COSI’ * SI VA * ALLE * STELLE

SIC * ITUR * AD * ASTRA

Quante volte avremo letto o ascoltato questo vecchio detto; quante volte a scuola ci avevano ripetuto la pedante precisazione ‘Per Aspera ad Astra‘.

Sia il noioso professore quanto lo studente annoiato erano entrambi inconsapevoli che in uno dei tanti Chateaux della Terra Di Francia qualcuno aveva utilizzato il famoso motto per indicare qualcos’altro.

In effetti, un Foux aveva commissionato ad un valente scalpellino la realizzazione di un bizzarro Livre-de-Pierre: cosi come accadrà per il Mutus Liber pubblicato a La Rochélle templare, il soffitto a cassettoni della loggia alta del castello di Dampierre-sur-Boutonne costituisce uno dei testi parlanti che Fulcanelli – nella sua infinita, amorevole e temibilissima cura – sottopone a chiunque scelga di sedersi sui banchi della Nuova Scuola di Filosofia Naturale.

A quel che pare, non si sa chi fosse quel tal Foux che progettò l’edizione di un tal libro; rileggendo Les Demures Philosophales, Vol. II, trovo un passo che mi fa sorridere, e non poco; è posto nelle primissime pagine, dove l’autore rifiuta di accettare la veramente stupida ipotesi che una giovane di soli venticinque anni possa mai esser stata la sapientissima commissionaria:

Ora, non vi è nulla di più difficile, più scoraggiante, che di perseguire, durante lunghi anni, una serie di esperienze, di prove, di tentativi che richiedono una assiduità costante, l’abbandono di ogni occupazione, di ogni relazione, di ogni preoccupazione esteriore. La reclusione volontaria, la rinuncia al mondo sono indispensabili da osservare se si vuole ottenere, assieme alle conoscenze pratiche, le nozioni di questa scienza simbolica, ancor più segreta, che le ricoprono e le dissimulano al volgo. Jeanne de Vivonne si sottomise alle esigenze di una maestra ammirevole, prodiga d’infiniti tesori, ma intransigente e dispotica, che vuole essere amata esclusivamente per se stessa e che impone ai suoi adoratori un’obbedienza cieca, una fedeltà a tutta prova?

Quanti di coloro che leggono un decina di libri d’Alchimia si rendono conto, nel proprio intimo, di quanto durissimo sia il lungo, lungo, lungo cammino che il caso ha fatto lor balenar davanti per qualche mese o anno?

Quanti si rendono conto di quanto finale e senza ritorno possa essere una tal scelta? …quanto ‘Amor ch’a Nulla Amato Amar Perdona‘ deve sorgere dal profondo? Quanti hanno compreso il senso di quel che chiamiamo amabilmente ‘caso‘? Quanti sapranno camminare in silenzio?

Noto che Fulcanelli dichiara che le conoscenze pratiche sono coperte, dissimulate da una scienza simbolica. Questo è uno degli inciampi più tipici e topici dell’Alchimia: dato che  la scienza del simbolo è intellettualmente affascinante e ci rende partecipi di un sogno, ci si innamora subito del Simbolo e delle sue infinite interpretazioni, dimenticando sempre che il Simbolo – come tale – non ha altro valore se non quello di occultare, volutamente, l’indicazione pratica. Fra l’altro, pare che la scienza simbolica di cui si parla, sia ‘ancor più segreta‘: dunque non si tratta affatto del comune simbolismo, ma di qualcosa di ben più nascosto, poco conosciuto. Direi, se me lo permettete, quasi ‘settario‘. Insomma, alchemico. che è un simbolismo un tantinello diverso da quello cui siamo abituati e che tanto affascina.

Mi auguro di venir perdonato per questa piccola divagazione: sento tuttavia che è sempre utile ricordarlo…

Dampierre-sur-Boutonne, Caisson 3, VI

Dampierre-sur-Boutonne, Caisson 3, VI

Tornando al magnifico Chateau di Dampierre-sur-Boutonne, proverò a entrare ed uscire – alla moda del Maggiore Grubert; meglio, visto che siamo nelle terre Gauloises, a la façon du Major Grubert (che peraltro è very British!) – dal Caisson n° 3 della Serie VI:

Fulcanelli usa l’immagine dell’Athanor per parlare del Fuoco Naturale e Segreto.

