The Alchemist’s CookBook – Oro in Umido, avec Metaux, mais pas Metaux…

Molti di coloro che cercano di capire ‘come si fa‘ cercano le ‘ricettine‘; ve ne sono centinaia e centinaia. Ma occorre studiare; meglio: ‘saper studiare‘, con un metodo molto diverso da quello con cui si studia un testo al solo scopo di tenere celebrate conferenze. Ma anche questa è un’Arte in via di estinzione…

Poi, occorre mettersi al forno: non vi può essere alcuna speranza di verificare se una ‘ricetta‘ sia buona o fasulla, senza metterla in opera.

Ma, anche questo, è considerato da tutti una cosa da farneticanti, da persone matte, addirittura non necessaria: (Scena I – Un uomo di fronte allo Specchio; dice: ‘…ma non diciamo scemenze…quell’Oro sono io, io sono il centro e lo scopo della creazione; in me ho già mercurio e zolfo‘. E si avvia verso la cucina…).

L’Alchimia pratica, fatta con le mani, fa paura. Bene. Qualcuno direbbe: ‘Meglio così…‘.

Dunque, come un jeux d’enfants, riporto un passo di Philalethe, tratto dalla Manuductio ad Rubinum Coelestem:

In verità per arrivare all’ultima parte dell’incarico da me assunto, non mancherò di mostrare con quali mezzi si possa ottenere questa nostra pietra; infatti non si deve ricercare fabbricata dalla Natura; ma deve essere composta con lavoro secondo arte & ingegno, tuttavia con l’aiuto e la prestazione d’opera della natura: come infatti è già stato abbondantemente dichiarato, la materia di questa pietra non deve essere cercata altrove che nei metalli; nondimeno tuttavia questi metalli non sono la nostra pietra, ciò che risulta facilissimo da capire: infatti, hanno una forma diversa diversa da quella della nostra pietra. Cionondimeno, non nego che la nostra medicina si debba estrarre da essi, ma per estrarla bisogna prima togliere necessariamente la forma del metallo, e ciò sotto la conservazione della specie, sebbene mediante distruzione di questo specifico individuo metallico. Infatti la specie metallica risiede & si conserva nello spirito, il quale spirito non risiede altro che nell’acqua omogenea al proprio genere: l’acqua è infatti la dimora dello spirito, che innanzitutto bisogna mantenere nella conservazione della specie. Quindi l’Oro deve essere obbligato a lasciare la sua forma, e questo in un’acqua omogenea al suo genere, nella quale acqua si conservi lo spirito dell’Oro, il quale successivamente ricondensa la sua Acqua, e induce dopo la putrefazione una nuova forma, migliaia di volte più perfetta della forma dell’Oro (che ha perso con la reincrudazione).” [la traduzione è a cura del buon Frate; dal canto mio, ho messo qualche virgola e qualche nastrino.]

Affermo che questo è tutto quel che serve per fare quel che si deve fare. Posto che ci si sia accorti di quel che si deve fare. Il passo di quell’incredibile autore che è Philalethe – mai studiato abbastanza. Sulle fonti! – è perfetto, completo, chiarissimo. Ma se non lo si mette in Opera, non si saprà mai qual’è la trappola in cui è obbligatorio cadere per vedere.

E siccome nessuno mai si abbasserà così tanto da metter le mani nella terra dei Filosofi, non resterà altro che leggere e interpretare. Così, la mente resta piena, ed il piatto si riempirà delle più belle pietanze, per sé e per gli Hospites. Poi, terminata la lettura, si ripone il testo e si può tornare a vivere secondo diletto.

Intanto…è passato un treno che non era da perdere !?

