglio il legame intercorso tra Monnier/Alcyon e Decoeur/Fulcanelli.

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10 Responses to “Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – 3”

  1. Carissimo Captain Nemo,

    di questa nuova, appassionante serie a puntate questo è certamente l’episodio più avvincente. E, come annunciato, non finisce qui! C’è già materiale per un libro, e non parlo della ‘quantità’ dello scritto, ma dell’impostazione, rigorosamente unitaria, logica e circostanziata. E, naturalmente, sarebbe a doppia valenza: oltre alla storia del nostro ormai decadente Occidente, c’è già dentro tanta Alchimia, generosamente profusa…

    Grazia ancora

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    • Caro Chemyst,

      la vicenda è complessa e richiede tempo per esser dipanata, privata della fuffa, riannodando i nodi nascosti. Il punto non è altro che apprezzare come un gruppo di umani abbia lavorato – per decenni – ad un’azione di studio, pratica, e didattica di cui noi abbiamo conosciuto solo la fine: i due libri di Fulcanelli. E di accorgersi che è il “metodo” con cui si procede camminando e sperimentando che conta; le iniziazioni, tutte, sono fenomeni “locali” nell’ottica dell’Universalità della Scienza Alchemica. Passano. Possiamo condividere tali fenomeni, apprezzarli o criticarli, amarli o detestarli, discuterne, esaltarli, renderli ieratici, scriverne e via dicendo. in Physica essi restano fenomeni “locali”, tagliati come sono in un contesto – per usare un termine d’Alchimia – estremaente ‘locale’, troppo “specificati”. Sono il frutto di uomini ‘umani’, naturalmente. Inevitabili per chi non vuol vedere oltre il proprio nasino. Sono utili, ma non fondanti. Quel che “fonda” è Natura, attraverso lo Spirito Universale. Punto.
      Questo è il “Meraviglioso”… L’Universalità dell’Alchimia dovrebbe cambiare l’alchimista verso Amor: siamo nel Progetto tutti Fratelli di fronte alla Grande Madre all’Opera. Ed invece, da secoli, abbiamo una miriade di gruppi e gruppetti che si proclamano come gli unici depositari della ‘verité’. Ci sarebbe da riderne, se non fosse da piangere…

      Quanto a scrivere un altro libro, sono davvero troppo stanco di tutto questo per aver forza&voglia di occuparmene. Mi limito, come vede, a seminar spunti per chi davvero volesse uscire a ‘veder le stelle’.

      Captain NEMO

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  2. Mi spiace, ma l’identità profana di Fulcanelli non è quella di Paul Decoeur. Tra le carte di Canseliet Jean Laplace trovò la foto di qualcuno la cui identità egli confidò a un paio di amici. Ripeto: Fulcanelli non era Decoeur.

