Le Voyage d’Eugène Canseliet…and the Gulliver’s Travels.

Amo rileggere i libri che mi sono piaciuti, perché il passare del tempo apre spazi nuovi e inaspettati; tanto più quando si pensa di aver già ricavato il massimo da un’opera. In effetti – e forse è un piccolo miracolo – un libro, quando si ‘accorge‘ di essere ripreso in mano, si adopera per produrre un nuovo succo, una nuova piccola linfa: potrei dire che ai buoni libri piace essere studiati di nuovo.

Ho riletto ultimamente un libro di Eugène Canseliet, probabilmente tra i meno noti e famosi, e che viene generalmente menzionato dagli studiosi come un saggio sulla Cabala Fonetica: L’hermétisme dans la vie de Swift et dans ses voyages. Si tratta in origine di un articolo apparso nel n° 344 dei Chaiers du Sud, nel 1957: senza dubbio si tratta di un testo magnifico in cui il buon Maitre de Savignies propone alcune mirabili interpretazioni fonetiche su alcuni termini tratti dal bellissimo I Viaggi di Gulliver, di Jonathan Swift. Canseliet riprenderà più tardi questo tema nel capitolo ‘Langage et Cabale hermétiques‘ del suo preziosissimo L’Alchimie Expliquée sur ses Textes Classiques. E l’articolo originale verrà ristampato nel 1983 con una serie di illustrazioni da parte di Jorge Camacho (1934-2011), nella collana Hermés, edito da Fata Morgana (e nel 1998, nella sua ‘edition definitive‘), qui.

Jorge Camacho

Il libro merita, a mio avviso, un posto d’onore sugli scaffali di ogni studente d’Alchimia. Canseliet si prodiga in un crescendo di allusioni e calembours, alla sua maniera: non farò un esame dei tanti passaggi che meriterebbero ognuno un Post, ma credo possa essere di una qualche utilità accennare a due aspetti che mi hanno colpito nel corso di quest’ultima rilettura.

Il primo: chi ne conosce l’opera infaticabile di divulgazione, sa che Eugène Canseliet ha vissuto una vita dedicata alla Dama; studiando i suoi testi, qualcuno avrà forse delineato lo sviluppo del percorso filosofico e operativo di un uomo che ha camminato con amore, con tenacia, con passione totale, lungo i sentieri più noti e nascosti dell’Alchimia antica: il più vecchio étudiant di Francia, come amava definirsi, ha iniziato in giovane età la propria ricerca ed ha lasciato questo mondo nel 1982; ogni volta che si parla di questo nobilissimo alchimista, pare che nessuno riesca ad evitare il ‘commentino‘ finale, che si può riassumere nella frasetta ‘è stato un grande, ma…nonostante tutto, non è riuscito a raggiungere la Pietra Filosofale…‘.

Non starò qui a spiegare perché sono convinto che il tagliente e trito ‘commentino‘ sia non solo un tantinello acido e banale, ma persino risibile; dobbiamo a Canseliet ogni rispetto ed ogni lode, e per l’aiuto amorevole e per la profondità del suo insegnamento. Ma, a mio avviso, c’è molto altro. La storia alchemica vissuta da Canseliet è un esempio straordinario per ogni studente, e ritengo – per di più – che pochi abbiano veramente percepito il senso delle sue riflessioni alchemiche, specialmente quelle legate ai suoi ultimi anni. Anche soltanto leggendo l’evoluzione filosofica – e di conseguenza operativa – compiuta da Canseliet, qualcuno si sarà reso conto che Canseliet ha sperimentato tutto l’arco del cammino di laboratorio. Nell’intervista rilasciata a J. Chancel (qui), nel 1978, il Maestro ‘confessa‘ di non aver ancora raggiunto il Donum Dei, ma di sperare sempre di poterlo raggiungere. Certo, il suo cuore doveva essere ricolmo di emozioni di ogni tipo: ma ritengo – ed è beninteso una mia personale opinione – che qualcosa di unico sia poi accaduto; qualcosa di risolutivo e capitale, che ha portato quell’uomo straordinario a ripercorrere la propria strada operativa, fino a ritrovare ciò che cercava. Non ho dati, né certezze su quando questo evento sia potuto accadere; ma forse – ed è il motivo di questo mio Post di oggi – molte tracce erano nell’aria di alcuni suoi passaggi precedenti, mirati – all’epoca della loro scrittura – a quanto allora sperimentato. Filosofia & Pratica costituiscono un luogo di continua evoluzione, e capita talvolta di vivere una rivoluzione.

