Il Mistero dell’Esprit Universel

La corporificazione di questo Spirito è da sempre lo scopo ultimo delle fatiche alchemiche. Il risultato, convenientemente preparato, ha tradizionalmente il nome di Pietra Filosofale. L’insieme delle operazioni necessarie per giungervi, si chiama Grande Opera.

(da L’Anima del Mondo, 1986)

Paolo Lucarelli è un Maestro decisamente chiaro: l’essenza dell’Alchimia è tutta qui. Si tratta di dare un ‘corpo’ allo Spirito Universale. E naturalmente questo corpo deve essere adatto ad ospitare e trattenere, fisso, questo Spirito. Trattandosi di uno Spirito che ha le caratteristiche di universalità, forse è bene porsi qualche domanda.

Dal racconto del Genesi apprendiamo che:

  1. Ab initio, Dio creò il Cielo e la Terra.
  2. Ma la Terra era inane e senza forma; e le tenebre erano sulla faccia dell’abisso. E lo Spirito di Dio si muoveva sulle acque.
  3. E Dio disse: Fiat Lux; e Luce fu.
  4. E Dio vide la Luce, e che era buona: e Dio divise la Luce dalle tenebre.

Abbiamo dunque due dimensioni primeve: una alta, il Cielo, ed una bassa, la Terra. E’ curioso notare come del Cielo non si parli molto in questo incipit, ma che della Terra si dica della sua inutilità e della sua assenza di ‘forma’. Si parla poi di un’immagine piuttosto sinistra, dove le tenebre avvolgono, sovrastandolo,  l’abisso.  Dopo il riferimento all’Aria ed alla Terra, create ab initio, il Fuoco e l’Acqua completano l’apparizione dei Princìpi dei quattro Elementi: dico Princìpi e non Elementi veri e propri perché manca, ancora, l’evento che scatena la manifestazione. Quell’evento è costituito da quell’ineffabile Mistero che è dato dal Verbo che pronuncia e lancia la Creazione della manifestazione vera e propria tramite la Luce. Stiamo parlando, con grossolana approssimazione, di un evento di portata gigantesca e davvero poco rappresentabile per noi poveri umani:  il Divino pronuncia ‘Lux‘ ed essa appare: ovunque e per sempre. Questo è il cardine principale di tutta la Creazione. Luce.

Credo sia utile segnalare che la Luce di cui si parla, non è visibile da noi umani; per l’appunto, nessuna creatura vivente era ancora presente in quel momento. E’ detto, infatti, che solo Dio ‘vide’ la Luce. E noi umani possiamo percepire solo l’apparenza di una parte del fenomeno universale (lo chiamiamo curiosamente ma giustamente lo spettro visibile): pochissima cosa, ed è ciò che noi chiamiamo luce, peraltro per noi indispensabile, rispetto alla totalità della ‘radianza’ di quella Lux primeva ed eterna. La Luce attiva dunque le ‘forme’ e le rende manifeste. Istantaneamente: è da quell’istante formidabile che nasce ciò che chiamiamo Tempo. La Lux è da considerarsi la causa agente della manifestazione, la prima essendo  Dio.

A questo punto la Luce, quella Lux, “è” all’interno della manifestazione, la Creazione è fatta, la materia assume le caratteristiche di sostanzialità. E poichè la Creazione è un evento che ha le caratteristiche di un continuum, avviene cioé sempre ed ovunque, anche in questo preciso momento, la Luce si muove all’interno degli Universi grazie ad un ‘corpo’ molto speciale, molto sui generis: lo Spirito Universale. I Filosofi antichi, che studiavano per conoscere piuttosto che per usare, ne avevano compreso perfettamente le caratteristiche: tra i tanti Platone, nel Timeo, presuppone un’Intelligenza in questa azione vivificante dell’Anima Mundi, come scopre, prima o poi, ogni onesto étudiant dell’Arte. Tralascio qui di approfondire la complessa ed affascinante descrizione della ‘compositione‘ dell’Anima Mundi, che naturalmente è ancora molto dibattuta (uno schema interessante è qui, per chi volesse farsene un’idea), ma non posso non riportare questo passo tratto dal Capitolo VIII del Timeo, in cui Platone ci parla di come Dio ‘fece’ l’Anima Mundi:

“Della indivisibile essenza, la quale è medesima eternalmente, e di quella la quale nei corpi generasi divisibile, egli contemperò una terza specie di essenza, la quale sta nel mezzo di quelle due, partecipe della natura del medesimo e di quella dell’ altro; e nel mezzo di quelle due sí la pose. E, pigliate che ebbele tutt’e tre, le meschiò in una specie; contemperando per forza la natura dell’ altro, indocile a meschianza, con quella del medesimo. E, meschiato queste due nature con la essenza (cioè con la natura che media è fra quelle); e di tre fattone una, tutto questo egli divise novamente in tante parti, quante si convenne; sí che ciascuna fosse temperata della natura del medesimo, di quella dell’ altro, e di quella essenza che è nel mezzo.”

