La caccia all’Oro Filosofico

Eugéne Canseliet, 1926

Eugéne Canseliet, 1926

1839 – nascita (stimata) di Fulcanelli

1862 – nascita di Pierre Dujols de Valois

1877 – nascita di Jean Julien Champagne

1887 – nascita di René Adolphe Schwaller

1899 – nascita di Eugéne Canseliet

1913 – primi incontri tra René Adolphe Schwaller e Jean Julien Champagne, a Parigi

1912 – Jean Julien Champagne viene presentato a Fulcanelli dai De Lesseps

1915 – primo incontro di Eugéne Canseliet con Fulcanelli, a Marsiglia

1916 – Fulcanelli presenta Jean Julien Champagne a Eugéne Canseliet, a Marsiglia.

1919 – Eugéne Canseliet torna a Parigi, dove Fulcanelli, anche lui a Parigi, lo introduce nei salotti della Ville Lumiére, tra cui spicca quello dei de Lesseps. Anche Jean Julien Champagne frequenta gli stessi ambienti.

1919 – René Adolphe Schwaller viene ‘nobilitato’ da Oscar Wenceslas de Lubicz-Milosz, Principe di Lusazia, conte di Lahunovo; nasce René Adolphe Schwaller de Lubicz

1920 – René Adolphe Schwaller de Lubicz fonda il gruppo Les Veilleurs

1920 – Pierre Dujols de Valois, nella dedica a Fulcanelli del suo Hypotypose (Mutus Liber), lo indica come ‘Philosophe-Adepte’

1922 – Eugéne Canseliet compie una trasmutazione di 120 gr. di piombo in oro nelle Officine a Gas di Sarcelles, utilizzando la polvere di proiezione di Fulcanelli, in presenza dello stesso Fulcanelli, di Jean Julien Champagne e di Gaston Sauvage

1923 – Fulcanelli fa recapitare a Eugéne Canseliet tre manoscritti (Il Mistero delle Cattedrali, Le Dimore Filosofali, Finis Gloriae Mundi) impacchettati e sigillati in cera verde, perché si occupi di farli pubblicare. Fulcanelli si allontana da Canseliet, ormai in grado – secondo lui – di affrontare da solo la Grande Opera.

1925 – Eugéne Canseliet e Jean Julien Champagne affittano due mansarde contigue a Parigi

1926 – Eugéne Canseliet pubblica per conto di Fulcanelli, presso J. Schemit, la prima edizione (300 esemplari) de Il Mistero delle Cattedrali, con le illustrazioni di Champagne.

1926 – morte di Pierre Dujols de Valois

1929 – René Adolphe Schwaller de Lubicz e la moglie Isha (Jeanne Germain Lamy) si stabiliscono a Plan de Grasse, in Provenza, in una proprietà ribattezzata Mas de Coucagno

1930 – dopo 19 anni di tentativi più o meno continuati, Schwaller de Lubicz e Jean Julien Champagne – chiusi nel laboratorio di Plan de Grasse – riescono a condurre a termine la produzione alchemica del rosso e del blu nella massa del vetro, ricreando la materia delle perdute vetrate delle Cattedrali Gotiche, grazie ad un libro del 1830 che Champagne aveva ‘trafugato’ da una libreria

1926 – Eugéne Canseliet pubblica per conto di Fulcanelli, presso J. Schemit, la prima edizione (500 esemplari) de Le Dimore Filosofali, con le illustrazioni di Champagne.

1932 – morte di Jean Julien Champagne

1938 – Eugéne Canseliet intraprende la ‘Grand Coction‘: è il famoso evento legato alla “rottura dell’uovo”, collegata con una vasta aurora boreale

1952 – Eugéne Canseliet, come lui stesso ripeterà molte volte, incontra nuovamente Fulcanelli, nei pressi di Siviglia

1957 – Eugéne Canseliet pubblica per conto di Fulcanelli, presso Lavritche, la seconda edizione (1000 esemplari) de Il Mistero delle Cattedrali, con le illustrazioni di Champagne.

1964 – Eugéne Canseliet pubblica per conto di Fulcanelli, presso Pauvert, la terza edizione de Il Mistero delle Cattedrali, con le foto di Pierre Jahan.

1965 – Eugéne Canseliet pubblica per conto di Fulcanelli, presso Pauvert, la terza edizione de Le Dimore Filosofali, con le foto di Pierre Jahan.

