L’oratoire de ce bijou de la Renaissance…à ses débuts.

Primo: “Nell’oratorio di questo gioiello architettonico del Rinascimento nei suoi inizi, si nota, su uno dei compartimenti del soffitto, una sfera armillare che sembra posta nel seno di lunghe fiamme che si elevano da un focolare unico e gigantesco… Il fuoco che avviluppa così la sfera di Tolomeo, nella sua metà inferiore, ci appare al tempo stesso celeste e magnetico, poiché, privo di combustibile apparente, esso emana da un punto invisibile dell’Universo esterno.

Palazzo Lallemant, Cassone 5

Palazzo Lallemant, Cassone 5

Secondo: “Da ciascun lato sono due bambini, alati e paffuti, portatori dello stesso fluido giustiziere che quello di destra, che si apparenta ad uno degli angeli dell’Apocalisse, soffia e ravviva, al suono della sua tromba. Piccoli Eros, che incarnano anche il principio vitale e creatore, il cui arco infallibile, privo della sua corda staccata e incrociata a X con un filatterio, proclama, sul cassone vicino, che la loro funzione sovrana sarà sospesa per un tempo.

Palazzo Lallemant, Cassone 4

Palazzo Lallemant, Cassone 4

Palazzo Lallemant, Cassone 6

Palazzo Lallemant, Cassone 6

Palazzo Lallemant, Cassone 3

Palazzo Lallemant, Cassone 3

Terzo: “Grazie alle note del Maestro che ci restano…grazie a queste note, sappiamo che l’emisfero boreale subirà l’arrostimento, mentre l’altro sarà sottomesso all’inondazione. Di conseguenza, non potremmo comprendere che Jean Lallemant ci abbia mostrato il polo australe del Mondo esposto al braciere universale, se ignorassimo che egli volle tradurre in immagine la portata cabalistica del vocabolo topico in questo luogo. Questo non si applica affatto al doppio cataclisma in sé, come si potrebbe credere, ma alla causa che lo provoca e che costituisce la terribile convulsione geologica. In effetti, il bouleversement è il versement de la boule, esattamente il capovolgimento delle due estremità dell’asse o la capriola dei poli, dei quali l’uno prende bruscamente il posto dell’altro.

Quarto: “Nei due cassoni che seguono, l’Adepto espresse, con i punti di vista alchemico e ciclico, l’associazione dei due elementi antagonisti per un’azione simultanea: è ancora un angioletto, non meno grassoccio dei precedenti, che mantiene, al centro di un focolare irradiante come un sole, una conchiglia di San Giacomo, ricettacolo consacrato dell’acqua alchemica: poi un aspersorio, agganciato sotto una banderuola, che lascia cadere delle gocce enormi sulle fiamme identiche, sempre prodotte senza corpo di combustione.

Palazzo Lallemant, Cassone 2

Palazzo Lallemant, Cassone 2

Palazzo Lallemant, Cassone 1

Palazzo Lallemant, Cassone 1

Questi passi (e le belle immagini, di cui debbo ringraziare l’ami J.) sono tratti dalla seconda Prefazione di Eugéne Canseliet a Les Demeures Philosophales; e seguono dappresso altri famosi passi a proposito dello zolfo nero, l’oro filosofico di Philalethe e curiose note cabalistiche, che tralascio per non essere troppo lungo. Magari qualcuno, più volenteroso, le vorrà rileggere…

Ma un commento di Fulcanelli mi pare sottolinei meglio di che cosa si stia parlando:

Così, l’oro filosofico, tutto pieno di impurità,, avvolto da tenebre spesse, coperto di tristezza e di lutto, deve nondimeno essere considerato come la vera e unica prima materia dell’Opera, così come ne è la la vera e unica materia prima, il mercurio, da cui quest’oro invisibile, miserabile e sconosciuto ha preso la nascita. Questa distinzione, che non si è soliti fare, è di un’importanza capitale; essa facilita grandemente la comprensione dei testi e permette la risoluzione delle prime difficoltà.

Come si sa, Fulcanelli commentò brevemente solo diciassette dei trenta cassettoni del Palazzo Lallemant, soffermandosi su quelli che riteneva più interessanti; in questa Prefazione, Canseliet punta la sua attenzione – in modo quantomeno curioso – sui famosi angioletti, sempre indaffarati e giocosi. Il suo riferimento al terribile Bouleversement, ricordato da Fulcanelli in chiusura della sua seconda opera, è ben noto e Jean Laplace lo sottolineò a sua volta in seguito (ne ho parlato qui); ebbene, senza dimenticare le gravi considerazioni a proposito di quest’evento catastrofico che minaccia il nostro povero pianeta, credo che si possa tentare anche una lettura  – per così dire – più ‘disincantata‘. Naturalmente, il Major Grubert sorride sempre in questi casi e mi ricorda che Paolo Lucarelli spesso ripeteva quanto Canseliet amasse essere cabalistico. Lo sarà stato anche in questo caso?

Da parte mia non posso che sottoporvi la mia traduzione personale di questi passi, visto che quella italiana disponibile è piuttosto ‘freddina‘, se non talvolta imprecisa; certo, il ritmo del fraseggio così flamboyante del buon Maitre di Savignies si perde in italiano, ma ho preferito una traduzione piuttosto letterale. Di ‘poli‘, lo ricorderanno i Compagni di Viaggio, spesso ha parlato l’onestissimo e perfidissimo Philalethe; e la lettura calma di questa Préface – nell’originale francese – credo che sarà utile: Canseliet ricorda, infatti, che Les Demeures Philosophales si aprono con in frontespizio ‘La Salamandre de Lisieux‘ e si chiudono con il ‘Sundial di Holyrood Palace‘ in quarta di copertina (nell’edizione originale del 1930), a significare l’evoluzione ‘…della stessa sostanza, il cui studio approfondito… è l’espressione meticolosa della pena enorme che essa inflisse al nostro Maestro per la sua invention, degli sforzi inauditi che essa gli aveva richiesto per la sua perfetta preparazione‘. E’ da ricordare che questa Prefazione porta la data del Febbraio 1958. Ma, secondo il Major Grubert, ‘…a date is a date‘, vale a dire che ‘…una data è un appuntamento‘!

