Volando con Pegaso

Il vecchio adagio – ‘Chi cerca, trova‘ – è come una lama a doppio taglio: trovare qualcosa, e – trovando – scoprire altre cose; le quali, forse, non erano nelle attese di quella ricerca. Ma cominciamo dall’inizio: durante una visita a Villa d’Este, mi sono imbattuto in una bella fontana:

Pegaso

Pegaso – Fontana a Villa d’Este (VT)

Si tratta di Pegaso, il cavallo alato; conoscendo il Conte  Michael Maier, non ci si sorprende troppo che ne accenni ‘al volo‘ nel suo Discorso XLIV, nell’Atalanta Fugiens:

…Perseo ottenne da Pallade un cavallo alato, e le riportò come ricompensa il capo di Medusa, al quale [Perseo] Mercurio aveva offerto il falcetto & altri Dei altre armi.

La frase è ambigua: Perseo ‘ottiene’ Pegaso (e il gigante Crisaore, il ‘portatore della lancia d’oro‘; ma c’è chi dice che fosse il fratel-cavallo di Pegaso!) tagliando la testa di Medusa, grazie all’aiuto degli oggetti ricevuti in dono, tra cui l’Elmo (o la Cappa) dell’Invisibilità, ma – soprattutto – lo Specchio, ricevuto da Pallade Atena; la quale aveva ammonito Perseo di non guardare mai Medusa direttamente, ma solo guardando il riflesso nello Specchio. Così, Perseo, una volta giunto nelle regioni Iperboree, camminerà a ritroso verso Medusa, usando per l’appunto lo specchio per spiccarle la testa con il falcetto ricevuto da Ermes (che gli aveva fornito anche i calzari alati). Pegaso, lo ricordo, è il cavallo ‘volante’ che farà sgorgare, con un colpo di zoccolo (lunato!), l’acqua dal monte Elicona; quell’acqua sarà la fonte Ippocrene, la ‘Fonte del Cavallo‘. Ancora, va ricordato che Medusa divenne tale – orrenda, repellente, con serpenti velenosi come capelli, capace di pietrificare all’istante chi la guardasse – in seguito ad un incantesimo proprio di Pallade Atena: Medusa era in gioventù la Gorgone, bellissima sposa assegnata in moglie a Poseidone, dio del mare e dei cavalli (Pegaso, infatti, è ‘figlio’ di Gorgone-Medusa); ma Poseidone e Gorgone consumarono la loro notte d’amore – pare – proprio all’interno del tempio di Pallade Atena; per vendicarsi dall’oltraggio subito, Pallade gettò la maledizione su Gorgone, trasformandola nell’orrenda Medusa.

In seguito, Pegaso sarà il protagonista di un altro mito alchemicamente importante: quello di Bellerofonte, l’unico cavaliere che riuscirà a domare il cavallo alato. Bellerofonte attese – al tramonto – Pegaso che si apprestava a bere alla fonte Pirene; una volta che il cavallo si inginocchiò per bere, Bellerofonte gli passò sopra la testa le briglie dorate fornitegli dalla solita Pallade Atena, e gli montò sopra. Bellerofonte potrà così uccidere Chimera, il mostro – che emetteva fuoco e fiamme – dalla testa di leone, dal corpo di capra e dalla coda di drago (infiggendo la lancia con la punta di piombo nella gola del mostro; il cui fiato bruciante fuse il piombo, che colò nella gola del mostro, soffocandolo).

Siccome poi Bellerofonte in qualche modo si montò la testa, e si avvicinò all’Olimpo a cavallo di Pegaso, nel desiderio di diventare immortale. Zeus inviò così un tafano, che punse Pegaso: il cavallo sgroppò, e Bellerofonte precipitò sulla terra. Pegaso divenne così il cavallo del cocchio di Zeus, trasportando le Folgori divine. Poi, alla fine, prese il volo e salì verso la parte più alta del cielo: divenne una nube di stelle.

Insomma, Pegaso è al centro di alcuni eventi capitali della  Grande Opera: l’analisi del Mito, more solito, appassionerà il cercatore; a patto, però, di saper tenere le briglie dell’intelletto ben salde.