Anche se di difficile lettura, il passo si rivela come una possibile fonte delle tre ‘parti’ che costituiranno la triade alchemica per eccellenza nel Medioevo: una essenza indivisibile, una divisibile ed una mediana. Senza addentrarci troppo nella faccenda, credo sia importante sottolineare che lo Spirito Universale, l’Anima Mundi, appare costituito da due parti tenute assieme da un mediatore. Questo Spirito Universale, proprio per queste caratteristiche di Creazione, ha le proprietà di un’Energheia, un vigor rerum, come riferisce Guillaume di Conches in una delle sue Glosae super Platonem, composta attorno all’anno mille all’ombra della Cattedrale di Chartres:

“Anima mundi est naturalis vigor rerum quo quedam res habent tantum moveri, quedam crescere, quedam sentire, quedam discernere. … Sed quit sit ille vigor queritur. Sed, ut mihi videtur, ille vigor naturalis est Spiritus Sanctus, id est divina et benigna concordia que est id a quo omnia habent esse, moveri, crescere, sentire, vivere, discernere.”

Ovviamente un religioso non poteva non percepire come Sanctus uno Spirito di Divina ‘fattura’, anche se sembra che addirittura Bernardo di Clairvaux, mentore e primo protettore dei Cavalieri dal Bianco Mantello, rifiutasse questo attributo di santità a quello Spiritus. Avrà avuto le sue buone ragioni. Sia come sia, santo o non santo, nel mondo antico la presenza e l’azione dello Spirito Universale era considerata elemento di prassi consolidata, non soltanto teologicamente, ma soprattutto a livello di cultura popolare e conoscenza quotidiana; per i dotti, a livello di Gnosi. Oggi questo concetto naturale parrà balzano a molti, eppure allora nessuno protestava; era naturale, perchè esattamente insito nell’opera visibile di Madre Natura, l’idea che questo Spirito fosse il vero e proprio motore dell’essere, del movimento, della crescita, del sentimento, della vita e del discernimento di ogni corpo manifesto, e ciò si sposava perfettamente con le esperienze pratiche di quel manipolo di pazzi innamorati che, da molti secoli, si erano messi alla ricerca della Prima Materia e delle vie di Madre Natura. Gli alchimisti avevano da tempo scoperto che alla base della materia manifesta vi era qualcosa di sottile, di estremamente sfuggente, ma estremamente attivo e palpabile, che consentiva ai corpi opportunamente lavorati, in accordo con quanto narrato nel mito della Creazione, di acquisire proprietà davvero straordinarie, fuori del comune. La possibilità di trasmutare un metallo vile in metallo perfetto dipendeva proprio dalla capacità di poter disporre – semplicemente – di un Chaos materico originario fecondato dalla Luce, quella Lux, portata generosamente dallo Spirito Universale. Tutto quello che era richiesto era un po’ di materie tutto sommato comuni, un semplice fuoco e lo studio serio ed approfondito della Natura. In questo silente, umile ed incessante ‘lavoro’ di replica della Creazione, l’alchimista accedeva pian piano al regno del Sacrum ed il solo fatto di poter toccare con le mani corpi così ‘originari’ impose obbligatoriamente la pratica del segreto, secondo le Leggi della Tradizione ermetica più antica. Certo, molti, moltissimi si misero in cammino per poter fare oro…ma altri, senza troppo clamore, scoprirono altro: non solo corpi nuovi da cui poi la chimica posteriore avrebbe tratto, arrogandosene addirittura un copyright, tecniche ed applicazioni di indubbia utilità sociale, quanto piuttosto orizzonti nascosti e dalle caratteristiche peculiari, ma individuali. Lucarelli vi fa accenno quando parla delle ‘infinite applicazioni’.

Lo Spirito Universale è insomma il veicolo per eccellenza di un ente di natura divina, naturalmente sopraterrena, che è investito del ruolo di portatore della capacità di vita, di attività di un qualunque corpo: dalla potenza porta in atto, secondo un Progetto ovviamente a noi del tutto nascosto, sconosciuto: ne vediamo gli effetti, ma non conosciamo l’esatto ‘come’ e – soprattutto – il vero ‘perché’. E’ dato solo, talvolta, poterlo supporre. Il velo che separa Dio dalla sua creatura amata, così come viene insegnato dalla dottrina Sufi, ha una sua precisa funzione, che resta tale in ogni momento ed impeto d’Amore e di conoscenza.

