La Vierge Noire & la Chandeleur…

Ritrovare l’origine di un Mito non è certo un’impresa facile: le radici sono tante, interconnesse, frutto di strati del tempo, cicli di morti e rinascite di credenze antiche che si vestono di mantelli colorati a seconda del movimento delle idee segrete che albergano, per fortuna da sempre, in ogni cuore semplice.

Il 2 di Febbraio si celebra la Festa della Candelora, il cui senso più folkloristico è legato ai riti propiziatori degli agricoltori: marca l’avvicinarsi del punto d’uscita dell’Inverno, in vista della Primavera. Il poter leggere, indovinare, il momento dell’inversione del ciclo, dell’avvento del nuovo vigore vitale nel creato, correlandolo alla danza lunare, permetteva a coloro che coltivavano la terra per ricavarne nuove messi di poter anticipare o ritardare i lavori stagionali, sincronizzando così il loro operare con i ritmi misteriosi di Madre Natura. È  – di fatto – una Festa della Luce, la Luce che è stata nascosta, ma mai scomparsa, nel freddo e tenebroso involucro invernale. Prima dell’avvento del Cristianesimo, i Romani celebravano a Febbraio il rito dell’Espiazione con i Lupercalia, in cui giovani vestiti di pelli di caprone percorrevano le vie del borgo percuotendo con strisce di cuoio le femmine astanti: il colpo ricevuto assicurava fecondità e prosperità per l’anno che ritornava alla Lux.

Ogni étudiant d’Alchimia avrà percepito senza dubbio l’accorata insistenza di Fulcanelli nel presentarci la famosa cerimonia dei Ceri Verdi,  legata alla Vergine Nera, simbolo parlante della materia vile ma preziosa dell’alchimista: l’immagine di Julien Champagne compare al primo posto tra le illustrazioni che adornano Il Mistero delle Cattedrali, e si riferisce alla statua lignea ancora conservata al giorno d’oggi nella Abbazia fortificata di Saint-Victor, a Marsiglia.

J.J. Champagne: La Vierge Noire - Saint-Victor, Marseille

J.J. Champagne: La Vierge Noire - Saint-Victor, Marseille

Notre Dame de Confession, célèbre Vierge noire des cryptes Saint Victor, à Marseille, nous offre un beau spécimen de statuaire ancienne, souple, large et grasse. Cette figure, pleine de noblesse, tient un sceptre de la main droite et a le front ceint d’une couronne à triple fleuron… Les Vierges noires figurent dans la symbolique hermétique, la terre primitive, celle que l’artiste doit choisir pour sujet de son grand ouvrage. C’est la matière première, à l’état de minerai, telle qu’elle sort des gîtes métallifères, profondément enfouie sous la masse rocheuse. Dans le cérémonial prescrit pour les processions de Vierges noires, on ne brûlait que des cierges de couleur verte.

Ogni anno, ancora oggi, a Marsiglia, viene celebrata questa processione magica, secondo il rito religioso che prevede l’arrivo dal mare della Vergine Nera, accolta dal clero e dai fedeli locali con inni e canti di gioia, la scorta lungo le vie del porto, e l’entrata nella Abbazia seguita dai fedeli che impugnano dei ceri verdi. La leggenda dice che la statua fu scolpita dall’apostolo Luca in un legno di fenouil (finocchio); ma nella sapienza popolare la parola suona come ‘feu nou’, il fuoco nudo o fuoco nuovo. La Vergine Nera è ricoperta da un mantello étoileè, vert e annuncia, con il suo ingresso nella cripta di Saint-Victor, il reinstallarsi della Lux, sotto l’aspetto del Noir indispensabile, portatrice dell’Infante Divino: il signum di questo evento miracoloso è, per l’appunto, quel manteau, o voile, di verde stellato.

La Navette

La Navette

La tradizione popolare, sempre portatrice di curiosi messaggi, vuole che in questa occasione si confezionino dei dolci augurali: in Francia si fanno le Crêpes, forse per ricordare il gesto caritatevole di Papa Gelasio I° che le fece distribuire al popolo in occasione della istituzione della Fête des Chandelles, nel V secolo;  ma a Marsiglia, e proprio all’interno della Abbazia, secondo una tradizione antica che ne custodisce il segreto dell’impasto, si preparano dei dolci a forma di barca, sul tipo dei battelli antichi, quasi un coracle celtico, per ricordare l’imbarcazione che avrebbe portato in Francia le Tre Marie: le Navettes, che ricordano un po’ delle piccole baguettes.

