Une Fontaine… pas trop Indécente

Il nostro vecchio continente è pieno di Castelli ed uno dei più belli e famosi è probabilmente quello di Le Plessis-Bourré, nel Pays de la Loire, in terra di Francia.

Chateau Le Plessis-Bourré

Chateau Le Plessis-Bourré

Fu naturalmente Eugène Canseliet a renderlo ancor più caro agli studiosi d’Alchimia, grazie ad un attento rendiconto interpretativo dei cassoni in legno dipinto che adornano il soffitto della bella Salle des Gardes.

Jean Bourré

Jean Bourré

Marguerite de Feschal

Marguerite de Feschal

Il proprietario di questa sontuosa dimora del XV secolo fu Jean Bourré, tesoriere del Re di Francia, che vi abitò assieme alla moglie Marguerite de Feschal. Con l’incarico di Grand Argentier del Re di Francia, succeduto a Jacques Coeur, un altro personaggio legato all’Alchimia, condusse una vita discreta e lontano dai fasti, nonostante l’incarico di enorme prestigio. Di lui, a parte qualche piccolo dato biografico, poco si sa…ed anche lui, come Jacques Coeur, affidò a delle curiose immagini allegoriche il suo segreto amore per l’Arte; un segreto che forse il Re Luigi avrebbe conosciuto, secondo quanto sostiene Canseliet:

“Mons. Del Plessiz, vi invio ciò che Mons. De Crussol domanda. Andate domani a Parigi e voi e Mons. il Presidente trovate del denaro nella Boete a l’Enchanteur per quel che sarà necessario e che non manchi. Scritto al Puyset, questo venerdì, XVIII giorno di gennaio”

Sia come sia, credo interessante esaminare più da vicino il testo di Canseliet relativo ad uno dei cassoni, chiamato La Fontaine Indécente (in Deux Logis Alchimiques). Poiché dietro l’apparente singolarità del testo si nasconde forse un doppio senso, soprattutto legato ad una particolare operazione, proverò a estrarre alcuni passaggi, nel bel francese del Maitre di Savignies giustapposti alla fedele traduzione italiana di Paolo Lucarelli:

“In un bacino a sei lati, pieno di una specie di magma ribollente, si erge una specie di elegante balaustro in cima al quale sta seduto un leone che tiene con le zampe anteriori uno scudo dal blasone incerto. Questo animale dall’aspetto araldico proietta dalle fauci un liquido sulfureo e igneo che un uomo, interamente nudo, assorbe bevendo golosamente a garganella. Il bevitore si appoggia al bordo con una discreta contorsione, nello sforzo di vincere la grande difficoltà della sua ingurgitazione così poco comune…a sinistra e in primo piano, un secondo personaggio altrettanto svestito e con lo sguardo ispirato porge il proprio cappello nel gesto del mendicante, e vi riceve l’urina che una bionda pulzella piscia gagliardamente. Ha rialzata la gonna sino alla cintura e si è installata risolutamente di tre quarti perché si percepisse perfettamente il suo sesso senza tosone e non sfuggisse nulla di una tale funzione che resta naturale ma che, questa volta, è qui molto diversa dalla posizione femminile abituale, richiesta sia dalla comodità che dalla decenza”

“Dans un bassin à six còtés, rempli d’une sorte de bouillonnant magma, se dresse un élégant balustre au sommet du quel un lion est assis, qui tient, de ses deux pattes antérieures, un écu au meuble incertain. Cet animal, à l’allure héraldique, projette, pas sa gueule, le liquide sulfureux et igné qu’un homme, entièrement nu, absorbe goulùment, comme à la régalade. Le buveur s’appuise sur le bord et s’y contorsionne passablement, dans son effort à vaincre la grande difficulté de sa peu courante ingurgitation… à gauche, et au premier plan, un second personnage, tout paréillement dévétu, le regard inspiré, avance son chapeau, dans le geste du mendiant, et y reçoit l’urine qu’une blonde pucelle pisse gaillardement. Elle a retroussé sa jupe jusqu’à la ceinture, et, résolutement, s’est installée de trois quarts, afin qu’on aperçut parfaitement son sexe sans toison et que rien n’échappat d’une fonction qui reste naturelle, mais, cette fois, fort différente de la position féminine, habituelle et autant réclamée par la commodité que par la bienséance”

La Fontaine Indécente

La Fontaine Indécente

Sotto il velo della indecenza, che spesso viene compensata da una risata di apparente complicità da parte dei benpensanti, ci si dovrebbe chiedere perché mai Canseliet sottolinei che la bionda pulzella sia di tre quarti, perché mai la mancanza del toison possa toglierci il dubbio sul sesso della pulzella, e perché mai l’autore insista sul fatto che la ‘funzione resta naturale‘, senza contare che tale posizione all’impiedi, oltre che poco acconcia alla ‘bienséance‘, è in genere quella utilizzata dai maschietti.

