La surreale ‘Lectio’ di un Britannico…piuttosto old-styled.

Major Grubert - Exploring

Major Grubert – Exploring

Quando si cerca, capita di trovare. E talvolta, trovato un ciottolo dalla forma singolare, lo si osserva; ci si fanno domande. Lo si rigira, con qualche sospiro, tra le dita sporche di Laboratorio.
Vi propongo un passo:

Dunque chiamiamo il seme acqua per metonimia, poichè per parlare propriamente la virtù seminale risiede e si diffonde universalmente in tutta l’acqua che in realtà è il seme, e non è mai separabile dal ricettacolo della sua acqua. Se a qualcuno sembra straordinario che io assegni l’acqua come sede dello Spirito seminale, affinché ciò non sembri strano, [dirò] che perfino nella prima Creazione lo Spirito di DIO si portava sopra le acque, cioé [che] lo Spirito Celeste infuso attraverso le acque, esso stesso le dotava di forza e virtù prolifica. Infatti, solo in questa, tra tutte le cose (che sono nell’Universo), si fondano i semi fin dalla prima origine, e da essa non escono mai; ma tuttavia nei vegetali sono generati nell’aria cruda, negli animali sono conservati nei reni, nei minerali sono fermamente racchiusi nelle loro profondità. E infatti è impossibile che il seme esca dalla propria sede originaria. Perciò se tutto [proviene] dall’acqua (come abbiamo detto), la ragione insegnerà ancor di più che il seme risieda sempre nell’acqua.  Perché le cose non si possono conservare altrove se non lì dove nascono: infatti, sottratta la causa dell’origine, si estingue l’effetto; donde il fatto che la moltiplicazione di ogni cosa avvenga sempre nell’umido e mediante l’umido, a mo’ di nutrimento. I Vegetali mediante il Leffa acqueo della terra, gli [esseri] Animati mediante il Chilo liquido, i Metalli mediante il liquore Mercuriale. Donde, aumentati e prodotti, i vegetali emettono spontaneamente nell’aria un seme crudo diverso da tutto il loro corpo, che diventi un corpo coagulato, affinché si riconosca anche che proviene dall’acqua e che conserva il proprio spirito seminale nell’acqua; viene affidato alla terra per aumentare la specie, nella quale matrice  – grazie al Leffa acqueo della terra – si risolve nella sua prima materia acquea, & allora comincia la Vegetazione. Successivamente l’acquosità seminale assume questo Leffa acquoso (mediante il quale è manifestata [i.e.: l’acquosità seminale] grazie alla dissoluzione), e quello sostanzia il germe come umore radicale nutritivo, mediante il quale [i.e.:  l’umore radicale] riceve informazione [per diventare] pianta o Albero secondo il fermento specifico del seme. Gli Animali conservano nei reni un Seme nato dall’immaginazione, il quale diffuso nella dovuta matrice attraverso l’atto della generazione, forma un feto tenero abbondante di molto umido crudo, il quale successivamente si accresce con il mestruo liquido femminile e cresce fino a [diventare] un infante perfetto, [che] viene al mondo all’ora della sua nascita, si nutre di latte fin quando non possa sopportare alimenti più forti, i quali d’altra parte non [lo] nutrono (a meno che non siano trasmutati in chilo liquido, così come le ossa nello stomaco del cane). Analogamente a tutto ciò, i Metalli coagulati racchiudono il proprio seme perfettamente elaborato (sotto dense convalli), tuttavia situato nell’acqua; in seguito, estratto mediante sagace artificio, viene covato e cresce nella debita matrice, fin quando (previa corruzione) riceva la propria glorificazione. Ma quest’operazione è sommamente difficile, a causa delle strutture recondite dei metalli, in cui questo seme è racchiuso, che non cedono a nessuna forza, se non interviene un sottile ingegno. Perciò rendo noto che esiste una Matrice nella quale l’oro (di cui bisogna ricercare solo il seme), [una volta] postovi,  emette spontaneamente e soavemente il proprio sperma, fin quando esso stesso si debilita e muore, & mediante la sua morte si rinnova come Re gloriosissimo, successivamente dotato della potestà di liberare tutti i suoi fratelli dal timore della morte.

Questa ‘explicatio‘ magistrale è di Philalethe, tratta dal suo De Metallorum Metamorphosis [vogliate perdonare la traduzione un po’ brusca, ma  – se capita di restar stupefatti da musiche non suonate, ma che ti prendono il cuore – si preferisce alzar le mani e lasciar tutto così come viene; ergo, non farò commenti e sarà interessante – spero – leggere eventualmente i vostri]: il primo livello di lettura è tipico dell’Alchimia dei Maestri. Colpisce, in ogni caso, la incredibile capacità di dettaglio – veramente ‘scientifico’ – nella descrizione del ‘sistema’ generativo adottato da Madre Natura nella manifestazione. In poche righe, partendo dalla arcinota frase del Genesi, si arriva via via a discendere i vari gradini verso la singolare ’emissione’ spontanea da parte dell’oro del proprio sperma. Già al primo livello di lettura, molte sorprese dovrebbero cogliere l’attenzione dello studioso, e pure dell’innamorato.

Ma di certo, conoscendo l’arguzia, l’astuzia, la carità & la perfidia dell’autore, vi sono altri livelli. E non pochi, temo.

Il mio britannico amico – Major Grubert – sostiene serafico che chi cerca ‘spiegazioni’…le trova. Ma, come sempre, sorrideva sornione alzando il solito ‘eyebrow’, alla moda dei sudditi di Sua Maestà…prima di proseguire il suo viaggio a bordo del dino-semiacquatico, mi ha lasciato un bel quadro.

The Golden Bough

The Golden Bough

Come era ovvio aspettarsi, è di un suo compatriota, Joseph Mallord William Turnerforse, c’è da chiedersi perché qualcuno tenga in così gran considerazione la pedante raccomandazione di Messer Bianconiglio.

…o no?

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41 Responses to “La surreale ‘Lectio’ di un Britannico…piuttosto old-styled.”

  1. Ma Capitano, Philalethe pare suggerire proprio di non aggiungere nulla di diverso a ciò che stà o ha preparato…, mi fa venire in mente la triturazione della Materia e la seguente operazione di accrescimento in potenza, per poi fare altro, ma ci avverte che c’è bisogno perche esso produca cosa diversa di un inganno o no?

    ho provato a buttarla giu di getto mi scusino tutti.

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  2. Proverò a dormire questa notte…
    Inganno o artificio la cosa comincia a darmi da pensare.
    Il respiro più di tutto. Ne riparleremo, intanto rileggo.
    Post estremamente interessante. E surreale, bellissimo.
    F.

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  3. L’acqua….il magnete per eccellenza….da cui tutto trae origine…ultimamente sono rimasto stupito da un salnitro particolare, naturale, raccolto dai muri di una intercapedine, identico nella cristallizzazione a quello comune, ma che se posto ad una temperatura molto bassa, circa 30 gradi, si risolve totalmente in acqua….al sole fa scaturirete esso un’onda cristallina e pura, se viene distillato e gli viene tolta tutta la sua acqua rimane al fondo del pallone bianco e sembra zucchero….non fonde e resiste alla più alte temperature….se ridissolto…in rugiada…..riprende la sua forma….la sua forma…..

