Epifania pratica…

La leggenda cristiana racconta che tre gran Re vennero dall’Oriente per adorare Gesù nella mangiatoia. Uno era bianco e portava l’incenso, l’altro era biondo e portava l’oro, l’altro era nero e portava la mirra. Questi tre magi rappresentano le tre materie dell’opera, le quali concorrono, attraverso la loro unione, alla nascita dell’infante divino…“.

Cathedrale d'Autun - Le Sommeil des Mages

Cathedrale d’Autun – Le Sommeil des Mages

Questa è l’opinione di Pierre Dujols a proposito della ‘composizione‘ necessaria per la ‘nascita‘; e tutti sanno che in Alchimia la nascita – ma attenzione: anche il concepimento ! – è contrassegnata dalla Stella. La Maris Stella di Fulcanelli:

…una vetrata molto curiosa, che si trovava vicino alla sacrestia nell’antica chiesa di Saint-Jean a Rouen, oggi distrutta. Questa vetrata raffigurava il Concepimento di san Romano. ‘Suo padre Benedetto, consigliere di Clotario II, e sua madre Felicita, erano sdraiati su un letto interamente nudi, secondo l’uso che durò sino alla metà del XVI secolo. Il concepimento era rappresentato da una stella che brillava sopra la coperta a contatto col ventre della donna…la cornice di questa vetrata, già singolare per il suo motivo principale, era ornata da medaglioni nei quali si distinguevano, non senza sorpresa, le figure di Marte, Giove, Venere, etc., e perché non si avessero dubbi sulla loro identità, la figura di ogni divinità era accompagnata dal nome.‘”. [Il Mistero delle Cattedrali]

Una vetrata, distrutta. Vicino alla Sacrestia, nella vecchia ecclesia di san Giovanni  a Rotomagus (nella Gallia Lugdunensis, cioé facente capo a  Lugdun – che dopo diventerà Lyon -, che in Celtico è il ‘dun‘ del dio Lùg, il ‘monte protetto della Luce’; Rotomagus è il ‘luogo, la piana della ruota’, ed è la seconda civitas della provincia romana con ‘a capo’ Lugdunum, per i Romani l’oppidum di Lug). Nei pressi di questa sacrestia – cioè il luogo del sagrestano, in antico francese sacrestein, che è colui che conserva la Pietra-Sacra – della vecchia chiesa, distrutta, c’era una vitrail. Raffigurava Benoit & Félicité, nudi…senza vestiti. Una coppia, senza abiti. La Stella è sur la couverture, en contact avec le ventre de la femme. Sur la Bordure, il bordo della vitrail, dei médaillonsnomen est omen.

Dimenticavo: Lùg, era diventato per i Romani Mercurius Artaios, cioé il ‘protettore dell’orso’. Ci sono due Orse in Cielo, la Maggiore e la Minore, l’una l’inverso dell’altra, e la meno grande indica sempre il Nord. La stella Arcturus appartiene alla costellazione di Boote, il Bifolco, colui che spinge l’aratro, racchiuso tra la Chioma di Berenice e la Corona Boreale. Boote, che spinge il bue a trainare l’aratro nel campo, per qualcuno spinge un gallo; ma non è un Gallicus.

I trois rois Mages seguono la stella, evidentemente da Oriente a Occidente, dove è stato concepito ed è nato un giovane Re. Gli offrono tre strani doni, che tutti prendono per i ben noti Symbola: potere, divinità e guarigione. Marco Polo riporta (Il Milione) una storia: i tre Magi sono tre Re di origine iranica, e provengono da ‘Sava’, dove il veneziano ha visitato il loro sepolcro; i loro corpi sono intatti, con tanto di barba e capelli. A tre giorni di viaggio, Marco trova un castello, ‘Cala Ataperistan‘; significa ‘Castello degli adoratori del fuoco‘. Gli abitanti del castello gli raccontano una strana storia dei Re Magi: i tre re erano partiti da quella provincia per rendere visita a un ‘profeta che era nato’, portando i tre famosi doni. Una volta giunti, i tre si presentano singolarmente a Gesù bambino: il più giovane dei re trova che il bimbo ha la sua stessa età. Entra il secondo, Gesù ha la sua età; idem per il terzo. Stupefatti, i tre si raccontano l’un l’altro lo strano avvenimento, e decidono di entrare tutti assieme: stavolta Gesù è un bimbo tal quale era ‘poiché non aveva che tredici giorni di vita‘. Ricevuti i tre doni dai Re, Gesù consegna ai tre un cofanetto, chiuso. Ripartiti verso il loro paese, i Magi vollero vedere cosa contenesse: lo aprirono e restarono delusi, perché conteneva una pietra. Allora la gettarono in un pozzo: ed immediatamente dal cielo discese un ‘fuoco ardente che entrò completamente nel pozzo‘. I Re, accortisi della natura divina del prodigio, ‘presero di quel fuoco‘ e lo portarono con sè in patria, lo posero in una ‘chiesa‘ molto bella e ‘da allora lo fanno ardere continuamente‘.

