Una Materia Verde…

Debbo ad una segnalazione di un Filosofo della Natura di origine Belga la rilettura di un piccolo trattato che giaceva sepolto nella mia biblioteca:

Louis Grassot - La Lumière Tirée du Chaos

Louis Grassot - La Lumière Tirée du Chaos

Si tratta di La Lumière Tirée du Chaos, di Louis Grassot, dottore in Medicina all’Università di Montpellier, edito originariamente nel 1784 ad Amsterdam. L’edizione qui riprodotta è quella del 1930 di Chacornac, da cui poi Bailly ha tratto l’edizione che oggi si può consultare in ristampa. Non si ha, ovviamente, alcuna notizia su questo alchimista (Ferguson non ne dà notizia), che appare tuttavia legato a quel misterioso movimento degli Illuminati d’Avignone, cui – forse – un altro misterioso iniziato, Kerdanec de Pornic, apparteneva assieme ad alcuni altri. Proprio alcune sere fa, rileggendo le Opere di Thomas Vaughan, mi ha colpito che Didier Kahn proponesse nella sua Introduzione un curioso parallelismo tra alcune opere alchemiche apparse in quegli anni, apparentemente legate tra di loro dal riproporsi di un carattere tipografico particolare usato nel frontespizio, che fu poi ripreso in ambito massonico.

Sia come sia, il trattatello è molto interessante, anche se – tutto sommato – piuttosto ‘classico’. A titolo di curiosità di inizio dell’anno, riporto l’incipit:

Clef de la Nature – De toute chose matérielle il se fait de la cendre, de la cendre on fait du sel, du sel on sépare l’eau et le mercure, du mercure on compose un elixir ou une quintessence; les corps se met en cendre pour etre nettoyé de ses parties combustibles, en sel pour etre separè de ses terrestréités, en eau pour pourrir et se putrefier, et en esprit pour devenir quintessence.

Les sels sont donc les clés de l’art et de la nature; sans leur connaissance, il est impossibile de l’imiter dans leur opérations; il faut  savoir leur sympathie et leur antipatie avec les métaux et avec eux-memes: il n’y a proprement qu’un sel de nature, mais il se divise en trois sortes pour former les principes des corps; ces trois sont les nitre, le tartre et le vitriol, tous les autres en sont composes.

Chiave della Natura – Da ogni cosa materiale si fa la cenere, dalla cenere si fa il sale, dal sale si separa l’acqua e il mercurio, dal mercurio si compone un elisir o una quintessenza; il corpo si mette in cenere per essere pulito delle sue parti combustibili, in sale per essere separato delle sue terrestrità, in acqua per marcire e putrefarsi, e in spirito per divenire quintessenza.

I Sali sono dunque le chiavi dell’arte e della natura; senza la loro conoscenza è impossibile imitarla nelle loro operazioni; occorre conoscere le loro simpatie e le loro antipatie con i metalli e tra di loro: non vi è propriamente che un sale di natura, ma si divide in tre tipi per formare i principi dei corpi; questi tre sono il nitro, il tartaro e il vetriolo, tutti gli altri ne sono composti.

E’ una bella descrizione della semplicità di Madre Natura e, per estensione, dell’Opera: la progressione corpo-cenere-sale-acqua e mercurio, e poi elisir, è perfetta e indica con precisione adamantina il percorso cui ogni artista è chiamato in Laboratorio. Grassot spiega anche quei semplici ‘perché’, che dovrebbero aprire molte riflessioni per ogni étudiant, utili quando si leggono trattati più complessi e famosi. Quanto all’affermazione su quel Sale unico di Natura, che è evidentemente assimilabile al Primum Ens dei Sali, di cui ho parlato in altro Post, è perentoria e indicativa del contenuto Sacrale dell’Opera, vero ostacolo ad ogni razionale comprensione umana. Che poi tutti i Sali siano composti di ‘quei’ tre Sali di cui si parla nel passo è cosa certamente vera, anche se consiglio di astenersi da qualunque conclusione troppo ovvia; sono i Principia che vengono indicati, non le forme.

Grassot si dedica anche, ovviamente, alla sua descrizione della Materia Prima, da lui chiamata Materia Primitiva; eccola:

…si vous voulez réussir, cherchez en son nom, et vous trouverez une matière, fille du Soleil et de la Lune, qui contient en elle les quatre Elements, ainsi que les trois règnes de la Nature par qui tout esiste. Cette matière n’a point de forme déterminée, sinon qu’elle est plate, verte, membraneuse, gélatineuse, sans racine, ni branche; en un mot, sa forme et sa manière de naitre, ainsi que son essence, lui fait donner le nom de Spermaterre, Flos Coeli ou Nostoc; en effet, elle ressemble à une sperme vert qui est répandue sur la terre en parcelle plus ou moins grande. Elle se trouve dans les terrains qui ne sont point cultivés et un peu humides et mousseux, et plus abondamment le long des chemins et des endroits pierreux et sablonneux, et près de montagnes; en un mot, elle se trouve partout.