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  4. Il bellissimo passo da lei gentilmente tradotto e citato propone, come ha già detto, un’esplicazione dei procedimenti generativi della Natura coerente e particolareggiata che ha il pregio di far concordare l’evidenza pratica con le bibliche descrizioni del Genesi.
    Interessantissimo già per gli insegnamenti ad un primo livello di lettura, questo testo si presta a molti approfondimenti.
    Provo a gettare un paio di spunti.

    Innanzitutto trovo sia scontato collegare il passo in cui si parla della procreazione animale e del successivo nutrimento a quello del MdC in cui, parlando di “regimi”, Fulcanelli ci dice, in concordanza con l’alimentazione umana, di dare il latte all’inizio, per proseguire solo in seguito con il regime della carne. Qui Filalete ci suggerisce anche di trasmutare questi “alimenti più forti” in chilo liquido, proponendo una curiosa analogia con la digestione delle ossa da parte dei cani.

    Negli animali poi il seme sarebbe nascosto nei reni. Nella tradizione taoista i reni sono la sede del Chi (o Qi, o ancora Ki) cosiddetto “prenatale”, ossia un energia proveniente dal Tao, ancora indifferenziata, attratta dall’unione dei due principi maschile e femminile durante il concepimento, che sosterrà la crescita e la vita dell’individuo.
    Il rene in greco antico è detto νεφρός, vocabolo che si accosta a νέφος, nuvola, nebbia o oscurità. Da una parte mi ricorda le ombre cimmerie che nascondono la nascita dei gemelli ermetici; dall’altra mi fa pensare ad alcuni amori di Zeus che per esempio, sotto forma di nuvola dorata, ha ingravidato Io che in seguito verrà trasformata in giovenca, come narrato nell’interessante mito all’interno delle Metamorfosi di Ovidio.

    Per ora mi fermo, sperando di avere suscitato qualche pensiero o qualche perplessità che possano spingere i lettori ad ulteriori commenti.

    Un abbraccio ed un sentito ringraziamento,

    EmmEnthAl

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    • Caro Signor Emmenthal,

      La ringrazio per l’interessante commento. La Sua analisi dell’etimo è ancor più suggestiva…ma il punto è che – a mio modesto avviso – vi sia qualche altro livello di lettura; sa com’è, il buon Philalethe ci ha abituato a incredibili affermazioni…celate sotto il linguaggio piano.

      A presto!

      Captain NEMO

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  5. Caro Capitano
    Mi sembra la prima volta che io segua questi giorni in diretta, grazie a voi-,l’umore e’ buono. Non sapendo pero’ che pesci pigliare o meglio che uova prendere, o che fiori prendere- ho deciso di lasciar fare solo al fulgido coniglio, o alla bianca Signora di spalle nel quadro.-questa e’ la mia giustificazione, ma forse non regge.
    Ci sara’ un motivo per la quale mia figlia non si stacca ancora, per la notte, dal suo bianconiglio ? Ma…
    Buona Pasqua a tutti
    .

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  6. Vorrei sottoporvi un passaggio che mi ha molto impressionato, da Récréation Hermetiques, dal commento illuminante:

    “Gli Elementi Aria , Acqua e Terra sono conseguenze immediate e successive della formazione del Fuoco. … il Fuoco si “forma”, prende “forma” – grazie all’azione della Luce – e grazie all’pparizione di questa “forma” nel mondo di manifestazione, ne derivano gli altri Elementi. L’Autore spiega che è grazie all’accumulo di Luce causata dall’estinguersi del movimento di specificazione, che la Luce stessa, distaccata in precedenza dalla sua origine, e grazie a un nuovo impulso – una continua emissione della sua sostanza – assume una nuova “forma”, che, al primo livello di semplicità del processo di manifestazione, corrisponde agli Elementi. E’ chiaro così che il ruolo degli Elementi nel susseguente processo del divenire naturale, verso la formazione di corpi ancor più specifici, è quello di dare “forma”.

    E’ dunque la forma ” che deve obbligatoriamente esistere in ogni corpo manifesto” e costituisce ” il legame che tiene insieme le cose.(!) … in alchimia il legame è costituito dalla “forma” che soggiace alla sostanza, e l’energia (che per la chimica è il frutto di una forza) è solo l’apparenza di una cosa nascosta, l’apparire di nuove molteplici vesti… di un’unica qualità”….” L’alchimista prima studia, a lungo, poi tenta di far compiere a Madre Natura nel suo piccolo universo, nel suo laboratorio, questo vero e proprio miracolo, che tuttavia ha i connotati di una realtà materica e spirituale.”

    “La forma che soggiace alla sostanza…”, in questa frase passa tutto l’Universomondo.

    Ora la questione è delle più complesse, probabilmente la più complessa, ma ciò che mi stupisce un gran tanto è il tessere di una forma che immagino non abbia uguali nel nostro mondo e che mi chiedo come si rapporti con il resto della manifestazione, -per non parlare degli ‘Aspetti’.

    Credo che abbia delle implicazioni difficili da percepire, come un Albero in un parco delle nostre riserve naturali ma che ha sue proprie esclusive modalità di espressione vitale e di volere in quanto Essere, estranee eppure articolate (!) – intendo fisicamente, magari un telescopio astronomico per comprendere, dove inizia cosa e dove cosa finisce – perfettamente sui tre regni per sostanza accrescimento e forma. L’immagine mi ispira protezione e un senso di responsabilità che porta a riflettere a lungo, molto a lungo, e tuttavia… non di meno… si continua un’altra volta.
    Un libro da leggere più e più volte. Parla della Luce che cosa facile da comprendere non è, ma la sua forma che è essa stessa , sembra conoscerla, aocchi aperti. Inimmaginabile. Però anche Philalete è un gran Filosofo.
    Per Ignem

    F.

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    • Caro Fabio,

      le sue riflessioni meriterebbero un Post intero!…comunque, trovo significativo che Lei sia andato a rileggersi le Recreations Héermétiques; è un testo molto bello. Pe questo ho pensato di tradurlo.
      Il suo senso di stupore è giusto: non si può che restar stupefatti di fronte a certe cose. E la cosa straordinaria è che la visione Filosofica della Natura sia rimasta identica e intatta pur separata da luoghi, tempi e culture. Per questo, anche per questo, Alchimia è straordinaria nel suo approccio alla conoscenza: pur semplice nel suo meccanismo, vela la ‘possanza’ (direbbero gli antichi) dell’Opera della Creazione.

      Sono felice della sua nota a proposito de ““La forma che soggiace alla sostanza…”, in questa frase passa tutto l’universomondo.” La condivido totalmente: e se la si intende nel suo significato, la sensazione è da brivido.
      Ma tant’è…Alchimia è ‘la’ Scienza della Natura, con buona pace di che pensa solo a fare acceleratori di particelle o disquisire dei massimi sistemi filosofici avvitandosi in modo…sempre elicoidale.

      A presto!

