…may the Force be with you!

Avviso ai Naviganti: questo post è lunghetto, per cui una buona tazza di English Tea o di Cioccolato fondente potrebbero ben accompagnarsi alla lettura.

“Che cosa s’intende per influsso dinamico, forza dinamica?

Noi sappiamo che la nostra terra con una forza misteriosa ed invisibile fa girare intorno a sé la luna in giorni 29 e qualche ora e che la luna, a sua volta, alternativamente, in ore stabilite, determina nei mari settentrionali il flusso e per ugual durata il riflusso (con qualche variazione a luna piena e a luna nuova). Vediamo questi fatti e ne siamo meravigliati, poiché i nostri sensi non percepiscono il perché questo avvenga. Evidentemente questi fenomeni non avvengono per mezzo di strumenti materiali, con disposizioni meccaniche come in opere umane. Così attorno a noi vediamo molti altri fenomeni, quali conseguenza dell’azione di un corpo su un altro, senza che sia riconoscibile coi sensi il rapporto tra causa ed effetto. Solamente l’uomo istruito, avvezzo ai confronti e all’astrazione, può formarsi un’idea astratta, che lo metta nella possibilità di allontanare nel pensiero e nella concezione di tali concetti tutto quanto è materia e meccanica. Egli chiama tali azioni dinamiche, virtuali; ossia avvengono per azione assoluta, specifica, pura (di un corpo su un altro). Per esempio la forza dinamica degli agenti patogeni sull’uomo sano, come la forza dinamica dei medicamenti sul principio vitale per guarire il malato, va concepita non in modo materiale o meccanico, ma come si concepisce la forza di una calamita quando attrae un pezzo di ferro posto ad essa vicino. Si vede che il pezzo di ferro viene attratto da un polo della calamita, ma non si vede come questo avvenga. Questa forza invisibile della calamita, per attrarre il pezzo di ferro, non adopera nessun aiuto meccanico o materiale, nessuno strumento, nessuna leva; essa attrae il ferro ed agisce su esso, o su un’asta di acciaio, anche comunicando in modo dinamico ossia in modo puramente immateriale, invisibile la propria energia – forza magnetica – pure invisibile (dinamica). L’asta di acciaio anche se non è toccata dalla calamita, anche ad una certa distanza da essa, diviene ugualmente magnetica e trasmette dinamicamente a sua volta ad altre aste di acciaio le stesse (proprietà) virtù magnetiche avute prima dalla calamita.” [S. Hahnemann, Organon dell’Arte del guarire]

Oggi, in tutta probabilità, questa descrizione da parte di Samuel Hahnemann del sistema delle forze verrebbe definita ingenua da un cultore della scienza: e costui avrebbe certamente ragione se volesse spiegare come la scienza di oggi analizza quel particolare sistema proposto dal padre fondatore dell’Omeopatia. Eppure, avrebbe torto: la visione di Hahnemann è tanto coraggiosa quanto antica. È l’eterno problema della Fisica moderna, che si basa su ‘definizioni’ (una sorta di dogmi politically-correct): cosa è una Forza? Risposta: non lo sappiamo. Conosciamo, grazie a papà Newton e a qualche altro che scorazzava lungo i confini della Conoscenza, che essa sarebbe il prodotto tra la massa e l’accelerazione: nel senso che, se vediamo che un corpo di una certa massa aumenta l’accelerazione, ne deduciamo che su di esso sta agendo qualcosa, che chiamiamo forza. Un qualcosa di cui ignoriamo tutto. Un Fisico un po’ più onesto di molti altri noiosi monoliti dell’ accademia disse:

“Se avessimo scoperto una legge fondamentale, che asserisce che la forza è uguale alla massa moltiplicata per l’accelerazione, ed in seguito definissimo la forza essere la massa moltiplicata per l’accelerazione, non avremmo scoperto nulla…

Per esempio, se dovessimo scegliere di dire che un oggetto lasciato a sé stesso mantiene la propria posizione e non si muove, allora – quando vediamo qualcosa che si muove – potremmo dire che ciò debba esser dovuto ad una ‘gorza‘ (nel testo: ‘gorce’, che è un gioco di parole su ‘force’ e ‘go’) – una gorza è il tasso di cambiamento di posizione. Ora abbiamo una nuova meravigliosa legge, tutto sta immobile eccetto quando una gorza agisce. Vedete, sarebbe analogo alla definizione di forza, ma non conterrebbe alcuna informazione. Il vero contenuto della Legge di Newton è questo: che si suppone che la forza abbia alcune proprietà indipendenti, oltre alla legge F=ma; ma le proprietà specifiche indipendenti che la forza possiede non vennero completamente descritte da Newton o da qualcun altro, e dunque la legge fisica F=ma è una legge incompleta.”[Feynman, Lecture on Physics, Vol I, Chap. 12]

Dunque, è certo – e sarebbe utile tenerlo sempre ben presente – che non sappiamo un bel nulla di nulla su cosa sia davvero ciò che definiamo forza, e tanto più nei suoi aspetti: meccanica, elettrica, magnetica, nucleare e via dicendo. Ne conosciamo solo gli effetti. Altra idea antica, ben nota: ma, se lo ricordi ad un fisico, ti tacciano subito subito di essere un pedante filosofo. Risponderei: perché, tu sei sicuro di star facendo Fisica?

Allora, torniamo allo scenario proposto da Hahnemann, il quale ci parla di dynamis, virtualità (da virtus, virtù), azioni assolute, specifiche e pure.

Questo scenario viene grossomodo rappresentato dalla Fisica con il concetto di Campo.

Il Campo è una quantità fisica che ha un valore definito in ogni punto dello spazio e del tempo. “Occupa spazio. Contiene energia. La sua presenza elimina il vuoto” [Sir John Archibald Wheeler]. Il Campo, secondo R. Feynman, ‘nasce‘ così: “A more adequate representation of the situation is to say that the existence of the particle [positive charge], in some sense, distorts, or creates (sic!) a “condition” in space, so that when we put the particle in it, it feels a force”.

Insomma, la sola esistenza di un corpo produce un campo, all’interno del quale agiscono le forze (o le gorze?): senza dimenticare che ignoriamo cosa sia la forza, non posso fare a meno di sorridere alla onestà intellettuale di Feynman (che amava suonare bongos ed era – pur fisico strictu sensu – uno spirito libero); si parla di esistenza, cioé del fatto misterioso in cui osserviamo un corpo entrare in manifestazione (ex-sistere), creazione di una condizione (da còndere: mettere assieme, costruire). Il corpo, dunque, all’istante dell’entrata in manifestazione, ‘crea’ un sistema grazie al quale la propria esistenza viene ‘sentita’ da altri corpi. Non mi pare una cosa da poco, ma piuttosto meravigliosa. È un dato di fatto, certo e indiscutibile, tanto dal filosofo che dal fisico. E’ cosa misteriosa assai, ma tant’è: stando qui, essendo noi stessi parte di questo sistema, non possiamo far altro che osservare; ma comprendere il nascosto è compito pressoché arduo. Ma qualcosa, cercando e cercando si potrebbe scoprire.

Si dovrebbe ricordare che un grande scrutatore delle cose nascoste, John Dee, scrisse una cosa strabiliante nel suo Propaedeumata Aphoristica (1588):

Si deve asserire che non sono [sono dotate di essere] soltanto le cose in atto visibili e note in natura: ma i sapienti possono insegnare anche quelle che sussistono nei recessi della natura in modo quasi seminale.

Tutto ciò che esiste in atto, emette sfericamente raggi, alle singole parti del mondo che riempiono [ciascuna] a proprio modo l’universo mondo. Quindi ogni luogo del mondo contiene i raggi di tutte le cose in esso esistenti in atto.”

Niente male, no?…poi Faraday, tre secoli dopo, scopre il Campo. Comunque, a ben leggere le pesantissime parole di Dee, ci sarebbero molte riflessioni da fare, anche per un alchimista. E, per continuare a sgomitolare il Fil Rouge partito da Hahnemann (il quale di certo non ignorava lo studio approfondito dell’Alchimia), credo giusto riportare uno dei Capitoli più famosi di Eirenæus Philalethe, molto istruttivo; è il Capitolo 4 del suo Secrets Reveal’d, che trascrivo nel suo Inglese del tempo (se si può, è sempre meglio leggere il testo originale, no?):

“Even as Steel is drawn to the Loadstone, and the Magnet doth of its own accord convert itself to the Chalybs, even so the Magnet of the Sophi draweth their Chalybs; therefore I have taught that the Chalybs is the Minera of Gold: In like manner our Magnet is the true Minera of our Chalybs. Furthermore, I declare that our Magnet hath an occult Centre abounding with Salt, which Salt, is the Menstruum in the Sphere of the Moon, which knows how to calcine Sol, this Centre doth convert it self to the Pole with an Archetick Appetite, in which the virtue of the Chalybs is exalted into Degrees. In the Pole is the the Hearth of , which is a true Fire (in which is the rest and quiet of his Lord) sailing through this great Sea, that it may arrive to both the Indies, and direct its course by the aspect of the North-Star, which our Magnet will cause to appear to thee. The Wiseman will rejoyce, but the Fool will disesteem these things, nor will he learn Wisdom, even though he behold the Central Pole turned outwards, marked with the notable Sign of the Omnipotent. They are so stiff-necked that though they will see even Signs and Miracles, yet will they not lay aside their Sophistications, nor enter the right Path.”

Calamita, Magnete, Chalybs, Virtù. Par di esser seduti allo stesso tavolo, gustando un Tè delle Indie; dice Philalethe: “…Dichiaro che questo Magnete possiede un Centro occulto abbondante di Sale…questo Centro converte di fatto sé stesso al Polo con un Appetito Archetico, nel quale la virtù del Chalybs viene esaltata per gradi“. L’ Appetìtus, dice Pianigiani, è la tendenza appassionata non guidata dalla ragione, un Ardente desiderio. E, se è Archetico, è forse più vicino all’antico Archeus, che sta molto, molto lontano nella scala della nostra manifestazione: noi, come il ferro ed altre amenità, siamo ben in basso, mentre lui è proprio in alto, molto vicino alla porta oscillante della Manifestazione. Non è archetipico, a mio avviso, ma primevo, il primus: insomma, il Magnete converte sé stesso (si ri-gira, come un guanto) con un Ardente desiderio d’Archeus (l’origine è identica per tutto e per tutti) nel Polo. Un Polo?…per avere un Polo, si deve avere il suo opposto. Tutto questo assomiglia – ma non è – al concetto di Carica; ma – ancora una volta – una Carica della Fisica è un oggetto ignoto: dice Feynman:

“Quali sono le forze a breve raggio?…È la gravità? La risposta è no. La gravità è decisamente troppo debole. Immaginiamo invece una forza simile alla gravità, che vari inversamente al quadrato della distanza, ma enormemente più grande e con una differenza sostanziale: mentre nel caso della gravità, tutte le cose si attraggono tra loro, immaginiamo che esistano due classi di “cose”, e che questa nuova forza (che è la forza elettrica, naturalmente) abbia la proprietà che gli uguali si respingono e i contrari si attraggono: l’entità che porta questa forte interazione si chiama carica.“.

Insomma, anche qui, non possiamo far altro che sospirare: una entità, vale a dire una “cosa” che vive il proprio stato di esistenza; di nuovo: se una cosa esiste (ex-sistere), se un corpo entra in Manifestazione assume un aspetto proprio, specifico, polare. Bianco e Nero, Yin e Yang. Il mondo della dualità: il nostro. La Trappola dorata.

Mastro Dee, cosa è maschio e cosa è femmina?

Cosa è dunque, poi, un Ermafrodito?…forse un Rebis?…e come fa una res-bina ad ex-sistere in Manifestazione?

And… please, some more Tea, Sir Eirenæus? E lui: “...Nel Polo è il Cuore del , (nel quale è il riposo e la quiete del suo Signore) che veleggia attraverso questo gran Mare, così che possa arrivare ad entrambe le Indie, e dirigi la sua rotta grazie all’aspetto della Stella-del-Nord, che il nostro Magnete farà in modo di farti apparire“.

Entra un uomo che sorride sotto i baffi, con gli occhialetti calati sulla punta del naso; guardando di sottecchi, annota:

“Il Magnete è l’antica magnesia (greco μγνης, magnes), che attira lo spirito dell’acciaio. È per l’azione di questi che dalla fontana degli innamorati della Dottrina sgorga l’acqua estremamente necesaria all’Opera, chiamata anche dissolvente universale o mercurio comune. Dom Belin (Le avventure del Filosofo Sconosciuto nella ricerca e invenzione della Pietra Filosofale…,Parigi, 1646) fa dire alla Natura: ‘…E’ la miniera dei miei saggi figli…prendi dell’acciaio ben raffinato e aprile le viscere…Ma senza acciaio ben raffinato e lavorato dalla mano di un buon Maestro, non pensare di venirne a capo. Questo minerale è la fontana nascosta: se tu lo apri col tuo acciaio, troverai dell’acqua. Quest’acqua è il mercurio dei Saggi filosofi.[Nota in Ireneo Filalete, Opere, Cap. IV, a cura di Paolo Lucarelli]

Philalethe sorride sornione all’udire ‘...dalla mano di un Maestro‘, ed io non posso che fare lo stesso pensando alle sottili, piccole differenze presenti nel testo citato da Paolo (testo molto bello, peraltro).

Questo ☿ è la forza forte di ogni forza. Punto.

Apro un libro arrivato da poco, L’Apprendista, l’arte di coltivare il Cielo; è l’ultima bellissima opera di Gratianus, e l’uomo che sorride sotto i baffi si rallegra, raggiante; leggo: “La fenice rappresenta le nostre materie che muoiono nel vaso tra le fiamme per poi risorgere purificate, e questa è l’interpretazione più banale, mentre l’allegoria più nascosta indica che la fenice è il fuoco che consuma, rigenera e dona la vita“. E ancora, a proposito di una operazione di distillazione conclusa felicemente: “Il risultato è di questo mondo e per questo mondo. Anche la spagiria minerale è di questo mondo e per questo mondo. Usare tecniche che sono l’allegoria di quelle dell’Arte regale non conduce ai risultati che avremo nell’alchimia tradizionale. La spagiria vegetale e minerale è estremamente efficace in questo mondo per contrastare l’insorgere della malattia e curare i traumi che colpiscono il corpo. L’Arte regale ha come obiettivo la fuga dal mondo, mentre l’arte spagirica ha quello di curare e possibilmente sanare i malanni di questo mondo.” [Gratianus, L’arte di coltivare il Cielo – L’apprendista, lo straordinario percorso iniziatico di un giovane alchimista tedesco dello Schwarzland nel XVII secolo, Ed. Mimesis]

Ecco fatto, Madre Natura amorevolmente cela il segreto. Velato. Svelato. Rivelato. L’eretico medico omeopata di Rue de Milan, l’enigmatico Philalethe, il sapiente Magus Royal, l’irriverente fisico onesto, e l’uomo che sorride sotto i baffi hanno salutato; e sul tavolo ci sono sei tazze. Alcuni di loro vivono altrove.

L’alchimista in cammino, innamorato, sente nel cuore il senso della felice solitudine, il distacco inevitabile, la passione per il porto delle Indie, quello unico ed antico: tutto è detto e scritto, ma leggere forse è facile, afferrare il salvagente nel mare in tempesta è più difficile. Il viaggio è lungo, molto lungo, e tocca scoprire di non aver proprio ben osservato Madre Natura, la quale sola compie cose mirabili, silenziosa. Scopro di essere andato un po’ troppo lontano dai sentieri battuti, e mi ritrovo spogliato di abiti inutili. Sempre con meno cose da avere, possedere. Guardo il mondo e Natura, e mi affido alla Provvidenza. Ma con una gran serenità. Non resta altro che lavorare, e chiedere il supporto indispensabile della mano che scende dal Cielo: è quella che anima la forza, quella stessa forza, o ‘gorza’ che muove l’universo mondo.

Curioso, se non addirittura ovvio, che per lasciare bene questo bel povero mondo, occorra proprio il soccorso della forza che lo anima, invisibile, ma agente. La domanda di questi tempi foschi è sempre quella: Cosa è la forza? Ma, credo, andrebbe meglio rimodulata: Chi è Forza?

Il che assomiglia tanto alla famosa domanda mai posta da Parsifal nella sua Queste du Graal: Chi serve il Graal? Chrétien de Troyes aveva detto che il mirabile oggetto era ‘toute sainte chose‘, una cosa tutta santa. I fisici sono arrivati a inserire nelle loro definizioni il termine “cosa“, proprio perché l’oggetto della ricerca dell’Anima del Mondo non può avere un nome di questo mondo. E’ una “cosa”; ma, dicono le leggende, una cosa ‘tutta santa‘.

È il Sacro.

Tra gli Chevaliers partiti per la madre di tutte le avventure, Sir Galahad assiste alla Missa Virginis, celebrata dal vescovo Josephus; al momento della Consacrazione, Galahad viene chiamato a dare un’occhiata dentro il Graal: “…ora mi viene rivelato quello che la lingua non può riferire né mente concepire. Ecco la fonte del valore che non ha paura; la sorgente dell’ardimento; qui vedo la meraviglia che supera ogni altra!“. Lo Chevalier si prostra davanti al Graal e muore, mentre il Graal scompare librandosi verso il cielo.

Pare una perfetta foto di un evento alchemico, dove – chissà perché – i termini usati sono sempre quelli: la fonte, la sorgente, l’ardimento. Qui, Galahad è l’alchimista al termine del suo lungo, periglioso, ma amatissimo viaggio verso la Forza.

È l’incontro con lo Spirito; ammonisce Gratianus:

“L’alchimia è caratterizzata dal tentativo dell’essere umano di mettersi in contatto con lo Spirito indifferenziato dell’universo. Non sono la preghiera, la meditazione delle laudi, la macerazione della carne, il digiuno e il cilicio che possono condurci allo Spirito indifferenziato! Entrare in contatto con Lui è qualcosa che non si può raccontare, non per invidia ma perché non esistono parole per descrivere l’incontro! Esiste però un altro problema, e questo è drammatico: spesso ci rifiutiamo di accettare la realtà dell’incontro con lo Spirito.”

L’essere umano, ben più complesso e lontano dalla semplicità di quella entità di cui si parlava sopra, tenta di mettersi in contatto con lo Spirito indifferenziato dell’universo: sono parole scolpite nella pietra, e certo Gratianus le ha ponderate una per una. Se siamo partiti da una forza specifica, dobbiamo arrivare ad una forza non specifica, non differenziata: quella è Forza. Quella è Graal. Ed è dell’universo: forse, è l’universo.

In questa prospettiva, pur semplicissima, ci appare l’enormità della meta che ci si prefigge nella Queste. Di certo, non si potrà arrivare a quest’incontro vestiti dei soliti vestiti con cui abitiamo il mondo: la ragione non abita da quelle parti. È il cambiamento, lento, progressivo, ineluttabile dell’alchimista. Si allontana, per scelta, dal mondo in cui continua a vivere. Non saprei come descrivere meglio. Forse per questo, e tanto più in un momento oscuro – tra i tanti – che vive la nostra civiltà, Alchimia si è allontanata, immersa, appartata. Continua ad esistere, naturalmente, ma lontana dalle arroganze umane che la vogliono per possesso e non più per abbandono e desiderio di Amore. Ma mi impongo di fermarmi qui.

Chi cerca, cammina.

Non so bene quel che accadrà, ma – appagato dalla joie che mi da la mia Queste privata – cammino nel silenzio della vita verso la sorgente, dove bisogna costruire la fontana: non posso che ringraziare Paolo e Gratianus, con tutto il cuore, per avermi indicato il cammino antico; e ricordo sorridendo la frase di un film molto amato: “…che la Forza sia con te“. Che è un po’ come il nostro “….che la Pace sia con te“, cui si rispondeva con grazia

et cum Spirito tuo“.

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57 Responses to “…may the Force be with you!”

