‘Era dal nulla uscito il tenebroso caos…’ – 1

The Chaos of the Sophi.

“Let the Son of the Philosophers hearken to the Sophi unanimously concluding, that this Work is to be likened to the Creation of the Universe.”.

Il Chaos dei Sapienti

“Che il Figlio dei Filosofi presti attenzione ai Sapienti che concludono unanimemente, che quest’Opera è da paragonarsi alla Creazione dell’Universo.”.

L’eterno dibattito  tra creazionisti ed evoluzionisti, con il consueto, noioso, scontro di pensiero tra Scienza e Religione trova in questa frase semplice e pulita, la prova della sua innata inutilità, della protervia dei Balanzoni vari, siano essi dotti, ignoranti, santi, saggi o ignavi.

Due note:

A) ‘Hearken‘ (oggi sintetizzato in ‘Harken‘) significa ‘prestare attenzione‘, ‘dare ascolto‘: il senso antico viene dall’Old English ‘heorcnian‘, il drizzar le orecchie dei segugi quando il cacciatore ‘abbaia’ ai cani perché ritrovino la pista perduta.

B) ‘likened‘ indica il nostro ‘paragone‘ e proviene dall’Old English ‘gelik‘, a sua volta originato dall’Old Saxon ‘gilik‘ (‘ga-‘ = ‘con‘ + ‘*lik‘ = ‘corpo, forma‘); in Latino è il nostro ‘conforme‘, che racchiude il senso originario legato alla ‘forma‘.

Da qui, per chi fosse interessato a meglio prepararsi tanto nello studio&ricerca come nella pratica indispensabile, l’avvertimento di Philalethe è inequivocabile: l’Opera Alchemica non è la Creazione di un Universo, bensì una serie di operazioni che utilizzano la medesima ‘forma‘ con cui ogni cosa entra in manifestazione. Il fatto che questa frase così precisa, diremmo noi ‘scientifica‘, venga posta come incipit del Capitolo V dell’Introitus costituisce il punto di repere per la esatta comprensione di cosa sia/possa essere Alchimia; e – soprattutto – di qual fatta debba essere l’attitudine dell’Artista veritiero. Non c’è trucco, né inganno: Philalethe – mentre offre un sontuoso argomento (la ‘Creazione dell’Universo’) a chi cerca belle parole che si usano nei salotti buoni – parla ammiccando di una ‘forma‘, di un ‘corpo‘ che è alla base di quel sontuoso argomento; il ‘conforme‘ non è soltanto ‘simile‘ (e potrebbe non esserlo in taluni stati, Hahnemann lo aveva ben percepito), bensì è della medesima appartenenza della sostanza che caratterizza l’entrata in manifestazione della Materia; in termini più vicini a noi e meglio – con buona pace dei punti di singolarità ed altre amenità della Fisica di oggi, che tenta di scalare la propria immagine riflessa in uno specchio con i ramponi –  si parla delle ‘forme’, dei ‘corpi‘ con cui Materia Pura si ‘addensa’ in Manifestazione, sotto forma di Materia Combinata (si veda il modello offerto da Pannaria e Severi). Ripeto: l’alchimista non creauniversi‘, ma ne studia l’origine attraverso la ‘forma‘ utilizzata da Madre Natura, ne indaga la funzione, ne ipotizza la modalità di azione ed elabora un protocollo sperimentale – fatto di operazioni semplici e ‘basiche’ – che dovrà sottoporre alla propria, privata, verifica sperimentale. Paolo Lucarelli lo sottolineò immediatamente, e la sua nota 12 (Opere, Ed. Mediterranee, 2001 – p. 35) è esemplare: “Il Filosofo ermetico … avrebbe nelle sue mani il mondo delle cause, degli Archetipi e potrebbe perciò esercitare la sua curiosità in una vera e propria metafisica sperimentale.“.