      Captain NEMO

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  7. Cari Amici di Cerca,

    per tentare di approfondire la questione prendo spunto dal dipinto ‘The golden bough’, ovvero ‘Il Ramo d’Oro’, e dal bel post di Emmenthal, che fa cenno alle nubi tenebrose che celano la nascita dei gemelli ermetici. Come ricorda Claudio Cardella ne ‘La Lupa e i due Soli’ (da pag. 33), Romolo e Remo, i gemelli più famosi della Storia, furono nutriti dalla Lupa con un ‘alimento’ molto speciale, alimento che alchemicamente ha una grande rilevanza e che è anche rappresentato dal ‘ramo d’oro’, come indica il Marchese di Palombara in una delle rime degli ‘Scherzi Hermetici’:

    “L’olio delli Sapienti have una morca
    Che non è nota all’asin della marca.
    La conosce la Lupa e nutre Remo
    E Romolo con quella, ch’è quel ramo
    D’oro d’Enea, ch’a me dà lei suo figlio,
    Qual hor’ai saggi rendo in questo foglio”

    Il prezioso nutrimento di Romolo e Remo sembra essere non tanto l’olio dei sapienti, ma la sua ‘morchia’, una sostanza fecciosa, un residuo di quell’olio, paragonata qui al ‘ramo d’oro’ di Enea. Sul dizionario etimologico troviamo anche morchia=midollo. Questa morca, prima di estrarla, è parte integrante dell’olio, come dire che il seme, prima che sia estratto, risiede nella sua acqua, come scrive Philalethe. Anche l’Alchimista, ad un certo punto dell’Opera, deve estrarre lo Zolfo e lo fa grazie all’Acqua Dissolvente che ha precedentemente elaborato. Philalethe scrive che il seme (da estrarre) è profondamente racchiuso nei metalli, e però si trova nell’acqua, questa è un’indicazione importante, direi. Inoltre è difficile, senza un Artificio, estrarre questo seme, perché il metallo lo tiene stretto a sé. Importante anche il fatto che Philalethe dica che, una volta estratto il seme dell’oro, questo possa essere posto in una matrice particolare, e che allora sia in grado di emettere spontaneamente il proprio sperma. Tornerò su questi punti, in particolare sul ramo d’oro, che credo sia Zolfo e Luce Primordiale.

    Pandora

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    • Cara Pandora,

      acne a Lei ‘mes compliments‘ per aver saputo scovare cose così belle, suggestive ed intriganti…attenzione però ai termini: Philalethe – ma lo fa anche in altri suoi trattati – dice che è SOLO grazie al fatto che l’Oro sia stato posto nella matrice appropriata che emetterà ‘spontaneamente’ il proprio seme (non lo sperma; sono due cose diverse). E’ per questo, e per altre motivazioni, che sospetto che il passo meriti di essere meglio approfondito.

      A presto!

      Captain NEMO

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      • Ma Capitano,

        Lei dice a Pandora di aver sbagliato termine, a me sembra invece che Philalethe dica proprio cosi, che succede, è perfido e invidioso ed amorevole Philalethe, o lei ?

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  8. Lo scritto di Pandora mi spinge a fare una riflessione a cielo aperto, senza capitello….Lo zolfo, anima dei metalli e luce, viene estratto dal sale fisso precedentemente animato con la coobazione del suo mercurio , glutine dell’Aquila, o latte di vergine. La potenza di ingresso della femmina non è tingente se manca dello zolfo. Ma senza il bianco liquore niente può estrarre dalle carceri l’anima. Lo zolfo è un oro, è il vero Oro. È come dice Pandora il Ramo d’oro che rende Re, ma solo quando lo si possiede, ovvero quando lo si rifissa nel sale indistruttibile. Zolfo e mercurio uniti sono un potente mestruo tingente. Resi fissi grazie alla base divengono zolfo fisso. Questo zolfo fisso va nutrito e moltiplicato, con gli elementi che lo hanno composto. Un olio rosso pesante che rimane sul fondo. Un liquido più lattescente che galleggia sopra, che vanno divisi precedentemente e poi ridonati al nobile delfino che diverrà presto Re. spero che vi ritroviate con questa mia misera sintesi dell’opera. Buona Pasqua a tutti !

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    • Caro Atrop,

      grazie anche a Lei per la sua riflessione ‘senza capitello‘: l’uso dei termini che Lei fa, e del procedimento che Lei indica, mi fa pensare che Lei ritiene che Philalethe stia indicando come estrarre il seme del nostro Oro. Ebbene, Lei ha ragione; ma mi permetto di porle una domanda: visto che tale procedimento è stato spiegato centinaia di volte (da lui e da altri autori), perché mai riproporlo per la centounesima volta, per di più con un dettaglio così singolare? Non potrebbe essere che il perfido ma amorevole e sapiente Filosofo Britannico avesse altro in mente?

      A presto!

      Captain NEMO

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      • Caro Capitano,

        Proverò a rispondere alla domanda che lei pone ad Atrop; Dunque, credo che L’Alchimista in questione ripeta la stessa operazione piu e piu volte, senza nulla cambiare, perche la condensazione, l’arricchimento, ma forse sbaglio, avviene in modo lento ? ci vuol pazienza o no ? aspetta il Miracolo ?
        Lei parla anche di bruschi passaggi, quindi di unicità ? non so, forse salto troppo da una cosa all’altra…

        continuo le riflessioni…

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  9. Occhio a confondere le vie comunque….poiché dalla materia iniziale…può farsi un regolo…procedendo nel secco…..o un vetriolo…procedendo nell’umido…..

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  10. Credo che l’autore abbia voluto sottolineare la parentela stretta tra le due acque, la prima che tiene, la seconda che libera, ma sottilmente indica anche il bisogno dell’artificio, proprio perché, e questa è la mia ipotesi, poiché l’acqua è sempre la stessa, ma deve essere liberata prima di liberare, e questo tramite la sua prima putrefazione. I metalli infatti a differenza degli altri regni, non hanno un aria che ne distanzi le produzioni e le generazioni. Tutto avviene all’interno. In Re.

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  11. Caro Capitano,
    acc…è vero ho scritto sperma al posto di seme, chiedo scusa!
    A presto con nuove ipotesi operative.

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  12. Aggiungo per maggior chiarezza che secondo me, Il seme passa da uno stato potenziale a uno stato attivo, non perché cambi la sua natura, ma perché trovandosi in una matrice adatta può operare in maniera libera, ma non solo, la materia in cui si dirama come un sale in un acqua madre, lo nutre, lo rinvigorisce. L’esempio della cristallizzazione dei sali aiuta, a volte soluzioni sature non cristallizzano se vi sono corpi estranei, o se non sussistono alcune condizioni. L’acqua madre dei metalli è sempre con loro anche se specificata. Ovvero questa ha preso forma. Ma i due sono sempre insieme. Zolfo e mercurio, e se lo zolfo puó esser di nuovo estratto, il mercurio no, o almeno quel mercurio che rivivifica, che libera e che nutre. Ancora Auguri !

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  13. Si, Signori,

    Di primo acchitto, come di cui sopra, ma ci tornero, ma mia visione e simile a quella del sig. Atrop, simile, ma ci ri-tornerò.

    a presto.