…se volete riuscire, cercate nel suo nome [quello del ‘Grand Architect de l’Univers, auteur de la Nature’, dove è divertente pensare al ‘progettista dell’Uni-verso’, un ‘autore’ che direziona il verso della manifestazione], e troverete una materia figlia del Sole e della Luna, che contiene in sé i quattro elementi, oltre ai tre regni della Natura per cui tutto esiste. Questa materia non ha alcuna forma determinata, se non che essa è piatta, verde, membranosa, gelatinosa, senza radici, né rami; in una parola, la sua forma ed il suo modo di nascere, così come la sua essenza, le hanno fatto dare il nome di Spermaterre, Flos Coeli o Nostoc; in effetti, assomiglia ad uno sperma verde che è sparso sulla terra in particelle più o meno grandi. Essa si trova nei terreni che non sono affatto coltivati ed un po’ umidi e schiumeggianti, e più abbondantemente lungo i sentieri e nei luoghi pietrosi e sabbiosi, e vicino alle montagne; in una parola, essa si trova ovunque.

Paul Chacornac inserisce una nota sul Nostoc: “Il Nostoc è un’alga che appare sulla terra, dopo le piogge, sotto forma di una membrana trasparente, dispersa, pieghettata irregolarmente, gelatinosa, verdastra, racchiudente una moltitudine di piccoli filamenti simili a dei rosari, e di cui l’ultimo anello è ordinariamente più grande degli altri.

Fulcanelli e Canseliet hanno ben chiarito il perché si sia scelto, tra i tanti, il nome Nostoc per descrivere la Materia su cui operare, ma questo non ha impedito che molti vadano in giro per i prati dopo la pioggia alla ricerca dell’alga miracolosa! Segnalo che la parola ‘mousseux’ è tipica del vino, ad indicare le bollicine che i sudditi dell’Impero indicano per caratterizzare gli ‘sparkling wines’. Del resto, Grassot, nel più puro stile degli autori ermetici che si divertono a parlare a chi già sa, dice con chiarezza che questa materia benedetta è figlia del Sole e della Luna, che si trova in terreni mai coltivati, lungo luoghi ‘pietrosi’ e ‘sabbiosi’ e – se qualcuno non avesse ancora ben capito – vicino alle montagne !…

Non so chi fosse Louis Grassot, ma mi è decisamente simpatico!…c’è chi dice che il suo sia una pseudonimo, leggendo il suo nome come ot-Grass, cioè acqua-Grazia!…o anche acqua-grassa…et pourquoi-pas?

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2 Responses to “Una Materia Verde…”

  1. Che bel post Capitano, come sempre.
    Pieno di spunti. A tal proposito mi viene in mente il fuoco delle Ceneri di Artefio e la materia prima del 4° paragrafo del Capitolo sulla Salamandra di Lisieux delle Dimore.
    Un paragrafo interessante, con richiami alla reincrudazione e che accenna alla formazione dei metalli nel seno della terra. Il testo è lungo, ma vale la pena leggerlo. Si collega anche con il Vostro precedente post sui fuochi del Presidente.

    Alcuni punti sono meno chiari di altri come ad esempio questo:
    “Tel est l’hiéroglyphe adopté par les philosophes pour exprimer l’inertie métallique, c’est-à-dire l’état spécial que l’industrie humaine fait prendre aux métaux réduits et fondus.”
    Sarebbe interessante approfondire cosa intende Fulcanelli con inerzia. Specifico che il geroglifico è quello dell’albero secco, ripreso anche nel Mistero nella tavola XXXVI. In riferimento alla materia “morta” come viene specificato nelle frasi successive:
    “L’ésotérisme hermétique démontre, en effet, que les corps métalliques demeurent vivants et doués du pouvoir végétatif, tant qu’ils sont minéralisés dans leurs gîtes. Ils s’y trouvent associés à l’agent spécifique, ou esprit minéral, qui en assure la vitalité, la nutrition et l’évolution jusqu’au terme requis par la nature, où ils prennent alors l’aspect et les propriétés de l’argent et de l’or natifs. Parvenu à ce but, l’agent se sépare du corps, qui cesse de vivre, devient fixe et non susceptible de
    transformation. Resterait-il sur la terre pendant plusieurs siècles, qu’il ne pourrait, de lui-même, changer l’état ni abandonner les caractères qui distinguent le métal de l’agrégat minéral.”