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    • Caro Signor Baldini,

      Come ho scritto, l’identificazione anagrafica di Fulcanelli non è in cima alla mia to-do-list, né lo è mai stata. Il senso del mio lungo post è quello di documentare, grazie a qualche piéce che affiora nel tumultuoso mare francese, l’ambiente che darà luogo alle due opere di Fulcanelli. Ed il suo terroir. Alchimia è una, indipendentemente se a parlarne sia Fulcanelli, o Philalethe, o Pasquale Zambuto. Quel che conta è – insomma – una buona ‘radice’, e che sia canonica, sia in termini di Filosofia Naturale che di Alchimia che di Physica. Purtroppo – o fors’anche per fortuna, ma solo in pochissimi casi – la coltre di ciarpame che oscura il cristallo della Conoscenza ha prodotto errori e/o orrori. Anche al giorno d’oggi. L’Alchimia opera secondo le Leggi della Natura, del tutto ignorate dalla fisica e dalla chimica moderna (oso dire: persino da molti dotti alchimisti); tali leggi presiedono alla entrata in Manifestazione della ‘Materia’ tutta. Se si trascura questo aspetto fondante – e sin dai primi passi teorici e pratici – è come andar per funghi senza aver mai saputo cosa è un fungo e come, e perché, e quando, e dove, , possa nascere un fungo. Senza l’humus non v’è fungo. E – fra l’altro – si rischia di restar facilemente intossicati; si prendono insomma – temo – grosse cantonate. Di questo vorrei parlare. Vede, sono convinto che molti alchimisti, anche grandi alchimisti, siano restati convinti di aver raggiunto il Donum Dei di fronte ad un risultato apparecchiato alla loro bisogna … da Madre Natura. Ottimo, ma non veritiero. L’Entanglement è cosa perfida, e obbligherebbe ad abbandonar certezze…
      Quanto alla curiosa vicenda umana che emerge dai pochi pezzi di questo puzzle francese, essa è senza dubbio curiosa, divertente e spesso sorprendente: ma, lo ripeto, è il Fil Rouge quello che mi interessa nel contesto di questa serie di Post.
      Trovo comunque curioso che Dujols possa essersi rivolto a Decoeur in quei termini, salutandolo come ‘araldo‘ ermetico, come ‘Vulcain Solaire‘. Se prestiamo fede alla sua affermazione, avremmo allora avuto a Parigi due Adepti, negli stessi anni … a meno che Dujols mentisse, o che quella lettera – ed altre – siano un astuto falso.
      Il che – come in un film – è sempre possibile…
      Ho scritto che quella di Paul Decour è l’identità oggi più accettata in Francia: ignoro, dato che non me ne occupo più di tanto, se essa sia veritiera o meno. Come ignoro se ve ne siano altre, magari migliori. Se e come verranno fuori, sarà materia di contorno, che appassionerà altri. Quel che è bene ricordare è che – come certo saprà – tutti amano raccontar piccole&grandi bugie, persino i ‘grandi’. Sono certo che non si sorprenderà di questa mia constatazione. Basta saperlo …

      Quanto alla foto rinvenuta da Laplace, non so chi raffigurasse. Jean riferisce di aver avuto la ‘tentazione’ di conservarla, ma la restituì a Madame Isabelle Canseliet, dopo una passeggiata nei dintorni di Neuville-Vault: ‘Sous une pluie fine, je m’en retourne ne cessant de me répéter que je ne suis pas assez pur pour prendre sans voler…’. E, a detta di Jean, quella foto non è più nel possesso di alcun vivente in questo mondo.
      Avendo avuto la ventura di incontrare Jean, non dubito che egli possa averne parlato ‘ad un paio di amici‘.
      Resta la domanda: … chi dice ‘tutta’ la verità lungo i sentieri d’Alchimia?
      E concludo: grazie per la sua precisazione; tuttavia quel che ho tentato di indicare è proprio altro.

      sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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      • Guardi, della sua lunga divagazione su quello che lei crede essere l’alchimia non saprei dire niente perché mi risulta incomprensibile. Ma io sono un notorio ignorante e le chiedo di aver pazienza.
        Per quanto riguarda invece la questione Decoeur, osservo che tutta la storia è stata fabbricata soprattutto da tale Filostène Junior, autodichiarato discepolo ed erede di tale Filostène Senior. Secondo Junior, Senior era un alchimista operante per via umida che, oltre all’iniziazione ermetica, gli avrebbe trasmesso i documenti che egli pubblicò a suo tempo sul proprio blog e che lei ha ora tradotto e citato nel suo blog. La lettura di quanto Junior ha scritto nel proprio blog in merito a questa pretesa via umida trasmessagli ha fatto capire anche a un ignorante come me come si trattasse di un impostore. Il suo blog alchemico è ora chiuso e Junior pascola in altri lidi, probabilmente più redditizi. Ciò non toglie che egli abbia potuto imbattersi in qualche documento autentico.
        La lettera di Dujols a Decoeur potrebbe infatti essere autentica, ma non è sufficiente per attribuire l’adeptato a quest’ultimo. Infatti l’uovo della fenice non è il carbonchio: Dujols usa distintamente questi termini nella sua lettera. A quanto mi risulta anche Canseliet giunse all’uovo della fenice, ma non al carbonchio. E anche Canseliet fu per molti anni l’araldo dei filosofi ermetici. Quanto al Vulcano Solare sembra essersi trattato di una sorta di titolo che si attribuiva a colui che, in quella cerchia ermetica, si rivelava come il più avanzato nei lavori. La lettera, se è autentica, sembra dunque dirci che Decoeur era arrivato a confezionare l’uovo, che non è una piccola riuscita, ma che comunque non è quella definitiva. Se poi abbia conseguito quest’ultima lo ignoriamo.
        Quello che è certo è che esisteva all’epoca tutta una cerchia di persone che lavoravano alla grande opera e che corrispondevano tra loro, e Fulcanelli ne faceva sicuramente parte. Attribuire a Monnier il ruolo di loro iniziatore è tuttavia arbitrario e anche un po’ azzardato, dato che anche un ignorante come me ha potuto rendersi conto che la sua sola opera ermetica è nient’altro che una mediocre compilazione e le altre contengono veri e propri deliri interpretativi sull’opera di Nostradamus. Il bretone cui si riferisce Dujols è senza dubbio qualcun altro.
        Le note interpretative sulle cattedrali e sulle dimore erano certamente un lavoro collettivo cui tutti contribuivano in varia misura e di cui tutti si servivano.
        Ma tuttavia Decoeur non fu Fulcanelli. Fulcanelli fu un personaggio di formazione scientifica, ma non uno scienziato professionale. Fu un uomo di notorietà internazionale che a un certo punto della sua vita dovette, per gravi ragioni, abbandonare la scena pubblica. È altresì molto probabile che egli non ottenne in Europa la sua iniziazione al forno. Il fatto che fece uso di uno pseudonimo fu dovuto non tanto al rispetto della tradizione ermetica ma a un motivo profano molto serio, motivo che giustifica il permanere di tale anonimato anche oggi.
        Gli ultimi allievi di Canseliet ancora in vita sanno bene tutto questo e certamente non sottoscrivono all’identificazione Decoeur-Fulcanelli.
        Cordialità.

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      • Caro Signor Baldini,

        La ringrazio per il suo commento: se lei ritiene che Filosténe Junior sia un impostore, lei è libero di pensarlo tale. Tuttavia, con il metro che lei usa, si dovrebbe concludere che un bel mucchio di artisti in giro per il mondo siano ‘impostori’.
        Personalmente, uso maggior prudenza.

        Se poi lei sa chi fosse Fulcanelli, ancora una volta, rispetto la sua convinzione, e quella degli ‘ultimi allievi di Canseliet ancora in vita‘. E, forse le apparirà assurdo, le sue affermazioni su Fulcanelli sono concordanti con quanto vado trovando e valutando.