Temo che pochi, molto pochi, si domandino perché abbia voluto usare il tempo condizionale; temo che ancora meno che pochi abbiano l’onestà intellettuale di Paolo per rispondere a tal domanda, senza contare – per sovrappiù – l’umile capacità di accettare il senso positivo, allegro e felice della curiositas, che forma i bimbi e i Bambi. D’altro canto, il carattere della Scienza e dell’Arte è proprio la curiosità fine, intemerata e sorridente, non altre cianfrusaglie che oscurano la bellezza della Queste.

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7 Responses to “‘Era dal nulla uscito il tenebroso caos…’ – 1”

  1. Carissimo Captain Nemo,

    grazie per il post, come sempre profondo ed appassionato e, al di là di ogni categorizzazione vera o presunta, sincero e veritiero. Voglio pertanto testimoniarle gratitudine incondizionata mia e di chi come me deve a Lei qualche barlume di conoscenza, che continuamente si arricchisce grazie a contributi come questo. Che gli Angeli veglino sul suo Fuoco e sui nostri. Un abbraccio forte.

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    • Caro Chemyst,

      grazie per le sue parole; non so se le mie ricerche e le mie idee siano davvero utili, ma di una cosa sono certo: sono il frutto sincero del mio camminare. Le prenda come tali.
      E condivido il suo agurio, sempre.

      A presto, sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  2. Bellissimo questo blog di alchimia!è possibile contattare in qualche modo l autore?Non ne posso veramente più di questo mondo pieno di volgarità e assenza totale di spiritualità,credo che tra non molto assisteremo alla fine di questa società decadente dove un Eco vale mille volte più di un Elemire ZOlla e dove si assiste sempre di più a un vero e proprio bombardamento di messaggi contro iniziatici e demonici da parte dei mass media.VEramente non ne posso più vorrei disinteressarmi totalmente da questa società in fase terminale si rischia veramente di restarne contaminati…
    POsso chiedere a capitan Nemo un parere su quello che io penso sia qualcosa di veramente inquietante a livello sottile?Questa moda di sostenere che non c’è maschio o femmina -il che non c entra niente con l androginia di una volta o peggio ancora con la figura dell androgino in alchimia- e di confondere i giovani sull appartenenza al proprio sesso biologico lo trovo veramente inquietante…premetto che non sono cattolica nè transfobica-io stessa mi sento androgina-ma questa deriva la trovo veramente inquietante….UN film che ho trovato parecchio “contro iniziatico” e scuro è Zollander2 sembra che abbiano sovvertito alcune cose alchemiche bah…chi l ha visto può darmi un parere?

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    • Cara SoylentGreen,

      grazie per il suo messaggio e benvenuta sul mio Blog.
      Emotivamente condivido buona parte del suo piccolo sfogo: tuttavia, e lo dico con rispetto, forse non dovremmo meravigliarci troppo di quel che succede; per due ragioni semplici: la prima, è che questo disagio, che noi oggi avvertiamo in modo così acuto, ha sempre caratterizzato la storia della nostra umanità. Magari in forme, modalità e declinazioni apparentemente diverse da quelle di oggi, ma l’uomo si è sempre comportato così. Del resto – ed arriviamo alla seconda ragione – siamo noi uomini, come entità sociale, persino nelle nostre segrete individualità, gli autori degli scompigli violenti che provocano questo profondo disagio. E lo siamo sempre stati.
      Questa schizofrenia di sistema ci accompagna da sempre, e nonostante tutti i migliori sforzi di persone che hanno speso le loro idee per proporre una qualche alternativa al dolore dello spirito, siamo sempre qui a far grandiose stupidaggini e a lamentarci – immediatamente – del loro inevitabilmente triste risultato. Trovo questo veramente bizzarro, ma ormai mi pare cosa acclarata e attestata. L’uomo è malato sin dalla sua comparsa, e persino i cosiddetti ‘saggi’ si sono persi in piccolezze e egoismi che tradiscono i loro stessi ideali. Il lavoro che comporta un percorso di Conoscenza è semplice ma radicale: e non sono sicuro che possa essere sempre accettato nell’intimo di un cuore spezzato. E’ cosa davvero difficile. Fra l’altro, per come vedo Natura operare, dubito che uno stato di dolore possa considerarsi un buon gradino di partenza, per qualunque cammino.
      Natura è gioia, allegrezza e assenza di etica e di scopo, priva di confronti. Noi umani, siamo così lontani da queste semplici essenze. Così lontani.
      Certo, queste mie considerazioni non debbono precludere una Via a chi cerca: in ogni caso, vale sempre la pena di cambiare.
      Ma provi ad immaginare, per un momento, se invece del pur giusto senso di rivolta gli si potesse davvero sostituire nel nostro animo privato la gioia, l’allegria e la Fratellanza vera, fuori da ogi setta, gruppo, credo o idealismo. Se solo ogni individuo che desiderasse cambiar la propria rotta dismettesse i panni della dotta tristezza, della paludata saggezza, della erudita appartenenza di parrocchietta, dell’altezzoso rivoluzionario del tutto contro tutti; e riuscisse a compiere la propria ‘virata’ con la gioia di un bambino che sorride all’arcobaleno, con il disinteresse per il proprio ego della rosa in boccio, con la facilità con cui il gabbiano plana sulle correnti, con l’allegria dei delfini che indicano la rotta …e condividesse dunque con assoluta neutrale naturalezza l’allegria della vita con i propri compagni di viaggio, senza mai giudicare l’altro, alla ricerca della unione dei sensi e dello spirito. Chissà, forse questo soltanto potrebbe cambiare il mondo.