Johannes de Monte-Snyder, misterioso alchimista, molto amato da Sir Isaac Newton, ci parla di Pegaso all’interno dei Capitoli XIV e XV delle Planetarum Metamorphosis: vi si narra di Marte che, dall’alto di una roccia, scorge la bella Venere ‘rinata’; Marte ancora ricorda l’amore che li aveva accomunati, e percepisce che l’amata è diventata ‘una vergine che racchiude il seme del suo stesso concepimento‘. Così, cavalcando Pegaso, si alza in volo per tentare di rapirla: ma Venere – grazie ai dardi di Apollo che illuminarono l’aria – scorge l’ombra del cavallo alato, e si nasconde in una caverna profonda. Apollo, che naturalmente nutriva la stessa attrazione per la Regina dell’Amore, decide di entrare nella caverna: detto fatto, illumina il rifugio di Venere (sua vera madre: ‘seine rechte Mutter‘) con i suoi raggi, e gli amanti divennero ‘due in un corpo solo’ (‘und waren zweij in einem Leibe‘). Poteva Marte restar con le mani in mano? Ovviamente no: ed eccolo allora riprendere Pegaso e recarsi – addirittura – da Vulcano (il marito della bella Venere); così, i due – sempre in sella a Pegaso – fanno ritorno all’imboccatura della caverna: Vulcano tende l’orecchio, ma non riesce a rendersi conto se ‘la prima e l’ultima materia‘ fossero lì dentro: Venere e Apollo sono così ‘presi’ dalla loro passione che quasi non emettevano alcun rumore. Vulcano, allora, prepara un ‘fuoco per arte‘, mette a fuoco la caverna…e riduce i due amanti in cenere!

Ora, al di là delle allegorie ben conosciute, il fatto che Marte viaggi a cavallo di Pegaso è ben curioso: l’origine del nomen è πηγή, per fonte, sorgente; è insomma un caballus legato all’acqua. Come si è detto sarà lui, con il suo zoccolo, a far scaturire l’acqua dall’Elicona; ma questo cavallo…vola! Non v’è bisogno di grandi sforzi per capire che il Mito parla di un’acqua dalle caratteristiche mercuriali, che ‘porta‘…Marte da Vulcano, e poi ‘ri-porta‘ Marte e Vulcano alla caverna dove si sono rinchiusi Apollo e Venere…

Mentre cercavo materiale per questo Post, mi sono imbattuto in un quest’opera magnifica:

Andrea Mantegna - Il Parnaso (1496-97)

Andrea Mantegna – Il Parnaso (1496-97)

Isabella d’Este la commissionò a Mantegna per il proprio Studiolo, a Mantova. Ed è in questo dipinto che – come ho scritto all’inizio – ho trovato altre cose, altri ‘ri-trovamenti‘. E piuttosto curiosi, al punto che si dovrebbe pensare che Mantegna conoscesse molto bene l’Alchimia, a testimonianaza di quanto fosse diffusa la cultura alchemica (e la sua riconoscibile iconografia) in quei tempi. Non intendo tediare con lunghi discorsi, magari opinabili per i soliti scettici. Mi limiterò dunque a segnalare alcune ‘perline’:

Marte & Venere

Marte & Venere – particolare

Res Notanda: i colori del letto/sedile e quelli ‘vestiti’ da marte; Marte è serenamente innamorato, e non sembra proprio il dio della Guerra; Venere, a sua volta, non appare così sensuale, bensì quasi ‘sorella’; vi sono molti ‘pomi’ alle spalle di Marte, mentre un ‘coup-de-lumiére‘ evidenzia solo uno o due ‘pomi’ alle spalle di Venere.

Anteros & Vulcano

Anteros & Vulcano – particolare

Res Notanda: Anteros (il fratello – meglio, l’anti-fratello – di Eros), nato dall’unione di Marte e Venere, ha delle bellissime ali da…alouette (anche la fontana di Villa d’Este lo raffigura così) ! Ed ha l’arco scarico (Venere, sua madre, gli ha tolto la freccia); così, spara esattamente ai genitali di Vulcano; questi, vestito solo di un manto rosso fuoco, sembra protestare indicando qualcosa…

Vulcano - particolare

Vulcano – particolare

Res Notanda: Vulcano non pare proprio vecchio, ma giovanile e ben ‘formato‘; con la destra tiene i suoi sottili ‘fili-di metallo‘, quelli con cui aveva fabbricato a suo tempo la famosa ‘rete‘ per imprigionare Marte & Venere, così esposti al ludibrio degli Dei. Oltre gli attrezzi propri al suo mestiere di fabbro, la fucina – fumante – mostra che qualcosa è ‘in tempra‘; curiosamente, dei bei grappoli d’uva sono appesi all’entrata dell’antro; inoltre, dall’alto del monte soprastante …piove ‘acqua’, per balze. Il fatto non pare dar fastidio al focosissimo fabbro divino. E nemmeno accusa il ‘colpo basso’ di Anteros, ma indica qualcosa…

La roccia bianca - particolare

La roccia bianca – particolare

Res Notanda: Vulcano indica una roccia biancastra, strutturata a falde, ben diversa dalle rocce circostanti, scure, nerastre.