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  14. Salve a tutti.
    Le Acque sono tre, tutte celate nel Vaso di Pandora. Il seme dell’oro (filosofico) non è lo sperma dell’oro. Col solo seme il plasma non può essere scintillato, sto usando un termine che l’Ing. Keshe usa per il suo reattore al plasma. Quindi l’operazione segretissima è più evidente. L’oro filosofico, divenuto sperma dell’oro, ha due funzioni, quella di accendere (scintillare) e quella di nutrire il nostro uovo.
    Vi sono due tipi di oro, quello volgare e il nostro oro. L’Alchimia col nostro oro è più agevole e breve.
    Buone festività
    Antos

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  15. Caro capitano
    Buongiorno

    Nell’arte in genere e soprattutto di fronte ad un’opera d’arte la prima domanda e’ ” cosa significa” e in alcuni casi ” a cosa serve”.
    Una mia insegnante di scultura mi diceva che il suo
    significato, la suo valore, la sua funzione sta nella Forma.

    Le rinnovo la mia stima

    gianni

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    • Caro signor gianni,

      in effetti la ‘Forma‘ è indispensabile, qui. Altrimenti non vi sarebbe Manifestazione.
      Se lo scultore non fosse in grado di offrire una forma alla propria idea, mai si avrebbe Arte.

      Le propongo un gioco:

      La ‘Forma‘, come si sa, serve a ‘portare‘, ‘accogliere‘ qualcosa: se la Forma volessimo chiamarla ‘sub-stantia‘, quel qualcosa è ovviamente la ‘stantia‘. 🙂
      E il divertimento di questo curioso gioco di parole è che ‘stare‘ significa, in qualche modo, essere fermo, fisso. Quest’ultimo è l’attributo per eccellenza di uno Zolfo (nelle sue varie funzioni). Perciò, amichevolmente, Le domando: secondo logica, dovremmo concluderne che la ‘sub-stantia‘, vale a dire la ‘Forma‘ sia un Mercurio (nelle sue varie funzioni)?…ohibò, non è il contrario, generalmente?
      [accidenti…ma anche se fosse il contrario…qualcosa non torna: se la ‘stantia‘ fosse un Mercurio, un Mercurio non è fisso;…et alors?]

      Ricambio la stima.

      Captain NEMO

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      • Caro Capitano
        Sicuramente la mia risposta non era obbligatoria, ma volevo comunque ringraziarla per la sua risposta, che mi ha dato da pensare.
        L’ideale sarebbe una scultura in divenire. Sara’ per quello che e’ difficile dire che una scultura e’ ” finita” per chi la esegue, e non si vede l’ora di farne un’altra.
        Mi rincuora sapere che Michelangelo all’eta’ di novant’anni alla vigilia della morte era intento ancora a lavorare alla Pieta’ Rondanini.
        Ora che ho scomodato Michelangelo, mi viene in mente l’enorme emozione che provai nel vedere dal vivo le “Prigioni” o “gli Schiavi” della Galleria dell’Accademia di Firenze. Il loro non finito, la forza dell’idea che muove la scultura, la vita che emerge dal disfaccimento della materia, le torsioni; sembrano cosa viva.
        Ahh.. questo Servo Fuggitivo!!!

        Tanti Saluti

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  16. E …sostanza è il sostrato, il quale, in un senso, significa la materia (dico materia ciò che non è un alcunché di determinato in atto, ma un alcunché di determinato solo in potenza), in un secondo senso significa l’essenza e la forma (la quale, essendo un alcunché di determinato, può essere separata con il pensiero), e, in un terzo senso, significa il composto di materia e di forma […] »
    (Aristotele, Metafisica, VII, 1042a)
    In filosofia per sostanza, dal latino substantia, ricalcato dal greco ὑποκείμενον (hypokeimenon), letteralmente traducibile con “ciò che sta sotto”, si intende ciò che è nascosto all’interno della cosa sensibile come suo fondamento ontologico. La sostanza è quindi ciò che di un ente non muta mai, ciò che propriamente e primariamente è inteso come elemento ineliminabile, costitutivo di ogni cosa per cui lo si distingue da ciò che è accessorio, contingente, e che Aristotele chiama accidente. Per sostanza, in altre parole, si intende ciò che è causa sui, ovvero ha la causa di sé in se stessa e non in altro.
    Il termine “sostanza” e l’aggettivo “sostanziale” vengono spesso utilizzati, nel linguaggio comune, come sinonimi di essenza ed “essenziale”: ciò che è fondamentale alla costituzione di ciò a cui ci si riferisce. In effetti l’origine etimologica e il significato filosofico dei due termini, apparentemente simili, sono un po’ diversi:
    al termine “sostanza” (dal greco ὑποκείμενον), introdotto da Aristotele, corrisponde la definizione sopra citata.
    il termine “essenza” (dal greco “ousia”), già presente in Platone, vuol dire ciò che realmente è, ciò per cui una cosa è quel che è anziché un’altra cosa.

    Cito dal web cosi com’è; Ma ciò, mi fa venire in mente, e il mercurio comune, e non so il perche, il sale.

    continuo le riflessioni…

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  17. Caro Captain Nemo,

    l’effervescenza…

    Copio da Wiki “L’acciaio ad effervescenza libera o rimmed steel contiene all’atto della colata ossigeno disciolto in quantità sufficiente per provocare, durante la solidificazione, un cospicuo sviluppo di ossido di carbonio. Per effetto di questo viene favorita la formazione nel lingotto di uno strato esterno, di un certo spessore, di metallo puro e compatto e di una massa sottostante con soffiature diffuse perfettamente saldabili durante la successiva lavorazione plastica a caldo.”

    Ma quì, che siamo in un’ambito alchemico, non so, – che non sono un chimico – mi domandavo se di fronte ad un’opera d’arte è lecito chiedersi, come domanda ulteriore a quelle giustamente ancor poste dal gentile Signor Gianni, : ‘dove si sta portando?’, la Forma, perchè effervescenza per effervescenza, con pazienza, ‘perfettamente saldabili’ in Plastico, cioè, avec sem-bi-ante… Ma è del Loyal Serviteur che si sta parlando? Di Gilly? Sono un po’ confuso.
    Scusate se pongo domande impossibili.

    Viaggiatore

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  18. Caro Captain Nemo,

    seguendo le tracce lasciate da altri Cercatori provo a commentare sperando di non andare troppo fuori dal sentiero.

    Veramente gli spunti sono tanti e legati strettamente. Abbiamo un’acqua che sappiamo contenere un seme tanto che ‘la virtù seminale risiede e si diffonde “universalmente in tutta” l’acqua.. sede dello Spirito seminale..’ quindi non va separato nulla per conservare le cose ‘lì dove nascono’ fino al termine ultimo.

    ‘Successivamente l’acquosità seminale assume questo Leffa acquoso…e quello sostanzia il germe come umore radicale nutritivo, mediante il quale [i.e.: l’umore radicale] riceve informazione [per diventare] pianta o Albero secondo il fermento specifico del seme.’

