Le Bouleversement…

Dopo aver letto le eleganti pagine de Il Mistero delle Cattedrali, in cui Fulcanelli insegna tutto ciò che è necessario apprendere – secondo Tradizione – si apre, poco prima della fine, un capitolo tutto sommato differente, sia per contenuto che per intento: la Croce Ciclica di Hendaye.

Si tratta di un testo aggiunto da Canseliet solo nel 1960, dopo le prime due edizioni francesi, che ricavò da un manoscritto che era allegato al famoso ‘pacchetto’ del terzo libro, il Finis Gloriae Mundi, che l’Adepto ‘ritirò’ dalle mani del Maitre di Savignies nel 1929.

Del resto, lo si può constatare dal ‘cambio di passo’ della prosa, priva delle consuete allegorie cui Fulcanelli ci ha abituato, colmandoci di stupore e meraviglia, qualcosa appare differente anche al lettore meno esperto. Ma anche in questo caso lo spunto per le sue riflessioni viene da un monumento in pietra, certo meno famoso delle Cattedrali gotiche o delle Dimore di qualche Filosofo della Natura: forse nessuno cercherebbe su una carta geografica Hendaye, a parte qualche turista in viaggio dai Pirenei verso il Golfo di Biscaglia!

Qui, e lo dice lo stesso Fulcanelli, si trova questa bizzarra colonna con la famosa iscrizione: “OCRUXAVES PESUNICA“, il cui piedistallo quadrangolare è adornato da singolari bassorilievi.

Fulcanelli ne parla, in modo decisamente in chiaro, come di una sorta di avviso apocalittico, ad indicare – grazie ad un parallelismo astronomico con il movimento ciclico compiuto dall’asse terrestre che causa la precessione degli equinozi – che ci sarà un punto, un momento, in cui qualcosa accadrà al nostro pianeta; questo evento catastrofico verrà interpretato da Canseliet come il famoso ‘bouleversement‘, in cui l’emisfero boreale verrà distrutto dal fuoco e quello australe dall’acqua, a seguito di un cambio repentino dell’inclinazione dell’asse terrestre.

Fulcanelli indica – con un tipico uso della Lingua degli Uccelli – che:

IL EST ECRIT QUE LA VIE SE REFUGIE EN UN SEUL ESPACE

Insomma, a qualcuno toccherà aspettare, ancora una volta, la discesa delle acque:

“Car les élus, enfants d’Elie, seront sauvés selon la parole de l’Ecriture. Parce que leur foi profonde, leur inlassable persévérance dans l’effort leur auront méerité d’etre éléves au rang des disciples du Christ-Lumiére. Ils en porteront le signe e recevront de lui la mission de renouer a l’humanité régénerée la chaine des traditions de l’umanité disparue.”

Il contenuto di questo malinconico capitolo è decisamente escatologico, finale; l’alchimista ha concluso il suo lavoro e raggiunge la condizione rarissima dell’Adepto; nessuno sa cosa accada, né come, né perché. Oltre alla capacità di trasmutare la materia di questo mondo e di poter – eventualmente – prolungare la vita, riceve ciò che viene chiamata tradizionalmente la Conoscenza vera, per ‘infusione’. Si tratta di un evento di portata decisamente radicale. Ricordo che Canseliet descrive l’Adeptato come una vita su un altro piano, spirituale ma assolutamente reale, in cui la visione del corso temporale e spaziale non conosce più i limiti comuni, come ciò che chiamiamo passato e futuro: l’Adepto vive costantemente nel presente.

Ed è a mio avviso solo per questa straordianria consapevolezza che Fulcanelli decise di includere questo ennesimo monumento, da tutti ignorato, nel suo discorso destinato al famoso terzo libro. Jean Laplace, quando Canseliet ritornò a Casa, prese visione di un appunto del suo Maitre in cui era riportata la sinossi del libro ritirato, che pubblicò nel n° 31 de La Tourbe des Philosophes, nel 1988, e che credo valga una attenta rilettura:

FINIS GLORIAE MUNDI

La décadence de notre civilisation et la déchéance des sociétés humaines.
Incrédulité religieuse et crédulité mystique.
Effets néfastes de l’enseignement officiel.
Abus des plaisirs par la crainte de l’avenir.
Fétichisme à notre époque.
Symboles plus puissants qu’autrefois dans la conception matérialiste.
Incertitude du lendemain.
Méfiance et défiance généralisées.
La mode et ses caprices révelateurs.
Les initiés inconnus gouvernent seuls.
Le mystère pèse sur les consciences.