Apollo & la Cetra - particolare

Apollo & la Cetra – particolare

Res Notanda: il biondo Apollo – il Dio nato della Luce (λυκηγενής), figlio di Zeus e Latona – ha il mantello rosso, ma meno intenso di quello di Vulcano; è intento a suonare la Cetra (κιϑάρα), donatagli da Hermes (dopo avergli rubato cinquanta giovenche), poggiando il piede sinistro sul ceppo di un giovane albero, tagliato di fresco. Dietro di lui si intravedono molti bei ‘pomi’.

Hermes & Pegaso - particolare

Hermes & Pegaso – particolare

Res Notanda: Hermes (῾Ερμῆς, che significa ‘cumulo di pietre’), vestito di una tunica quasi dorata, sfoggia un bellissimo petaso rosso e bellissimi calzari alati; dalla mano sinistra pende la siringa di Pan (uno dei suoi figli), con la destra tiene il caduceo (kerỳkeion), ottenuto da Apollo in cambio della Cetra. Pegaso, dal sontuoso mantello grigio pomellato, adorno di gemme, gli sta accanto. E solleva uno zoccolo (lunato), a ricordare Ippocrene che sgorga per l’appunto dall’Elicona, alle spalle delle due figure.

Terra, Acqua & Animali - particolare

Terra, Acqua & Animali – particolare

Res Notanda: il terreno è a falde, e lascia filtrare l’acqua (del resto, il panorama sullo sfondo raffigura un borgo lacustre, circondato da rilievi montuosi); nel mezzo, un’altra curiosa roccia; e altre rocce, bollose, argillose, a pezzi, sul lato sinistro. Due fasci di saggina sono posati accanto. Tre lepri si fanno notare, così come uno scoiattolo – forse stupito – fissa la danza delle nove muse al suono della musica di Apollo.

Si potrebbe continuare, ma lascio il gioco a chi vorrà curiosare…certo è che Mantegna si è dato da fare: Marte e Venere rappresentano e celebrano Francesco II Gonzaga e Isabella d’Este, Marchesi di Mantova; ma il dipinto non è enorme (150 cm. x 192 cm.), e la cura dell’artista nel dipingere minuziosamente i più piccoli dettagli fa pensare che le allegorie avessero – forse – anche un senso più nascosto.

Così, Pegaso si affianca a Mercurio: dopo aver servito Perseo e Bellerofonte nelle loro imprese, finirà – figlio di Medusa – nel Cielo Boreale, così:

Pegasus_et_Equuleus_-_Mercator

Pegaso – dal Globus Cælestis di Gherard Mercator (1561)

Buoni voli…!

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12 Responses to “Volando con Pegaso”

  1. Interessante articolo, e complimenti per il bel blog, che inizierò a seguire 🙂
    Notevole il dettaglio delle tre lepri, è un particolare a cui sto facendo caso ultimamente, e che ricorre in diversi casi, come questo:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Sacra_Famiglia_con_le_tre_lepri
    o questo:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Three_hares

    Francesco

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    • Caro Signor Francesco,

      benvenuto a bordo!…e grazie per i complimenti.
      Sulle tre lepri: amando i Celti, non potrò che seguire la traccia ‘triskeliana‘ che lei mi ha proposto. Le farò sapere.
      In Alchimia, però, la lepre ed il levriero sono cose diverse; eppure sono la stessa cosa. Se poi sono tre, l’indicazione è preziosa sul piano pratico; ma non è quella comunemente indicata nei libri.
      Così, mi chiedo: Mantegna già aveva incontrato Walt Disney?

      A presto!