Secondo gli studiosi, uno dei tre Re – Gaspare, il più giovane – sarebbe stato identificato come Gondophares, il primo re indo-parto (I° sec. DC). Il suo nome significherebbe ‘il conquistatore del ‘Pharn‘, cioé del Farr in persiano. Alcune monete attribuite al suo regno lo raffigurano nelle vesti di cavaliere sul recto, e di Giove volto a destra con la mano destra alzata sul verso; accanto il simbolo di Mercurio.

Gondophares - Moneta

Gondophares – Moneta

Gondophares - altra Moneta

Gondophares – altra Moneta

Chi ha imparato a camminare nel meraviglioso, potrebbe restar stupefatto, non credete?

Jheronimus Bosch dipinge un giorno il suo famoso ‘Trittico dell’Adorazione dei Magi‘ (fine del ‘400):

Bosch - Trittico Adorazione dei Magi

Bosch – Trittico Adorazione dei Magi

Gaspare è il nero avvolto da un bianco mantello, curiosamente spinoso in alcuni punti e dalla bordura che mostra degli esseri alati; tiene tra le mani il suo dono, la myrrhe: una ‘boule‘ con un’incisione a rilievo dell’Offerta dell’acqua al re David da parte dei tre Forti; sopra la boule uno strano rettile alato pare intento a combinare qualcosa; dietro di lui c’è un servitore di ben minor statura, in rosso, con un curioso copricapo, che stringe al petto una sorta di contenitore istoriato (ma forse è il ‘cappello’ del suo padrone). Melchiorre, vestito un po’ all’occidentale, ha un mantello blu con collare di metallo e mantellina istoriata, dove è raffigurata la Visita della Regina di Saba a Salomone (La regina era ‘nera’ e Salomone era il figlio di David), e offre l’or su un piatto; Baldassarre, il più vecchio dei tre, ha un manto rosso: deposta la tiara ai piedi della Vergine, le ha appena offerto il suo dono, l’encense, sotto forma di scultura che raffigura il Sacrificio di Isacco; la Vergine ha il suo mantello blu scuro, sopra una veste scura che lascia intravedere una tunica bianca.

Chi sarà lo strano personaggio sul retro, mezzo nudo e mezzo addobbato come un re?…in testa ha una corona metallica e irta di aculei, nella sinistra regge un’altra tiara (forse il cappello di Melchiorre?)…

Bene: Anche in questo caso, vi sono molte precise indicazioni operative. Se poi qualcuno vuol trarre da questo festivo calembour la convinzione che l’Alchimia sia speculativa, interna, spirituale o quant’altro…è liberissimo di farlo. Magari, un altro giorno, in occasione di un’altra Epifania, potrebbe domandarsi di nuovo se un Symbolon possa esser altro che una figura intellettuale. Se non addirittura un po’ retorico.

Dimenticavo Dujols, che conclude:

La riunione di questi tre elementi nel grano fisso costituisce il ternario magico, il trinum magicum, figura rudimentale della grande trinità universale che regge il mondo. Questo grano fisso formato dalle tre materie sopradette è il mercurio; è racchiuso in  un gateau metallico. E’ a questo riguardo che si distribuisce il gateau des Rois tra Natale e la purificazione, dove si trovano nascosti una fava, oppure un fagiolo, o un bebè di porcellana che viene chiamato il ‘baigneur(il bagnante, che ha evidentemente un doppio senso…), traduzione incompresa di un gioco di parole in greco, βαλανευσ, baigneur, per βαλανοσ che significa ‘le gland, la gale et la truffe du chene‘ (la ghianda, la galla e il tartufo (meglio: il fungo) della quercia). Questo rito è fondato sulla scienza ermetica, al punto che non può essere spiegato senza di essa. Colui al quale viene consegnata la parte che contiene la fava o il bebè ha estratto il re, e viene proclamato re…”.

Con l’augurio di trovar lavoro da fare,  a tutti una

Buona Epifania…!!!

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21 Responses to “Epifania pratica…”

  1. Auguri a Lei Capitano Nemo e tutti i partecipanti al Blog.
    Non sono d’accordo con Dujols sul fatto che il grano fisso sia il mercurio. Il grano fisso prende molti nomi secondo il suo grado di evoluzione, e all’inizio è zolfo e mercurio coagulati in “pietra dei filosofi” Poi alla fine diventerà pietra filosofale. E’ sempre lo zolfo che coagula il mercurio in grano fisso, cioè in pietra.
    Riguardo alla Stella, essa è un grandissimo arcano, ed è vista da pochissimi alchimisti, e seguita da quelli che scelgono l’arte breve.
    Ma siamo andati molto lontano, perché il vero problema è sul come iniziare, come trovare la materia giusta, il fuoco giusto ed il giusto laboratorio.
    Poi occorre avere le condizioni favorevoli affinché si inizi un lavoro così impegnativo.
    In genere il Discepolo che si appresta a compiere i primi passi è già nella quarta dimensione, che Canseliet chiama profondità, me che io
    definisco “Noumeno” Si tratta di una sensazione agli inizi debolissima, ma che poi, se curata, si accresce, si espande fino a darci la certezza e la sensazione dell’Io sono. E’ questa forza, questa Entità interiore che ci spinge verso l’Alchimia.
    Per la quarta dimensione non è necessario il lavoro alchemico, basta l’attenzione e l’amore, e la cura, sapendo che si custodisce un prezioso tesoro.
    I fisici quantistici, e con essi il Pf. Vittorio Marchi, usano il termine di stringa, io definirei livello di coscienza, che però è ancora prigioniero dello Spazio/Tempo, pur intuendone le ragioni.
    Il quinto livello o dimensione ci offre l’opportunità di squarciare il velo che ci libera dalla prigione predetta, e qui l’Alchimia ci viene in aiuto.
    Però si tratta di un cammino lungo e doloroso riservata agli Eroi.
    Cordialmente

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    • Caro Signor Antos,

      grazie per il suo commento!