      Gli Indù dicono che un sistema naturale inizia a mutare quando l’1% dei suoi componeneti vibra all’unisono sulla stessa frequenza.
      Dunque, grosso modo, basterebbero 60.000.000 di individui che ‘vibrassero’ sulla stessa frequenza (mi passi la faciloneria, la prego) per avviare un mutamento del nostro ‘insoddisfacente’ sistema, in modo ‘naturale’. A parte che mi paiono davvero tanti (siamo troppi, davvero troppi), visto che non mi pare succeda, restano due considerazioni: o gli Indù ci hanno passato una falsa pista, oppure non siamo in grado di esprimere – nelle nostre individuali diversità – quella benedetta frequenza.
      Ora, se questa seconda ipotesi venisse meglio esaminata, forse ci si dovrebbe accorgere che il punto NON è il “contenuto” dell’auspicato mutamento (ma solo di questo si parlerebbe su FB, sui Forum, in TV e tutti i paraphernalia mediatici), quanto la incapacità da parte dell’uomo di ’emettere’ l’energia ‘naturalmente’ necessaria a produrre quella semplice ma ‘specifica’ vibrazione. Non credo si tratti mai di volontà, la quale non basta e non può servire in questi scenari, bensì della incapacità di mettersi in “risonanza” (e lo dico in termini di Fisica, e pure di Alchimia) con le armoniche di Madre Natura. Le abbiamo perdute? forse… ma temo che si tratti invece di banale egoismo individuale da quattro soldi, di mancanza di studio serio, e la paura tremenda nell’affidarsi a meccanismi che sono fuori dal controllo della mente. Per non parlare dell’affidarsi/affratellarsi con un altro, un ‘diverso da te’. Noi parliamo di tolleranza, ma non sopportiamo affatto la diversità.

      Ergo, … è tutto molto semplice: gli Indù ci hanno passato una “balla mistica”. E parte la solita “nebbiona” artificiale del misticismo, l’analisi filosofica elegante, dell’occultismo becero spacciato per Tradizione, del dotto simbolismo, e varie amenità.
      Restano i bimbi, le rose in boccio, i gabbiani e i delfini.
      Ma è solo un bel sogno, sa? … ne sono certo. L’uomo non ama perdere il controllo sull’altro.
      Sarà questo un predicato del famoso peccato originario?… o non sarà forse qualcos’altro?

