Un Balneum Mariae…sine aqua!

Ho sempre trovato curioso che per fare un buon dolce al cioccolato lo si debba far fondere lentamente a BagnoMaria…il Xocolatl, un termine azteco che indicherebbe ‘acqua sbattuta‘, era considerata la bevanda degli Dei, rubata al Cielo da parte di Quetzalcoatl e donata agli uomini. Poi arrivarono gli europei, e oltre l’oro i galeoni portarono nel nostro continente anche il Cacao, che ebbe un gran successo in Europa. Linneo lo classificò come TheoBroma: per l’appunto, il nettare degli Dei. La fava del Cacao viene torrefatta e triturata finemente, e poi – attraverso altre accurate lavorazioni – arriva nella forma solida che comunemente degustiamo: il cioccolato. E per fare un buon dolce, lo si deve riportare ad uno stato precedente, così libera il suo aroma delizioso ed inconfondibile; per far questo, per l’appunto, lo si scioglie con la tecnica del BagnoMaria. Ma presi come siamo dal desiderio di gustare quel dolce goloso, magari si tralascia di osservare cosa sta succedendo sul fornello. E’ la semplicità che può donare qualche lume su quel che sta accadendo: il fuoco comune porta ad ebollizione dell’acqua, il cui vapore scalda un contenitore sovrastante:…ed il xocolatl si scioglie, senza bruciare. Perché altrimenti, sul fuoco diretto, il principio mercuriale del xocolatl se ne va, ed il suo zolfo adustibile brucia e carbonizza in un attimo. Cosa che ogni innamorato del buon cioccolato vorrà evitare.

Ma, al di là di questa riflessione pratica e culinaria, credo che la tecnica di cottura attribuita a Maria la Profetessa meriti qualche migliore attenzione. Come sempre, ciò che appare evidente nasconde ciò che è utile studiare.

Per prima cosa occorre ricordare che il testo greco, ma di epoca medioevale, parla di ‘Kaminòs Mariòs‘, il forno di Maria. E’ un forno, dunque, e di acqua non si parla. Di Maria, a parte la leggenda che la vuole identificare con Miriam, sorella di Mosè, non si sa nulla: ma è a lei che viene attribuita l’invenzione del Balneum Mariae, che evidentemente era un procedimento legato all’Alchimia. Anticamente questo forno era chiamato Kerotakis:

Kerotakis

Kerotakis

si trattava di un tubo cilindrico nel cui fondo veniva messo del fuoco di carbone; ad una certa altezza vi era un contenitore che poteva ospitare del mercurio metallico o dello zolfo, che veniva così scaldato senza contatto diretto; il mercurio, o lo zolfo, emetteva vapori che salivano nel cilindro fino a raggiungere una capsula con fori sottili in cui era posta la sostanza che doveva ricevere i fumi. Il tutto era chiuso da una cupoletta, in cui avveniva la condensazione, per circolazione. (Avvertenza: evitare di replicare l’esperimento; i vapori del mercurio metallico sono letali !). In questo modo si tentava di fornire ad un metallo volgare il principio mercuriale o sulfureo, nel tentativo di trasformarlo in un metallo nobile. Ovviamente, quel che si otteneva in realtà – e se le cose andavano per il verso giusto – era un’illusione, visto che si utilizzavano corpi già specificati e dunque privi delle qualità d’ingresso indispensabili per questa operazione di stampo metallurgico. Ma, visti i tempi, era un’idea geniale…

Questa tecnica di cottura, che sfrutta il principio della sublimazione, diede più tardi origine alla distillazione, dove però la capsula con i fori viene eliminata e si procede alla semplice condensazione dei fumi emessi da una sostanza scaldata lentamente. Ciò che viene raccolto è un liquido.

Mattioli - Bagno di Maria - 1585

Mattioli - Bagno di Maria - 1585

Credo che la tecnica del kerotakis sia senza dubbio più astuta e più utile alla riflessione alchemica.

Tutti pensano, dunque, che il Balneum Mariae fosse semplicemente una tecnica di cottura ‘morbida‘. Ma, forse, vi è di più e di meglio. Come ogni étudiant sa dai buoni libri, il calore volgare scalda – ma solo in certe condizioni su cui non mi dilungherò – il fuoco interno della materia, per risvegliarlo; per l’alchimista quest’ultimo è il vero e solo fuoco utile alla bisogna. Ed è questo gioco dei vapori, probabilmente più essenze che forme, che costituisce il segreto nascosto nel Balneum Mariae, o il forno di Maria. Il vero balneum è fatto di queste essenze e non da liquidi. Pare, insomma, che la misteriosa Maria volesse suggerire più un bagno di Spiriti che di altro. Tutti ricordano certo la famosa immagine di Micahel Maier, dove Maria indica silenziosamente una ben strana figura: due coppe, una celeste ed una terrestre, convogliano due fumi, i cui nomi dovrebbero essere noti, a racchiudere in un’Amande quattro fiori che sorgono da un monticello (qui). Il testo attribuito a Maria, che si dice potesse sbiancare la Pietra in un giorno,  afferma che in quei fumi è racchiuso uno dei segreti dell’Alchimia. Ma occorre aver compreso di cosa si stia parlando e di alcuni perché, come al solito.

Se non rendi incorporei i corpi e non rendi corporee le cose prive di corpo, il risultato atteso non ci sarà

Uno diventa due, due diventa tre, e mediante il terzo e il quarto compie l’unità: così due sono uno

Mentre torno al mio cioccolato, prezioso nettare divino, vi sottopongo questa piccola immagine scovata sul Web, dove le coppe sono diventate crogioli, e dove l’artigiano ha ben chiarito una delle conditio sine qua non della faccenda:

Buone meditazioni al xocolatl, con Luna evidentemente crescente…!

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34 Responses to “Un Balneum Mariae…sine aqua!”

  1. Mon Captain,

    dalla “pisseuse”, al “Bagno di Maria” il passo è breve, anzi brevissimo.