    Quì sembra che il caro Philalethe, ma non ci è simpatico proprio per questo?, abilmente sottace un passaggio, anche se dice il vero, perchè l’umore radicale, o sperma mercuriale, Lui dice ‘informa’ per diventare pianta o Albero, -ma è più probabile, invece, che sia io a confondermi – quindi la mia domanda è questa: lo fa direttamente oppure si avvale di un intermediario? Di quello che potremmo chiamare Matrice? Matrice seconda, che ha già un suo ‘paquet’ a sè stante? – sè stante in senso lato, superficiale –

    ‘Perciò rendo noto che esiste una Matrice nella quale l’oro (di cui bisogna ricercare solo il seme), [una volta] postovi, emette spontaneamente e soavemente il proprio sperma, fin quando esso stesso si debilita e muore, & mediante la sua morte si rinnova come Re gloriosissimo..’

    Di quest’ultimo passaggio mi sfugge se si riferisce alla ‘Matrice seconda’ – ammesso che così la si possa chiamare (coagulata) – che muore, si debilita, abdica, per così dire con evidenti segni di sofferenza, dopo un periodo ragionevolmente citato da svariati testi, per ‘nutrire il germinato’, oppure sia la ‘Matrice prima’ a elidersi oppure entrambe, l’una a consunzione dell’altra per la vitalità della nuova e Terza Essenza.

    In breve non mi è chiaro se l’umido radicale, ciò che nutre, si consuma trasmutando da Uno all’Altro, – e non viceversa evidentemente, [questo mi è sembrato ravvisare nel bel commento di Atrop, che ringrazio:

    “L’acqua madre dei metalli è sempre con loro anche se specificata. Ovvero questa ha preso forma. Ma i due sono sempre insieme. Zolfo e mercurio, e se lo zolfo puó esser di nuovo estratto, il mercurio no, o almeno quel mercurio che rivivifica, che libera e che nutre”]

    – lascino al fine un solo ‘Corpo’ e nulla di tutto il ‘Solve’.

    Grazie

    Irix

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    • Cara Signora Irix,

      trovo che il Suo commento sia bellissimo ed il Suo quesito decisamente interessante, utile. Complimenti!

      Naturalmente, non sono nella condizione di entrare troppo nel dettaglio. Anche perché, come direbbe il perfido Britannico, sarebbe solo la mia ‘opinione‘.

      Mi permetto, tuttavia, di consigliarLe a metter giù su carta quella singolare successione di eventi del primo passaggio da Lei quotato (con i loro attori, e le rispettive ‘azioni‘ e ‘funzioni‘, così come vengono designati dall’autore. Noti che una ‘azione‘ e una ‘funzione‘ sono – in questo contesto – generalmente cose diverse tra loro).

      Il secondo passaggio è la descrizione alchemica del passo precedente: il secondo è quello che possiamo eventualmente osservare in un Laboratorio; il primo è una incredibile descrizione step-by-step di un evento-azione istantaneo e coincidente. Se si tiene conto che all’epoca non esistevano strumenti che potessero permettere l’osservazione di una simile sequenza, la cosa ha naturalmente dell’incredibile. Ma tali sono le parole dell’Adepto.

      La Matrice di cui si parla è una sola.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  19. Caro Capitano,

    pare di capire che la virtù sia la sede, per cosi dire, dei semi, che si diffondono in tutta l’acqua universalmente…

    E’ singolare come per l’antica filosofia greca, per cui virtù è tradotta in -‘ ARETE’- ( molto simile ad ARIETE, o no ? ) e la concezione dell’Arete, in Grecia, non era connessa all’azione per il conseguimento del bene, bensì indicava semplicemente una forza, una forza d’animo, un vigore morale, un Vigore Fisico; Dunque, questa definizione mi fa venire in mente uno scritto del Maestro Paolo Lucarelli e precisamente quello riguardante lo Spirito Universale…

    Oh per Bacco, se cosi fosse è impressionante ciò che dice il Philalethe, non è posssibile, stupefacente.

    torno presto.

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    • Caro Signor anto-az,

      Anche a Lei, i miei complimenti!

      Sono sempre lieto quando un giovane trova un suo spunto, utile alla propria Ricerca individuale.
      Se Lei resta stupefatto da Philalethe, è un buon segno…Alchimia è una Scienza meravigliosa. E sempre inaspettata.

      Mi raccomando: non dia mai alcuna importanza ad una eventuale delusione, nè ad un eventuale successo.
      Nel Bosco è utile serenità ed abbandono….le cose da scoprire sono innumerevoli. Basta camminare…e questo, solo questo, è difficile.

      Captain NEMO

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  20. Eppure son convinto, che i Filosofi, dopo aver scritto quanto vanno scrivendo se la ridacchiano di brutto a pensare alle pene che noi poveri sciocchi dobbiam passare, eppure eppure le cose ce le mettono proprio li sotto il naso, o no?

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  21. Grazie Capitano,

    Mi sento come il pettirosso sa !

    Philalethe ha …visto e lo dice semplicemente, è Meraviglioso, ravvisare nel suo scritto, oltre tutto, la Via per risalire, e vedere, è illuminante, è luce.
    Chissà se da semplici sassi sia possibile, speriamo. 😉

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  22. Caro Captain Nemo,

    Grazie per i complimenti, graditissimi, e certo immeritati. Scrivo solo cercando di capire ciò che Altri hanno scritto, evidentemente se ne comprendo anche solo una minima parte lo devo a Loro. E soprattutto a Chi li propone come valido momento di studio.

    Mettevo su carta, come suggeritomi, azioni e funzioni degli attori di cui sopra – ed essendo circostanze coincidenti è da rifletterci – quando mi ha attratto una frase contenuta nel brano del Buon Filalete. Mi sono accorta anche di avere la tendenza a leggere dando significati ‘accessibili’ alla mia personale comprensione, quando, invece, i piani di lettura sono molto diversificati e confacenti, credo, e per fortuna, al lavoro pratico al Forno che presuppone tempi diversi per ognuno, anche se alla fine passaggi obbligati se ne possono trovare.

    Dicevo una frase, è questa: “Perché le cose non si possono conservare altrove se non lì dove nascono: infatti, sottratta la causa dell’origine, si estingue l’effetto.” Questa frase sembra dar ragione del fatto che sia possibile ‘risalire la corrente’ perchè se la ‘causa’ – la scintilla vitale, Zolfo, spirito di vita – non ha cambiato ‘sede’, sebbene certo d’abito, ecco che forse potremmo ritrovare la strada per ‘casa’. Ripercorrendo sulle famose orme, vogliate scusarmi se mi esprimo malissimo a fronte di un tema così delicato, forse non è errato interpretare la frase in questo modo: ‘Le cose si conservano dove nascono. Essendo stabile la causa dell’origine non si esaurisce l’effetto.’

    Ciò che dovremmo, è una mia riflessione, forse una domanda, ‘dissolvere’ o ‘disperdere’ è proprio l’effetto che non è quello che dovrebbe essere, perchè la Causa essendo in sè perfetta e costante, successivamente, abbia modo di ‘accomodarne’ per tempo conformemente all’Origine gli effetti. E con questo intendo effetti a lungo termine, lento e pressochè insensibile cambiamento.