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41 Responses to “L’oratoire de ce bijou de la Renaissance…à ses débuts.”

  1. “credo che si possa tentare anche una lettura – per così dire – più ‘disincantata‘.” [cit.]
    Beh, che Fulcanelli e Canseliet nei loro scritti “stranamente” apocalittici, riguardante una Terra che subisce il battesimo dell’acqua e del fuoco, si stessero riferendo a qualcos’altro è un’idea che mi è sempre transitata nella mente. In effetti anche il “Typus Mundi” mostra le vicissitudini di un “certo globo”…
    Cari saluti

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  2. Caro Capitano,

    Scommetto che mentre scriveva il post precedente aveva in mente già questo, o no ?

    Quel bouleversament tanto caro al Maestro Canseliet mi incuriosisce non poco.
    Ho un grumo di pasta da far crescere, ho pensato di metterci una borsa di acqua calda, chissà se il lievito farà effetto, il cielo è bello…, ma fa un po freddino, voglio fare una bella pizza stasera.
    ah… lo sa, la favola della principessa pelle d’asino mi fa sempre piangere, tanto.

    la saluto, a presto.

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  3. Caro Capitano,

    in generale, ma in particolare nel cassone 4 (che mi piace perché c’è uno strumento musicale) vedo tanta aria e tanto fuoco: il putto è alato, il che fra l’altro ci riporta a qualcosa di volatile, e soffiando in un corno ne trae delle fiamme, potremmo azzardare un ‘suono igneo’, fra l’altro qualcosa di forte, visto lo strumento dotato di voce potente. Questo ‘son ignee’ mi fa pensare, cabalisticamente, al ‘signe – cygne’ di Basilio, posto proprio in prossimità del ‘doppio uomo igneo’.
    La postura del paffuto puttino, poi, con le gambe in atto di camminare, assieme alle ali parzialmente distese richiama una X, e se togliamo le ali, un triangolo con il vertice in alto, ancora una volta fuoco.
    Forse sono già andato parecchio per farfalle, tanto vale esagerare: i riccioli della testolina del puttino somigliano anch’essi a piccole fiammelle, e questo dato non mi pare dissonante con il contesto: da una bocca nella testa fiammeggiante se ne trae un’aria che genera un vivo fuoco, per di più musicale…
    Perdoni la follia…

    Chemyst

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    • Caro Chemyst,

      esser ‘Musico‘, gliel’ho già detto, offre dei vantaggi non indifferenti; lei ‘sente suoni‘ e vede ‘cygnes‘, ed è un buon modo per trovare indicazioni.
      Le dirò che il suo timore di ‘andar parecchio per farfalle‘ è forse reale; però, però…se poi tutto questo ‘farfalleggiare’ la porta in conclusione a scrivere ‘…da una bocca nella testa fiammeggiante se ne trae un’aria che genera un vivo fuoco, per di più musicale‘…beh, non c’è problema; è un ottimo ‘andare’, il suo.
      Scherzi a parte: sulla sua ultima ‘conclusio’ concordo; e mi permetto di suggerire di seguire un’altra ‘farfalla’: quell’aria cui lei ammicca, è secondo me l’Aria di quel mattacchione di Philalethe. Tutto è al suo posto, o quasi: basta solo ‘fare‘.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  4. E però, volendo essere molto semplici, in effetti, è fuoco che s’incontra con acqua, è terra che si mescola con aria…, in quanto ai poli, credo c’è n’è da non dimenticare un’altro, di polo, è quello celeste, dove questi ultimi s’incontrano, vengono proiettati, e che forse per fare Fuoco diverso? il Fuoco del fuoco?
    E’ singolare l’ultimo cassettone dei primi quattro, dove l’arco ha le corde sciolte, e le frecce sono riposte nel tubo, forse a significare che le attività aeree sono sospese? che l’operatore non ha piu tensioni, aspetta? cosa? perche? …che la X o Chi, che si voglia, non ha origini celesti? se cosi possiamo dire, ha origini terrestri?
    poi poi, provo con buoleversement cabalisticamente, ma ci provo, visto che proprio sono a corto di lingua degli uccelli, L’Uomo terrestre ha le sementi??
    mi fermo qui, le riflessioni continuano.

    spero non aver confuso ancora di più i compagni.