    A proposito del procedimento al Kerotakis , scrive Ortelio nella sua “Spiegazione delle parole di Maria la Profetessa” (TC VI pag. 498 e sgg.), da me generosamente tradotta:

    “ Questo Mercurio metallico del peso di mezza libbra collocato su una scodella di calcinazione sotto un capitello chiuso, & con del cinabro artificiale posto sopra un’altra scodella di calcinazione, affumicato e quasi riverberato con i vapori sulfurei e Mercuriali di questo cinabro per sei giorni (durante i quali ogni notte deve essere estratto dalla fornace e collocato in una cella fredda) ascende al massimo grado di rubedine, paragonabile al sangue coagulato. Ecco questo è l’oro e il Kybric dei Filosofi di cui parla il testo, ricordato anche Paracelso nel testo delle malattie minerali quando dice: ‘Quando l’oro è ridotto in prima materia, ha la forma dell’argento vivo liquefatto di colore fosco; che deve sciogliersi da solo, e non bagnare fin quando sia sciolto in umido’, così Paracelso.
    Dopo circa nove settimane si scioglie nuovamente nella cella, tuttavia ha preferito tacere il modo di preparazione, per farlo sciogliere in questo modo, ma non per invidia, ma per altri motivi, essendo sicuro che quel procedimento fosse noto a qualunque Artista. …
    Chi invece non vuole separare il mercurio corrente da entrambi i luminari separatamente, può imitare il procedimento di Cornelio Alvetano che putrefece entrambi i corpi insieme in una fiala, con mezzi convenienti, e li resuscitò in Mercurio. Di ciò dice così: ‘E’ mirabile vedere qui l’arcano della natura. Si spoglia infatti l’oro del suo corpo e si scioglie nel proprio argento vivo, che splende come fosse una stella, il cui splendore i nostri occhi non sopportano, se vogliamo guardarlo a lungo. Subito dopo segue l’argento vivo dello stesso argento, che splenderà con splendore non minore, eppure questo splendore impallidisce al cospetto dell’altro, che rutila, spettacolo davvero dilettevole. La loro lotta sarà bellissima da vedere, e confesso che nessuno, potendola ammirare, la disdegnerà.’ …
    Iniziato così il matrimonio del Sole e della Luna, occorre proseguire ulteriormente l’operazione, alla fine della quale il testo dice che si devono vetrificare, ossia consolidare e avvincere insieme entrambi gli Zaybech, ovvero i fumi, ovvero le acque correnti. Si indica la calce umida come mezzo per fare ciò.
    Da qual materia questa calce si prepari, se dal corpo delle protuberanze, o dai gusci delle uova [ex corpore MONTICULORUM, seu corticibus ovorum], si può desumere in parte dal testo, e in parte da ciò che ho detto sopra nella ricapitolazione; ove si è indicato come la calce volgare esposta all’aria, al riparo dalla neve e dalla pioggia, si imbeva dell’occulto freddo dell’aria, e in che modo col vigore di questa virtù, il Mercurio di Saturno, dopo una digestione di 12 giorni si congeli a sua volta in forma di Magnesia ossia di Zineto.”

    Semplice no? Purché si disponga della calce umida, la quale, secondo l’autore, non dovrebbe essere difficile da fare.
    Non le sarà certamente sfuggito che anche presso Ortelio ritornano, -sebbene sotto mentite spoglie- i “monticelli”. Sono essi forse simili a quello (ricoperto di erba saturnia, o di sterpaglie?) raffigurato nella preziosa medaglia da lei così destramente scovata? Questo, Ortelio non ce lo dice, e tuttavia mi punge vaghezza che voglia nascondere qualcosa di ben più sostanzioso sotto quelle operazioni di bassa metallurgia. Ma allora, c’è o ci fa (come lei stesso ebbe a dire in altra occasione)?

    Buon cioccolato,“Noir Puissant” ovviamente, no?

    Fraternamente, come sempre,

    Frà Cercone

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    • Caro Fra Cercone,
      la prego, perdoni la confidenza, passata,
      presente e anche futura, se mi permetterà.
      Mi ‘punge invidia’ e mi rammarico per me
      nel rendermi conto leggendo la sera molti
      dei sui post recenti e non che veramente
      lei può attingere ad una fonte inesauribile
      di documenti, libri, ed altro a conforto
      della nostra vivace curiosità ed al suo
      già grande sapere.
      Che condivide.
      Mi scusi, che cosa meravigliosa!
      irix

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    • Caro Frate,

      la ringrazio del poderoso sforzo di condivisione e della qualità della sua traduzione del beffardo brano di Orthelius.
      Personalmente, trovo molto interessante il riferimento alla Calce Umida ed al modo con cui ottenerla. A patto di comprendere, come sottolinea lei stesso, di cosa si possa parlare. In efetti, ma è solo la mia personale impressione, Andreas Ortheliusun po’ ci fa‘; se da una parte fa il ‘chiaro’, subito dopo fa il ‘chiarissimo’, che è indizio di ‘scuro’ certo.
      Orthelius entrò in contatto, credo, con alcuni singolari personaggi germanici e olandesi, dai quali – non saprei dirle perché, a parte le credenziali di famiglia – ottenne una certa fiducia: nelle sue Explicationes (anche quella su Pontano è un monumento alchemico perenne, che andrebbe studiato mettendosi spesso a testa in giù) il nostro mette molte cose a mio avviso udite o affidategli; non mi pare abbia praticato, ma potrei sbagliare…Qualche suo conterraneo lo definì, a seguire Ferguson, così: “Ortel is a stupid ‘bletherskite’ without skill or understanding” [Bletherskite è un antico termine scoto; indica colui che blatera…]. Tuttavia, i suoi singolari scritti mi paiono degni di attenzione e studio. E girando per il Web mi sono imbattuto (poteva mancare?) in una divertente scomposizione del suo nome: andros ortus helios, cioé, il maschio nato dal sole (?)…

      In ogni caso, quel suo riferimento ai “Monticula“, mi pare divertente e frutto di una soffiata, forse…”il guscio dell’uovo” è ugualmente allusivo. Il nostro, non pare del tutto un …Bletherskite, no?
      Altra riflessione personale, che le affido con una punta di alzata di sopraciglia: tra le montagne di trattati di cui certamente si disponeva ai suoi tempi, il nostro si mette a scrivere sul Novum Lumen (testo ottimo, di seconda mano Scota), su Pontano (testo ermeticissimo, se mi passa il termine) e Maria la Profetessa (testo misterioso e di una certa antichità), e via dicendo. Mi chiedo: chi, letteralmente, glielo ha fatto fare? Era ovvio che sarebbe stato attaccato, eppure…

      E dunque non ci resta che leggere e meditare, sempre con ogni precauzione; anche perché, a seguir Fulcanelli, il nostro avrebbe ben indicato il metodo per l’ottenimento del Primo Mercurio!…sarà vero?

      Se poi vuole la mia opinione – ohibò – le dirò che immagino che il nostro Andreas Orthelius, possa aver alfine sussurrato ai suoi mentori: “Mission accomplished…“.
      Ma lo avrà detto in fiammingo, in tedesco…o in scozzese?

      Mi inchino al suo augurio Noir, mais trés puissant, e vado a cercar erbette saturnine…andros hortus helios. Ah, questi alchimisti… 😉

      Captain NEMO

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  2. Carissimo Captain Nemo,

    inesorabilmente dovrò cominciare a metter
    mano a quella piccola cantina con il soffitto
    ad arco che si trova nella mia vecchissima casa
    e liberarla per far spazio ad un ‘laboratorio’
    come si conviene debba avere ogni studente e
    sperimentatore di buoni propositi.
    Non saprei da dove iniziare a dire il vero,
    ma forse, dopo una buona tazzina di cioccolato..
    le cose mi sembreranno più facili, accessibili
    per così dire, ..forse..
    e comunque è sempre buonissimo e lo è
    al di là di ogni aspettativa.

