Una precisazione…sulla segnalazione!

Il Thread sul Boleus Armenus Rubeus (qui) si è arricchito di molte note, segno che – naturalmente – l’identificazione della Materia è una delle prime ‘cacce al tesoro’ in cui lo studioso d’Alchimia deve impegnarsi. Sul tema si sono scritti fiumi d’inchiostro, per secoli.
Per chiarire la mia posizione, e le mie precedenti osservazioni, debbo ricordare che il solco della Tradizione antica percorso da Fulcanelli, Canseliet, Lucarelli è piuttosto chiaro in proposito; se i loro testi vengono studiati con cura è evidente che la Materia benedetta non è certo l’argilla; poiché forse il riferimento a L’Arte del Vasaio potrebbe far generare l’equivoco a proposito della ipotetica parentela dell’argilla con il Bolus Armenus Rubeus, val la pena di rileggere – ancora una volta – la citazione su Cipriano Piccolpasso fatta da Fulcanelli ne Il Mistero delle Cattedrali (p. 296-7, 2005):

La Sibilla, interrogata su cosa fosse un Filosofo, rispose: ‘Colui che sa fare il vetro’. Dedicatevi a farlo secondo la nostra Arte, senza tener troppo conto dei procedimenti di vetreria. Il mestiere del vasaio sarà più istruttivo; guardate le tavole del Piccolpassi, ne troverete una che rappresenta una colomba le cui zampe sono attaccate ad una pietra. Non dovete, secondo l’eccellente parere di Tollius, cercare e trovare il Magistero in una cosa volatile? Ma se non possedete nessun vaso per trattenerla, come le impedirete di evaporare, di dissiparsi senza lasciare il minimo residuo? Perciò fate il vostro vaso, poi il vostro composto; sigillate con cura in modo che nessuno spirito ne possa esalare; scaldate il tutto secondo l’arte fino a completa calcinazione. Rimettete la porzione pura della polvere ottenuta nel vostro composto che sigillerete nello stesso vaso. Reiterate per la terza volta, e non ci ringraziate.“.

C. Piccolpasso - Li tre libri dell'Arte del Vasaio, 1548

C. Piccolpasso – Li tre libri dell’Arte del Vasaio, 1548

Una prima curiosità è che Fulcanelli ricorda che è importatne apprendere come fare il vetro (ma secondo l’Arte, quella alchemica); ed invece che rivolgersi ad un mastro vetraio, consiglia di rivolgere la propria attenzione ad una tavola di Piccolpasso, vasaio. Non si parla di materia prima, né di soggetto. Si sta parlando del Vaso, il quale serve per ‘trattenere’ quel volatile.

Il passo deve essere letto nel contesto preciso in cui l’ha inserito Fulcanelli: sta parlando del RERE RER RERE RER RERE RER presentato nella nicchia del Palazzo Lallemant. Dopo aver suggerito l’equivalenza del bizzarro termine RERE con REBIS, vale a dire ‘il composto dei Filosofi‘, ‘una materia doppia, umida e secca, amalgama d’oro e di mercurio filosofici‘, Fulcanelli suggerisce che RER è ‘il Vaso dei Filosofi‘: RER serve per cuocere – alchemicamente parlando – RERE.
Siamo, a parer mio, piuttosto avanti nei lavori; certo non all’inizio dell’Opera. La nota di Paolo Lucarelli a p. 297 va letta con molta attenzione, e – nonostante l’amorevole consiglio – è facile perdersi: si parla di ‘Mercurio Comune‘, ma il suo commento sul passo di Fulcanelli spiega che:

“...il vaso è il nostro mercurio o dissolvente, mentre il composto o mercurio preparato è il Rebis, detto anche amalgama dei Saggi. Otenuto da questo, con una prima cottura, lo zolfo o pietra del primo ordine, questa va ridissolta nel mercurio e cotta per altre due volte. Quindi, ancora una volta si affronta il problema della prodizione del mercurio comune, base indispensabile e strumento insostituibile di tutte le operazioni successive, senza il quale, come dice l’Adepto, ‘sarà impossibile ottenere il minimo risultato nell’Opera’.”.