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  5. Poichè Il simbolismo alchimistico e architettonico si spiega con il loro comune carattere cosmologico.ritengo che ci sia una corrispondenza fra le immagini dei cassoni e quelle del basamento della croce di Hendaye. Desidero solo comunicare ai miei compagni di cerca, delle riflessioni superficiali sui cassoni 1,3.4 e trattenermi un po’ sul 2sperando così di dare e ricevere utili suggerimenti.
    1)Credo che ci si riferisca ad altri inizi ed altro ri-nascimento
    3)-5)l’evaporazione delle acque terrestri per l’azione del calore è l’immagine della trasformazione e si può parlare di un passaggio alternato dalle acque inferiori alle acque superiori:le acque sono quindi i raggi.
    4)il nodo è sciolto.-Un’idea connessa a quella di freccia è “punta” (sanscrito agra,nel greco akros lat. acer e acies) che piò indicare una estremità in qualsiasi direzione, cioè al vertice o ad uno dei 4 angoli(imparentato con coin francese che ha anche significato di cuneo zeppa bietta) e la parola araba “runh” (angolo) che ha il suo plurale in “arcan”, significa anche base o fondamento il che ci riconduce alla corner- stone intesa come pietra fondamentale.
    2)il est ecrit que la vie se refuge en un *se(u)l espace * (le sel de la vie).-un putto ad”X” soffia (parola, suono, in principio fu il verbo) cioè immette anidride carbonica dentro lo strumento di Ammon e lo fa vegetare, Quale suono ha emesso? penso alle 7 note,alle chiavi, ai 12 suoni 5 dei quali non hanno nome ma si legano al suono che li precede o che li segue, penso alla nota centrale -l’invariabile mezzo-sol o ad un accordo. L’invariabile mezzo è il punto unico in cui si “opera”l’unione degli influssi terrestri e di quelli celesti, ed è il solo da cui sia possibile una “diretta” comunicazione, dopo sono necessari gli “accordi”.Se una pietra oracolare (corner stone) può parlare emettendo suoni,può anche farlo mediante caratteri o figure visibili sulla sua superficie. “la stella è la firma del soggetto iniziale”.
    Tornando al punto1)sembra anche a voi che la sfera armillare abbia subito un raddrizzamento? rinvio al VI Purg.
    ” se Castore e Polluce
    fossero in compagnia di quello specchio
    che su e giù del suo lume conduce
    tu vedresti il zodiaco rubecchio
    ancora a l’orse più stretto rotare
    se non uscisse fuor del cammin vecchio”

    La Stella Polare non è sempre stata la stella polare.
    P.S.:alla pizza preferisco il castagnaccio, ma non stasera.
    un saluto speciale al Capitano e al buon Frate senza i quali mi sarei perduta in vicoli ciechi.

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    • Cara Signora Nadanur,

      con gran piacere leggo il Suo commento!
      Lei solleva così tanti spunti, che mi sarà davvero difficile affrontarli tutti o risponderLe in modo esauriente.
      Per ordine: per l’appunto, le confesso che dapprima non riuscivo a comprendere a quale ‘ordine di lettura’ Lei si riferisse con i numeri 1,2,3,4, e 5; poi ho capito che Lei – forse – si stesse riferendo al semplice ‘ordine di apparizione’, dall’alto verso il basso, delle immagini inserite nel mio Post.
      Quanto alla relazione con il basamento della Croce ciclica di Hendaye: mi pare un sensato accostamento; anche quel bizzarro monumneto risponde al doppio livello – uno cosmologico, l’altro operativo – con cui, a mio avviso – Fulcanelli prima, Canseliet dopo, hanno deciso di offrire i loro ben singolari commenti: Le dirò, in tutta umiltà e con gran rispetto di chi è gentilmente intervenuto – che a mio avviso non si ancora colto quel che ritengo possa e/o debba essere colto nell’esaminare qeusti magnifici cassettoni dell’Hotel Lallemant. E non per demerito o colpa alcuna, quanto semplicemente perché, in assenza di un ‘suggerimento’ ottenuto dalla materia in Laboratorio, ben difficilmente si riesce ad uscire dal Labirinto delle ipotesi.
      In ogni caso, le Sue interpretazioni mi paiono interessanti; ecco, secondo il Suo ‘ordine di lettura’, dove i numeri non sono quelli che si trovano a numerare i cassettoni nelle immagini, le mie osservazioni:

      1) Concordo; è infatti tale è l’ispirazione che mi ha portato a sottoporre all’attenzione dei Cercatori la materia di questo Post.
      3) – 5) Concordo e non concordo; se Lei si riferisce all’alternanza di una ‘Circolatio’, la mia idea è diversa. Ma la mia, beninteso, è solo un’opinione.
      4) Lei dice ‘il nodo è sciolto‘. Quale nodo intende? Quello ‘gordiano‘ cui allude Fulcanelli in altri passi, o quello che lega la corda all’arco? Molto belle le sue informazioni sui significati di ‘punta’; però, non si inquieti, mi paiono lontane dal senso dell’operazione specifica cui si riferiscono, secondo me, l’insieme di questi cassettoni.
      2) La frase è nota e viene dall’esame della Croce di Hendaye; non so se Lei abbia letto il successivo commento fatto da Jean Laplace a quella frase; è ancor più singolare, e – a mio modo di vedere – indica anche altro. Quanto alla suggestiva interpretazione sul ‘punto di mezzo’, essa mi pare giustificata, ma un pochino troppo simbolica; ricordi che in Alchimia operativa si parla di cose che sono tangibili, osservabili, manipolabili; e poiché la loro semplicità assoluta, rende l’interpretazione che le ricopre estremamente difficile, mi chiedo se non sia molto meglio abbandonare una progressione simbolica che ci porta lontano dal comprendere l’informazione che Lallemant ha voluto affidare allo scrutatore. Insomma, Interpretare un Simbolo è utile quando parla ‘secco’, ed è certo interessante, ma pericolosamente fuorviante, seguire la trappola delle connessioni progressive dei Simboli. E’ una trappola classica, in cui tutti cadiamo, un po’ per il fascino dei Simboli, un po’ per dare retta alle scuole cui – agli inizi – tutti siamo costretti a rivolgerci.

