L’Oro spirituale di Philalethe…una densitas sorprendente, ma sufficiente.

La Fons Chemicae Philosophiae di Eireneo Philalethe è spesso trascurata; chissà perché. Eppure è un testo ricchissimo e degno di essere studiato con la massima cura, parola per parola. L’Adepto va in effetti alla radice, alla fonte di tutta la Filosofia Naturale; e compie un’operazione di spiegazione minuziosamente onesta e veritiera. Tra i tanti passaggi che meriterebbero, da soli, una conferenza, ne ho scelto uno che mi ha colpito molto, e che meriterebbe  – seriamente – una piccola rivoluzione.

Infatti il Mercurio è lo sperma dei metalli, che la Natura ha formato in metallo nelle vene della terra con estrema sagacia, e non gli manca nulla se non la pura digestione, ma non è digerito se non da un puro zolfo metallico bruciante che  in effetti ha nel suo centro e per mezzo del quale la Natura in un lungo periodo forma l’oro. Ma all’uomo è ignoto in che modo lo faccia con la sua arte. Infatti, anche se si potesse fare l’oro dal solo mercurio senza nessuna aggiunta, non si preparerebbe, se non in molto tempo e con molte spese, che sarebbe sciocco sopportare per fare del semplice oro.

Vi è nel mondo un unico zolfo preparato dalla natura, che sia stretto parente del mercurio.

Perciò i due si mescolano radicalmente, e per mezzo dello zolfo il mercurio si cuoce, mentre il mercurio per la ripugnanza delle loro qualità lo fa putrefare. Così, grazie alla rigenerazione, risorge un oro, non come quello che si trova nelle miniere, ma spirituale, penetrante e tingente, tanto che può entrare facilmente in tutti i metalli imperfetti quando vi viene proiettato. Allora in un tempo brevissimo li digerisce sino alla proporzione perfettamente equilibrata dell’oro, e rigettate le feci, li riporta a perfetta salute.

[Ireneo Filalete, Opere, a cura di Paolo Lucarelli – 2001, Ed. Mediterranee, pp. 100-101]

SufficitInnanzitutto, alcune brevi considerazioni sul testo.

Il primo paragrafo – Un’osservazione ovvia, ma la cui portata sfugge alla lettura affrettata; lo sperma minerale ha una curiosa conformazione, e il termine non potrebbe essere più appropriato: il Mercurio porta di fatto lo Zolfo al suo interno, nel suo ‘centro’; a differenza dello sperma animale, che è un carrier del seme maschile e che per generare un nuovo essere deve essere unito al seme femminile (esterno), lo sperma minerale è già composto dal seme maschile e da quello femminile; gli manca solo la cottura, la digestione. Madre Natura, con ‘estrema sagacia’, è l’unica in grado di portare a termine questa operazione e l’uomo ne ignora del tutto le modalità. Il punto è, infatti, che lo zolfo bruciante del centro – lo si è detto mille volte – è assolutamente ben nascosto, imprigionato, addormentato, dormiente. Capovolgendo la favola, è in qualche modo ‘il bello addormentato’…e solo un bacio potrebbe risvegliarlo. A parte la difficoltà per  ‘il’ o ‘la’ baciante nel poterlo raggiungere, lascio a voi ritrovare la meraviglie del bacio ed il suo segreto significato. L’ultima frase meriterebbe troppe riflessioni, che tralascio per non risultare antipatico.

Il secondo paragrafo – Nel ‘mondo’ – lo ridico: nel ‘mondo’ – esiste un unico zolfo che sia stretto ‘parente’ del Mercurio; il termine dell’originale – Philalethe parrebbe aver scritto questo testo in Latino – è ‘familiarissimum’, sul quale credo opportuno meditare.

Il terzo paragrafo – Grazie alla particolare conformazione di cui sopra, lo Zolfo digerisce il Mercurio e – contemporaneamente – il Mercurio fa putrefare lo Zolfo. Questa doppia azione che ha del miracoloso, provoca la generazione di un nuovo corpo, che Philalethe definisce ‘oro spirituale’. E questo è tutto, quantum sufficit; questo è tutto ciò che caratterizza l’Alchimia.

Invito il curioso a leggere bene il trattato, che vale tanto ‘oro spirituale’ quanto pesa! E lascio all’appassionato le riflessioni dell’ambito operativo: il punto di partenza, naturalmente, è  comprendere cosa sia ‘quel’ Mercurio di cui parla l’Adepto; poi, in seguito si potranno fare ipotesi più strettamente legate alle manipolazioni di laboratorio. Ovviamente, avverto, c’è una trappola; ma indispensabile. Senza cadere in quella trappola, non si comprenderebbe come uscirne, e come iniziare a operare.