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16 Responses to “The Alchemist’s CookBook – Oro in Umido, avec Metaux, mais pas Metaux…”

  1. Un uomo innamorato dell’Alchimia decide di mettere in pratica, ovvero nel laboratorio, alcune sue teorie, che dopo anni di “studio” e letture sulla nobile arte alchemica, girano nella sua testa come api svegliate da un’orso goloso. Inizia a chiedersi dove può trovare un posticino tranquillo dove realizzare il suo sogno e la taverna un tempo utilizzata per cenoni e capodanni, con la vecchia cucina e il camino, sembra rispondere alle sue esigenze, ma a chi chiederà consiglio per i vetri ? Quale azienda potrà fornire i crogioli, e quali saranno i migliori, quali non lasceranno scorie nella materia fusa che contiene sali funesti e corrosivi ? Certo non potrá agire a caso, non si gioca con gli elementi, non è un chimico, e se l’operazione che crede giusta gli esplode sotto le mani ? Dovrá dunque in primis prendere una laurea in chimica ? Meglio studiare quella settecentesca allora, magari Lo Sgobbis o il le Fevfe gli porterà consiglio, dopotutto anche il Cosmopolita aveva detto che gli antichi Filosofi sarebbero stati considerati degli ignoranti dai tecnici dei suoi tempi, pensa da quelli del Cern…., ma non diventerà forse un “soffiatore”..? Prima di mettere le mani in pasta vi è un mondo…una vita, il passo è lungo e a volte doloroso, perchè mette l’uomo di fronte alla nuda realtà, quella che ti dice che sei uno 0, quando invece con un libro in mano ti sentì un 1000, fare Alchimia o almeno Spagiria è cosa ardua, complessa, non è una scelta leggera, è l’imboccare una strada che cambia tutto, non solo la taverna ma anche le fondamenta. L’uomo legge il passo di Filalete qui riportato dal nobile capitano e dice: ” quali sono sono le materie che fanno mutare aspetto ai metalli, cosa mangi il metallo e cosa rimane quando la forma è sparita, qual’è questo ventre di cavallo che digerisce anche i “sassi”….?”

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  2. Caro Capitano,

    Ho provato a ricopiare a mano il passo di Philalethe, aiuta molto, quasi… le cose le vedi, ma mi domando, ho avuto in visione, mentre leggevo e scrivevo, calcinazione, liscivazione…riflessione, sarà che Philalethe non dica poi tutto? e stato perfido di sicuro?
    Continuo le mie riflessioni, magari ricopierò il testo piu volte, chissà forse in un momento lo scriverò perfetto e vedrò? speriamo…
    Quando lei dice: (Affermo che questo è tutto quel che serve per fare quel che si deve fare. Posto che ci si sia accorti di quel che si deve fare.) perché mi viene in mente il Fuoco segreto?

    In merito a treni perduti, sono cosi cieco… Capitano, che se anche mi passasse in cucina a mala pena ne vedrei il vapore.

    Con Affetto.

    anto-az.

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  3. Caro Piccolo Nemo. Ammiriamo il suo impegno per darci la giusta direzione per chi ha voglia di fare vera Alchimia. Io personalmente sono straordinariamente contento per la fortuna e dell’occasione che abbiamo nell’imparare, certo ora sta a noi impegnarci. Devo ringraziarla per avermi fatto conoscere Moebius, grandissimo artista. Mi e’ difficile individuare il Metallo giusto e ricavarne il suo oro, per il momento giro l’ostaccolo e guardo le belissime immagini di Moebius sperando di trovare qualcosa a riguardo. A presto

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    • Caro Signor gianni,

      Di ammirazione non v’è alcuna necessità, ma la ringrazio comunque.
      Sono contento che abbia incontrato Jean Giraud: Métal Hurlant era una lettura fantastica…tanti anni fa.
      Pensiero: talvolta, l’ostacolo è al contrario l’unica cosa che ti porta ad andar dritto al cuore…ma non è affatto obbligatorio occuparsene.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  4. Caro Capitano,