      Captain NEMO

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  2. Caro Capitano,
    Nell’ammasso di rocce più chiare – che Vulcano sta indicando – vedo la bianca Terra Fogliata di cui parlano molti autori, tra i quali Fulcanelli, vedo queste rocce chiare come “Mercurio preparato” e quindi non più “grezzo”, la Terra è “fogliata” perché è come un libro (aperto), pieno di fogli sovrapposti.
    Come ha indicato lei, dalla montagna sopra l’antro di Vulcano scorre dell’acqua che scende verso la sua fucina, e aggiungo che le fiamme del fuoco acceso da Vulcano hanno toni azzurrini, oltre che rossi, questo mi fa pensare all’intima duplice natura del Fuoco Segreto. Inoltre, ha notato che il volatile Pegaso ha dei bellissimi zoccoli fatti di piccole e inconfondibili scaglie di pesce? E’ un cavallo alato che ama molto l’acqua, forse è per questo che il suo nome significa “sorgente” e che un suo colpo di zoccolo ha permesso la nascita di una “fonte”.

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    • Caro Capitano,
      comincio a fare qualche piccola osservazione anche io, partendo dal commento di Compostela, che saluto e ringrazio.

      Ammetto che anche io vedendo le rocce più chiare avevo collegato l’immagine alla terra bianca fogliata, nella quale molti autori invitano a seminare l’oro (vedi per esempio l’epigramma 51 dell’Atalanta Fugiens). Sarà per questo che nella roccia in basso, che somiglia a quella indicata da Vulcano, sembrano esserci tante venature dorate?
      E’ solo un’ipotesi.

      L’acqua sopra alla fucina di questo Vulcano (ma non dovrebbe essere zoppo?) compie un percorso particolare: fuoriesce vicino alla sommità del monte sotto cui sta la grotta; penetra nuovamente dentro la roccia e ne esce molto più zampillante per poi cadere, dopo essere rimbalzata ancora su di una sporgenza, proprio sopra al laboratorio del dio fabbro.
      Per quanto io osservi il dipinto ingrandito però, non riesco a capire da dove provenga lo zampillo che cade vicino a Vulcano.

      Proprio sopra alla sua testa, si nota anche il tronco mozzato di un albero chiaramente cavo al suo interno, da cui però parte un virgulto verde, da cui sembra che la pianta abbia ripreso vita.
      Non è questo un altro simbolo ritornante nell’iconografia alchemica?

      Accanto al fuoco di cui Compostela fa giustamente notare i toni azzurri intorno e rossi alla base, si può vedere sulla sinistra una nicchia contenente una lucerna accesa, la cui fiamma sembra invece molto più comune. Sarà il fuoco volgare, non troppo intenso, che ha permesso l’accensione di quello segreto? O forse altro?

      Aggiungo che Pegaso non è l’unico ad avere i piedi decorati con scaglie di pesce: anche Marte infatti indossa dei calzari che presentano lo stesso motivo.

      Un cordiale saluto a tutti,

      EmmEnthAl

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  3. Cari Amici,

    anche a me sembra strano che Vulcano non sia rappresentato come un dio zoppo, brutto e deforme, e ancor più singolare, ma forse questo dettaglio colpisce solo noi che abbiamo familiarità con l’iconografia alchemica, è che il dio Apollo abbia un piede su di un ceppo, così da sembrare egli stesso zoppo, e mi ha ricordato la famosa immagine del Mutus Liber, in cui Vulcano ha un piede su di un monticello di terra per sottolineare la sua zoppìa…ma è meglio non far confusione tra Vulcano ed Apollo, che qui sta semplicemente poggiando il piede su di un ceppo così da poter suonare meglio il suo strumento.
    Passando ai due innamorati, Marte e Venere, indicano l’unione del fratello con la sorella, come Gabrizio e Beia, ed essendo consanguinei hanno una radice comune. Dietro Marte fecondatore vi sono molti frutti, mentre dietro Venere ricettiva ve ne sono pochissimi, segno che l’attivatore è il maschio. Il colore delle stoffe del letto alle loro spalle mi ricorda i tre colori dell’Opera, se al nero sostituiamo il blu. Ma forse quei colori indicano qualcosa di più preciso, oltre che, banalmente e poco alchemicamente, i colori araldici delle casate Gonzaga ed Este.
    Continuando, il dio putto accanto a Marte è Anteros [Ante-Eros], che è Amore Celeste e Spirituale, ma è anche ciò che “viene prima” di Eros, non è, insomma, l’antitesi di Eros ma è ciò che lo precede, una sorta di sua versione immatura e acerba. Curioso il fatto che il birichino Anteros stia sparando con una cerbottana un dardo di luce in direzione dei genitali di Vulcano, geloso e impotente spettatore dell’unione della “sua” Venere con Marte.
    Pegaso infine è acqua congelata, dura, non liquida, però volatile.
    Ce ne sono così tanti di dettagli che non so dove guardare, scusate se sono saltata di palo in frasca.