Ma, stavolta, vorrei raccontare alcune mie personali riflessioni, che scaturiscono dal brano riportato. In buona sostanza, gli attori, una volta messi in grado di compiere il loro ruolo, fanno tutto da soli. Il ruolo dell’operatore è laterale: come ripeterà ancora, poco dopo, Philalethe ricorda che la congiunzione dei due Principia  ‘…non si fa con un’operazione manuale ma naturale, e che l’uomo, non solo non aiuta, ma non ne capisce bene nemmeno la causa, per cui quest’opera è detta divina’. In effetti, la causa è misteriosa, visto che per noi animaletti avidi la cosa è assolutamente incomprensibile.

Ma, se non è dato conoscere la causa, l’Adepto spiega come accada questa misteriosa e miracolosa congiunzione. Riporto un brano di poco precedente:

Il motivo per cui il colore del mercurio nella dissoluzione (nell’originale: ‘decoctione’ ) non è modificabile dal corpo dissolto consiste nel fatto che la terra e l’acqua del mercurio sono omogenee e così contemperate che nessuna delle due può essere separata dall’altra, e sono così fortemente commiste, che tanta è la densità della sostanza con la meravigliosa tenuità della materia da nascondere i colori.”

Philalethe descrive qui le caratteristiche della commistione originale dei due Elementi che compongono il Mercurio; e questa descrizione è talmente straordinaria da meritare un approfondimento: l’ultimo periodo latino recita: ‘…quod una cum mira materiae tenuitate tanta est substantiae densitas,…’; una traduzione meno elegante è la seguente: ‘…assieme ad una straordinaria tenuità della materia vi è una talmente grande densità della sostanza…’. Questo periodo innocente e magari ritenuto una sorta di figura retorica, racchiude in verità qualcosa di straordinario ed unico. Naturalmente tutti lo leggiamo con il nostro metro comune, quello di umani indaffarati nelle cose della vita; ma Philalethe sta raccontando una cosa che ha delle implicazioni colossali, sia per averla concepita e scritta a metà del 1600, sia per il gran coraggio nel proporre la visione del Sistema Naturale, persino per i suoi tempi. Si tratta di una visione ben più che moderna, tanto è avanzata rispetto a quella odierna. Cercherò di accennarne qualcosa, nei limiti di ciò che è permesso: in soldoni, l’Adepto, usando solo dieci parole dieci, descrive uno dei meccanismi più intimi e segreti del come la materia prende corpo in manifestazione. E lo fa da autentico Scienziato della Natura, con semplicità pesantissima e umiltà: vi sono due ‘cose’, la materia e la sostanza; per quanto molti storcano il naso, queste due ‘cose’ sono ben diverse: la materia del Mercurio è la parte materiale del corpo, ed essa è ‘straordinariamente tenue’, vale a dire straordinariamente rarefatta. La sostanza, la sub-stantia, è la parte spirituale del corpo, ed essa è molto densa. Infatti, è una materia anch’essa, con una qualità – quella spirituale – che caratterizza in modo informativo l’altra materia, la materia materiale. Questi due aspetti del corpo – una volta arrivato in manifestazione, vale a dire ‘creato’ – coesistono in spazio e tempo. Chi lo desiderasse, troverà nella mia Introduzione al Liber Secretus di Arthephius alcuni utili spunti a proposito della materia spirituale (…una tenue pubblicità, di cui chiedo venia). Le implicazioni legate a questa visione, sia di carattere scientifico che sperimentale, tanto per l’alchimista che per il fisico, sono enormi. E non ritengo opportuno affrontarle qui. Si tratta di collateral damages che è preferibile affrontare nel più privato silenzio, se proprio lo si vuole.

Per spiegare la mia meraviglia nel riflettere su quella precisazione di Philalethe, vi invito a soffermarvi sul senso di una densità di una ‘cosa’ spirituale: la materia spirituale è ‘densa’ di Spirito. In effetti, lo Spirito deve avere una sua massa, perché, sulla bilancia della cucina, quello spirito pesa. Gettando alle ortiche il consueto ciarpame occultistico e le solite dotte definizioni mistico-esoteriche, si sta affermando che la componente spirituale possiede una densità, nel caso del Mercurio superiore a quella della componente materiale. Qui ci si dovrebbe porre una domanda: ‘…da dove viene questa maggiore densità?‘…è da notare che questo ‘carico’ di densità è  – Naturalmente – mutevole. Per esempio, l’alchimista cerca infatti di arricchire il contenuto di Spirito Universale – non corporificato – di questo corpo miracoloso che ospita il Principio Mercurio; se vi riesce, e confermo che è possibile riuscirvi, la conclusione è che il transito di questa componente spirituale deve avvenire tramite un locus non appartenente a questa manifestazione. Debbo fermarmi qui, ricordando che questo Mercurio porta il suo Zolfo al suo interno, e che non vi è dubbio alcuno sul fatto che la Fisica moderna non ha nemmeno l’idea di come stanno le cose nel cuore intimo della materia.

