Il Metodo dei ‘Foux’…per fare Amore.

C’è gente che conosce a menadito interi volumi, sa citare autori e passaggi tanto arditi quanto complicati, che ha scritto volumi e libretti tutti intessuti di dottissime elucubrazioni tese a ‘svelare’ – oh, finalmente – questo o quel segreto dell’Alchimia.

Chi si affaccia per la prima volta allo studio dell’Alchimia ha davvero l’imbarazzo della scelta. Esiste una mole impressionante di autori e testi e – quel che più spaventa, talvolta – una mole addirittura superiore di “interpreti” e ‘”rivelatori”.

Purtroppo questo è uno dei primi inciampi con cui fare i conti: è normale che chi si accosti all’Arte cerchi aiuto all’esterno, perché il bosco appare davvero, davvero intricato.

E’ bene capire subito che non esiste al mondo un libro che esponga in chiaro i processi alchemici; se qualcuno pensasse di poter trovare una chiave andando in giro per negozi, sappia di dover restare in due unici possibili stati: deluso o illuso.

Nessuno che abbia percorso o stia percorrendo il cammino della Gran Dama scriverà mai uno iota sul ‘come si fa‘. Vi sono due ragioni; la prima è che la Tradizione impedisce in ogni modo di farlo. La seconda è che il Progetto è ben controllato (ehm, sì:…c’è un Progetto. Non ve ne siete ancora accorti?): Madre Natura non permette fughe di notizie, ed ha mille modi per impedire la volgare delazione.

Ciò non toglie che non possa essere talvolta utile e/o divertente provare qualche ricetta; ma che si sappia che è più un gioco teso a darsi una qualche piccola soddisfazione, una sorta di auto-erotismo, più che ad una vera congiunzione con il Cielo.

Perché l’Alchimia è un’Arte d’Amore.

Ma leggere si deve se studiare si vuole, direbbe Yoda!

E ogni studente sincero dovrà immediatamente imparare a saper selezionare i buoni libri d’Alchimia dai soliti libri sull’Alchimia, peraltro talvolta interessanti.

Ma, effettuata questa prima selezione, resta un dato di capitale importanza: occorre un metodo per studiare Alchimia con profitto. E sarebbe bene stamparsi in mente un concetto fondamentale, da tenere sempre presente, anche dopo decenni di studio approfondito:

questo metodo impone un cambiamento radicale nella percezione di chi studia.

Siamo abituati da anni di scuola, di vita, di lavoro e di relazioni sociali ad utilizzare metodiche d’apprendimento basate sull’analisi e sulla logica: siamo abituati, per necessità, a costruire quante più scatole-contenitore possibili, applicare un’etichetta colorata con su scritto un nomen, poi a riempirle via via che procede la lettura, poi a collegarle con altri esercizi di finissima logica e di analisi relazionale, nel tentativo di riuscire a delineare una linea di percorso che funzioni. Questo metodo è bellissimo e funziona davvero con ogni cosa che l’uomo abbia scoperto, di cui abbia stabilito regole e teoremi e di cui abbia poi fatto esperienza (ripetibile: …il metodo scientifico).

Ma questo metodo non può funzionare per l’Alchimia. E’ bene che si sappia. Non funzionerà mai.

Le ragioni sono semplici:

  • Madre Natura non usa logica: siamo noi che abbiamo deciso di tentare di descriverne alcuni aspetti tramite il nostro strumento prediletto. E mi pare ovvio che non abbiamo sinora capito un granché, no?
  • L’uomo non ha scoperto nulla in campo Alchemico, non può aver stabilito né regole né teoremi, perché essi stessi sono solo i nostri piccoli ‘golem’, e chi fa esperienza dell’Alchima in Laboratorio si accorge dal primo giorno che si entra in una altro mundus, dove le regole sono proprio altre…se proprio di regole dobbiamo aver bisogno per non vacillare.
  • É l’uomo che deve cambiare registro percettivo per comprendere come Madre Natura opera, e non il contrario. Questo cambiamento radicale, lo ripeto, è la condizione iniziale ineludibile per soltanto tentare di leggere un buon libro d’Alchimia con profitto. Questo cambiamento è non raffigurabile con parole nostre: verrebbe da dire, con il nostro amatissimo linguaggio figurato: “a 360°”. Ma non è sufficiente: bisogna proprio cambiare mundus. Pretendere di capire un Maestro d’Alchimia usando mezzi di logica terrena è la più grande delle masturbazioni. Che poi a taluni piaccia, questo è un altro paio di maniche….quando le cose non tornano, immediatamente ci inventiamo cose difficilissime, faticosissime, tanto per dirci che abbiamo capito. Meglio: per raccontare a qualcuno: “…sai, è stata un’impresa durissima: ma ora …’so’ !!’

Questa nuova metodologia di approccio è l’unica nuova possibilità che uno studente innamorato possa mettere in campo nel proprio approccio all’Alchimia: ed è tanto più difficile quanto rinunciare alla propria comoda comprensione di ciò che ci circonda; poter o saper rinunciare al comodo conosciuto e stabilito è un’operazione pericolosa, poiché mette a repentaglio – spesso – l’intero modello di vita.

Ma senza questo cambiamento, i libri d’Alchimia, quelli buoni, resteranno sempre ben chiusi. Magari si apriranno gli altri, quelli delle interpretazioni mirabolanti o delle ricette ready-made. E molta gente salverà così l’intelletto e – soprattutto – l’onore ed il consenso del sociale.

Senza mutamento non può esserci progresso nello studio d’Alchimia.

L’Alchimia è la Science des Foux, la Scienza dei Folli !

Per cambiare ed iniziare a sperimentare nuovi modelli percettivi – indispensabili per una prima comprensione di ciò che viene trasmesso da secoli nei testi dei Maestri – è importante compiere ogni giorno, con costanza e gioia assoluta, un’operazione di purificazione dalle scorie manifeste del nostro radicatissimo ego. E’ un compito lunghissimo: paradossalmente, è molto più facile purificare le materie destinate all’Opera che preparare noi stessi: il motivo è molto semplice, e lascio a voi il comprendere il perché. Ciò che in Laboratorio può compiersi sulle materie minerali in qualche ora, si compie su noi stessi in molti, lunghissimi anni.

Dunque il mio consiglio, a chi proprio volesse avventurarsi lungo i cammini della Gran Dama, è quello di imparare al più presto a rivoluzionare la propria vita, esterna ed interna. Occorreranno anni, con semplicità e fede massima. Come ho detto molte volte, in Alchimia non c’è alcuna garanzia di alcun successo. Si tratta di un’Arte, in cui occorre arrendersi – tutti e senza riserve – al Cielo. Ogni minuto.

Facile questo non è, direbbe ancora Yoda.

Comprendere (e non capire!) il senso di un’allegoria impone al cercatore una sintonia magica, quasi sensuale, molto aliena, sempre diversa e sempre nuova, con l’autore che sta studiando: i Maestri parlano di cose che hanno visto, toccato e manipolato. Dunque si tratta di ricevere una istruzione operativa, più o meno velata, e molto spesso imbrogliata per la gioia di chi parla la stessa lingua.

Uno dei passi più belli di Fulcanelli, ma anche uno dei più arditi e difficili, riguarda il Magnete e la sua preparazione:

Arianna è una forma di airagne (ragno in antico francese), per metatesi della i. In spagnolo ñ si pronuncia gn; aracne (ragno) può dunque leggersi arahné, arahni, arahgne. La nostra anima non è il ragno che tesse il nostro corpo? Ma questa parola richiama altre forme. Il verbo airo significa prendere, afferrare, trascinare, attirare, da cui airhn, ciò che prende afferra, attira. Dunque airen è il magnete, la virtù racchiusa nel corpo che i Saggi chiamano la loro magnesia. Proseguiamo. In provenzale il ferro è chiamato aran e iran, secondo i differenti dialetti. E’ l’Hiram massonico, il divino Ariete, l’architetto del Tempio di Salomone. Il ragno, tra i felibri, si dice aragno e iragno, airagno, in piccardo, arègni. Avvicinate tutte queste parole al greco Sideros, ferro e magnete. Questa parola ha entrambi i significati. Non è tutto. Il verbo aruw esprime il levarsi di un astro che esce dal mare, da cui aryan, l’astro che esce dal mare, si leva;arain o ariane è dunque l’Oriente, per permutazione delle vocali. Inoltre aruo ha il significato di attirare; quindi aruan è anche il magnete. Se ora ci rivolgiamo a Sideros, che ha dato il latino sidus, sideris, stella, riconosceremo il nostro aran, iran, airan provenzale, l’aruan greco, il sole che sorge.”

Il Mistero delle Cattedrali – Ed. Mediterranee, 2005 – Traduzione di Paolo Lucarelli.

…e il cerchio si è chiuso. Fulcanelli ha indicato con grande amore (…e molte cure!) l’operazione di estrazione di un certo zolfo, il come fare, il segno ed il risultato.

Mi è sempre piaciuto quel riferimento all’anima…perché pochi ricordano che in Alchimia le ‘cose’…sono sempre le stesse, dall’inizio alla fine. Ma con Mysterium magnum! Come mai, tanto per parlar d’amore, il Maestro avvicina il ragno a Sideros ? Serve un Filet d’Ariadne per vedere il vessillo dell’Imperatore? E bisogna parlar francese per andare in Oriente? Voi pensate davvero che sia solo un giocar con le parole?

Questo passo è completo, salvo alcune piccole cose che l’artista deve già conoscere, se non altro per essersi posto già alcune domande sensate; ma questo passo richiede una percezione assolutamente nuova, non ragionevole. La ragione cozzerà mille volte su quelle parole, e solo uno spirito nuovo e gaio scioglierà – come per incanto – la sarabanda di suggerimenti a chiave. Quella chiave non la si troverà, dicevo, in negozi specializzati, ma solo dentro di noi. Occorre essersi spogliati di ogni aspetto logico, aver rinunciato, avendone scoperto l’assoluta inutilità, a condurre una sorte di inchiesta poliziesca, collezionando indizi qui e altrove; occorre aver condotto il cuore in primo piano ed aver compreso l’identità perfetta tra l’Opera condotta in silenzio da Madre Natura sotto i nostri occhi, in ogni dove e per ogni quando, con ciò che si vuole condurre nel proprio – piccolo – Laboratorio.

A rischio di venire frainteso, si deve dire che esiste un’Opera fatta di materie da manipolare, ed un’Opera  da condurre su noi stessi. La prima è la più facile, la seconda la più impossibile. Occorre mutare prospettiva e stabilire uno scopo: ma uno scopo ben diverso da ciò che comunemente vogliamo ottenere.

Scriveva Paolo Lucarelli:

“Un bruco che voglia e possa diventare grillo, non è in alcun modo curioso di ciò che pensano i bruchi, e men che mai aspira a diventare un bruco perfetto e meraviglioso, un bruco ‘saggio’, o ‘guru’, o ‘metafisico’ o ‘santo’  o comunque lo si voglia chiamare.

In realtà, l’unico suo obiettivo è smettere di essere bruco, e diventare grillo. Questo gli riuscirà a condizione di esservi destinato, e di fare certe cose nel modo e nel momento giusto. Quanto a chi è già diventato “grillo”, o è sulla strada buona per arrivarvi, questi trasmetterà “istruzioni precise” sulle modalità operative, ma non si vede perché dovrebbe sprecare il proprio tempo, e quello di chi legge, per inutili rivelazioni. “

Quanto vogliamo restare uomini? E quanto siamo disposti a diventare …altro?

E a imparare – da capo – un nuovo modo di essere?

Non è da una tensione intellettuale o da un’angosciosa indagine psico-gnostica, para-mistica o tramite severissime autoflagellazioni unite ad improvvise esaltazioni che arriverà la soluzione, quanto da una visione. Una semplice visione semplice. Con Amore. Serve serenità, pace, gioia, fede, dolcezza e nudità. E Poesia e Follia…tutte qualità che Fulcanelli ha utilizzato a man bassa per passare un insegnamento a chi è, sul serio, innamorato.

Facile questo non è…

Solo un folle innamorato può ‘fare’ Amore come si conviene…e poi – forse – restare stupefatto!

Sydera Veneris et Corniculatae Dianae tibi propitiae sunto.

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One Response to “Il Metodo dei ‘Foux’…per fare Amore.”

  1. MoFoS di Heliopolis Says:

    Caro Capitano,
    ho trovato una risposta alle mie domande in queste generose righe.
    So che non avrò mai risposte sul web.
    So che non riuscirò a liberarmi dell’inchiavardamento senza un Iniziale intervento esterno.
    Attendo paziente il momento in cui potrò accendere il mio forno, conscio del fatto che potrei non arrivare mai a farlo, ma se di Dono si tratta, questo non dovrebbe distogliermi dallo scavo del mio tunnel…

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