I due Zolfi e l’Acqua Mercuriale…

Come tutti gli studenti d’Alchimia sanno, l’Arte Reale appare spesso piena di termini astrusi, allegorici, misteriosi quanto affascinanti: trovare il bandolo della matassa, il Fil Rouge iniziale, non è cosa facile. Ci vogliono anni ed anni per abituarsi a leggere tra le righe, ad imparare a non cadere in decisioni troppo affrettate nell’attribuire a questo e a quello una precisa identità dei corpi e degli Spiriti prima di avvicinarsi, pian piano, allo soglia decisiva – e per questo spesso terribile – dell’esperienza di Laboratorio.

Qualche tempo fa, parlando dello Spirito Universale (qui), avevo proposto la famosa incisione, tratta dall’Atalanta Fugiens di Michel Maier, in cui è raffigurato il Vento: “Portavit eum Ventus in ventre suo” è la frase forse più popolare in Alchimia, e non per questo non meno esatta ed istruttiva. Nel testo di Maier si fa un accenno esplicito allo Zolfo che è ‘chiuso‘ nel ventre del Mercurio, ed avevo segnalato questo curioso punto della dottrina: tutti sanno che è dall’unione dello Zolfo e del Mercurio che può nascere il vero matrimonio, ma il punto è che esistono molti ‘mercuri’, ed anche diversi ‘zolfi’. Questa confusione, certo voluta ad arte da parte degli autori che amano complicare le cose semplici per renderle appetibili ai ragionatori, è tuttavia inerente la Natura stessa delle cose materiali e Spirituali con cui ogni alchimista avrà a che fare una volta acceso il proprio Fuoco.

A titolo di maggior chiarezza ed altrettanta confusione – le due cose vanno sempre di pari passo – segnalo un brano che trovo veramente divertente, ma istruttivo a modo suo, tratto da una collezione di testi alchimistici ad opera di Guglielmo Gratarolo: Verae Alchimiae, Artisque Metallicae, citra Aenigmata, Doctrina certusque modus, scriptis tum novis tum veteribus nunc primium & fideliter maiori ex parte editi, comprehensus…(1561) (qui). Ecco il passo, in cui si risponde alla domanda: ” Cos’è questa Terra Fogliata?…“:

De Lignum Vitae

De Lignum Vitae

Una rapida traduzione potrebbe suonare così:

Raimondo – E’ il mercurio preparato, con il quale dobbiamo unire il suo zolfo: sebbene si possa capire in un altro modo.
Discepolo: Svelami quest’altro modo
Raimondo: Secondo la frase di Geber in Lib. 3 Cap. 7 nei corpi metallici vi sono due sulfureità: delle quali una è racchiusa nel profondo dell’argento vivo al principio della sua commistione: e questa è chiamata oro, aes, venere, numus [1], arsenico, aureopigmento, vetro, vetriolo, anima, fuoco, acqua verde, leone verde, vino, sangue umano, sangue del dragone, acqua permanenete, a differenza dell’acqua mercuriale, che non è permanente: poiché quella è l’impedimento alla fissazione. L’altra sulfureità dei corpi è sopravveniente, e fissa: e questa è chiamata zolfo, marte, vetro, vitriolo, vino e sangue. E siccome questa sulfureità sublima come foglia dell’oro o dell’argento e di moltri altri colori significativi, mutati dagli occhi di Argo nella coda del pavone; in verità il sopraddetto zolfo chiamato oro, venere e via dicendo, deve essere unito con l’altro zolfo chiamato marte (come dice Geber Lib. 1 Cap 13) e questo si deve fare mediante l’acqua mercuriale, che (come dice Geber Lib. 1 Cap. 15) è il mezzo di congiunzione delle tinture: ed è significata dalla rete sottilissima di Vulcano, con la quale legò Marte e Venere simultaneamente. Perciò Hermes disse ‘ Seminate l’oro nella terra fogliata‘. Arnaldo dice: ‘L‘acqua è il mezzo con il quale si congiungono le tinture, cioé gli zolfi: che (come dice Geber come sopra Cap 13) sono la luce e la tintura di tutti i corpi.

Guglielmo Gratarolo - incisione di T. De Bry

Guglielmo Gratarolo - incisione di T. De Bry

Guglielmo Gratarolo, un illustre medico bergamasco emigrato a Basilea a causa delle sue posizioni poco cattoliche,  compilò la sua raccolta basandosi sul precedente De Alchemia di Petreius (1541), ma vi aggiunse il Lignum Vitae (da cui è tratto questo passo) di Giovanni Bracesco: si tratta di un dialogo immaginario tra Raimondo Lullo (lo Pseudo-Lullo) ed il suo anonimo ‘discepolo‘ (ispirato al Démogorgon di Boccaccio), il cui scopo evidente è quello di diffondere la visone alchemica del cosiddetto Geber latino. Il passo riportato, dunque, propone l’interpretazione diel pensiero di Geber ed altri autori della stessa scuola (Alberto, Morienus, etc.) fatta da Bracesco, alchimista e Priore dei Canonici di San Secondo di Orzinuovi, in provincia di Brescia. Il testo, ennesimo esempio di “Dialogo” tra un Maestro ed un apprendista, è molto interessante e pieno di riferimenti alla mitologia Greca e Latina. L’accenno di spiegazione del famoso mito di Marte, Venere e Vulcano è senza dubbio appetibile per chi studia, ma ciò che ritengo interessante è quella particolare ‘explicatio‘ sulla duplicità dello Zolfo; questo aspetto Filosofico, che si trasmette quasi intatto anche nei testi seguenti, sebbene amabilmente velato (come in Filalete), può fornire lo spunto per migliori riflessioni, sia a livello di studio dei testi, sia al tavolo del Laboratorio.

I riferimenti di Gratarolo e di Bracesco a Jabir ibn Hayyan

Jabir ibn Hayyan

Jabir ibn Hayyan

sono evidentemente quelli delle edizioni allora disponibili e sono tratti dal Summa Perfectionis Magisterii, reperibile in moltissime raccolte d’Alchimia antiche e moderne: per chi volesse consultare i passi indicati dai due alchimisti italiani nel brano soprariportato, ci si può riferire a Bibliotheca Chemica Curiosa (1702), Tomo I, Lib. II, Sect. II, Subsect. IV, pag. 543 (Caput VII – De Veneris Essentia), oppure – in una traduzione francese tratta (e adattata al moderno) da Salmon – a Oeuvre Chymique de Geber (Ed. G. Trédaniel, 1976), Livre Second, Chap VIII, pag. 38 (De la Nature de Venus ou du Cuivre).

Ecco il passo di Geber cui si fa riferimento, tratto da un’edizione del 1502:

Jabir ibn Hayyan - Summa Perfectionis

Jabir ibn Hayyan - Summa Perfectionis

Ed una mia rapida traduzione, con qualche adattamento, di questo latino del 1500:

“Da quanto detto in precedenza, dunque, risulta necessariamente che nei corpi ci siano due sulfureità. Una racchiusa senza dubbio nella profondità dell’argento vivo, all’inizio della sua creazione. L’altra, in verità, sopravveniente dagli accidenti, che si toglie con fatica. L’altra, veramente innata, non è possibile toglierla attraverso nessun ingegno di artifici che si facciano tramite il fuoco, affinché la nostra operazione possa pervenire (allo scopo) in modo congruo ed utile, poiché è già unita con lui (con l’argento vivo) nella radice della creazione. E questo è provato dall’esperimento, in cui vediamo che la sulfureità adustibile si distrugge attraverso il fuoco, e la sulfureità fissa, in verità, in minima parte. Se quindi dicessimo che si possa pulire e fissare i corpi per mezzo della calcinazione e della riduzione, si intenda soprattutto (pulirli e fissarli) dalla sporcizia terrestre, che non è unita con loro (l’argento vivo e lo zolfo fisso) nella radice della sua natura o nel profondo. Poiché non è possibile ingegnarsi per mondare (la cosa) unita per mezzo del fuoco, se non somministrando la medicina dell’argento vivo, che occulta e contempera quella.”

Il passo di Geber è più approfondito e di facile comprensione, pur se tratto da un latino un po’ troppo moderno, frutto probabilmente delle numerose traduzioni, copie ed adattamenti. Consiglio, a chi fosse interessato, la lettura completa del capitolo di Jabir, ricca di ulteriori riferimenti e indicazioni. Ferma restando – sempre – la raccomandazione di non prendere tutto per oro colato, non posso non sottolineare come l’Alchimia porga sempre gli stessi insegnamenti: in antichità (Geber si suppone fosse dell’800 D.C.) si insegnavano le stesse cose che oggi ritroviamo in Filalete o Fulcanelli.

L’Alchimia non è mai mutata nella sua essenza e nella sua profondità, nella sua estrema semplicità d’approccio e di indagine di Madre Natura. A questo proposito, chiudo il Post con un’immagine famosa ed eloquentissima, che ‘parla‘ proprio di ciò che tutti gli alchimisti, antichi e moderni, hanno voluto indicare con immutata intensità:

Leo Viridis

Il Leone Verde...


[1] In latino ‘numus’ indica la moneta, o una cosa scambiata, un dono. Martinus Rulandus lo fa corrispondere a Piombo, Piombo Nero. Dom Pernety, dal canto suo, indica con ‘nummus’ la materia dell’opera al nero.

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37 Responses to “I due Zolfi e l’Acqua Mercuriale…”

  1. Caro Capitano,

    un breve commento di primo acchito, con il proposito di ritornarvi su, tanto per non perdere alcune delle impressioni suscitate da questo istruttivissimo suo post: a proposito della ‘sulfureità adustibile’, sembra quella di cui bisogna liberarsi all’inizio, prima ancora di iniziare… è curioso, poi, come per indicare i due zolfi l’Autore li indichi con altri nomi in parte coincidenti: ciò a sottolineare che, comunque, per quanto impuro e da togliere (da togliere… ma chissà) è pur sempre uno zolfo, ed è chiamata tanto quanto l’altro con i termini di vetro, vitriolo. Interessante, davvero. Forse che non tutti i mali (le colpe del nostro Demiurgo approssimativo, ripensando a Lucarelli) vengano per nuocere?

    Un altro pensiero, differente da questo, a proposito del Laboratorio: sembra di intuire dalle sue parole che si potrà varcare la soglia solo se sufficientemente pronti, sia per studio sia per maturazione individuale, ma che, una volta dentro, ci sia ancora molto, moltissimo da cercare, verificare, scoprire. Si acquisisce una idoneità al mezzo (il Laboratorio) che comunque è ‘solo’ il gradino iniziale di una lunghissima scala di Giacobbe.

    A chi starà la decisione? Al nostro cuore oppure a quello di un ‘Maestro buono e caritatevole’?