  1. Caro Capitano,

    vedo che vi dedicate alla rilettura del Filalethe, cosa sempre buona e giusta, sopratutto se fatta con l’apertura di spirito che vi contraddistingue.

    Dite del mercurio e dello spirito universale che giustamente, ma non senza problemi, Gratianus chiama “indifferenziato”.

    Però mi avete fatto sorridere quando nelle vostre parole l’alchimista diventa quasi una figura trascendentale, con una distanza dalla realtà che se letta in modo superficiale potrebbe quasi indurre sentimenti semimistici nell’incauto lettore. Scusate questa mia puntualizzazione, che non è certo critica a voi, ma vuole “tagliare” eventuali malintendimenti. In effetti mi sono stufato dei buonisti mistici, dei falliti che sognano “fughe dal mondo” e simili fandonie. L’Alchimista non si scoraggia ma conquista, non si umilia ma regna, non fugge ma si allontana, sorridente e con un importante interesse in mente, dai luoghi in cui ha finito, assolto, completato il suo compito.

    Giustamente dite: “… appagato dalla joie che mi da la mia Queste privata – cammino nel silenzio della vita verso la sorgente, dove bisogna costruire la fontana …” e così dite tutto. Camminate, VOI, lungo il Vostro sentiero, nel silenzio che siete riuscito VOI a donare alla Vostra vita. Voi avete operato l’uccisione dei rumori molesti e non certo ne siete rimasto vittima.

    L’Alchimia è una via forte, la “forza forte di tutte le forze forti” anche in tale senso.

    Con affetto
    Vostro Ptah

    PS: permettetemi di essere come sempre d’accordo con voi, ma dissentire sull’incipit: non capisco cosa c’entri l’omeopatia, che citate senza bisogno e per fortuna abbandonate subito e della quale conoscete il mio giudizio che qui non è il caso di ripetere. Un attacco grave di invidia? Una mancanza di amore per i lettori? Volete confondere? Ma non rispondete, voi sapete cosa penso io e io credo di immaginare cosa pensate voi. Le parole sono superflue, un diverbio sarebbe indegno di questo luogo. Ma mi pareva doveroso mettere in guardia eventuali incauti lettori dalle chimere del nulla.

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  2. Egregio Capitano,
    posso aggiungere che il Vangelo di Tommaso è molto illuminante sulla questio.
    Cordialità.

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  3. evviva Capitano, bentornato! non posso avanzare alcun commento senza averci “riflettuto” qualche secolo, e quindi, comunque, grazie, mi taccio e ascolto ” Maestri silenti e nascosti”
    tuttavia la vita è breve e l’Arte lunga
    Capitano e …”.i’ vorrei che tu e Lapo ed io
    fossimo presi per incantamento
    e messi in un Vasel………
    …….e Monna Vanna…con noi ponesse il buon incantatore
    e ciascuna di lor fosse contenta,
    sì come i’ credo che saremmo noi”
    molti Auguri, a Lei, ai miei fratelli della diaspora alla ricerca della Terra Promessa
    “che Fortuna od altro tempo rio non ci potesse dare ..impedimento”

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  4. fuor di polemica, raccomando la lettura di questo commento solo ad “incauti lettori”, (dalla prefazione a “L’Evoluzione in Settenari in Omeopatia Hahnemanniana”):
    Ed ora, funzionale a questa introduzione, un piccolo “viaggio” tra alcuni testi che sono stati di stimolo per questo lavoro.
    Cominciamo da Elémire Zolla che in un articolo del 1974 dal titolo “L’Alchimia come Scienza Tradizionale degl’imponderabili” scrive:
    “…Quando Carlo Darwin prese ad analizzare i misteri della pianta carnivora, la drosera rotundifolia, gli capitò qualcosa che a lui fu molesta. Infatti la foglia della drosera esprime un glutine e quando un insetto vi si impasta, subito essa lo intride d’un succo che lo consuma e assorbe; Darwin notò che il fosfato d’ammonio stimola la produzione di questo succo, ma dovette verificare che lo fa anche diluito nella proporzione di uno a venti milioni. Scrisse a Donders che accertarlo lo rattristava. Non se ne rattrista l’Alchimista (n.d.a. e l’Omeopata), per il quale ogni materia reca sicuramente il sigillo di una forma che si può cogliere, nella sua purezza, come appesa al filo di una materia diversa, di un solvente, e usare quindi in tutta la forza della sua energia plastica e seminale, in tutta la sua capacità di organizzare e sanare secondo la perfezione ideale della sua specie, le materie imperfette della specie. Il soluto può dileguare dalla soluzione, lasciandovi il suo Spirito, la sua essenza imponderabile e incommensurabile: la sua forma rimane impressa nel solvente come su un velo di nitrato d’argento si fissa l’immagine d’un corpo prima che l’oscurità lo cancelli. E qui si chiude l’inciso; Hahnemann sembra aver adoperato qualcosa di molto simile al metodo di triturazione e diluizione alchemica di cui parla il Borrichius. E forse così diventa chiara la definizione di Alchimia che diede il Ruland nel suo ‘Lexicon alchemiae’: ‘la separazione dell’impuro dalla sostanza più pura’. (…) E’ lo Spirito creatore che si specifica formando una certa forma o specie, definendosi nei ritmi di crescita e nelle proporzioni della Sua creatura, ma in sé e per sé è Uno, l’origine di tutti i numeri-ritmi, fuoco invisibile, soffio o spirito non sensibile e tanto più potente ed efficace. (…) Come i semi vegetali ed animali si cestiscono o si geminano, nelle viscere della terra gemma il seme metallico, che nei metalli impuri è ancora bramoso e inattuato, ma nell’oro si compie e attua interamente, perciò staccandosene. Come isolarlo? Tale il quesito alchemico. I metodi saranno vari ma sicuramente procedono per triturazioni, diluizioni e cotture, e non differiscono dalle diluizioni hahnemanniane se non perché la vicenda della medicina omeopatica nel corpo umano dev’essere sostituita dalla cottura o esposizione al sole e dal fermento, dallo spirito aureo; e ancor prima, non sarà l’acqua o l’alcool il solvente, ma quella sostanza burrosa mercuriale, il solvente universale o Alkaest. (…) Avvertiva del resto il Perety, alla voce sublimazione, che (…) in essa ‘lo spirituale si separa dal corporeo, il volatile dal fisso, tanto nei corpi secchi quanto nei minerali’, e per spirito si intende ‘una sostanza non immateriale ma tenue all’estremo, sottile, penetrante, sparsa in tutti i misti e in ciascuno specificata a seconda della loro natura, delle loro qualità e del regno della Natura a cui appartengono’; il processo alchemico ‘lo libera dalla prigione del corpo in cui Natura l’aveva rinchiuso’.
    (…) Come l’Omeopatia, l’Alchimia ricava la sua medicina dal medesimo veleno; (…) i metalli sono oro imperfetto che l’oro spirituale, vivificante, commuta in oro zecchino, come lo spirito puro del medicamento veleno commuta in salute la malattia. (…) Occorre ricalcare le orme della Natura che, dalla sua immaginazione, trae le forme dei metalli e dei minerali per concretarle in corpi. E dunque il cammino è parallelo a quello tracciato con le sue diluizioni da Hahnemann…”.
    Facciamo ora un piccolo salto indietro nel tempo (siamo nel 1965 quando esce la prima edizione francese) e leggiamo cosa scrive Fulcanelli nel V capitolo del I volume de Le dimore filosofali:
    “…L’alambicco, con il suo atteggiamento grave e posato, dice un filosofo anonimo, ha una grandissima clientela nella chimica. Provate a fidarvi di lui: è un depositario infedele ed un usuraio. Gli affidate un oggetto perfettamente sano, dotato di proprietà naturali incontestabili, con una forma che costituisce la sua esistenza; l’alambicco ve lo restituisce informe, in polvere o in gas, e sostiene che vi ha restituito tutto mentre invece conserva tutto per sé, tranne il peso, che non è considerato perché deriva da una causa indipendente dal corpo in sé. E il sindacato degli scienziati approva questa orribile usura! Voi gli date del vino, vi restituisce del tannino, dell’alcool e dell’acqua, a parità di peso. Che cosa manca? Il gusto, cioè la sola cosa che fa di quel liquido un vino e che caratterizza ogni altra sostanza. Signori chimici, per il semplice fatto che avete estratto queste tre cose dal vino, voi dichiarate: il vino è fatto da queste tre cose. Ma provate a rifarlo, dunque. Eppure io vi potrò dire: sono tre cose che si fanno col vino-. Voi potrete disfare ciò che avete fatto, ma non riuscirete mai a rifare i prodotti naturali che avete scomposto. I corpi vi resistono in proporzione al loro legame, più o meno forte, di combinazione, e voi chiamate corpi semplici tutti quelli che vi resistono: vanità!
    Mi piace il microscopio; si accontenta di mostrarci le cose così come sono, aumentando semplicemente la nostra percezione; sono dunque gli scienziati che gli prestano i loro pareri. Ma quando, immersi nei più piccoli dettagli, quei signori mettono al microscopio un granellino o una piccola gocciolina, lo strumento sembra che diventi beffardo, e mostrando loro degli animali viventi, pare che dica: analizzate, dunque, questi. Che cos’è quindi l’analisi? Vanità, vanità! Ed infine, quando un sapiente dottore taglia col bisturi un cadavere per ricercare le cause della malattia che ha fatto una vittima, con l’aiuto di quello strumento non trova che dei risultati. -Perché la causa della morte è in quella della vita, e la vera medicina, quella che il Cristo ha praticato naturalmente, e che rinasce scientificamente con l’Omeopatia, la medicina dei simili, va studiata sugli esseri viventi-. Ora, quando si tratta della vita, poiché non c’è nulla che assomigli di meno ad un vivente d’un morto, l’anatomia è la vanità più triste.
    Tutti gli strumenti sono dunque causa d’errore? Assolutamente no; ma indicano la verità con un limite così ristretto che la loro verità non è che vanità. Dunque è impossibile basare su di essi un’assoluta verità. E’ ciò che chiamo l’impossibilità del reale, e del quale prendo atto per affermare la possibilità del meraviglioso. Positiva per quanto riguarda i suoi fatti, la chimica resta negativa riguardo allo spirito. Ed è precisamente questo che la differenzia dalla scienza ermetica, il cui ambito effettivo comprende soprattutto lo studio delle cause efficienti, delle loro influenze, delle modalità che esse assumono secondo l’ambiente e le condizioni. Questo studio, esclusivamente filosofico, permette all’uomo di penetrare il mistero dei fatti, di comprenderne l’insieme, d’identificarlo, infine, con l’Intelligenza suprema, anima dell’Universo, Luce, Dio. Così l’Alchimia (n.d.a. e l’Omeopatia), rimontando il concreto dall’astratto, dal positivismo materiale al puro spiritualismo, allarga il campo delle conoscenze umane, delle possibilità d’azione e realizza l’unione di Dio con la Natura, della Creazione col suo Creato, della Scienza con la Religione…”.
    Un salto ancora più indietro nel tempo (1666), nella Lux Obnubilata di Frà Marcantonio Crasellame Chinese si legge: “…Ma per non procedere ulteriormente senza risultati, bisogna sapere che generalmente la Pietra Filosofale non è nient’altro che l’Umido Radicale (n.d.a. in Omeopatia la Forza Vitale) degli elementi. (…) La nostra vita consiste nel nostro Umido Radicale; il piccolo fuoco si trasmette in esso ed è da esso trattenuto; consumato questo umido, quella luce vitale fuggirà libera da vincoli. Perciò mediante la nutrizione la Natura ha come compito quello di rigenerare l’umido. Ma allorquando il calore naturale a causa di qualche accidente sia così indebolito nel suo umido naturale da non potersi rigenerare nella nutrizione, languisce sempre di più e, soffocato, si ammala e facilmente giunge alla fine e abbandona il suo corpo alla tenebrosa morte; se qualcuno potesse procurare l’olio del tempo, purificato con ogni arte, certamente quel fuoco della vita lo assimilirebbe, lo convertirebbe nella propria natura e così il pristino lume si rinvigorirebbe. A cosa valgono i medicamenti in un uomo morto? Nessun balsamo per perfetto che sia sarebbe utile, infatti la Natura ovvero il fuoco della Natura, che è nascosto nel corpo, è quello che si serve dei medicamenti per liberarsi dalla malattia, per poter liberamente continuare a godere del dono della vita nel suo Umido Radicale. (…) Sollecitare attraverso medicamenti la natura, quando è debilitata per esaurimento o soffocamento dell’Umido Radicale, è pericoloso e molto spesso inutile; ma se qualcuno potesse donargli la pristina energia e rinvigorire il suo Umido Radicale con opportuna somministrazione, allora la Natura da sola, senza altro stimolo, potrebbe liberarsi degli escrementi nocivi e degli umori maligni. La medesima cosa è da dirsi per la natura vegetale e minerale. Di conseguenza quanto sono stolti quegli uomini che giorno e notte si adoperano per la salute, mentre non conoscono la fonte nella quale ha sede tutta la salute e la vita. (…) Tutta la natura del misto si nasconde in questo Umido Radicale: di conseguenza chi possiede l’Umido Radicale di qualche cosa ha già ottenuto l’intera essenza, le energie e le facoltà di quella cosa, purché sia stato estratto con sagace opera, con mezzo naturale e con arte Fisica, non con quella volgare arte chimica che ha contaminato tutto il mondo con i suoi estratti e con le sue acri sostanze e che niente o poco di buono ha insegnato. (…) Questo medicamento è tanto più mirabile, non stimolando la natura con il pungolo, con il movimento violento, ma con il benigno, naturale, fecondo raggio, che si moltiplica nella somministrazione, rafforzando il calore naturale e tutta la natura indebolita del corpo. Meravigliose cure, anzi incredibili operazioni manifesta nei corpi degli animali; perché non le mani del medico, ma la natura benedetta si è inserita allora in favore del medico e del medicamento. (…) Quante meravigliose cure e portentosi effetti sulla salute scaturirebbero da questa somministrazione. Incredibili certamente. (…) In verità se al malato si somministrassero, in ogni malattia, medicamenti adatti, il risanamento del malato sarebbe sicuro e fuor di dubbio. Ma chi vi è che sappia trovare tali medicamenti e, cosa che è necessaria, somministrarli preparandoli? Una scienza incerta produce effetti incerti. Per cui la Medicina dei Filosofi è opportuna per ogni malattia, non perché contenga in sé qualità differenti, per produrre effetti diversi, ma perché possiede soltanto una facoltà, quella di assecondare la natura e donarle massime energie. Per cui errano coloro che negano che ogni infermità possa in qualunque corpo essere scacciata dalla Pietra Filosofale, essendo una soltanto nel corpo la natura, che deve essere assecondata da questo unico medicamento che valga a liberarla da infinite malattie qualora insorgano.
    Questa forse è quella medicina, della quale è stato scritto nella Sacra Scrittura che l’Altissimo creò la medicina della terra, e l’Uomo Sapiente non la disprezza. (…) E’ la Natura, o Miseri, che impartisce a voi la vostra salute, se avrete saputo rafforzarla…”.
    Ancora un poco più indietro nel tempo, nel 1623 Jean d’Espagnet al canone 44 del suo Trattato ermetico della fisica reintegrata così si esprime:
    “…Due soltanto furono dunque all’inizio i semplici principi della Natura, a cui ogni cosa fu posteriore, nulla anteriore, la materia prima e la sua forma universale, dalla cui unione sono nati gli Elementi; quali principi secondi. E questi non sono altro che la materia prima diversamente informata, e dal loro fondersi si desta la materia seconda che è al di sotto assai vicina agli accidenti e segue le veci della generazione e della corruzione. Questi sono i gradi, questo l’ordine della Natura…”. Torniamo ai giorni nostri, nella bella introduzione di Captain NEMO alla sua nuova traduzione de Il Libro Segreto dell’antichissimo filosofo Artefio si legge:
    “…Qui si dice che è il verbo di Dio che genera la creazione, attraverso ciò che viene indicato come actio. L’azione, a sua volta porta ad un moto, il quale genera calorem. Si deve notare che in questo testo viene proposta un’importante differenza tra il calore ed il caldo, quest’ultimo inteso come una delle qualità dei quattro elementi. Essi sono infatti generati a posteriori proprio dall’azione di distinzione del calorem caratteristico del moto, rispetto al frigorem connesso alla quiete (in Hudry, Le De secreti naturae du ps. Apollonius de Tyane; Crysopoeia, Tome VI, pag. 57): ‘Primum quod post verbum Dei genitum occurrit est ipsa actio. Ea ergo motus, motus calorem portendit’.
    Quel calore originato dal moto, causato dall’azione del verbo divino, provoca la distinzione delle qualità: il caldo e il freddo, l’umido e il secco, il leggero ed il pesante, cui vengono fatti corrispondere i Principia della manifestazione, cioè i quattro elementi: fuoco, acqua, aria e terra. Da qui la nascita dei tre regni: minerale, vegetale e animale, in quest’ordine.
    La nascita dei quattro elementi da una distinzione di stato, attribuita ad un moto generato dal verbo divino, è indicativa della grande capacità di comprensione e di sintesi, anche banalmente fisica, del meraviglioso processo della creazione, qui liberato dalla veste di ogni religione.
    Sarebbe interessante, ma esulerebbe dallo scopo di questo studio, esplorare meglio, alla luce dei testi dell’epoca, la stretta relazione tra lux e calorem, secondo me molto significativa per comprendere il modus operandi della Natura. Questo ovviamente deve rifarsi ad una azione di fondo senza i limiti del tempo e dello spazio comunemente intesi, e che, se si considera quanto affermato poc’anzi, è non manifestata; lux e calorem sono due aspetti contemporanei della benevola azione divina (lo pseudo Apollonio sostiene che Dio non crea per un mero processo di ‘messa in moto’ quanto per divina propensione al Bene, caratterizzata dalla nozione di al-infeal, che viene tradotto in latino con affectio), i quali appartengono in qualche modo ad un meso-mondo posto tra quello degli archetipi e la nostra manifestazione.
    Si può dunque affermare che tutti e quattro gli elementi contengono al loro interno, per causam, sia luce che calore, ovviamente modulati secondo le caratteristiche con cui i principia, si pongono alla base di ogni manifestazione materiale.
    Sarà grazie alla presenza ed alla proporzionalità dei quattro elementi che si costituiranno in ogni materia, materica e spirituale, i due principi alchemici fondamentali, lo Zolfo ed il Mercurio.
    Anche la dottrina di Artefio, dunque, vede l’indispensabile partecipazione dei principi Zolfo e Mercurio alla generazione materiale iniziale di ogni cosa manifesta; la loro unione, mediata da una altrettanto ineludibile influenza dei corpi celesti, anch’essi costituiti secondo il processo sopra descritto, porta la Natura a formare nel mondo minerale i metalli. E’ l’applicazione del Principio del Simile, frutto di una visione che si potrebbe chiamare ‘olistica’ e che riemergerà nel 1700, in forme più evolute e più elaborate, nell’Omeopatia di Hahnemann, dove si dice che ‘similia similibus curentur’.
    La perfetta corrispondenza tra questi similia esiste nei corpi e negli spiriti della nostra manifestazione grazie alla simmetrica corrispondenza tra il microcosmo ed il macrocosmo. (…) Per un alchimista (n.d.a. e per un Omeopata), val la pena ricordarlo sempre, la Natura opera per vie misteriose ma perfette, ed ogni corpo della manifestazione possiede un aspetto materiale che mai potrebbe essere considerato tale in assenza di uno Spirito che lo rende vivo, vivente e vegetabile. Questo apparente paradosso cela in realtà l’aspetto veritiero dell’Alchimia (n.d.a. e dell’Omeopatia) intesa come Arte, dove il compito dell’artista è semplicemente quello di replicare nel piccolo microcosmo del laboratorio (n.d.a. e nel microcosmo individuo) l’opera divina del macrocosmo.
    E’ dall’esatta comprensione dei Principia che animano il creato,
    considerati e percepiti nella loro interezza, e dunque basati sull’azione meravigliosa ed eterna dello Spirito Universale, che il cercatore potrà ricavare le basi teoriche delle sue manipolazioni pratiche, unica prova di quella esatta comprensione. Questo Spirito -tanto fastidioso per gli scienziati, che si considerano gli unici depositari di una verità fondata esclusivamente sulla logica cartesiana, e che per di più si indispettirebbero se solo se ne ventilasse una timida, ipotetica, possibile esistenza almeno a livello di principio della creazione- è il vero protagonista, il vero agente che rende possibile l’Opera alchemica (n.d.a. e la guarigione omeopatica). (…) La soluzione di ciò che è misterioso non passa per la logica, ci vuole altro…”.
    In una Lettera ad un amico (uno scritto privato, non pubblicato) Gratianus scrive:
    “…La scienza studia la realtà della nostra ‘manifestazione’ e da qualche anno anche le sue molteplici dimensioni, ma non ha mai pensato all’esistenza di altre ‘manifestazioni’ diverse da quella della nostra esperienza, (…) tutto ciò che il pensiero elabora in questa ‘manifestazione’ non può che appartenere a questa ‘manifestazione’ e alle sue ‘dimensioni’. Santinelli (n.d.a. il Crasellame citato prima è lo pseudonimo del marchese Santinelli) ad esempio, parla di manifestazioni separate, e dello Spirito della Luce che le tiene in contatto. Dal basso, la luce sale e diventa sempre più rarefatta: raggiungendo la ‘manifestazione’ più elevata, quella dello ‘Spirito della Luce’. Dall’alto la luce scende verso il basso, per condensarsi: si ha la manifestazione della materia.
    Attenzione: il concetto di alto e di basso è una espressione della nostra ‘manifestazione’ per definire in modo simbolico, questo concetto collocato in un’altra ‘manifestazione’!…” .
    Concludo questo breve “viaggio” con una frase tratta da Lettere musulmane, un prezioso “libretto” di Paolo Lucarelli (dalla settima lettera): “…Caro maestro, l’unione delle Nature è un mistero che non si riesce a penetrare. La congiunzione degli opposti richiede un Mediatore che pare più divino che umano. Credo sia del genere di cui parla Jābir nel Libro della Misericordia :
    ‘Quante cose ci sono in questo mondo, spirituali e sottili, che i sensi non possono percepire e che non si possono conoscere che per Intelligenza!’
    Mentre riprendo molto umilmente e pazientemente le materie per predisporle all’Opera, studio, medito, cerco di capire. In effetti capire non è verbo da usarsi, perché questo arcano lo credo occultato dalla sua stessa assurdità. Per la realizzazione si deve concepire qualcosa di inesplicabile, e questa non sarà una comprensione, può essere una visione…”.
    Parafrasando captain NEMO: “…Chi si affaccia per la prima volta allo studio dell’Omeopatia (n.d.a. Alchimia nello scritto originale) ha davvero l’imbarazzo della scelta. Esiste una mole impressionante di autori e testi e, quel che più spaventa talvolta, una mole addirittura superiore di ‘interpreti’ e ‘rivelatori’. Ebbene questo è uno dei primi inciampi con cui fare i conti: è normale che chi si accosti allo studio dell’Omeopatia cerchi aiuto ma è bene capire da subito che ci si addentra in un bosco davvero intricato e se qualcuno pensasse di poter trovare una chiave di comprensione autentica andando in giro per negozi sappia di dover restare in due unici possibili stati: deluso o illuso.
    Il Progetto in cui tutti noi siamo inseriti, già perché esiste un Progetto per chi ancora non se ne fosse accorto, si difende da solo: Madre Natura non permette fughe di notizie così ogni studente sincero dovrà immediatamente imparare a saper selezionare i buoni libri di Omeopatia dai soliti libri di Omeopatia che pure spesso sono interessanti (ma niente di più)…”
    Nella speranza di aver scritto un “buon” libro e non un “solito” libro di Omeopatia, che possa essere di un qualche aiuto per quei sinceri “etudiant” dell’Arte mirabile del Maestro Hahnemann, nella comprensione di quelle che sono le più “straordinarie” potenze terapeutiche a disposizione dei medici e dei pazienti omeopatici, le diluizioni cinquantamilessimali, auguro a tutti una buona lettura.