      Sono un Fisico e in qualche modo la seguo quando parla delle ‘Stringhe’; anche se – per la verità – trovo quella teoria un tantinello troppo complicata, pur riconoscendone la portata, e gli annessi e connessi. Stesso discorso per le famose ‘Dimensioni‘; non saranno poi troppe?
      Alla mia età, pur nel rispetto degli altrui percorsi, cerco solo semplicità…e l’ho trovata, felice, in Alchimia. E non pretendo che sia una scelta obbligatoria.
      Ma, per chi scegliesse Alchimia – e si tratta di una Scelta difficilissima, davvero -, trovo veramente bizzarro che si possa sostenere che l’Alchimia non meni dritto dritto al Laboratorio.

      Ho solo compuito la mia Scelta, tutto qui.
      Le Stelle sono lì per questo, riflesso tangibile e meraviglioso del nostro procedere lungo i sentieri del Bosco Incantato.
      Non so se sono un Eroe, come dice Lei, ma da quando cammino nel Bosco sono in Pace.
      Ed ho scoperto il valore della simplicitas, tanto nella vita di tutti i giorni che in Laboratorio.

      Canseliet diceva che basta poco, e che ci vuole così poco…

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

      PS: dimenticavo…concordo con Lei su Dujols, tanto che penso che l’erudito libraio intendesse altro…

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      • Caro Capitano,
        concordo con Lei sull’importanza del laboratorio, io sono un uomo anziano, e posso dire che l’Alchimia è stata la ragione fondamentale della mia vita.
        Intanto posto qualche commento sperando di trasmettere ai giovani qualche mia esperienza, ben sapendo, perché sperimentato, che le condizioni per un cammino sicuro sono la solitudine, l’utilizzo di materiali canonici, e la conoscenza della pratica. Stranamente molte conoscenze teoriche avvengono dopo e non prima della sperimentazione.
        Le auguro ogni bene.
        In Ermete
        Antos

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  2. Dite cose belle, Capitano, e desidero richiamare che l’epifania segue il natale, come avemmo occasione di dire altrove. Vi ringrazio della sua esposizione e del richiamo del Philalete, ma desidero concentrarmi ora un momento sul dipinto di Bosch, per far tesoro su di esso di quanto avete detto. E non mi riferisco solo all’attuale post.

    L’odore di Myrrha, lieve ma netto, è segno di salute, e questo entrambi lo sappiamo. Essa ama accompagnarsi al colore bianco e la giovane età del nostro Re che la pone, ricorda la nostra stessa vita.
    L’oro deve approfittare di tale occasione, altrimenti la parabola non può puntare sulla nostra terra e renderla abile alla fruttificazione da noi desiderata, è un segno di maturità nostra e della materia a noi cara. Esistiamo con la Myrrha, e diventiamo maturi individui con l’aiuto dell’Oro. Non per nulla il Re che lo porta è nel pieno del suo vigore.

    Ma è su Baldasarre che vorrei raccogliere lo sguardo, è Baltasarre che mi pone quesiti che non riesco a scogliere.

    In piedi Gaspare, nero latore della bianca myrrha, in ginocchio con capo fiero ed eretto, abbigliato a splendore di corte il nostro Melchiorre, tutt’uno con l’essenza del suo oro e vero oro egli stesso, ma inginocchiato e curvo, gravido d’anni e con la testa calva, esposta liberamente al vento, Baldassarre. E purtuttavvia è proprio su di lui che la Madonna pone il suo sguardo, è proprio su di lui che il divin fanciullo si concentra. Del resto se osserviamo bene, sia lo sguardo di Gaspare che quello di Melchiorre non sono puntati sulla Madonna, ma verso un punto comune posto più verso di noi, passando al lato sinistro di essa. Ma Baltasarre, con le mani giunte in attesa della Grazia, pone con certa tranquillità gli occhi verso i piendi della Santa Deipara, verso la base del suo azzurro mantello di velluto. Se il ruolo di Gaspare è fin troppo evidente e quello di Melchiorre pone in immagine e risultato le opere descritte con grande estensione dal Philalete nel “Palazzo occluso del Re” che qui tacete, cosa vuole rappresenta e dirci Baltasarre in questo dipinto?