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    • Caro Chemyst,

      il paralleo da lei offerto con le operazioni di ‘pulizia‘ iniziale è interessante, ma forse il brano indica qualcosa di più profondo ed intimo; un aspetto di ogni materia alchemicamente lavorata, con cui ogni alchimista si scontra una volta davanti al forno. Se dovessi pensare a voce alta, le direi di riflettere sul ‘carceriere‘, il ‘secondino‘, ed il ‘prigioniero‘ che grida incessantemente ‘…aiutami, ed io ti aiuterò!…‘. Su questo palcoscenico, fotografato da Geber, abbiamo – pare – i due zolfi (il ‘buono‘ ed il ‘cattivo‘) ed un Mercurio. Parrebbe facile fare le rispettive attribuzioni, no?…però, però, però…più invecchio e più penso a ciò che sta dietro le quinte, al retroscena, specchio fedele del mondo di qua, Maya. Secondo me, Geber, e Bracesco e Gratarolo, stanno illuminando con un riflettore il palcoscenico; e gli spettatori applaudono, rapiti dal pathos del dramma in corso. Secondo me, vi è molto di più…ma il discorso sarebbe troppo lungo. Comunque, le faccio notare, l’unica cosa in grado di ‘aprire la prigione‘ è la Medicina dell’Argento Vivo. Noti, la prego: la Medicina di, non l’Argento Vivo…che vorrà dire Mastro Geber?
      Quanto all’apertura del Laboratorio: se si vuole davvvero tentare di comprendere come opera Madre Natura, quel passo è indispensabile. Ed ha ragione nel pensare che si entra in un altro mondo. Non più il nostro, ma quello di Madre Natura. E le sorprese non finiscono mai. Pur vedendo con gli occhi quanto descritto perfettamente da Geber, si resta spesso stupiti ed interdetti da un mucchio di altri accadimenti. Perché nel Reame di Madre Natura non v’è traccia alcuna della nostra logica, della nostra etica, dei nostri consueti valori.
      L’eventuale decisione, dunque, è solo di chi studia, affidata al Cuore di chi studia…un Maestro (ed è cosa rarissima incontrarlo) può solo dare qualche consiglio. Il resto del cammino è cosa del tutto personale, da compiersi in salita ed in discesa, su e giù per le valli e i monti di un mondo dove regna un Meraviglioso molto alieno dal nostro comune vedere e sentire.
      Ogni alchimista deve restar solo, a pregare, ad accudire la materia ed il fuoco, a guardare, a cercare…senza sapere se mai troverà ciò che cerca.
      Chi vuole qualcosa, la ottiene; facilmente. Gliela danno. La tirano giù dai loro scaffali e la mettono sotto il naso del volente; e lui si appaga. Per questo ci sono le ‘ricette’.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  2. Giovanni Tirso Says:

    Grazie Capitano per i suoi post sempre illuminanti, leggendolo mi è venuta in mente una riflessione molto banale che feci tempo fa sulla natura dell’uovo di gallina, analizzandolo noi vediamo un guscio, una cuticola sottostante e le due parti principali, l’albume bianco, che fornisce la sostanza nutritiva, avvicinabile per analogia al mercurio perchè coagulabile, e il tuorlo rosso, il vero nucleo che diverrà pulcino, e che potremmo quindi avvicinare allo zolfo coagulante, ma se un altro zolfo, cioè quello del gallo non si inserisce tramite l’albume e si fissa con il tuorlo, mai avverrà la generazione del pulcino. Secondo questa prospettiva anche in questa generazione gli zolfi sono due e non uno, uno è interno alla matrice femminile (venere), ed uno è esterno, quasi invisibile, e di matrice maschile (marte). Il ruolo dell’albume credo sia fondamentale per due motivi, sia per la preparazione e inglobazione del seme maschile esterno, sia per la fornitura di energia necessaria affinchè la generazione sia attuabile e progressiva. Non so quanto sia pertinente questa analogia con il campo alchemico, ma so che guardare nella natura non fa mai male…un Abbraccio !

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    • Caro Giovanni Tirso,

      il paragone con l’uovo è corretto ed allettante. Se volessi seguirla, le chiederei: lei dunque pensa di ‘inserire’ un altro zolfo tramite un album? … 😉
      E come la mettiamo con Geber che sostiene che l’unica cosa che può agire è la Medicina dell‘Argento Vivo?

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  3. Giovanni Tirso Says:

    Carissimo Capitano,

    Premettendo la mia profonda ignoranza in campo Alchymico, provo a fare una congettura; partendo sempre dall’analogia dell’uovo di gallina, sappiamo che il seme che cercano gli alchimisti è quello dei metalli, ” Ora, siccome in tutto il corso della natura si osserva che tutte le cose crescono dal seme e si moltiplicano per mezzo del seme e che ogni cosa non può generare altro che cose uguali a se stessa, è chiaro che se vogliamo moltiplicare l’oro, questo deve essere prodotto e preparato unicamente col seme dell’oro. E che dobbiamo moltiplicare e far crescere questo seme non in altezza, come gli alberi e le piante, ma in forza e virtù. … Come l’uomo non può produrre, gettare nella terra e far moltiplicare un chicco di grano che non sia già stato creato da Dio, così l’alchimista non potrebbe produrre con la sua arte il primo seme dei metalli se Dio stesso non l’avesse immesso nella natura degli stessi.” (Gold-und Silberbaum, L’Albero dell’oro e dell’argento).
    Se il seme dei metalli però fosse un qualcosa di agente solamente sugli stessi metalli da questi non si potrebbe generare un Agente universale, ecco perchè scrivono :”… Se per mezzo del fuoco astrale riuscite ad affrancarli dalla compatta oscurità, a moltiplicarli e a renderli stabili, vedrete e constatereteche nel loro interno i metalli sono una pura luce della natura concentrata, fissa e mescolata al fuoco, che quando viene liberata dai suoi oscuri legami dalla soluzione sofica spesso attira e fissa i raggi del sole, che sono uguali ad essa, per cui la luce delle essenze metalliche viene aumentata e moltiplicata notevolmente. … . Benchè siano generati dal seme universale e abbiano questo seme dentro di se, i metalli e i minerali non possono moltiplicarsi da soli nelle loro officine. ” (Preludio Microcosmico).
    In questo passo il seme viene definito “luce della natura concentrata e fissa” e nell’ Hermetisches Triklinum si dice …”poichè la pietra filosofale è una medicina universale di tutti i corpi dei tre regni della Natura, anche la sua materia deve essere universale. Il seme dei metalli e il seme universale sono la medesima cosa.”
    Constatato questo fatto possiamo affermare che il vero problema non è sapere dove è questo seme, ma come renderlo attivo e vivente, trovato l’uovo della gallina bisogna trovare lo sperma del gallo, ma lo sperma verrà eiaculato solo dentro una gallina detentrice dell’uovo e del seme femminile, la parte femminile e ricettiva dell’uovo abbiamo detto che è l’albume ovvero il cosiddetto mercurio, è lì che ruota tutto il mistero, la cosiddetta preparazione del mercurio filosofale; il vero problema non è l’unione dell’albume con il suo tuorlo poichè questi sono già uniti, ma l’unione dell’albume con il seme maschile che risveglierà il tuorlo inattivo.
    Cos’è il seme del Gallo ? In “Amor Proximi” si legge : “… Se unisci il superiore manifesto con l’inferiore chiuso, interno, latente, ciò che è vivo sveglierà ciò che è morto e diventerà in esso sorgente di vita e compirà grandi prodigi in esso.” L’albume, per farla breve, deve essere preparato ad assorbire gli influssi celesti attivi e vitali, questi sono il seme maschile del gallo; Frydau scrive: “Questa prima materia o spirito universale è uno spirito che proviene dalla regione celeste;… Benchè sia presente in tutte le cose, a noi serve quello proveniente dal nostro subjectus, nel quale esso non è mescolato ma puro, una fanciulla pura, una essenza pura. Infatti benchè il fuoco della natura ( lo spirito del mondo) sia presente in tutte le cose, attivo o latente, non lo troverai dappertutto nella condizione che ne indica l’estrazione e l’uso.”
    E in Suchten, in Explicatio tincture physicorum Thoephrasty Paracelsi: ” Nelle creature ed elementi inferiori lo spirito vitale viene attirato dalla forza magnetica. Ora, quando troverai una materia che possiede più di ogni altra tale influsso e spirito vitale, usala per la tua opera e usa il suo spiritus con mezzi e preparazione appropriati per rinforzare, conservare e moltiplicare il tuo.”
    Molte materie possono accumulare questa energia, alcune possiedono il seme dei metalli al loro interno, sapere come renderle attive e magnetiche è il vero dramma di chi aspira a questa immensa grazia; ecco concluso il mio lungo e spero non troppo noioso post che voleva solo sostenere questa tesi iniziale: l’albume va fecondato da un seme universale (per alcuni maschile per altri femminile), prima di risvegliare il seme nascosto nel suo interno. Un Abbraccio !

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    • Caro Giovanni Tirso,

      la ringrazio del suo commento.
      Le citazioni sono tutte (più o meno) pertinenti ed ovviamente condivisibili, ma – secondo me – lei fa una certa confusione tra ‘mercurio‘ e ‘Mercurio Filosofale‘.
      Se restiamo sui termini dell’analogia dell’uovo gallinesco, e lei pensa che lo zolfo (o mercurio? 🙂 ) da ‘aggiungere‘ al suo album sia lo Spirito Universale, lei dice un’altra cosa condivisibile; ma – ma – …….occorre una cosa ben particolare per questo, visto che lo Spirito Universale – per sè – non ha una sua manifestazione specifica. Se l’uovo ed i suoi componenti costituiscono un ‘corpo’, è certo utile indirizzare le proprie ricerche su uno Spirito (solo gli Spiriti agiscono…), ma è necessario che questo Spirito abbia una ‘forma’ atta all’evento di cui lei parla. Serve, in soldoni, un corpo capace di trasportare – in qualche modo – lo Spirito Universale ‘corporificato’ alla bisogna.
      Ora, come uno degli autori da lei citato fa notare, non è esattamente comune trovare un corpo siffatto: si indica infatti che “a noi serve quello proveniente dal nostro subjectus“. Se lei legge bene ciò che gli autori da lei citati ‘riportano‘ (dubito, personalmente, che quegli eruditi signori siano effettivamente riusciti in quel che indicano nei loro compendi), viene detto che quell’Agente…sta dentro l’uovo! Geber dice che si tratta della “Medicina dell’Argento Vivo”. “La medicina”; è dunque un Argento vivo opportunamente lavorato secondo Alchimia; non altro…ed il cerchio della prigione razionale scatta e si chiude! Siamo fritti!…e pure l’uovo! 😉
      L’Agente che cerchiamo non è un corpo ‘esterno’: il ‘suo’ Gallo – pur magari innamorato della ‘sua’ Gallina, magari per affinità elettiva – non riuscirebbe a produrre un miracolo; forse un pulcino sì, magari dai colori bellissimi, ma IL SEME UNIVERSALE…no.
      Il motivo è semplice e sotto gli occhi di tutti, e lascio a lei le necessarie riflessioni.
      Questo paradosso (che è un po’ quello del Fuoco Segreto) regge da millenni, perchè – semplicemente – è vero. In barba ai nostri meravigliosi voli pindarici.