II°

Témoignages terrestres de la fin du monde.
Les quatre ages.
Les cycles successifs scellés dans les couches géologiques.
Fossiles.
Flore et faune disparues.
Squelettes humains.
L’Asiatide.
Monuments de l’humanité dite préhistorique.
Cromlechs.
Chandelier des trois croix.

III°

Les causes cosmiques du bouleversement.
Le système de Ptolémée.
L’almageste.
Erreur du système de Copernic démontrée par l’etoile polaire.
Précession des équinoxes.
Inclinaison de l’écliptique.
Variations inexplicables du pôle magnétique.
Ascension solaire au zénith du pôle et retour en sens contrire provoquant le renversement de l’axe, le déluge et la fusion à la surface du globe.

E’ evidente, mi pare, che Fulcanelli possedeva una solida cultura, che spaziava dalla Storia antica all’Astronomia: ed è decisamente singolare che il terzo capitolo del libro mai apparso fosse dedicato esclusivamente al ‘bouleversement‘. Ci si potrebbe chiedere: “…e l’Alchimia?

La risposta non è univoca, ma è indubbio che qualcosa di decisivo deve essere accaduto nella visione del nuovo Adepto. E torniamo alla Croce di Hendaye…

Come era da aspettarsi, l’apparizione del testo di Fulcanelli ha generato una valanga di interventi, commenti ed interpretazioni di stampo millenaristico e apocalittico. Li tralascio, perché francamente mi interessano poco. Credo più interessante proporre le immagini di Julien Champagne e le foto del basamento:

Disegno di J. Champagne

Il basamento della Croce di Hendaye - Julien Champagne

Foto dei bassorilievi del basamento

Come si vede c’è un Sole (per la verità, con un sorriso piuttosto simile ad alcune rappresentazioni delle civiltà precolombiane), una Luna (cui Champagne ha tolto un ‘oculo’), una Stella ed un Ovale quadripartito con quattro lettere ‘A’ (piuttosto ‘compassate’).

In un altro articolo di Jean Laplace, dedicato all’obelisco solare di Dammartin-sous-Tige, si parla del movimento elicolidale del Sole, indicato dalla strana serpentina in metallo che adorna la sommità del monumento; senza voler entrare in un altro argomento astronomico (il sole, naturalmente, ha un suo movimento di traslazione complesso, dato dalla posizione del nostro sistema nella galassia e dal movimento della galassia stessa), ricordo che anche Fulcanelli, nelle Dimore Filosofali, parla del ‘retournement hélicoidal‘ del Sole.

E sempre nelle Dimore Filosofali, parlando dello strano Quadrante Solare di Holyrood, si sostiene che sarebbe ‘…un monument élevé au Vitriol Philosophique‘.

Jean Laplace ricorda giustamente che:

“Les but des sublimations est de porter le soleil de l’oeuvre au pole des materiaux afin qu’il rende manifeste ses virtues cachées, cela dans le meme temps où s’effectue l’entière purification de la terre philosophale.”

Ogni innamorato dell’Arte sa che lo scopo delle operazioni che vanno sotto il nome di Sublimazioni è quello di purificare al meglio qualcosa di peculiare: al di là della tecnica manuale, che ovviamente non posso affrontare qui, è chiaro che il Sole e la Luna sono arrivati, al termine della Prima Opera, ad un primo livello di purezza; attraverso la sublimazione, la purificazione viene spinta ancora; si tratta di rendere volatile una cosa secca fissandola (so che sembra paradossale…!), e di raccoglierla nel modo proprio. E’ da ricordare che non si tratta certo di una sublimazione chimica, che è una semplice separazione, bensì di una operazione alchemica della massima importanza; direi, quasi, che tutta l’Opera è, nei fatti, una perfetta sublimazione. Ma anche una circolazione. Dipende da cosa guardiamo e cosa vogliamo raccontare. Sublimare viene da ‘sub‘ e ‘limes‘, cioé ‘sotto‘ e ‘porta‘: dunque portare qualcosa sotto l’architrave di un ingresso, di un passaggio, per elevazione; significa insomma portare ‘in alto ciò che sta in basso‘, attraverso una sublime-azione; la parte spirituale nascosta al centro delle materie deve essere portata alla Luce, e fissata. Ovviamente, qualcosa dovrà morire, anche qui. E qualcosa vivrà. E ci sarà una nuova vita, dotata di qualità nuove, migliori e pure: alla fine delle sublimazioni si otterrà il Mercurio dei Filosofi, per dirla con Fulcanelli.