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  5. Un grazie di cuore al Capitano per questo splendido post che fa “riflettere” e “meditare”…

    Che non si sappia cosa sia la Forza non è argomento nuovo, lo stesso dr. Corbucci, medico e fisico viterbese autore della nuova tavola periodica degli elementi con stop a 112, nonchè della teoria del VuotoQuantoMeccanico alternativa a quella del bosone di Higgs, ne parla da diverso tempo, inserendo lo “Spirito” (Psiche come lui dice) come causa prima di tutte le cose, e dicendo che dal punto di vista matematico un prodotto tra una grandezza vettoriale ed una scalare non può dare un risultato vettoriale.

    Proprio la scoperta del bosone di Higgs (sarà vera?) deve far riflettere dalla distanza che esiste tra la fisica accademica e quella Filosofia Naturale di cui si occupavano i veri “scienziati” come Newton.

    La teoria del VQM, indicato come il “buco” da cui tutto origina, potrebbe davvero essere un punto di incontro con l’Arte Regia, che sia quel “buco” il buco da cui è possibile scappare? Se tutto origina davvero da lì, viene da pensare che sia proprio così, o perlomeno ci si avvicina.

    Anche la “massa” non si sa bene cosa sia se andiamo a vedere, la quantità di materia, e la materia cos’è?

    Perchè tanta differenza tra un corpo “vivo” ed uno “morto” (il primo va a fondo ed il secondo galleggia ad es.)?!?

    La stessa frase “mi sento senza forza” detta quando stiamo male, quando siamo ammalati la dice lunga…

    Come la dice ancora lunga l’Omeopatia Hahnemanniana, figlia della tradizione ermetica e quindi medicina Sacra, che indaga “l’invisibile” e cura “l’invisibile” con dosi imponderabili e quindi “immateriali”….

    Le diluizioni LM o Q poi, per chi ha occhi per vedere ed ha studiato in modo approfondito la “materia” (il “come la penso non ha senso senza aver studiato e sperimentato”!), sono un vero e proprio Spirito terapeutico indispensabili per riaccordare il Principio Vitale in dis-equilibrio, malato…le uniche in grado di alimentare dal mondo di retroscena la Forza Vitale (sana per definizione, sarà per quello che non capiamo il concetto di forza?!?), e quindi di portare a vera e completa Guarigione, in accordo con la teoria della Sintropia-Retrocausalità del matematico Fantappiè, addirittura guarendoci dal “futuro”!

    Roba da far venire le vertigini no?!?

    Un caro e affettuoso saluto a tutti! 😉

    Edmond

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  6. Ebbene caro Capitano, non ce l’ho fatta, siamo uomini (ancora), lei mi capisce.
    Ho insegnato per circa trent’anni il meccanismo d’azione del rimedio omeopatico a medici, farmacisti, chimici, fisici, biologi, e anche a un professore di latino e greco in pensione, e ne ho visti di tutti i colori, scetticismi, mentalità, etica, dileggi, positivismi e neo-positivismi, e via enumerando. L’Omeopatia, è una Via Maestra verso l’Alchimia, lo è stata per Fulcanelli e molto più modestamente me e per molti miei allievi, anche di chiara fama, mi creda. Anzi meglio, un grimaldello, con cui scardinare i luoghi comuni, facili e comodi come le vecchie pantofole. Dietro i luoghi comuni, al riparo da sguardi indiscreti, sorniona, mi sorrideva l’Alchimia. Correva l’anno 1978, tutto cominciò quando un amico medico mi disse, -prendi questo-, e il mio malessere scomparve come per incanto, era l’incanto del SIMILLIMUM, avrei saputo più tardi. Chiesi al medico cosa contenesse il rimedio che mi aveva somministrato, -quasi nulla-, mi rispose. Non nulla, ma QUASI NULLA, il Prope Nihil di Agostino d’Ippona, poco conosciuto, ancor meno studiato. Ma come, il Quasi Nulla mi cura??? Hoibò, qui si va dritti in laboratorio e si sperimenta. Hoibò, Hoibò, esce fuori la Memoria dell’Acqua! Ma come l’acqua ha una memoria??? Che diavoleria è mai questa??? Si torna in laboratorio e si sperimenta. Non mi fido dei prodotti commerciali, omeopatizzo, ((11CH c< Dieci alla meno 23 , per tenermi fuori dal famigerato N di Avogadro, i.e., certamente meno di una molecola per litro di soluzione) a forza di braccia il Secca-Tutto, ottima miscela di Paraquat-Diquat, per chi ne capisce, (da trattare con i guanti e la mascherina in cappa laminare se si vuol restare vivi) -più diserbante di quello c’è solo il Napalm-, poi organizzo un esperimento in doppio cieco con innocenti lenticchie in germinazione, per evitare i tranelli del placebo. A condurre l’esperimento siamo 15 ricercatori, storico per tutti e 15, perché, Hoibò, Hoibò, Hoibò, le lenticchie innaffiate con l’acqua omeopatizzata col Secca-Tutto crescono il 25% più del bianco di riferimento. Applausi alla Liga Medicorum Homeopaticorum di Amsterdam, pubblicazione internazionale. Amen. A quei tempi ero così stupido da voler convincere gli altri, oggi ho ritrovato il senno perduto. Di certo il laboratorio omeopatico mi ha aperto, anzi spalancato, le porte del laboratorio alchimico.
    Sidera Veneris et corniculatæ Dianæ tibi propitia sunto.
    (ma lei, è proprio sicuro che sul tavolo siano rimaste quelle 6 tazze da tè???? Bibììììììììì).

    Fra' Cercone.

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  7. Beh, dal momento che si è inserito anche il grande Frà Cercone, non posso non replicare e approfittare della ghiotta occasione per ringraziarlo infinitamente per i suoi studi sui rimedi omeopatici e per inserire alcune mie riflessioni da “giovane” clinico aspirant fisico:

    nel suo scritto viene riportato un inciso nel quale si dice che la legge “similia similibus curentur” non è del tutto vera vista l’inversione dell’effetto del principio attivo dei rimedi secondo la legge di Arnoldt Schultz…se dal punto di vista strettamente fisico questo “dubbio” è legittimo (se parliamo anche di anti-materia è logico pensare all’anti-simile che cura), sapendo cosa intendeva Hahnemann (ciò che fa ammalare è curativo) e prendendo come unica realtà il “mondo di retroscena”, è corretta la prima!

    Le ultime ricerche nel campo poi, a quanto pare, indicherebbero questa legge riferita non tanto alla sostanza diluita e dinamizzata, quanto all’organismo che la assume, quindi sarebbe l’organismo ad invertire l’effetto!

    Tutto ciò poi varrebbe solo per le diluizioni “malate”, quali DH, CH e K, mentre per diluizioni “sane”, le LM o Q, il meccanismo d’azione sarebbe diverso, più legato alla legge sintropica-retrocausalità.

    Tutto ciò per dire e ribadire che la vera realtà non è il mondo di scena ma è quello di retroscena, verità (semmai ne avessimo bisogno!), espresse proprio da Fantappiè in senso matematico-fisico e dalla clinica con le Guarigioni che si ottengono con le LM, un vero e proprio Spirito terapeutico alimentante la “Forza” Vitale!

    Rinnovo in ringraziamento estendendolo al Capitano ed a Emil Sinclair, ringraziado ulteriormente per l’opportunità virtuale di poter “dialogare” con Voi con questi commenti!

    Un caro ed affettuoso saluto!

    Edmond 🙂

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  8. Caro Capitano,

    l’originale del testo di Dom Belin (Le avventure del Filosofo Sconosciuto nella ricerca e invenzione della Pietra Filosofale…,Parigi, 1646) differisce un po’ dalla traduzione di Paolo Lucarelli, che riporto qui per comodità:

    “E’ la miniera dei miei saggi figli…prendi dell’acciaio ben raffinato e aprile le viscere…Ma senza acciaio ben raffinato e lavorato dalla mano di un buon Maestro, non pensare di venirne a capo. Questo minerale è la fontana nascosta: se tu lo apri col tuo acciaio, troverai dell’acqua. Quest’acqua è il mercurio dei Saggi filosofi.” [Nota in Ireneo Filalete, Opere, Cap. IV, a cura di Paolo Lucarelli]

    Testo originale:
    “C’est la miniere de mes sages enfans, la semence metallique y est toute vigoureuse, elle n’a pas eu le temps de se debiliter, et contracter des taches ineffaçable. C’est là la matiere, mais certe il n’est pas la matiere. Prend de l’acier ben affiné, & ouvre lui les entrailles, & tu trouveras cette seconde matiere des Philosophes, tant recherchée dés si long temps, mais sans acier bien raffiné & travaillé par la main d’un bon Maistre, n’en pense pas venir à bout. Ce mineral est la fontaine cachetée, si tu l’ouvre avec ton acier tu trouveras de l’eau, en dis-je pas encore assez? Cétte eau est le Mercure des Sages Philosophes, cette eau est le menstruë du monde, cette eau est tout esprit, que disie elle est corps & matiere, mais aussi elle est ame, elle est Soulphre, & Soulphre non bruslant, elle est le bain des elements, c’est en icelle qu’ils sont unis & mariez par un secret de la nature…”

    Insomma, è la miniera dalla quale prende vita il regno minerale, e dentro questa miniera la semenza metallica è molto vigorosa (forte), perché non ha avuto il tempo di debilitarsi (come accade alle altre materie ‘morte’), è la materia, ma certamente non è materia (perché possiamo trovare ancor di meglio, scavandole dentro). Prendi dell’acciaio ben ‘affinato’ e aprile le viscere, ma Paolo Lucarelli qui ha tradotto ‘affiné’ con ‘raffinato’, che va bene ma ‘affinato’ è meglio perché secondo me dà anche l’idea dell’affinità stretta tra l’acciaio e la magnesia. Una volta aperte le viscere della materia con il giusto acier (che si trova nella Maison d’Aries – nella Casa d’Aria?), troveremo una seconda materia, cercata per lungo tempo da tanti Filosofi.
    Ma senza acciaio ben ‘raffinato’ (questa volta il termine è tradotto alla lettera) e lavorato dalla mano di un buon Maestro: ‘la main’ mi fa venire in mente il necessario ‘tour de main’ , il coup de Maitre, appunto, senza il quale poco accade. Senza questo, non pensare di ‘venirne a capo’ traduce PL, e mi piace, e forse la conferma che si voglia indicare un certo ‘luogo’ è anche nella parola francese ’bout’, che significa ‘estremità’.
    Questo minerale è la fontana ‘cachetée’, che vuol dire più di ‘nascosta’, vuol dire ‘sigillata’. Se lo apri (il minerale) troverai dell’acqua (che sgorga dalla fontana); questa Acqua è Mercurio, ed è il Menstruo del mondo, anche Philalethe parla del Menstruo della Sfera della Luna, è tutto Spirito, ma è anche corpo e materia assieme, ma è anche ‘anima’, infatti è Zolfo, Zolfo non bruciante, è il Bagno degli elementi.

    E poco più avanti ribadisce il concetto, ma aggiunge un particolare:
    “Mais il te faut noter soigneusement, qu’avant que la semence metallique soit enfermée dans un metail, la nature l’a logée dans un sel qui est notre miniere, ce sel est un vray mineral, voire c’est notre miniere, & si tu veux travaillé à la Pierre il faut que tu connoisse ce sel commun, conneu & inconnu, que tu luy ouvre les entrailles avec un coutelas bien affilé, & tu verras notre Mercure unique”…

    Bisogna proprio conoscerlo, questo ‘sel’…

    Per ora mi fermo qui, Capitano.
    Compostela

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  9. Caro Edmond,
    contestai personalmente, già nel 1996 a un noto fisico, ormai passato a miglior vita, l’ipotesi che l’inversione spazio-temporale del principio attivo omeopatico possa avvenire ad opera dell’organismo (fisico) che lo riceve. Oggi ne sono ancora più convinto, sulla base delle conferme sperimentali derivanti dal “cosiddetto” “Trasferimento di Farmaci in Frequenza”, ove tale inversione non è mai osservata. A ulteriore dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che “solo gli spiriti hanno azione sui corpi”. Inoltre, la Legge di Arndt-Schultz è sempre verificata alle alte diluizioni, (diciamo 200CH), mentre a diluizioni medio-basse qualche principio attivo può aggirarla, come ad esempio Carbo. Ciò è dovuto, a mio parere, a una maggior “simmetria” propria del principio attivo, quando esso è, per così dire, “borderline”, come Gilly, il “Servo Fuggitivo”, tra scena e retroscena del mondo fisico. Ah, Dama Alchimia!
    Cerconescamente suo,
    Fra’ Cercone.

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  10. Carissimi,

    molti di voi sanno già che mestiere esercito. Quindi vivo, quotidianamente, questa dicotomia, se vogliamo questa contraddizione. Oltre ad essere un problema, però, questa mia condizione mi consente di comprendere i diversi punti di vista. Non mi permetto infatti di muovere alcuna contestazione all’omeopatia e men che meno ai principi che la animano. Come potrei? D’altra parte mi trovo ad essere sull’altro fronte, ad essere un medico ospedaliero che cerca di fare del proprio meglio con i mezzi che ha. Qualcuno – che ringrazio – dice anche che sono un buon medico. Vivo quotidianamente la malattia, quella che normalmente- necessitando di ricovero – è piuttosto ‘avanzata’. Da quel che ricordo del bel libro di Claudio esiste un punto oltre il quale la malattia non può guarire (ma Claudio, correggimi pure se sbaglio), ed esiste anche, sia fra gli ‘allopatici’ che fra gli ‘omeopatici’, differente competenza ed etica. Entro qui in un terreno minato, ma lo faccio per tentare di capire…
    Oggi molti luoghi comuni – peraltro basati su un fondo di incontestabile verità – mettono sotto accusa il medico e la medicina. Molto di questo atteggiamento è dovuto a prosaiche motivazioni di ordine economico, in tempi di crisi si cercano colpevoli, Cassandre e capri espiatori. Ma è vero che ad un certo punto ogni medicina fallisce, esiste un accanimento terapeutico al pari di obblighi morali di cura. Nel piccolo ospedale in cui ho imparato tante cose c’era una scritta, in Chirurgia, che recitava: ‘ Se potete, guarite; se non potete guarire, curate; se non potete curare, consolate’.
    Di fronte alla malattia terminale, alla morte imminente, alla malattia cronica inguaribile ma non mortale, alla malformazione, ho sempre lasciato che a guidarmi fosse l’empatia (durissima condizione) con il paziente, anche quando dovevo dire che non c’era più nulla da fare. Ma come si coniuga questo con la medicina della Natura? Come rientra questo in un Progetto?
    Sono molto, molto curioso di apprendere di più sulle esperienze con l’acqua di Fra’ Cercone, per avere qualche arma in più per il bene di questo povero mondo. Ma capisco i dubbi di Ptah.
    Mi fermo qui, spero di non aver sollevato ulteriore vespaio, ma seguo con interesse ogni vostro pensiero.

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  11. Non posso che ringraziare della importante precisazione sull’inversione dell’effetto che, fino a questo punto, non avevo avuto modo di conoscere se non, a quanto è emerso, in maniera non solo superficiale ma proprio errata!

    Ringrazio anche Chemyst che porta la sua visione della medicina (a quanto pare in questo post il fulcro centrale riguardo la Forza è passato inn secondo piano), e della malattia.

    Per quanto mi riguarda la legge della sintropia – retrocausalità mette la parola fine sulla vera causa delle malattie (che non sono per niente brutte e cattive ma anzi sono segnali importanti e da interpretare e comprendere, come è da comprendere che una tartaruga girata al contrario si affanna per tornare dritta!), che è sempre e soltanto uno “squiibrio” del Principio Vitale come tutte le medicine “Sapienziali” insegnano.