      Quanto al Mercurio Filosofale: temo non c’entri nulla, in questo caso. Stiamo parlando, pare, del primo uovo dei lavori; il MF è una cosa che viene piuttosto dopo, visto che unisce in sè – altro mirabile miracolo – il Re e la Regina. Che ovviamente dobbiamo aver già ottenuto.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  4. Giovanni Tirso Says:

    Caro Capitano,

    grazie per le puntualizzazioni che trovo giuste e che condivido; secondo il suo ragionamento l’uovo metallico se così vogliamo continuare a chiamarlo, detiene in se già lo sperma maschile e femminile; ma non solo, detiene anche quella “sostanza-Medicina” che sveglia lo sperma maschile o zolfo nascosto nel seno del mercurio (seme femminile), ma se così fosse…non saremmo di fronte ad un metallo vivo e vegeto ? Sempre con affetto. Giovanni Tirso

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    • Caro Giovanni Tirso,

      no, direi che un metallo è alchemicamente ‘morto’, proprio perché mancante della vita Celeste originaria. Il punto è che proprio quel mercurio può ridonargliela.
      Noti che Geber scrive ‘La medicina dell’Argento Vivo‘ e non “Argento Vivo“. Vorrà dire qualcosa, no?
      Inoltre vi è differenza tra seme e sperma. Uno è contenuto, l’altro contiene.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  5. Buonasera, interessante il tuo blog sull’alchimia…
    volevo dire che l’alimento più ricco di zolfo è proprio l’uovo…e che lo zolfo pur trasformandosi rimane immutato e sempre presente…in natura.
    Propongo una gita alle miniere di cinabro del monte Amiata… un saluto
    Robi

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  6. Giovanni Tirso Says:

    Caro Capitano,

    Credo interessante sottoporre alla sua analisi parte di un testo abbastanza noto che è “il Segreto degli Adepti” di Seger Von Weidenfeld; a pagina 175 della edizione italiana, da poco stampata, c’è il commento dell’esperimento di Ripley sul Mestruo del Sericon; si riporta questo: “Questo Mestruo è fatto della stessa materia dei mestrui precedenti. Infatti LEONE VERDE, ADROP, PIOMBO DEI FILOSOFI, ANTIMONIO MINERALE, ORO AEREO, MERCURIO, ECC. sono sinonimi di un’unica e identica materia. Questa materia, dissolta in aceto distillato (?) e nuovamente addensata in una gomma dal gusto simile all’allume, viene chiamata da Ripley, (…),Vetriolo Azoqueo di Lullo. Nella pratica del Testamento,cap.9, pag 159, vol.4, Theat.Chym., Lullo prepara un certo Mestruo da B.C.D. Per B. intendeva il suddetto Leone verde, o ARGENTO VIVO COMUNE che, come disse altrove, per gli uomini è più comune dell’argento vivo volgare. B., dice a pag 153 della suddetta pratica, significa l’Argento vivo, che è la sostanza comune che si trova in tutti i corpi corruttibili, come lo dimostrano le sue proprietà,ecc.

    Per C. intendeva il Nitro comune. C., dice, significa il Sal Nitro, che ha una natura acida in comune e simile all’Argento Vivo, grazie alla proprietà della sua natura forte (acida) (pag 154 del suddetto).

    Per D., egli intendeva la Gomma Adrop, preparata dal Leone Verde. D., dice, significa Vetriolo Azoqueo, che corrompe e mescola tutto quello che è della natura e dell’essere dell’Argento Vivo Comune. Ibidem.

    Nel cap. 58, Theor. Test. pag. 96, chiama C. e D. gli intermedi più puri, (ne consegue che B. sia più impuro e da purificare…Nota mia).
    “Devi conoscere figlio mio,” dice “, il nostro lavaggio.Tu puoi lavare la natura dell’Argento vivo (filosofico) in modo tale che la natura non ha mai potuto raggiungere, cioè fare dell’argento vivo un elisir completo. Tuttavia, poichè in Natura e nella tua opera l’Argento vivo (filosofico) e i metalli sono agli estremi, tali estremi non hanno la possibilità di congiungersi se non grazie alle virtù di una disposizione intermedia, che si trovi fra la mollezza dell’Argento vivo e la durezza del metallo, poichè l’obbedienza alla natura consiste in questa disposizione intermedia, la quale è la causa della congiunzione tra corpo e spirito, come avviene in ogni generato e in ogni generabile. In Natura esistono parecchi intermedi, due dei quali sono più puri, i Vetrioli verdi azoquei, con una natura lapidea, la quale è sale e natura delle pietre. Figlio, la nostra pietra viene procreata con l’aiuto di questa materia vile, che abbiamo tanto cercato,” ecc.
    Non ci occuperemo per il momento di C., l’altro di questi intermedi, la nautra lapidea, la pietra di sale, il sale di pietra o nitro, mentre invece ci preme D., la gomma Adrop o vetriolo azoqueo di Lullo, che sarà il premio del lavoro, come ci consiglia lo stesso Lullo. A proposito di D., il filosofo dice: ” Figlio, il Leone Azoqueo, che viene chiamato Vetriolo (Az.), è per natura composto dalla sostanza particolare dell’Argento vivo comune, che è la radice naturale dalla quale il metallo viene prodotto nella sua propria miniera.”
    Per Argento vivo comune non intendeva parlare di quello volgare, ma di quello filosofico, radice naturale sia dei metalli che dei minerali. “Quando parliamo di Mercurio Comune,” dice “, parliamo di quello che intendono i filosofi, e quando lo definiamo volgare, parliamo di quello che intendono i contadini e che viene venduto nelle farmacie.(Cap.4, Libro dei Mercuri).
    Ciò viene attestato anche dai seguenti sinonimi di questo Mercurio: Caos, Natura, Origine, Leone Verde, Argento Vivo, Unguento, Olio, Pascolo e Liquore di gran valore.(Cap 45, Theor. Test. Pag 75, Vol.4 Thea.Chym.).
    Questo Argento Vivo comune, o Leone Verde deve essere purgato dalle sue superfluità, prima di poter preparare da esso il Vetriolo Azoqueo di Lullo, o la gomma Adrop di Ripley.

    “Figlio, indagatore di questa scienza, devi essere costante e non ricercare prima questo e poi quello, poichè quest’arte non si realizza con molte cose. Per questo ti diciamo che esiste una sola pietra, cioè lo Zolfo, e UNA SOLA MEDICINA, cioè il composto dello Zolfo, alla quale non devi aggiungere nulla, se non togliere le superfluità terrestri e flemmatiche, poichè esse sono e devono essere separabili dal nostro Argento vivo, che è più comune per gli uomini dell’argento vivo volgare, e che è di maggior valore e merito, e di pù forte unione della natura: da esso e dalla sua primitiva forma è necessario separare, attraverso i gradi della separazione noti e conosciuti, tutto ciò che non riguarda la successione armonica dei metalli, ecc”,(cap.18, theor. test. pag 33, Vol.4,Theatro Chym.).
    (Ma che questo Leone Verde sia anch’esso un Essere prodotto dall’arte si evince dal passo successivo..nota mia).
    “Noi diciamo che non esiste che un’unica pietra Filosofica (volatile e non ancora fissata, o materia del mestruo) estratta dalle materie suddette tramite il nostro Magistero. Per questo, quando viene di nuovo (?) al mondo, non devi aggiungerle nessun’altra materia che le sia estranea, se non ciò da cui è nata e che è della sua propria natura radicale, che ne è la madre e che l’ha nutrita e portata in grembo, ossia lo Zolfo, che ha creato la pietra di un colore celeste. Ma prima di estrarre quest’ultima (la pietra) completamente, purgala e purificala da tutte le sue infermità (che sono contrarie alla sua natura) flegmatiche, terrestri e corruttibili, poichè esse sono la sua morte, dalle quali è circondata e che mortificano il suo stesso spirito vivificativo (cap 7 Theor. test.pag 20 del citato volume). Si deve notare con attenzione che solo uno dei suddetti principi naturali (Zolfo e Argento vivo) è più realmente naturale, in tutta e per tutta la sua sostanza, all’esterno come all’interno: esso è il puro Zolfo, caldo e secco, che introduce la sua forma, vale a dire conformemente al quale la forma del metallo consegue come puro effetto. Mentre l’altro (l’argento vivo) è innaturale, cioè internamente è naturale ed estrnamente é contronatura (acido..nota mia). Mentre per natura la parte intrinseca gli è propria e connaturale, poichè gli giunge grazie alla sua propria natura, invece la parte estrinseca gli viene aggiunta per accidente, e ne deve essere naturalmente separata dopo la sua corruzione (putrefazione). Per questo ne consegue che tale Argento vivo non è naturale in tutta la sua sostanza nella sua prima raccolta e che non è neppure purificato completamente, se non viene purificato grazie all’ingegnosità dell’arte.” Il testo segue con delle informazioni che gli adepti citano riguardo alla purificazione dell’Argento Vivo; quello che mi sembra utile sottolineare da questa lunga serie di passi è che la pietra o mercurio filosofale è l’unione dello zolfo o seme metallico, con il cosiddetto Mercurio vivo purificato, l’unico agente e seme femminile che può risvegliare il citato seme, la cosiddetta Medicina è già nel mercurio come lei giustamente affermava, ma è impedita dall’operare a causa degli accidenti in lei commisti, uno di natura acquea o flemmatica ed uno di natura terrestre, il che ricorda la doppia purificazione del commentario al Farmaco Chattolico di Monte-Snyder, spero di non essere uscito troppo dal discorso iniziale e di poter leggere le sue opinioni a riguardo, sempre con profonda stima,

    Giovanni Tirso.

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    • Caro Giovanni Tirso,

      l’argomento, vedo, si fa sempre più…sulfureo! 😉

      Vista l’ampiezza delle citazioni da lei riportate, mi prendo “un tempo” per leggere e – magari – riprenderle in un prossimo Post. Leggendo i vari interventi sin qui riportati, infatti, mi pare di poter dire che l’argomento ha in qualche modo toccato qualche corda!
      In ogni caso, la sua conclusione mi pare sensata: aggiungerei soltanto – con il suo permesso – che ‘quel‘ mercurio di cui si parla DEVE aver ricevuto ogni benedizione appropriata del Cielo: altrimenti sarebbe, tutto sommato, solo un banale agente di origine spagirica, il cui eventuale risultato di utilizzo resterebbe assolutamente spagirico.
      E – vado a memoria – mi pare che le varie cifre B,C,D di Lullo siano collegate ad un disegno; e quel disegno è stato ripreso, ma con minutissime diversità, da qualche altro autore più tardo…
      Avrei poi qualche perplessità ad utilizzare i termini ‘acido’ e ‘basico’ in Alchimia; pur comprendendo la qualità cui lei si vuole riferire (probabilmente), trovo un po’ pericoloso fidarsi troppo della nostra logica: in Alchimia un certo Sal, in paticolari contesti, potrebbe certo essere descritto come ‘acido’, pur essendo assolutamente ‘basico’, per nascita, proprietà e qualità d’azione.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  7. Emil Sinclair Says:

    Caro Capitano,

    il Suo caritatevole (come direbbe Lei) sottolineare “la medicina dell’Argento Vivo” e non “Argento Vivo” e la differenza tra seme e sperma (uno contenuto e l’altro contenente) mi ha fatto pensare ad Hahnemann quando dice:
    “con ciò diviene straordinariamente evidente che la materia, per mezzo di tali dinamizzazioni, alla fine si dissolva interamente nella sua essenza individuale di tipo spirituale, e perciò, nel suo stato grezzo, possa venire considerata propriamente solo come consistente di questa essenza di tipo spirituale non sviluppata” (S. Hahnemann, Organon VI ediz., nota 7 all’aforisma 270)

    Una considerazione a proposito dell’uovo:
    comprendiamo cerebralmente l’addizione e la sottrazione, poiché si tratta di quantità ma ci sfuggono la moltiplicazione e la divisione, ossia l’estensione in volume e la decomposizione di questo nei suoi componenti spaziali. Nella genesi corporea il significato della decomposizione per putrefazione ci sfugge completamente. La corruzione, ossia la dislocazione chimica, ci è famigliare, ma la putrefazione “creatrice” non ha nulla in comune con essa. L’uovo della gallina va in putrefazione per “creare” il germe vivente, mentre la corruzione lo distrugge (c’è un momento in cui i due fenomeni si toccano). La putrefazione fa apparire nuovi elementi che, “chimicamente” non esistevano prima. Nell’uovo putrefatto vi è ben più idrogeno solforato di quanto le tracce di zolfo nell’uovo sano non possano fornirne. L’albumina e le sostanze albuminoidi sono i prodotti di questa genesi di Vita.

    sempre con gratitudine per gli spunti che si ricevono in questo luogo…

    Emil Sinclair

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    • Caro Emil Sinclair,

      la citazione di Hahnemann è condivisibile, anche se – strictu sensu – la Pietra è uno Zolfo Perfetto: una forma materiale cristallina che racchiude, nella sua ‘essenza’, tutta la purezza della potenza del Mercurio.