“De mème voyons nous, dans l’Oeuvre, la nécéssité de rendre manifeste ce feu interne, cette lumière ou cette ame, invisible sous la dure écorce de la matière grave.

L’Opération qui servit aux vieux philosophes à realiser ce dessein, futnommée par eux SUBLIMATION, bien qu’elle n’offre qu’un rapport éloigné avec la sublimation ordinaire des spagyristes. Car l’esprit, prompt à se dégager dès qu’on lui en fournit les moyens, ne peut, toutefois, abandonner complètement le corps mais il se fait un vétement plus proche de sa nature, plus souple à sa volonté, des particules nettes et mondées qu’il peut récolter autour de soi, afin de s’en servir comme véhicule nouveau.

Il gagne alors la surface externe de la substance brassée et continue de SE MOUVOIR SUR LES EAUX, ainsi qu’il est dit dans la Genese (I,2) jusqu’à ce que la lumière paraisse. C’est alors qu’il prend, en se coagulant, une couleur blanche éclatante, et que sa séparation de la masse en est rendue très facile, puisque la lumière s’est, d’elle -meme, placée sur le boisseau, laissant à l’artiste le soin de la recueillir.

Apprenons encore, pour que l’étudiant ne puisse rien ignorer de la pratique, que cette séparation, ou sublimation du corps et manifestation de l’esprit doit se faire progressivement et qu’il faut la réitérer autant de fois qu’on le jugera expédient. Chacune de ces réiterations prend le nom d’AIGLE. FAIRE VOLER L’AIGLE, suivant l’éxpression hermetique, c’est faire briller la lumière en la découvrant de son enveloppe obscure et en la portant à la surface.

Mais nous ajouterons que, contrairement à la sublimation chimique, l’esprit étant en petite quantité par rapport au corps, notre opération fournit peu du principe vivifiant et organisateur dont nous avons besoin.

Ainsi l’artiste prudent devra s’efforcer de rendre l’occulte manifeste, et de faire que “ce qui est dessous soit dessus” s’il désire voir la lumière métallique interne irradier à l’exterieur.”

La simbologia alchemica classica rappresenta questa tediosa ed esiziale operazione con le Aquile, che sono le uniche che riescono a volare alto ed a poter guardare il Sole con gli occhi aperti,. Qualcuno sostiene che l’aquila è l’unica in grado di fissare il Sole. E tutti sanno che il numero delle Aquile non è inferiore a sette; meglio, Philalete docet, se undici. Il motivo è facile da intuire.

Dunque, Sole con quattro stelle, Luna Oculata, una Stella, e quattro ‘A’; però, però…siccome siamo dei ‘foux’, e siccome sappiamo bene quale deve essere la Luna ‘giusta’…forse, visto che la sublimazione è molto legata al ‘bouleversement‘, bisognerebbe ‘speculare’ il tutto: e magari uno resterebbe stupito nel vedere quelle quattro ‘A’, così abilmente compassate, divenire qualcosa che nei manuali alchemici corrisponde al simbolo…della terra!…o – addirittura – del ‘vitrum’!…

Il Mercurio, per mirabile azione, sublime, attrae la parte pura dello Zolfo e la porta con sè, in alto; poi tutto discende, trasformato e fissato. E’ a questo movimento di ascesa e discesa che forse si fa riferimento in questo ben strano capitolo. Non mi sorprenderei se fosse davvero elicoidale. Affatto.