    Con questo assunto che è della Natura quindi sempre verificato, è facile intuire come sia possibile soprattutto la prevenzione attiva, unica e vera arma per guarire tutte le “malattie”.

    Nei casi inguaribili poi il simillimum rimane ad ogni modo “l’arma” terapeutica migliore e più efficace, il problema semmai è la mancazna di ospedali omeopatici in Italia (a quanto pare ne esiste uno addirittura a Kabul in Afghanistan!), cosa davvero assurda visto che oltre l’80% della popolazione mondiale si cura con successo con terapie non convenzionali.

    La “morte” è solo conseguenza dell’entropia (meno male direi, figuratevi che barba vivere in eterno “qui”!), e l’inguaribilità figlia di un metodo terapeutico puramente soppressivo, come insegna la clinica.

    Per tornare al tema centrale del post però, l’unica soluzione è dare alimento alla “Forza” Vitale (sana), e non alla “Forza” Ammalante (sana pure lei e non “cattiva” ma gioca solo il suo gioco nel Progetto!), ed Hahnemann (seppur “sfigato” come molti lo potrebbero definire!), ci ha indicato la via!

    Ancora un enorme grazie e buona Santa Lucia a tutti!! 🙂

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  12. “non capisco cosa c’entri l’omeopatia, che citate senza bisogno e per fortuna abbandonate subito e della quale conoscete il mio giudizio che qui non è il caso di ripetere. Un attacco grave di invidia? Una mancanza di amore per i lettori? Volete confondere? Ma non rispondete, voi sapete cosa penso io e io credo di immaginare cosa pensate voi. Le parole sono superflue, un diverbio sarebbe indegno di questo luogo. Ma mi pareva doveroso mettere in guardia eventuali incauti lettori dalle chimere del nulla.” (Ptah)

    Torno sull’argomento, non proprio volentieri perchè devo dire che sono totalmente disinteressato a come altri intendono la Medicina o essere medici, e ancora meno alle polemiche (tanto che senza le ultime due righe non avrei neanche pubblicato il post precedente), per un paio di puntualizzazioni che potrebbero essere utili a qualcuno.

    Nell’introduzione ad un prezioso ‘libretto’: “Appunti sui Miasmi” il prof. Proceso Sanchez Ortega (straordinario clinico omeopatico messicano) scrive: “L’Omeopatia non è più motivo di discussione per gli studiosi. Senza assolutamente voler offendere nessuno, osiamo sottolineare che solo coloro che la ignorano e pretendono conoscerla, la discutono; coloro che veramente ne sanno qualcosa, la rispettano e ammirano nella misura della loro conoscenza. La cuspide della percezione della verità che può raggiungere il medico è inequivocabilmente, mi permetto di assicurarlo, nella comprensione dei miasmi di Hahnemann”.

    Sottoscrivo le parole di Ortega e rimpiango il tempo in cui a scrivere erano clinici di esperienza (allopati o omeopati che fossero); il mio intervento muove dalla seguente frase che trovo scritta da Chemist (che saluto affettuosamente): “Da quel che ricordo del bel libro di Claudio esiste un punto oltre il quale la malattia non può guarire (ma Claudio, correggimi pure se sbaglio), ed esiste anche, sia fra gli ‘allopatici’ che fra gli ‘omeopatici’, differente competenza ed etica.”

    Una volta sottoscritta anche la questione della competenza e dell’etica, visto che la Medicina non è una entità astratta, occorre una puntualizzazione: quando si parla di fasi di inguaribilità relativa o assoluta, nel testo a cui si fa riferimento, ci si rifà ad un concetto di guarigione molto diverso da quello comunemente inteso e di difficile trattazione in mancanza di un linguaggio comune (che un medico allopata non ha).
    Se uno non ha mai letto l’Organon di Hahnemann probabilmente non sa di che guarigione si sta parlando. Nel paragrafo 9 dell’Organon dell’Arte del Guarire (VI edizione) si legge: “Nello stato sano dell’uomo, comanda illimitatamente (autocrazia) la Forza Vitale di tipo spirituale che vivifica come dynamis il corpo materiale (organismo) e tiene tutte le parti di esso in andamento di vita mirabilmente armonico in sentimenti ed attività, così che il nostro spirito ragionevole che dentro vi abita si possa servire liberamente di questo strumento sano, vitale, per lo scopo superiore della nostra esistenza”.

    Se riusciamo a portarci a questo livello di comprensione considereremo inguaribile un individuo che, pur guarendo a livello animico (per provare ad usare un termine comprensibile) non possa più riportare “tutte le parti del corpo in andamento di vita mirabilmente armonico”, cioè lo strumento non può tornare sano (solo lo strumento).

    Un esempio pratico del 2001: Pietro 72 anni solari (quindi 73aa lunari già compiuti -si compiono a 70aa e 9mesi-)
    diagnosi allopatica: microcitoma polmonare metastatico
    prognosi: mesi
    diagnosi omeopatica: kalium bichromicum;
    livello di patologia: inguaribilità;
    prognosi:
    1) se l’inguaribilità è assoluta: o non risponderà all’informazione terapeutica e allora la prognosi sarà sovrapponibile a quella allopatica, o risponderà alla terapia e morirà a 74 anni e 7 mesi (i 77 anni lunari);
    2) se l’inguaribilità è relativa risponderà all’informazione ed avremo i seguenti passaggi “critici”: 77 aa lunari (74aa e 7 mesi); 80aa lunari (77aa e 6 mesi); 84aa lunari (81aa e 5 mesi);
    massima aspettativa di vita: tra gli 84aa lunari (81aa e 5 mesi) e 87aa lunari (84aa e 4mesi)

    Pietro è trapassato nell’ottobre 2011 all’età di 81 anni e 11 mesi in assenza totale di sintomi fino ad agosto di quell’anno “curato” esclusivamente con kalium bichromicum in LM, diluizioni usate secondo lo schema in settenari basato sulla Legge dell’Ottava (così come descritto nel libro citato sopra)…

    sono sufficientemente intelligente per sapere che se questo fosse l’unico caso non starei qui a parlarne, è un caso tra i tanti (e non è tra quelli straordinari, ma già è la prima volta che parlo di un caso clinico fuori da un seminario dedicato all’insegnamento e di sicuro difficilmente ne racconterò altri fuori da un seminario dedicato alla clinica).

    Visto che stiamo puntualizzando, due parole, consigli (?) al simpatico Edmond Dantes che scrive “Le diluizioni LM o Q poi, per chi ha occhi per vedere ed ha studiato in modo approfondito la “materia” (il “come la penso non ha senso senza aver studiato e sperimentato”!), sono un vero e proprio Spirito terapeutico indispensabili per riaccordare il Principio Vitale in dis-equilibrio, malato…le uniche in grado di alimentare dal mondo di retroscena la Forza Vitale (sana per definizione, sarà per quello che non capiamo il concetto di forza?!?), e quindi di portare a vera e completa Guarigione, in accordo con la teoria della Sintropia-Retrocausalità del matematico Fantappiè, addirittura guarendoci dal “futuro”!”
    Questa è una frase bella e affascinante ma un tantinello sconclusionata, un po’ come quando si leggono libri di Alchimia avendo cominciato a praticare al forno e si comincia distinguere tra autori che hanno una esperienza diretta di quello di cui parlano e quelli che hanno solo origliato qualcosa…

    “Per quanto mi riguarda la legge della sintropia – retrocausalità mette la parola fine sulla vera causa delle malattie (che non sono per niente brutte e cattive ma anzi sono segnali importanti e da interpretare e comprendere, come è da comprendere che una tartaruga girata al contrario si affanna per tornare dritta!)”,
    Anche qui, caro Edmond, quando ne avrai vista qualcuna ti accorgerai che le malattie sono brutte e cattive (altro che cattive a volte), i segnali importanti da interpretare e comprendere di cui parli sono disequilibri, non ancora malattie…

    “Con questo assunto che è della Natura quindi sempre verificato, è facile intuire come sia possibile soprattutto la prevenzione attiva, unica e vera arma per guarire tutte le “malattie”…
    qui mi perdo, non comprendo un concetto di prevenzione che guarisce, sarà un arma per evitarle…

    “Per tornare al tema centrale del post però, l’unica soluzione è dare alimento alla “Forza” Vitale (sana)”…
    Guarda che la Forza Vitale è l’alimento, forse intendevi il Principio Vitale (!?)

    Insomma, Edmond immagino sia giovane e chissà che un giorno, praticando, non riesca a sistemare un po le idee (cosa che gli auguro di cuore)…riguardo agli altri medici credo che l’unico modo per incontrare l’Omeopatia sia esserne curiosi, e per incuriosirsi essere insoddisfatti dello scenario che si ha di fronte e già si conosce, se non lo si è perchè cambiare !?

    Mi fermerei qui, mi sembra di avere già abusato della pazienza del Capitano e di chi avrà avuto voglia di leggere.

    Tempo fa un “collega” mi ha attaccato dandomi spregiativamente del mago, che io intendo: “magister” ovvero “colui che conosce il linguaggio della natura” e dicendo che questa non è scienza ma fantascienza, che io intendo: “scienza fantastica”…l’ho ringraziato…

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    • Caro Sinclair, iniziate come finite e così date ragione a chi non è amante dell’omeopatia: cercate di sostenere l’omeopatia con parole dei loro estimatori.
      Ora non ho timore di dire di considerare l’omeopatia (a differenza di agopuntura e fitoterampia, per citare le altre due branche considerate nel recente accordo stato-regioni sulle medicine complementari) alla stessa stregua della cura Di Bella, delle palle di capra di più antica memoria e della “cura stamina” dell’intraprendente autodidatta Vannoni, ma questo non c’entra qui. Secoli di scienza avranno pure una loro ragione e nessuna ricerca clinica controllata ha mai mostrato alcun risultato di qualsivoglia tipo dell’omeopatia, ma non facendo nulla non nuove, e così ci fermiamo qui. Ma consigliamo almeno ai malati di cercare un medico prima di avviarsi,se non curabili, sulla strada dei placebo. Questa è una affermazione dovuta per spirito di correttezza e rispetto nei confronti dei malati.
      Ma quel che qui conta è che stiamo parlando di alchimia. In questa alcuni, veritieri, hanno preso l’alchimia come SIMBOLO di alcuni processi della nostra opera, correttamente. I concetti della diluizione e del seme metallico possono essere spiegati in mille modi, anche usando immagini tratte dall’immaginario mondo della costruzione intellettuale omeopatica. Ma questo non deve indurre alla fuorviante idea di porre alchimia e omeopatia in modo analogo, simile o viciniore. Su questo dobbiamo dissentire fermamente, perchè porterebbe i lettori fuori strada.
      Fermo restando il rispetto per tutte le vie, sogni ed immagini di ciascuno, è però necessario restare con i piedi per terra: la medicina è una scienza che salva la vita, quando può, e non si può giocarci.
      L’alchima a sua volta è una scienza precisa e antica, che nulla ha a che fare con i sogni ottocenteschi di un visionario che si sono tradotti oggi in uno dei maggiori business mondiali della speranza e del sogno.
      Fermiamoci sul giudizio medico, ma approfondiamo quello alchemico: la omeopatia intesa come clinica e l’alchimia son due cose che non c’entrano nulla una con l’altra. Ogni associazione porta fuori strada, a meno che non specifichi chiaramente che si tratta di assimilazione simbolica di IMMAGINI operative, che in alchimia hanno valenza del tutto diversa ma possono, in alcuni casi, essere “utili”, in senso lucarelliano, alla nostra cerca.
      Siccome dico questo con tutto il rispetto e la buona fede di tutti, non desidero discutere e non risponderò oltre, per non tediare, ma mi sentivo in dovere per i cercatori, specificare.

      vostro affezionato Ptah, con incrollante stima alla vostra persona e buona fede!

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  13. Beh, non posso che restar colpito dagli ‘scambi’ così numerosi su un tema come quello dell’Omeopatia.
    Naturalmente le opinioni sono una cosa, e lo studio (e la naturale ‘sperimentazione’) della Materia un’altra.

    Peraltro, non posso che restar ancor più colpito come alcuno dei lettori, tranne Compostela, si sia tenuto ben lontano dal contenuto un po’ più alchemico che mi pareva aver provato ad esporre.
    D’altro canto, questi sono i tempi: Alchimia è lontana dal cuore degli uomini; e non perché la Dama sia inarrivabile, quanto piuttosto perché l’essere umano se ne allontana appena può, ritenendola spesso una portatrice delle tante chimere, solo dotte…e va bene così.

    Caro Fra’ Cercone, le confermo che i sei ospiti hanno lasciato sei tazzine sei (ohibò) sul tavolo del povero alchimista…magari ne bastavan due o quattro. Ma figurarsi se qualcuno si fosse mai posto il problema, le pare?

    Sempre di buon cuore

    Captain NEMO

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    • Caro Capitano,
      concordo in pieno e non vi nascondo che la cosa mi ha turbato. Il vostro post ricco di profondi stimoli alchemici, ha stimolato invece devianze tematiche pesanti. Questo indica un fatto: forse anche nel nostro mondo il buio sta calando, come direbbe Tolkien.
      Ma a costo di essere antipatico, proprio stimolato da questo, ho deciso di prendere posizione netta, seppur certamente antipatica ad alcuni, attivissimi. Ma è necessario per salvare il salvabile. Mi prendo tutta la responsabilità dell’essere odioso, ma l’AMORE per l’ARTE necessitava questo.
      Taciuto ho sempre, ed ora tacerò di nuovo. Nessuno potrà dire che non ho detto.

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  14. Caro Captain,

    sei tazzine ok, c’è un altro ospite, inconnu, in questa elevata compagnia. Che potrebbe essere di soli tre, perché due vivono altrove… O di due, se non ho ben compreso chi sia l’eretico, e se anch’egli abiti nei pressi degli altri due. Ma quattro? Magari un giorno ci si tornerà sopra.

    Perdoni il mio sfogo poco alchemico, ma – come dice il buon Cercone – siamo uomini (ancora) e personalmente vivo quotidianamente le imperfezioni di questo mondo. Non credo sia stata una riflessione del tutto inutile, anche alla luce dei miei incerti passi sul Sentiero. Ma comprendo cosa ci vuol dire (nel commento). Dirò di più, sembra che Alchimia abbia nemici, scaltri ed efficaci, oppure che si protegga essa stessa con efficacia e scaltrezza, oppure ancora che protegga gli stolti e i malvagi dalla propria Forza.

    E qui torniamo, in parte, al punto. Una forza forte di ogni forza, “una bomba atomica sul fornello della cucina”, diceva un tale in un bel libro… Siamo in grado di misurare le interazioni fra singole particelle, classificarle in forti e deboli, scoprire che il fatto di osservare tale fenomeno altera il campo e facciamo finta di nulla. Spostiamo ogni giorno miliardi di cellule organizzate in un contesto interagente con altri miliardi di cellule in un ambiente con una varietà quasi infinita di molecole, quindi con una interazione talmente complessa da essere difficilmente concepibile, e non ce ne accorgiamo neppure, oppure, ancora una volta , facciamo finta di nulla.

    Invece qualcuno ha prima intuito e poi indagato su una realtà diversa da questa multiforme e multicolore illusione, ha compreso che vi è un modo, in qualche modo indicato dalla Natura stessa, per comprendere la verità. E questo è meraviglioso. Ma mi sono un po’ perso nei miei pensieri…

    Un caro saluto

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  15. Carissimo Capitano,

    ho bevuto parecchie tazze di tè leggendo e rileggendo il suo post.
    Confesso anche che una delle letture è avvenuta mentre assaggiavo un piatto di tortellacci al gorgonzola e noci, ma questi forse son dettagli trascurabili.

    Trovo molto affascinante l’immagine del corpo che nell’atto dell’entrare nella nostra manifestazione si fa sentire nella totalità di questa grazie al suo campo. Stavo per scrivere “canto” invece di “campo”, e l’immagine forse si sarebbe fatta ancora più poetica…

    Ex-sistere, l’etimologia indicata per la parola italiana “esistere”, mi fa pensare alla provenienza dei corpi dal mondo delle idee come forme pure e fisse, in quanto in latino “sisto” significa tra le sue varie accezioni “stare fermo”, “essere fisso”.
    Accezione identica al verbo greco ἵστημι, che ha significato di “stare”, “collocare” ed anche più espressamente “fissare” e, curiosamente, “innalzare”. Il suono di questo vocabolo è molto vicino anche a ἱστίον, che significa vela, la quale è la parte della nave che, fissata ad essa, ne consente il movimento interagendo col vento.
    Trovo consonante anche l’accostamento col termine ἱστορέω, narrare, da cui anche ἱστορία: le storie della tradizione non sono infatti qualcosa di fisso ed immutabile che si propaga nel tempo e nello spazio grazie alla voce di qualche narratore?
    Interessante anche la vicinanza da lei sottolineata con il termine “istante”: effettivamente un corpo entra nel dominio del tempo dal momento in cui compare in manifestazione.

    Riguardo poi al termine δύναμις, oltre al significato di “forza” e “potere”, vedo anche quello di “armata” ed “esercito”, termini decisamente marziali e che possono essere accostati anche al verbo δύνω, che invece vuole dire “immergersi” e “penetrare”.

    L’immagine di un corpo che entrando in essere propaga il proprio campo in tutto lo spazio mi riporta anche al concetto fisico di “entanglement quantistico”, secondo cui vi sarebbero correlazioni a distanza tra stati quantistici che determinerebbero la non località di questa teoria. La particelle che manifestano questa sorta di legame dovrebbero in qualche modo essere accomunate nell’istante in cui hanno origine.
    Lo vedo un po’ come una sorta di nodo d’amore che non conosce limiti di spazio: probabilmente esistono “vicinanze” o “affinità” che vanno al di là del concetto di distanza, in quanto interagiscono lungo percorsi e dimensioni a noi sconosciuti o non percepibili.

    E questo mi riporta un po’ a quell’Altrove dove alcuni dei protagonisti da lei citati vivono: alcuni di loro, sfuggiti dalla nostra manifestazione, hanno lasciato nelle loro tazze solo i fondi dei loro tè…
    (questa è la primia immagine che mi è balzata in mente, senza pensarci, leggendo delle sei tazze sul tavolo)

    Come un serpente che si morde la coda, alla fine del suo post ritorna al suo titolo, chiamando in causa un film che ho guardato e riguardato ossessivamente nella mia giovinezza: tornando indietro con la memoria ricordo i tentativi di avvicinarmi e percepire la Forza di cui si sta parlando, riguardo la quale il maestro Yoda ha da dire: “La vita essa crea ed accresce, la sua energia ci circonda e ci lega; illuminati noi siamo, non questa materia grezza! Tu devi sentire la Forza intorno a te, qui, tra te, me, l’albero, la pietra, dovunque!”

    Quali parole migliori poter citare per chiudere questo mio intervento?

    Un abbraccio sincero a tutti, e un caloroso augurio di Buone Feste!

    EmmEnthAl

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  16. Caro Capitano,
    una delle prime volte che lessi i libri di Fulcanelli, rimasi colpito (vado a memoria) nel sapere, che nel nome della Vergine, era incluso qualcosa di maschile, mi pare vir, che voleva dire ‘virilita’, una virtu’ che richiama la Forza.
    Anche nel simbolo dell’Ank egizio( uguale a quello della vergine), vi e’ nascosto un qualcosa di maschile, ossia la croce o stella o luce, anche questi mi pare, potenti simboli di Forza.
    La forza, mi ricorda anche la fortezza alchemica, di cui pero’ bisognerebbe avere la chiave

    Auguri a Lei e a tutti i suoi lettori

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  17. Doctor Anthony Mistero Says:

    Egregio Capitano, il suo post ha risvegliato mes amours d’antan, la Fisica in primis (nel senso esteso di Philosophia Naturalis, of course, ma anche in quello piu’ prosaico della Fisica moderna): nel tentativo di risponderle adeguatamente, mi ha indotto in numerose amene elucubrazioni e (diciamola tutta) anche in alcune piccole rivelazioni personali che condividero’ solo in parte. Per questo vorrei, prima di entrare in medias res, ringraziarla per questa pro-vocazione (nel senso latino, pro-vocatio, naturalmente).