      Quanto alle sue considerazioni su ‘putrefazione’ e ‘corruzione’: concordo, specie quando lei fa notare che esiste ‘un momento in cui i due fenomeni si toccano’. Quel momento, in Alchimia è un autentico miracolo.
      La domanda sarebbe: come fa, la materia, a distruggersi abbandonando uno ‘stato’ per ricrearsi spontaneamente in un altro ‘stato’? Confesso che avrei una sola risposta e non è una risposta di facile accettazione. Almeno, secondo i canoni ed i dogmi che abbiamo eretto per difenderci da ciò che non comprendiamo.

      E sono io che ringrazio lei per le precise ‘perline’ sull’omeopatia, le cui basi affondano – come Alchimia – nel meraviglioso mistero di Madre Natura.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  8. Frà Cercone Says:

    Caro Capitano,

    ottima caccia e succulenta preda, congratulazioni!

    Come promesso, propongo alla sua inclita attenzione e alla considerazione degli altri volenterosi, il raffronto dei brani seguenti; il primo tratto da Maier (Atalanta Fugiens), l’altro dall’ineffabile e spesso dimenticato Moras de Respour (Rares Expériences sur l’Esprit Mineral).

    Maier:
    “I filosofi hanno citato in numerosi scritti quattro tipi di fuochi necessari all’opera naturale, così Lullo, l’autore della Scala, Ripley e molti altri. “E parlando allora dei fuochi, (dice la Scala), Raimondo [Lullo] si esprime così: “Occorre osservare che ci sono qui operazioni contrarie, poiché se il fuoco contro natura scioglie lo spirito del corpo fisso in acqua di nube, e contrae il corpo dello spirito volatile in terra coagulata, per contro il fuoco di natura coagula lo spirito sciolto del corpo fisso in terra sferica, e risolve il corpo dello spirito volatile reso fisso dal fuoco contro natura, non acqua di nube ma in acqua filosofica.„ Ripley parla più chiaramente di questi fuochi nei termini seguenti: “Ci sono quattro tipi di fuochi che devi conoscere: il fuoco naturale, il fuoco innaturale, il fuoco contro natura ed il fuoco elementare che infiamma il legno. Sono [solo] questi i fuochi che utilizziamo e non uno di più. Il fuoco contro natura deve torturare i corpi. È il drago, -affermo-, che brucia con violenza come il fuoco infernale. Il fuoco di natura è il terzo mestruo. È presente in seno a ogni cosa. Chiamiamo innaturale il fuoco causato, come il calore delle ceneri e dei bagni destinato a putrefare. Senza questi fuochi non porterai nulla alla putrefazione affinché la tua materia sia separata e allo stesso tempo proporzionata a una nuova congiunzione. Fa dunque all’interno del tuo vetro un fuoco che brucia meglio del fuoco elementare. „ Queste sono le loro parole.
    I fuochi sono anche acque, poiché manifestano nel fuoco una natura acquosa, ossia la fluidità e la natura liquida che convengono all’acqua. … Si dà loro anche il nome di zolfi per la natura solforosa che contengono. Poiché lo zolfo di natura, mescolato a un altro zolfo, diventa una sola cosa, due zolfi sono sciolti da uno solo e gli zolfi sono trattenuti dagli zolfi, come dichiara Yximidius nella Turba., Dardaris indica cosa siano gli zolfi in questi termini: “Gli zolfi sono le anime nascoste nei quattro elementi; estratte dall’arte, queste si contengono reciprocamente e s’uniscono. E se voi governate e purificate adeguatamente con l’acqua la cosa nascosta che è nel ventre dello zolfo, essa va incontro alla sua stessa natura e si rallegra; così come l’acqua si rallegra del proprio eguale. „ Mosius dice da parte sua: “Vi dirò ciò che è: Uno, certamente, è l’argento-vivo: due, il corpo composto in lui: ed il terzo è l’acqua di zolfo che serve a lavare, ad utilizzare e governare l’uno fino a che l’opera sia completata. „ Ciò che s’è detto dello zolfo, bisogna intenderlo anche del Mercurio.”

    Respour
    “Chiamiamo cose elementari, tutto ciò che ha l’aspetto d’acqua, d’olio, o di qualunque colore; a meno che esse abbiano aspetto mercuriale metallico, che non può essere corrotto o migliorato, senza l’aiuto del fuoco segreto.
    Questo fuoco è il vaso e non è il vaso, ed è tuttavia il vaso: è naturale ed è contro natura, ed è naturale; è chiuso e non è per nulla chiuso, tuttavia è chiuso. È il vaso, perché è il primo recipiente dove è l’anima mercuriale del Sole e della Luna. Non è il vaso, perché esso stesso è contenuto, ed è il vaso, perché contiene gli elementi; è naturale, perché è incline alla natura della cosa su cui agisce, è contro natura, perché non è ancora stato naturalizzato, ed è naturale, perché è il fuoco della sua composizione; è chiuso, perché non brucia come il fuoco di fiamma; non è chiuso, perché è ardente come il fuoco comune, ed è chiuso, perché è rinchiuso dal proprio soggetto; e per meglio esprimermi: chi opera senza questo fuoco, opera senza materia, e chi opera senza materia, opera senza questo fuoco. Ma chi opera sulle materie, non opera per niente con questo fuoco, per quanto operi con questo fuoco; non opera con questo fuoco, perché è nel centro del composto, e nessuna cosa agisce fin quando trova resistenza. Questo fuoco stimola e risveglia lo spirito del fuoco che domina nel corpo che chiamiamo Oro, ed è allora che quest’oro spiritualizzato spiritualizza e decora i Metalli imperfetti, poiché in quanto è tinto, li tinge, e per quanto è fisso, li fissa. Vediamo nell’esperienza queste cose nei soggetti minimi, e tutto ciò che è nel Mondo elementare ci serva d’esempio, ciò che ha indotto i Filosofi a dire che ciascuno ha quest’opera dinanzi agli occhi: o per meglio spiegarveli, tutte le cose si fanno così. Il grasso o l’oleaginoso agisce su ciò che non lo è; l’acido contro l’alcali; il freddo contro il calore; l’umido contro la siccità, il duro contro il morbido; il pesante contro il leggero; il volatile contro il fisso, e il fisso contro il volatile.”

    Cerconescamente suo,

    Frà Cercone

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    • Caro Frà Cercone,

      grazie per aver gettato altri due bei sassetti nel nostro …crogiolo! 🙂

      Son contento che lei abbia scelto di citare Maier, che non sempre – pare – raccoglie la sua stima: personalmente, invece, penso che il perfidissimo Medico germanico abbia disseminato nell’Atalanta Fugiens (ma anche in altri due testi…) cose preziose e mirabili; la sua Schola di provenienza, del resto, era ottima e – pur tradizionalmente criptica – estremamente caritatevole.
      Quanto al pezzo di Moras de Respour:….posso avere il suo permesso di proclamare ai quattro venti che è uno dei pezzi più belli e chiari portati a commento di questo Post?…Nel ringraziarla per averlo portato all’attenzione di chi non lo conosce, segnalo che le cose che vi si dicono sono assolutamente chiare e limpide. So che ad una prima lettura il testo appare ambiguo e pernicioso e contraddittorio: ma, al contrario, questo è il risultato di chi ha percepito come stanno le cose – probabilmente – oltre l’eterno velo di Maya.

      Mi inchino, ringrazio e sorrido…

      Captain NEMO

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  9. Giovanni Tirso Says:

    Carissimo Capitano,

    Concordo ancora con lei, giustamente l’Alchimia differisce dalla Spagirya per il concorso che il Cielo apporta ai propri prodotti; propongo una piccola estrapolazione dal “Dialogo tra Eudossio e Pirofilo”, per sottolineare con l’aiuto di un tale Saggio questa affermazione: “…l’oro metallico non è quello dei Filosofi, e che non è senza ragione se nella disputa che stiamo esaminando la pietra gli rimprovera (all’oro metallico) di non essere quello che pensa di essere, ma che è invece lei a nascondere in sé l’autentico oro dei Saggi, cioè le due prime specie di oro di cui ho parlato (1° Oro astrale, ovvero i corpuscoli solari e lunari provenienti dal Cielo, 2° Oro elementare parte più pura e più fissa degli Elementi e di tutte le sostanze che ne sono composte, di maniera che tutti gli esseri sublunari dei tre generi contengono al centro un prezioso granello di questo oro elementare.); perchè dovete sapere che, essendo la pietra la parte più pura degli elementi metallici, dopo la separazione e la purificazione fatta dal Saggio, ne consegue che essa è propriamente l’oro della seconda specie; ma quando quest’oro perfettamente calcinato e portato fino alla purezza e al candore della neve, ha acquistato, attraverso il magistero, una naturale simpatia con l’oro astrale di cui è VISIBILMENTE divenuto la vera calamita, lo attira e concentra in sé una così grande quantità di oro astrale e di particelle solari, da trovarsi nella disposizione più adatta per essere l’oro vivo dei filosofi, infinitamente più nobile e più prezioso dell’oro metallico, che è un corpo senza anima, tale da essere vivificato dal nostro oro vivo e per mezzo del nostro magistero.” Per sottolineare l’importanza della purificazione della Pietra il nostro autore continua così: ” l’intento generale della nostra arte è quello di purificare esattamente e di rendere sottile una materia di per sé stessa immonda e grezza. Ecco una importantissima verità che merita la vostra riflessione. Osservate che per arrivare a questo fine, sono richieste molte operazioni che, in quanto tutte tendono ad un unico scopo, non sono considerate dai Filosofi che come una sola ed unica operazione, differentemente condotta. Notate che il fuoco in primo luogo separa le parti eterogene e unisce le parti omogenee della nostra pietra; che il fuoco segreto produce successivamente il medesimo effetto, ma con maggiore efficacia introducento nella materia uno spirito igneo, che apre completamente la porta segreta, la quale rende sottile e sublima le parti pure, separandole dalle parti terrestri e combustibili. La soluzione che si opera in seguito, attraverso l’aggiunta della quintessenza astrale che anima la pietra, ne fa una terza depurazione e la distillazione la la conclude definitivamente, anche purificando e rendendo sottile la pietra attraverso parecchi gradi differenti, ai quali i Filosofi sono soliti dare i nomi di altrettante operazioni diverse e di conversione degli elementi;…” Purificare un corpo immondo con il fuoco, giusto ! Ma correttamente Frà Cercone ci ricorda che in Alchimia c’è più di un fuoco, e propio dallo spunto Cerconesco vorrei approfondire quello che Ripley ha da dire su questi fuochi:” Il fuoco differisce in molti modi; infatti uno è il fuoco naturale, un altro quello innaturale, un altro quello elementare, e un altro quello contro Natura. Il fuoco naturale è quello che proviene dall’influenza del sole e della luna, e delle stelle, dai quali sono generati gli spiriti delle acque ardenti (credo che qui l’Aurea Catena posso portare qualche lume), i vapori essenziali dei minerali, e anche le virtù naturali delle cose viventi. L’innaturale è un fuoco occasionale, che viene definito fuoco umido artificialmente fatto dai filosofi. E’ anche chiamato fuoco del primo grado, che per la semplice temperanza del calore è chiamato Balneo, stufa, letamaio, in questo fuoco si fa la putrefazione della nostra pietra.
    Il fuoco elementare è quello che fissa, calcina, e brucia ed è alimentato dalle cose combustibili. Il fuoco contro Natura dissolve violentemente, spezza, uccide e distrugge il potere governativo della forma della pietra: infatti dissolve la pietra nell’acqua di una nuvola con la distruzione della forma specifica. Ma è stato chiamato fuoco contro Natura, perchè la sua opera è contraria a tutte le operazioni naturali, come afferma Raimondo.
    Infatti, tutto ciò che la Natura ha composto, questo fuoco lo distrugge e ne provoca la corruzione, A MENO CHE NON GLI VENGA AGGIUNTO IL FUOCO NATURALE, ecc.(Medu. Phil. pag 135). Di conseguenza quattro sono i fuochi della nostra Arte, e cioè il naturale, che è il mestruo di Sericon; l’innaturale, cioè il letame di cavallo, o della vendemmia, e cose simili; l’elementare, cioè quello alimentato con legna e con altre cose combustibili, e contro Natura, cioè tutte le acque corrosive preparate dal Vetriolo, dai sali e altre cose simili. (Viatic.pag 342.)” Qualcuno sicuramente , insieme al famoso Bernardo Trevisano, storcerà il naso vedendo messe le acque corrosive tra i fuochi usati usati dall’arte, ma seguendo ancora Il Ripleo leggiamo “Questo Mercurio (lo spirito corrosivo del Vetriolo del volgo) è chiamato da Raimondo il nostro fuoco contro Natura. Nondimeno la stessa cosa riguarda in certa misura questo Mercurio (l’acido del vetriolo) come pure l’altro (il Mercurio Vegetabile o Leone Verde) che è il nostro Fuoco Naturale. Infatti ciascuno dei due si nasconde nel mezzo o centro del proprio corpo, cioè da una parte dell’acqua flegmatica e dall’altra dalla grossolanità terrestre e non li si può ottenere senza la grande ingegnosità della Filosofia.
    Perciò quelle parti non possono servirci, tranne che per la loro parte centrale. Infatti dice Raimondo: non prendiamo né i primi principi, perchè sono troppo semplici, né gli ultimi, perchè sono grossolani e feculenti, ma soltanto i principi centrali, nei quali si trova la tintura e il vero olio separato dalla impura terrestrità e dall’acqua flegmatica. Per questo dice Raimondo: l’umidità untuosa è la materia vicina al nostro Argento vivo Fisico (pag. 289, Pupillae Alchym.). Weidenfeld commenta così : (pag, 117 I Segr. d. Adep.) “L’argento vivo, o Leone Verde, viene purificato invece col Vetriolo del volgo nel modo seguente: Quando l’Argento vivo viene introdotto in un vapore secco vetriolico (spirito di vetriolo) che è un acqua penetrante, che chiaramente è provocata dalla forte penetranza e sciogliendosi viene convertito nella natura del Vetriolo terrestre, non prendendo né la forma metallica, né la forma trasparente e celeste, come appare dopo l’evaporazione della suddetta acqua e la sua coagualzione sotto forma di cristalli gialli, il cui giallo proviene dalla terrestreità pontica e sulfurea, che si trova oltre misura nella suddetta acqua, in piccole particelle omogenee mescolate con l’universalità e la semplicità, la quale semplicità era imprigionata e legata alla suddetta terrestreità, con la trasformazione della luce, della trasparenza e della lucidità in oscurità, ecc.” (cap.89, Theor. Test. pag.141, Vol.4 Theat. Chym.).
    ” Figliolo, il denso vapore vetriolico dal quale si formò il Vetriolo è molto penetrante e pontico, e per questo penetra le parti dello Zolfo e dell’Argento Vivo purificati e penetrando impregna quella materia purificata, coagulandola in quella specia di vapore terrestre vetriolico e fangoso che è mescolata con esso. Per questo risulta evidente ciò che abbiamo detto e che è la più grande porta, e cioè che se le virtù terrestri non prevarranno sulle virtù celesti, ma al contrario, allora otterrai la materia desiderata”. (cap 85,Theor.Test. pag137 al medesimo volume)
    … Ripley riassume in breve così queste parole. “Queste parole possono bastare all’uomo saggio per conoscere e ottenere il Leone Verde. Ma questo nobile fanciullo è chiamato Leone Verde perchè quando viene sciolto si riveste di un abito verde. Tuttavia, dal Leone Verde degli stolti (Vetriolo) si estrae con un fuoco violento quell’acqua che chiamiamo forte (spirito di vetriolo) nella quale il suddetto Leone dev’essere cotto. Infatti ogni oro alchemico viene preparato da corrosivi, ecc.” (pag.139, Medulla Phil.).
    Spero di non essere uscito troppo dal seminato e di aver messo altra carne al “Fuoco” per il nostro delizioso Con-vivio !