Fulcanelli, nelle sue infinite riletture, riserva sempre sorprese; riporto l’incipit del passo in questione:

Petite ville frontière du pays basque, Hendaye groupe ses maisonnettes au pied des premiers contreforts pyrénéens. L’océan vert, la Bidassoa large, brillante et rapide, les monts herbeux l’encadrent. L’impression première, au contact de ce sol âpre et rude, est assez pénible, presque hostile. A l’horizon marin, la pointe que Fontarabie, ocrée sous la lumière crue, enfonce dans les eaux glauques et miroitantes du golfe, rompt à peine l’austérité naturelle d’un site farouche. Sauf le caractère espagnol de ses maisons, le type et l’idiome de ses habitants, l’attraction toute spéciale d’une plage récente, hérissée d’orgueilleux palaces, Hendaye n’a rien qui puisse retenir l’attention du touriste, de l’archéologue ou de l’artiste.

En quittant la station, un chemin agreste longe la voie ferrée et conduit à l’église paroissiale, située au centre de la ville. Ses murs nus, flanqués d’une tour massive, quadrangulaire et tronquée, se dressent sur un parvis exhaussé de quelques marches et bordé d’arbres aux épaisses frondaisons. Edifice vulgaire, lourd, remanié, sans intérêt. Près du transept méridional, cependant, une humble croix de pierre, aussi simple que curieuse, se dissimule sous les masses vertes du parvis.”

No, non c’è nulla che possa trattenere l’attenzione…

Tutti sanno che le cose migliori sono quelle riservate a pochi.

E rifletto sulla portata vertiginosa della visione dell’Adepto Fulcanelli, sulla sua capacità di coniugare Conoscenza di Madre Natura, e di avvisare ‘in chiaro‘ coloro i quali avranno, eventualmente, orecchie per intendere, e di indicare, con semplicità ed Amore e quel pizzico di nonchalance, la Via degli antichi.

A ben guardare, dunque, assieme all’indubbio valore escatologico, questo passo estratto dal vero Finis Gloriae Mundi da parte di Canseliet, rivela un modello di insegnamento, ancora una volta, straordinario. Che varrebbe la pena di approfondire. Infatti…

IL EST ECRIT QUE LA VIE SE REFUGIE EN UN SEUL ESPACE

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10 Responses to “Le Bouleversement…”

  1. Caro Capitano,

    si ricorda che nel vecchio forum un operativo aveva proprio accennato ad una “precipitazione elicoidale”, a proposito della fase delle Aquile? E le quattro a “compassate”, che dire, una dritta sulla necessaria proporzione di Leone Verde durante le Sublimazioni?
    D’altro canto, può essere che la Croce di Hendaye conservi anche una chiave di lettura più semplicemente profetica, lascito di un Adepto anche in questo caso molto caritatevole..

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  2. Caro Capitano,

    ho atteso un po’ per vedere cosa rispondevano gli altri suoi lettori, ma vedo che questo argomento forse tiene lontani i commenti… invece a me intriga, e molto. Forse è un lato un po’ più ‘ombroso’ della conoscenza alchemica, questo della Fine del Mondo, che sia per il fuoco ‘per artem diabolicam’ delle reazioni di fissione nucleare o per lo spostamento dell’asse terrestre: a nessuno piace pensare alla propria fine, almeno non a chi non ha ancora guardato al di là del velo… Noto anche, da qualche tempo, che questi argomenti si fanno più frequenti nei suoi post, ora ne sono ben 4 su questo o su argomenti correlati.
    D’altra parte sia Fulcanelli sia Canseliet (ammesso che vogliamo considerarli separatamente) ritornano più volte sul tema, penso infatti allo “annunciatore della quarta era” nella prefazione alla seconda edizione delle Dimore Filosofali, il chierico per la verità un po’ storpio che dovrebbe suonare la terza campana, ‘la campana più terribile, durante l’uffizio nel quale era sottoposto a delle faticose contorsioni’. Spero davvero che dietro quest’immagine al tempo stesso pietosa e malaugurante si celi invece qualche metafora operativa. Il testo latino, che stranamente Canseliet non traduce, neppure ‘invidiosamente’ come di solito, che circonda quell’immagine è SUPLEDIT QUARTUS SIMULANS IN CARMINE PLANCTUS. Canseliet suggerisce di sostituire con SUPPLODIT l’inesistente (nel Latino classico) SUPLEDIT: la frase si potrebbe così tradurre “APPROVA NEL CANTO SIMULANDO IL QUARTO COLPO”, ma anche “BATTE PER TERRA IL QUARTO SIMULANDO IL PIANTO NEL CARME”… naturalmente altre traduzioni sono ben accette, considerando che Planctus si traduce colpo ma anche il battersi il petto, il lamentarsi, il pianto, e supplodo significa anche schiacciare per terra, battere con il piede, ma anche, in liturgia, approvare ed applaudire… Non mi sfugge neppure che Carmen suona un po’ come un colore (carminio…), così come il reiterare di un colpo per quattro volte mi rammenta sì qualcosa di operativo, ed anche di importante, nel corso del quale davvero accade un evento fondamentale nel cammino iniziato dell’aspirante Adepto. Ma forse mi lascio fuorviare dalla fantasia… o no?