Eugène Canseliet

Come in una favola, amo immaginare che forse lo stesso Canseliet abbia potuto rileggere le sue stesse parole di un tempo, e scoprire la possibilità di un nuovo significato di ciò che aveva già scritto. Avrà sobbalzato, sorriso, imprecato?…Non lo so, ma immagino che un’intuizione lo abbia riportato nel proprio amatissimo laboratorio. Chissà…

Il secondo: il libro è uscito nel 1983, un anno dopo la sua partenza per il Pardesh dei Maestri. E contiene una serie di illustrazioni di Camacho, un artista prolifico e dai molti interessi, appartenente alla scuola surrealista; partito dalla nativa Cuba, Camacho conobbe Breton a Parigi nel 1959, e in seguito Canseliet. Il suo interesse per l’Alchimia è notevole, visto le opere che pubblica più tardi (ringrazio l’amico Archer per il suo bel Post su Camacho, qui). L’estroso pittore conserva un ricordo affettuosissimo per Canseliet (qui, una sua intervista), che gli farà da prefatore per L’Héraldique Alchimique Nouvelle (1978). Ebbene, per ritornare ad res, le sue illustrazioni sono non soltanto belle, ma rivelano una curiosa e sottile ‘ri-cor-danza & con-cor-danza‘, tanto per giocare un po’ con le parole. Senza dubbio, Camacho sarà stato ispirato dal Maestro, ma – a mio avviso – alcune immagini sono sorprendentemete ‘parlanti‘, e non soltanto allusive. In ogni caso, pur mute, valgono la riflessione del lettore. Eccone alcune:

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Dal bel libro di Canseliet traggo un paio di passaggi che illustrano bene i giochi Cabalistici dei poveri Foux:

L’important est d’avoir connaissance de l’agent essentiel, générateur des phénomènes naturels que chante généreusement le Romanz de la Rose.

Où l’art d’Amors est toute enclose.

De Cyrano Bergerac avait cherché ce moteur dans la rosée, tandis que le vieil Hélie, qu’il rencontre sur la Lune, lui confie qu’il le tira de l’aimant ‘purgé, précipité et dissous’. Ce meme minéral, sans doute, que dépeignit Eyrenée Philalèthe, un demi-siècle avant que le Doyen de Saint-Patrick le choisit à son tour pour son ile volante…l’ile volante ou flottante qui reste le domaine du Roi de Laputa, est exactement circulaire, – is exactly circular, – et elle est un plateau de diamant uni et régulier, – is one even regular plate of adamant. Ce disque monte, descend et se déplace par le moyen de l’aimant naturel, – by means of the loadstone, – abrité au centre de l’ile, sous un grand dome qui est par conséquent appelé Flandona Gagnole, ou la Cave des Astronomes, selon que Jonathan explique son jeu de langage, cette fois d’une naiveté tellement bouffonne, nonobstant la constance dans l’esprit philosophique, que nous préférons en réserver l’amusante solution.

Mia rapida traduzione:

L’importante è conoscere l’agente essenziale, generatore dei fenomeni naturali che canta generosamente il Romanz de la Rose.

Où l’art d’Amors est toute enclose.

De Cyrano Bergerac aveva cercato questo motore nella rugiada, fin quando il vecchio Elia, che incontra sulla Luna, gli confida che lo estrae dall’aimant ‘purgato, precipitato e dissolto’. Questo stesso minerale, senza dubbio, che descrive Eireneo Philalethe, mezzo secolo prima che il Decano di Saint-Patrick lo scegliesse a sua volta per la sua isola volante…l’isola volante o galleggiante che resta il dominio del Re di Laputa, è esattamente circolare, – is exactly circular, – ed è un piatto di diamante unito e regolare, – is one even regular plate of adamant. Questo disco sale, scende e si muove per mezzo dell’aimant naturale, – by means of the loadstone, – protetto nel centro dell’isola, sotto una grande cupola che è di conseguenza chiamata Flandona Gagnole, o la Grotta degli Astronomi, come Jonathan spiega il suo gioco di parole, questa volta di una naiveté talmente buffona, nonostante la consistenza nello spirito filosofico, che preferiamo riservarne la divertente soluzione.

E ancora:

Citons encore, d’une très savante Introduction à la Vraie Physique, traduite et imprimée dans l’Isle des Sages, en 1760, ces quelques lignes en si troublant rapport avec la description du satellite Laputien:

‘Je décrirai en deux mots, autant qu’il est permis, le siège principal, le plus certain et le plus spécifique du Sel de nature.

Il est dans le Règne du Milieu. Je l’appelle une Caverne au séjour de tristesse et de joie. L’habitant de cette demeure l’appelle son Aimant, son Chaos, son Hyle ou premier Etre

Mia rapida traduzione:

Citiamo ancora, da una sapientissima Introduction à la Vraie Physique, tradotta e stampata nell’Isola dei Saggi, nel 1760, queste poche linee in relazione così stupefacente con la descrizione del satellite Laputiano:

‘Descriverò in due parole, per quanto è permesso, il luogo principale, il più certo e il più specifico del Sal di natura.

E’ nel Regno di Mezzo. Lo chiamo una Caverna dove soggiorna tristezza e gioia. L’abitante di questa dimora lo chiama il suo Aimant, il suo Chaos, il suo Hyle o primo Essere

Il buon Maitre de Savignies cita qui un testo quasi sconosciuto ai più, sul quale – quando lessi il libro la prima volta – non potei fare alcuna ricerca. Oggi, l’ho ritrovato: si tratta dell’ INTROITUS in veram atque Inauditam PHYSICAM, Epistola ex India Orientali in Europam ad Celeberrimam Sacri Romani Imperii Academiam Naturae Curiosorum transmissa, apertus (Heidelberg, 1680); l’autore è una tale Johannis Ottones Helbigius, Filosofo & Dottore in Medicina, della Turingia. Il passo in questione recita:

Digito tamen os comprimens paucis praecipuam, proximam, & specificam SALIS NATURAE sedem, quod licet, penna indicabo.

Haec est in regno medio; nomino illam SPELUNCAM, DOMUM TRISTITIAE & LAETITIAE. Incola suus magnes, Chaos, ac Hyle audit, tantaque SALIS NATURAE fertilitate, quanta nullum in toto mundo corpus, gaudet

Lascio agli appassionati la facile traduzione, non tralasciando, però, di sottolineare che Helbigius (cioé il Barone Johann Otto von Hellwig) era un dotto medico che scrisse alcuni trattatelli medico-alchemico-spagirici; ma il testo in questione è degno di un certo interesse, se non altro perché – curiosamente – è indirizzato alla Fratellanza Rosacroce, trattando – con il linguaggio ed il tono enfatico dell’epoca – di una cosa ‘surreale’ da lui chiamata ‘TESSA‘, che possiederebbe una ‘Vis Aliena‘!…Per chi fosse interessato a consultarlo, il testo è OnLine qui.

Sia come sia, ho riscoperto un testo che avevo letto come un essay sulla famosa Cabala Fonetica; vi ho trovato, oggi, anche altro. Ogni pellegrino sa che prima o poi, ritroverà le proprie orme. E talvolta le orme sono sovrapposte, mescolate, a quelle di altri pellegrini. C’è da sorridere sempre, perché la Tristitia & la Laetitia sono i segni della stessa Luce che tutti cerchiamo, da sempre ben nascosta nella Caverna: lo spirito vive nel cuore intimo della materia. A questo proposito, Canseliet ricorda che Cristo non è affatto nato in una stalla, ma in un ‘luogo sotterraneo‘. Questo, per quanto possa suonare singolare per molti, è il magnifico Mysterium del Natale.

Auguro a tutti, dunque, di ri-trovare Natale, sentendo nel cuore il richiamo del merveilleux; la Cabale è un mezzo per l’appunto meraviglioso per rompere gli schemi della logica, pur essendo certo un gioco. Ed è lo stesso Canseliet che ricorda una frase tratta dall’Amphitheatrum Sapientiae Aeternae:

Fons est illimis SOPHIAE: DIVINA CABALA.

Quamque tenent MAGI, redolentes thura Sabaei.

Cuique dedit VIRIDE, & tacitum SAL fusile nomen

Auguri di un sereno e dolce Natale !!!

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16 Responses to “Le Voyage d’Eugène Canseliet…and the Gulliver’s Travels.”

  1. Rompete i libri che non si rompa il vostro cuore, recita l’adagio. Ma perchè mai a quel punto il cuore dovrebbe rompersi? Bisogna capire cosa è un libro, e la necessità che la lingua dell’alchimia sia una lingua verde, anche se è ormai in disuso persino tra gli uccelli.
    Parlando a proposito dell’alchimia, rimangono le cose che sono verità: quando Canseliet afferma, nell’intervista che lei cita, di non aver raggiunto il “Donum Dei”, afferma una verità? Certamente al modo dell’enigma ermetico. Non può che trasparire un uomo dall’eccezzionale sensibilità, viva e sottile, in grado di far dono all’ascoltatore, in modo universale, della libertà che gli è propria, così come è la natura. E’ questo il risultato di una vita dedicata allo studio ed alla pratica dell’alchimia? Potrebbe valere più dell’ottenimento della pietra come giustificazione del cammino, e qui ci sarebbe tutto il senso della tradizione, se non fosse la tradizione ermetica.
    In fin dei conti, di maestro in maestro, tutti discendono da un ladro e bugiardo, per di più, ma non incapace d’amore, stando alle chiacchiere d’Afrodite. Diana corniculata e la stella di Venere ti siano propizie: non è quasi come un dolcissimo delirio, la realtà? E’ una fortuna in qualche modo la libertà, ed un peccato davvero dovervi rinunciare solo per guidare qualcuno al suo ottenimento: ci sta anche questo, al viso di chi potrebbe pensare che vi sia ingratitudine.
    Perciò io dico con tutto il cuore – e guai ad intendervi uno scherno -che Canseliet è stato un grande alchimista, il più famoso senza dubbio tra i moderni, colui che più di ogni altro ha creduto nella possibilità dell’uomo, ed anche combattuto per questo (con madre natura, per usare un suo concetto, a ridere bellamente nella propria sovranità), un cavaliere fratello della città del sole, e tuttavia nonostante tutto…
    Mi dica, in che punto sono stato acido e banale?

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    • Caro Signor Ermes,

      il suo commento non è affatto acido e banale; lei lo sa bene. E la ringrazio per averlo inserito qui.

      Il punto è che mi è difficile parlare di ciò che ritengo sia accaduto a Maitre Canseliet negli ultimi anni del suo prezioso transito su Terra.
      Ci ho provato con questo Post, ma non saprei dire se ci sia riuscito…il ‘commentino‘ acido cui mi riferivo è in genere quello pronunciato dal “dotto di turno” [il quale, per i Foux, è un nano sapiente che non fa che “tourner tout-autour soi-meme“]. Quando si parla di Canseliet, questo genere di “Genius” – di cui la gente tesse lodi ad abundantiam – in genere prima mima un viso di compunta commiserazione e poi, con un gran sospiro generoso, dice più o meno: “…ah, certo…un grand’uomo….e nonostante tutto quel che sapeva, nonostante Fulcanelli, nonostante quel che ha fatto, cinquant’anni di laboratorio…certo, ritrovarsi a non aver ottenuto la Pietra, deve essere stata una cosa terribile, devastante…ma si sa, l’Alchimia è, alla fin fine, un tremendo inganno, no?“.

      Quando, in passato, mi è capitato di ascoltare roba del genere, ho generalmente contobattuto;
      oggi, automaticamente sorrido …e taccio.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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      • Non capisco cosa vorrebbe gli fosse accaduto, dico, Capitano, non mi starà prendendo in giro?

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      • Ma no, Signor Ermes!…per carità!

        Ciò che ritengo sia accaduto al buon Maitre di Savignies è un evento meraviglioso e raro.
        E che pochi conoscono, perché pochi – in verità, secondo me, pochissimi – studiano a/o praticano Alchimia con la passione necessaria.
        Non posso dirle di più, qui.
        Magari, se ci capiterà di conoscerci, potrò esprimermi meglio.
        E stia tranquillo: non mi sognerei mai di prendere in giro qualcuno.