1982 – Eugéne Canseliet lascia questo mondo

Eugéne Canseliet...

Eugéne Canseliet...

Questa piccola cronologia potrebbe essere completata da altre date, da altri nomi e da altri eventi. L’intento, qui, non é la identificazione di Fulcanelli, bensì quello di fornire un tessuto temporale ad una particolare notazione che appare nella seconda Prefazione a Le Dimore Filosofali, scritta da Canseliet nel febbraio del 1958;  si tratta del famoso passo in cui il Maitre di Savignies ricorda che Fulcanelli passò venticinque anni alla ricerca dell’oro dei filosofi; eccola:

Allora il Maestro commentava, con il grave e nobile volto, incorniciato dalla massa dei lunghi capelli grigi, curvo sulla nostra spalla:

‘E così, l’oro filosofico, anche se pieno d’impurità, circondato da spesse tenebre, coperto dalla tristezza e dal lutto, dev’essere considerato come l’unica e vera materia prima dell’Opera; allo stesso modo in cui la vera e unica materia prima è il mercurio, da cui è nato quest’oro invisibile, miserabile e sconosciuto. Questa distinzione, che di solito non si fa, precisò poi, è d’importanza capitale; infatti facilita grandemente la comprensione dei testi e permette la soluzione delle prime difficoltà.’

[Fulcanelli, Le Dimore Filosofali, prefazione alla Seconda Edizione – Ed. Mediterranee]

L’edizione Italiana tradotta da F. Ledvinka è purtroppo piuttosto imprecisa; d’altro canto quel richiamo alla ‘distinzione‘ non è giustificato da quanto tradotto, ma nessuno – forse – ci fa gran caso: quale sarebbe la distinzione cui allude Fulcanelli nel testo così come è stato tradotto?…qualcosa non va. Vediamo allora lo stesso passo preso dall’originale, nella edizione Francese di Pauvert:

Le Maitre commentait alors, sa grave et noble figure noyée dans le longues cheveux gris et penchée sur notre épaule:

‘Ainsi, l’or philosophique, tout rempli d’impuretés, environné d’épaisses ténèbres, couvert de tristesse et de deuil, doit-il etre considéré néanmoins comme la véritable et unique première matière de l’Oeuvre, de meme qu’en est la veritable et unique matière première, le mercure, d’ou cet or invisible, miserable et méconnu a pris naissance. Cette distinction, qu’on n’a pas coutume de faire, précisait-il, est d’une importance capitale; elle facilite grandement la compréhension des textes et permet la résolution des premières difficultés‘”

[Fulcanelli, Les Demeures Philosophales, preface à la Deuexieme Edition – Ed. Pauvert]

Qui appare chiara quella ‘distinzione‘ che era di fatto incomprensibile nella traduzione italiana: Fulcanelli parla della première matière, attribuendola all’oro filosofico, e della matière première, attribuendola al mercurio. Il passo assume allora il suo vero significato:

Il Maestro commentava allora, il suo grave e nobile volto inondato dai lunghi capelli grigi e curvo sulla nostra spalla:

‘Così, l’oro filosofico, tutto pieno d’impurità, circondato di spesse tenebre, coperto di tristezza e di lutto, deve nondimeno essere considerato la prima materia dell’Opera, allo stesso modo in cui ne è la veritiera ed unica materia prima il mercurio, da cui quest’oro invisibile, miserabile e misconosciuto è nato. Questa disitinzione, che non siamo abituati a fare, precisava, è di un’importanza capitale; essa facilita grandemente la comprensione dei testi e permette la risoluzione delle prime difficoltà’

[Fulcanelli, Le Dimore Filosofali, prefazione alla Seconda Edizione – Ed. Mediterranee – mia personale traduzione]