    questa ricetta a base di metalli (senza metalli) mi piace. Ho appena terminato di rileggere il Trionfo Ermetico e ho trovato spunti che possono tornare utili, anche in rapporto al brano di Philalethe. “…Comprendo molto bene che I metalli volgari non sono i metalli dei Filosofi – dice Pirofilo a pag. 62 – perché vedo evidentemente che, per essere tali, bisogna che essi siano distrutti e che cessino di essere metalli”.
    La distruzione di questo ‘specifico individuo metallico’ è l’unica via di accesso alla vera materia prima di tutti i metalli, questa sostanza è una “umidità vischiosa” o ‘Acqua’, la quale è il fondamento di ogni metallo “vivente”, ed è la dimora dello Spirito.
    Come si fa a distruggere il metallo? Credo sia una questione di ‘forma’. Philalethe scrive, a proposito dei metalli: “Cionondimeno, non nego che la nostra medicina si debba estrarre da essi, ma per estrarla bisogna prima togliere necessariamente la forma del metallo, e ciò sotto la conservazione della specie, sebbene mediante distruzione di questo specifico individuo metallico”. Diversi autori parlano di ‘forma’ quando vogliono riferirsi allo Zolfo, ed è singolare che l’operazione di ‘rincrudazione’, parola che Philalethe inserisce al termine del brano, indica l’estrazione dello Zolfo per mezzo del Mercurio dissolvente, e poi la sua unione con un Mercurio. Il Dissolvente, lo ricorda Paolo Lucarelli nella famosa nota al MdC, “dissocia e distrugge” il metallo sul quale ‘agisce’.
    Non ho certo chiaro lo svolgersi delle operazioni che il Maestro sta delineando, ma credo che la rincrudazione potrebbe essere il modo in cui questo ‘specifico individuo metallico’ è distrutto, perdendo la sua forma, pur mantenendo inalterata la sua specie. E la specie di cui parla Philalethe, inoltre, si conserva nello spirito, e lo spirito ha la sua dimora nell’Acqua o umidità, come egli scrive più avanti.
    Magari ho scritto una serie di spropositi, d’altra parte non conosco altro modo di procedere se non ‘di abbaglio in abbaglio’…e sicuramente non c’è modo più divertente di questo.

    Pandora

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    • Cara Signora Pandora,

      quel che Lei scrive è molto sensato, a mio avviso. “Le Triomphe Hermétique” è un ottimo testo, uno dei migliori. Consiglio la lettura in lingua originale, se possibile. Inoltre, anche le Sei “Lettres” nascondono molti sorprendenti insegnamenti.

      Sulla Forma come Zolfo: certo, concordo. Ed il suo modo di procedere di ‘abbaglio in abbaglio‘ è una bella descrizione di una postura che condivido. La funzione dell’Immaginazione Creativa – sed ‘non phantastica‘! – è proprio quella di condurre il Cercatore verso luoghi impossibili da percepire con la Logica. Ma ci vuole un coraggio raro….perché facilmente si prendono fischi per fiaschi…ecco il senso di darsi tutto il tempo.

      Leggendo il suo commento, che trovo molto bello, appare di nuovo la solita aporìa: per avere l’acqua, serve acqua; che è come dire che per aver fuoco, devo aver fuoco.
      Questo è il punto, considerato da tutti i Maestri insormontabile in mancanza di una vera e propria Illuminazione…Ma tant’è.
      Consideri ancora che gli stessi Maestri dicono che la soluzione è la semplicità.

      La Reincrudazione è indispensabile; senza di essa non ha alcun senso pensare di operare secondo Natura. E’ il cammino verso l’origine della vita, di ogni vita. Così essenziale è tale operazione che i Maestri – stavolta solo alcuni – confessano che tale fenomeno debba accadere, per sintonia, nell’intimo dell’Artista innamorato. Questa sincronicità è anch’essa di difficilissima realizzazione, proprio perché è – prima – indispensabile ‘conoscere‘ le materie nel loro intimo, per dare e ricevere quel che serve. Come ho detto, è un’Arte…e non la si improvvisa.
      Quindi non abbia timore di dire o scrivere spropositi: tutti, proprio tutti, ne abbiamo riempito libri e libri di appunti; tutti quelli che camminano sulle orme antiche, passano per luoghi che, pur diversi, sono gli stessi. Anche questo è un Mistero.

