“Why is a raven like a writing-desk…?”

Notizia: l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) – Lab. Gran Sasso ha ‘colto‘ un Neutrino Tau all’OPERA (…che è il nome dell’apparecchiatura di rilevamento!). Qui trovate il Press-Release dell’INFN.

Poiché, in 1 secondo, una pioggia di 65.000.000.000 di neutrini (di origine solare) attraversa – da sempre – 1 centimetro quadrato di qualsiasi corpo su Terra (ma anche altrove); e poiché il neutrino passa indisturbato ed è difficilissimo fotografarlo visto che viaggia quasi (‘quasi’?) alla velocità della luce, è stato messo a punto (dal 2007, mi pare) un esperimento in cui dall’LHC (Large Hadron Collider) del CERN di Ginevra viene sparato (dal 2007) un flusso di Neutrini Muonici in direzione dei Laboratori INFN del Gran Sasso; il fascio di Neutrini viaggia per 732 km. ad una profondità di circa 10 km., ed impiega 2,4 millisecondi per colpire le lastre di piombo di OPERA (2000 metri cubi; 4000 tonellate).

CNGS - Schema Esperimento OPERA

CNGS - Schema Esperimento OPERA

La notizia è che – per la prima volta, pare – i fisici del Gran Sasso hanno fotografato all’arrivo un Neutrino Tau (che era ‘partito’ come Muonico). Questo proverebbe la bontà della teoria che prevede che i Neutrini (esistenti – ad horas – come tre tipi: Elettronici, Muonici e Tau) possano ‘oscillare’ a loro piacimento in una delle tre ‘forme’ (Pontecorvo – 1930). Uno dei possibili corollari di questa ‘prova di oscillazione’ è che il Neutrino ha dunque una massa. Piccola, ma esistente; altrimenti – per motivi che ora sarebbe lungo spiegare – non potrebbe ‘oscillare‘, cioé cambiar ‘forma‘.

Qui trovate una ‘vulgata’ del Neutrino (in Inglese).

Nota: …tra le tante cose interessanti, segnalo questa frase:
“It is possible that the neutrino and antineutrino are in fact the same particle, a hypothesis first proposed by the Italian physicist Ettore Majorana. The neutrino could transform into an antineutrino (and vice versa) by flipping the orientation of its spin state.”

Il Neutrino è la particella più elusiva e strana che esista: se avete la pazienza di leggere la ‘vulgata’ di cui sopra, scoprirete che vi sono un mucchio di buoni motivi per cui i Fisici siano ‘puzzled‘ (e/o ‘baffled‘?). Uno dei problemi più discussi è per l’appunto quello della Massa (che NON è il peso!). Cos’è la Massa?…qui trovate un’altra ‘vulgata’ in proposito.

Personalmente, trovo la definizione proposta da Sir Isaac Newton alla pagina 1 dei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica (1687) molto più semplice e significante; eccola:

Philosophiae Naturalis Principia Mathematica - Def. 1

Philosophiae Naturalis Principia Mathematica - Def. 1

La parola che mi ha fatto sempre sobbalzare è quel ‘conjunctim‘, che è sempre tradotta – peraltro giustamente – come ‘il prodotto di’; una moltiplicazione, insomma. Ma poiché oggi è ben noto che il Lucasian Professor di Cambridge si dedicava allo studio ed alla pratica d’Alchimia, forse alla ricerca della Prisca Sapientia, riporto qui l’ultima parte del suo General Scholium (posto al termine della seconda edizione dei Principia Mathematica, del 1713):

General Scholium - Sir Isaac Newton, 1713

General Scholium - Sir Isaac Newton, 1713

Qui potete leggerse il bellissimo Scholium di Newton, nella traduzione Inglese.

Forse, parlando di Spirito Universale, bisognerebbe ricordarsi di quella splendida definizione del Maestro Sufi Shaykh Asha’i, qui. E, ritornando alle bizzarre proprietà del Neutrino, forse uno dei punti su cui riflettere – a mio modesto avviso – è cosa sia davvero la Massa, e se la Velocità della Luce è davvero …una velocità. Per non parlare della natura della Luce.

E…naturalmente, questa fu la risposta del Cappellaio Matto all’indovinello proposto alla povera Alice:

I haven’t the slightest idea!

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18 Responses to ““Why is a raven like a writing-desk…?””

  1. Caro Capitano,

    stavo preparando un commento ai “Due Zolfi”, ma lei ha interrotto le mie meditazioni con questo “fulmine a ciel sereno”.

