Le dolci emozioni di un’Arca d’Argento…

Ogni libro ha una sua storia ed un suo sentimento: ogni autore cerca e mostra quel che porta dentro. Ed ogni lettore cerca e trova quel che, dentro, lo accomuna all’autore. E’ una sorta di piccolo circuito quello che lega un autore ad un lettore, tanto più vero nel caso di un libro scritto da un alchimista operativo. Ho letto Verso l’Arca d’Argento (qui), una piccola perla che Gratianus ha posato con silenziosa delicatezza su un cuscino di sogni : potrei dire che si tratta di un libro bellissimo, di un’opera magistrale, di un testo immancabile nella libreria di ogni étudiant; ma mi preme sottolineare quel che ho trovato, dentro, non appena posato il libro, dopo l’ultima pagina…una delle più commoventi.

Gratianus - Verso l'Arca d'Argento

Gratianus - Verso lArca dArgento

La dolcezza senza frizzi & lazzi, la pacatezza, la semplicità e la gioia profonda nel ritrovare il carattere del Maestro dolce, pacato, semplice e gioioso, in ogni pagina. Mi sono ritrovato a sorridere, commosso ed emozionato, ma con un senso di calma e di condivisione fuor dell’ordinario. Lungo il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela, percorso attraverso ogni tappa in poco più di un mese, affiorano vivide le immagini della Natura che l’autore è andato cercando e riconoscendo: di fronte ad ogni bivio, Gratianus ha sempre scelto quello lontano dalla folla, dal frastuono della civiltà, lontano dagli uomini che costruiscono prigioni, attraverso boschi, prati verdi, deserti, distese di pietre calde, fiori dai colori variopinti, ruscelli, fiumi e torrenti. Il percorso più semplice ed il più difficile, anche se – quasi sempre – il meno scelto da parte dei Pellegrini.

Le soste negli ospizi di ogni tipo, il combattimento con la fatica tremenda, con il caldo e con il freddo, con la pioggia e con il vento, sorretta dalla fede nel senso nascosto della meta agognata, l’incontro con tanti viandanti, ognuno sempre sfiorato senza mai cadere nel vizio del giudizio, il mistero di un Angelo che si materializza nei punti meno attesi e che indica la lettura di simboli ed immagini incontrate in una chiesa, un tempio, una fontana, un crocefisso. E le Madonne: tante, tutte diverse nel loro suggerire, ma sempre le stesse, a sottolineare quanto sia indispensabile il contesto in cui una Vergine possa parlare al cuore del cercatore innamorato, eterno Pellegrino  verso la speranza della Gerusalemme Celeste. Il linguaggio piano, l’attitudine a costantemente imparare da Madre Natura, e dall’Angelo segreto, l’insegnamento racchiuso in ogni piccolo segno, manifesto o nascosto, che si incontra lungo il cammino faticoso, un cammino di cui nessuna ‘ratio‘ potrebbe mai dar contezza.

Nel dolce diario del viaggio verso Santiago, riconosco Gratianus, con il suo essere schivo, sensibile, semplice, ormai arrivato alla comprensione perfetta ed al compimento dell’Opera Grande: i cenni interpretativi, i caritatevoli indizi sono innumerevoli, davvero tanti, e tutti secondo l’antica Tradizione della Via Universale. Non ne parlerò qui, almeno per ora, per non privare i lettori della gioia e della sorpesa nel ritrovare le indicazioni di sempre, ma offerte con la fraterna semplicità di un viandante che condivide la propria acqua con chi ha sete. Però uno, tra i tanti, vale la pena che venga contemplato; perché non si potrebbe far altro, vista la impossibile logica del ‘signum‘ offerto dall’immagine di Daniele che accoglie il Pellegrino a Santiago, nel Pòrtico de la Gloria:

Santiago de Compostela - Daniele e il Tour de main

Santiago de Compostela - Daniele e il Tour de main

Il sorriso di Daniele, che srotola il suo cartiglio con una mano torta, innaturale ma naturale; Gratianus, assieme ad Angelo, afferma che si tratta dell’indicazione dell’indispensabile tour de main, non senza far notare il piede destro, raffigurato anch’esso in bella e strana evidenza.

La dolcezza disarmante del sorriso del Profeta gettato nella fossa dei leoni, che verrà ‘liberato‘ da Dio; la serenità del viaggio compiuto nel silenzio della propria fede interiore nella Via antica, alla riscoperta dell’universalità e dell’unicità dell’Arte d’Alchimia.

