Taliesin, il luminoso figlio della vecchia Keridwen

Nel paese di Galles il nome del Bardo Taliesin è legato ai tempi delle gesta degli eroi antichi; Taliesin, che si tradurrebbe con ‘Fronte radiante‘, è stato il più amato dei bardi gallesi e l’elenco dei libri che lo nominano è smisurato. Fu Lord Tennyson a renderlo più conosciuto ai lettori europei in Idylls of the King. Al di là dei romantici luoghi comuni, è bene ricordare che il Bardo, nella cultura Celtica antica, era una figura molto singolare e riverita: era dotato di un potere di voyance magica e non era soltanto il cantore poeta delle gesta di re ed eroi, ma anche l’evocatore delle forze del mondo ‘di là‘, che ‘vedeva‘ e cantava narrandolo, in occasione di battaglie  ed avvenimenti cruciali per la sua gente. Non si deve dimenticare che i Celti, popolo tutto singolare, celebravano in lutto la nascita di un nuovo nato e con gioia e libagioni esaltate la dipartita dell’eroe morto in battaglia, che tornava – libero – al mondo della Luce primeva.

Leggendo la mole impressionante degli scritti appartenenti alla cultura celtica, emergono dalle nebbie figure per noi strane ma piene di fascino, che parlano linguaggi strani, che compiono azioni strane, dai nomi complicati ed impronunciabili, ma in cui riconosciamo – anche nella rudezza e nella spietatezza dei racconti – il legame profondo con le forze della Natura. L’incanto anche geografico delle località in cui si muovevano quegli uomini pazzi e coraggiosi, filtrerà poi, come un rivolo di acqua cristallina, nella letteratura del Fantastico, del Mito, i Fairy Tales più tardi.

La storia e le gesta di Taliesin ‘Fronte radiante‘ è custodita nel Llyfr Taliesin, il Libro di Taliesin, un testo conosciuto da ogni Gallese che si rispetti, sin dai banchi di scuola. Ma il racconto della nascita incredibile e veramente avventurosa della nascita del Bardo è narrata in un manoscritto del XVIII secolo (Ms. W. Harris o Mon – 1758, Library of Welsh School of London), e – proprio perché ha i connotati di una leggenda straordinaria – val la pena di …leggerlo. Eccolo:

“In quel tempo, viveva in Pennlyn un uomo d’alto lignaggio chiamato Tegid Voel (il Calvo); la sua dimora si trovava in mezzo al lago Tegid (il lago Bala) e sua moglie era chiamata Keridwen[1]. Egli ebbe dalla moglie un figlio chiamato Morvran[2] ab Tegid, e anche una figlia chiamata Creirwy[3], la più bella che si fosse mai vista. Essi avevano pure un fratello, il ragazzo più brutto mai esistito, Afang-Du[4]. Allora Keridwen, sua madre, pensò che fosse disdicevole mandarlo nella nobile società a causa della sua bruttezza, a meno che egli non possedesse qualche alto merito e qualche rara cognizione…

Keridwen decise dunque, seguendo l’arte dei libri di Fferyllt[5], di far bollire un calderone d’Ispirazione e di Scienza per suo figlio, affinchè il suo ingresso fra gli uomini potesse essere onorevole in virtù della sua conoscenza dei misteri del futuro stato del mondo. Allora ella cominciò a far bollire il calderone. Questo non doveva smettere di bollire per un anno e un giorno, finché si sarebbero ottenute tre gocce  magiche di Grazia e Ispirazione.

Ella incaricò Gwyon Bach[6], figlio di Gwreang di Llanfair in Kaeriniawn in Powys, di sorvegliare il calderone, e un cieco chiamato Morda[7] d’alimentarvi sotto il fuoco. Disse loro di stare attenti poiché l’ebollizione non s’interrompesse per un anno e un giorno. Dal canto suo, secondo i libri degli astrologi e durante le ore dei pianeti, raccolse ogni giorno ogni sorta d’erbe magiche. Ora, una sera, verso la fine dell’anno, mentre Keridwen coglieva erbe e si dedicava ai suoi incantesimi, accadde che tre gocce di liquore magico colassero dal calderone e cadessero sul dito di Gwyon Bach. E, a motivo del loro grande calore, egli portò il dito alla bocca e, non appena le gocce meravigliose lo toccarono, egli vide tutte le cose future e seppe di dover guardarsi dagli artifici di Keridwen, poiché la sua perfidia era grande. In preda ad un’inarrestabile paura, fuggì verso la sua terra. E il calderone si spezzò in due perché tutto il liquido che vi era contenuto, salvo le tre gocce, era avvelenato.