    E’ il compimento finale dell’Opera, verrebbe naturale pensare. Ma non sono soddisfatto. Il compimento finale, come alcuni lo chiamano, sapete bene come me essere una discesa, un ritorno, una riduzione all’attività specifica. Questo mi pare non potersi leggere in Baltasarre. E’ vero che si pone più in basso rispetto agli altri, è vero che è il più anziano, e tutto quadrerebbe. Ma mi mancano alcuni elementi per questo supposto suo ruolo che vedo invece per l’analoga operatività in Gaspare e Melchiorre. La decorazione della veste che richiama un nostro sale, le ali abbozzate che parlano di alcuni momenti fertili e pericolosi, tutto in Gasparre insegna come vedere crescere dal proprio lavoro il bianco odoroso di myrrha. Melchiorre nella sua virile maturità ci insegna con i suoi attributi la filosoficità della materia e come donarLe il suo seme.

    Entrambi sono posti in ugual modo nei confronti della Madonna, entrambi fissano lo sguardo genericamente verso di Lei, ma poi mancandola di poco, sul suo lato.

    Ma Baltasarre? Raccolto a capo chino e con le mani giunte in adorazione ci segnala due elementi certi. L’uno è che è l’unico a capo veramente scoperto, non scoperto dall’artificiale cappello, cosa preliminare di ogni opera, ma scoperto alla nuda pelle. E nessun dica che i cappelli non sono importanti, nessun frate si raderebbe!
    Inoltre porta una veste integrale, lunga, totalmente avvolgente ma allo stesso momento semplicissima, lineare, “senza cucitura” e di colore rosso.
    Ed allora mi viene il dubbio che il nostro artista cerchi di dirci una verità ulteriore, fermando la sua descrizione tradizionale con Melchiorre, tanto è vero che con lui ed il suo Oro fertile, gravido e operante tutto è compiuto.
    Mi viene il dubbio che invece di finire il lavoro degli altri, Baltasarre voglia indicare una seconda via, unica, rapida e totale. Un procedimento chiuso in se stesso, senza fratelli o figli, unico. Egli mi ricorda una notte in cui tenni in mano quanto solo dopo molti anni guardai con attento saluto, dopo un lungo riposo su uno scaffale, mai dimenticato ma non compreso. Baltasarre potrebbe essere l’angelo di una notte sola, la voce di una cottura molteplice ma rapida, la raccolta unicità adorante di un procedimento che non deve essere interrotto per nessun motivo.
    Ma su questa supposizione, caro Capitano, che pura supposizione è, gradirei moltissimo una sua riflessione, ritenendomi incapace a trarre una conclusione.

    il vostro pensieroso
    Ptah

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    • Caro Signor Ptah,

      il suo commento meriterebbe dodici pagine dodici di risposta, tanto sono colpito dal suo intervento.
      La ringrazio davvero per le sue riflessioni.

      A molti parranno solo ‘dotte‘, ma a me no.
      Sono ‘piene’ di cose da condividere, e il mezzo virtuale, per quanto fantastico nella sua tecnologia, non permette di approfondire assieme l’emozione.

      L’ “Angelo di una notte sola“, la “Voce di una cottura molteplice, ma rapida“, la “Raccolta unicità adorante di un procedimento che non deve essere interrotto per nessun motivo“…mi piacerebbe che lei potesse cogliere il mio sguardo, così come io il suo.

      Lei mi comprenderà, ne sono certo, se riserverò ad un momento opportuno il mio abbraccio più fraterno; ma di una fratellanza ben più sincera di tante disquisite altre.
      Mi permetto solo di suggerire, per il momento, di non dimenticare che quel pazzo visionario di Bosch ha posto nel trittico un quarto attore, quel Fou indicato dal troppo buon Frate Cercone; quel Fou di cui tutti parlano, sempre dotti, ma che è presente, tangibile e sensibile, nel Laboratorio di ogni alchimista che sappia vestirsi dei panni – pochi, per la verità – della semplicità e dell’umiltà più bimba.

      A presto, Monsieur…

      Captain NEMO

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  3. Good evening Captain,

    ah! come mi piace vederla innalzare cortine fumogene!
    Mais naturellement “au four et mesure”, n’est-ce pas?

    Orbene dicevamo i Magi, personaggi ambigui, tutti e tre: doppio il primo, doppio il secondo, doppio il terzo, chi l’avrebbe mai detto?

    Tanto più che giacciono tutti e tre nello stesso giaciglio, lasciando sortire dalla coltre circolare e ondulata, bordata di piccoli soli, come si conviene a coltri regali, solo la lor testa coronata, la sommità delle tre corone ricoperta da un unico panno a bella posta confuso col materasso…

    Ma, caro il mio Capitano, c’è di peggio, di molto peggio: come se non bastasse, a render la scena ancor più disdicevole, il re di mezzo, ha sembianze femminee, al punto da sembrare ermafrodita (ooooh, my goodness !!!!): è imberbe con fattezze morbide e tondeggianti al confronto di quelle severe e spigolose dei suoi concubini, e una buffa corona con ghirigoro a forma di “m”.