Chi pensasse che lo Spirito sia solo una rappresentazione fumosa e approssimata di una nostra mera necessità intellettuale, dovrebbe considerare che sin dall’antichità gli umani avevano compiuto un’operazione di scoperta precisa e molto luminosa; oggi, a seguito della rivoluzione Illuministica (…che paradosso, il linguaggio!), abbiamo perduto il legame ed il significato di tali scoperte. Leggiamo Shaykh Asha’i:

“…gli Spiriti sono luce-essere allo stato fluido (nur wujudi dha’ib), mentre i corpi sono luce-essere, ma allo stato solido (nur wujudi jamid). La differenza tra i due è come la differenza tra l’acqua e la neve…”

(Teosofia del Trono, 1278)

La chiarezza di una tale affermazione dovrebbe far riflettere molti, soprattutto chi studia Alchimia. Si afferma qui che lo Spirito Universale ha una affinità elettiva, per nascita comune, con la Lux, e lo si afferma con una modalità di rivelazione; questo collide spesso con ciò che la nostra mente classifica come ‘vero’, verificabile, soltanto perché abbiamo ‘senso’ visivo e tattile di un corpo; in verità Spirito e Luce sono la stessa cosa, sotto aspetti, forme, solo temporaneamente diverse. Accidentalmente diverse. Se si comprende questo si comprende che il Verbo divino è esattamente un’ “azione” che, grazie alla conseguente ed istantanea ‘apparizione’ della Lux, genera un moto; e siccome ogni moto genera un calore, il Fuoco, elemento motore della materia manifesta, è – sempre – la controparte per così dire ‘bassa’ della sua parte ‘alta’: Lux, Calor, Ignis sono valori di riferimento del flusso eterno che lega ogni materia, materica e spirituale, al suo Creatore. Il veicolo di questo flusso, un altro continuum spazio temporale, è proprio lo Spirito Universale, così caro agli alchimisti di ogni tempo.

Questo ritrovamento ‘rivelato’ dello Spirito creativo, o meglio vitale,  nella manifestazione permette agli autori d’Alchimia di utilizzare nel linguaggio ogni sorta di nome, astruso o allegorico, visto che lo Spirito Universale è esattamente  la vera Materia Prima degli alchimisti. Naturalmente occorre comprendere come si sta parlando. A seconda di quando e dove e come questa Materia viene osservata, narrata, spiegata, insegnata, questo Spirito assumerà mille identità. A chi entra nel labirinto dell’Arte vengono offerte continue contraddizioni di termini, di simboli, di immagini, di dettagli, che sfidano ogni logica e desiderio di catalogazione. In realtà, è tutto molto semplice. Il misterioso Bruno de Lansac, per esempio, così si compiace di scrivere:

“Gli elementi hanno un Centrum Centri che alcun occhio può percepire; ed hanno in più un Centrum Comune cui i pretesi sapienti non osano avvicinarsi, per paura di svelare le loro turpitudini. E’ la Luce.

Questo calore caustico accompagnato dalla luce che chiamiamo comunemente fuoco non è l’elemento che porta questo nome di cui i Saggi hanno voluto parlare. Si prendono in questa circostanza gli effetti per la causa, e ci si spinge più in là dei retori, che prendono almeno la parte per il tutto.

Il Fuoco è un fluido eminentemente sottile, che procede direttamente dalla Luce, che chiamiamo talvolta elettrico, talvolta galvanico o magnetico, a seconda delle sue diverse modificazioni, o piuttosto è la Luce stessa derivata dalla sua sorgente e da cui essa resta distaccata. Non è né freddo né caldo, ed il calore o il freddo  non sono dei corpi, nonostante ciò che dice M. Azais, ma dei semplici effetti del movimento o del riposo.

Solo il movimento produce il calore con tutte le sue conseguenze, buone o cattive, di cui ognuno è in grado di farne applicazione, ed il fuoco, a ragione della sua più grande sottigliezza è anche il più adatto a ricevere l ‘impulso ed a comunicarlo agli altri corpi. L’Aria, l’Acqua e la Terra non sono che le conseguenze immediate, e successive, della formazione del Fuoco. La Luce, staccata dal suo focolare, accumulata per perdita di movimento e sospinta da una nuova e continuata emissione di sostanza si è data da sé stessa differenti forme…”

(Récréations Hermétiques, 1765)