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la perla
nel fuoco nero
rendila lucida come cristallo
fissala
sul tuo anello
e al cielo mostrala

Così si chiude il primo viaggio, all’ultima pagina; ed un nuovo viaggio, verso la Gerusalemme Celeste, si prepara…Quante emozioni, stanotte; le emozioni sono il balsamo prezioso e struggente di ogni cuore. In silenzio, con gioia, si cammina lungo le orme dei padri…talvolta con qualche lacrima.

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10 Responses to “Le dolci emozioni di un’Arca d’Argento…”

  1. Caro Capitano,
    di Gratianus ho letto il libro “Incontri con il Maestro” e a breve leggerò quest’altra sua Opera che, anche solo dalla presentazione, si capisce quanto può essere illuminante!

    Quello che fu davvero illuminante per me fu conoscere l’anno scorso di persona Gratianus, il quale mi avvicinò in maniera molto “dolce” e direi sorpreso di vedere uno “sbarbatello” in “quel” luogo!

    Mi chiese quali opere avevo già letto, e mi ricordo come fosse ora le sue parole “non ti preoccupare di non capire, magari fra trent’anni capirai!”

    La sensazione che provai a dialogare per pochi minuti con lui fu quella di trovarmi accanto a un “Paolo Lucarelli”, Maestro che non ho conosciuto ma che per me rappresenta colui che è “arrivato”, che è “andato oltre”!

    Queste le mie sensazioni e ciò che provai!

    Con affetto

    Robin

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  2. Caro Capitano,

    non ancora ricevo il libro di Gratianus, ma la mia attesa ed anticipazione aumentano dopo aver letto le sue parole, che come al solito parlano al cuore. Dopo averlo letto, ne riparliamo senz’altro, magari, chissà, anche con l’Autore…

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  3. Caro Capitano,

    …davvero interessante la ‘postura’ di Daniele. Un ‘Tour de main’ è indicato anche nell’immagine della ‘Fontana indecente’ (pag. 221 dei Due Luoghi Alchemici), anche se la mano che l’uomo ‘gira’ è la destra, mentre in Daniele è la sinistra (ma il piede è il destro). Non è mai semplice dire qualcosa di sensato su ciò che non si conosce, e in Alchimia capita spesso, almeno a coloro che non hanno ancora un Laboratorio. Il Tour de main, o Truc, è indicato come un’operazione pericolosa, che richiede grande accortezza e prudenza, da parte dell’artista. Rileggendo un suo vecchio post, Capitano, a proposito del bilboquet (rivisto in chiave alchemica), Canseliet lascia intendere che occorre un tour de main per far sì che la picca di ferro possa penetrare la ‘boule’, dove la picca di ferro è lo spirito igneo (agente) e la ‘boule’ è la materia bruta e frigida (paziente) che deve essere penetrata. Che potrebbe essere la stessa operazione rappresentata dal Cavaliere (agente igneo) che trafigge il drago (materia bruta). Credo che il ‘trucco’ sia nel riuscire a favorire l’ingresso. Fulcanelli scrive che il Tour de main consiste “nell’applicazione di un fuoco energico e vigoroso”, ma si tratta del Fuoco inteso come Spirito Agente, non fuoco volgare. Anche perché utilizza il termine ‘application d’un feu’; applicare proviene da ad+ plicare (che significa ‘piegare’) “accostare o apporre un oggetto ad un altro per modo che si tocchino (come avviene dei lati di una cosa che si pieghi)”. Tornando alla ‘Fontana indecente’ dei Due Luoghi Alchemici, forse non si tratta dello stesso ‘trucco’ indicato dalla statua di Daniele, perché in questa immagine a torcersi è un solo arto. Comunque, potrebbe essere il momento in cui il liquido igneo e Spirituale del leone ‘penetra’ la materia frigida, ovvero l’uomo nudo che beve avidamente il liquido, ma per poterlo assorbire, piega la mano destra dietro la schiena, ad indicare che senza ‘l’applicazione’ del Tour de main l’operazione è impossibile e sconsigliabile. Mi duole non poter dire qualcosa sul ‘Truc’ citato da Canseliet nella prefazione alle Dimore Filosofali, o sul ‘Trinq’ di Rabelais…ma è abbondantemente passata l’ora di cena. Più del dolor poté il digiuno.

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  4. Cara Pandora,

    Canseliet, in una delle sue Prefazioni alle Dimore Filosofali, cita quest’Inno della liturgia ambrosiana:

    Vieni redentore delle nazioni Veni redemptor gentium,
    Mostra il parto della Vergine Ostende partum Virginis,
    Che il secolo tutto l’ammiri: Miretur omne saeculum:
    Un simile parto è degno di Dio Talis decet partus Deum.