        Personalmente, e l’ho scritto, nessuno dice ‘tutta‘ la verità in Alchimia, ancor più quando si tratta di argomenti profani.
        Con tutto il rispetto dovuto – a tutti – dopo oltre 40 anni di viaggio nel regno variopinto dell’alchimia, ‘mi sono fatto convinto’ che la gioiosa postura di “dire-e-non-dire“, così tipica dell’Arte dei Foux, sia diventata – soprattutto ai nostri giorni – una ben triste scappatoia, non più allegra né gioiosa: vede, la cosa più pericolosa nella nostra civiltà è quella dell’aderire ad un dogma, cardine di qualsivoglia dominio esso sia stato eletto.
        I dogmi sono alla base della nostra ignoranza, in ogni campo.
        Purtroppo, anche l’Arte è divenuta dogmatica: come ho scritto, facciamo tutti dell’adesione ad un ‘gruppo’ una faccenda dogmatica, mettendo a fuoco la nostra personale visione … sul naso di chi riteniamo sia la guide di un gruppo.
        Comprendo bene, se vuole, il perché sia safe&comfortable adagiarsi su un qualsiasi dogma: ma il dogma è il contrario esatto della verità. Anche di una possibile verità.
        Cercare una verità, in qualsiasi dominio, impone l’abbandono di qualsiasi dogma.
        Ergo, pur rispettando il suo punto di vista, molte delle cose che ci vengono dai vari morceaux del puzzle Fulcanelli/Champagne/Canseliet, pur ammantate dalla caratura del nomen e/o dell’entourage, …sono spesso false, perché veicolate attraverso pensieri dogmatici, se comprende quel che voglio dire.
        E, nel tentativo di chiarire quel che lei amabilmente chiama una mia ‘divagazione’, le dirò che siamo tutti ‘innamorati’ di quel che Madre Natura apparecchia nei vari crogioli&palloni nostri; al punto di affermare che la Via teorica/operativa che si sta studiando/seguendo/praticando sia la ‘vera&canonica&approvata” via operativa. Le dirò, non è così.
        Quando la visione del Cercatore Labourant si libera – una volta per tutte – dell’apparato dogmatico, costituito da piccoli/medi/grandi dogmi, allora … forse, e dico forse, inizia ad apparire uno scenario d’azione ben più ricco, semplice e veritiero. Parlo dello scenario della Natura all’opera, unica attrice di ogni fenomeno oggettivo in Alchimia.
        Il senso dell’Alchimia non è quel che crede il sottoscritto, o quel che crede lei; non è quello di realizzare la Pietra Filosofale, o l’uovo della Fenice o il Carbonchio o il piccolo e grande Elixir. Sono raggiungimenti notevoli, beninteso, ma specchietti-per-le-allodole.
        Usando una terminologia scientifica, si tratta di fenomeni ‘locali’. Oggettivi, ma del tutto inutili sul piano Universale da cui scaturisce l’Arte. Siamo ammalati, diceva Paolo: ha perfettamente ragione. Lo si cita come un santo e beato, ormai, e si pensa – ancora – che sia solo una ‘bella frase’; in realtà è una diagnosi esatta e basata su fatti.
        La malattia ha ormai fatto presa persino nella ristretta cerchia degli alchimisti: e si continua a voler interpretare Alchimia come qualcosa di “misterioso”. Senza andar troppo per le lunghe, le dirò che oltre alla ben nota etimologia misterica, è misterioso ciò che si ignora. Il velo dell’ignoranza può – a certe condizioni, beninteso – essere alzato un tantinello. Ma occorre una umiltà semplice, cosa che – lo ripeto – non appartiene ormai nemmeno agli alchimisti. Madre Natura opera con basica semplicità: e compie cose che dobbiamo osservare, su cui è imperativo riflettere: da dove viene l’eccesso di Materia massiva che sorge in un crogiolo? Cosa agisce la Forza che genera quel fenomeno impossibile per la fisica? … ed altre questioni, che le risparmio per non tediarla.
        Non intendo invitarla ad abbracciare il mio dire, quanto magari a volgersi verso una visione “almeno” più Universale. Chissà …
        Il dogma, ogni dogma, è il peggiore dei catenacci. Comodi, ma letali.

        Con rispetto, e sempre di buon cuore

        Captain NEMO

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  3. Già, che cosa genera quel fenomeno impossibile per la fisica? Invece di menare il can per l’aia me lo dica lei che ha una visione universale. Sennò mi costringe a pensare a quella volpe che, non riuscendo a raggiungere l’uva, ne concluse che era acerba.
    Cordialità.

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    • Caro Signor Baldini,

      non v’è bisogno alcuno del tono che lei assume, né vedo cani per l’aia menati.
      La risposta alla domanda è già presente sul mio Blog, da tempo; ed è stata esposta in pubblico in più occasioni.
      Quel tono, d’altro canto, non merita commenti.
      Il rispetto è il biglietto da visita. Cosa rarissima oggidì.