Mentre consiglio vivamente ad ogni appassionato di leggere questo meraviglioso trattatello, scritto da un alchimista che aveva un approccio all’Arte certo straordinario per la sua epoca, credo utile, a questo punto, offrire un altro punto di riflessione; è nota a tutti la famosa sentenza: “Il vento l’ha portato nel suo ventre“, che è l’espressione verbale più identificativa dello Spirito Universale, in centinaia di trattati. Si tratta del Mercurio, quello Celeste, quel Mercurio assolutamente indispensabile che ogni artista deve riuscire ad attrarre tramite il magnete appropriato. Nonostante le raccomandazioni dei Maestri che indicano di non prendere mai alla lettera ciò che viene comunicato, la nostra razionalità ama incasellare, catalogare, classificare, ogni cosa; di fatto incasellando ed imprigionando non solo il senso vero degli insegnamenti, ma le stesse probabilità di venire a capo della enorme mole di dati che si accumulano via via nel corso del proprio cammino di studi. Fulcanelli ripete all’infinito che ‘la lettera uccide, solo lo spirito vivifica‘. E si pensa sia una cosa scontata. Ci si sente sempre in sintonia, e non è così: perché è difficilissimo liberarsi delle nostre abitudini razionali. Ma così è, sembra, e così deve essere. In questo caso ‘ventoso’ e ‘spiritoso’, si pensa sempre che lo Spirito Universale sia – de facto – proprio un Mercurio. E che Mercurio!….chiarisco subito che è proprio così. Tuttavia, ogni affermazione deve sempre essere presa cum grano salis. Si sta studiando Alchimia, la più antica delle Scienze. E non c’è spazio per la cruda, arida, logica. Serve Cuore ed emozione. Dunque, ferme restando le veridicità delle affermazioni sulla natura Mercuriale dello Spirito Universale attestate dai Maestri d’ogni epoca e contrada, varrebbe forse la pena ricordare quel bizzarro discorso sulla ‘compositione‘ dell’Anima Mundi, di cui sopra. A questo scopo, come possibile spunto di riflessione, leggiamo la pagina del Discorso I° di Michael Maier, tratta dal suo Atalanta Fugiens (1617):

Portavit eum ventus in ventre suo

Portavit eum ventus in ventre suo

Il vento l'ha portato nel suo ventre

Il vento l'ha portato nel suo ventre

Ho evidenziato una notula, in cui viene detto – citando Lullo – che lo zolfo è portato nell’argento vivo, e che la Pietra è portata nel ventre dell’Aria. Il latino di Maier è molto facile, e spero che tutti apprezzeranno quel suo interrogarsi ironico sulla natura di quell’ “ILLE” (inizio pagina): chi, si domanda il furbo medico di Rodolfo II, chi è quell’ “ILLE” portato nel ventre del vento?…dice Maier: “Ci si chiede tuttavia, chi sia QUELLO, che deve essere portato dal vento. Rispondo: Chimicamente, è lo zolfo, che viene portato dal mercurio.” Domanda facile, risposta semplice. Ma l’affermazione potrebbe destare sorpresa. Lascio a chi ama studiare Alchimia l’approfondire il punto, anche a livello operativo. Inoltre, ho evidenziato anche questo interessante passaggio: “Ogni Mercurio è composto dai fumi, cioé da Acqua che solleva con sé la Terra nella rarefazione dell’Aria, e da Terra che costringe l’Aria a ritornare in Terra acquea o Acqua terrosa.” E’ lo schema classico di una ‘circolatio’; il fatto che questa perfetta ed esatta descrizione venga attribuita al Mercurio, ad ogni Mercurio, e dunque anche al Mercurio dello Spirito Universale, merita a mio avviso ogni serena attenzione. E se si rileggono, come al solito molte volte, testi come la Lux Obnubilata o le Récréations Hermétiques – a solo titolo di esempio utile in questo specifico contesto – forse l’intricato Fil Rouge che tutti cerchiamo di ritrovare potrebbe iniziare a dipanarsi.

Siamo partiti dalla Creazione e siamo arrivati dentro un Laboratorio: l’evento è identico, solo su scala diversa. Ma il Mistero, magnifico e parlante, efficace e immutabile, è lì…davanti gli occhi di tutti noi. Dal Cielo alla Terra, dalla Terra al Cielo; l’ultima parte è il titolo di un bellissimo romanzo d’avventure di Jules Verne, ma è anche la dolce, segreta speranza di ogni innamorato della Gran Dama.

Dom Pernety:  “C’est proprement le nitre répandu dans l’air, imprégné de la vertu des astres, et qui, animé par le feu de la Nature, fait sentir son action dans tous les êtres sublunaires. Il est leur aliment, il leur donne la vie, et les entretient dans cet état autant de temps que son action n’est point empêchée par le défaut des organes, ou par la désunion des parties qui les composent.

(Dictionnaire Mytho Hermetique, alla voce Esprit Universel,  1758)

Dicevano i Saggi : Qui habet aures audiendi, audiat…

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11 Responses to “Il Mistero dell’Esprit Universel”

  1. Caro Capitano,

    sfogliando ‘Le meraviglie della natura’ di Zolla, casualmente 😉 e proprio in questi giorni, mi sono imbattuto nell’immagine a pag. 267 (ed. Marsilio) tratta dal Trionfo Ermetico di Limojon de Saint-Didier nella quale si mostra uno Zolfo incoronato, al cui interno è disegnata una Fenice, zolfo che sovrasta un Caduceo, a sua volta sovrastante un ‘pallone’ che raggiunge un foro nella terra all’interno della quale vi è una Pietra triangolare, raggiunta da due ruscelli, ed al disotto della quale arde un Fuoco, il tutto sovrastato dallo scorrere delle figure dello Zodiaco, con allo Zenit il Toro. C’è dell’altro, in questa ricchissima immagine, ma per quel che ci interessa ora viene da dire che sì, avrei già dovuto saperlo che con lo Spirito Universale discende sulla Terra assieme ad un Mercurio, lo Zolfo, Ille Sulphur che il mercuriale Vento porta dentro di sè.
    Avrei dovuto vederlo, ma a volte abbiamo bisogni di amici caritatevoli per comprendere ciò che sappiamo… Grazie Capitano

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  2. caro, carissimo Capitano,
    nel leggere le sue riflessioni ritrovo intatta la meraviglia delle chiacchierate (che fortuna e che privilegio!) con Paolo (Lucarelli), ritrovo anche un poco di sgomento nella consapevolezza di avere colto solo un piccolo granello della verità che vado cercando (verità sperimentale si intende). In particolare trovo in questo ultimo post delle riflessioni di una tale concordanza con il mio intimo sentire da restarne davvero stupefatto e di tutto questo la ringrazio davvero di cuore. La seconda parte di un lavoro dal titolo “l’Omeopatia Hahnemanniana figlia della Tradizione Alchemica” che mi era stato suggerito proprio da Paolo nell’intento di aiutare qualche studente nella comprensione della reale dimensione di questa arte (minore certo rispetto all’Arte di cui si discute in questo luogo) si apre così:

    L’essere vivente nasconde attraverso il suo involucro la materia animata, una serie di manifestazioni energetiche sempre più sottili; si direbbe che esistano nell’uomo dei piani multipli, embrionati l’uno nell’altro e nel medesimo spazio.

    È comune la sensazione a chi porga attenzione alla terapia omeopatica che vi sia qualcosa di determinante la salute che sfugge alle nozioni ordinarie. Aleatoria è allora la pretesa della scuola allopatica di cercare all’interno dell’organismo la prima “causa morbi”, positiva invece l’osservazione dei sintomi, mentre si afferma che essi provengono dalla Forza Vitale malata e ammalante. Tali sintomi vengono infatti affermati originariamente nella Energia della Vita, di cui tuttavia si ignorano le leggi profonde secondo le quali Essa agisce, ma di cui vediamo gli effetti e da cui sentiamo e constatiamo dipendere l’attività dell’organismo e quella stessa del pensiero. È, in modo analogo, quello che si dice dello “Spirito Universale”, conoscibile unicamente attraverso le Sue opere. Senza tale forza non avremmo sensazioni, non agiremmo, subiremmo il disfacimento dell’organismo che sarebbe morto. Si distingue senz’altro quindi, la essenza immateriale (del “Principio della Vita, Forza della Vita”) dall’organismo materiale che Essa anima.
    Einstein in un suo scritto diceva: “noi vediamo, sentiamo, parliamo, pensiamo ma non sappiamo quale energia ci fa vedere, sentire, parlare, pensare e quel che è peggio è che non ce ne importa nulla. Eppure noi siamo quella energia, questa è l’apoteosi dell’ignoranza dell’uomo”.

    L’amore non è una funzione ma una entità, una individualità cosmica. Questa forza regna dal primo all’ultimo giorno del mondo, tiene legati gli elementi, fa gravitare i corpi. Essa è DESIDERIO che è forza di gravità per gli astri, genesi dei metalli e dei minerali per la terra, vento e temporale nell’aria, fecondazione per le piante, fregola per gli animali, amore per gli uomini, forza vitale per gli organi all’interno degli esseri animati. Tanti generi, altrettante visioni del DESIDERIO, il quale desiderio in sé è in realtà sempre identico.