Di quel che si vede scolpito, non parla affatto: eppure vi sono un mucchio di bizzarri dettagli. Scelta voluta, da parte dell’argutissimo Maitre; senza dubbio. Forse occorre occuparsene…

Facciamo un rapido esame visuale:

Un Athanor, di base esagonale con sei facce in mattoncini, con apparentemente una dozzina di étages.

Ma è un non-forno: non vi sono aperture di sorta (sportello, ceneriera, bocchette per l’aria), a parte due aperture laterali alte, contrapposte, di forma circulaire. Decorate con due piccole guirlandes.

Attraverso le due aperture superiori, o giù di lì, passa il cartiglio.

Filatterio: ‘SIC * ITUR * AD * ASTRA‘, letteralmente ‘COSI’ * SI VA * ALLE * STELLE‘.

Poi: Trois Livres, fermé,…clos…ahi, ahi, ahi. Par di sentir gridare qualcuno che patisce. Il Fancese !?…no, une Cabale. Facile. I libri sono ‘fermati‘, fissati, da due corregge ognuno, alla moda del tempo. Bei tempi…qualcuno vedrà in questi libri le aperture che mancano al forno. Grubert: ‘…obviously…’; nel frattempo, aggrottando solo un sopracciglio, si prepara una tartina al salmone selvaggio di Scozia…

A seguire: al centro dei Trois, c’è un quarto: una Couronne. Royale?…ah, sembra aver quatre Fleurs. Quattro più tre, sette…un settenario settario.

A côté, bas: a sinistra una bella cotta di maglia; ovviamente di metallo. Mancano le maniche, anche se siamo ‘a manca‘. Uno Chevalier così sciocco da aver le braccia allo scoperto !?…ma dove son finite les manches? A destra: un serto d’alloro, pare; ma forse è anche un’altra couronne, de laurier, con un vezzoso lacciuolo. Insomma, una guirlande. La Madre delle guirlandes… !?

Centre, haut: Un bell’elmo, sinistro, anch’esso fermé. Uhm…con il piumetto/lambrecchino à trois Fleurs.

Pausa: il tutto è disposto in un modo decisamente singolare; quando mai si poggiano le cose su un forno? A meno che non siano humides…e la disposizione – se saprete ben guardare, rilassati – è lampante…

Fumetto del Major Grubert: “…ma questo tizio gioca il mio gioco. Il modulo è quello. Cara, devo assentarmi. Starò via qualche tempo.“. E si avviò verso la porta della smoking-room, che si apriva all’interno di una enorme costruzione piramidale, a sei facce…la porta si chiude; all’interno, il vuoto, il silenzio. Nell’oscurità, al centro, ardeva un fuoco perenne, ma non era fiamma. Grubert: “…stoè ORKEO“. Voce fuori campo: “Lux obnubilata“. Grubert si fissò e sorrise leggermente sotto i perfetti baffi britannici…(continua, forse)

Ripresa, a côté, haut: accanto all’elmo, due bei guantoni da battaglia, dei gantelets…mancano sempre le maniche.

Centre, haut: una piccolo parallepipedo, verticale; un petit-livre?…o altro?

Sommité, plus haut: un bouchon?…un gateau?…un paniere? se si guarda meglio, lo scalpellino (un altro pazzo, davvero) non ha inserito il motivo ‘a mattoncini’ sulla parte inferiore di questo ‘tappone’, la quale si adatta perfettamente alla forma conica della piramide esagonale.

Il mistero ha raggiunto l’apice.

E Fulcanelli tace.

La scena si presta tuttavia alla sua perfetta esposizione del mistero del Fuoco Segreto; eccone la conclusione:

Così la materia distrutta, mortificata poi ricomposta in un corpo nuovo, grazie al fuoco segreto che eccita quello del forno, si eleva gradualmente per mezzo delle moltiplicazioni, fino alla perfezione del fuoco puro, velato sotto la figura dell’immortale Fenice: sic itur ad astra. Allo stesso modo l’operaio, fedele servitore della natura, acquisisce, con la conoscenza sublime, l’alto titolo di cavaliere, la stima dei suoi pari, la riconoscenza dei suoi fratelli e l’onore, più invidiabile di ogni gloria mondana, di figurare tra i discepoli d’Elia.”