      Perdoni il mio dilungarmi, ma sa … Natura dovrebbe essere la nostra unica Maestra e mai altro.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  3. Caro Captain Nemo

    Volevo contribuire alla riflessione di questo post, riportando ciò che ho conservato nei miei appunti di anni fa, e che forse ha attinenza con lo studio proposto.
    Si tratta di un commento che scrisse Fra Cercone in risposta ad un ospite nel forum ” La Fiammella ” e anche Lei contribuì integrando quel commento ” Sempre di buon cuore ” per aiutare chi come me attraverso lo studio tenta di comprendere, per poi forse un giorno anche ‘ fare ‘.
    Col Suo permesso e con quello di Fra Cercone riporto quelle parole :

    Diceva Fra Cercone :

    “L’Interazione tra la scena e il retroscena del nostro mondo fisico, ossia tra natura naturante e natura naturata, deve esistere ed essere bidirezionale. Altrimenti scena e retroscena sarebbero indipendenti e slegati; ma ciò non può essere, perchè perderebbero entrambi il loro significato. Tommaso d’Aquino, alchimista anche lui, ne tratta ampiamente e compiutamente nella ” Summa ” (De ente d essentia) e nel ” Commento alla fisica di Aristotele ” (Libro 8).
    La dissoluzione è liberazione di una forma , ed è sempre contestuale all’assunzione di una nuova forma da parte del sostrato materiale lasciato a sè per un istante incommensurabile, ma logicamente percepibile.
    Le due forme, quella uscente e quella entrante sono legate tra loro da una relazione sia genealogica, sia gerarchica la quale, comunque, si svolge e si contiene interamente nel retroscena della scena fisica, ossia nel mondo delle cause.
    Questo retroscena non si trova oltre la soglia della non-esistenza-per usare le sue parole-, dato che tale soglia non può in alcun modo esistere; perchè affermerebbe il nulla, e
    ” vacuum non datur “.
    Quindi la soglia che lei intravede è il varco custodito da Giano bifronte, o meglio quadrifronte, -perchè quattro sono gli elementi costituenti i corpi-, tra due diversi modi di esistenza : in potenza e in atto.
    Spero di essere stato di qualche aiuto.
    Cordialmente,
    Fra Cercone ”

    In aggiunta a queste parole, come dicevo, Lei rispondeva sottolineando l’offerta caritatevole di Fra Cercone definendo queste parole, come lo sono, ” una vera ‘perlina’ magistrale “, e nella Sua risposta, anche allora indicava allo studioso del Philalethe (è per questo che credo ci sia attinenza tra quei commenti e questo post) :

    “… l’Adepto parla in modo tale da portare la ragione del lettore ad ‘analizzare’, ma l’intenzione è tutt’altra.
    E il mistero del profumato Leffas alchemico, quasi sbattuto sotto il naso dello studente, viene trascurato. Lo si ‘analizza’ ma si perde sempre di vista che occorre una ‘visio integralis’….ripeto: molte sono le strade, tante le deviazioni,…. ma una sola è la Via. Dicono i Maestri : Una Via, Una Res, Una Dispositione.
    Sempre di buon cuore
    Captain Nemo ”

    Concludendo volevo solo dire che le riflessioni su questi temi, dalle parole di Fra Cercone a questo Suo post, mi hanno portato a ricordare e riflettere quanto scritto da Gratianus nel libro
    ” L’Alchimia Svelata Dal Mito ” ed. Mimesis, nel capitolo intitolato
    ‘ La civiltà dei due fiumi ‘ in cui si narra di Gilgamesh e Enkidu.

    Augurandomi che quanto riportato possa essere utile alla riflessione e soprattutto che sia attinente all’argomento da Lei proposto, colgo l’occasione per rigraziarla per questo Suo blog.

    Un Saluto
    Pollicino

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    • Caro Signor Pollicino,

      in effetti l’accostamento con quell’intervento da parte di Fra’ Cercone è assolutamente pertinente: magari sarà lui stesso, se vorrà e/o potrà, a commentar meglio. E sul LEFFAS: appena potrò, ci tornerò sopra.
      La ringrazio per le sue parole, e le auguro uno studio sereno e proficuo: si prenda tutto il tempo che serve.
      Festina Lente.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  4. […] con la Tradizione vera; della quale avevo parlato, qualche mese fa, a proposito di Philalethe, qui, qui, qui e qui; ma che si ritrova anche in alcuni testi molto poco conosciuti di Sendivogius (ma […]

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