    A Newton, Sir Isaac (1643-1727), alchimista, fisico e matematico (nell’ordine), dobbiamo la prima definizione di “massa”, nei “Principia Mathematica Philosophiae Naturalis” così come quella di elemento chimico si ascrive al suo mentore, Robert Boyle, nel “Chimico Scettico”.

    Quantitas Materiae est mensura ejusdem orta ex illius Densitate & Magnitudine conjunctim” (1)

    La Massa di un corpo è dunque definita come “Quantitas Materiae” -Hanc autem Quantitatem sub nomine Corporis, vel Massae intelligo-, la quantità di Materia che nasce dalla misura della medesima “conjunctim” –parola che la fa giustamente sobbalzare- a grandezza e densità di quella.

    Ho impiegato lunghi anni per capire che sir Isaac talvolta, come in questo caso, scrive con la chiarezza di un Filalete.

    La scelta non è casuale. Perché non è affatto improbabile che i due si conoscessero bene, dal momento che John Wintrop jr. (1605-1676) –questa l’identità anagrafica più accreditata di Filalete- fu il primo “coloniale” ad essere ammesso, fin dal 1661-3, nell’alto ed esclusivo consesso della Royal Society, ufficialmente fondata nel 1660, e voluta da Robert Boyle come continuazione “a cielo aperto” del segretissimo “Invisible College”, dedicato al culto della “Nuova Filosofia”.
    Molto si potrebbe dire intorno ai reali intenti di questa “Reale Società di Londra per il miglioramento della conoscenza naturale”, ma non è questa la sede adatta.
    Basti qui ricordare che Sir Isaac ne fu presidente per 24 anni, dal 1703 fino alla sua dipartita nel 1727.

    Per tornare “sicco pede in medias res” quel “conjunctim” effettivamente stupisce non poco.

    Possiamo dargli due significati, simili ma non identici; “moltiplicato” e “congiuntamente”.

    Come ragionevole premessa supporremo che il termine “grandezza” per Newton significasse, -come sostengono i più- quella misurabile dalle dimensioni geometriche del corpo. Ossia come volume.
    Ogni massa ha volume, perché è un corpo e in quanto tale deve essere esteso geometricamente. Ma non vale l’inverso, perché non tutti i volumi hanno massa.

    Primo significato: “moltiplicato”.

    La Quantità di Materia, ossia la “massa” è pari alla misura della Materia ottenuta dal prodotto della sua (stessa) densità per la sua grandezza.
    In questo caso, per non cadere in una banale tautologia, -sappiamo infatti, dai (lontani) anni del liceo, che la massa si ottiene moltiplicando il volume per la densità-, dovremmo ritenere che la definizione di massa esprime soltanto una delle sue proprietà: la massa, la densità e la grandezza, e per essa il volume, sono grandezze note tra le quali vale la relazione di uguaglianza (1).

    Francamente, questa interpretazione non sembra soddisfacente.

    Passiamo oltre.

    Secondo significato: “congiuntamente”.

    In questo caso leggeremo: “La massa è la Quantità di Materia che si ottiene congiuntamente dalla misura della densità della stessa Materia e del volume correlativo alla Materia stessa.”
    Di quale Materia e volume si tratta?
    Della l’Hylé aristotelica, Materia Prima, Universale, matrice, per successive differenziazione, dei quattro elementi. E’ questa la Materia condensata nel volume del corpo che, in ultima analisi, ne è costituito. Allora, per conoscere la massa del corpo dovremo misurare la quantità di Materia (Prima) contenuta nel cronotopo (spazio + tempo) occupato dal corpo stesso. In altre parole la massa esprime adesso l’addensamento della Materia Prima, e la sua misura dipende da quanta di “quella” Materia si contiene nel volume del corpo.
    Nessuna tautologia e nessuna contraddizione, ma una legge universale che svela l’origine della massa.

    Non è poco, perché ne deriva immediatamente che la variazione di luogo nel tempo, ossia il moto, è regolato dall’addensamento di Materia nel cronotopo. Nel momento in cui cerco di far entrare più Materia (con un impulso o “vis viva”) in un cronotopo già saturo, il corpo si sposta, ossia si disfa e si ricompone (effetto tunnel), zolfo permettendo, in un luogo meno affollato.