Decisamente un explicit flamboyant. Ma Grubert, nel leggerlo, aveva sollevato l’altro sopracciglio…per poi ricomporsi nel suo silenziossimo sorriso.

Osservazione: …dentro Chevalier c’è Helia.

Osservazione 2: il fuoco puro è feu pur. [Ringrazio, en passant, chi ha voluto far apparire un errore nel suo testo, indicando in verità …una verità].

Finale: l’apparenza araldica e cavalleresca, per quanto corretta e sensata, è del tutto surreale per il Major Grubert. Ed anche per me. Sulla stessa linea annunciata qualche tempo fa, anche quest’immagine – fornita, ma misteriosamente non discussa da Fulcanelli – parla strettamente operativo. E’ un piccolo capolavoro di sintesi didattica.

L’immortalità di cui si parla è riferita ad altro. E ritengo che il miglior titolo per quest’immagine straordinaria sia Così si va alle Stelle. Aggiungerei un sottotitolo, se mi fosse permesso: …per le Stelle.

Champagne, SIC*ITUR*AD*ASTRA

Champagne, SIC*ITUR*AD*ASTRA

E poiché, in effetti, nel libro l’illustrazione è piccolina, ho pensato fosse intrigante proporla all’esame di coloro che saranno eventualmente così pazzi da affrontare con totale sprezzo della logica – avendo preso chiara visione del caveat iniziale posto da Fulcanelli all’entrée del Castello di Dama Pietra – il magnifico cammino sulle orme di Dama Alchimia.

Grubert: “…and would you like a cup of Tea, Sir !?

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13 Responses to “COSI’ * SI VA * ALLE * STELLE”

  1. Sempre sulla breccia, vero capitano? Si potrebbe dire che “sept “è ribadito altre volte, ad esempio sic+itur /ad+astra. La ringrazio sempre per le indicazioni, gli stimoli, le dritte e questo blog che riscalda, in una ricerca solitaria, per lunghi attimi, il cuore. Se pure è vero che la scienza simbolica volutamente occulta l’indicazione pratica, ci si può sempre orientare con il vecchio filo d’Arianna, poichè noi conosciamo bene la strada, l’abbiamo già percorsa, si tratta solo di ritrovarla,credo. Siamo noi che proteggiamo il segreto da noi stessi, noi che creiamo il segreto. “L’Opera di Dio è palese e manifesta”, poichè Egli ritiene ogni uomo degno di conoscenza, ma l’uomo si sottrae, sentendosi indegno. Chi crede di essere peccatore è peccatore, ha fatto la sua scelta.
    Per quanto grandi siano le cattedrali gotiche e le piramidi egizie per quanto luminose siano le stelle del firmamento, noi che polvere siamo polvere ritorneremo( o preferisce caffè?).
    Intanto i miei auguri buon anno Nuovo Capitano e buon anno a tutti gli amici del blog.

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  2. Caro Captain Nemo,

    questi suoi ultimi Post hanno davvero una ‘verve’ sorpendente, una freschezza unita ad una compliance intima e sagace con gli argomenti trattati da rimanere davvero stupefatti. Mi perdoni, non è un giudizio od una presa di distanza dai precedenti, tutti ottimi, volevo solo esprimerle i miei più sinceri complimenti di lettrice assidua ed entusiasta. E farle sapere, sperando di farle cosa gradita, che li recepisco come un inaspettato cambio di passo che trasmette anche a noi fruitori, inconsapevolmente o meno, e viaggiatori dei sentieri nel Bosco, una rinnovata energia che troviamo nelle sue
    con-siderazioni di cui, generosamente, è il caso di dirlo, ci fa dono.
    Certo frutto di quella ‘serendipity’ impagabile di chi ha fatto della Ricerca, non un punto marginale e periferico, ma centrale, pervasivo e radiante. Madama Alchimia, splendida Dama, semplice e superlativamente prodiga di bontà.

    Mon cher Captain, chapeau!