Mi pare comunque che questo enunciato semplice e chiarissimo dovrebbe obbligarci a delle serissime meditazioni, tanto in campo epistemologico quanto nel dominio non banale dello studio dei fenomeni Naturali.

Riepilogo breve: Madre Natura, in questa manifestazione che ci vede ospiti del tutto ignari, è in qualche modo preordinata al fine di produrre il corpo – definito perfetto – dell’oro metallico, quello che Philalethe definisce ‘semplice oro’. Oltre, non va. Né ci andrà mai. Tralasciando il fatto non marginale per cui quest’oro metallico è il vero dio di questo pianetucolo (oggi siamo riusciti anche a affliggerci con mostruose transazioni in ‘oro virtuale’, istantanee, che squassano i destini di tutti i viventi), l’Oro vero, quello spirituale di Philalethe, è un corpo ‘unico nel mondo’, che Natura non produce. Tuttavia, può essere prodotto da un artista illuminato, utilizzando il Principio Mercurio che Madre Natura, graziosamente, ‘prepara’ (ma di cui nessuno sa dell’esistenza, né della sua funzione; a che serve, ci si dovrebbe chiedere, questo Mercurio?…e l’oro spirituale, serve per solvere metalli e vari corpi, per fare la Pietra Filosofale?).

Sembra dunque di dover concludere che l’affermazione famosa di Paolo Lucarelli, che definì questo nostro mondo una ‘prigione’, sia confermata nella sostanza: Madre Natura non produrrà mai, qui, qualcosa di più ‘perfetto’ dell’oro metallico. Siamo fritti, e lo siamo sempre stati; ab initio. Il Progetto Naturale che ci vede ospiti è ‘perfettamete’ fissato e non migliorabile; è così perfetto nel suo meccanismo, che l’uomo ha sempre e soltanto basato la sua vita sulla ricerca del possesso del metallo raro e dei sui moderni derivati. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, sono sempre state evidenti, e non muteranno per qualsiasi modello futuro: Madre Natura non produce Oro Spirituale. Et alors…?

Allora, qualche povero pazzo, molto meno che una mosca bianca, va dicendo che – nel Progetto – è presente la possibilità di utilizzare ciò che Natura ha ‘preparato’ – in gran segreto – per “fare qualcosa”; il compito terribile, per la sua gravosità e per gli annessi&connessi, è quello di ‘fare’ una nuova, piccola ‘creazione’. Molti sorrideranno, immagino, o scuoteranno la testa. Eppure, questo è ciò che leggiamo nei testi migliori. Perché tale nuova creazione possa avere un senso, però, occorre far sì che quella ‘densitas’ di Spirito Universale possa venir attratta canonicamente e corporificata opportunamente. Il senso dell’Alchimia è tutto qui: l’alchimista ha un compito gigantesco, i cui risvolti – Naturalmente – non sono affatto personali, bensì universali. Per inciso, la disponibilità di Spirito Universale in questo corpo ‘unico’ ha delle conseguenze che non sono a mio avviso ben percepite, né da chi studia Alchimia, né da chi ne parla. Anzi, probabilmente non lo sono mai state. Di fatto, tutti hanno l’idea che l’alchimista sia uno che sogni di far oro, o quant’altro. In realtà, l’alchimista si affaccia ad una finestra dell’universo, il cui limite è molto più che vertiginoso. Si percepisce, in un lampo, che siamo del tutto non proporzionati alla ‘densitas’ di quello Spirito Universale, ed il senso di inadeguatezza è pesantissimo. Siamo, di fatto, troppo ‘tenui’. Estremamente rarefatti, e – per di più – estremamente stupidi. Ma non posso qui dilungarmi su questo.

