Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – 1

Piccolo prologo:

Ora, lege, lege, lege, relege, labora et invenies

La pratica – ripeto: pratica – alchemica prevede obbligatoriamente lo studio profondo dei testi; i quali, pur talvolta poco comprensibili, costituiscono l’asse di fondazione di qualsiasi sperimentazione di laboratorio. Inoltre, come è noto, il risultato della sperimentazione del laboratorio alchemico obbliga il Cercatore onesto a ritornare sui testi migliori e confrontare/ri-trovare il risultato ottenuto – sia esso parziale o finale – con la solida teoria alchemica, racchiusa solo in quei testi migliori. Senza l’elaborazione di un modello teorico serio e canonico la sperimentazione in un laboratorio alchemico porta a risultati che paiono mirabili e/o canonici, ma che sono totalmente avulsi dalla unica verità indicata con chiarezza estrema dalla Scienza e dall’Arte alchemica. Non è un caso fortuito o altro che possa condurre l’essere umano verso la Conoscenza, ma unicamente lo studio tenace e umile, l’apprendere le basi della Philosophia Naturale prima sui testi e poi nel Laboratorio, e l’impegno solido nel processo del Conoscere studiando e praticando. Questo è il cambiamento – imprescindibile – del famoso ‘mantello gettato alle ortiche‘ da Fulcanelli, Scienziato ed Artista a tutto tondo.

Indipendentemente dal giudizio, o dal pre-giudizio, o dal pre-concetto della mente umana, che ignora la realtà vera ma “Coelata” dell’Alchimia, è bene chiarire che il cuore della Scienza e dell’Arte è stato, è, e sarà la CONOSCENZA, esatta, descritta come φυσικὰ καὶ μυστικά dagli antichi, molti secoli dopo studiata e rinnovellata da Sir Isaac Newton come Prisca Sapientia. Tale Conoscenza deriva precisamente dallo studio incessante dei testi migliori e dalla pratica ugualmente incessante del laboratorio alchemico (il quale, ça-va-sans-dire, nulla ha a che fare con quello chimico o fisico): questa possibilità – ovviamente di difficile accettazione per l’ignorante o il pigro o l’arrogante – giace perenne nel cuore della Natura, che la offre liberamente ad ogni essere libero dal giudizio, dal pre-giudizio, o dal pre-concetto. Questa triade costituisce l’Onestà del cercatore, nulla di più, nulla di meno.

Dico questo al solo vantaggio di chi inizia il viaggio, ma anche di coloro i quali si avventurano nel Bosco Incantato da tempo…

L’amico ‘caso’ mi ha portato a consultare – e poi studiare – un testo curioso, certo bizzarro, del quale pour-le-moment tacerò il titolo e l’autore, come in un gioco per bambini onesti – e che contiene alcune piccole perle; il testo, del 1871 –  è francese e proviene da quella terra orgogliosamente Celtica che è la Bretagna; a detta di alcuni chercheurs Francesi l’autore era piuttosto in confidenza con Fulcanelli, forse qualcosa di più che ‘en confidence‘. Certo, leggedolo e studiandolo, molte cose mostrano la base dello stile e della allure magistrale di Fulcanelli. E molto, molto altro del cammino di studi e pratica di Fulcanelli. Inizio questa piccola collana di perle con l’incipit del capitolo ‘Physique Hermètique‘. Eccone la mia traduzione:

Il Filosofo Ermetico modella le operazioni della sua opera su quelle della Natura, deve dunque prima di ogni cosa conoscere quest’ultima. Lo studio della Fisica fornisce questa conoscenza.

Dio parlò e tutto venne fatto, dice Mosé, nel libro del Genesi; … il suo racconto chiaro e preciso è quello di un uomo ispirato, di un grande Filosofo, di un vero Fisico. Se ci si allontana dai suoi dati si sragiona, e se vi si appoggia ci si trova sempre nella verità.

Nulla di più semplice della Fisica. Il suo scopo, per quanto molto composito agli occhi degli ignoranti, non ha che un solo principio, ma diviso in parti, le une più sottili delle altre. Le differenti proporzioni utilizzate nella miscela, la riunione e la combinazione delle parti più sottili con quelle che lo sono meno, formano tutti gli individui della Natura. E siccome queste combinazioni sono pressoché infinite, anche il numero dei misti è tale.

