Les Feux du President…

Molte volte ci si chiede se esista una sorta di meccanismo nell’Opera. Risponderei che – propriamente – non vi è assolutamente nulla di veramente meccanico, almeno per come conosciamo noi la meccanica…Tuttavia, a ben guardare, l’azione del Fuoco, descritta a iosa in ogni buon trattato d’Alchimia, si presta meglio a questo nostro modo, peraltro comune e pure necessario, di vedere le cose attorno a noi.

Tra i vari autori emeriti che ci hanno lasciato le loro indicazioni al riguardo, spicca per semplicità e chiarezza meccaniche il Presidente D’Espagnet, le cui due opere sono a mio avviso due piccole perle di saggezza. Ed estremamente semplici, e magistralmente modellate ad educare la nostra percezione dei misteriosi fenomeni di Madre Natura. Chiunque abbia studiato un po’, avrà forse tentato di schematizzare i tipi di fuoco (usualmente tre o quattro) descritti da Frate Basilio Valentino (con la preziosa nota di Canseliet), da Frà Marcantonio Crassellame, da Artephius, da Filalete, dal Trevisano et alia.

Talvolta i nomi e le descrizioni appaiono in leggero disaccordo: eppure, visto che descrivono una cosa unica, la concordanza deve esistere e può essere trovata. Certo occorre riflettere bene e saper comprendere, essendone prima disposti, di che cosa si stia parlando. Penso dunque che la grande cura del Presidente D’Espagnet nel parlare dell’Arte per canoni possa aiutare a chiarire al meglio quell’ipotetico schema. La confusione potrebbe scomparire.

Probabilemte questo Post potrebbe risultare un po’ noioso, vista la lunghezza, ma non ho saputo evitarlo: il Presidente è molto, molto chiaro e conosceva perfettamente ciò di cui andava parlando. Certo, in un paio di punti è stato quasi obbligato ad un po’ di amorevole perfidia, ma – tutto sommato – chi studia sa che c’è di molto peggio!

Trovo il Canone 93 poetico ed illuminante: e continuando nella lettura vi si dovrà tornare spesso. E’ un meccanismo poetico quello che viene descritto, ma la cui efficacia, in termini di azione sulla vita della materia minerale, è imprescindibile.

Ho tradotto questi canoni dell’ Arcanum Hermeticae Philosophiae Opus in modo rapido e ovviamente personale, cercando di evitare fronzoli ed interpretazioni: io credo che non siano necessari miei commenti, tanto è luminoso ciò che vien detto. Lo ripeto: se si mettono a confronto i vari autori, l’enigma si trasformerà in una serena consapevolezza. Almeno, lo auguro e lo spero!

___________________________________________________________

93

Le nom de feu est homonyme parmi les philosophes, car il se prend quelquefois par métonymie pour chaleur, et ainsi il y a autant de feux que de chaleurs. Dans la génération des métaux et des végétaux la nature reconnaît un triple feu, à savoir le céleste, le terrestre et le greffé. Le premier coule du Soleil comme de sa source dans le sein de la terre : il émeut les fumées ou vapeurs du mercure et du soufre, desquelles sont créés les métaux, et se mêle à elles ; il excite le feu greffé dans les semences des végétaux, où il dort, et lui ajoute de petits feux pareils à des éperons, pour développer la végétation. Le second feu est caché dans les entrailles de la terre : par son impulsion et son action, les vapeurs souterraines sont poussées en haut par des pores et de petits tuyaux, et chassées du centre vers la surface du sol, aussi bien pour la composition des métaux là où la terre est comme enflée, que pour la production des végétaux, en putréfiant, en amollissant, et en préparant pour la génération leurs semences. Quant au troisième, qui est engendré du premier, c’est-à-dire du feu solaire, dans la fumée vaporeuse des métaux, s’étant mêlé dans leur menstrue, il forme une concrétion avec cette matière humide et y demeure comme retenu prisonnier par force, ou plutôt il y est attaché comme la forme du mixte. Il demeure là enté dans les semences des végétaux, jusqu’à ce qu’étant sollicité et ému par les rayons paternels, il agite et informe la matière intérieure, et devienne ainsi le sculpteur et l’économe du mixte tout entier. Mais dans la génération des animaux, le feu céleste coopère aussi insensiblement avec l’animal, car il est le premier agent dans la nature. La chaleur de la femelle répond à la chaleur terrestre, lorsqu’elle putréfie, fomente et prépare la semence : mais le feu enté dans la semence est le fils du Soleil, qui dispose la matière, et l’ayant disposée, l’informe.