“La scena va osservata con attenzione. Il nostro artista vi rappresenta, col suo congenere, le due parti di un tutto che sono imbevute, largamente e differentemente, con l’acqua indispensabile. Questa, che appare pesante nel bacino, diventa leggera, chiara e spumeggiante per il cappello. Questa è l’immagine della preziosa terra nera, raccolta durante la prima opera e la sua separazione”

“On regarderà la scène avec attention. Notre artiste y figure, avec son congénère, les deux parties d’un tout, lesquelles sont abbreuvées, largement et différemment, de l’eau indispensable. Celle-ci, paraissant lourde dans le bassin, devient légère, claire et mousseuse par le chapeau qui, lui, est l’image de la terre noire, précieuse et recuillie lors de la premier oeuvre et de sa séparation”

Ad una prima lettura, non ci si accorge di quanto abbia voluto esser chiaro l’autore: e l’indicazione, mi pare, non è così comune nei testi d’Alchimia. L’acqua nel ‘bacino‘ viene detta essere pesante e diventa leggera, chiara e spumeggiante ‘per il cappello‘. Non solo: i due ometti nudi, l’uno ‘contorto‘ e l’altro ‘mendicante‘, essendo congeneri, indicano ‘due parti di un tutto’. E qui mi debbo fermare…

Ritorniamo per un attimo alla gagliarda pulzella bionda: è lo stesso Canseliet a ricordare l’immagine del Palazzo Lallemant, a Bourges, dove un tenero angioletto inpertinente compie anch’egli quel che deve compiere, aprendo la propria tunica talaris:

Palais Lallemant, Bourges - Angelo & Sabot

Palais Lallemant, Bourges - Angelo & Sabot

Provvista di due ali, come si conviene, l’infante celeste sta comunque ben piantata sulle gambe in modo da aprire come un sipario la veste che la ricopre. Dirige così abilmente in uno zoccolo di legno il getto obliquo e teso della sua pipì verginale

Pourvue de ses deux ailes, comme il se doit, l’enfant céleste ne s’en tient pas moins campée sur ses deux jambes, afin d’ouvrir, tel un rideau, le vetement qui la recouvre. Ainsi dirige-t-elle, dans un sabot de bois, habilment, malgré son attitude, à la fois verticale et difficultueuse, le jet oblique et roide de son virginal pipi

Si noti che l’angioletto è detto essere curiosamente femmina, anche se il voler conoscere il sesso degli angeli sia in genere considerato ardua impresa…ed anche in questo caso, Canseliet bada bene a sottolineare che la posizione non è delle più comuni (l’edizione italiana, non riporta l’inciso che appare in quella francese di Pauvert, 1979). Ancora, per l’immagine di Bourré si parla di una pucelle e qui di una ‘angioletta‘, a sottolineare la qualità femminile e virginea del soggetto dell’azione. Comunemente, in molte conversazioni a proposito di queste immagini, la memoria va alla ben più famosa fontana di Bruxelles, al Manneken Pis:

Bruxelles, Fontaine Manneken Pis

Bruxelles, Fontaine Manneken Pis

In effetti, qui si tratta di un ragazzino, senza alcun dubbio un maschio; in queste raffigurazioni tanto intime quanto naturali le femmine portano vesti, i maschietti no…curioso che possa sembrare, si tratta di una cosa diversa, pur se l’acqua, l’urina, è ovviamente simile. Ma una differenza deve esistere, altrimenti non si parlerebbe in Alchimie del giovane colerico e della fanciulla vergine. Parlare d’urina fa scattare automaticamente in tutti noi una qualche sorta di blocco, e si tende in genere a portare immediatamente l’attenzione su particolari più piacevoli e meno nauseabondi. E l’indicazione sfugge: ma Canseliet insiste, e ricorda al lettore l’immagine dello Speculum Veritatis, attribuito a Eireneo Filalete, in cui – nella seconda tavola – si vede il ‘piccolo atleta saturnino‘ far pipì dall’alto della sua nuvoletta a cancellare il simbolo di una misteriosa semi-stella nera…”dirige le triple jet de sa liqueur d’harmonie“. Il rimando al brano inserito in Alchimie è il seguente: “…Le symbole de Saturne s’y constitue par fragments, dans la sphère du petit Monde des Sages, tandis que s’efface l’étoile noire, d’abord d’une moitiè, ensuit de trois quarts, sous le triple jet de l’alcali celeste, dont l’émetteur juvenile et nu, debout sur son nuage – Manneken-Pis d’une autre genre – et, d’autre part, présentateur du meme signe saturnien, proclame, avec le terrestre, la parfaite identitè“.

Speculum Veritatis

Speculum Veritatis

Paolo Lucarelli, nella sue edizione delle Opere di Filalete, ha fatto colorare l’urina del fanciullo in verde; la didascalia recita: “Purificazione della materia e riduzione del generato crudo in Generatore cotto, in modo che la sua Urina lavi il Mercurio“. La frase è ambigua quel tanto che ci vuole per destare l’attenzione: di chi è in questo caso la pipì? Il latino ci può esser d’aiuto: “Purgatio Materiae et reductio Geniti crudi in Genitorem coctum ut Vrina sua lavet Mercurium“.

Qui vediamo all’opera due fuochi: quello volgare del forno, con una evidente tripla ripetizione, e quello spirituale della colomba ad ali spiegate sopra il semi-caduceo del Filosofo di sinistra. Quello di destra, vestito in modo un po’ diverso,  brandisce un martello sull’incudine, indicando qualcosa (ma cosa?)…e forse anche la pipì che lava l’étoile ha una sua valenza ignea. Canseliet, per parte sua, chiude il cerchio per l’étudiant: in Alchimie commenta questa tavola così: “Combien révélateur se montre aussi le caisson du Plessis-Bourré, où une jeune femme, retroussée jusq’à l’ombelic, dirige, debout, un jet horizontal, qu’un homme. completement nu, reçoit dans son chapeau”. Par di dover concludere, insomma, che la pulzella ed il ragazzino faccian pipì allo stesso modo: ma, come abbiamo visto, questa differenza viene indicata…

Forse la soluzione potrebbe essere suggerita ancora un volta dal brano di Deux Logis Alchimiques: dopo aver fatto notare che il liquido della fontana, quello sulfureo che zampilla dalle fauci del leone verso la gueule dell’uomo nudo e contorsionnée, deve essere diverso da quello della pulzella, Canseliet aggiunge:

E’ evidente che la candida buontempona è ben lontana dal trasmettere il contenuto del serbatoio esagonale in seno al quale si costituisce l’invisibile unione degli elementi ostili. Questo matrimonio è sempre raffigurato con la sovrapposizione in senso contrario dei due trigoni equilateri che preannunciano il sale tanto promettente della stella a sei punte. Dopo questa mescolanza imperfetta, l’impudica Venere cede la sua acqua pontica acuita col sale detto harmoniaco, che conviene raccogliere con speranza, ora che ha ricevuto il seme del metallo maschile“.

Il est évident que le candide luronne est éloignée de trasmettre le contenu du réservoir hexagonal, au sein duquel s’établit l’invisible union des élements hostiles. Ce mariage est toujours figuré par la superposition, en sens contraire, des deux trigones équilatéraux qui amorcent alors le scel tant prometteur de l’étoile à six branches. Après cette mixtion première et imparfaite, l’impudique Vénus livre son eau pontique qui est acuée du sel dit harmoniac et qu’il convient de recuillir avec espoir, maintenant qu’elle a reçu la semence du métal male“.