    Ordunque: il suo post e’ un melange di tanti ingredienti, ma io credo che il vero centro sia una riflessione dovuta di carattere squisitamente epistemologico: Cosa (Chi) e’ la Forza/e?

    Devo dirle che le sue conclusioni sono un attimino affrettate: i fisici, da Aristotele sino ad oggi, sanno bene cosa e’ una forza, o meglio, ne conoscono la definizione formale. Eccola:

    “In physics, a force is any influence that causes an object to undergo a certain change”, cosi’ recita la wikipedia.

    Ricapitoliamo: assumendo che si sappia cosa sia lo stato fisico di un oggetto (direi meglio sistema fisico), e che si sappia misurarlo (ad esempio temperatura, moto, etc), si assume che ogni cambiamento sia dovuto ad una influenza, chiamata Forza, che lo trasla, per cosi’ dire, in un altro stato (una nota per i connoiseurs: questo vuol dire che la natura profonda di un sistema fisico e’ la sua INERZIA, la sua tendenza a rimanere nel suo stato, a meno che….).

    I fisici misurano, e si sono accorti che la forza, questa “influenza”, si puo’ trasformare in modi equivalenti e rigorosi: ad esempio, una forza che provoca un cambiamento meccanico puo’ trasformarsi, in condizioni opportune, in una forza che induce un cambiamento termico, o chimico.

    Dopodiche’ (sino a qui si e’ fatta solo una analisi squisitamente fenomenologica, e una tabulazione/tassonomia delle equivalenze) la domanda ovvia e’: come mai esistono delle forze in the first place?

    Si sono scoperte SORGENTI, ad esempio la cosiddetta’ carica elettrica, che producono (o molto piu’ onestamente accompagnano) la manifestazione di quelle famose infuenze di cui sopra. Astraendo, si e’ arrivati al concetto di CAMPO: lasciamo perdere l’ influenza ATTUALE, ed occupiamoci solo di quella POTENZIALE. SE (noti la capitalizzazione) in un punto dato si trova una carica, questa carica si trovera’ sottoposta a una forza misurabile tale e tale….(avrei molto da dire sulla “ontologizzazione” del concetto di campo e quello di altri artifici matematici, su come ci si dimentica sempre che un modello e’ solo un modello, ma la vita e’ breve, aime’, e l’arte lunga, soprassedero’).

    Ora, supponiamo uno spazio vuoto, e, d’improvviso, una carica si manifesta: la sua presenza si manifesta istantaneamente dovunque? La risposta e’ NO. In realta’, dal punto di vista della Teoria dei Campi, il campo esisteva anche prima, solo che era zero dovunque. La carica appare, e produce una perturbazione, che si propaga, giusta la relativita’, con la velocita’ della luce. E’ la Luce, guarda caso, i piccoli simpatici fotoni (che non hanno MASSA a riposo…), che sono i messaggeri della perturbazione. Sono loro che, quando assorbiti, “notificano”, per cosi’ dire, un’altra carica del’ esistenza della carica numero uno.

    La Fisica Quantistica dei Campi, sulla scorta dei successi di Mr. Feynmann e la Elettrodinamica Quantistica, continua su questa strada, riducendo la forza (tutte le forze) a un epifenomeno e attribuendo alle INTERAZIONI MEDIATE il ruolo fondamentale: ogni forza nota ha il suo bosone, il suo MEDIATORE (le suona famigliare? due “particelle” , due “cose”, interagiscono grazie ad un TERZO, un mediatore: TERTIUM SEMPER DATUR…)

    Ma divago (o forse no). Torniamo al punto. Il fisico e’ un buon osservatore, naturalmente solo di cio’ che colpisce i sensi (magari potenziati da un telescopio, ma sempre sensi sono, e sempre oggetti percepiscono…), e soprattutto (almeno nelle intenzioni) un osservatore “neutrale” (ammesso e non concesso che esistano tali creature. Io personalmente credo di piu’ agli ippogrifi). Vede la Natura, ma solo dall’esterno. Credo che sia proprio qui che il Fisico (almeno nella sua veste moderna) e l’Alchimista prendano due strade diverse: la forza, ad esempio, l ‘ Alchimista vuole sentirla, VIVERLA, non semplicemente recitare il rosario delle sue conversioni formali.

    L’Alchimista vuole capire COSA sia la Forza. Vuole rimontare alla sua Causa, all’ AGENTE occulto, e si chiede cosa sia veramente il PAZIENTE, ovvero l’oggetto, su cui la forza si applica.

    E dove mai trovera’ le risposte?

    Yoda: Size matters not. Look at me. Judge me by my size, do you? Hmm? Hmm. And well you should not. For my ally is the Force, and a powerful ally it is. Life creates it, makes it grow. Its energy surrounds us and binds us. Luminous beings are we, not this crude matter. You must feel the Force around you; here, between you, me, the tree, the rock, everywhere, yes.

    Yoda aveva ragione. Questa Forza, di cui le “forze” fisiche non sono che frammentarie manifestazioni nel mondo della materia massiva, e’ dovunque. Dentro e fuori di noi. Dentro, anima il nostro corpo (vedi Hanhemann e prima di lui Paracelso), questo laboratorio mirabile creato dagli dei, e fuori anima tutto e tutti, dalle pietre ai margini dei fiumi, passando per piante, animali, pianeti, stelle, e Dio solo sa che altro.

    Lei, immagino, la cerca nei suoi fornelli. Altri la cercano nel loro corpo immoto (Gratianus sbaglia, e di grosso, se pensa che i fornelli siano meglio delle preghiere: ci sono fornelli e fornelli, ci sono preghiere e preghiere. Ci sono tante strade, tutte diverse, tutte uguali. Che ognuno parli della sua strada, quella che cammina, e taccia sulle altre. Dopotutto, cosa sappiamo davvero, se non i passi che abbiamo compiuto?).

    Potrei continuare a lungo. Preferisco invece, se gia’ non lo conosce, consigliarle di cuore la lettura delle Deux Lumieres, un testo compilato di alcuni scritti di Henry Coton, detto Alvart. L’ultimo saggio e’ proprio sulla forza (la forza termica-calore, per essere piu’ precisi), e sulla MASSA. Vi trovera’ il pensiero di un solitario che, la testa e il cuore mi dicono e certificano all’ unisono, e’ arrivato sino in fondo al cammino. Uno che non ha abbandonato la ragione, ma al contrario l’ha “digrossata” dei luoghi comuni, l’ha resa capace di ricevere il Donum Dei, e, prima di andarsene, ha lasciato delle tracce piene di inaudita sapienza per gli happy few…

    Buon Natale a lei e a tutti

    Anthony Mistero

    Doctor Nullae Scientiae

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  18. Caro Capitano,

    la vostra provocazione, in merito alla forza è sottile e, se non addirittura subdola, quanto meno birichina, perché, pur facendo il pesce in barile, ella ben sa, -come sa ogni alchimista-, che l’ente vettoriale, che la Fisica definisce forza, come il vuoto, è una lussuria dell’inesistente.

    All’uopo, traggo dall’Enciclopedia Italiana, (1932) alla voce Forza, redatta da Enrico Persico: “F. Mach, fin dal 1883, scriveva che era possibile costruire una meccanica in cui il concetto di forza fosse superfluo. Tale idea era in seguito realizzata da H. Hertz, la cui ‘Meccanica’ (1894) è svolta in buona parte senza far uso del concetto di forza, la cui considerazione è comoda in quei casi in cui, fissando la nostra attenzione sopra una parte di un sistema meccanico, vogliamo ignorare il comportamento delle parti rimanenti: allora l’azione di queste può essere sostituita con delle ‘forze’.” .

    Avendo anch’io in alta considerazione gli scritti di Henry Coton-Alvart, mi corre l’obbligo di una rettifica, per render loro la giustizia che meritano.

    Non è vero che nell’ultimo saggio, “La Transformation des corps” in “Les deux Lumieres” (Dervy, Paris, 1996, pp. 237-251), Henry Coton-Alvart parla di forza, bensì di “sostanza-calore”, cosa ben diversa da qualsivoglia forza.

    Riproduco in pillole dal menzionato saggio alcuni concetti di interesse alchimico:

    “-La chaleur est une substance. … La substance-chaleur entre dans la composition des corps dèfinis QUANTITATIVEMENT … La chaleur st une substance DOUĖE D’ĖTENDUE ET D’ĖLASTICITĖ mais de masse nulle pour nos mesures; (Elle n’est pas nulle absolument) …”
    Come non è mai nulla quella del fotone, -aggiungo io-, giacché lo stato di velocità nulla (cioè v = 0) non è del mondo fisico (di scena) così come non lo è lo stato di velocità infinita.
    Riprendendo adesso Coton-Alvart:
    “- Ce lien le plus lâche, nous l’appellerons le PREMIER DEGRĖ DE MATĖRIALISATION DU FEU. C’est celui de l’échauffement, de la chaleur dite de conduction. …
    – Nous voyons dans la CHALEUR D’ĖTAT un deuxième degré de matérialisation du feu. …
    – Un troisième degré de matérialisation de la chaleur dans laquelle elle semble disparaître plus profondément [chaleur de réaction]… est son passage en “ phlogons” … nous avons donné le nom de phlogon aux particules de substance-chaleur fixées dans une matière et faisant partie de la constitution d’un corps à titre de constituants. …
    – La substance-chaleur forme enfin avec les corps une liaison tellement étroite, [chaleur de transmutation] qu’aucun moyen habituel en notre possession ne peut l’en détacher, sauf quelques artifices …”.

    Buon Natale a tutte e tutti,

    Fra’ Cercone

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  19. Doctor Anthony Mistero Says:

    Caro Cercone, mi rallegro che siamo almeno in due ad apprezzare Alvart.

    Vedo anche che Lei “traffica” con la Fisica, quella vera, non la caricatura da operetta che troppo spesso viene ridicolizzata come naive, per far vedere che non capisce lo “Spirito”. Ora, tanto vale mettere le carte in tavola: io non difendo certo la Scienza moderna, che, come credo di aver gia’ spiegato, e’ troppo angusta per le mie prospettive. Piuttosto, non mi piacciono le caricature, sara’ forse perche ‘ la mia predilezione va la teatro tragico, non al vaudeville.

    Allora, visto che qui si parla sul serio, parliamone. Quello che Lei ha detto e’ corretto, gia’ da Mach si intuiva che la forza e’ epifenomenica, non “sostanziale”.

    Ma in realta’ da molto prima, almeno in nuce: piu’ precisamente da D’ Alembert e soprattutto da Lagrange: il secondo introdusse la cosiddetta meccanica lagrangiana, in cui il principio di minima azione gioca il ruolo fondamentale. E’ la funzione lagrangiana (formalmente la differenza tra energia cinetica e potenziale, nel caso ristretto “classico”),che “genera” la meccanica: i “moti” di un sistema fisico minimizzano l’azione (vedi ad esempio il meraviglioso libro di Arnold sui principi matematici della meccanica classica). Tutta la fisica successiva, anche la meccanica del campo, stringhe e quant’altro, si basa sulle lagrangiane, o densita’ di lagrangiane, per essere piu’ precisi. I fisici, poveretti, che di filosofia, aime’, macinano poco, non si rendono conto della loro abissale scoperta:

    LA NATURA SEGUE SEMPRE LA VIA PIU’ ECONOMICA.

    Non ci sono “forze”: semplicemente esiste in un sistema dato una lagrangiana d’azione, che guida, per cosi’ dire, il sistema secondo geodetiche dell’azione.

    Ora, e sono certo che lei mi sta seguendo, le chiedo di bersi una extra-tazza di te’ delle indie, e le propongo invece la mia DEFINI(ZIONE ASSIOMATICA DELLO SPIRITO (invece dei soliti sbrodolamenti “misitcheggianti ” in la bemolle):

    Lo spirito si riconosce dalla violazione del principio di minima azione. Viene, pour ainsi dire, dal lato sinentropico del mondo (la Forza Organizzatrice, Ordo ab Chao)

    Senza “spirito” tutto e’ MECCANICA, niente altro. Tutto segue geodetiche, tutto e’ “pigro” (e dico tutto nel senso letterale, gli umani non fanno eccezione, anzi)

    E’ compito dei ncercatori veri insegurre le tracce delllo spirito proprio’ li, osservando le violazioni alla legge della pigrizia universale. E tali violazioni esistono, come Alvart, se non non le e’ sfuggito, nota in piu’ parti di quel piccolo capolavoro (che, sia detto per inciso, e’ alchemico da cima a fondo, ma di alchimia autentica, quella che non si lascia indurre a facili misticismi di maniera, ma scava nel tessurto del reale per scoprire la Scienza con la maiuscola, quella che anima tutta la Manifestazione). Ad esempio nella Vita, nelle reazioni quotidiane e apparentemente pedestri della vita organica. Molti “alchimisti” trafficano con l’antimonio, il bismuto, etc, ma chi osserva con attenzione quello che avviene con i piccoli licheni, le muffe, i batteri, e i sassolini al bordo dei fiumi? Queste minute creature sono grandi spagirici, compiono miracoli quotidiani che noi, presuntuosi, non notiamo mai ……

    Rinovo al Lei e a tutti il mio Buon Natale, quello di Cristo e quello di coloro che rinascono con Lui nello Spirito. Quelli, per dirla chiara, che amano l’ Ordine nel bel mezzo del Chaos

    Anthony Mistero

    Doctor Nullae Scientiae

    PS Accetto la emendatio. Ma attenzione: la substance-chaleur non e’ una sostanza inter alia, ma il veicolo occulto e supremo del cambiamento ( la sostanza NON MASSIVA, o, per dirla con Alvart, quella che non ha il koilon, la pesanteur vide..)E anche li ci sarebbe tanto da dire, ad esempio questo: che un giorno, forse, il flogisto tornera’ dal suo oblio. Anche lui, disprezzato, sara’ ripristinato nel ruolo che gli compete, la pietra che fu rigettata diventera’ pietra angolare…

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    • Caro Doctor Mystero,

      prima di tutto benvenuto sul mio Blog. E, poi….Buon Natale!

      La ringrazio per aver segnalato Coton-Alvart, il cui pensiero e il cui percorso sono estremamente interessanti: in Italia, purtroppo è poco conosciuto. Ed è davvero, davvero, un gran peccato.

      Quanto alla Lagrangiana: è un bel modo per ‘scoprire’ l’acqua calda; mi spiego: l’uomo adora escogitare metodi per misurare, o modelli per descrivere, ma finisce sempre per acchiappare apparenze. Per questo, come per i pindarici Hamiltoniani et similia, da tempo li ho tolti dallo zainetto da viaggio. Dubito infatti che mi servirebbero mai, per trovare la Via di casa. Viaggio leggero, Messere, perchè la Via passa per luoghi molto fuor di mano: Lei pensa forse che il passo di Philalethe parli di ‘violazioni del Principio di minima azione‘?…il mio sperimentare, Messere, mi porta una risposta netta: no.
      Non concordo, infatti, che si debba ‘inseguire le tracce dello spirito‘; trattandosi di una cosa fondante ogni Creazione, se ne troveranno alcune milioni di ‘tracce’ per microsecondo.

      L’Alchimista, caro Doctor, cerca Luce, e non gli ‘effetti’. Questo, a mio modesto avviso, e con molto rispetto parlando, è la tediosa abitudine dei fisici, dei dotti, dei ‘ponzatori’ e via dicendo.
      Le dirò, anche, che non ci è dato -essendo parte del sistema-prigione-dorata- di poter uscire con i nostri mezzucci: occorre altro. E la Graziosa ‘manina’ che esce dalle nubi…
      Personalmente, poi, trovo che la faccenda dell’Ordo ab Chaos‘ suoni un po’ vecchiotta, roba già vista e che – a color che cercano di tornare a Casa – è del tutto inutile.

      Chissà perché, il consiglio degli alchimisti è quello di riuscire ad avere un ‘Chaos’, e non un ordine: non trova bislacco che l’ordine serva solo per poter effettuare una misura in base ad un criterio scelto da molti, e poi starcene lì – tranquilli – a dire ‘…oh, ecco ora è tutto in ordine in questa bella prigione. Che dici, mettiamo uno scaffale, così ci metto in fila tutta ‘sta roba dello scatolone?…‘.
      Alla mia età, dubito molto che Madre Natura segua un Ordo: è una adoratissima trappola-necessità umana per trovare una finta pace, piuttosto effimera per la verità. Siamo inebetiti e sopiti dalla misura, temo. E’ un ottimo anestetico: funziona sempre.

      Ma non amo discutere le altrui convinzioni, Doctor: il mio crogiolo mi mostra che ogni cosa che è doppia, è finta. Ed avendo scoperto la totale inesistenza di quel che ci ostiniamo a chiamar ‘vero’, mi rivolgo sempre al mio forno, ad ammirare le meraviglie di Madre Natura, che danza secondo una musica non umana; forse aliena alla nostra ratio, ma ancor più interessante di una noiosa formulazione matematica.
      E – se proprio dovessi scegliere tra ‘Chi/cosa è il Principio di minima azione‘ e ‘Chi è Forza‘ – andrei dritto dietro lo Specchio di Alice: su Bellatrix danno dei film bellissimi, molto semplici ed istruttivi. E Yoda è un ottimo recensore, che ammiro moltissimo.

      Sa, sarà l’età, ma mi son stancato di quelli che vanno in giro con metri, decametri, teorie, misuratori a Laser, tensori vettoriali, e buchi quantici…Madre Natura non usa un’economia, Doctor; è – nella sua sconvolgente essenza – soltanto semplice. E la semplicità – quella semplicità – non è descrivibile; figurarsi con un sistema fatto di funzioni del tipo Lagrangiano (o altra roba per modellare la creta dell’avida ratio, tipo quella macro-masturbazione dell’Hamiltoniano). Più che almanaccare su come si possa dimostrare che due + due fa quattro (forse!), amerei di più chi mi mostrasse l’essenza dell’Uno semplice, e come quell’Uno riesca a mettere in scena un film che da venti e passa secoli tutti credono di aver capito, ma che nessuno ha compreso. Salvo, forse, uno sparutissimo gruppo di Foux. Sperimentalmente.
      …E se dovessi esser più chiaro: noi non siamo tanto gli ‘attori’ in questo teatrino; quanto, più probabilmete, ‘agiti’. Siamo pensati, e ritengo che chi cerca, non debba dimenticarlo mai.

      Detto questo, ognuno è libero di fare, dire o immaginare quel che crede.
      L’alchimista ha un obiettivo ben preciso, e sa bene che senza un fuoco ed una materia adatta alla bisogna imposta dalla semplicità del Chaos, non potrebbe mai ricever soccorso dal Cielo. Ma siamo così innamorati del nostro auto-sogno,…ma così innamorati, ma così innamorati…che dubito molto che vi sia qualcuno che si metta davvero in Viaggio.

      Le auguro serenità e pace, Doctor Mystero. E la ringrazio per il suo bel commento e per la pazienza. Torno al mio Chaos. E al perfido ed onestissimo Philalethe.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  20. Doctor Anthony Mistero Says:

    Caro Capitano, sono io che la ringrazio dell’ ospitalita’, ed anche per la pazienza (tendo ancora, aime’ , alla verbosita’, gran brutto segno alla mia eta’.. Pero’ un po’ e’ colpa sua, con tutte le tazze da te’ era difficile essere concisi..).

    Sarei tentato dallo stesso demonietto capriccioso, quello che mi spinge alla logorrea, al facile gioco della tenzone, non fosse altro che, come Lei ben sa, l’ Arte e’ lunga e la Vita breve, e sono anch’io un signore attempato, ho ancora tanto da fare…..