    A tutt’oggi non è nota la relazione, intravista da Newton, che definisce quantitativamente lo Scambio Universale Materia Massa. Ma è ragionevole ritenere che il neutrino vi giochi il ruolo fondamentale, attraverso il meccanismo del Doppio Decadimento Beta (diretto e inverso) che, nelle parole di Francesco Pannaria, “ E’ il padre dell’Universo”. E’ questo il motivo per cui l’elusiva particella ha tre stati, pur rimanendo sempre la stessa, Majorana docet: andata, ritorno, stazionaria.

    Dello explicit dei Principia alla prossima puntata.

    Fraternamente, comme un fou,

    Frà Cercone

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    • Caro Frà Cercone,

      eresia‘ significa ‘scelta’, ed esprime in genere una dottrina contraria ad uno o più dogmi.
      Ero certo della sua ‘scelta’, e quando ho ‘scelto’, a suo tempo, che senso attribuire al ‘conjunctim‘ sapevo che avrei avuto il conforto e la compagnia di pochissimi. Ed è sempre una gioia potersi ritrovare in quella ‘band of few‘ del provvido Scuotilancia!
      Spesso penso all’enorme lavoro di studio, di indagine approfondita condotta da Sir Isaac sul doppio piano del privato e del pubblico: e se ha scritto quel che ha scritto, ritengo che lo abbia potuto fare anche grazie a quel che sperimentava e studiava nel suo laboratorio alchemico: ma – anche questa, credo – suonerebbe come un’eresia, non crede?

      La sua lettura della Definitio I dei Principia Mathematica mi trova consono, consenziente e consolato!… 🙂
      Ma vi sono cose, nel cammino, che è difficile da far accettare dal mondo della complicazione, proprio per la loro estrema semplicità.
      Par di capire, dunque, che più si va avanti nel Bosco della Dama e sempre meno si possa raccontare: lo stesso Sir Isaac ha lasciato un’opera monumentale per ciò che riguarda quel che è utile qui, e piccole tracce – come Pollicino – di ciò che è utile altrove.

      Sir Isaac Newton : “Medii interea, fi quod fuerit, interftitia partium libere pervadentis, hic nullam rationem habeo.
      Il Cappellaio Matto: “I haven’t the slightest idea!

      Captain NEMO

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  2. Cari Compagni ‘Fisici’,

    è molto interessante leggervi, ed intervengo così un po’ a memoria e un po’ con il solo aiuto del web, con la promessa, se necessario, di approfondire una volta che possa consultare un buon dizionario di Latino.

    Incidentalmente, mi piace molto l’immagine del cronotopo e la spiegazione del movimento: lavorandoci un po’ su, forse, il teletrasporto di Star Trek non è poi così lontano…

    Ma tornando all’avverbio ‘conjunctim’, è qui in una forma tarda per ‘coniunctim’, un vezzo della tarda latinità esteso a molti termini (ejusdem per eiusdem, per restare nello stesso testo), e la fonte disponibile online lo traduce con: congiuntamente, unitamente, in comune.

    Ho voluto allora cercare il verbo originario, coniungo:
    accoppiare (v.tr.) accludere (v.tr.) stringere (v.tr.) unire (v.tr.)
    unire (v.tr.) collegare (v.tr.) congiungere (v.tr.) riunire (v.tr.)

    Sembra di vedere un significato univoco, dunque, quello che ci fa ‘sobbalzare’, e che non a caso ha scelto Sir Isaac. Forse la consuetudine del rapporto studiato al Liceo lo fa tradurre con un ‘moltiplicato per’ di cui finora non ho trovato traccia, anche se, come ho detto, non voglio trascurare la consultazione del Calonghi, che più di una volta riserva sorprese ‘alchemiche’, e non riporta come in questo caso la sola fonte di Cesare, autore poco letterario e molto pratico.

    Grazie infine per l’aggiornamento sui neutrini sulle tre specie e sulla sua disinvoltura nel poter cambiare spin a piacimento, oltre che categoria: avevo al Liceo l’impressione che il neutrino fosse ‘solo’ un modo per far quadrare i conti nella vita delle particelle, o meglio nei loro segni elettrici, mentre da quando indago certi sentieri esso assume un interesse del tutto diverso, per usare un pallido eufemismo.