        Captain NEMO

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  2. Caro Capitano, e Caro Hermes,

    io non ho abbastanza strumenti per affermare, al di là di ogni ragionevole dubbio, come direbbero gli americani, che Canseliet sia alla fine diventato un Adepto. Tuttavia lo credo nel profondo del cuore. A me basta. Inoltre, provo per quest’uomo, per la sua straordinaria vita dedicata all’Alchimia, per i suoi modi gentili e per il suo incessante cercare una straordinaria ammirazione ed una pari gratitudine. Senza i suoi libri, chi avrebbe potuto comprendere anche solo una piccola parte delle opere dei classici?
    Spero vivamente che egli oggi, mentre coglie una rosa nel giardino degli Adepti, sorrida benevolo e sornione dei nostri dubbi, e ci elargisca comunque la sua benedizione.

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  3. In primo luogo: a Canseliet tutti dobbiamo un profondo GRAZIE e dovremmo tutti metterci (citando un divertente film di Troisi) ” con la testa sotto i suoi piedi… e può anche muoversi!” Perchè lui più di chiunque altro ha fatto opera di divulgazione dal 900 e ancora oggi tutti noi studenti viviamo di rendita delle sue carità. E chissà ancora per quanto lo si farà.
    In secondo luogo: a me sembra che il Donum Dei sia “distribuito come le caramelle nel giorno dell’epifania”. Mi spiego: Canseliet non è l’unico che ufficialmente non ha Ottenuto, perchè sono davvero pochissimi quelli che hanno fatto la pietra. Mi pare davvero sfrontato chi commisera Canseliet del suo “fallimento” in laboratorio, come mi sembra un pò superficiale additare come Adepti un pò tutti i Filosofi dalla buona penna.
    Sendivogius, Filalete, Sethon, Pietro Bono, e tantissimi altri non ci sono riusciti, perfino su Fulcanelli ci sono dei dubbi; commiseriamoli tutti allora.
    Mi chiedo perchè questo atteggiamento è così in voga nei sostenitori della Scienza sacra. Mi chiedo perchè nell’ambito scientifico profano non c’è questo tipo di commiserazione (c’è tantissimo altro, certo). Eppure ambedue sono scienze, e come tali sono esatte; ma di certo non si commisera un fisico nucleare che fallisce nella ricerca della formula per la fusione fredda, e che magari, come sotto sotto accade, lo si pensa come un illuso.

    Mi spiace scrivere parole un pò aspre in un post dove si ricorda di una grandissimo benefattore. Non l’ho conosciuto, non posso dire di più e per abitudine tramandatami non parlo delle persone che non conosco. Ma avendo a cuore i suoi lavori, difendo e mi baso su quelle bellissime opere.

    Un saluto a tutti.

    Stefano

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    • Caro Signor stefano,

      condivido quel che dice, anche se mi pare che vi sia materia, in una sua frase, per qualche perplessità.

      Credo che qualcuno non potrà evitare di restar sorpreso nel leggere che, secondo lei, quei personaggi ‘non ci sono riusciti‘…

      In attesa di conoscere il parere di altri ospiti, le ricordo che potrebbe essere d’aiuto concordare preliminarmente sul termine ‘Adeptus‘ e sul suo significato: Philalethe, lo sanno tutti, si propone lui stesso come tale nella sua Introduzione all’Introitus Apertus. Lei dice che ‘non ci è riuscito‘ !?…

      Inoltre, una migliore riflessione su una nota al MdC – più che famosa – di Paolo Lucarelli, in proposito, potrebbe essere fonte e motivo di un qualche approfondimento.
      Lei non trova?

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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      • C’è qualcosa che mi sfugge…

        Like

      • Caro Signor Ermes,

        me ne dispiace; ho solo cercato di offrire una mia riflessione.
        Come le ho già detto, non tutto si può dire in un luogo pubblico…e la diversità dei punti di vista, se vissuta con pacatezza e serenità, può spesso offrire spunti per nuove condivisioni e riflessioni.