    Buen Camino,
    Compostela

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  4. Carissimi Amici,

    Continuo la catena, seguendo a ruota Madame Compos, che tira fuori dalla sua magica borsetta, la storia di Anteros, che il Mito insegna fratello di Eros e Photos.
    Insomma, Amore, per gli antichi greci, aveva un triplice volto, Anteros, Eros od Himeros e Photos, tralascio i possibili etimo di quest’ultimo, che ormai tutti conosciamo, a mio avviso però quel ‘Photos’ mi suggerisce la parola, ‘immagine’.
    Alcuni moralisti ed umanisti di tendenza platonica erano inclini ad interpretare la preposizione ‘Anti’ -come contro-, anziché -in cambio di-, trasformando cosi il Dio dell’Amore reciproco in una personificazione di virtuosa purezza.
    Nel Simposio Platonico, è espressa, in esequie a quanto sopra detto, la duplicità di Venere,( la Madre, la vergine, ect etc…) dunque, ci sarebbe, la parte terrestre e la parte celeste.

    Il Mito racconta che un giorno Afrodite si lamento con la Dea Temi (Temi, ricordiamo, è madre delle Moire…) del fatto che il piccolo Eros non crescesse, cosi la saggia Temi le rispose che Eros non sarebbe mai cresciuto finché non avesse l’Amore di un fratello. Non staremo qui, a discutere, delle possibili interpretazione omosessuali dei due fratelli, si sa, le ‘cose’, di là, stanno in modo diverso…
    Afrodite si unì ad Ares, e generò Anteros; e da quel momento i due fratelli (crebbero) insieme, ma ogni qual volta Anteros si (allontanava) da Eros, quest’ultimo (ritornava) fanciullo. (giovane ed immaturo?)
    Mi è sembrato carino riportare il Mito, se non altro, in onore dell’ultimo lavoro di Gratianus, che proprio di Miti parla, chissà se non avrà riportato anche questo…

    Inoltre, ho trovato sul web, una poesia della poetessa Saffo, dedicata alla triplicità di Amore che, a mio modo di vedere, descrive… insomma, suona molto bene…
    eccola;

    ” Mi sembra sia simile agli Dei quell’Uomo che di fronte a te siede e da vicino ti ascolta parlare dolcemente e ridere cosi da eccitare il desiderio, e ciò a me turba il cuore in petto:
    infatti, quando appena ti vedo, allora non mi è più possibile parlare, ma la lingua si spezza, e sottile un Fuoco scorre subito sotto la pelle, e nulla cogli occhi vedo, e rombano le orecchie, e freddo sudore si effonde, e un tremito mi prende tutta, e sono più verde dell’erba, e mi sembro poco lontana dall’esser morta…”
    (fr 31 v. Saffo)

    Bellissimo post Captain NEMO, veramente pieno zeppo di indizi, come sempre, proverò in seguito a dir la mia.

    anto-az

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  5. Cari cercatori,

    mi soffermo un momento su di un piccolo suggerimento lanciato da Captain NEMO a proposito delle ali di Anteros che vengono in questo articolo definite da “Alouette”, ovvero da allodola.

    Cercando un po’ in giro per dizionari, sembra che questo termine non faccia che ammiccare scherzosamente al lettore, tanti sono i rimandi che si posso scovare…

    Dal Littré:

    “Alouette”

    1 Oiseau de l’ordre des passereaux; il fait son nid dans les plaines. S’éveiller, se lever au chant de l’alouette, se lever de très grand matin.
    2 Terres à alouettes, terres sablonneuses.
    3 En termes de marine, nœud d’alouette, sorte de nœud qu’on appelle aussi tête de mort.
    4 Alouette de mer, oiseau du genre des vanneaux, et de l’ordre des échassiers

    Alouette è poi il diminutivo di Aloue o Aloe, che sono molto vicini ad Aloé ed Alouy che il Godefroy indica essere dei “servitori o mercenari”

    Nel dizionario etimologico italiano invece si legge che il latino Alauda (da cui viene il termine Allodola) è voce celto-gallica che si ritrova nel bretone Alc’Houedez, che sta per “uccello dell’armonia”.

    Aggiungo inoltre che Antheros in greco significa “fiorito”

    Chissà se qualcosa di buono può essere tratto da questi spunti.

    Saluti a tutti,

    EmmEnthAl

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    • Caro Capitano e cari Tutti,
      la vendemmia è oramai terminata,al Parnaso è tempo di festa, e per coloro che non hanno usufruito del passaggio di Pegaso con il suo monte elicoidale e del suo amico, le cose si mettono un po male.
      Essendoci un re-cinto, l’unico passaggio oltre a quello delle lepri molto stretto è dato dall’ arco nella roccia. La chiave di volta è Venere e Marte , osservando il loro chiasmo, le gambe unite e rilassate con le braccia rilassate formano un triangolo rivolto verso il basso, mentre le gambe tese con le braccia tese unite ,forma un triangolo rivolto verso l’alto, ossia un sigillo.
      Un leone mimmetizato sembra mangiare la testa della signorina con il vestito rosso.
      Il piccolo Anteros zoppo sembra ammonire il preVulcano ad un’anca , Vulcano non sa più cosa fare ,sembra che gli manchi qualcosa, non sa se uttilizzare ancora il filo, o fare la pietra.
      L’albero tagliato con un’ascia è un mistero, può essere servito per la re-cinzione o per il fuoco, le granate sono due e non tre e questo è un altro mistero, ma forse la terza è sul caduceo . Marte e Mercurio si assomigliano.
      Scusate ma di fronte ad un quadro del Mantegna non ho potuto resistere.

      Gianni

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  6. Mon cher Capitain,

    come sempre è un piacere condividere con lei qualche idea. All’occasione su questo prezioso dipinto del Mantegna.

    Due leprotti fanno capoccella dalle loro tane situate presso una fonte di acqua scurissima. “In questo ceppo si nasconde la lepre, perché questa proporzione è la chiave di tutti i segreti” dice Egidio de Vadis (Theatrum Chemicum Ursellis 1602, t. II, p.109). Forse lo stesso ceppo che serve d’appoggio ad Apollo per suonare la lira, alla cui musica volteggiano, scalze, nove Muse nove?

    Poco distante una roccia chiara, apparentemente scistosa, la cui fertilità è indicata da uno scoiattolo, sorge presso alghe verdi, (nostoc?) simile, a meno di qualche concrezione rossastra, a quella, più grande, che si eleva, quasi di punto in bianco, da una balza del monte Elicona. Due rappresentazioni della medesima cosa?

    Sembra fissare la pietra in basso, Mercurio, ammantato di rosso con i coturni alati, con un cappello rosso alato, e per chi non avesse ancora capito, con un caduceo anch’esso alato. S’appoggia a Pegaso, ovviamente alato; il quale, secondo Fulcanelli (MC, Pauvert, 1964, p. 123) equivale al bizzoso destriero di Notre-Dame che, fin quando non è domato, getta a terra i suoi cavalieri.

    Vulcano, in una grotta umida per l’acqua che vi filtra dall’alto, accudisce un fuocherello acceso proprio sotto la strana roccia già menzionata, che egli palesemente addita. Curiosamente, da un arco di roccia affianco alla grotta, Anteros con una lunga cerbottana sembra volergli raffreddare le pudende.

    Infine i pomi alle spalle della coppia adultera: molti dietro Marte, uno solo dietro Venere. Proprio come nel concepimento: tanti spermatozoi per un solo ovulo. Forse tanti zolfi per una sola acqua?

    Cerconescamente suo,

    Fra’ Cercone

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  7. Caro Fra’ Cercone,

    mi ha incuriosito la frase di Egidio de Vadis, allora ho tradotto il capitolo in cui è inserita, eccolo:

    Dialogus inter Naturam et Filium Philosophiae

    Caput X

    Haec scientia est pars cabalae, & potest doceri in aure, modo qui sciat portionem ponderum