La ‘distinzione’ tra prima materia e materia prima è molto importante a livello di Filosofia Naturale e, di conseguenza, a livello operativo. Pochi si soffermano a riflettere, pensando che siano la stessa cosa, il che in un certo senso un po’ grossolano è certo vero ma non veritiero, o ritenendo che si tratti di uno dei tanti sofismi che si attribuiscono, stoltamente, ai trattati alchemici. Secondo il senso comune di oggi un chimico ha sempre ragione e conosce la verità, mentre un alchimista ha sempre torto e non conosce come stanno le cose. Siamo abituati a frequentare luoghi comuni, perchè rassicuranti per la nostra esistenza incerta ed affannosa, e mai quelli veramente straordinari; quelli ‘veritieri‘, per dirla con Fulcanelli. A proposito: a mio avviso esiste una differenza tra ‘vero‘ e ‘veritiero‘, tra ‘vrai‘ e ‘veritable‘. Sottile, ma esiste: il veritiero è portatore del vero. Semplice, ma chi ama oggidì le cose semplici? Ma torniamo a quella ‘distinzione‘ sfuggita, che Canseliet aveva amorevolmente incluso nel suo scritto del 1958: la prima materia è qualcosa che attiene molto più all’origine della creazione, essendo di fatto il seme da cui tutti i corpi prendono forma sostanziale e manifesta; pur essendo un termine ‘spostato’ verso il mondo metafisico, è tuttavia uno stato della materia primo, che è alla base di ogni manifestazione. Ovviamente si tratta di trovare, ottenere, questa prima materia, vero primo passo dell’Opera. E’ l’oro dei filosofi. Ma attenzione: l’oro dei filosofi di cui si parla nel passo è ancora in potenza, nascosto, prigioniero, chiuso dalle impurità, dal lutto e dalle tenebre. E’ ovvio che lo scopo è quello di portarlo alla luce, di farlo nascere: quando sarà effettivamente nato potrà chiamarsi più propriamente Oro dei Filosofi.

La materia prima è invece il corpo principale, il protagonista ineludibile della Grande Opera, quello che ne giustifica l’esistenza stessa e ne permette il compimento. Se si legge il passo con attenzione, con calma, con serenità,  si comprende che questa materia prima contiene essa stessa quella prima materia: quello zolfo, che sarà l’Oro dei Filosofi, nasce “dal” mercurio e non soltanto “grazie al“. Molti Maestri l’hanno indicato chiaramente: e molti pensano che le affermazioni come “il vento l’ha portato nel suo ventre” siano solo delle curiose frasi su cui disquisire dottrinalmente, in genere per ore.  Dimenticando che l’Alchimia è una cosa reale, frutto di studi approfonditi, certo, ma che alla fine si compie con le mani , in un piccolo Laboratorio. Dunque questo mercurio di cui si parla è anch’esso un seme, ma di funzione diversa; si legge chiaramente che uno è il maschio, indicato in questo passo nel suo stato di ‘potenza’, nascosto ed occultato; l’altro è la femmina, quello che è in grado – reso manifesto dall’Arte – di portare all’atto quella potenza. Si tratta di una visione cruciale del funzionamento di Madre Natura, ovviamente ben diversa da quella della Chimica; non è una reazione quella che si cerca, anche se la nostra logica ci spinge a incasellarla in questo senso, quanto piuttosto un’azione primordiale e completamente naturale, essendo l’esatta replica di una Creazione.

E’ ovvio che questo processo, di difficile comprensione per la nostra logica, lo è anche a livello operativo. Anche se Madre Natura è di una semplicità disarmante, è per noi umani molto difficile realizzare con compiutezza questa ‘naturalità’. Siamo troppo distanti, per complessità biologica e dunque per funzionamento intellettuale, dalla semplicità originaria del mondo minerale, che fu il primo dei tre regni ad apparire nella manifestazione. E’ così importante riflettere sul termine ‘apparizione‘ che gli antichi, di ogni epoca e contrada, ci ricordano che Maya, l’illusione, è ciò che permea tutta la nostra cosiddetta realtà: la vera esistenza, l’ “essenza” è sempre nascosta, diversa: e questa essenza si manifesta grazie allo zolfo ed al mercurio di ogni corpo manifesto. Quelli sono ‘veritieri‘. Ma sono decisamente occulti, lontani dalla nostra possibilità ‘meccanica’ di percezione: ma sono essi gli attori unici, assieme a qualche altra cosa, della Grande Opera. E a causa di questa difficoltà percettiva, che si riflette immediatamente nella possibilità operativa di ogni artista, i Maestri indicano, con infinita pazienza e molto Amore, il sentiero dello studio assiduo, teso a sgretolare le nostre convinzioni logiche, e quello della pratica ad esso collegata, con identica assiduità, alla ricerca del vero attraverso l’identificazione del veritiero; ecco perché, molto spesso, la ricerca di questo zolfo così importante viene indirizzata in corpi adatti alla bisogna; e nascono le Vie, più o meno particolari. In questo modo, si spera (ma è certamente possibile, e più facile), si può ottenere quello zolfo da un corpo diverso, che tuttavia deve ovviamente essere ‘adatto’ alla femmina a disposizione. Ecco perchè ogni étudiant scopre presto di trovarsi in un vero labirinto di ipotesi, di lavorazioni e di corpi (ma non solo per questo; come si sa senza il Fuoco Segreto non si fa Alchimia); e qui, in soccorso amorevole allo smarrimento che prende il cuore di ogni cercatore, Paolo Lucarelli scrive in un passo della sua Introduzione a Il Mistero delle Cattedrali:

“Si tratta di aggiungere al mercurio comune uno zolfo vivo, definito metallico. È proprio in un metallo, o almeno in qualcosa che ne può assumere la definizione, che Fulcanelli ci invita a cercarlo. Si tratta di aprire questo metallo, il secondo libro chiuso, detto anche oro, oro filosofico, oro non volgare, e di estrarne la parte viva e attiva. Operazione – in realtà insieme di operazioni – detta anche rincrudazione, quella in cui si uccide il vivo per rianimare il morto, che non è evidentemente una vera rianimazione di un metallo morto, ma, come già detto, l’estrazione del suo zolfo e la sua unione con il mercurio.”

In questo caso, è evidente che occorre saper estrarre dal metallo il suo zolfo: una serie di operazioni permetterà di liberare il prigioniero e di rendere possibile quell’unione tra Principia di cui si parla ovunque in ogni testo alchemico. Si noti, tuttavia, come del resto è normale in Alchimia, che bisogna imparare a leggere!…

Ritornando a quanto scritto da Canseliet, a quel preciso ricordo del vecchio Maestro chino sul discepolo, un’immagine parlante che indica quanto fosse stato intenso quel particolare momento per il giovane discepolo, ci si potrebbe chiedere: ma quando è avvenuto tutto questo? Canseliet scrive nel 1958, ha 59 anni ed ha già fatto un bel pezzo del suo cammino, prima filosofico e poi operativo; Se dobbiamo leggere tra le date che ho riportato sopra, con tutte le cautele necessarie, si potrebbe dire che Fulcanelli era vicino alla felice conclusione dei suoi lavori. Siamo dunque attorno agli anni ’20, visto che Fulcanelli sarebbe ‘scomparso’ attorno al 1930. Canseliet potrebbe aver avuto un’età compresa tra i venti ed i trent’anni; ha ventiquattro anni all’epoca della famosa trasmutazione di Sarcelles, compiuta sotto gli occhi del Maestro e dei suoi due amici; in ogni caso, è molto giovane, sia anagraficamente che filosoficamente. C’è da ritenere che se nel 1958, in occasione della sua seconda Prefazione a Le Dimore Filosofali, a Savignies, decide di rendere nota quella così particolare raccomandazione da parte del Maestro, che era rimasto bloccato per venticinque anni alla ricerca dell’oro filosofico, debba essere stato per una ragione importante. Se si decide di dar fiducia ad Atorène, Canseliet sarebbe riuscito ad isolare lo zolfo filosofico nel 1936, ‘dopo sedici anni di pratica‘: il che ci porta a dire che Canseliet inizia il suo lavoro operativo per l’appunto negli anni ’20. Se poi si prende in considerazione il fatto che Fulcanelli avrebbe concluso la Grande Opera attorno al 1920 (o forse prima?), visto che è nel 1923 che Canseliet riceve i tre manoscritti di Fulcanelli, se ne dovrebbe dedurre che Fulcanelli avrebbe cominciato ad operare attorno al 1895, o forse prima. E’ dunque attorno agli anni ’20 che sembra di poter datare quel particolare colloquio tra Maestro e discepolo: Fulcanelli ha un’ottantina d’anni e Canseliet è un ventenne!