    Quindi le diro’ solo questo, lasciando stare lagrangiane & hamiltoniane che non la interessano (a me si, ma naturalmente non sono fesso, so perfettamente che sono finte, cosi’ come sono finti anche il suo mercurio, l’azoto , i fornelli, il dhikr sufico, gli ippogrifi, la torta di ribes, e tutto il resto. Il Nome che puo’ essere detto non e’ il vero Nome, diceva un tale, tanto tanto tempo fa….).

    Anzi, sa che le dico? Sottoscrivo a (quasi ) tutto quello che lei ha detto, e le mando il mio augurio di buona & pronta riuscita.

    La lascio invece, con una nota brevis, ad personam, proprio per lei, che spero apprezzera’ (e senno’ chiedo venia, e tolgo le ancore ):

    Chaos? Ma certamente!!!

    Io ADORO il chaos, ed infatti mischio non solo materie nei crogioli (anche loro, ebbene si’), ma linguaggi, stili di vita, hamiltoniane, la befana, e Diosolosacosaltro.

    Solo che, se lo lasci dire da uno che qualcosuccia l’ha pur vista nelle sue navigazioni in solitaria, gli amatori del chaos son di due tipi: quelli che (come me, e spero di cuore anche come Lei) lo amano perche’ e’ la CONDITIO SINE QUA NON per la nascita di un nuovo Ordo, e quelli che invece ne subiscono la fascinazione mortuaria, implosiva. I primi si chiamano Jedi, gli altri Sith (poi, ovvio, ci sono anche quelli che non sanno nemmeno cosa sia il chaos, e di questi non mette conto parlare). Servono tutti e due, Jedi e Sith, all’economia universale, ma….Lei COSA o CHI vuole essere? Jedi o Sith? Io ho gia’ scelto. Se traffico col chaos e’ per la stessa ragione di Luke SkyWalker, perche’ bisogna pure bruciarsi le mani, no? Senno’ al massimo si diventa un Jedi bravino, ma di seconda categoria…Poi pero’ attendo con trepidazione la nascita della Luce, e dalla melma informe un Cristallo ben formato…

    Ad Maiora

    Anthony Mistero

    Doctor Nullae Scientiae

    PS Dica da parte mia al Maestro Gratianus che l’ Alchimia, nel senso di Arte Sacra, non e’ fatta per andarsene via ( il buddismo e la mistica carmelitana funzionano meglio da quel lato, e senza spese per allestire il lab, 100% tax-free….), ma al contrario per capire che la trappola non esiste affatto, anche se e’ di FERRO durissimo (questa si’ che e’ una dottrina da folli, un bell’ ossimoro, no?):

    Rupan na prithak śunyata, śunyataya na prithag rupan, rupan śunyata śunyataiva rupan, yad rupan sa śunyata ya śunyatad rupan

    La forma non è distinta dal vuoto, il vuoto non è distinto dalla forma; la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma; se questa è la forma tale è il vuoto, se questo è il vuoto tale è la forma

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    • Mio caro Doctor Mystero,

      accetto di buon grado la sua Notula…Natalizia! Grazie: il Prajnaparamita Sutra è verità.
      Mi permetta, in cambio, di sussurrarle che – forse – non ha afferrato un dettaglio del bel dir terribile di Gratianus: il tempo.
      Messer Bianconiglio docet

      Merry Christmas, Mr. Mystero…!

      Captain NEMO

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  21. Doctor Anthony Mistero Says:

    Mio Caro Capitano, ha proprio ragione, non avevo afferrato.

    Eh bien…sa, visto che la Forma e’ il Vuoto, possiamo pure dire che il Tempo è l’Eternita’, no?

    Tutta questa smania di eternita’ io non la capisco: pensi che noia deve essere, un mondo senza tempo….

    Non sara’ forse per questo che il Demiurgo ha deciso di introdurlo, il vecchio Saturno, e di farlo Giudice assoluto?

    E poi, cosa è mai il Tempo, se non la distanza tra il Seme e il Frutto? Una distanza infinita per alcuni, e per altri zero…

    Ma voglio farle, prima di smetterla davvero col mio bavardage, un bel regalino di Natale, a lei e ai suoi amici, e siccome credo che mi abbia già geolocalizzato e che ama Philalete, ecco qua la letterina natalizia versione yankee, e poi il regalino:

    — Cari Cercatori, tale John Winthrop, noto governatore in terra coloniale e bibliofilo accanito, passò a miglior vita nell’anno di grazia ….. Dopodichè, essendo ridotto come tutti in polvere, ovverossia in Sale Alcalino, ed essendo il suo sale FISSO quant’altri mai, e perciò ricco di tutte le memorie del succitato signor Winthrop, si rimaterializzò nel corpo di tale Walt Whitman, celebre poeta americano del tempo di Lincoln.

    Il Signor Whitman, dopo alcune inquietanti traversie, si ricordò di aver trafficato ai fornelli quasi due secoli prima, e, colmo di sapienza, scisse questa poesia, che Vi dedico come dono natalizio e pegno della mia amicizia.

    Vostro

    Anthony M. Mystero

    Doctor Nullae Scientiae

    CHANTING THE SQUARE DEIFIC

    1

    CHANTING the square deific, out of the One advancing, out of the sides;
    Out of the old and new—out of the square entirely divine,
    Solid, four-sided, (all the sides needed)… from this side JEHOVAH am I,
    Old Brahm I, and I Saturnius am;
    Not Time affects me—I am Time, old, modern as any;
    Unpersuadable, relentless, executing righteous judgments;
    As the Earth, the Father, the brown old Kronos, with laws,
    Aged beyond computation—yet ever new—ever with those mighty laws rolling,
    Relentless, I forgive no man—whoever sins, dies—I will have that man’s life;
    Therefore let none expect mercy—Have the seasons, gravitation, the appointed days, mercy?—No more have I;
    But as the seasons, and gravitation—and as all the appointed days, that forgive not,
    I dispense from this side judgments inexorable, without the least remorse.

    2

    Consolator most mild, the promis’d one advancing,
    With gentle hand extended—the mightier God am I,
    Foretold by prophets and poets, in their most rapt prophecies and poems;
    From this side, lo! the Lord CHRIST gazes—lo! Hermes I—lo! mine is Hercules’ face;
    All sorrow, labor, suffering, I, tallying it, absorb in myself;
    Many times have I been rejected, taunted, put in prison, and crucified—and many times shall be again;
    All the world have I given up for my dear brothers’ and sisters’ sake—for the soul’s sake;
    Wending my way through the homes of men, rich or poor, with the kiss of affection;
    For I am affection—I am the cheer-bringing God, with hope, and all-enclosing Charity;
    (Conqueror yet—for before me all the armies and soldiers of the earth shall yet bow—and all the weapons of war become impotent:)
    With indulgent words, as to children—with fresh and sane words, mine only;
    Young and strong I pass, knowing well I am destin’d myself to an early death:
    But my Charity has no death—my Wisdom dies not, neither early nor late,
    And my sweet Love, bequeath’d here and elsewhere, never dies.

    3

    Aloof, dissatisfied, plotting revolt,
    Comrade of criminals, brother of slaves,
    Crafty, despised, a drudge, ignorant,
    With sudra face and worn brow, black, but in the depths of my heart, proud as any;
    Lifted, now and always, against whoever, scorning, assumes to rule me;
    Morose, full of guile, full of reminiscences, brooding, with many wiles,
    (Though it was thought I was baffled and dispell’d, and my wiles done—but that will never be;)
    Defiant, I, SATAN, still live—still utter words—in new lands duly appearing, (and old ones also;)
    Permanent here, from my side, warlike, equal with any, real as any,
    Nor time, nor change, shall ever change me or my words.

    4

    Santa SPIRITA, breather, life,
    Beyond the light, lighter than light,
    Beyond the flames of hell—joyous, leaping easily above hell;
    Beyond Paradise—perfumed solely with mine own perfume;
    Including all life on earth—touching, including God—including Saviour and Satan;
    Ethereal, pervading all, (for without me, what were all? what were God?)
    Essence of forms—life of the real identities, permanent, positive, (namely the unseen,)
    Life of the great round world, the sun and stars, and of man—I, the general Soul,
    Here the square finishing, the solid, I the most solid,
    Breathe my breath also through these songs.

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    • Caro Doctor Mystero,

      proprio bella la sua letterina!…e – a parte che sorrido nella coincidenza che vede me e Fra’ Cercone lavorare come pazzi da cinque anni su un prossimo tomone su quel generoso buontempone di Philalethe – la lettura di Whitman (un grazioso colpo basso, Messere!) mi fa sorridere ancor di più: in un mio commento al Liber Secretus di Artephius avevo sottolineato che nella versione di de Santalla della Tabula Smaragdina si dica che “ea[m] ventus in corpore suo extollit“. E che la parola araba ‘ruh‘, Spirito, ammette entrambi i generi. E che in aramaico si diceva ‘Mia Madre, lo Spirito Santo‘.
      Dobbiamo pensare che Mr. ‘inspired’ Withman strizzasse l’occhiolino quando scriveva ‘Santa SPIRITA‘ ?

      Ah, messere….grazie, e felice periodo Natalizio,

      Captain NEMO

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      • Doctor Anthony Mistero Says:

        Caro Capitano, aspetto con molto interesse il tomone filaletico.

        Meanwhile, mi farò un auto-regalo post-natalizio comprandomi il nuovissimo studio storico su Winthrop e il ruolo dei circoli alchemici nel nascente New England (il signore che l’ha scritto si è imbattuto in una targa apposta a una ex miniera voluta dal leggendario governatore, dove si dice che e’ una miniera di PIOMBO NERO…:)…………)

        http://www.amazon.com/Prosperos-America-Winthrop-Creation-1606-1676/dp/1469600870

        Guardi qua su cosa sono incappato, alla ricerca di notizie su questo personaggio davvero “misterico”:

        WhiteRabbit e il grande Adepto del Connecticut….Potrebbe essere la copertina del suo libro, che ne dice? :

        Con simpatia

        Anthony Mistero

        PS certo, il ruh, o ruach in ebraico, sebbene by default di genere maschile, e’ ovviamente femmineo (o ermafrodito, femmineo per Dio, maschile per il mondo sublunare). Infatti gli ebrei ortodossi salutano la venuta del Sabbath, il venerdi sera, con il celebre Lekah Dodi, canto cabalistico alla Sposa, lo Spirito-Shekinah:

        http://en.wikipedia.org/wiki/Lekhah_Dodi

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    • Caro Doctor Mystero,

      bellissimo il vostro post, che molto ci ha fatto sorridere ed è verissimo. Se ora ci voleste spiegare come fece il Signor Whitman a “ricordare” se stesso, sareste eminentemente utile alla nostra ricerca, in quanto toccate un elemento fondamentale, essenziale della nostra cerca.

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      • Doctor Anthony Mistero Says:

        Caro Ptah, in primis Buon Natale!

        La ringrazio dell’apprezzamento, ma credo, senza falsa modestia (qualità di cui sono quasi privo, putroppo) , che l’unica cosa bellissima nel mio commento sia la “poesia”, chiamamola così, di Whitman (e’ piena di piccole perle, una e’ quella che Captain Nemo ha raccolto, lo “sgrammaticato” SANTA SPIRITA…..).

        Come si e’ “ricordato”? Mi e’ sembrato di averlo detto..il SALE.

        Le ricordo en passant la stupenda definizione che Schwaller/AOR dà del sale:

        IL SALE E’ IL GUARDIANO DELLA FORMA.

        Questa semplice definizione mi sembra letteralmente miracolosa.
        Viviamo (in apparenza) in un mondo di oggetti in-formati, le forme persistono. Attraverso cosa? Il sale, il sale FISSO. Le raccontero’ la mia piccola maniera di vedere la cosa.

        Immagini il suo laptop, pieno zeppo di foto, dati, video, etc. Ora, immaginiamo che l’hard disk si spezzi, lei ha perso tutto. Ma, se invece ha un piccolo USB Data Storage (costo 1-2 euro), ed ha, MOLTO pazientemente, messo l’essenziale lì dentro, il suo laptop puo’ andare pure al macero, il piccolo usb storage la salverà. Basta trovare un laptop compatibile, attaccare il piccolo drive, e ba-baaaam!, il gioco è fatto.

        Comprende ora? Il Sale è la base per una nuova rinascita, per una rigenerazione. Il sale non dimentica .

        Naturalmente c’è sale e sale, “siete il sale della terra”, certo, ma il sale alcalino del corpo di John Winthrop Junior, governatore, astronomo, bibliofilo, giurista, pioniere, allevatore, padre di famiglia, etc etc, non era un sale comune. Il suo USB Data Storage era colmo di tutto quello che aveva visto, che aveva VISSUTO davvero, nei giorni della sua vita incredibile e VASTA (come quella di Whitman, tra l’altro), ed ancora di più nelle buie & fredde notti d’inverno del New England, dove si vedevano bagliori da un piccolo laboratorio/capanna vicino al bosco….

        Anthony Mistero

        PS Ora che ci penso, c’è un’altra maniera di salvare le preziose informazioni del suo PC, di assicurar loro l’IMMORTALITA’, senza il sale fisso, oops, intendo USB drive, la cosiddetta Cloud. Spedisce i dati sulla Nuvola, e il gioco è fatto. Grandi progressi della scienza…. ma in fondo gli antichi la conoscevano di già e non costava nulla…mai sentito parlare delle Cronache dell’Akasha?

        PPS Il tema del Sale mi è molto caro, mi sembra assolutamente centrale: Basilio, Elias Artista, Vigeneres, Fulcanellli, ….la lista è lunga. Tutti a ponderare sul Sale e il suo ruolo nell’Opera. Suggerirei a tutta l’allegra comitiva di concentrare gli sforzi su questo argomento: magari mettendo tutto quello che sappiamo e che non sappiamo assieme, qualcosa ne uscirà: l’unione, si, sa, fa la FORZA. Un bel proposito per il 2014, no? Saluti misterici a tutti

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  22. […] e grande studioso VERO dell’Arte, come è Capitan Nemo (may the force be with you.. https://nemocap.wordpress.com/2013/12/08/may-the-force-be-with-you/ ), ci costringe ad abbandonare la nostra “invidia”, in quanto non è giusto vivere in […]

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  23. Felice Natale Capitano, Felice Natale…

    (Senza Tutti Voi, tutto è impossibile)

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  24. Caro Capitano,

    la Forza Forte di ogni Forza è la Rugiada, non quella dei campi. E’ giusto quindi indagare il misterioso mondo dei sali, ma vorrei sottolineare che è utile all’Opera un solo ed unico Sale, il Primum Ens di tutti i sali, il Primo Movente in grado di far girare la ruota e muovere l’asse. Philalethe scrive che nel Macrocosmo possiamo percepire soltanto le acque inferiori al Firmamento, mentre le superiori non le possiamo vedere, allo stesso modo nel nostro Microcosmo possiamo percepire soltanto le acque esterne al centro, e non quelle centrali. La speranza è arrivare al centro per avere le acque interne…

    Compostela

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    • Doctor Anthony Mistero Says:

      Se per percepire si intende vedere, certo.

      Ma ci sono alcuni che le acque superiori le “sentono”. Ad esempio, il Maestro Cheng Man-ch’ing (Zheng Man-Jing), uno dei massimi praticanti del Taijiquan (Taichi chuan) del secolo XX disse (cito in inglese, sono troppo pigro per tradurre):

      “Man lives on land. His long familiarity with air often makes him forget about its existence. Since it lacks solidity and shape, it eludes attention or easy mental grasp by the beginner. To liken air to water aids the imagination. It is like water in the sense that if one pretends to swim while out of water, his movements automatically conform to the principles of T’ai Chi. By this practice, the novice will ultimately “feel” the air to be heavy in the sense that he feels water to be heavy.

      At this stage his body has become lighter and more pliable than that of the average man. This feeling of buoyancy and suppleness derives from firmly rooting the feet and using the body in “dry swimming.” Functionally, this slow movement against an imagined resistance will ultimately create great speed in responding to a fighting situation.”

      Prof. Cheng considered “swimming in air” to be so important that he devoted a whole chapter to it in his Thirteen Treatises.4 In that chapter, Prof. Cheng says:

      “As you make progress the air will not only feel heavier than water, it will feel like iron.”

      ******************************************************

      Nota bene: l’uomo ordinario vive nell’aria e dell’aria ma non la percepisce affatto, eccetto per le folate di vento.

      L’apprendista comincia a percepirla come un’ ACQUA, e il suo corpo piu’ “raffinato” si muovera’ come se stesse letteralmente nuotando nell’aria.

      Ma nel livello successivo della pratica l’aria diventera’ pesante come FERRO (sic!)

      Aggiungo: Il suo corpo, svuotato di ogni tensione inutile, di ogni forza esterna, in quello stato che i cinesi chiamano SONG, sara’ mosso dall’ Aria, o meglio dalla sua componente sottile, il Qi (ki), come una bambola di pezza (nel vero taijiquan, non quello da video new age, il corpo del vero praticante e’ AGITO, mosso dal qi, il quale a sua volta e’ mosso dallo Yi, ovvero l’Intento)..

      Ovviamente tutto questo vale anche per le pratiche di laboratorio esterno. Mutatis mutandis….

      Anthony Mistero

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  25. Caro Anthony Mistero,

    grazie della bella risposta, in effetti, seppur invisibile, non è forse nell’aria “l’occulto cibo della vita, che noi chiamiamo di notte rugiada, di giorno acqua rarefatta, il cui spirito invisibile congelato è migliore della terra intera”? Il Cosmopolita sottolinea che nell’Opera ciò che è necessario all’artista non è visibile ad occhio nudo, ma è ‘percepibile’ nel suo Cuore, sempre più aperto a Madre Natura.
    A proposito del Cosmopilita e della sua Aria, riporto un famoso passo tratto dalla Conclusione ai dodici Trattati del Nuovo Lume Chimico, nella traduzione di Paolo Lucarelli:
    “PRENDI X parti d’aria, I parte d’oro vivo o di luna viva. Poni tutte queste cose nel tuo vaso; cuoci quest’aria in modo che dapprima sia acqua e poi non più acqua. Se ignori questo e non sai cuocere l’aria, senza alcun dubbio errerai; invero è questa la materia dei vecchi Filosofi. Infatti devi prendere ciò che è ma non si vede, sino a quando piaccia all’artefice; è l’acqua della nostra rugiada, dall’acqua si estrae il sale di pietra dei Filosofi, per cui mezzo tutte le cose crescono e si nutrono: la sua matrice è il centro del Sole e della Luna, tanto celeste che terrestre”.

    E poi aggiunge di seguito:
    “E per dirla più chiaramente, è il nostro Magnete, che precedentemente ho detto essere l’acciaio. L’aria genera il magnete, e il magnete genera o fa apparire la nostra aria”.

    Queste due frasi, apparentemente contraddittorie, mi ricordano tanto Philalethe quando scrive: “…even so the Magnet of the Sophi draweth their Chalybs; therefore I have taught that the Chalybs is the Minera of Gold: In like manner our Magnet is the true Minera of our Chalybs”.

    Compostela

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    • Doctor Anthony Mistero Says:

      Grazie a Lei della bella replica. Si, e’ proprio cosi’, il Vento lo porta nel suo ventre , dice il vecchio Ermete, Padre di tutti i filosofi…..

      Aggiungo alle sue belle citazioni solo un piccolo ingrediente, che mi viene dal mio passato, diciamo cosi’, daoista (ora sinceramente me ne frego di tutto, dopotutto che importano le etichette?):

      la arcifamosa parola QI, alias Ki (per i giapponesi), ovvero l’equivalente (a un dipresso) del Nostro Mercurio, e’ pregna di significato:

      Une analyse rapide de la graphie 氣 (écriture non simplifiée) nous montre de la vapeur 气 au-dessus du riz 米,

      In altre parole, l’ origine dell’ ideogramma e’ questo: qualche signore (o signora) che aveva occhi per vedere, vide nel primo mattino un VAPORE che si innalzava dai campi di riso.