Un ultimo avviso: il giovane Isaac Newton possedeva la Fons Chemicae Philosopiae nella sua biblioteca alchemica (MS Keynes 35), e la studiò a lungo. Poi, qualche anno dopo, pubblicò i suoi magnifici Philosophiae Naturalis Principia Mathematica: ho scritto qui qualcosa di quel famoso incipit, mai compreso per davvero dal mondo degli accademici, e lo riporto perché lo trovo molto assonante con ciò che Philalethe andava dicendo:

Quantitas Materiae est mensura ejusdem orta ex illius Densitate & Magnitudine conjunctim.

Va da sé che la Massa del corpo di cui parla Sir Isaac non è proprio quella che si ottiene moltiplicando la densità per il volume occupato; forse, una riflessione molto accorta, persino accorata, sulla ‘tanta densitas’ del passo di Philalethe e su quel ‘conjunctim’ di Newton potrebbe aiutare il pellegrino ad incamminarsi e – soprattutto – a ‘darsi da fare’, al suo meglio. Naturalmente.

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33 Responses to “L’Oro spirituale di Philalethe…una densitas sorprendente, ma sufficiente.”

  1. oh yeah!
    well done job, my Captain,
    all my best,
    Cercone, the Brother.

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    • Thank You very much, Sir…

      I thought you’d have liked my candid Post…!

      Captain NEMO

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      • grazie del post è ricchissimo di spunti super interessanti.
        A mio modesto parere penso che la densità del Mercurio è diversa perchè proviene da altri mondi, nel vero senso della parola. Zolfo e mercurio che producono le famose ” ali del corvo” sono il primo passo di tante discipline alchemiche e di laboratorio. In ogni caso l’alleggerimento spirituale è una strada lunga e piena di difficoltà. Ma credo come dici tu : ci siamo affacciati ad una finestra davanti ad un paesaggio strepitoso.
        Viviamo per svelarlo e così incoraggiamo la grande Opera.
        ciao e grazie

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  2. senza parole…grazie capitano!!!

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    • una piccola cosa riguardo la Sua “tenue pubblicità”: la Sua meravigliosa introduzione al Liber Secretus è uno degli scritti su cui sono tornato più spesso in questi anni, la parte cui Lei fa riferimento in questo post si è rivelata una chiave perfetta per aprire alcuni luoghi oscuri non solo nei testi di Alchimia, uno di questi si trova proprio in Opere di Filalete (tanto che nella mia libreria i due libri si trovano affiancati) ma non è il solo…davvero GRAZIE di cuore, carissimo Capitano. E grazie anche a Cercone, sono in attesa di ricevere anche il suo libro da Lulu.com “risposta a Tommaso da Bologna” e in questo caso la pubblicità la faccio io…
      un caro saluto a tutti
      Emil

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      • Caro Signor Sinclair,

        La ringrazio per la stima, che ricambio.
        Che poi la mia introduzione sia proprio ‘meravigliosa‘, ho qualche dubbio. Oggi, la scriverei un po’ meglio.

        Captain NEMO

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      • Mi accodo, i suoi libri sono ottimi e tanto piu’ necessari a seguito dell’eclissarsi di Canseliet e Lucarelli. Lei dira’ che non e’ all’altezza, e va bene… ma non smetta di scrivere. Siamo in trepida attesa.

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      • Caro Signor Pellegrini,

        ringrazio anche lei per le sue parole: ma rispetto a due ‘Monti altissimi‘ come Canseliet e Lucarelli, il mio è solo un montarozzino di terra!
        Quanto allo scrivere: lo sto facendo, ma ci vorrà del tempo…

        Captain NEMO

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  3. Caro Capitano,
    Naturalmente grazie. Aggiunge fatica a fatica, per un ‘testone pigro’ come me che era appena arrivato a concepire un’unica materia alla base dell’universo, e lo spirito la medesima cosa al massimo grado di sottigliezza. Ma tornerò a studiare, proprio da Filalete…
    Saluti affettuosissimi

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    • Egr. Chemyst, concepire un’unica Materia alla base dell’UNIverso non è cosa da poco. Il suo simbolo è lo zero, la Grande Madre, il Mercurio puro e immobile, privo di ogni vibrazione energetica, il Non-Numero, la Vergine.
      Poi vi sono i numeri, le vibrazioni energetiche che danno forma a questa Sostanza specificandola: la Creazione.
      La Fisica quantistica, e in special modo la “Teoria delle stringhe” aiuta moltissimo affiancandosi alla Scienza alchemica, ad avere degli approcci più semplici, meno sofisticati, alle trasmutazioni naturali ed artificiali.
      Io condivido le tesi di Kryon, l’Entità canalizzata dall’Ing. Lee Cerroll, che se recepite senza pregiudizi, risulteranno facilmente condivisibili, soprattutto per quanto riguarda la “nuova era” in atto.
      Credo nelle canalizzazioni di ordine superiore, molto spesso quale espressione della nostra genialità interiore, ma anche esteriore, e credo che anche alcuni libri di alchimia possano essere frutto di canalizzazioni. Sempre la fisica quantistica afferma la sincronicità, Voi oggi parlate di simpatia tra le forze e quindi tra le intelligenze di un universo che si scoprirà sempre di più multidimensionale.
      Cordialità a tutti.