    Irix

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  3. Carissimo Capitano (o forse dovrei rivolgermi al Major Grubert?),
    è sempre più chiaro quel che voleva dire quando ci ha annunciato un ‘cambio di passo’ nei suoi post. Sarà per la progressiva dimestichezza che anche uno studioso esperto come Lei acquisisce man mano con la ‘Lingua degli Uccelli’ per cui le viene naturale usarla, oppure sarà per le ‘sollecitazioni fraudolente ed insensate’ cui chi scrive in sincerità viene sottoposto, ma in questo suo scritto ha posto molte frecce indicatrici, qua e là, ma come in un sentiero nel Bosco, velate da rametti, ciuffi d’erba, giochi di ombre.
    Per continuare il gioco del ‘sette’, ad esempio, Lei ce lo propone sommando i libri ai ‘feurs’ della corona. Royal? Devo andare a ristudiare le corone, ma ho già in mente quelle dell’immagine di Limojon… Ma sette in tutto sono anche gli stessi ‘fleurs’ se sommiamo quelli dei lambrecchini dell’elmo a quelli della corona, giusto? Poi, noto che l’elmo da chevalier è posto sopra la corona: normalmente non è questa la scala dei valori in Terra, e così acquista senso anche l’affermazione di Fulcanelli: “Allo stesso modo l’operaio, fedele servitore della natura, acquisisce, con la conoscenza sublime, l’alto titolo di cavaliere, la stima dei suoi pari, la riconoscenza dei suoi fratelli e l’onore, più invidiabile di ogni gloria mondana, di figurare tra i discepoli d’Elia.” Il Cavaliere di Heliopolis dunque ha a questo punto dell’Opera una qualità più elevata di un Signore della Terra, innalzandosi al di sopra di questa. L’elmo ha tre fleurs, la corona quattro: un ternario, spirituale, posto giustamente al di sopra di un quaternario elementare.
    Spero di non aver deviato per farfalle, o per funghi…
    Un’ultima nota: se Grubert trova una porta per la sua costruzione esagonale, e vi entra dentro, non è che noi non ne troviamo semplicemente perchè abbiamo un punto di vista ‘sbagliato’?
    Tanti cari saluti e grazie del magnifico post.

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  4. Caro Capitano,

    VIsto che Chemyst lo dice pubblicamente, mi permetto di palesare la mia riflessione. Avete allora deciso di inoltrarVi su una strada perigliosa con una Feinfuehligkeit che state rendendo palese ai Vostri attenti lettori solo ora nella complessità della Vostra analisi.

    Se mi permettete riprenderei le parole usate per descrivere tale passaggio, come detto giustamente sottolineato da Chemyst, con la distinzione che ho usato nella mia prefazione alle “Immagini alchemiche ..”, nel classificare quel testo.

    Se fino a poco fa avete scritto sull’alchimia, ci avete gratificato con importantissime riflessioni ed esegesi dei suoi testi e delle immagini tradite dalla storia di questa antica Arte, ora avete cambiato registro. Scrivete “di” alchimia. Scrivete da Alchimista e non da studioso.

    Caro Capitano, permettetemi di esprimerVi tutta la mia partecipazione, in quanto io sò che you are aware di cosa significa questa decisione. It’s not a joke I didn’t mention the “fou” nella riflessione sul Vostro precedente post, come ben avete inteso.

    Alle Vostre spalle ormai solo buio impenetrabile.

    Guten Morgen, Capitano!

    Vostro Ptah.

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  5. lascio una voce del dizionario mito-ermetico

    Astrum. Terme dont les Philosophes chymiques se servent
    pour signifier une plus grande vertu, puissance, propriété,
    acquise par la préparation qu’on a donnée à une chose. Comme
    astrum du soufre, ou astrum sulphuris, signifie le soufre réduit
    en huile, dont les vertus surpassent de beaucoup celles du
    soufre en nature. Astrum salis ou du sel, c’est le sel réduit en
    eau ou en huile. Astrum mercurii ou du mercure, c’est du
    mercure sublimé. On donne ce nom aux alcools, aux
    quintessences des choses.