Consiglio, poi, di aggiungere alle riflessioni di cui sopra la famosa notula di Canseliet a proposito di Piccolpasso: in Alchimie (p. 340, 1964) viene commentata l’altra immagine de L’Arte del Vasaio:

Sic_in_Sterili

C. Piccolpasso – Li tre libri dell’Arte del Vasaio, 1548

[Legenda tratta dall’Edizione originale di Piccolpasso: “Io vi ho posto, qui per scontro, nel fin di questa mia fatiga, la Terra di Durante, patria mia, la qual fo già edificata da Guglielmo Durante decano di Chieretere. Questa è bagniata da tre lati dal fiume Metauro. Di qui, non lontan un miglio, vedesi il Barco, circondato di mura at­torno attorno, pieno di diversi animali. Quivi fanno delicati vini, sa­poriti frutti; l’aria è assai temperata. Quivi, da dua bande, si estende un’amena pianura che da l’una ariva alla radice dell’Apenino et da l’altra si bagnia nel mare Adriatico.“]

Si deve ricordare che il Maître di Savignies dice chiaramente che il ‘cavalier‘ Piccolpasso è a suo dire un ‘cabalier‘, e che anche Canseliet – qui, come altrove – è molto ‘cavalier/cabalier‘: viene affermato, infatti, che

…sa matière première, par lui nommée aussi ballon de terre, qui nous précise ancore, dans sa notule marginale, ‘c’est a sçavoir, masse , moncel‘ que nous interprétons mon sel, cabalistiquement“.

Più tardi, in Deux Logis Alchimiques (p. 293, 1979; il più bel trattato di Canseliet, secondo me) – dopo aver ricordato ancora una volta il Filatterio (‘Sic in sterili‘) che adorna la tavola di Piccolpasso – Canseliet riporta le parole di Fulcanelli a proposito della Legenda in questione:

É l’albero che parla:
Metauro. Meta = limiti, confini
Auro = oro

Chiere Tere = che cerca la terra coltivabile”

La materia di quella terra è ‘la Terra di Durante‘; ma – temo – si sta parlando cabalisticamente. Si potrebbe accostare questa terra a quella di ‘Damasco‘, a quella ‘Damascena‘ di Gualdi. Ma lascio a chi lo desideri l’eventuale approfondimento…senza dimenticare, ma è meglio alla fine dello studio, l’ottimo Orthelius. E perché non Maier?

Michael Maier - Atalanta Fugiens, 1617

Michael Maier – Atalanta Fugiens, 1617

Si dovrebbe sempre ricordare che l’allegoria cela il senso di quanto i Maestri indicano con precisione, e che non è la lettera che conta: l’argilla del vasaio serve per far vasi e basta; ciò non ha impedito, per secoli, che molti abbiano impiegato l’argilla tout-court come soggetto dei lavori dell’Opera. Ma questo l’ho già ricordato. Mi auguro dunque di aver meglio chiarito il mio pensiero sul possibile motivo per il quale Fulcanelli, Canseliet e Lucarelli hanno segnalato l’eccellente lavoro di Piccolpassi, e che si cerchi e si segua il senso dei loro precisi e preziosi consigli, non la lettera. Fra l’altro, la lettura del trattato di Piccolpasso (meglio nell’edizione originale, italica), è molto divertente. Sempre tenendo bene a mente che – specie su questo soggetto – tutti fanno i ‘cavalieri‘, vale a dire i ‘cabaliers‘.

E che talvolta, nel Bosco, si deve procedere con…Piccol passo!

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5 Responses to “Una precisazione…sulla segnalazione!”

  1. Caro Captain NEMO,

    Mi permetta di dire, per velocità di chi legge, che la versione in italiano de ” L’Alchimia” di Eugene Canseliet, tradotta e annotata da Paolo Lucarelli, da lei riportata a p. 340, dell’edizione, credo, Francese(?), si trova in questa a p.141 ma credo, sia utile partire con la lettura da p.140.
    invece, credetemi, in merito al riferimento al cavaliere Cipriano Piccolpasso, citato da Fulcanelli e dal Captain NEMO è utile iniziare la lettura da p.290.
    scusi l’intrusione, e le precisazioni, auguro a tutti buona lettura, me compreso!

    vostro,

    anto-az

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  2. Caro Capitano

    Come diceva Virgilio:
    “Bellum importunum”

    La terra va conquistata con fatica, sarà per questo che viene chiamata durantina, si arriva al porto con la lotta, una terra di mezzo ,una terra di Damasco, dove si radunano i graziati che saranno poi messi in aspettativa.
    Visto che il Thread è stato scritto per l’Immacolata sarà una terra immacolata.
    Il vaso salterà fuori solo se ci sarà un perfetto equilibrio (clima temperato o temperatura) tra secco e umido, e se i piedi saranno attaccati alla pietra con un discreto giro di ruota.
    Comunque anche il vetraio lavora con l’equilibrio tra il fuso e il solido ossia il morbido, sempre con discreto giro di ruota, e questo per difendere la categoria dei vetrai.