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  4. Gentile Capitano,
    il suo intervento fa venire le vertigini anche a chi ancora a quella finestra non si è affacciato.
    Le sue parole hanno fatto riaffiorare in me immagini e sensazioni di cui, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare l’origine.
    Ora devo dire di sentirmi più che mai decisamente inadeguato (ed anche piuttosto stupido…), ma probabilmente fa parte del gioco.
    Cercherò di fare tesoro di queste sue considerazioni.
    La ringrazio di cuore e saluto tutti quanti.

    EmmEnthAl

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  5. Ho voluto, more solito, andare a leggere su un dizionario di Latino l’oggetto ‘familiaris’ ed ecco, fra i vari significati, quello di ‘adatto, appropriato’. Poi, dato che c’ero, ho visto ‘tantus’: oltre al banale tanto, può indicare ‘di tal guisa’. Purtroppo ho fatto solo una ricerca rapida online, ma devo controllare se questo termine possa riservare altre sorprese…

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    • Caro Chemyst,

      in effetti avevo sottolineato quel termine proprio perché dà adito a qualche implicazione: aspetto i suoi sviluppi.
      Come vede, il leggere l’originale apre la porta a qualche riflessione.

      Captain NEMO

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      • grazie per la sua straordinaria ed illuminante presenza.
        Leggo “è assolutamente ben nascosto,imprigionato, addormentato”
        se posso permettermi vorrei aggiungere “crudo” cioé non ancora sottoposto all’azione del fuoco. Anima metallica ma non ancora né minerale né metallo e che risiede “nel seno”della Vergine “immacolata” (o non ancora maculata) e “speculare alla “pel maculata” (colorata) . Ho riletto con rinnovato piacere il primo ed il secondo canto dell”Inferno” dove si dice “temp’era…mosse di prima…” E ancora “di Silvio il -parente- corruttibile ancora ,ad immortal secolo andò, e fu sensibilmente”… “andovvi poi lo Vas d’elezione…” faccio una capriola sull’abisso, e vi abbraccio tutti.

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      • Caro/a (?) Signor/a Nadanur,

        grazie per le sue parole. E benvenuto/a sul mio Blog!
        Concordo sul ‘crudo‘, a patto di sapere di qual fuoco si voglia usare l’azione…l’Inferno (che è proprio dove ci capita di vivere, secondo me) è bellissimo, come tutto Dante del resto.

        A presto.

        Captain NEMO

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      • Vista l’apertura di Chemyst e l’incoraggiamento del Capitano proverò a rilanciare qualcosa.
        Restando per ora sempre su quella singola frase, ecco l’originale:

        “Est ergo unicum in mundo Sulphur, quod natura perfecit, quod est Mercurius familiarissimum.”

        (nota: io ho trovato questa fonte http://snipurl.com/25nywea, per la quale non riesco ad accertarmi se sia la stessa su cui si è basato Lucarelli. Per la frase in questione si cerchi a pag. 68 [808], verso la fine)

        Tradotta non lascia troppo spazio all’interpretazione, a meno di soffermarsi sui singoli termini.

        “Vi è dunque nel mondo un unico Zolfo, che la natura ha preparato (ma anche: perfezionato, condotto a termine), che sia stretto parente del Mercurio”

        Vediamo quali altri modi di tradurre il termine “familiarissimum” potrebbero essere interessanti.
        il dizionario propone per “familiaris”:

        1: della famiglia, della casa, domestico, familiare, privato.
        2: amico, amichevole, intimo.
        3: noto, comune, usuale
        4: che riguarda la famiglia e lo Stato
        5: adatto, appropriato

        Come sostantivo è contemplata anche l’accezione di “servo”, in quanto tradizionalmente in epoca romana la “familia” era quel nucleo allargato che comprendeva, oltre alle persone legate da parentele di sangue, la comunità domestica intera che ricadeva sotto la responsabilità del padrone di casa.