    In questo senso ho letto le poche righe, ma dense di significato, poste a pag. 120 in Opere poste a chiusura del loro capitolo: La soluzione “…la dissoluzione è la riduzione della nostra Pietra nella sua prima materia, la manifestazione dell’umido, e l’estrazione dalle sue profondità della Natura, che alla fine porta” (la cui azione causale è dovuta a – mia libera interpretazione -) “all’acqua minerale.”

    Cosa abbia a che vedere con quanto avviene, o dovrebbe, nel crogiuolo, manifestazione esteriore del Mistero, è un vero enigma. Ma vale di sicuro la pena affaticarsi per comprenderlo.

    Tornando alle azioni e funzioni, sto guardando e confrontando la tavola dei Regimi a pag.52 delle Ricreazioni Ermetiche, per fare un possibile parallelo, dove anche lì, tra dissoluzione e congelazione dello Spirito, quante cose si potrebbero dire! 😀

    A presto

    Irix

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  23. Cara Irix, dall’alto della mia ignoranza sperando di non urtare la sensibilità del padrone di casa e degli ospiti, cercherò di esporre in brevi termini quello che ho compreso sul nodo che stiamo trattando. I minerali e i metalli come ogni regno vivente nascono, vivono, si riproducono e muoiono. Questo regno è base per i superiori, dà nutrimento e sostanza a questi. Anche se sarebbe meglio dire, permette che un quid vitale si passi come testimone fino all’ultimo regno, quello animale e umano. Essendo il primo regno ed essendo vivo, anch’esso ha bisogno di questo quid, che assorbe incessantemente dagli astri e da un tipo di energia che pullula come una nebbia in tutto l’universo. Questa nebbia è la prima materia, la remotissima, ma anche qui bisogna stare attenti. Non tutti gli autori usano lo stesso sistema o codice, per alcuni la prima materia è la seconda per altri ancora la terza o mercurio filosofico, punto di arrivo della prima opera….ecc. I minerali ma sopratutto i metalli (la relazione tra questi esseri è molto complessa poiché è come se fossero un unico grande organismo) sono il frutto di una generazione unica che parte (secondo la teoria alchemica) da una sostanza molto particolare, sostanza che ha due caratteristiche precipue, la prima è che è piena di quel quid viale di cui abbiamo parlato poc’anzi, la seconda è che contiene al loro primo stadio i due gameti il maschile e il femminile. Ora quel quid è molto legato alla sostanza femminile, come vediamo in natura è sempre la femmina che genera e che nutre il piccolo. Il maschio è il progetto, e quel progetto è l’oro metallico. Ogni metallo quindi al suo interno ha questo seme, più o meno potente, e questo è sempre lo stesso, poiché il fine è lo stesso, oro. Figlio della luce. Il problema però è che questa luce o zolfo nel suo percorso vitale utilizza quel quid concretizzandolo in varie forme e fogge, dipendenti da molte variabili interne ed esterne. Creando così vari metalli o altre cose…da quanto detto possiamo concludere che, se non è un problema trovare lo zolfo (sapendo che è abbondante in Marte e Venere….ma anche in altre sostanze ) vero problema è trovare un mercurio molto primitivo e non specificato, vergine. un mercurio talmente pieno di quid vitale da riportare lo zolfo ad uno stato particolare, poiché lo risveglia e lo innalza. Uniti poi, in una debita misura dopo opportune purificazioni creano quella potenza che è chiamata carbonchio.

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    • Caro Atrop,

      ho letto e riletto più volte con grande interesse il suo interessantissimo commento e tante domande mi vengono in mente che anche solo metterle in ordine per esporle non è per nulla facile. Abbiate dunque pazienza se sarò un po’ imprecisa e caotica. Andiamo sul semplice, mi sono detta, partiamo dalla fine. Il carbonchio, se non ho compreso in modo errato è denominato ‘la Pietra Filosofale’, l’Assoluto, il termine quindi dell’Opera. Ne deduco trattarsi di un corpo, un corpo che racchiude in sè un qualche segno di perfezione, stante il progetto sempre uguale e non più ostacolato da impurezze, cioè ottenuto il Mercurio essenziato, fatte alcune operazioni, si ‘confeziona’ da sè a modo dell’oro, cioè incorruttibile. I semi sono vivi, ma metallici e/o minerali, quindi strutturati geometricamente e molecolarmente, immagino, o atomicamente, addirittura, -scusate se invado un campo che mi è ignoto ma quì la mia ignoranza è tutta sovra-stante e quindi dominante! e per questo chiedo lumi senza ritegno- in forme riconducibili spazialmente come strutture cristalline, non invece come parrebbe suggerire la nomenclatura della Pietra, come un Essere a sè stante ma con una forma riconoscibile per affinità somatiche a questo e/o quell’- come chiamarlo?- archetipo(?), minerale, anche, pianta o pesce che sembri. Da dove ha ricavato l’impronta, il disegno, il ricordo, misura e figura se, nel mondo delle cose non ancora venute in essere, non c’è un eco di ritorno per le forme in atto da questo nostro mondo, ma solo, unidirezionalmente, emanazione? Infatti solo dopo dissoluzione totale si può ben dire aver varcato la soglia della non-esistenza, ma questo forse è il lato oscuro del problema.

      La seconda domanda la riservo per dopo.

      La Materia ha un suo fascino, indubbiamente, come resistere dal por domande se i commenti sono così puntuali e stimolanti?
      Abbiate pazienza e scusatemi.

      Grazie,

      Irix

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      • Cara Irix,
        mi consenta di intervenire nel suo dialogo con Atrop, il quale spero non me ne voglia per l’intrusione.

        Quando si trattano certi argomenti è sempre bene mettersi preventivamente d’accordo sui termini. Cosa s’intende per “Pietra Filosofale”?
        La risposta più comune tra gli Alchimisti, è che sia l’Elisir fermentato e indirizzato alla trasmutazione dei metalli imperfetti in metalli perfetti.
        Il risultato, ossia la Pietra, è uno zolfo più che perfetto.
        La perfezione semplice essendo quella per cui è oro -ma attenzione- si tratta qui di oro filosofico, la “più che perfezione” è il surplus di perfezione, -perdoni il bisticcio dei termini- che gli permette di conferire perfezione semplice agli imperfetti.

        In definitiva, la Pietra è un maschio senza controparte femminile, ossia mercuriale, essendo stato tutto il mercurio, -con un gioco di scambio di cappelli- convertito in zolfo, ciò a dire che esso, ove mai ve ne fosse, sarebbe tutto “in funzione” di zolfo.

        Ne deriva che la Pietra così intesa è un corpo fisico e tangibile con struttura cristallina propria, di altissima stabilità e al tempo stesso di altissima attività.

        Se adesso ammettiamo che la Pietra sia realmente in grado di effettuare trasmutazioni ponderali, dobbiamo dedurne che queste avvengano secondo un meccanismo ancora sconosciuto alla fisica.

        Perché se avvenissero secondo le attuali leggi della fisica, equivarrebbero a bombette atomiche di potenza non trascurabile, certamente in grado di far scomparire non solo l’alchimista, ma quanto meno anche l’intero quartiere in cui il suo laboratorio è situato.