      QUELLO era il QI.

      Ermeticamente, il Qi e’ il riso, o meglio il GRANELLO (jing) , cotto, vaporizzato.

      Nelle tecniche interne, la cottura del granello, del SEME, tramite il fuoco che viene dal Cuore, produce il Qi nel cosiddetto Campo del Cinabro Inferiore, il Dantian (una specie di crogiolo che ci portiamo tutti, nella pancia). Cucinando il seme, il piccolo granello, ne esce fuori un vapore salutifero, che, opportunamente accumulato, comincia a circolare nel corpo, eliminando le malattie.

      Ma torniamo a noi: il Qi e’ anche nell’ aria, giusti i suoi autori, lo respiriamo costantemente, sennonche’, aime’, mancando di un opportuno MAGNETE, lo ributtiamo fuori, per la maggior parte:

      siamo tutti degli arcimillionari senza soldi …:)

      Eppure il corpo umano HA (in principio) la possibilita’ di magnetizzare il Qi e trattenerlo…

      Ora, i saggi filosofi di casa nostra, da Limojon al Cosmopolita, hanno fatto proprio questo: hanno trovato cio’ che cattura il Qi, il Salnitro Celeste, e lo tiene “imprigionato”, in una bella ampolla.

      Come vede, ci sono due strade, quella interna e quella esterna, ma in realta’ sono la stessa. Una usa il Laboratorio interno, ovvero il Corpo, l’altra il Corpo esterno, ovvero il Laboratorio.
      La materia tanto ambita e’ la medesima. Come potrebbe essere altrimenti? Questo vapore informa & VIVIFICA tutte le creature sublunari, animali, piante, minerali….

      AM

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      • Carissimo Dottor Antony Mistero (bello ritrovarLa qui), ho letto con grande piacere i Suoi interventi, in particolare gli ultimi scambi tra Lei e Compostela (che saluto), rispetto all’ultima Sua affermazione su laboratorio Interno e Esterno che attirerebbero la stessa cosa, non mi sembra proprio esatto nel senso che il Laboratorio interno elabora uno Spirito Specificato mentre scopo delle fatiche alchemiche nel Laboratorio Esterno dovrebbe essere quello di attirare lo Spirito Universale (non specificato quindi)…

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  26. Doctor Anthony Mistero Says:

    Carissimo Sinclair, anche io sono contento di ritrovarla qui, in questo alto consesso, come sa ho una gran stima di Lei e del suo operato (meno di alcuni suoi amici, specie di quelli che pensano che i lettori di fantascienza siano dei “cretinetti”, parole testuali…:)…o forse chissa’, hanno prorpio ragione, ci sono cretinetti che si occupano di lagrangiane, di ebraico, di distillare la neve, e chissa’ che altro…..).

    Ma lasciamo perdere, e torniamo invece in medias res, ovvero alla sua serissima e rispettabilissima obiezione. Allora, come sa, io non ho peli sulla lingua, e confesso apertis verbis di aver scritto non solo per rispondere alla gentile Compostela, ma animato dalla mia ben nota VIS POLEMICA.

    Ordunque: lei sa bene che, pur con il rispetto enorme che ho per il compianto Lucarelli e per alcuni dei suoi Discepoli, ci sono alcuni punti chiave in cui mi sembra che ci siano degli errori concettuali gravissimi (forse chissaà, Lucarelli la pensava diversamente, come da Lei suggerito in altra sede, io mi baso solo sui suoi scritti, ed io e Lei questa conversazione l’abbiamo già avuta..).

    Uno di questi punti (sono pochissimi, per la verità) concerne l’attitudine nei confronti della cosiddetta Alchimia Interna. Mi spiego: certo, è giustissimo gridare all’orrore quando molti diavoletti spacciano l’Arte Nostra per psicoterapia (Jung e la sua gang) , per spiritualismo generico (meglio rivolgersi allora alla mistica carmelitana) e anche peggio (intepretazioni “esoteriche” alla Evola, Eliade, e batteria) .

    MA:

    quello che io credo NON sia stato capito (o detto chiaro) è che la VERA alchimia interna è operativa, e basata sul laboratorio, esattamente come la sua sorella esterna. Solo che questo laboratorio si chiama CORPO UMANO, e le assicuro, caro Sinclair, gli dei hanno passato milioni di anni a disegnarlo nei più minuti dettagli. Poi, certo, il demiurgo cattivello ci ha pensato lui a “incasinare” il lab cosi’ che adesso, alas, invece di respirare e NUTRIRCI del Salnitro Celeste, viviamo esistenze subumane (e corte).

    Ora, la sua obiezione: giustissimo, questo “vapore” viene, come ci insegnano ad nauseam gli autori che Lei conosce bene, DETERMINATO da ZOLFI IMPURI.

    Diviene un “qualcosa”, mentre noi lo vogliamo come l’ha fatto Mamma Natura, bianco come il Latte, PURO.

    Pero’, caro Sinclair, la stessa determinatio avviene DOVUNQUE, nel regno minerale, nel regno vegetale, e naturalmente anche in quello umano. Il problema è sempre lo stesso, come trattenerlo senza , diciamo così, macularlo.

    Ebbene: nel laboratorio esterno ci sono modi (non direi tecniche, qui non siamo “spagirici” sprovveduti,…) per catturarlo senza che….. Benissimo, io le dico, per esperienza, che anche nel laboratorio interno si puoò fare altrettanto. Come? Beh, non vorra’ mica che le racconti il gran segreto no? (o forse sì, ma a Pavia, davanti a una pizza alle 3 del mattino, fumando le nostre amatissime pipe…)

    Ma una cosa semplice semplice gliela voglio dire: questo Spirito Celeste è , come ha ben ricordato Cap Nemo, FEMMINILE, almeno per quello che ci concerne ( i SANTA SPIRITA…).

    Allora, come si fa a trattenere una Femmina senza violentarla? Le ci vuole una sostanza maschile NOBILE, che sia al contempo virile e della stessa natura, della stessa purezza, del succitato spirito. Io le ripeto: gli Dei avevano ideato il laboratorio interno proprio per questo, ed ancora, a dispetto del pasticcione in cui versiamo, ancora in picciola misura accade. Se Lei ora, caro Sinclair, mentre respira, non trattenesse una quantità minuta di questo spirito, GRAZIE a una SOSTANZA SPECIALE, sarebbe morto.

    Aiutiamo dunque la Natura nel Suo Operato, ognuno come può: dentro, e anche fuori….

    In Amicizia

    Anthony Mystero

    PS scusi ancora la vis polemica, ma veramente crede che Lao Zi, Buddha, Cristo, e gli altri illustri avessere bisogno di comprarsi fornelli a legna o carbone per assorbire qualcosa che Dio ha creato per darci la VITA?

    Niente da dire sui fornelli, per carità. Ne ho comprato uno qualche tempo fa, e “pasticcio” anche io , mi diverto così. Però ogni mattina, prima della doccia, mi siedo, lascio passare i folli & funesti pensieri, e aspetto di raggiungere lo stato di QUIETE FISICA, di far rientrare il corpo nel mondo di dietro, quello della Materia Pura, direbbe credo il Signor Cercone. Quando accade (ed è una Grazia, non un esercizio, ma richiede nondimeno lavoro….), il mercurietto si deposita, una goccia alla volta….

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  27. Il Nei Dan è , come tutte le autentiche Vie Tradizionali, una Via completa , che può portare l’uomo all’Adeptato, alla Realizzazione. Solo che, come altre Vie di altra natura, usa “mezzi differenti” ( ed è pochissimo conosciuta, per davvero ). Non perdete di vista le Grandi Metafisiche esoteriche orientali ed occidentali : lì c’è già tutto, senza bisogno di inventarsi nuovi linguaggi e nuove pseudo-gnosi moderniste e bislacche per giustificare la propria pratica di laboratorio. Laboratorio che, in Alchimia, resta indispensabile e sacrosanto. Poi si può discutere su quanto semplice debba essere questo laboratorio….
    Dott.Antony Mistero : concordo con Lei, non su tutto ma in buona parte, aggiungo però che il grande Eliade conosceva bene anche l’aspetto dell’Alchimia di laboratorio, avendo conosciuto Canseliet, Alleau e Hunwald…( quest’ultimo anch’egli rumeno e paracelsiano ).

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    • Doctor Anthony Mistero Says:

      Caro Eliodoro, o se preferisce Weisser Domenikaner, non ho capito a che si riferisce con quei -mezzi differenti-.

      Differenti da che?

      Io ho praticato Alchimia Interna per anni, e le assicuro che richiede solo tanta sagacia, pazienza, e naturalmente grazia ricevuta, ovvero le stesse medesime condizioni della sua Sorella Esterna.

      Per il resto, le suggeriei di rileggere quanto sopra. Il punto, che, temo, per mia sola colpa, non sia stato digerito, e’ semplice:

      NON ESISTE ALCHIMIA SENZA LABORATORIO

      La ovvia domanda e’:

      COSA E” IL LABORATORIO?

      Anche per i praticanti esterni ci sono tanti laboratori quante vie (ad esempio, alcuni pensano che il forno sia indispensabile, altri no). Per un praticante interno, e (mi ripeto) non uno che pratica masturbazione mentale, il laboratorio e’ il suo proprio corpo.

      Poi naturalmente ci sono anche quelli che usano tutti e due i laboratori, quello interno e quello esterno (e’ il mio caso). Ma questa e’ un’altra storia….

      Prima di andare a mangiare la zuppa serotina, vorrei rettificare la sentena di sopra con questa, assai piu’ adeguata:

      NON ESISTE ALCHIMIA SENZA ORATORIO, LETTORIO, E LABORATORIO

      Ora, Lege, Labora…

      AM

      PS Si, certo, Eliade ha conosciuto i signori che lei menziona, ed e’ altamente probabile che abbia pure visto i loro laboratori. Ma questo non lo fa certo un alchimista operativo. Sa perche’ il laboratorio si chiama laboratorio? perche’ e’ il posto dove si LABORA :). Senza il laborare, il laboratorio e ‘ solo una vetrina per gli ospiti di lusso….

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      • Egregio sig. Anthony Mistero, evidentemente non mi ha letto con attenzione.

        Già anni fa, col nick Eliodoro ,SCRIVEVO LE STESSE COSE CHE ORA LEI AFFERMA QUI , più o meno.

        Onde per cui ribadisco : concordo col mio nick passato e concordo con Lei.

        Il Nei Dan usa “mezzi differenti” dall’alchimia di laboratorio , questo intendevo. Ma analogicamente c’è una certa similitudine. Non usa materie naturali come minerali o altro, ma condensa e raffina il Qi in punti particolari della fisiologia sottile dell’uomo ( detto molto grossolanamente ).

        E, OVVIAMENTE, ma l’ho anche scritto più sopra, in Alchimia un laboratorio ( complesso, semplice, semplicissimo…è da vedere ) è necessario ( alla settima riga del mio messaggio precedente è ben dichiarato ).

        Non ho affermato che Eliade praticasse l’Alchimia : ho solo detto che conosceva anche l’aspetto laboratorio. Frequentò a lungo Hunwald……( oltre in un paio di circostanze anche Canseliet e Alleau ).

        C’è stato un periodo più o meno lungo dove, presso i Daoisti, Nei Dan e Wei Dan erano strettamente intrecciati. Poi il Wei Dan in Cina è scomparso ed è rimasto il Nei Dan.

        Anche io per un po’ ho seguito quella Via e mi sono informato adeguatamente sull’argomento, sia presso un maestro cinese sia presso altre fonti.

        In definitiva il mio intervento precedente voleva dire : per arrivare in cima al Monte tanti sono i sentieri. Ogni sentiero ha le sue peculiarità. Sarebbe da stupidi pensare che il maestro Chan, quello Zen, quello Sufi Naqshbandi o l’esicasta ortodosso siano in preda a “masturbazioni mentali” solo perchè non pasticciano col laboratorio. Semplicemente non “fanno” alchimia, ma ALTRO di altrettanto “efficace”.

        Da anni vado scrivendo che a me interessano entrambi i versanti : quello “interno” e quello “esterno”, messi tra virgolette perchè è una semplificazione anche questa.

        Spero di essere stato più chiaro. I periodi, però, li si leggano per intero 🙂

        E.

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  28. Beh,…siamo agli sgoccioli del 2013, e pian piano – accanto a nuovi Compagni di Cerca – riemergono dalle pieghe del tempo e dello spazio anche preziosi amici che avevamo perduto di vista; benvenuto ancora, dunque, al sottile e vis-animato Doctor Mystero, e…bentornato al buon Eliodoro, sublime bibliofilo e portabandiera delle antiche Vie dell’Oriente!

    Chissà che il 2014 non riservi altre sorprese!

    Mentre vi leggo e osservo ‘a giocar di spada‘, come si conviene ai vecchi Chevaliers, voglio proprio vedere dove andate a parare….

    Ah, Mes Sieurs…

    Sempre di buon cuore

    Captain NEMO

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    • Portabandiera di Vie dell’Oriente E dell’Occidente, Capitano ! Le grandi Vie hanno molti punti di contatto, est o ovest poco conta. Apprezzo i Veda, il Nei Yeh e Abhinavagupta esattamente come Pitagora, Proclo, i neoplatonici antichi e quelli rinascimentali. Questo quando si vuole parlare di “architetture” sottili, trascendenti e/o materiali dell’universo e di tutte le possibili dimensioni dello stesso. Hanno detto già tutto, non abbiamo bisogno di inventarci nulla.

      Un saluto dal Domenicano Bianco : Eliodoro è più corto, come nick, e , per un certo tempo è servito a scrivere una montagna di fesserie altrove.

      I libri mi piacciono ancora tanto, l’Alchimia pure. E, col tempo, mi piace sempre di più la Verità…solo che lo dico a bassa voce perchè alla nostra personcina quella Verità …fa anche un po’ paura.

      Ma non abbastanza, evidentemente.

      Come sarà il 2014 ? Pare che il 31 giugno continuerà a non esistere anche quest’anno : qualcuno lo scriva sulla tomba di Kerdanec De Pornic.

      Si scoprirà che Joseph Paul Cyril De Coeur, in realtà, detestava l’Alchimia.

      Patrik Riviere, contento di ciò ammetterà, finalmente : “Oui, je suis Fulcanellì”, con l’accento sulla “i”.

      Si scoprirà chi era quel ceramista di origine cinese che andò a trovare Canseliet, a detta di François Trojani.

      Diminuirà il quantitativo di salnitro disciolto nell’aria e del suo gemello celeste a causa di un eccesso di “calamite attive”.

      Una rugiada biancastra molto strana comparirà sulle colline, ma solo in certi periodi.

      Atorene ammetterà di avere scherzato.

      Solazareff ribadirà che non scherzava ( ho saputo che ora fa il manutentore di motociclette )

      Qualcuno scoprirà che Augurello parlava di mitologia greco-romana e alchimia forse prima del Percolla e sicuramente prima del Pernety.

      Aumenterà il prezzo dei vasi AZ 75.

      Gazprom e Nord Africa chiuderanno il gas all’occidente e molti “fornaroli” amanti dell’athanor torneranno al carbone.

      Resusciterà Frank Burton. E ci dirà come ha fatto con la Pietra.

      Uscirà un libro con le interviste, quasi tutte anonime, a tutti gli “smanettatori” ermetici ( o aspiranti tali …) d’Italia : vi assicuro che non sono pochi. Opera in 4 tomoni di 500 pagine l’una.

      E poi…basta così. Scusate il momento ilare.

      Salutoni e Buon anno

      E.

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  29. Dimenticavo : andrà a ruba la rivista “Nuova Delta” del 1998, numero 48, per colpa di un certo Do.Bi 🙂

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  30. Ciao Domenicano Pallido!

    e’ un piacere ritrovarti qui!

    (scusate, ma urgeva saluto)

    Compostela

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  31. Caro Capitano e Cari tutti,

    sempre a proposito del Magnete e dell’Acciaio, per addentrarsi un po’ più profondamente nella pratica dell’Opera, riporto un’interpretazione molto alchemica dei versetti della Genesi (o del Genesi) da parte di Paolo Lucarelli:

    “Per mezzo della Natura Elohim separò il cielo e la terra.
    E la terra era un caos attrattivo: tenebre sopra l’abisso, un vento di desiderio impetuoso che si librava sopra le acque”.

    Commento di PL:
    “Certo, questa è una lettura ad usum delphini, cioè per me. Ma, se tengo conto del fatto che durante questa operazione ottengo il mio caos nero di tenebra, che galleggia sull’acqua, il mio Magnete che attrae, attrazione o desiderio che si manifesta con forti effervescenze, che l’operazione è possibile solo grazie all’aiuto dello strumento che chiamiamo Natura”.

    La creazione della Terra Nera (Chaos Nero) è una putrefazione (quindi necessita del Fuoco adatto) dolce e lenta della materia che diviene spessa e galleggiante. Questa putrefazione, scrive lo Chevalier Inconnu ne ‘La Nature à Découvert’, “se fait au milieu de la terre”, nel mezzo della terra. Lucarelli parla di ‘vento di desiderio impetuoso’, il vento è mercuriale ed è vaporoso, il desiderio è lo stesso appetito archetico di Philalethe, Cosmopolita e Paracelso, l’impetuosità è la veemenza dell’operazione, e mi sembra lo stesso impeto descritto nella V ode di Santinelli: “Aero vapor, sempre agitato”.

    Compostela

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    • Doctor Anthony Mistero Says:

      Giusto perche’ era Mastro Lucarelli e perche’ nella “traduzione” da Lei citata e’, diciamolo pure, molto “caritatevole” ( quasi una confessione alchemica di un Gesto riuscito), passero’ sulla sua’ qualita’ (che non esito a definire pessima. In quel versetto, uno dei massimi di tutta la letteratura mondiale, sono nascosti tesori aldila’ dell’ immaginazione piu’ folle: ad esempio, si vada a vedere l’ etimologia della parola Shamaym, Cielo: http://ccosmology.blogspot.com/2013/09/the-hebrew-shamayim.html)

      Il senso e’ comunque giusto, a dispetto della qualita’: certo, preferisco leggere quello che dice l’originale verbatim, ovvero che la Terra era Tohu-Wa-Bohu, ovvero Informe e Vuota, e il Ruach Elohim, aka il Nostro Mercurio, si agitava sulla Bocca dell’ Abisso (Pne Tehom).

      Come ho detto, lo stesso avviene nel Fiasco dell’ Artista, e nel Corpo del Mago, grazie alla medesima magia, che e’ talmente semplice da far quasi ridere (l’IMMOBILITA’ , la QUIETE della Materia , in un calore temperato & costante, produce il miracolo): una SEPARATIO, qualcosa sta sotto, galleggia, e qualcosa sta sopra. Quello che sta sopra e’ VOLATILE ( e chissa’ perche’ ricordo i versi altissimi di Montale, -la tua irrequietezza mi fa pensare agli uccelli di passo nelle sere tempestose, turbina e non appare-), quell’altro FISSO.

      A questo Spirito “irrequieto” abbisogna qualcosa della stessa natura, ma FISSO. Anzi, non stolidamente fisso, ma INFORME (tohu) & VUOTO (bohu).

      Quel vuoto informe attira lo Spirito ad entrare, Natura abhorret vacuum….

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  32. Doctor Anthony Mistero Says:

    errata corrige: ho storpiato Montale (Dora Markus) con quella -irrequietezza- di pessimo gusto invece del sublime -irrequietudine-, che il Poeta aveva prescelto nel testo. A mia sola giustificazione adduco la fretta e la scarsa memoria.

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  33. Doctor Anthony Mistero Says:

    Caro Eliodoro/Domenicano, grazie della spiegazione. Pero’ Lei continua ad affermare che diciamo (quasi) la stessa cosa, il che non e’ vero.Io penso, e gliela ripeto apertis verbis, che la VERA Alchima Interna e’ una pratica sperimentale, che HA un laboratorio, si chiama Corpo Umano. Quindi, l’Alchimia Interna e’ Alchimia tout court, ne piu’ ne meno dell’altra.