    Un grazie è poco, e mille sono niente..

    Sua irix

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  3. Caro Operaalnero,

    devo dirle che la sua segnalazione,-specialmente nove maggio-,
    della quale la ringrazio, mi ha dato non poco da meditare in
    questi giorni, della qual cosa non ci si può certo lamentare
    in questi tempi!
    A volte un piccolo -piccolo?- stimolo basta a suscitare le domande
    più astratte e fa viaggiare l’immaginazione oltre noti confini.
    Il tralcio di Vite posto a sigillo, inteso come Caduceo,
    come lei ha descritto, mi ha ricordato, in quanto serpeggiante,
    intorno ad un asse centrale, ‘Fulcit non obrumbat’
    ‘Sostiene e non fa ombra’ così come scritto
    nelle note a commento del paragrafo di Basilio Valentino che
    riguarda il Sale, al termine de Le dodici chiavi.
    Quindi così si dice ” Perchè è lui il tutore, il sostegno, il
    veicolo, il corpo robusto offerto alla vigna ermetica, la cui debole
    e fragile costituzione ha bisogno di essere assistita. Questo
    tutore sostituendo la propria materia a quella più fragile del
    vegetale simbolico…” ma si riferiva al Sale ed è un
    altro discorso..
    Tuttavia vederlo accostato all’Androgino Ermetico, o Rebis,
    o doppio Mercurio..
    mi chiedevo dunque se, un po’ acrobaticamente in vero,
    è possibile pensare che con questo simbolo abbiano gli antichi Maestri,
    voluto compiere una specie di ‘quadratura del cerchio’,
    qualcosa in sintonia con le Antiche Sacre Scritture
    ‘Dio creò l’uomo.. maschio e femmina li creò..’
    Ecco, a questo pensavo alla fine.
    Ma di certo mi sbagliavo, se potesse dirmi che ne pensa lei
    di questo ‘caos’ immaginativo ne sarei oltremodo contenta.

    Grazie

    irix

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    • Cara Irix,
      il Sale (che per la verità compare nei testi ermetici solo con Basilio Valentino) è da intendersi… come? Ci si riferisce ad esso (parlo del commento di Canseliet) come principio? O non piuttosto come un componente ‘strutturale’ di quanto si adopera in Laboratorio? Lo stesso Canseliet (ora vado a memoria) raccomanda di non liberarsi di certe scorie iniziali, indispensabili in una fase successiva alle prime purificazioni…
      Inoltre, se di sale prima non si parla, dopo esso diventa doppio, con uno dei due componenti a sua volta doppio (vedi il simbolo globulare tenuto in mano dai monarchi, ad esempio dall’Imperatore (Lamina IV dei Tarocchi di Wirth).
      Ma forse anch’io mi lascio prendere dall fantasia…
      Saluti

      Chemyst

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      • Caro Chemyst,

        dunque è vero… ho tralasciato i presupposti alle mie deduzioni. Volentieri le dico, ho inteso il Sale come uno dei tre principi fondamentali per la manifestazione del quaternario, i tria prima di Paracelso, come principio e ‘struttura’ che permette la manifestazione tangibile sul piano fisico della Creazione. Non tutto infatti, riguardo alle scorie ha l’effetto di dare notizia di sè, ma rimane per così dire ‘latente’ ed in questo modo una volta compare il dritto ed una volta il verso, in mezzo tutte le possibili variabili della manifestazione fisica, credo che questo dipenda dal movimento, dalla ‘tempratura’ del Sale (vogliamo dire Luce?)
        In ‘L’Alchimia’ Canseliet parla molto bene di questo principio e fra l’altro in questi termini: …”l’alchimista di Betlemme propose l’arcano ai suoi discepoli identificandoli con la luce del mondo e con il sale…” a proposito della Luce ho letto in ‘Récreation Hermétiques” il commento a pag. 109… meraviglioso! (come tutto il libro, bellissimo!)
        Ma tornando a Canseliet: “A livello sperimentale gli alchimisti mantennero nei riguardi del sale una discrezione impenetrabile e feroce.” Poi rimanda a Fulcanelli: “…Poichè il sale partecipa nel contempo del principio mercuriale per la sua umidità fredda e volatile (aria) e del principio solforoso per la sua secchezza infuocata e fissa (fuoco), serve dunque da ‘mediatore’ tra i componenti solfo e mercurio del nostro embrione. …La confusione è molto più difficile da dissipare, quando i Filosofi considerano il sale che corrisponde al terzo principio, nell’intimo stesso del minerale o del metallo. Cosicché il neofita non dovrà sperare, come la logica sembrerebbe autorizzare a tutta prima, che sarà informato sulla sostanza che esaminiamo dal ‘Trattato del Sale…’

        Caro Chemyst la ringrazio per la sua empatica condivisione.
        Ora mi permetta di approfittare della sua gentilezza per una questione che mi sta a cuore ma.. vede, pur essendo contemporanei 😉 non so usare correttamente questi mezzi informatici come vorrei, le chiederei se per favore mi potesse dire come fare per visualizzare il video di Paolo Lucarelli. Colloque Canseliet “… da non perdere!” ma che per quanto faccia non mi riesce di ascoltare.

        La ringrazio di cuore

        irix

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      • Cara Irix,

        mi permetto di inserirmi nel suo bel dialogare per dirle che – purtroppo – il File Video relativo all’intervento di Paolo Lucarelli alla Sorbonne NON è più sul Web; non so dirle perchè, ma il Link esterno cui si fa riferimento è scomparso. Ho, naturalmente, il File Video (che in realtà contiene solo la traccia Audio) nel mio archivio. E prima o poi, proverò a metterlo OnLine. Ma con WordPress non è facile….e comunque, al momento, sono un po’ impegnato.