    Altro passo interessante è quello in cui spiega che non tutti i minerali si trasformano nei metalli “preziosi” volgari, ma “sottomessi alle vicissitudini di questo mondo transitorio, quantità di minerali hanno la loro evoluzione sospesa dall’azione di cause profonde – esaurimento degli elementi nutritivi, penuria d’apporto di cristallino, insufficienza di pressione, di caldo, ecc. – o esterne – crepe, afflusso delle acque, aperture delle miniere.” Quali potranno mai essere le vicissitudini? E quale potrebbe essere il mondo transitorio di cui parla? Per quanto riguarda le cause esterne dubito che si riferisca solamente al non raggiungimento dei minerali dello stato massimo dell’evoluzione propria. Penso che voglia dare anche una sorta di avvertimento per la nostra Opera.

    Il passo successivo nel paragrafo è quello in cui spiega cosa si intende per reincrudazione e cosa per “remettre dans sa matière première”. E’ sicuramente illuminante a questo scopo, oltre che il passo delle Dimore anche quello del Mistero con le preziose note di Lucarelli. A questo punto parla di sostanza primitiva, di “première matiere” (che nella versione in italiano è citata come Materia primitiva): “D’autres chercheurs croient qu’il suffit de baigner le métal dans la substance primitive et mercurielle qui, par maturation lente et coagulation progressive, lui a donné naissance. Ce raisonnement est plus spécieux que véritable. En supposant même qu’ils connussent cette première matière et qu’ils sussent où la prendre, — ce que les plus grands maîtres ignorent, — ils ne pourraient obtenir, en définitive, qu’une augmentation de l’or employé, et non un corps nouveau, de puissance supérieure à celle du métal précieux.”

    Il passo fondamentale però è quello in cui spiega che solamente gli Spiriti agiscono sui corpi. E’ molto bello il passo che vorrei riportare e con il quale concludo questo mio lungo e spero non troppo “fuori tema” intervento: “Nous devons donc entendre, sous l’expression : Remettre l’or dans sa première matière, l’animation du métal, réalisé par l’emploi de cet agent vital dont nous avons parlé. C’est lui l’esprit qui s’est enfui du corps lors de sa manifestation sur le plan physique ; c’est lui l’âme métallique, ou cette matière première qu’on n’a point voulu désigner autrement, et qui fait sa résidence dans le sein de la Vierge sans tâche. L’animation de l’or, vitalisation symbolique de l’arbre sec, ou resurrection du mort, nous est enseignée allégoriquement par un texte d’auteur arabe: « Lorsque le moment se sa délivrance approcha, elle sortit au milieu de la nuit de la maison de Zacharie, et elle s’achemina hors de Jérusalem. Et elle vit un palmier desséché ; et lorsque Marie se fut assise au pied de cet arbre, aussitôt il refleurit et se couvrit de feuilles et de verdure, et il porta une grande abondance de fruits par l’opération de la puissance. Et Dieu fit surgir à côté une source d’eau vive, et lorsque les douleurs de l’enfantement tourmentaient Marie, elle serrait étroitement le palmier de ses mains. »

    Saluti Tonneau Rouge

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  2. Caro Capitano,

    grazie ancora una volta per lo splendido post: come immaginerà certamente, sono molto intrigato dal suo accenno ai sali, molto opportuno e non affatto estraneo alle attuali nostre riflessioni ‘ignee’. Direi, se non erro troppo, che è un suo modo gentile di ‘ricondurci’ alla semplicità delle cose manifeste (quelle vediamo soltanto, per ora) pur indicandoci il loro legame originario.
    Il passo che ho trovato interessante è il seguente: “… non vi è propriamente che un sale di natura, ma si divide in tre tipi per formare i principi dei corpi; questi tre sono il nitro, il tartaro e il vetriolo, tutti gli altri ne sono composti…”. Sono tanto lontano dal vero se azzardo che nitro, tartaro e vetriolo sono tre ‘cappelli’ da indossare al momento giusto, e guarda caso nella sequenza indicata?
    Non mancano (grazie alle immagini del Mutus Liber) altre sorprendenti concatenazioni fra questi tre sali e gli altri principi, ma mi prenderò il tempo per rifletterci su, secondo il suo suggerimento… A presto!

    Chemyst

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