    Spero di non esservi parso superficiale, di più non riesco a fare con la bimba accanto che impara una poesia…

    Chemyst

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  3. caro capitano,

    anni fa, commentando l’inizio dell’esperimento che iniziava nel Gran Sasso, scrissi che immaginavo i neutrini (il neutrino) danzare nello spazio come dervisci, modificando la loro modalità di presentazione: e-mau-tau…e-mau-tau…e-mau-tau…

    vedevo poeticamente in questa “danza” una espressione dell’identità del numero 1 e del numero 3: 1=3. Ne parlai con Paolo e ne scaturì una intera notte di chiacchiere, considerazioni al limite (oltre il limite) del ragionevole, ancora mi commuovo per quell’incanto…

    La sera/notte trascorsa in laboratorio a “cercare” mi fa sempre più “sentire” dentro la scelta di allora, consono, consenziente anche se ancora non consolato…

    Mi piacerebbe sapere da voi se avete una opinione sulla teoria (alternativa al bosone di Higgs), del Vuoto Quantomeccanico di Massimo Corbucci

    un abbraccio, e una caro saluto a tutti

    Emil Sinclair

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    • Caro Emil Sinclair,

      trovo molto bello l’accostamento dello Spin con le Danze dei Dervisci, la destra verso il Cielo, la sinistra verso Terra. E’ un’immagine sensibile di ciò che accade nell’infinitamente piccolo e nell’infinitamente grande.
      Sullo Spin si potrebbe, giustamente, dialogare per ore…ma finiremmo per volare troppo alto.
      Ci si potrebbe (dovrebbe?) chiedere ‘perché‘ un corpo puntiforme – come una particella – ‘decida‘ di ruotare, in un senso o nell’altro. E’ come se la materia scegliesse il suo modo di ‘apparire‘. E’ una cosa misteriosa, ma bellissima. Tutto, quando gira, sceglie un ‘verso’: anche noi, se non pensiamo, decidiamo di ruotare sul nostro centro in una sola direzione, che è quella di nostra pertinenza ed appartenenza: per alcuni è una rotazione sulla destra, per altri sulla sinistra. In mezzo, uno specchio…e il capovolgimento, genera la specificità e la direzione, nel dare o nel ricevere. Nello scendere o nel salire.
      Mi chiedo sempre: possibile che nessuno voglia arrendersi all’evidenza di un’Intelligenza all’opera in ciò che ci ostiniamo a chiamare ‘materia’?

      Quanto al ‘vuoto quantomeccanico‘ di Corbucci. Confesso che non conosco bene ciò che dice di aver scoperto: ho dato un’occhiata sul Web, e mi sono divertito. Lui si è messo a contare le strutture della materia, secondo l’apparire dello Spin. E dice di aver trovato ‘un buco’ in ogni atomo; lo chiama ‘il sotterraneo’, il ‘baratro’ che sottosta ad ogni manifestazione. Bell’immagine. Qualcuno direbbe: ‘…bella scoperta!‘. Lo trovo divertente. In effetti, ognuno – quando i conti non tornano – sceglie come mettere ordine nelle cose. Personalmente ho qualche perplessità, anche semantica, su una ‘cosa’ come il ‘vuoto quantomeccanico’. Suona un po’ stridente. Ma magari va bene. Corbucci propone una divertente volgarizzazione: perché no?
      Ma ciò che tutti cerchiamo su Terra è Verità: io credo che non stia qui. E’ altrove e altroquando. Alice va oltre lo specchio e scopre qualcosa: tutto è meraviglioso e tutto è alieno. Restando qui, è solo possibile elaborare ‘modelli’: la Scienza ha i suoi, e un modello materiale non potrà mai portarci alla Verità. Corbucci ha elaborato il suo, con cui, evidentemente, si trova bene. Ognuno sceglie ciò che gli pare. Ma è vero, anche, che esistono modelli più adatti ai non-compleanni, che – qui – sono sempre di più dei compleanni. Forse Corbucci non si è innamorato dei modelli proposti da quei silenziosi Fisici italiani ricordati dal buon Frà Cercone: ed ha elaborato il suo.
      I modelli sono utili, ma sono sempre e solo modelli.
      Noi non possiamo conoscere come stanno le cose, stando da questa parte dello specchio. Possiamo solo, in determinate condizioni, frutto di un’Intelligenza molto aliena alla nostra, apprezzare fugacemente la meraviglia di una Natura che ‘sa‘ e ‘fa‘, e che chiama e richiama da altri luoghi, e da altri tempi. Alcuni si innamorano di questo, ma non tutti. Un po’ come dice Filalete: “I Filosofi venerano il loro Mercurio preparato, e alcuni gli offrono Oro, ma non tutti lo fanno“. E ricordo il sorriso – triste ed allegro allo stesso tempo – di Paolo Lucarelli che sottolineava quella singolare affermazione.

      Captain NEMO

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  4. Caro Capitano,

    perdoni l’intromissione, ma l’argomento mi sta troppo a cuore per sottrarmi a una replica immediata.