    Salute a tutti
    Gianni

    P.S.
    Gli è da sapere che il bianchetto va cotto una sol volta; e quello ch’e gli non viene al primo fuoco, malamente viene al secondo ne’ al terzo.

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  3. Caro Captain NEMO e tutti quanti,

    prima che postasse questo suo ultimo intervento stavo giusto esplorando un po’ di testi alla ricerca di qualche appiglio che mi potesse aiutare a proposito della terra adamica.

    Innanzi tutto avevo trovato un bel riferimento nelle Dimore Filosofali.
    Nel volume secondo, a pagina 49, nel capitolo dedicato al meraviglioso «grimoire» del castello di Dampierre, si trova la descrizione dell’ottavo cassettone nella quale si parla di due vasi: il primo “dalla forma di brocca di metallo sbalzato e cesellato” adatto per “gli usi onorevoli” (vaso dell’arte) e il secondo, “volgare vaso di terracotta” che sarebbe utilizzato “per gli usi vili”. (.ALIVD.VAS.IN.HONOREM.ALIVD.IN.CONTVMELIAM.)

    Quest’ultimo è definito “vaso della natura, fatto con la stessa argilla rossa che servì a Dio per formare il corpo d’Adamo”.
    La terra adamica quindi costituirebbe la materia di cui è formato il vaso di natura.

    In questo passo ci viene suggerito che i due vasi non sono soltanto due materie (o una materia in due diversi stati di evoluzione), ma simbolizzano anche due diverse vie. La via che prevede l’utilizzo del vaso dell’arte sarebbe quella lunga e laboriosa che spesso funge negli scritti dei filosofi da supporto teorico dell’Opera.
    La via che utilizza il vaso di natura è invece descritta come facile e breve, nella quale ci sarebbe bisogno solo di “una vile terra, abbondantemente diffusa”.

    Ritroviamo questi due vasi in un’altro punto del Mistero delle Cattedrali, tra pag. 266 e 269, dove si parla del matraccio di vetro, punto in cui comincia anche una lunga nota esplicativa di Lucarelli.
    Proprio in questa nota si ribadisce, citando Arnaldo da Villanova (che a sua volta cita la Turba), la necessità di saper fare il vetro.
    Sempre qui Lucarelli precisa: “[il vaso] E’ di natura, o di terra, quando è ancora nella sua forma grezza. Poi diventa dell’arte quando è estratto, o ‘fabbricato’, dalla terra, come si estrae il vetro dalle ceneri silicee.”

    Nel libro Due Luoghi Alchemici, l’indice riporta tre riferimenti al Vaso di Natura. Nel primo si dice che questo corrisponde alla luna in quanto matrice che attira con il suo ventre il seme del maschio. Nel secondo si parla di vasello di Natura rapportato alla nave Argo il cui segno sarebbe il globo crucifero. Qui, come precedentemente nel Mistero delle Cattedrali, si chiama il vaso col nome di “matraccio” (matrice).
    Il terzo riferimento è più curioso. Infatti alla pagina indicata non è esplicitato il termine “vaso di natura”. Si ravvisa solo che nell’immagine, nella quale si vede un’aquila ibrida sopra un leone, sopra al soggetto volatile si può notare un vaso. Questo vaso è dipinto capovolto e questo può significare che o sta versando qualcosa o è in attesa di qualcosa che sta per salire.

    Passo ora ad un altro testo di Canseliet, ovvero l’Alchimia simbolismo ermetico e pratica filosofale. A pag. 44 ci viene consigliato di confrontare il Vaso dello Spirito (Vas spirituale) delle litanie della Vergine con il vaso di natura, “costituito di terra adamica, che contiene il loro mercurio o vino dei saggi, come il Graal racchiude il vino eucaristico”. Proseguendo parla proprio della sostanza di cui è composto questo vaso, che viene detta “salina, vetrosa ed estratta dalla terra messa da parte all’inizio del lavoro”.