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  6. Caro Capitano,

    mi domando quale possa essere la ‘disposizione lampante’ degli oggetti su questo strano non-forno…Mmm…per ora non mi viene in mente nulla. Meglio prenderla larga e citare il dizionario etimologico online: “Piramide, dal greco ‘pyràmis’, che i greci credono discendere da ‘PYR’, fuoco, perché la fiamma termina naturalmente a punta, come la piramide, ma che ripensando all’origine egiziana di questi monumenti è più vicino al vero accostamento al copt. ‘PE’, sommità, sorgere, e ‘REM’, essere sublime, o ‘RAMA’, altezza. (…)”.
    Secondo tradizioni antiche, ben lungi dall’essere soltanto dimore di sepoltura, le piramidi sono il luogo in cui gli uomini abbandonano le spoglie mortali per trasformarsi in dei.
    E’ curioso che la sommità di questa piramide-non piramide sia nascosta alla vista, perché sull’apice campeggia quello che lei ha definito un ‘gateau’. Lo stesso Fulcanelli, sempre nelle DF, si dilunga a parlare del Gâteau des Rois, focaccia al cui interno è tradizionalmente nascosto un ‘baigneur’ o un poisson, precisamente une ‘sole’, l’Oro-Bambino che si rende manifesto (elevandosi?). Mi sembrava strano che avesse chiamato questo Gateau anche ‘Paniere’, ma traducendo il termine in francese diventa ‘Corbeille’, ed ecco un bel passo delle DF:”Prosternez-vous, mages de l’Orient, et vous, docteurs de la Loi ; courbez le front, princes souverains des Perses, des Arabes et de l’Inde ! Regardez, adorez et taisez-vous, car vous ne sauriez comprendre. C’est là l’OEuvre divin, surnaturel, ineffable, dont jamais aucun mortel ne pénétrera le mystère. Au firmament nocturne, silencieux et profond, brille une seule étoile, astre immense, resplendissant, composé de toutes les étoiles célestes, votre guide lumineux et le flambeau de l’universelle Sagesse. Voyez : la Vierge et Jésus reposent calmes et sereins, sous le palmier d’Egypte. Un nouveau soleil irradie au centre du berceau d’osier, corbeille mystique que portaient jadis les cystophores de Bacchus, les prêtresses d’Isis ; nouveau soleil qui est aussi l’Ichtus des Catacombes chrétiennes. L’antique prophétie s’est enfin réalisée. O miracle ! Dieu, maître de l’Univers, s’incarne pour le salut du monde et naît, sur la terre des hommes, sous la forme frêle d’un tout petit enfant.”
    (Fulcanelli, Les Deméures Philosophales, Tome I, p. 469 – J.J. Pauvert)

    Il piccolo parallelepipedo posto sulla parte sommitale della piramide, accanto alle due guirlandes, a me ricorda la ‘pierre cubique’, la pietra cubica che rappresenta la coagulazione completa dell’Acqua Mercuriale, e per questo nelle Demeures Philosophales (Dampierre-sur-Boutonne, première série, caisson 5, p. 40, tome II), è descritta come la “pierre cubique des anciens francs-maçons flottant sur les ondes marines. Quoi qu’une telle opération paraisse impossible, elle ne laisse pas toutefois que d’être naturelle, parce que notre mercure porte en soi le principe sulfureux solubilisé, auquel il est redevable de sa coagulation ultérieure”.

    Cordialmente,
    Pandora

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    • Caro Capitano,
      l’immagine mi ricorda una mappa i cui simboli, partendo dalla posizione dell’osservatore e procedendo dal basso all’alto, parrebbero scandire: Ora, Lege, Lege, Lege (nella conveniente postura), Re-lege, Labora et Invenies.
      filo

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  7. Cara Pandora,

    ora penserai “oh no, ecco Noldor che ritira fuori le sue fissazioni musicali”, ed hai in parte ragione, perché quando hai tirato fuori la ‘corbeille’, ho pensato naturalmente a Pierre de Corbeil (che ‘suona’ uguale), autore della Festa dell’Asino all’interno del rituale della Circoncisione, scritto nel 1222…
    Però stavolta non pensavo ad Orientis Partibus, o a Patrem Parit Filia, scritti dal succitato vescovo di Sens, ma alla parola “Corbeil”.
    È ovviamente la città d’origine di Pierre, non lungi da Parigi, ancora oggi di una certa importanza: essa è anche di antichissime origini, e spulciando qua e là la rete, trovo queste note interessanti sull’origine del suo nome:
    Il nome della città ha la sua origine nella parola latina Corbolium che deriva dal gallo Cor Beel o Curtis Baal, che significa “dimora sacra,” è diventato Corbeil… Un’altra fonte fornisce la versione della parola latina Corboialo, composta da Corbos, Il corvo (le Corbeau) e da Ialos, radura. Quest’ultima parola (in francese clairiere) significa precisamente “il luogo all’interno di un bosco in cui la luce del sole raggiunge il suolo e dove cresce una vegetazione diversa da quella boschiva”. Forse un po’ off-topic, ma mi pare interessante…