    Il “vuoto quantomeccanico” (chevvordì?) di Corbucci è la Materia Pura.

    Intravista nel 1847 dell’abate Lacuria in termini di filosofia naturale (Les harmonies de l’Etre, 1846)
    Descritta per la prima volta, in termini propriamente fisici da Francesco Severi (Materia e causalità, energia e indeterminazione, Scientia, 81, 1947, 49-59).
    Studiata nel suo ruolo fondamentale nell’interazione fisica, da Francesco Pannaria (Fisica Nucleare – Principio di scambio nel cronotopo, Accademia Nazionale dei Lincei 1960)
    L’energia del “vuoto fisico” è stata calcolata da Francesco Pannaria (La materia incombinata. Antimateria, Potenza della Materia Pura, Bollettino della Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici, 1958-60; Il “vuoto” fisico, Ingegneria Ferroviaria, 1971).

    Per rendere giusto merito ai Grandi Ignorati che tanto studiarono, lottarono e patirono, per scrivere le “Prime pagine della Fisica Nuova”

    Grazie per la fraterna ospitalità

    Frà Cercone

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  5. Caro Captain,
    Il peso specifico del Pb è di 11,34 Kg/ dm cubo, per cui 2.000 metri cubi dovrebbero pesare 22.680 Tonnellate, o mi sbaglio?
    Un caro saluto
    N1+1

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    • Caro nettuno+1,

      la sua precisazione non fa una piega; tuttavia i dati forniti dall’INFN sono quelli, come potrà vedere nello schema illustrato, o leggere nel Press Release. Quei dati, evidentemente, si riferiscono a tutto l’apparato: si dice che solo il ‘detector‘ è formato da 150.000 ‘mattoncini’ – del peso di 8,3 kg. l’uno – i quali, a loro volta, sono costituiti, ognuno, da 56 lastre di piombo, alternate a layers filmografici.

      Captain NEMO

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  6. Emil Sinclair Says:

    grazie Capitano e grazie Frà Cercone,

    mi sento in sintonia con le vostre osservazioni…
    sempre più netto il richiamo da luoghi e tempi “altri”, un “altrove e sempre” che richiede solo di essere colto, non spiegato…

    Emil Sinclair

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  7. capitano

    sa cosa mi viene in mente?.. la tavola del mutus liber che parla di rugiada..e..e l’Amor che muove il sole e le altre stelle.
    mah..! chissà..! mi gira anche un pò la testa stasera sarà la staro perdendo del tutto.

    mi scusi sà, buona notte.

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  8. Caro Capitano,

    credo che un commento come quello di anto-az sia il riconoscimento e … la riconoscenza per la bontà del lavoro che sta facendo con questo Blog.
    Non trova?

    Chemyst

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  9. caro capitano

    Mi rendo conto di essere “off topic”- forse poi non sò- ma mi aiuti in questo ragionamento e cioè ; mia madre chiama lo specchio mercurio, allora mi domando quello filosofio è un doppio mencurio?
    un corpo che si ossida, potremmo dire che perde il propio umido radicale?
    un corpo ossidato conserva in sè la vita nello stesso modo che quando non lo è?
    il dissolvente universale è un agente ossidante?
    il mercurio filosofico non è soggetto a ossidazione?
    buon capitano mi fermo qui,anche se ne avrei almeno un milione e mezzo di cose.
    le sarei grato se almeno ne parlasse.

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    • Caro anto-az,

      come vede i suoi commenti arrivano; ma in estate, lo si sa, ogni cosa prende un altro ritmo…
      Quanto alle sue domande, rispondo velocemente:

      A)…il Mercurio Filosofico è un mercurio doppio; sta scritto ovunque. Ma è anche altro.
      B)…un corpo che si ossida, ha legato a sè qualche atomo di Ossigeno. Il parallelo con l’Umido Radicale mi pare del tutto fuori posto. Una cosa è la Chimica e le sue teorie, un’altra l’Alchimia. Sono mondi del tutto separati, se pur contigui nel mondo dell’apparenza. Pretendere di comprendere l’Alchimia con la Chimica mi pare impresa ardua, in cui molti illustri personaggi si sono cimentati; con risultati divertenti e del tutto assurdi. Si tratta di un approccio fuorviante.
      C)…il Dissolvente Universale ha probabilmente un ‘vestito chimico’ singolare, ma temo che lei sia completamente fuoristrada. Vale quanto detto al punto B)
      D) Vide punto C).