        Prometto, però, che al più presto provvederò alla bisogna…

        Sempre di buon cuore

        Captain NEMO

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    • Carissimi, vi ringrazio per le considerazioni e per aver colto il mio suggerimento, teso unicamente a favorire una riflessione, non certo a voler insegnare a qualcuno una materia che io stesso sto ancora cercando di capire. Nell’iconologia alchemica si fa molte volte, seppur in maniera non plateale, riferimento all’uva, alla vite, alla botte, al torchio, a Dioniso-Bacco…Per fare un esempio, da me analizzato in altra sede, nella splendida immagine dello Splendor Solis dedicata al trionfo di Saturno troviamo un uomo intento a lavare delle botti…non devo certo spiegare in questa sede che ogni piccolo particolare di certe immagini è di estrema importanza. Tornando all’immagine del caduceo – tralcio di vite (il Tirso di Dioniso) secondo me può ben rappresentare il sale doppio e il fatto che sia posto, penso all’arco di Rivodutri, sul busto del Rebis alchemico coronato può ben rappresentare un’operazione che bisogna compiere.
      Mi dispiacerebbe portare questo splendido post fuori tema, e quindi cercherò di essere più breve possibile. In effetti ne “l’Alchimia spiegata…” al capitolo sul “Sale dei Filosofi” Canseliet è molto (forse troppo?) chiaro riguardo al Sale. Vorrei concentrare l’attenzione sul soggetto che stiamo esaminando e chiedere anticipatamente perdono per le abbreviazioni e le troncature:
      “Il nostro sale, o, se si preferisce, il nostro fondente, è doppio perché è fisicamente composto dall’addizione ana di due Sali differenti. Nei nostri commenti alle immagini del “Mutus Liber” ci siamo sufficientemente soffermati su questa coppia di indispensabili aggiunte saline […]
      […] Comunque, il nostro lettore cercherà sulle immagini 8 e 11 i due piccoli simboli, che sono uno del tartaro, l’altro dell’ammoniaco; quest’ultimo vocabolo gioca, cabalisticamente, con l’harmoniaco degli antichi trattati, per designare il nostro secondo sale che non corrisponderà, certamente, all’ingrediente aloide basato sull’ammonio, cioè al cloruro o cloridrato d’ammonio. Il figlio della dottrina noterà che il triangolo e i suoi steli lanceolati, che esprimono la feccia di vino solidificata, designano anche il solfo filosofico, così come d’altra parte ci mostra la tabella presa dal Corso di Chimica di Lemery.
      […] L’Alchimista, però, non ignora più che la nostra aggiunta salina, il nostro mediatore, è costituito dalla mescolanza di due composti ossigenati, i quali sono perciò stesso il fuoco dei saggi. Limojon de Saint-Didier avverte caritatevolmente l’innamorato della dottrina, che lo dovrà preparare lui stesso, conservandolo così come lo avrà estratto dal mezzo che lo ha generato, con la più grande diligenza.
      […] Se è possibile arricchire il nitro con il suo isomero celeste, lo è anche esaltare similmente la potente virtù del secondo sale. Quanto a questo i Filosofi fecero troppo spesso e chiaramente allusione alla vigna, perché l’arboscello non presentasse un rapporto positivo con la realizzazione della Grande Opera fisica. La simbolica cristiana non vuole forse che Gesù sia stato quel torchio divino che è proprio al suo posto, in alto a destra, nella grande e bella incisione del trattato di Michael Spacher? Questo apparecchio di cui un angelo in volo aziona la vite e sul quale il suppliziato porta la sua croce; questo torchio, diciamo, fornisce il succo che diventerà il Santo Vinaggio (vedi nota), lui stesso generatore del deposito cristallizzato trattenuto dal legno propizio. Nota questa quercia, consigliò il pio Flamel, considerando anche l’antichissima botte, rimpiazzata oggi dall’atroce tino di cemento incapace di sostenere l’inestimabile tartaro. […]

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      • Caro operaalnero,

        la ringrazio della corposa e documentata risposta; le dirò che, da una parte, concordo pienamente con lei sulla pertinenza delle Note di Canseliet a proposito dell’uva, del vino e delle botti; dall’altra, credo che occorra riflettere più a fondo e chiedersi dei ‘perché‘. Dei migliori e più perigliosi perché…
        Non posso qui dilungarmi troppo, ma certo appare evidente, in generale, che di Sali se ne possono avere tanti…la citazione dell’Harmoniaco dovrebbe far fare un salto sulla sedia a chi legge, perché….Armonia è sposa di Cadmo! E Cadmo chi è, e cosa rappresenta?…non sarà, Armonia, un po’ troppo avanti nei lavori per poter fare il paio con il tartaro indicato da Canseliet (Mutus Liber)…un fondant, eventualmente, potrà essere magari utile all’inizio; ma …dopo?….se e quando si disponesse della giusta e canonica Armonia (cosa rarissima, mi creda), a che pro usarla assieme al tartaro?

        Se dunque la ‘costruzione‘ di Canseliet sembra chiara e didascalica (e, per quest’ultimo termine, è senza alcun dubbio tale), le dirò che quando – con Paolo Lucarelli – sostenni entusiasta che l’insegnamento ‘salino’ del buon Maitre di Savignies offerto dal commento alle immagini del Mutus Liber fosse lampante e solare, lui si profuse in un meraviglioso sorriso a sopraciglia ben alzate: “…quello?….ah, ma è un libro bellissimo!…ma starei molto attento: Canseliet è stato ipercabalistico in quel testo…” (cito a memoria). Ovvio che restai di sasso, e ripresi le cose da buon inizio…

        Vede, basta leggersi Lemery o altri, per farsi delle domande utili: se lei si stesse riferendo all’ultra famoso Regolo Marziale d’Antimonio, lei troverà in chiaro l’uso ed i dosaggi del nitro e del tartaro. Ma, lo ricordi bene, un mucchio di gente fa meravigliosi Regoli, stellati e non stellati, …e poi si ferma. Il punto è un altro…a che serve un Sale (certo, fa da mediatore…e poi?); cos’è un Sale?…e per parafrasare Von Eschenbach, nel Parsifal: “…di chi è il Sal?….e chi serve il Sal?

        Poi, come sempre, ognuno è libero di pensare e fare quel che vuole…un fondant è senza dubbio utilissimo; ma – tanto per giocare in casa e sparigliare il tavolo – quel che noi chiamiamo oggi cioccolato fondente, è tale perché non contiene latte; ed il migliore, quello nero, non contiene nemmeno il burro di cacao; e dunque, se non c’è fondant et similia nel cioccolato vero, perché mai lo si chiama fondente (…e si scioglie perfettamente – nella Boule di Maria – per far il dolce al cioccolato, no?)?…mi si perdoni il volo pindarico, ma più vado avanti nel Bosco, e più mi capita di interrogarmi su domande di questo tenore…
        Del resto, l’esca seminata da Fulcanelli e Canseliet (ma anche molti altri) è ben evidente: per fare il FS, occorre il FS. Altrimenti il cioccolato si ‘scioglie’, certo (tutti sanno ‘sciogliere’ il cioccolato), ma non ‘fonde’. E non mi riferisco, evidentemente, ad alcun fenomeno di fusione.

        Che ne pensa?

        Sempre di buon cuore

        Captain NEMO

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      • Carissimo Capitano, Gentili Chemyst e il resto della ciurma,
        se non ho risposto subito all’invito del Nostro è perché ho preferito prendermi un po’ di tempo per pensare e per riordinare bene le idee…anche perché per rispondere con le dovuta precisione a tutto quello che è stato messo nel carniere bisognerebbe scrivere un intero trattato di Alchimia… 😉
        In effetti ha fatto bene il Capitano a fare le dovute precisazionie e a porre dei quesiti che a prima vista potrebbero sembrare retorici, ma che diventano insidiosi non appena ci si sforza di ordinare le idee nel modo giusto (o nel modo che può sembrare giusto).
        Dunque, Canseliet, come da Tradizione, accompagna alcune affermazioni “invidiose” a molte affermazioni “caritatevoli”. La tecnica è molto simile a quella del Suo Maestro Fulcanelli, e mi sembra di ricordare che anche Lucarelli ne avesse parlato diffusamente…Il misterioso Danilo Il Crapa parlerebbe di “antifurti”. In questo caso inserisce nell’argomento di cui sta parlando alcune operazioni che non sono strettamente pertinenti, o, che lo saranno più avanti nell’Opera. Come il Capitano ha immediatamente sottolineato, accenna “malignamente” al Sale Harmoniaco…
        Il sale Harmoniaco lo ritroveremo infatti, se ho capito bene, nella terza Opera…ma il Pernety ci ricorda che “ Armonia è la materia che risulta dalle prime operazioni dell’Opera, e che occorre far maritare con Cadmo (dal quale prese il nome la Cadmia).” I due, scacciati, si narra, dall’arrivo di Dioniso nella città si ritireranno in Illiria e chiederanno di essere trasformati in Serpi. Cadmo, fondatore (vocabolo che gioca “cabalisticamente” con il “fondant” del Capitano) di Tebe è colui che infigge il Serpente sulla Quercia (vedi fig. 8 dello Speculum) e che fa girare la Ruota e con il nostro Zolfo infigge il primo Chiodo affinché, con la prima rotazione, venga procreato l’Oro dei Filosofi. (vedi fig. 9 dello Speculum).
        Ma torniamo al Sale…di chi è il Sal?…e chi serve il Sal?
        Certo, fa da mediatore…partecipa del fisso e del volatile…è il “sacerdote che celebra il matrimonio” di Basilio Valentino…il sacerdote che durante la messa si serve dal vino e del pane (ostia) per celebrare l’eucarestia…ma “Lo Spirito Universale – scriveva Lucarelli citando Gosset – è per sua natura sottilissimo ed invisibile, e non può mai apparire ai nostri occhi, se non che si ricopra di una qualche materia visibile più grossolana, e questa materia più prossima, capace di servirgli da scorza, sono i corpi sottili, acquosi, salini, sulfurei… A cosa si riferisce dunque l’esercizio allegorico cui si dedica la coppia filosofale nella 4° tavola del Mutus Liber così parlante nella sua splendida semplicità? I nostri due artisti stanno proprio raccogliendo pazientemente nell’epoca propizia, quello spirito che discende con un fascio irressistibile da una zona centrale del cielo, posta tra il sole e la luna, perché infatti: “Suo padre è il sole, sua madre la luna” come insegna la Tavola di Smeraldo.”
        Cosa ne pensate?

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  4. Mmmm…simbolo globulare ‘salato’ (un sale semplice, uno doppio)….guardate un po’ questo qui:

    DSC01706.JPG

    Pandora

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    • Cara Pandora,

      in effetti, come ricorda il buon Frate, quello è uno splendido Quatre de Chiffre. E fu utilizzato dalla Gilda degli stampatori, originaria delle Fiandre. In qualche modo, ma non palesemente, e temo neanche operativamente, un paio di quelle Gilde, chiuse ermeticamente, hanno avuto a che fare con alcuni ambienti alchemici. Ma senza rendersi conto del ‘perché‘ del quatre. Se non vado errato, credo di averne parlato in un lungo Post, alcuni anni fa, in altri luoghi virtuali…

      In ogni caso, quel ‘quatre‘, si riferisce a qualcosa di bellamente misterioso, così come offerto da Fulcanelli… 🙂

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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      • Caro Captain,
        lei sa bene quanto io sia interessato alle Fiandre: potrebbe precisare il periodo?
        Grazie mille…

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      • Caro Chemyst,

        il periodo interessante alla bisogna è compreso tra il XVI ed il XVII secolo. Le Gilde erano antecedenti, ma erano di fatto corporazioni di artigiani, legate alla conservazione ed all’insegnamento delle diverse tecniche magistrali (tra le quali, per esempio, quelle degli Stampatori). Per motivi strettamente pratici, legati al commercio, un numero consistente di Gilde prese radice nelle Fiandre: furono le diverse Gilde fiamminghe a ‘controllare‘ la diffusione nel nostro continente di alcune tecniche magistrali agli albori del Rinascimento.
        Tuttavia, in pieno Rinascimento, alcune (badi bene: SOLO alcune) vennero ‘indirizzate‘ – ferme restando le caratteristiche di custodia delle varie arti – verso fini più sottili, che oggi chiameremmo esoterici. Il Quatre de Chiffre è la punta dell’Iceberg che galleggia, ma che cela una molteplicità di significati simbolici ed operativi.
        La più interessante di queste Gilde (mi dilungai un pochino quando ne parlai, in altri lidi) fu l’AGLA, un consesso davvero singolare – di portata europea, però – che diede luogo alla conosciuta (ma mai troppo scoperta) ‘Societé Angelique‘. Dell’Agla, uno dei massimi esponenti in campo pittorico fu Hubert Van Eyck. E qui mi fermo, per non tediare…
        En passant, mi pare di ricordare che il Glifo cui ha fatto riferimento Pandora è quello di uno stampatore francese, tale Berthold Rembolt, vissuto attorno ai primi del 1500.

        Sempre di buon cuore

        Captain NEMO

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  5. toh, chi si rivede…. il Quatre de Chiffre sopra la materia canonica! Non male Pandora, non male….

    Cerconescamente suo,

    Frà Cercone

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  6. Mon Captain,

    ma sa che quel suo “andros hortus helios” m’aggrada proprio?

    Forse che gli alchimisti sapevano stabilire il sesso del nascituro in anticipo? Magari “martellando” la materia, o perché no? … “martellin martelloni”?

    Sia indulgente e perdoni l’insensatezza del mio dire; il risveglio è lento per noi poveri lavoratori del turno di notte.

    Ma visto che mi ci tira per i capelli e come se non bastasse, a testa in giù, per sua massima perfidia, eccole un estratto (ohibò!), della mia -sempre generosa traduzione- del da lei mentovato testo di Ortelio in commento a Pontano.

    “Poiché, secondo la tavola ermetica, ciò che è di sopra è come ciò che è di sotto e ciò che è di sotto è come ciò che è di sopra; nel precedente dialogo di Maria la Profetessa abbiamo indicato la virtù e la potenza del fuoco Olimpico per portare a termine la più alta di tutte le opere Filosofiche, è necessario, per buon ordine, dire anche qualcosa intorno all’operazione e alla proprietà del fuoco Etneo nella preparazione della Pietra Filosofale. Che, paragonato al fuoco celeste solare, può essere di non minore, anzi maggiore utilità. …

    Per dire qualcosa di fondamentale, la pietra dei sapienti viene detta figlia del fuoco, il cui padre è il Sole, e la madre la Luna. Dunque abbiamo due cose: il Sole e la Luna, la materia e la forma, il seme maschile e femminile, l’agente e il paziente. Perciò in generale bisogna considerare questi due ingredienti in qualunque composizione della pietra, laddove generalmente le Pietre speciali sono dette Pietra Unica, medicina, disposizione unica, vaso e regime unico.

    Vogliamo ponderare queste due parti nell’opera di Pontano: il fuoco agente che imprime e influisce, e il soggetto paziente che concepisce e conserva. Entrambe le parti sono di un solo genere, se considerate per nascita, ma in quanto alle loro qualità, sono distinte tra loro come il fuoco dall’acqua e il cielo dalla terra. Il fuoco infatti è di natura calda e ardente, & la sua virtù formale è talmente spirituale e sottile da sembrare quasi incomprensibile.

    Per contro il soggetto è della massima freddezza, e riguardo al suo corpo è costituito come se dovesse essere una pasta di semiacqua e semiterra, che merita il nome di acqua terrena o di terra aperta acquosa, in cui uno spirito Igneo, secco e sottile che abita nelle fiamme infernali, può tanto più facilmente incorporarsi, purificarsi e prontamente aderire. Infatti in questa opera di Pontano non c’è principalmente riguardo alla materia interna, o alla forma del soggetto, in che modo possa essere condotta in atto, come suole farsi in qualunque altra opera Filosofica; ma piuttosto come la forza essenziale e tingente del fuoco possa essere spinta e impressa dentro dall’esterno per influsso e copulare, unirsi e collegarsi con la forma interna della materia. Questa forma interna del soggetto, accesa dalla forma influente esterna, agente essenziale igneo, con l’aiuto di questo, è compiuta e condotta dalla potenza all’atto, ma nel frattempo tuttavia da essa consegue uno stato eccellente e l’aumento delle qualità ignee e da essa ottiene infine una qualità e una più che perfezione, onde tutto il soggetto paziente si trasmuta totalmente in essenza attuale e formale ossia in uno stato senza separazione di alcunché dalla sua sostanza corporea. Ciò che non è soltanto un mistero sommo, ma anche un sommo miracolo in tutta la Filosofia Ermetica, perché a stento la ragione umana può comprenderlo.”

    Alllora le chiedo, mio inclito Capitano, ma a lei sembrano forse queste le parole di uno “stupid ‘bletherskite’ without skill or understanding”?

    Ho urgente bisogno di un doppio caffè. Inshallah.

    Frà Cercone

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    • Caro Frate sin troppo generoso,

      lei ha pescato un brano cui sono particolarmente affezionato: lo trovo di una profondità e di una precisione sublime. Ed è talmente specifico e speciale da farmi pensare, se non addirittura convincermi, che questo tal Orthelius (chiunque eglli fosse o avesse scelto di essere) era un tantinello addentro alla materia. Concordo quindi con lei che il suo blaterare è un invito a nozze per chi studia.
      Fra l’altro, resto sempre stupito della semplicità esplicativa e della cura delle parole, come se l’autore volesse ad ogni costo spiegare ad un bambino il miracolo della terra e del fuoco: la capacità cosi ‘scientifica’ degli indagatori di Natura di quei tempi dorati lascia stupiti di fronte alla ‘complicanza‘ delle spiegazioni dello scienziato del giorno d’oggi. Quegli uomini erano veramente ‘dentro’ le cose, con il cuore e con la passione del condividere. Non possiamo che ringraziarli per la loro fraterna decisione di esporre, con dovizia di particolari, il come avvenga il miracolo di cui si parla.

      Grazie dunque a lei, ancora una volta, per aver reso così bene il latino del misterioso Andreas Orthelius.

      Captain NEMO

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  7. Caro Captain, e Cari Cercone e Operalalnero,

    tanto si è ragionato, da soli o con qualche altro compagno di cerca, sulla composizione del nostro duplice sale di tre… Non parliamo del Tartaro: Canseliet ci dice qualcosa di importante, quando fa praticamente coincidere il Tartaro con il Solfo filosofico, ma il buon Capitano ci ha ben avvertito: tuttavia anche l’ottimo Frate ci ha strizzato l’occhio, parlando di fuoco infernale… laddove tutti si affannano a raccontarci di un calore moderato da cova di gallina, ecco un fuoco infernale, e l’Inferno, in molti luoghi letterari, è chiamato Tartaro… per non parlare di altre affinità ‘cabalistiche’ o meglio fonetiche tra Botte e qualche vocabolo ebraico di cui si parlò altrove…

    Mi sono fatto l’idea che sotto questo punto si intersechino Vie affatto differenti, nonchè qualche ‘nodo viario’ di una certa importanza, non so se mi spiego…

    Saluti grati,

    Chemyst

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  8. Carissimi,

    è ormai una consuetudine invalsa da alcune parti ornare con un olivo di bell’aspetto le ‘montagnole’ che fungono da ‘arrondissement’ a quasi ogni incrocio viario di una certa importanza. Consuetudine riprovevole [o ri- provevole secondo i vari punti di vista] tranne per il fatto che ricorda l’eterno amabile simbolo della Pace.
    Ma ora… fonderà? …o non fonderà? Nessuno di noi al momento può saperlo, e la domanda è un’altra con tutta probabilità, come saggiamente avvertiva, lungimirante, il Capitano:” …e chi serve il Sal?” E’ su questo punto centrale che, come un pendolo di Foucault, ruota a mio parere “la domanda delle domande”. Tutto il resto è differibile, come scrivevo tempo fa, resto che oltretutto non dipende da noi, ma dal Cielo e quindi sospendo per un attimo l’attesa di nuovi lumi.
    Non so se l’ho interpretata in linea allo stesso intento per cui è stata scritta, ma da parte mia il senso della domanda è: “…e di chi ‘si fa servitore’ il Sal?”
    Di chi sia possiamo immaginarlo, perchè Parsifal non sapeva Cosa, ma sapeva per ‘Chi’. Ancor prima di Cosa, per Chi. Escludiamo noi stessi, per ovvi motivi opportunamente più volte chiariti, dove cercarlo? ammettendolo legittimo a priori? [intendo il mio cercare] Chissà se qualcuno può aver incontrato lo stesso dilemma sul suo sentiero così oscuro all’inizio? non ambirei certo alla soluzione, ma solo se ha un senso porsi, ancor prima di cominciare, un problema di questo tipo.
    Comunque un rametto d’ulivo veniva gettato nel focolare durante i temporali estivi per allontanare i fulmini, anticamente. ora non si usa più…

    Grazie per la Vostra infinita e immeritata pazienza nei miei confronti

    irix

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    • Cara Irix,

      mi sembra di poter ravvisare la risposta alla sua domanda nelle Dimore Filosofali, primo cassettone di Dampierre, quinta serie, par. VIII ove si legge:

      “C’est pourtant lui, ce primitif sujet des sages, vil et méprisé des ignorants, qui est le seul, l’unique dispensateur de l’eau céleste, notre premier mercure et le grand Alkaest.

      C’est lui le LOYAL SERVITEUR ET LE SEL DE LA TERRE que Mme Hillel-Erlanger appelle GILLY, et qui fait triompher son maître de l’emprise de Véra.

      Aussi l’a-t-on nommé le dissolvant universel, non pas qu’il soit capable de résoudre tous les corps
      de la nature, mais parce qu’il peut tout dans ce petit univers qu’est le Grand Oeuvre.”

      Al proposito le consiglio vivamente anche la lettura e qualche rilettura di un post memorabile del buon Capitano, che troverà qui:
      https://nemocap.wordpress.com/tag/jean-laplace/

      Fraternamente,

      Fra’ Cercone

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      • Caro Fra Cercone,

        ho letto e riletto con attenzione la sua risposta e ne ho tratto considerazioni a mio modo di vedere interessanti e delle quali si potrebbe parlare se vuole.
        Ma vorrei ora solo indicare che all’insegnamento più importante credo di aver mancato. Mme H., il nostro Capitano ne parla compiutamente. Mi perdonerà le scarse parole, son sicura capirà. Semplicemente penso … è impossibile, facilmente mi dirà che è vero. n’est-ce pas?

        irix

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      • Caro Fra’ Cercone,

        al di là delle mie prime impressioni, un po’ sorprendenti a dire il vero, le sottopongo le considerazioni di cui sopra perchè non vada perduto l’essenziale di letture da lei benevolmente e caldamente consigliatemi ed in questo modo suscitare ancora, ove possibile, una sua indicazione volta a dirimere le mie suggestioni improprie e fuorvianti. L’argomento si presta ad un ventaglio molto ampio di possibilità interpretative per poter a mia volta pensare di coglierne subito il senso, soprattutto di quello che lei aveva in animo di consegnarmi e che lasciar cadere non è possibile. Vado con ordine per quanto mi è consentito, abbiamo alcuni fatti inconfutabili e sono gli scritti. E’ nominato GILLY, LOYAL SERVITEUR, leale servitore’ “…non certo perchè esso sia capace di risolvere tutti i corpi della natura, ma perchè quello può tutto dentro questo piccolo universo che è la Grande Opera…” E’ a questo punto che Fulcanelli ha scelto di accennare a Mme Irene Erlanger, a commento di un’incisione scritta in spagnolo. Leggo nel post del sempre più lungimirante Captain dove è suggerita, secondo Isabelle Canseliet, la possibilità che “Il se pourrait bien qu’Irène Hillel-Erlanger ait été reçue chez Fulcanelli.” Commento ed incisione questi presi in esame che fanno il paio, per così dire, a mio modo di vedere, con una precedente a pag. 67 “Mihi Mori Lucrum”. Nella sua successiva “Prudenti Linitur Dolor” Fulcanelli ci presenta con parole commoventi e delicate il termine ultimo del suo pensiero che esprime citando anche Jacques Tesson, richiamando al concetto di Grazia. Maitre Canseliet non scrive con parole lusinghiere del libro di Mme Hillel, anzi credo che ci faccia capire di averlo pressochè in disistima. Pare che, come specifica molto bene alla fine del capitolo, manchi di quella Grazia necessaria affinchè si produca reale efficacia nelle azioni concrete anche con le più caritatevoli intenzioni. Quà e là lascia intendere qualcosa ma non mi permetto di approfondire perchè mi sembrano riguardare ragioni e motivi di una svolta dolorosa.

        Il Post di Captain Nemo è nella sua completezza molto istruttivo e lascia spazio a un’ampia gamma di soluzioni immaginative, tutte possibili, ma è trascorso molto tempo e ricostruire tutti gli avvenimenti è un’ardua impresa, molto ardua. Anche per questo ha tutta la mia stima perchè, a quanto pare, ci riesce. (ma come fa?)

        Ora cosa c’entra tutto questo con il nostro LOYAL SERVITEUR? Con il Mercurio dei filosofi? Bene, secondo lei, caro Fra’ Cercone, è possibile mai che da questa sostanza, da questo ” … primitif sujet des sages, vil et méprisé des ignorants, qui est le seul, l’unique dispensateur de l’eau céleste, notre premier mercure et le grand Alkaest.” si possa partire per arrivare così lontano? Cioè a dire, prendiamo il coltello più affilato e preciso e cerchiamo di capire dove sta il Bene e dove il Male, per così dire, per poi scoprire che sono ‘la stessa cosa’?
        Sempre più oscuro questo sentiero, badi bene che potrei anche risolvermi a seguirla … a occhi chiusi 😉

        un po’ sospesa, comunque e soprattutto grata, sua

        irix

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  9. Generoso Frate,

    si, “… così hanno chiamato il dissolvente universale, non certo perchè esso sia capace di risolvere tutti i corpi della natura, ma perchè quello può tutto dentro questo piccolo universo che è la Grande Opera…” Ecco, un esempio di tentativo di traduzione fedele che (forse) tralascia di ‘tradere’ dal Francese proprio l’insegnamento più importante, che resta indietro se non si ascolta il suono… d’altronde, non avendo io quel testo in Francese, non posso che essere molto obbligato nei suoi confronti per l’informazione…

    Chemyst

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  10. Caro Captain Nemo,

    ho sentito l’intervista al Maitre nel post “Un piccolo hommage ad Eugène Canseliet” ed è stata un’emozione profonda, le pause, il ritmo che varia, a volte si intuisce un sorriso… è straordinario poterlo ascoltare, straordinario. La ringrazio per la promessa di mettere OnLine l’intervento alla Sorbone di Paolo Lucarelli, lei è sempre molto disponibile alle richieste di ogni ospite sul suo magnifico Nautilus e davvero, c’è tutto il tempo per farlo, quando potrà, non si dia pensiero. Tanto più che la mia richiesta di ospitalità ‘temporanea’ fatta all’ora è maturata nella convinzione che, come scrisse in quel tempo il carissimo Sig. Ptah, “Avere un punto dove scambiare opinioni è cosa eccelsamente utile”.
    grazie Captain Nemo.

    irix

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  11. Cara Irix,

    Nomina sunt numina.

    Spesso non diamo alle parole l’attenzione che meritano. Ho impiegato lunghi anni per capire quanto siano importanti, a volte, le parole. Mentre quasi tutti le trattano con noncuranza, se non addirittura con disprezzo.
    Non così gli Alchimisti.

    Si è chiesta perché mai quel “primitivo soggetto dei Saggi” è detto talora LEALE SERVITORE, talora SERVO FUGGITIVO ? A buon bisogno, dovrà far uso di quel “coltello più affilato e preciso”, che lei menziona e di cui è necessario disporre.

