Nos Galan, per danzare assieme…

Ho un ricordo nel cuore di qualche passeggiata nell’inverno natalizio Scozzese, quando il vento gelido taglia la faccia, con la neve abbagliante che copriva con una coperta bianca il rosso autunnale dell’erica: da qualche parte, da qualche angolo, da qualche casa o bottega, emergeva una melodia dolce ed allegra, che accompagnava il rumore degli scarponi nella neve; Nos Galan viaggiava nel vento, e ancora oggi le sue note danzano dentro, naturalmente a Natale. Il vecchio canto – ma è una Carol, cioé una Carola – è antico, pare risalga a prima del ‘600. Oggi, il ritornello ‘Fa la la la la, la la la la‘ è conosciuto in tutto il mondo AngloSassone come Deck the Hall, ed il vecchio testo tradizionale è stato adattato allo spirito del Natale moderno. Ecco Nos Galan in Gaelico (Gallese), seguito dall’Inglese Deck the Hall:

Il testo si traduce più o meno così:

Freddo è l’uomo che non ama
Fa la la la la, la la la la,
le vecchie montagne dell’amato Galles,
Fa la la la la, la la la la,
a lui ed ai suoi più caldi amici
Fa la la la la, la la la la,
una festa gioiosa il prossimo anno,
Fa la la la la, la la la la,

Agghiaccianti sono i conti
Fa la la la la, la la la la,
che arrivano durante le Vacanze,
Fa la la la la, la la la la,
Ascolta la lezione in un verso:
Fa la la la la, la la la la,
non spender mai più di quel che guadagni,
Fa la la la la, la la la la,

Fredda è la neve sul Monte Snowdon,
Fa la la la la, la la la la,
anche se sulla cima c’è una coperta di lana.
Fa la la la la, la la la la,
fredde sono le persone che non si preoccupano
Fa la la la la, la la la la,
di incontrarsi assieme alla Vigilia dell’Anno Nuovo,
Fa la la la la, la la la la.

Per chi vuole seguire lo spartito, ecco un gioioso arrangiamentodi Deck the Hall  di John Rutter:

In origine, la Carola veniva danzata attorno al fuoco a YuleTide (il Solstizio d’Inverno), e nel mondo Celtico segnava il momento di massima festa perché l’ autre monde era in quei giorni spazialmente più a portata di mano: si bruciava il tronco di quercia, si compivano sacrifici e si festeggiava l’inversione del percorso della Luce; dal culmine della tenebra, dal cuore dell’inverno rappresentato dal ceppo di quercia, si poteva ora risalire verso la Primavera…dal rosso dell’erica coperto dal bianco della neve sarebbe nato il verde dei prati; la neve delle montagne sarebbe diventata l’acqua cristallina degli streams e dei brooks

Nos Galan – oggi Deck the Hall – è una di quelle melodie così semplici che ti entrano dentro come il bianco della neve nel bosco, una melodia per bambini, che evoca l’allegria e lo spirito di compagnonaggio perduto: oggi non danziamo più davanti al fuoco dell’Inverno, non ci prendiamo per mano allegri e felici, sul serio.

Più che ai regali ed ai banchetti, la festa antica era quella della rinascita della Luce, e questo faceva ‘Fratelli‘ tutti gli uomini del villaggio. Vecchie tradizioni…

Una danza davanti al Fuoco, stretti per mano, felici di riveder la Luce nascosta brillare – come le ‘monachine‘ – nel ceppo di Yule, il vecchio Odino/Wotan.

Ecco, per concludere, una versione strumentale Irlandese: dopo l’inizio tradizionale, a metà assume il tempo e la movenza di una tipica danza Celtica; anzi, quasi una Taranta

Buon Anno ancora, un po’ Celtico stavolta…!