        Captain NEMO

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      • l’adeptato è ciò cui si aspira, nel contesto di questa disciplina; è la riuscita.
        filalete dice: io sono riuscito, perciò puoi riuscire anche tu, ed ecco come ed apre una porta al palazzo chiuso del re.
        ma cosa vuol dire “riuscita”? in più di un luogo questo diventa un problema.
        e Canseliet dice: no, no, io non sono riuscito, diamine, ah! cinquant’anni davvero buttati, non trova?
        ma sulla via della vera disciplina gli anni di laboratorio si giustificano da soli, questo va da sè, è come un nonno che prende in giro i nipotini…
        ad un certo punto uno deve capire che filalete e canseliet dicono la stessa cosa, precisamente, una sola cosa.

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      • Caro Signor Ermes,

        Lei ha ragione.
        E provo ad aggiungere che:

        – L’ “Adeptato” è certo ciò cui si aspira, e di conseguenza, può anche designare uno ‘status‘ (brutta parola, lo so…) diverso da quello di ‘ètudiant‘. L’Artista ha “raggiunto” (tralascio il complemento oggetto)…
        – Mi capita sempre di ripetere, specie ai giovani cercatori: “…a che ‘serve’ Alchimia?“, oppure “…qual’è lo ‘scopo’ dell’alchimista?
        – Concordo con Lei – perfettamente – che Canseliet e Philalethe dicono la medesima ‘cosa’.

        Sempre di buon cuore

        Captain NEMO

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      • mi perdoni, stavo scrivendo mentre scriveva lei…

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  4. Carissimo Capitano Nemo

    Con la frase “non ci sono riusciti” intendevo un pò fare il verso ai “chiaccheroni filosofici” (tra i quali prendo posto anche io) che pensano più a parlare di “chi ha ottenuto” e chi no, piuttosto che studiare i testi; anche se questa “suddivisione” si rivela utile nella scelta dei testi, ma questo è un’altro discorso.

    La nota di Lucarelli la conosco ed è molto curiosa. Lo stesso dibattito l’ho letto anche sulla parola “iniziato”.
    Ma tra le due intepretazioni ci passa un bel pò e forse sarebbe importante approfondire.

    Per quanto riguarda quell’enorme Filosofo che era Philalethe: la mia affermazione viene da un commento, o nota, non ricordo, che ho letto tempo fà. Purtroppo non ricordo la fonte, mi dispiace. Per quanto ha scritto nei suoi trattati sembra essersi spinto molto molto avanti, ma questo lo sappiamo tutti.
    Chiedo scusa all’Adepto (Adepto inteso sia dell’una o dell’altra interpretazione) per la sua chiamata in causa con leggerezza.
    Ma, e questa è una mia considerazione personale, per capire davvero se un filosofo è diventato Adepto, bisogna essere giunti almeno fin dove lui è arrivato o per lo meno vicino; ho poca conoscenza in merito e preferisco non dire cavolate.

    Tengo a chiarire ancora che il mio commento precedente era un “verso” al chiacchericcio.

    Un saluto a lei Nemo, e approfitto per ringraziarla dei bei articoli che leggo sempre volentieri.

    Stefano.

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  5. Come valutare l’uomo ? Come valutare l’opera dell’uomo ? Perché abbiamo bisogno di valutare ? Pongo a tutti noi queste domande. All’ultima domanda io rispondo : perché abbiamo bisogno di paragoni per trovare un posto sicuro nel mondo. Trovare l’appiglio che non ci sprofondi nel baratro della non conoscenza, della paura mentale di essere senza appigli, di aprire la coscienza e lo sguardo alla immensità. Alla prime due credo che la frase di Gesù dia un buon aiuto, l’albero si conosce dai frutti. Ma ancora una volta il frutto è pesato, paragonato, e queste valutazioni alla fine sono sempre soggette alla relatività di chi misura, di chi sceglie la giusta scatola . La nostra visione e comprensione è legata al passato, alla memoria, alla mente che crea schemi e paragoni. Parlando di alchimia è lo stesso, c’è chi parla per letture, chi per letture ed esperienze, chi per dar fiato alle trombe. Chi non ha fatto la pietra cosa può dire della pietra? Chi Sa Chi ha fatto la pietra e chi no? Tutti possono dire di averla fatta, e questo vale anche al contrario. Allora quali sono i mezzi per il ricercatore per avvicinarsi alla verità ? Secondo me, il coraggio e l’amore, il coraggio di utilizzare una mente senza mente, un occhio puntato con meraviglia sul mondo, un occhio che non guarda, ma che vive ciò che vede in uno stato di fusione. L’alchimia è un corrimano per la luce, luce che sale, luce che scende. L’alchimia è un’altro dei tanti giochi…forse il più bello l’Uomo abbia inventato sulla falsariga dell’esistente. L’amore è il riconoscimento prima di sparire, quella scintilla che illumina prima che tutto diventi realtà. Quando questi ingredienti si trovano nel giusto equilibrio l’indeterminato appare possibile, il mercurio alla portata di mano, il folle verso il baratro è il numero 0, il caos…da cui si estrae l’ oro verde…che diventerà rosso…Con queste parole forse troppo presuntuose colgo l’occasione di augurare a tutti la serenità del cuore e la chiarezza dell’occhio, non vi sono molti luoghi come questo bel giardino…Grazie Capitano !