    Con Affetto

    Giovanni Tirso.

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  10. Giovanni Tirso Says:

    Carissimo Capitano,

    con grande dispiacere noto l’assenza del mio ultimo post, mi chiedo se le fosse giunto o se il sito non lo abbia caricato, grave sventura…eehhehe..solo perchè ci avevo investito molto tempo per fare opera gradita a lei e a tutti noi, un saluto e spero casomai di riscriverlo in seguito. Sempre con affetto ! Giovanni Tirso

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  11. Giovanni Tirso Says:

    il commento è riapparso…mistero dei bit….!!!

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  12. E’ un vero piacere leggervi !

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    • Caro Sanciopanza,

      son contento del suo piacere: del resto, questo Post è davvero ricco di interventi molto interessanti. Questo fa piacere davvero, anche al sottoscritto.
      …Magari, anche lei troverà il piacere di scrivere la sua. 😉

      A presto!

      Captain NEMO

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  13. Giovanni Tirso Says:

    Carissimo Capitano

    il mio ultimo post appare e scompare…la questione è davvero “sulfurea”…ehehehe spero di non aver fatto qualche disastro !
    Sempre con Affetto Giovanni Tirso .

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    • Caro Giovanni Tirso,

      il suo commento – come vede – è ben presente!
      Mi aspettavo che prima o poi si arrivasse a parlare dei Fuochi: è ‘naturale’, no?… 😉
      Come vede, ogni citazione di un ‘buon autore’ è sempre abbastanza pertinente a ciò di cui vogliamo dibattere.
      Questo aspetto dell’Arte è peculiare: poichè le cose sono semplici, e sono sempre le stesse, ogni passo pare risuonare perfettamente, e dar ragione ad ogni ipotesi.
      Questo è il bello d’Alchimia: una vera e propria purificazione avviene in ogni studente d’Alchimia, grazie a questo processo di monta e smonta. Ovviamente tutti noi, nel corso del cammino ci innamoriamo di uno o più testi, costruiamo delle ipotesi e le sosteniamo con le citazioni che ci appaiono più pertinenti.

      Le dirò la mia: è uno degli inganni più belli e più pericolosi, allo stesso tempo.

      Vede…potremo andare avanti per anni a scambiarci citazioni meravigliose, ma la verità è altrove (tra un paio di righe le dirò dove sta, secondo me). Ciò non toglie che ognuno di noi, con semplice umiltà (il che è veramente difficile), possa sempre imparare a misurare ed a pesare le proprie impressioni in base a quelle degli altri. Qui, mi permetto di farle una piccola, amichevole, reprimenda: quando si studia – come tutti dobbiamo fare – ovviamente si citano passi; però, poi…bisogna avere il courage (aver cuore, cioé) di dire la propria personale opinione su un particolare punto della dottrina; altrimenti si cade nella trita ‘balanzonite‘, di cui il mondo – Sacro e profano – è ammalato da millenni. Dunque, pur apprezzando enormemente la sua partecipazione in questo piccolo luogo virtuale, spero che vorrà riuscire a dirci le cose così come le sente il suo Cuore quando sente Alchimia (e non Spagiria).
      E’ un punto di comprensibile timidezza, che tutti abbiamo, vecchi e bambini, ma che è uno dei primi progressi con cui occorre cimentarsi.
      E non si preoccupi: di ‘sfondoni‘ ne abbiamo detto, ne diciamo, e ne diremo sempre migliaia. Così è il Cammino nel Bosco.

      E vengo tosto a dirle dove, a mio modesto avviso, sarà possibile trovare la Verità: …solo in Laboratorio. Punto.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

      PS:…questo Post sta raccogliendo molto interesse. Evidentemente la materia …scotta!!.
      Prima o poi, proseguiremo meglio il discorso con un nuovo Post.

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  14. Nelle Récréations Hermétiques si legge che la tintura rossa (o zolfo fisso dei filosofi) è chiamata anche ‘leone’, mentre la tintura bianca (o mercurio) è chiamata anche ‘terra fogliata’. Ma entrambi cambiano spesso i rispettivi ruoli quindi è complicato capire se ogni volta si sta indicando l’uno o l’altro. Infatti, si legge che lo zolfo è ‘leone rosso’, così come il mercurio è ‘leone verde’, ma leone verde e leone rosso sono la stessa materia, solo vista in due momenti diversi delle operazioni.

    Quanto ai principi ‘zolfo’ e mercurio’, non fanno che ‘scambiarsi cappelli’ e quindi ruoli, ma la materia è la medesima. E’ lo stato della materia a cambiare di volta in volta. Nelle Recreation Hermetiques si legge che il mercurio non è altro che sale invertito in sostanza mercuriale, che lo zolfo non è mai senza sale, come il sale non è senza mercurio.

    Nella composizione/creazione del Chaos o Materia Prima l’Alchimista impiega alcune materie, poi nulla di estraneo entra nell’Opera, se non sostanze ‘accidentali’ e ‘momentanee’, poi rimosse.

    All’interno della massa mercuriale si trova lo zolfo o tintura (o fuoco Naturale). Lo zolfo o tintura è imprigionato da un altro zolfo, arsenicale, e va liberato. Abbiamo così uno zolfo ‘buono’ imprigionato e uno zolfo ‘cattivo’ che lo tiene prigioniero. Lo ‘strumento’ atto ad arrivare fin nel cuore della massa mercuriale e liberare/ottenere la tintura o zolfo ‘buono’ è il Fuoco Segreto che va ‘fabbricato’.

    Più che Fuoco Segreto è un quasi Fuoco Segreto. Infatti, per fabbricarlo occorre la tintura, proprio quella che è prigioniera e va liberata.

    Per arrivare alla tintura prigioniera, abbiamo bisogno forse di qualcosa che sia della sua stessa natura. Inoltre questa tintura ‘che ha succhiato’, deve essere unita ad un altro fuoco prezioso (Non Naturale) ‘che sopravviene da fuori ed è attirato da altrove’. (D’Espagnet: Essi chiamano fuoco non naturale quello che, attirato d’altrove e sopravvenendo da fuori, è stato introdotto nella materia grazie ad un artificio ammirevole, in modo che aumenta e moltiplica le forze del fuoco Naturale).

    A proposito di Fuoco Naturale, Non Naturale e Contronatura:

    Il Presidente D’Espagnet – CANONE 95
    Tuttavia è credibile che il fuoco corruttore, che si chiama Contronatura, non sia altro che il fuoco Naturale, ma soltanto al primo grado del suo calore, poiché l’ordine della natura richiede che la corruzione preceda la generazione. Il fuoco Naturale, quindi, conformemente alle leggi della natura, fa l’uno e l’altro, eccitando via via due tipi di movimenti nella materia. Il primo è un movimento lento di corruzione, suscitato da un calore flebile, per rammollire e preparare il corpo. L’altro movimento è quello della generazione, più vigoroso e più forte, eccitato da un calore più violento, al fine di animare e di informare pienamente il corpo già disposto dal primo. Si fanno dunque due tipi di movimento, a due diversi gradi di calore, da parte dello stesso fuoco. E non bisogna pensare tuttavia che vi siano due tipi di fuoco, ma con molta più ragione, bisogna dare il nome di fuoco Contronatura a quello che distrugge attraverso la violenza.

    Il Presidente D’Espagnet – CANONE 96:
    Il fuoco Non Naturale si converte per gradi successivi di digestione in fuoco Naturale, che aumenta e moltiplica. Tutto il segreto consiste nella moltiplicazione del fuoco Naturale, il quale non può, da solo, con le sue proprie forze, né agire Né comunicare una tintura perfetta ai corpi imperfetti, poiché è sufficiente soltanto a se stesso, e non ha di che donare il suo. Ma, moltiplicato grazie al fuoco Non Naturale che abbonda meravigliosamente in virtù moltiplicativa, agita con molta più forza e si estende ben al di là dei limiti della natura, tingendo e perfezionando i corpi estranei e imperfetti, per mezzo della tintura che ha succhiato, e di questo fuoco prezioso che gli è stato aggiunto.

    Commento mio:

    Il fuoco Non Naturale si converte ‘per gradi’ [come l’Acciaio del Filalete la cui virtù è ‘esaltata per gradi’ nel Polo?]. Il fuoco Non Naturale o esterno eccita il fuoco Naturale o interno, il quale a sua volta agisce sulla materia, corrompendola e putrefacendola, per far in modo che da quella putrefazione possa generare qualcosa di prezioso.

    Qui le due Nature, quella mercuriale (la materia da corrompere e putrefare), e quella solforosa (il fuoco Naturale) lottano l’una contro l’altra, e sono ‘amministrate’ dal Vescovo (éphinmi ) o fuoco Non Naturale, che ‘eccita’ e ‘spinge’ il fuoco Naturale ad agire sulla materia. Nelle Dimore Fulcanelli parla del Labirinto e di come sia necessario raggiungere il ‘centro’, “dove le due nature sono prese in un combattimento aspro”, e poi saper tornare indietro ed uscire dal labirinto.

    Tre sono i principi: Mercurio, Zolfo, Sale. Il fuoco Innaturale ha funzione di Sale o Vescovo, che sposa ma soprattutto amministra il ‘grado di calore’ dei due contendenti che si uniscono in maniera vigorosa, questa è la prima CONGIUNZIONE delle due nature, Mercurio+Zolfo, dove per natura mercuriale si intende la materia che viene corrotta prima e putrefatta poi, e per natura solforosa il fuoco Naturale che corrompe (qui è fuoco Contronatura a grado di calore flebile e movimento lento) e putrefa, e da quella putrefazione è in grado di generare (qui è fuoco Naturale a grado di calore violento e movimento vigoroso).

    La PUTREFAZIONE è il momento in cui il grado di calore è flebile e la materia mercuriale si corrompe, si rammolla, è il fuoco Contronatura che sta putrefacendo la materia preparandola alla generazione, cioè ad essere animata ed ‘informata’ in seguito al movimento vigoroso del fuoco Naturale. ‘Informare’, dare una ‘forma’, è come ‘corporificare’? Lo Spirito riesce (o meno) a corporificarsi e viene chiamato poi alchemicamente ‘zolfo’. Se non si riesce a putrefare e quindi generare, non si ‘corporifica’ nulla. Ma è nel momento in cui la materia è corrotta e molla, ed è tutta ‘umida’, che si ha la PUTREFAZIONE, ed è il momento che precede la SEPARAZIONE. Il ‘nero’ indica la materia putrefatta, poi occorre ‘tagliare la testa al corvo (che è nero)’, cioè separare.

    A proposito del Vescovo e del Primum Ens, il Capitano scrive in un altro post: “Questo benedetto sale (Primum Ens) ha la capacità di dissolvere ogni metallo e – nella stessa operazione – coagula il Mercurio: anche in questo caso, val la pena di riflettere attentamente su quello che viene detto. Leggendo senza riflettere si corre il rischio di trascurare l’enormità di ciò che viene scritto. Stando a ciò che viene detto qui, questo sale compie una cosa che ha – letteralmente – del miracoloso: mentre scioglie uno, coagula l’altro. Punto. Un mio amico, a questo proposito, diceva: “…ecco il senso misterioso e sacro del Vescovo…“.

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    • Cara Pandora,

      grazie anche a lei per il suo bel commento!

      Come dicevo al Signor Giovanni Tirso, è inevitabile arrivare a parlar di Fuochi, quando si parla di Zolfi.
      Lei solleva altri punti utile ed importanti, su cui conviene riflettere: mi riferisco a ciò che dice quando parla di Puterfazione e Generazione. Quanto al ‘corporificare‘: risponderei che certo dare una ‘forma’ equivale a dare un ‘corpo’, anche se – classicamente – quando si parla di ‘corporificazione’ ci si riferisce ad una operazione misteriosa, ma inequivocabilmente vera, che riguarda il protagonista assoluto delle operazioni alchemiche: lo Spirito Universale. Tutti noi, presi come siamo dal decifrare i testi, ci dimentichiamo della sua esistenza, presenza ed evoluzione in seno alle materie, ai Principia ed alle operazioni. Corporificarlo …’facile non è‘, perderlo….’facilissimo è’!

      Mi permetto, a titolo di maggior conforto, di segnalare che le definizioni esatte dei quattro Fuochi sembrano non corrispondere pienamente leggendo alcuni autori: da questo deriva, a mio avviso, una leggera confusione che lei fa nelle ‘azioni’ dei vari Fuochi. D’Espagnet è molto ‘scientifico’ nella sua distinzione, e non può evitare di dire che “Tuttavia è credibile che il fuoco corruttore, che si chiama Contronatura, non sia altro che il fuoco Naturale, …”. Ovviamente questa affermazione spiazza la nostra ricerca di conferme e prove da dare in pasto alla nostra logica (sempre affamata), ma – a ben vedere – conduce a migliori conclusioni.

      Trovo poi veramente circolare questa sua affermazione:

      Più che Fuoco Segreto è un quasi Fuoco Segreto. Infatti, per fabbricarlo occorre la tintura, proprio quella che è prigioniera e va liberata.
      Posto che ciò che dice è verissimo…come si proporrebbe di fare per ‘fabbricare’ questo Fuoco? 🙂

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  15. Giovanni Tirso Says:

    Caro capitano,

    la ringrazio per le parole che ha scritto, sia perché le condivido, sia perché consapevole della mia imperizia e ignoranza, so apprezzare chi ha una esperienza sicuramente molto più vasta della mia; le mie citazioni, come lei giustamente nota, provengono da una mia costruzione mentale e logica che sicuramente nel corso degli anni dovrò smantellare e ricostruire più volte, magari accorgendomi alla fine che forse proprio la logica frena qualsiasi avanzamento, ma questo può affermarlo solo chi comprende e non chi, come me , non ha ancora compreso. Curiosità e voglia di comprendere il mondo mi seguono da quando ho memoria, la ricerca della verità mi ha spinto nei recessi del mio cuore e nell’osservazione del mondo esterno, senza disdegnare l’altrui sapere che rilevo in parole e scritti, questo sempre nelle mie limitate possibilità di comprensione, e nella mia coscienza che aspira sempre più ad essere desta. Considero l’alchimia la mia casa, non perché me ne consideri degno, ma perché offre al mio spirito una sorta di dolce incanto, un richiamo che sembra risuonare sottilmente, non per quello che la cornucopia offre , ma per una sensazione, che per il pescatore può dare solo il mare. Ho letto tutti i testi che ho potuto trovare e ho praticato la Spagiria, ho fatto quintessenze, perlopiù vegetali, pensando che se non fossi stato capace di fare almeno quelle, non mi sarei mai potuto accostare a pratiche ancora più complesse; ho prodotto sali di vari tipi partendo da materie naturali, ecc.; questo solo posso contare di aver fatto non senza soddisfazione. Il regno metallico e le pratiche spagiriche più complesse mi attendono spero in un futuro non troppo lontano, credo di capire l’enorme differenza che passa tra queste pratiche e la Dama, ma credo che il laboratorio abbia esso stesso le sue tappe, che vanno affrontate con umiltà e pazienza, spero di avere entrambe. Entrando nel merito di quello che ho scritto nei post, e per palesare meglio il mio pensiero, credo opportuno dire che il testo di Weidenfeld “Il segreto degli Adepti”, è per me adesso, una sorta di punto di riferimento privilegiato, sia perché comparandolo con altri arreca una sorta di luce e chiarore che sembra permettere una maggiore comprensione, sia perché fornisce tutta una serie di indicazioni che offrono molte risposte plausibili a quelle che sono le domande nella mente dei ricercatori; sicuramente lei saprà di cosa parlo. Da quello che ho letto nei suoi svariati post comprendo che lei è molto affezionato a Fulcanelli e che quest’ultimo nega la possibilità ad un oleoso di essere il famoso Mercurio, ovvero la base di tutti i mestrui alchemici, o mestrui di Diana, ritenendolo invece di natura solamente metallica, infatti dice : ”…senza contestare la probità di Pott, né mettere in dubbio la veridicità della sua descrizione, ed ancor meno di quella che Weidenfeld ci dà in termini cabalistici (questo però leggendo il testo di Seger appare un po’ improbabile, il che fa pensare che Fulcanelli non conoscesse il testo, ma è solo una mia impressione), è indubitabile che il solvente del quale parla Pott non è quello dei Saggi. In effetti, i caratteri chimici delle sue reazioni e lo stato liquido con il quale si presenta lo dimostrano a sufficienza. Coloro che conoscono le qualità del soggetto sanno che il solvente universale (l’aggettivo “universale” indica un agente capace di sciogliere più o meno tutto, è importante sottolinearlo) è un vero e proprio minerale, dall’aspetto secco e fibroso, da cui i suoi qualificativi ermetici di Salpetre, (sal petri, sale di pietra), di sale di saggezza o sale alembroth, che alcuni chimici credono essere il prodotto della sublimazione simultanea del deutocloruro di mercurio e del cloruro di ammonio. E già questo basta per scartare il solvente di Pott, essendo troppo lontano dalla natura metallica per essere usato vantaggiosamente nel lavoro del Magistero. Del resto, se il nostro autore avesse ricordato con esattezza il principio fondamentale dell’arte, si sarebbe ben guardato dall’assimilare il suo particolare liquore al solvente universale. Questo principio, infatti afferma che: i metalli possono essere perfezionati nei metalli, dai metalli, con i metalli.” (Faccio notare cosa scrive nel primo tomo delle DF a pag 151 ed. italiana 1996 :”Dalle considerazioni precedenti, scaturisce con precisione che la pietra filosofale o medicina universale,malgrado la sua innegabile origine metallica, non è fatta unicamente di materia metallica. Se fosse altrimenti, e la si dovesse comporre soltanto con dei metalli, essa resterebbe sottomessa alle condizioni che governano la natura minerale e non avrebbe nessun bisogno d’essere fermentata per operare la trasmutazione. D’altra parte, se così non fosse, l’assioma fondamentale che insegna che i corpi non hanno nessuna azione sui corpi, sarebbe falso e paradossale. Prendete tempo ed abbiate pazienza, fate l’esperimento, riconoscerete che I METALLI NON AGISCONO SUGLI ALTRI METALLI. Che siano ridotti sotto forma di Sali, o di ceneri, di vetri o di colloidi, essi conserveranno sempre la loro natura nel corso dell’esperimento, e , nella riduzione, si separeranno senza perdere le loro qualità specifiche. Soltanto gli spiriti metallici possiedono il privilegio di alterare…”). Sicuramente Fulcanelli gioca con i lettori spingendoli a comprendere un punto importante della dottrina, e lasciando aperto uno iato, su cui a mio modesto avviso può inserirsi tutto il discorso che Weidenfeld fa nel suo testo: riassumendolo in poche parole il nostro dice che dal Leone Verde (uva filosofica o vino filosofico) purificato (ridotto in gomma o meno) si estrae un certo mestruo chiamato Vino bianco e rosso di Lullo, poiché dalla distillazione appare prima un fumo bianco (mercurio bianco, latte di vergine, glutine dell’aquila, ecc.) e poi un olio rosso (sangue del leone rosso o verde); questo mestruo faetens, dopo una digestione fa apparire sulla sua superficie un olio Verde o Blu chiamato Cielo filosofico, vero agente e fuoco segreto, digestivo, che da solo compie l’intera opera, poiché unito ad ogni materia la rende filosofica; ma al momento della sua nascita esso non è così forte, anzi deve essere acuito con Varie materie (o con il suo mestruo da cui è nato) che non solo rende volatili ma che esso stesso ingloba facendo corpo con essi (questo ricorda molto il discorso sulla mola di Fulcanelli nelle DF), differendo così anche dal liquore “Alkaest “di Starkey e di Van Helmont ( fatto dall’urina), che scioglieva i corpi rendendoli volatili ma non rimanendo con loro dopo la distillazione (vedere Le Pellettier , L’Alkaest, e, La Pirotecnia di Starkey). Ora però che cosa sia il Leone Verde rimane ancora una questione sospesa, dai testi sembra però chiaro che il suo primo maschio sarà la focosa venere (Vitriolo ), Saturnia Vegetale, primo metallo (secondo Arnaldo da Villanova); so quello che Fulcanelli dice a proposito della Saturnia e della Lunaria, e credo che la confusione nasca proprio perché le materie iniziali da cui proviene questo Leone siano due, l’antimonio e il vetriolo di venere, il mercurio e lo zolfo tanto cercati dai filosofi, prime materie dei metalli, rese però vive dalla catena che con loro si deve creare, al fine di ristabilire attraverso una armonica successione il contatto con quello che è il cielo o fuoco vitale proveniente dalle sfere superiori. L’Aura catena dice: “La terra e le pietre sono la “madre” , il fondamento, e la matrice dei minerali, il Vapore e gli spiriti salini servono loro da alimento e nutrimento: Il Vetriolo o la Ghur vetriolica è la radice, lo Zolfo o l’Arsenico lo stelo; o la Marcassite il fiore e la semenza di tutti i metalli. Se si liscivia la Ghur, la si filtra e la si coagula, vi si troverà una sale vetriolico, secondo il genere di terra che vi si trova dissolta: il che dimostra che il Vetriolo si forma per primo, prima dello Zolfo e dell’Arsenico. Io lo chiamo Vetriolo, non perché sia un vetriolo verde comune,come lo si può acquistare in commercio, ma perché possiede un gusto di vetriolo e di allume. Si nota, dall’analisi, che lo Zolfo e l’Arsenico si formano soltanto dopo il Vetriolo, dato che si trova raramente e in scarsa quantità dello Zolfo ardente giallo coi metalli bianchi, quali il piombo, lo stagno, e l’argento, ma essi contengono una quantità più grande di arsenico bianco, di vetriolo alluminoso o di allume. L’acido, che è il vapore aspro, spinto dal fuoco giunge per primo; salgono poi i fiori di Zolfo; dopo di quelli giunge l’Arsenico, e dopo la Marcassite volatile, in quanto la Marcassite fissa si fonde in un regolo ed in scorie. L’Antimonio dimostra pure che la Marcassite si produce dall’Arsenico, perché il Bismuto e l’Antimonio, ridotti in fiori, sono molto arsenicali e volatili. Una prova che i metalli si formano dalla marcassite mediante lunga fissazione è data dal fatto che quasi ogni marcassite fornisce, nella prova che se ne fa, un grano di metallo perfetto o imperfetto. Il lettore vede dunque da ciò come proceda la natura, in modo bellissimo ed eccellente, per gradi intermedi e mai da un estremo all’altro: essa passa sempre da un vapore volatile, secondo il genio suo, ad una natura fissa ed in seguito più fissa, perché questo vapore è fisso solo in confronto ai vapori animali e vegetali. Numerosi autori hanno scritto che il Vetriolo è la Ghur o la prima materia dei metalli, alcuni hanno aggiunto che l’Antimonio è la radice dei metalli, ma poiché non ne hanno fatto alcuna distinzione, un amatore non saprebbe regolarsi su ciò che abbiano detto veramente.” Quello che io ho capito, e che sicuramente sarà errato, è che è vero che bisogna partire dalla prima materia dei metalli (che è unica ma che si manifesta a varie gradazioni che possono essere usate una sull’altra), ma per retrogradarla ancora verso il vapore untuoso, che liberato dai ceppi delle commistioni varie, può finalmente agire ed essere di nuovo un puro fuoco vivente atto ad essere il risvegliatore dei dormienti. Siccome ho fatto trenta farò anche trentuno, riporterò alcuni passi del Commentario sul Farmaco Cattolico, per supportare la mia tesi: ”Ma sappiamo che ogni metallo è un prodotto di Mercurio e Solfo e Sale, se quindi in materia ultima vogliamo magari iniziare -e prenderla in luogo della nostra prima- ci conviene, mediante quei suoi tre principi Solfo e Sale e Mercurio, nuovamente ridurla ai suoi primordii. Dice Basilio che ogni metallo cresce e si ingenera da vitriolo e antimonio, ma SOL CHE TU SIA BEN INFORMATO, Il Vitriolo non soltanto è solfo, ma anche sale dei metalli, e per Antimonio si intende Mercurio.”…”Mitiga e tempera Saturno il superfluo calore nell’infetto corpo di Venere. Morbo, avversione e morte per tutti i metalli, ne è inversamente anche risurrezione e vita; intendo qui adesso il Saturno Filosofale in cui solo risiede l’autentica resurrezione e la vera vita insindibile. Questo è vivo e vero, quel tal divoratore di infanti, quel padre-fratello-sorella, amico nemico-GRASSATORE di tutti gli altri pianeti. Un saturno, costui, CHE DA ENTRAMBE I LATI HA LE MANI ARMATE DI FALCE, a significarne la proprietà e natura sua speciale; proprio insomma quel Saturno che in tanto è DUPLATO in quanto DUPLICEMENTE egli è armato.” …” Ha la lasciva Venere un corpo veramente terrestre, riempito di un certo solar solfo sublime, ma che per debolezza delle ossa e dell’infermo abitacolo impuro non ha potuto ivi eleggersi una stabile sede; disfattosi quindi il corpo bisogna che l’anima se ne vada abbandonando la sua abitazione. Chi ora sappia quest’anima, mediante i magici elementi, in fuoco nutrirla e serbarla, ed estrarla poi dal calcinato suo corpo, QUEGLI HA AFFERRATO IL VERACE SENSO DI QUESTO OPUSCOLO e può godere della luce che splende per lui. Il Solfo di cui Venere è tutta ravvolta, supera assai per colore il solare, inquantochè il solfo del Sole è notevolmente perfezionato da quello di Venere. Come, infatti il Leone vero si nutrisca del sangue del Leone Verde- e ne diviene tutto sanguinolento e tutto si accende- così anche l’Oro si compiace, e analogamente si nutre e rafforza la tintura di Venere e Marte. Non a vuoto, né a sproposito hanno, infatti, detto i Filosofi: Sole non tinge se non lo si tinge.” Vorrei citare anche quello che Basilio dice nel suo testo “Sulle cose naturali e soprannaturali” riguardo a Venere e Marte, ma credo che il senso del mio scritto e dei passi riportati palesino già a sufficienza la mia tesi, che so immatura e forse la farà sorridere, ma lei mi ha chiesto coraggio e come vede non mi sono sottratto alla richiesta.
    Sempre con profondissima stima !
    Giovanni Tirso

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    • Caro Giovanni Tirso,

      la ringrazio davvero di cuore per aver aperto il suo animo; poche parole, ma semplici e dirette.
      Questo è bello.
      Purtroppo, non è proprio possibile poter discutere nel merito di tutte le affermazioni che lei fa, sostenuto dai testi che cita. Il punto è che l’argomento è molto peculiare e richiederebbe una trattazione troppo diffusa e lunga per un Blog. Però…però…
      Se me lo permettte, le dirò una mia impressione: non si fidi mai troppo di ciò che trova scritto su un testo di Alchimia; io adotto qualche piccolo criterio:

      A) Dia fiducia ad Autori di alto livello e reputazione. Moltissimi hanno ‘parlato‘ d’Alchimia, ma pochissimi hanno davvero percorso la Via e testimoniato la loro esperienza diretta.
      B) Quando un autore ‘parla’ apertamente, diffidi. Sempre.
      C) Le allegorie vanno lette, studiate, digerite e confrontate. E l’uso di un’allegoria da parte di un autore non corrisponde necessariamente all’uso della stessa allegoria da parte di un altro autore.
      D) Costruisca – nel tempo – un ‘suo‘, personale, schema operativo per la Grande Opera. Non abbia paura di farlo, perchè è l’unico canovaccio che potrà controllare. Negli anni, dovrà tesserlo e ritesserlo centinaia, centinaia, centinaia di volte. Ci vogliono decenni, e non sempre si arriva dove non si vuole arrivare.

      Per quanto riguarda la sua esperienza spagirica: è una cosa buona, poiché la mette in contatto con la manualità e la tecnica; ma è anche un enorme ostacolo al suo approccio alla Gran Dama. Lo deduco dalla sua passione nell’attribuire nomi e significati alle cose che legge: Alchimia richiede principalmente un approccio con il Sacro, fatto dall’abbandono di ogni logica e volontà di ‘comprendere‘. E’ un Amore, puro. E bisogna – prima – saper sciogliere i lucchetti delle nostre personali ‘prigioni’, prima di avvicinarsi al mistero della ‘prigione’ dello Zolfo, per esempio.
      Vede, il bel testo di Weidenfeld è una bella compilazione di ‘pareri’ e ‘ricettine’ provenienti dagli autori più disparati e diversi, sia per Via operativa, che per Scuola e per Filosofia (per non parlare dell’epoca). La compilazione era una cosa di gran moda a quei tempi, e certo il libro ha un suo valore. Ma – ed è solo la mia personale opinione, beninteso – quelle pagine sono attraenti ma piuttosto ingannevoli. Troppe sono le cose che troverà all’interno di quel libro. Alcune sono valide, e magari un giorno scoprirà – dopo che avrà ‘trovato‘ – che qualcuna era davvero utile. Dico ‘davvero utile‘ perché occorre prima stabilire cosa fare e dove andare e come camminare.
      Come mi pare di aver detto, le Pietre possibili sono tante…e qualche buon autore, se studiato per molti anni, potrebbe indicare la strada. Ma…penso che prima lei si debba confrontare con questa domanda:”…a cosa serve Alchimia?“, “…qual’è lo scopo d’Alchimia?“…sono quelle che io chiamo Domande Primordiali, un po’ come la famosa domanda sul Graal, mai posta compiutamente da parte di Perceval.
      Quanto a Fulcanelli ed alla sua apparente contraddizione: temo che lei non abbia percepito di cosa stesse parlando; tenga anche conto che Le Dimore Filosofali costituiscono un testo di riferimento, certo ricco e davvero utile, ma estremamente scivoloso per chi non abbia capito dove mettere il naso e come (tra i più noti e perfidi passi, c’è il famoso discorso ‘sui due mercuri‘. Ma perché, secondo lei, Fulcanelli lo ha scritto?); se deve studiare Fulcanelli, penso che Il Mistero delle Cattedrali debba costituire la base fondante, mentre quanto affermato nelle Dimore va sempre accuratamente ‘pesato’: non è davvero un caso se Paolo Lucarelli abbia scelto di tradurre in Italiano, commentandola, la prima opera di Fulcanelli e non la seconda. Si faccia delle domande utili alla vera bisogna, e magari – pian piano – emergerà qualche cosa che, nel futuro, le potrà essere più utile. (altro consiglio: se può, legga Le Dimore Filosofali in francese; la versione italiana è stata tradotta piuttosto maluccio; spesso al posto di ‘mercurio’, in francese si legge ‘zolfo’…ed altre piacevoli amenità!).