In quell’istante Keridwen ritornò e vide che tutto il suo lavoro d’un anno era andato perso. Afferrò un pezzo di legno e colpì il cieco Morda finché gli occhi gli caddero sulle guance. Ed egli disse: ‘E’ Gwyon Bach il colpevole‘. Rincorse dunque Gwyon Bach a tutta velocità. Egli la vide e si mutò in lepre prima di scomparire; ma lei a sua volta si mutò in levriero e lo raggiunse. Allora egli si precipitò verso il fiume e diventò un pesce. Keridwen, sotto forma di lontra, gli diede la caccia nelle acque con tanto accanimento che egli dovette mutarsi in uccello dell’aria. Ella lo seguì in sembiante di falco e non gli lasciò scampo nel cielo. E proprio quando era sul punto di piombargli addosso ed egli aveva paura di morire, scorse un mucchio di grano appena trebbiato sull’aia di un cascinale. Vi si precipitò e si trasformò in un chicco. Ma Keridwen prese la forma d’una gallina nera dalla grande cresta e, razzolando, scoprì il chicco e lo inghiottì. E, come narra la storia rimase incinta. Venuto il momento del parto, non ebbe il coraggio d’uccidere il bambino a motivo della sua bellezza. Ecco perché lo introdusse in un otre, gettò l’otre in mare, alla mercé di Dio, nel ventinovesimo giorno d’aprile.”


[1] Keridwen, o Ceritwen, o Cyrritwen è  ‘donna curva‘: l’etimologia è incerta, ma sembra attestato che sia una delle tante figure con cui veniva designata la Grande Madre Terra, simile alla Ceres latina o alla Koré greca. In ogni caso, nel contesto di questa leggenda, Keridwen appare senza dubbio come una strega, vecchia ma capace di prodigi naturali e sovranaturali.
[2] Morvran o Morfran è ‘corvo di mare’ o ‘grande corvo‘, e viene rappresentato come un essere brutto e dai peli come quelli di un cervo.
[3] Creirwy è ‘gioiello’, e viene rappresentata come una Ninfa bellissima.
[4] Afang Du è ‘castoro nero’, e viene rappresentato come un mostro che vive in una caverna. Artù lo ucciderà, sotto l’aspetto di un drago. Alcuni commentatori di questa leggenda ritengono che i nomi dei due brutti fratelli siano in realtà due sinonimi per uno stesso individuo, visti e narrati diversamente solo per lo scorrere del tempo.
[5] I Fferryllts sono coloro che lavorano i metalli.
[6] Gwyon Bach è ‘piccolo uomo di conoscenza’, il servo di Keridwen.
[7] Morda è un Druido: è cieco in questo mondo, perché vede l’altro mondo.

Questa storia per bimbi e per grandi può essere letta in molti modi. Certo è che un étudiant d’Alchimia riconosce alcuni topos familiari: la vecchia, la giovane bella, il brutto e nero, et alia. Ma all’interno del mito che ha generato questa leggenda si annidano, forse, altri piccoli gioielli. Keridwen è la vecchia madre, una strega potente che  – inserita nel contesto dei Celti – decide di utilizzare il magico cauldron (che pare chiamrsi Awen o Amen!) per dare Grazia e Ispirazione, le doti del futuro Bardo Taliesin, al suo brutto, bruttissimo figlio Afang Du: ma lei ha due figli, o forse tre. Una è la bellissima Creirwy, il gioiello, la Ninfa il cui nome indica la più pura tra le pure; l’altro è Morvran, le cui gesta verranno cantate nell’epopea gallese di Arthur, che indica naturalmente l’altra faccia della medaglia, cioé l’oscuro. Costui è certo brutto, ma sarà un valoroso guerriero. La figura di Afang Du, che è il più brutto tra i brutti (‘utterly ugly‘, tradurranno gli Inglesi), tanto da indurre Keridwen a metter mano al magico cauldron, è il figlio più giovane; si potrebbe supporre che sia indicata qui una possibile linea di evoluzione che parte dal repellente Afang Du e che termina con Morvran , ancora brutto ma valoroso; una sorta di nobilitazione di Afang Du da parte di Keridwen, grazie all’incantesimo della pozione che deve bollire un anno e un giorno.