    Eppoi, Ohibò!, Bibì! Ohime!, il terzo re con quella sua manina lascivamente poggiata sulla coperta sì, ma proprio sul ventre del suo/a vicino/a, epperdipiù con l’angelo che la indica come fosse buona cosa !!! Ecco a cosa s’è ridotta la nostra religione! Mentre le stelle stanno a guardare…

    Roba da matti! E Bosch, sapientemente, se n’era accorto. E è infatti proprio il Matto, “le Fou”, (e che matto!) quello che dall’uscio osserva l’A-dorazione dei Magi.

    Buona Epifania!!! A presto, suo,
    Fra’ Cercone

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    • Good Evening mio buon Frate!

      Stavolta siete stato davvero ‘birbone‘…ma non posso che ridere come un matto alle sue paradossali contro-cortine fumogene!

      D’altro canto, se qualcuno vedesse una cortina di tal fatta, dovrebbe/potrebbe pensare che vi sia qualcosa che si vuol nascondere; e chi sta nascondendo nulla?…chi, moi !?
      Al contrario, nascondendo ciò che è in eveidentissima evidenza si indica talvolta altro.
      Un po’ come quei due indici (…o son ‘indizi‘?) dell’Angelo dall’aria sorniona e innocentissima, puntati il sinistro sull’étoile ed il destro sulla mano del primo re…a proposito, lei ha notato che i tre coronati ‘dormono’ ad occhi aperti?…Eppure gli studiosi titolano questo altorilievo come ‘Le sommeil des Rois‘; forse allora non stan dormendo?…e perché quella ‘coperta‘? Dovremmo dedurne che qualcosa è nascosto a bella posta?…sempre secondo il titolo affibbiato dagli studiosi all’opera spontanea dello sconosciuto scalpellino, i tre stan dormendo ‘chez Herode‘. Sarà lui il Fou a cui vi è piaciuto gettare il sassolino?
      Ah, mio buon Frate, lei nasconde altro, eccome…ma già va bene così, non crede?

      Comunque, quandunque lo desiderasse, lei ha un caffè pagato: servito, ovviamente, in tre tazzine calde alla bisogna. Per gli ospiti, s’intende…

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

      PS: …quando lo vedrà, porga i miei saluti al Signor Lùg, che poi si dispiace se non viene ri-conosciuto. Con gli omaggi di Benoit&Félicité…

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  4. Caro Capitano,

    grazie di nuovo per questo post meraviglioso. Meno male che non ho messo sul blog un post sull’Epifania, avrei fatto ben magra figura rispetto a tanta profondità di analisi, in particolare per i suggerimenti interpretativi di Fulcanelli. Ma è così – mi dirà – che si legge un testo alchemico, o un dipinto. Ormai sono propenso a credere che ogni cosa che appare ai nostri sensi ordinari in questa Manifestazione contenga il neanche tanto celato richiamo verso l’unica Via possibile di compimento dell’uomo e nello stesso tempo della perfezione (piuccheperfezione) della Natura stessa. Che sinora non sia stata rivolta attenzione alla Musica, o meglio alle scelte testuali dei maestri di musica sacra (e non a caso) è solo perché per le arti visive a chi già cammina sul Sentiero di Madre Natura arrivano, guardando un dipinto, immagini simboliche che sembrano gridare il loro messaggio, mentre per la musica magari avvertiamo per tramite della bellezza un sollecitamento profondo ed inconscio di qualcosa di sovrannaturale, ma che senza una conoscenza parziale del linguaggio musicale non siamo in grado di analizzare come per la pittura. Insomma, non si può disegnare un simbolo di Mercurio (a proposito, quello sulle monete di Gondhofares mi pare ‘animato’, ma anche privo del braccio inferiore della ‘crux’) su una partitura e riconoscerlo senza vederla, solo ascoltandola, ma magari chissà qualcuno l’ha fatto: è già difficile (mi corregga se sbaglio) percepire le ‘onde’ nel fluttuare melismatico della parola ‘aquarum’ nel Sicut Cervus di Palestrina, eppure era questa una sorta di convenzione all’epoca.
    In questi giorni di inizio, come ogni anno, da sempre, sento uno struggimento, un richiamo quando guardo ad Ovest nelle ore post-meridiane: il germe del risveglio della Veritas è già presente nell’aria. E quest’anno la Natura ha fretta…
    Perdoni il mio divagare.

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    • Caro Signor Chemyst,

      il suo è un bellissimo commento, che mi commuove per l’intensità.
      Il mio amico Major Grubert sostiene come me che i suoi complimenti sono immeritati; mi limito, difatti, solo a mostrare ciò che vado trovando, leggendo, studiando, pregando e lavorando.
      Non pretendo che tutti siano d’accordo, ma il mutamento impone che io sia meno prolisso e più semplicemente ‘aguisè‘…non so se mi riuscirà, ma ci proverò.

      Quanto alla Musica e alla Pittura; Lei ha ragione, e comprendo bene le sue parole. D’alro canto è vero che l’occhio pare più semplice dell’udito; però…però, non tutti vedono ciò che l’artista vede quando dipinge. Anch’egli, artista, segue l’immaginazione creativa, crea…come il Musico.
      Per questo la invidio dolcemente: lei è uno di quelli che ha avuto il coraggio straordinario di seguire il suo cuore, che l’ha condotto allo studio della Musica. Io non so leggere uno spartito, né tantomeno crearlo…lei ha questa opportunità bellissima, ed è una gioia non solo auditiva ascoltare Lei ed i suoi compagni d’avventure nelle ex-cursioni musicali che sapete proporre…non tema, dunque, che l’Arte della Musica non sia riconosciuta. Certo, Lei ha il vantaggio di ‘accorgersi’ della presenza del Mercurio in una melodia. Io no. Almeno, non con gli stessi mezzi suoi. E per questo l’Arte, ogni Arte – quando resta Arte e non ingessata dottrina – è il vero mezzo che può condurre verso la vera vita. Ringrazio Lei, Signor Chemyst, per mostrarci come l’Harmonia scorra sempre, anche se spesso ascoltiamo brani formidabili al cuore, ma di cui solo un Musico ‘legge’ la magia che l’ha fatta manifestare.

      Dal canto mio, seguo il mio cammino e provo a condividerlo come meglio mi riesce: è vero che per un alchimista quasi ogni cosa ‘urla’ Alchimia. E’ un mistero che non cessa di stupirmi, e lo trovo senza spiegazione. Ed è proprio per questo, per il fatto che manca di una spiegazione, che amo ancor di più l’Arte. L’Alchimia non si spiega, perché non può essere ‘dispiegata’; la si ‘fa’. Punto.
      Bosch era un vero ‘visionario’ e magari meriterà qualche approfondimento. Ma poi, temo, si alzerebbe qualcuno che amerebbe più parlar di dottrina che di emozione…

      Quanto al ‘germe del risveglio‘: concordo, ancora. In questi giorni, pur freddi, si annuncia Primavera…e ci si prepara, come è costume.
      Ha mai riflettuto su quanto sia lontanissimo dalla nostra logica il ‘fatto‘ semplice e mirifico: Madre Natura ‘fa‘ sempre il suo dolce lavoro, incurante delle stupidità combinate da tutti gli uomini in tutti i tempi.
      Forse perché la Madre non è ‘tempo’; forse – semplicemente – perché “E’“…e gli occhi della Vergine, in ogni suo momento, sono sempre così diversi da quelli cui siamo abituati…così diversi.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  5. Caro Capitano,

    Fulcanelli nel MdC descrive con particolare cura la Stella che accompagna i Magi nel loro lungo cammino. Questo astro del Cielo poteva anche presentarsi sotto forma di Aquila, con una Croce sopra di essa. Questo riferimento all’aquila che vola ad ali spiegate mi fa pensare al ‘vento’, inteso come Mercurio, che nel suo Ventre porta lo Zolfo, o Oro. La Stella dei Magi è il Segno canonico dell’Opera, come dicono tutti i Filosofi, ed è lo stesso segno che si trova sulla cintura del rozzo Offerus (futuro Cristoforo), colui che porterà il Cristo Bambino (Oro ringiovanito), o Piccolo Re. E Offerus, per diventare Cristoforo, dovrà ‘passare per la Croce’. Solo seguendo la Stella Polare i Magi potranno arrivare al Bambino, no? E dove troveranno questo piccolo Re? In una grotta, in braccio a sua Madre. Frate Cercone ha fatto notare, tra le tante cose, quella sorta di ‘M’ sulla corona del Re che riposa tra gli altri due Magi, e allora mi domando: quello indicato dall’Angelo potrebbe essere il Ventre di Maria Vergine, quello stesso ventre che porta in sé l’Oro ringiovanito, l’oro che ‘rinasce’ nel seno del Mercurio, o della Madre?

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    • Gentile Pandora,
      spero di soddisfare la sua curiosità asserendo che la Stella, il nostro sole, appare per la prima volta nell’Opera, nel regime di Giove, che ha per emblema l’aquila. Il suo fuoco salnitrico è ricoperto di Aria.
      Si può arrivare al Bambino, il piccolo Re, il Regolo, il nostro oro, anche con l’ausilio della Vergine ermafrodita, l’Anima Mundi,
      Venere.
      Voglia scusarmi l’intrusione
      In Ermete
      Antos

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  6. Caro Capitano e caro signor Ptah.
    Mi e’ piu’ facile credere alla bellissima definizione di Angelo Di Una Notte Sola che ad un lavoro lungo e pieno di imprevisti.
    Vi chiedo una spiegazione ad un fatto che mi e’ successo; nel periodo di Novembre scorso, su una piastra di materiale refrattario con uno strato di allumina che fungeva da distaccante e utilizzato piu’ volte in cottura raku, un giorno si erano formati piu’ filamenti lunghi e di una consistenza dura quasi cristalina.Non so darmi una spiegazione.
    Del dipinto di Bosch mi attira il mortaio e la testa metallica nell’oscurita’, e’ interessante anche il tronco secco che si frappone tra Maria col bambino e i Magi.
    Grazie ancora e saluti .

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  7. Caro Capitano,
    ho avuto la buona ventura di incontrare recentemente il Signor Lùg, al quale non ho mancato di presentare i Suoi saluti. All’occasione, memore della Sua promessa di un caffè pagato, ho osato estendere detta promessa anche al Sig. Lùg medesimo, confidando nella Sua generosità. Abbiamo quindi amabilmente e lungamente discettato sul galateo da seguire, qualora Ella voglia adempiere alla promessa fatta, nella disposizione e nell’ordine di servizio delle tazzine, nonché della qualità del caffè, onde è stato sollevato un interrogativo di non lieve momento: miscela o arabica 100%?
    Mah! Forse ai posteri l’ardua sentenza? Come Lei ben sa “Ars longa, vita brevis”.
    Non avendo in quell’occasione avuto la possibilità di porre i puntini sulle “i” sono di nuovo a Lei per farlo adesso. Con i seguenti brani, dall’ “Aula Lucis, or the House of Light, by S. N., London, 1651”, che dedico a tutti i Suoi pregevoli ospiti, nella mia libera traduzione dall’inglese e rispettando l’ortografia originale (anche se purtroppo carente, qui, dei corsivi).
    [Ho inserito i corsivi, come nel testo originale – Captain NEMO]
    “La Luce originariamente non ha avuto altra nascita che la manifestazione, perché non fu fatta, ma scoperta. E’ propriamente la vita di ogni cosa, ed è ciò che Agisce in tutti i particolari; ma la comunione di questo con la prima materia fu celebrata con un contratto generale, prima che alcun particolare sia stato fatto; la materia per sé era una sostanza sottile, ma atta a trattenere “il” Luce, come il fumo lo è a trattenere la fiamma. Dopo l’impregnazione fu condensata ad una umidità cristallina, untuosa e focosa, di natura Ermafrodita, e ciò in un doppio senso, in relazione a un doppio Centro, Celeste e Terrestre. Dal Centro Terrestre procedette “il” Venere terrestre, che è Focoso e Maschile, e il Mercurio terrestre, che è Acquoso e Femminile; questi due sono uno contro l’altro. Dal Centro Celeste procedettero due Immagini viventi, ovvero, una luce Bianca e una Rossa; e la luce Bianca si stabilì nell’Acqua, ma la Rossa andò nella Terra. Donde puoi raccogliere alcuni Segni infallibili, con cui puoi dirigerti nella conoscenza della Materia e nell’Operazione stessa, quando la Materia è conosciuta. Poiché se hai il vero Sperma e sai inoltre come prepararlo, ciò che non può essere senza il nostro fuoco segreto; troverai che non appena la Materia sente il calore Filosofico, la luce bianca si solleverà sopra l’acqua, e lì galleggerà nel suo glorioso vestito blu come il Firmamento. …
    La Materia, come ho già detto, è la Casa della Luce, lì “esso” risiede e costruisce per se medesimo e, a dire il Vero, prende alloggio in vista di tutto il Mondo. Quando dapprima vi entra, è una Stanza gloriosa, trasparente, un Castello di Cristallo, e egli vive come un Demone nei Diamanti. Egli ha allora la Libertà di guardare fuori dalle Finestre; il suo amore è in piena vista per lui: intendo quella liquida Venere che lo attira dentro con lusinghe, ma ciò non continua molto a lungo. Egli è occupato, come sono tutti gli Amanti, a darsi da fare per un’Unione più intima, s’insinua e s’addentra nella sostanza stessa del suo Amore, di modo che il suo Calore e la sua azione smuova le sue umide Essenze, per mezzo delle quali diventa un Prigioniero assoluto. Poiché infine la Terra cresce su di lui fuori dall’acqua, e allora egli è ben rinchiuso nell’oscurità; e questo è il segreto del Dio Eterno, che si è compiaciuto di rivelare ad alcuni dei suoi Servi, sebbene l’Uomo mortale non ne fosse mai degno.”
    Vorrei far notare che nel brani precedenti l’Autore si riferisce sempre a “Luce” e a “Venere” col maschile “he”.

    Fraternamente,
    Fra’ Cercone

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    • Caro Fra’ Cercone.
      Comprendo ora come sia diventato Fra Birbone.
      Se il Capitano cambiasse idea sull’invito del caffe’,non si preoccupi che glielo pago io , compreso il pranzo e la cena per lei e i suoi ospiti.
      Grazie di cuore

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    • Caro Fra’ Cercone,

      ho pensato potesse essere di una qualche utilità inserire i corsivi del testo da lei citato; ho provveduto ad inserirli all’interno della sua risposta (vide supra); magari qualche lettore li apprezzerà.
      La ringrazio della sua chiosa, e le confermo che sto acquistando una buona scorta di caffè…! 🙂

      L’Aula Lucis è in effeti un testo molto bello, e la segnalazione sul ‘genere’ di ‘Luce’ e ‘Materia’ è sorprendente: trovo però ‘mostly peculiar‘ – come direbbe un suddito dell’Impero – il secondo brano, dove viene descritto il modus con cui Luce si ritrova imprigionato nell’oscurità…con la Terra che sorge fuori dall’Acqua; un Prigioniero assoluto.
      A dar retta a Mr. Vaughan, veramente viviamo la nostra vita nel mondo dele fiabe: in questa favola nostra, l’alchimista corre con tutte le sue carabattole al soccorso della Principessa rinchiusa nella Torre; ma la Principessa è un Ermafrodita, in grado dunque di assumere le fattezze che meglio aggradano, sempre gridando “…aita, aita, aita !” alla bisogna…uno deve essere proprio pazzo per almanaccare alla meglio, poi preparare la Clef, per poi ritrovarsi – se proprio il Cielo farà una Grazia – con un Ermafrodita libero/a, no? 😉

      Thank you very much, Sir…and would you like sugar in your coffee, Sir !?