      Buon cammino.

      Captain NEMO

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  4. Mon très cher Captain,

    voglia cortesemente ospitare il passo seguente per portarlo all’attenzione e alla meditazione di quanti seguono la ricerca che lei così generosamente condivide.
    Il testo, -proposto in lingua originale a scanso di false interpretazioni-, è di Aristide Monnier e per quanto mi è dato intendere mostra un’approfondita conoscenza dell’Opera, con buona pace dei detrattori.

    “Le soleil et la lune, qui nous rendent sensibles la puissance et la bonté de Dieu dans l’univers, ont été pris pour figurer le ciel et la terre de Moïse, ou le monde intelligible et le monde sensible. Par le soleil, astre sans pareil, roi des astres (solus …), on a désigné le Ciel, siège et vase des corps incorruptibles et inaltérables, et le feu; par la lune, on a désigné l’eau et la terre, et le sel, composé de terre et d’eau, La lune, de son côté, a été nommée: Reine des eaux, à cause de l’action qu’elle exerce sur toutes les choses humides en général, et que l’on peut admirer surtout dans le merveilleux phénomène du flux et du reflux de la mer, vaste étendue d’eau salée, d’où s’extrait par évaporation ce sel qui, en se cristallisant, retient toujours une certaine quantité d’eau. Cette humidité permanente, immortelle, qui réside dans le sel en général, est ce qu’on appelle l’humide radical, portion la plus pure de la matière dans laquelle se nourrit une étincelle de feu céleste qui n’a besoin que d’être excitée. Soumettez un mixte au feu, vous y trouverez deux humides: l’humide élémentaire, partie aqueux, partie aérien, cédera à la violence du feu et s’envolera sous forme de vapeurs, laissant le corps en cendres; l’humide radical, au contraire, affrontera la tyrannie du feu et demeurera obstinément attaché aux cendres du mixte. Les verriers vous diront que pour faire le verre, il faut nécessairement mettre les cendres en fusion, et qu’il ne saurait y avoir de fusion, s’il n’y a pas d’humide radical. Les laboureurs brûleront leurs détritus pour augmenter la fertilité de leurs champs, preuve que cet humide résiste aux atteintes du feu, qu’il est le principe de la génération, que sa vertu, son feu actif ne demeurent engourdis que jusqu’à ce que la terre, matrice commune des principes, en développe les facultés, ce qui se voit dans les semences. L’humide radical, substance inaltérable, est le fondement du monde matériel, le ferment de son immortalité, au moyen duquel il subsistera même après sa destruction, après avoir passé par la tyrannie du feu et avoir été purgé de sa tache originelle pour être renouvelé et devenir incorruptible et inaltérable pendant toute l’éternité. Cet humide radical est d’une nature moyenne entre la matière subtile, spirituelle de la lumière ou du feu inné, et la matière grossière, élémentaire, corporelle. Il participe des deux et lie ces deux extrêmes: c’est le sceau du traité visible et palpable de la lumière et des ténèbres, le point de réunion et de commerce entre le ciel et la terre; l’humide radical est l’habitation du feu inné, c’est le laboratoire de Vulcain, le foyer où se conserve ce feu immortel, premier moteur créé de toutes les facultés des individus, le baume universel, le mercure de vie parfaitement sublimé et travaillé, que la nature distribue à tous les mixtes. Qui saura dépouiller ce trésor caché de l’écorce épaisse sous laquelle il est renfermé, pourra se glorifier de savoir faire la plus précieuse médecine du corps humain.”

    Cerconescamente suo,

    FC

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  5. […] promesso in precedenza, riporto il brano di Raymond Roussel, tratto dal suo Locus Solus (1913). Ricordo che Dujols aveva […]

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