Ma il 4 Dicembre 1933, a 34 anni, Canseliet decide di scrivere una lettera a Schwaller de Lubicz; si tratta di un testo molto strano, in cui Canseliet di rivolge in modo estremamente deferente all’autore di Adam l’homme rouge: Champagne è morto tragicamente da un anno, dopo aver terminato i suoi lavori con Schwaller de Lubicz a Plan de Grasse, tenendo all’oscuro di qualcosa il compagno di studi che abitava nella mansarda accanto. E proprio da una nuova riflessione su una confidenza fatta dal suo compagno, che Canseliet cambia qualcosa nel suo piano di lavori; nella lettera dalla calligrafia caratteristica, riprodotta e riportata da G. Dubois nel suo Fulcanelli Dévoilé, si narra di questo cambio di passo; eccone una parziale riproduzione:

Lettera di Eugéne Canseliet a René Schwaller de Lubicz, 1933

Lettera di Eugéne Canseliet a René Schwaller de Lubicz, 1933 - tratta da 'Fulcanelli' di G. Dubois, Ed. Mediterranee - 1996

Sembra dunque di capire che Canseliet, nel 1958, proprio a causa di un suo errore giovanile, voglia dare testimonianza, ancora una volta, della bontà di quella caritatevole riflessione a voce alta di Fulcanelli, evidentemente incompresa sino al 1933; en passant, si può notare quanto poco fondate possano risultare quelle ipotesi che fanno di René Schwaller de Lubicz o di Jean Julien Champagne due possibili candidati per tentare di risolvere il grande giallo sull’identità di Fulcanelli.

Sempre nella stessa lettera, piena di amare considerazioni su Champagne, Canseliet riporta una piccola notula di Schwaller de Lubicz, che evidentemente condivideva sul piano operativo (click per ingrandire):

Lettera di Eugéne Canseliet a René Scwaller de Lubicz, 1933 (Notula) - riprodotta da 'Fulcanelli' di G. Dubois - Ed. Mediterranee, 1996

Lettera di Eugéne Canseliet a René Scwaller de Lubicz, 1933 (Notula) - riprodotta da 'Fulcanelli' di G. Dubois - Ed. Mediterranee, 1996

Come si vede, ogni alchimista è un essere umano e nel suo percorrere con passione immensa il cammino sulle tracce della Dama, può (e deve) compiere errori. D’altro canto il cammino è lungo e sempre pieno di ostacoli, nulla è mai scontato. Se veniamo informati dell’ipotesi che fu nel 1936 che Canseliet riuscì nella delicata operazione dell’isolamento dell’Oro dei Filosofi, sarà lo stesso Maitre ad ammettere in un’intervista nel 1978, soavemente e dolcemente, quasi ottantenne, di essere ancora in cammino…

In conclusione, riporto quanto Limojon de Sainct Disdier, nel suo Il Trionfo Ermetico, fa dire ad Eudossio in una famosa spiegazione:

…Essa (la Pietra) sostiene, invece, che è lei che nasconde nel suo seno il vero Oro dei Saggi, vale a dire i primi due tipi di Oro (quello Astrale e quello elementare) di cui ho appena parlato: poiché dovete sapere che la Pietra, essendo la più pura porzione degli elementi metallici, dopo la separazione e la purificazione che il Saggio ne ha fatto, è propriamente l’Oro della seconda specie. Quando questo Oro (l’Oro dei Saggi!) perfettamente calcinato ed esaltato sino alla purezza ed al biancore della neve, ha acquisito grazie al magistero una simpatia naturale con l’Oro Astrale, di cui è diventato visibilmente il vero magnete, egli attira e concentra i se stesso una così grande quantità di Oro Astrale e di particelle solari, che riceve dalla continua emanazione che se ne fa dal centro del Sole e della Luna, che si trova nella disposizione prossima ad essere l’Oro vivente dei Filosofi…

Come sempre, occorre leggere sforzandosi di comprendere, perchè la lettera uccide…a titolo di chicca finale in questa caccia all’Oro dei Filosofi, ecco una pagina molto chiara ed onesta, tratta dall’Introitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium di Ireneo Filalete, nella traduzione di Paolo Lucarelli per le Edizioni Mediterranee (Cap. XIII, pag. 53):

Filalete - l'Oro dei Filosofi

Filalete - l'Oro dei Filosofi

In questo caso, nel leggere, occorre il quadruplo delle precauzioni; Filalete è noto per la candida onestà e splendida chiarezza, ma non si deve credere – lo dichiara lui stesso – che non abbia preso le sue precauzioni, nello scrivere…

Proprio Paolo Lucarelli soleva ripetere – sempre sorridendo – che  “Il problema dell’ermetismo è che …è così ermetico!

Consiglio finale:…andare alla fonte, …porta acqua. Buona caccia!

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7 Responses to “La caccia all’Oro Filosofico”

  1. Cher Capitaine NEMO,

    mercì!…votre Blog c’est magnifique!

    Asterix

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  2. Caro Capitano,

    è bello e forse anche necessario ricordare, almeno fra gli Innamorati, le vicende umane di quelli che sono, in fondo, i nostri Eroi oltre che i nostri Maestri. Pensavo questo, anche se il tempo non dovrebbe avere importanza per noi: nel 2012 cadono i trent’anni della scomparsa di Canseliet, non sarebbe opportuno in qualche modo ricordarlo? Magari trovarsi in un bel luogo, parlarne come in un convegno, ma solo fra Cercatori, senza pubblicità né sponsor… trovandosi con il ‘passaparola’. Cosa ne dice?

    Chemyst

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  3. grazie Capitano

    semplicemente…

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  4. Caro Capitano,

    Che piacere rileggere questo post, la ricerca avviata con un Amico Caro, giorni fa, passando per il ‘Rosario dei Filosofi’, Canseliet, Fulcanelli… etc etc mi ha riportato qui.

    un abbraccio,

    anto-az

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  5. “1952 – Eugéne Canseliet, come lui stesso ripeterà molte volte, incontra nuovamente Fulcanelli, nei pressi di Siviglia.”

    Di questo incontro ne racconta Paolo Lucarelli nell’introduzione a ‘Due Luoghi Alchemici’; ed è un aneddoto che lascia spazio all’interpretazione…

    Paolo Lucarelli conclude con queste parole: “Abbiamo raccontato una favola? E’ possibile. Non pretendiamo di trovare molti disposti a credere, specialmente tra coloro che vogliono a tutti i costi cancellare dalla nostra epoca qualunque possibilità di meraviglioso per ricondurre tutto alla misera visione di piccoli esseri dalla piccola vita, in cui l’incanto è eliminato per sempre.”

    Potrebbe essere stata una festa in costume, tuttavia al di là della battuta (visto che sia Canseliet che Lucarelli prendono questo evento molto seriamente) qual è il senso di quella Shamballah spagnola? Una ‘famiglia’ di cercatori in cammino? Un gruppo di immortali?

    Grazie Capitano per una sua, eventuale, risposta.

    Mario

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    • Caro Signor Mario,

      mi scuso per la risposta così tardiva.

      Non saprei darle una risposta precisa: forse, bisognerebbe ricordarsi che non proprio tutto deve avere un ‘senso’ in questo nostro povero mondo. Chi raggiunge quel livello di esistenza – e di esperienza – entra in un mondo che per noi può solo esser fatato, ammantato di meraviglioso, e ben separato dal nostro comune modo di pensare.
      Del resto, Alchimia non appartiene al mondo solito. Così, ognuno pensi quel che vuole; in questo caso meglio sarebbe, ritengo, sentir quel che si sente.
      Alchimia è Joie…ed emozione.

      Le porgo il benvenuto sul mio Blog, sempre di buon cuore

      Captain NEMO

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  6. Doctor Anthony Mystero Says:

    Egregio Capitano, quel libro preziosissimo che Andre’ Vandenbroeck scrisse per ricordare il suo Maestro Schwaller de Lubicz, contiene un’ amena osservazione en passant sulla Prima Materia/Materia Prima. Val la pena di leggerla:

    http://books.google.com/books?id=wg2nYIYpLAEC&lpg=PA60&dq=prima%20materia%20materia%20prima%20AL%20KEMI&pg=PA60#v=onepage&q=prima%20materia%20materia%20prima%20AL%20KEMI&f=false

    Nel frattempo, saro’ (insolitamente) breve:

    Prima Materia ———- Materia Prima

    cosa cambia? L’ ordine dei termini. E’ come se ci fosse uno SPECCHIO (sara’ mica quello di Alice?) che li permuta, trasformando qualcosa di vile in qualcosa di nobile, qualcosa di nascosto in qualcosa di manifesto.

    Prima Materia all’ inizio, Materia Prima nel finale.

    Ma sono in fondo la stessa materia, separata da un lasso di tempo, perche’ noi mortali le cose le vediamo cosi’, un prima e un poi. ..

    Saluti Mysterici

    AM

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