Sia come sia, il mito narra che, nonostante le cure di Keridwen, accade qualcosa: quel qualcosa è rappresentato del servus Gwyon Bach, l’apprendista stregone, che però – grazie alle tre gocce miracolose (anche Perceval, molto più tardi nel tempo, sarà vittima fortunata di altre tre gocce) – accede al mondo della Conoscenza. E qui assistiamo ad una magnifica descrizione della evoluzione di questo servus: resosi conto della natura di Keridwen, fugge ‘verso la sua terra‘. E’ facile riconoscere il ciclo della trasformazione dei quattro elementi: Lepre-Levriero, la Terra. Pesce-Lontra, l’Acqua; Uccello-Falco, l’Aria; Grano-Gallina, la Terra, di nuovo. Gwyon Bach, dunque, è il Fuoco: lo vediamo infatti incaricato dalla vecchia proprio della cura del Fuoco, assieme al veggente Morda. Keridwen, che è la Sapienza, lo scova alla fine nel mucchio di grano, lo inghiotte e ne resta incinta; il Fuoco, evidentemente divino, feconda la Terra Madre, la Madre resta incinta di quello che sarà suo figlio, che – trasformato – si chiamerà Taliesin; l’oscuro è diventato luminoso, grazie alle tre gocce di Grazia e Ispirazione. Il Fuoco nascosto diviene manifesto grazie alle tre gocce, dove quel tre indica evidentemente quelle tre operazioni di cui tutti i Maestri parlano nei loro libri. Gwyon Bach è un Taliesin in potenza, dunque, e sarà l’infusione di Grazia e Ispirazione, che è il meglio della pozione (il resto del contenuto del calderone è veleno!), che sembra doversi leggere come tale per effetto del casuale colare delle tre gocce perfette sulle dita di Gwyon Bach, che permetterà al servus di perfezionarsi nel Bardo, attraverso la conversione dei quattro elementi, in cui i protagonisti sono sempre loro: Keridwen, la madre, e Gwyon Bach, il servus. Una è sede della Sapientia, pur sotto le vesti di una vecchia megera, l’altro è lo Spirito Celeste, che viene portato in atto dall’acqua magica della vecchia. E sarà quello spirito che feconderà quella madre facendo nascere il nuovo figlio, Taliesin ‘Fronte Radiante‘. Il Fuoco, attraverso la conversione degli elementi, prende dimora nella Madre e genera il figlio luminoso, figlio del Fuoco Celeste e della Madre Terrena.

Se è molto chiara l’allusione agli alchimisti, i Fferryllts, è altrettanto curioso il fatto che questa leggenda narri – con queste precise modalità – l’evoluzione di Gwyon Bach/Taliesin, tacendo le storie – che immagino esistano – degli altri due figli per così dire ‘classici’, cioè la bella Ninfa ed il Grande Corvo. Sembra quasi che questa piccola storia, che non è inclusa nel Llyfr Taliesin, nasca in modo autonomo, avulso cioè dal ciclo tradizionale e conosciuto, si potrebbe dire persino canonico. Perché concentrarsi su questo attore e trascurare la prole consueta? E’ una domanda che credo valga la pena di porsi. In ogni caso, è straordinario constatare come l’insegnamento alchemico sia presente in modo così profondo all’interno delle storie dei popoli antichi, in questo caso dei Celti gallesi, quasi fosse il canovaccio essenziale su cui tessere storie meravigliose e significanti; quasi si dovesse estrarre – soavemente – una gemma da un minerale utile e conosciuto, nascondendo la piccola gemma tra i panni molto più riconoscibili dell’histoire.

Una piccola riflessione a parte merita la misteriosa Keridwen: Robert Graves la identifica con la Grande Madre trinitaria (la vergine, la madre, la vecchia), rappresentata dalla Scrofa Bianca, un animale sacro per le popolazioni pre-celtiche. Profonda conoscitrice della natura nascosta, è di fatto un druido al femminile: dai conquistatori latini che vennero in contatto con quella cultura antichissima i Druidi erano chiamati ‘saronidi‘, perché l’Albero Sacro era la quercia. In greco la quercia è, infatti, saronis, che designa specificatamente proprio la quercia vecchia e cava. Canseliet scriveva in ‘Alchimia’:

Saronis

Saronis

Dunque Keridwen – molto propriamente – è legata al Caos primordiale, la Mater di ogni cosa; vecchia ed abbietta, è la materia degli alchimisti, che vi vedono appunto l’abisso, la gouffre in francese, sul cui orlo aleggiava lo Spirito di biblica memoria: Gwyon Bach. Certo, non pretendo di essere nel giusto nel proporre questo curioso parallelo con la vecchia Keridwen ed il povero ma fortunato Gwyon Bach. Ma chi vuole può continuare lungo questo strano sentiero…come sempre è un cammino senza troppa logica, ma pieno sempre di piccole sorprese. Del resto, anche Paolo Lucarelli aveva deciso di sottolineare, di nuovo, questo curioso sostantivo:

“…una curiosità lessicale. In greco esisteva una parola specifica per dire ‘vecchia quercia cava’: saronis. Risuona cabalisticamente con saron, ‘spazzatura’ e anche ‘scopa’. E’ possibile che sia per questo che le streghe sono rappresentate mentre volano su una granata? Certo l’immagine è seducente…”

Fulcanelli, Il Mistero delle Cattedrali – Ed. Mediterranee, pag. 153

Advertisements

One Response to “Taliesin, il luminoso figlio della vecchia Keridwen”

  1. Caro Capitano,

    grazie per la bellissima storia, e poichè mi ha fatto tornare bambino per un po’, non ho potuto non ripensare al combattimento di Maga Magò e di Merlino ne La Spada nella Roccia di Disney: non ricordo bene la sequenza delle trasformazioni, ma il finale mi sembra simile… beh, Merlino non feconda Magò (non si puo’, nel cartone animato per bambini…) ma la infetta.
    Perdoni l’eventuale blasfemia, ma non ho saputo resistere…

    Chester

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: