Emozioni del Solstizio d’Inverno…

Secondo la tradizione popolare oggi, 21 Dicembre, siamo entrati in Inverno. Come ogni anno.

Non starò a dilungarmi sulle infinite tradizioni legate ai quattro momenti zodiacali più famosi: ve n’é amplissima letteratura.

Però, per un alchimista, il Solstizio d’Inverno è il segnale di un vero e proprio rimettersi in moto. Sembra quasi che un rintocco dolce, e profondo, e struggente, un richiamo dell’anima, corrisponda con questo giorno. Dalla tenebra, ricomincia il cammino periodico verso la Luce.

Oggi, e spero possa essere creduto, ho sentito come un click. L’orologio del nostro sistema ha marcato ancora una volta quel passaggio essenziale, quasi a ricordare che il Ciclo ricomincia.

E’ ora di prepararsi e di preparare.

L’appartenenza al Ciclo marca nel profondo il cuore di ogni artista. Certo, si possono dare molte spiegazioni; di ogni tipo. Ma, alla fin fine, resta il senso di un mistero mai veramente svelato.

Se si volesse indagare il cosmo alla ricerca di un modello, emergerebbe sicuramente quello del cerchio. Tutto, nel cosmo, ruota. Ruotano stelle, pianeti, galassie ed ogni cosa che esiste ovunque. Si ruota su sé stessi e si ruota attorno ad un’altra ‘cosa’, che a sua volta ruota. E’ una danza ciclica, lungo circoli ed ellissi, dove i centri, tutti i centri, si muovono a loro volta in movimenti lungo traiettorie curve. Certo questa descrizione Newtoniana potrebbe essere arricchita dalla curvatura dello spazio-tempo di Einstein e dei suoi eredi; ma sempre di danze si deve parlare. Oltre le tre dimensioni classiche si aggiunge quella del tempo, sfuggente incognita della misura periodica di ogni evento manifesto.

Senza il Cyclum nulla si muoverebbe mai. E’ un eterno iniziare ed un eterno finire. Un meraviglioso Mysterium.

Chiederne regione è impossibile. Preferisco prendere atto che è una Legge di Madre Natura. Non mi serve un’equazione per ammirare la meraviglia di un’armonia spietata e dolce allo stesso tempo.

Speculum aut Cyclum ?
Speculum aut Cyclum ?

L’alchimista percorre il suo ciclo personale, nella speranza di poter cogliere il momento magico di uscita; ma se si è certi – forse – di che cosa ci si potrebbe lasciare alle spalle, nessuna certezza esiste sul dove, o sul quando o sul come. Forse un altro ciclo. Che importanza ha, in fin dei conti?

L’importante è solo conoscere e percepire, cogliere, con il cuore puro e libero, il senso nascosto del mistero. Abbandonarsi. Ed è solo una pia speranza, sorretta da una fede inusuale e un po’ aliena al comune sentire.

Spesso mi chiedo: “…ma su un altro pianeta, esisterà la Primavera?

La risposta non potrà avere alcuna conferma oggettiva, lo so: ma penso che Primavera esista ovunque vi sia manifestazione, per forza di Natura.

Si tratta di un affresco mirabile e inspiegato, ma funzionale e funzionante, che costituisce il terreno delle opportunità e delle possibilità. E’ la Creazione. E cogliere quelle opportunità richiede un impegno totale ed un affidamento ugualmente totale. C’è tutto ciò che occorre, qui e altrove, per varcare la Porta ed entrare in nuove (o forse antiche?) emozioni. La Creazione, così come la viviamo noi umani, è frutto di una percezione forzatamente razionale, di una connessione causa ed effetto che probabilmente ne costituisce l’immediata, automatica, prigione. Non riusciamo proprio a liberarci della ragione quando guardiamo il cosmo alla ricerca di un perché tutto sia Cyclum; certo, ci emozioniamo, il cuore palpita impazzito di fronte allo spettacolo enorme, troppo enorme, della Creazione, nel suo corso, continua. Ma poi, sconsolati dall’impotenza, dalla vera e propria incapacità di comprendere questo abisso senza limiti di sfrenata meraviglia, torniamo ai nostri piccoli mondi personali, alle cose più alla nostra portata, sprofondati nell’eterno ciclo, anche qui, di dolore e d’amore. Morte e Vita.

Ogni anno quattro click del nostro orologio del nostro zodiaco terrestre scattano silenziosamente, senza posa: da sempre e per sempre.

Perché sempre guardiamo l’orologio da polso e mai sentiamo l’orologio della Creazione?

Anche questo fa parte dei giochi con cui gioca ogni alchimista in cammino: solitudine.