Dio è un essere eterno, una unità infinita, principio radicale di ogni cosa. … Nella Creazione fa emergere questa grande opera che aveva concepito da tutta l’eternità. Si sviluppa attraverso una estensione manifesta di sé stesso, e rende attualmente materiale questo mondo ideale, come se avesse voluto rendere palpabile l’Immagine della sua Divinità. Si tratta di ciò che Hermès ha voluto farci intendere quando dice che Dio cambia forma; che allora il mondo fu manifestato e cambiato in Luce. Sembra probabile che gli Antichi intendessero qualcosa di simile [parlando] della nascita di Pallade uscita dal cervello di Giove attraverso l’aiuto di Vulcano o della Luce. … il Creatore ha messo un così bell’ordine nella massa organica dell’Universo, in modo tale che le cose superiori sono mescolate senza confusione con quelle inferiori e divengono simili attraverso una certa analogia. Gli estremi si trovano legati molto strettamente attraverso un mezzo insensibile, o attraverso un nodo segreto di questo ammirevole operaio, in modo tale che tutto obbedisce di concerto alla direzione del moderatore supremo senza che il legame delle parti differenti possa essere rotto se non attraverso ciò che ne ha fatto l’assemblaggio. Hermès dunque aveva ragione …

Il passo, che ovviamente appare innocuo e banale, sebbene vi si adotti la consueta onesta perfidia, racchiude in sé alcuni assunti di primaria importanza per chi cerca, e che sono naturalmente identici – fatta salva la semantica – con la Tradizione vera; della quale avevo parlato, qualche mese fa, a proposito di Philalethe, qui, qui, qui e qui; ma che si ritrova anche in alcuni testi molto poco conosciuti di Sendivogius (ma che a mio avviso provengono da Sethon). Questa Tradizione, naturalmente, non ha nulla a che fare con la tradizione di cui tanto si sente parlare anche ai nostri giorni, frutto di un grave misunderstanding da parte di tanti addetti-ai-lavori, dal medioevo ai giorni nostri.

Una precisazione finale: un frammento della φυσικὰ καὶ μυστικά – che si attribuisce allo Pseudo-Democrito – recita l’insegnamento ricevuto dal Persiano Ostane:

ἡ φύσις τῇ φύσει τέρπεται, καὶ ἡ φύσις τὴν φύσιν νικᾷ, καὶ ἡ φύσις τὴν φύσιν κρατεῖ

La natura si rallegra della natura, la natura vince la natura, la natura domina la natura

Oltre la bellezza poetica evidente dell’Imago, si deve notare che questo è l’Assioma generale della Fisica fondamentale della Manifestazione, di ogni manifestazone, hinc&nunc; ed ha un esatto connotato di Scienza, con un preciso riflesso nella sperimentazione alchemica. Ritengo utile sottolineare che questa è la prima base di quella conoscenza pratica (vale a dire ‘Fisica’, nel senso antico e veritiero) che è l’Alchimia; l’ottimo Nicolas Valois lo ricorda bene a chi si abbassa a studiare il suo splendido testo. Per poi procedere con il Laboratorio, a lungo, in un processo di Studio&Pratica continua e continuata. Come purtroppo pochissimi hanno fatto, oggi come ieri.

Così è, se vi pare …

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5 Responses to “Alchimia, ovvero della Philosophia Naturale e della Physica… – 1”

  1. “Si sviluppa attraverso una estensione manifesta di sé stesso” è una frase su cui riflettere. Non tanto perché il soggetto è Dio stesso, ma perché l’estensione – lo Spirito Universale – è ‘manifesta’: si vede, si percepisce con i sensi. Naturalmente, con i dovuti accorgimenti…

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  2. Vi è nel Mondo, un’unico Spirito, che tutto fa e informa!

    Saluti Captain NEMO!

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  3. Cari Chemyst e Flegreus,

    vi ringrazio per i commenti; tanto per rendere un po’ più saporito l’Hors-d’Oeuvre, propongo alcuni termini e passaggi del Bretone che – a mio avviso – debbono essere notati:

    A) La Physica è lo strumento con cui ci si può avvicinare alla ‘Conoscenza’ della Natura.
    B) Allontanarsi da questo punto di osservazione privilegiato conduce a prendere lucciole per lanterne.
    C) Quella Physica è semplice (in effetti, essa è ‘Naturale’).
    D) Scopo di quella Physica è un Unico Principio (fondante, aggiungerei io), che si sviluppa (i Britannici direbbero ‘deploy’) in ogni corpo manifesto.
    E) Proporzioni, non altro.
    F) Riunioni & Combinazioni = sono dei Coagula, direi ‘most peculiar’.
    G) Queste peculiarissime Coagulazioni portano alle Forme dei misti, vale a dire agli Zolfi.
    H) Principio Radicale di ognicosa è una Unità, infinita; si sta dicendo che ciò che è alla base di ogni misto … è de facto un’unica Unità. La fisica di oggi inizia solo ora a scoprire l’Entanglement.
    I) Questo Principio Radicale – attenzione: per quanto specificato in ogni differente misto, esso è un ‘unicum’. Questo dovrebbe far molto riflettere l’alchimista operativo, nel corso di alcune altrettanto peculiari operazioni – è cio che occorre per inizare … il viaggio vero là-dove-dobbamo-andare. Per favore, lasciamo per un attimo da parte le allegorie. Osserviamo con serena attenzione ciò che accade nel forno. Le lucciole per lanterne sono innumerevoli ed in agguato, persino nei Laboratori più “alla moda”…!
    J) Esso si ‘estende’ (ancora: ‘to deploy’) nel manifestarsi; “entra ” nello ‘spatium’.
    K) Con questa ‘actio’ nasce la Materia, in base al Progetto Naturale, che è l’Imago (please, leggere alcuni scritti di Philalethe). Questa materia ora è – ovviamente – tangibile e palpabile. Ergo, per esempio, ‘profuma’.
    L) Questa semplice operazione – che compie Natura, non l’artista – è il cambiamento della Forma; che avviene tanto a livello Generale per il Principio Radicale originario, che Locale (specificazione).
    M) Tale popolazione di Zolfi ha alla base … Lux. Assolutamente nascosta ai nostri sensi. (mi vien da dire: ” … alla faccia del bicarbonato di sodio!“).
    N) Si parla di ‘massa organica‘; Sir Newton e alcuni altri lazzaroni farebbero un salto sulla sedia, ma – ne sono certo – annuirebbero. Ripeto: “massa organica“.
    O) La legge di cotal Physyca è l’Analogia; che quindi non è un termine filosofico, ma attiene strettamente ad un aspetto di processo. Lo sviluppo, il deployment, avviene attraverso questa legge unica. Ma occore gettare alle ortiche ogni concetto ‘da-salotto-dotto-e-per-bene’: qui si sta parlando del processo della manifestazione della Materia in una Creazione in continuum. Non commento oltre.
    P) Tale Legge di Analogia porta alla ‘similitudine’ del Superiore e dell’Inferiore, tanto a livello Generale che Locale. Chi ha avuto la ventura di partecipare agli incontri di Fisica dell’Omeopatia potrebbe chiudere felicemente il Cerchio.
    Q) Il mezzo, il mediatore che compie questo Deployment in base all’Analogica Legge, è insensibile nella sua apparenza; l’operaio è segreto, ma possente. Esso agisce in base ad una Direzione, vale a dire che la sua azione è percepibile nella dimensione del Tempo (la Freccia del Tempo, in un verso Entropica, nell’altro Sintropica). Le due direzioni conducono, in chiara evidenza ai due Poli.
    R) Il Legame della mescolanza può essere spezzato soltanto da ciò che lo ha assemblato. Gli alchimisti buoni lo hanno detto e ripetuto fino alla noia, e qui viene indicato con chiarezza la modalità operativa.

    Ecco, mancano alcuni altri pezzi al collage d’inizio. Ma direi che può bastare a chi vuol cercare… En passant, si nota con evidenza che i libri buoni contengono ciò che è necessario, se non indispensabile, per iniziare un lavoro sensato in Laboratorio. L’operatività è conseguente allo studio, e viceversa: naturalmente, senza lavoro, queste belle parole del Bretone autore non avrebbero alcun senso. Fulcanelli, si dice, amasse dialogare con questo brav’uomo… ci sarà stato un motivo, non vi pare?

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  4. caro Capitano,
    da quanto leggo è più che evidente che, per quanto semplici in apparenza vogliano essere le operazioni di Laboratorio, per coglierne gli effetti bisogna avere già pronto, in mente, un ventaglio di conoscenze – che nei libri sono allegoriche – cui far corrispondere eventualmente il risultato. Bisogna poi aver presenti dei concetti di base di ‘Fisica naturale’ (perdoni la tautologia) che qualcuno può possedere per cursus studiorum, qualcun altro dovrà acquisirli con nuovo studio e purtroppo altri ancora non saranno in grado di approntarli. I libri – che si distruggeranno (forse) a fine Opera – ci occorrono continuamente come soccorso e verifica.
    Già ora, nella mia scarsa esperienza, mi accorgo che certi fenomeni non sono stati coerentemente analizzati dalla chimica o dalla fisica e appartengono esclusivamente alle conoscenze degli alchimisti, e mi accorgo anche che, in mancanza di ciò, alcuni effetti ‘manifesti’ non possono essere colti, perché… nessuno li ha cercati! E’ un mondo a parte, sconosciuto e meraviglioso.

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    • Caro Chemyst,

      l’evidenza è spesso derisa, se non trascurata “a pre-scindere”, proprio perché troppo semplice e manifesta.
      Quanto alla ‘preparazione‘ da parte dello studente/cercatore, la ritengo personalmente indispensabile, nonostante le odierne scuole di pensiero.
      Ed ha ragione nel dire che proprio a causa del suo essere ‘a parte, sconosciuto e meraviglioso‘, questo “mondo” non viene cercato con umiltà e profonda dedizione, secondo il rispetto che gli si deve di fronte ad un ‘Universum‘. Ma tale è l’uomo. Comunque, troverà senza dubbio utile leggere il mio Post seguente, dove si parla di un sincronico-ricevimento di un maraviglioso documento. Il quale mostra bene, a mio avviso, quale debba/possa essere la postura sensata nel corso della Queste più bella e nobile chi vi sia.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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