La Prudence…una Virtù allo Specchio

La Prudentia è la prima delle quattro Virtù Cardinali, e senza la sua presenza non vi sarebbero le altre. Questa Virtus primaria indica, secondo Tommaso d’Aquino, la ‘retta norma d’azione‘ ed alcuni sostengono che derivi dalla Phronesis (φρόνησις) di Aristotele, intesa come la capacità di considerare il giusto modo per raggiungere il miglioramento di ciò che ci si è prefissi tramite Sophia. Si tratta dunque di un’azione, o una serie di azioni, condotte secondo discernimento; per compiere una cosa con Prudentia, dunque, è essenziale l’esperienza, basata sul passato, la corretta visione del presente e la capacità di saper guardare al futuro come il naturale frutto delle azioni passate e presenti. La Prudentia latina è una contrazione della parola Providentia, che indicherebbe il ‘veder prima‘ o il ‘veder a favore di‘. Questa Virtus tiene conto del passato, risiede nel presente e proietta gli eventuali frutti nel futuro: e non a caso gli attributi della Prudenza, nell’iconografia occidentale, sono lo Specchio ed il Compasso. In Alchimia, tuttavia, questo senso pratico di un’azione Sophica, diventa ancor più cogente: Prudenza parrebbe infatti indicare un corpo e le azioni, le operazioni, ad esso legate.

Fulcanelli lo indica bene nel famoso passo delle Dimore Filosofali, parlando della Prudenza,

La Prudence - J. J. Champagne

La Prudence - J. J. Champagne

una delle quattro ‘Gardes du Corps‘ , così come scolpita da Michel Colombe (su progetto di Jehan Perréal) per la Tomba di Francesco II, Duca di Bretagna, nella Cattedrale di Nantés:

“Sa face antérieure offre la physionomie d’une femme au galbe très pur, et sa face postérieure est celle d’un vielliard dont le facies, plein de noblesse et de gravité, se prolonge dans les ondes soyeuses d’une barbe de fleuve…Debout, elle est représentée les épaules couvertes de l’ample manteau du philosophe, qui s’ouvre largement sur le corsage au chevron gaufré. Un simple fichu lui protège la nuque; formé en coiffe autour du visage sénile, il vient se nouer sur le devant, dégageant ainsi le cou agrémenté d’un collier de perles.

La jupe, aux plis larges, est maintenue par une cordelière à glands, d’aspect lourd, mais de caractère monacal.

Sa main gauche embrasse le pied d’un miroir convexe, dans lequel elle semble éprouver quelque plaisir à voir son image, tandis que la main droite tient écartées les branches d’un compas à pointes sèches.

Un serpent, dont le corps apparaît ramassé sur lui-même, expire à ses pieds.”

La Prudence - Cathédrale Saint Pierre de Nantes

La Prudence - Cathédrale Saint Pierre de Nantes

Questo doppio viso – addirittura un vecchio maschio ed una giovane femmina – colpisce l’osservatore e deve indurre riflessioni in ogni ‘étudiant‘; la Prudence, femminile, guarda nello specchio sè stessa; ma, naturalmente, può osservare soltanto il riflesso di sé stessa, essendo il suo viso, quello nascosto, il precedente, ma non letteralmente posteriore, quello di un vecchio canuto. E’ l’esatto contrario del sogno di ogni donna normale, che cerca nello specchio il segno della futura vecchiaia assieme al sogno della passata giovinezza. Nel nostro caso, Prudenza mira alla Virtus futura, più possente e giovane e pura; si potrebbe dire che il corso delle azioni alchemiche, su questo corpo particolare, portino ad un ‘ringiovanimento‘, nel senso contrario al corso normale dei corpi terreni. L’azione straordinaria, l’operazione alchemica in questione, pare essere strettamente legata al significato del Compasso, che deve indicare, evidentemente, i termini dell’azione: che deve essere ‘compassata‘, secondo un passo uguale e proporzionato, e che – giocando con la Cabala della Gaia Scienza – potrebbe indicare sia ‘ con passione‘ che ‘con il passato‘, ‘grazie al passato‘. Questa femminile Prudenza sembra dunque rifarsi al doppio volto di Giano, ancora una volta; ma lascio ogni possibile riflessione in questo campo a chi si sentisse veramente ‘foux‘…!

Il senso di questa allegoria viene descritto da Fulcanelli in questi termini:

“Cette noble figure est pour nous une émouvante et suggestive personnification de la Nature, simple, féconde, multiple et variée sous les dehors harmonieux, l’élégance et la perfection des formes dont elle pare jusqu’à ses plus humbles productions.