      Magari, mi permetto di consigliare di indirizzare la propria ricerca anche verso una propria Pace ed una propria Serenità, durature, salde, radicate; l’Allegria ce l’ha già…e questo è un bene, perché l’Arte è Gioia. La Pace e la Serenità saranno d’aiuto quando – e sarà per molte, molte volte – le capiterà di pensare di aver ‘capito tutto‘. Anzi, quello è il sintomo di star per finire tra i crepacci.
      Come fare, dunque, visto che “…per avere il Dissolvente serve il Dissolvente“?

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  5. Caro Capitano,

    Cercavo sul web, e per caso trovo il film di Moebius, devo dire…, la cosa che mi ha stupito subito e che parla …di un ‘treno’ , certo in una metropolitana, ma guardate cosa mi è sobalzato agli occhi;
    Dialogo fra Daniel Pratt e il suo professore nella metropolitana che è entrata nel loop:
    “Di cosa ha paura Pratt?”
    “Le vertigini”
    “E’ normale. Nessuno può trovarsi di fronte all’infinito senza provare le vertigini. Nessuno può sperimentarlo senza sentirsi profondamente disorientato.”

    Ma và, certo c’è da riflettere.

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  6. Il Capitano aggiunge alla traduzione del buon Frate, punti e Nastri, o anche Nodi? continuo le mie riflessioni.

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  7. L’acqua, caro Capitano, l’acqua! Quanti pensieri e quante sorprese impensate. Un umidore speciale, che richiamate con un pizzico d’invidia, ma molta verità.
    Ma ditemi: quanti nel vostro camino avete visto “mettere le mani” nella nuda terra e quanti vi hanno chiesto invece spiegazioni cercando di darvele?
    Sarà un anno importante questo, un anno dalle forme molteplici. Sono curioso ma poco fiducioso, e quello è il mio difetto.
    Intanto preparo e aspetto. Non sento ancora la voce giusta, un crepitìo non puro mi confonde. Qualcosa resta da fare, ma mi interrogo sulla sua natura.

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    • Caro Signor Ptah,

      l’acqua è quel che serve, e fa tutto quel che deve fare.
      Ma bisogna ‘trovarla’. Sendivogius consigliava di ‘scavare una buca sulla cima del monte, fino alle ginocchia‘.

      Quanto alla fiducia, posso solo consigliare di dismetterla e di sostituirla, con qualcosa di molto più difficile per noi umani: non serve/occorre aver ‘fiducia’ in quel che si pensa o si intende compiere; è molto, molto meglio a b b a n d o n a r s i a Madre Natura.
      E’ solo Lei, che – eventualmente – ‘fa’. O ‘farà’.

      Il resto, sono solo altre sbarre per la Prigione, che non cessiamo di forgiare…
      E’ il mio miglior consiglio, per quel che può valere…

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  8. 1
    occorre mettersi al forno…con questo termine in generale i filosofi vogliono indicare il loro fuoco, il phur-noster che li qualifica propriamente come filosofi per mezzo del fuoco, il vero e solo principio dell’aurificare come lo indica lo stesso autore, prima di specificarlo ulteriormente come nascosto o segreto.
    ed in effetti il loro fuoco costituisce un’intensione dei cinque sensi dell’uomo, un senso ulteriore e sesto che essi utilizzano per sentire la materia ed indagare la natura minerale.
    forno è quindi allo stesso modo per estensione anche il luogo dell’esercizio del fuoco, luogo altrettanto segreto da aver meritato il nome di sacro, e poichè non solo la materia vi patisce la fatica del crogiolo, di laboratorio.
    essi inoltre lo devono preparare, poichè non si trova già pronto tra le cose del mondo, e tuttavia la sua genesi effettiva rimane avvolta dal mistero, ciò che non impedisce loro di chiamarlo il nostro bambino, puer o il figlio dei filosofi.
    quanto alla purezza, alla separazione dell’impuro da una sostanza fatta più pura ancora, è nella natura di ciò che non resta all’azione del fuoco di sfuggirlo e separarsene.
    se perciò si sarà potuta cogliere la natura del vaso, ed operare conseguentemente alla manifattura canonica ed universale dello stesso – non fate nulla se prima non avete questo vaso dice il filosofo – l’operazione sarà unica dal principio.
    non dicono forse gli autori che il loro mercurio è un fuoco che tormenta le nature e benchè vi sia acqua ed Acqua un’acqua che dissolve tutte le cose?
    è infatti la semplicità della natura l’unica guida.