        Il primo gruppo di parole racchiude più o meno il significato attribuito nella traduzione di Lucarelli, ma è anche quello di più ampio respiro.
        Il secondo include il concetto di “amicizia” escludendo però la parentela.
        Il terzo è incentrato sull’idea di abitudine (familiarità).
        Il quarto merita un chiarimento, in quanto si riferisce in particolare alle viscere degli animali osservate dagli aruspici per scorgere segni favorevoli.
        Il quinto esprime l’idea di adeguatezza.

        Vado un po’ oltre e mi lascio trasportare dall’etimologia del termine.
        In latino la “familia”, come già accennato, è il collettivo di “famulus”, servitore.
        La loro radice dovrebbe venire dal sanscrito “dha” (che in latino normalmente diviene “fa”) con significato di “collocare”, “porre”, ma anche “fare” nel senso di servire; oppure “bhag” con il senso di “appartenere”.

        In greco l’espressione “stretto parente” è traducibile con ἄγχιστος, ma anche con κασίγνητος.
        Per quest’ultimo termine il dizionario suggerisce la lettura κασί-γνητος, ma io sono più suggestionato dal suono di “κα-σίγνητος”.

        Per ora mi fermo e saluto tutti quanti,

        EmmEnthAl

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      • Caro Signor Emmenthal,

        Grazie per il bellissimo approfondimento!…spero che qualcuno colga la bella palla.
        Preciso che l’edizione di Modena, su cui Lucarelli si è verosimilmente basato, recita:

        Est ergo unicum in mundo Sulphur, quod natura perfecit, quod est Mercurio familiarissimum

        …ma lo sostanza è quella.

        Captain NEMO

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  6. Caro Chemyst,

    Proseguendo il suo dire, e, volendo fare un lavoro di sintesi, potremmo parlare di ‘SIMPATIA’ ?

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  7. Ho senza dubbio detto una sciocchezza, decisamente, come detto altrove mi sta mancando qualcosa…, sono e mi sento del tutto inadeguato

    grazie,e scusatemi..

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    • Caro Signor anto-az,

      ma no, non ha detto una sciocchezza: il nostro termine ‘simpatia‘ deriva dal greco συμπάθεια (si pronuncia sympatheia), composta da συν e πάσχω; vuol dire ‘patire assieme‘. Il che, per l’appunto, è quel che capita ai nostri due attori. E pure all’operatore!
      Ma sono certo che altri più ‘letterati’ di me potranno dirle di più.
      Quanto all’inadeguatezza: è una fatto estremamente diffuso e comune, come ho detto. Il punto è, a mio avviso, far qualcosa per risalire la corrente…

      A presto.

      Captain NEMO

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      • Caro Capitano,
        Se non vado errato, sono i salmoni che nel momento di depositare le uova, dal mare risalgono il fiume in cerca di acque piu tranquille, pare che lo facciamo anche per un fatto primordiale, e di ricordo delle origini.
        Quanto alla mia domanda; -Diffuso e comune a chi-, pare lei non voglia rispondermi, avrà le sue ragioni, oppure è cosi chiaro che è gioco da bambino comprendere, comunque, proprio io non riesco a capire, mi trovo in una situazione strana…

        un abbraccio a tutti.

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  8. Caro Capitano,

    Diffuso e comune a chi? per quanto attiene alle risalita… beh, nello stato in cui ora mi trovo facile non è.
    Speriamo che si ri-faccia presente ciò che è nascosto.

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    • Caro Signor anto-az,

      il Salmo Salar, in effetti, è famoso per riuscire a risalire la corrente dei fiumi, provenendo dal mare salato…
      E taluni affermano che moltissime di quelle affascinanti creature affrontano faticosissime e pericolosissime risalite del fiume per ritornare ‘a casa‘. Secondo alcuni esperti, riescono a identificare, ricordando, il fiume (e poi il torrente, e poi il rivoletto protetto) nelle cui acque sono nati…una cosa veramente commovente e straordinaria. Non tutti vi riescono, ovviamente: molti periscono nell’impresa…ma lo fanno periodicamente, rispondendo senza dubbio ad un semplice ma possente istinto naturale.

      Quanto alla mia frase: mi riferivo al fatto che l’inadeguatezza, come tentavo di esprimere nel mio Post, è cosa diffusa e comune a tutti; a tutti noi umani che riconosciamo il profumo della ‘casa‘ e riflettiamo, meditiamo, sul ‘come‘ e sul ‘cosa‘ e sul ‘quando‘ eventualmente cimentarsi nell’impresa della risalita…ci si sente inadeguati, perché si scorge o si percepisce quanto sia non soltanto immane quell’impresa, ma soprattutto enorme la portata di ciò che eventualmente attende chi riuscisse a tornare ‘a casa‘; e forse, meglio, ci si sente inadeguati anche per il solo ritrovarsi a fare i conti con la fatica e i pericoli che nasconde il nostro fiume personale, che noi tutti discendiamo, vivendo la propria vita, grazie al favore della corrente. Ed una cosa è scendere, un’altra salire…
      Eppure il salmone lo fa di buon grado, naturalmente; e molte femmine, tornate sui ciottoli dove sono nate, dopo aver deposto a loro volta le loro uova che verranno fecondate dal maschio di turno, terminano la loro vita…

      Spero di esser riuscito ad essere un pochino più chiaro…

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  9. Caro Capitano,
    Ho ‘fatto i compiti’ ma Emmenthal decisamente mi ha preceduto! Provo ad entrare nel merito, e, meravigliosamente, scoprire che in questo caso è lo Zolfo ad essere ‘servitore’ del Mercurio: adatto, dunque, simpatico, perché no, ed anche molto servitore… Lo scambio di ‘cappelli’ di cui ci parla da sempre? Curioso che questo Zolfo lo si trovi nel mondo (quale?); inoltre quel ‘quod’ può tradursi sia ‘il quale’ che ‘perché’, e la frase potrebbe diventare ‘C’è quindi nel mondo un unico Solfo che è molto adatto (molto ‘servitore’) al Mercurio perché la natura l’ha perfezionato’. O viceversa…

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    • Un saluto a tutti,
      vorrei provare ad esprimere qualche altro pensiero legato a questo post e lo farei partendo dalla domanda di Chemyst (chiedo scusa per aver “rubato i compiti”) relativa al mondo (quale?), termine che era stato sottolineato anche dal Capitano.
      Trovo curioso il fatto che Filalete nello stesso trattato, poche pagine prima, scriva: “Perciò la nostra pietra è chiamata mondo, perché contiene riuniti il paziente e l’agente”. Può essere un appiglio?

      Mi aggancio poi al bacio necessario per risvegliare lo Zolfo. Ricordo di essere incappato in questo termine durante una piccola ricerca fatta in passato.
      Mi sembra interessante notare che in latino bacio (in senso figurato) si dice osculum che vuole anche dire “piccola bocca”.
      Infatti osculum è il diminutivo di os, oris che significa bocca, ma anche apertura, entrata, sorgente ed ancora filo o taglio (di un arma), ed in alcune accezioni anche “testa” (Gorgonis os pulcherrimum, la testa bellissima di Medusa, Cic.).
      Os è anche l’osso (os, ossis), traducibile anche come le viscere, la parte più interna, lo scheletro.

      Chiudo con questo la parentesi etimologica e mi lancio in altre considerazioni stravaganti a proposito della densitas.
      In primo luogo noto che l’oro metallico, la produzione più “perfetta” della nostra manifestazione, è allo stesso tempo una delle sostanze a più alta densità (in senso strettamente scientifico) esistenti.
      Oltre a questo, che non so se sia o meno un fatto significativo, ultimamente ho una visione abbastanza controintuitiva relativamente alla materia che forse si lega con il discorso generale del post iniziale.
      Ho come la sensazione, difficile da esprimere (anche perché sembra un tafferuglio senza senso di concetti), che la massa sia legata ad un concetto di limite in maniera inversa rispetto al senso comune.
      In qualche modo vedo il “dentro” come il “fuori” e penso che questo “fuori” sia dunque più “vicino” (e quindi raggiungibile) laddove la materia si faccia più “densa”…
      Mi scuso per questi ultimi concetti senza troppo senso e un po’ buttati lì, ma nel caso a qualcuno muovessero qualche pensiero sarei grato di poter conoscere altri punti di vista sulla questione.

      Un abbraccio,

      EmmEnthAl

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  10. Cari Signori,

    Provo ad esere piu profondo; ‘Familiarissimum’ …secondo me l’Adepto ha inteso il termine come ‘Intimo’-molto famigliare- che sta dentro?