    Chemyst

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  8. Caro Capitano,

    mi trovavo un giorno a una delle rarissime conferenze del dott. F, che Ella certamente ricorda. Il dott. F a un certo punto disse: “Nasciamo tutti pecore, ma ognuno di noi ha la possibilità di diventare leone, purché abbia la buona volontà di lavorare duro e fare qualche sacrificio.”
    A quelle parole un ascoltatore si alzò in piedi e disse: “Io sto tanto bene da pecora, bruco l’erbetta fresca senza preoccupazioni, e siccome non ho nessuna voglia di diventare leone, questo non è il posto per me.”
    E se ne andò.

    L’ho detto e ripetuto molte volte, il laboratorio è un luogo terribile.
    Perché è il luogo della realtà e della verità, dove ognuno è solo. In laboratorio non si può barare. Non si può edulcorare l’amara pillola di un fallimento. In laboratorio siamo tutti drammaticamente uguali e tutti ugualmente nudi, re e poveracci, professori e ignoranti. Supplichevoli di fronte alla Natura infinitamente più potente di noi. Anonimi.

    Per questo pochi hanno il coraggio di entrare in laboratorio. Per questo non se ne vuole neppure sentir parlare. Potrebbe turbare una quiete interiore già tanto precaria. Meglio l’erbetta fresca del prato.

    Mio caro Capitano, quelli come noi hanno il segno di Caino stampato sulla fronte in bell’evidenza. E’ indelebile, si rassegni. Chi lo vede scappa a gambe levate.

    Mentre noi ridiamo come “matti”.

    Yes, please a cup of tea, dark and strong, with a cloud of milk.

    Fraternamente, come sempre,

    Fra’ Cercone

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  9. Dopo un’altra notte passata ridendo come “matti” mi sembra di notare che tutto ha inizio con una ghirlanda ed un libro chiuso e che si conclude con due ghirlande (ma stavolta su due aperture, finalmente!). Il non-forno a me sembra il vaso unico, l’acqua che dovrà passare nei metalli per incorporarsi con essi per assumerne tutte le loro qualità poichè “rassomiglia al MERCURIO CELESTE il quale partecipa alle qualità dei pianeti con i quali è in congiunzione” ( FILALETE Vera conf.)
    Tale prima ghirlanda, oltre ad essere un interessante riferimento astronomico, potrebbe indicare, attraverso il simbolismo vegetale, la materia prima, madre di tutti i metalli, grazie alla sua omogeneità con essi. Al centro, il libro chiuso potrebbe essere il REBIS, prima dell’apertura della prima porta.
    La disposizione successiva, con due porte chiuse, mi fanno pensare “rere+ rere rer” dove rer è la corona reale, il reuccio, il Regolo, con il suo duplice significato. Se a questo punto non sono andata per farfalle e funghi, l’elmo è proprio in relazione alla corona in quanto è come quello che indossò Ercole fatto con la pelle del Leone ucciso o piuttosto, o anche, al metallo che partecipa alla qualità dei pianeti con i quali è in congiunzione; sembra, dunque, che debba essere, per forza dello stesso metallo della cotta.
    Il sette ribadito credo sia il tappo, il fuoco segreto, lo Spirito Santo, l’orina di Saturno e la conchiglia che informa la nostra materia.
    Ho, infine, il sospetto che quel tappo in cima sia stato “levato”( e non da solo) ed il risultato sia il piccolo parallelepipedo sollevato sulla superficie dei matto-ncini.
    Quanto poi al manico che non si trova (o erano maniche?) non so proprio orizzontarmi.
    Gentile Capitano, è stato proprio tutto un delirio notturno?
    Sempre grata, cordialmente

    nadanur

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  10. Caro Capitano,

    richiama l’interesse la chiusura in alto o magari si tratta di una ‘apertura’, perchè subito dopo sul cassettone ‘In te sola manifesta’, che sarà? il fuoco segreto, tappo, Ayers Rock boreale, Spirito elevato, sotto-sopranube di cielo e terra, galassie esigenti cumulonembi, rosa invernale, stalattiti e stalagmiti radicate ad un unico feldspato magmatico e ripollente.
    Il cubetto messo lì, sospeso e stortarello, mi ricorda l’embleme 36 -periglioso- dell’Atalanta, polveroso e sigillato aerolito dei miraggi ‘avec les yeux ouverts’ sulla terra dei Filosofi.