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  9. 2
    “In verità per arrivare all’ultima parte dell’incarico da me assunto, non mancherò di mostrare con quali mezzi si possa ottenere questa nostra pietra; infatti non si deve ricercare fabbricata dalla Natura; ma deve essere composta con lavoro secondo arte & ingegno, tuttavia con l’aiuto e la prestazione d’opera della natura: come infatti è già stato abbondantemente dichiarato, la materia di questa pietra non deve essere cercata altrove che nei metalli; nondimeno tuttavia questi metalli non sono la nostra pietra, ciò che risulta facilissimo da capire: infatti, hanno una forma diversa diversa da quella della nostra pietra. Cionondimeno, non nego che la nostra medicina si debba estrarre da essi, ma per estrarla bisogna prima togliere necessariamente la forma del metallo, e ciò sotto la conservazione della specie, sebbene mediante distruzione di questo specifico individuo metallico. Infatti la specie metallica risiede & si conserva nello spirito, il quale spirito non risiede altro che nell’acqua omogenea al proprio genere: l’acqua è infatti la dimora dello spirito, che innanzitutto bisogna mantenere nella conservazione della specie. Quindi l’Oro deve essere obbligato a lasciare la sua forma, e questo in un’acqua omogenea al suo genere, nella quale acqua si conservi lo spirito dell’Oro, il quale successivamente ricondensa la sua Acqua, e induce dopo la putrefazione una nuova forma, migliaia di volte più perfetta della forma dell’Oro (che ha perso con la reincrudazione).”

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  10. 3
    tutte le merci prese dalla miniera e messe in vendita valgono il proprio prezzo, ma se sono intaccate dalla falsificazione non sono idonee e non più, come era prima, alle medesime operazioni.

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  11. Salve,
    sono un neofita in materia di Alchimia, vorrei chiedere al Capitano : per percorrere questa Via serve necessariamente un maestro? Cioè, questa Scienza Sacra viene trasmessa da maestro a discepolo o lunica maestra è solo Madre Natura? Lei a avuto un maestro all’inizio del suo cammino verso l’Alchimia? Mi scusi le domanda dirette, ma vorrei comprendere meglio il mondo dell’Alchimia.
    Ringrazio di cuore,
    Faber.

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    • Caro Signor Faber,

      No, non occorre ‘necessariamente‘ un Maestro.
      Ma se avrà la fortuna di incontrarne uno – cosa rara, mi creda – le potrebbe essere più che utile…
      L’unica vera Maestra – comunque – ed anche nel caso del felice incontro con un autentico Maestro, sarà sempre e soltanto la materia minerale nel suo Laboratorio. Madre Natura, per l’appunto.

      No, io ho cominciato quasi quarant’anni fa, da solo….ed ho avuto la fortuna di iniziare assieme ad un compagno di studi, appassionato come me. Ancora oggi, dopo tutto questo tempo, studiamo assieme…ed è questa una grande fortuna, ed un privilegio.
      Ritorno al Maestro: se per fortunatissima fortuna avesse la fortuna di imbattersi in un Maestro vero ed autentico, quest’ultimo non le dirà nulla di nulla: ma la aiuterà, a modo suo, a gettar via la sua testa e la sua logica, i peggiori nemici dell’Alchimia. Da questo, dal fatto che non le dirà nulla, riconoscerà eventualmente quel Maestro che del titolo di “Maestro” non si fregia in alcun modo.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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