Son miroir, qui est celui de la Vérité, fut toujours considéré par les auteurs classiques comme l’hiéroglyphe de la matière universelle, et particulièrement reconnu entre eux pour le signe de la substance propre au Grand OEuvre…

La vérité…semble liée au positivisme alchimique des attributs de notre Vertu cardinale. Il est généralement recommandé d’unir ‘un vieillard sain et vigoureux avec une jeune et belle vierge‘…Le serpent demeure l’hiéroglyphe du mercure commun, pur et mondé, extrait du corps de la Magnésie ou matière première…

Pour parachever l’étude de la Prudence et des attributs symboliques de notre science, il nous reste à parler du compas que la belle statue de Michel Colombe tient de la main droite. Nous le ferons brièvement. Déjà le miroir nous a renseigné sur le sujet de l’art; la double figure, sur l’alliance nécessaire du sujet avec le métal choisi; le serpent, sur la mort fatale et la glorieuse résurrection du corps issu de cette union.

A son tour, le compas nous fournira les indications complémentaires indispensables, qui sont celles des proportions. Sans leur connaissance, il serait impossible de conduire et parfaire l’OEuvre de façon normale, régulière et précise.

C’est ce qu’exprime le compas, dont les branches servent non seulement à la mesure proportionnelle des distances entre elles ainsi qu’à leur comparaison, mais encore au tracé géométrique parfait de la circonférence, image du cycle hermétique et de l’OEuvre accompli.”

Pur essendo dunque uno degli ‘Ingegni‘ fondamentali per ogni artista avveduto, – che deve imparare a leggere ogni autore d’Alchimia con la massima prudenza, per l’appunto – la Prudenza degli alchimisti indica a mio avviso qualcosa di preciso, tangibile: un corpo che va considerato nell’interezza del suo percorso  di sviluppo operativo; e occorre usare – ancor più naturalmente – ogni prudenza quando ci si imbattesse nella parola ‘Prudenza’ nei testi dei Maestri: come si sa, dietro parole apparentemente innocue, o scontate, si cela – talvolta – qualche precisa indicazione, un ammiccamento, un suggerimento, lasciato lì non per caso, ma con accortissima abilità.

Termino, segnalando questo curioso Emblema di Andrea Alciato, del 1584, dove si parla del vino che – bontà sua – accresce…la Prudenza!

"Vino prudentiam augeri" - Andrea Alciato, Emblemata

"Vino prudentiam augeri" - Andrea Alciato, Emblemata

“Haec Bacchus pater, & Pallas communiter ambo
Templa tenent, soboles utraque vera Iovis.
Haec caput, ille femur solvit: huic usus olivi
Debitus, invenit primus at ille merum.
Iunguntur meritò: quod si qui abstemius odit
Vina, Deae nullum sentiet auxilium.”

E’ il caso d’esser prudenti, pare!….magari usando una ‘doppia prudenza‘!

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8 Responses to “La Prudence…una Virtù allo Specchio”

  1. Caro Capitano,

    presagivo che la sua ‘latitanza’ celasse la gestazione di un post prezioso. E rivelatore: che la Prudenza rappresentasse un ‘corpo’, innanzitutto, e poi la sottolineatura del duplice aspetto del personaggio, la cui ‘sequenza temporale’ segue un percorso non disposto sullo scorrere in avanti del nostro tempo, ma un procedimento apparentemente inverso… La vergine e la vecchia di Madathanus è la prima immagine che mi viene in mente, ma me ne suggerisce anche un’altra, un blasone di queste parti che a questo punto proverò a porre sotto l’attenzione sua e del nostro amico ‘cercatore d’immagini’. Sono certo che vi parrà interessante, non vedo l’ora di parlarvene…

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  2. Bellissimo, tutto da meditare. Sto leggendo con grande gioia i Suoi post. Sarebbe per me un vero onore poterLa un giorno conoscere di persona. Come ogni vero Maestro, Lei illumina chi si trova per la Via. Grazie

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  3. Caro Capitano,

    posto qui parte di un brano che ho scritto in altri luoghi, dato che sempre di Prudenza si parla…

    La Prudenza ha una doppia faccia (come Giano, che è proprio lì sulla ‘Soglia’).

    La parte anteriore della statua ha le fattezze di una giovane donna e la parte posteriore quella di un vegliardo. La donna ha nella mano sinistra uno specchio convesso e nella mano destra un compasso, mentre sotto i suoi piedi è avvolto un serpente. Lo specchio è lo ‘specchio dell’arte’, il Soggetto dei Saggi che mostra all’Artista la Natura, che appare sempre riflessa. Il serpente è segno del Mercurio Comune, grazie al quale può essere ‘estratto’ lo Zolfo nascosto. Occorre ‘uccidere il vivo per resuscitare il morto, corporificare gli Spiriti e rianimare le corporificazioni’.

    Con l’Agente vitale e vitalizzante è possibile ‘resuscitare il morto’, ma per far questo ciò che è vitale cede la propria vitalità, e muore. Il Mercurio Comune, dissolvendo il metallo, ‘si impossessa’ dello Zolfo e nel far questo muore in lui cedendogli la propria vitalità. Poi, per ottenere il Mercurio Filosofico, lo Zolfo andrà unito, in una certa proporzione (il compasso suggerisce l’importanza delle proporzioni, e sicuramente suggerisce anche altro) al Mercurio Comune.
    Lo Zolfo forma e coagula, o meglio, è lui che ‘dà forma’, coagulando il Mercurio che gli si è unito. Così il secco beve avidamente il proprio umido.

    La doppia faccia della Prudenza indica due stadi della Pietra? Compasso come ‘con il passaggio’, ‘grazie al passaggio da uno stadio ad un altro’?

    Prima e dopo la Rincrudazione?

    Oppure, pensando al presente, al passato e al futuro, grazie al ‘ringiovanimento’, che ha riportato la Pietra al ‘passato’, allo stato primordiale che aveva in origine, è possibile accedere al futuro (alle operazioni future su di un Corpo ora nuovo).

    Pandora

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    • Cara Pandora,

      le sue sono considerazioni interessanti…da quel che leggo lei vede nell’allegoria della statua della Prudenza, utilizzata da Fulcanelli, lo schema delle lavorazioni per ottenere ciò che viene chiamato Mercurio Filosofico. E mi pare sensato. Tuttavia, ogni cosa può essere letta su più livelli: con Prudenza, dunque, ma concordando con quanto lei dice, rifletterei anche sulla qualità ‘in evoluzione‘ – per così dire – di un corpo così indispensabile nell’Opera. Il Vecchio saggio e la giovane Donzella sono due facce della stessa medaglia…quanto alle sue domande/ipotesi finali: reincrudare vuol dire ritornare ad uno stato precedente, pristino; se ci fa caso, ciò che è comune, ma allo stesso tempo li differenzia, tra il Vecchio e la Donzella, è il copricapo, che presenta diverse decorazioni. Inoltre, è davvero curioso che i capelli della giovane femmina siano la barba fluente del Vecchio maschio…!
      Ma non voglio spingermi troppo oltre, lasciando ad ogni étudiant il piacere delle riflessioni e dello studio.

      Captain NEMO

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  4. In questi giorni, sto leggendo il bel capitolo delle Dimore intitolato al personaggio Louis d’Estissac. C’è un bellissimo, ed istruttivo direi, paragrafo con oggetto il famoso camino http://www.lecoindelenigme.com/image/cheminee.jpg dove i due singolari rappresentanti, forse, ma potrei sbagliarmi, sono anch’essi le due faccie di una stessa medaglia. Oltretutto i loro copricapi sono interessanti quanto quelli della bella statua della prudenza.

    Per quanto riguarda la barba è sicuramente singolare l’etimologia della parola stessa che si vuole accumunare al lemma “barda”… ma questa è un’altra storia. In verità è il passaggio dal volto della giovane a quello del vecchio che è piuttosto interessante. Infatti sembra scivoli, scenda dal CAPO e si vada a posizionare sul volto dell’anziano. Le due cose sembrano inequivocabilmente unite e discendenti l’uno dall’altra.

    Vabbè speriamo di non annoiarvi troppo.

    Tonneau il Rouge

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    • Caro tonneau,

      il capitolo sul caminetto del Castello di Terre Neuve è uno dei pezzi più belli ed istruttivi donatici da parte di Fulcanelli.
      Se è vero che posso essere d’accordo con il suo accostamento in parallelo alla doppia faccia della Prudenza, direi – con prudenza – che posso anche non essere affatto d’accordo !…

      E’ facile in Alchimia lasciarsi ingannare, a causa della bellezza degli insegnamenti e delle considerazioni di studio: il punto è quello di scoprire ‘da quale angolazione’ un Maestro ci stia parlando di qualcosa; essendo sempre tutto riconducibile ad un Mercurio ed uno Zolfo, è chiaro che si può dire sempre tutto di tutto.
      Ma la percezione del ruolo e del gioco e della funzione dei Principi costituenti l’Opera si affinerà man mano che si entrerà senza catene nel regno del non senso. Consiglio: metta a confronto i due passi, prenda appunti…poi provi a delineare una sorta di spaccato operativo basato sui due brani, cercando di collocare operativamente quanto letto. Poi si domandi: cosa sta succedendo, in quel momento nel forno?

      Captain NEMO

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  5. Egregio Capitan Nemo e Signori aderenti al Blog,
    Fulcanelli nel descrivere a tratti la via breve asserisce che il pellegrino si trova in un deserto, senza alcun aiuto e senza segni rivelatori inerenti al suo lavoro, e questo fino a quando un segnale cruento si manifesterà: l’esplosione spontanea del vaso.
    Penso che questo sia un grande aiuto che il Maestro pone ai Figli della Scienza.
    Cordialità
    Antos

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