    Comunque questo riquadro di Dampierre si pone come molto potente. E’ forse quì riassunta tutta l’Opera? Se così fosse, mi chiedevo, delle due vie, ‘particolare’ e ‘universale’,- di cui la prima è descritta in ‘Opere’ da Filalete come sottolineato, in accordo al curatore dell’edizione di Mantova, da P. Lucarelli in ‘Note sulla traduzione’- potremmo, come là, come nello Speculum Veritatis, trovarne il discrimine in ‘quinta’? A chiusura diretta verticale come negli oggetti sull’Athanor, nel sigillo sommitale, ‘cinquième’?
    Passando per il sette ovviamente, o forse più, ‘in totale sprezzo della logica’, il che mi pare ‘essenziale’.

    Saluti

    Viaggiatore

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  11. Solo a me la figura ricorda un “metallico” albero di Natale?

    Un saluto a tutti.

    Like

  12. Gentile Capitano,
    che bel post che ci ha regalato!
    Mi piacerebbe molto saper decifrare questi rebus e poter leggere con chiarezza questa immagine così densa di significati, ma dato che non ne sono in grado, mi limiterò a raccogliere e condividere alcune impressioni derivate dai termini da lei generosamente sottolineati.
    Partiamo dalla ghirlanda che come radice deriva da “curvo”, “volgere in giro”, molto vicino all’inglese “whirl”. Il finale della parola potrebbe essere letto come “landa” in senso di contrada, pianura, ma in francese antico significava anche selva.
    La parola può essere fatta derivare anche da “gyraleos” e “anthos”, letteralmente “fiore curvato”.
    In onore di Chemyst citerò un bellissimo strumento antico dal nome molto assonante, la ghironda (in francese “vielle à roue”), che viene fatta suonare dall’azione di un disco che ruota sfregando le corde tese.
    Ecco poi i trois livres fermé ou clos. In latino (ma anche in italiano) il libro è la parte interna della corteccia, mentre i due ultimi vocaboli mi richiamano molto “fer” e “clou”.
    Parlando della couronne, ritorna il concetto di “curvo”, dalla radice “kor”. Inoltre in greco abbiamo στέφανος, ma anche στέμμα (che può voler dire anche ghirlanda…) che tanto assomiglia a στιμμι!
    Ecco ora la cotta di maglia: cotte de mailles o una cuirasse. Mi piace molto come tutte e due le diciture si prestino allo stesso gioco, che si parli di “cotte de mai” o di “cuit-rosée”!
    Questa è senza manches! Se mancano le maniche il cavaliere era monco? O si sta forse cercando un folle (μανικός)? O forse si sono volatilizzate, dato che μανος sta per “rarefatto” (mentre μένος significa “anima” o “forza vitale”)…
    Incontriamo quindi un elmo, un κράνος o un κόρυς (ancora “cor”?), serrato. Una nota: in latino elmo è anche cassis, ma lo stesso termine è usato anche per ragnatela o rete da caccia.
    Si prosegue con due gantelets, due guanti d’arme. Il suono mi richiama le parole “candide” e “lait”, ma soprattutto “chandelete”: una piccola candela.
    E per finire il gateau che, come già detto, richiama la focaccia dei re. “Paniere” in greco può essere κανθήλια, che in particolare si riferisce alle ceste portate dagli asini (κανθήλιος è infatti proprio l’asino). Ma è anche κανεον, che suona molto simile a κανων.
    Probabilmente ho detto un mucchio di cose senza senso e poco pertinenti, ma ribadisco che mi sono solo limitato a far risuonare un po’ quei termini così curiosi che il Capitano ha portato alla nostra attenzione facendoci notare che, con tutta probabilità, qualche gioco fonetico lo nascondono.
    Del resto, si tratta anche di giocare…
    Un saluto a tutti,

    EmmEnthAl

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