    La ragione risiede nel fatto occulto, nella causa cosmica, il cui effetto è quell’accoppiamento.
    L’orizzonte è vasto e quella forza di attrazione interessa anche noi per comprendere la malattia e la salute.
    Nonostante nelle varie traduzioni dell’Organon si tenda accuratamente ad evitare la parola “Spirito” è un fatto che nella versione originale Hahnemann al contrario vi insista continuamente, così la nostra Forza Vitale è detta Dynamis Spirituale, Spirito il male e Spirito anche il medicamento (o rimedio) omeopatico (che ricordiamo essere di origine minerale, vegetale, animale).

    (…)

    Esiste una REALTA’ PROFONDA presente ovunque nell’Universo, in grado di far “nascere” il pensiero nello spazio, nello stesso senso in cui l’elettrone è in grado di far nascere attorno a sé un campo elettrico nello spazio. Lo Spirito è presente dovunque, nel minerale, nel vegetale e nell’animale nello stesso modo che nell’uomo. L’Alchimia e l’Omeopatia sono 2 aspetti della Scienza Sacra Universale che postulano e dimostrano questo fatto, la Natura il nostro campo di indagine.

    Allora il mio Io cosciente è lo stesso Io pensante del mio Spirito!? E così anche in ciascuno dei miliardi di elettroni che mi compongono!? Questi, che sono di tempo irreversibile dal passato al futuro (diciamo) contengono un altro tempo, ciclico, per cui il passato (in qualche modo) ritorna e così mentre lo spazio della Materia va diminuendo di energia, votato alla morte, nello spazio interno, dello Spirito appunto, le informazioni, le conoscenze, le esperienze vanno sempre crescendo -ecco la presa di coscienza e di consapevolezza!- e durano quanto l’Universo, “eternamente”. Se per Spirito Universale (o Grande Architetto dell’Universo o Dio) intendiamo il Principio di Eternità, noi siamo di quella stessa sostanza, cioè eterni.
    “…dacci oggi il nostro pane consubstanziale (non quotidiano, nella corretta traduzione dall’aramaico)…” (nel Padre Nostro)
    La struttura e fisionomia di una particella, così come di un sintomo o di un pensiero non è descrivibile se non come un’onda soggettiva che non rappresenta necessariamente l’oggetto fisico studiato (non quindi lo spazio-tempo della Materia) ma una delle possibili informazioni su di esso (spazio-tempo dello Spirito). Ciascun elettrone è (esiste) dall’inizio della Creazione, evolutosi psichicamente in modo sempre più complesso, dal minerale all’uomo, e sarà così fino all’avventura conclusiva quando questo Universo, dopo espansione massima e massima contrazione, sarà soltanto Spirito e la Materia, evolutasi in Spirito, liberata, non sarà più.
    “…si noti che la Regina comporta la libertà per coloro che vi sono trattenuti. È un possibile riscatto globale, universale. Nel microcosmo alchemico vuole dire che tutta la materia è purificata…”
    (P. Lucarelli – Lancelot, Le Chevalier A La Charette)
    “…soltanto l’essenza immateriale (il Principio Vitale o Forza Vitale) che vivifica l’organismo materiale…” (S. Hahnemann, Organon par. 10)

    Non voglio tediarvi oltre ma è un impeto di entusiasmo misto a gratitudine quello che mi ha fatto intervenire.

    Ancora solo una domanda, riferendomi alla sua traduzione di genesi “E Dio vide la Luce, e che era buona: e Dio divise la Luce dalle tenebre” le chiedo se non è un errore quel “divise” (concetto che esprime una soluzione di continuità), se non andrebbe meglio tradotto con “distinse” (concetto senza soluzione di continuità); lo chiedo perchè nel mio percorso di comprensione dell’Omeopatia quello fu un grosso inciampo e nella presa di un caso che si intenda condurre a guarigione la verifica di quella distinzione porta ad una prognosi di guaribilità possibile, mentre la divisione o separazione porta ad una prognosi di curabilità (che non è una guarigione). Confidando nella sua benevolenza (e pazienza) le chiedo ancora se davvero Spirito Universale e Anima del mondo, vadano intesi come sinonimi.

    Hahnemann nel paragrafo 9 dell’Organon dell’arte di guarire scrive:

    Nello stato sano dell’uomo, comanda illimitatamente (autocrazia) la Forza Vitale di tipo spirituale che vivifica come dynamis il corpo materiale (organismo) e tiene tutte le parti di esso in andamento di vita mirabilmente armonico in sentimenti ed attività, così che il nostro “spirito ragionevole” che dentro vi abita si possa servire di questo strumento sano e vitale per lo scopo superiore della nostra esistenza