      Sul bel passaggio Dantesco, resto a fianco a Lei; però, mi viene il dubbio che – pur alludendo al moto precessionale – il Sommo, che forse potremmo chiamare in alcuni bizzarri passaggi il ‘Furbo Informato’, abbia frequentato, non saprei davvero immaginare come, il tavolo di qualche manipolatore di materie; non saprei se ‘al forno’ o meno; ma quel ‘rubecchio’, quell ‘orse’, i due gemelli, quello ‘specchio’ e varie piccole altre amenità mi fanno sorridere. Grazie per aver riportato questo bel passo; il movimento elicoidale dovuto alla precessione, cosa peraltro del tutto normale in quasi tutti i corpi celesti, potrebbe riportarci in pista: su questo curioso movimento naturale, certo Lei ricorda altri passi di Fulcanelli; ma anche di altri; si tratta di un percorso compiuto dallo Zolfo nel corso della sua elaborazione. Ma non intendo sviarla, e dunque mi fermo qui.

      Perdoni la lunghezza, e spero di rileggerla presto

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  6. Fra' Cercone Says:

    Caro Capitano,
    qualche divagazione personale sul suo bel post.

    Quel fuoco generato senza combustione è “immaginario”, in quanto proveniente da “un’immagine” o, per meglio dire, dalla “prima immagine”, che non ha un “dove”; ecco spiegato “il focolare unico e gigantesco … che emana da un punto invisibile dell’Universo esterno”.

    E’ infatti esterno, seppure contiguo al nostro, fisico e discreto, l’universo di ben diversa fisicità e continuo, da cui promana il fuoco unico.
    Invece sono due gli amorini alati messaggeri dell’unico fuoco; sempre il medesimo, ma di qualità e funzione doppia e complementare: fuoco acqueo e acqua focosa.
    Acque-fuochi superiori e acqua-fuoco inferiore.

    Eppure arriva un momento nel corso dell’Opera ove la materia sembra rifiutare quel fuoco, anzi, sembra addirittura combatterlo.
    L’arco dell’Amore viene deposto e la corda staccata: lo strumento è adesso inservibile.

    Fulcanelli ne parla per enigmi, nel Mistero delle Cattedrali, descrivendo la quinta figura e, come sempre, è piuttosto sbrigativo nella didascalia: “V. NOTRE-DAME DE PARIS – Portail du Jugement. L’Alchimiste protège l’Athanor contre les influences extérieures” [Notre-Dame de Paris – Portale del Giudizio. L’Alchimista [sic] protegge l’Athanor contro le influenze esteriori].

    Paolo Lucarelli, nella sua magistrale traduzione, solitamente ricca di commenti, qui curiosamente tace e si mostra addirittura più elusivo del maestro perché, superandolo in concisione, scrive soltanto: “V. NOTRE-DAME DE PARIS. L’alchimista [sic] protegge l’Athanor”.

    Una svista? O vorrà forse dire qualcosa?

    Con fraterna e doverosa osservanza,

    Fra’ Cercone

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    • Caro Fra’ Cercone,
      lei mi suscita immagini sulla v figura del Mistero delle Cattetrali, al di qua’ di questo mondo.
      L’artista a questo punto ha gia’ ottenuto molto, ma per continuare a fare la pietra ha bisogno di mantenere l’ equilibrio e fa di tutto per preservarlo.(naturalmente posso aver sbagliato)
      Salute al Capitano e a tutti

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    • Caro Frate,

      in effetti il secco e lapidario commento di Paolo non può non colpire l’attenzione; quanto al fuoco proveniente da un’ “immagine“: trovo che – affinché un’immagine possa esser vista – occorrà una mezzo, un medio, un ‘substat‘ – se questo termine le piacesse di più – per fissarsi su ciò che la farà scorgere da parte dei nostri occhi.
      Processo elementare, semplice, ma non facile da comprendere. Figurarsi da accettare.
      Allora due domande si potrebbero porre: “Cos’è quel ‘medio-mezzo-substat’?“. E poi: “Su cosa e come si ‘fissa’?“.

      Insomma, dove e come si troverà l’effetto di quell’ “immagine” focosa?

      Ma ho come l’impressione di parlar a un sordo!…percepisco già, infatti, l’immagine del suo amabile sorriso!

      Stregatto !?

      Captain NEMO

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  7. Un saluto a tutti!

    Scusate la banalità, ma in tutto questo la prima cosa che mi viene da chiedere è: cos’è quella sorta di “saliera” nel cassettone 1 che fà gocciolare acqua sul fuoco?

    Grazie per le eventuali risposte.

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    • Caro Divano,
      devo ammettere che quell’oggetto incuriosisce molto anche me.
      Anto-Az le ha già fatto notare la vicinanza del termine “aspersorio” con “aspro”.
      Io sinceramente non posseggo la versione francese della seconda prefazione di Canseliet (la mia versione comprende solo la prima), per cui non so quale termine francese sia stato usato in quel passo (magari qualcuno che l’ha potrà riportarlo).
      La traduzione offerta dal mio dizionario è “goupillon”, che in francese antico significa “petit renard”, ossia “piccola volpe”(Godefroy).
      Se devo dirla tutta, quando ho osservato per la prima volta il particolare dell’immagine prima di leggere il testo, oltre ad ammirare la cura con cui è stato raffigurato il laccio che lega l’oggetto ad un anello (particolare strano, sarà importante?), io vi avevo visto un favo che colava miele (vedi il cassettone 8 che riporta il filatterio “MELITVS GLADIVS”, pag 107 del volume 2). Ma non so se in questo caso la prima impressione sia quella che conta…

      Approfitto per ringraziare di cuore il Capitano (ed il suo amico che le ha procurate) per le bellissime fotografie dei cassettoni “mancanti”.

      Saluti,

      EmmEnthAl

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  8. Caro Divano,

    Credo lei si riferisca all’aspersorio, perdoni la mia asprezza, e questo è il salmo 50 che ne parla; Asperges me Domine hyssopo et mundabor, lavabis me et super nivem dealbabor».
    Lei dice, -acqua sul fuoco-, non potrebbe essere una terra, un’aria, un’acqua ? o qualcos’altro ?
    mi aiuta a ragionare ?