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  10. caro capitano

    mi sono accorto che alcuni miei messaggi non vengono visualizzati,….mha!
    per esempio l’ultimo mi da in attesa di moderazione da tre giorni, non credo sia cosi di scarso gusto poi…puo essere che mi sbaglio.

    grazie.

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  11. caro capitano.

    Non capisco come mai i miei commenti non vengano tutti pubblicati, mi è capitato che sui commentii ci fosse la dicitura “in attesa di moderazione”
    per ben tre giorni dopodi che spariti del tutto, cosa succede?

    Grazie e, a presto -spero-!!?

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  12. caro capitano,

    l’estate, mi pare, è tempo di riposo, no?
    grazie per le sue risposte, credo prendero un pò di tempo per risponderla.

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  13. caro capitano,

    ” temo che lei sia completamente fuoristrada” che importa capitano, questo se pur potrebbe in un primo momente sgomentarmi per le ragioni che lei credo comprenderà, mi lascia d’altraparte indifferente,la sola compagnia della Gran Dama mi rende particolarmente gioioso.
    ” Pretendere di comprendere l’Alchimia con la Chimica mi pare impresa ardua, in cui molti illustri personaggi si sono cimentati; con risultati divertenti e del tutto assurdi. Si tratta di un approccio fuorviante.”
    si deve pur iniziare da qualcosa, se non vado errato anche la chimica è parte della natura, mi rendo conto che potrebbe essere terreno scivoloso ma per adesso tant’è.
    degli illustri personaggi di cui parla, immagino sia stato per loro un lavoraggio, il Maestro Fulcanelli dice; che sarebbe stato meglio non imparare nulla piuttosto che disimparare tutto…..,comunque credo che la Queste li abbia resi felici, e un pò meno stupidi di quanto siano nati.
    le imprese ardue poi, mi stimolano non poco.
    per quanto riguarda i risultati credo immagini quale sia il loro interesse per me, anche se assurdi, non è forse vero che Alchimia è definita anche la scienza dei folli..?
    L’Alchimia è cosa assai seria, dove si lavora con “cose” altrettanto serie e di cui, credo, bisogna aver rispetto, timore.
    Capitano non chiedo nulla in gratis sono abbituato a lavorare, e le mie intenzioni sono quelle di uno che in tutta umilta, ascolta con la sua profonda ignaranza e vuole comprendere fin dove le propie possibilità lo permettano e lo portino, è Amore..e come si dice se son rose fioriranno.
    cerco di essere il piu sintetico possibile, anche se c’è da scrivere molto,ma credo questo non sia luogo dove sia possibile, mi è bastato renderle, credo, chiaro il mio attuale stato, le mie reali intenzioni.
    piu che confusione la mia è un groviglio di prime letture,poche seconde,e pocchissime terze, c’è tanto ancora da lavorare.
    in merito alle sue indicazioni le sono grato rispondero con piu calma in seguito,se mi sarà possibile.

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  14. Caro capitan Nemo, apprezzo il suo lavoro. Coraggioso e controcorrente – detto da un folle come il sottoscritto, c’è da crederci. Ho masticato metabolizzato intossicato alchimia dal 1971, grazie al mio maestro che per campare vendeva frutta e per diletto, regalava conoscenza; detto questo, mi permetto di farLe alcuni appunti non critici, no, ma di scambio. L’alchimia appartiene, per così schematizzare, al Cosmo, ma non soltanto. Vi è un interfaccia, una sorta di parete di Block bucherellata che la collega al sovrasensibile, fino al trascendente. Ora, la tavola degli elementi va’ apparecchiata sul nostro piano, con qualche appendice sottotraccia, magari. Dietro le particelle conosciute vi sono campi eterici da cui un unica particella, spostandosi, si manifesta con numeri atomici diversi. Se tutto è uno e unico, il nostro mondo, quello che vediamo, è teatro di eventi manifestazioni energie che viaggiano dall’infrarosso psichico a quello ultravioletto. Quindi, alchimia è insorgenza coscienziale multispettro. Il Dono di Dio, poi, ci permette di toccare l’intima parte della materia, di manipolarla, di estrarne il quid eterico, da dove essa si esplica, compare. Se tocco un ciottolo, una pietra o una breccola come si dice a Viterbo, devo riuscire a suscitare l’etere-luce che da uno stato involuto insorge: così risveglio la sua anima dal sonno. Faccio questo per entrare in contatto intimo con il cosmo. Uno scambio tra me e la pietra, diventa naturale.

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