    “Natura. Verum est quod dicis, fili, ista tamen non sunt palam dicenda neque manifestanda, nisi Deum timentibus, & hoc per colloquia, eo quod scripta tam ab indignis, quam dignis videri possunt, quare aliqui dixerunt, istam scientiam esse partem cabalae, quae receptio interpretatur per colloquium scilicet. Nam Philosophi de ea tractantes tantis aenigmatibus; tropicis scirpis, gryphis, atque problematibus involvunt, quod tantum docet Pythagoras suo silentio, quantum ipsi scripturis suis: hic ergo in ista frutice latet lepus, eo quod ista proportio est clavis omnium secretorum; quia metalla quae ab una radice originem sumpserunt, in pondere diversificantur, per istam proportionem dumtaxat, atque lapides pretiosi ab ipsis metallis non differunt qualitate, calore vel levitate, fusioneve, nisi ista mensura sive proportione mediante: eo quod illud, quod producit metalla in esse, ea gubernatione mediante: similiter preciosos lapillos in esse producit; secundum tamen universa instrumenta, atque informationem diversam, quam à me accipit, vel ab ipso artifice mihi ministrante”.

    Dialogo tra la Natura e il Figlio della Filosofia

    Capitolo X

    Questa scienza è parte della cabala, & può essere insegnata all’orecchio, in modo che si conosca la proporzione dei pesi

    “Natura. E’ vero ciò che dici, figlio, queste cose, nondimeno, non sono da esporsi apertamente né da essere manifestate, se non a coloro i quali temono Dio, & ciò attraverso colloqui, questo perché gli scritti possono essere visti sia dagli indegni che dai degni, per cui alcuni dissero che questa scienza è parte della cabala, l’intendimento della quale [della scienza] viene interpretata evidentemente attraverso il colloquio. Infatti i Filosofi che ne trattano, avviluppano i tanti misteri e problemi con enigmi metaforici e grifoni, così come Pitagora insegna attraverso il suo silenzio, piuttosto che [attraverso] i suoi stessi scritti: dunque qui, in questo ceppo, si nasconde la lepre, vale a dire che questa proporzione è la chiave di tutti i segreti; poiché i metalli hanno preso origine da un’unica radice, si differenziano per peso, soltanto a causa di questa proporzione, e le pietre preziose non differiscono per qualità, calore, leggerezza e fusibilità dagli stessi metalli, se non mediante questa misura o proporzione: vale a dire quella stessa cosa che produce i metalli in essere, mediante il suo governo [della misura o proporzione]: allo stesso modo produce in essere piccole gemme preziose; secondo tuttavia gli strumenti universali, e l’informazione diversa che prende da me, oppure dallo stesso artefice al mio servizio”.

    Mi fermo a riflettere sui pesi di natura e dell’arte, sulle proporzioni e sulla misura…

    Compostela

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    • Caro Fra Cercone

      Grazie per averci fatto notare quel ceppo o quella quercia come diceva Flamel .
      È curioso che in quel ceppo, nella sua sommità ci sia Apollo con la sua luce.
      Coincidenza…, eppure c’è un termine che designa molto bene entrambi ; dalle mie parti, il termine in questione è “sa tuva” un rito, una vecchia quercia secca e cava trovatata da un giovane e a cui si da fuoco e che dopo bruciata si conserva la cenere per darla a molte persone, la si mette nei campi e nelle case .
      Il termine “tuva” vuole dire cavità, profondità, cespuglio, dogaia, sterpo .
      Quindi una sola quercia per molti beneficiari.
      Una tuva e molti fuochi.
      Un solo ceppo e molte musiche.

      Saluti a tutti
      Gianni

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      • Caro Capitano e Tutti.

        Nella prima visione del dipinto del Mantegna, causato forse dal taglio della foto , ho pensato che le prime due muse avessero a che fare con il forno, una con la treccia e i suoi capelli e l’altra con il suo cerchietto per via del suo colore ,che sembrava alimentare il forno.
        Ora …, il tutto sembra essere avvalorato dal gesto di Apollo, che fa il piedino alla musa vestita di blu , essa a sua volta fa da perno a quella di verde con il suo pollice.
        Proseguendo oltre, tre muse con il loro braccio alludono ad un pentalfa o icosaedro ( ricordo che Cirano lo uso’ come mezzo di trasporto mi pare)
        Poi le restanti quattro ,sono collegate alle tre, da un triangolo rivolto verso il basso proprio a ridosso dell’arco nella roccia.
        Le ultime due muse, la bianca sopratutto e la rossa sembrano provenire da un’altra parte e specialmente la bianca sembra sconvolta, e a sua volta sembrano formare la squadra e il compasso, ma quì mi fermo.

        Un caro saluto
        Gianni

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