Ed ecco qui l’antica statua della Vierge Noire di Saint-Victor: sotto l’usura del tempo si scorge bene il mantello verde etoileè (click sull’immagine, se volete ingrandire):

 

La Vierge Noire - Cripte de Saint-Victor, Marseille

La Vierge Noire - Cripte de Saint-Victor, Marseille

I festeggiamenti popolari legati alla Candelora sono collegati nel calendario Cristiano con la Festa della Purificazione della Vergine e la Presentazione al Tempio di Gesù: la legge mosaica prevedeva che ogni femmina che avesse partorito dovesse restare in quarantena e che il marito facesse una precisa offerta; vediamo cosa prescrive il Levitico (12, 1-8):

L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: “Parla così ai figliuoli d’Israele:

Quando una donna sarà rimasta incinta e partorirà un maschio, sarà impura sette giorni; sarà impura come nel tempo de’ suoi corsi mensuali.

L’ottavo giorno si circonciderà la carne del prepuzio del bambino.

Poi, ella resterà ancora trentatre giorni a purificarsi del suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa, e non entrerà nel santuario finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione.

Ma, se partorisce una bambina, sarà impura due settimane come al tempo de’ suoi corsi mensuali; e resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue.

E quando i giorni della sua purificazione, per un figliuolo o per una figliuola, saranno compiuti, porterà al sacerdote, all’ingresso della tenda di convegno, un agnello d’un anno come olocausto, e un giovane piccione o una tortora come sacrifizio per il peccato;

e il sacerdote li offrirà davanti all’Eterno e farà l’espiazione per lei; ed ella sarà purificata del flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna che partorisce un maschio o una femmina.

E se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni: uno per l’olocausto, e l’altro per il sacrifizio per il peccato. Il sacerdote farà l’espiazione per lei, ed ella sarà pura.

Presentazione di Gesù al Tempio - Icona Sacra, Russia

Presentazione di Gesù al Tempio - Icona Sacra, Russia

Questa bella rappresentazione bizantina raffigura l’evento: il vecchio Simeone, vestito di verde, riceve dalle mani di Maria, vestita di celeste con un manto rosso scuro (maphorion), il bianco Infante e vi riconosce la Luce venuta a purificare il mondo dal peccato; Giuseppe, a lato, porta le due colombe, bianche. La profetessa  Anna, vestita di rosso, assiste. L’usanza viene ricordata nel Vangelo di Luca (2,22 ):

“Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.”

Sempre Luca (2, 34-35), ricorda a Maria che condividerà la Passione: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima.”

Questi brevi richiami scritturali offrono al cercatore molte riflessioni: le colombe, uno degli enigmi maggiori della Grande Opera, sono quelle di Philalethe, le uniche in grado di ‘addolcire’ la rabbia del Cane di Corascene. Va ricordato che il mito alchemico delle Colombe di Diana è probabilmente legato al celebre racconto di Virgilio, come ricorda il Presidente d’Espagnet. Ne Le Dimore Filosofali, alla Quinta serie,  Cassettone IX del Castello di Dampierre, Fulcanelli ricorda che quello delle

Chateau de Dampierre-sur-Boutonne: CONCORDIA.NUTRIT.AMOREM

Chateau de Dampierre-sur-Boutonne: CONCORDIA.NUTRIT.AMOREM

Colombe di Diana, così come presentato da Philalethe, è ‘l’oggetto della disperazione di tanti cercatori’, e che vela l’enigma per la preparazione dei due mercuri. Ma è senza dubbio curioso notare la coincidenza con il racconto scritturale: quando la Vergine viene purificata, grazie alla presentazione al Tempio del Figlio, Giuseppe porta due colombe da offrire in sacrificio, perché – essendo povero – non può permettersi l’agnello previsto dal rito. Quanto alla spada, è troppo nota l’allegoria che prescrive il suo uso rituale legato all’ottenimento del Fuoco Segreto, la vera Luce della Materia, la Lux Materiae.

Tornando alla Festa della Candelora, Fulcanelli riporta la leggenda di Marta, sostenendo che in essa vi è contenuta, “…dietro il velo allegorico, la descrizione del lavoro che deve effettuare l’alchimista per estrarre, dal minerale grossolano, l’esprit vivant et lumineux, il Fuoco Segreto che racchiude, sotto forma di cristallo translucido, verde, fusibile come la cera, e che i saggi chiamano il loro Vitriol”; il passo è bellissimo e lo traduco velocemente da Le Dimore Filosofali:

“Una giovanetta dell’antica Massilia, chiamata Marta, semplice piccolo operaia, e da lungo tempo orfanella, aveva votato alla Vergine nera delle Cripte un culto particolare. Le offriva tutti i fiori che andava a cogliere sulle coste, – timo, salvia, lavanda, rosmarino, – e non mancava mai, qualunque tempo facesse, di assistere alla messa quotidiana.