Anche in questo caso, conviene leggere con grande attenzione: queste poche parole sono davvero molte!…Quanto a quell’acuée, credo utile ricordare una frase di Lucarelli, mentre – qualche anno fa – si commentava un’altra famosa immagine che raffigura il bimbo incontinente:

Cabala Mineralis

Cabala Mineralis

 “...Le tre reiterazioni indicate dai tre fiori celesti ci fanno ottenere questo mercurio, sale di pietra o sale armoniaco, che viene irrorato dalla rugiada e aguzzato dall’urina del fanciullo, il nostro ariete celeste. Otteniamo così l’acqua viva aguzzata e poi la stella dei saggi. Le aquile ci ricordano che questo in fondo è un processo di sublimazione“.

E ancora:

“...Mi sono reso conto che non ho detto … perchè “l’urina”. Mio Dio, è semplice, come al solito. E’ il nostro fuoco filosofico che libera il mercurio comune, il dissolvente, e gli si unisce per formare con lui l’acqua viva, che ne è appunto aguzzata (o acuita se preferite). Tra l’altro posso confermare che l’urina dell’ariete ha un fortissimo odore di ammoniaca, cioè di urina putrefatta.
I nomi usati dai maestri hanno sempre un senso molto banale e operativo“.

L’equivalenza tra il maschietto incontinente e l’Ariete Celeste è ben evidenziata, con una qualche sottigliezza in più, nella prima tavola dello Speculum Veritatis:

Speculum Veritatis

Speculum Veritatis

E’ la Casa dell’Ariete, allora, il luogo dove abita il fanciullo impertinente, e nel Le Mystere des Cathedrales Fulcanelli chiosa a questo proposito con un brano tratto da Les Préceptes du Père Abraham:

Il faut tirer cette eau primitive et céleste du corps où elle est, et qui s’exprime par sept lettres selon nous, signifiant la semence première de tous les êtres, et non spécifiée ni déterminée dans la maison d’Ariès pour engendrer son fils. C’est à cette eau que les Philosophes ont donné tant de noms, et c’est le dissolvant universel, la vie et la santé de toute chose. Les Philosophes disent que c’est dans cette eau que le soleil et la lune se baignent, et qu’ils se résolvent eux-mêmes en eau, leur première origine. C’est par cette résolution qu’il est dit qu’ils meurent, mais leurs esprits sont portés sur les eaux de cette mère où ils estoient ensevelis… Quoy qu’on dise, mon fils, qu’il y a d’autres manières de résoudre les corps en leur première matière, tiens-toi à celle que je te déclare, parce que je l’ay connuë par l’expérience et selon que nos Anciens nous l’ont transmis“.

In consonanza con l’insegamento dei Maestri, questo primo seme deve essere non specificato, né determinato: altrimenti non potrebbe essere utile allo scopo dei lavori dell’alchimista. Il perché ce lo spiega con adamantina chiarezza Eireneus Philalethe, nel suo Introitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium, al Cap. XI:

“...Perciò i Maghi cercando più lontano uno zolfo attivo, lo cercarono e lo trovarono nascosto molto profondamente nella Casa di Ariete. Questo è assorbito con grande avidità dalla prole di Saturno, che è una materia metallica purissima, tenerissima, vicinissima al primo ente metallico, del tutto priva di zolfo in atto, e tuttavia pronta a ricevere lo zolfo. Per cui lo attira a sè come un magnete, lo assorbe e lo nasconde nel suo ventre, e l’Onnipotente, per ornare sommamente quest’Opera, vi imprime il suo sigillo regale“.

In questo lungo percorso tra immagini e testi, si dipana tutto il Fil Rouge che conduce alla meta cercata; certo, me ne rendo conto, appare complesso. Non pretendo certo di averlo chiarito in ogni dettaglio, ma spero che il quadro generale possa essere percepito meglio. I punti fondamentali, su cui val la pena di riflettere ed interrogarsi, sono, grosso modo, questi:

  • L’Ariete Celeste e la sua Maison
  • I due angioletti, il maschietto e la femminuccia
  • La pulzella (ma sarà d’Orléans?…), vergine & impudique Vénus
  • Il Chapeau & il Sabot
  • …e l’Urina dei vari protagonisi!