      Captain NEMO

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  8. Carissimo Capitano,
    Come sempre un ottimo post! Vorrei dir la mia sul “Mago” di bianco vestito. Non vorrei sembrar troppo sfacciato se pongo l’attenzione sui lineamenti femminei dello scuro personaggio che sembra proprio in dolce attesa. Poi chi è quel discolo che spinge da dietro per voler vedere (per la prima volta?) il piccolo Re? Mi scusi l’intromissione e ancora grazie per il bel post.

    Offerus

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  9. Caro Captain Nemo, Caro Sig. Ptah, Caro Sig. Gianni,

    se posso, vi racconto di un’esperienza simile, ma non uguale a quella del Sig. Gianni. Al posto dell’allumina avevo tritato precedentemente del corallo candido, ora non più molto, e anche molto finemente, insieme ad altro metallo piuttosto comune a trovarsi. In effetti le inclusioni di pasta vitrea che dal minerale parevano staccarsi ( o addirittura tornare?) avevano-hanno una curiosa disposizione di tipo direi attrattivo, come a voler costituire una drusa. Strani germogli minerali, mi interrogo sulla loro provenienza, non posseggo gli strumenti per valutare oltre e, come si capisce, sono in attesa di lumi. Non so se estrarli con uno scalpellino… ma serei più propensa a lasciarli maturare, se ancora possibile, nell’ambiente che sembra loro congeniale. Potreste aiutare anche me? Quanto rimpiango di non aver studiato almeno un po’ di chimica o di mineralogia! Saprei allora cosa sto maneggiando, e forse con maggiore cautela, ma tant’è. Certo sono interessanti, per quanto mi prospetto trattarsi di una naturale reazione a semplicissime operazioni di laboratorio, un poco di calore, un minerale, ed un corallo.

    Felicissima di leggerVi sempre

    Irix

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  10. P.S. leggo solo ora l’intervento del caro Fra Cercone, forse già lì una risposta? Una prigione…? Mi ricorda un tempo…
    La saluto calorosamente,
    Irix

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  11. Caro Capitano,

    intanto graze per le belle parole. Volevo aggiungere qualche osservazione sul bel quadro di Bosch, che tanto per cominciare è.. trino, essendo un trittico. C’è dell’altro, inoltre, anche soltanto a voler guardare la pala centrale che ci ha sottoposto. Chi volesse, può farlo qui:

    Mi limiterò a due cose, che ancora una volta stuzzicano i miei ricordi musicali: nell’ombra del vano scuro dal quale si affacciano lo strano personaggio mezzo folle e mezzo re, in una finestrella vicina, fa capolino un Asino (un Aliboron?) ma non v’è traccia del Bue. D’altra parte è l’asino il Cristoforo, ora (lo ha da poco trasportato, nel Ventre di Maria) e poi a Gerusalemme, e non ricordo canzoni che celebrino il bue, mentre Orientis Partibus partorita dalla penna di Pierre de Corbeil esalta le doti asinine ne ‘La Festa dell’Asino’.
    La seconda nota musicale è relativa ad una strana coppia, che si è arrampicata sul tetto della capanna, formata da un vecchio e da una donna, e quest’ultima reca con sé una Cornamusa: curiosamente, il suo ‘chanter’ mostra solo tre fori: supponendo ne abbia uno sul retro, ha un’estensione di solo una quinta. Non è certamente un dettaglio casuale, Bosch era molto dettagliato nelle raffigurazioni di strumenti musicali, come potete controllare sbirciando il suo allucinato Inferno Musicale.
    Mio buon Capitano, ha voluto di proposito separare l’apice della capanna dal resto, per indurci ad andarcelo a cercare?
    Saluti affettuosi…

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  12. Caro Capitano Nemo, salute a Lei e a tutti i dotti commentatori del suo blog.
    Mi permetta ancora qualche riflessione sulla scultura della Cathedrale d’Autun, la quale, secondo il mio modesto parere, vuole mostrarci una delle vie brevi, la più nobile, conosciuta da pochissimi, la cosiddetta Ars Regia. La stella ed il simbolismo delle corone poste sul capo dei tre elementi nell’alcova o nella tomba, cioè nell’Athanor, mi spinge a questa supposizione.
    I due fuochi, quello nero di mezzanotte, e quello biondo, non possono unirsi se non per l’intermediazione della nostra acqua.
    Inoltre, l’angelo o aria ci conferma che l’Alchimista ha scelto la fermentazione, affinché i tre si uniscano nel miracoloso elixir, il miracolo di una cosa sola.
    In Ermete.
    Antos

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  13. É Gaspare il nero o Baldassarre? ?

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