    Chester

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    • Caro Noldor,

      al di là del constatare che stiamo vivendo tutti in un periodo estremamente peculiare, e questo è un discorso che attiene alle sensazioni personali ed a realtà che poco hanno a che fare con l’Alchimia, e del cogliere o meno i messaggi di qualcuno che ha avuto l’Amore o il coraggio di parlare di cose così difficili come fini-del-mondo, apocalissi e via dicendo, ho voluto parlare del capitolo di Hendaye perché – rileggendolo per l’ennesima volta – mi è parso di annusare un livello funzionale all’operatività. Se sia vero o meno, la parola spetterà, alla fine, al laboratorio.

      Quanto al chierico: mi piace di più la sua seconda ipotesi di traduzione, anche se forse qualcosina andrebbe aggiustata; a me viene in mente una cosa che si fa molte volte davanti al forno, ma non saprei quale potesse essere l’intenzione di Maitre Canseliet nel segnalare quel testo. Anche qui, vale il medesimo discorso: molte delle ipotesi che si fanno quando si studia, debbono passare il vaglio dell’esperienza. Anzi, praticamente tutte. E non bisogna dimenticare che – quand’anche accadesse proprio ciò che riteniamo venga indicato da una certa lettura e/o interpretazione – non è detto che si sia obbligatoriamente nel giusto. Ogni Maestro, non va mai dimenticato, è stato studente….e molte cose cambiano. Più si cammina e ci si sporca le mani, e più si scopre che vi sono molte cose che possono accadere. Dipende dal Cielo.
      Ed è questo che rende meravigliosa l’Alchimia: occorre abbandonarsi a qualcosa che non è mai stato nostro; né lo sarà mai.
      Comunque complimenti per l’intuizione: è cosa essenziale in Alchimia.

      Captain NEMO

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  3. Egregio Capitano,

    Interessante spunto il suo. Mi associo all’amico Chester sperando che la simbologia messa in evidenza da Lei sia riferita ad una operatività.
    Anche le immagini sono importanti , soprattutto in riferimento all’ellisse “crociata”. Me ne ritorna in mente un’altra (anche se magari la vedo solamente io così) ovvero la prima tavola del Mutus Liber. E’ vero che è la scala che taglia in verticale la figura, ma anche la scritta, bella in evidenza, può essere vista come una linea orizzontale.
    Chiudo queste mie dissertazioni con una piccola domandina… non c’è forse un animaletto marino che si sposta solamente in verticale? oltre a salire in quel modo, scende pure! Mi sembra proprio di ricordarlo in una qualche immagine…

    Saluti
    Tonneau Rouge

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    • Caro Tonneau Rouge,

      ho imparato a non disperarmi mai: se un mondo finisse, ne nascerebbe un altro. E francamente, non saprei proprio perchè strapparmi i capelli se Madre Natura avesse in programma una cosa del genere. Chi potrebbe mai far qualcosa per fermare un’apocalisse (ammesso che di quella si stia parlando)? E poi le Apocalissi ‘rivelano’: se lei si leggesse l’Apocalisse di Giovanni, vi troverebbe molte cose curiose ed interessanti. Questo non significa che Giovanni stesse davanti al forno ogni Primavera…però il testo sta lì, da molti secoli. Dopo la paura, forse uno si accorge che si può provare anche a riflettere, chiedendosi “perché” e spegnendo il maledetto cervello che attanaglia tutti noi.
      L’ippocampo è un animale che Fulcanelli ha messo in bella evidenza, e Paolo Lucarelli ha spiegato “perché”.