Ovviamente, oltre ai soliti trucchi dei Maestri, indispensabili per confondere…le acque, non bisogna dimenticare il famoso Tour de Main, evocato, lo si è accennato in alcuni commenti al Post precedente, dalla postura contorta dell’uomo nudo che beve à la régalade il getto sulfureo del leone, seduto in cima alla Fontaine. Da parte mia, trovo veramente divertente che moltissimi siano stati tratti in inganno ed abbiano operato con emissioni umane di ogni tipo: l’uomo cerca sempre di ricondurre tutto a sè stesso, come fosse il centro del creato. In realtà, questo flusso celeste, che parte dal Cielo ed arriva alla Terra passando per arieti, angioletti e vergini sfacciate è il percorso naturale dello Spirito Universale, indicato e spiegato in ogni buon testo. A ben vedere, è forse l’estrema semplicità di questa funzionalità di Madre Natura che ha costretto gli alchimisti operativi, credo non senza qualche sorriso ed ammiccamento, al gioco delizioso delle allegorie e dei calembours sovrapposti: se la comprensione di una cosa semplicissima è cosa non facile per noi ‘logici‘, se non impossibile, la realizzazione pratica di quanto indicato resta un compito che può essere realizzato soltanto con il lavoro silenzioso nel Laboratorio, con l’aiuto sperato di una Grazia sempre impetrata. Non basta infatti la manualità del chimico, scettico o ispirato che sia, a costringere Madre Natura a svelare gli Arcana: questo connubio tra la materia minerale e l’alchimista innamorato non può essere realizzato senza la presenza trascendente ed accettata del Mistero meraviglioso per cui e con cui le cose accadono. Più si entra nel Bosco e meno possiamo esser certi di arrivare a quella Fontaine incantata. Ma si può camminare…senza farsi prendere da miraggi ed aspettative di alcuna sorta. Una di queste singolari coincidenze è quella che ho trovato consultando una carta del Cielo di queste notti di Primavera, in cui accadono cose:

Il Cielo...

Il Cielo...

 Ah, quanto è meravigliosa Madre Natura!

Advertisements

11 Responses to “Une Fontaine… pas trop Indécente”

  1. Carissimo Capitano, un Post molto affascinante e ben fatto. Spinto dalla curiosità e da alcune considerazioni teoriche, sono andato a vedere cosa ne pensa il Pernety a proposito nel suo Dizionario. Molto interessante, a parer mio, la parte dedicata all’urinale.

    Urina o Urina di Fanciullo: Numerosi chimici, pensando che l’urina umana sia la vera materia con cui gli Adepti fanno il loro mercurio, hanno lavorato chimicamente l’urina, e l’hanno fatta passare attraverso tutte le operazioni dell’Arte. Da questo abbiamo avuto la scoperta del sale armoniaco artificiale, lo spirito volatile dell’urina, ed il fosforo urinario. Raimondo Lullo ha contribuito non poco a questo errore, con la ricetta di una operazione sull’urina inserita nelle sue ricette secreta, così come Geber e molti altri Filosofi, che hanno parlato spesso di urina e urina di fanciullo, trattando della loro materia. Però Filalete ha fissato l’idea che si doveva applicare a queste espressioni, quando dice che esse non significano altro che il magistero dei Filosofi perfetto al bianco, come si può vedere nel suo trattato “De vera confectione Lapis Philosophici”.
    Urina dei giovani collerici: Mercurio dei Filosofi, secondo Artefio.
    Urina Taxi: Acua di tartaro, o tartaro disciolto.
    Urina Vini: Aceto.
    Urinale: Fornello secreto dei Filosofi, che Flamel dice non avrebbe mai potuto trovare, se Abramo Ebreo non l’avesse dipinto con il suo fuoco proporzionato, nel quale consiste una gran parte del secreto.

    Concludo questo mio intervento approfittando dell’immagine dello Speculum Veritatis, per palesare una curiosa e, per me, sorprendente circostanza che mi si presentò allorquando mi immersi nello studio degli affreschi del Parmigianino a Fontanellato: il ciclo di Diana e Atteone, oggetto di un articolo che stavo preparando. A tal proposito sul sito di Zenit si trova un bellissimo articolo di Gratianus. Ebbene, il mio studio mi portò a considerare la figura di Galeazzo Sanvitale, Signore di Fontanellato, e il dipinto che lo raffigura, commissionato al Parmigianino e ora custodito al museo di Capodimonte. Il particolare più curioso che possiamo osservare nel dipinto è la medaglia che il Conte regge nella mano destra e che volutamente viene mostrata agli osservatori. In essa vi sono incisi due numeri: 7 2. Sono gli stessi numeri che troviamo raffigurati nell’immagine dello Speculum Veritatis, sotto il Globo Crucifero.
    Strana e sorprendente coincidenza…

    Like

  2. Mon tres cher Captain,

    visto che agli stimoli suoi si aggiungono anche quello di Operalnero, mi riservo di tornare più in là con qualche osservazione sensata. Nel frattempo mi limito a commentare la sua immagine ‘celeste’, in cui ci mostra chiaramente la congiunzione (astronomica) di Vergine, Saturno e… Regolo (alpha Leonis). Sarà certamente propizia per i suoi lavori, o almeno così mi auguro…

    Like

  3. Caro Captain NEMO,

    grazie all’eccellente contributo in immagini
    figurate e non, ho potuto osservare meglio
    l’intreccio disegnato di linee e segni che si trova
    davanti alla figura di sinistra nella seconda
    tavola dello Speculum Veritatis. Appare composta
    anche da piccoli cerchi accostati con il centro
    ‘chiaramente indicato su ognuno di essi’.
    Tale ‘soggetto’ mi ricorda tanto da vicino
    il Mercurio Filosofico descritto e raffigurato
    nella tavola XXX del Mistero delle Cattedrali.

    Mi chiedevo: si tratta forse dello “stesso soggetto?”
    La domanda le parrà insignificante, per un’ “ètudiant”,
    tuttavia per me è ancora un punto di vivo interesse.

    Il Cielo… un capolavoro che mi ‘rampolla’ nella
    mente una lettura sorprendentemente precisa e
    appagante, ma ahimè, puramente soggettiva.
    Qualcuno avrà in questo caso da sorridere
    ‘come al fanciul si fa ch’è vinto al pome’.
    Ed io con lui vorrei, se fosse vero quel che,
    per ora, sono solo congetture dettate
    da circostanze singolarmente favorevoli.

    Con affetto e un poco di apprensione

    irix

    Like

    • Cara irix,

      complimenti per l’ “occhio di lince” !…in effetti, quella tavola dello Speculum è ricca di stimoli per chi ama riflettere. Generalmente, però, il glifo del Sole viene associato allo Zolfo; ora, è certo vero che il MF possiede uno zolfo nobilitato dall’artista, ma – se si concorda che la seconda tavola è relativa ad una serie di operazioni primarie – sarei sorpreso se quei segni alludessero al MF; ma, se lei intende riferirisi ad un futuro, eventuale, MF…allora la sua osservazione merita rispetto. Però le devo far notare che la stessa tavola, così come raffigurata nell’Introitus Apertus curata da Paolo Lucarelli, quei segni sono diventati degli…acini d’uva!…Come mai, secondo lei, Lucarelli li ha fatti raffigurare in quelle vesti?

      Quanto al Cielo: era un bellissimo Cielo (e, salvo le piogge di questi giorni) tale resterà quest’anno, salvo le dovute variazioni…concordo che ognuno leggerà il Cielo come meglio sentirà…eppure non ho potuto fare a meno di sorridere per una fausta ‘presenza‘ in una casa… 🙂

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

      Like

      • Caro Captain Nemo,

        il peggio, per quel che mi riguarda, è ormai
        acqua passata, perchè non rallegrarsi di questo
        fausto evento? 🙂
        Paolo Lucarelli non a caso colora di verde nella
        prima tavola, credo che si tratti di una fase di transizione.
        Del resto è scritto anche nei testi migliori
        che addirittura la Pietra non è che il primo gradino
        positivo di una scala misteriosissima…
        Saturno, inotre, nell’antico Egitto era anche
        il geroglifico del dissolvente.

        Con gli acini si potrebbe fare specialmente
        del buon vino, ‘spiritoso’, 😉 e magari anche dolce…

        au revoir! à bientôt!

        Sua irix

        Like

      • ..colora di verde nella seconda tavola tavola, non la prima, mi scusi.

        Like

      • Operaalnero Says:

        Mi permetto di segnalare, a proposito della seconda tavola dello Speculum curata da Paolo Lucarelli, che un’immagine quasi identica possiamo ammirarla sull’Arco alchemico di Rivodutri, in provincia di Rieti: Sullo stipite possiamo notare infatti un Androgino Ermetico e uno strano Caduceo composto da un serpeggiante tralcio di Vite posto a sigillo dello stesso…

        Like

  4. Mon Captain,

    chiamato dal suo post a fare un’analisi delle urine, e degli urinanti (absit iniuria verbis) non mi sottraggo alla bisogna di metter mano ai bisogni.