    Grazie infinitamente di tutto e cari auguri

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    • Caro Emil Sinclair,

      grazie del suo messaggio ‘omeopatico’, che condivido pienamente. Sarebbe utile, un giorno, scoprire che il processo di diluizione dei medicamenti – così lontano dal concetto caro alle Scienze Mediche ufficiali – è in realtà un classico procedimento alchemico: tra i tanti, Artephius parlava di dosaggi ‘per minima‘. Del resto, anche Fulcanelli parla – certo, en passant – dell’Omeopatia. E non credo per caso…

      Quanto alla sua domanda sulla corretta traduzione di quel ‘divise‘ nei primi versetti del Genesi: concordo con lei. Il punto è – come certo sa – che di traduzioni di quel passo meraviglioso ne sono possibili molte. Ed è compito di chi legge, credo, documentarsi e tradurre lui stesso, oppure scegliere l’approccio filologico e semantico che meglio ‘sente’. Si tratta di Scritture antiche che narrano del Sacro, ma – come era inevitabile – hanno subito molte manipolazioni nel corso dei secoli.

      Sulla questione dello Spirito Universale e dell’Anima del Mondo: a mio avviso esiste una sottile differenza, ma si tratta di una percezione dello stesso fenomeno da due piani diversi, seppur legatissimi; uno è proprio ‘fisico’, tangibile (lo Spirito Universale), l’altro è più legato al Regno del Sacro (l’Anima del Mondo). Ma sarà bello parlarne ancora, no?

      Captain NEMO

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  3. Bellissimo Capitano, bellissimo. Non c’è nulla da aggiungere.

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  4. si, d’accordo con (simplicio) quasi mi pento dell’intervento precedente, l’ho già riletto tre volte: bellissimo

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  5. Mio carissimo Capitano,

    mi consenta una chiosa al post di Emil Sinclair e di cogliere al volo l’occasione, per enunciare, -da folle quale sono-, un’eresia; spero non me ne voglia.
    Ma sono in buona compagnia. Scrive infatti l’anonimo e sapiente autore de « Comment l’Esprit vient aux Tables par un homme qui n’as pas perdu l’Esprit » (Paris, Librairie Nouvelle, 15, Boulevard des Italiens, en face de la Maison Dorée, 1854, p. 152) in una nota a pie di pagina :

    Mon opinion est trop peu de chose encore pour que personne en puisse tirer profit : mais, comme cela pourrait arriver un jour, je dois prévenir MM. les homéopathes que je les trouve fort bons aujourd’hui, parce qu’ils sont une négation des autres médecins. Quant à leurs médicaments, comme ils augmentent de force par les dilutions, c’est-à-dire les divisions à l’extrême, je dois dire que je n’ai pas trouvé encore de dilution plus grande que celle-ci: je pense à un remède quand je veux le donner. Il ne s’agit que de vouloir sincèrement le bien pour pouvoir le faire. C’est le dernier degré de l’homéopathie, qu’il sera un jour fort intéressant de ne pas confondre avec ceux qui l’exploiteront.-L’homéopathie ne sera, en effet, la médecine par excellence que lorsqu’on reconnaîtra qu’elle guérit le corps par la seule influence de l’âme.

    Ciò premesso, ecco l’eresia : l’omeopatia è una pratica alchimica. Sic et simpliciter.

    La serie di consecutive diluizioni e succussioni è in tutto e per tutto un procedimento di reincrudimento del principio attivo.
    Ossia lo universalizza per gradi. Svincolandolo dal contingente, lo estende ad altri regni, ben oltre la sua morfologia iniziale. Solo così si spiega l’azione omeopatica sull’uomo, sui vegetali e, -con ogni probabilità-, anche sui minerali. Solo così si spiega la misteriosa e famigerata Legge di Arnoldt-Schultz, cioè l’inversione delle proprietà del principio attivo. Solo così si spiega l’azione specifica di rimedi omeopatici su patologie “psichiche”.

    Il principio attivo, via via che si rimuovono i suoi connotati fisico-chimici e con essi le inevitabili “terrestreità arsenicali”, lascia emergere sempre più distintamente il progetto che lo costituì “ab origine”, la forma sostanziale, il concetto, l’idea plasmatrice. Questa, ricordando il Mito della Caverna platonica, s’oppone alla materia -combinata nei quattro elementi- come la potenza all’atto e, come il desiderio, che è mancanza, -intesa come privatio-, muore nella sua concreta realizzazione.
    Così lo spirito viene alle tavole, così l’anima guarisce il corpo.