        Ma siamo proprio sicuri che “questa” Pietra Filosofale sia il fine ultimo della Grande Opera?

        Il suo intuito, cara Irix, la indirizza verso la giusta via, ossia quella del seme, mentre invece la sua logica le tende insidiosissimi tranelli.

        E’ vero che il seme come lei afferma è impronta, ricordo, progetto, più che disegno. In una parola, il seme è “informazione” da leggersi come “in-forma-azione”.
        Le chiedo allora, “dove” risiede l’informazione? Come potrebbe l’informazione avere misura, struttura e peso? Sono questi i tranelli della logica.

        Lei pone una domanda che suscita grande ammirazione per l’acume e la profondità di pensiero:

        “Nel mondo delle cose non ancora venute in essere, non c’è un eco di ritorno per le forme in atto da questo nostro mondo, ma solo, unidirezionalmente, emanazione? Infatti solo dopo dissoluzione totale si può ben dire aver varcato la soglia della non-esistenza, ma questo forse è il lato oscuro del problema.”

        L’interazione tra la scena e il retroscena del nostro mondo fisico, ossia tra natura naturante e natura naturata, deve esistere ed essere bidirezionale. Altrimenti scena e retroscena sarebbero indipendenti e slegati; ma ciò non può essere, perché perderebbero entrambi il loro significato. Tommaso d’Aquino, alchimista anche lui, ne tratta ampiamente e compiutamente nella “Summa” (De ente et essentia) e nel “Commento alla fisica di Aristotele” (Libro 8).

        La dissoluzione è la liberazione di una forma, ed è sempre contestuale all’assunzione di una nuova forma da parte del sostrato materiale lasciato a sè per un istante incommensurabile, ma logicamente percepibile.

        Le due forme, quella uscente e quella entrante sono legate tra loro da una relazione sia genealogica, sia gerarchica la quale, comunque, si svolge e si contiene interamente nel retroscena della scena fisica, ossia nel mondo delle cause.

        Questo retroscena non si trova oltre la soglia della non-esistenza -per usare le sue parole-, dato che tale soglia non può in alcun modo esistere; perché affermerebbe il nulla, e “vacuum non datur”.
        Quindi la soglia che lei intravede è il varco custodito da Giano bifronte, o meglio quadrifronte, -perché quattro sono gli elementi costituenti i corpi-, tra due diversi modi di esistenza: in potenza e in atto.

        Spero di essere stato di qualche aiuto.

        Cordialmente,

        Fra’ Cercone

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      • Cara Irix,

        vedo che l’aver atteso qualche tempo…ha dato i suoi frutti!

        Considero la riflessione offerta – caritatevolmente – da Frà Cercone una vera ‘perlina‘, magistrale.
        E, leggendola, vi sono molteplici cose che meriterebbero un approfondimento serio. Serissimo.
        Il tessuto di Filosofia Naturale delineato dal buon Frate è il terreno ideale da cui muoversi poi sul piano operativo; a patto di comprendere bene di che cosa si stia parlando, e di assumere – con ogni cura – l’enorme responsabilità dei propri passi sulle orme di Madre Natura.

        Se qualcuno si chiedesse cosa sia Alchimia, e a cosa serva…beh, il quadro operativo proposto da Philalethe in questo passo (che continuo a ritenere stupefacente) e la riflessione proposta da Frà Cercone si congiungono in un solo modo, ed in una sola volta.
        Aggiungo, inoltre: mi pare che agli illustri ospiti che hanno commentato sia sinora sfuggito il vero senso di tutta la faccenda indicata da Philalethe…l’Adepto parla in modo tale da portare la ragione del lettore ad ‘analizzare‘, ma l’intenzione è tutt’altra.
        E il mistero del profumato Leffas alchemico, quasi sbattuto sotto il naso dello studente, viene trascurato. Lo si ‘analizza’, ma si perde sempre di vista che occorre una ‘visio integralis‘…ripeto: molte sono le strade, tante le deviazioni,…ma una sola è la Via. Dicono i Maestri: Una Via, Una Res, Una Dispositione.

        Sempre di buon cuore

        Captain NEMO

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  24. Cara Irix, le paleso il mio pensiero, che non è certo quello di un adepto, quindi prenda quello che dico come semplice ipotesi di uno studioso. Sperando di aver compreso bene la sua domanda, rispondo con un altra domanda che potrà chiarire un po’ la sua. Dove era l’uomo prima della sua comparsa ? Il seme è molto differente dalla pianta, quello che la natura tiene in nuce è invisibile agli occhi. Per quanto riguarda la tangibilità della pietra, i testi parlano chiaro e può trovare descrizioni più o meno puntuali in molti testi più o meno antichi. Questo comporta una composizione sicuramente atomica, sulla natura molecolare non posso espormi, come su quella cristallina, anche se probabilmente nelle prime coagulazioni questa probabilmente è presente. La materia è un coagulo di energia libera, una cristallizzazione la cui struttura dona qualità e proprietà su scale diverse. Un semplice esempio su scala atomica è quello del carbonio. Carbone, Grafite, e Diamante sono composti dello stesso elemento, la disposizione spaziale e i legami del carbonio producono sostanze dalle proprietà molto differenti. Questo per dire che alla stregua degli antichi alchimisti possiamo affermare che la materia è una. Come uno è l’uovo che produce il pulcino, pieno di organi e sostanze, tutte derivate da albume e tuorlo. Il mondo è un uovo. L’universo è un uovo schiuso che genera il seme, e continua a generarlo. Utile è l’analogia, poiché ogni regno è analogico. Bisogna stare attenti però a dividere regno e regno poiché i confini a volte sono molto sottili. Un saluto !