    Di Atorene mi è sempre rimasto impresso l’incipit de “Le Laboratoire Alchimique”:

    « Il y AURAIT encore des alchimistes?
    Bien sur, et comme il se doit, ces SPECIMENS d’un autre temps TRAVAILLENT DANS UN LABORATOIRE TAPISSE’ D’OR; d’ailleurs lorsque de dessous les pages l’un d’eux pointera son nez, regardez bien LA COULEUR ».

    Dovendomi necessariamente astenere dalla traduzione per non tradire la simpatica cabala fonetica, mi sono limitato a scrivere in maiuscolo le parole che mi sembrano contenere allusioni operative neppure tanto velate.

    Credo inoltre che sia tutta colpa di Ermete Trismegisto.
    E’ lui, a quanto mi è dato sapere, il primo ad introdurre nel linguaggio dell’Alchimia l’urina dei bambini, nel Cap. V del “Trattato Aureo del Segreto della Pietra Filosofica”:

    Eo [Lapide] igitur liquefacto & combusto, accipite cerebrum ejus, acerrimo terite aceto, vel urina puerorum, donec obscuretur. Hoc peracto vivit in putrefactione, fusca nubes, qua in ipso erant antequam moreretur in suo corpore, convertentur. Reiteratus autem, prout descripsi,iterum moritur,&, ut dixi, inde vivit (TC IV, 684 e BCC I, 437)

    Essendo dunque quella [la pietra] liquefatta e bruciata, prendete il suo cervello, e tritatelo con aceto fortissimo, o URINA DI BAMBINI fino a quando diventi scura. Dopo che ciò è stato ben eseguito, essa vive nella putrefazione, le nubi nere che erano in essa prima di morire nel corpo, ritorneranno. Ripetendo [l’operazione], come l’ho descritta, muore di nuovo, e, come ho detto,di conseguenza vive.

    La medesima sentenza è riportata, con lievissime varianti, da Maier nel discorso XII dell'”Atalanta Fugiens”:

    Il colore nero è dunque Saturno, il rivelatore della verità, che divora una pietra al posto di Giove. Perché un’oscurità, ossia una nube scura, copre dapprima la pietra per celarla alla vista. Quindi Morieno dichiara: “Ogni corpo, se è privato dell’anima, appare oscuro e tenebroso„. E Ermete: “Prendi il suo cervello, tritalo mediante aceto molto aspro o con urina di bambini, fino a farlo diventare scuro„. Ciò compiuto, vive nella putrefazione, e le nuvole scure, che stavano sopra di lui e nel suo corpo prima della sua morte, ritornano.

    Car une noirceur, c’est-à-dire une nuée sombre, recouvre tout d’abord la pierre pour la dérober à la vue. Aussi Morien déclare : « Tout corps, s’il est privé d’âme, apparaît obscur et ténébreux. » Et Hermès : « Prends son cerveau, broie-le au moyen du vinaigre très aigre ou avec de l’urine d’enfants, jusqu’à ce qu’il devienne obscur ». Cela accompli, il vit dans la putréfaction, et les sombres nuées qui avant sa mort s’étaient trouvées audessus de lui et dans son corps reviennent.

    Il “Rosarium Philosophorum” (infra Artis Auriferae, II, p. 172), riporta le stesse parole di Ermete, ma con un paio di aggiunte significative, prima e dopo:

    HERMES: Opertet nos duo argenti vivi simul mortificare. Idem accipe cerebrum ejus, aceto acerrimo terite, veul urina puerorum, quousque obscuretur. Hoc peracto vivit in putrefactione, & fuscae nubes quae super ipsum fuerant, & in suo corpore antequam moreretur, revertuntur. Reiteratus autem prout scripsi iterum moriatur prout narravi. Idem: Oportet autem ipsum a duobus sulphuribus sequestrare: continue coquatur quousque aqua nigra fiat. Qui ergo denigrat terram, ad propositum perveniet, & bene habebit.