      Se poi lei è convinto che con Antimonio e Vetriolo di Venere lei possa procedere…nessuno potrà impedirle di sperimentare; magari, troverà. Si trova sempre qualcosa.
      Sa, Madre Natura, è molto buona: qualche volta – qualche volta ! – ti fa ‘trovare‘ proprio quel che ‘cerchi‘!…Uno dice: voglio questo e quello…e – toh! – ad un certo punto, ti fanno trovare proprio questo e quello. E tu ti appaghi. E scrivi un bel libro. E sei felice e contento. Cosa si potrebbe desiderare di più?… 😉

      Ma…”Ci sono più cose in Cielo ed in Terra che non nella tua filosofia“, diceva l’ottimo Scuotilancia.
      Bisognerebbe sempre tenerne conto.
      Dunque, con la promessa di sviluppare un nuovo Post sulla base di quanto emerso in questi commenti, le ricordo che Alchimia è un’Arte, e NON di questo mondo. Un mondo dove le milleduecento apparenze per secondo generate dalla nostra amatissima ‘secondina’, la nostra ragione, permeano ogni nostra azione, domanda e desiderata.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  16. Giovanni Tirso Says:

    Caro Capitano,
    La ringrazio sia per la pazienza, sia per i suggerimenti che trovo saggi e importanti, in me la confusione cresce e credo che sia un buon segno, d’altronde la crisi e il progresso di solito camminano di pari passo. Rimangono in me alcune domande su cui spero vorrà aiutarmi a far luce: come possiamo realmente sapere e conoscere la reale onestà di un autore, (sicuramente l’esperienza è un buon lume), e potrebbe nominarne alcuni che secondo lei siano inattaccabili alle critiche ? Il secondo punto che mi preme toccare è il fatto che la Sacra Scienza viene definita da lei non di questo mondo, secondo la mia limitata visione la vita è una, piena di dimensioni più o meno dense, ma una soltanto, quindi per me o tutto è sacro o niente lo è, è vero che Cristo dice che il suo regno non è di questo mondo, ma lo diceva per far comprendere, in forma parabolica, una cosa difficile alla limitata coscienza degli auditori o è davvero così ? Nella mia breve vita ho cercato di approfondire varie tematiche mistiche e religiose, alcune lo ho solo studiate ed altre anche praticate per anni, e so che esistono tecniche più o meno valide e caratteristiche soggettive più o meno adeguate a queste, che possono aiutare a dilatare quella che è la nostra percezione della vita. Nel buddismo, come nel sufismo od altre dottrine mistico religiose, esistono maestri depositari di conoscenza, esperienza e tecnica, esiste ancora la via, il percorrerla lei saprà che riguarda solo il viandante, la sua volontà ma soprattutto il suo ruolo all’interno di un disegno molto più grande. Ma in campo Alchemico tutto appare molto più sfilacciato, sembrano non esistere maestri, anche se in molti testi si afferma che “il segreto” può essere svelato o da un maestro o da una sorta di illuminazione dall’Alto. Eppure la Pietra Filosofale appare, almeno dagli scritti, solo una tappa verso quella che è una illuminazione posteriore e maggiormente nobile, quella dello Spirito, Jakob Böhem scrive: “Ma nella terra come nei metalli nobili noi troviamo un’ALTRA tintura, che ha qualità comuni a quelle della tintura celeste, però è nascosta.” E “Rendetevi conto di questo, voi che cercate la tintura metallica: se volete trovare la pietra dei sapienti, rivolgete la vostra mente alla nuova rinascita in Cristo, se no avrete difficoltà a trovarla, perché essa ha molto in comune con l’essenza celeste, che se venisse dissolta dall’ira lo si vedrebbe”. Nelle storie dei vari alchimisti si racconta di Adepti che non hanno usato il dono di Dio in modo adeguato, che non si sono rivelati degni e hanno pagato a volte in modi atroci, ma perché se non erano degni gli è stato dato il Dono ? Questo mi fa venire in mente un fatto accaduto un po’ di tempo fa , un uomo miracolato a Luordes , di cui esiste una fitta documentazione, muore dopo tre anni dal miracolo schiacciato dal suo trattore. Questo fatto suggerisce che, il dono può essere fatto, ma siamo proprio sicuri che il vero beneficiario è colui che lo detiene per qualche tempo ? Nei testi ritroviamo moltissime raccomandazioni, ma a cosa servono se colui che trova ha già liberato il suo Oro interiore ? Forse la questione è molto più complessa di come la immaginiamo, come lei giustamente dice la nostra logica non può arrivare a comprendere, siamo nella caverna di Platone e quello che appare è solo ombra, c’è solo il cammino e qualche amico sulla via, lei mi ha chiesto cosa penso sia l’alchimia, le rispondo che credo sia uno specchio che in piccolo riflette l’incarnazione, la passione della Vita e la sua resurrezione, un piccolo specchio che mostra qual è la vera natura del cammino che continua a essere sotto i nostri piedi. Spero di non annoiarla, per me questo dialogare è come l’aria che respiro…vitale e meravigliosa ! Sempre con profonda stima Giovanni Tirso.

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    • Caro Giovanni Tirso,

      la ringrazio ancora per il suo commento.
      Come le ho detto in precedenza, sono talmente tanti i punti che lei solleva che non sempre è possibile rispondere in un Blog.
      Inoltre, stiamo perdendo di vista il ‘topic’ del Post.
      Mi permetto di consigliare, comunque, di non utilizzare lunghe citazioni; ciò che conta sono le sue opinioni e le sue idee nel merito di quanto offerto nel Post o nei commenti dei vari ospiti.
      Ne va anche della leggibilità dei contenuti.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  17. Frase mia:
    “Più che Fuoco Segreto è un quasi Fuoco Segreto. Infatti, per fabbricarlo occorre la tintura, proprio quella che è prigioniera e va liberata. ”

    Domanda sua:
    ‘Posto che ciò che dice è verissimo…come si proporrebbe di fare per ‘fabbricare’ questo Fuoco?’

    Io lo scriverei pure il mio abbozzo di ‘come’, Capitano, ma temo una sua grassa risata, di quelle che fanno vibrare tutto il Nautilus…

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  18. Tonneau Rouge Says:

    Buongiorno a tutti,
    Cara Pandora, suvvia, oramai siamo curiosi. Dicci qual’è il tuo “come”.

    Con tutti questi fuochi mi vien mal di testa, forse “un pò si lascia” curare ma non ne vuol sapere. Ho lo stesso mal di testa che avevo quando da giovane andavo a cavallo sulla mia povera sella tutta logora dai continui sali scendi. Chissà sarà il clima.

    Saluti.
    Tonneau Rouge

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  19. Caro Capitano e Caro Tonneau,

    la mia bozza di ‘come’ era saltata fuori considerando le parole di Canseliet che commenta i fuochi di Basilio al termine delle Dodici Chiavi:
    “(…) Il fuoco Innaturale, sviluppato dall’azione del fuoco elementare durante il lavoro, si dissimula all’interno di un composto salino che l’artista stesso prepara per mezzo di MATERIALI ESTRANEI, SERVITORI MOMENTANEI dell’operatore. Questo composto è conosciuto solo con il nome di fuoco segreto o Vulcano lunatico”.

    Pensavo allora ad un FS fabbricato utilizzando servitori momentanei.

    Pandora

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    • Cara Pandora,

      leggendo e leggendo e leggendo ci si ritrova spesso con un fardello di piccole, meravigliose raccomandazioni. E mettere senso ed indirizzo e corrispondenza diventa altrettanto importante. In seguito, o prima o poi, occorrerà elaborare una propria, personale, ipotesi di percorso. Una propria stima del ‘come fare’. E’ il preludio al Grande Primo Salto.

      Il mio piccolo consiglio è sempre quello di imparare a farsi guidare dal Cuore che ‘sente’ Natura, piuttosto che dalla mente ragionante. In genere, infatti, il semplice pensiero genera l’ouroboros, la manifestazione della circolarità. Questa circolarità, nei Principia compresi e provati, vissuti, può – talvolta – generare l’opportunità di una idea novella, creativa; nell’indagine di logica e razionalità, conduce inevitabilmente al ritrovarsi, sorpresi, al punto da cui si era partiti.

      Sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  20. Caro Capitano,

    ho iniziato a leggere il breve trattato di Avicenna, nella raccolta tradotta dai Piccolini, e mi imbatto in questa frase: “I corpi hanno una duplice sulfureità. Una è [fatta] della sostanza dell’argento vivo racchiusa in essi all’inizio della mescolanza e da noi chiamata super essenziale (nella fonte latina: “… super eminentem…”), l’altra è uno zolfo estraneo alla sua natura che chiamiamo corrispondente (nella fonte: “… corrispondentem…”)

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  21. Egregio Capitano Nemo,
    grazie per avermi ospitato, spero di non essere stato troppo invadente.
    Ho notato che nel suo Blog si parla spesso, ed a ragione di Fulcanelli e della sua scuola,, ma anche noi Italiani abbiamo un Fulcanelli, il prof. Giacomo Catinella, nato in Puglia 1876, dove morì nel 1943.
    La sua opera più importante è il LIBER MUTUS ALCHEMICO, che tratta della Grande Opera, descritta nelle raffigurazioni della Sala del Capitolo della Certosa di San Martino a Napoli.
    Il libro è stato editato nel 1993 dalla Editrice Miriamica.
    Col piacere di salutarLa
    Antos

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  22. Egr. sig. Tirso,
    mi sto cimentando, mio malgrado, nella traduzione di alcuni manoscritti di Raymond Lulle, per richiesta del mio datore di lavoro. Purtroppo però l’impresa è più ardua del previsto. Ho notato che molte delle sue citazioni sono tratte dal Testamento di Lulle (l’ultimo). Mi chiedevo se potesse indicarmi dove reperire la traduzione italiana di tali testi, in particolare L’Ultimo Testamento di Raymond Lulle (la Pratica), Il Vademecum e gli Esperimenti o se potesse inviarmente una copia. Gliene sarei veramente grata se potesse aiutarmi.
    Grazie.
    Cordiali saluti.
    Nadia

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    • Cara Signora Nadia,

      non so se il Sig. Tirso le risponderà (il suo intervento è del 2010); mi permetto di risponderle io, nel frattempo.
      Le opere di Lullo sono numerosissime, e sempre di incerta attribuzione. Una Bibliografia molto ben fatta è stata pubblicata dalla Prof.ssa Michela Pereira in “The Alchemical Corpus Attributed to Raymond Lull“, pubblicata nel 1989 a Londra per i tipi del Warburg Institute.
      In Italiano esistono pochissime opere, peraltro spesso mal tradotte, e sono certo che le avrà già visionate (e non sono quelle che lei sta cercando).
      Dunque, non resta che la traduzione, normalmente dal Latino, dal Catalano o dal Francese (ma, in quest’ultimo caso, si tratta di una ri-traduzione); per il “Testamentum“, consiglio un’opera pregevolissima: “Testamentum» alchemico attribuito a Raimondo Lullo. Edizione del testo latino e catalano dal manoscritto Oxford, Corpus Christi College“, pubblicato per le Edizioni del Galluzzo nel 1999 da Michela Pereira e Barbara Spaggiari (peraltro, di difficile reperibilità, oggi). Pur non essendo due ‘operative’, ho trovato la loro resa del testo piuttosto ben fatta.
      In sostanza, il mio consiglio è quello di tradurre dai testi Latini (ve ne sono molti scaricabili/disponibili nelle varie Bibioteche OnLine); però, tradurre Lullo è di fatto un’impresa ardua, dato che – more solito – chi non “lavora” in Alchimia (che NON è Spagiria!), difficilmente riesce a cogliere il senso di quel che viene scritto, figurarsi il preciso significato.
      Mi spiego meglio: nessun testo alchemico è ‘in chiaro‘.

      Auguri!

      sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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