 “Il nome fuoco è omonimo tra i filosofi, poiché si intende per metonimia talvolta come calore, e così vi sono tanti fuochi quanti calori. Nella generazione dei metalli e dei vegetali la natura riconosce un fuoco triplo, cioè il celeste, il terrestre e l’innestato [1]. Il primo fluisce dal Sole, come sua sorgente, nel seno della terra: esso emette i fumi o vapori di mercurio e di zolfo, dai quali sono creati i metalli, e si mescola ad essi [2]; esso eccita il fuoco innestato nelle semenze dei vegetali, dove dorme, e gli aggiunge dei piccoli fuochi simili a speroni per sviluppare la vegetazione. Il secondo fuoco è nascosto nelle viscere della terra: attraverso il suo impulso e azione, i vapori sotterranei sono spinti in alto attraverso dei pori e dei piccoli canali, e cacciati dal centro verso la superfice del suolo, sia per la composizione dei metalli là dove la terra è come gonfiata, sia per la produzione dei vegetali, purificandoli, rendendoli molli, e preparandoli per la generazione delle loro semenze. Quanto al terzo fuoco, il quale è generato dal primo, cioè dal fuoco solare, nel fumo vaporoso dei metalli, essendosi mescolato nel loro mestruo, esso forma una concrezione con questa materia umida e vi dimora come se fosse trattenuto prigioniero con la forza, o piuttosto vi è attaccato come la forma del misto. Esso dimora là , unito, nelle semenze dei vegetali, sino a che, sollecitato e emozionato [3] dai raggi paterni, agita e informa la materia interna, e diviene così lo scultore e l’economo del misto tutto intero. Ma nella generazione degli animali, il fuoco celeste coopera altrettanto insensibilmente con l’animale, poiché è il primo agente nella natura. Il calore della femmina risponde al calore terrestre, quando essa putrefà, fomenta e prepara la semenza: ma il fuoco unito nella semenza è il figlio del Sole, che dispone la materia, ed avendola disposta, l’informa.”

94 – Le Triple Feu

Les Philosophes ont observé un triple feu dans la matière de leur Œuvre : le feu naturel, le non naturel, et le contre nature. Ils appellent feu naturel cet esprit de feu tout céleste qui est enté et gardé dans la profondeur de la matière, et qui lui est très étroitement attaché : à cause de la force du métal il devient hébété et inerte, jusqu’à ce qu’excité par l’artifice philosophique et une chaleur externe, il obtienne sa liberté et recouvre en même temps la faculté de se mouvoir. Car alors, en pénétrant, en dilatant et en congelant, il informe enfin la matière humide. Or, dans quelque mixte que ce soit où ce feu naturel soit mêlé, il y est le principe de la chaleur et du mouvement. Ils appellent feu non naturel celui qui, attiré d’ailleurs et survenant du dehors, a été introduit dans la matière par un artifice admirable, de sorte qu’il augmente et multiplie les forces du feu naturel. Mais ils appellent feu contre nature celui qui putréfie les corps composés, et qui corrompt le tempérament de la Nature. Celui-ci est imparfait, parce que trop faible et insuffisant pour la génération, il ne peut pas franchir les bornes de la corruption. Tel est le feu, ou la chaleur, du menstrue : néanmoins, c’est de manière impropre qu’on lui donne le nom de feu contre nature, puisqu’il est plutôt en quelque sorte conforme à la nature, après la forme spécifique : il corrompt en effet la matière, mais de telle sorte qu’elle soit disposée à la génération.