    Ci occorre mortificare insieme due argenti vivi. … Occorre inoltre separarlo [il corpo] dai due zolfi : si cuocia continuamente finché l’acqua diventa nera. Chi infatti annerisce la terra raggiungerà lo scopo e si troverà bene.

    Tornando alla fontana nel cassettone del castello di Le Plessis Bourré, mi sono sempre chiesto chi e come, per primo, s’accorse che quella fontana è esagonale.
    La pulzella gagliardamente orinante s’appoggia a quella fontana, come fa peraltro poco più in alto il giovane contorsionista che si sgargarozza « obtorto collo » l’emissione del leone.

    Forse un pò sbrigativamente, la pulzella potrebbe assimilarsi all’angioletta che fa la pipì nello zoccolo di legno ; se così fosse, il sabot avrebbe la stessa valenza del “chapeau”.
    D’altra parte, l’”enfant qui pisse” della celebre fontana di Bruxelles, evoca dappresso il leone sovrastante la fontana indecente.
    Se ne conclude che la pipì dei maschietti è diversa da quella delle femminucce.

    Sebbene Pernety nelle Fables scriva, infra, Des noms que les anciens Philosophes ont donné à la matière :

    Les Grecs inventèrent aussi une infinité de fables à cette occasion, & formèrent en conséquence le nom de Mercure de Μηρος, inguin, & de Καξος, puer, parce que le Mercure philosophique est une eau, que plusieurs Auteurs, & particulièrement Raymond Lulle (Lib. Secretorum & alibi.) ont appelé urine d’enfant. Delà aussi la fable d’Orion, engendré de l’urine de Jupiter, de Neptune & de Mercure …

    I Greci inventarono un’infinità di favole in questa occasione, & formarono di conseguenza il nome di mercurio da Μηρος, inguine, & da Καξος, puer, perchè il Mercurio Filosofico è un’acqua, che molti Autori e particolarmente Raimondo Lullo (Lib. Secretorum & alibi.) hanno chiamato “urina di bambino”. Donde anche la favola d’Orione, generato dall’urina di Giove, di Nettuno & di Mercurio…

    l’equivalenza, tout court, dell’urina del puer al Mercurio filosofico, a me suona per lo meno sospetta, se non invidiosa e fuorviante ; lo dico anche per la volenterosa Irix.

    Termino qui, per non abusare della sua Pazienza, pur sapendo che essa è un requisito indispensabile all’alchimista.

    Fraternamente suo,

    Frà Cercone

    Like

    • Caro Fra Cercone,

      uno scritto, il suo, davvero ricco di spunti
      interessanti e dallo stile velatamente incisivo direi,
      da parte mia seguo sempre con viva partecipazione.
      Chapeau..”Chapeau” mi pare avere una connotazione
      precisa, ma credo tornerò a sviluppare l’argomento
      quando sarò più ferrata in materia.
      Per il momento…volenterosa, la ringrazio,
      certo sì, ma non curiosa come madame Chatelet,
      come lei certo saprà.

      A presto e con affetto, sua

      irix

      Like

  5. Reverendissimo Frate,

    grazie per la mole di suggerimenti, ed anche per le eventuali trappoline che sorridendo ci mostrate: da poco aduso al Francese, mi ha fatto sorridere e divertire il fatto che ci abbiate fornito la traduzione francese dell’Atalanta (scritta da Maier in Latino e Tedesco), focalizzandovi la nostra cerebrale attenzione. Fra l’altro, quella Fuga è una di quelle ‘difficili’ musicalmente, che però con un po’ di abilità e di artfici tipo ‘musica ficta’ si riesce anche a farla divenire gradevole: il continuo parlare di vinaigre tres aigre però mi ha fatto riflettere sul fatto che le dissonanze (ce n’è una insanabile nelle prime battute, un Fa diesis contro un Sol, ed il Fa diesis chiaramente indicato da Maier) erano dette in Italiano (la lingua universale della musica) asprezze…
    Grazie dunque, anzi… Chapeau! 😉

    Like

  6. Un saluto a tutti i cercatori.
    Mi chiedevo se questa fontana indecente fosse la stessa Fontana d’Amore descritta nel Roman de la Rose. Dove Narciso, l’orgoglioso, guardò estasiato i suoi occhi brillanti e cadde poi riverso a morte colpito…
    Grazie per le eventuali risposte!

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: