Scienza e Alchimia: Visioni

Un gruppo di Fisici italiani dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha annunciato di aver rilevato, attraverso un’apparecchiatura alloggiata nei Laboratori del Gran Sasso, il ‘passaggio‘ di GeoNeutrini: si tratterebbe di particelle neutriniche che deriverebbero dalle reazioni nucleari che avvengono nel nucleo terrestre. E’ un annuncio molto interessante (qui trovate l’Abstract, pubblicato in Inglese, con il protocollo sperimentale adottato nell’esperimento), che presenta – credo per la prima volta – dei dati su questa elusiva e peculiare particella.

Al di là della indubbia serietà degli Scienziati coinvolti in questa appassionante e difficile ricerca sperimentale, leggendo il documento di cui sopra, emerge un fatto che è tipico del mondo scientifico: dato che il neutrino viene rilevato tramite il supposto accadimento della reazione inversa del famoso e diffuso decadimento Beta del Neutrone (Neutrino + Protone ->  Positrone + Neutrone), i ricercatori si sono dovuti dar da fare per ‘tagliare’ matematicamente e sperimentalmente molti possibili ‘inquinamenti’ dal modello sperimentale prescelto, in modo tale da avere una qualche certezza che il segnale generato dallo scintillatore, cui toccava rilevare la tipica emissione di raggi Gamma generata dalla presenza del neutrino tanto ricercato, non fosse dovuto ad altri eventi circostanti: ben sette pagine su otto del documento sono dedicate a dimostrare quanto alta fosse – e giustamente – la preoccupazione degli scienziati di non venir ingannati da ‘altre’ particelle che potessero ‘mimare‘ il comportamento fin qui conosciuto del neutrino sfuggente (ciò che chiamiamo particelle sono davvero degli strani soggetti; alcune, neanche poche, sono addirittura capaci di ‘mimare‘ altre particelle!…non vorrà dire qualcosa?).

Senza nulla togliere al merito indiscusso di questi ricercatori, non posso non notare quanto sia piuttosto fragile il paradigma del ‘metodo scientific0‘ riconosciuto, il quale paradossalmente deve fare i conti – sempre – con il concetto della probabilità, dell’errore macro e microscopico e dell’approssimazione. E prendo la palla al balzo per fare alcune riflessioni sul metodo e la visione delle ‘cose’ di Natura, tra Alchimia e Scienza.

La visione della Scienza è rigidamente codificata da una serie di consolidate e dogmatiche regole, tra cui la ben nota riproducibilità dell’esperienza la fa da padrona. Ma non solo: il punto è che alla base del metodo scientifico – di ogni metodo – esiste una logica che ne costituisce il meccanismo di discernimento e dunque di possibile conoscenza. Questa logica, non è immutabile; nel corso dei secoli molti principi logici, a causa dell’indispensabile necessità di mutazione dovuta all’elaborazione di nuovi modelli teorici di indagine, sono cambiati o sono stati adattati alla nuova visione del momento. Per restare sul pezzo, se duecento anni fa fosse stata presentata ad un fisico dell’epoca un protocollo sperimentale come quello oggi preparato per poter rilevare il GeoNeutrino, con buona probabilità quel Fisico avrebbe protestato. Ma hanno ragione, in tutta evidenza, i Fisici di oggi: se voglio trovare qualcosa che sfugge agli strumenti ‘classici’ di cui posso disporre, sono costretto ad elaborare un esperimento in cui mi debbo ‘sporgere’ oltre il davanzale delle regole stabilite. Magari cercando di non ‘sforare’ troppo, ma come potrei mai osservare il raggio gamma di un neutrino terrestre con un microscopio del settecento? La Scienza, di fatto, procede per ‘Trials & Errors”, et pour cause!…Il metodo della Scienza si ‘adatta’ a seconda dell’evoluzione tecnologica di cui si può disporre nel tempo e si modifica nel suo centro, smontando ciò che non funziona più e costruendo non soltanto nuove ‘machine‘, ma anche nuove regole di indagine. Ovviamente, e questo è certo un bene, qualcosa viene trovato. L’interpretazione di ‘cosa’ sia la ‘cosa’ trovata è frutto di un altro lavoro, che viene in seguito…e che qui tralascio per non dilungarmi troppo, ma che anch’esso contribuirà all’inesorabile ‘cambio dei paletti‘; come i giovani esploratori, gli scienziati – man mano che avanzano nel campo ignoto – piazzano nuovi paletti; alcuni saranno buoni paletti, un po’ più duraturi, altri saranno paletti mal posti o proprio sbagliati. Ogni esploratore è del resto un uomo come tutti noi, con i suoi pregi ed i suoi difetti. Si potrebbe dire, dunque, che la visione della Scienza è un ‘work in progress‘ continuo (e sin qui non c’è nulla di male, purché – almeno – lo si sappia ammettere con tranquillità e senza arroganza), in cui non si è mai sicuri di ‘come’ funziona Natura e di ‘cosa’ ci sia dietro il prossimo angolo. Paolo Lucarelli diceva, sornione, che se il banale manuale sulla presa Scart del televisore (fra l’altro, oggi, anche la presa Scart è di fatto superata!) avesse potuto essere mostrato ad un uomo di qualche secolo fa lo avrebbe preso per un grimoire di pura stregoneria! Insomma, tutto cambia e ‘…del diman non v’è certezza‘. E già qui si dovrebbe saper parlare alla gente comune con meno sicumera, perché un vero Fisico non dovrebbe mai proclamare – per definizione esatta del metodo che si è costretti ad applicare, mutando teorie, scenari e regole – che ‘questo è un elettrone‘, ‘questo è un protone‘, ‘questo è un neutrone‘: al più, e con migliore umiltà e servizio all’umanità, si dovrebbe dire ‘questa – forse – è la attuale migliore approssimazione a ciò che riteniamo possa essere quel che chiamiamo elettrone‘…e via dicendo. Ma chi glielo racconta, poi, all’Accademia, all’industria, alla multinazionale – che sono coloro che controllano il potere del fare, dell’investire, del produrre e dell’indurre al consumo – che magari alla base di una tecnologia pur utile ed utilizzabile potrebbero esserci qualche mezza verità o qualche mezza menzogna?…La Scienza – oggi – è molto dipendente dallo sfruttamento economico della scoperta, in quanto il senso di questa nostra civiltà è più quello del cercar di star il più comodi e coccolati possibili, spendendo barche di quattrini, che quello di offire alla gente una comprensione non soltanto ‘meccanica’ delle cose di Natura, ma anche sottile, filosofica (ometto qui – per non apparire troppo facilmente polemico – la parola Spirituale), capace cioè di offrire agli uomini, a tutti gli uomini, i semplici ed i complessi, le chiavi per poter tentare di rispondere alle solite, vecchie domande: “…che ci sto a fare qui?“, “…a che serve vivere?“, “…da dove vengo?“, “…dove vado, dopo?“…e via dicendo. Lo scienziato, oggi, indirizza il petulante domandante alla Religione o alla Filosofia. Tralasciando per motivi di spazio e di opportunità la Religione, in cui ognuno farà la scelta che più gli apparirà opportuna, c’è da dire che la Scienza, oggi, è del tutto disgiunta dalla vera Filosofia; anche perché – ormai – ciò che viene chiamata filosofia è diventata più un ‘sistema di pensiero‘ appartenente alla cultura intellettuale, dotta, logicissima e – tutto sommato – molto inutile per vivere e per risolvere con successo duraturo l’enorme mole di incertezze emotive e di dolore che affligge sia i ricchi che i diseredati. Anche qui, mi pare di poter dire che la filosofia di oggi è roba più da libri e dibattiti – anch’essa in continuo mutamento, da secoli  – piuttosto che un approccio di conoscenza pratico, utilizzabile ogni giorno da ognuno di noi per calmare le nostre continue turbe.

La visione dell’Alchimia si basa su un unico modello, mai mutato, molto semplice e con logica anch’essa semplice; questo modello è la Natura, osservata nel suo funzionamento più semplice: fecondazione, nascita, vita e morte. In ogni Regno della Natura il ricercatore – che, in questo caso ha davvero un approccio Filosofico, da ‘amico della Sophia‘ – scopre sempre lo stesso procedimento all’opera, attraverso regole di una semplicità disarmante. E queste regole non sono regole che necessitano di mutamento: le regole del metodo alchemico sono sempre le stesse, da tempo immemore. Studiando i testi si troverà alla fine che nessuno ha mai sentito la necessità di alterare le regole di indagine, di ‘cerca‘, né – tantomeno – di sperimentabilità. Ciò che rende possibile tutto questo è un fatto ugualmente facile e semplice: osserviamo Madre Natura ‘fare’, e ‘replichiamo’ – in piccolo – ciò che fa Madre Natura. Ma NON per ‘duplicare’ utiliristicamente una ‘cosa’ di Madre Natura, quanto per ‘lasciare fare’ a Madre Natura ciò che essa , da sempre e per sempre, fa e produce in ogni creato. Semplice e diretto. Senza alcuna sovrapposizione di ruoli. Ed è questo approccio – teorico e sperimentale – che consente all’artista di scoprire non soltanto – eventualmente – la Pietra Filosofale, ma anche di ‘svelare‘ – meglio: ‘veder svelati‘ – altri ‘funzionamenti‘, ugualmente semplici ed ugualmente possenti che Natura produce sulla materia; e dunque anche negli uomini. Non si dimentichi mai che, per un alchimista vero, ciò che viene chiamato – da secoli – Spirito è un vero e proprio corpo, che pesa, che si può misurare con una banalissima bilancia da cucina!…non c’è nulla di chimerico in Alchimia, ma piuttosto vi è tutto di semplice e vero. Il fatto è che la logica che viene utilizzata nello studio e nella pratica alchemica, che conduce – lentamente – ad una Conoscenza vera delle ‘cose’, NON è una logica di stretta pertinenza umana, in quanto è Natura che utilizza la propria logica, attraverso schemi ovviamente per noi molto distanti, ma non incomprensibili. Non è il ricercatore che ‘inventa‘ – lui – una nuova logica perché deve ‘trovare‘, bensì è il ricercatore che ‘apprende‘ una nuova logica – ma sempre uguale a sè stessa, in ogni campo di indagine teorico e sperimentale – spiegata sui testi prima, e dispiegata da Madre Natura poi, nel Laboratorio. E’ un approccio molto diverso da quello della Scienza. Qui, in Alchimia, il ruolo del ricercatore NON è quello di spostare dei ‘paletti’ in un processo di ‘Trials&Errors’ logici e pratici, bensì è quello di abbandonare del tutto e per sempre l’uso della ragione umana nel presentarsi di fronte a Madre Natura per apprendere, e MAI per utilizzare ciò che – eventualmente – potrà avere la benedizione di scoprire! Non si deve dimenticare di osservare, inoltre, che l’alchimista compie – da secoli – sempre lo stesso identico cammino sperimentale: gli viene insegnato, e lui stesso ne apprezzerà il semplice perché nel corso del suo lungo studio propedeutico, che tutto risiede in un UNICO esperimento pratico; sempre quello, sempre uguale a sè stesso. Prende delle materie minerali semplici, le manipola, le pone sul fuoco, sveglia ciò che viene chiamato Fuoco Segreto, e sarà ‘quel‘ Fuoco – e solo quello – che potrà permettergli di ottenere un corpo che è alla base di ogni cosa creata e manifesta: non è un protone, un neutrone, un neutrino o quel che ci parrà, ma un corpo nuovo – presente in forme e qualità di diversa funzionalità in ogni corpo creato in ogni cosmo – che gli potrebbe permettere ciò che Paolo Lucarelli indicava con le ‘infinite possibilità‘. Letteralmente. Non c’è altro, anche se – ovviamente – il compito è immane. Ma si tratta di un esperimento, semplice, unico e – udite, udite! – ‘ripetibile’. A condizione, di aver compreso – non ‘capito’, poiché è impossibile capire con l’umana ragione come avvenga – come funziona Madre Natura. La variabile è costituita dal benvolere del Cielo: nessun risultato in Alchimia può essere MAI garantito, poichè si entra in un Regno che non è di pertinenza umana.  Il Sacro. Non si può violare con violenza e protervia il Cielo, ma si può chiedere di Conoscere. Lo scopo dell’alchimista, lo ripeto, non è quello di utilizzare ciò che si scopre per tramutarlo in una tecnica, bensì quello di tentare di scoprire il vero ‘meccanismo’ della Creazione, avendo prima ben compreso lo schema generale della Creazione. L’Alchimista sa perfettamente, prima di entrare in Laboratorio, che è solo grazie a ciò che viene chiamato Spirito Universale che Madre Natura crea  e rende vivo ogni corpo (…sì, ogni corpo è vivo; persino un minerale!). All’alchimista non è necessario scrivere, ideare o risolvere complicate equazione matematiche alla base di modelli ipotizzati nel corso delle indagini, bensì deve sintonizzarsi, attraverso i sensi esterni ed interni, su modalità e funzionalità naturali, nuove perché mai veramente osservate o praticate, osservandone con estrema cura ed abbandono, mai tentando di razionalizzarle, lo svolgersi nell’azione incessante e continua di Madre Natura. E’ un metodo, anche questo. Ma con logiche e scopi molto diversi da quelli della Scienza. Ed è opportuno ricordare che l’alchimista innamorato è inevitabilmente Filosofo, Filosofo della Natura, amico-amante, cioé, della Conoscenza Naturale: e questa Filosofia, mi si creda sulla parola, è immediatamente fruibile, tangibile, utilizzabile: quando si va scoprendo il cammino della Queste alchemica, ogni étudiant scoprirà – pian piano – che il nuovo modo di guardare, il nuovo metodo, porta dei risultati immediati – ed osservabili in sè stessi e da parte degli altri – che mutano nei modi e nelle abitudini anche la vita vissuta nel quotidiano. E questo, accade senza sforzo, senza cioè la necessità di un apparato, di un’analisi di carattere intellettuale. In qualche modo, si potrebbe dire che l’Alchimia è un sistema di Conoscenza integrato.

Non vorrei che chi legge pensasse che il mio voglia essere una sorta di giudizio negativo sullo scienziato: al contrario, ne capisco la passione e l’impegno. Si tratta solo di una scelta: ognuno sceglie ciò che sente. Ma, come è doveroso e sincero il mio rispetto per la serietà ed il lavoro di ricerca di coloro che camminano seguendo ciò che la Scienza insegna, sarebbe davvero bello se lo stesso rispetto, con spontaneità, venisse offerto ad ogni alchimista. Ciò che, da secoli, non accade. L’alchimista viene spesso visto cone un povero demente, che segue vane chimere, che racconta balle, e che non ‘sa’ come stanno le ‘cose’.

Umilmente, ma sempre sorridendo, la penso diversamente. Lo scienziato è un analitico, mentre l’alchimista è un sincretista, dice un mio Compagno di Viaggio. Ciò che divide il cammino tra Scienza ed Alchimia è la presenza e l’azione tangibile, oggettiva, pesante, ineludibile dell’Intelligenza dello Spirito Universale nella materia. Mi rendo certo conto che moltissima letteratura alchemica ha finito per confondere le carte e per ghettizzare gli alchimisti, parlando fumosamente di uno Spirito troppo spesso presentato come una cosa mistica, spesso vestita dal ciarpame dell’occultismo tragico della fine dell’ 800, o dalle trovate insensate delle mode New Age… ma lo Spirito Universale è l’unica cosa che ‘esiste’ vraiment !

Ai miei amici fisici sottopongo, non per vendetta, ma come sorridente fonte di serena riflessione comune, un’affermazione fatta nel 1944 da Max Planck, il padre della Quantistica, tre anni prima di lasciare Terra:

“Avendo consacrato tutta la mia vita alla Scienza più razionale possibile, lo studio della materia, posso dirvi almeno questo a proposito delle mie ricerche sull’atomo: la materia come tale non esiste! Tutta la materia non esiste che in virtù di una forza che fa vibrare le particelle e mantiene questo minuscolo sistema solare dell’atomo. Possiamo supporre al di sotto di questa forza l’esistenza di uno Spirito Intelligente e cosciente. Questo Spirito è la ragione di ogni materia.”

[Archiv zur Geschichte der Max-Planck-Gesellschaft, Abt. Va. Rep. 11 Plank, n° 1797]

Ora, fermo restando che l’atomo non è evidentemente affatto esistente come viene rappresentato comunemente, come un preciso mini sistema solare, vorrei invitare i miei amici Fisici ed i miei ospiti a porsi, assieme a me, alcune domande, che io chiamo Domande Primordiali:

Cos’è Alchimia?

Qual’è lo scopo dell’Alchimia?

Perchè l’alchimista studia e fa Alchimia?

A che serve Alchimia?

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11 Responses to “Scienza e Alchimia: Visioni”

  1. Salve Capitano!…

    E’ da poco che seguo il suo blog, ma lo faccio con vivo interesse.
    Sto da poco muovendo i primi passi nel mondo dell’Alchimia, e devo ammettere che il suo Diario è un valido sostegno per la mia formazione.

    Sembrerà strano, ma fin dal primo momento cui venni in contatto con la Gran Dama, sentii di essere portato per essa, o perlomeno che questa fosse per me la via più giusta da perseguire.

    Detto questo, la ringrazio per i suoi post sempre molto utili e fonte di ispirazione.
    Avrei piacere di scambiare ancora qualche parola con lei.

    P.S. Se avesse dei testi da consigliare o suggerimenti per un novizio..beh, sarebbero caldamente accolti!..

    Un grazie di cuore Capitano!..continui a guidarci sulla via della Gran Dama.

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  2. Però la scuola di Chartres, e con essa i costruttori, qualcosa lo aveva capito 🙂

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  3. Caro Capitano,

    le DOMANDE sono sempre affascinanti e probabilmente le risposte (possibili) cambiano man mano che il Cercatore si avvicina alla meta… Igne Natura Renovata Integra, ma poi? Quali e quante sono le ‘infinite possibilità’? Non credo davvero che Lucarelli si riferisse solo ai Particolari. Ha ragione Diniax, sarebbe bello parlarne a lungo, sotto una quercia…

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  4. Caro Capitano,

    Credo che le risposte alle sue Domande Primordiali siano tutte contenute in una preghiera, tra le più belle della liturgia Pasquale, che, come ognuno dovrebbe sapere, è una festa lunare.
    Ne raccomando un’attenta lettura in chiave alchimica.

    Veni, creator Spiritus,
    mentes tuorum visita,
    imple superna gratia
    quae tu creasti pectora.

    Qui diceris Paraclitus,
    donum Dei altissimi,
    fons vivus, ignis, caritas
    et spiritalis unctio.

    Tu semptiformis munere,
    dextrae Dei tu digitus,
    tu rite promissum Patris
    sermone ditans guttura.

    Accende lumen sensibus,
    infunde amorem cordibus,
    infirma nostri corporis
    virtute firmans perpeti.

    Hostem repellas longius
    pacemque dones protinus;
    ductore sic te praevio
    vitemus omne noxium.

    Per te sciamus da Patrem,
    noscamus atque Filium,
    te utriusque Spiritum
    credamus omni tempore.

    Frà Cercone

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    • Caro Frà Cercone,

      la sua citazione del “Veni Creator Spiritus” non fa che confermare le parole di molti Maestri: tutto è stato scritto, ampiamente, ed è sotto gli occhi di tutti. Ma – come si vede – non basta. Difatti, la preghiera dice ‘credamus‘: occorre uno spostamento della percezione interna, che non è solo fideistica…è un lungo percorso individuale: Max Plank ha impiegato una vita per arrivare a quella singolare affermazione. E questo deve far riflettere molti, per primi i giovani, su cosa significhi ‘credere’ che lo Spirito – ‘fons vivus, ignis, caritas et spiritualis unctio‘ – sia un corpo indispensabile ed ineluttabile per ogni Creazione, grande o piccola che sia.

      Captain NEMO

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  5. La mia versione recita (III strofa):

    Tu septiformis munere
    digitus paternae dextrerae…

    … ma ho una versione polifonica di Padre Lorenzo Perosi. Il senso, comunque, non è tradito.
    Meditavo da un po’ di farne un post, di questo bellissimo testo liturgico. Chissà… comunque, grazie, fraterno frate, per l’idea.

    Chemyst

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  6. … e va bene, non aspettiamo… questo video rende l’idea (e fa tanta invidia ad un ex direttore di coro…)

    ed è suggetivo che siamo a Notre Dame 😉

    … anche qui, digitus paternae dexterae…

    Saluti

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    • Caro Chemyst,

      la ringrazio per le sue puntuali precisazioni tratte dai territori musicali della sua Queste. Il Coro è molto suggestivo, ed è emozionante pensare che sia cantato a Notre Dame de Paris!

      Captain NEMO

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  7. Riflessioni molto belle e profonde, Capitano.

    ‘La Sagesse coule de tes lèvres’.

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    • Caro paolo,

      la ringrazio per la sua considerazione e le porgo il benvenuto sul mio Blog.
      Ho qualche dubbio sulla saggezza; “Sagesse” è una parola che ho scritto molte volte sui miei primi quaderni di studio, e – oltre a non averla – penso si riferisca ad altro.

      Captain NEMO

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