Scoprire di essere sempre alla ricerca di qualcosa che è sotto gli occhi di tutti e pur sempre accantonato, trascurato; di sentire suoni e rumori diversi, di osservare colori e forme diverse, pur se tutto questo è davanti a noi ogni giorno; di emozionarsi per piccoli eventi banali e di perdere via via i solidi punti di riferimento di una vita.

Molti amano sostenere che l’alchimista è una sorta di fortunato eletto, quasi una casta superiore, persino un po’ superba. Si apparterrebbe ad una sorta di setta bislacca che parla una lingua astrusa. Sarà vero?….può essere. Ma non lo credo troppo. Anzi. Sorrido sempre, che posso farci?

Quando senti nel cuore quel click, si muove tutto in fretta e torni bambino, e cerchi il Cielo, e corri in Laboratorio per vedere se tutto è ancora lì, per rassicurare qualcuno che – anche quest’anno – il click lo hai percepito, che ci sei e che – di nuovo – ti appresti ad accogliere meglio, con ogni possibile meglio, l’Anima del Mondo.

L’appuntamento con la Dama Danzante si appresta. Impossibile mancare quando sei innamorato.

Una grande malinconia, mista a gioia inesprimibile, prende il cuore e ti sconquassa.

Noi non siamo davvero nulla.

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4 Responses to “Emozioni del Solstizio d’Inverno…”

  1. Gli scimmiotti della Creazione…

    Caro Capitano,
    dato che da mesi rifletto serenamente (con il Cuore acceso e la ragione spenta) su svariati “perché” di capitale importanza…non potevo davvero evitare di condividere anche qui, con lei, qualche passaggio tratto da Les Demeures Philosophales:
    “C’est que l’alchimiste, dans son patient travail, doit être le scrupuleux imitateur del la nature, le singe de la création, suivant l’expression génuine de plusieurs maîtres. Guidé par l’analogie, il réalise en petit, avec ses faibles moyens et dans un domaine restreint, ce que Dieu fit en grand dans l’univers cosmique. Ici, l’immense; là, le minuscule. A ces deux extrémité, même pensée, même effort, volonté semblable en sa relativité.
    DIEU FAIT TOUT DE RIEN: IL CREE. L’HOMME PREND UNE PARCELLE DE CE TOUT ET LA MULTIPLIE: IL PROLONGE ET CONTINUE.
    Ainsi le microcosme amplifie le macrocosme. Tel est son but, sa raison d’être; telle nous parait être sa véritable mission terrestre et la cause de son propre salut. (C’è da meditare!)
    En haut, Dieu; en bas, l’homme. Entre le Créateur immortel et sa créature périssable, toute la Nature créée.
    CHERCHEZ: VOUS NE TROUVEREZ RIEN DE PLUS, NI NE DECOUVRIREZ RIEN DE MOINS, QUE L’AUTEUR DU PREMIER EFFORT, RELIE’ A’ LA MASSE DES BENEFICIAIRES DE L’EXEMPLE DIVIN, SOUMIS A’ LA MEME VOLONTE’ IMPERIEUSE D’ACTIVITE’ CONSTANTE, D’ETERNEL LABEUR.
    (Pag 43, Vol. 1)

    “Soltanto grazie alla Grande Opera è possibile sfuggire, quaggiù, al tracciato inesorabile della curva fatale, dapprima ascendente, poi discendente e regressivo, e sottrarsi al processo inevitabile della nascita, giovinezza, maturità, vecchiaia, concluso dalla decrepitezza e dalla morte.”
    (Canseliet, L’Alchimia spiegata sui suoi testi classici, pag. 91)

    Luce, Luce, Luce, Spirito, Fuoco…Le Père des Lumières…che meraviglia, Capitano.

    S’il te plaît… dessine-moi un Mouton!

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  2. Noi non siamo davvero nulla… E tuttavia , dimora silenzioso, in ognuno di noi, un piccolo coagulo di Luce. Certo, sono spesse le barriere che costringono questo grano luminoso in fondo a noi, ma sono gli attacamenti e le disattenzioni continue a ricacciarlo ancora più in basso. Forse lo scopo dell’alchimia, come di ogni Via Tradizionale, è sgombrare il campo una volta per tutte a questo frammento divino. Così per l’Adepto, come per lo Yogin realizzato in fondo ” i solidi contorni della individualità si dissolvono e la limitatezza non più lo opprime”. La realtà è come burro e materia plastica per il Divincolato, ma oltre lo specchio c’è forse l’Infinito.

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  3. in questa foto il mio augurio.
    quivis

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  4. Gentile Capitano, le sue parole sanno evocare sensazioni e spronano all’Opera.
    Se sapesse quanto spesso penso al suo “lege, relege…”.
    Grazie.

    Lo Speziale

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