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    • Caro Frà Cercone,

      lei sa bene che quelle eresie sono le mie stesse personali eresie!…il punto è che ne parliamo da anni, e persino alcuni omeopati (non il Signor Emil Sinclair, mi pare) hanno come delle ‘resistenze‘ ad accettare che l’Alchimia sia una cosa vera e seria, oltre che dolce ed efficace. Fra l’altro osservo che già chi decide di curarsi omeopaticamente viene considerato uno ‘strano’ oggidì, figurarsi se poi qualcuno osasse affermare e/o suggerire (al paziente o all’omeopata) che quel globulino di zucchero che mette sotto la lingua è pieno ‘soltanto’ dello Spirito del principio attivo, con il suo bel Mercurio ed il suo Zolfo !!….medicamenti Spirituali !?…mamma mia, pensi che can-can che si creerebbe!

      Comunque lei ha perfettamente ragione nel portare l’Esprit sur la table…e, tanto per darle man forte nell’eresia, non trova che forse potrebbe essere proprio questo il ‘senso’ profondo della rituale Cena della Notte di Natale, che è di Vigilia? Vorrà dire qualcosa !?…secondo lei bisogna ‘vigilare‘?…sa, quell’Esprit è così soffuso, così sfuggente, così abile nell’assumere mille vesti, mille attributi, mille apparizioni. Ma per fortuna che i Magi videro, vigilanti, l’Etoile…!

      Captain NEMO

      PS: …ma quanto è bella questa frase, Frà Cercone: “…je pense à un remède quand je veux le donner“. E’ una pratica antica di Laboratorio, che presuppone un’attitudine dolce, rilassata, presente alle materie ed assente al mondo circostante, e che potrebbe permettere, con la benevolenza del Cielo, di accogliere nel proprio vaso quel che la Provvidenza invia, silente, in ogni dove e per tutti i quando.

      PS 2:…ah, quanto sarebbe bello se la Notte di Natale ci si ricordasse di accogliere degnamente, raccogliendo e raccogliendosi, lo Spirito che si rimette in cammino! Che regalo meraviglioso, no?

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  6. Carissimi Capitano e Cercone,

    una considerazione ‘buona’ e una meno…: la prima, più che nella Cena di Natale, nella Veglia di Mezzanotte, fra incensi e musiche, coglievo l’avverarsi di Qualcosa, anche se (allora, ai tempi dei Cori di Parrocchia) non sapevo cosa fosse… La seconda: a proposito dell’omeopatia. Sapete che sono medico (allopatico, direste impropriamente…) e che giudico l’efficacia di una terapia dal risultato. Ebbene, il risultato di quelle omeopatiche in genere è, nella migliore delle ipotesi, di efficacia lieve ed a distanza di tempo. Sarà perchè anche i preparati omeopatici sono ‘industriali’? Intuisco che, per le ‘purificazioni’ estreme cui è sottoposto un agente omeopatico dovrebbe essere estremamente potente, e invece… Magari dovremmo ‘farli da noi’ i rimedi omeopatici, giusto, Capitano?
    Buon Natale!

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    • Caro chemyst,

      io credo che sull’omeopatia abbia forse delle informazioni parziali o sbagliate:non è questo certo lo spazio per intavolare un discorso sull’omeopatia. Ma la fifferenza più eclatante, certo generale, tra allopatia ed omeopatia è che la prima cura i sintomi, mentre la seconda cura le cause profonde. Quanto all’efficacia: se il medicamento è quello giusto, l’efficacia è definitiva.
      Se vuole, ma non è un obbligo, quanto semmai una curiosità, potrebbe leggersi l’ “Organon” di Samuel Hahnemann; magari scoprirebbe delle cose piuttosto interessanti. Come è stato detto, alla base del ‘funzionamento’ dei medicamenti omeopatici, sia nella preparazione che nella terapia, vi è un classico procedimento alchemico, che riguarda la parte spirituale del Principio Attivo somministrato.

      Ricambio gli Auguri!

      Captain NEMO

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  7. Caro Capitano,

    non volevo parlare dell’omeopatia: leggerò volentieri Hahnemann, ma mi dica sinceramente: quanti omeopati sono consapevoli dell’azione dello Spirito Universale nelle loro terapie? E quanti di quei farmaci sono preparati davvero alchemicamente? Se mi dice tutti, ne sarei davvero sorpreso… ma sono pronto a ricredermi. Credo che ogni forma di terapia abbia il suo ambito, e che sia riduttivo dire che la medicina dei nostri Ospedali si limiti a curare i sintomi. Credo che dare acqua ad un paziente disidratato, a esempio, sia un rimedio corretto secondo la fisiopatologia, ad esempio: dopo aver ripristinato le sue scorte idriche, allora sì, sono d’accordo a cercare ed a curare (se li trovo) i motivi per cui ciò è avvenuto, anche omeopaticamente. Deve aver pazienza con me, purtroppo mi sono trovato a dover risolvere anche qualche ‘guaio’ dei colleghi omeopati… ma ha ragione lei, questa è davvero un’altra storia.

    N.

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