      Captain NEMO

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  4. Caro Capitano,

    pensavo alla frase ripetuta due volte nel suo post:

    “Fulcanelli indica – con un tipico uso della Lingua degli Uccelli – che

    IL EST ECRIT QUE LA VIE SE REFUGIE EN UN SEUL ESPACE”

    …’en un seul espace’ potrebbe significare ‘en un sel épais’ ?

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  5. Caro Capitano,

    non saprei cosa dire. Negli anni ’20 la Francia era appena uscita dalla Grande Guerra. E poi è arrivata la Seconda. Ora siamo in stato di confusione grande. Vuol dire che il modello è sempre quello? La sublimazione è un miracolo per alcuni e una catastrofe per gli altri? E’ questo che lei vuol dire?
    E’ difficile da credere…io sono in dubbio.
    Se poi bisogna leggere come lei dice, allora forse anche quello che dice Pandora potrebbe non essere troppo. Non so. Ma appare molto occultato.
    Ma quante cose ci sono nascoste nell’Alchimia.

    Saluti

    Asterix

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  6. Caro Capitano,

    è inquietante e singolare pensare a tutte queste immagini apocalittiche sparse qua e là fra gli scritti di Fulcanelli e Canseliet… ma non sono i soli! Ho da poco letto parte della Lettera Filosofica del Sendivogio:

    “… un giorno la sua paterna bontà esalterà la sua gloriosa Maestà con tutta la sua onnipotenza, rianimando questo fuoco centrale che serve da firmamento alle acque super-celesti e rafforzando il grado del calore centrale per ridurre tutte le acque in aria e calcinare la terra, affinché, dopo che tutte le impurità saranno consumate dal fuoco, renda la terra purificata un’acqua circolata nell’aria ed ugualmente depurata, per formare un mondo nuovo, costituito da un nuovo Cielo e da una nuova terra (Apoc. 27, 1) dove, in elementi supremamente puri, immutabili ed esaltati, vivranno i corpi glorificati degli Eletti di Dio, dopo che saranno stati cambiati (1Cor 15,51) per essere glorificati…”

    E’ invece rassicurante il pensiero che queste terrifiche descrizioni siano a loro volta (anche, forse) delle metafore operative, decisamente ‘macrocosmiche’, di operazioni di Laboratorio.
    Certo, in tal senso il passo che ha scelto non è semplice da ‘tradurre’ e molte sono le bizzarrie che Fulcanelli somma a quelle dell’autore della ‘Crux’. La “S” su cui pone l’attenzione Fulcanelli, ad esempio, viene detta corrispondere al X (chi) greco ‘…prendendone il significato esoterico’. Se si tratta di un semplice artifizio fonetico (‘cabalistico’) suggerito dal Maestro, sostituendo la X con una sorta di ‘c’ dura e “leggendo in francese” si ottiene “O crux avec espace unique” (O croce con un unico spazio) ma resta oscuro come arrivare a “Il est escrit que la vie se refuge en un seule espace” ( A proposito, Madame Pandora, e se fosse invece che la vita si rifugia in un suolo spesso?). Unique e seul sono sostanzialmente sinonimi; poi Fulcanelli anche, come Sendivogio, parla di Eletti. Quelli di di Fulcanelli, figli di Elia Helios del Sole? Forse quelli della Città del Sole, Heliopolis?
    Chiudo questa nota, confusa ed incompleta, segnalando che Electus viene dal verbo Eligo che significa sì, come tutti sanno, scegliere, ma che come primo significato ha “Svellere, strappare” e per traslato “separare”.

    Saluti cari

    Chester

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  7. […] di questo Blog qui e, in una inesauribile fonte di notizie ad ogni rilettura, anche Captain Nemo qui. Esso porta  ad interrogarsi sui grandi perchè della vita, cosa peraltro che ogni Cercatore serio […]

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  8. […] sua seconda opera, è ben noto e Jean Laplace lo sottolineò a sua volta in seguito (ne ho parlato qui); ebbene, senza dimenticare le gravi considerazioni a proposito di quest’evento catastrofico […]

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