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    • Anto grazie mille anche a te per la precisazione.
      Sinceramente ho detto acqua sul fuoco perchè è la prima cosa che mi è venuta in mente (di solito non ragiono mai più di tanto quando vedo una raffigurazione, con tutti i contro che questo comporta).
      A notare la forma delle gocce, secondo me si vede che non sono “regolari” come quelle dell’acqua comune.

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    • Caro Signor anto-az,

      Mi intrometto ( con gran ritardo, me ne scuso) nel suo dialogo con il Signor Divano, per dirLe che sono rimasto molto colpito dal Suo ricordare il Salmo 50; se debbo dirla tutta, Lei ha colto uno dei messaggi di questo assieme di cassettoni.
      Consiglio: non si fermi, proceda lungo quella strada. Camminando, troverà senza dubbio altre indicazioni.
      Non si entusiasmi e non si deprima.
      Il Pellegrino cammina e segue quel che il Cielo dona, con Grazia e offrendo grazie.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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    • eternoapprendista Says:

      Caro anto,

      l’issopo è una pianta aromatica perenne che riccorre spesso nell’Antico Testamento. Ora ragionando sul procedimento alchemico, dove da più parti si martella sull’impiego di minerali, come c’entra una pianta quale l’issopo, piuttosto che il lauro, il timo o che so il prezzemolo?

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      • Caro Eternoapprendista,
        le rispondo tosto, ricordandole che secondo la ninfa venuta in visione a Ciliany, tutto in questo mondo e’ da considerarsi minerale, mi scusi per il breve commento, sono impossibilitato, in questo momento, ad un ulteriore svilluppo sulla questione.
        Ritornerò appena possibile sul suo quesito.
        a presto.

        Like

  9. eternoapprendista Says:

    Gentili cercatori,

    la mia attenzione si pone sulla pinguedine del putto così pieno di grazia e in una posizione a formare quasi un E orizzontale e su questa mérelle che viene spesso rappresentata nel palazzo di Bourges accanto ad un cuore (e sia una prospettiva visiva che il nomen mi suggeriscono una certa identità) e in un’ altra decorazione essa sembra apparire all’interno di una sfera sormontata da una croce che un un uomo col cappello cadente sta coprendo con un velo. Mi domando anche perchè della conchiglia venga rappresentata solo la metà vuota, senza mollusco nè perla, mentre altrove dalla medesima sembra uscire un filo di perle che crescono fino a confluire in un oggetto oblungo ed a me ignoto.
    Anche qui sarei grato per un aiuto su quest’imperfetti ragionamenti.

    Cari saluti

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    • caro Signor eternoapprendista,

      leggendo il suo commento mi viene in mente di averLe già detto di aver colto il suo acume!…ora, fermo restando che tutti noi siamo ‘eterni apprendisti‘, nutro qualche sereno dubbio che lei da poco si sia chinato su qualche libro d’Alchimia!

      Comunque: condivido i suoi ‘accostamenti’, e – per quanto ho appena detto – Lei certo ha già la risposta ai suoi quesiti; se diamo per buone le interpretazioni alchemiche proposte da Fulcanelli, si dovrebbe pensare che i cassoni si riferiscono a precisi momenti del processo operativo della Grande Opera; si tratta però, come spesso accade, di rimettere in ordine le cose. Ma ogni immagine, in questo approccio ipotetico, è senza dubbio molto precisa. La Mérelle, la ‘piccola madre’, deve prima essere trovata, e poi ‘qualcosa’ permetterà la nascita di una ‘perla’ …che non si vede. Il suo riferimento alla ‘E’, è del resto presente nel cassone 19, in una curiosa posizione orizzontale; il 20 raffigura un Angioletto che – scuotendo e capovolgendo un ‘vaso’, ma è di vimini, pare – ne fa uscire cinque piccole Mérelles; dentro il vaso-cestino se ne scorgono un certo numero. L’angioletto è seduto su una grande Mérelle; quest’ultima è diversa da quella del cassone 21, dove un animale che assomiglia ad uno scorpione pare nascondersi, senza troppo riuscirvi, tra le spire del filatterio; il fondo del cassone è decorato da 15 ‘E’, il cui simbolo secondo Fulcanelli ‘…permette l’identificazione esatta del contenuto della conchiglia‘. Insomma, questo trittico pare indicare un preciso ‘modus operandi‘.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  10. Credo sarebbe utile avere una visione integrale dei primi 2 cassettoni, mi spiego, a mio parere, l’uno e l’altro, in realtà, ci mostrano due fasi di un unica operazione, dove si ottiene una cosa. Nel secondo cassettone ci fa vedere la conchiglia, forse debitamente purgata ? purificata ? allo stesso modo, aperta affinché il putto vi entri ? a me pare che lui si stia accingendo a lanciarsi dentro, ma posso essermi sbagliato.

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    • Caro Signor anto-az,

      grazie per il suo commento. In effetti, concordo con la sua ipotesi: l’idea del putto che si tuffa è molto carina, a patto di capire, se fosse davvero così, cosa rappresenti il putto, no?

      Captain NEMO

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  11. Caro Emmenthal,

    mi sono procurata la versione francese della seconda prefazione alle Dimore Filosofali, riporto il passo dell’aspersorio:”Dans les deux caissons qui suivent, l’Adepte exprima, aux points de vue alchimique et cyclique, l’association des deux éléments antagonistes pour une action simultanée: c’est encore un angelot, non moins replet que les précédents, qui maintient, au centre d’un foyer irradiant en soleil, una coquille Saint-Jacques, récéptacle consacré de l’eau alchimique; pouis, un aspersoir, accroché sous une banderole, qui laisse tomber d’énormes gouttes sur les flammes identiques, toujour produites sans corps de combustion”.
    Riflettevo su quanto scritto da Anto-az, che si chiede se il putto non stia per lanciarsi dentro la conchiglia di San Giacomo…e se la conchiglia mercuriale stesse attirando il putto focoso?