    NON un’altra via, ma la STESSA via.

    Stessi principi, stesse pratiche, mutatis mutandis, ovvio, ma la medesima Arte (e Scienza). Cambiano solo le metodiche specifiche, ma non potrebbe essere altrimenti: per ogni materia, la sua praxis….. (*)

    Lei cita l’ esicasmo, i naqshbandhi, etc. Bravo! Vedo che anche Lei si e’ letto, e magari non solo letto, le stesse cose che ho letto e praticato io. .

    Solo che, per me, quella E’ Alchimia Interna, non ci sono mica solo i cinesi daoisti…. Ad esempio, i miei amati naqshbandi hanno praticato l’arte di assorbire il Fuoco Celeste con il respiro, Hosh Dar Dam: ecco cosa scrivevo alcuni anni addietro, giusto per amor di citazione:

    http://psychonautlog.blogspot.com/2008/08/breathing.html

    Ora, i “masturbatori” non sono certo quelli che ha citato Lei, per cui ho un rispetto immenso. Sono coloro che, invece, non LAVORANO.

    Chi non lavora, diceva un tale della via Gluck alcuni anni fa, non fa l’ amore….quanto aveva ragione….

    AM

    PS Ho anche detto che LABORARE non basta, ci vogliono anche l’ ORARE e il LEGERE. La Nostra Arte si regge su queste tre gambe, e guarda caso sono proprio TRE, come i TRIA PRIMA.

    Indovinello del nuovo anno: come mai?

    E visto che oggi sono in vena di grandi rivelazioni, provate a togliere una gamba alla volta (e poi toglietene due).Cosa ottenete? Suggerimento: la Nostra Arte non e’ una tra la tante, ma il CUORE OCCULTO di tutte le Vie, di tutte le arti, di tutte le scienze…

    (*) giusto per anticipare possibili (ben note) obiezioni, tipo: -benissimo, allora ecco qui un testo sull’aceto filosofico, cosa c’entra con la pratica interna? –

    Rispondo: Ok, e tu dammi un testo che non tratta di PARTICOLARI, ogni testo genuinamente universale, ed accettero’ il guanto di sfida. Posso provare, qui e dovunque, che OGNI GRANDE TESTO, che tratta della VIA UNIVERSALE, si applica a tutta l’arte nostra, interna , esterna, ne’ interna ne’ esterna, interna ed esterna,,,,

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    • Gentile Anthony Mistero, a volte mi sembra che la matematica non sia un’opnione, ma l’italiano sì 🙂

      Mi sembra di averle spiegato che so cosa è il Nei Dan : non solo per averne letto presso fonti attendibili, ma anche perchè :

      1 ) Ho conosciuto un professore di Pechino anni fa che lo praticava, oltre al più consueto Qi Gong

      2) Conosco qualcuno che vive ad Hong Kong e mi ha parlato delle sue esperienze laggiù.

      3) In parte ho provato a praticarlo ( ora non più )

      Per il solo fatto che cambiano i mezzi…è un’altra Via. Per il solo fatto che è coinvolto il corpo anzichè il laboratorio esterno…è un’ altra Via. Con molte similitudini, con lo stesso Spirito Universale / Qi da corporificare. Ma è altro. Questo secondo me ( e non solo secondo me, le dirò…). E’ un fatto magari di pignola definizione o catalogazione, ma è così.

      Sulle analogie molto strette concordo con lei : ma non basta per identificare tout court i due sentieri. Anche perchè in quella esterna abbiamo le varie tipologie di Pietra ( non mi citi lo Jin Dan nella Via interna, perchè NON è la stessa cosa…).

      Non vorrei che il termine “Alchimia” si estendesse a “Via di trasformazione”…sennò a quel punto tutte le Vie sono Alchimia. Il che è una semplificazione molto moderna ( quasi new age ).

      Sono d’accordo sul fatto che quei testi occidentali che trattano di alchimia, e parlano della Via universale, sia possibile trasporli su altri piani. Si figuri che l’hanno fatto anche tanti kremmerziani ( sbagliando clamorosamente ). Ma questa trasposizione si può fare solo fino ad un certo punto. Oltretutto c’è stato un periodo, da Paracelso in poi, passando per l’Aurea Rosa Croce ( quella pre-massonica, mi raccomando, eh ), nel quale si è parlato di “Universalissimo”…ma questa è un’altra storia.

      I sufi naqshbandi : le sotto-branche sono tantissime. I più interessanti stanno nell’India del Nord, hanno essenzializzato al massimo il loro insegnamento, ma hanno la “Trasmissione” ininterrotta Maestro-Allievo ( che è l’unica cosa che conta ), oltrepassando persino gli aspetti essoterici legati a conversioni all’Islam o quant’altro. Per carità, tante altre Tariqe hanno le loro pratiche, però…

      Anche qui, ne parlo sia per lettura, sia per esperienza. Ma l’Alchimia qui non c’entra. Almeno non nel senso più puro.

      Attenzione : il fatto che una Via non sia “Alchimia”, non vuol dire che è meno nobile. Semplicemente è ALTRO e magari ha perfino una maggiore nobiltà.

      Non si agiti , La prego : ho capito perfettamente il Suo punto di vista e lo rispetto. In una qualche misura , lo approvo. Le “fasi”dell’Alchimia sono il cuore occulto di alcune Vie , non di tutte.

      Per alcuni anni ho seguito lo Dzog Chen Bonpo, ho letto libri e conosciuto pellegrini sulla via Zen, Chan ecc.ecc., onde per cui suggerirei maggiore prudenza nel semplificare troppo.

      Sugli “onanisti mentali” : concordo . Sono coloro che non “operano” ma teorizzano e si limitano solo a quello : ho conosciuto diversi post-guenoniani così ( con tutto il rispetto per l’opera di Guenon, in certi punti indispensabile ). Questo vale sia per le “vie interne”, sia per l’Alchimia.

      Ma…per quanto concerne l’Alchimia…voglio esagerare. Considero “operativo” SOLO chi è sulla Via giusta per la Pietra. Perchè ci sono tanti che accendono forni, ricevono qualche istruzione sommaria…e “credono” che questo basti per sentirsi operativi. In realtà sono ancora soffiatoracci.

      Non credo al rapporto “mumiale” fra minerale da purificare e operatore che , al diapason, si purifica. E’ una illusione moderna, una sorta di “metallurgia placebo”, come l’ha definita qualcuno.
      La vera Alchimia PARTE, secondo me, dalla Pietra…IN POI. E’ Lei colei che consente una real Palingenesi dell’essere umano.
      Quale Pietra ? non certo l’elisir di lunga vita, che ne è un sottoprodotto. Da Dunstano a Paracelso ad altri le hanno mirabilmente classificate, secondo la più pura Tradizione Alchemica. Consiglierei, a tal proposito, l’attenta lettura del capitolo “Quali Pietre , quali Vie ? ” del testo “Divo Sole”, ed. mediterranee.

      Urka, mi fermo perchè devo uscire.

      Sig. Anthony Mistero, la lascio ma solo per ora : mi fa piacere la discussione con Lei. Ricordo un altro Anthony piuttosto eclettico come Lei : “Antonioserrai”, se lo ricorda ?

      Interessante il link al suo blog !

      Filo, sennò mia moglie mi picchia.

      Saluti

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      • Sono tornato e sono perfino riuscito ad evitare l’arrabbiatura di mia moglie.

        Aggiungo solo : mi rendo conto che stiamo drammaticamente andando fuori tema, in questo spazio che il Capitano consacra all’Alchimia di laboratorio e al concetto di “forza, nello specifico. Per quanto mi riguarda chiedo venia.

        A chi riteneva l’uomo ” troppo già specificato” per poter “attrarre lo Spirito Universale “….ricordo che secondo TUTTE LE TRADIZIONI MONDIALI di tutti i tempi, secondo TUTTI I MITI di tutti i tempi, l’Uomo è “costituito” , diciamo così, anche da ” Qualcosa” di non specificato , Universale, che lo connette direttamente all’Uno . E’ grazie a questo aspetto che è possibile un’Ascesi senza laboratorio esterno, è grazie a questo aspetto che secondo tutti i veri misticismi del mondo è possibile rendersi “calamita” della Grazia. Ho usato termini ed espressioni un po’ naif per semplificare in poche righe aspetti sacrosanti che “vestono” terminologie differenti a seconda dei tempi e dei luoghi, ma che parlano ed insistono sui medesimi punti. Da sempre.

        Negare ciò è un errore grossolano e imperdonabile, oltre che un preoccupante fenomeno di bieco e scettico materialismo trasposto su di un piano pseudo-metafisico, tipico del disperato uomo moderno quando vuole “fare da sè”…

        Negare ciò significa inventarsi qualcosa che sta FUORI dalle Tradizioni di ogni tempo, che sono le uniche vere guide in questi domini.

        Mi verrrebbe quasi da aggiungere “Augh, ho parlato”. Ma queste che scrivo sono, o dovrebbero essere, ovvietà condivise da tutti.

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  34. Ultima piccola notula : ma ci rendiamo conto quanti blog sull’Alchimia sono comparsi nel mondo WEB in questi ultimi 4 o 5 anni ? Il loro numero è legione. Non è un buon segno.

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  35. Vedo con piacere che lo scambio sui ‘massimi sistemi’ prosegue su vette altissime…era per quello che mi chiedevo – lo ammetto: un po’ divertito – ‘voglio vedere dove andate a parare‘!

    Non entrerò nel merito della questione, per il semplice motivo che le opinioni di tutti sono sempre rispettabili, specie se espresse con grazia e tolleranza. Ma sempre opiniones resteranno. Voglio dire che nessuno potrà mai ‘convincere’ l’altro dei propri convincimenti, tanto più se si è ‘avanzati’ lungo il proprio cammino. Molto meglio se decisamente ‘sperimentale’.
    Il quale, dimenticarlo è stolto, è del tutto personale; meglio: privato.
    La condivisione è utile, senza dubbio.
    Ma quel che conta è ‘camminare’ da soli, con le proprie gambe, senza mai fermarsi…

    Dunque, permettetemi un monito educato: l’Alchimia è semplice, terribilmente e spaventosamente semplice, e non è una tecnica o quel che volete. E’ Arte. Antichissima. Ed è UNA. E, temo, molto più nascosta (nel senso di ‘coelatam‘), di quel che se ne legge nei libri, tanto più dei Maestri.
    Ma, quei Maestri, pochissimi in verità, di Alchimia vera (la ‘coelatam‘) parlano, e non di quella dei ‘particularia’ (pur ovviamente spendendosi a lungo su quest’ultimi, a destra e a manca). Ora, una mia personale riflessione, che non chiedo certo di prendere per ‘evanghelion’: compito di chi cerca Alchimia è quella di ri-trovarla, per studiarla, contemplarla e – se proprio il Coelum si degnerà di porgere la Sancta manina – praticarla.
    Il resto sono meravigliose chiacchere che – lo ricordo – resteranno qui, quando batterà il rintocco individuale caro al mio sincero amico Messer Bianconiglio. Assieme a corpora & opiniones.

    Il punto, e temo sfugga a tutti, è che ‘…è tardi, è tardi !!!’. Sempre. E’ sempre tardi. Vorrà dir qualcosa?
    E l’eterna domanda ‘…qual’è lo scopo d’Alchimia?‘ (che è identica a LA domanda di Parsifal, mai posta o – addirittura mal posta) necessita di un coraggio senza pari (specifico meglio: non di questa terra) per tentare di scoprir la risposta.

    Diceva un folle con i baffetti: “...ma tu ti aspetti davvero che io ti dica la verità?“.

    Ed io: ‘..no…‘. Ed il mio viaggio operativo cominciò con la serena accettazione di un oceano sconosciuto e – per noi umani- non completamente ‘conoscibile’…

    Un altro mio fratello di latte (virginale?) dice che sull’architrave della porta del proprio Laboratorio, di ogni cercatore serio d’Alchimia – (dove si ORA, si LEGE (ter LEGE), si LABORA) – dovrebbe esser appeso un bel cartello: “Terribilis est locus iste“.
    A mio silentiosissimus avviso, ha perfettamente ragione: ecco perché, fedele a Messer Bianconiglio, ho smesso di cedere alle sirene dei ‘dibattimenta’. Amo il Silentium e l’Enchantment di altri Fuochi. E vedere la terribile simplicitas della Grande Madre all’Opera sua Magna, taglia le gambe e fa esplodere il Cuore.

    Sempre di buon cuore

    Captain NEMO

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  36. Doctor Anthony Mistero Says:

    Onorevoli Eliodoro/Dominicanus & Capitano,

    la Vis Polemica, secondo i santi moti delle maree (guidati dalla sempiterna Harsh Mistress, dico la Luna), mi e’ ormai passata 🙂

    In fondo, mi si consenta un momento di verita’, a parte il mio narcisismo recalcitrante, ero qui per vedere chi siete, e mi sono fatto un’ idea (giusta, sbagliata, chissa’? Per me non esistono piu’ queste categorie, quello che so so, quello che non so non so , quello che credo credo, quello che non credo non credo, questo e’ tutto. Nella mia Vita -o era la Matrice?- io sono Neo….).

    Caro Eiliodoro, seguo volentieri il consiglio del saggio ed equanime Cap, e la saluto amichevolmente. Per Lei ci sono tante vie, vabbene anche quello .

    Ad Maiora

    Secondo me, tra tanti pellegrinaggi, tra Tariqahs, JinDan (*) ,Rosacroce D’Oro (abbiamo in comune anche questo! mannaggia a Lei..) ci ritroveremo, magari sugli spalti di un monastero Sarmoung a berci un chai speziato al cardamomo, & tacere…)

    Caro Cap, abbiamo capito che a Lei le hamiltoniane non interessano piu’ (anche se non lo credo del tutto, il suo blog e’ pieno di neutrini, di definizioni classiche e moderne di VIS, di campi e campicini, di dimensioni nascoste, di Severi e Pannaria, temo che, come la mia verbosita’, ogni tanto anche la sua fisica abbia recrudescenze…:)…). Beh, se invece le interessa qualche chiacchera in privato su argomenti piu’ pratici, chesso’ la famosa Magnesia, mi faccia un fischio notturno: sbarchero’ presto sul suolo italico, a caccia di indizi : Antiquissima Italorum Sapientia, Lei mi capisce…Ad ogni modo, Grazie ancora della ospitalita’, ed anche del memento: si, sul portale del Laboratorium/Lectorium/Oratorium ci sta scritto

    Terribilis est locus iste“

    pero’ ci sta ‘ anche un’ altra targhetta, a latere, che dice:

    Memento audere semper

    E non e’ esuberanza macho, ma solo la consapevolezza che, senza l’Audere, siamo gia’ morti….

    Vostro

    Anthony M. Mystero

    Doctor Nullae Scientiae

    (*) anche nel Jin Dan ci sono varie pietre, come vari fornelli (3, per essere esatti, come tre sono gli stadi dell’ Opera (sorpresa!) . Dal mio amico & infaticabile collaboratore PolyMathicus:

    http://polymathicus.blogspot.com/2007/12/three-crucibles.html

    Ma in fondo e’ solo una notina, una nuga…

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    • Caro Doctor Mystero,

      ma certo, senza ‘audere‘ non si combina proprio nulla!…ci mancherebbe.
      E, per il fischio notturno: ma guardi che io passo molto tempo a fischiare per il Bosco, (in silenzio). Chissà perché, mi rispondono solo gufi e fantastici barbagianni. O lo stupendo Allocco!
      Quindi, lieto sempre di incontrarla e di costruire scale verso il Coelatum!

      A presto!

      Captain NEMO

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  37. Bene, è tempo di saluti, vedo.

    Al caro Capitano ricordo che la Verità non si è MAI manifestata sotto baffetti sogghignanti : tutto ciò è umano, troppo umano. ( con la “u” minuscola )…

    Al caro Anthony ricordo che le zuppe troppo pasticciate non piaccono neanche a me. Tuttavia, in anni di approfondimenti, è facile toccare vari domini ed esserne vivifiati .

    Le Tradizioni, quelle vere, non nascono da invenzione o escogitazione umana : il mondo new age e neo-spiritualista moderno non l’ha capito. E questo vale anche per l’Alchimia di laboratorio. Oggi.

    Caro Anthony, se sta per sbarcare in Italia in cerca di “prisca sapienza” di carattere alchemico e non, faccia attenzione anche ai paesi vicini : Austria, Germania, Europa dell’est e via così. Lì ci sonoa archivi immensi pieni di tesori.

    Ho visto che nel suo blog ha citato Santinelli : bene, a Londra è conservato un carteggio originale fra Santinelli, Pezzi ed altri sodali del “gruppo Gualdi”…

    Vi lascio con alcune segnalazioni bibliografiche, che molti conosceranno già.

    Ho visto citato dal Dottor Mistero il testo “Prospero’s America” di Woodward.

    Bene , questo e altri 5 testi dello stesso milieu universitario , più o meno me li sono procurati un anno fa : non ho una particolare predilezione per Filalete, ma per amor di conoscenza me li sono fatti inviare.
    Non li ho ancora letti completamente : sono in waiting list parziale, ma forse a qualcuno piaceranno di più.

    Essi sono :

    1) Promethean Ambitions. Alchemy and the Quest to Perfect Nature” di Newmann, University of Chicago Press

    2) ” Gehennical Fire : the lives of Georges Starkey ” , W.R. Newmann, University of Chicago Press

    3) ” Alchemy tried in the Fire : Starkey, Boyle and the Fate of Helmontian Chemistry “, di Newmann e Principe, University of Chicago Press

    4) “Alchemical Laboratory Notebooks and Correspondences ” di George Starkey, a cura di Newmann e Principe. University of Chicago Press. E’ il diario di laboratorio di Starkey , con testo originale a fronte.

    5) Quello che, per ora, mi ha interessato di più ” The aspiring Adept ; Robert Boyle and his alchemical quest “, di L. Principe, Princeton University Press. Nella parte finale c’è un annesso sulla Pietra Angelica. ( Boyle mi sembra più interessante di Newton, decisamente ).

    E ora un grosso augurio di Buona Luce Autentica a tutti.

    Ne abbiamo tutti bisogno.

    Ps. Doc Mistero, le ho mandato una mail all’indirizzo del suo blog.

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    • Caro Domenicano Bianco e Caro Doctor Mystero,

      veramente il mio commento non intendeva certo spingervi a salutarci!
      Ah, mes Sieurs…non credete che una più sana pazienza, e allegra calma, e fratellanza vera sarebbe ciò che serve per scambiar quattro chiacchere, da qualunque lido si provenga e qualunque sia la meta verso cui crediamo di camminare?

      Captain NEMO

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  38. Doctor Anthony Mistero Says:

    Ma Caro Capitano, ben venga la calma e la fratellanza! Solo che Lei ha saggiamente ricordato il monito, questo si’, davvero terribile

    ‘…è tardi, è tardi !!!’. Sempre. E’ sempre tardi.

    Parole sante. Si, e’ sempre tardi, ed e’ bene ricordalo davvero : mi sovviene quello che disse Aor/Schwaller a Andre’, il suo ultimo discepolo: ci sono dei cicli, da cui non si scappa. Io di questi cicli ne ho passati parecchi, ed ora, narcisismo e logorrea permettendo, e’ tempo di AZIONE, non di chiacchere. Tranne quelle, sussurrate quasi, che si dicono faccia a faccia nelle ore notturne…Perche’ Lei sa bene che gufi e nottoloni parlano solo di notte.

    Ed anche, la ben nota Civetta di Minerva si leva sul far della sera.

    Quindi, a presto, per le chiaccherate notturne.

    Vostro

    Anthony Mystero

    PS Per il Domenicano: grazie della utile bibliografia. Anche li, pero’, necesse centellinare. Tempus fugit…le rispondero’ per vie private

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