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  25. Caro Fra Cercone,
    La ringrazio vivamente per l’intrusione perché ha illuminato in maniera ancora più netta la domanda della cara Irix, che però proponeva una direzionalitá unidirezionale. Se non erro e se ho ben compreso la sua domanda (di Irix) si rivolgeva al dove e al come la pietra prendesse forma. “Da dove ha ricavato (la pietra) l’impronta, il disegno, il ricordo, misura e figura se, nel mondo delle cose non ancora venute in essere, non c’è un eco di ritorno per le forme in atto da questo nostro mondo, ma solo, unidirezionalmente, emanazione?” Concordo con il frate quando afferma che si apre un contesto molto interessante, che abbisogna di acume di pensiero ! Vorrei chiederle caro Cercone lumi su questa sua frase: “La dissoluzione è la liberazione di una forma, ed è sempre contestuale all’assunzione di una nuova forma da parte del sostrato materiale lasciato a sè per un istante incommensurabile, ma logicamente percepibile.” Che così come l’ho compresa postula una continuità senza soluzione che potrebbe sintetizzarsi nel famoso” nulla si crea e nulla si distrugge”. Che se per il mondo fisico ha molti appoggi empirici, per quello ‘spirituale’, sempre che si creda a questo mondo iper sottile e potenziale lascia alcuni dubbi. Cerchero di spiegarmi meglio, anche se l’argomento è molto ostico: se consideriamo il mondo percepibile come la somma di eventi concatenati, dobbiamo visualizzarlo come un flusso generato da un principio totipotente iniziale, che nel momento precedente lo sviluppo genetico, abbia in se ogni cosa, in uno stato non reale(materiale) o effettivo, bensì potenziale. Questo sviluppo, partendo da una mancanza effettiva delle forme, non può creare ex nihilo tutte le idee ‘compresse’, ma le genera partendo dalle più semplici alle più complesse. Creando una scala gerarchica. Questi argomenti, secondo la mia modesta visione sono stati trattati in maniera egregia nei testi di Schwaller de Lubicz. Di cui porto un frammento della ‘Teocrazia faraonica’, (p.94): “la biologia ci dimostra come tutte le sensibilità e tutte le funzioni vitali che caratterizzano la vita corporea dell’uomo siano iscritte nella materia vivente, fin dall’origine. L’uomo è preconcepito e tutta la natura è come una matrice in cui viene tenuto in gestazione l’Umano attraverso delle fasi prestabilite in esseri tipici ed indipendenti, esattamente come affermano i testi ermetici in merito ad alcuni metalli”. Ciò certo non risolve la questione dell’eco, ove questo si riverbera e ove questo risieda dopo la distruzione della forma è solo ipotizzabile, il monde delle frequenze da comunque una possibilità immaginativa.Vorrei però concludere dicendo che se per un’operazione fisico chimica possiamo non percepire immediatamente il valore della forma, nei mondi superiori questa appare invece non così trascurabile. Possiamo mettere sullo stesso piano un uomo nel pieno delle sue funzioni e un cadavere in putrefazione ? La somma delle parti, non fa il totale, qualcosa appare quando un quid sfrutta un substrato ben organizzato.Questo però può aprire squarci anche nel mondo minerale e metallico, siamo sicuri che sostanze uguali ma in forme differenti abbiano lo stesso valore ?
    Spero di non essere uscito troppo dal seminato, se così sarà farò un po’ di cicoria….eheheheh un abbraccio !

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  26. Caro Fra’ Cercone,

    è corretto affermare che il vuoto non esiste perché ciò che intendiamo per ‘vuoto’ è in realtà ‘pieno’, pieno di materia pura, ed è anche il luogo (non in senso fisico) in cui risiedono le forme sostanziali di ogni corpo fisico di scena, un retroscena dove tutto è in potenza e nulla in atto? Il retroscena del mondo fisico esiste, non è un’astrazione del pensiero, è il luogo da cui ha preso le mosse il Progetto (chi ha elaborato questo progetto creativo, e perché?), però rispetto al mondo fisico di scena è diverso, è fatto di cause che attendono di tramutarsi in effetto. Le forme che sostanziano ogni materia manifesta risiedono tutte nel retroscena del mondo, e se ho capito bene sono gerarchizzate perché, ad esempio, Compostela potrà fare la sua comparsa nel mondo fisico di scena solo DOPO che la specie umana (di cui Compostela fa parte) abbia fatto la sua comparsa, e la specie umana a sua volta potrà affacciarsi sulla scena del mondo fisico solo DOPO che il regno animale (di cui la specie umana fa parte), si sia manifestato nel mondo fisico, etc…
    Tutto ciò che esiste, tutto ciò che entra in manifestazione (e dunque da potenza si fa atto), assume una forma, o prende forma. Dato che l’universo fa parte della manifestazione, anche lui deve avere una forma, la forma dell’universo è il suo spazio geometrico, dice Aristotele, ed essendo la forma (ogni forma) una delimitazione, una circoscrizione, l’universo non può essere infinito, deve essere finito e chiuso, come un Ouroboros, chiuso su se stesso e alimentato tramite se stesso. Questo aspetto dell’universo curvo su se stesso, pensando in termini di operatività alchemica, e dunque passando da Macrocosmo a Microcosmo, mi fa venire in mente una ‘concavità’ che Philalethe nell’ Introitus dice essere depositaria di ‘un insigne segreto’. Sempre restando sulla operatività alchemica, quando lo Spirito Universale entra in manifestazione si specifica, prende forma, ma se attirato in un contenitore privo di peccato (Magnete) resta non-specificato. Questo vuol dire poter osservare un volto senza la sua consueta maschera. In questo corpo così poco ‘terreno’, in grado di ospitare e trattenere lo Spirito Universale, vi sarà molta ‘materia sostanziale’ e poca ‘materia materiale’. Una tale rarefazione (volatilità) ha fatto si che il Mercurio venisse rappresentato come Aria, aria gravida di Zolfo.
    Credo sia lo stesso concetto espresso da Gratianus a p. 37 del libro ‘Verso l’Arca d’Argento’, nel momento in cui, descrivendo le figure che compongono uno stemma, scrive che ‘l’unione di quelle due materie (…) genera un caput impregnato di energia cosmica indifferenziata dal quale germoglierà l’albero della vita”…

    Compostela

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  27. Cari Captain Nemo, Fra’ Cercone e Atrop,

    è sicuro che i vostri generosi e caritatevoli commenti meriterebero altro che queste mie poche parole, Intanto voglio ringraziare il Capitano che mette a disposizione questo suo spazio, e buona compagnia. Non mi aspettavo tanta attenzione da parte vostra alle mie domande, ma ne sono felice. Purtroppo in questo periodo sono molto presa con il lavoro e la mia risposta non sarà completa e profonda come vorrei, ma se mi permettete riprenderemo a parlarne ben bene dopo gli incontri di Roma. Infatti molte cose da voi scritte “meriterebbero un approfondimento serio. Serissimo.”.

    Solo un accenno, che tutto mi sta a cuore, il fatto è che parliamo di effetti riferendoci alle cause, e così parlando all’inizio di Elisir, che Bernardo Trevisano pone ‘prima’ dell’azoc, mi sentirei come sostenuta a leggere ‘tutto’ il davvero magistrale commento di Fra’ Cercone sotto la luce dell’incerazione e rispondere che ‘Sì, “questa” Pietra Filosofale sia il fine ultimo della Grande Opera’. Ma siamo sicuri-sicuri che Lei abbia inteso parlare solo di quella? Infatti poco dopo “è sempre contestuale all’assunzione di una nuova forma” . Ma le forme sono due e pure doppie, di cui una , mi pare, è sempre celata. Ben detto Giano quadrifronte. Inoltre il Mercurio in provetta, gira e rigira, è sempre liquido a temperatura ambiente, non si separa. Che abbia preso lo zolfo il cappello di mercurio? In questo caso il seme sarebbe pur sempre nel Mercurio, ma gli effetti sono molto diversi, molto, nei due ambiti delineati dal Mitico Giano. “Dove” risieda l’informazione… dove è cambiamento, dove il messaggio è passato, penso, ma devo rifletterci ancora, scusate, sono argomenti difficilissimi per me.
    Vi ringrazio moltissimo, torneremo presto a parlarne.
    Un saluto anche a Compostela che leggo ora.
    Vostra,
    Irix

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  28. Cari tutti,

    Il vostro dottissimo discorrere, mi fa venire in mente la favola di Adone,nello specifico, mi fa fa ricorrere la mente a Mirra o la Mirra, e Cinira.

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