    Compostela

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    • Cara Compostela,

      leggere la fonte originale riserva sempre qualche piacevole sorpresa a chi cerca: gli elementi antagonisti, per un’azione simultanea. Ovviamente si parla di un’acqua e di un fuoco; ma – entrambi – sono ‘portati’ da un angioletto! Il francese di Canseliet ce lo ‘suona’ come un ‘angelot‘. Poi, fatto non meno curioso, conoscendo Canseliet, è che per indicare la sua ‘paffutaggine’ il francese scelga il termine ‘replet‘.

      Quanto all’aspersorio: assomiglia ad un imbuto, rovesciato; Canseliet ci fa notare che è ‘fissato’, che le gocce sono ‘enormi’ e che le fiamme sono ‘identiche’.
      Anche in questo caso, ho l’impressione che si stia indicando un preciso ‘modus operandi‘.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  12. Cari Amici,

    non trovate singolare il fatto che sia la Conchiglia di San Giacomo (l’acquasantiera marmorea di tante chiese) sia l’aspersorio siano contenitori dell’Acqua Benedetta? In un caso la Merelle è il ricettacolo dell’Acqua Santa, nell’altro l’aspersorio ‘asperge’ con Sacre gocce le fiamme sottostanti. Forse i due cassoni sono collegati, in fondo Canseliet, prima di descriverli, stava parlando del ‘versement de la Boule’. Una curiosità per eternoapprendista che parlava del putto ‘paffuto’: il termine francese usato da Canseliet è ‘replet’, che significa grasso, ma anche sinonimo di ‘épais’, spesso. A tal proposito non posso dimenticare la frase cabalistica di Fulcanelli: “IL EST ECRIT QUE LA VIE SE REFUGIE EN UN SEUL ESPACE”.

    Compostela

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  13. eternoapprendista Says:

    Ringrazio Compostela ed in attesa del Capitano introduco qualche notazione ulteriore puramente descrittiva. Il putto a differenza degli altri ha gli occhi chiusi come se stesse dormendo o abbandonandosi (surrender). L’attaccatura dell’ala non è dietro la schiena come per gli altri ma sotto al braccio, che stia trattenendo lui qualcosa di volatile? Le gocce cadenti dell’aspersorio (ammesso che questo sia, data la forma insolita) sembrano anch’esse piuttosto grasse e oleose, sempre che di acqua trattasi.Quanto alla cabala fonetica mi pare che grazia somigli molto a gras.

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    • Caro Signor eternoapprendista,

      molto carine le sue ‘trovate’!…mi tolga una curiosità: come fa a dire – guardando l’immagine di un bassorilievo – che le gocce possano essere ‘grasse e oleose’? 🙂

      Ah, Messere…lei ha un acume ben ‘aiguisé‘, sa !?

      Captain NEMO

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  14. Caro Capitano, Voi sapete quanto vi stimiamo e ci inchinaimo alla vostra cerca, e con il lenimento di tale certezza permetteteci una gentile e benevolente reprimenda! Prima mettete a fianco del lucente crogiuolo, riscaldato a temperatura assai alta per una prima fusione, un simbolico vaso pieno di stelle, di cui l’unica affermazione fuorviante è la nota formula relativistica, poi all’ “universo esterno” fate seguire Eros nel suo regno sulle affinità ed infine trafiggete con delle frecce – caro Capitano, la vostra parola si sta facendo pericolosamente chiara! Ricordo che avevate detto di avere deciso di “cambiare metodo” nelle vostre spiegazioni e così avete fatto, passando al metodo classico – che or la parola non lasci la via tradizionale e – stimolata dalla crescente incapacità di comprendere insita nella evoluzione dei tempi precedenti al Fatto – si faccia PALESE.

    Speriamo che non ci vogliate sottrarre ora il vostro affetto, che ne soffriremmo oltremodo, per questa nostra benvoluta intrusione e grida di Cassandra ….

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    • Caro Messer Ptah,

      il suo benevolo monito arriva ‘juste au coeur‘, e lo raccolgo volentieri.
      Non sarei sicuro, tuttavia, che il mio giocare sia unconsistent con il mio ‘cambiar metodo’; la virata verso discorsi operativi è compiuta senza rimpianto alcuno; e – visto i tempi assai tristi che corrono – credo di aver seguito il buon consiglio del vento; e di taluni bizzarri accadimenti in seno alla cerchia ben ristretta di coloro che cercano; o dicono di cercare; o fanno finta di cercare.