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2 Responses to “Nos Galan, per danzare assieme…”

  1. Caro Captain Nemo,
    aspettavo con un po’ di ansia il post natalizio, ed è arrivato, tardi ma con… Sorpresa! Il Fa la la…
    Fa bene a collocare Deck the Hall intorno al ‘600: l’intercalare musicale ‘Fa la la’ venne infatti importato da Thomas Morley nelle terre inglesi, dopo aver ascoltato i balletti a 5 voci di Giovanni Giacomo Gastoldi (1591). Ma forse non fu Gastoldi ad inventare il ‘Fa la la’, poiché già Orazio Vecchi lo usa nella notissima ‘So ben mi ch’à bon tempo’. Adriano Banchieri poi ne fece largo uso nelle sue numerose commedie madrigalesche. Allego qualche link, se vuole potrà fare lei un ’embedding’

    In generale, Vecchi e Banchieri celavano sotto il ‘Fa la la’ allusioni scherzose di tipo amoroso, ma anche in Gastoldi c’è questo aspetto.

    È vero, allora ci si riuniva per ballare, cantare e fare musica insieme. Oggi ci sono gli auricolari e i tablet, e siamo tutti più solitari. Eppure la musica non aveva confini, Fa la la da Mantova approdava a Londra e poi entrava nelle Carole allegre di Scozia.

    Buon Anno, Capitano, e grazie

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    • Caro Capitano.
      Mi piace sentirvi parlare con questo entusiasmo, signor Sinclair — rispose la signorina Campbell — e condivido il vostro entusiasmo. Sì! anche a me piace il mare come a voi! — E non avreste timore di affrontarne i pericoli? — chiese Olivier Sinclair. — No, davvero, non ne avrei paura! Come si può temere ciò che si ammira? —…..— E con tanta meraviglia, signor Sinclair!— Sì, signorina Campbell, e non conosco nulla di paragonabile ai paraggi delle nostre Ebridi, attraverso i quali questo piroscafo ci trasporta! È un vero arcipelago, con un cielo meno azzurro di quello dell’Oriente, ma con più poesia, forse, nell’insieme delle sue rocce selvagge e dei suoi orizzonti nebbiosi. L’arcipelago greco ha generato tutta una famiglia di dei e di dee. Sia! Ma noterete che erano divinità molto borghesi, molto positive, dotate soprattutto di vita materiale, che facevano i loro affarucci e tenevano i loro conti della spesa. A mio parere, l’Olimpo doveva sembrare come un salotto più o meno composito, in cui si riunivano degli dei che somigliavano un po’ troppo agli uomini, di cui condividevano tutte le debolezze! Non è così delle nostre Ebridi: esse sono il soggiorno degli esseri soprannaturali! Le divinità scandinave, immateriali, eteree, sono forme inafferrabili, non corpi. Sono Odino, Ossian, Fingal, è tutto quel volo di poetici fantasmi, sfuggiti dai libri delle Saghe! E come sono belle, quelle figure, di cui la nostra memoria può evocare l’apparizione in mezzo alle brume dei mari artici, attraverso le nevi delle regioni iperboree! Ecco un Olimpo ben diversamente divino dell’Olimpo greco! Esso non ha nulla di terrestre, e, se si dovesse assegnargli una sede degna dei suoi ospiti, questa sarebbe nei nostri mari delle Ebridi! Sì, signorina Campbell, è qui che andrei ad adorare le nostre divinità, e, da vero figlio di questa vecchia Caledonia, non cambierei il nostro arcipelago, con le sue duecento isole, il suo cielo carico di vapori, le sue maree vibranti, riscaldate dalle correnti del Gulf-Stream, con tutti gli arcipelaghi dei mari d’Oriente.(Cap.XIII Le rayon vert )

      È curioso il percorso fatto dai nostri protagonisti nella cartina….
      Auguro buona chela..
      Mi pare superfluo ricordare che i Magi andarono verso occidente per incontrare la stella.

      Saluti
      Gianni

      Mi perdoni la mia sonata di violino

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