    Non attraverso lo sperma di un uomo Non ex virili semine
    Ma per mezzo d’un soffio misterioso Sed mystico spiramine
    Il Verbo di Dio s’è fatto carne Verbum Dei factum caro,
    Ed il frutto delle viscere è fiorito Fructusque ventris floruit

    Il ventre della vergine si gonfia Alvus tumescit Virginis,
    I cancelli del pudore persistono, Claustra pudoris permanent,
    Gli stendardi della virtù si agitano, Vexilla virtutum micant,
    Dio risiede nel tempio. Versatur in templo Deus.”

    Accanto scrivo una mia traduzione, come l’ho postata qui:

    http://chemyst.wordpress.com/2009/12/25/veni-redemptor-gentium/

    Avevo lasciato la traduzione di ‘mistico spiramine’ con soffio misterioso
    ma spiramen significa anche condotto, passaggio tortuoso, e nell’etimo c’è (mi sembra) spira, quindi un qualcosa che gira, che si avvolge…

    Mi prenderete per matto, ma parlando del ‘trucco’, Fulcanelli evoca la parola greca θρυξ e guardando l’ultima lettera, vedo delle spire…

    L’ora è tarda (parafrasando Saruman), e di cose folli mi pare di averne dette abbastanza…

    Saluti affettuosi

    Chemyst

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  5. Caro Nemo,

    ‘.. In silenzio, con gioia, si cammina lungo le orme dei padri…talvolta con qualche lacrima.’

    Quest’ultimo bellissimo Post sull’Arca d’Argento mi ha ricordato questi versi di Dante.
    Glieli trascrivo dove più li trovo consonanti. Non so se c’entra in qualche maniera, ma ‘..ogni lettore cerca e trova quel che..’

    Quando noi fummo là ‘ve la rugiada
    pugna col sole, per essere in parte
    dove, ad orezza, poco si dirada,
    ambo le mani in su l’erbetta sparte
    soavemente ‘l mio maestro pose:
    ond’io, che fui accorto di sua arte,
    porsi ver’ lui le guance lagrimose:
    ivi mi fece tutto discoverto
    quel color che l’inferno mi nascose.

    A guisa d’uom che ‘n dubbio si raccerta
    e che muta in conforto sua paura,
    poi che la verità li è discoperta,

    Lettor, tu vedi ben com’io innalzo
    la mia matera, e però con più arte
    non ti maravigliar s’io la rincalzo.

    e un portier ch’ancor non facea motto.
    E come l’occhio più e più v’apersi,
    vidil seder sovra ‘l grado sovrano,
    tal ne la faccia ch’io non lo soffersi;
    e una spada nuda avea in mano,
    che reflettea i raggi sì ver’ noi,
    ch’io drizzava spesso il viso in vano.

    «Chiedi umilemente che ‘l serrame scioglia».

    trasse due chiavi.
    L’una era d’oro l’altra d’argento

    Più cara è l’una; ma l’altra vuol troppa
    d’arte e d’ingegno avanti che diserri,
    perch’ella è quella che ‘l nodo digroppa.

    ch’i’ erri anzi ad aprir ch’a tenerla serrata

    Poi pinse l’uscio a la porta sacrata,
    dicendo: «Intrate; ma facciovi accorti
    che di fuor torna chi ‘n dietro si guata».
    E quando fuor ne’ cardini distorti
    li spigoli di quella regge sacra,
    che di metallo son sonanti e forti,

    voce mista al dolce suono.
    Tale imagine a punto mi rendea
    ciò ch’io udiva, qual prender si suole
    quando a cantar con organi si stea;
    ch’or sì or no s’intendon le parole.

    Con affetto

    irix

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    • Cara Irix,

      grazie davvero per questo succoso brano Dantesco! Ci sarebbe da parlarne a lungo…

      Colgo l’occasione per segnalare a chi fosse interessato che il giorno 6 Maggio, alle ore 21, presso il Circolo Culturale IL NUNZIO di Torino (Via Rossini, 14), Gratianus presenterà il suo libro “Verso l’Arca d’Argento

      Captain NEMO

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  6. Caro Chemyst,

    rileggendo, ora, la risposta che allora ti ha dato il Capitano a proposito di ‘Dio risiede nel tempio. Versatur in templo Deus’, non posso non sorridere:

    “…il senso è che il divino è lì, all’interno della roccia, all’interno della cava…”

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  7. Caro Capitano,
    ho letto e riletto con grande trasporto “Incontri col maestro” ed ho divorato questo secondo generoso dono che Gratianus ha fatto a tutti gli innamorati. Sono stati, e restano, due libri molto illuminanti per me, anche se sento di avere appena scalfito la superficie
    Purtroppo, a cusa di impegni pregressi, non potrò essere a Torino domani sera. Me ne rammarico, perché per me, che sto ancora cercando l’accesso al tortuoso ed affascinante sentiero che conduce al castello della Dama, incontrare un maestro sarebbe stata una buona occasione.
    Fra le molte cose che mi hanno colpito nel libro, c’è un’affermazione di Angelo:

    “La nascita di Maria rappresenta il risultato finale dell’Opera, e l’annunciazione raffigura il metodo per specificare questo risultato. La nascita di Gesù indica una delle possibili specificazioni della materia, che viene portata dal suo stato verginale a quello terrestre. In questo caso l’operatore che ha scelto di ottenere la ricchezza, il potere e la lunga vita, una volta ottenuto il seme lo moltiplicherà in quantità e in potenza per ottenere i doni che i Magi depositarono ai piedi del neonato divino: oro, incenso e mirra. Si tratta di risultati ottenuti, è bene sottolinearlo, per essere usati in questo mondo terrestre”.

    Queste parole mi ricordano molto la nota di Paolo Lucarelli a pag. 107 del Mistero delle cattedrali. Avrei voluto chiedere a Gratianus se vi è realmente un nesso, senza beninteso pretendere che me lo spiegasse (ammesso che sia possibile “spiegare” qualcosa in quest’Arte).
    Sento più che mai il bisogno di qualcuno che mi indichi la via, ma non sta a me decidere…

    P.S. Grazie ancora per averci suggerito questi piccoli gioielli cartacei, Capitano!

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    • Caro viandante,

      l’incontro con coloro che chiamiamo Maestri non deve né può essere ‘cercato‘. Può solo capitare, per caso…e, se capita, è cosa rarissima. Ma non per questo chi sente nel cuore la ‘chiamata‘ deve sentirsi escluso dal cammino. Se ha letto tra le righe dell’ Arca d’Argento, uno dei sensi nascosti del racconto è per l’appunto quello del camminare, sempre, ad ognocosto, il senso della consapevolezza di voler compiere il percorso antico. Null’altro. E’ solo allora che gli incontri con le cose, con i simboli, le ispirazioni, le ipotesi, l’apprendimento da Madre Natura, l’eventuale incontro con i pochissimi Compagni di viaggio…semplicemente ‘accadono’. E’ la sintonia quella che serve e di cui tutti abbiamo smarrito il beneficio. L’Arte non è solo qualcosa che si studia e si compie – poi – nel Laboratorio, ma una profonda rimembranza e la riscoperta di un’appartenenza a Madre Natura; è un sentimento che appartiene solo al cuore, ed è privatissimo. Ma proprio perché privato, non può essere limitato solo ai momenti di ‘riflessione‘ che ognuno di noi riesce a compiere quando riesce a ‘staccarsi‘ dal mondo; al contrario, io credo si tratti di un sentimento originario che deve mutare, nel concreto, ogni atto, ogni passo del viandante nel corso della propria vita. E’ solo vivendo appieno la gioia del cammino alchemico, ogni momento gioioso o doloroso, allegro o triste del proprio cammino che l’essere diviene accomunato all’onda segreta del creato. Cammini, dunque, con il cuore allegro e forte nella speranza. Qualcosa, accadrà…

      Quanto alle note cui lei si riferisce: io credo che le cose siano effettivamente legate. Ciò che viene affermato è di portata enorme e non è di facile comunicazione. Ma l’intuito, talvolta, può far crollare il muro della ragione…

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  8. Purtroppo mi spiace arrivare “tardi” nel commentare qualche post del Capitano Nemo, ma tuttavia volevo fare una domanda che potrebbe forse depistare un pò il senso del discorso e riguarda alle due vie, la umida e la secca.
    Ho sempre associato il “trucco” alla via secca dato che Fulcanelli ne parlava, appunto, quando parlava della via secca.
    A questo punto il discorso potrebbe intrecciarsi pericolosamente tra trucchi e vie. Può essere che ogni via ha un trucco (siccome a volte il soggetto è rappresentato con uno oppure due arti girati)? Oppure un trucco per ogni via? E poi ancora: le due vie sono necessariamente distaccate o le due parti della Grande Opera?
    Scusate per le domande infantili, dirette e invadenti ma io sono esattamente un moccioso in Alchimia… e anche nella vita!

    ps: se dovessi associare il trucco ad un’operazione, la assocerei all’aprire la materia per farne uscire il contenuto. In effetti è l’azione che fà la rappresentazione aprendo la pergamena che analogamente mi fà pensare al libro aperto.

    Grazie per le eventuali risposte!

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