      Questo Post sull’Hotel Lallemant raccoglie consensi e commenti, uno più bello dell’altro, uno più acuto dell’altro.
      La maggioranza, però, ancor lontana mi pare dall’aver compreso a quale operatività volesse riferirsi Fulcanelli, nella sua secca e umida semplicità. Il doppio fuoco lo vedon tutti raffigurato, ma la blindatura ermetica degli Antichi regge bene ai colpi della logica.
      Il mio intento, dunque, è soltanto quello di offrire qualche singolare incidenza, sparsa tra il mare di carte, immagini, libri e quant’altro sopra il quale tocca navigare ad ogni cercatore. L’explicatio vera, lei ben lo sa, non si otterrà facendo balanzonici salti di sapere, ma solo abbassandosi all’umil metter mano nella terra. Come si ripete spesso, ma mai ricordandosene al momento dello studio e della pratica, il vero Maestro è la Materia, irrorata per Grazia silente dallo Spirito Universale.
      Dopo la mia virata obbligata, Messere, ancor più mi sono accorto di quanto l’uomo ami vestire i panni della mente, pannicelli caldi che tranquilizzano il ‘me’ e il casuale ‘illum’, ma che l’animus del semplice, quello dell’innamorato puro, aborrisce.
      Salvo poche eccezioni, in verità minute, sparute, e timidissime, nessuno segue o seguirà la rotta antica per il Nuovo Mondo: temo, infatti, che pochi si siano accorti di quanto Alchimia si sia immersa, ormai, nelle profondità sicure del tempo. Come già è accaduto, secoli fa, la Dama si ritira verso praterie a noi lontane e troppo perdute perché quattro Putti giocherelloni e bizzarramente carichi di trombette, focherelli e archi scordati, possano esser davvero compresi. Simplicitas est sigillum veritatis: ‘sigillum’, Messere, non altro. Quanto alla semplicità, poi, è ormai roba che non esiste più, salvo negli occhi dei bambini. E’ il ricordo del Cielo che li anima e, dopo pochi anni di e-ducazione, ne perdono il ricordo vivificante e il potere d’ingrés.
      Ma, se accadesse che il semplice Intuito, alla Latina, potesse riportare al cuore del sincero cercatore il ricordo del Gaio Sapere, e del suo perché, e del suo percome… e potesse, come une Voile de Fortune, avviarlo commosso verso la Via che mena alle porte terribili del Cielo,…beh, non potrei che esser contento del mio attual giocare con le figure dell’Arte.
      Per il resto, Messere, continuo il mio viaggio, senza attendermi nulla e con la prua fissa verso l’Etoile Polaire; quella che non si vede. Se son rose… fioriranno, no?

      A presto re-incontrarla, Messer Ptah…

      Captain NEMO

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      • “ma la blindatura ermetica degli Antichi regge bene ai colpi della logica” – poche parole possono essere più vere e utili di queste da voi dette, caro Capitano, e mi prendo la libertà di ripeterle!

        Non vorrei essere frainteso: vedo infatti nel vostro post la precisa testimonianza del vostro avere scelto una nuova strada didattica, molto Consistente con la affermazione! E la condivido in pieno, essendo quella più tradizionale.

        Concordo ovviamente con la vostra analisi dei tempi e della fase in cui l’Arte oggi si trova. Ma non ne traggo dolore o dispiacere: tutto è giusto e perfetto, anche se non sembrerebbe. Perchè le cose non devono essere come ci piacerebbe che fossero, ma come DEVONO essere, e oggi è il momento in cui quel che succede deve succedere. E altro ancora e nessuno volti lo sguardo indietro per non essere trasformato in un sale volgare e sterile come la mogli e di Lot.

        Fluisca il fiume, caro capitano, oramai “giochiamo” sulla riva, perchè nessuno più conosce l’antica arte dell’ascolto dei canti delle sirene. Tutti vogliono cantare, tristi che non sanno che delle sirene è più bello l’ascolto dell’abbraccio!

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  15. eternoapprendista Says:

    Caro Signor Capitano, La ringrazio molto dei complimenti.
    Veramente io non so se inconsapevolmente ho detto troppo, stimolato solo da un’attenta e fortunosa visione delle cose. Come Lei sa io sono poco avvezzo a citazioni e riferimenti di tesi o testi altrui, dati anche i miei recenti inizi, per cui preferisco basarmi sul mio intuito e sullo sconfinato merito dei suoi interventi, che aiutano anche un modesto apprendista che ha passato alcune notti insonne a studiare e che, ai discorsi altisonanti, artificiosi o velatamente settari, di alcuni cercatori, preferisce ragionare molto terra terra. Fatto sta che a Noi piace così. Ora giusto per rimanere sul pezzo, alla sua domanda dalle cento pistole Le rispondo che quelle gocce enormi mi ricordano la consistenza e la densità dell’olio, lo stesso che si usava come combustibile nelle lampade della nonna, di quelle che somigliano tanto alla lampada di Aladino. Quanto al cassettone 19, l’ illustrazione nel volume di Canseliet è di bassa risoluzione, per cui Le sarei molto grato, se vuole, di qualche ulteriore dettaglio in proposito.

    Messer Capitano un inchino al suo buon cuore.

    eternoapprendista

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    • Caro Signor eternoapprendista,

      eccoLe l’immagine del cassone 19 (per vederla intera, faccia Click con il tasto dx del mouse e scelga ‘Vedi Immagine‘):

      Hotel Lallemant - cassone 19

      La ringrazio degli sperticati complimenti, che non merito.
      Quanto al Suo affermare che ‘Fatto sta che a Voi piace così‘, non posso che adeguarmi al ‘Suo piacere‘. O dovrei dire ‘Vostro‘?

      Captain NEMO

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  16. Caro Captain NEMO,

    può ben dir ‘Voi’ carissimo Captain, perchè anche a me piace così, ed essendo già in due, il plurale è d’obbligo, ed il piacer è tutto Nostro.

    Ma già che siamo in tema, le vorrei far sapere che ho osservato in questi ultimi tempi, un fatto, certamente sotto gli occhi di tutti, uno strano fenomeno, imputabile sicuramente alle alle Sue Chiare indicazioni e del quale spero ne dia conto. Le ditte di lenzuola e telerie varie sono state prese d’assalto, mi confidava un amico che lavora nel settore che non si trova più uno straccio netto da nessuna parte, la gente pare impazzita, diserta il lavoro e occupazioni quotidiane imprescindibili per dedicarsi solo alla raccolta della rugiada, in confidenza un contadino presagiva un termine ultimo anche per quel prezioso nettare dei suoi campi e mi diceva non servono più cartelli esposti in bell’evidenza a vietarne l’accesso a quest’orda di sconsiderati. Il mondo si sta avviando al caos più totale.