    Nel frattempo condivida con me l’emozione, sempre nuova, della rilettura del “Frontespizio” dei “Viaggi in Kaleidoscopio”:

    FRONTISPICE

    où l’auteur voudrait jeter un jour
    sur se intentions
    et sur
    LES IMAGES
    qui vont suivre

    Ceci n’est pas un roman
    moins encore une étude de caractères
    simplement nous avons essayé avec ferveur,
    de saisir et de fixer quelques Signes.
    Nos personnages.
    (devraient représenter)

    JOEL JOZE
    Humanité supérieure
    (si peu) alternativement Voyante et
    Aveugle.

    GRÂCE Grâce (naturellement)

    VÉRA Volupté. Parfaite Forme
    du Plaisir Féroce.

    Si contrastées en apparence. Grâce et Véra -essentiellement- sont proches parentes,

    mieux : la même Personne sous deux Aspects.

    Véra dispose de la Réalité
    Grâce, de la Vérité
    qu’elle s’accroisse, l’une ou l’autre, c’est au détriment
    l’une de l’autre, et au péril du genre humain
    double émanation de l’Inconnaissable comme :
    le Temps et l’Éternité
    la Nécessité divine et la Liberté humaine.

    Cela, sans doute, nous le comprendrons un peu mieux dans un autre Plan.

    Quant a G I L L Y, il est, à notre sens, « Le sel de la Terre »

    exactement : LE LOYAL SERVITEUR.

    Fraternamente,

    Frà Cercone

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  12. Caro Fra’ Cercone,

    ci sono due aspetti che, a mio modesto parere, e poi chissà quanti altri a ben vedere, vorrei approfondire con lei in questa conversazione che si fa sempre più interessante e, me lo lasci dire un poco sconcertante.

    Il primo è strettamente legato alla sua magnanima risposta, nel complesso. Come da lei suggerito e con i miei pochi mezzi, di tipo metallico e affilato quel tanto che forse può bastare, ho potuto, in maniera maldestra, sovrapporre il ‘reperto’ ad un ben noto ‘soggetto dei Saggi’. E quì ho tralasciato di proseguire perchè mi risulta che nessun autore conosciuto e assennato abbia mai osato, neppure proferirne parola. Che l’autrice dei Viaggi abbia potuto nascondere in questo modo un ‘segreto’ mi pare poco plausibile (sic) perchè avventato nel modo e temerario nella scelta dell”arcano’. Propendo invece per una casualità di struttura quale può essere non la parola ma il suo segno grafico.
    Il dilemma seguente, tratto, ma non solo, dal “Frontespizio” dei ” Viaggi in Kaleidoscopio” [ho ordinato il libro] nel complesso ha tutta l’apparenza di un paradosso, i personaggi principali, ben delineati si fondono in un’unica figura che trattiene una rivelazione con la forma di un enigma. Troppo chiaro per essere realmente ermetico, oppure possiamo dire per non sbagliarci, troppo ermetico per essere realmente comprensibile, almeno a me, ma veramente in questo caso io non posso in alcun modo fare testo. Sono ferma in zona franca, e a volte si sente il mare, vicino.
    Ed ancora altre impressioni di cui vorrei con lei parlare, ma con calma aspetto di conoscere il suo parere su quanto ho scritto prima di proseguire perchè diverrebbe molto complicato.
    “Nomina sunt numina”, condivido e da oggi scriverò il mio ‘nome’ con la maiuscola, con piacere e in onore alla sua notazione.

    Cordialmente sua

    Irix

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  13. Cara Irix,

    se ben intendo il senso delle sue parole, credo che lei abbia ragione; in quella zona franca, nei pressi del mar nero, per quanto mi è dato sapere, non vi sono indicazioni stradali per il prossimo casello. E’ come nel gioco dell’oca; si resta in prigione fino a quando tirando i dadi non formiamo la giusta combinazione. E tuttavia con una combinazione sbagliata si rischia di tornare alla casella di partenza. Ma tant’è, questo è il gioco e bisogna rassegnarsi; non dicono forse i Maestri che in Alchimia chi non sbaglia non ha neppure cominciato?

    Fraternamente,

    Fra’ Cercone

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    • Caro Fra’ Cercone,

      una prigione, è quel che va bene per me. La chiamano ‘paura di vivere’ e allora cosa meglio di una prigione? Non posso dire di non averci provato, tra i tanti travestimenti nel grande teatro si poteva scegliere allora e ancora oggi è possibile, una bella maschera quà, guarda che bel vestito là, oh sì! questo mi starebbe proprio bene! sembra fatto apposta per me! E invece no. Nessun ruolo ho trovato feroce come la vita stessa. Colpevole o innocente butti la chiave. La probabilità di tirare ai dadi un 11 secco è pari a che un Abbé Faria si sbagli di nuovo e sbuchi alla mia cella, rara fino all’assurdo. Che posso fare? Leggere bene e scrivere male è tutto quel che ho, e a volte penso addirittura che sia bellissimo; dev’essere l’effetto dell’isolamento, l’inizio della follia.

      Perdutamente sua

      Irix

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  14. Caro Capitano,
    Ha sentito gli adori della nuova stagione, in specie dopo i primi acquazzoni? particolari no?
    Spero lei abbia potuto prendere un pò di sole questa estate, lei lo sa, c’è nè tanto bisogno per l’inverno.
    Sa, ho costruito un forno, chissà, se il cielo vorrà, un giorno, vorrei iniziare ad accenderlo…

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  15. Salve,
    Capitato quà per caso ed avendo già incrociato svariate analogie descrittive sia su autorevoli testi che su documenti elettronici, non resistendo alla tentazione, armato di curiosità e di interesse, vorrei in punta di piedi porre una domanda.
    Due Artisti citano nello stesso modo, ovvero si esprimono con la medesima enfasi riguardo uno dei componenti del regolo, lo zolfo in particolare, nella pratica, appare strano che essi, se pur con metodologie diverse, prediligessero lo zolfo da tomaie.
    Pur non avendo mai avuto a che fare con nessuno dei non citati, trovo tale correlazioni veramente affascinanti, tale ta farmi pensare che il misterioso non sia tale.

    Non mi aspetto una risposta, tantomeno un chiarimento od un segno, mi basta aver espresso un pensiero.

    Saluti da un viandante solitario

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  16. La gente brucia col fuoco, noi con l’acqua.
    Cuocete, calcinate con la nostra acqua, in modo naturale, con pazienza ed umiltà ed avrete ciò che desiderate.
    Antos

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  17. Gentile Iris,
    se riconosciamo che la nostra unica missione è la trasmutazione di noi stessi da piombo in oro, e non la speranza di trasmutare i ferri vecchi delle grondaie in puro oro di coppella, allora non ci peserà buttare la chiave della cella. Io la mia l’ho buttata nel fiume della vita già trent’anni fa, e credo di non aver perso niente. Maya, gli specchietti di Astarte, non mi seducono più.
    Mi permetta di consiglierle un libro ottimo di alchimia, non meno interessante e prezioso di quelli di Fulcanelli: Liber Mutus Alchemico, di Giacomo Catinella.
    Cordialmente
    Antos.

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