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  11. Caro Capitano. Mi e’ capitato per caso questo passo del Fulcanelli, dove dice che lo Spirito Universale, corporificato nei minarali con il nome alchemico di Zolfo, costituisce il principio e l’agente efficace di ogni tintura metallica. Penso sia lo Spirito Universale parente stretto del mercurio. A presto

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  12. Caro capitano, grazie dei punti a mio favore,ma non meritandoli gli rigioco subito. Pensavo al modo di attirare o risvegliare questo Spirito Universale , e della necessita’ che il corpo perisca per estrarne l’Anima. In effetti Biancaneve e’ dentro un’urna di Cristallo e solo il bacio puo’ risvegliare questo Zolfo assopito. Sembrerebbe a parer mio, molto importante avere un’urna di Cristallo o la scarpetta di Vetro INANIMATA per poter contenere questo Spirito Universale Attivo e Agente ,visto che i corpi non hanno alcuna possibilita’ d’agire gli uni sugli altri. Tralascio il Mercurio per non cadere io stesso in un incantesimo (mi perdoni la battuta ). Con ammirazione

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  13. Io continuo a non essere d’accordo con lei, ma questa è una cosa davvero poco importante.
    E’ poco importante anche il fatto che a seguito del nostro incontro mi sia trovato a riflettere, con un senso di amicizia sulla sfondo, sulle ragioni meno apparenti di questo disaccordo e più profonde.
    Finchè ho visto che la mia strada e la sua, formalmente, avrebbero pochi punti di incontro, forse nessuno, se non fosse per i nomi che diamo alle cose.
    Sono questi nomi che ci hanno fatto incontrare ed i significati così diversi che attribuiamo loro.
    E’ ancora poco importante, ma non assolutamente senza importanza, forse solo una curiosità, il fatto che mentre così riflettevo sia giunto ad una strana comprensione: che quei nomi, nella loro forma, non possiedono nulla di interessante per me, nè configurano un cammino sul quale posso sperare di ottenere alcuna delle cose che desidero.
    Questo ha giocato di certo un ruolo nel mio non comprenderla a fondo (cosa che mi lascia un certo rammarico) ed anche nel non farmi comprendere. Ma lasciamo queste cose in secondo piano.

    Quello che mi sembra importante, è questo spazio che lei cura con grande dignità, ed il riferimento che costituisce per coloro che in quelle parole, ed in ciò che per loro rappresentano, trovano ispirazione.
    Quando vi sono ritornato in occasione di questo suo post mi sono trovato a vedervi un inno in onore di questa disciplina, e sono stato molto felice.
    Spero vivamente che lei come tutti i visitatori di questo luogo possiate veder coronato il vostro desiderio più intimo.

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    • Caro Signor Ermes,

      bentornato sul mio Blog!

      Apprezzo molto il garbo con cui offre il suo commento; e a proposito dell’essere d’accordo o meno: quando si è in cerca sincera, non è davvero rilevante. Possiamo certo trovare termini non sintonici, o concetti da non condividere allo stesso modo. Ma, come dice lei, l’importante è altro. Non mi permetto di entrare troppo nel merito delle sue riflessioni sulla ‘non importanza‘, per lei, dei ‘nomi, nella loro forma‘ e sulla comprensione di non poter ‘sperare di ottenere alcuna delle cose che desidera‘. Osservo, che in verità, non si può davvero mai dire. Chissà…e lo dico con sereno rispetto della sua posizione. Però…lei certo sa che uno dei gran problemi di noi esseri umani è proprio il ‘desiderio‘. Ma qui il discorso si farebbe troppo lungo…

      La ringrazio davvero per le sue parole di stima: nel mio piccolo, mi limito a offrire alcune mie personali riflessioni a chi vuol leggere: non ho alcuno scopo di ‘convincere‘ o di ‘far seguaci‘. Di una cosa, infatti, sono assolutamente certo: Alchimia è una Via che si può percorrere soltanto individualmente, come compiuta scelta personale. E questa scelta, ne sono ugualmente certo, ha un suo senso soltanto studiando a fondo la Tradizione alchemica e cercando di seguire le orme di chi ci ha preceduto.
      Ammetto che magari, per un giovane inesperto della durezza di un tal cammino, queste mie parole possano suonare come forse disperanti: come ho detto, in Alchimia non vi è alcuna garanzia di nulla. Ma la mia esperienza è questa: camminando & lavorando, dandosi tutto il tempo, si possono trovare molte cose nuove, spesso del tutto inaspettate: se poi, nelle cose trovate, si riesce a scorgere un nuovo significato per la propria personale ricerca, questo è affare ovviamente personale, privato. Meglio: intimo. Ma, prima, quelle cose debbono essere trovate e passate al vaglio dell’esperienza pratica, perché sono del tutto nascoste e, spesso, del tutto non rispondenti a quel che si era presupposto. Se poi debbo restare ‘sul pezzo‘, i loro ‘nomina‘ sono del tutto poco importanti: ciò che conta è lo spirito del Progetto di Madre Natura, ed il gran gioco che esse svolgono nella Creazione.

      Mi auguro davvero di rileggerla ancora: e chissà che non si scopra di ri-trovarsi…

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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