    Mi chiedo a vantaggio di chi o di che cosa o a nocumento di chi o di che cosa

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  17. Fra' Cercone Says:

    Caro Capitano,

    Lei mi chiede come si fa a fissare un’immagine.

    Le rispondo: è elementare, basta fare una foto-grafia.

    Quando la Luce è stata debitamente focalizzata, impressionerà il sostrato idro-collodaile, (ossia radicalmente mercuriale) della nostra pellicola, sottile e argentea (come quella che compare alla superficie dell’incudine nella seconda figura dello “Speculum Veritatis”).

    Ma come si sa questa prima impressione, -con la raccomandazione, (ohibò bibì), che non è data una seconda possibilità di fare una buona prima impressione-, è al negativo, perché avviene per sottrazione di nitrato d’argento, cioè di sale lunare dal sostrato originario.

    Per rendere infine sensibile la fissazione dell’immagine, con asterisco, occorre operare un ribaltamento, che a parlar francese si direbbe “boule-versement”.

    Stregattamente, suo,

    Fra’ Cercone

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    • Mio caro Frate,

      la sua loquacità a quest’ora tarda della notte, mi fa pensare che lei poco dorma, e molto si diverta!
      Anch’io, però, nel leggerla, mi sono ritrovato sul pavimento in preda a risate gioiose.

      Ribatto, allora:
      Lei sa che la prima arte foto-grafica, quella primitiva, si praticava con una sorta di ‘scatola oscura’; la quale, tramite un buchetto faceva ‘apparire’ l’ “immagine” che stava fuori all’interno della scatola, sopra la chimica lastra impregnata dell’argento segretamente Lunare. Epperò …l’ “imago” era capovolta; ricordo che da bimbo, a scuola, ce la fecero costruire…e mi divertiva molto questo capovolgimento.
      Cosicchè compresi, per artem ludicam, che bastava uno speculum (posto ad arte)…et voilà, l’immagine, ora dritta, corrispondeva alla realtà foto-grafata.

      Ora, lo so, tutti correranno a comprar trapani, e specchietti, e lenti e chissà cosa…ma intanto, ci sarebbe da chiedersi se quell’ “imago” rappresentasse davvero la realtà, visto che quel che ‘vediamo’ pare solo un’illusione, chiamata Maya dai sapienti, che – senza la’y’ – è la madre di Hermés, il nostro Mercurio. Ma quale dei quattro? Insomma se fuori c’è la Madre, come si fa a credere che dentro una ‘boite noire‘ ci sia il figlio? so che pare tautologico, perché una madre porta sempre il suo figlio prima dentro, e poi lo fa uscire; ma qui, non è il contrario di cui si parla?
      Dobbiamo dunque pensare che al fare una foto-grafia, corrisponda un bizzarro cammino-a-ritroso?….uhm…dove, dove, mi pare di aver sentito parlare di questo strano racconto di Pollicino, Petit Pouce?
      Ah, le meraviglie dell’assurdo, il surreale, la piccola follia dei bimbi. La Gaia Scienza…ti fa star meglio, davvero.

      La ringrazio, amato Frate, per avermi riportato alla sconsiderata gioia dei bambini d’altri tempi.

      Click!…ho foto-grafato il sorriso dello Stregatto!

      Captain NEMO

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      • Splendido gioco che mi ha fatto veramente divertire, siete dei “ragazzacci” come direbbe qualcuno!

        Purtroppo non possiamo dire di stare meglio, non essendo mai stato male, ma giocando possiamo veramente esercitarci nell’arte del sorriso, .. oddio, già di nuovo scivolo sul divino foro che permette alla testa di spuntare …

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  18. Caro Capitano,

    Che Chaos! A me sembra che dai vari post stiano delineandosi dei momenti operativi precisi, ma sono tutti affastellati, ahimé: si parla di nature contrarie ma affini, si parla di solvere l’una mentre, simultaneamente, si fissa l’altra, si parla di portare all’esterno ciò che è all’interno e viceversa, si parla di sigillare il figlio nel ventre della madre che l’ha generato, si parla, mi pare, anche di Saturno e di come possa vedere la propria immagine riflessa nello specchio di Marte…ma forse vado per farfalle, e ripeto: che Chaos!

    Cordialmente,
    Compostela

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  19. eternoapprendista Says:

    Cari,
    andando spesso per farfalle di questi tempi mi sono accorto che questo splendido lepidottero ha le ali ricoperte di piccolissime squame che appaiono come una polvere impalpabile, simile ad una calce viva.
    Un gran Chaos, anche cabalistico; che il cielo ci aiuti.

    Saluti
    Eternoapprendista

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    • Riuscii a chiudere nelle mani una piccola farfalla
      una volta.
      Ma quando le riaprii e se ne volò via nel vento, non
      era più la stessa farfalla.

      “Ogni possibilità è un accadimento
      che capita da qualche parte.”

      V.dn

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  20. Caro Captain,

    Oggi, come allora, quando scrisse il post, alla parola ‘bouleversement’ mi venne in mente; gli Adepti che tornano dai quattro angoli della terra, mi pare per salvare i giusti o no?
    Che poi avessero anche significati differenti, (altro che letterali) in chiave operativa, sempre Alchemica, mi viene sempre in mente i quattro Mercuri…Mha!!??
    Solo questo, nulla piu mi viene da dire, mi scusino tutti se per caso sono andato fuori testo.

    un saluto.

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