 « I Filosofi hanno osservato un fuoco triplo nella materia della loro Opera ; il fuoco naturale, il non naturale, ed il contro natura. Essi chiamano fuoco naturale questo spirito di fuoco tutto celeste che è unito e protetto nella profondità [4] della materia, e che le è strettamente attaccato: a causa della forza del metallo diviene ebete ed inerte, sino a quando, eccitato grazie[5] all’artificio filosofico ed un calore esterno, ottiene la sua libertà e  riscopre allo stesso tempo la facoltà di muoversi. Poiché allora, penetrandola, dilatandola e congelandola, informa infine la materia umida. Ora, in qualunque misto a cui questo fuoco naturale sia mescolato, ne è il principio di calore e movimento. Essi chiamano fuoco non naturale quello che, attirato d’altrove e sopravvenendo da fuori, è stato introdotto nella materia grazie ad un artificio ammirevole, in modo che aumenta e moltiplica le forze del fuoco naturale. Ma essi chiamano fuoco contro natura quello che putrefà i corpi composti, e che corrompe il temperamento della Natura. Questo è imperfetto, perché troppo debole e insufficiente per la generazione, (e) non può superare i limiti della corruzione. Tale è il fuoco, o il calore, del mestruo; nondimeno, è in modo improprio che lo si chiama con il nome di fuoco contro natura, poiché esso è piuttosto in qualche modo conforme alla natura,  grazie alla forma specifica: esso corrompe in effetti la materia, ma in un modo tale che essa viene resa disposta alla generazione.”

95

Cependant il est croyable que le feu corrupteur, qu’on appelle contre nature, ne soit autre que le feu naturel, mais seulement au premier degré de sa chaleur, car l’ordre de la nature requiert que la corruption précède la génération. Le feu naturel donc, conformément aux lois de la nature, fait l’une et l’autre, en excitant deux sortes de mouvements tour à tour dans la matière. Le premier est un mouvement lent de corruption, suscité par une chaleur débile, pour amollir et préparer le corps. L’autre mouvement est celui de la génération, plus vigoureux et plus fort, excité par une chaleur plus violente, afin d’animer et d’informer pleinement le corps déjà disposé par le premier. Deux sortes de mouvements se font donc, à deux degrés différents de chaleur, du même feu. Et il ne faut pas penser pour autant qu’il y ait deux sortes de feu, mais avec beaucoup plus de raison, il faut donner le nom de feu contre nature à celui qui détruit par la violence.

 « Tuttavia è credibile che il fuoco corruttore, che si chiama contro natura, non sia altro che il fuoco naturale, ma soltanto al primo grado del suo calore, poiché l’ordine della natura richiede che la corruzione preceda la generazione. Il Fuoco naturale, dunque, conformemente alle leggi della natura, fa l’uno e l’altro, eccitando via via due tipi di movimenti nella materia. Il primo è un movimento lento di corruzione, suscitato da un calore flebile, per rammollire e preparare il corpo. L’altro movimento è quello della generazione, più vigoroso e più forte, eccitato da un calore più violento, al fine di animare e d’informare pienamente il corpo già disposto dal primo. Si fanno dunque due tipi di movimento, a due diversi gradi di calore, da parte dello stesso fuoco. E non bisogna pensare tuttavia che vi siano due tipi di fuoco, ma con molta più ragione, bisogna dare il nome di fuoco contro natura a quello che distrugge attraverso la violenza.”

96

Le feu non naturel se convertit par des degrés successifs de digestion en le feu naturel, qu’il augmente et multiplie. Tout le secret consiste en la multiplication du feu naturel, qui ne peut seul, par ses propres forces, ni agir ni communiquer une teinture parfaite aux corps imparfaits ; car il se suffit seulement à lui-même, et n’a pas de quoi donner du sien. Mais, multiplié par le feu non naturel qui abonde merveilleusement en vertu de multiplier, il agite avec beaucoup plus de force et s’étend bien au-delà des bornes de la nature, teignant et perfectionnant les corps étrangers et imparfaits, par le moyen de la teinture qu’il a sucée, et de ce feu précieux qui lui a été ajouté.

 « Il fuoco non naturale si converte per gradi successivi di digestione in fuoco naturale, che aumenta e moltiplica. Tutto il segreto consiste nella moltiplicazione del fuoco naturale, il quale non può, da solo, con le sue proprie forze, né agire né comunicare una tintura perfetta ai corpi imperfetti; poiché è sufficiente soltanto a sé stesso, e non ha di che donare di suo. Ma, moltiplicato grazie al fuoco non naturale che abbonda meravigliosamente in virtù moltiplicativa, agita con molta più forza e si estende ben al di là dei limiti della natura, tingendo e perfezionando i corpi estranei e imperfetti, per mezzo della tintura che ha succhiato [6], e di questo fuoco prezioso che gli è stato aggiunto.”

97

Les philosophes appellent aussi leur eau un feu, parce qu’elle est souverainement chaude et pleine d’un esprit de feu : aussi la nomment-ils encore eau de feu : car elle brûle et consume les corps des métaux parfaits plus que le feu ordinaire. Cette eau les dissout parfaitement, alors même qu’ils résistent à notre feu, sans pouvoir aucunement être dissous par lui : pour cette raison, elle est aussi appelée eau ardente. Or ce feu de teinture est caché dans la racine et dans le centre de l’eau, où il se manifeste par deux sortes d’effet, à savoir par la dissolution du corps et par la multiplication.

 « I Filosofi chiamano fuoco anche la loro acqua, poiché essa è sovranamente calda e piena di uno spirito di fuoco: così la chiamano pure acqua di fuoco: poiché essa brucia e consuma i corpi dei metalli imperfetti più che il fuoco ordinario. Quest’acqua li dissolve perfettamente, mentre essi resistono al nostro fuoco, senza poter essere in alcun modo dissolti da esso: per questa ragione, essa è chiamata anche acqua ardente. Ora questo fuoco di tintura è nascosto nella radice e nel centro dell’acqua, dove si manifesta attraverso due tipi di effetti, cioè la dissoluzione del corpo e la moltiplicazione.”

98

La nature se sert de deux sortes de feu dans l’ouvrage de la génération, d’un interne et d’un autre externe. Le premier, ou feu naturel, qui gît dans les semences des choses et dans les mixtes, est caché dans leur centre, d’où il meut et vivifie le corps, en tant que principe du mouvement et de la vie. Mais l’autre, ou feu étranger, soit qu’il vienne du ciel, soit qu’il parte de la terre, réveille le premier, qui est comme enseveli dans le sommeil, et le pousse à agir ; car les petits feux vitaux qui sont empreints dans les semences, ont besoin d’un moteur externe afin de pouvoir eux-mêmes se mouvoir et agir.

 «  La natura si serve di due tipi di fuoco nell’opera della generazione, di uno interno e di un altro esterno. Il primo, o fuoco naturale, che risiede nelle semenze delle cose e nei misti, è nascosto nel loro centro, da dove muove e vivifica il corpo, come principio di movimento e della vita. Ma l’altro, o fuoco estraneo, sia che venga dal cielo, sia che parta dalla terra, risveglia il primo, che è come sepolto nel sonno, e lo spinge ad agire; poiché i piccoli fuochi vitali che sono impressi nelle semenze hanno bisogno di un motore esterno al fine di poter muoversi e agire essi stessi.”

99

Il en va de même dans l’ouvrage philosophique ; car la matière de la pierre possède son feu intérieur et naturel, qui est en partie augmenté et accru d’un feu externe et étranger, grâce à la science philosophique. Ces deux feux s’unissent et s’allient fort bien intérieurement, d’autant qu’ils sont conformes et homogènes : l’interne a besoin de l’externe, que le philosophe lui ajoute selon les préceptes de l’art et de la nature, celui-ci provoque celui-là au mouvement. Ces feux sont comme deux roues, dont celle qui est cachée se meut plus vite ou plus lentement, selon la manière dont elle est poussée et incitée par celle qui est manifeste. Et ainsi l’art vient au secours de la nature.

 « Accade la stessa cosa nell’opera filosofica ; poiché la materia della pietra possiede il suo fuoco interno e naturale, che è in parte aumentato ed accresciuto da un fuoco esterno ed estraneo, grazie alla scienza filosofica. Questi due fuochi si uniscono e si alleano molto bene interiormente, visto che sono conformi ed omogenei: l’interno ha bisogno dell’esterno, che il filosofo gli aggiunge secondo i precetti dell’arte e della natura, questo provoca quello al movimento. Questi due fuochi sono come due ruote, delle quali quella che è nascosta si muove più svelta o più lentamente a seconda del modo con cui essa viene spinta ed incitata da quella che è manifesta. E così l’arte viene al soccorso della natura.”

100

Le feu interne tient le milieu entre le feu externe, son moteur et sa matière : de là vient que, de même qu’il est mû par celui-là, il meut pareillement celle-ci, et que s’il en est poussé avec véhémence ou avec modération, il opère de la même manière dans sa matière. Enfin, l’information de tout l’ouvrage dépend de la mesure du feu externe.

 « Il fuoco interno è il mezzo tra il fuoco esterno, suo motore, e la sua materia : per questo accade che, mentre viene mosso attraverso quello, esso muove ugualmente questa, e che se ne viene spinto con veemenza o con moderazione, opera allo stesso modo nella usa materia. Infine, l’informazione di tutta l’opera dipende dalla misura del fuoco esterno.”


[1] Generalmente viene detto ‘innato’, ma – come si legge – l’immagine dell’innesto rende molto meglio l’idea di questa particolare azione celeste.

[2] Si mescola ai vapori, non ai metalli.

[3] Potrebbe anche tradursi con ‘mosso’, ma mi piace di più quell’ “emozionarsi” del figlio grazie ai raggi del padre.

[4] La ‘profondeur’. In proposito, vide Canseliet…

[5] Questa eccitazione avviene grazie a due cose: l’artificio indispensabile ed il calore.

[6] C’è da chiedersi da ‘cosa’ abbia succhiato la tintura…ma la risposta non dovrebbe essere difficile.

__________________________________________________________

Jean d’Espagnet, Presidente del Tribunale di Bordeaux, si firmava con due frasette:

Penes Nos Unda Tagi

e

Spes Mea est in Agno

Ogni commento è lecito e gradito!

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15 Responses to “Les Feux du President…”

  1. Gentilissimo Capitano,
    Ma che post “caritatevole”. Sembra quasi un “torone” scritto da una persona che conosco… 😉

    E’ un bel post e sarà mia cura risponderle e, se mi sarà concesso, farle delle altre domande in merito.

    Se non erro anche Limojon ha scritto qualcosa sui tre fuochi…
    Sarebbe bello magari portare, in riassunto, le varie versioni.

    Per ora mi fermo.

    Ancora complimenti
    Tonneau Rouge

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  2. Caro Capitano,
    le faccio notare che al capo 96 manca un “non” (naturale) che modifica un po’ tutto il senso o meglio trasforma in un non senso.
    Il discorso è veramente chiaro: un fuoco naturale che dorme dentro la materia, uno contronatura per estrarlo, ed uno non naturale “venuto da fuori” per moltiplicarlo.
    Almeno se ho ben capito.
    Per aspera ad astra

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    • Caro (simplicio),

      chiedo venia…!
      Lei ha ragione; ho trascurato un “non”, molto importante, ed ho già provveduto a correggere la mia traduzione del Capo 96.
      Come si dice: “…caffè pagato!
      Quanto alla sua ipotesi…credo che le cose potrebbero stare diversamente. Non salti a conclusioni troppo affrettate. Il testo è indubbiamente molto chiaro, ma – come sempre – occorre riflettere bene. Perché mai il buon Presidente, come hanno fatto tutti gli autori sino alla noia, ripropone la mai troppo compresa faccenda della generazione dei corpi nelle viscere della Terra?
      Provo a metterla in un altro modo: su un certo piano ci parla del fuoco celeste, quello terrestre e quello innestato (che è generalmente tradotto con ‘innato‘). Poi parla di quello naturale, del non naturale e del contro natura.
      Domando: sono la stessa cosa? Sono esattamente corrispondenti?

      I dubbi sono l’anima della Queste, no? 😉

      Captain NEMO

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  3. Caro Capitano,
    per il caffè… ci conto!
    Riguardo alla sua domanda, in effetti è parecchio difficile. In base alle mie personalissime supposizioni direi che come minimo debba esserci se non un’identità un rispecchiamento, una perfetta corrispondenza. Non è forse l’Opera una creazione in piccolo e l’uomo una “scimmia di Dio”?
    Senza dubbio il più strano tra questi fuochi sembra essere l’innestato, anche se quello veramente miracoloso e preparato per artificio (sebbene scenda dall’alto) è quello celeste.
    Sempre per aumentare la con-fusione, ho pensato anche all’immagine del rosario dei filosofi in cui si vede questa fontana con tre getti e vi è scritto “minerale, vegetale ed animale”. Ma forse questo si riferisce più che altro all’acqua che non brucia, il fuoco contronatura.
    Altrimenti mi viene in mente che secondo i pitagorici (Filolao in particolare) l’uomo è composto da quattro “centri”; lasciando da parte quello razionale abbiamo quello animale nel cuore, quello vegetale nello stomaco e quello minerale nei genitali. In effetti prima di tutto c’è la facoltà riproduttiva che è data dal seme contenuto nei genitali, poi quella vegetativa data dalla capacità putrefattiva e metabolica dello stomaco ed infine quella animativa del cuore, un calore innato (tipico degli animali a sangue caldo) che deriva in parte dall’attività metabolica dello stomaco, ma soprattutto, per gli antichi dal nutrimento presente nell’aria, dai suoi sali nutritivi.
    Beh ho aggiunto altra confusione…
    Ma forse qualcosa di interessante c’è, no?

    A presto!

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    • Caro (simplicio),

      la confusione è sempre salutare, secondo me!
      Certo bisogna trovare il bandolo della matassa.
      Però…se è vero che l’alchimista replica, in piccolo, ciò che avviene continuamente nella Creazione…continuo a ritenere che i due livelli, i due piani, relativi al Fuoco esposti dal buon Presidente siano da comprendere bene, sia nella loro distinzione che nella loro peculiare corrispondenza. Il primo livello mi sembra di tipo squisitamente superiore, mentre il secondo ci parla di quel meccanismo che tanto ci appassiona. Ovvio che, senza il primo, il secondo non esiste…allora, forse, potrebbe risultare chiaro che vi è certamente una corrispondenza a livello di Principia, sebbene distinti, quasi in un ciclo, al momento dell’ “informazione” nella materia.
      Ed è qui che l’artista opera…non si dice che l’Arte continua ciò che la Natura ha interrotto?
      Sembra quasi che un altro ciclo si debba chiudere grazie al lavoro in Laboratorio. Ed il Fuoco nelle sue manifestazioni così ben descritte dal Presidente è l’agente vero, più o meno occulto, a seconda della bisogna, che muove il tutto.
      Non a caso, credo, si parla di ruota e motore, no?

      Captain NEMO

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  4. Carissimo Capitano … Lei getta il guanto e io lo raccolgo … A noi !
    Procediamo per gradi:
    “l’ordine di natura richiede che la corruzione preceda la generazione, sia per la composizione dei metalli, laddove la terra è come rigonfia, … [e] il fuoco naturale … è trattenuto prigioniero con la forza …. sia per la produzione dei vegetali, putrefacendo, rammollendo e preparando per la generazione i semi … Il calore della femmina risponde al calore terrestre quand’essa putrefà, fomenta e prepara il seme; ma il fuoco innestato nel seme è il figlio del Sole [sempre] che dispone la materia, e avendola disposta, l’informa. … Il primo è un lento moto di corruzione, … l’altro è il moto di generazione per animare e informare pienamente il corpo già disposto dal primo.”
    Dunque preparazione del “seme” e disposizione della terra, per animarla.
    Orbene se, come insegna la Natura, la congiunzione è il presupposto della generazione e, come insegna il Presidente, il presupposto della generazione è la putrefazione, ecco la domanda delle mille pistole: qual è il presupposto della congiunzione?
    Spero non vorrà tacciarmi di avere la bocca più larga di un rospo. A presto,

    Frà Cercone

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    • Caro Frà Cercone,

      chissà perché…l’attendevo sornione, ma a piè fermo…!
      Non sono sicuro che in Alchimia valga la rassicurante regola transitiva…almeno, comincio ad avere un sereno dubbio che non sempre possa valere. Comunque, concordo con la sua sottintesa conclusione…dalla putrefazione si può partire. Basta mettersi d’accordo.
      Però, però…se lei avesse un cerchio, dove piazzerebbe l’inizio del cerchio?…le anticipo la mia risposta, che non è una fuga per non cadere, ma piuttosto una semplice certezza: dal centro (vide un ben noto apoftegma).
      Perchè mai, mio fraterno Frate, siamo circondati da Ouroboros, ovunque tentiamo di muoverci?
      Lei sa bene che se uno zolfo arrivasse – eventualmente – a putrefare sol soletto…ne otterrei uno zolfaccio morto.
      Come sa bene che la stessa cosa accadrebbe per il suo fraterno opposto: da un mercurio putrefatto, un mercuriaccio morto.
      Ed invece, se i due stanno assieme, cioé conjuntim, – et justa conditionis – improvvisamente…voilà: dalla putrefazione nasce una nuova vita.
      Et alors?

      Quanto al Crapaud: no, al contrario…la odo gorgheggiare siccome un Roussignol !

      Captain NEMO

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  5. Così dunque, caro Capitano,
    Lei vorrebbe darmi da bere che è sempre lo stesso serpente a mordersi la coda e poiché, come si suol dire, in cauda venenum …
    Insomma, gira che ti rigira pestiamo sempre la stessa acqua nel mortaio … fino ad esaurimento, si spera!
    Ma sa che in fondo in fondo l’idea mi piace? E a Lei?

    Frà Cercone

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    • Sagge parole, Frà Cercone…sagge parole!
      D’altro canto, è dai veleni che si ottengono – talvolta – i migliori medicamenti, no?

      Scherzi a parte, l’idea dell’ “una res, una via, una dispositione” mi pare semplicemente ciclica e perfettamente centrata, se così si può dire.
      E l’idea mi piace, e mi soddisfa.

      Captain NEMO

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  6. Caro Capitano,

    ho davvero apprezzato questo post, perché prova il piacere che le dà tentare di aiutare tutti noi in cammino.
    Il mio commento a caldo (e non a caso, si parla di fuochi…) riguarda una frase del canone 98, il Presidente D’Espagnet sta parlando del fuoco esterno (estraneo) che risveglia il fuoco interno alla materia filosofica e così si esprime: “Ma l’altro, o fuoco estraneo, sia che venga dal cielo, sia che parta dalla terra, risveglia il primo (…)”
    SIA CHE VENGA DAL CIELO, SIA CHE PARTA DALLA TERRA. E’ la prima volta che mi imbatto in una specificazione del genere…
    Il fuoco esterno può essere tanto “celeste” quanto “terrestre” e assolvere in entrambi i casi la sua funzione vivificante sul fuoco interno assopito? Questo fuoco assopito che va risvegliato mi riporta alla mente il Giacobbe dormiente del Mutus Liber, svegliato dalle trombette dei due angeli sulla scala…due? Uno che sale, uno che scende? Meglio fermarsi, sto già prendendo il volo. O sto planando.

    Pandora

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    • Cara Pandora,

      al suo quesito forse aveva già risposto proprio il Presidente, al Canone 93; quasi si aspettasse che qualcuno potesse porsi la sua domanda. Noti, la prego, che al Canone 98 d’Espagnet riferisce dei Fuochi di cui si serve Madre Natura. E visto che noi osserviamo Natura compiere le sue opere mirabili per comprenderne il senso e lo scopo, tocca sempre a noi, poi, seguirne le orme; magari con Occhiali, Lanterna e Bastone…visti i nostri limiti.
      Quanto a Giacobbe addormentato: il suo è un punto di un certo interesse. Tra le tante interpretazioni su quella Tavola del Mutus Liber, ricordo che qualcuno riteneva che Jacob potesse indicare la Materia, addormentata proprio a causa di quel Fuoco che D’Espagnet descriveva come ‘ensevéli’. Ma, tutto sommato, stiamo parlando di sottigliezze. O forse no?
      Poi, ho sempre pensato che noi umani, come Giacobbe, siamo così ‘addormentati’, ormai così refrattari alla Filosofia della Natura, che neanche la presenza di due Angeli due riesce a risvegliarci: addirittura gli tocca suonare la Trompette!
      Altro che addormentati: si direbbe quasi che siamo …pietrificati!
      Ah, les trompettes du petit-garçons !…

      Captain NEMO

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  7. Caro Capitano,

    è da giorni che rimugino sul ‘movimento’, e sugli innumerevoli luoghi in cui sentiamo ripetere che il Fuoco Segreto ‘muove’ la materia… ed il movimento (ne vorrei fare una riflessione più articolata, uno di questi giorni) è ciò che macroscopicamente ci fa riconoscere la vita. “E’ immobile, come morto” è un’espressione corrente…
    Ho poi un’altro ‘flash’, forse correlato, forse no, ma mi sovviene, ripensando al suo accenno e di Pandora alle ‘trompette’, che in genere nelle raffigurazioni del Giudizio Universale è al SUONO delle trombe degli Angeli che… si risvegliano i morti, e che escono dalle tombe. E queste sono coperte da lapidi. Lapidi, lapidi… lapidi che si scoperchiano. E’ tutto scritto dovunque, non trova?

    Con affetto

    Chester

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  8. Caro Capitano,

    e se semplicemente un Fuoco, nascosto nella vergine nera, Attirasse un’altro Fuoco Celeste? Il punto celato naturalmente è la preparazione di questo magnete, forse dopo che i misti saranno resi mercurio e zolfo perfetti..

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  9. […] per necessità i vari fuochi dell’opera, mi sono servito di quest’articolo bellissimo del Captain Nemo, basato su l’opera del President Jean […]

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