    Si cita poi la Lux Obnubilata, al capitolo settimo della prima canzone, dove si dice che bisogna prendere “il vaso vitreo o della natura del vetro più puro estratto dalle ceneri con sagacissimo ingegno”.
    Riporto un altro passo della Lux, al capitolo sesto della seconda canzone, in cui si dice: “Questa terra fissa […] è la perfezione della pietra, il vero vincolo della natura, il vaso, dove gli elementi riposano, questa è la terra sottile, ignea, caldissima, purissima, che deve essere sciolta, da seppellirsi affinché divenga più penetrabile ed adatta all’uso, e sia il secondo vaso di tutta la perfezione; come è detto del Mercurio, che il vaso dei Filosofi è la loro acqua, così può essere detto di questa terra, che il vaso dei Filosofi è la loro terra”.

    In tutte queste descrizioni trovo alcune discordanze che non aiutano a far chiarezza.
    Per poter dare un senso a quanto ho raccolto, provo a dare una mia interpretazione, sperando di non dire troppe castronerie.
    All’inizio dell’opera abbiamo un vaso, che è contenitore, ma anche contenuto. Il contenitore in questo caso è quello che Lucarelli definisce nella sua forma grezza, mentre il contenuto è ciò che può essere estratto da esso.
    In una fase successiva dell’Opera credo si necessiti di un altro vaso o vincolo, e questo può essere nuovamente definito di natura o dell’arte; e a seconda del vaso che si utilizza si possono percorrere le vie differenti suggerite nelle Dimore Filosofali.

    Naturalmente non posseggo nessuna certezza, è solo un’ipotesi che cerca di dare un senso alle incoerenze (dettate dalla mera logica) che ho trovato nei testi riportati.

    Sono assai curioso di sapere cosa ne pensano gli altri lettori, che spero perdoneranno la lunghezza di questo post.

    Approfitto per salutare ed augurare a tutti un sereno Natale!

    EmmEnthAl

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    • Doctor Anthony Mystero Says:

      Caro EmmEnthal, la ringrazio del suo commento, davvero eccellente! Bravissimo. Sarei tentato di risponderle, ma prima di farlo devo chiedere lumi al nostro Capitano:

      Caro Cap, mi rendo perfettamente conto che su certe cose si deve mantenere il giusto riserbo, e questa e’ una di quelle. Qui si tocca “con mano” l’Arcano degli Arcani, la Prima Materia ed anche il Lavoro preliminare che porta alla Porta (mi si perdoni il pun involontario).

      Ora mi dica lei: dobbiamo parlare oppure no? Io, come gia’ sa, non amo le cabale. Le sopporto solo quando sono di gran classe, ad esempio in Rabelais (aka Maitre Alcofribas). Altrimenti preferisco attenermi al seguente Principio Mtsterico:

      Su cio’ di cui non si puo’ parlare (quasi tutto) si deve tacere.
      Ma su cio’ di cui si puo’ parlare (pochissimo) si deve parlar chiaro.

      Dunque, se si deve tacere, si taccia. E se si parla, allora si parli, per quanto possibile, chiaro.

      Saluti mysterici a lei e al resto della comitiva

      AM

      PS Fossi in lei andrei a “piccoli passi” sui vasai: persino i fisici, questi preti del materialismo volgare, si sono accorti che i vasai del medioevo, e financo del rinascimento, la sapevano molto lunga:

      http://www.nature.com/news/2003/030630/full/news030623-17.html

      E aggiungo: Schwaller e Champagne, nel lontano 1930, risolsero il celebre indovinello dei blu e dei rossi di Chartres. Come? Non lo sappiamo. Ma nel citato libello di Vandenbroeck si allude, en passant, a una pasta di quarzo…..

      PPS L’argilla menzionata dal Signor Gianni e’ morta, poveretta, ma mica di quella si tratta: la prima tavola dell’ Orthelius, sul tema, parla chiarissimo, sin troppo….

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      • Caro Capitano e caro D. Mystero,
        In questi giorni mi chiedo continuamente, dove sta il segreto o il giuramento di un alchimista…, può l’uomo essere il detentore di un segreto? Oppure pensare che il giuramento sia stato proferito ad essere umano?
        Io usando un po di immaginazione ho sempre pensato che il giuramento di un alchimista sia riservato ad altro e non a uomo.
        Mi piacerebbe sentire il vostro parere a riguardo, naturalmente quando vorrete.

        Buon Natale a tutti
        Gianni

        L’argilla vista nello specchio dell’arte è alligra

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