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  6. Viaggiatore d. n. Says:

    Caro Captain Nemo,

    intanto sono contento di fare la Sua conoscenza. Ho voluto provare a tradurre le ultime righe del libro da Lei segnalato, per rendermi conto delle difficoltà .E’ forse troppo antico il libro, le parole non sono leggibili chiaramente ed io sono molto maldestro in questo compito, -mai aperto un libro in latino. Mi accontenterei per il momento di capire il senso generale. Per favore, visto che raccomanda sempre di andare alle fonti, dove trovare l’Entrata Aperta di Filalete in Latino? Non tradotto, per esercizio, oppure qualche altro scritto semplice, ma interessante ed ermetico?

    Ecco:
    Ceteros verò, aliàs probos, sinceros, fideiq; & moris honestis observates, quam vis non semper rem acu tangaut, aut interdum aliis nimis creduli sint; aut etiam, cu ?(n)emò (nascaturartifex?), & solus usus talem faciat, experiendo proficere velint: hos ergo vel minimo laedere, candido homini piaculum censendum est.
    Est modus in rebus: sunt certi denique fines, quos ultra citaque nequit consistere rectum
    Mundis onnia munda sunt.

    Mia ‘errante’ traduzione:

    Per il resto in verità, ancora buono, sincero, fedele; & ulteriori oneste osservazioni, che forti non sempre permangono acutamente sfiorando, ovvero talvolta all’inverso eccessivamente ingenue invece; anche poichè nessuno ( è generato per artificio?), & in questo solo uso in tal modo facendo, sperimentando con profitto dare battaglia: quindi forestiero ledere al minimo, l’uomo candido, puro, è stimato come vittima espiatoria.
    C’è una misura nelle cose; vi sono precisi confini, oltre i quali non può sussistere il giusto.
    Per i puri tutto è puro.

    La ringrazio e la saluto
    Viaggiatore d.n.

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    • Caro Viaggiatore,

      benvenuto sul mio Blog.
      Mi pare, in effetti, che la trascrizione sia un po’ imprecisa; di conseguenza anche la traduzione ne risente…e non poco.

      E comunque, l’esercizio continuo e continuato, magari corroborato da una buona grammatica latina, l’aiuterà pian piano a tradurre meglio ciò che leggerà. Tenga conto, in ogni caso, che i testi rinascimentali difficilmente sono stati scritti in un latino perfetto; tutt’altro. In alcuni passi sarà molto facile tradurrre, in altri, per contro, la costruzione di una frase potrebbe essere anche bizzarra…Cicerone sarebbe inorridito!

      L’Introitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium, nella edizione Princeps di Langius del 1667, è disponibile su Google, qui:

      http://books.google.it/books?id=SUIPAAAAQAAJ&printsec=frontcover&dq=introitus+apertus&hl=en&sa=X&ei=x1sIUdXbJK2N4gTquYGwCg&redir_esc=y

      Per il resto delle sue ricerche di testi su Google Books, si lasci guidare anche un po’ dal caso: basta digitare ‘alchimia‘, oppure ‘alchemia‘, oppure ‘alchemiae‘ e troverà un mucchio di testi; magari aggiunga il nome di un autore (in latino; p.es. ‘Filalete‘ è ‘Philalethe‘) e potrà cimentarsi come meglio le parrà con la traduzione.

      Buona caccia, dunque!

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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