La vigilia della Candelora, festa della Purificazione, Marta fu svegliata, nel mezzo della notte, da una voce segreta che l’invitava a recarsi al chiostro per ascoltarvi l’ufficio mattutino. Per paura di aver dormito più del solito, si vestì in fretta, uscì, e, siccome la neve, stendendo il suo mantello sul suolo, rifletteva un certo chiarore, credette l’alba prossima. Raggiunse velocemente la soglia del monastero, la porta del quale si trovava aperta. Là, incontrando un chierico, lo pregò di ben voler dire una messa in suo nome; ma,  priva di denaro, fece scivolare dal suo dito un modesto anello d’oro, – la sua sola fortuna – e lo posò, a guisa d’offerta, sotto un candeliere d’altare.

Non appena la messa cominciò, quale non fu la sorpresa della fanciulla nel vedere la cera bianca dei ceri divenire verde, di un verde celeste, sconosciuto, verde diafano e più scintillante dei più bei smeraldi e delle più rare malachiti! Non poteva credere né staccarne gli occhi…

Quando l’Ite missa est venne infine a strapparla dall’estasi del prodigio, quando ritrovò, al di fuori, il senso delle realtà familiari, si accorse che la notte non era affatto compiuta: solamente la prima ora del giorno suonava al campanile di Saint-Victor.

Non sapendo cosa pensare dell’avventura, riguadagnò la sua dimora, ma ritornò di buon mattino all’abbazia, già c’era, nel santo luogo, un gran affluire di popolo. Ansiosa e turbata, si informò; le venne reso noto che nessuna messa era stata detta dopo la vigilia. Marta, a rischio di passare per visionaria, raccontò allora nei dettagli il miracolo al quale aveva assistito appena qualche ora prima, ed i fedeli, in folla, la seguirono fino alla grotta. L’orfanella aveva detto il vero; l’anello si trovava ancora allo stesso posto, sotto il candeliere, ed i ceri brillavano sempre, sull’altare, del loro incomparabile scintillio verde…”

Consiglio agli appassionati di leggere questo passo nel francese di Fulcanelli, lasciando risuonare le parole in modo un po’ naïve: magari, à minuit, accendete una piccola chandelle e celebrate in silenzio il ritorno della Luce, portata nel ventre della Vergine Nera, come fanno a Saint-Victor, à Marseille: munitevi di thyme, sauge, lavande e romarin, di une bague o di un anneau,  e provate a pregare; con semplicità, come verrà dal cuore.

Magari, se il Cielo vuole, un giorno …qualcosa succederà.

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7 Responses to “La Vierge Noire & la Chandeleur…”

  1. Marisa Addomine Says:

    Grazie per questo post. Molti frammenti dell’affresco iniziano a trovare una collocazione… Che la Luce sia con te.

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  2. Caro Capitano,

    peccato, mi manca la lavanda… Però è molto bello quello che scrive. Spero davvero di poter comprendere le allegorie dei ceri verdi e delle colombe di Filalete… colombe che paiono alternative all’Agnello, forse lo stesso che tiene la bandiera crociata sul proprio astragalo?

    Ma forse sono fuori strada…

    Grazie, grazie per tutti gli sforzi che fa per noi, poveri testoni pigri.

    Buona Candelora!

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    • Caro Chemyst,

      non posso entrare, ora e qui, troppo nel merito di cosa rappresenti quell’Agnus: per l’enigma delle Colombe, tenga conto che – come assicura Filalete – esse debbon morire ‘alla prima ricezione‘, pena la loro inutilità. Infatti, come avrà letto nel brano del Levitico che ho riportato, è il loro sacrificio che permette la Purificatio. Se riflette senza ansia e senza testa su alcune ‘coincidenze‘ potrebbe trovar traccia del sempre presente Fil Rouge dei Maestri. D’Espagnet, le President, ne mostra un capo…

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  3. I ceri verdi mi ricordano anche il mito di Persefone e i primi semini della verde primavera.
    Grazie per questo post …molto interessante

    Notte

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  4. […] Ma torniamo al nostro Imbolc. Era appunto il rito in cui si iniziava a dare il latte agli agnelli, che venivano protetti dal Fauno contro il Lupo, per questo, nell’antica Roma, il Fauno veniva anche chiamato Lupercus. In realtà le festività Lupercali venivano celebrate dal 13 al 15 febbraio a Roma proprio nel giorno degli innamorati. Queste feste erano dei riti propiziatori della fertilità e venivano eseguiti in una caverna. Nel cristianesmo, riprendendo le tradizioni ebraiche, il periodo di purificazione della donna che aveva appena partorito era di 40 giorni, quindi dal 25 di dicembre al 2 febbraio. Anticamente si faceva partire tale tradizione dall’Epifania arrivando così al 14 febbraio. Il valente Capitano Nemo ha già trattato il giorno della candelora nel suo bel Blog quì. […]

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